MCE4X4 2020, la call per la nuova mobilità raccoglie le sfide della pandemia

Non si ferma con il covid l’annuale appuntamento con MCE4x4, l’evento per imprese e startup che innovano la mobilità. Voluto da Assolombarda e da Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, l’appuntamento giunto alla quinta edizione e organizzato con il supporto di Nuvolab si svolgerà quest’anno in forma interamente digitale.

La call, che si è aperta il 15 settembre 2020, si chiuderà il 15 ottobre, con l’evento finale fissato per il 23 novembre 2020.

MCE4X4 è diventato il punto di riferimento per le imprese e le startup che vogliono collaborare allo sviluppo di innovazioni nell’ambito della mobilità, settore che sta attraversando una profonda trasformazione.

Anche quest’anno l’obiettivo sarà far incontrare startup e grandi aziende durante i digital business speed date e i digital tandem meeting, al fine di creare concrete opportunità di business sia per le startup che per le imprese corporate.

Tema di questa edizione è CambiaMenti: MCE 4×4 2020 intende raccogliere le sfide della mobilità che si sono generate anche a causa dell’impatto con la pandemia e spronare i partecipanti a delineare i percorsi futuri per una mobilità innovativa, sostenibile e resiliente, che tenga conto delle esigenze di questo tempo.

Per ulteriori informazioni, leggi l’articolo integrale su Economyup.

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Adas (guida assistita), a che punto siamo e quali effetti avrà sulle assicurazioni

Secondo un recente report di previsione di MarketsandMarkets il mercato dei sistemi di assistenza alla guida (ADAS) è  in crescita e raggiungerà gli 83 miliardi di dollari entro il 2030 (oggi ne vale 27). La crescente adozione di ADAS & altri sistemi di sicurezza, l’attenzione dei governi per migliorare la sicurezza dei veicoli e dei pedoni, le iniziative degli OEM per fornire caratteristiche di sicurezza avanzate e l’avvento di veicoli autonomi faranno aumentare la domanda di ADAS nei prossimi anni, nonostante la pandemia COVID-19, che ha portato alla sospensione della produzione di veicoli e a interruzioni delle forniture, avranno la loro influenza. Il mercato ADAS, tuttavia, dovrebbe registrare un significativo incremento nel 2022.

Cosa si intende per ADAS

La sigla sta per Advanced driver-assistance systems (sistemi di assistenza alla guida avanzati) e da il nome a una categorie di soluzioni elettroniche e digitali che forniscono assistenza alla guida, anche e soprattutto in situazioni di emergenza, e al parcheggio del veicolo.

Sono destinati ad aumentare la sicurezza delle auto e più in generale la sicurezza stradale. E’ noto che la maggior parte degli incidenti stradali è dovuta ad errori umani, pertanto i sistemi avanzati di assistenza alla guida sono sviluppati (oggi con il grande contributo degli sviluppi tecnologici come quelli in Intelligenza artificiale), per automatizzare, adattare e migliorare i sistemi dei veicoli per la sicurezza e una migliore guida. I primi sistemi ADAS sono stati i sensori pioggia, il sensore crepuscolare, il cruise control adattivo, la frenata automatica d’emergenza, i sensori di parcheggio, l’avviso di cambio corsia o il riconoscimento automatico dei segnali, ma è chiaro che questi sistemi suonano piuttosto elementari rispetto a quanto la tecnologia, che oggi sta portando l’auto verso la guida autonoma, può fare in ambito di assistenza alla guida.

ADAS si basa su input provenienti da molteplici fonti di dati, tra cui immagini automobilistiche, LiDAR, radar, elaborazione delle immagini, visione computerizzata e rete in auto. Ulteriori input sono possibili da altre fonti separate dalla piattaforma primaria del veicolo, come altri veicoli, indicati come Vehicle-to-vehicle (V2V), o Vehicle-to-Infrastructure (V2X), come la telefonia mobile o i sistemi di rete dati WiFi.

Attualmente, sistemi ADAS che molti produttori stanno integrando perché sono molto apprezzati ci sono l’avviso di collisione e il mantenimento di  carreggiata (Lane Keeping System).

In base alle disposizioni europee, dal 2022 gli ADAS diventeranno obbligatori in tutta Europa. In particolare, tutti i nuovi veicoli dovranno avere di serie la frenata automatica di emergenza o il mantenimento di corsia. Il nuovo regolamento prevede l’introduzione di circa trenta sistemi avanzati elettronici che garantiscano sicurezza a conducenti e passeggeri. I nuovi modelli che andranno sul mercato dal 2022 dovranno ovviamente essere in linea con le disposizioni, mentre per il parco auto circolante è data la possibilità di adeguarsi entro maggio 2024.

La Commissione prevede che le misure proposte contribuiranno a salvare oltre 25.000 vite umane ed evitare almeno 140.000 lesioni gravi entro il 2038. Ciò contribuirà all’obiettivo a lungo termine dell’UE di avvicinarsi a zero morti e feriti gravi entro il 2050 (“Visione Zero”).

L’Europa dovrebbe essere il più grande mercato ADAS nel 2020

Secondo il report di MarketsandMarkets, la domanda di ADAS in Europa sarà trainata appunto dalle disposizioni di legge europee.. La Francia è uno dei mercati in più rapida crescita per ADAS in Europa. Nel 2018, la Francia ha contribuito per circa il 12% alla produzione totale di veicoli nella regione secondo l’Associazione dei costruttori europei di automobili. Inoltre, diverse disposizioni in materia di sicurezza sono stati attuati dal governo francese. Ad esempio, nel 2015, il governo ha reso obbligatoria l’installazione della frenata d’emergenza automatica (AEB) e dell’avviso di deviazione dalla corsia (LDW) su tutti i nuovi autocarri pesanti.

La crescente produzione e vendita di veicoli di lusso, dovuta alla forte crescita economica, gioca un ruolo importante in Germania. I principali OEM tedeschi come Volkswagen e Daimler AG hanno incorporato caratteristiche avanzate per migliorare l’esperienza di guida. Questi OEM offrono la maggior parte delle caratteristiche ADAS di serie nei loro veicoli del segmento premium. Nei SUV e nelle berline del segmento medio, le caratteristiche essenziali dell’ADAS sono offerte in pacchetti aggiuntivi.

Sistemi ADAS e assicurazioni

E’ abbastanza lineare la considerazione che se si riduce in modo così consistente il numero di incidenti automobilistici grazie all’uso di sistemi ADAS, la conseguenza in ambito assicurativo è che dovrebbero scendere i premi dei prodotti RC, oggi calcolati anche su indici di rischio legati appunto alla sicurezza dei veicoli, delle strade e alle statistiche.

Swiss Re ed HERE hanno sottolineato in questa analisi sul tema, come sia fondamentale che assicuratori e case automobilistiche collaborino per condividere i dati  e valutare accuratamente come le tecnologie ADAS possano modificare i modelli di pricing del rischio.

In particolare si ribadisce il fatto che “Dato che sempre più compiti del conducente sono affidati all’auto, gli assicuratori non dovrebbero valutare il rischio solo in base alla persona che guida l’auto, come è stato fatto tradizionalmente, ma in base al veicolo che la persona sta guidando”.

Secondo l’analisi, i sistemi ADAS potrebbero portare a una riduzione dei premi assicurativi globali per le auto completamente equipaggiate tali sistemi di 20 miliardi di dollari entro il 2020.

Questo potrebbe essere considerato un vantaggio solo dal punto di vista dei consumatori, in quanto le compagnie non sono mai particolarmente contente di abbassare i premi soprattutto in ambito RC Auto, considerato a bassa marginalità ma che fornisce alta liquidità alle assicurazioni.

Tra gli aspetti che gli assicuratori considerano una barriera alla diminuzione dei premi c’è il fatto che, sebbene gli incidenti diminuiranno grazie ad ADAS, quelli che continueranno a verificarsi saranno molto più costosi per le compagnie, poiché le auto super accessoriate di sistemi di guida avanzati, che quindi montano più tecnologie, quando entrano in officina sono molto più costose.

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Smart mobility, cos’è e come regge alla prova del coronavirus

In questi ultimi anni tante riflessioni e molta progettualità si sono spese per trovare  il miglior punto di equilibrio tra esigenze di mobilità ed esigenze di sostenibilità. Che di questo in fondo parliamo quando si tratta di ‘smart mobility’, terminologia che rieccheggia anche ‘smart city’, ‘smart home, ”smart building’, ‘smart car’, ecc.

Smart in tutti questi casi sta per ‘intelligente’: tipicamente, l’intelligenza è quella portata dall’uso di nuove tecnologie che possono essere il nuovo prodotto dotato di funzionalità innovative o anche la gestione più intelligente delle risorse tramite app e piattaforme o l’integrazione tra queste due cose.

Fenomeni come il car o il bike sharing o i monopattini elettrici; l’avvento di veicoli connessi, elettrici, addirittura autonomi; l’idea di treni ultrarapidi come Hyperloop, sono tutti esempi che stanno contribuendo a creare la nuova industria dei trasporti intelligenti, facendoci immaginare e sperimentare nuovi modi di muoversi in città, ma anche tra città.

Smart mobility e coronavirus

L’emergenza Covid19 e il blocco totale che ne è scaturito suggeriscono però nuove riflessioni.

Intanto guardiamo a quale è stato l’impatto dell’emergenza sui trasporti.

Secondo dati recentemente divulgati da Moovit (la principale app per la mobility-as-a-service al mondo, 750 milioni di utenti), dal 15 gennaio, i viaggi sulle modalità di transito tracciate dall’applicazione – che comprendono autobus, treno, metropolitana, metropolitana, metropolitana leggera, ride-hail e opzioni di mobilità condivisa come biciclette e scooter – sono diminuiti dell’86% a Milano e in Lombardia, dell’84% a Madrid e del 54% nell’area metropolitana di New York City.

In Italia, che come sappiamo è uno dei Paesi più colpiti dal virus, il trasporto pubblico ha subito una drastica riduzione rispetto ai mesi precedenti. In Lombardia si è osservato un calo del 47% nell’utilizzo dei mezzi pubblici, mentre a Parma, Piacenza e Reggio Emilia si è registrato un calo del 43%. In tutto il Paese, la quota di utilizzo del trasporto pubblico è diminuita del 50% all’inizio di marzo.

Non parliamo poi di come il coronavirus abbia svuotato cieli e treni.

E’ difficile immaginare il viaggio, lo spostamento, in questo momento. Riusciremo a prendere nuovamente un treno, un aereo, la metropolitana, in tranquillità? Il lockdown ha messo in ginocchio l’industria dei trasporti, ma non solo: ha messo persino in discussione l’idea stessa di sfrenata mobilità che ha caratterizzato la società più moderna, in parte effetto della globalizzazione, ha messo in crisi il trasporto pubblico. Nessuna minaccia di tipo ambientale aveva fino a oggi messo freni all’industria dei trasporti, che contribuisce in maniera consistente all’inquinamento atmosferico.

Il coronavirus invece, potrebbe cambiare le nostre abitudini e incidere notevolmente nell’evolversi della mobilità, per lo meno quella delle persone, che da ora in avanti considereranno la sicurezza di un mezzo di trasporto anche da un punto di vista sanitario. Quindi, cosa sarà davvero smart nei prossimi mesi e anni?

Su alcune punti di partenza possiamo essere tutti d’accordo: il più grande esperimento globale di smart working è andato alla grande, e da questo non si tornerà indietro, quindi ci saranno meno pendolari sulle strade; se fino a oggi il tema della sostenibilità ci ha spinto verso la condivisione dei mezzi,  pubblici o anche privati, cioè più persone a stretto contatto sullo stesso mezzo, la richiesta di distanziamento sociale tende a spingere verso un ritorno a veicoli propri o a uso esclusivo; la tecnologia digitale sarà sempre più protagonista.

Proviamo allora a guardare la Smart Mobility alla luce delle nuove esigenze sanitarie.

Cos’è la smart mobility

Fino a un paio di mesi fa la smart mobility era considerata la ‘nuova era della mobilità’.

“La popolazione mondiale arriverà a 10 miliardi di persone entro il 2050. Di fronte a questa rapida crescita, i sistemi di mobilità nelle megalopoli si stanno sovraccaricando, mentre le aree rurali sono ancora più arretrate. Come si può garantire una mobilità sostenibile e inclusiva? ” diceva il WEF, che ha dedicato parecchia attenzione all’argomento, alimentando il dibattito e l’accelerazione verso soluzioni innovative.

Definizione di smart mobility

Secono la definizione che riporta EconomyUp, la smart mobility è un modello di mobilità volto a ottenere lo sviluppo sostenibile, delle città in particolare. Il termine racchiude in sé una serie di elementi: la tecnologia, le infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli), le soluzioni per la mobilità (tra cui i modelli di new mobility) e le persone. La smart mobility punta offrire un’esperienza di mobilità senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo miglio, che sia flessibile, integrata, sicura, on demand e conveniente. La mobilità urbana può essere innovata attraverso nuove tecnologie mobile e applicazioni in grado di integrare il trasporto pubblico, una migliore infrastruttura e il car sharing (o comunque la condivisione di veicoli). Smart mobility significa anche green, che si tratti di auto elettriche o di piste ciclabili. L’obiettivo finale dell’introduzione di una mobilità smart nelle nostre città è ridurre il traffico, ridurre l’inquinamento, creare flussi intelligenti e senza interruzioni, e rafforzare le economie di scala per promuovere una mobilità accessibile a tutti.

monopattini elettrici

Pilastri della mobilità intelligente sono l’efficienza, un positivo impatto ambientale, un miglioramento della qualità della vita delle persone e delle comunità. Nel dopo Covid, pilastro della mobilità intelligente dovrà essere anche la sicurezza sanitaria.

Se le tecnologie sono state un tassello fondamentale nello sviluppo della smart mobility fino a oggi, in particolare le tecnologie Cloud, Internet of Things, Big Data Analytics e Intelligenza Artificiale, ancor di più lo saranno in futuro, basti sapere che anche in Italia tra le soluzioni al vaglio della politica per far ripartire i trasporti in modo sicuro si ipotizzano sistemi per monitorare uno sfruttamento massimo del 60% della capacità dei mezzi e app per agevolare il distanziamento sociale.

Esempi di smart mobility

La Smart mobility può contribuire a combattere efficaciemente traffico e inquinamento, una necessità sempre più urgente in tutto il pianeta; ma è anche in grado di abbattere il livello di congestione del trafico, di rendere più fluidi gli spostamenti, e di ridurre così l’impatto negativo sulla vita e la salute delle persone derivante dalle ore spese nel traffico. La condivisione degli autoveicoli, i servizi on demand, la micomobilità sono le risposte della mobilità intelligente ai problemi di sostenibilità, ambientale e personale.

Carpooling (o ridesharing) –  Il carpooling punta su una risorsa abbondante ma sottoutilizzata: i sedili vuoti delle automobili. Questa opzione non aggiunge alcun nuovo veicolo al servizio ed è per questo che contribuisce ad evitare le congestioni di traffico e l’inquinamento. Si tratta solitamente di veicoli privati condivisi grazie alla mediazione di una piattaforma digitale che ne gestisce l’organizzazione, per intenderci Blablacar o anche quello aziendale dell’italiana JoJob.

Bike sharing – Il ricorso alla condivisione di biciclette è cresciuto negli anni più recenti, soprattutto in Europa e nelle città in pianura, con abbondanti piste ciclabili e altre infrastrutture. Per chi si deve spostare per pochi chilometri, il bike sharing è un’ottima soluzione.

Car sharing – Anche il car sharing si sta diffondendo nel mondo da quando la tecnologia ha reso possibile ad aziende e singoli individui il noleggio di auto per ore o addirittura per minuti. In Italia la capitale del car sharing è Milano.

Servizi on-demand – Società come Uber e Lyft, che consentono di chiamare un’auto a noleggio attraverso un’applicazione, hanno provocato una rivoluzione nelle città dove è consentita la libera circolazione dei loro mezzi. Oltre a rendere il mercato dei taxi più competitivo.

Scooter sharing – Lo scooter sharing si è sviluppato molto negli ultimi due anni in città come Milano e Roma, perché presenta rispetto al car sharing anche indubbi vantaggi di parcheggio, sono più maneggevoli e molto sostenibili. Tuttavia non è un mezzo che tutti considerano.

Micromobilità –  I monopattini elettrici  sono stati nell’ultimo anno sotto osservazione, come molti altri mezzi per la mobilità dell’ultimo miglio, la cosiddetta micromobilità. Non solo monopattini, anche hoverboard, skateboard e molto altro, all’insegna di spostamenti sempre più ecologici, silenziosi, agili nel traffico e che conquistano giovani e lavoratori. Secondo le previsioni di Abi Research 2020, il settore della micomobilità è destinato a crescere, una previsione che anche se fatta in tempi pre-Covid, potrebbe adattarsi benissimo anche all’era post-Covid.

In effetti,  tutti questi esempi di smart mobility tendono a reggere alla prova del coronavirus: secondo una prima ricerca svolta in Cina da Ipsos Group un primo effetto della pandemia è stato il crollo nell’uso dei mezzi pubblici a favore di quelli privati e ciò rimarrà come tendenza traducendosi anche in una spinta positiva al car sharing.

E’ evidente che i mezzi come scooter, moto, biciclette, monopattini hanno un grande futuro; il car sharing dovrà adottare dei presidi di sicurezza sanitaria importanti, così come tutto il mondo taxi e dintorni; mentre il car pooling stile Blablacar potrebbe essere il settore che subisce il vero contraccolpo: la paura del contagio mette a dura prova il senso di fiducia nei pari richiesto da questo tipo di piattaforme.

Veicoli elettrici

La sostenibilità perseguita dalla smart mobility include anche l’attenzione a veicoli connessi e meno inquinanti come quelli elettrici. La mobilità elettrica si sta espandendo a ritmo serrato. Nel 2018 il parco auto elettrico mondiale ha superato i 5,1 milioni, con un incremento di 2 milioni rispetto all’anno precedente e quasi il raddoppio delle vendite di nuove auto elettriche. La Repubblica Popolare Cinese rimane il più grande mercato mondiale di auto elettriche, seguita da Europa e Stati Uniti. La Norvegia è il leader mondiale in termini di quota di mercato delle auto elettriche. (Per approfondire, Global EV Outlook 2019 di IEA)

Se è vero, come si diceva in precedenza, che nel dopo Covid si potrebbe verificare un massiccio ritorno alle auto private, l’ancora di salvezza per la sostenibilità ambientale diventano i veicoli elettrici. Pertanto, l’augurio che tutti dovremo farci è che l’industria automotive colga l’opportunità e si sbizzarrisca nell’offerta di veicoli agili anche in città e soprattutto meno costosi di quanto siano stati fino a oggi, rendendo maggiormente accessibile a un pubblico più ampio l’acquisto in uno scenario di crisi economica.

MaaS – Mobility as a Service

Mobility as a service – mobilità come servizio – è una tipologia di servizio offerto tramite piattaforma web o app che permette all’utente di pianificare il proprio viaggio su una piattaforma software che in automatico propone e permette di prenotare tutti i mezzi necessari, sia pubblici sia privati (treni, bus, taxi, car e bike sharing) per compiere il percorso. Oltre naturalmente alla propria destinazione, a seconda delle opzioni proposte dalla applicazione, ogni persona può indicare preferenze sul mezzo da utilizzare e così via; sarà poi il tool a suggerire la combinazione più efficace e conveniente, integrando le diverse opportunità di movimento che un agglomerato urbano può offrire, dal sistema di trasporti pubblici a tutti i vari servizi che possono trovarsi nelle città (bike sharing, car sharing eccetera)

Queste piattaforme lavorano con l’obiettivo di ottimizzare i tempi, ma anche di paragonare i costi e tengono addirittura conto delle condizioni meteo. A questo punto, una volta individuato ciò che si preferisce fare, mediante lo stesso sistema si potrà prenotare e pagare per la soluzione prescelta.

In pratica, mobility as a service si caratterizza per tre aspetti principali: per il fatto di poter fruire di tutti i servizi di mobilità a consumo; in quanto è un servizio utilizzabile ovunque e perché rende semplice e immediato il pagamento.

Cloud, IoT -Internet of Things, Intelligenza artificiale e machine learning sono le principali tecnologie su cui si basa la possibilità di proporre un servizio di mobility as a service.

La principale startup mondiale di MaaS è l’israeliana Moovit: 750 milioni di utenti in tutto il mondo, 100 nazioni e 3100 città coperte dal suo servizio, un’app popolarissima che permette alle persone di muoversi in città in modo efficace e conveniente, utilizzando qualsiasi modalità di trasporto. La sua importanze è anche un’altra: grazie all’app accumula fino a sei miliardi di punti dati anonimi al giorno che contribuiscono al grande archivio mondiale di dati sui trasporti e sulla mobilità urbana. Perciò ai governi, le città, le agenzie di transito e le aziende private, Moovit può offrire soluzioni MaaS basate sull’Intelligenza Artificiale che coprono la pianificazione, le operazioni e l’ottimizzazione con un valore dimostrato per la riduzione della congestione, la crescita dell’utenza e l’aumento dell’efficienza. Grandi aziende come Microsoft, Uber e Cubic hanno collaborato con Moovit per potenziare le loro offerte di mobilità.

Un servizio come questo è cruciale nella smart mobility dopo Covid, e infatti la società è molto attiva in questo momento con diverse iniziative che le danno anche visibilità: per esempio si propone come partner delle organizzazioni pubbliche e private dei trasporti  e ha lanciato molto velocemente il nuovo Emergency Mobilization On-Demand service.

Quanto Moovit mette in atto va nella direzione indicata anche dal WEF, i cui esperti hanno recentemente indicato il ruolo chiave della partnership pubblico-privato e l’importanza delle piattaforme MaaS per il futuro della mobilità.

“Se negli ultimi anni abbiamo assistito all’aumento delle proposte di mobilità come servizio (MaaS), la pandemia COVID-19 è stata un’opportunità per l’ecosistema MaaS di solidificarsi e dimostrare il suo valore”. dice il WEF.

In sostanza, per il WEF, le piattaforme MaaS sono la spina dorsale di una sorta di transizione dalla mobilità intelligente alla mobilità agile, in grado di di rispondere con resilienza e velocità e di adattarsi al cambiamento, garantendo al contempo la sicurezza pubblica e la continua circolazione di persone e merci.

Auto autonome o driverless car

Lo sviluppo delle auto a guida autonoma è una delle grandi promesse della Smart Mobility. La tecnologia è davvero molto complessa, a livello soprattutto di software: l’Intelligenza Artificiale necessaria alla guida autonoma deve essere addestrata, ha bisogno di moltissimi dati, algoritmi sofisticati, casistiche, ha bisogno di sviluppare modelli di comportamenti in una quantità tale di situazioni impreviste e imprevedibili, che dopo gli entusiasmi degli scorsi anni si è giunti a un punto morto. “It’s 2020. Where are our self-driving cars?” ha titolato VOX, alludendo ai proclami del recente passato in cui le varie General Motors, Google’s Waymo, Toyota,  Honda, Tesla annunciavano che sarebbero stati pronti con l’auto autonoma nel 2020,  gli investimenti non sono mancati, ma in realtà ancora non si vede niente. L’articolo giudica con notevole scetticismo la capacità di arrivare in tempi brevi a un’intelligenza artificiale capace davvero di guidare in totale sicurezza in una città.

Ma c’è un elemento, il coronavirus,  che potrebbe introdurre una nuova spinta allo sviluppo di questa tecnologia. Come riporta EconomyUp,  è già emerso un caso study: Neolix, un produttore cinese di camioncini per le consegne urbane totalmente robotizzati, ha visto incrementare notevolmente i suoi ordini negli ultimi tempi. Le ragioni? Le misure di contenimento della pandemia hanno temporaneamente sgombrato le strade dagli altri automezzi e, allo stesso tempo, hanno portato i consumatori a riflettere sull’opportunità di far consegnare merci a sistemi robotici che, ovviamente, non possono contagiare né restare contagiati. Secondo la società che ha sede a Pechino, anche quando l’epidemia sarà finita, le nuove abitudini potrebbero persistere. Intanto è lo “sguardo” sulla guida autonoma che comincia a cambiare.

La nuova smart mobility secondo il WEF

La nuova parola d’ordine in ambito mobilità è ‘resilienza’ , secondo il WEF. Per forza si dovrà ricominciare a far viaggiare uomini e merci,  il trasporto e il movimento non solo hanno da sempre caratterizzato la storia dell’uomo e hanno contribuito alla sua evoluzione, ma sono un assett a cui non possiamo rinunciare. Dobbiamo assolutamente ripensare a trasporto e mobilità alla luce di due nuovi elementi, quello sanitario e quello emergenziale.

Il WEF richiama a una nuova alleanza pubblico-privato a favore della mobilità intelligente.

“In risposta a COVID-19 abbiamo visto persone mettere la propria auto al servizio della comunità, autobus che consegnano attrezzature al personale degli ospedali e micromobilità utilizzate dai primi soccorritori in servizio. Quando la nostra popolazione è in crisi, diventiamo molto più ingegnosi su come portare le persone e le cose dove devono andare. La crisi aiuta a snellire i nostri approcci e non pensiamo più a se un’auto sia “mia”, ma a come quell’auto possa aiutare la comunità.

Non è solo durante le pandemie che possiamo pensare in modo creativo di usare tutte le auto o gli autobus parcheggiati su percorsi vuoti fissi, possiamo farlo sempre. Non possiamo lasciare che queste lezioni vadano sprecate, siamo tutti collegati, stiamo tutti cercando di rendere questo mondo un po’ migliore in modo da poter avere tutti una vita pacifica, senza soluzione di continuità. Un partenariato pubblico-privato per la mobilità sembra essere la strada giusta da seguire”.

Il futuro di UBER, unicorno della smart mobility

Uber è stata probabilmente una delle società più disruptive nel settore dei trasporti degli ultimi anni, ha portato i tassisti allo sciopero, a infinite battaglie legali, ha preso investimenti per milioni di dollari e si è sempre distinta per la velocità e aggressività con cui si è posta sul mercato, che non è quello dei tassisti, ma quello della logistica. Il suo fondatore ed ex Ceo Travis Kalanick diceva ‘se possiamo portare una persona a dove desidera in 5 minuti, possiamo anche portare qualsiasi cosa a qualsiasi persona in 5 minuti’. In dieci anni Uber si è trasformato da un innovativo servizio tassì sintetizzato in “Tocca un bottone, fatti dare un passaggio” in qualcosa di molto più ampio: il ridesharing e il car pooling, la consegna dei pasti e il trasporto merci, le biciclette elettriche e gli scooter, le auto elettriche e l’aviazione urbana.

Questa sua multidimensionalità è ciò che in questo momento la sta salvando, perché ovviamente in emergenza Covid l’uso degli eleganti NCC partner della società per il trasporto di persone è precipitato in tutto il mondo.

Ma ciò non preoccupa l’attuale Ceo Dara Khosrowshahi che in una recente lettera per tranquillizzare i suoi investitori ha detto che la società è ben attrezzata per superare i problemi attuali, anche nel peggior scenario di un calo dell’80% del trasporto di persone per l’anno, perchè la compagnia sta già sfruttando la sua rete per la consegna di altre cose,  e intende ampliarsi a settori come medicine o beni di prima necessità. “Abbiamo già contatti nel settore sanitario, abbiamo tutti i processi di cui abbiamo bisogno”, ha detto, riferendosi a Uber Health.

Cosa ci dimostra UBER? Come la smart mobility del dopo Covid passi anche dall’evoluzione dei servizi e sposti il suo baricentro verso la circolazione delle merci piuttosto che le persone, un’altra prova ci arriva dal boom dei servizi di delivery in tutto il mondo anche nei piccoli centri, delivery a volte organizzate anche in modo ‘casalingo’ via Whatsapp dalle piccole attività che hanno trovato in questa modalità una forma di sopravvivenza al lockdown.

In conclusione, come per molti altri aspetti del nostro lifestyle, anche la smart mobility è in un momento di transizione, che coinvolge ed è condizionato dalla riflessione collettiva che saprà dare la nostra società (fatta di persone, aziende, istituzioni) a una nuova lista di priorità. Le tecnologie saranno fondamentali, ma solo una conseguenza.

Solna Centrum (Stockholms tunnelbana), Stockholm, Sweden

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Mobility as a service, tutto sul nuovo sistema di mobilità che sta impattando sulle assicurazioni

L’evoluzione del trasporto, dalla smart mobility alla MaaS (mobility as a service), rappresenta una grande sfida non solo per i produttori di automobili ma anche per il mercato assicurativo. Da un lato perché con l’incremento dei servizi di mobilità in bundle e in sharing il numero di polizze auto individuali è destinato a calare. Dall’altro perché proprio la crescita dei nuovi servizi costituisce un’opportunità per entrare in nuovi segmenti di mercato. Da parte dei player del mondo assicurativo, però, sarà necessario studiare nuovi modelli di business per poter riuscire a cogliere appieno queste occasioni. E capire bene che cosa si intende per mobility as a service, come funziona, quali sono i vantaggi. Ecco una guida di EconomyUp con tutte le risposte. 

Mobility as a service, che cos’è

La MaaS – Mobility as a Service è mobilità come servizio. Si basa sul concetto di abbonamento, oppure sulla formula del pay per use (pagamento  in base al concreto utilizzo), e si sta diffondendo in modo particolare nelle grandi città.

Come funziona

Una volta corrisposto un forfait mensile al service provider, l’utente può pianificare il proprio viaggio su una piattaforma software che in automatico propone e permette di prenotare tutti i mezzi necessari, sia pubblici sia privati (treni, bus, taxi, car e bike sharing) per compiere il percorso. Oltre naturalmente alla propria destinazione, a seconda delle opzioni proposte dalla applicazione, ogni persona può indicare preferenze sul mezzo da utilizzare e così via; sarà poi il tool a suggerire la combinazione più efficace e conveniente, integrando le diverse opportunità di movimento che un agglomerato urbano può offrire, dal sistema di trasporti pubblici a tutti i vari servizi che possono trovarsi nelle città (bike sharing, car sharing eccetera).

Queste piattaforme – riporta ancora EconomyUp – lavorano con l’obiettivo di ottimizzare i tempi, ma anche di paragonare i costi e tengono addirittura conto delle condizioni meteo. A questo punto, una volta individuato ciò che si preferisce fare, mediante lo stesso sistema si potrà prenotare e pagare per la soluzione prescelta.

EVENTO

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Automotive

In pratica, mobility as a service si caratterizza per tre aspetti principali: per il fatto di poter fruire di tutti i servizi di mobilità a consumo; in quanto è un servizio utilizzabile ovunque e perché rende semplice e immediato il pagamento.

Cloud, IoT -Internet of Things, Intelligenza artificiale e machine learning sono le principali tecnologie su cui si basa la possibilità di proporre un servizio di mobility as a service.

Mobility as a service, quali sono i vantaggi

Premesso che l’obiettivo delle pubbliche amministrazioni che promuovono questa modalità di spostamento è quello di fare in modo che si vada abbandonando l’utilizzo dell’auto privata, sono molteplici i vantaggi determinati dal MaaS per i privati, per le aziende che offrono servizi di trasporto e per la collettività. Prima fra tutti, la riduzione del traffico e dell’inquinamento (sia atmosferico sia acustico).

Inoltre, gli utenti del servizio potranno spendere meno per i loro spostamenti, diminuirne i tempi,  muoversi in maniera più sicura, grazie al fatto, tra l’altro, che potranno sempre avere informazioni aggiornate in tempo reale sulla situazione del percorso che stanno compiendo.

D’altra parte, gli operatori del mondo del trasporto, avendo una vasta mole di dati su cui costruire le proprie strategie, potranno ottimizzare i loro servizi rispondendo in maniera puntuale alle necessità dei propri interlocutori. A questo proposito anche i gestori del traffico, così come le autostrade potranno optare per soluzioni e prezzi modulari in base all’utilizzo, agli orari, alla situazione della strada eccetera.

Un giro d’affari miliardario

Nel KPMG Global Automotive Executive Survey 2019  la metà degli intervistati con una macchina di proprietà hanno detto di aspettarsi di non averla più entro il 2025. Lo stesso trend, si legge nel medesimo studio, andrà affermandosi nelle aziende dove si procederà a una ottimizzazione del parco auto. Sono le conseguenze della rapida diffusione di servizi di mobilità alternativi.

Secondo i dati di una ricerca BIS Research dell’anno scorso, negli anni che trascorreranno tra il 2018 e il 2028 il concetto di trasporto come servizio a livello globale genererà un giro di affari in incremento anno su anno di quasi il 50%, le revenue derivate da questo mercato dagli oltre 31 miliardi di dollari dei 12 mesi scorsi passeranno a quasi 1.760 miliardi.

Osservando questo fenomeno da un altro punto di vista, e ciò è stato fatto in uno studio recente di McKinsey sulla mobilità integrata, gli analisti si aspettano un aumento degli spostamenti, ossia della volontà di muoversi da parte delle persone, grazie al fatto di poter fruire di soluzioni di viaggio più convenienti. E’ previsto un incremento tra il 20 e il 50%, il che innesca un circolo virtuoso, anche in termini economici, che può avere un impatto importante su tutta la collettività.

Gli analisti si aspettano, in generale, che con l’affermazione del 5G si assista a una accelerazione dell’utilizzo di queste piattaforme applicative. Poter contare su connettività più efficace significa infatti inviare comunicazioni in tempo reale per rispondere in maniera precisa alle esigenze dei viaggiatori.

Mobility as a service, case study italiani e internazionali

I primi a sperimentare questa tipologia di servizi sono stati i finlandesi e, nello specifico, gli abitanti di Helsinki che già dal 2016 hanno la possibilità di fruire della Whim app che si occupa proprio di identificare per loro la modalità migliore per raggiungere una località.

In uno studio Deloitte di qualche tempo fa sono riportati diversi esempi di applicazioni e progetti pilota di Mobility as a service. Tra questi il progetto Communauto/Bixi avviato nel Quebec in Canada dove alcune aziende municipalizzate di trasporti hanno deciso di proporre pacchetti che includessero nella propria offerta di mezzi pubblici la possibilità di usare sia il servizio di bikesharing (di Bixi) sia quello di carsharing (dell’altro fornitore).

A Gothenburg, in Germania, UbiGo alle precedenti tipologie di mezzi di trasporto aggiunge la possibilità di affittare la macchina, di utilizzare taxi, il tutto sfruttabile mediante una sola applicazione che, tra l’altro, ha l’interessante possibilità di assegnare bonus agli utenti nel caso facciano scelte di spostamento sostenibili. Ma ci sono molti altri esempi di app di questo tipo in tutto il mondo, inclusa l’Italia.

In particolare – puntualizza EconomyUp – proprio alla fine di marzo di quest’anno, lgiunta comunale di Torino ha approvato un progetto MaaS teso a disincentivare l’uso dei veicoli privati che prevede buoni di mobilità da utilizzare per spostarsi in città sfruttando servizi di trasporto a basso impatto ambientale, sostenibili e in condivisione, così come bike sharing, corse di taxi e sempre più le opportunità si apriranno ad altri servizi di sharing.

Anche a Milano, tra le città italiane che si caratterizzano per il proprio modello di mobilità evolute, si sta riflettendo su mobility as a service per proseguire nell’impegno sulla mobility di nuova generazione.

L’importanza del pagamento mobile

Per poter diffondere questi servizi di MaaS rendendoli sempre più appetibili per gli utilizzatori, come abbiamo visto negli esempi precedenti, è fondamentale costruire un ecosistema di provider coinvolgendo vari attori e tipologie di proposte. Ugualmente essenziale è garantire soluzioni di pagamento mobile che rendano immediato e agevole l’utilizzo dei servizi.

A tal proposito, Telepass ha lanciato “Telepass Pay X” in collaborazione con BNL-Bnp Paribas che consiste in un conto corrente e una carta prepagata per servizi di mobilità, ma anche per pagamenti quotidiani . Questo servizio garantisce transazioni veloci e sicure sempre e ovunque, è aperto a terze parti e quindi vi si possono costruire intorno soluzioni che man mano si possono arricchire coinvolgendo più aziende, non necessariamente legate alla mobilità in senso stretto. Un esempio concreto in questo senso è WashOut,  la startup milanese che ha presentato l’app per lavare auto e moto ovunque siano parcheggiati. Il limite dell’offerta di servizi è dunque davvero solo quello rappresentato dalla fantasia.

L’articolo Mobility as a service, tutto sul nuovo sistema di mobilità che sta impattando sulle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Dai monopattini elettrici ai taxi volanti, le nuove frontiere della sicurezza

Una startup tedesca sta testando i taxi volanti: da Manhattan all’aeroporto JFK in 6 minuti con meno di 100 dollari e con basso impatto ambientale, perché il veicolo è spinto da motori elettrici. C’è un autista e quindi certificazioni e autorizzazioni dovrebbero arrivare più facilmente. L’obiettivo è lanciare il servizio entro il 2025. Uber pensa addirittura di poter anticipare Lilium, così si chiama la startup di Monaco di Baviera, e ha annunciato i primi test già per l’anno prossimo.  

Questa è solo una delle prossime e inevitabili innovazioni in grado di sconvolgere lindustrie di riferimento (automotive ma anche trasporti e mobilità) ma anche quelle collegate come l’insurance, perché indubbiamente porteranno ansie, paure e rischi fino ad oggi non previsti dalle tradizionali fabbriche di polizze. Una grande azienda, specie se una compagnia di assicurazioni, deve necessariamente lavorare sulla base di quadri normativi di riferimento certi ma non può farsi trovare impreparata da scenari che ogni giorno diventano più che probabili.  

Le norme arrivano (quasi) sempre dopo che l’innovazione è stata testata e in molti casi portata sul mercato. Prendiamo, ad esempio, il caso dei monopattini elettrici che in Europa, ma anche in Italia, circolano già da mesi con regole locali (come nel caso di Parigi) o in totale assenza di regole, come è successo a Milano. Finalmente a inizio giugno il ministro dei Trasporti ha firmato il decreto sulla micromobilità che dà il via alla fase di test, ma intanto è già competizione accesa fra diversi player internazionali per aggiudicarsi i clienti interessati a muoversi velocemente e leggermente nei brevi tragitti urbani. Sta per aprirsi, anzi si è già aperta, un’importante opportunità per l’insurance.  

I monopattini elettrici sono pericolosi? La domanda è malposta. Sono pericolosi tanto quanto può esserlo una bici elettrica, solo che con le bici siamo abituanti a convivere. La questione è ovviamente normativa (questo tipo di veicolo non è previsto finora dal codice della strada: qual è la sua corretta sede di circolazione?), culturale (servirà buona educazione nella conduzione ma anche abitudine a vederli circolare) e commerciale (quale sarà il livello di costo accettabile per sentirsi più sicuri a bordo?).  

L’Italia, è noto, è un Paese sottoassicurato. L’emergere di nuovi rischi, se affrontato in maniera innovativa (che significa prodotti semplici, flessibili e veloci) può essere l’occasione per recuperare il gap e sviluppare una cultura delle sicurezza che andrà a vantaggio di tutti.  

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Smart mobility, a MCE4x4 2019 anche BNP Paribas Cardif e Cargeas Assicurazioni

Parola d’ordine in città: smart mobility.
Inquinamento, congestione del traffico, incidenti, parcheggi hanno reso nelle aree urbane contemporanee urgente e prioritario lavorare a supporto di una viabilità e mobilità più sostenibili. Milano è in Italia tra le città più inquinate e congestionate dal traffico, ma è anche tra quelle che maggiormente stanno portando avanti politiche volte alla soluzione di questi problemi.
E dato che molte soluzioni hanno alla base nuove tecnologie e le invenzioni delle startup, l’iniziativa MCE4X4 nata per volontà di Assolombarda, di Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi e in collaborazione con Nuvolab, si propone di facilitare l’incontro tra il mondo industriale dei settori della mobilità, dell’energia, dei servizi urbani con quello delle startup portatrici di innovazioni significative in questi settori. 

Quest’anno l’iniziativa è partita alcuni mesi fa con il lancio di una call per la selezione di 16 startup, quelle che effettivamente avranno la possibilità di incontrare a Palazzo Mezzanotte diverse grandi aziende italiane e internazionali con cui poter avviare collaborazioni e opportunità di business.

Tra queste grandi aziende ci sono BNP Paribas Cardif e Cargeas Assicurazioni, che insieme a Arval Italia, società del Gruppo BNP Paribas leader nel noleggio a lungo termine e nei servizi di mobilità, hanno aderito a questa iniziativa in qualità di gold sponsor nell’ambito dell’ormai consolidato percorso di interazione con giovani startup per innovare il settore della smart mobility.

Per Andrea Veltri – Deputy CEO Digital Transformation di BNP Paribas Cardif – “Il cliente non cerca solo un mezzo di locomozione, ma direttamente soluzioni di mobilità, sempre più accessibili, sostenibili e sicure. Nostro compito è abilitare il processo di trasformazione e consentire ai clienti di muoversi in serenità, incentrando la protezione sulla persona e non solamente sul mezzo che utilizza”.

“Contaminazione è la parola chiave per sviluppare innovazione nel settore Insurance” sostiene Pietro Guglielmi, Chief Customer, Distribution and Partnership di Cargeas Assicurazioni. “Questo è un settore molto regolamentano e poco dinamico, in cui, più che in altri, c’è bisogno di nuove idee, talenti e rottura degli schemi tradizionali, per poter sviluppare nuovi modelli di servizi assicurativi e attivare meccanismi di crescita strutturale”.

Le startup che saranno presenti a MCE4x4

MCE4x4 è suddiviso in 4 sezioni:

– Super Interaction che vedrà la partecipazione di Link Innovation, che progetta e produce veicoli elettrici innovativi che si inseriscono nel mercato della last mile mobility; GiPStech che fornisce infrastruttura e servizi di localizzazione ad altissime performance dove il GPS non è sufficiente, per esempio in ambienti indoor di grandi dimensioni; Dilium Carscare che ha sviluppato un sistema integrato basato su intelligenza artificiale e big data che consente di avere sotto controllo il proprio veicolo in un’app; Wise Town, un ecosistema di applicazioni e strumenti per migliorare la qualità della vita dei cittadini in un ambiente collaborativo;
– la sezione Super Cleantech vede partecipare Acc che ha sviluppato, progetta e costruisce i veicoli ZodiaCGo Volt che è la preferita dal sondaggio social e ha sviluppato una piattaforma di scooter sharing elettrico senza trascurare il design; anche Scuter propone un servizio di mobility as a service basato su scooter elettrico che si guida senza casco progettato apposta per l’uso condiviso; E-Gap è invece il primo servizio di ricarica mobile per veicoli elettrici, sviluppato per affrontare la ancora troppo ridotta diffusione di colonnine dedicate;
– la sezione Super Enterprise vede Aircnc, piattaforma B2B per la condivisione di ore macchina. Vi è poi Upooling che è la prima app per il carpooling con chiave digitale e un’intelligenza artificiale capace di ottimizzare i costi della mobilità aziendale; Brochesia sviluppa soluzioni software per smart glasses per migliorare l’efficienza delle aziende, riducendo tempi e costi attraverso la realtà aumentata; mentre Movesion propone Mobility City, sistema in grado di monitorare le abitudini di mobilità e la propensione al cambiamento degli utenti in modo preciso e in tempo reale;
– per la categoria Super Services sono state selezionate: Auting che ha messo a punto un servizio per la condivisione auto tra privati mettendo in contatto chi possiede un’auto poco utilizzata con chi ne ha bisogno per un breve periodo; Tiassisto24 (di cui abbiamo scritto qui) è la piattaforma in cloud di micro-servizi assicurativi, automobilistici e legali per gli automobilisti. Ci sono poi Veontime, una piattaforma per spedire documenti e pacchi usando le linee bus con guadagni in termini di tempo, soldi e protezione dell’ambiente. E poi Wher, l’app per la mobilità femminile che aiuta le donne a sentirsi più consapevoli, sicure e libere in città.

(Photo credits: MarkusMark)

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Se Milano diventasse il laboratorio dell’insurtech per le smart city

All’Intelligenza Urbana è stata dedicata la Milano Digital Week appena conclusa. Un bel concetto, quello di intelligenza urbana, che lascia intravvedere nuove opportunità anche per le compagnie di assicurazione. Si è parlato molto di tutto ciò che è e può diventare sempre più smart, dalla casa alla città, dal lavoro alla mobilità , grazie all’impatto della diffusione delle tecnologie e all’impiego sempre più…intelligente dei dati che le connessioni tra persone e persone, tra persone e oggetti e tra oggetti e oggetti producono e produrranno in quantità sempre crescente. Con i dati sono tante le cose che un player assicurativo può fare. E Milano potrebbe diventare centro propulsore.

La smart city con tutte le sue declinazioni è la cornice più eccitante e promettente per chiunque oggi voglia fare innovazione, con effetti dirompenti su molti modelli di business, compreso quello dell’industria assicurativa. Milano è un’eccellenza in Italia su questo fronte, ma l’Italia non è ancora un’eccellenza nel mondo. Per diverse ragioni che qui sarebbe lungo ricordare.

Un report presentato da Roland Berger proprio durante la Milano Digital Week dice che le smart city top nel mondo, secondo uno Strategic Index elaborato dalla società di consulenza, sono tre su 153 analizzate a livello globale: Londra, Vienna e St. Albert in Canada. Tutte le altre hanno ampi margini di miglioramento.

Come si valuta una smart city? Dalla combinazione virtuosa di tre fattori: visione strategica, capacità di esecuzione, presenza di infrastrutture evolute. Quindi, ben venga l’ormai celebre 5G ma servirà a poco senza le giuste visioni e ancora di più la capacità di tradurle correttamente in azioni e attività coerenti. La responsabilità è collettiva, delle amministrazioni pubbliche come anche delle aziende private, degli operatori infrastrutturali e dei grandi abilitatori culturali fino ai cittadini che saranno allo stesso tempo protagonisti e clienti della città intelligente. In estrema sintesi: non c’è smart city possibile senza un ecosistema capace di estrarre valore dall’uso delle tecnologie digitali.

In questo ecosistema un ruolo importante possono e devono giocare le compagnie di assicurazione, per almeno tre diverse ragioni: 1. l’uso strategico dei dati prodotti dalle comunità connesse permette l’attivazione di servizi fino a oggi impensabili in ambiti ben conosciuti come la salute e la mobilità; 2. l’aumento dell’intelligenza digitale fa nascere  nuove esigenze e nuove domande di protezione e prevenzione; 3. la molteplicità di fonti di dati apre la strada a newcomer che certamente andranno a invadere il perimetro tradizionale delle compagnie.

La smart city, in tutte le sue espressioni, è quindi una sfida e un’opportunità per i grandi player del mercato assicurativo. Per affrontarla va velocemente sposata la logica dell’ecosistema. Il report Roland Berger propone una serie di case history: a Xuhui, distretto di Shanghai, la PA ha giocato un ruolo di catalizzatore ma con Huawei; a Barcellona il Comune ha siglato una partnership con Tunstall, che utilizzando i dati pubblici fornisce un servizio di teleassistenza ai cittadini; Vienna si segnala per un programma di servizi innovativi di e-Health. Milano, suggerisce Roland Berger, potrebbe giocarsi la sua partita grazie all’insurtech e alle compagnie di assicurazione.Per esempio attraverso le blackbox si potrebbero raccogliere le informazioni sulle buche del manto stradale e offrire così servizi sia ai cittadini sia all’amministrazione pubblica. Questo sarebbe già possibile con un’azione di “rete”. Ma sono ben altre le prospettive suggerite dalle esperienze internazionali. Solo due esempi: l’uso dei dati di mobilità nelle città potrebbe permettere alle compagnie di offrire servizi assicurativi on demand; proposte di prevenzione personalizzate avrebbero il duplice effetto di ottimizzare la spesa del servizio sanitario pubblico e migliorare la qualità della vita del cittadino. Il futuro delle assicurazioni e dell’insurtech passa anche attraverso le smart city.

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Smart mobility, quello che devi sapere e le ultime novità sulla nuova mobilità

Una grande piattaforma che si occuperà di car sharing, ride-hailing, ricariche per veicoli elettrici, trasporto multi-modale e parking. In poche parole, una piattaforma dedicata alla smart mobility. È quella targata BMW-Daimler, progetto nel quale rientra la fusione tra due protagonisti del car sharing, car2go e DriveNow, già preannunciata circa un anno fa dalle case automobilistiche tedesche. Il nuovo servizio di condivisione auto nato da questa fusione si chiamerà Share Now, e l’investimento complessivo nella joint venture è calcolato in 1,13 miliardi di dollari.

Questa è solo l’ultima iniziativa nel settore della nuova mobilità. Un segnale concreto della trasformazione nel modo di usare l’auto e di muoversi che si sta diffondendo anche grazie all’uso delle tecnologie digitali: oggi ci muoviamo in città noleggiando auto on demand, usufruendo di servizi di car sharing e bike sharing, ricorrendo a nuovi servizi e modalità di pagamento, guidando veicoli elettrici o senza autista. La smart mobility è già realtà e, oltre al modo di muoversi e viaggiare, sta impattando anche sul business delle assicurazioni mettendo in crisi alcuni prodotti e richiedendone di nuovi.

Smart mobility: che cos’è

Come riporta EconomyUp, la Smart Mobility è una mobilità altamente tecnologica, a misura di cittadino e a basso impatto ambientale. Il termine smart mobility include una serie di elementi: la tecnologia, le infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli), le soluzioni per la mobilità (tra cui i modelli di new mobility) e le persone. La Smart mobility punta a offrire un’esperienza di mobilità senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo miglio, che sia flessibile, integrata, sicura, on demand e conveniente dal punto di vista economico. L’obiettivo finale dell’introduzione di una mobilità smart nelle nostre città è ridurre traffico e inquinamento, creare flussi di traffico intelligenti e senza interruzioni, e rafforzare le economie di scala per promuovere una mobilità accessibile a tutte le tasche.

Smart mobility e assicurazioni: che cosa sta cambiando

Con l’espansione della smart mobility, è ovviamente destinato a cambiare profondamente anche il mercato assicurativo relativo ai nuovi stili di mobilità. A partire dalle modalità di calcolo del premio assicurativo, che ovviamente non potranno più essere calibrate legando il singolo individuo, la sua età, la professione e le sue abitudini di mobilità al singolo veicolo come accade oggi. Senza contare che nel futuro, con l’avvento della guida autonoma, le cose potrebbero complicarsi ancor di più. Non a caso, un paio d’anni fa, un report di Deloitte si era domandando proprio, nel momento in cui le persone smetteranno di guidare, chi dovrà essere l’oggetto dell’assicurazione auto. E la risposta è che gli assicuratori devono (e dovranno sempre più) ripensare al proprio ruolo all’interno dell’ecosistema della mobilità, e alle loro relazioni con i guidatori, i proprietari e i veicoli. Qualunque siano le politiche adottate dalle assicurazioni per modulare i premi, in ogni caso, la previsione è che, dopo un picco tra il 2025 e il 2030, i costi assicurativi caleranno e saranno ripartiti piuttosto equamente tra auto personali, car sharing e auto autonome. Nel frattempo, alcune compagnie stanno già iniziando a offrire prodotti concepiti proprio per la smart mobility, come ad esempio polizze “on demand” oppure coperture integrate che, oltre alle esigenze di mobilità, riguardino ad esempio casa e famiglia. Non solo. Le compagnie stanno elaborando soluzioni di Instant Insurance, polizze personalizzabili ideate per rispondere alle nuove esigenze di mobilità multimodale e condivisa. L’Instant Insurance segue la persona e non il veicolo, permette di godere della libertà di viaggiare e spostarsi, usando diversi mezzi di trasporto, con tutta la sicurezza e la tranquillità di una protezione personalizzata. Un prodotto che viene incontro ai bisogni di assistenza e copertura assicurativa che emergono prevalentemente tra i giovani, gli abitanti delle aree metropolitane e i professional che effettuano trasferte di lavoro di breve-media distanza utilizzando più mezzi. Fenomeno che si osserva con l’affermarsi di una nuova concezione di mobilità, sempre più multimodale, smart e condivisa, oltre che di forme sempre più diffuse di uso più che di possesso.

Insomma, in tema assicurativo quello della smart mobility è un mercato ancora totalmente da esplorare.

Dalla smart mobility alla sharing mobility

Tassello chiave della smart mobility, e tra i punti più interessanti per le polizze, la sharing mobility – riporta EconomyUp – è il fenomeno in base al quale i trasferimenti da un luogo ad un altro, ovvero la mobilità, avvengono con mezzi e veicoli condivisi: car sharing, bike sharing, scooter sharing, ma anche car pooling e analoghe modalità di condivisione. I business model ispirati dalla sharing economy (economia della condivisione) e dalle tecnologie digitali stanno contribuendo a creare modalità innovative di spostarsi da un luogo all’altro: si pensi ai servizi di ridesharing e on demand come Uber o Lyft o ai programmi di car sharing o bike sharing. L’obiettivo finale è rendere movimenti e flussi più efficienti e meno inquinanti.

Secondo dati dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, a fine 2017 erano già 357 i diversi servizi di mobilità condivisa diffusi sul territorio italiano, tra bikesharing, carsharing, scootersharing, e altre forme, come carpooling e aggregatori. Un fenomeno che ha già messo 18,1 milioni di italiani (28% della popolazione) nella possibilità di usufruire di almeno un servizio di mobilità condivisa, con punte del 46% al nord.

Smart mobility e big data: come cambiano mobilità e trasporti

Alla base del cambiamento che sta interessando il mondo dei trasporti ci sono i big data. In un’intervista rilasciata a EconomyUp, Fabio Pressi, Ceo di Infoblu, ha spiegato come cambiano mobilità e trasporti grazie all’utilizzo, sempre crescente, dei big data. “La mobilità non è più legata al veicolo: oggi l’utente vuole spostarsi dal punto A al punto B nel miglior modo possibile, senza doversi occupare di scegliere il mezzo, ma attraverso una soluzione che gli consenta di muoversi risparmiando tempo o soldi, o entrambi – spiega Pressi -. In questi anni le aziende si sono attivate per capire come ottenere i dati per le soluzioni di mobilità e hanno iniziato a considerare il veicolo come un sensore e da lì a ottenere la mappatura del traffico. La tecnologia ci sta portando ad avere informazioni più complete e integrate. Non ci preoccuperemo più di sapere se in una certa zona c’è traffico, ma ci sarà chi ci suggerisce in automatico il percorso migliore personalizzato e diverso per ognuno di noi. Questa è la mobilità integrata: emergeranno soggetti in grado di dirci che conviene prendere l’auto per un determinato tratto di strada, per poi lasciarla in un parcheggio, salire sulla metro e magari percorrere l’ultimo miglio in monopattino”.

Non solo trasporto: i punti chiave della smart mobility

Smart mobility non significa solo forme alternative di trasporto, è un fenomeno più ampio e complesso ed è basato sui seguenti principi, sui quali anche le polizze sono chiamate a confrontarsi:

1. Flessibilità: Molteplici modalità di trasporto consentono a chi si sposta di scegliere quale di questa è la migliore in un determinato contesto;

2. Efficienza: Il viaggiatore è in grado di arrivare a destinazione con il minimo sforzo e nel più breve tempo possibile

3. Integrazione: Il tragitto completo è pianificato senza tener conto di quali mezzi di trasporto vengono usati

4. Tecnologie pulite: Dai veicoli che causano inquinamento ci si sposta verso quelli a zero emissioni.

5. Sicurezza: Morti e feriti vengono drasticamente ridotti

6. Accessibilità: Tutti devono poter avere accesso alle diverse forme di Smart Mobility.

7. Benefici sociali: La Smart Mobility deve contribuire a una migliore qualità della vita.

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E-mobility, Milano regina della mobilità condivisa (anche con monopattino)

Della passione di Milano per la mobilità condivisa avevamo parlato lo scorso ottobre, con una panoramica sui servizi di auto e scooter in condivisione disponibili nella città.

La nuova forma di mobilità condivisa che è già un trend si chiama monopattino, tendenzialmente è utilizzato su brevi distanze, il cosiddetto ‘primo o ultimo miglio’, ma  si sta rivelando una grande soluzione: zero difficoltà di parcheggio, maneggevoli, eco-friendly, economici, di sicuro è promosso tra le ‘due ruote’ di riferimento per la mobilità nei centri urbani.

Mentre in altre città a livello europeo come Parigi sono presenti da tempo, da noi si tratta di una novità ancora fresca (a Milano è partito lo scorso dicembre il primo servizio) ma che sta già guadagnando terreno, anche grazie a partnership importanti.

Il nome dell’operatore da tener presente è Helbiz, società americana con sede a New York fondata nel 2017 dall’italiano Salvatore Palella con l’obiettivo di risolvere il problema dell’ultimo miglio attraverso una piattaforma innovativa per il noleggio di veicoli di trasporto. Già presente in circa 10 Paesi nel mondo, HelbizGo si basa infatti su un’app che consente la geolocalizzazione del monopattino e il successivo sblocco mediante scansione di codice QR situato sul manubrio. La riconsegna avviene in modalità free floating: una volta terminata la corsa, è possibile parcheggiare il monopattino sul posto, senza l’obbligo di riportarlo verso una stazione predefiniti. Tra gli ultimi sviluppi del brand, c’è un accordo con Telepass che consentirà in fase iniziale di usufruire dello sblocco gratuito del monopattino elettrico (pari a 1 euro a corsa), pagando solo la tariffa al minuto di 15 centesimi. Obiettivo comune delle due società è quello di favorire lo sviluppo delle opzioni di intermodalità nei centri urbani. Con un unico account Telepass, gli utenti milanesi e delle altre città in cui il servizio sarà presto disponibile, potranno entrare in auto nelle ZTL, pagare la sosta sulle strisce blu e noleggiare un monopattino Helbiz.

Lo sharing del monopattino fa parte per Helbiz di una strategia per la mobilità più ampia, che include anche (al momento non Italia, ma arriverà nel 2019) il servizio HelbizCar e quello Helbizair, ancora più sofisticato perchè riguarda i taxi volanti a guida autonoma.



Qui di seguito la guida realizzata da EconomyUp sugli operatori per il noleggio di motocicli e biciclette a Milano.

Scooter sharing: tutti gli operatori

Tra i primi a portare la mobilità a due ruote a Milano ci fu Enjoy con il modello Mp3 di Piaggio, nel 2015. Nel 2017 il servizio è stato mandato in pensione e da allora nuovi operatori hanno intrapreso la via dello scooter sharing, con numeri decisamente più interessanti. E’ proprio a partire dal 2017  che il trend dello sharing leggero attesta una fase di  crescita.  Solo negli ultimi quattro mesi sono ben due le nuove proposte che si aggiungono al panorama cittadino: ecco tutti i servizi free-floating presenti sul territorio.

Mimoto

MiMoto è il primo servizio made in Italy di scooter sharing elettrico a flusso libero. Il lancio commerciale è ufficialmente avvenuto nell’ottobre 2017, ma già in primavera la flotta di mezzi a disposizione dell’utenza è raddoppiata. Dopo Milano, la startup lanciata da tre studenti fuori sede ha deciso di ampliare il servizio anche su Torino. Facile e intuitivo, pensato per un’utenza giovane di studenti e liberi professionisti( ad oggi il il 60% degli abbonati ha meno di 34 anni ), lo scooter elettrico permette il noleggio in pochi click attraverso l’apposita app. Le tariffe partono da 0.23 euro/min con possibilità di pacchetti forfettari orari e giornalieri  e convenzioni con la maggior parte degli atenei e con diverse aziende.

eCooltra

Lanciato per la prima volta a Barcellona nel 2016, eCooltra ha conquistato in breve tempo anche Madrid, ValenciaLisbona, Roma e Milano. Lo scooter del gruppo iberico Cooltra è stato sviluppato in collaborazione con il partner tecnologico CEIIA, azienda specializzata nel settore aerospaziale, dell’automazione e della mobilità e vanta ad oggi una flotta di 15.000 mezzi. Per adattarsi meglio alle due città, di recente la flotta italiana è stata rinnovata con nuovi mezzi 100% made in Italy grazie ad una partnership con la Vicentina Askoll. Insieme ai veicoli, anche l’app che permette di fruire del servizio ha subito un restyling per renderla più accattivante e più semplice nell’utilizzo. Anche per eCooltra è sufficiente lo smartphone iniziare il noleggio, con una tariffa di 0.26 euro/min, a cui si aggiunge la possibilità di acquisto di diversi pacchetti orari con tariffe più vantaggiose.

Zig Zag

Tra gli ultimi arri nell’ecosistema sharing del capoluogo lombardo c’è Zig Zag, attivo anche nella capitale. Il servizio è l’erede di Enjoy nella sua versione scooter ormai non più disponibile. Come Enjoy, anche Zig Zag sfrutta motocicli a tre ruote, differenziandosi per la scelta del modello Yamaha Tricity 125 rispetto ai precedenti Piaggio mp3. Anche in questo caso il noleggio avviene in maniera intuitiva tramite app, con una tariffa di 0.29 euro/min, con possibilità di pacchetti orari, giornalieri e abbonamenti aziendali. A differenza di Mimoto ed eCooltra, non ci sono solo due ruote elettrici. I veicoli Yamaha sono alimentati a benzina, mentre la parte green della flotta è composta dai modelli Etropolis ES1.

GoVolt

La mobilità elettrica è Made in Italy e strizza l’occhio al design. Tra gli ultimi arrivati in città, GoVolt nasce tra le strade di Berlino ed è attivo a Milano dal 25 ottobre 2018. La flotta di 150 due ruote si rivolge principalmente ad un pubblico giovane e intende offrire una maggiore copertura proprio nelle aree con le principali università. Il noleggio avviene comodamente tramite app con una tariffa di 0.20 euro / min più 1 euro di iscrizione una tantum e possibilità di acquistare diversi pacchetti orari a seconda delle esigenze. A distinguere uno dei più recenti servizi sharing della città sono il costo leggermente inferiore rispetto alle altre offerte presenti in città e le finiture che puntano su comfort e design.

CityScoot

Ultima arrivata nelle strade milanesi è la società francese CityScoot già presente a Parigi e a Nizza con 4000 veicoli. Sbarcati a dicembre 2018 nel capoluogo con 400 scooter bianchi e azzurri, gli ultimi arrivati puntano entro 6 mesi, a toccare quota 900 veicoli e a diventare la flotta più numerosa della città. Il servizio è attivabile tramite app, analogamente agli altri già presenti e offre 30 minuti di utilizzo gratis come bonus per l’iscrizione con un costo successivo di 0.29 euro / min e la possibilità di attivazione pacchetti che permettono di beneficiare di sconti.

Bike sharing: tutti gli operatori

Nonostante Milano non sia la città della pedalata per eccellenza, in realtà vanta da oltre 10 anni alcuni servizi importanti. Ecco tutta l’offerta della città, tra free-floating, station-based, biciclette e le ultime bici elettriche.

BikeMi

BikeMi Bike Sharing

Nel 2018, il servizio del Comune di Milano ha spento le candeline per i 10 anni. Inaugurato il 3 dicembre 2008, ad oggi con 3.650 bici tradizionali (gialle) e 1.150 a pedalata assistita (rosse), BikeMi è il primo esempio al mondo di un sistema di Bike sharing integrato, unico per grandezza, complessità e innovazione. Tra le ultime novità introdotte ci sono 150 modelli elettrici dotati di seggiolino, pensati per la famiglia. Il servizio station-based è attivo tutto l’anno dalle 7:00 all’1:00 e consente con un unico abbonamento di utilizzare qualsiasi tipologia di bicicletta. A seconda della bici e della tipologia di abbonamento (giornaliero 4.50 euro, settimanale 9 euro, annuale 36 euro) cambiano le condizioni tariffarie di utilizzo. E’ possibile prelevare una bicicletta grazie alla tessera BikeMi o grazie a codice e password utente, per poi terminare il noleggio nella stazione più vicina alla propria destinazione. Il tempo massimo di utilizzo dei veicoli è di 2 ore.

Mobike 

Il servizio free-floating nato a Pechino nel 2015, arriva a Milano nell’ottobre del 2017. Attivo in oltre 23 città europee da Londra a Tel Aviv, ha cominciato ad operare in Italia prima a Firenze e poi nel capoluogo lombardo con una flotta di 8000 bici e vanta tra le ultime acquisizioni Bologna a giugno 2018. Contraddistinte da un telaio in alluminio da 25kg e dalla scelta cromatica accattivante, le bici sono facilmente utilizzabili tramite app, che permette di localizzare il veicolo più vicino e accedere al noleggio scansionando il QR code del veicolo. Le tariffe variano in base alle città, mantenendo su Milano, Firenze e Torino un costo di 0.99 euro / ora, con possibilità di acquistare diversi pass a seconda delle esigenze. Anche nel caso di Mobike non è possibile utilizzare la bicicletta per più di 2 ore consecutive.

Ofo

Contemporaneamente a Mobike, sempre nel 2017 arriva a Milano un altro free-floating da Pechino, fondato nel 2014. L’esercito giallo di Ofo Bike vanta un confort maggiore rispetto alla concorrenza, una maggior cura nell’equipaggiamento del cambio e un design più classico. Dotate di geolocalizzazione e smart lock per proteggerle da furti e atti vandalici, le bici gialle sono accessibili tramite app e QR code. Con una presenza minore (circa 4000 veicoli) rispetto a Mobike, la tariffa di noleggio è di 0.50 euro ogni mezz’ora. Ultimamente si sta parlando di un’eventuale chiusura del servizio perché non sarebbe decollato come da piani. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.

 

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