Innovation Detective: perchè le polizze casa tecnologiche non hanno incontrato il loro mercato?

Una compagnia assicurativa, che chiameremo Gamma, ha un progetto sullo scaffale per una polizza tecnologica per la casa basata su avanzate applicazioni Internet of Things: sensoristica, monitoraggio dei consumi e della qualità dell’aria, cyber-security, sistemi avanzati di anti-intrusione. L’idea è quella di superare la barriera del mercato polizze smart home, molto piccolo rispetto al suo potenziale.

Smart Home in crescita: quale le prospettive per le assicurazioni?

Ma è un progetto che, in questa compagnia come in tante altre, non riesce ad avere successo. Perché non sa rispondere ad una domanda vecchia di decenni e davvero interessante: come mai le polizze casa non hanno incontrato il loro mercato?

Indaga sul caso Irene Cassarino, CEO e fondatrice di The Doers, autrice del libro Mercati Infiniti e Innovation Consultant, o meglio Innovation Detective. Perché occuparsi di innovazione, per lei, equivale a vedere il mondo come la scena di un crimine.

“Gamma aveva salette appositamente progettate per organizzare interviste e focus group coi clienti, ma noi cercavamo i dettagli, i dettagli si trovano sulla scena del crimine e almeno quella era nota: le case delle persone. Prima di andare a sbirciare abbiamo delimitato col nastro giallo due cerchi concentrici: in mezzo i sottoscrittori di polizze, da cui siamo partiti, e poi i non sottoscrittori”

Nel caso dei sottoscrittori, è emerso che il problema principale che la polizza casa risolveva aveva a che fare con un rischio, ma non esattamente quello che diceva Gamma. Era il rischio di non riuscire a sottoscrivere il mutuo per l’acquisto della casa, che aveva la polizza come requisito obbligatorio.

Ai non sottoscrittori abbiamo chiesto – tra le altre cose – se fossero al corrente del costo di una polizza casa, e sono usciti numeri allineati con una polizza auto (commettevano un falso sillogismo), quindi del tutto fantasiosi. La polizza di fatto concorreva con una rete assicurativa privata fatta da famiglia, vicini, conoscenti.”

Poi l’intuizione, dalle parole della signora Luisa, a Napoli, zona notoriamente sismica: “Il quartiere sismico è quello, non il mio! Lì, forse, hanno anche l’assicurazione.” Una resistenza quindi ad accettare il rischio.

“La cosa interessante è che la resistenza all’accettazione del rischio viene meno se l’evento rischioso è riconosciuto anche da altri e la responsabilità è condivisa. Perciò se il vicino si assicura, e te lo rende noto, allora lo fai anche tu. Si tratta di un mercato che cresce con la referenza, un po’ come i social network”

Scoperto il colpevole, Gamma ha così potuto reindirizzare i suoi sforzi su una diversa soluzione.

“Ha convenuto che la strada per allargare il mercato non fosse quella della maggiore sofisticazione del prodotto assicurativo. Ha deciso di semplificarlo e verticalizzarlo – proponendo ad esempio l’assicurazione per il solo cane, o per il solo furto, o per quelli maldestri in cucina.

Alla semplificazione dell’architettura prodotto è seguita una maggiore consapevolezza da parte del cliente, che ha portato una maggiore fruizione dei benefici, una maggiore referenza alla propria rete sociale, e anche una maggiore disponibilità a pagare. La tecnologia sensoristica è stata usata con più precisione, per esempio nel collare del cane.”

Leggi questo e altri casi di Innovation Detective in versione integrale su Economyup!

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L’assicurazione del futuro è collaborativa: l’insurtech come fattore abilitante

La trasformazione digitale del settore insurance è uno sforzo collaborativo, e sempre più attori se ne stanno rendendo conto. Oggi il paradigma dell’innovazione per il settore assicurativo è cambiato: se fino a qualche anno fa sembrava fondamentale dotarsi di una struttura specifica per l’innovazione, e, al tempo stesso, le partnership con altri player non fossero fondamentali, oggi emerge al contrario una netta preferenza per un modello di innovazione diffusa, in cui il 50% degli intervistati non ha nominato un responsabile dell’innovazione e il 96% afferma di aver avviato collaborazioni con diverse categorie di player, prima tra tutti con enti accademici e Insurtech.

È quanto emerge dalla ricerca L’assicurazione del futuro e i modelli abilitanti condotta da EY e IIA – Italian Insurtech Association – in collaborazione con REVO, unico operatore insurtech italiano dedicato al business delle specialty lines e dei rischi parametrici per le PMI – volta a identificare l’impatto dell’innovazione sul modello organizzativo delle assicurazioni.

“Stiamo finalmente assistendo ad una sempre maggior volontà di collaborazione, più che di competizione, tra gli attori del mondo assicurativo e l’Insurtech, una collaborazione che noi in quanto associazione promuoviamo ormai da tempo” spiega Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA – Italian Insurtech Association. “ La necessità per il settore di acquisire competenze digitali è ad oggi l’unica strada per far sì che l’industria assicurativa non perda di competitività. L’insurtech non deve essere visto come una minaccia, esattamente come non lo è la tecnologia. Quest’ultimi, infatti, devono essere percepiti come facilitatori, strumenti in grado di velocizzare processi e aiutare l’industria ad andare incontro alle nuove esigenze dei consumatori. La vera minaccia arriva dai Big Tech, come Tesla e Amazon, che stanno entrando nell’industria assicurativa e potrebbero spostare gli equilibri entro pochissimo tempo.”

Come è stata svolta la ricerca

La ricerca consiste in oltre due mesi di analisi di mercato dedicate analizzando il punto di vista di oltre 30 operatori. Pensata per fornire una visione di medio e lungo periodo sui trend che dominano il mondo assicurativo, offre una visione a 360° che tocca gli aspetti organizzativi, strutturali e strategici dei principali operatori di settore, con un approccio cross-industry che include compagnie assicurative, Insurtech, riassicuratori, intermediari e bancassurance.

Innovazione nell’insurance: il CEO al centro, essenziali le partnership

Relativamente ai modelli di gestione dell’innovazione nelle compagnie assicurative, che l’azienda decida di creare una funzione ad hoc per l’innovazione o meno, è di fondamentale importanza che sia il CEO stesso ad incentivare e promuovere una cultura dell’innovazione che si rifletta in maniera trasversale e a tutti i livelli nella strategia aziendale.

Chi pensa dovrebbe esser il principale sponsor dell’innovazione in azienda?

 

Il 79% degli intervistati ritiene inoltre che un approccio davvero efficace per favorire la crescita e l’innovazione non possa prescindere dalle partnership, in un’ottica di open innovation e collaborazione nella definizione di nuovi prodotti e servizi. In un mondo che cambia rapidamente, le compagnie non possono basarsi soltanto su logiche “Build” (sviluppo interno) e “Buy” (crescita per acquisizioni), ma devono individuare la giusta combinazione tra rischio ed economicità

Quali di questi approcci ritiene essere più efficace per favorire la crescita e l’innovazione?

A conferma dell’importanza attribuita alle partnership nell’attuale scenario competitivo, il 96% degli intervistati afferma di aver avviato collaborazioni con diverse categorie di player, prima tra tutti con enti accademici e insurtech. In particolare, il 45% del campione ha avviato collaborazioni con tech company, il 66% con enti accademici, il 59% con Insurtech e il 34% con acceleratori o incubatori. Le insurtech, inoltre, sono percepite dall’80% degli intervistati come un’opportunità per abilitare nuovi prodotti, nuovi processi e migliorarne l’efficienza.

Come viene percepito all’interno dell’azienda il ruolo che le InsurTech stanno assumendo sul mercato?

Cresce la consapevolezza dell’importanza delle competenze

Tra gli aspetti fondamentali per incentivare l’innovazione nel settore assicurativo, inoltre, i 2/3 degli intervistati citano le iniziative di up/reskilling. Infatti, l’86% del campione rileva un gap di competenze tecniche digitali all’interno della propria azienda e l’83% (+30% rispetto all’anno precedente) ha già avviato percorsi di formazione specifica su temi di innovazione e trasformazione digitale per i propri dipendenti.

I trend: sostenibilità, cybersecurity e open insurance nella top 3

“Dall’analisi dei principali trend che dominano il settore assicurativo, emerge come il tema della sostenibilità sia sempre più in cima alle agende di tutti gli operatori di mercato” nota Francesco Pisapia, Insurance Consulting leader di EY in Italia. “La crescente attenzione verso l’impatto ambientale del proprio operato, mossa anche dalle sempre più consistenti spinte regolamentari, ha portato la maggior parte dei player a compiere importanti passi avanti verso modelli di business sostenibili. Accanto al tema “Sustainability & ESG” (66%) spicca anche quello Cyber security (59%): alla luce dell’attuale scenario geopolitico ci si aspetta un interesse e una domanda crescente per servizi di mitigazione del rischio informatico, che, data la gravità e la frequenza delle violazioni, non tutti gli operatori sono disposti ad affrontare. Al tempo stesso tendenze come l’adesione ad ecosistemi di Open Insurance (59%) e la realizzazione di una Data Driven strategy (55%) attraverso l’uso dell’Artificial Intelligence e del Machine Learning per l’analisi predittiva acquistano sempre maggior rilevanza agli occhi degli intervistati”.

Cala invece l’interesse per la Behavioural Insurance, per cui il mercato italiano si conferma ancora prematuro, la Connected Insurence tramite tecnologie IoT, con dispositivi troppo costosi e poco fluidi nell’interoperabilità dei dati, e l’On-Demand, che rischia di creare un processo di anti-selezione attraendo clienti che si rivelano più soggetti a comportamenti rischiosi.

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Digital health: cos’è, vantaggi e mondo insurance

L’impatto della trasformazione digitale ha rivoluzionato in modo irreversibile anche il settore della sanità, con l’ascesa del settore digital health, o e-health. Complice la pandemia di Covid-19, infatti, la sanità digitale sta rivoluzionando gli schemi tradizionali dell’ambito medico: dal rapporto tra medico e paziente all’archiviazione dei dati sensibili, passando per le modalità con cui effettuare le visite, le attività di screening e di monitoraggio.

Che cos’è la digital health

La digital health, o salute digitale,  è il punto d’incontro tra tecnologie digitali e il settore della salute personale, del benessere, dell’assistenza sanitaria. La digital health è telemedicina, ma è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics, IoT e dispositivi indossabili, robotica, e via dicendo.

E’ un settore piuttosto ampio, che cerca di rispondere fondamentalmente a una mission: una sanità migliore, più accessibile per tutti, più efficiente, più intelligente.

I vantaggi della e-health

L’e-health abbandona l’approccio tradizionale in cui l’attenzione è posta principalmente sul ruolo del medico per adottare una visione nuova e integrata, che mette il paziente al centro di ogni processo. Nella sanità digitale infatti il paziente non è più un destinatario passivo, ma diventa attore attivo che ha a disposizione tutti gli strumenti necessari per accedere alle cure in modo rapido ed efficiente, contando su consigli e informazioni affidabili e comunicate in modo tempestivo, non appena ne sorge la necessità. Di conseguenza, ogni paziente viene immediatamente identificato dai medici con cui si confronta, che possono così seguirlo in maniera efficace e, soprattutto, personalizzata.

Altro importante vantaggio dell’e-health sta nelle procedure di trattamento dei dati: la sanità digitale infatti offre maggiori garanzie riguardo alla trasparenza dei dati sanitari, permettendo ai pazienti di mantenere il controllo per decidere con chi condividerli e per quali scopi.

Infine, l’e-health porta i benefici della medicina a portata di tutti, in ogni luogo e in ogni momento, grazie alla possibilità di organizzare visite anche in modalità virtuale e ricevere quindi un parere medico a distanza, evitando contatti non necessari.

La digital health e la sanità territoriale

La salute digitale fa rima con prevenzione, personalizzazione, sanità di prossimità, sanità territoriale.

Quest’ultima è quella che ha fatto acqua in Italia nell’emergenza Covid e che ci ha distinto per numero di morti da Paesi come la Germania, dove il supporto sanitario a domicilio è molto più diffuso, come dice l’Osservatorio delle Malattie Rare, che sottolinea: ‘Tra gli addetti ai lavori, ma anche nella consapevolezza collettiva, è ormai piuttosto chiaro che il problema di gestione sanitaria dell’emergenza COVID-19 non fosse tanto, o anzitutto, nella quantità di posti letto, quanto nella facoltà di ‘arrivare prima’ del ricovero, e semmai evitarlo. Facoltà che da anni si invoca con la formula della “sanità territoriale”, che altro non è che la possibilità di dialogo tempestivo e assistenza diretta. Semplice, a casa, addirittura a portata di smartphone o PC. Basta chiedere a Paesi europei come la Germania, dove il ‘mistero dei pochi morti’, a fronte di contagi vicini ai nostri, in realtà non c’è, perché trova risposta in un sistema personalizzato di supporto sanitario, anzitutto a domicilio”.

Sono anni che la digital health si va sviluppando in tutto il mondo e che molti esperti ci dicono che è il futuro della medicina e della sanità, ne avevamo parlato con Roberto Ascione fondatore di Healthware, ma con la pandemia ogni possibile remora culturale, comportamentale, organizzativa ha ceduto di fronte alla necessità di farvi ricorso, mostrando palesemente quanto gli strumenti tecnologici possano fare la differenza nella gestione sanitaria. Lo hanno capito i medici in primis.

Per esempio, secondo un report di CompuGroup Medical (CGM) sulla risposta digitale in Italia all’emergenza Covid-19, durante la pandemia oltre 4mila medici, farmacisti, dentisti, psicologi e altri operatori hanno utilizzato la piattaforma di teleconsulto Clickdoc, fornita gratuitamente durante l’emergenza per alimentare la relazione medico-paziente, salvaguardare la continuità assistenziale, con particolare riferimento alla cronicità. Migliaia di farmacie in tutta Italia hanno inoltre aderito a ricettainfarmacia.it, sistema che, fornito anch’esso gratuitamente, permette al paziente l’invio della ricetta elettronica (NRE) direttamente alla sua farmacia, così da ridurre spostamenti e file e ricevere i medicinali anche a domicilio.

Questa è solo una parte dello scenario “competitor” che si è creato tra le applicazioni di telemedicina nate o cresciute sull’onda dell’emergenza: l’ Instant Report COVID-19 n. 8 di ALTEMS del maggio 2020, evidenziava infatti come molte aziende sanitarie avessero attivato servizi di telemedicina, dedicati sia ai pazienti Covid che non-Covid, già nelle prime fasi dell’emergenza. In generale, secondo la società di consulenza Deloitte, l’emergenza COVID-19 ha complessivamente accelerato l’utilizzo del digitale, sia per i pazienti che per gli operatori sanitari.

Vi sono poi diverse piattaforme “private”: PagineMediche.it – che a marzo 2021 in 10 giorni ha visto l’iscrizione di oltre mille medici alla sua piattaforma di videovisita –, Miodottore.it, DaVinci Salute, Telemedicina del Centro medico Santagostino, Topdoctors, LiviConnect, Ultraspecialisti, ecc. Come riporta la tabella precedente, infatti, l’universo digital health comprende altro oltre alla telemedicina: è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, etc.

L’ecosistema digital health

A livello di player l’ecosistema comprende grandi aziende, startup, istituzioni, investitori, il mondo dei medici, degli operatori sanitari e dei farmacisti, le strutture ospedaliere pubbliche e private, le RSA, i pazienti stessi e i caregiver, il mondo della formazione, delle università, della ricerca, ma anche quello delle assicurazioni. Il successo della digital health dipende da tutti questi elementi ed è un processo anche culturale, che mette la persona al centro e ha come obiettivo il miglioramento della salute individuale e del sistema sanitario.

Sul fronte del venture capital e delle startup, che tendono a dettare le tendenze di quello che chiamiamo “futuro”, è opinione degli esperti che nonostante un rallentamento generale degli investimenti registrato negli ultimi due anni, causa coronavirus, nel prossimo futuro il settore sarà probabilmente più vivace proprio negli ambiti direttamente coinvolti nella lotta alla pandemia (i.e., settore dei dispositivi medici e biotecnologie) o in quelli che prevediamo possano influenzare la ripresa dell’economia mondiale nella fase post-Covid-19, in primis la digital health.

Chiara Maiorino (EIT Health Italia): il settore Health in Italia ha un grande potenziale, serve coesione

Esempi e applicazioni della digital health

L’e-health fa affidamento sulle tecnologie di connessione di ultima generazione, come il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale. Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Fondamentali anche i dispositivi interconnessi Internet of Things (IoT), che possono rappresentare un valido aiuto per i medici quando applicati alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso. Un esempio pratico sono gli smartwatch o gli altri dispositivi wearables che permettono di tenere sempre sotto controllo il battito cardiaco, l’ossigenazione e altri parametri vitali. Questo a sua volta aiuta il campo della medicina preventiva, basata proprio sulle attività di screening precoce.

Come accennato, tra gli esempi di applicazione della digital health troviamo anche la possibilità di svolgere visite mediche a distanza, tramite la telemedicina, e poter quindi ricevere consulti in ogni luogo e in ogni momento. L’e-health permette anche di conservare i dati dei pazienti in modo semplice e sicuro, e di analizzarli con tecnologie all’avanguardia, come l’intelligenza artificiale, per definire terapie ad hoc, affidabili e personalizzate.

Infine, la medicina virtuale semplifica le comunicazioni tra medico e paziente e facilita anche il monitoraggio dell’aderenza terapeutica, per esempio tramite app per smartphone che collegano in video farmacista, medico e paziente per garantire che quest’ultimo assuma il dosaggio di farmaco prescritto nel momento giusto e secondo le modalità indicate.

Il futuro è nella Digital Health

Altro esempio di successo nel campo dell’e-health è il servizio di teleassistenza infermieristica specializzata fornito da ParkinsonCare. Ideato da Careapt – startup del gruppo Zambon – e reso gratuito fin dalle primissime fasi dell’emergenza Covid-19 grazie alla collaborazione con Confederazione Parkinson Italia Onlus, nei primi mesi della pandemia ha contribuito a realizzare 4.500 interventi di supporto a persone con malattia di Parkinson e ai loro familiari, di cui 3.389 in teleassistenza infermieristica, 235 video-consulti con neurologi e altri professionisti del team multidisciplinare, 7 accessi al MMG e 2 soli accessi al pronto soccorso.

Di questo esempio italiano hanno parlato anche pubblicazioni scientifiche internazionali,  come il  Journal of Parkinsonisms and Related Disorders o The Lancet, per sottolineare l’importanza della telemedicina nell’assistenza ai malati di diverse patologie, in particolare di quelle neurodegenerative, che possono essere costantemente monitorate da una rete di figure altamente specializzate all’interno del proprio ambiente domestico, da cui è possibile restituire una prospettiva più realistica delle condizioni del paziente. Si tratta del cosiddetto modello “home-hub-and-spoke”, che mette in comunicazione l’ambito domestico, i professionisti sanitari e il personal care manager, una figura che affianca il paziente nella vita quotidiana, organizzando l’intervento di tutti gli attori coinvolti.

Quello della salute digitale (Digital Health) è stato anche uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, organizzata nel 2020 e dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Appartiene a questa categoria anche una delle tre startup vincitrici: Morphogram, piattaforma innovativa dedicata ai professionisti del mondo della nutrizione.

Morphogram®, la piattaforma innovativa per il mondo della nutrizione

Digital health e assicurazioni

Il mondo assicurativo si è adeguato rapidamente alle nuove richieste e alle possibilità offerte dalla sanità digitale. Molte startup attive in ambito medico, per esempio, da anni offrono la possibilità di ricevere consulti in modalità virtuale, approfittando quindi della telemedicina.

Altra potenzialità dell’e-health sfruttata dal mondo insurance è quella della cartella clinica elettronica, quindi l’archiviazione digitale dei dati sanitari di un paziente, che in questo modo diventano sicuri, facilmente condivisibili e sempre consultabili.

Inoltre alcuni dispositivi Internet of Things (IoT) collegati all’e-health, come gli smartwatch o altri strumenti in grado di misurare i parametri vitali, possono aiutare le compagnie assicurative a tenere sotto controllo il livello di salute dei propri pazienti, promuovendo se necessario l’adozione di comportamenti salutari.

La grossa mole di dati raccolti e immagazzinati tramite l’e-health può poi essere analizzata tramite l’intelligenza artificiale, che permette di rielaborarli rapidamente per adattarli alle esigenze specifiche del mondo assicurativo.

Le startup in primo piano

Ro

Tra le principali startup attive nel mondo e-health troviamo l’americana Ro, una piattaforma digitale per la salute che si prende cura del paziente dalla diagnosi alla delivery della cura e all’assistenza. Nata a New York nel 2017, fino ad oggi ha raccolto investimenti per un miliardo di dollari.

Il suo Ceo CEO Zachariah Reitano ha espresso un concetto molto importante a Crunchbase. “Pensiamo che l’assistenza sanitaria digitale sia qui per restare”, ha detto Reitano. “Anche se non tutte le problematiche sanitarie sono adatte per l’assistenza a distanza, pensiamo di essere nel bel mezzo di un massiccio cambiamento paradigmatico verso una mentalità digitale, dove i pazienti penseranno prima di tutto se possono ricevere un’assistenza sicura e di alta qualità online, e poi cercheranno un’assistenza di persona, se può servire meglio le circostanze specifiche”.

1000Farmacie

Un esempio italiano recente è invece 1000Farmacie, che a febbraio 2022 ha raccolto 15 milioni di dollari in un round di investimenti guidato da P101 SGR e HBM Healthcare Investments.

La società è nata nel 2019 con lo scopo di unire le migliori farmacie italiane, con i rispettivi magazzini, per mettere a disposizione degli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti al prezzo migliore e riceverli direttamente a casa tramite il servizio di consegna, ma, complice il Covid, ha già ampliato la sua missione.

“L’attuale esperienza sanitaria è estremamente frammentata comportando disagi per il cliente finale. 1000Farmacie punta a unificare l’esperienza sanitaria digitale: dall’acquisizione di informazioni attendibili online alla consegna di farmaci a domicilio in poche ore, passando per il teleconsulto e i test diagnostici. La nostra piattaforma riunisce in modo sinergico circa 1000Farmacie autorizzate, con l’obiettivo di offrire ai consumatori il più grande assortimento disponibile e la possibilità̀ di acquistare in sicurezza online direttamente dalle farmacie di fiducia”, ha affermato il CEO e cofondatore Nicolò Petrone.

DaVinci Healthcare

Un altro esempio, sempre italiano, è DaVinci Healthcare, che sta vivendo una grandissima crescita. Nel 2020, per esempio, la startup ha lanciato una campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma BacktoWork che ha raggiunto l’obiettivo minimo di 50 mila euro già 29 giorni prima della chiusura programmata.

DaVinci è una startup innovativa che fa telemedicina, in particolare teleconsulti e telemonitoraggi, facendo leva sulle più avanzate tecnologie, offrendo servizi medici e psicologici a distanza in video o chat. Il servizio è offerto tramite app o webapp e garantisce un tempo di attesa massimo di 20 minuti.

A maggio 2022 il sito di DaVinci Healthcare conta 650 mila visite all’anno, e i suoi sistemi organizzano 35 mila appuntamenti medici.

AllWell

Nata a Milano nel 2021, AllWell è una startup insurtech italiana per il segmento salute che punta a rendere più semplice e fruibile la copertura sanitaria, così da prevenire piuttosto che curare. Si tratta di un modello di copertura assicurativa interamente tecnologico e digitale per prestazioni sanitarie, con soluzioni parametriche basate su abbonamento mensile.

“L’idea deriva da un’intuizione: quelli che sono gli elementi alla base della trasformazione digitale del settore assicurativo, ovvero una fiducia limitata da parte della clientela e l’importanza del networking, una complessità dei processi e un’attivazione del servizio in momenti difficili, entrano in sinergia con il settore health” ha spiegato a InsuranceUp il founder Gerardo di Francesco.

Qui un approfondimento

A settembre 2021 AllWell ha lanciato una versione beta, e una volta terminata la fase di testing la piattaforma sarà aperta al mercato. “Tra i nostri progetti futuri prevediamo servizi di mappatura genetica, sistemi di gestione del rischio legati ai parametri vitali rilevati da wearable, attività di donazione del sangue” ha spiegato Di Francesco.

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FORUM PA 2022, torna in modalità ibrida l’evento per fare il punto sulla ripartenza

Il settore insurance è ormai inscindibile dal processo di trasformazione digitale che (poco a poco) sta coinvolgendo il nostro paese. Ma a che punto è questa rivoluzione in Italia, e come cambieranno le cose con l’investimento delle risorse messe a disposizione tra PNRR e nuova programmazione europea?

Questo il fulcro dell’edizione 2022 di Forum PA, l’evento annuale dedicato all’innovazione della Pubblica Amministrazione: quattro giorni di eventi, sia fisici sia virtuali, per fare il punto sull’attuazione degli investimenti e delle riforme necessarie a ripartire.

Dal 14 al 17 giugno 2022, l’evento si terrà in formato ibrido presso il centro congressi Auditorium della Tecnica a Roma e sull’innovativa piattaforma di FPA per la trasmissione digitale degli eventi, che consentirà di seguire l’intero programma congressuale e partecipare attivamente grazie alle funzionalità di meeting e live chat.

Un’occasione unica di incontro e dialogo tra i diversi protagonisti della ripartenza del Paese. Al centro del confronto le tre transizioni (amministrativa, digitale e verde) necessarie per la ripartenza e le principali politiche verticali per il rilancio del Paese: dalle infrastrutture alla mobilità, dalla ricerca ai sistemi di welfare. Tutti i temi sono uniti da un filo rosso: il PNRR e gli obiettivi del ciclo di programmazione 2021-2027 dei Fondi strutturali.

Qui è possibile scaricare il programma

Tra gli ospiti di Forum PA 2022: i Ministri Renato Brunetta, Vittorio Colao, Enrico Giovannini, il premio Nobel Michael Spence, la professoressa dell’Harvard Business School Francesca Gino, l’Ambasciatore italiano in Kazakhistan Marco Alberti, il Professore della Harward Law School Cass Sunstein, il Chief Digital Officer della Città di Rotterdam Bas Boorsma, l’atleta, coach e speaker motivazionale Paola Gianotti, l’ex allenatore di volley oggi docente della Scuola Holden di Torino Mauro Berruto.

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Due anni di insurtech in Italia: i numeri di una svolta tra luci e ombre

“E pensare che due anni fa, quando è nata Italian Insurtech Association, il mercato insurtech muoveva i primi passi…”, ricorda Simone Ranucci Brandimarte, co-fondatore e presidente dell’Associazione che festeggia il suo secondo compleanno in un contesto profondamente cambiato. Il 2021 si è chiuso con 280 milioni di euro di investimenti complessivi (di cui 10 in startup), un incremento del 460% sul 2020, e di pari passo è aumentata nelle compagnie assicurative la consapevolezza dell’importanza della trasformazione digitale.

In due anni Italian Insurtech Association ha organizzato circa 170 eventi ai quali hanno partecipato oltre 30.000 persone, ha diffuso circa 40 report e ricerche per monitorare i trend di mercato su temi chiave, e un ambizioso Manifesto in 13 punti per sostenere la transizione digitale dell’industria, con l’obiettivo di raggiungere 1 miliardo di euro di investimenti nel 2023.

In occasione dell’entrata nell’Associazione di sei nuovi Soci Senior (Chubb, expert.ai, Generali, ICG, Sara e Telepass), abbiamo fatto con Presidente Simone Ranucci Brandimarte un bilancio dei primi due anni di Italian Insurtech Association, che è anche una riflessione sul mercato dell’innovazione nell’industria assicurativa.

Presidente, cominciamo dal 2020, quando avete creato Italian Insurtech Association. Com’era la situazione?

Non c’erano investimenti significativi, e quelli che c’erano erano principalmente negli Stati Uniti. L’Europa era ancora arretrata e aveva un ruolo secondario.

insurtech 2022

Nel tempo poi la situazione è cambiata e abbiamo assistito ad una crescita costante dell’Insurtech anche in Italia: sono infatti aumentati gli investimenti in startup da parte delle compagnie assicurative e degli intermediari, con quasi 10 milioni di euro nel 2021, rispetto ai 5,1 del 2020, secondo i dati emersi dall’Insurtech Investment Index 2022, ideato da IIA ed elaborato dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano.

Secondo la ricerca, durante il 2021, il 27% degli intervistati ha effettuato almeno un investimento in una startup Insurtech, contro il 19% del 2020, a conferma di un progressivo e continuo interesse verso il settore e la consapevolezza di dover accelerare su progetti innovativi e sullo sviluppo di nuovi servizi digitali, spesso realizzati dalle startup: e nel 2020 il 26% dei CEO di Compagnie Assicurative vedevano l’Insurtech come priorità, saliamo all’81% a inizio 2022.

A questi temi sono riconducibili 14 operazioni per un valore di 9,7 milioni di euro, e un capitale medio investito a circa 0,7 milioni. L’86% di questi investimenti sono diretti a startup con sede in Italia, mentre il 7% verso startup con sede in Europa e il 7% nel mondo.

Questi trend e i dati che abbiamo raccolto e che stiamo raccogliendo ci portano a credere che al 2023 arriveremo a 1 miliardo di investimenti in Insurtech.

Quali sono gli aspetti principali che avete visto migliorare?

Come già detto, abbiamo visto aumentare il valore degli investimenti in Insurtech e accanto a questa crescita abbiamo assistito – inevitabilmente – ad uno sviluppo delle competenze tecniche e digitali, ambito che è migliorato anche se non è ancora sufficiente.

Un altro aspetto molto rilevante poi, riguarda l’Open and Embedded Insurance che è un po’ al centro della rivoluzione Insurtech in quanto rappresenta da un lato un valore per il consumatore finale, dall’altro un valore per il fornitore di prodotti o servizi. Assicuratori e riassicuratori sono fortemente interessati ad adottare questo modello, perché offre la possibilità di conquistare clienti digitali, con costi pari a zero, sfruttando la base clienti di un partner distributivo, oltre ad offrire al cliente una customer experience di tipo digitale e in linea con le sue aspettative.

Sulla base delle nostre ricerche e stime, il numero di aziende non assicurative che offrono al loro parco clienti prodotti e servizi assicurativi è aumentato del 426% rispetto al 2018. A Giugno 2018 erano state censite 23 aziende che avevano venduto polizze a quasi 220 mila clienti. A Giugno 2021 il numero di queste aziende è aumentato a oltre 120 aziende con un numero di clienti superiori alle 810 mila unità, e prevediamo che entro il 2025 sia il numero delle aziende che il numero dei clienti possa aumentare fino a 10 volte.

Quali sono i principali obiettivi raggiunti finora dall’Associazione?

L’Associazione si è dotata di un Manifesto, che viene aggiornato di anno in anno e che verifichiamo con gli associati ogni mese, proprio per avere assoluta consapevolezza di dove siamo e di dove vogliamo andare.

Rispetto ai nostri obiettivi sicuramente ci sentiamo di avere dato, anche se indirettamente, una spinta agli investimenti, avendone comunicato costantemente e con forza la necessità. Inoltre, siamo gli unici in Italia a misurare nel dettaglio gli investimenti e a fare proposte concrete per l’Insurtech, e anche grazie a questo ci stiamo avvicinando al miliardo di investimenti al 2023.

Un altro obiettivo per il quale abbiamo lavorato tanto riguarda la formazione, ambito nel quale abbiamo portato avanti molte iniziative. Abbiamo realizzato con successo due edizioni del Master Insurtech, e stiamo già lavorando alla terza; in collaborazione con il Silicon Valley Innovation Center abbiamo realizzato due edizioni del Corso Executives; infine, abbiamo messo on line una piattaforma di e-learning accessibile a chiunque, la Tech Education Academy – TEA.

Non sono mancate poi le attività legate al Regtech, su cui abbiamo un tavolo permanente ci confrontiamo con IVASS. Abbiamo allargato la nostra rete stringendo numerose partnership internazionali, con la Gita e con il DIA per citarne due. Abbiamo dato una grande spinta all’adozione della SPID per gli associati, in accordo con Namirial e accelerato la creazione di un fronte comune portando l’Insurtech su tutte le testate, dalle più piccole alle più rilevanti.

Quali sono invece i principali punti critici del panorama italiano Insurtech?

Nonostante i numeri e nonostante gli investimenti in Insurtech in Italia siano cresciuti, c’è ancora tanta strada da fare per raggiungere l’obiettivo di un miliardo di euro di investimenti al 2023, specialmente per quanto riguarda le Startup.

L’obiettivo del miliardo di euro di investimenti al 2023 è importantissimo da un lato per aumentare la competitività del settore, che rischia di rimanere indietro e schiacciato rispetto ad altri players maggiormente digitalizzati e al passo coi tempi, dall’altro perché la domanda è completamente diversa oggi, e l’industry deve attrezzarsi per fornire risposte, servizi e prodotti adeguati.

In quest’ottica, le startup sono fondamentali, ma in Italia sono pochissime quelle che sono riuscite ad ottenere investimenti lo scorso anno, solamente 8. Un numero davvero piccolo se si pensa che in Inghilterra, Francia e Germania hanno ottenuto investimenti rispettivamente 30, 18 e 16 Startup. Se poi si guarda alle cifre, il dato è ancora più discordante. In Francia, nel 2021, sono stati investiti in Startup Insurtech 601 milioni di euro, in Germania 749 e in Inghilterra 882; in Italia , la cifra investita in Startup Insurtech nel 2021 ammonta solo a 17 milioni di euro.

Per quanto quindi rispetto al 2020 ci siano stati ampi miglioramenti, per il nostro Paese la strada è ancora in salita. Se volgiamo che l’economia cresca, se vogliamo essere un mercato interessante per gli investitori stranieri, se vogliamo che il PIL aumenti, gli investimenti Venture Capital in Startup dovranno aumentare e di conseguenza aumenteranno il numero di nuovi profili e di risorse assunte. C’è una fortissima correlazione tra questi tre fattori, e non ci sarà crescita del Paese senza crescita delle startup

insurtech 2022

La crescita della startup da sola, però, non può bastare. Che cos’altro serve?

Un altro punto critico del panorama italiano sono senza dubbio le competenze. Secondo il Report sulle Competenze che abbiamo pubblicato a febbraio, entro il 2024 saranno inseriti all’interno filiera 7 mila nuovi profili con competenze tecnologiche avanzate: ingegnere robotico, esperti di analisi dei dati e in cybersecurity, cloud architect, ecc., ma si punterà anche sulla formazione di top manager, intermediari e dipendenti in ambito tecnologico e digitale per superare il forte gap ancora esistente.

Il 50% dei profili ricercati oggi non è mai stato impiegato in azienda, ma assumerà nei prossimi 3 anni un ruolo strategico nella transizione digitale del settore, fondamentale per rafforzare la competitività dell’intero mercato assicurativo italiano. Al tempo stesso per allineare il mercato assicurativo ai nuovi trend e al ruolo sempre più strategico dell’insurtech, il settore dovrà fortemente investire in formazione: nei prossimi 3 anni, saranno formati circa 50 mila profili professionali.

Esiste un forte gap di competenze tecnologiche soprattutto tra gli intermediari, che rivestono un ruolo centrale all’interno della catena del settore, e i dipendenti di compagnie assicurative. Tra gli intermediari il 85% ritiene che la propria organizzazione non abbia competenze tech e digital adeguate al mercato e la metà è molto preoccupato di questo divario rispetto ai cambiamenti in atto nel settore. Per questo motivo circa 7 intermediari e dipendenti su dieci auspicano di ricevere una formazione digitale nei prossimi 12 mesi per rimanere al passo con l’evoluzione del mercato

Uno scenario differente viene fornito dal top management dell’azienda, secondo i quali le competenze tech e digital della propria organizzazione sono in linea con l’evoluzione del mercato, ma concordano sul fatto che la creazione di competenze tech e digital all’interno dell’organizzazione sia una priorità molto elevata.

Il Gap di competenze tech e digitali resta una delle sfide principali per il settore dell’Insurtech italiano. Le figure che si stanno cercando sono profili altamente tecnici, difficili da reperire, figure che sino a poco tempo fa non lavoravano all’interno dell’industria assicurativa, ma che sono fondamentali per far evolvere il settore verso una completa digitalizzazione e renderlo sempre più competitivo.

Non solo, la capacità di investire in innovazione consentirà di attrarre giovani talenti, cosa che oggi non avviene, ma anche la capacità di formare risorse più che mai necessarie.

insurtech 2022

Cosa c’è nel futuro prossimo di Italian Insurtech Association e cosa possiamo aspettarci per l’Insurtech in Italia?

Nel nostro futuro sostanzialmente ci sono tre filoni:

  1. contenuti e ricerche
  2. formazione
  3. eventi, di cui molti in presenza

Sui contenuti e sulle ricerche investiremo moltissime energie quest’anno abbiamo in calendario la pubblicazione di almeno una ricerca o report al mese, ma a maggio ad esempio ne avremo 3.

Stiamo lavorando con molti partner rilevanti per dare agli studi una profondità e un fondamento che costituiscano un reale valore per gli associati, per la community e per il mercato. Inoltre, abbiamo 15 tavoli di lavoro su tematiche verticali ai quali partecipano i nostri soci e che produrranno output accessibili a tutti.

Sulla formazione abbiamo un obiettivo alto, ma imprescindibile, ovvero arrivare al 2023 con 50.000 persone formate su tecnologia e digitale. Perseguiremo il nostro obiettivo attraverso i master, che porteremo avanti anche quest’anno e che hanno avuto ottimi riscontri; spingeremo sempre più utenti ad utilizzare la Tech Education Academy – TEA, la nostra piattaforma per e-learnig open e gratuita; infine, attraverso i webinar gratuiti, che organizziamo una volta a settimana, e gli eventi come il Summit, vogliamo stimolare e incentivare una cultura Insurtech.

Per quanto riguarda gli eventi torneremo maggiormente in presenza, sia per quanto riguarda gli incontri tra i soci, che ce lo chiedono a gran voce, sia per quanto riguarda gli eventi aperti. Stiamo organizzando l’Insurtech Day a giugno, occasione nella quale presenteremo una ricerca a tema Healthtech, in presenza a Milano, e sempre a Milano dedicheremo un’intera giornata in presenza al nostro Italian Insurtech Summit, arrivato alla terza edizione. Da qui a fine anno poi senza dubbio ci saranno altre occasioni per incontrarci di persona.

Infine, abbiamo come sempre il nostro manifesto a guidarci.

Chiudiamo con due anni in sintesi: quali i punti chiave?

Possiamo dire che dal 2020 al 2022 i cambiamenti più notevoli sono questi:

  1. È evidente che investimenti tech e digitali limitati condurranno a gap competitivo.
  2. È evidente che gli intermediari non sono minacciati.
  3. È evidente che la rivoluzione digitale per il comparto assicurativo porta ad un aumento del mercato e non alla sua riduzione.
  4. È evidente che la rivoluzione digitale sarà molto veloce e che la sfida reale sarà la rapida creazione di competenze.

L’articolo Due anni di insurtech in Italia: i numeri di una svolta tra luci e ombre proviene da InsuranceUp.


Regtech, che cosa cambia nelle assicurazioni con la firma elettronica

L’onda della trasformazione digitale che sta travolgendo il mondo assicurativo passa anche per una revisione delle procedure normative e di regolamentazione, notoriamente complesse e in costante cambiamento.

Da questo punto di vista le possibilità offerte dal RegTech – regulation technology, quindi l’applicazione della tecnologia all’ambito della regolamentazione – è fondamentale per semplificare la sottoscrizione delle polizze e permettere ai clienti di visionare e firmare i documenti anche a distanza. Già oggi, infatti, esistono diverse modalità studiate proprio per garantire sicurezza e trasparenza in questo passaggio chiave.

​​“Il mercato dell’Insurtech sta conoscendo un’espansione considerevole e repentina nell’arco degli ultimi anni, che pone l’accento, anche per quanto riguarda gli aspetti legali, su un nuovo modo di intendere lo svolgimento dell’attività assicurativa in maniera fortemente digitalizzata” ha spiegato Andrea Polizzi, socio dello studio legale D’Argenio Polizzi e Associati e tra i soci fondatori dell’Italian Insurtech Association (IIA), durante il webinar dedicato al tema (che è possibile rivedere qui).

“In questo contesto il tema della firma elettronica è sicuramente centrale perché, sebbene siano vigenti precise disposizioni relative alla firma qualificata e avanzata, c’è la necessità da parte del settore di sviluppare sistemi alternativi di gestione delle firme elettroniche da apporre sulla documentazione precontrattuale e contrattuale, idonee a coniugare duttilità e facilità nell’utilizzo, da un lato, e certezza dell’identità tra il cliente e il firmatario, dall’altro”.

Il quadro normativo

Lo sviluppo dei sistemi alla base delle firme elettroniche, spiega Polizzi, era cominciato ben prima della pandemia di Covid-19, che però ha di certo contribuito ad accelerare la loro adozione. Durante il periodo di emergenza sanitaria, infatti, le firme elettroniche sono state tra i metodi più diffusi per la distribuzione di prodotti assicurativi, soprattutto perché permettevano di evitare contatti non necessari e di concludere le transazioni in tutta sicurezza.

Il quadro normativo legato alle firme elettroniche si basa su due direttive fondamentali. La prima è il regolamento europeo n. 910 del 2014, detto regolamento eIDAS, che indica gli elementi principali per i Paesi membri dell’Unione europea.

In Italia, poi, il riferimento è dato dal Codice di amministrazione digitale (CAD), istituito con un decreto legislativo del 2005 e poi aggiornato più volte, anche per adattarsi alle richieste europee dell’eIDAS. Secondo Polizzi, il CAD rappresenta una sorta di “testo unico” per le firme elettroniche e la sottoscrizione digitale dei documenti in Italia.

Come evidenziato durante il webinar di IIA (che è possibile rivedere qui) oggi è evidente come l’evoluzione tecnologica stia procedendo a una velocità rapidissima, che supera le capacità del regolatore di adattare le norme di riferimento. In futuro, infatti, le firme digitali potrebbero diventare la modalità prediletta dalla maggior parte degli utenti, richiedendo quindi un continuo aggiornamento degli ordinamenti.

Le quattro (più una) tipologie di firma elettronica

Oggi esistono diverse tipologie di firme digitali. Le prime sono quelle cosiddette “semplici”, come la scansione di un documento firmato manualmente o la possibilità di incollare una rappresentazione grafica della propria firma su un contratto. Queste modalità, però, non permettono di identificare in modo sicuro l’autore della firma, e quindi non sufficienti per firmare un contratto assicurativo.

Una seconda tipologia di firma elettronica è quella dell’autenticazione tramite one-time password (OTP), un codice a sei cifre che l’utente riceve generalmente sul proprio numero di cellulare o indirizzo mail, e tramite il cui può accedere a determinati servizi. Questa tipologia di firma però rappresenta principalmente una modalità di autenticazione, e non di identificazione: per questo motivo nemmeno l’OTP è sufficiente di per sè per firmare un contratto.

Le vere e proprie firme elettroniche “forti”, quindi sicure e riconosciute come valide, sono la firma elettronica avanzata (FEA) e la firma elettronica qualificata (FEQ, o firma digitale). Queste permettono di stabilire una connessione univoca con l’utente che sta sottoscrivendo il contratto, anche grazie all’autenticazione a più fattori, e garantiscono quindi l’integrità del documento.

regtech assicurazioni firma elettronica

Infine, nel prossimo futuro diventerà importante anche l’integrazione delle firme elettroniche con il Sistema pubblico di identità digitale (Spid), già oggi largamente diffuso nel settore pubblico e in crescita anche nel privato. Secondo Polizzi l’autenticazione tramite Spid è sicura e certificata, e l’utilizzo di questa modalità equivale quindi all’uso di una firma elettronica forte.

Firma elettronica per le assicurazioni: vantaggi e criticità

Uno dei vantaggi principali offerti dall’uso di firme digitali sta nei livelli di sicurezza: le firme elettroniche forti offrono maggiori garanzie rispetto alle metodologie tradizionali, riducendo allo stesso tempo le possibilità di falsificazione. Inoltre, i documenti firmati per vie digitali risultano più semplici da conservare e gestire sia per le compagnie che per i clienti.

Come sottolineato da Polizzi, le firme digitali riducono inoltre i tempi di sottoscrizione delle polizze assicurative e rendono tutto il processo più semplice e immediato. Da questo punto di vista, le firme elettroniche possono anche essere utilizzate come strumento per raggiungere persone che altrimenti non sarebbero propense ad acquistare un prodotto insurance, come i più giovani.

Durante la pandemia di Covid-19, la possibilità di sottoscrivere polizze in modo completamente virtuale ha infatti permesso alle aziende di continuare a operare in tutta sicurezza, evitando contatti sociali non necessari.

Rimangono, comunque, alcuni punti importanti da migliorare per promuovere la diffusione sempre più ampia delle firme elettroniche. In primo luogo la questione del consenso e la tutela degli utenti che scelgono di utilizzare questa modalità, che devono comunque risultare chiare, semplici e immediate da comprendere per tutte le parti coinvolte.

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Banche e assicurazioni, il futuro è nella mobile digital bancassurance

Assicurazioni e banche sono oggi al centro di una grande trasformazione. Una trasformazione attraverso la quale i due settori sono sempre più intrecciati. Le banche hanno digitalizzato i loro prodotti, ma mancano ancora le polizze digitali che entro la fine di quest’anno rappresenteranno il 35% dell’offerta delle banche tradizionali e addirittura l’80% delle nuove banche digitali nate sul mobile. Nonostante questi valori di penetrazioni il valore complessivo dei premi è ancora marginale, ma il valore stimato dei premi della mobile digital bancassurance è di 30 miliardi di euro in Europa nel 2030.

È quanto emerge dal Report sulla Mobile Digital Bancassurance realizzato dal gruppo di lavoro di IIA – Italian Insurtech Association che riunisce compagnie assicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e i principali attori del mercato bancassurance per monitorare, analizzare e discutere delle principali trasformazioni che stanno riguardando questo settore. Al gruppo di lavoro hanno partecipato: Helvetia Italia Assicurazioni SpA, illimity bank, Afi Esca, Mia Platform, Axway, OpenLegacy, EMFGroup, Corvallis Srl, Tinexta, e Iama Consulting.

Bancassicurazione: le banche sono il primo canale distributivo delle assicurazioni in Italia

La bancassicurazione si conferma il primo canale distributivo di prodotti assicurativi del nostro Paese: il collocamento di polizze mediante sportelli bancari è stato nel 2020 pari a 62,5 miliardi di euro, rappresentando circa il 58% della raccolta assicurativa complessiva, seguita dalla distribuzione tramite il canale delle agenzie. La quasi totalità della raccolta assicurativa riguarda le polizze dei Rami Vita (96%), mentre residuale è quella associata ai Rami Danni, che nel 2020 è risultata pari a circa 2,6 miliardi di euro.

Il business della bancassicurazione è caratterizzato prevalentemente dalle polizze Vita, vendute soprattutto tramite canali tradizionali, anche perché più complesse rispetto ai prodotti assicurativi non-vita. Questi ultimi possono essere invece offerti con un maggiore livello di personalizzazione e rilevanza, in modalità stand-alone e attraverso canali digitali, andando incontro alle esigenze di un consumatore che predilige soluzioni su misura e pay-per-use, pagabili sulla base del reale utilizzo.

Crescono i canali digitali e si sviluppa la mobile digital bancassurance

La pandemia ha accelerato la digital transformation delle banche, che hanno sviluppato sui canali digitali e soprattutto mobile gran parte dei loro servizi. Secondo recenti dati di IIA infatti 9 conti correnti su 10 sono aperti online e il 35% della clientela non si reca fisicamente all’interno della filiale se non ne ha l’esigenza, sintomo del cambio di abitudini da parte del consumatore. L’aumento nel numero di banche digitali, sia con focus retail che corporate ha contribuito ad allargare il bacino di clienti attivi sui canali digitali.

In questo contesto anche l’offerta assicurativa, diventata fondamentale nella strategia di crescita delle banche, è costretta a evolversi per adattarsi a una customer base sempre più digitale, portando allo sviluppo della mobile digital bancassurance. Secondo le principali banche mobile tech attive sul nostro mercato ad esempio, a livello retail Revolut e N26 e a livello corporate llimity e Qonto, la vendita di assicurazioni digitali sarà uno dei tre servizi più importanti fonte di revenue.

Mobile digital bancassurance: siamo all’anno zero

“La mobile digital bancassurance è l’evoluzione naturale della bancassurance. Oggi siamo all’anno zero, ma per far sì che questo comparto possa crescere è necessario iniziare a porsi degli obiettivi ambiziosi” commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA. “Oggi oltre la metà della raccolta premi arriva dal canale bancario, ma sempre meno persone vanno in filiale. I clienti si aspettano soluzioni che permettano loro di gestire le loro finanze personali e polizze assicurative da remoto e da uno smartphone. Per intercettare questa fetta di mercato bisogna creare un’offerta nuova che possa essere distribuita via web e mobile, con proposte instant e on demand. Sarà importante investire in piattaforme nuove e tecnologicamente avanzate, prodotte internamente o in partnership con startup insurtech”.

Dalla ricerca di IIA emergono quali sono gli ostacoli alla crescita della Mobile Digital Bancassurance, che oggi si trova ancora in uno stato embrionale:

  • il 55% del top management intervistato ritiene che la mancanza di relazione umana non permetta di illustrare in maniera esaustiva i prodotti;
  • il 45% dei prodotti oggi proposti non risultano interessanti per i clienti;
  • il 36% pensa che questo limite sia dovuto al basso valore espresso dai prodotti assicurativi attualmente in portfolio.

Attualmente in Italia il 25% delle banche è attivo con almeno un servizio di mobile digital bancassurance, con la previsione di arrivare al 35% entro la fine del 2022 e al 90% entro il 2030.

La percentuale sale drasticamente se si guarda alle banche full digital: il 75% offre polizze assicurative tramite canali digitali, ma il 100% dei prodotti riguarda il ramo danni, il cui 30% riferito al comparto motor, il 25% a quello casa e il 25% a infortuni persone e animali. Nei prossimi 12 mesi verranno lanciati sul mercato principalmente prodotti infortuni sport, infortuni pet, polizze relative alla mobilità urbana, casa, motor e vita.

Qui il video completo della presentazione del report

Bancassicurazione, il futuro è nella personalizzazione

È importante per gli operatori di bancassicurazione passare da un’offerta di prodotti standardizzati, studiati per essere venduti in modalità bundle con altri prodotti finanziari, a un’offerta di prodotti con un maggiore livello di personalizzazione e rilevanza, studiati per essere venduti in modalità stand-alone. Combinando le informazioni contestualizzate agli eventi più importanti che caratterizzano la vita delle persone (ad esempio, cambi casa o la nascita di un bambino) con i dati generati dalle interazioni (ad esempio le conversazioni con gli operatori dei call center), tramite l’adozione di predictive analytic è possibile aumentare le vendite di prodotti assicurativi digitali dal 20 al 40 percento. La personalizzazione può riguardare anche il pricing: molte banche stanno usando il credit scoring dei loro clienti come parametro per generare pricing più personalizzati.

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Insurtech e Cyber Security: numeri, trend e startup del settore

Il tema della cyber security da sempre rappresenta uno dei pilastri principali su cui si basa il mondo insurtech, ed è destinato a diventare ancora più importante nel prossimo futuro.

Nel processo di trasformazione digitale che sta travolgendo il settore, infatti, è fondamentale per le aziende avere la certezza di poter contare su sistemi digitali, dai software proprietari alle operazioni in-cloud, sicuri e inattaccabili. Oggi, questo non sempre avviene: secondo il Risk Barometer sviluppato dal colosso assicurativo Allianz, nel 2022 i rischi legati alla cyber security erano al primo posto tra i motivi di preoccupazione per le aziende, seguite da possibili interruzioni delle attività produttive e dalle catastrofi naturali.

Anche per questo, le compagnie si stanno muovendo per proteggersi dagli attacchi informatici, facendo quindi crescere notevolmente il mercato della cyber security.

Cyber security: i dati in Italia

Secondo l’Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano, in Italia lo scorso anno il mercato della cyber security ha raggiunto il valore di 1,55 miliardi di euro, un aumento del 13% rispetto al 2020 e del 58% rispetto ai 976 milioni del 2016. Inoltre, nel 2021 il 60% delle grandi organizzazioni ha previsto un aumento del budget destinato a questo ambito strategico.

L’aumento della spesa corrisponde a un aumento degli attacchi: nel primo semestre del 2021 sono stati registrati più di mille incidenti gravi, e quasi un terzo delle aziende italiane ha rilevato un aumento dei pericoli nell’ultimo anno. Una possibile motivazione si può trovare nelle circostanze causate dalla pandemia di Covid-19, che ha costretto milioni di persone ad adottare nuove modalità lavorative ricorrendo allo smart working, il lavoro da remoto, una pratica destinata a rimanere ben oltre la fine dell’emergenza sanitaria.

Sempre nel 2021, inoltre, sono state effettuate in Italia 13 operazioni di acquisizione, aggregazione e quotazione legate a 24 realtà specializzate in servizi e soluzioni per la cyber security, che hanno contribuito a dare dinamicità al mercato e generato un valore complessivo da centinaia di migliaia di euro.

Nonostante l’evidente interesse del mondo corporate, in Italia gli investimenti dedicati alla sicurezza informatica rappresentano solo lo 0,08% del Pil, il dato più basso tra i Paesi del G7. “Il mercato del cybercrime corre veloce, con nuove tipologie di attacco sempre più sofisticate. Le organizzazioni non devono abbassare la guardia, ma muoversi elaborando una strategia a lungo termine per la sicurezza informatica” ha commentato Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico.

Cyber Security 2021

Cyber security, i trend

Un recente report di McKinsey individua tre grandi tendenze di cybersecurity che avranno le maggiori implicazioni per le organizzazioni nei prossimi tre-cinque anni.

In primo luogo, una crescita dell’accesso on-demand a piattaforme di dati e informazioni diffuse, che richiederà per mitigare i rischi un aumento di modelli di sicurezza zero-trust, impiego di strumenti di analisi comportamentale, il monitoraggio elastico dei log di grandi set di dati, e la crittografia omomorfica, che permette di analizzare i dati criptati senza decifrarli.

Attacchi sempre più sofisticati da parte degli hacker renderanno necessario utilizzare l’automazione per combattere i cyberattacchi, attraverso processi risk based: i processi a basso rischio e di routine saranno gestiti automaticamente, liberando risorse per attività a più alto valore. A livello di tecnologie, aumenterà l’uso di AI e machine learning difensivo per la cybersicurezza. Sarà inoltre importante implementare soluzioni tecniche e anche organizzative per fronteggiare le minacce di ransomware, il ricatto informatico.

Infine, il report stima che il panorama normativo in continua crescita e le continue carenze di risorse, conoscenze e talenti surclasseranno la cybersecurity. Sarà perciò essenziale incorporare la cybersecurity tra le competenze tecnologiche delle aziende, così da integrare la sicurezza nelle risorse tecnologiche fin dal momento in cui vengono progettate, costruite e implementate.

Qui è disponibile il report completo

Cyber security, gli investimenti del PNRR

L’importanza attribuita alla sicurezza digitale è confermata anche dagli investimenti previsti dal Piano Nazionale di ripresa e resilienza, un enorme programma finanziato in larga parte dall’Unione europea per stimolare la crescita dopo il rallentamento causato dalla pandemia.

Il Piano dedica infatti 623 milioni di euro allo sviluppo e l’acquisto di “presidi e competenze di cybersecurity nella pubblica amministrazione”, e introduce l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN). Molte imprese si sono già dimostrate interessate all’iniziativa: il 17% ha fatto sapere di voler collaborare con l’Agenzia, e più della metà è in attesa di linee guida e indicazioni. Un ulteriore 22% vuole invece approfondire meglio il ruolo dell’organismo, in modo da poter individuare opportunità future. L’Agenzia dovrebbe essere operativa entro la fine del 2022.

Cyber Security 2021 PNRR

Insurtech e Cyber security, le startup del settore

In Italia sono attive diverse startup insurtech specializzate nell’ambito della cyber security. Un esempio è Keyless, realtà basata a Treviso che offre un sistema di autenticazione biometrica universale, assicurata dalla crittografia e utilizzabile in tutte le piattaforme e su tutti i dispositivi. Nel 2020 la startup è stata tra i tre vincitori del concorso Open-F@b Call4Idea, promosso da BNP Paribas e InsuranceUp.

Keyless permette agli utenti di autenticarsi senza utilizzare password, aumentando così i livelli di sicurezza da tutti i punti di vista: i dati biometrici infatti sono unici e inequivocabili, e per loro natura non possono essere soggetti a rischi di compromissione, persi o rubati.

Altra startup italiana da tenere d’occhio è Toothpic, nata come spin-off del Politecnico di Torino e poi incubata in I3P. La compagnia ha sviluppato una tecnologia di autenticazione a più fattori (multi-factor authentication, MFA) unica al mondo, utilizzando come chiave d’accesso le imperfezioni distintive nella fotocamera dello smartphone, impossibili da replicare.

Sempre nel panorama nazionale si fa notare Cyberangels,  startup cyber-insurtech nata per fornire a liberi professionisti e medie, piccole e micro imprese gli strumenti necessari a proteggersi dagli attacchi informatici. Cyberangels adotta un approccio a tutto tondo, che parte dalla creazione di consapevolezza e dalle attività di formazione per arrivare a soluzioni digitali studiate appositamente per le piccole realtà. L’innovatività dei suoi prodotti l’ha portata ad essere nominata tra le “Best Insurtech” agli Italian Insurtech Awards 2021.

Lo Spid come alleato per la sicurezza digitale

Nel tentativo di rendere più sicure le proprie operazioni digitali, il Sistema pubblico di identità digitale (Spid) può essere un alleato importante anche per il mondo insurtech. Utilizzato oggi già da quasi 30 milioni di italiani, il sistema, pensato per il settore pubblico, sta attraendo l’attenzione anche delle compagnie private.

Spid infatti permette agli utenti di accedere alle piattaforme digitali in modo rapido e sicuro, tramite un’unica combinazione di username e password. In questo modo tanto le aziende quanto gli utenti possono contare su un sistema di autenticazione affidabile, che semplifica le procedure e assicura la massima trasparenza.

Spid e identità finanziaria: come funziona e quale l’impatto per le assicurazioni

Oggi alcune startup insurtech, tra cui WideGroup, hanno già attivato l’autenticazione tramite Spid, e a ottobre 2020 l’Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano ha lanciato un progetto volto proprio alla creazione, anche in Italia, di un sistema di identità finanziaria digitale.

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Spid e identità finanziaria: come funziona e quale l’impatto per le assicurazioni

Nel mondo interconnesso di oggi tutti noi possediamo decine di username e password necessari per accedere ai servizi digitali. In questo contesto, l’utilizzo del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e la diffusione del concetto identità finanziaria possono avere conseguenze importanti anche per il settore assicurativo.

Dal punto di vista pratico, infatti, la possibilità di autenticare i clienti attraverso il sistema Spid – opzione già oggi attivata da alcune startup innovative – permette alle compagnie di semplificare le procedure di accesso e garantire la massima sicurezza nelle transazioni.

L’integrazione tra settore pubblico e privato nell’ambito dell’identità finanziaria è già una realtà in alcuni Paesi europei, tra cui la Svezia e il Belgio, e diversi progetti sono in fase di studio o realizzazione anche in Italia.

Cos’è l’identità finanziaria

“Una rappresentazione digitale della persona, costruita nel tempo e nello spazio e basata sulla continua raccolta di dati, specialmente di carattere finanziario”. È questa la definizione canonica dell’identità finanziaria, un concetto innovativo che si sta facendo sempre più spazio nelle società interconnesse di oggi, in cui è possibile attivare e gestire digitalmente un numero sempre crescente di servizi.

Da un punto di vista pratico, i sistemi per la creazione di identità finanziaria permettono agli utenti di condividere facilmente i propri dati con gli operatori del settore, semplificando così le procedure di onboarding e l’accesso a tutti i servizi online.

Un unico account, dunque, integrato anche l’identità digitale Spid, tramite il quale è possibile aprire un conto corrente, attivare un mutuo, sottoscrivere una polizza assicurativa utilizzando documenti firmati e certificati digitalmente.

Tra i principali benefici dell’attivazione su larga scala di un sistema di identità finanziaria troviamo sicuramente la semplificazione delle procedure sia per gli utenti che per gli operatori, ma anche una gestione più trasparente delle operazioni che facilita il rispetto della compliance a scapito dell’evasione fiscale o del riciclaggio.

Identità finanziaria, i modelli europei

Diversi Paesi europei utilizzano già da anni un sistema di identità finanziaria per integrare i servizi bancari e amministrativi, sia nel pubblico che nel privato: tra gli altri, la Svezia con BankID, la Danimarca con NemID e anche il Belgio con itsme.

Svezia, il successo di BankID

Come spiegato dall’Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano, in Svezia BankID è considerato come un vero e proprio documento di identità elettronica, al pari del passaporto, della patente o della carta d’identità, e può essere utilizzato anche al posto della classica firma digitale. La piattaforma permette ad aziende, banche e anche agenzie del governo di autenticare gli utenti e concludere accordi in modo sicuro tramite internet.

Per registrarsi è sufficiente possedere un documento d’identità e un numero di sicurezza sociale svedese, equivalente al nostro codice fiscale. La richiesta si effettua presso la propria banca o le agenzie governative predisposte all’attivazione del servizio.

Lanciato nel 2003, oggi BankID è utilizzato da 8,2 milioni di residenti svedesi – su un totale di circa 10 milioni – e ogni mese la piattaforma viene utilizzata per effettuare quasi 500 milioni di firme e identificazioni. La diffusione del sistema raggiunge il 100% tra i cittadini con un’età compresa tra i 41 e i 50 anni, ed è comunque superiore al 99% nella fascia 21-40 anni. Il 98,3% degli accessi viene effettuato tramite l’app BankID per mobile.

A fine 2021, il sistema di BankID era utilizzato da più di cinquemila organizzazioni attive in diversi ambiti, sia nel settore pubblico che privato. L’uso del servizio, inoltre, è sempre gratuito per i clienti.

I sistemi di Danimarca e Belgio

In Danimarca è invece attivo NemID (easyID in danese), un’iniziativa lanciata dal sistema bancario ma presto diventata un sistema nazionale. L’identità finanziaria di NemID è utilizzabile per aprire un conto corrente e firmare documenti bancari.

In Belgio, invece, è attiva la piattaforma Itsme, un progetto lanciato da quattro banche e tre provider di servizi di telecomunicazione oggi utilizzato da più di tre milioni di cittadini. Tramite Itsme gli utenti possono autenticarsi in una serie di servizi elettronici, effettuare pagamenti digitali e accedere ai portali di home banking e ai servizi digitali della pubblica amministrazione.

Identità finanziaria in Italia: il progetto dell’Osservatorio fintech e insurtech

In Italia, il principale progetto per la creazione di un’identità finanziaria è stato lanciato dall’Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano in collaborazione con la società di consulenza Pwc, il provider tecnologico Fabrick e lo studio legale Bonelli Erede.

La sperimentazione, partita a ottobre 2020, si trova ora nella fase di analisi e sviluppo tecnologico, mentre la fase di testing dovrebbe partire entro il primi mesi del 2022. Una volta operativa, la piattaforma permetterà a tutti gli utenti di inviare rapidamente i propri dati finanziari da un istituto bancario all’altro, grazie anche al Sistema pubblico di identità digitale (Spid), oggi già operativo e largamente utilizzato dagli italiani.

Spid nelle startup insurtech: l’esempio di WideGroup

Intanto, a inizio marzo la startup di intermediazione assicurativa WideGroup ha attivato l’integrazione con il sistema Spid, dando ai suoi clienti la possibilità di accedere al portale MyWide utilizzando le credenziali del sistema pubblico di identità digitale. L’innovazione migliorare l’esperienza utente e facilita il percorso di fruizione dei servizi, aggiungendo per esempio la possibilità di consultare i documenti direttamente online e firmarli digitalmente.

Secondo Gerardo Di Francesco, co-founder e managing partner di WideGroup, questa implementazione “porterà a una risoluzione definitiva delle criticità normative legate al riconoscimento a distanza degli utenti e all’autenticazione degli stessi nei nostri sistemi”.

Wide Group introduce l’autenticazione tramite Spid: cosa significa per il settore insurance

Un passo importante che da un lato evidenzia le potenzialità del sistema Spid per il mondo insurance, e dall’altro spinge le startup del settore a seguire l’esempio e migliorare i propri meccanismi di autenticazione.

L’articolo Spid e identità finanziaria: come funziona e quale l’impatto per le assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Blockchain per le assicurazioni: entro il 2024 permetterà di risparmiare 10 miliardi

La tecnologia blockchain sta trasformando e trasformerà sempre più rapidamente il settore assicurazioni. Secondo il nuovo rapporto di Juniper Research “Blockchain in Financial Services: Key Opportunities, Vendor Strategies & Market Forecasts 2021-2030”, se nel 2021 grazie alla blockchain sono stati risparmiati 1,1 miliardi di costi a livello globale, entro il 2024 la cifrà toccherà i 10 miliardi.

Il mercato blockchain ha superato la prova del covid, registrando un aumento dei progetti concreti realizzati a partire dal 2020. L’Italia è uno dei paesi più attivi su questo campo, conquistandosi un posto in top ten per numero di progetti.

Ma quali sono i benefici per il settore assicurativo?

Grazie alla maggiore trasparenza dei processi e alla condivisione dei dati in tempo reale abilitati dai sistemi blockchain, sarà possibile rendere accessibili i dati a tutte le parti in maniera trasparente, nonché ridurre sensibilmente i casi di frode.

“Gli assicuratori devono affrontare gli ostacoli legati all’implementazione della tecnologia blockchain attraverso investimenti e partnership” spiega l’autrice del rapporto Susannah Hampton, “Qualsiasi soluzione blockchain implementata deve integrarsi nelle piattaforme di sottoscrizione e gestione dei sinistri esistenti e offrire una proposta di valore superiore rispetto a quello che è già possibile”.

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L’articolo Blockchain per le assicurazioni: entro il 2024 permetterà di risparmiare 10 miliardi proviene da InsuranceUp.