Investimenti insurtech 2020 nel mondo, nuovo record a 7 miliardi: ecco i settori in crescita

Nonostante le difficoltà iniziali, il 2020 segna un nuovo record per il mondo insurtech: gli investimenti globali nel settore hanno toccato i 7,1 miliardi, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. In crescita anche gli accordi chiusi, che raggiungono quota 377 nei quattro trimestri (+20%).

Investimenti insurtech 2020, la svolta del Covid-19

Secondo l’ultimo report della società di consulenza Willis Tower Watson, che ha rilasciato i dati, dal punto di vista operativo la pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto eccezionale, portando a cambiamenti che sarebbero stati irraggiungibili attraverso iniziative individuali o anche settoriali.

L’industria assicurativa, infatti, ha dimostrato di poter funzionare in modo completamente digitale, e ha risposto in modo appropriato alle sfide che si sono presentate negli ultimi 12 mesi.

Le difficoltà non erano indifferenti. Nel 2020, gli assicuratori hanno pagato $55 miliardi in compensazioni ai propri clienti: l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del nuovo coronavirus si posiziona così al secondo posto tra gli eventi con maggiori esborsi per il mondo assicurativo, dopo l’uragano Katrina del 2005 ($82 miliardi).

Anche i ritorni sugli investimenti hanno subito i contraccolpi della pandemia, causando perdite per $150 miliardi, e si stima che in totale il settore abbia visto un calo nei profitti del 25,2% rispetto al 2019.

Dall’altro lato della medaglia, però, il mondo assicurativo può fare affidamento su un alleato destinato a diventare sempre più importante: la tecnologia, che si presenta già da ora come lo strumento chiave per superare il momento di incertezza attuale.

2020, l’inizio lento e poi la ripresa

In ambito insurtech, l’anno è iniziato in modo decisamente deludente: nel primo trimestre 2020 gli investimenti sono stati pari a $912 milioni, circa la metà dell’importo raccolto nel trimestre precedente.

I mesi di aprile, maggio e giugno hanno però invertito la tendenza, anche grazie a operazioni come l’entrata in borsa di Lemonade e le acquisizioni di Hippo (con Spinnaker) e Buckle (con Getaway).

La ripresa è proseguita anche nel terzo trimestre, quando gli investimenti hanno toccato i $2,4 miliardi, di cui il 70% attribuibili ai mega round di Bright Health e Ki ($500 milioni a testa), Next Insurance ($250 milioni), Waterdrop ($230 milioni), Hippo ($150 milioni) e PolicyBazaar ($130 milioni).

Infine, negli ultimi tre mesi dell’anno gli investimenti sono stati pari a $2,1 miliardi, divisi su 103 operazioni chiuse in 23 Paesi.

Investimenti insurtech 2020, i settori principali

Le compagnie specializzate in polizze contro danni e infortuni (P&C) continuano ad attrarre la maggior parte degli investimenti (il 67% del totale), ma risulta molto promettente anche l’ambito delle assicurazioni mediche e sulla vita (L&H).

Diverse startup nell’ultimo settore hanno già in programma di fare il proprio ingresso in Borsa nel 2021, tra cui Oscar Health e Waterdrop. Inoltre, il settore L&H ha visto crescere la propria diversificazione da un punto di vista geografico chiudendo investimenti in ben 13 Paesi nel quarto trimestre, dal Sudafrica alla Svizzera.

Altro ambito che si sta imponendo sulla scena insurtech internazionale è quello delle assicurazioni intelligenti per la casa offerte da compagnie come Hippo, che a novembre ha raccolto $350 milioni, e Luko, startup parigina che in dicembre ha raccolto $60 milioni.

Le previsioni per il 2021

In generale, il 2020 è stato l’anno in cui la tecnologia si è affermata definitivamente come strumento chiave per il settore assicurativo, e che ha visto emergere l’importanza di servizi flessibili e adatti anche ai lavoratori della gig economy o ai gestori di piccole attività.

Diverse compagnie insurtech hanno già in programma di entrare in Borsa nel 2021, approfittando del generale entusiasmo mostrato dai mercati per l’innovazione, anche se Willis Tower Watson mette in guardia rispetto ai potenziali rischi che il processo potrebbe portare con sé.

Inoltre, seguendo il trend di crescita che si è sempre riconfermato negli ultimi anni, nel 2021 il numero di operazioni chiuse nel mondo insurtech potrebbe salire ulteriormente, superando anche i 400 accordi.

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

Per approfondire vai al report originale.

Foto di Pixabay da Pexels

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

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Insurtech, entro il 2024 il mercato varrà oltre 21 miliardi di dollari

Il mercato insurtech sta ora crescendo velocemente, nelle settimane scorse i dati del terzo trimestre dell’anno negli investimenti in startup insurtech di Willis Towers Watson metteva in evidenza un nuovo record,  adesso il nuovo report previsionale di ReasearchandMarkets, “Global InsurTech Market 2020-2024”, ci dice che nel periodo considerato il mercato arriverà a valere oltre 21 miliardi di dollari, con un CAGR del 36%.

Il rapporto, che si basa sui dati e le performance di 25 realtà globali tra le più innovative insurtech, offre un’analisi aggiornata sullo scenario attuale del mercato globale, le ultime tendenze e i driver e il contesto generale del mercato.

Due sono i driver che mette in evidenza:  da un lato, la necessità necessità di migliorare l’efficienza aziendale, dall’altra quella di migliorare la soddisfazione dei clienti che manifestano nuovi bisogni.

Trasversale a tutto, l’accelerazione della digitalizzazione, che sarà naturalmente uno dei temi che trainano il  mercato soprattutto in ambito b2b e che abilita i nuovi modelli di business e l’offerta di nuovi servizi.

ResearchandMarkets indica le seguenti aziende come attori chiave nel mercato globale dell’insurtech: Alan SA, Clover Health, Cytora Ltd., Haven Life Insurance Agency LLC, Oscar Insurance Corp., Quantemplate Technologies Inc., Shift Technology, simplesurance GmbH, Trov Insurance Solutions LLC e ZhongAn Online P&C Insurance Co. Ltd..

Qui maggiorni informazioni.

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Insurtech in Italia, un contesto ancora piccolo ma vivace

Nel video, tratto dagli interventi del primo Insurtech Summit italiano, Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del PoliMi, presenta uno spaccato del mercato insurtech del nostro Paese.

Che al momento è ancora piuttosto contenuto, molto meno sviluppato del fratello fintech, ma è vivace, sottolinea l’analista e con proprie caratteristiche.

La crescita nell’ultimo anno è stata importante,  ma gli investimenti limitati, molto meno di altri sistemi, quest’anno non hanno raggiunto i 200 milioni, con finanziamenti medi molto bassi e  molto concentrati su alcune aziende.

Ma come si comportanto le startup insurtech? Soprattutto cercano collaborazioni nell’ecosistema.

Il desiderio delle startup italiane è di collaborare: con istituti finanziari, incumbent assicurativi, o con istituti non finanziari, e con altre startup.

Insomma, forse anche a fronte di un sistema del venture capital poco reattivo, le startup insurtech italiane hanno un approccio industriale più che finanziario, di crescita sana, con collaborazioni e azioni di ecosistema.

Lato domanda, come si vede nel grafico, l’indagine è andata a verificare come i servizi innovativi fanno presa sulle persone, scoprendo che in tanti conoscono (barra verde) i servizi fintech e usano (barra blu) gli stessi; meno conosciuti ma presenti sono i servizi insurtech.

La lettura dei dati guardando alla botte piena è che il contesto è ancora piccolo, ma evidenzia opportunità, perché c’è soddisfazione da parte dei clienti.

“Lato offerta c’è possibilità e c’è necessità di innovazione, – sottolinea Renga – ma bisogna prendersi qualche rischio, altrimenti non ci sono risultati. Bisogna innovare in maniera corretta e cogliere quello che il consumatore cerca; l’insurtech  è vero che è indietro rispetto a fintech, ma con iniziative di ecosistema e anche sfruttando la leva dell’open insurance e dell’open finance si può allargare il perimetro a una serie di soggetti che possono aiutare l’innovazione”.

Photo by Fernando Meloni on Unsplash

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Gestione del risparmio e finanza digitale nel post-Covid

La liquidità nei portafogli delle famiglie italiane è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi più neri dell’epidemia (febbraio-aprile): una cifra quasi uguale al valore del Mes per l’Italia di cui oggi tanto si discute. Sono risorse che si aggiungono ai 121 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva accumulata negli ultimi tre anni, prima dell’esplosione dell’epidemia (+8,4% in termini reali nel triennio): una cifra pari a nove volte le risorse del Piano Marshall destinate al nostro Paese per la ricostruzione del dopoguerra rapportate ai valori attuali.

Sono alcuni dei dati che arrivano da uno studio realizzato dal Censis per Assogestioni, associazione italiana del risparmio gestito, che ha voluto fotografare situazione e tendenze del risparmio in Italia in questa prima parte dell’anno segnata dalla pandemia. I dati dimostrano che i sentimenti di paura e vulnerabilità rendono gli italiani ancora più propensi al risparmio e meno al rischio: per il prossimo futuro il 34,1% degli italiani considera la liquidità lo strumento principale per la propria protezione, insieme all’ampliamento del sistema di welfare pubblico (34%) e all’acquisto di strumenti assicurativi, mutualistici, integrativi (18,6%).

Parallelamente alla cautela sembra però cresciuta l’attenzione a strumenti finanziari innovativi  Esg (Environmental, Social, Governance), basati su criteri di investimento responsabile: il 52,3% degli italiani si dice interessato a investirvi (il 68,2% tra i laureati, il 70,2% tra i dirigenti e i quadri). Una voglia di sostenibilità che oggi si lega al tema della tutela e promozione della salute, balzato in cima alle priorità delle persone con l’emergenza sanitaria.

Finanzia digitale: il crowdinvesting cresce

L’attenzione agli strumenti finanziari innovativi sembra confermata anche dal quinto Report italiano sul Crowdinvesting realizzato dall’Osservatorio omonimo della School of Management del Politecnico di Milano, secondo il quale il crowdinvesting (finanza digitale per le imprese) in Italia non è stato per niente frenato dalla pandemia e al 30 giugno 2020 risulta avere un valore raddoppiato rispetto al 2019, infatti, i fondi erogati in totale ammontano a 908 milioni di euro contro i 517 di un anno fa.

In particolare, l’equity crowdfunding (la raccolta fondi online da parte di startup e pmi innovative che consente agli investitori di cedere denaro in cambio di quote dell’impresa) è arrivato a 159 milioni (erano 82 a giugno 2019 e già avevano moltiplicato per due il risultato del 2018).

Il lending crowdfunding ha raggiunto quota 749 (410 relativi a prestiti a persone fisiche e 339 a imprese) contro i 435 del 2019, a loro volta il doppio del 2018. Gli ultimi 12 mesi da soli hanno contribuito con la cifra record di 390,8 milioni di euro, 76,6 raccolti nell’equity (erano 49 l’anno precedente) e 314,2 nel lending (207), con un tasso di crescita relativo che non fa sfigurare l’Italia rispetto ad altri Stati europei, anche se il gap sui volumi si mantiene significativo. Va inoltre segnalata la sensibile crescita nel real estate: i portali di equity specializzati hanno erogato negli ultimi 12 mesi risorse per 19,5 milioni di euro, quelli di lending per 29,2 (48,7 milioni in totale), quasi triplicando rispetto al periodo precedente.

Certamente, per quanto in crescita, il settore del crowdinvesting rimane un ambito di nicchia, ancora ‘per esperti’, rispetto al volume di capitali del risparmio italiano che potrebbero essere movimentati.

Come appunto suggerisce lo studio del Censis, nell’immediato futuro gli italiani sentono un forte bisogno di protezione e ritengono la liquidità uno strumento idoneo a garantire lo stile di vita e le necessità della vita quotidiana nell’eventualità di una degenerazione della situazione economica generale e personale. Si rinuncia alla pianificazione in favore di una liquidità pronta ad affrontare il ‘tutto può succedere’ nel quotidiano. Il bisogno di protezione, però, si prevede possa spingere un maggiore ricorso all’acquisto di strumenti assicurativi, mutualistici, integrativi; e probabilmente, per lo stesso motivo di ricerca della stabilità, anche nel comparto del crowdinvesting si è vista una sensibile crescita del segmento real estate.

L’educazione finanziaria degli italiani

I sentimenti di cautela e di ansia vanno a instaurarsi in una popolazione, quella italiana, che è notoriamente poco istruita in materia finanziaria e fa dunque molta fatica a cogliere i perché e i per come della gestione del risparmio.

Un’indagine BVA-Doxa è andata a misurare la salute finanziaria delle famiglie  e capire quali sono le aree di maggiore criticità proprio in rapporto alla resilienza e alle competenze finanziarie, scoprendo diverse cose interessanti.

Per esempio,  che dall’inizio dell’emergenza COVID-19, circa 4 famiglie su 10 dichiarano di aver rivisto i propri obiettivi di lungo periodo del tutto o in parte. Inoltre, una famiglia su quattro dichiara di non avere obiettivi di medio-lungo termine. Il 35% degli intervistati dichiara di provare una sensazione d’ansia pensando alla propria situazione finanziaria. Circa un decisore finanziario su due valuta questa situazione emergenziale come una grave minaccia per il proprio benessere finanziario.

Ma, la bassa conoscenza in materia finanziaria sembra incidire negativamente persino nell’uso degli aiuti pubblici messi a disposizione dallo Stato, figuriamoci come può influire su scelte più complesse che richiedono un investimento, ad esempio una polizza previdenziale: solo il 27% sa cosa sia il rischio di longevità e meno della metà del campione (45%) conosce gli strumenti di previdenza complementare.

Partecipa alla Call4Ideas

Quello della gestione del risparmio (Savings) è uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, quest’anno dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Si cercano, quindi, idee, soluzioni e prodotti innovativi in tutti gli ambiti della vita delle persone.  Candidature aperte fino al 30 settembre, questo il sito dedicato dove si può fare application.

Photo by Damir Spanic on Unsplash

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Cresce la diffusione della connected car, la barriera è il prezzo

“L’emergenza Covid19 ha inevitabilmente rallentato un mercato che stava mostrando grande dinamismo e che, una volta terminata la crisi sanitaria, tornerà a crescere rapidamente”, afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Smart & Connected Car, presentando i dai dell’ultima ricerca. L’auto connessa è un work in progress che ci sta abituando a numerosi servizi innovativi, a una maggiore sicurezza, un nuovo comfort, i produttori stanno concentrando molti sforzi in questa direzione e la risposta, positiva,  del mercato è oramai piuttosto chiara, come ha registrato anche il report dell’Osservatorio.

La Smart Car è ormai nota ai consumatori italiani: il 75% ne ha sentito parlare almeno una volta, soprattutto attraverso Internet (37%), pubblicità in TV (35%), giornali e riviste (29%). Più di sei utenti su dieci possiedono almeno una delle funzionalità smart per l’auto, principalmente sistemi per facilitare le manovre di parcheggio tramite telecamere e sensori di posizione (37%), seguiti da assistenti vocali (27%), sistemi di assistenza alla guida (18%), dispositivi per la sicurezza attiva come la frenata automatica in caso di emergenza (18%) e la connettività Wi-Fi in auto (18%).

“La connettività integrata a bordo veicolo è in grado di abilitare nuovi servizi per gli utenti; la condivisione del veicolo si affermerà come nuova modalità di utilizzo accanto alla proprietà; l’auto sarà inoltre intelligente e autonoma, consentendo al conducente di dedicarsi ad altre attività; i veicoli alimentati a carburante fossile saranno progressivamernte sostituiti da quelli elettrici. – continua Salvadori – Questi cambiamenti stanno avvenendo rapidamente e coinvolgono produttori di auto, fornitori di servizi, giganti hi-tech e startup innovative: la creazione di un ecosistema solido e collaborativo sarà uno degli elementi su cui il mercato dovrà puntare”.

Gli utenti acquistano queste soluzioni soprattutto per i benefici legati a comodità (37%) e sicurezza (34%), o per necessità di sostituire un veicolo datato (20%). Le principali barriere all’uso sono invece il prezzo (29%) e la scarsa percezione dei benefici ottenibili (14%). Oltre metà dei consumatori ha in programma di acquistare un’auto connessa, di cui il 22% entro il prossimo anno: le soluzioni più desiderate sono i dispositivi per la sicurezza attiva (61%), quelli per l’assistenza al parcheggio (55%) e alla guida (51%).

L’emergenza Covid19 ha colpito duramente il settore automotive, rallentando anche lo sviluppo della Smart Car per il 2020, ma nei prossimi anni il mercato è destinato a ripartire sulla spinta delle nuove esigenze di distanziamento sociale, a cui l’auto privata più di ogni altro mezzo è in grado di rispondere. Un’ulteriore accelerazione arriverà dagli obblighi di legge, con gli effetti dell’entrata in vigore della normativa legata all’eCall del 2018 (l’avviso automatico ai soccorsi in caso di incidente, obbligatorio per i nuovi veicoli) e l’entrata in vigore nel 2022 della normativa europea che impone l’adozione di sistemi ADAS, come la frenata automatica o il mantenimento in corsia. Avrà un impatto positivo sul mercato anche il crescente numero di aziende in grado di raccogliere grandi quantità di dati sugli utenti delle smart car e utilizzarli per migliorare i servizi o proporne di nuovi, se si pensa che la componente dei servizi già nel 2019 vale 330 milioni di euro, +20% sull’anno precedente.

Altri dati di mercato

Nel 2019 il mercato delle soluzioni per l’auto intelligente e connessa raggiunge un valore di 1,2 miliardi di euro in Italia, con una crescita del 14% rispetto al 2018 in linea con l’incremento dei principali paesi occidentali (compreso fra il 10% e il 15%), per un totale di 16,7 milioni di veicoli connessi, pari a oltre il 40% delle vetture circolanti. I dispositivi più diffusi sono i box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative, il 63% del totale (10,5 milioni, +9%), ma la crescita è trainata dalle auto nativamente connesse tramite SIM (2,2 milioni, +47%) o tramite sistemi bluetooth (4 milioni, +33%). Numeri di mercato che si riflettono nel comportamento dei consumatori: il 75% ha sentito parlare di Smart Car, il 61% possiede già almeno una funzionalità smart per l’auto, come soluzioni per il parcheggio assistito, assistenti vocali e sistemi di assistenza alla guida, oltre metà dei consumatori ha in programma di acquistare un’auto connessa entro i prossimi tre anni.

La Smart Mobility assume sempre più rilevanza in Italia: l’87% delle PA locali considera di grande rilevanza questo ambito; il 36% dei comuni sopra i 25mila abitanti ha attivato almeno un progetto, nel 58% dei casi si tratta di inziative a uno stadio avanzato ed estese a tutta l’area urbana; il 39% degli utenti ha usato almeno una volta un servizio di mobilità condivisa, soprattutto car sharing (21% degli utenti) e car pooling (25%).

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La collaborazione tra Banche e FinTech non può più aspettare

“Il mondo è cambiato radicalmente negli ultimi due mesi. Le imprese si evolveranno e usciranno dalla crisi di COVID-19 in modi diversi e profondi. Per le banche tradizionali, ciò si tradurrà in un bisogno ancora maggiore di esperienza digitale attraverso un’ulteriore collaborazione con le FinTech. Da quando abbiamo iniziato questo rapporto, tre anni fa, le società FinTech si sono trasformate da disruptor in player maturi, ed è ora essenziale per le banche storiche considerarle non solo come formidabili concorrenti, ma come partner di prima scelta necessari per soddisfare le mutevoli aspettative dei consumatori.”

Così commenta  Monia Ferrari, Financial Services Director di Capgemini Business Italy in una nota stampa che presenta la nuova edizione del World FinTech Report 2020 di CapGemini ed Efma, caduto quest’anno in un momento così particolare come l’emergenza Covid-19, in grado di mettere sotto il massimo stress tutto il tessuto economico, banche comprese.

Il punto dolente che il rapporto mette in luce è soprattutto la distanza tra ciò che i clienti si aspettano e ciò che le banche tradizionali attualmente offrono, in uno scenatio che vede avanzare l’offerta di servizi innovativi e la customer experience delle Big Tech che si stanno posizionando nel settore (Amazon, Ant Financial, Apple, Facebook, Google, and Tencent) e le challenger Bank (quelle mobile only come N26, Revolut, Qonto, per citare quelle europee).

Il gap non è mai stato così ampio, registra il report, ma ora, forse ancor più a seguito dell’emergenza Covid-19, è il momento giusto per le banche di evolvere e recuperare il ritardo per offrire una migliore esperienza e dei migliori servizi ai clienti. Una delle strade percorribili per accelerare questo processo, di cui si parla a dire il vero da diverso tempo, è la collaborazione tra Banche e FinTech, volta a una reciproca contaminazione in ottica customer centric.

Le banche tradizionali hanno investito molto negli ultimi anni nell’infrastruttura IT di front-end per migliorare l’esperienza dei clienti, ma gli sforzi finora non si sono dimostrati all’altezza di quanto i clienti possono oggi sperimentare con altri fornitori di servizi finanziari. Le Big Tech  e le challenger bank  sono maestre nell’utilizzo di dati, nell’offerta di servizi innovativi, nell’usabilità e hanno dimostrato la loro capacità di conquistare i clienti. Ritorna con prepotenza l’importanza della customer experience, in questo rapporto, che è il risultato non solo di un bel design, ma del ripensamento delle operazioni di middle e back-office.

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Se le banche vogliono rimanere attraenti e competitive in questo panorama mutevole, anche per clienti Millennial, il rapporto dice che devono trasformarsi in Inventive Bank, cioè banche agili e incentrate sul cliente, abbracciando Open X e assumendo un ruolo specializzato, piuttosto che universale, come fornitore o aggregatore all’interno del nuovo ecosistema aperto.

Cos’è Open X

L’open banking è stato solo l’inizio, dicono CapGemini ed Efma. Sebbene sia stato un catalizzatore di trasformazione, esso non è un punto di arrivo ma un un trampolino di lancio verso un’informazione a flusso libero, la sharing economy in ambito FinTech. Open X fa un balzo in avanti rispetto all’approccio basato sulla conformità dell’open banking e passa a un continuo eXchange di dati e risorse, che ainnesca un ciclo di innovazione di prodotto potenziato  (eXpedited), che migliora continuamente la customer eXperience.

Quindi, le banche devono valutare dove possono giocare nel modo più efficiente e redditizio all’interno di questo processo di creazione di valore aperto  e di condivisione. Il processo inizia con la collaborazione, ma questo è solo il primo passo rispetto a tutto il potenziale di un ecosistema aperto. Quando i dati e le risorse sono condivisi, l’ambiente è maturo per l’innovazione, i prodotti, i servizi, l’esperienza del cliente possono essere esponenzialmente migliori.

“Le banche tradizionali si trovano in un momento critico. Devono abbracciare Open X o rischiano di diventare irrilevanti”, ha dichiarato John Berry, CEO di Efma. “Per stare al passo con le aspettative dei clienti in continua evoluzione nel mercato odierno, le banche storiche devono trasformarsi in Inventive Banks con il supporto collaborativo di partner qualificati di FinTech”.

Qui è possibile scaricare il report completo.

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Internet of things, nel 2019 crescita del 24%, Smart Health settore emergente

Anche per il 2019 sono contatori intelligenti e auto connesse a generare quasi metà del fatturato IoT nell’ambito del mercato italiano, rispettivamente 1,7  e 1,2 miliardi di euro; Smart Home, Smart Factory e Smart City gli ambiti più in crescita; Smart meter calore e acqua, Smart Health e Smart Retail promettenti. Sono i principali risultati dell’ultima Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, recentemente presentata per la prima volta con un convegno online, che è stata l’occasione per fare qualche previsione anche sulla base degli effetti dell’emergenza sull’industria IoT.

L’emergenza Coronavirus sta portando una forte accelerazione a tutta la trasformazione digitale e certamente anche il mondo IoT non ne rimarrà esente, come ha sottilineato Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation presentando i dati. ‘Tutta una serie di barriere che abbiamo sempre avuto portando avanti l’innovazione digitale sono improvvisamente caduti. I benefici e i vantaggi dell’innovazione sono percepiti oggi in modo netto, le resistenze al cambiamento sono frantumate. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno c’è oggi la possibilità di fare un balzo in avanti importantissimo nell’innovazione digitale’.

Questo balzo in avanti riguarda anche l’Internet degli Oggetti, che ha avuto una maturazione importante in questi ultimi anni, in Italia e globalmente, sia dal punto di vista quantitativo, sia qualitativo, incidendo anche nell’evoluzione dei modelli di business in logica di servizio e, in generale, diventando un tassello centrale nel percorso di innovazione delle imprese e organizzazioni.

Un percorso di crescita continua e progressiva, che già nel 2020 potrebbe vivere una forte impennata, soprattutto in relazione a settori particolari. In questa fase di emergenza Coronavirus alcune applicazioni Internet of Things stanno dimostrando tutti i loro vantaggi, volgendo un ruolo importante nel supportare cittadini e imprese. Vengono in mente i servizi di teleassistenza tramite dispositivi hardware che permettono di monitorare i parametri vitali dei pazienti da remoto; veicoli a guida autonoma robotizzati per le consegne a domicilio a prova di contagio, come avvenuto in Cina; sistemi di sorveglianza connessi controllano sedi produttive, uffici e magazzini chiusi, attivando centrali operative e pronto intervento in caso di tentativi di infrazione. Inoltre, si stanno diffondendo alcuni nuovi modelli “pay-per-use” e “pay-per-performace” per l’acquisto di oggetti connessi che permettono di dilazionare i pagamenti di macchinari industriali, automobili o dispositivi smart per gli edifici (ad esempio sistemi di illuminazione), pagabili sulla base dell’effettivo utilizzo misurato dagli oggetti connessi.

All’effetto coronavirus va inoltre sommato il fattore ‘tecnologie abilitanti’: nel 2019 sono stati fatti importanti passi avanti sul fronte delle specifiche 5G negli ambiti Mobile Broadband, Mobile IoT e Massive IoT, con molti operatori che stanno passando dalla fase pilota al lancio commerciale di reti su scala globale. I Paesi in prima fila sono Stati Uniti, Corea del Sud e Cina, a livello internazionale, Svizzera, Regno Unito e Austria, in Europa, mentre in Italia sono coinvolti tutti gli operatori di rete, con 14 reti 5G già operative.

Il mercato IoT 2019: 6,2 miliardi

“L’Internet of Things in Italia continua a crescere a ritmi sostenuti in tutti i segmenti di mercato, con incrementi particolarmente significativi nelle soluzioni per la casa intelligente, l’Industria 4.0 e la Smart City – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. La crescita è trainata dalle nuove tecnologie di comunicazione e dai servizi abilitati dagli oggetti connessi, segno di un mercato che cresce in maturità oltre che in termini di fatturato. Al tempo stesso, prosegue l’evoluzione tecnologica: si espandono le reti di comunicazione LPWA (Low Power Wide Area) a cui si affiancano sempre più use case e sperimentazioni abilitate dal 5G, in grado di abilitare nuove opportunità di mercato, sia in contesti consumer sia business o relativi alla PA”.

Il mercato italiano dell’Internet of Things nel 2019 ha raggiunto un valore di 6,2 miliardi di euro, con una crescita di 1,2 miliardi e del 24% rispetto all’anno precedente, allineata a quella dei principali paesi occidentali (dove oscilla fra il +20% e il +25%) e trainata sia dalle applicazioni più consolidate che sfruttano la “tradizionale” connettività cellulare (3,2 miliardi di euro, +14%) sia da quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione (3 miliardi, +36%). Una forte spinta viene anche dalla componente dei servizi abilitati dagli oggetti connessi, che registra un +28% e raggiunge un valore di 2,3 miliardi di euro, segno di una crescente maturità del mercato.

Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility sono il primo segmento del mercato IoT, con un valore di 1,7 miliardi di euro (+19% rispetto al 2018), pari al 27% del fatturato complessivo, spinto soprattutto dagli obblighi normativi, che hanno portato nel 2019 all’installazione di 3,2 milioni di contatori smart gas (il 58% del totale) e di 5,7 milioni di smart meter elettrici (il 37% di tutti i contatori elettrici). Seguono la Smart Car, che vale 1,2 miliardi di euro (19% del mercato, +14%) e conta 16,7 milioni di veicoli connessi, e lo Smart Building, con un valore di 670 milioni (+12%), legato principalmente alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici negli edifici.

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I segmenti con la crescita più significativa sono la Smart Home (530 milioni, +40%), trainata in particolare dal boom degli assistenti vocali, la Smart Factory (350 milioni, +40%), che negli ultimi tre anni ha beneficiato degli incentivi previsti dal Piano Nazionale Industria 4.0, e la Smart City (520 milioni, +32%), che ha visto crescere il numero di progetti avviati da Comuni italiani e la nascita di nuove iniziative e collaborazioni fra pubblico e privato. In linea con la media di mercato è invece la crescita delle soluzioni di Smart Logistics (525 milioni, +26%), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari, delle applicazioni di Smart Asset Management in contesti diversi dalle utility (330 milioni, +22%), concentrate sul monitoraggio di macchine per il gioco d’azzardo, ascensori e distributori automatici, e della Smart Agriculture (120 milioni, +20%), dedicata perlopiù al monitoraggio di mezzi e terreni agricoli. Smart Metering acqua e calore, Smart Retail e Smart Health sono ancora marginali ma di grande prospettiva futura.

Smart Health, un settore molto promettente

La  Smart Health  (o Digital Health) assumerà un ruolo molto importante in futuro grazie a una serie di soluzioni che può offrire: dalla tracciabilità dei farmaci e delle attrezzature mediche negli ospedali ai dispositivi di telemedicina per il monitoraggio dei parametri vitali da remoto, dai servizi come l’invio di farmaci a domicilio alla videochiamata con un medico, tutte soluzioni che supportano una diminuzione dell’ospedalizzazione dei pazienti, modalità che oggi in emergenza è diventata necessaria, ma che potrebbe diventare la nuova normalità in futuro.

La convergenza tra IoT e mondo assicurativo in ottica Digital Health è oramai evidente e sarà nei prossimi mesi fortemente accelerata dall’emergenza Covid19.

A questo link la registrazione integrale del webinar di presentazione dei dati.

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