Innovation Detective: perchè le polizze casa tecnologiche non hanno incontrato il loro mercato?

Una compagnia assicurativa, che chiameremo Gamma, ha un progetto sullo scaffale per una polizza tecnologica per la casa basata su avanzate applicazioni Internet of Things: sensoristica, monitoraggio dei consumi e della qualità dell’aria, cyber-security, sistemi avanzati di anti-intrusione. L’idea è quella di superare la barriera del mercato polizze smart home, molto piccolo rispetto al suo potenziale.

Smart Home in crescita: quale le prospettive per le assicurazioni?

Ma è un progetto che, in questa compagnia come in tante altre, non riesce ad avere successo. Perché non sa rispondere ad una domanda vecchia di decenni e davvero interessante: come mai le polizze casa non hanno incontrato il loro mercato?

Indaga sul caso Irene Cassarino, CEO e fondatrice di The Doers, autrice del libro Mercati Infiniti e Innovation Consultant, o meglio Innovation Detective. Perché occuparsi di innovazione, per lei, equivale a vedere il mondo come la scena di un crimine.

“Gamma aveva salette appositamente progettate per organizzare interviste e focus group coi clienti, ma noi cercavamo i dettagli, i dettagli si trovano sulla scena del crimine e almeno quella era nota: le case delle persone. Prima di andare a sbirciare abbiamo delimitato col nastro giallo due cerchi concentrici: in mezzo i sottoscrittori di polizze, da cui siamo partiti, e poi i non sottoscrittori”

Nel caso dei sottoscrittori, è emerso che il problema principale che la polizza casa risolveva aveva a che fare con un rischio, ma non esattamente quello che diceva Gamma. Era il rischio di non riuscire a sottoscrivere il mutuo per l’acquisto della casa, che aveva la polizza come requisito obbligatorio.

Ai non sottoscrittori abbiamo chiesto – tra le altre cose – se fossero al corrente del costo di una polizza casa, e sono usciti numeri allineati con una polizza auto (commettevano un falso sillogismo), quindi del tutto fantasiosi. La polizza di fatto concorreva con una rete assicurativa privata fatta da famiglia, vicini, conoscenti.”

Poi l’intuizione, dalle parole della signora Luisa, a Napoli, zona notoriamente sismica: “Il quartiere sismico è quello, non il mio! Lì, forse, hanno anche l’assicurazione.” Una resistenza quindi ad accettare il rischio.

“La cosa interessante è che la resistenza all’accettazione del rischio viene meno se l’evento rischioso è riconosciuto anche da altri e la responsabilità è condivisa. Perciò se il vicino si assicura, e te lo rende noto, allora lo fai anche tu. Si tratta di un mercato che cresce con la referenza, un po’ come i social network”

Scoperto il colpevole, Gamma ha così potuto reindirizzare i suoi sforzi su una diversa soluzione.

“Ha convenuto che la strada per allargare il mercato non fosse quella della maggiore sofisticazione del prodotto assicurativo. Ha deciso di semplificarlo e verticalizzarlo – proponendo ad esempio l’assicurazione per il solo cane, o per il solo furto, o per quelli maldestri in cucina.

Alla semplificazione dell’architettura prodotto è seguita una maggiore consapevolezza da parte del cliente, che ha portato una maggiore fruizione dei benefici, una maggiore referenza alla propria rete sociale, e anche una maggiore disponibilità a pagare. La tecnologia sensoristica è stata usata con più precisione, per esempio nel collare del cane.”

Leggi questo e altri casi di Innovation Detective in versione integrale su Economyup!

L’articolo Innovation Detective: perchè le polizze casa tecnologiche non hanno incontrato il loro mercato? proviene da InsuranceUp.


Smart Home in crescita, quali prospettive per le assicurazioni? Ne parliamo con Giulio Salvatori (Osservatorio IoT)

Nel 2021, la crescita del mercato smart home ha generato in Italia un business da 650 milioni di euro. Un trend interessante per il mondo assicurativo, che grazie ai nuovi strumenti e dispositivi hanno la possibilità di creare nuove offerte per il segmento Home, più flessibili e customer-centric.

Ne abbiamo parlato con Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, che ha rilasciato lo studio.

Qual è l’impatto dei servizi Smart Home per le assicurazioni?

Avere sempre più case smart e servizi associati apre mercato per compagnie, che possono decidere di personalizzare l’offerta sulla base di servitizzazione e pay-per-use, con il passaggio dalla vendita del solo hardware alla proposta di servizi aggiuntivi.

Più l’abitazione è dotata di sistemi smart, più le compagnie assicurative possono concentrarsi solo sulla parte che loro compete – la copertura appunto – lasciando parti come il rilevamento dei dati e i dispositivi di sicurezza agli strumenti già inclusi nella Smart Home. È un modello nuovo, ma che già vediamo negli USA.

Per dare un esempio concreto, parliamo di offerte come assicurazioni pay-per-use per proteggere la casa dai furti, attivabili anche solo per brevi periodi con tariffe a consumo.

Qual è oggi la consapevolezza sulle soluzioni Smart Home?

In base ai nostri dati, e anche osservando i comportamenti degli attori del settore, vediamo che è aumentata e sta aumentando in generale la consapevolezza verso queste soluzioni.

Nel 2021, il 75% dei rispondenti alla nostra indagine è a conoscenza delle opportunità dei servizi Smart Home, contro il 69% del 2020. Se lo confrontiamo con il 55% del 2017, vediamo una crescita del 20% in 4 anni.

E questo si rispecchia nella domanda: è il primo anno per esempio che anche i consumatori richiedono funzioni come la possibilità di gestire un elettrodomestico da remoto.

Smart Home: il 46% degli italiani ha in casa almeno un dispositivo IoT

La rilevanza delle assicurazioni come canale di vendita per soluzioni Smart Home è oggi ancora molto limitata: solo un 2% del totale. Possiamo aspettarci una crescita?

Penso di poter affermare che ancora è presto per una crescita forte.

Oggi si sta lavorando molto a livello di creazione di nuovi modelli di business. Parliamo, appunto, di customizzazione del premio sulla base di una casa con sistemi smart. Ci sono alcune proposte già su mercato, come polizze furti pay per use che scattano solo nei giorni in cui il cliente è fuori casa.

Quello che ritengo interessante è che, come accennavo prima, questi nuovi modelli permettono di attenuare le barriere all’entrata per questo tipo di polizze.

Mi spiego: fino ad oggi abbiamo seguito l’approccio classico di vendita dei sensori e della polizza in pacchetti all inclusive. Questo permette di conoscere meglio il profilo di rischio del cliente, ma comporta anche molti costi per l’installazione hardware e la sua gestione per il consumatore.

Il nuovo modello è in coperture più “snelle”, che oltre ad applicare opzioni pay per use di basano sugli strumenti già presenti. Non solo, con il nuovo paradigma anche il premio varia in base al livello di “smartness” della casa.

Si tratta di un processo ancora in fase embrionale, ma con prospettive senz’altro interessanti.

L’articolo Smart Home in crescita, quali prospettive per le assicurazioni? Ne parliamo con Giulio Salvatori (Osservatorio IoT) proviene da InsuranceUp.


Smart Home: il 46% degli italiani ha in casa almeno un dispositivo IoT

Il mercato di servizi e dispositivi di smart home cresce anche in Italia, generando un giro d’affari che dai 185 milioni di euro del 2016 ha toccato i 650 milioni nel 2021.  A dirlo è il nuovo studio dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

“Nell’ultimo anno è aumentato il livello di maturità del settore, sia sul fronte della domanda che su quello dell’offerta” afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things.

Nonostante i buoni risultati, la crescita poteva essere ancora più elevata (+45%) senza la carenza di semiconduttori e materie prime, che ha pesato per 75 milioni di euro di mancate vendite. Il mercato è guidato da elettrodomestici connessi (135 milioni di euro), smart speaker (130 milioni di euro), soluzioni per la sicurezza (125 milioni), caldaie, termostati e condizionatori connessi per riscaldamento e climatizzazione (110 milioni), seguiti da casse audio, lampadine, smart plug e dispositivi per gestire tende e tapparelle da remoto.

Quale le prospettive per le assicurazioni?

Smart Home, la crescita e i trend europei

Nel 2021 il mercato IoT per la casa – che comprende l’insieme di oggetti, servizi e dispositivi interconnessi per la casa utilizzabili anche da remoto – ha toccato i 650 milioni di euro nel nostro Paese, corrispondenti a circa 11 euro per abitante, una crescita del 29% rispetto all’anno precedente.

I numeri italiani restano ancora indietro rispetto a quelli dei principali Paesi europei: i dispositivi per smart home generano un mercato da ben 4 miliardi di euro nel Regno Unito (pari a 58,7 euro per abitante) e da 3,9 miliardi di euro in Germania, seguita dalla Francia con 1,3 miliardi di euro. Dietro di noi rimane invece la Spagna, con un mercato da 480 milioni di euro nel 2021.

Il trend è però promettente: il concetto di “smart home”, casa intelligente e interconnessa, è ormai familiare al 74% degli italiani – un dato in costante crescita dal 2018 – e il 46% degli abitanti possiede almeno un oggetto IoT.

Smart Home, le possibilità per il mondo insurance

Nel 2021 il settore degli elettrodomestici è stato il più richiesto dagli italiani in ambito Intertnet of Things, assicurandosi una quota di mercato del 21% (135 milioni di euro). Seguono gli smart speaker e, al terzo posto della classifica, i dispositivi di sicurezza: videocamere e sensori per porte o finestre, ma anche servizi in abbonamento per avviare chiamate di emergenza od operazioni di pronto intervento in caso di allarme. La sicurezza nella propria abitazione, infatti, è al primo posto tra i motivi che potrebbero spingere gli italiani ad acquistare un dispositivo smart in futuro.

Le implicazioni potrebbero essere importanti anche per il mondo assicurativo. Secondo Salvadori, “le aziende hanno consolidato strategie e modelli di business basati sulla servitizzazione e il pay-per-use, con il passaggio dalla vendita del solo hardware alla proposta di servizi aggiuntivi”, tra cui anche “assicurazioni pay-per-use per proteggere la casa dai furti attivabili anche solo per brevi periodi con tariffa a consumo”.

Secondo l’Osservatorio questo canale di vendita è cresciuto del 9% nel 2021, anche se il suo impatto complessivo resta per ora limitato.

L’articolo Smart Home: il 46% degli italiani ha in casa almeno un dispositivo IoT proviene da InsuranceUp.


Next Gen 2030: i giovani immaginano un futuro tecnologico, inclusivo e sostenibile

Come sarà il mondo nel 2030? Quali cambiamenti ci aspettano? BNP Paribas Cardif, in collaborazione con Eumetra MR, lo ha chiesto ai giovani tra i 15 e i 30 anni con la ricerca Next Gen 2030. Ne emerge una visione ottimista – oltre due intervistati su tre (73%) sono convinti che si vivrà meglio rispetto ad oggi – con un profondo senso di “umanesimo”. È certo che la tecnologia farà ulteriori balzi in avanti andando a trasformare tutti gli aspetti delle nostre vite, ma i giovani sognano una società tech che sia più a “misura d’uomo”.

Next Gen 2030: il futuro nella mente dei giovani

Lavoro più flessibile e inclusivo, sanità e scuola intelligenti

I giovani immaginano un 2030 in cui le nuove tecnologie rivoluzioneranno il mondo del lavoro, con pc intelligenti, assistenti vocali e sistemi di monitoraggio della salute e del benessere del lavoratore (32%) e dove lo smartworking sarà per il 52% alternato con la presenza in ufficio, se non addirittura preponderante (34%). La digitalizzazione porterà anche a una riduzione dell’orario di lavoro, che per tanti intervistati (44%) diventerà di 5 ore al giorno. Ma in tutto questo mondo tech, i ragazzi sono convinti che vivremo in una società in cui le discriminazioni di genere saranno pressoché superate (35%), l’aspetto fisico non sarà più fondamentale nelle relazioni sociali (32%) e avere una donna alla Presidenza della Repubblica o del Consiglio (26%) sarà la normalità.

La ricerca di BNP Paribas Cardif ha sottolineato anche l’importanza dell’efficienza delle strutture ospedaliere, emersa durante l’emergenza Covid, e nel 2030 i giovani immaginano ospedali dotati di sale operatorie intelligenti con assistenti virtuali e tecnologie integrate (31%), ma non solo. Il cambiamento atteso riguarda tutto il mondo della sanità, che nella visione delle nuove generazioni, riuscirà a riconvertire lo sforzo per lo studio dei vaccini per combattere anche altre malattie (46%). Quando si parla di scuola, invece, ben la metà degli intervistati (51%) crede che cambieranno le materie studiate, in un modello che prevede alcuni giorni in DAD (36%) e altri in presenza, ma in strutture in stile campus/college americano (29%). Anche qui torna il leitmotiv dell’intelligenza artificiale, che per il 62% rappresenterà il corso universitario del futuro.

Città più smart, ma incertezza sull’ambiente

Per i giovani, un’evoluzione in positivo della società sembra, quindi, essere quasi inevitabile, con un impatto anche sull’organizzazione delle città, che diventeranno più a misura d’uomo, soprattutto della popolazione con esigenze specifiche come mamme, anziani, disabili (33%), e sulla mobilità, con un’intelligenza artificiale che gestirà il traffico anche tramite semafori intelligenti (24%). Lo stesso ottimismo non si riscontra sempre per l’ambiente. Se da una parte molti immaginano la scoperta di nuove tecniche per riciclare e riutilizzare i prodotti (41%), non mancano, dall’altra, i pessimisti che prevedono un peggioramento del riscaldamento globale e dell’inquinamento (31%).

Una società sempre più cashless

La digitalizzazione già avviata nell’universo dei pagamenti compirà poi un ulteriore passo verso l’economia cashless, con il 51% che crede in operazioni che avverranno quasi sempre senza contanti. Secondo i giovani, l’e-commerce diventerà la modalità d’acquisto dominante (il 40% crede che si comprerà tutto o quasi sul web) ma anche l’esperienza fisica potrebbe migliorare grazie a negozi senza casse (24%) o alla vendita a domicilio/in ufficio su appuntamento (24%).

La casa del futuro: tra intrattenimento e sosteniblità

Passiamo al mondo dei social, dell’intrattenimento e della casa. Come sarà nel 2030? Secondo quasi un terzo dei giovani intervistati (32%) i social attuali non esisteranno più e saranno sostituiti da altri, ed è ancora più avveniristica la visione di chi crede che ognuno avrà il suo social, impostato come desidera, da condividere con gli amici (23%). In casa si immaginano, inoltre, tv più grandi, più sottili da stendere e srotolare sul muro (36%), con il cinema che lascerà il passo alla tv on demand (35%). Ma c’è di più. Secondo i ragazzi le nostre abitazioni diventeranno tecnologiche, grazie alla domotica, presente in tutte le case (43%), salubri, con sistemi di purificazione dell’aria e di riduzione del rumore (37%) e sostenibili, alimentate esclusivamente da energie rinnovabili (36%).

Next Gen 2030: nuovi rischi, nuove coperture assicurative

Un mondo nuovo, però, porta con sé nuove minacce. Ma quali sono i rischi del futuro per la Next Gen? Al primo posto non potevano non esserci i rischi cyber (43%), come il furto dell’identità digitale, seguiti dai danni provocati dal malfunzionamento della guida autonoma (32%) e da nuove pandemie (27%). Immaginano, quindi, uno scenario assicurativo dove ai rischi emergenti corrisponderanno forme di protezione innovative, personalizzabili in base allo stile di vita (30%), sempre più integrate con la tecnologia (28%), digitali e attivabili in pochi secondi (24%). A cambiare sarà anche il rapporto con le compagnie, con un terzo che crede che si gestirà tutto online (33%), ma sempre con la possibilità su richiesta di incontrare un consulente direttamente a casa.

Next Gen 2030: il video

Al fine di creare un legame emozionale con i giovani a cui l’indagine è rivolta, BNP Paribas Cardif ha scelto di raccontare i risultati anche attraverso un video, strumento che più si avvicina al loro linguaggio, con uno storytelling fresco e con protagonisti tre ragazzi appartenenti alla Next Gen. Il video, realizzato da Brandstories in collaborazione con Italiaonline, è improntato su una logica di gaming dove i tre giovani, riuniti attorno a un touch table si divertono a “toccare il futuro” con mano, provando a indovinare come sarà il mondo nel 2030.

L’articolo Next Gen 2030: i giovani immaginano un futuro tecnologico, inclusivo e sostenibile proviene da InsuranceUp.


Dal proptech all’insurtech: Puls Technologies, la startup per la manutenzione immobiliare

Forte di un nuovo round di investimenti da 15 milioni di dollari, la startup californiana Puls Technologies si allarga e dal mondo proptech fa il suo ingresso in ambito assicurativo.

Oltre alla possibilità di prenotare interventi di manutenzione in modo semplice e immediato, infatti, la compagnia offre ora gli utenti una serie di prodotti insurance con cui proteggere i propri elettrodomestici ed evitare di spendere cifre spesso insostenibili per gli interventi di riparazione.

Puls Technologies: i servizi di assistenza

Puls Technologies è stata fondata sei anni fa nella Bay Area californiana da Eyal Ronen e Itai Hirsch. Come ricostruito da TechCrunch, inizialmente la startup offriva un servizio di riparazione per telefoni cellulari, ma nel 2020 l’organizzazione aziendale è stata modificata e la compagnia ha adottato un modello operativo basato sulle memberships.

Oggi Puls Technologies offre un’app e una piattaforma online tramite le quali è possibile prenotare rapidamente interventi di manutenzione per problemi o inconvenienti in casa, da una lavastoviglie rotta all’installazione di una nuova tv o di dispositivi per smart home, fino alle perdite nei sistemi di tubature.

L’algoritmo di Puls associa i problemi riportati dagli utenti con i professionisti più qualificati per risolverli – facendo affidamento su un network con più di 7mila tecnici – e permette quindi di riparare i danni in un massimo di due giorni. I suoi servizi sono oggi disponibili in 20 città americane, da New York a Los Angeles.

L’entrata nel settore assicurativo

Di recente Puls Technologies ha fatto il suo ingresso nel mondo insurtech offrendo una serie di piani assicurativi pensati per evitare di incorrere in grosse spese associate alla riparazione degli elettrodomestici. Il pacchetto base, infatti, parte da 29 dollari al mese e garantisce l’accesso a riparazioni gratuite per il frigorifero, la lavastoviglie o il forno, tra le altre cose. Aumentando il premio mensile è possibile accrescere il livello della protezione e il numero di elettrodomestici coperti dalla polizza.

“Puls permette agli utenti di avere accesso a servizi riparazione per la maggior parte degli elettrodomestici a prezzi contenuti” ha affermato il Ceo Gabi Peles, aggiungendo: “Vogliamo anche migliorare l’esperienza dei professionisti, mettendo a loro disposizione una piattaforma che offre nuove possibilità di business e di guadagno”.

Fino ad ora la compagnia ha raccolto un totale di 108 milioni di dollari in sei round di investimenti. L’ultimo di questi, un venture round, è stato chiuso l’11 novembre per 15 milioni di dollari. I nuovi fondi saranno utilizzati per espandersi in oltre 40 città e raggiungere la soglia di 100 dipendenti, rispetto ai 60 attuali, entro la fine del 2022.

L’articolo Dal proptech all’insurtech: Puls Technologies, la startup per la manutenzione immobiliare proviene da InsuranceUp.


Cross industry, l’assicurazione integrata per la smart home secondo Enel X

Continua l’onda delle alleanze cross-settore per le assicurazioni. Enel X, in collaborazione con il broker digitale Neosurance e la compagnia assicurativa Net Insurance, ha lanciato a fine luglio la sua prima assicurazione on-demand e pay-per-use per la casa: Homix Smart Protection, assicurazione flessibile che protegge l’abitazione dai furti, attivabile contestualmente all’acquisto del Multisensore della gamma Homix, la smart home di Enel X.

Il prodotto coniuga i servizi della smart home con quelli assicurativi di ultima generazione, andando a parare su un mercato consistente: secondo una ricerca di febbraio 2021 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, soltanto in Italia il mercato della smart home attualmente vale già 500 milioni di Euro e la sicurezza occupa il primo posto tra le motivazioni di acquisto.

Grazie a questa operazione, d’ora in poi i clienti Homix che acquisteranno Homix Multisensore, il sensore di movimento, temperatura e luminosità dell’ecosistema smart home di Enel X, potranno attivare la polizza Homix Smart Protection e riceveranno in regalo 5 giorni di assicurazione contro i danni da furto per la propria casa.

Enel X, Neosurance e Net Insurance per l’assicurazione Smart Home integrata

“Quando progettiamo un nuovo prodotto o servizio mettiamo sempre al centro le esigenze dei nostri clienti, che chiedono convenienza, semplicità di utilizzo e sicurezza. Homix Smart Protection in questo senso è a misura di cliente perché offre un servizio attivabile solo quando serve, che consente di pagare solo ciò che si consuma, gestibile con un semplice click dallo smartphone, integrato con la nostra smart home Homix e in grado di garantire un ulteriore livello di protezione delle case. È con soluzioni innovative come queste che rendiamo i nostri prodotti davvero accessibili a tutti” ha dichiarato Andrea Scognamiglio, Responsabile Global e-Home di Enel X.

“Da sempre lavoriamo per un’industria assicurativa sempre più aperta a nuovi ecosistemi, che parta dai reali bisogni delle persone. Siamo entusiasti di aver contribuito ad un progetto così pionieristico, perché è la dimostrazione che il cambio di prospettiva è già in atto: questo mercato può fare un salto in avanti di anni se usiamo la tecnologia per abilitare una rete di alleanze con soggetti tradizionalmente lontani dal mondo delle assicurazioni, ma molto vicini ai nostri nuovi stili di vita. A beneficiarne saranno non solo gli assicurati, ma anche l’intero ecosistema”, ha commentato Pietro Menghi, CEO di Neosurance.

“La nuova polizza casa è un esempio di innovazione digitale customer centric, dove la tecnologia consente di confezionare un prodotto disegnato sullo stile di vita dei consumatori” ha spiegato Andrea Battista, Amministratore Delegato di Net Insurance. “Credo che questo possa essere un modello paradigmatico per evoluzione dei cosiddetti “incidental channels”, sempre più attori della nuova offerta assicurativa. Questi canali contribuiscono infatti a rendere le coperture più accessibili e a ridurre lo strutturale gap del nostro Paese in termini di Protezione” ha concluso Battista.

Come funziona la polizza

A differenza di una polizza assicurativa tradizionale, quella di Enel X non prevede il pagamento di un canone annuale ma solo di una tariffa a consumo. Così il cliente può decidere la durata della copertura assicurativa in base alle proprie esigenze e allo stesso tempo monitorare la spesa direttamente dal proprio smartphone tramite l’App Homix. Esauriti i primi giorni di copertura in regalo, attraverso un wallet ricaricabile, sarà possibile pagare solo il tempo reale di utilizzo e ricevere una notifica quando il credito sta per esaurirsi.

La soluzione – al momento disponibile sul mercato italiano per i clienti che possiedono o acquisteranno la smart home Homix di Enel X – consente una scalabilità futura a livello globale, grazie all’architettura garantita dal supporto tecnico riassicurativo di AXA XL, alla modularità della piattaforma di Neosurance oltreché alla piena conformità alle normative assicurative internazionali.

L’articolo Cross industry, l’assicurazione integrata per la smart home secondo Enel X proviene da InsuranceUp.


Proptech360.it, un portale sull’innovazione e le tecnologie nel Real Estate

Il mercato immobiliare sta cambiando, dalle costruzioni ai servizi di vendita, dalla gestione degli asset alla loro valorizzazione. Per raccontare questo cambiamento e creare una mappa dei protagonisti, a partire dalle startup, nasce Proptech360.it, nuovo portale del Network Digital 360, di cui è parte anche InsuranceUp, dedicato all’innovazione del settore proptech e contech e diretto da Giovanni Iozzia.  “Proptech360.it risponde alla domanda di informazione sull’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale del Real Estate”, afferma Raffello Balocco, CEO di Digital 360.

L’ingresso di tecnologie come l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things sta abilitando innovazioni che rappresentano nuove opportunità per l’industria dei servizi assicurativi che può contare su dati più affidabili e sulla possibilità di sviluppare servizi più evoluti. Basti pensare al mercato della smart home. Il Proptech, crasi di property e technology, è quindi un fenomeno che coinvolgerà sempre di più i player del mercato assicurativo, che nel Real Estate hanno un asset di investimento ma anche un importante area di business.

Il portale, che nasce con la partnership scientifica dell’Italian Proptech Network – l’hub che dal 2018 studia e analizza il mercato del Proptech all’interno del Real Estate Center del Politecnico di Milano – sarà accompagnato da una newsletter mensile e da attività di comunicazione sui principali social network. Sono previsti una serie di podcast e di eventi digitali per la diffusione della cultura dell’innovazione digitale nel real estate italiano.

“La partnership scientifica tra Italian Proptech Network e Proptech360.it nasce dal comune obiettivo di rappresentare al meglio questo nuovo mercato, in particolar modo con riferimento a ciò che accade in Italia”, dice Stefano Bellintani, Responsabile Operativo dell’Italian Proptech Network (IPN) e del Joint Research Center Proptech (JRCP) del Politecnico di Milano. “Politecnico di Milano e DIGITAL360 uniscono le proprie forze per contribuire alla diffusione culturale di un settore innovativo e strategico che nei prossimi anni inciderà sempre più sulla nostra economia e sul nostro sistema-Paese”.

Scropi di più: leggi l’articolo integrale su Economyup

L’articolo Proptech360.it, un portale sull’innovazione e le tecnologie nel Real Estate proviene da InsuranceUp.


1Control, IoT per la Smart Home: trasformare lo smartphone in un apri-cancello

Semplificare il mondo dei prodotti IoT per SmarHome, fornendo uno strumento accessibile che coniughi tecnologia e facilità d’uso. Questo l’obiettivo di 1Control, PMI innovativa italiana che trasforma lo smartphone (e lo smartwatch) in un apri-cancello universale.

IoT per Smart Home, un mercato che supera la prova del coronavirus

La crescita mercato delle soluzioni Internet of Things per Smart Home ha subito una flessione nel 2020, passando da un +40% del 2019 a un -5%, Secondo un’indagine dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Nel suo complesso, il mercato ha comunque retto, facendo registrare un valore superiore al mezzo miliardo di euro.

Tra i mesi di marzo e di maggio, durante il primo lockdown, le vendite nel settore sono drasticamente crollate, con perdite registrate tra il -60% e il -100% rispetto allo stesso trimestre del 2019. Tuttavia, nel corso dell’anno ci sono stati forti segnali di ripresa, con buoni tassi di crescita tra settembre e novembre.

1Control, l’italiana della Smart Home

1Control nasce a Brescia dall’idea di Francesco Sarasini, nei laboratori dell’acceleratore Superpartes. L’idea è quella di realizzare prodotti innovativi, altamente tecnologici e facili da installare, per offrire un nuovo modo di vivere la casa.

La società è formata da un team con forti competenze ed esperienze manageriali, tecniche e commerciali, corrispondenti a 115 anni uomo complessivi. Sviluppa prodotti Smart Home per la digitalizzazione degli accessi alla casa e all’azienda. Si rivolge sia a privati che clienti B2B, per la gestione dell’accesso di flotte in azienda o per hotel e B&B.

1Control ha realizzato un dispositivo universale per aprire cancelli, garage e portoni, che copia e replica il tradizionale radiocomando di qualsiasi marca. Basato su tecnologia IoT, il dispositivo è collegato a una app gratuita per smartphone, e gestibile anche fuori casa, da qualsiasi dispositivo connesso e smartwatch. L’apparecchio funziona in un raggio di 15-20 metri e permette l’utilizzo fino a 10 utenti, per azionare da uno a quattro cancelli o garage.

Dopo aver raccolto più di 800mila euro da investitori professionali privati, imprenditori e manager che vantano esperienze industriali nei settori dell’elettronica, dell’informatica e della robotica, la PMI ha lanciato nel 2018 una campagna di crowdfunding su Mamacrowd, raccogliendo oltre 270mila euro.

Oggi è disponibile in 17 paesi europei: Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Austria, Croazia, Irlanda, Danimarca, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia.

L’articolo 1Control, IoT per la Smart Home: trasformare lo smartphone in un apri-cancello proviene da InsuranceUp.


Open Insurance, 7 ecosistemi ad alto potenziale per il futuro dell’assicurazione

Il futuro dell’ecosistema assicurativo è nell’open insurance. Come già avvenuto per l’open banking in relazione al mondo dei pagamenti digitali, anche il settore assicurativo si sta aprendo ad ecosistemi esterni, con la possibilità di proporre e fruire di polizze su piattaforme operanti in settori non assicurativi: un trend che rivoluzionerà il rapporto tra assicurazioni e clienti.

L’applicazione dell’open innovation al settore insurance è una grande scommessa per il futuro dell’ecosistema: un’opportunità di attirare sul mercato nuovi attori e creare, con le loro proposte, la nuova domanda per conquistare i clienti in cerca di innovazione.

“Per innovare realmente il settore assicurativo non basta proporre online quello che prima si vendeva in agenzia, ma serve un totale cambio di approccio” spiega Pietro Menghi, CEO di Neosurance, scaleup insurtech globale che ha sviluppato una Open Insurance Platform As A Service. “Se il cliente è prima di tutto un consumatore digitale, il dialogo deve iniziare dalle community digitali per lui più rilevanti nei vari momenti della sua giornata.”

Con l’open insurance, l’assicurazione “entra” nei contesti digitalizzati che frequentiamo ogni giorno, dall’app per fare sport a quella per noleggiare un monopattino elettrico e così via.

Ecco quali saranno i maggiori ambiti di applicazione.

Open insurance e Smart Home

Si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti raggiungeranno i 129 miliardi di dollari nel 2021. Tra questi sono inclusi anche prodotti smart home.

La possibilità di controllare le case attraverso la domotica sta aprendo diverse possibilità in materia di assicurazione contro furti, incendi e altri rischi domestici. L’integrazione fra sistemi assicurativi e dispositivi intelligenti consentirà ad esempio di attivare (e pagare) una polizza contro furto o incendio solo quando un sensore non rileva la nostra presenza in casa o se porte e finestre sono state chiuse con uno smart lock. L’impatto sarà notevole anche sul fronte riduzione delle frodi, grazie a un migliore controllo sui dati.

Open Insurance e Sport

Il settore sport & fitness sta subendo una grande trasformazione, con la sempre maggiore integrazione di servizi digitali. Solo Nel 2020, complice l’emergenza covid, nel mondo sono state lanciate 71.000 nuove app dedicate al fitness e alla salute: segno di un mercato in rapida espansione.

Le community digitali di sportivi, utenti molto attivi di app di prenotazioni, corsi online e fitness tracker, rappresentano inoltre una delle categorie più soggette a infortuni. La condizioni ricorrenti di rischio in quest’ambito cambiano sensibilmente in base a disciplina, età e molti altri aspetti che, analizzati in chiave big data, possono fornire informazioni preziose per la proposta di micro-polizze istantanee o prodotti più complessi, personalizzati in base alle reali esigenze dei singoli.

Open Insurance e Energia

Altro ambito di grande potenziale è il settore energia. L’integrazione con i sistemi di smart metering dei nuovi contatori connessi e le app con cui paghiamo le bollette consente di attivare coperture di vario tipo per garantire la continuità del servizio anche quando, ad esempio, una persona perde il lavoro o si trova ad affrontare spese inattese. Solo negli Stati Uniti, nell’ultimo anno, si è generato un debito di circa 40 miliardi di dollari di bollette non pagate, secondo i dati riportati dalla National Energy Assistance Directors’ Association.

Open Insurance e Micromobilità 

La micromobilità urbana sta vivendo un boom e con essa stanno crescendo i bisogni di copertura. Secondo recenti studi, ad oggi sarebbero circa 30mila i monopattini in sharing e circa 800mila quelli di proprietà. Se per i primi è già obbligatoria l’assicurazione per responsabilità civile verso terzi, resta il problema dei mezzi privati e comunque della copertura infortuni/danni subiti dal conducente.

Integrando su ogni mezzo un dispositivo connesso, è possibile identificare il monopattino/bici e, quindi, renderlo assicurabile attraverso una sorta di ”RCA” dedicata, che presto potrebbe essere obbligatoria. Grazie ai paradigmi dell’Open Insurance, gli assicuratori potranno interagire con app e community della micromobilità urbana, pubblica e privata, fornendo proposte assicurative più complete e soluzioni attivabili solo in base al reale utilizzo del mezzo.

Open Insurance e lavoro freelance e Gig economy 

Nel 2020 il 72% delle nuove P.IVA è stato aperto da una persona fisica. Anche se sempre più numerosi, i lavoratori autonomi godono ancora di scarse tutele in termini di salute, assistenza legale, infortuni, maternità e altri fattori che possono mettere seriamente a rischio la possibilità di lavorare e di avere un reddito continuativo.

Tramite piattaforme interconnesse, chi svolge un lavoro freelance – che si tratti di un consulente, di un rider o di un autista – sarà in grado di accedere più facilmente a polizze personalizzate in termini di costo, tempi e bisogni. Il canale digitale metterà a disposizione soluzioni molto più semplici e accessibili per queste categorie produttive, che si tratti di una protezione giornaliera sugli infortuni o di una annuale contro i rischi informatici in smart working.

Un esempio di successo in questo ambito è Zego, startup insurtech londinese dedicata proprio alla copertura dei nuovi servizi di mobilità, che ad aprile 2021ha raggiunto lo status di unicorno.

Open Insurance e Sanità digitale

Secondo Statista il mercato delle soluzioni di telemedicina, o eHealth, oggi vale 45 miliardi di dollari e potrebbe toccare i 175 miliardi entro il 2026.

La possibilità di accedere a parametri e indicatori sulla salute delle persone permette di elaborare profili di rischio sempre più precisi e suggerire strumenti di protezione e assistenza anche agli utenti meno consapevoli, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale. Non solo: è possibile valorizzare gli stili di vita più virtuosi, monitorando attività legate a sport e benessere. Una sempre maggiore integrazione tra ecosistemi di telehealth e wellness con quelli assicurativi faciliterà anche l’intero processo di gestione delle informazioni, rimborso delle cure, erogazione di indennizzi, riducendo sensibilmente il rischio di frodi e i tempi di istruttoria e burocrazia.

Open Insurance e Connected Car

Quella dell’auto connessa è uno dei maggiori settori trainanti della connected insurance. Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha già almeno un prodotto connesso sul mercato. ABI Research stima che saranno messe sul mercato oltre 115 milioni di auto connesse entro il 2025, e secondo una ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 sono 17,3 milioni i veicoli connessi solo in Italia, quasi il 45% del parco circolante.

Il settore assicurativo ha iniziato ad integrarsi con dispositivi e app collegati alle automobili, per offrire polizze digitali più flessibili, basate sui chilometri effettivamente percorsi o sullo stile di guida, premiando i soggetti più virtuosi. Analizzando velocità, frenate, sterzate e altri parametri, non solo è possibile elaborare assicurazioni profilate, ma anche prevenire i rischi attraverso suggerimenti personalizzati.

Secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

Allo stesso tempo, risulta più semplice ed efficace fornire assistenza in tempo reale in caso di incidente e aprire un sinistro.

L’articolo Open Insurance, 7 ecosistemi ad alto potenziale per il futuro dell’assicurazione proviene da InsuranceUp.


Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

L’articolo Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni proviene da InsuranceUp.