Insurtech Innovation Index: nel 2020 una risicata sufficienza per l’Italia

Per poter influenzare un fenomeno bisogna prima misurarlo. Per questo l’Italian Insurtech Association ha elaborato assieme all’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano l’Insurtech Innovation Index, un indice che, a partire dal 2020, mappa e misura lo stato degli investimenti insurtech in Italia per tenere traccia della sua evoluzione.

Si tratta del primo indicatore italiano dedicato al settore insurtech, utile non solo di capirne l’andamento all’interno del Paese, ma anche di comparare le dinamiche italiane con quelle internazionali.

Venerdì 12 febbraio sono stati presentati nel corso dell’evento digitale dedicato i risultati del primo report.

Qui il link per rivedere la presentazione del report

Insurtech innovation Index, com’è calcolato

L’Insurtech Innovation Index è stato calcolato sui dati del campione delle prime 20 compagnie italiane per raccolta premi (riferite alle polizza di danni), quest’anno secondo la classifica del 2019, che hanno costituito il 73% del market share.

L’indice prende in considerazione tre diverse dimensioni:

  • Investimenti di capitale nelle startup insurtech e PMI innovative del settore assicurativo
  • Investimenti di innovazione interna nello sviluppo digitale compiuti da compagnie, intermediari professionali e fornitori dell’industria assicurativa
  • Investimenti nella collaborazione fra attori della filiera finalizzati a sviluppare soluzioni innovative

Le percentuali ottenute sono infine pesate in base al loro impatto e vanno a formare un indice espresso in trentesimi.

Insurtech innovation Index, il risultato del 2020

Secondo le rilevazioni, durante il 2020, solo il 19% delle compagnie assicurative analizzate ha effettuato almeno un investimento in una startup Insurtech. A queste compagnie sono riconducibili 13, con un controvalore totale di poco più di 5 milioni di euro, e un capitale medio investito a circa 0,4 milioni.

Per quanto riguarda l’innovazione interna, i risultati sono più rosei: il 63% delle compagnie assicurative ha avviato progetti sviluppati internamente in campo Insurtech, per un totale di 127 operazioni. Il controvalore totale supera i 31 milioni di €, ed il valore medio investito sul singolo progetto è di circa 0,3 milioni.

Buono anche il dato riferito alle partnership, che vede il 75% delle compagnie attive in collaborazioni con altri attori. In totale le partnership sono state 27, circa 2 per compagnia assicurativa.

Un dato interessante, che mostra un’apertura del settore a pensare ed agire come un ecosistema, per fornire al consumatore pacchetti che includano anche servizi non prettamente assicurativi, sempre più richiesti.

Nel complesso, l’indagine mostra un settore aperto alla collaborazione, ma che ancora predilige sviluppare internamente la maggior parte delle progettualità, con poca propensione all’investimento in startup.

Il voto complessivo per l’anno 2020 è 18/30: una sufficienza risicata. Un risultato comunque positivo, ma che lascia spazio a molto potenziale inespresso.

Naturalmente, bisogna tenere in considerazione come, essendo questo il primo anno in cui l’indice viene realizzato, manchi un framework di confronto in cui collocarlo. Servirà tuttavia da importante baseline per tenere traccia con più consapevolezza delle evoluzioni future.

Investimenti nelle startup insurtech in Italia, un problema culturale

Approfondendo i risultati raccolti sugli investimenti destinati a startup del settore insurtech, si può osservare un interessante distinzione: sebbene il grosso delle operazioni sia stato diretto a startup con base in Italia (83%), degli oltre 5 milioni complessivi ben il 73% è raccolto da quell’8% di startup con sede fuori dall’Europa, mentre le startup italiane raccolgono in totale solo il 25%.

L’investimento medio in startup italiane è insomma estremamente inferiore rispetto a quello in startup internazionali (0,1 milioni di euro contro i 3,7 delle extra europee), segnale di un mercato dei capitali italiano non ancora sviluppato rispetto ad altri Paesi.

“È interessante come il 73% degli investimenti siano andati a startup internazionali” commenta Gianluca De Cobelli, founder e CEO della startup insurtech YOLO, “C’è forse ancora un problema di cultura: gli stessi italiani non guardano all’Italia.”

Non solo: dall’indagine risulta che la maggioranza delle startup considera come competitor principali altre startup anziché gli incumbent – che pure destinano molti più investimenti in innovazione interna che in realtà innovative esterne.

“Ancora, un problema culturale” fa notare De Cobelli, “Gli incumbent non vedono nelle startup italiane possibilità di crescita”.

Investimenti insurtech, le proiezioni per il 2021

Cosa possiamo aspettarci per l’anno a venire?

In base alle risposte raccolte dall’indagine, le compagnie assicurative sembrano confermare una preferenza per i progetti Insurtech sviluppati internamente (per il 61% l’attività di maggior rilievo). Lieve aumento previsto per l’investimento in startup (priorità per il 25% delle compagnie), che resta però nettamente inferiore.

Secondaria anche l’attenzione che nel 2021 verrà data alla creazione di nuove partnership, prioritaria solo per il 14% delle compagnie assicurative.

Nonostante la diminuzione di attenzione verso le partnership, il quadro complessivo indica, almeno nelle intenzioni, un incremento generale.

Per quanto riguarda le tecnologie di destinazione degli investimenti, su un campione di 34 startup Insurtech italiane l’81% mostra di riconoscere l’importanza dell’utilizzo di Big Data Analytics, e il 75% di far uso di Artificial Intelligence.

Un segnale positivo anche il fatto che più della metà delle startup ha inoltre dichiarato di utilizzare API, tecnologia abilitante di una logica di ecosistema.

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Assicurazioni 2021, 14 trend che cambieranno il business

Quali sono le tendenze che nel 2021 spingeranno le assicurazioni verso il cambiamento e l’innovazione? Sono numerose e hanno diversi impatti e si possono ricondurre a due categorie: tecnologie, ovviamente, ma anche ambiente.

Nella ricerca “L’impatto dell’innovazione sul modello organizzativo delle assicurazioni”, svolta da EY con l’Italian Insurtech Association, vengono individuate 14 tendenze destinate a dominare il presente e il futuro delle assicurazioni. Tendenze che porteranno a distinguere sempre meno fra insurance e insurtech. “Non tutte sono destinate ad avere la stessa potenzialità e non tutte faranno sentire subito i loro effetti”, spiega Carlo Alberto Minasi, Chief Innovation Officer di EY. “Per esempio l’approccio data-driven è attuale e fondamentale, così come la Connected Insurance. L’Embedded Insurance invece è qualcosa di la da venire”.

Assicurazioni 2021, le 14 tendenze che cambieranno il business.

Data-driven propositions

L’approccio data driven è un trend già dominante nel settore assicurativo, che continuerà a giocare un ruolo sostanziale nelle assicurazioni 2021. Da sempre l’asset più prezioso per le compagnie assicurative, i dati assumono sempre più importanza nel mercato di oggi, e diventa fondamentale saperne sfruttare il potenziale, trasformando l’enorme mole di dati raccolti in informazioni utili su cui basare decisioni.

Open insurance/Ecosystems

Ci troviamo in un momento di transizione in cui nuovi attori entrano nel mercato assicurativo, mettendo in discussione l’esclusività delle compagnie assicurative tradizionale ed il tipo di servizi da loro offerti. Il mercato diventa così più competitivo, ma per le assicurazioni 2021 c’è lapossibilità di sinergia con nuovi interlocutori (insurtech, altri operatori finanziari e player provenienti da altri settori) aprendo nuove possibilità di ecosistema.

Digital engagement platforms

La trasformazione digitale avanza, e neanche il settore assicurativo può sottrarsi se non vuole restare indietro. Modalità innovative di interazione non devono necessariamente sostituire i canali distributivi tradizionali, ma possono piuttosto andare ad integrarli a completamento dell’offerta. In particolare, c’è molta attenzione sulle prospettive future di chatbot e assistenti virtuali.

Behavioural insurance

La Behavioural insurance vuole portare sul mercato un cambio di paradigma: dal tradizionale modello assicurativo limitato al risarcimento danni ad un modello focalizzato sulla loro prevenzione. Nonostante il trend sia ancora piuttosto acerbo, già ci sono e si moltiplicano sul mercato player che applicano logiche di reward e gamification per incentivare l’utente a seguire comportamenti virtuosi.

IoT/Connected insurance

Si inserisce nel discorso del data-driven anche un secondo trend di grande attualità: l’utilizzo di dispositivi IoT per un modello di insurance connesso, capace di sfruttare informazioni ottenute in real-time. Grazie alla crescente pervasività ed evoluzione dei dispositivi IoT presenti nella vita quotidiana, sarà possibile utilizzare una nuova mole di dati sul comportamento degli utenti, ottenuti in real-time, per migliorare i servizi di protezione e prevenzione, identificare comportamenti fraudolenti e customizzare le offerte.

Embedded/Invisible insurance

Il modello di embedded o invisible insurance prevede la copertura assicurativa come elemento all’interno di un bundle di acquisto di un prodotto o servizio. Questo nuovo approccio, basato sulla collaborazione con player non assicurativi, punta su vantaggi economico e/o di customer experience per invogliare l’utente a dotarsi in uno strumento di protezione associato al prodotto/servizio che intende acquistare.

Automated underwriting

Tra i trend derivanti dal costante sviluppo di sistemi di automazione troviamo anche quello dell’automated underwriting, o sottoscrizione automatizzata. La gestione automatica di questo step permette di migliorare e velocizzare il flusso del processo di sottoscrizione, un monitoraggio più accurato delle pratiche sottoscritte, nonché un servizio clienti di livello più alto, con la possibilità di verificare lo stato della propria pratica in qualunque momento in pochi click.

On-demand/Instant insurance

Il 2020 è stato il primo anno in cui le polizze on-demand hanno iniziato a penetrare il mercato assicurativo italiano. La domanda del consumatore digitale per servizi più smart, veloci e personalizzati è alta, il potenziale è enorme, c’è un trend positivo, ma i numeri sono ancora bassi: una fetta di mercato su cui vale la pena di puntare.

Natural catastrophes

È ancora scarsa la cultura assicurativa per quanto riguarda i rischi legati alle condizioni meteorologiche, tuttavia nel 2020, i danni portati dal clima e dagli eventi naturali rappresentano il secondo timore a livello mondiale dopo la salute. Secondo un report di Axa, in Italia siamo i primi al mondo per percezione di vulnerabilità di fronte ai rischi emergenti, ed in linea con il resto del mondo le catastrofi naturali figurano al secondo posto dei rischi percepiti, dopo la salute.

Parametric insurance

Con la transizione della domanda dell’utente verso modelli di assicurazione più flessibili, mostra potenziale anche il trend della parametric insurance, prodotto assicurativo che si discosta dall’offerta tradizionale offrendo pagamenti predefiniti in base ad un certo un evento trigger (catastrofe naturale in una certa area, raggiungimento di un certo indice di mercato…) anziché all’effettivo danno che ha causato all’utente.

Mobility

Anche quest’anno la mobilità sarà un trend importante del settore: per quanto la pandemia abbia limitato gli spostamenti, si sono nel contempo diffusi nuovi player e nuovi modi di muoversi (una tra tutti la micromobilità), che aprono nuove sfide e potenzialità.

AI/ML/Predictive analytics

Tornando all’inevitabile trasformazione digitale del settore, sempre più importanza assumeranno le tecnologie di Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Predictive Analysis, strumenti sempre più raffinati di automazione, gestione dei dati e dei processi, personalizzazione e creazione di nuove offerte a misura di utente.

Cyber Security Risk

Resta un trend dominante anche quello della cyber security, per cui continua a crescere la consapevolezza di utente e aziende, quest’anno in particolare con la massiccia transizione a sistemi di smartworking che rischiano di aprire i sistemi informatici delle compagnie a nuove vulnerabilità.

Sustainability

La sostenibilità, ambientale e sociale, è un trend sempre più emergente in vari settori, e l’utente comincia a prendere in considerazione fattori di sostenibilità anche nella scelta dell’assicurazione, sarà quindi un fattore importante da tenere in considerazione per tutti i player. Tra i temi più sentiti in Italia: lotta alle attività illegali, sostegno alla salute pubblica, lotta al cambiamento climatico.

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L’insurtech in Francia, primo mercato europeo: i trend e le sei startup da conoscere

Insurtech in Francia ormai significa l’innovazione nel primo mercato assicurativo d’Europa dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Il settore fintech francese non accenna a rallentare: anche nel 2020, nonostante le difficoltà iniziali, ha fatto registrare livelli di crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente, raccogliendo in totale quasi €830 milioni (+18,5%) in 63 operazioni del valore medio di €13 milioni (+20,6%).

Nell’universo di startup finanziarie in Francia spicca il settore insurtech, che nel 2020 ha visto crescere il proprio peso anche grazie a importanti round di finanziamenti e a un interesse sempre più netto verso la digitalizzazione delle operazioni, una pratica trasformata in necessità dalla pandemia di Covid-19.

Il panorama insurtech in Francia

Secondo uno studio di European Insurance relativo al 2018, a livello europeo la Francia rappresenta il secondo mercato principale per il settore assicurativo, posizionandosi subito dopo il Regno Unito (ora uscito ufficialmente dall’Unione): è quindi diventato il primo in Europa, seguito dalla Germania, sia per quanto riguarda l’ammontare dei premi sottoscritti che per il valore delle compensazioni pagate.

Non stupisce quindi che il mondo insurtech francese sia un settore in forte crescita: nel 2019 la società di consulenza Ailancy ha individuato ben 187 startup specializzate nelle assicurazioni digitali, contro le 106 del 2018 e le 47 del 2017.

Inoltre, se nel 2018 in Francia il settore insurtech ha raccolto il 13% degli investimenti totali in ambito fintech, un report di France FinTech afferma invece che la percentuale ha toccato il 21% nel 2020, soprattutto grazie allo sviluppo di nuove startup innovative che offrono polizze on-demand o parametriche, e ai passi avanti fatti in termini di gestione e analisi dei dati.

Insurtech in Francia, le startup più promettenti

Tra i 15 principali round di investimenti avviati da compagnie fintech francesi nel 2020, quattro sono stati chiusi da startup insurtech. La prima è Alan, che ha raccolto €50 milioni a fine aprile, il primo mese di ripresa dopo l’arrivo della pandemia e il conseguente crollo degli investimenti nel periodo di febbraio e marzo. A dicembre anche Luko ha raccolto la stessa cifra, approfittando però di un periodo di grande crescita negli investimenti.

La terza startup è Descartes, con circa €16 milioni ($18,5 milioni) raccolti in settembre, e infine Tinubu Square, che a febbraio ha raccolto €15 milioni.

Il 2021 è poi iniziato in maniera estremamente promettente: due startup, Lovys e LeoCare, hanno infatti raccolto rispettivamente €17 e €15 milioni in due round di investimenti chiusi di recente.

Guardiamo allora di cosa si occupano queste startup, le più promettenti nel panorama insurtech francese.

Alan, l’assicurazione per il wellnes

Fondata nel 2016 da Jean-Charles Samuelian e Charles Gorintin, Alan è stata la prima compagnia assicurativa indipendente nata in Francia dopo il 1986.

Il focus delle polizze di Alan non si ferma alla copertura di incidenti o operazioni mediche di routine, ma guarda anche alla sfera del wellness, offrendo sconti per strumenti di meditazione come Headspace e coprendo anche le cure omeopatiche o osteopatiche.

Grazie alla partnership con Livi, poi, Alan si è allargata nel campo della telemedicina, offrendo ai propri clienti la possibilità di ricevere consulti medici virtuali ovunque si trovino, nel giro di 30 minuti.

Oggi la startup offre assicurazioni sanitarie completamente digitalizzate a più di 76mila utenti, tra cittadini e aziende: una crescita netta rispetto ai 27mila clienti serviti nel 2018.

Luko, etica e assicurazioni per la casa

Dal 2018 la startup parigina Luko punta a rivoluzionare il campo delle assicurazioni per casa e affitto con una strategia basata sull’etica: con il programma Giveback, infatti, la compagnia devolve ogni anno ciò che rimane dei suoi incassi, al netto delle spese operative e delle compensazioni, ad associazioni di beneficenza scelte dai suoi 100mila clienti.

Oltre a polizze completamente digitalizzate e personalizzabili in base alle diverse esigenze di ogni utente, Luko ha implementato anche un servizio di tele-consultazioni con professionisti utili per risolvere i piccoli problemi domestici, dal lavandino che perde agli intoppi con la caldaia.

A differenza di Alan, però, Luko non ha ottenuto la licenza operativa e per sottoscrivere le proprie polizze si appoggia ad assicuratori esterni, come Munich Re e Swiss Re.

Descartes, la previsione del rischio per l’ambiente

Ambito ancora diverso per Descartes: la compagnia si muove infatti nel settore della previsione del rischio, soprattutto in campo ambientale, per aiutare gli assicuratori ad avere sotto controllo tutte le possibili implicazioni di una polizza.

Per operare, Descartes sfrutta l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things (IoT), ad esempio attraverso l’analisi di immagini satellitari o l’uso di sensori studiati appositamente per monitorare le condizioni climatiche di zone considerate particolarmente a rischio.

Di conseguenza, Descartes offre ai propri clienti assicurazioni parametriche estremamente precise, dove il premio viene calcolato in base alle probabilità che un evento ha di verificarsi. Nel 2020 ha avviato una partnership con l’unità Property and Casualty di Generali.

Lovys, la polizza online in due minuti

Lovys offre polizze assicurative per casa, auto, animali domestici e smartphones: un’offerta variegata, resa possibile anche dalla semplificazione delle pratiche e dalla completa digitalizzazione dei processi.

Le assicurazioni sono infatti attivabili online in meno di due minuti, e liberano gli utenti dalla marea di carte e documenti richieste dagli agenti tradizionali. Fondata nel 2017, la startup ha al momento 20mila clienti, ma ha intenzione di raggiungere i 100mila entro la fine dell’anno.

Tinubu Square, servizi digitali per le assicurazioni

Fondata nel 2000, la startup Tinubu Square opera nel settore SaaS (Software as a Service), fornendo servizi digitali alle compagnie che si occupano di assicurazione del credito o di fideiussioni bancarie.

I clienti di Tinubu Square hanno infatti accesso ad una suite di soluzioni cloud-based che semplificano la trasformazione digitale per tutti i processi operativi, riducendo i costi e migliorando, allo stesso tempo, l’esperienza del cliente e i livelli di compliance.

Con uffici a Parigi, Londra, New York, Montreal, Mumbai e Singapore, nel 2018 Tinubu Square era attiva in 20 Paesi. Nel 2020 ha poi acquisito la compagnia americana SuretyWave e l’insurtech eSURETY.

LeoCare, la polizza su misura

Infine, LeoCare offre assicurazioni digitali per casa, auto e dispositivi elettronici. Le polizze sono attivabili rapidamente tramite l’app della compagnia e personalizzabili anche in base ai cambiamenti imprevisti: secondo TechCrunch, ad esempio, durante il periodo di lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19 molti utenti di LeoCare hanno deciso di abbassare i premi delle loro assicurazioni auto.

LeoCare opera oggi come managing general agent (MGA) e, con i suoi 20mila clienti, gestisce circa €1 milione in premi mensili, la maggior parte dei quali provenienti da polizze auto.

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E-health, che cos’è la sanità digitale e quali tecnologie usa

Negli ultimi dieci anni l’e-health, o sanità digitale, ha visto una forte crescita, spinta soprattutto di recente dalla pandemia.  Le tecnologie dedicate si sono diversificate e specializzate: app per la salute, dispositivi smart indossabili o impiantabili, sistemi di diagnostica digitale, soluzioni data driven potenziati dall’Augmented Reality e dall’Intelligenza Artificiale.

La trasformazione digitale della sanità porta con sé diversi vantaggi e benefici, che toccano il paziente, il medico e l’intero sistema sanitario, ed è un’opportunità per promuovere un modello sostenibile di miglior accesso alle cure.

A livello globale, PWC prevede una crescita del mercato della sanità digitale da 147 miliardi di dollari stimati nel 2019 a 234,5 miliardi di dollari nel 2023.

Sanità digitale, la spinta della pandemia

Secondo gli analisti di Deloitte il 65% (in Italia 66%) dei medici europei ha dichiarato che la propria organizzazione ha incrementato l’impiego di tecnologie digitali per supportare il lavoro degli operatori sanitari.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo di tecnologie digitali per fornire supporto e modalità di ingaggio virtuali ai pazienti, il 64% dei rispondenti in Europa dichiara di aver assistito in generale a un incremento.

E-health, un approccio incentrato sul paziente

Rispetto alla sanità tradizionale, l’e-health si evolve in una direzione più integrata e disruptive, che mette al centro il paziente anziché il medico.

Il nuovo approccio digitale alla sanità vede il paziente non come destinatario passivo, ma come attore attivo, dandogli gli strumenti per accedere alle cure in modo più rapido e funzionale, potendo contare su consigli e informazioni affidabili. In parallelo, offre maggiori garanzie di trasparenza in merito ai dati sanitari, permettendo al paziente di mantenere il possesso per decidere con chi condividerli e per quali scopi. L’approccio paziente centrico permette inoltre di alimentare processi di prevenzione che si basano sull’identificare e riconoscere il paziente, così da seguirlo in maniera quanto più possibile personalizzata.

E-Health, le tecnologie

In Europa si sta registrando un frequente utilizzo delle tecnologie digitali per accedere all’assistenza sanitaria, compreso l’utilizzo di Internet per la ricerca delle informazioni, la prenotazione degli appuntamenti e le teleconsultazioni.

A favorire questo nuovo approccio alla sanità sono innanzitutto le le tecnologie di connessione di ultima generazione: il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale.

Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Anche l’IoT viene in aiuto al medico, soprattutto applicato alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso.

Scopri i progetti di e-Health in Italia e molto altro nell’articolo integrale su ZeroUno

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Blockchain 2021, a che punto siamo? Numeri e tendenze di un mercato più maturo

Il covid non ha fermato la blockchain, anzi, il mercato è maturato. Questa la sintesi dalla ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger sul 2020, che ha sì rilevato un rallentamento, ma perlopiù focalizzato sul fenomeno degli annunci di nuovi progetti, calati dell’80%, a favore della realizzazione di progetti concreti, che hanno invece registrato una crescita del 59%.

Come scrive blockchain4innovation, “l’hype sembra al termine e l’attenzione è tutta sul lavoro e sui risultati dei progetti. E sullo sviluppo di ecosistemi.”

Blockchain 2020, i numeri

Nel 2020 sono stati 267 i progetti di sviluppo di tecnologie blockchain avviati in tutto il mondo da aziende e pubbliche amministrazioni, che comprendono 70 annunci e 197 progetti concreti (di cui 83 operativi, il resto sperimentazioni o proof of concept). Rispetto al 2019, sono cresciuti del 59% i progetti concreti, mentre gli annunci sono calati dell’80%: è segnale di un mercato più maturo, che si concentra su iniziative più operative e sulla creazione di ecosistemi.

I paesi più attivi nella blockchain sono Stati Uniti, con 72 progetti avviati negli ultimi cinque anni, e Cina, con 35 casi, seguiti da Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19).

Nonostanta abbia subito un rallentamento, con investimenti che nel 2020 valgono 23 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al 2019, l’Italia resta nella top ten dei paesi con più iniziative: al sesto posto al mondo con 18 casi. Seguendo la tendenza generale, anche il mercato italiano è più maturo, con il 60% della spesa destinata a progetti operativi.

Il settore più rappresentato è la finanza, con il 58% della spesa, e l’unico ad aver aumentato gli investimenti (+6%), seguito da agroalimentare (11%), utility (7%) e PA (6%).

Blockchain 2020, le tendenze

Nell’ultimo anno, l’attenzione degli operatori si sta spostando sempre più verso lo sviluppo di applicazioni e meno sulla creazione di nuove piattaforme: il 47% dei casi mappati di progetti con tecnologia blockchain, infatti, utilizza piattaforme esistenti. A questo tema si collega anche la potenziale sfida legata a una “convergenza” o collaborazione sia tra piattaforme diverse sia tra mondo permissionless e permissioned.

Anche grazie allo sviluppo di ecosistemi, il 2020 ha visto una crescita di interesse nella finanza decentralizzata (DeFi), con un aumento di utenti e capitale investito.

Si è innescato un processo di cambiamento dello scenario normativo, a partire dalla Digital Finance Package della Commissione Europea  che punta a indirizzare una regolamentazione per il mondo dei crypto-asset e per la tutela dei consumatori, con la prospettiva di una armonizzazione rispetto alle legislazioni vigenti. Cambia così cambia lo scenario per lo sviluppo di progetti stablecoin, in crescita assieme all’utilizzo di criptovalute.

Il 2020 è stato inoltre l’anno dell’avvio delle valute digitali delle Banche Centrali, dalla sperimentazione della DCEP cinese all’annuncio della BCE di voler realizzare il Digital Euro.

L’emergenza sanitaria ha infine dato una spinta all’adozione di soluzioni Blockchain anche per la gestione dell’identità in ambito clinico/sanitario o economico.

Leggi qui il report dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger

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Insurtech 2021: dalla pandemia una spinta a processi più digitali e integrati

Nel 2021 l’Insurtech procederà con sempre maggiore decisione lungo il percorso digitale intrapreso negli ultimi anni e accelerato dalla pandemia, raccogliendo i frutti della spinta alla digitalizzazione impressa dal Covid19. A dirlo è Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, che in questa analisi per EconomyUp parte dalle recenti evoluzioni della strategia UE in materia per tracciare scenari futuri.

In generale, spiega lo studioso, nel 2021 crescerà l’open finance, arriveranno nuove norme sulla gestione dei dati, si affermerà la finanza decentralizzata, gli attori finanziari tenderanno a proporsi e consolidarsi come piattaforme, si capirà meglio cosa significa sostenibilità per le attività finanziarie e assisteremo a un ulteriore sviluppo dell’ecosistema del fintech (tecnologia applicata alla finanza) nel nostro Paese.

Startup dell’Insurtech: l’”epifania” del 2021

In particolare Renga è convinto che ci sarà quella che lui definisce “epifania” delle startup italiane attive nel mondo del fintech e dell’insurtech. La ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del 2019 ha mappato 326 realtà di questo tipo in Italia, che hanno raccolto complessivamente 654 milioni di euro di fondi. Si prevede che la cifra raddoppierà nel 2021. “Emergerà – afferma Renga – il vero valore di un ecosistema che comunque negli anni precedenti stava già recuperando il ritardo passato“.

Della spinta alla digitalizzazione trarrà beneficio il mondo delle assicurazioni e dell’insurtech, che nel 2021 dovrebbe proseguire nel percorso già avviato nel 2020. “Non significa semplicemente l’adozione di strumenti digitali – sottolinea Renga – ma lo sviluppo di processi e servizi intrinsecamente digitali e integrati. Per alcune PMI e assicurazioni solo un anno fa fa sembrava impossibile sottoscrivere una polizza in digitale, oggi è la normalità. Per l’immediato futuro si prevede un processo sempre più efficace e integrato”.

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ICity Rank 2020, la classifica delle smart city in Italia

Quali sono le città italiane più digitali e sostenibili, le smart city del 2020? Firenze, Bologna, e a sorpresa al terzo posto Milano, che aveva mantenuto la prima posizione per 6 anni di fila.

Questo il podio della classifica secondo ICity Rank 2020, il report sulle smart city italiane realizzato ogni anno da FPA, società del gruppo Digital360, che è stata presentata in occasione dell’evento FORUM PA Città.

Completano la top ten Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari e Venezia.

Le graduatorie settoriali vedono distinguersi: Roma, per i servizi online; Trento (assieme a Bologna, Firenze e Modena) per le app municipali; Cremona (con Bologna e Milano) per le piattaforme digitali; Palermo (con Firenze e Milano) per l’open data; Bergamo e Venezia al secondo posto per wifi pubblico; Bolzano e Mantova per IoT e tecnologie di rete; e a parimerito nella graduatoria della trasparenza Bari, Benevento, Catanzaro, Latina, Novara, Padova e Trento, oltre che Milano e Firenze.

L’accelerazione alla trasformazione digitale delle città italiane non è stata uniforme. Il report rileva una profonda differenza tra Nord e Sud, con l’eccezione di Cagliari (al 9° posto), Palermo, Lecce e Bari tra i primi 20. Le città metropolitane dominano la classifica: sette tra le prime dieci e altre tre tra le prime venti.

Interessante come si distinguano anche le città più colpite dalla pandemia, che hanno avuto una forte “reazione digitale”: cinque tra le prime sette città per incremento di decessi si collocano nelle prime 30 posizioni della graduatoria.

Dal report emerge un buon livello di digitalizzazione delle attività amministrative e rapporto con i cittadini – per quanto si ponga ancora il problema della diffusione di una cultura digitale, sia all’interno delle amministrazioni che tra i cittadini.

Tuttavia, è ancora molto indietro l’implementazione e l’interconnessione delle reti intelligenti nelle città. È questa la grande sfida, necessaria a condurre le città verso i modelli più avanzati di smart city.

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

Per approfondire vai al report originale.

Foto di Pixabay da Pexels

L’articolo 2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo proviene da InsuranceUp.


2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

Per approfondire vai al report originale.

Foto di Pixabay da Pexels

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ICity Rank 2020, la classifica delle smart city in Italia

Quali sono le città italiane più digitali e sostenibili, le smart city del 2020? Firenze, Bologna, e a sorpresa al terzo posto Milano, che aveva mantenuto la prima posizione per 6 anni di fila.

Questo il podio della classifica secondo ICity Rank 2020, il report sulle smart city italiane realizzato ogni anno da FPA, società del gruppo Digital360, che è stata presentata in occasione dell’evento FORUM PA Città.

Completano la top ten Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari e Venezia.

Le graduatorie settoriali vedono distinguersi: Roma, per i servizi online; Trento (assieme a Bologna, Firenze e Modena) per le app municipali; Cremona (con Bologna e Milano) per le piattaforme digitali; Palermo (con Firenze e Milano) per l’open data; Bergamo e Venezia al secondo posto per wifi pubblico; Bolzano e Mantova per IoT e tecnologie di rete; e a parimerito nella graduatoria della trasparenza Bari, Benevento, Catanzaro, Latina, Novara, Padova e Trento, oltre che Milano e Firenze.

L’accelerazione alla trasformazione digitale delle città italiane non è stata uniforme. Il report rileva una profonda differenza tra Nord e Sud, con l’eccezione di Cagliari (al 9° posto), Palermo, Lecce e Bari tra i primi 20. Le città metropolitane dominano la classifica: sette tra le prime dieci e altre tre tra le prime venti.

Interessante come si distinguano anche le città più colpite dalla pandemia, che hanno avuto una forte “reazione digitale”: cinque tra le prime sette città per incremento di decessi si collocano nelle prime 30 posizioni della graduatoria.

Dal report emerge un buon livello di digitalizzazione delle attività amministrative e rapporto con i cittadini – per quanto si ponga ancora il problema della diffusione di una cultura digitale, sia all’interno delle amministrazioni che tra i cittadini.

Tuttavia, è ancora molto indietro l’implementazione e l’interconnessione delle reti intelligenti nelle città. È questa la grande sfida, necessaria a condurre le città verso i modelli più avanzati di smart city.

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