Il cliente al centro: come l’open insurance abilita un approccio customer centric

Può il modello Open Insurance abilitare un approccio customer centric nella trasformazione dell’assicurazione? Mettere il cliente al centro è una strategia essenziale per il mondo assicurativo, e continuerà ad esserlo anche con la sua trasformazione. Tuttavia, a differenza di altri comparti, sono ancora pochi i casi di utilizzo dei dati a sostegno di un approccio customer centric nel settore insurtech.

Questa questione è stata uno dei maggiori topic di interesse esplorati in occasione del webinar di Presentazione del report 2021 Osservatorio Open Insurance a cura di Italian Insurtech Association in collaborazione con Accenture.

L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

Nel corso del keynote speech “Ripensare l’approccio customer centric per cogliere le opportunità dell’Open Insurance: una nuova strategia di crescita per le compagnie tradizionali”, Stefano Maggioni e Alena Tsishchanka di SAS hanno portato ad esempio il caso d’uso del progetto vincitore del Celent model insurer award 2020, per esplorare le potenzialità dell’Open Insurance in rapporto ad una strategia customer centric, e la sua compatibilità con l’approccio tradizionale.

In particolare, due le domande affrontate: Possono innovazione e Open Insurance migliorare il rapporto con la rete di vendita tradizionale? E come può l’accesso a nuovi dati contribuire a personalizzare i prodotti tradizionali?

Open Insurance, le opportunità per la customer satisfaction

“Il progetto parte dalla collezione di dati sul cliente: normali dati di anagrafica, dati specifici all’attuale momento della sua vita, dati comportamentali sulla sua quotidianità” spiega Stefano Maggioni, Presales Manager Advanced Analytics & AI di SAS, “Raccogliere queste informazioni ha lo scopo di far emergere le necessità reali della persona, così da indirizzare la copertura assicurativa ai suoi bisogni.”

L’acquisizione dei dati comportamentali può essere una patata bollente, poiché va a interferire nella sfera della privacy e delle sue normative. Tuttavia, si tratta un di un problema che grazie alle nuove tecnologie può essere superato.

Innanzitutto, buona parte di questi dati possono in realtà essere ottenuti analizzando accuratamente dati già interni alla compagnia, come mail e interazioni con customer service. Inoltre, possono venire in aiuto sistemi di intelligenza artificiale e machine learning.

“Queste tecniche permettono di costruire una micro-segmentazione, in modo da trovare clienti simili tra di loro senza la necessità di tutte le informazioni di profilazione per tutti i clienti, in una logica peer-to-peer” precisa Maggioni.

Quali sono le potenzialità di questa iper-profilazione?

Da una parte, permettere di trovare i gap di protezione di ogni cliente, così da offrire servizi personalizzati in base alle esigenze percepite – un sistema di raccomandazione che, grazie al modello di assicurazione aperta, è accessibile e semplice da utilizzare anche per attori cross-industry come telco o mobilità.

Dall’altro lato, l’iper-profilazione consente di capire “quali sono i clienti più recettivi a determinate sollecitazioni di prodotto, aumentando la retention delle campagne e proponendo offerte più personalizzate, con l’effetto di aumentare la customer satisfaction”. Una skill, ricorda Maggioni, essenziale all’interno di un mercato che sarà sempre più competitivo.

Open Insurance per il modello customer centric, quali le sfide?

“Sono tre le sfide principali del modello customer centric, che l’open insurance può aiutare a superare attraverso l’utilizzo dati” afferma Alena Tsishchanka, Insurance Leader EMEA di SAS. “Prima di tutto, sfruttare appieno il potenziale dei clienti esistenti. Poi, essere riconosciuti dal cliente come una compagnia in grado di capire e soddisfare i suoi bisogni nei momenti giusti. Infine, ottenere la fiducia della rete di vendita nell’efficacia di una collaborazione e nelle informazioni fornite dalla direzione di marketing e vendite”.

La coesistenza tra assicurazione tradizionale e innovazione è quindi non solo possibile, ma facilitata dall’Open Insurance. Il modello aperto apre la strada alla possibilità di avere più informazioni e combinare la (tradizionale) empatia umana con la (innovativa) capacità elaborativa e analitica dell’intelligenza artificiale applicata ai dati.

I dati diventano così uno strumento per conoscere meglio il cliente, fermo restando la necessità di saper leggere tra le righe e capire i bisogni del cliente meglio di lui. Perché, come disse Ford, “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa avessero voluto, la loro risposta sarebbe stata: cavalli più veloci.”

“Fondamentale ora è convergere” conclude Tsishchanka, “Combinare l’innovazione e il focus sul cliente con quello che la compagnia può offrire. Oggi abbiamo tutti gli strumenti necessari per farlo accadere.”

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Ecosistema Open Insurance in Italia: a che punto siamo e quali sono gli ostacoli?

Parlare di Open Insurance significa parlare di Ecosistema Open Insurance. Così come è successo con l’Open Banking, il modello di assicurazione aperta sposta il focus dalla singola compagnia a una rete aperta e collaborativa di attori, legati tra loro dalla condivisione dei dati, per la creazione sinergica di nuove offerte e servizi sempre più vicini ai nuovi bisogni del consumatore digitale.

L’ecosistema Open Insurance in Italia è stato il tema di una delle tavole rotonde che hanno accompagnato la presentazione del report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association, che scatta una fotografia dello stato attuale del modello di assicurazione aperta in Italia e delle sue prospettive.

Dal dibattito è emerso il quadro di un ecosistema ancora agli albori, in fase fortemente sperimentale, ma spinto dall’accelerazione digitale portata dalla pandemia e dalla nascita di nuovi bisogni e abitudini di un cliente sempre più disposto a concedere i propri dati per avere servizi più vantaggiosi e personalizzati.

Il dato è la questione centrale attorno a cui ruota il futuro dell’Open Insurance: quanto il cliente assicurativo è disposto a condividere?  Che cosa chiede in cambi? Come garantire la sicurezza di questo scambio?

Ecosistema Open Insurance in Italia, il quadro attuale

Esattamente come è accaduto per l’Open Banking, la pandemia è stato un fondamentale acceleratore del processo di trasformazione digitale. Come sottolinea Michele Serra (Generali Jeniot), l’emergenza sanitaria ha determinato un’evoluzione dei processi operativi core delle aziende assicurative, come sottoscrizione e post vendita, incoraggiando in molti player anche tradizionali un modello ibrido, dove il contributo umano si focalizza perlopiù su consulenza e processi a maggior valore, lasciando le attività più meccaniche agli strumenti digitali.

Parallelamente nel settore assicurativo comincia a svilupparsi un’ottica di ecosistema, con la creazione di offerte in partnership tra diversi player (anche non assicurativi) per offrire ai clienti servizi sempre più completi.

L’Italia si trova ancora in una fase di sperimentazione, sia in termine di prodotto sia di processo” fa notare Francesco Dal Piaz, Country Manager Italy & Spain di WAKAM. “Rispetto ad altri Paesi, come Francia e Spagna, sono ancora timide le spinte da parte del Governo, le politiche di R&D e i conseguenti livelli di investimento generati”

È, tuttavia, sempre più forte una spinta a soddisfare le nuove esigenze del consumatore digitale attraverso un nuovo modello di prodotti e servizi assicurativi, appunto, digitali, e sempre più integrati.

Un esempio è la collaborazione tra la mobile challenger bank Hype e la piattaforma Fabrick, come spiega Fabio Simonutti (Fabrick): “Grazie all’Open Insurance, Hype incorpora tra i suoi servizi una serie di prodotti assicurativi attivabili in app. Questo genera un valore sinergico tra challenger bank, che rafforza la sua offerta, e la piattaforma, che ha così la possibilità di accedere un bacino clienti già selezionato e verificato, interessante target per le sue offerte.”

Condivisione dei dati: qual è il livello di disponibilità del cliente?

La prontezza alla condivisione dei propri dati è un tema su cui il consumatore italiano rappresenta un’eccellenza internazionale: già da oltre 10 anni in Italia il cliente condivide dati personali sensibili e sofisticati (quelli della geolocalizzazione, ad esempio) con la compagnia assicurativa tramite le scatole nere, per usufruire di servizi di connected insurance e usage based insurance applicati alle auto.

Naturalmente, il consumatore si aspetta un ritorno in cambio della condivisione di informazioni personali. Nel caso della usage based insurance, questo ritorno si concretizza soprattutto in un sistema di pricing e gestione del prodotto assicutativo più sofisticato, a misura dello stile di guida del cliente , ma anche in una serie di servizi aggiuntivi, come l’invio di mezzi di soccorso (ambulanze, polizia) in caso d’incidente.

Senz’altro, esattamente come è già avvenuto per l’Open Banking, per avere successo la condivisione del dato in un contesto di assicurazione aperta dovrò essere ricambiato da un beneficio reale e percepito dal cliente, o di costo – specialmente nella fase iniziale della transizione – o di efficienza ed efficacia del servizio a partire dalla facilità di attivazione e di gestione.

“Gamification e reward possono essere buoni incentivi” precisa Del Piaz, “ma il futuro sarà degli operatori che sapranno raccogliere i dati e usarli per un’esperienza di fruizione seamless, senza soluzione di continuità, realizzata attraverso l’API e con un’evoluzione sulla prevenzione e mitigazione del rischio”.

Gestione del dato, la questione sicurezza

Uno dei grandi ostacoli che il modello di Open Insurance dovrò superare è quello del difficile equilibrio tra condivisione aperta del dato e sicurezza nella gestione del processo, in tutte le sue fasi di passaggio tra i diversi attori.

L’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) ha espresso preoccupazioni riguardo alla riservatezza dei dati, particolarmente sensibili nel settore assicurativo in quanto, come ricorda il Segretario Generale Stefano De Polis, “si tratta anche di informazioni relative ad esempio alla salute del cliente, al suo comportamento o alla sua mobilità, controllata da black box o altri device personali e domestici”.

È necessario quindi un approccio che si concentri sulla garanzia di riservatezza per il cliente. Per questo, spiega Serra, in un sistema che implementi correttamente il modello Open Insurance, “lo scambio dei dati è gestito tramite presidi operativi e di processo (preudonimizzazione e anonimizzazione dei dati) e presidi organizzativi (best practice internazionali e segregazione tra compagnie e società di servizio)”.

La chiave è e dovrà sempre essere sempre la trasparenza: permettere al cliente di capire come vengono gestiti i suoi dati e poter dare un consenso informato su quali condividere e con quali attori. Il tutto proposto chiaramente e gestibile con la massima facilità possibile.

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Proptech360.it, un portale sull’innovazione e le tecnologie nel Real Estate

Il mercato immobiliare sta cambiando, dalle costruzioni ai servizi di vendita, dalla gestione degli asset alla loro valorizzazione. Per raccontare questo cambiamento e creare una mappa dei protagonisti, a partire dalle startup, nasce Proptech360.it, nuovo portale del Network Digital 360, di cui è parte anche InsuranceUp, dedicato all’innovazione del settore proptech e contech e diretto da Giovanni Iozzia.  “Proptech360.it risponde alla domanda di informazione sull’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale del Real Estate”, afferma Raffello Balocco, CEO di Digital 360.

L’ingresso di tecnologie come l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things sta abilitando innovazioni che rappresentano nuove opportunità per l’industria dei servizi assicurativi che può contare su dati più affidabili e sulla possibilità di sviluppare servizi più evoluti. Basti pensare al mercato della smart home. Il Proptech, crasi di property e technology, è quindi un fenomeno che coinvolgerà sempre di più i player del mercato assicurativo, che nel Real Estate hanno un asset di investimento ma anche un importante area di business.

Il portale, che nasce con la partnership scientifica dell’Italian Proptech Network – l’hub che dal 2018 studia e analizza il mercato del Proptech all’interno del Real Estate Center del Politecnico di Milano – sarà accompagnato da una newsletter mensile e da attività di comunicazione sui principali social network. Sono previsti una serie di podcast e di eventi digitali per la diffusione della cultura dell’innovazione digitale nel real estate italiano.

“La partnership scientifica tra Italian Proptech Network e Proptech360.it nasce dal comune obiettivo di rappresentare al meglio questo nuovo mercato, in particolar modo con riferimento a ciò che accade in Italia”, dice Stefano Bellintani, Responsabile Operativo dell’Italian Proptech Network (IPN) e del Joint Research Center Proptech (JRCP) del Politecnico di Milano. “Politecnico di Milano e DIGITAL360 uniscono le proprie forze per contribuire alla diffusione culturale di un settore innovativo e strategico che nei prossimi anni inciderà sempre più sulla nostra economia e sul nostro sistema-Paese”.

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Connected Insurance nel settore auto: la rivoluzione delle polizze usage-based

Il mondo della connected insurance – assicurazioni dinamiche e personalizzabili in base alle reali abitudini dei clienti – ha trovato nel settore automotive uno dei suoi principali ambiti di applicazione.

Le polizze auto infatti ben si prestano all’uso di dispositivi cloud intelligenti che permettono di tracciare le caratteristiche alla guida degli utenti, dalla velocità all’uso corretto delle cinture. In base a queste informazioni è quindi possibile modificare i premi, dando vita a un nuovo prodotto assicurativo: le polizze usage-based.

Vediamo quali sono i principali elementi del modello connected insurance applicato al settore auto, e come le compagnie più innovative ne stanno approfittando.

Come funziona la Connected Insurance per le auto

Le assicurazioni connesse hanno fin da subito trovato terreno fertile nel mondo delle polizze auto. Come detto, particolarmente interessante è la possibilità di creare prodotti assicurativi usage-based (anche detti pay-per-use), i cui premi non sono fissi ma vengono calcolati in modo flessibile sulla base di quanto e come realmente ogni cliente utilizza la propria vettura nella vita quotidiana.

Per tener traccia delle abitudini di guida i veicoli assicurati con una polizza usage-based vengono generalmente equipaggiati con dispositivi IoT (Internet of Things) telematici che registrano in tempo reale diversi parametri, tra cui velocità, distanza percorsa, frenate improvvise e anche l’uso del telefono al volante. In alcuni casi, i dati possono essere raccolti direttamente tramite un’apposita app installata sul telefono cellulare dell’utente.

Le assicurazioni connesse per auto tendono quindi a premiare i guidatori più cauti e rispettosi delle regole, mentre i costi per i viaggiatori spericolati risulteranno inevitabilmente più alti.

Un mercato da 125 miliardi di dollari

Secondo Global Markets Insights Inc., il mercato delle polizze auto connesse e usage-based potrebbe raggiungere i 125 miliardi di dollari entro il 2027, con un tasso annuo di crescita composto (CAGR) di più del 20% tra il 2021 e il 2027, sia a livello globale che nel solo mercato europeo. Una precedente analisi di Markets&Markets stimava che il settore avrebbe raggiunto i 96 miliardi di dollari entro il 2025.

Il segmento più promettente è quello della raccolta dati tramite smartphone, considerato come il metodo più veloce da inizializzare più semplice da utilizzare per gli utenti. La possibilità di tracciare le informazioni soltanto attraverso il proprio telefono, inoltre, ha reso le assicurazioni usage-based accessibili alla grande maggioranza degli utenti.

Promettente anche il settore dei dispositivi IoT per auto, considerati tra le altre cose un importante strumento per migliorare i livelli generali di sicurezza stradale e incentivare l’adozione di comportamenti responsabili alla guida.

Le compagnie chiave

Molte compagnie insurtech hanno già approfittato delle assicurazioni connesse per sviluppare polizze auto innovative e integrate. Tra queste troviamo Metromile, startup di San Francisco (California) fondata nel 2011 che offre polizze personalizzate e basate sui chilometri percorsi. In 10 anni di attività Metromile ha raccolto più di 460 milioni di dollari in nove round di investimenti. L’ultimo, da 170 milioni di dollari, è stato chiuso a febbraio 2021.

Di stampo simile anche l‘americana Root Insurance, che utilizza gli smartphone dei clienti per tracciare le loro abitudini alla guida e offrire polizze personalizzate e calcolate in base ai reali livelli di rischio.

Nel Regno Unito invece si fa notare By Miles, che offre polizze connesse studiate appositamente per i guidatori occasionali che raramente percorrono lunghe distanze: sul sito della compagnia si legge infatti lo slogan “meno guidi, meno paghi”. Le polizze di By Miles sono composte da un prezzo fisso che copre l’auto mentre questa è parcheggiata, e un premio variabile da determinare in base alle abitudini.

Sempre a Londra troviamo poi Carrot – Rewarding Insurance, che invece installa nei veicoli dei clienti una “scatola nera” telematica per raccogliere tutte le informazioni necessarie. Tramite una dashboard interattiva i clienti possono controllare le statistiche relative al comportamento alla guida e il “punteggio” loro attribuito, in base al quale vengono calcolati i premi.

Connected Insurance e auto, il mercato italiano

Le compagnie italiane non hanno intenzione di rimanere indietro: un report curato dalla società di consulenza PwC ha calcolato come già nel 2016 più del 50% delle aziende stessero offrendo soluzioni assicurative connesse per il settore auto.

Secondo l’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 erano attivi 17,3 milioni di veicoli connessi – il 45% di quelli in circolazione – e il mercato valeva quasi 1,2 miliardi di euro. Le soluzioni più diffuse erano i dispositivi Gps, capaci di localizzare il veicolo e tracciare le sue caratteristiche principali, ma stanno attraversando una forte crescita anche le auto connesse tramite SIM o con sistemi bluetooth.

Tra le diverse compagnie che offrono assicurazioni connesse per auto nel nostro Paese troviamo Allianz: la sua formula Sesto Senso installa un dispositivo GPS con speciali sensori in grado di localizzare l’auto e allertare i soccorsi in caso di emergenza o di furto.

Nel 2018 invece Generali Italia ha lanciato Jeniot, una società ad hoc dedicata allo sviluppo dell’Internet of Things e di dispositivi innovativi per la connected insurance in ambito auto, casa e salute.

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L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

“L’Open Insurance è un’onda che è già partita.” E sta arrivando anche in Italia. Questa la premessa di Andrea Lorenzoni, Accenture, alla presentazione dei risultati dell’indagine dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association.

Come spiega Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA, “L’insurtech è abilitato sostanzialmente da tre driver primari: la crescita del consumatore digitale, la crescita e lo sviluppo di nuovi ecosistemi che implicano nuove abitudini e bisogni, e l’avvento di nuovi operatori non assicurativi che distribuiscono prodotti assicurativi integrati nella propria offerta.” Il modello Open Insurance è dunque una componente fondante del futuro del settore assicurativo, che permetterà di cavalcare i tre driver della trasformazione delle assicurazioni e venire incontro alle esigenze del nuovo consumatore digitale.

L’Osservatorio Open Insurance nasce per riunire compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e gli attori dell’ecosistema, con lo scopo di monitorare, analizzare, discutere le applicazioni del modello di assicurazione aperta. Il 30 giugno 2021 ha presentato i risultati della sua prima ricerca, in collaborazione con Accenture, basandosi su un campione di 18 compagnie assicurative e 28 insurtech per tracciare un quadro del fenomeno in Italia.

Open Insurance, la situazione in Italia

Per Open Insurance si intende un modello aperto basato sulle sinergie che possono nascere tra diversi settori e quello assicurativo: si fonda sulla condivisione di dati tra assicuratori, banche, startup e compagnie tech, con lo scopo di creare nuovi prodotti integrati che spaziano in diversi ambiti. Oggi in Italia esistono più di 100 soggetti “non assicurativi” che distribuiscono o sono pronti a distribuire polizze digitali, numero che ha visto un aumento del 30% nell’ultimo anno, e si prevede che decuplicherà entro il 2025.

La prima fotografia scattata dalla ricerca dell’Osservatorio registra un discreto numero di collaborazioni da parte dei player assicurativi, la maggior parte delle quali, tuttavia, sono ancora sperimentali. Oltre il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver avviato sperimentazioni in campo Open Insurance, mentre il 5% si considera già in fase “matura”.

Si può notare inoltre una maggiore apertura da parte delle insurtech, che risultano aver avviato in media 5 progetti di collaborazione, contro i 3 delle compagnie d’assicurazioni tradizionali.

Focus sulle integrazioni API

Il 78% delle realtà intervistate, tra compagnie e insurtech, risulta avere già integrazioni API. I protocolli maggiormente utilizzati risultano essere, nell’ordine, customizzate (50%), secondo standard di mercato (28,6%) e con protocollo proprietario (21,4%) per le compagnie, mentre presentano un quadro quasi rovesciato le insurtech, con 68.8% di protocollo proprietario, 18,8 customizzate e 12,5% standard.

Per entrambe le categorie, la maggior parte dei dati trattati sono contrattuali, anagrafici e di gestione del servizio.

Open Insurance in Italia, tipologie di collaborazione e controparti

Analizzando più nel dettaglio le collaborazioni attive, vediamo come la maggioranza avviene per accordi commerciali o partnership, con alcuni casi di M&A e Joint Venture per le compagnie.

Sia compagnie assicurative che insurtech, inoltre, risultano avere revenue model concentrati principalmente su commissioni o quote di utilizzo del servizio. Nel caso delle compagnie, tuttavia, si riscontrano anche casi non finalizzati alla formazione dei ricavi.

Passando agli attori delle collaborazioni, si può notare come la maggioranza dei progetti avviati da compagnie assicurative siano in partnership con distributori di polizze (65%). Si rileva una tendenza da parte delle compagnie a considerare questo tipo di partner non solo come mezzo di distribuzione, ma anche come strumento per arricchire la propria offerta con servizi aggiuntivi.

Al secondo posto troviamo un 15% di collaborazioni con partner tecnologici, poco superiore a un 10% sia con altre compagnie assicurative che con data company.

Le aziende insurtech, invece, operano perlopiù in sinergia con compagnie assicurative (78,6%), con un 10,7% di partnership con distributori, un 7,1% e 3,6%, rispettivamente, con altre data company e tech company.

Open Insurance in Italia, Use Case

Per quanto riguarda gli use case, tornando alle compagnie assicurative vediamo, come si poteva evincere dai dati precedenti, una decisa maggioranza puntata alla distribuzioni dei prodotti, con lo scopo di raggiungere nuovi target e capillarizzare la propria presenza sul mercato. al 58%. Seguono tra il 16% e il 10%, di efficientamento della gestione dei claims, implementazione di algoritmi di pricing, ed erogazione di servizi accessori. Infine, solo un 5% è dedicato a servizi tecnici di API.

Un po’ più distribuito il lato insurtech, che si divide tra un 41% per la distribuzione dei prodotti assicurativi e un 30% per lo scambio dei dati. Un 11% è dedicati sia alla gestione dei claims, sia alla gestione dei servizi accessori, e in più risulta un 7% per il co-design di prodotto.

Complessivamente, il 44% delle collaborazioni attive di rivolge al settore B2B. Le compagnie assicurative sono equilibrate tra B2B e B2C, mentre c’è un grosso scarto tra i due target per le aziende insurtech.

Modello Open Insurance, quali sono le sfide?

Quali sono le sfide del modello Open Insurance in Italia?

Il 52,6 % delle insurtech rimarca come maggiore criticità nelle collaborazioni la resistenza al cambiamento da parte delle compagnie, mentre il 35, 3% delle compagnie ritiene che la principale criticità sia, invece, legata alla diversità di approccio all’open insurance da parte delle insurtech, per esempio a causa della loro struttura organizzativa più snella e meno burocratica.

“C’è una tematica culturale” commenta Lorenzoni, “che va letta assieme alla divergenza tra approccio d’integrazione tra gli attori”.

Altro fattore determinante, specialmente sentito dalle compagnie è l’attuale mancanza di regolamentazione, indicata come problematica dal 17,6% delle compagnie e e dal 15,8% degli attori insurtech.

“Sono tre le priorità per abbattere i maggiori ostacoli alla diffusione di un modello di innovazione aperta” spiega Lorenzoni, “Innanzitutto, definire regole e standard per la condivisione del dato: la regolamentazione del settore sarà un fattore determinante per disegnare un perimetro all’interno del quale può svilupparsi l’ecosistema open. Senza però ingessarlo, questa sarà la sfida. Essenziale poi avviare programmi di formazione in azienda, per promuovere la cultura dell’innovazione in chiave Open Insurance. Infine, dedicare spazio e risorse alla sperimentazione continua: bisogna che gli attori che partecipano all’Open Insurance si sentano liberi di sperimentare, con sandbox e team dedicati. Sarà importante la velocità di esecuzione e la capacità di saper cambiare in corsa”.

Come conclude Yuri Poletto, Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance, “Il mercato e i consumatori sono pronti per l’Open Insurance. Ora i player devono accelerare ed essere pronti a loro volta”.

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Open Insurance: definizione, breve storia e casi dell’assicurazione aperta

Non solo polizze: il futuro dell’industria assicurativa guarda oggi a un modello open, basato sulla sinergia e le connessioni che possono nascere tra diversi settori fino a poco fa impermeabili. È questo modello a essere definito Open Insurance: si basa sulla condivisione di dati tra assicuratori, banche, startup e compagnie tech, con lo scopo di creare nuovi prodotti integrati che spaziano in diversi ambiti, dalla mobilità agli affitti e i rischi informatici. I ruoli tradizionali e i campi di azione e conoscenza diventano quindi concetti obsoleti, a favore di un flusso che collega molteplici tipologie di servizi per migliorare, infine, l’esperienza utente.

Mercoledì 30 giugno viene presentato il report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association. L’Osservatorio Open Insurance riunisce compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e gli attori dell’ecosistema Open Insurance per monitorare, analizzare, discutere le applicazioni dell’Open Insurance, e costruire il know-how per consentire ai nostri associati di essere posizionati al meglio per sfruttare l’enorme potenziale dell’Open Insurance (qui puoi leggere l’agenda del webinar).

Vediamo allora cos’è l’Open Insurance, come funziona, e quali sono le sue implicazioni più importanti. Primo fra tutti la trasformazione del quadro competitivo:  di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Open Insurance, la definizione

Essendo un fenomeno estremamente innovativo e ancora in costruzione, definire in modo univoco il concetto di Open Insurance non è facile. In generale, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) identifica il fenomeno come “la possibilità di accedere e condividere informazioni, sia personali che di carattere generale, relativi al mondo delle assicurazioni tramite le Application programming Interfaces [la tecnologia API]”.

Open Insurance, breve storia

L’Open Insurance è di certo un fenomeno nuovo e ancora da plasmare, ma tutti gli esperti sono concordi nel sostenere che questo è destinato a cambiare radicalmente il mondo assicurativo, integrandolo con i servizi bancari e con piattaforme di più ampio respiro. In ambito Open Insurance, quindi, è più appropriato parlare di futuro invece che guardare al passato.

Così come l’Open Banking, comunque, il fenomeno ha le sue radici nella direttiva PDS2 dell’Unione Europea, entrata in vigore nel 2019. Questa chiede alle banche di aprire i propri API alle compagnie fintech e ad altre società terze, in modo che queste possano creare programmi e servizi personalizzati capaci di rispondere realmente alle nuove necessità degli utenti.

La direttiva sta già mostrando i propri effetti e sta contribuendo a rinnovare gli ecosistemi del mondo bancario, finanziario, e anche assicurativo.

Gli ingredienti dell’Open Insurance

Il punto fondamentale dell’infrastruttura alla base dell’Open Insurance sono i sistemi di Application Programming Interface (API), che permettono di condividere le informazioni e far comunicare i dati, facilitando quindi la creazione di servizi integrati per diverse piattaforme.

Gli API sono alla base della programmazione di app e programmi e vengono spesso utilizzati dalle compagnie per integrare widget o vetrine digitali sul proprio sito, migliorando quindi l’esperienza di acquisto. Nel mondo bancario, per esempio, è proprio grazie agli API che gli utenti possono svolgere transazioni direttamente sui siti di e-commerce in modo sicuro e tracciabile.

Basandosi sui dati veri e propri degli utenti, i programmi e i servizi costruiti a partire dagli API riescono a rispecchiare le loro necessità e le abitudini di acquisto e utilizzo: una rivoluzione che nel mondo assicurativo, dominato generalmente da compagnie ormai considerate obsolete, si propone di mettere a disposizione dei clienti un nuovo universo di polizze e prodotti flessibili e personalizzabili.

La condivisione dei dati, ovviamente, avviene con il consenso degli utenti e con tutte le attenzioni del caso necessarie per tutelare la privacy e, se necessario, l’anonimato degli utenti coinvolti.

Come accennato l’Open Insurance fa a sua volta parte del più grande universo dell’Open Banking, che connette tra loro tutti i soggetti all’avanguardia operanti nell’ecosistema bancario e finanziario, in modo anche da permettere la creazione di servizi sempre più innovativi.

Lo sviluppo degli ecosistemi

Il meccanismo dell’Open Insurance permette di allargare l’ecosistema assicurativo ad altri attori. Le conseguenze sono evidenti: basta compartimenti stagni, ora i servizi collegano settori anche molto distinti, come lo sport, la mobilità e l’energia.

Un esempio sono i sistemi di smart home: grazie alla condivisione dei dati tra dispositivi di domotica intelligenti e mondo assicurativo è possibile creare polizze personalizzate che tengono conto dei rischi specifici di ogni zona e anche della situazione propria di ogni abitazione assicurata o controllata digitalmente.

Altro settore dal grande potenziale è quello della mobilità sostenibile, occupato soprattutto dalle compagnie di car, bike o scooter sharing. Grazie alla comunicazione dei dati tra aziende che forniscono i servizi e rispettivi partner assicurativi sarà possibile creare prodotti ad hoc studiati appositamente per questo nuovo settore.

Anche il mondo del wellness può beneficiare dell’Open Insurance: i dispositivi wearable, come smartwatch o altri sensori indossabili, permettono di immagazzinare importanti parametri relativi allo stato di salute degli utenti, da utilizzare per plasmare e proporre polizze appropriate.

Il risultato, in generale, consiste in servizi assicurativi al passo con i tempi e costruiti proprio a partire dalle necessità dei clienti, in tutti gli ambiti.

La crescita dell’Insurtech

Il settore delle assicurazioni digitali sta attraversando un momento di enorme crescita: nel 2020 il mondo insurtech ha toccato un nuovo record con 7,1 miliardi di dollari in investimenti a livello globale, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda l’Open Banking – che come abbiamo detto include anche l’Open Insurance – Accenture stima che il solo comparto europeo nel 2020 abbia mosso capitali per 61 miliardi di euro, il 7% di tutte le entrate generate dal mondo bancario. Il 99% delle compagnie ha infatti in programma di investire nelle nuove tecnologie.

L’Open Insurance, di per sé, è ancora agli albori, ma il trend è decisamente positivo e sta convincendo molti a lasciare da parte le operazioni tradizionali per creare un ecosistema sempre più integrato e aperto anche a settori legati solo in modo collaterale al mondo assicurativo. Secondo un sondaggio di Accenture, già oggi il 63% degli assicuratori si sono mobilitati per adottare sistemi che favoriscano un ambiente interconnesso.

Casi di Open Insurance

Sono tante le startup che hanno fatto proprio il modello dell’Open Insurance. Tra le prime ad approfittare delle sue potenzialità troviamo TrueLayer, scaleup fondata a Londra nel 2016 da due imprenditori italiani – Francesco Simoneschi e Luca Martinetti – con lo scopo aprire il mondo bancario tramite la condivisione di informazioni tramite API.

Nel 2018 TrueLayer ha avviato una collaborazione con la startup assicurativa Anorak per offrire polizze sulla vita grazie proprio alla direttiva PSD2 e ai sistemi di API, tramite i quali la compagnia è in grado di predire la copertura più adatta alle necessità dei clienti. Si tratta di una delle prime applicazioni della direttiva nell’ecosistema assicurativo.

Rimanendo in Europa altro esempio virtuoso è Wakam, compagnia francese attiva ormai in 13 Paesi, che offre servizi digitali per il mondo delle polizze su danni e infortuni. Tutti i suoi prodotti sono personalizzabili e immediatamente integrabili con le piattaforme di assicurati, broker e intermediari proprio grazie ai sistemi API

Altro attore di spicco è Arity, costola dell’americana Allstate Insurance Company che sta rivoluzionando il settore della mobilità e delle assicurazioni auto. Arity analizza le abitudini di guida dei clienti per offrire polizze personalizzate e premi o ricompense per coloro con un livello rischio particolarmente basso.

Anche il colosso insurtech Lemonade, valutato per più di 4 miliardi di dollari, ha lanciato il suo sistema di API nel 2017. Questo permette alle compagnie interessate, in tutti gli ambiti, di incorporare i servizi assicurativi offerti da Lemonade direttamente all’interno delle loro piattaforme, unendo così le polizze agli altri servizi offerti. Il sistema di API permette di accedere a preventivi rapidi, strutturare pacchetti personalizzati ed effettuare pagamenti in modo rapido e immediato, senza dover passare attraverso il sito di Lemonade.

La crescente interconnessione di diversi settori, inoltre, sta spingendo i colossi del tech – pensiamo ad Amazon, Google, Facebook e Apple ­– ad avvicinarsi sempre di più all’universo assicurativo. Per continuare a essere competitive su un mercato in profonda trasformazione le compagnie tradizionali non possono più ignorare la presenza di nuovi attori, ma anzi dovrebbero abbracciare il processo di trasformazione digitale e rinnovare i propri modelli operativi.

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Guida autonoma in Europa, i primi passi sulle normative

Il settore della guida autonoma è in fermento. Dopo tante attese, finalmente qualcosa si sta muovendo in Europa sul piano della regolamentazione: a fine aprile il Regno Unito ha annunciato di voler procedere con l’inquadramento a livello normativo della guida autonoma, e a giugno è stato approvato da una delle due Camere in Germania un provvedimento che autorizza la guida autonoma su strade pubbliche.

Ora UK e Germania si sfidano in un vero testa a testa su chi sarà il primo a permettere la circolazione su strade pubbliche vetture a guida autonoma. Per ora in vantaggio sembra il Regno Unito, che conta di vedere le prime vetture con sistemi ALKS circolare “da sole” entro la fine del 2021, mentre in Germania si parla di guida autonoma a livello 4 nel 2022.

Se da un lato l’UK ha compiuto il primo passo ufficiale, dall’altra la Germania aveva impostato già nel 2017 un disegno di legge per disciplinare la circolazione delle auto driverless. A detta del governo tedesco, una volta passata l’approvazione del Bundestat (la Camera delle Regioni), sarebbe il primo quadro giuridico al mondo per l’integrazione dei veicoli autonomi nel traffico regolare, da bus navetta a veicoli privati.

La sua soluzione, secondo il ministero dei Trasporti, è stata ideata per essere il più flessibile possibile, eliminando la necessità di un autista umano in stand-by: molta più libertà rispetto alla soluzione del governo britannico, che permetterebbe al guidatore di staccare le mani dal volante solo sotto condizioni specifiche, in autostrada, e con la postilla di rimanere sempre pronto a riprendere il controllo del veicolo.

Ma nulla è ancora scolpito nella pietra, e la gara è ancora aperta. Nel frattempo, il mondo delle assicurazioni farà meglio a prepararsi: la transizione a guida autonoma potrebbe sconvolgere gli equilibri del settore car insurance. Saranno inoltre non poche le patate bollenti da affrontare a livello di responsabilità e copertura in caso di sinistri – ma altrettante le opportunità per chi saprà venire incontro alla nuova domanda.

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Connected Car, le prospettive per le assicurazioni in un mercato da oltre un miliardo

Quello della connected car è un settore particolarmente interessante per le assicurazioni per la sua stretta (e complessa) relazione con la sfera della sicurezza. In particolare, l’implementazione dei sistemi ADAS presenta notevoli opportunità per l’insurance.

Nonostante in Italia il mercato dell’auto nel suo complesso abbia subito un crollo del -27,9% nel 2020, quello della Connected Car ha registrato solo una lieve flessione del -2%. Secondo i dati della ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, sono 17,3 milioni i veicoli connessi a fine 2020, quasi il 45% del parco circolante in Italia.

Un target quindi molto interessante per il settore assicurazioni, specialmente considerando che la sicurezza rappresenta una delle motivazioni di acquisto più importanti per gli utenti finali, il che denota una tendenza di consapevolezza del rischio e desiderio di soluzioni mirate a minimizzarlo.

Sempre più integrati nei nuovi veicoli sono i sistemi di assistenza alla guida (ADAS), quali la frenata automatica di emergenza o la verifica della presenza di veicoli nell’angolo cieco. Questi sistemi fanno registrare a fine 2020 un valore di 600 milioni di euro.

Adas (guida assistita): a che punto siamo e quali effetti avrà sulle assicurazioni

Emerge quindi la possibilità di capitalizzare su questo trend, sviluppando l’offerta di polizze assicurative in cui il premio varia sulla base del numero e della tipologia di sistemi ADAS presenti a bordo veicolo.

Sono sempre più numerose le compagnie assicurative che lavorano a offerte di questo tipo, che tengano conto della presenza di tali sistemi, e quindi del ridotto rischio di incidente, per offrire uno sconto sul premio assicurativo. In particolare, secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

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Adas (guida assistita): a che punto siamo e quali effetti avrà sulle assicurazioni

Secondo un report di MarketsandMarkets il mercato dei sistemi di assistenza alla guida (ADAS) è  in crescita e raggiungerà gli 83 miliardi di dollari entro il 2030.

La crescente adozione di ADAS e altri sistemi di sicurezza, l’attenzione dei governi per migliorare la sicurezza dei veicoli e dei pedoni, le iniziative degli OEM per fornire caratteristiche di sicurezza avanzate e l’avvento di veicoli autonomi faranno aumentare la domanda di ADAS nei prossimi anni. La pandemia COVID-19 ne ha momentaneamente arrestato la crescita, con la sospensione della produzione di veicoli e interruzioni delle forniture, tuttavia il mercato ADAS dovrebbe registrare un significativo incremento nel 2022.

Che cos’è l’ADAS

La sigla sta per Advanced Driver-Assistance Systems (sistemi di assistenza alla guida avanzati) e dà il nome a una categorie di soluzioni elettroniche e digitali che forniscono assistenza alla guida, anche e soprattutto in situazioni di emergenza, e al parcheggio del veicolo.

Queste soluzioni sono destinate ad aumentare la sicurezza delle auto e più in generale la sicurezza stradale. E’ noto che la maggior parte degli incidenti stradali è dovuta ad errori umani, pertanto i sistemi avanzati di assistenza alla guida sono sviluppati (oggi con il grande contributo degli sviluppi tecnologici come quelli in Intelligenza Artificiale), per automatizzare, adattare e migliorare i sistemi dei veicoli per la sicurezza e una migliore guida.

I sistemi ADAS si basano su input provenienti da molteplici fonti di dati, tra cui immagini automobilistiche, LiDAR, radar, elaborazione delle immagini, visione computerizzata e rete in auto. Ulteriori input sono possibili da altre fonti separate dalla piattaforma primaria del veicolo, come altri veicoli, indicati come Vehicle-to-vehicle (V2V), o Vehicle-to-Infrastructure (V2X), come la telefonia mobile o i sistemi di rete dati WiFi.

ADAS: quali sistemi di sicurezza sono compresi

I primi sistemi ADAS implementati sono stati i sensori pioggia, il sensore crepuscolare, il cruise control adattivo, la frenata automatica d’emergenza, i sensori di parcheggio, l’avviso di cambio corsia o il riconoscimento automatico dei segnali, ma oggi c’è molto altro la tecnologia può fare in ambito di assistenza alla guida.

Alcuni dei sistemi di assistenza alla guida più diffusi sono:

Cruise control

Il cruise control è un sistema elettronico che permette la regolazione automatica della velocità  mentre si guida. Questo sistema consente di impostare una velocità e di mantenerla automaticamente costante, senza bisogno di tenere premuto l’acceleratore.

Solitamente tramite una leva, il sistema imposta la velocità desiderata e la mantiene fino a che il guidatore tocca l’acceleratore, la frizione o il freno.

Adattamento della velocità

Per sistema di adattamento intelligente della velocità, o ISA (Intelligent Speed Adaptation) si intende qualsiasi sistema con cui è possibile variare la velocità di un veicolo a seconda del limiti imposti sulla strada. Il sistema ricava le informazioni sul limite tramite apparecchiature analoghe a quelle di navigazione satellitare, e supporta il guidatore a rispettare sempre i limiti di velocità.

Un sistema ISA può essere di tipo passivo o di tipo attivo, a seconda che ci sia un semplice avviso al guidatore che sta oltrepassando i limiti, o che intervenga in automatico per ridurre la velocità di marcia.

Mantenimento di carreggiata

Il sistema di mantenimento di carreggiata, chiamato anche sistema di mantenimento di corsia o Lane Keeping Assist System (LKAS) è, come si può intuire dal nome, studiato per evitare di invadere inavvertitamente l’altra corsia di marcia.

Si tratta di due sistemi complementari (non sempre entrambi in dotazione al veicolo) che agiscono su due livelli: uno si limita ad avvisare il conducente che il veicolo sta per invadere un’altra corsia, mentre l’altro interviene direttamente sui controlli del mezzo per riportarlo in carreggiata.

Avviso di collisione e anticollisione anteriore

I sistemi di anticollisione anteriore sono sistemi di rilevamento solitamente basati su radar/LiDAR e telecamere, studiati per diminuire il rischio di collisione causa disattenzione del guidatore.

Al rapido approssimarsi di un ostacolo, il conducente viene avvisato tramite avviso sonoro (avviso di collisione). Nel caso in cui il guidatore non agisca sui freni, grazie al sistema di anticollisione l’auto applica automaticamente la massima forza frenante per frenare l’auto o quanto meno rallentare la sua velocità per mitigare i danni eventuali.

Il mercato ADAS in Europa

Secondo il report di MarketsandMarkets, la domanda di ADAS in Europa sarà trainata appunto dalle disposizioni di legge europee. La Francia è uno dei mercati in più rapida crescita per ADAS in Europa. Nel 2018, la Francia ha contribuito per circa il 12% alla produzione totale di veicoli nella regione secondo l’Associazione dei costruttori europei di automobili. Inoltre, diverse disposizioni in materia di sicurezza sono stati attuati dal governo francese. Ad esempio, nel 2015, il governo ha reso obbligatoria l’installazione della frenata d’emergenza automatica (AEB) e dell’avviso di deviazione dalla corsia (LDW) su tutti i nuovi autocarri pesanti.

La crescente produzione e vendita di veicoli di lusso, dovuta alla forte crescita economica, gioca un ruolo importante in Germania. I principali OEM tedeschi come Volkswagen e Daimler AG hanno incorporato caratteristiche avanzate per migliorare l’esperienza di guida. Questi OEM offrono la maggior parte delle caratteristiche ADAS di serie nei loro veicoli del segmento premium. Nei SUV e nelle berline del segmento medio, le caratteristiche essenziali dell’ADAS sono offerte in pacchetti aggiuntivi.

In base alle disposizioni europee, dal 2022 gli ADAS diventeranno obbligatori in tutta Europa. In particolare, tutti i nuovi veicoli dovranno avere di serie la frenata automatica di emergenza o il mantenimento di corsia. Il nuovo regolamento prevede l’introduzione di circa trenta sistemi avanzati elettronici che garantiscano sicurezza a conducenti e passeggeri. I nuovi modelli che andranno sul mercato dal 2022 dovranno ovviamente essere in linea con le disposizioni, mentre per il parco auto circolante è data la possibilità di adeguarsi entro maggio 2024.

La Commissione prevede che le misure proposte contribuiranno a salvare oltre 25.000 vite umane ed evitare almeno 140.000 lesioni gravi entro il 2038. Ciò contribuirà all’obiettivo a lungo termine dell’UE di avvicinarsi a zero morti e feriti gravi entro il 2050 (“Visione Zero”).

Sistemi ADAS e assicurazioni

E’ abbastanza lineare la considerazione che se si riduce in modo così consistente il numero di incidenti automobilistici grazie all’uso di sistemi ADAS, la conseguenza in ambito assicurativo è che dovrebbero scendere i premi dei prodotti RC, oggi calcolati anche su indici di rischio legati appunto alla sicurezza dei veicoli, delle strade e alle statistiche.

Swiss Re ed HERE hanno sottolineato in questa analisi sul tema, come sia fondamentale che assicuratori e case automobilistiche collaborino per condividere i dati  e valutare accuratamente come le tecnologie ADAS possano modificare i modelli di pricing del rischio.

In particolare si ribadisce il fatto che “Dato che sempre più compiti del conducente sono affidati all’auto, gli assicuratori non dovrebbero valutare il rischio solo in base alla persona che guida l’auto, come è stato fatto tradizionalmente, ma in base al veicolo che la persona sta guidando”.

Secondo l’analisi, i sistemi ADAS potrebbero portare a una riduzione dei premi assicurativi globali per le auto completamente equipaggiate tali sistemi di 20 miliardi di dollari entro il 2020.

Questo potrebbe essere considerato un vantaggio solo dal punto di vista dei consumatori, in quanto le compagnie non sono mai particolarmente contente di abbassare i premi soprattutto in ambito RC Auto, considerato a bassa marginalità ma che fornisce alta liquidità alle assicurazioni.

Tra gli aspetti che gli assicuratori considerano una barriera alla diminuzione dei premi c’è il fatto che, sebbene gli incidenti diminuiranno grazie ad ADAS, quelli che continueranno a verificarsi saranno molto più costosi per le compagnie, poiché le auto super accessoriate di sistemi di guida avanzati, che quindi montano più tecnologie, quando entrano in officina sono molto più costose.

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Open Insurance, 7 ecosistemi ad alto potenziale per il futuro dell’assicurazione

Il futuro dell’ecosistema assicurativo è nell’open insurance. Come già avvenuto per l’open banking in relazione al mondo dei pagamenti digitali, anche il settore assicurativo si sta aprendo ad ecosistemi esterni, con la possibilità di proporre e fruire di polizze su piattaforme operanti in settori non assicurativi: un trend che rivoluzionerà il rapporto tra assicurazioni e clienti.

L’applicazione dell’open innovation al settore insurance è una grande scommessa per il futuro dell’ecosistema: un’opportunità di attirare sul mercato nuovi attori e creare, con le loro proposte, la nuova domanda per conquistare i clienti in cerca di innovazione.

“Per innovare realmente il settore assicurativo non basta proporre online quello che prima si vendeva in agenzia, ma serve un totale cambio di approccio” spiega Pietro Menghi, CEO di Neosurance, scaleup insurtech globale che ha sviluppato una Open Insurance Platform As A Service. “Se il cliente è prima di tutto un consumatore digitale, il dialogo deve iniziare dalle community digitali per lui più rilevanti nei vari momenti della sua giornata.”

Con l’open insurance, l’assicurazione “entra” nei contesti digitalizzati che frequentiamo ogni giorno, dall’app per fare sport a quella per noleggiare un monopattino elettrico e così via.

Ecco quali saranno i maggiori ambiti di applicazione.

Open insurance e Smart Home

Si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti raggiungeranno i 129 miliardi di dollari nel 2021. Tra questi sono inclusi anche prodotti smart home.

La possibilità di controllare le case attraverso la domotica sta aprendo diverse possibilità in materia di assicurazione contro furti, incendi e altri rischi domestici. L’integrazione fra sistemi assicurativi e dispositivi intelligenti consentirà ad esempio di attivare (e pagare) una polizza contro furto o incendio solo quando un sensore non rileva la nostra presenza in casa o se porte e finestre sono state chiuse con uno smart lock. L’impatto sarà notevole anche sul fronte riduzione delle frodi, grazie a un migliore controllo sui dati.

Open Insurance e Sport

Il settore sport & fitness sta subendo una grande trasformazione, con la sempre maggiore integrazione di servizi digitali. Solo Nel 2020, complice l’emergenza covid, nel mondo sono state lanciate 71.000 nuove app dedicate al fitness e alla salute: segno di un mercato in rapida espansione.

Le community digitali di sportivi, utenti molto attivi di app di prenotazioni, corsi online e fitness tracker, rappresentano inoltre una delle categorie più soggette a infortuni. La condizioni ricorrenti di rischio in quest’ambito cambiano sensibilmente in base a disciplina, età e molti altri aspetti che, analizzati in chiave big data, possono fornire informazioni preziose per la proposta di micro-polizze istantanee o prodotti più complessi, personalizzati in base alle reali esigenze dei singoli.

Open Insurance e Energia

Altro ambito di grande potenziale è il settore energia. L’integrazione con i sistemi di smart metering dei nuovi contatori connessi e le app con cui paghiamo le bollette consente di attivare coperture di vario tipo per garantire la continuità del servizio anche quando, ad esempio, una persona perde il lavoro o si trova ad affrontare spese inattese. Solo negli Stati Uniti, nell’ultimo anno, si è generato un debito di circa 40 miliardi di dollari di bollette non pagate, secondo i dati riportati dalla National Energy Assistance Directors’ Association.

Open Insurance e Micromobilità 

La micromobilità urbana sta vivendo un boom e con essa stanno crescendo i bisogni di copertura. Secondo recenti studi, ad oggi sarebbero circa 30mila i monopattini in sharing e circa 800mila quelli di proprietà. Se per i primi è già obbligatoria l’assicurazione per responsabilità civile verso terzi, resta il problema dei mezzi privati e comunque della copertura infortuni/danni subiti dal conducente.

Integrando su ogni mezzo un dispositivo connesso, è possibile identificare il monopattino/bici e, quindi, renderlo assicurabile attraverso una sorta di ”RCA” dedicata, che presto potrebbe essere obbligatoria. Grazie ai paradigmi dell’Open Insurance, gli assicuratori potranno interagire con app e community della micromobilità urbana, pubblica e privata, fornendo proposte assicurative più complete e soluzioni attivabili solo in base al reale utilizzo del mezzo.

Open Insurance e lavoro freelance e Gig economy 

Nel 2020 il 72% delle nuove P.IVA è stato aperto da una persona fisica. Anche se sempre più numerosi, i lavoratori autonomi godono ancora di scarse tutele in termini di salute, assistenza legale, infortuni, maternità e altri fattori che possono mettere seriamente a rischio la possibilità di lavorare e di avere un reddito continuativo.

Tramite piattaforme interconnesse, chi svolge un lavoro freelance – che si tratti di un consulente, di un rider o di un autista – sarà in grado di accedere più facilmente a polizze personalizzate in termini di costo, tempi e bisogni. Il canale digitale metterà a disposizione soluzioni molto più semplici e accessibili per queste categorie produttive, che si tratti di una protezione giornaliera sugli infortuni o di una annuale contro i rischi informatici in smart working.

Un esempio di successo in questo ambito è Zego, startup insurtech londinese dedicata proprio alla copertura dei nuovi servizi di mobilità, che ad aprile 2021ha raggiunto lo status di unicorno.

Open Insurance e Sanità digitale

Secondo Statista il mercato delle soluzioni di telemedicina, o eHealth, oggi vale 45 miliardi di dollari e potrebbe toccare i 175 miliardi entro il 2026.

La possibilità di accedere a parametri e indicatori sulla salute delle persone permette di elaborare profili di rischio sempre più precisi e suggerire strumenti di protezione e assistenza anche agli utenti meno consapevoli, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale. Non solo: è possibile valorizzare gli stili di vita più virtuosi, monitorando attività legate a sport e benessere. Una sempre maggiore integrazione tra ecosistemi di telehealth e wellness con quelli assicurativi faciliterà anche l’intero processo di gestione delle informazioni, rimborso delle cure, erogazione di indennizzi, riducendo sensibilmente il rischio di frodi e i tempi di istruttoria e burocrazia.

Open Insurance e Connected Car

Quella dell’auto connessa è uno dei maggiori settori trainanti della connected insurance. Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha già almeno un prodotto connesso sul mercato. ABI Research stima che saranno messe sul mercato oltre 115 milioni di auto connesse entro il 2025, e secondo una ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 sono 17,3 milioni i veicoli connessi solo in Italia, quasi il 45% del parco circolante.

Il settore assicurativo ha iniziato ad integrarsi con dispositivi e app collegati alle automobili, per offrire polizze digitali più flessibili, basate sui chilometri effettivamente percorsi o sullo stile di guida, premiando i soggetti più virtuosi. Analizzando velocità, frenate, sterzate e altri parametri, non solo è possibile elaborare assicurazioni profilate, ma anche prevenire i rischi attraverso suggerimenti personalizzati.

Secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

Allo stesso tempo, risulta più semplice ed efficace fornire assistenza in tempo reale in caso di incidente e aprire un sinistro.

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