Morphogram®, la piattaforma innovativa per il mondo della nutrizione

Una piattaforma digitale dedicata ai professionisti del mondo della nutrizione: ecco Morphogram®, il progetto lanciato dalla startup Nubentech, che è stato uno dei tre vincitori della settima edizione di Open-F@b Call4Ideas, il contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia, e InsuranceUp.

Tramite un sistema completamente digitalizzato, Morphogram® permette di valutare i fattori di rischio e la composizione corporea di un paziente utilizzando soltanto un metro e un computer. Andrea De Cristofaro, co-founder e Ceo della società, ha raccontato a InsuranceUp come funziona la piattaforma e quali sono i progetti per il futuro.

L’idea: una piattaforma semplice ma affidabile per il mondo della nutrizione

L’idea per Morphogram® nasce in Abruzzo quattro anni fa, in seguito al lancio di un servizio di consulenza nutrizionale in un network di farmacie. “Da lì è emersa la necessità di trovare una soluzione che abbattesse i costi di acquisto delle strumentazioni necessarie per visitare i pazienti, ma che fosse anche attendibile rispetto alle metodiche tradizionali” ha detto De Cristofaro.

La piattaforma di Morphogram® risponde proprio a questi problemi. Utilizzando semplicemente un metro e un computer, il sistema permette infatti ai professionisti della nutrizione di analizzare in modo completo la composizione corporea dei propri pazienti.

Una tecnica confortevole e veloce, che però nulla toglie alla qualità o alla precisione della visita: una serie di test ha dimostrato che i risultati ottenuti con il metodo Morphogram® sono sovrapponibili a quelli rilevati con la Bioelectric Impedance Analysis, una tecnica ormai consolidata che però richiede l’utilizzo di elettrodi e altri macchinari altamente specializzati.

Morphogram® nasce con l’obiettivo di superare i limiti del mercato delle consulenze nutrizionali: un mercato locale, poco scalabile, con elevati costi di avvio alla professione e bassa continuità terapeutica” ha infatti spiegato il Ceo.

Come funziona il metodo Morphogram®

Una volta registrati sulla piattaforma, i nutrizionisti possono tenere traccia delle caratteristiche e dei progressi di tutti i propri pazienti tramite una dashboard virtuale.

In base alla quantità di dati messi a disposizione, poi, Morphogram® permette di svolgere analisi smart e full. Per la prima modalità è sufficiente inserire nel sistema tre parametri facilmente misurabili (vita, addome e fianchi) per analizzare il rischio individuale di sindrome metabolica e le variazioni del grasso corporeo e della composizione corporea, a scopo preventivo o di monitoraggio.

L’analisi full, invece, si basa su 10 misure e restituisce un quadro clinico e nutrizionale completo, che include anche una serie di informazioni aggiuntive rispetto alle metodiche tradizionali.

L’utilizzo di una piattaforma virtuale permette di ridurre notevolmente le spese legate alla strumentazione e apre la strada alla possibilità di svolgere visite da remoto, una modalità che si è rivelata fondamentale durante la pandemia di nuovo coronavirus.

Le visite da remoto e la pandemia di Covid-19

“L’emergenza Covid-19 ha dato una spinta alla necessità di visitare in remoto impressionante” ha affermato De Cristofaro, che ha poi precisato: “Moltissimi nutrizionisti hanno accolto con grande favore questa possibilità, grazie anche alla presa di posizione dell’Ordine Nazionale dei Biologi che ha dato l’ok alle consulenze online durante il periodo eccezionale che stiamo vivendo”. La possibilità di svolgere visite virtuali aiuta non solo i medici ma anche i pazienti, che in questo modo possono continuare il proprio percorso senza correre alcun rischio, migliorando inoltre i livelli di aderenza al programma nutrizionale. La telemedicina era un settore in crescita anche prima della pandemia di Covid-19, e secondo il Ceo di Morphogram continuerà a prosperare: “È innegabile che l’emergenza coronavirus abbia dato un impulso allo sviluppo tecnologico senza precedenti e noi, con Morphogram®, vogliamo dare il nostro contributo”.

Nutrizionista in Cloud.it Oltre a Morphogram®, tra i servizi della startup Nubentech c’è anche Nutrizionista in Cloud.it, il primo portale che mette in contatto diretto pazienti e professionisti della nutrizione.

Accedendo al sito gli utenti possono infatti svolgere un test rapido per conoscere il proprio stato di salute e cercare quindi in un database il nutrizionista migliore per le loro esigenze, filtrando sia in base all’area di specializzazione che alla località di preferenza.

“Per il professionista sarà una suite all-in-one per visitare e gestire i pazienti, anche da remoto, mentre per il paziente sarà un servizio utile per auto monitorare il proprio stato di salute e avere dei feedback in tempo reale da professionisti” ha spiegato De Cristofaro.

La vittoria all’Open-F@b Call4Ideas e i progetti futuri

Dopo una digital battle aperta al pubblico e le valutazioni della giuria composta da membri di BNP Paribas Cardif ed esperti esterni di vari ambiti, Nubentech è stata selezionata tra i tre vincitori dell’edizione 2020 del concorso internazionale Open-F@b Call4Ideas.

“Aver ricevuto questo importante riconoscimento ci riempie di orgoglio, soprattutto perché la nostra soluzione è stata apprezzata per la sua ‘democraticità’ e per il problema che vuole risolvere: quello della prevenzione delle patologie collegate all’alimentazione e allo stile di vita” ha commentato De Cristofaro.

Ora, il team di Research & Development (R&D) di BNP Paribas Cardif affiancherà i tre vincitori nello sviluppo e nella concretizzazione del loro progetto, che sarà anche integrato nei prodotti o nei modelli di offerta della compagnia.

Sul lungo termine, però, Morphogram guarda al panorama internazionale: “I problemi di peso riguardano circa il 40% dell’intera popolazione mondiale. Per il futuro puntiamo all’internazionalizzazione e a diventare player importanti nel settore della nutrizione e del benessere” ha concluso il co-founder e Ceo Andrea De Cristofaro.

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Welfare aziendale, così Healthy Virtuoso crea coesione tra dipendenti

Uno dei fondatori di Healthy Virtuoso, Andrea Severino, società innovativa vincitrice di Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, è intervistato in questo video da Emil Abirascid, direttore di Startupbusiness – Gruppo Digital360. La startup, che ha realizzato un’app per la salute e il benessere che motiva e incoraggia i suoi utenti proponendo sfide e premi, ha monitorato nel periodo dell’emergenza i comportamenti della sua community, composta da circa 120mila utenti.

Scoprendo fatti interessanti, per esempio come ci siano state persone in grado di correre chilometri intorno al proprio palazzo, e come abbiano preso piede tutte le attività indoor, dalla cyclette allo yoga.

La società ha aiutato la sua community ad affrontare l’emergenza proponendo dirette live differenti rispetto al solito con posturologi (per chi lavora da casa in smart working), psicologi, nutrizionisti, prendendosi cura della salute anche mentale delle persone.  E scoprendo che l’app può essere di aiuto alle aziende e alle organizzazioni che desiderano mantenere un rapporto attivo con i dipendenti che lavorano in remoto. 

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Healthy Virtuoso selezionata da Plug & Play, uno dei migliori acceleratori al mondo

La startup insurtech Healthy Virtuoso dalla scorsa settimana è ufficialmente entrata a far parte di Plug & Play, uno dei programmi di accelerazione più importanti a livello mondiale, e che ha contribuito al successo di realtà come PayPal, N26 e Dropbox. Un trampolino per la società fondata a Cagliari da Andrea Severino e Nicola Tardelli (figlio del noto campione calcistico) che in un anno e mezzo circa di attività ha raccolto riconoscimenti e premi, tra i quali anche Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, che giunto alla sua sesta edizione ha premiato le soluzioni più innovative sul tema dell’Human Data Science.

“In Italia l’adozione di soluzioni innovative da parte delle aziende è ancora troppo lenta” – dichiara Severino. “Per questo insieme a Plug & Play stiamo lavorando per esportare al più presto il nostro modello anche all’estero. Nelle ultime due settimane oltre a portare a bordo Alessandro Allotta come Country Manager UK (già Insurance & Start up lead di Rainmaking / Startupbootcamp), abbiamo anche avviato numerosi tavoli di lavoro con compagnie straniere e aperto un nuovo round di investimento da 1,5 Milioni per cui stiamo già ricevendo ottimo interesse.” – conclude il CEO della società.

Virtuoso è nato con l’obiettivo di incentivare le persone ad adottare uno stile di vita meno pigro e sedentario, invogliandole a fare maggiore attività fisica. Ma non solo, Virtuoso è considerata un’insurtech perché è costruita per fare sinergia con il mdondo assicuarivo, per le assicurazioni rappresenta infatti un nuovo touchpoint con il cliente, attraverso il quale è possibile costruire una fidelizzazione del cliente. Virtuoso permette una relazione diversa, quotidiana, basata su nuovi elementi, ingaggianti, premianti

Da un punto di vista tecnologico, Healthy Virtuoso sfrutta degli innovativi algoritmi tra psicologia comportamentale, gamification e big data.

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Il risultato? Un importante aumento della fidelizzazione dei clienti, del loro engagement, ed un’innumerevole disponibilità di dati che, senza minare la privacy permettono di offrire il prodotto giusto, alla persona giusta, nel momento giusto aumentando così vertiginosamente la scalabilità dell’up selling ed il tasso di loyalty.

Per dimostrare questo, Virtuoso ha lanciato numerose collaborazioni con alcune delle più importanti realtà sul mercato, come rappresenta anche dalla crescita a doppia cifra del fatturato.

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Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

Coronavirus e assicurazioni, un legame inevitabile: un nuovo rischio che mette alla prova le aziende specializzate nella vendita di protezione. “Alla luce dell’emergenza COVID-19 e dei provvedimenti adottati dalle autorità competenti, l’ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, sta seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione e sta attivando tutte le misure necessarie a fronteggiarla. In considerazione delle criticità operative, che prevedibilmente si verificheranno nelle zone interessate, l’ANIA ha attivato un’unità di coordinamento in stretta collaborazione con l’IVASS e le proprie Associate, al fine di monitorare la situazione e di predisporre le misure idonee a garantire i servizi assicurativi, a tutelare i lavoratori e la rete agenziale. In questo difficile momento l’ANIA e le sue associate esprimono vicinanza alle popolazioni colpite e offrono la massima disponibilità a intraprendere e a supportare ogni iniziativa utile ad affrontare l’emergenza”.

Così l’Ania, punto di riferimento per le Compagnie assicuratrici nazionali, in una nota stampa  ha segnalato la propria attenzione al tema ‘coronavirus’, che sta registrando un impatto notevole in ambito assicurativo, a tinte chiare e scure, un impatto che si è visto prima nei paesi asiatici (dove si sono viste anche le prime polizze ‘coronavirus) a adesso si sente in Italia. Anche nel nostro Paese negli ultimi giorni alcune Compagnie hanno lanciato sul mercato nuove coperture ‘Covid2019’, mentre altre, ci dicono dall’Ania,  stanno integrando le polizze malattia con le nuove coperture, adattando quindi le polizze già esistenti con clausole ad hoc per fronteggiare l’emergenza determinata dal coronavirus. Ad esempio alcune coperture malattia hanno introdotto una diaria giornaliera  o un indennizzo forfettario in caso di ricovero dovuto al contagio. Altre imprese hanno integrato le coperture già in essere con servizi aggiuntivi gratuiti come ad esempio il teleconsulto medico.

Coronavirus e assicurazioni, la situazione

“In Italia sono ancora pochi diffusi prodotti assicurativi specifici per il rischio pandemia/epidemia, ciò non toglie che in assenza di un’esclusione specifica questi rischi possano già essere coperti”, fanno sapere da Ania. “Ad esempio, le coperture malattia di norma non escludono il rischio di epidemia o di pandemia. Al momento la procedura per l’accertamento dell’infezione di coronavirus è esclusivamente pubblica e i pazienti infetti devono essere ricoverati nel reparto malattie infettive di un ospedale pubblico. Ciò non toglie che nel lungo periodo, se il servizio sanitario pubblico dovesse andare in sofferenza, si potrebbe avere un maggior ricorso da parte dell’utenza al settore sanitario privato. Nel breve periodo, gli assicurati che hanno una copertura malattia potrebbero avere la tendenza a sottoporsi a maggiori accertamenti sanitari per escludere la presenza di patologie indirettamente connesse al coronavirus”.

Coronavirus e assicurazioni, le aree di business più colpite

L’epidemia da Coronavirus tocca le assicurazioni in tre principali aree: polizze viaggi, polizze business e polizze sanitarie. In caso di pandemia/epidemia sono queste le aree di rischio più alte e le coperture più richieste dagli assicurati. In assenza di specifiche esclusioni per il rischio pandemia, le polizze si attivano regolarmente. Tuttavia nelle coperture viaggio il rischio pandemia rappresenta una delle esclusioni più diffuse. Resta da capire fino a quando saremo in una situazione di epidemia e se e quando ci sarà una dichiarazione di “pandemia”.

“La differenza non è banale”, spiegano in Ania, ” in quanto  l’evento pandemico potrebbe comportare una esclusione di copertura.  L’OMS parla di pandemia quando un nuovo agente patogeno per il quale le persone non hanno immunità si diffonde rapidamente e con facilità in una zona molto più vasta e diffusa rispetto a quella solitamente interessata da un’ epidemia. Si fa presente che nel caso della Sars, il virus  non venne dichiarato pandemico dall’OMS nonostante avesse interessato 26 Paesi in quanto la sua diffusione fu contenuta rapidamente e poche nazioni ne furono significativamente colpite. Quanto alle coperture Business interruption, queste in Italia  sono ancora poco diffuse e generalmente sono connesse a danni materiali e diretti (es. incendio degli edifici dell’impresa) subiti dall’assicurato”.

L’uso della blockchain per la gestione dei sinistri

In Cina due compagnie (Ant Financial e Blue Cross) stanno gestendo i claim da coronavirus tramite piattaforme blockchain, ciò offre una prova provata di come la digital transformation sia in grado di supportare le compagnie nella gestione di nuove sfide, anche di tipo sanitario.

Ania ha già promosso in Italia sperimentazione della blockchain per l’RC auto, ed è lecito attendersi che vi sarà ora una spinta da parte dell’associazione e del mercato verso una maggiore sperimentazione anche per le coperture salute, business e travel, in quanto tali forme di protezione ben si conciliano con l’utilizzo del sistema blockchain e strumenti di natura parametrica (ossia in cui il risarcimento viene erogato sulla base dell’andamento di indici/parametri oggettivi).
“L’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contract ottimizza il processo di emissione e gestione delle polizze e rende veloce e certa la liquidazione del danno agli assicurati”, confermano da Ania. “Inoltre, per la verifica dell’accadimento del sinistro, ad esempio, si utilizzano fonti terze, certificate e pubbliche che permettono di aprire la pratica di liquidazione e procedere automaticamente al rimborso al verificarsi di determinati eventi (ad esempio ritardo del volo nelle coperture viaggio o maltempo nelle coperture eventi). In questo modo il consumatore non dovrà più occuparsi di tutti i passaggi burocratici per la denuncia del sinistro, per il riconoscimento dell’ammontare del danno e l’importo sarà automaticamente accreditato”.

Le polizze per il rischio di Business Interruption

L’epidemia coronavirus è in realtà una tragedia annunciata: sono anni (l’ultima volta nel 2019) che l’OMS annuncia una nuova epidemia virale/influenzale come una delle 10 principali minacce globali nei prossimi anni. Sono quindi un nuovo rischio molto concreto sul quale il consumatore a livello personale è certamente pronto a raccogliere l’offerta di protezione da parte delle assicurazioni; e probabilmente anche in ambito aziendale, dove le polizze cosiddette di Business Interruption (BI) sono attualmente poco diffuse nello stivale, potranno conoscere tempi migliori e magari anche formule migliori grazie a nuovi sistemi per la valutazione del rischio.

“Come stiamo vedendo in questi giorni, il manifestarsi di una pandemia/epidemia può avere un impatto significativo sulle attività di impresa. – conclude Ania – In Italia le coperture BI legate a questa tipologia di rischi sono ancora poco diffuse. Inoltre, se il consumatore non ha la percezione di essere esposto ad un rischio difficilmente acquisterà una copertura per tutelarsi.
Ad esempio in USA le coperture BI legate ad eventi pandemici hanno iniziato a svilupparsi dopo  il manifestarsi di Pandemie anche più aggressive (Sars) del Covid-19. In USA nel 2018 è nato un  prodotto assicurativo parametrico specifico per risarcire le imprese dal rischio di Business Interruption consequente ad una pandemia/epidemia. Tale  prodotto si basa su un indice che misura il “sentimento comune” nel caso in cui si verifichi una pandemia. Anche i provvedimenti presi dalle autorità pubbliche rappresentano un parametro per misurare la portata dell’evento. La copertura è un ibrido tra un prodotto assicurativo tradizionale e una copertura parametrica dal momento che il danno economico non è stabilito a monte ma è risarcito secondo le consuete modalità di liquidazione del danno adottate dalla compagnia”.

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Coronavirus, perché accelererà l’innovazione nelle assicurazioni

Prima e dopo il coronavirus. Per le compagnie di assicurazione l’emergenza arrivata dalla Cina rappresenterà un punto di svolta, perché l’epidemia sta facendo emergere criticità ma anche opportunità, bisogni e soluzioni possibili.

Nel disorientamento generale provocato dal COVID-19, tra fake news e danni reali per l’economia globale, è difficile concentrarsi sulla parte mezza piena del bicchiere ma, come insegna la cultura dell’innovazione, c’è da apprendere anche e soprattutto dalle crisi e dagli errori. Le reazioni e i comportamenti di questo inizio di decennio mettono in evidenza le fragilità di una società connessa e  complessa com’è quella in cui viviamo, ma anche nuove domande insieme a nuovi possibili modelli sociali che l’emergenza ha imposto rispetto a quelli consolidati (dall’organizzazione del lavoro alla smart mobility e l’ecommerce).

La paura, più o meno giustificata, segnala un crescente bisogno di protezione, che resta il business centrale dell’industry assicurativa. A livello internazionale i vertici delle grandi compagnie si stanno interrogando sulla necessità di rivedere la propensione al rischio anche sulla base di nuovi modelli di analisi delle catastrofi. E c’è chi nel Far East ha già lanciato sul mercato polizze anti-coronavirus. Ma questo è solo il caso del momento che richiede la capacità di affrontarne altri, anche meno diffusi e drammatici.

L’emergenza porta in primo piano la prima cosa da proteggere: la salute. Le formule tradizionali non sono più sufficienti e sostenibili di fronte a “sinistri” di dimensioni come quelle di un’epidemia. In Cina, dove tutto è cominciato, Ant Financial, il braccio fintech di Alibaba Group, ha prontamente proposto soluzioni assicurative basate sulla blockchain, che riduce drasticamente i tempi (e i costi di gestione) delle pratiche e della loro liquidazione. Sono arrivati a gestire fino a mille pratiche al secondo! Si può offrire nuova e maggiore protezione, in maniera economicamente sostenibile, solo facendo ricorso alle tecnologie esponenziali.

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Dopo il coronavirus le compagnie di assicurazioni dovranno accelerare i loro percorsi di innovazione, investendo sulla digitalizzazione di processi e prodotti per rispondere con efficacia ed efficienza alle nuove domande di protezione. L’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle fabbriche delle polizze, per esempio, non potrà più essere un’eccezione. Il digital health è un fronte sempre più caldo e competitivo, come conferma l’ingresso di player che si chiamano Google e Apple: per affrontarlo con successo è necessaria una grande capacità di analisi. Può venire solo da un uso sapiente di algoritmi e big data. Anche i virus si possono “anticipare” nelle loro direzioni di sviluppo e ritmi di crescita, dicono gli esperti di AI. Non solo: la gestione intelligente di dati e informazioni permetterà l’attivazione di servizi prima impossibili o economicamente onerosi per le compagnie e quindi per i clienti.

Pensiamo infine al boom, obbligato, dello smart working. Nel mese di febbraio, anche in Italia, lo ha sperimentato anche chi prima non aveva voluto e potuto. In molti casi, specie nel settore dei servizi, s’è visto che lontano dall’ufficio la produttività non cala. Come questa nuova consapevolezza potrà impattare sulle aziende assicurative, che sono sostanzialmente centri di servizi? Potranno e dovranno da una parte affrontare con maggiore convinzione i temi e le opportunità del lavoro a distanza e allo stesso tempo potranno (e dovranno) misurarsi con gli effetti che la sua diffusione avrà sulla mobilità (se io uso meno l’auto per muovermi, forse avrò bisogno di una polizza più flessibile…), ad esempio, ma anche sulla sicurezza di chi lavora lontano dall’azienda e delle informazioni che tratta. La cybersecurity diffusa sarà senz’altro più complessa.

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Benessere e salute, tra nuovi bisogni e innovazione

“Il settore assicurativo ricopre già oggi, in maniera diffusa, tutte le principali aree del bisogno Benessere e Salute ed esiste una naturale vicinanza tra le caratteristiche di questo bisogno e quelle del settore stesso”. Così Andrea Poggi, Innovation Leader Deloitte, presenta la ricerca internazionale svolta da Deloitte in ambito Benessere e Salute. Una ricerca con tutti i dati del settore, ma anche una panoramica sul futuro che ci attende e il ruolo dei principali player.

Le assicurazioni conoscono le necessità dei clienti in questo bisogno e dispongono delle soluzioni adatte a garantire qualità e competenza e, inoltre, sono presenti nell’ecosistema dell’innovazione con un ruolo sempre più importante. “È proprio da questa naturale vicinanza, tra Benessere e Salute, mondo dell’innovazione e caratteristiche del settore assicurativo, che nasce la riflessione strategica su come accelerare ulteriormente il percorso intrapreso dal settore in questa importante area di bisogno” prosegue Poggi.

Benessere e salute: che cosa sta cambiando con l’innovazione

L’innovazione porta significativi cambiamenti a livello sociale e industriale. Siamo diventati clienti complicati da capire e gestire e risulta riduttivo definire i nostri bisogni esclusivamente in base all’età. Siamo “Perennials” con bisogni e comportamenti che tendono a rimanere “perenni” nel tempo. Siamo pieni di informazioni anche grazie allo sviluppo delle nuovi fonti digitali: il 45% degli adulti americani si informa anche attraverso Facebook e la metà di questi esclusivamente attraverso il social network. Tuttavia, una maggiore quantità di informazioni non porta automaticamente a una maggiore conoscenza, considerando che 4 italiani su 5 non sanno riconoscere una fake news. Infine, mostriamo comportamenti di acquisto Digit-Old: da una parte aumenta l’utilizzo del digitale e dall’altra 9 italiani su 10 ritengono il negozio ancora una necessità in molti settori.

Ulteriore elemento di cambiamento legato all’innovazione riguarda i dati che sono al centro della rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo. È stato stimato che ci vorrebbero 6 milioni di anni per guardare tutti i video che attraversano le reti globali in 1 solo mese e ogni momento della nostra vita diventa fonte di informazioni. Da poco lo è diventato anche il sonno. I dati permettono una gestione algoritmica della vita collettiva e la lettura profonda di questi dati permette di rivedere le logiche classiche di fare impresa, sino al punto di anticipare le nostre scelte di acquisto (Amazon, ad esempio, grazie a sistemi di Intelligenza Artificiale e algoritmi, con il nuovo programma “Amazon Product Sampling” offre ai clienti la possibilità di ricevere gratuitamente campioni omaggio di ogni tipo a seconda dei loro gusti).

L’innovazione sta cambiando radicalmente la competizione. Sono nati, in poche decine di anni, nuovi operatori (i cosiddetti tech giants), che rendono riduttiva la definizione di multinazionale e che hanno aree di interesse industriale a 360°: dalla ricerca medica, all’intelligenza artificiale, al venture capital, alle auto a guida autonoma, ai device IoT, e molto altro.

Le forze di cambiamento legate all’innovazione permettono di immaginare un nuovo modello di gestione del cliente, dove partendo da un’area di bisogno rilevante si determina l’opportunità di gestire tutte le necessità del cliente stesso, rendendo più labili i confini tradizionali tra i settori industriali che siamo stati abituati a pensare.

Il mondo del Benessere e della Salute rappresenta l’area di bisogno che più di altre si presta a questo cambiamento

Benessere e Salute è un’area di bisogno ampia che va oltre la prevenzione e la cura sino ad abbracciare la necessità di svolgere attività fisica, la cura dell’alimentazione e la gestione del proprio tempo libero. Le innovazioni in questa articolata area di bisogno sono molteplici, già presenti e in continua evoluzione (es. droni per la consegna dei farmaci, assistenti domestici robotizzati o ancora Health point presso le sedi di lavoro, ecc.). Inoltre, si tratta di una area di interesse per molteplici aziende appartenenti a diversi settori industriali (dal mondo finanziario, al farmaceutico, all’industria, alle telecomunicazioni, ecc), dove i “Tech Giant” sembrano indirizzare una buona parte dei propri interessi strategici. Ad esempio: Amazon in collaborazione con JP Morgan e Berkshire Hathaway sta progettando la creazione di una società sanitaria e ospedali per i propri dipendenti, Apple ha ricordato recentemente come conti di dar il suo maggiore contributo in ambito Benessere e Salute e, infine, Google ha recentemente acquistato la divisione smartwatch di Fossil.

Benessere e Salute: i numeri della ricerca di Deloitte

Ecco in sintesi le principali evidenze emerse dalla ricerca di Deloitte:

* Tra tutti i nostri bisogni il Benessere e Salute è la principale area di spesa: lo conferma il 74% degli italiani, in linea con il resto del mondo

* 2 italiani su 3 (vs. 58% estero) ritengono importante effettuare visite di prevenzione o check up almeno 1 volta all’anno, spendendo nel 50% dei casi una media annua di circa 300 euro

* Il 60% degli italiani assiste in prima persona i propri cari, dato che sale a oltre 80% tra gli over 55

* Italiani ancora tradizionali nel controllo del proprio stato di salute: il 79% si rivolge ai medici e solo il 7% si avvale di weareable device

* Solo il 13% degli italiani conosce offerte in ambito Benessere e Salute da parte di operatori non tradizionali

* L’80% degli italiani valuterebbe in ogni modo l’acquisto di servizi in ambito Benessere e Salute attraverso operatori non tradizionali (non solo quelli appartenenti al mondo tech ma anche a quello finanziario)

Il ruolo dei nuovi operatori

La ricerca di Deloitte è stata svolta in collaborazione con SWG, per approfondire il percepito delle persone rispetto ai cambiamenti in atto nel mondo Benessere e Salute.

“Per il 74% degli italiani – evidenzia Andrea Poggi, Innovation Leader Deloitte – l’innovazione ha avuto un impatto positivo migliorando la qualità dei servizi, facilitandone l’accesso e riducendo i costi. Tuttavia quando pensiamo alla nostra salute gestiamo questo bisogno in maniera tradizionale rivolgendoci ai medici nel 79% dei casi o attraverso la diagnostica tradizionale (24% dei casi), mentre solo il 7% degli intervistati dichiara di avvalersi di wearable device o applicazioni digitali”.

Gli intervistati, sia a livello nazionale che internazionale, affermano di utilizzare, in modo interessato ma selettivo, i servizi digitali disponibili in ambito Benessere e Salute. “Per quasi il 70% degli intervistati Italiani i servizi digitali più utilizzati risultano essere quelli per facilitare l’accesso alle cure (ad es. la prenotazione online delle visite), mentre assumono una rilevanza minore i servizi digitali per monitoraggio della propria salute, per la condivisione delle informazioni, la consegna dei farmaci a domicilio o la telemedicina” continua Poggi.

Gli intervistati confermano di avere aspettative concrete nei confronti dell’innovazione. In particolare, si aspettano sia migliori cure abilitate dalle nuove tecnologie (63% in Italia, 51% a livello estero) sia una maggiore facilità di accesso alle cure stesse, soprattutto in termini di minori tempi di attesa (52% in Italia, 37% a livello estero).

L’innovazione per il 84% degli intervistati Italiani ha portato a un significativo aumento delle informazioni, delle quali non sempre siamo fiduciosi: il 35% degli intervistati italiani (vs. 39% estero) non si fida mai delle informazioni trovate sul web, solo il 10% si fida sempre, e il 55% (vs. 51% estero) si fida solo per alcune tipologie di informazioni o fonti. In ogni modo, per l’80% degli intervistati italiani (65% a livello estero) ritiene che le informazioni siano d’aiuto se accompagnate dal confronto con familiari, amici o specialisti.

Dall’indagine emerge il bisogno di essere stimolati al nuovo: “solo il 13% degli Italiani (vs. 14% estero) è a conoscenze di offerte da parte di operatori diversi da quelli tradizionalmente riconosciuti come esperti”, afferma Luigi Onorato, Senior Partner Monitor Deloitte. Allo stesso tempo, non viene spontaneo pensare di rivolgersi a operatori diversi da quelli tradizionali per l’acquisto, ad esempio, di servizi in ambito attività fisica, prevenzione o cura. A titolo indicativo, meno del 10% del campione intervistato si rivolgerebbe spontaneamente ad operatori tecnologici o operatori finanziari per acquistare servizi o prodotti per l’attività fisica, la prevenzione o la cura della persona.

Allo stesso tempo, si rileva una apertura verso nuovi operatori. “L’80% degli italiani valuterebbe l’acquisto di servizi in ambito Benessere e Salute attraverso operatori non tradizionali, non solo quelli appartenenti al mondo tech ma anche a quello finanziario (il 73% a livello estero), purché l’operatore dimostri di avere le competenze giuste (49% a livello italiano e estero), di essere credibile (45% a livello italiano vs. 41% estero) e di poter garantire semplicità nella gestione dei servizi (35% a livello italiano vs. 47% estero)” continua Onorato.

Inoltre, il 76% degli intervistati italiani (63% a livello estero) ritiene importante avere un «unico punto di accesso» nell’articolato mondo dei bisogni in ambito Benessere e Salute, percentuale che sale al 84% per chi ha più di 65 anni.

In sintesi, l’indagine mostra come Benessere e Salute sia un bisogno ampio, importante e in evoluzione, ricco di innovazioni su cui numerosi player di diversi settori sono già attivi e rispetto al quale i clienti sono pronti a valutare modalità innovative, purché siano stimolati al cambiamento e gli operatori siano credibili e affidabili.

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