Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

Coronavirus e assicurazioni, un legame inevitabile: un nuovo rischio che mette alla prova le aziende specializzate nella vendita di protezione. “Alla luce dell’emergenza COVID-19 e dei provvedimenti adottati dalle autorità competenti, l’ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, sta seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione e sta attivando tutte le misure necessarie a fronteggiarla. In considerazione delle criticità operative, che prevedibilmente si verificheranno nelle zone interessate, l’ANIA ha attivato un’unità di coordinamento in stretta collaborazione con l’IVASS e le proprie Associate, al fine di monitorare la situazione e di predisporre le misure idonee a garantire i servizi assicurativi, a tutelare i lavoratori e la rete agenziale. In questo difficile momento l’ANIA e le sue associate esprimono vicinanza alle popolazioni colpite e offrono la massima disponibilità a intraprendere e a supportare ogni iniziativa utile ad affrontare l’emergenza”.

Così l’Ania, punto di riferimento per le Compagnie assicuratrici nazionali, in una nota stampa  ha segnalato la propria attenzione al tema ‘coronavirus’, che sta registrando un impatto notevole in ambito assicurativo, a tinte chiare e scure, un impatto che si è visto prima nei paesi asiatici (dove si sono viste anche le prime polizze ‘coronavirus) a adesso si sente in Italia. Anche nel nostro Paese negli ultimi giorni alcune Compagnie hanno lanciato sul mercato nuove coperture ‘Covid2019’, mentre altre, ci dicono dall’Ania,  stanno integrando le polizze malattia con le nuove coperture, adattando quindi le polizze già esistenti con clausole ad hoc per fronteggiare l’emergenza determinata dal coronavirus. Ad esempio alcune coperture malattia hanno introdotto una diaria giornaliera  o un indennizzo forfettario in caso di ricovero dovuto al contagio. Altre imprese hanno integrato le coperture già in essere con servizi aggiuntivi gratuiti come ad esempio il teleconsulto medico.

Coronavirus e assicurazioni, la situazione

“In Italia sono ancora pochi diffusi prodotti assicurativi specifici per il rischio pandemia/epidemia, ciò non toglie che in assenza di un’esclusione specifica questi rischi possano già essere coperti”, fanno sapere da Ania. “Ad esempio, le coperture malattia di norma non escludono il rischio di epidemia o di pandemia. Al momento la procedura per l’accertamento dell’infezione di coronavirus è esclusivamente pubblica e i pazienti infetti devono essere ricoverati nel reparto malattie infettive di un ospedale pubblico. Ciò non toglie che nel lungo periodo, se il servizio sanitario pubblico dovesse andare in sofferenza, si potrebbe avere un maggior ricorso da parte dell’utenza al settore sanitario privato. Nel breve periodo, gli assicurati che hanno una copertura malattia potrebbero avere la tendenza a sottoporsi a maggiori accertamenti sanitari per escludere la presenza di patologie indirettamente connesse al coronavirus”.

Coronavirus e assicurazioni, le aree di business più colpite

L’epidemia da Coronavirus tocca le assicurazioni in tre principali aree: polizze viaggi, polizze business e polizze sanitarie. In caso di pandemia/epidemia sono queste le aree di rischio più alte e le coperture più richieste dagli assicurati. In assenza di specifiche esclusioni per il rischio pandemia, le polizze si attivano regolarmente. Tuttavia nelle coperture viaggio il rischio pandemia rappresenta una delle esclusioni più diffuse. Resta da capire fino a quando saremo in una situazione di epidemia e se e quando ci sarà una dichiarazione di “pandemia”.

“La differenza non è banale”, spiegano in Ania, ” in quanto  l’evento pandemico potrebbe comportare una esclusione di copertura.  L’OMS parla di pandemia quando un nuovo agente patogeno per il quale le persone non hanno immunità si diffonde rapidamente e con facilità in una zona molto più vasta e diffusa rispetto a quella solitamente interessata da un’ epidemia. Si fa presente che nel caso della Sars, il virus  non venne dichiarato pandemico dall’OMS nonostante avesse interessato 26 Paesi in quanto la sua diffusione fu contenuta rapidamente e poche nazioni ne furono significativamente colpite. Quanto alle coperture Business interruption, queste in Italia  sono ancora poco diffuse e generalmente sono connesse a danni materiali e diretti (es. incendio degli edifici dell’impresa) subiti dall’assicurato”.

L’uso della blockchain per la gestione dei sinistri

In Cina due compagnie (Ant Financial e Blue Cross) stanno gestendo i claim da coronavirus tramite piattaforme blockchain, ciò offre una prova provata di come la digital transformation sia in grado di supportare le compagnie nella gestione di nuove sfide, anche di tipo sanitario.

Ania ha già promosso in Italia sperimentazione della blockchain per l’RC auto, ed è lecito attendersi che vi sarà ora una spinta da parte dell’associazione e del mercato verso una maggiore sperimentazione anche per le coperture salute, business e travel, in quanto tali forme di protezione ben si conciliano con l’utilizzo del sistema blockchain e strumenti di natura parametrica (ossia in cui il risarcimento viene erogato sulla base dell’andamento di indici/parametri oggettivi).
“L’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contract ottimizza il processo di emissione e gestione delle polizze e rende veloce e certa la liquidazione del danno agli assicurati”, confermano da Ania. “Inoltre, per la verifica dell’accadimento del sinistro, ad esempio, si utilizzano fonti terze, certificate e pubbliche che permettono di aprire la pratica di liquidazione e procedere automaticamente al rimborso al verificarsi di determinati eventi (ad esempio ritardo del volo nelle coperture viaggio o maltempo nelle coperture eventi). In questo modo il consumatore non dovrà più occuparsi di tutti i passaggi burocratici per la denuncia del sinistro, per il riconoscimento dell’ammontare del danno e l’importo sarà automaticamente accreditato”.

Le polizze per il rischio di Business Interruption

L’epidemia coronavirus è in realtà una tragedia annunciata: sono anni (l’ultima volta nel 2019) che l’OMS annuncia una nuova epidemia virale/influenzale come una delle 10 principali minacce globali nei prossimi anni. Sono quindi un nuovo rischio molto concreto sul quale il consumatore a livello personale è certamente pronto a raccogliere l’offerta di protezione da parte delle assicurazioni; e probabilmente anche in ambito aziendale, dove le polizze cosiddette di Business Interruption (BI) sono attualmente poco diffuse nello stivale, potranno conoscere tempi migliori e magari anche formule migliori grazie a nuovi sistemi per la valutazione del rischio.

“Come stiamo vedendo in questi giorni, il manifestarsi di una pandemia/epidemia può avere un impatto significativo sulle attività di impresa. – conclude Ania – In Italia le coperture BI legate a questa tipologia di rischi sono ancora poco diffuse. Inoltre, se il consumatore non ha la percezione di essere esposto ad un rischio difficilmente acquisterà una copertura per tutelarsi.
Ad esempio in USA le coperture BI legate ad eventi pandemici hanno iniziato a svilupparsi dopo  il manifestarsi di Pandemie anche più aggressive (Sars) del Covid-19. In USA nel 2018 è nato un  prodotto assicurativo parametrico specifico per risarcire le imprese dal rischio di Business Interruption consequente ad una pandemia/epidemia. Tale  prodotto si basa su un indice che misura il “sentimento comune” nel caso in cui si verifichi una pandemia. Anche i provvedimenti presi dalle autorità pubbliche rappresentano un parametro per misurare la portata dell’evento. La copertura è un ibrido tra un prodotto assicurativo tradizionale e una copertura parametrica dal momento che il danno economico non è stabilito a monte ma è risarcito secondo le consuete modalità di liquidazione del danno adottate dalla compagnia”.

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Le prime polizze assicurative su blockchain sono dedicate ai viaggiatori

In ambito insurtech, il nuovo anno si apre all’insegna della blockchain, tecnologia di cui spesso abbiamo parlato per le rivoluzionarie opportunità che offre in vari campi compreso quello assicurativo, dove consentirà di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Fino a oggi il mercato italiano è stato molto cauto nell’affrontare il tema, ma i segnali di una inversione di tendenza sono già emersi dall’ultima edizione della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, di cui abbiamo parlato qui.

Un importante esempio dei passi avanti che si stanno facendo per tradurre ‘in pratica’ quanto la blockchain promette a livello teorico è certamente il risultato raggiunto con un progetto pilota realizzato sotto la supervisione di IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, CeTIF– Università Cattolica e la tech company Reply,  che ha coinvolto quattro compagnie assicurative (Mediolanum Assicurazioni, Cargeas, Nobis Filo Diretto e Reale Mutua), tre banche (Banca Mediolanum, Banca Popolare di Sondrio e UBI Banca) e Aon Benfield Italia S.p.A.

Dopo sei mesi circa di sperimentazione, avviata la scorsa primavera, si è chiuso positivamente il collocamento nel mercato italiano di tre tipologie di polizze parametriche legate al mondo viaggi: copertura del rischio maltempo, ritardo del volo aereo e smarrimento del bagaglio.

Obiettivo della sperimentazione era di verificare la possibilità di creare polizze smart e istantanee all’interno dell’Insurance Blockchain Sandbox, un ambiente a regime controllato che permette di collaudare prodotti e servizi assicurativi basati su blockchain.

Il progetto, all’avanguardia nel mercato assicurativo europeo, ha dimostrato in modo concreto che la blockchain rappresenta una tecnologia in grado di abilitare le imprese assicurative allo sviluppo di nuovi prodotti, per rispondere alle esigenze sempre più complesse e variegate del mercato.

I vantaggi dimostrati

Il primo vantaggio verificato è sul piano della customer experience: il tempo minimo di sottoscrizione è risultato essere di soli 6 minuti, elemento che ha portato a un elevato livello di soddisfazione dei clienti nei confronti della piattaforma e dei prodotti offerti.

Per le imprese di assicurazione, è stata stimata in oltre il 60% la riduzione dei costi operativi nella fase di apertura sinistri e liquidazione rispetto a un prodotto assicurativo tradizionale simile.

La tecnologia blockchain e gli smart contract, infatti, hanno garantito la riservatezza delle informazioni e l’esecuzione automatica dei contratti in caso di sinistro, permettendo l’ottimizzazione del processo di emissione e di gestione delle polizze, con una liquidazione immediata e certa del danno agli assicurati.

Visto l’esito positivo dell’iniziativa, la piattaforma sviluppata verrà utilizzata per il collocamento di polizze al pubblico dal secondo trimestre del 2020.

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Blockchain in Italia, un mercato da 30 milioni di euro. Le scommesse dell’insurance

La blockchain è una delle innovazioni che sta modificando velocemente e irrevocabilmente il settore delle polizze. Una tecnologia di trasformazione che consente di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Non a caso è anche di quelle che sta crescendo maggiormente, in Italia e nel mondo. E sulla quale le compagnie, e non solo stanno scommettendo sempre di più basta dare un’occhiata ai dati della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano. Ecco che cosa emerge.

Polizze parametriche, ecco l’innovativa sperimentazione su blockchain

Blockchain: i numeri del 2019

Il 2019 è stato l’anno della conferma dell’importanza della Blockchain. Grandi aziende hanno avviato progetti di innovazione; governi e istituzioni pubbliche hanno iniziato a investirci; le “big tech” hanno fatto il loro ingresso con Libra di Facebook e TON di Telegram, ma anche con le soluzioni “Blockchain as a Service” di Amazon, Microsoft e Alibaba. Nonostante la grande attenzione, però, le tecnologie non sono ancora pienamente mature e sono ancora poche le applicazioni concrete. Nel 2019, si contano 488 progetti Blockchain e Distributed Ledger avviati nel mondo (che portano a 1.045 quelli degli ultimi 4 anni), in crescita del 56% rispetto al 2018. Ma di questi solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono sperimentazioni o proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci. I progetti implementativi si concentrano nel settore finanziario (67), seguito da Pubbliche Amministrazioni (25), agro-alimentare (15) e logistica (11). Riguardano in particolare i pagamenti (44), la gestione documentale (42) e la supply chain (31). Nella maggioranza dei casi – il 65% – le aziende hanno creato nuove piattaforme, piuttosto che utilizzare quelle esistenti.

La Blockchain nel mondo: i numeri

Nel mondo, Stati Uniti, Corea del Sud e Cina sono i Paesi più attivi, rispettivamente con 53, 31 e 29 casi censiti. Ma in Europa, appena dopo il Regno Unito con i suoi 17 progetti, arriva l’Italia con 16, che evidenzia un buon fermento.

Lo scenario in Italia: un mercato da 30 milioni di euro

Gli investimenti in Blockchain e Distributed Ledger nella penisola nel 2019 hanno raggiunto 30 milioni di euro, ancora limitati ma in crescita del 100% rispetto al 2018. Nel nostro Paese oltre il 40% della spesa si concentra nella finanza e nelle assicurazioni, ma è molto attivo anche l’ambito supply chain e tracciabilità di prodotto (in particolare nell’agro-alimentare che, sommando i vari settori in cui è applicato, vale il 30% degli investimenti) e la Pubblica Amministrazione.

Ad ogni modo, in Italia, le imprese sono ancora lontane da una piena consapevolezza: solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle PMI conoscono le possibili applicazioni di Blockchain e Distributed Ledger, appena il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole pensano che impatteranno sul proprio business nei prossimi cinque anni. E nelle applicazioni concrete siamo all’inizio: meno del 2% delle grandi aziende e dell’1% delle piccole-medie ad oggi ha già avviato dei progetti.

Nel 2019 le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger si sono consolidate e oggi sono guardate con grande interesse da tutti: sviluppatori, startup, aziende, big tech, pubbliche amministrazioni, governi e istituzioni – afferma Valeria Portale, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger -. Sono cresciuti molti progetti avviati negli anni precedenti, sono state migliorate le prestazioni delle piattaforme, sono in arrivo importanti innovazioni tecnologiche come la ‘Proof of Stake’ di Ethereum 2.0. Sono entrati nuovi attori come Facebook e Telegram, si sono mosse le istituzioni pubbliche, si veda il caso dell’European Blockchain Service Infrastructure. Ma sono ancora poche le applicazioni delle aziende in tutto il mondo, perché il mercato fino ad oggi si è concentrato sulla realizzazione di nuove piattaforme che richiedono mesi o anni per passare al progetto operativo, piuttosto che sullo sviluppo di applicazioni e progetti”.

Che cosa aspettarsi nel 2020

“Per il pieno sviluppo delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, in modo che possano davvero sbloccare l’‘Internet of Value’1, nel prossimo futuro è necessario innanzitutto chiarire il contesto regolamentale, che attualmente è frammentato e non uniforme – dice Francesco Bruschi, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger -. Si osserverà lo sviluppo e il consolidamento delle piattaforme, anche razionalizzando quelle esistenti e migliorandone l’interoperabilità. Infine, bisogna creare nuove applicazioni, focalizzandosi su quelle in grado di creare benefici concreti e reali. Nel 2020 ci attendiamo un ulteriore sviluppo in particolare nell’ambito della ‘finanza decentralizzata’, con prodotti finanziari realizzati tramite protocolli sicuri e trasparenti senza intermediari, nella ‘Self Sovereign Identity’, che consente di dare singoli individui strumenti di controllo dell’identità digitale, e di nuovi sistemi monetari, per cui forse potremo assistere alle prime valute digitali emesse da banche centrali”.

Blockchain: come può funzionare in 27 settori (comprese le assicurazioni)

Blockchain, barriere e benefici

Il basso numero di progetti operativi in Italia non è da imputare solamente a una mancanza di fiducia nelle tecnologie, ma anche alle scarse conoscenze, competenze e limitate risorse allocate per la gestione di progetti che richiedono alta complessità. Da un’indagine dell’Osservatorio su 75 grandi aziende italiane con qualche esperienza su queste tecnologie emerge che il 52% ha sviluppato una visione strategica, conoscendo la tecnologia e comprendendo la portata rivoluzionaria, ma solo il 9% ha già definito persone e risorse economiche. Il 45% ha attivato sperimentazioni o progetti operativi, mentre il 55% non ha ancora realizzato nulla: le principali barriere all’adozione riscontrate da chi non ha implementato progetti sono le difficoltà a individuare i benefici, sviluppare delle competenze e allocare risorse.

Viceversa, i principali benefici riscontrati dalle grandi aziende che hanno già progetti (34) sono il migliore rapporto con partner e fornitori per condividere informazioni (evidenziato dal 35%), la riduzione di frodi e manipolazione dati (29%) e una migliore riconciliazione di dati e pagamenti (29%). Poi vengono la maggiore fiducia verso partner e fornitori (26%), una maggior fiducia da parte dei clienti (26%) e l’automatizzazione dei processi (26%). Nell’avvio dei progetti di Blockchain e Distributed Ledger risulta fondamentale il ruolo del top management che spesso è principale promotore delle sperimentazioni (è così nel 69% dei casi). Le sperimentazioni però poi sono tendenzialmente portate avanti da unità di innovazione con il supporto dei sistemi informativi, con un ruolo importante del marketing.

Libra e TON

In questi anni sono proliferate le piattaforme, che per diventare più facilmente utilizzabili e migliorare alcuni punti di debolezza si stanno evolvendo. Nel contempo però si sono affacciate nuove realtà che possono rendere più semplice l’adozione delle criptovalute e delle soluzioni basate su Blockchain e Distributed Ledger tra il grande pubblico, per l’alto numero di utenti potenziali che possono coinvolgere e la facile user experience che si propongono di offrire. Nel 2020 verrà lanciata Libra di Facebook, moneta globale che punta a raggiungere gli “unbanked” e tutti i 2,4 miliardi di utenti del social network. Ed è in fase di finalizzazione il Telegram Open Network (TON) di Telegram, attraverso cui i 240 milioni utenti dell’app di messaggistica potranno scambiarsi valore. Su Libra e TON sarà possibile realizzare smart contract e dApp, abilitando l’utilizzo di token.

European Blockchain Service Infrastructure

Tra le attività delle istituzioni pubbliche, si segnala l’European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), un’infrastruttura portata avanti da 28 Paesi UE per supportare molte applicazioni nella notarizzazione, nella gestione dei titoli di studio, nella “Self Sovereign Identity” (creare e controllare la propria identità in modo più flessibile, autonomo ed interoperabile) e nella condivisione affidabile di dati. La possibilità di utilizzare un’infrastruttura a livello europeo con standard ben definiti potrà accelerare la diffusione di tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, favorendo la nascita di ulteriori use case da poter implementare.

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Intelligenza Artificiale e assicurazioni: quale compatibilità con la mutualità del rischio?

L’industria assicurativa da tempo sta riflettendo su come utilizzare le nuove tecnologie, tra cui l’Intelligenza Artificiale, per ottenere prodotti da offrire sul mercato più fruibili, di più facile ed immediata sottoscrizione e che meglio si attaglino al target market individuato. L’utilizzo di nuove tecnologie solleva di riflesso domande sulla compatibilità ed i limiti che l’introduzione di simili innovazioni possono avere nel settore, soprattutto laddove le basi della disciplina giuridica sono state gettate da un legislatore che neanche lontanamente poteva immaginare un simile progresso.

Una definizione di Intelligenza Artificiale

Per rispondere alla domanda del titolo, pare opportuno dare una definizione di Intelligenza Artificiale, pur nella difficoltà di delimitare i confini del fenomeno, rifacendoci alla definizione delineata dalla Commissione Europea in uno dei suoi rapporti: “Intelligenza artificiale’ (I.A.) indica sistemi che mostrano un comportamento intelligente analizzando il proprio ambiente e compiendo azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere specifici obiettivi. I sistemi basati sull’I.A. possono consistere solo in software che agiscono nel mondo virtuale (ad esempio assistenti vocali, software per l’analisi delle immagini, motori di ricerca, sistemi di riconoscimento vocale e facciale), oppure incorporare l’I.A. in dispositivi hardware (per esempio in robot avanzati, auto a guida autonoma, droni o applicazioni dell’Internet delle cose).”

(Comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – L’intelligenza artificale per l’Europa, Bruxelles 25 aprile 2018)

Tanto premesso, riteniamo altresì utile ricordare, anche se sembra scontato, che l’Intelligenza Artificiale opera attraverso le istruzioni che vengono date (dall’uomo) al sistema per il raggiungimento di un determinato obiettivo. In altre parole, l’I.A. non ha un’intelligenza emotiva, le è sconosciuto il “buon senso” ed il raggiungimento dell’obiettivo prescinde da un qualsiasi motivo, movente o ragione.

Proprio per ciò e per la potenziale applicazione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale, la Commissione europea ha approvato specifiche linee guida (“Orientamenti Etici per un’I.A. affidabile”) che riassumono e stabiliscono gli standard a cui deve tendere chi sviluppa e realizza applicazioni basate sull’IA (a questo link è possibile approfondire).

L’Intelligenza Artificiale nell’industria assicurativa

L’Intelligenza Artificiale nell’industria assicurativa è applicata in fasi e momenti diversi:

· La raccolta, l’analisi e la classificazione dei dati

· Logistica ed efficientamento nei processi di back office

· Customer care, sottoscrizione e liquidazione dei sinistri

· Processi antifrode

Ultimo, ma non di minore importanza, è l’uso di applicativi di I.A. in ambito consulenziale e di risk management, settore di fondamentale importanza per la prevenzione dei rischi e l’ottimizzazione delle risorse. Attraverso l’uso di tali applicativi i vantaggi che si prospettano per il cliente sono notevoli: dall’abbassamento del premio (conseguenza del minor numero di frodi), alla riduzione dei tempi nell’emissione della polizza ad una più veloce liquidazione del sinistro (si ricorda sul punto il tema smart contract e block chain, di cui costituisce un esempio la polizza “autoliquidante” in caso di cancellazione o ritardo del volo).

Aspetti legali dell’I.A. nelle assicurazioni

Quali sono gli aspetti giuridicamente più complessi legati all’uso di I.A. da parte delle compagnie assicurative? Entro quali limiti, cioè, le nuove possibilità favorite dall’I.A. sono compatibili con le fondamenta giuridiche del contratto di assicurazione e del diritto assicurativo, o comunque meritano una più attenta riflessione?

Partiamo dai fondamentali: una delle basi giuridiche su cui è incardinato il contratto di assicurazione e su cui si impernia l’industria assicurativa, è la comunione dei rischi. In altri termini: intanto l’assicuratore riesce a coprire il rischio che un evento incerto accada, in quanto tale rischio viene condiviso dall’intera collettività, sia in termini di assoggettamento ad una sorte comune, sia in termini di contributo alla costituzione delle riserve e di “condivisione” (indiretta) delle stesse. E’ il c.d. trasferimento del rischio dal singolo alla collettività (o massa) rappresentata e gestita dall’assicuratore, massima espressione della logica mutualistica. Come noto poi, il premio pagato dal contraente a fronte del rischio assicurato viene calcolato su basi statistico attuariali e la probabilità e la frequenza che l’evento si avveri, rappresentano il “rischio imprenditoriale” – senza giochi di parole! – dell’assicuratore: più il numero e la frequenza degli eventi si avvicinano alle previsioni dell’assicuratore, maggiore sarà l’efficienza (e la profittabilità) dell’impresa.

Problemi di compatibilità tra mutualità e Intelligenza Artificiale

Mutualità e comunione dei rischi presuppongono quindi la realizzazione di una collettività di assicurati omogenei a cui i rischi afferiscono. Ed è proprio qui che possono arrivare gli attriti con l’uso di applicativi di I.A. che, per loro essenza, operano attraverso un automatismo e potrebbero portare a disgregare in moltitudine di singolarità il paniere della mutualità: come è stato sostenuto, la mutualità/solidarietà è concetto che – almeno a prima vista – si pone in antitesi rispetto alla personalizzazione/individualismo, ponendo quindi in ultima istanza, interrogativi sui metodi di calcolo delle riserve e, più in generale, sui sistemi di tecnica finanziaria su cui si reggono le assicurazioni. L’essenza del problema è dunque: fin dove però può arrivare la personalizzazione della polizza (o del rischio: la c.d. “tailorizzazione”, secondo un neologismo di matrice anglosassone), esasperata dall’uso di applicazioni e automatismi propri dell’I.A. in grado di rilevare le specificità peculiari di un singolo assicurato, costruendo una polizza su misura in termini di premio e/o eventualmente di condizioni (seppur predeterminate dal sottoscrittore della polizza)?

L’interrogativo non è di agevole risposta.

Diversi elementi inducono tuttavia ad avere un atteggiamento flessibile e possibilista, di fronte a tale amletico dilemma. Difatti:

a) la legislazione RCA già è fortemente sbilanciata nel senso della personalizzazione dei meccanismi contrattuali, anche mediante l’uso di tecnologie (le scatole nere) volte a rilevare la condotta del singolo assicurato, che verrà dunque premiato o penalizzato a sfavore o a favore dell’intera collettività. Il distinguo sembra dunque essere ammesso dallo stesso legislatore seppure, emblematicamente, in relazione a condotte degli assicurati possibili/accessibili per l’intera collettività in comunione di rischio. Su questa scia, ad esempio, alcuni assicuratori stanno sperimentando l’idea di una polizza salute basata sul concetto “pay-as-you-live”. In pratica ciò significa che le tariffe (cioè: i premi assicurativi) vengono determinati sulla base di un profilo individuale di salute, in ciò agevolato da nuove generazioni di sensori e nuove applicazioni digitali (smart watch e “tracker”) che registrano il comportamento della persona con estrema precisione;

b) sempre l’RCA, ha in particolare aperto la frontiera all’utilizzo di tecnologie in grado di differenziare il premio sulla base di strumenti tecnologici in grado di sorvegliare sull’assicurato (di nuovo: la scatola nera o i meccanismi di misurazione del livello di alcol nel sangue), impedendo l’accadimento del sinistro. Una personalizzazione non effettuata dunque sulla base di un parametro operante “a priori” (ossia sulla base delle caratteristiche proprie del soggetto assicurato), ma su base di una logica di “prevenzione” del sinistro: apertura significativa, che potrebbe addirittura portare a considerare determinate tecnologie di prevenzione del rischio (dall’allarme al sistema antincendio) funzionali ed ancillari all’attività assicurativa;

c) la personalizzazione dei contratti assicurativi non è fenomeno recente, essendo da sempre invalso l’utilizzo di termini (librerie di clausole predeterminate) o condizioni (franchigie/scoperti) per tener conto delle peculiarità del caso di specie. Da questo punto di vista, l’.I.A. (come già avvenne per il calcolatore, in ambito matematico) è forse semplicemente destinata ad introdurre una maggiore capacità di combinazione ed una più precisa ed oggettiva capacità di analisi. Ciò naturalmente a patto di rispettare alcune specifiche condizioni:

i. nel caso sopra esemplificato della polizza sanitaria “pay-as-you-live”, la compagnia di assicurazione dovrebbe aver predisposto adeguate procedure per evitare di creare inique distorsioni e/o pregiudizi (cc.dd. unfair bias, che minano la realizzazione di classi omogenee: ad esempio eseguendo test su un campione di popolazione con determinate caratteristiche o casi particolari (ad esempio persone con disabilità) che non devono aprioristicamente rimanere escluse dal sistema. Così come, ulteriormente, dovrebbero essere stati predisposti dei processi in modo che l’applicativo di I.A. sia fedele e affidabile ed affinché, ad esempio, possano essere riconosciuti e superati errori di sistema dati da variabili non rappresentate o immaginate nella realizzazione delle istruzioni ed obiettivi dell’applicativo di I.A (ad esempio l’incapacità del sistema di valutare allo stesso modo l’età effettiva – vs l’età anagrafica – rispetto a determinate tipologie di persone). Gli Orientamenti della Commissione Europea sopra citati forniscono, non a caso, una serie di test esemplificativi che operatori che usano applicativi di I.A. dovrebbero sottoporre ai loro sistemi, per verificarne la compatibilità con i principi ed i requisiti fondamentali sopra elencati;

ii. il livello di personalizzazione dovrebbe essere tale da non individuare una nuova classe di rischio. Nell’assemblare le diverse opzioni disponibili (che costituiranno, ci si augura, un universo chiuso non troppo numeroso), l’I.A. non dovrà cioè introdurre un elemento differenziale che – incidendo su di uno degli elementi essenziali della classe di rischio (ossia la copertura o le esclusioni) – sia tale da far venir meno la comunione di rischi tra quel singolo assicurato e gli altri acquirenti del medesimo prodotto;

d) la normativa in materia di distribuzione ha di recente introdotto – anche per i prodotti assicurativi di puro rischio – il concetto di “consulenza”, collegata alla raccomandazione del prodotto più indicato a soddisfare le richieste ed esigenze del cliente. Un concetto oggi collegato alla selezione tra i prodotti a disposizione dell’intermediario, che domani potrebbe essere esteso alle variabili di personalizzazione dei prodotti a sua disposizione.

La risposta alla domanda del titolo quindi è: sì, mutualità e I.A. sono compatibili e possono convivere. Ora rimane da rispondere al successivo e contiguo tema, relativo al confine tra la “tailorizzazione” del prodotto tramite I.A. e la possibile illegittima discriminazione nel processo di selezione del rischio.

Ma a questo argomento sarà dedicato il prossimo articolo, a cui vi rimandiamo sperando di offrirvi sempre una buona lettura.

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Ikea sperimenta lo smart contract, prima transazione al mondo di questo tipo

Una fattura elettronica basata su blockchain (la smart invoice) e saldata in automatico, grazie a uno smart contract, in moneta elettronica, ovvero corone digitalizzate. E’ quanto successo tra il retailer locale islandese Nordic Store che ha acquistato merci da IKEA e saldato la smart invoice utilizzando la corona islandese digitale Monerium. L’operazione è stata effettuata su una piattaforma fornita dalla società di gestione della supply chain Tradeshift (startup in cui ha investito anche Goldman Sachs) e ha utilizzato i “contanti digitali programmabili” Monerium, della società ConsenSys.

Monerium, con sede a Reykjavik, è una startup che è stata autorizzata dall’Autorità di vigilanza finanziaria islandese (FME) come primo istituto di moneta elettronica, rendendola la prima ad avere l’approvazione normativa per fornire servizi di pagamento fiat su sistemi blockchain in tutta Europa. Questa moneta non è una criptovaluta, ma moneta ‘vera’ in formato elettronico,  un’alternativa digitale al contante, programmabile negli smart contract.

Tradeshift – che ha creato la “fattura intelligente” per la transazione – è una startup stato investita da Goldman Sachs in un round di finanziamento di 250 milioni di dollari della serie E lo scorso maggio. La società è già valutata 1,1 miliardi di dollari ed è considerata tra quelle che hanno portato avanti le applicazioni più solide nella tecnologia della catena dei blocchi.

Come ha funzionato la transazione

Lo smart contract ha il vantaggio di essere ‘automatizzato’ , cioè al verificarsi di determinate condizioni prestabilite, scattano in automatico delle ‘conseguenze’ predeterminate. Come ha funzionato in questo caso? Spiega Tradshift:

“L’operazione è stata effettuata con Nordic Store come acquirente e IKEA Iceland come venditore. Nordic Store ha ordinato mobili, mentre IKEA Iceland ha emesso una fattura elettronica attraverso la rete Tradeshift. Nordic Store ha immediatamente approvato la fattura su Tradeshift e poi su Ethereum. Alla data di scadenza, che abbiamo impostato per essere il giorno dopo l’invio della fattura, che è stata saldata automaticamente grazie allo smart contract”.

L’operazione mette in luce come l’avanzare di determinate tecnologie, la loro traduzione in applicazioni pratiche, sia uno sforzo corale e complesso: in questo caso le tecnologie che hanno reso possibili l’esecuzione dello smart contract sono da un lato la ‘smart invoice’ di Tradeshift che si basa su un’infrastruttura blockchain per la supply chain; dall’altra, la moneta elettronica di Monerium, anch’essa su blockchain, che ha la particolarità di essere programmabile.

“Il denaro programmabile regolamentato dai governi diventerà la base per i pagamenti del commercio elettronico perché permette i cosiddetti “contratti intelligenti”. I contratti intelligenti hanno molti casi d’uso. Ad esempio, possono essere utilizzati per generare ‘Fatture intelligenti’, che sono fatture che fondamentalmente si saldano da sole”, ha detto Gert Sylvest, co-fondatore di Tradeshift. “Vediamo le fatture intelligenti non solo per ridurre gli ostacoli amministrativi nelle transazioni transfrontaliere business-to-business (B2B), ma anche per costruire nuovi modelli di finanziamento che rendano più facile per le imprese migliorare l’accesso al credito e il flusso di cassa. Per questo motivo abbiamo costruito la prima fattura intelligente al mondo e ora l’abbiamo saldata con contanti digitali autorizzati insieme a Monerium. Questo è un importante passo avanti”.

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Lo smart contract riassunto in un minuto

Lo Smart Contract o contratto intelligente è  la “traduzione”  in codice software di un contratto tradizionale, che viene in questo modo automatizzato, ovvero rende possibile verificare in automatico l’avverarsi di determinate condizioni (controllo di dati di base del contratto) e di autoeseguire in automatico azioni (o dare disposizione affinché si possano eseguire determinate azioni) nel momento in cui le condizioni determinate tra le parti sono raggiunte e verificate.

E’ basato sulla blockchain, anche definita “l’Internet dei contratti”. E’ un sistema decentralizzato e aperto, che non ha nessun proprietario, tutti possono utilizzare la blockchain come base per la creazione di ulteriori applicazioni, il cui carattere decentrato rende impossibile la frode ai dati del registro.

La sicurezza e l’affidabilità della blockchain sono i motivi per cui l’adozione dello smart contract sarà sempre più diffusa anche in ambito assicurativo.

Per approfondire:

Smart contract, cos’è e a cosa serve nelle assicurazioni

Smart Contract, cosa dice la legge e gli effetti sulla disciplina dei contratti assicurativi

L’articolo Lo smart contract riassunto in un minuto proviene da InsuranceUp.


Smart Contract, cosa dice la legge e gli effetti sulla disciplina dei contratti assicurativi

Smart contract: cosa c’è dietro l’etichetta?

Pare opportuno iniziare questa riflessione rispondendo ad una domanda basilare ma fondamentale: cosa si intende, esattamente, per smart contract, nel mondo del diritto? La legge n. 12/2019 ha introdotto una definizione legale di smart contract, ovvero “un programma per elaboratori che opera su tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse”. In sostanza, possiamo pensare agli smart contract come la trascrizione di clausole (contrattuali) in algoritmi o codici che verificano in automatico l’avverarsi di determinate condizioni (controllo di dati di base del contratto) ed eseguono in automatico specifiche azioni nel momento in cui le condizioni determinate tra le parti sono raggiunte e verificate.

Forme di contratto intelligenti erano già presenti fin dalla metà degli anni ’70 quando ad esempio la licenza di determinati software venne di fatto gestita da una chiave digitale che permetteva il funzionamento del software se il cliente aveva pagato la licenza e ne faceva cessare il funzionamento alla data di scadenza del contratto. Ciò che oggi rende questo metodo di formazione del consenso particolarmente interessante è il fatto che, attraverso la tecnologia blockchain, vengono date al contratto garanzie di affidabilità, trasparenza, immutabilità e quindi certezza. Come è stato correttamente osservato, lo smart contract ha bisogno di un supporto legale per la sua stesura, ma non ne ha bisogno per la sua verifica e per la sua attivazione, ed è di fatto un programma che elabora in modo deterministico (con identici risultati a fronte di identiche condizioni) le informazioni che vengono raccolte. Perciò se da una parte questo rappresenta una certezza e una sicurezza in quanto garantisce alle parti un’assoluta “certezza di giudizio oggettivo” escludendo qualsiasi forma di interpretazione, dall’altra sposta sul codice e sulla programmazione, la responsabilità e il potere di decidere (e dunque in sostanza talune questioni connesse alla volontà delle parti).

Ai contraenti spetta il compito di definire condizioni e clausole e modalità e regole di controllo e azione, ma una volta che il loro contratto è diventato codice e dunque smart contract e i contraenti lo accettano, gli effetti e la sua esecuzione non dipendono più dalla loro volontà.

Applicazioni pratiche: da insurance contract a smart insurance contract?

L’industria assicurativa già da tempo guarda con interesse agli smart contract: ci si domanda quindi se sia possibile “costruire” un contratto assicurativo (un “prodotto”) che, una volta concluso, possa eseguirsi da solo, senza ulteriori azioni, interventi o senza ulteriori infrastrutture.

Iniziative in tal senso cominciano in effetti a moltiplicarsi. Un esempio ci viene dato da Etherisk, una polizza che opera sulla piattaforma blockchain Ethereum e copre il rischio di ritardo del volo, sulla base dei meri dati forniti dagli aeroporti di partenza e destinazione. La polizza smart, quindi, verificate che le “istruzioni” si sono avverate (volo XY per Parigi doveva atterrare alle 18 e invece è atterrato alle 21) provvederà, in automatico, a liquidare l’indennizzo. Ancora è stata sperimentata una polizza a copertura del soggiorno rovinato in caso di maltempo (rimborso automatico in caso di maltempo, sulla base della fonte terza di previsioni meteo).

Il tema, come è ovvio, suscita molto interesse ma pone innanzi anche a diversi interrogativi, in ragione di alcune peculiarità che insorgono dal confronto con la disciplina civilistica che regola il contratto di assicurazione. Senza pretesa di esaustività, abbiamo quindi rivolto la nostra attenzione su alcuni temi fondamentali.

Il principio indennitario e la verifica del danno

Come noto, i contratti assicurativi ramo danni si basano sul principio indennitario, per cui tanto l’assicurato è stato danneggiato dall’evento di rischio coperto, tanto l’assicuratore, nei limiti di quanto si è obbligato, liquida l’indennizzo.

Il contratto, quindi, per essere eseguito ha bisogno di due elementi base: (i) l’avveramento del rischio dedotto e (ii) la prova (e quantificazione) del danno, di cui è onerato l’assicurato (non potendo l’indennizzo eccedere tale ammontare).

E’ possibile tradurre tali operazioni in codici/algoritmi, con un guadagno in termini di celerità, trasparenza e certezza dell’indennizzo?

Si può in altri termini liquidare un indennizzo sulla base di una quantificazione forfettariamente individuata dalle parti, sulla base di un’indagine indiretta legata più alla causa (es. l’evento dannoso) che non all’effetto (es. il danno conseguente)?

I margini, a nostro parere, ci sono: in particolare nei casi in cui il rischio dedotto possa essere oggettivamente riscontrabile (es. il ritardo di un aereo o le precipitazioni in una certa area) ed il danno sia immanente nella causa stessa (ad es. in caso di ritardo), o comunque suscettibile di presunzione (nel caso della vacanza rovinata). Il problema sarà, semmai, legato all’affidabilità delle fonti cui ci affida convenzionalmente per accertare il fatto causale (i cosidetti “oracoli”, nel linguaggio blockchain) ed alla tenuta delle clausole che rendono tale clausola vincolante, rispetto alla disciplina consumeristica.

Se l’oracolo può essere in generale una valida soluzione, non è tuttavia sempre detto che esso sia garanzia di rispetto del principio indennitario per tutte le tipologie di coperture assicurative, in particolare quando il danno si riferisca più precisamente alla sfera oggettiva dei danni a beni: si pensi, ad esempio, ad una polizza furto/incendio, in cui è necessario da parte dell’assicurato documentare i beni andati persi ed il loro valore specifico (in ragione del concreto livello d’usura). Facile allora prevedere che rispetto a tali coperture un eventuale smart contract sarà più facilmente applicabile per le coperture di beni con valore di mercato oggetto di quotazione/listino, in deposito presso terzi (es. banche o trader autorizzati) con garanzia di affidabilità. Salvo naturalmente richiedere all’assicurato conferma riguardo all’insussistenza di altre garanzie sullo stesso bene assicurato (o, chissà, un domani trovare conferma direttamente presso gli assicuratori, come in parte avviene già oggi per l’RCA).

Le dichiarazioni dell’assicurato

Altra sfida per l’industria assicurativa degli smart contract è rappresentata dalle dichiarazioni dell’assicurato in fase assuntiva (ovvero nella fase in cui viene calcolato il premio sulla base delle condizioni rappresentate dall’interessato alla copertura).

Come noto, le dichiarazioni inesatte e reticenti dell’assicurato, se sottaciute con dolo o colpa grave, legittimano l’assicuratore a negare l’indennizzo, in particolare tutte le volte in cui le informazioni (omesse) abbiano influito sulla determinazione del rischio. In ambito di polizze sanitarie, ad esempio, il questionario anamnestico è lo strumento principe attraverso cui vengono raccolte le informazioni affinché l’assicuratore possa prestare il proprio consenso e determinare il premio, fino al punto che la giurisprudenza ha ritenuto di poter presumere che ciò che non vi è menzionato non è in realtà rilevante per l’assicuratore (onerato, in quanto professionista, di guidare l’altra parte nell’individuazione delle informazioni da comunicare).

Di qui due timori fondamentali: che i processi assuntivi degli smart contract possano assumere la stessa valenza probatoria dei questionari anamnestici (ponendo gli assicuratori in una posizione di estrema debolezza negoziale); e che una tale rigidità finisca con il limitare l’adozione stessa degli smart contract, tutte le volte che gli assicuratori non si sentano a proprio agio nel chiudere in un insieme chiuso e predeterminato le informazioni precontrattuali di cui necessitano ai fini dell’accettazione della “scommessa” assicurativa.

In conclusione

Come si può notare, le sfide per l’industria assicurativa (e per gli operatori del diritto) sono ancora molteplici. Tuttavia si ritiene positivo ed anzi molto apprezzabile che il mercato stia studiando a fondo il fenomeno e sperimentando soluzioni da proporre, perché laddove ciò porti a celerità e trasparenza negli indennizzi, i primi a beneficiarne sono gli assicurati (innanzitutto in termini di premi richiesti).

Affinché le polizze smart possano realizzarsi con le dovute garanzie della disciplina legale, è necessario però continuare nella ricerca: è evidente che molti sono ancora gli aspetti giuridici da esplorare e le prassi del (secolare) mercato assicurativo da valutare con attenzione; ciò rappresenta sicuramente un grande stimolo per gli studiosi del diritto, per gli informatici e per coloro che studiano i fenomeni sociali.

Un piccolo aneddoto.

Nel 2011 veniva dato alle stampe un romanzo, intitolato “L’indice della paura”, scritto da Robert Harris. Seppur l’autore non sia qui ai suoi massimi livelli, il libro è interessante perché narra, in modo fantasioso e anche inverosimile, le vicende di un professore matematico, proprietario e deus ex machina di una società che gestisce hedge funds. Il protagonista in particolare ha creato un programma assolutamente innovativo e top secret che si basa, per decidere dove spostare gli investimenti, sul vix, (il c.d. indice della paura), che misura le aspettative di volatilità dei mercati. Il problema del geniale professore sorge nel momento in cui il programma, totalmente autonomo e self executing, inizia ad elaborare informazioni sbagliate e su tali premesse scorrette adatta le politiche di investimento…

Verificare che le premesse e gli assunti inziali su cui si basa l’automatismo del programma siano corretti e veritieri avrà sempre la necessità di un controllo “umano”. Così come la valutazione “umana” potrà prendere una decisione basata sull’equità, che trascende da parametri binari basati su “if-then”.

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Polizze parametriche, ecco l’innovativa sperimentazione su blockchain

E’ stata avviata in Italia una nuova sperimentazione della tecnologia blockchain applicata al settore assicurativo, in particolare ai modelli di assicurazioni parametriche. L’iniziativa è promossa da Aon Reinsurance Solutions (Italia) in collaborazione con CeTIF – Università Cattolica e Reply, e coinvolge un gruppo di banche(Banca Mediolanum, Banca Popolare di Sondrio e UBI Banca) e imprese assicurative (Mediolanum Assicurazioni, Cargeas Assicurazioni, Nobis Filo Diretto e Reale Mutua).

Si tratta della prima sperimentazione collettiva di prodotti assicurativi basati su blockchain da parte di realtà italiane nel mercato domestico ed è sviluppato all’interno dell’Insurance Blockchain Sandbox, un ambiente a regime controllato, che permette di sperimentare prodotti e servizi assicurativi basati su blockchain in totale sicurezza e sotto la supervisione di un Comitato Scientifico composto da IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, CeTIF- Università Cattolica, Reply e i promotori dei singoli casi d’uso.

“Riteniamo – dichiara il prof. Federico Rajola, direttore di CeTIF – che questa iniziativa di cooperation possa contribuire ai processi di innovazione per il nostro sistema Paese. Grazie al contributo originale, proattivo e multidisciplinare di tutti i partner di questa iniziativa, vogliamo fare innovazione attraverso un connubio di ricerca applicata e soluzioni concrete. Il progetto è, infatti, parte dell’Insurance Blockchain Sandbox un ambiente unico dedicato all’apprendimento e al testing di soluzioni blockchain per lo sviluppo della competitività, dell’innovazione e della trasparenza del mercato assicurativo italiano. Attraverso i casi sviluppati nella Sandbox si possono comprendere le potenzialità di blockchain ed estendere i benefici diretti e indiretti della digitalizzazione all’intero settore”.

L’Insurance Blockchain Sandbox è stata già utilizzata per la realizzazione, nel 2018, di un altro caso d’uso di successo. Il progetto, promosso da ANIA, ha portato alla realizzazione di una piattaforma digitale dedicata all’Alternative Dispute Resolution (ADR), un servizio di negoziazione per la risoluzione delle controversie basato su meccanismi di asta cieca tra assicurati e imprese assicurative nel mondo RC auto.

Cosa prevede la sperimentazione

In questa fase, il progetto prevede la creazione di tre diverse categorie di polizze smart legate al mondo del viaggio, a copertura del rischio maltempo, del ritardo del volo aereo e del de-routing del bagaglio. Le polizze saranno emesse dalle imprese e, per questa fase pilota, saranno sottoscrivibili a partire da luglio da parte di un target controllato di clienti identificato dalle banche e dai distributori.

La soluzione si basa sull’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contract che ottimizzano il processo di emissione e gestione delle polizze e rendono veloce e certa la liquidazione del danno agli assicurati. Inoltre, per la verifica dell’accadimento del sinistro relativo al maltempo e al ritardo del volo aereo, si utilizzeranno fonti terze, certificate e pubbliche (i cosiddetti “oracoli”) che permetteranno di aprire la pratica di liquidazione e procedere automaticamente al rimborso al verificarsi di determinati eventi. In questo modo il consumatore non dovrà più occuparsi di tutti i passaggi burocratici per la denuncia del sinistro, per il riconoscimento dell’ammontare del danno e l’importo sarà automaticamente accreditato.

Si tratta dunque dell’applicazione del modello di assicurazione parametrica, polizze in cui l’indennizzo viene calcolato facendo riferimento a un indice (un parametro) predeterminato, al verificarsi del quale scatta l’indennizzo che prescinde una verifica e un accertamento del danno effettivamente subito. Un modello che sta prendendo piede tra le Compagnie più innovative, soprattutto in relazione alle polizze a copertura dei rischi legati agli eventi atmosferici e alle calamità naturali.

“La diffusione di prodotti parametrici, spesso sottoscrivibili in modalità instant, è uno dei trend più osservati nel settore assicurativo. – afferma Roberto Tognoni, Executive Partner di Reply – L’uso di smart contract su tecnologia blockchain garantisce all’assicurato una gestione trasparente e potenzialmente automatica dell’indennizzo, senza che ci sia necessità di un suo intervento per l’apertura del sinistro. Il caso d’uso oggetto dell’iniziativa Sandbox si inserisce proprio in questo quadro, con una sperimentazione orientata sia al consumatore sia alle imprese, con prodotti e processi estremamente innovativi. Grazie all’opportuna configurazione di una blockchain di tipo permissioned siamo riusciti da un lato a fare in modo che le regole di prodotto siano garantite nei confronti dell’assicurato, e dall’altro lato ad abilitare scenari di cooperazione all’interno di filiere distributive complesse mantenendo la riservatezza dei dati di business.”

Secondo Gianluca Venturini Guerrini, CEO Italia e CEO EMEA Facultative di Aon Reinsurance Solutions. “L’utilizzo della tecnologia blockchain per la distribuzione dei prodotti assicurativi rappresenta la vera sfida per il futuro degli intermediari, sfida estendibile anche ai processi di cessione riassicurativa dei rischi. Questa tecnologia potrà garantire ottimizzazione dei costi di gestione, trasparenza dei processi di liquidazione e riduzione del “time to market” dei prodotti, anche con il supporto dei mercati riassicurativi internazionali. Questi ultimi al momento non fanno parte del nostro caso d’ uso, ma avranno sicuramente un ruolo nella diffusione dei prodotti assicurativi basati su smart contract”.

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