L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

“L’Open Insurance è un’onda che è già partita.” E sta arrivando anche in Italia. Questa la premessa di Andrea Lorenzoni, Accenture, alla presentazione dei risultati dell’indagine dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association.

Come spiega Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA, “L’insurtech è abilitato sostanzialmente da tre driver primari: la crescita del consumatore digitale, la crescita e lo sviluppo di nuovi ecosistemi che implicano nuove abitudini e bisogni, e l’avvento di nuovi operatori non assicurativi che distribuiscono prodotti assicurativi integrati nella propria offerta.” Il modello Open Insurance è dunque una componente fondante del futuro del settore assicurativo, che permetterà di cavalcare i tre driver della trasformazione delle assicurazioni e venire incontro alle esigenze del nuovo consumatore digitale.

L’Osservatorio Open Insurance nasce per riunire compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e gli attori dell’ecosistema, con lo scopo di monitorare, analizzare, discutere le applicazioni del modello di assicurazione aperta. Il 30 giugno 2021 ha presentato i risultati della sua prima ricerca, in collaborazione con Accenture, basandosi su un campione di 18 compagnie assicurative e 28 insurtech per tracciare un quadro del fenomeno in Italia.

Open Insurance, la situazione in Italia

Per Open Insurance si intende un modello aperto basato sulle sinergie che possono nascere tra diversi settori e quello assicurativo: si fonda sulla condivisione di dati tra assicuratori, banche, startup e compagnie tech, con lo scopo di creare nuovi prodotti integrati che spaziano in diversi ambiti. Oggi in Italia esistono più di 100 soggetti “non assicurativi” che distribuiscono o sono pronti a distribuire polizze digitali, numero che ha visto un aumento del 30% nell’ultimo anno, e si prevede che decuplicherà entro il 2025.

La prima fotografia scattata dalla ricerca dell’Osservatorio registra un discreto numero di collaborazioni da parte dei player assicurativi, la maggior parte delle quali, tuttavia, sono ancora sperimentali. Oltre il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver avviato sperimentazioni in campo Open Insurance, mentre il 5% si considera già in fase “matura”.

Si può notare inoltre una maggiore apertura da parte delle insurtech, che risultano aver avviato in media 5 progetti di collaborazione, contro i 3 delle compagnie d’assicurazioni tradizionali.

Focus sulle integrazioni API

Il 78% delle realtà intervistate, tra compagnie e insurtech, risulta avere già integrazioni API. I protocolli maggiormente utilizzati risultano essere, nell’ordine, customizzate (50%), secondo standard di mercato (28,6%) e con protocollo proprietario (21,4%) per le compagnie, mentre presentano un quadro quasi rovesciato le insurtech, con 68.8% di protocollo proprietario, 18,8 customizzate e 12,5% standard.

Per entrambe le categorie, la maggior parte dei dati trattati sono contrattuali, anagrafici e di gestione del servizio.

Open Insurance in Italia, tipologie di collaborazione e controparti

Analizzando più nel dettaglio le collaborazioni attive, vediamo come la maggioranza avviene per accordi commerciali o partnership, con alcuni casi di M&A e Joint Venture per le compagnie.

Sia compagnie assicurative che insurtech, inoltre, risultano avere revenue model concentrati principalmente su commissioni o quote di utilizzo del servizio. Nel caso delle compagnie, tuttavia, si riscontrano anche casi non finalizzati alla formazione dei ricavi.

Passando agli attori delle collaborazioni, si può notare come la maggioranza dei progetti avviati da compagnie assicurative siano in partnership con distributori di polizze (65%). Si rileva una tendenza da parte delle compagnie a considerare questo tipo di partner non solo come mezzo di distribuzione, ma anche come strumento per arricchire la propria offerta con servizi aggiuntivi.

Al secondo posto troviamo un 15% di collaborazioni con partner tecnologici, poco superiore a un 10% sia con altre compagnie assicurative che con data company.

Le aziende insurtech, invece, operano perlopiù in sinergia con compagnie assicurative (78,6%), con un 10,7% di partnership con distributori, un 7,1% e 3,6%, rispettivamente, con altre data company e tech company.

Open Insurance in Italia, Use Case

Per quanto riguarda gli use case, tornando alle compagnie assicurative vediamo, come si poteva evincere dai dati precedenti, una decisa maggioranza puntata alla distribuzioni dei prodotti, con lo scopo di raggiungere nuovi target e capillarizzare la propria presenza sul mercato. al 58%. Seguono tra il 16% e il 10%, di efficientamento della gestione dei claims, implementazione di algoritmi di pricing, ed erogazione di servizi accessori. Infine, solo un 5% è dedicato a servizi tecnici di API.

Un po’ più distribuito il lato insurtech, che si divide tra un 41% per la distribuzione dei prodotti assicurativi e un 30% per lo scambio dei dati. Un 11% è dedicati sia alla gestione dei claims, sia alla gestione dei servizi accessori, e in più risulta un 7% per il co-design di prodotto.

Complessivamente, il 44% delle collaborazioni attive di rivolge al settore B2B. Le compagnie assicurative sono equilibrate tra B2B e B2C, mentre c’è un grosso scarto tra i due target per le aziende insurtech.

Modello Open Insurance, quali sono le sfide?

Quali sono le sfide del modello Open Insurance in Italia?

Il 52,6 % delle insurtech rimarca come maggiore criticità nelle collaborazioni la resistenza al cambiamento da parte delle compagnie, mentre il 35, 3% delle compagnie ritiene che la principale criticità sia, invece, legata alla diversità di approccio all’open insurance da parte delle insurtech, per esempio a causa della loro struttura organizzativa più snella e meno burocratica.

“C’è una tematica culturale” commenta Lorenzoni, “che va letta assieme alla divergenza tra approccio d’integrazione tra gli attori”.

Altro fattore determinante, specialmente sentito dalle compagnie è l’attuale mancanza di regolamentazione, indicata come problematica dal 17,6% delle compagnie e e dal 15,8% degli attori insurtech.

“Sono tre le priorità per abbattere i maggiori ostacoli alla diffusione di un modello di innovazione aperta” spiega Lorenzoni, “Innanzitutto, definire regole e standard per la condivisione del dato: la regolamentazione del settore sarà un fattore determinante per disegnare un perimetro all’interno del quale può svilupparsi l’ecosistema open. Senza però ingessarlo, questa sarà la sfida. Essenziale poi avviare programmi di formazione in azienda, per promuovere la cultura dell’innovazione in chiave Open Insurance. Infine, dedicare spazio e risorse alla sperimentazione continua: bisogna che gli attori che partecipano all’Open Insurance si sentano liberi di sperimentare, con sandbox e team dedicati. Sarà importante la velocità di esecuzione e la capacità di saper cambiare in corsa”.

Come conclude Yuri Poletto, Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance, “Il mercato e i consumatori sono pronti per l’Open Insurance. Ora i player devono accelerare ed essere pronti a loro volta”.

L’articolo L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia proviene da InsuranceUp.


Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari

Un mercato dal grande potenziale e in netta crescita, ma ancora inesplorato da molte tra le principali compagnie assicurative: le polizze pensate appositamente per gli animali domestici si fanno strada nel mondo insurtech con prodotti innovativi che si adattano alle esigenze dei clienti.

Tra consulti veterinari virtuali e premi personalizzati in base all’età o alla razza dei clienti a quattro zampe, vediamo come funzionano i servizi offerti dal settore pet insurance e quali sono le principali compagnie attive in questo ambito.

I numeri della pet insurance

Secondo le ultime stime negli Stati Uniti il 67% dei cittadini possiede un animale domestico, il cui numero complessivo raggiunge gli 85 milioni. I più gettonati sono i pesci da acquario (139 milioni), seguiti da gatti (94 milioni) e cani (90 milioni). Nel Regno Unito invece gli animali domestici sono 34 milioni tra cani, gatti, rettili e piccoli mammiferi.

In Italia gli animali da compagnia erano 60,3 milioni già nel 2019, tanti quanti i cittadini, ma si stima che il loro numero sia aumentato nel corso della pandemia di Covid-19.

Spesso però i costi legati alla salute degli animali, come i consulti veterinari o le medicine, possono rappresentare spese notevoli e impreviste per le famiglie. I pacchetti assicurativi del settore pet insurance nascono proprio per garantire il benessere degli animali e la serenità dei proprietari, e fare in modo che le spese mediche non vengano rimandate comportando sofferenze altrimenti evitabili.

Le polizze per animali includono generalmente servizi veterinari – anche virtuali e accessibili 24 ore su 24 –, coprono le condizioni di salute croniche o pregresse e aiutano a diluire nel tempo le eventuali spese. Le compagnie più all’avanguardia permettono inoltre di personalizzare premi e prodotti in base alle necessità individuali tenendo conto per esempio di età, razza e abitudini dell’animale da assicurare.

 Il mercato globale relativo alle polizze assicurative per animali domestici valeva 6,9 miliardi di dollari nel 2020 e potrebbe raggiungere gli 11,7 miliardi entro il 2027, anche grazie all’aumentare del numero di adozioni e della maggiore sensibilità nei confronti della cura e della salute dei compagni a quattro zampe.

Pet Insurance, le startup

Dato che il settore è relativamente giovane molte tra le sue principali compagnie fanno parte dell’universo insurtech e puntano quindi sulla tecnologia per offrire prodotti innovativi e personalizzabili. Tra questi troviamo il colosso Lemonade, l’unicorno Bought By Many, Pets Best, Waggel e Figo Pet Insurance.

Lemonade

Con una valutazione da 4,3 miliardi di dollari nel 2020, Lemonade si posiziona a tutti gli effetti nella rosa delle principali compagnie insurtech a livello mondiale. Basata a New York, la startup opera come un vero e proprio assicuratore full-stack e, oltre a quelle per animali, offre polizze digitalizzate su vita, casa e affitto. La startup opera al momento negli Stati Uniti, in Francia, Germania e nei Paesi Bassi, ma ha in programma di espandersi presto in altri Paesi europei.

Lemonade ha lanciato le prime assicurazioni per animali domestici, dedicate a cani e gatti, nel luglio 2020 con l’obiettivo principale di offrire ai propri clienti un’ulteriore servizio da aggiungere alle altre polizze già sottoscritte. Lemonade ha infatti calcolato che il 70% dei suoi clienti è proprietario di un animale domestico.

Le polizze della compagnia coprono le procedure di diagnostica, le operazioni – comprese quelle per gli infortuni – e i medicinali di cui hanno bisogno gli animali assicurati. I premi partono da un minimo di 10 dollari al mese, e se si acquista o si possiede un’altra polizza Lemonade è possibile ottenere uno sconto del 10%.

Bought By Many

La startup insurtech britannica Bought By Many è stata fondata a Londra nel 2012, e dopo cinque anni di ricerche e studi sul campo ha deciso di specializzarsi esclusivamente in ambito pet insurance. Fino ad oggi ha raccolto quasi 500 milioni di dollari, ed è valutata per più di 2 miliardi.

 Le sue polizze sono pensate per cani e gatti e coprono le spese veterinarie fino a un massimo di 15 mila sterline all’anno. Bought By Many offre programmi particolari che aiutano i clienti a risparmiare: la polizza “MoneyBack”, per esempio, permette di ricevere un rimborso pari al 20% del premio annuale se la polizza non viene mai utilizzata, e se si assicura più di un animale è possibile ottenere fino al 15% di sconto.

Con l’innovativo servizio FirstVet i clienti di Bought By Many possono anche ricevere consulti virtuali con veterinari esperti, accessibili 24 ore al giorno da qualunque località.

Pets Best

L’insurtech americana Pets Best si occupa esclusivamente di polizze assicurative per cani e gatti. Tutti i suoi servizi sono gestibili direttamente online e offrono soluzioni flessibili che coprono, in base alle esigenze, sia le emergenze o gli eventi imprevisti che le visite veterinarie di routine.

L’obiettivo della compagnia è fare in modo che i proprietari di animali domestici siano “pronti finanziariamente” per rispondere a tutte le necessità legate alla cura di cani o gatti, garantendo anche maggiore serenità nella gestione delle procedure. Proprio per questo, Pets Best offre un servizio di supporto, detto “Pet Hotline”, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Dalla sua fondazione, nel 2005, la startup ha assicurato 125 mila animali e pagato indennizzi per un totale di 200 milioni di dollari. Le polizze offerte e gestite da Pets Best sono attualmente sottoscritte dalle compagnie assicurative American Pet Insurance Company (Apic) e Independence American Insurance Company (Iaic).

Waggel

Anche Waggel, come Bought By Many, è basata a Londra. L’insurtech ha iniziato a offrire assicurazioni digitalizzate per animali domestici nel dicembre 2018 con l’obiettivo di garantire polizze trasparenti, con costi e condizioni chiare e immediatamente consultabili.

Il sito della compagnia promette di generare preventivi personalizzati in meno di un minuto, calcolando i premi in base alle necessità degli utenti. Una volta sottoscritta la polizza, la piattaforma digitale di Waggel permette di gestire tutte le operazioni online, senza bisogno di dover stampare o compilare a mano alcun documento. Inoltre, così come Bought By Many, anche Waggel offre consulti veterinari virtuali in collaborazione con FirstVet.

La startup è impegnata nel sociale, e ogni anno fa una donazione a un’associazione per la protezione degli animali scelta dai suoi clienti.

Figo Pet Insurance

Nata a Chicago nel 2013, fino ad oggi Figo Pet Insurance ha raccolto un totale di 18 milioni di dollari in quattro round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a novembre 2019. La startup offre assicurazioni per cani e gatti sottoscritte dalla compagnia Independence American Insurance Company.

La piattaforma di Figo Pet Insurance opera con un sistema cloud che permette di caricare virtualmente tutti i documenti necessari per le procedure assicurative. I premi sono calcolati in base all’età dell’animale, la razza e la località in cui abita, e i piani proposti coprono le condizioni croniche ed ereditarie, gli esami e le emergenze mediche.

La startup ha inoltre sviluppato la piattaforma Figo Pet Cloud, che permette ai clienti di mettersi in contatto e creare una community con cui condividere foto, messaggi ed esperienze relative a ciò che li accomuna: la passione per gli animali.

L’articolo Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari proviene da InsuranceUp.


Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari

Un mercato dal grande potenziale e in netta crescita, ma ancora inesplorato da molte tra le principali compagnie assicurative: le polizze pensate appositamente per gli animali domestici si fanno strada nel mondo insurtech con prodotti innovativi che si adattano alle esigenze dei clienti.

Tra consulti veterinari virtuali e premi personalizzati in base all’età o alla razza dei clienti a quattro zampe, vediamo come funzionano i servizi offerti dal settore pet insurance e quali sono le principali compagnie attive in questo ambito.

I numeri della pet insurance

Secondo le ultime stime negli Stati Uniti il 67% dei cittadini possiede un animale domestico, il cui numero complessivo raggiunge gli 85 milioni. I più gettonati sono i pesci da acquario (139 milioni), seguiti da gatti (94 milioni) e cani (90 milioni). Nel Regno Unito invece gli animali domestici sono 34 milioni tra cani, gatti, rettili e piccoli mammiferi.

In Italia gli animali da compagnia erano 60,3 milioni già nel 2019, tanti quanti i cittadini, ma si stima che il loro numero sia aumentato nel corso della pandemia di Covid-19.

Spesso però i costi legati alla salute degli animali, come i consulti veterinari o le medicine, possono rappresentare spese notevoli e impreviste per le famiglie. I pacchetti assicurativi del settore pet insurance nascono proprio per garantire il benessere degli animali e la serenità dei proprietari, e fare in modo che le spese mediche non vengano rimandate comportando sofferenze altrimenti evitabili.

Le polizze per animali includono generalmente servizi veterinari – anche virtuali e accessibili 24 ore su 24 –, coprono le condizioni di salute croniche o pregresse e aiutano a diluire nel tempo le eventuali spese. Le compagnie più all’avanguardia permettono inoltre di personalizzare premi e prodotti in base alle necessità individuali tenendo conto per esempio di età, razza e abitudini dell’animale da assicurare.

 Il mercato globale relativo alle polizze assicurative per animali domestici valeva 6,9 miliardi di dollari nel 2020 e potrebbe raggiungere gli 11,7 miliardi entro il 2027, anche grazie all’aumentare del numero di adozioni e della maggiore sensibilità nei confronti della cura e della salute dei compagni a quattro zampe.

Pet Insurance, le startup

Dato che il settore è relativamente giovane molte tra le sue principali compagnie fanno parte dell’universo insurtech e puntano quindi sulla tecnologia per offrire prodotti innovativi e personalizzabili. Tra questi troviamo il colosso Lemonade, l’unicorno Bought By Many, Pets Best, Waggel e Figo Pet Insurance.

Lemonade

Con una valutazione da 4,3 miliardi di dollari nel 2020, Lemonade si posiziona a tutti gli effetti nella rosa delle principali compagnie insurtech a livello mondiale. Basata a New York, la startup opera come un vero e proprio assicuratore full-stack e, oltre a quelle per animali, offre polizze digitalizzate su vita, casa e affitto. La startup opera al momento negli Stati Uniti, in Francia, Germania e nei Paesi Bassi, ma ha in programma di espandersi presto in altri Paesi europei.

Lemonade ha lanciato le prime assicurazioni per animali domestici, dedicate a cani e gatti, nel luglio 2020 con l’obiettivo principale di offrire ai propri clienti un’ulteriore servizio da aggiungere alle altre polizze già sottoscritte. Lemonade ha infatti calcolato che il 70% dei suoi clienti è proprietario di un animale domestico.

Le polizze della compagnia coprono le procedure di diagnostica, le operazioni – comprese quelle per gli infortuni – e i medicinali di cui hanno bisogno gli animali assicurati. I premi partono da un minimo di 10 dollari al mese, e se si acquista o si possiede un’altra polizza Lemonade è possibile ottenere uno sconto del 10%.

Bought By Many

La startup insurtech britannica Bought By Many è stata fondata a Londra nel 2012, e dopo cinque anni di ricerche e studi sul campo ha deciso di specializzarsi esclusivamente in ambito pet insurance. Fino ad oggi ha raccolto quasi 500 milioni di dollari, ed è valutata per più di 2 miliardi.

 Le sue polizze sono pensate per cani e gatti e coprono le spese veterinarie fino a un massimo di 15 mila sterline all’anno. Bought By Many offre programmi particolari che aiutano i clienti a risparmiare: la polizza “MoneyBack”, per esempio, permette di ricevere un rimborso pari al 20% del premio annuale se la polizza non viene mai utilizzata, e se si assicura più di un animale è possibile ottenere fino al 15% di sconto.

Con l’innovativo servizio FirstVet i clienti di Bought By Many possono anche ricevere consulti virtuali con veterinari esperti, accessibili 24 ore al giorno da qualunque località.

Pets Best

L’insurtech americana Pets Best si occupa esclusivamente di polizze assicurative per cani e gatti. Tutti i suoi servizi sono gestibili direttamente online e offrono soluzioni flessibili che coprono, in base alle esigenze, sia le emergenze o gli eventi imprevisti che le visite veterinarie di routine.

L’obiettivo della compagnia è fare in modo che i proprietari di animali domestici siano “pronti finanziariamente” per rispondere a tutte le necessità legate alla cura di cani o gatti, garantendo anche maggiore serenità nella gestione delle procedure. Proprio per questo, Pets Best offre un servizio di supporto, detto “Pet Hotline”, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Dalla sua fondazione, nel 2005, la startup ha assicurato 125 mila animali e pagato indennizzi per un totale di 200 milioni di dollari. Le polizze offerte e gestite da Pets Best sono attualmente sottoscritte dalle compagnie assicurative American Pet Insurance Company (Apic) e Independence American Insurance Company (Iaic).

Waggel

Anche Waggel, come Bought By Many, è basata a Londra. L’insurtech ha iniziato a offrire assicurazioni digitalizzate per animali domestici nel dicembre 2018 con l’obiettivo di garantire polizze trasparenti, con costi e condizioni chiare e immediatamente consultabili.

Il sito della compagnia promette di generare preventivi personalizzati in meno di un minuto, calcolando i premi in base alle necessità degli utenti. Una volta sottoscritta la polizza, la piattaforma digitale di Waggel permette di gestire tutte le operazioni online, senza bisogno di dover stampare o compilare a mano alcun documento. Inoltre, così come Bought By Many, anche Waggel offre consulti veterinari virtuali in collaborazione con FirstVet.

La startup è impegnata nel sociale, e ogni anno fa una donazione a un’associazione per la protezione degli animali scelta dai suoi clienti.

Figo Pet Insurance

Nata a Chicago nel 2013, fino ad oggi Figo Pet Insurance ha raccolto un totale di 18 milioni di dollari in quattro round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a novembre 2019. La startup offre assicurazioni per cani e gatti sottoscritte dalla compagnia Independence American Insurance Company.

La piattaforma di Figo Pet Insurance opera con un sistema cloud che permette di caricare virtualmente tutti i documenti necessari per le procedure assicurative. I premi sono calcolati in base all’età dell’animale, la razza e la località in cui abita, e i piani proposti coprono le condizioni croniche ed ereditarie, gli esami e le emergenze mediche.

La startup ha inoltre sviluppato la piattaforma Figo Pet Cloud, che permette ai clienti di mettersi in contatto e creare una community con cui condividere foto, messaggi ed esperienze relative a ciò che li accomuna: la passione per gli animali.

L’articolo Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari proviene da InsuranceUp.


Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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Investimenti insurtech 2020 nel mondo, nuovo record a 7 miliardi: ecco i settori in crescita

Nonostante le difficoltà iniziali, il 2020 segna un nuovo record per il mondo insurtech: gli investimenti globali nel settore hanno toccato i 7,1 miliardi, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. In crescita anche gli accordi chiusi, che raggiungono quota 377 nei quattro trimestri (+20%).

Investimenti insurtech 2020, la svolta del Covid-19

Secondo l’ultimo report della società di consulenza Willis Tower Watson, che ha rilasciato i dati, dal punto di vista operativo la pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto eccezionale, portando a cambiamenti che sarebbero stati irraggiungibili attraverso iniziative individuali o anche settoriali.

L’industria assicurativa, infatti, ha dimostrato di poter funzionare in modo completamente digitale, e ha risposto in modo appropriato alle sfide che si sono presentate negli ultimi 12 mesi.

Le difficoltà non erano indifferenti. Nel 2020, gli assicuratori hanno pagato $55 miliardi in compensazioni ai propri clienti: l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del nuovo coronavirus si posiziona così al secondo posto tra gli eventi con maggiori esborsi per il mondo assicurativo, dopo l’uragano Katrina del 2005 ($82 miliardi).

Anche i ritorni sugli investimenti hanno subito i contraccolpi della pandemia, causando perdite per $150 miliardi, e si stima che in totale il settore abbia visto un calo nei profitti del 25,2% rispetto al 2019.

Dall’altro lato della medaglia, però, il mondo assicurativo può fare affidamento su un alleato destinato a diventare sempre più importante: la tecnologia, che si presenta già da ora come lo strumento chiave per superare il momento di incertezza attuale.

2020, l’inizio lento e poi la ripresa

In ambito insurtech, l’anno è iniziato in modo decisamente deludente: nel primo trimestre 2020 gli investimenti sono stati pari a $912 milioni, circa la metà dell’importo raccolto nel trimestre precedente.

I mesi di aprile, maggio e giugno hanno però invertito la tendenza, anche grazie a operazioni come l’entrata in borsa di Lemonade e le acquisizioni di Hippo (con Spinnaker) e Buckle (con Getaway).

La ripresa è proseguita anche nel terzo trimestre, quando gli investimenti hanno toccato i $2,4 miliardi, di cui il 70% attribuibili ai mega round di Bright Health e Ki ($500 milioni a testa), Next Insurance ($250 milioni), Waterdrop ($230 milioni), Hippo ($150 milioni) e PolicyBazaar ($130 milioni).

Infine, negli ultimi tre mesi dell’anno gli investimenti sono stati pari a $2,1 miliardi, divisi su 103 operazioni chiuse in 23 Paesi.

Investimenti insurtech 2020, i settori principali

Le compagnie specializzate in polizze contro danni e infortuni (P&C) continuano ad attrarre la maggior parte degli investimenti (il 67% del totale), ma risulta molto promettente anche l’ambito delle assicurazioni mediche e sulla vita (L&H).

Diverse startup nell’ultimo settore hanno già in programma di fare il proprio ingresso in Borsa nel 2021, tra cui Oscar Health e Waterdrop. Inoltre, il settore L&H ha visto crescere la propria diversificazione da un punto di vista geografico chiudendo investimenti in ben 13 Paesi nel quarto trimestre, dal Sudafrica alla Svizzera.

Altro ambito che si sta imponendo sulla scena insurtech internazionale è quello delle assicurazioni intelligenti per la casa offerte da compagnie come Hippo, che a novembre ha raccolto $350 milioni, e Luko, startup parigina che in dicembre ha raccolto $60 milioni.

Le previsioni per il 2021

In generale, il 2020 è stato l’anno in cui la tecnologia si è affermata definitivamente come strumento chiave per il settore assicurativo, e che ha visto emergere l’importanza di servizi flessibili e adatti anche ai lavoratori della gig economy o ai gestori di piccole attività.

Diverse compagnie insurtech hanno già in programma di entrare in Borsa nel 2021, approfittando del generale entusiasmo mostrato dai mercati per l’innovazione, anche se Willis Tower Watson mette in guardia rispetto ai potenziali rischi che il processo potrebbe portare con sé.

Inoltre, seguendo il trend di crescita che si è sempre riconfermato negli ultimi anni, nel 2021 il numero di operazioni chiuse nel mondo insurtech potrebbe salire ulteriormente, superando anche i 400 accordi.

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

Per approfondire vai al report originale.

Foto di Pixabay da Pexels

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

Per approfondire vai al report originale.

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

Per approfondire vai al report originale.

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Insurtech, entro il 2024 il mercato varrà oltre 21 miliardi di dollari

Il mercato insurtech sta ora crescendo velocemente, nelle settimane scorse i dati del terzo trimestre dell’anno negli investimenti in startup insurtech di Willis Towers Watson metteva in evidenza un nuovo record,  adesso il nuovo report previsionale di ReasearchandMarkets, “Global InsurTech Market 2020-2024”, ci dice che nel periodo considerato il mercato arriverà a valere oltre 21 miliardi di dollari, con un CAGR del 36%.

Il rapporto, che si basa sui dati e le performance di 25 realtà globali tra le più innovative insurtech, offre un’analisi aggiornata sullo scenario attuale del mercato globale, le ultime tendenze e i driver e il contesto generale del mercato.

Due sono i driver che mette in evidenza:  da un lato, la necessità necessità di migliorare l’efficienza aziendale, dall’altra quella di migliorare la soddisfazione dei clienti che manifestano nuovi bisogni.

Trasversale a tutto, l’accelerazione della digitalizzazione, che sarà naturalmente uno dei temi che trainano il  mercato soprattutto in ambito b2b e che abilita i nuovi modelli di business e l’offerta di nuovi servizi.

ResearchandMarkets indica le seguenti aziende come attori chiave nel mercato globale dell’insurtech: Alan SA, Clover Health, Cytora Ltd., Haven Life Insurance Agency LLC, Oscar Insurance Corp., Quantemplate Technologies Inc., Shift Technology, simplesurance GmbH, Trov Insurance Solutions LLC e ZhongAn Online P&C Insurance Co. Ltd..

Qui maggiorni informazioni.

Photo by Chronis Yan on Unsplash

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Insurtech in Italia, un contesto ancora piccolo ma vivace

Nel video, tratto dagli interventi del primo Insurtech Summit italiano, Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del PoliMi, presenta uno spaccato del mercato insurtech del nostro Paese.

Che al momento è ancora piuttosto contenuto, molto meno sviluppato del fratello fintech, ma è vivace, sottolinea l’analista e con proprie caratteristiche.

La crescita nell’ultimo anno è stata importante,  ma gli investimenti limitati, molto meno di altri sistemi, quest’anno non hanno raggiunto i 200 milioni, con finanziamenti medi molto bassi e  molto concentrati su alcune aziende.

Ma come si comportanto le startup insurtech? Soprattutto cercano collaborazioni nell’ecosistema.

Il desiderio delle startup italiane è di collaborare: con istituti finanziari, incumbent assicurativi, o con istituti non finanziari, e con altre startup.

Insomma, forse anche a fronte di un sistema del venture capital poco reattivo, le startup insurtech italiane hanno un approccio industriale più che finanziario, di crescita sana, con collaborazioni e azioni di ecosistema.

Lato domanda, come si vede nel grafico, l’indagine è andata a verificare come i servizi innovativi fanno presa sulle persone, scoprendo che in tanti conoscono (barra verde) i servizi fintech e usano (barra blu) gli stessi; meno conosciuti ma presenti sono i servizi insurtech.

La lettura dei dati guardando alla botte piena è che il contesto è ancora piccolo, ma evidenzia opportunità, perché c’è soddisfazione da parte dei clienti.

“Lato offerta c’è possibilità e c’è necessità di innovazione, – sottolinea Renga – ma bisogna prendersi qualche rischio, altrimenti non ci sono risultati. Bisogna innovare in maniera corretta e cogliere quello che il consumatore cerca; l’insurtech  è vero che è indietro rispetto a fintech, ma con iniziative di ecosistema e anche sfruttando la leva dell’open insurance e dell’open finance si può allargare il perimetro a una serie di soggetti che possono aiutare l’innovazione”.

Photo by Fernando Meloni on Unsplash

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