Startup a impatto sociale, così Moodìka promuove la donazione del sangue

“Una startup innovativa a vocazione sociale”. Fulvio Miraglia non ci pensa su due volte quando si tratta di descrivere Moodìka, la startup che ha fondato insieme all’amico Marco Cannemi nel 2014. Una startup nata nella provincia di Caltanissetta che ha ideato una soluzione innovativa per la creazione e la valorizzazione della più grande community italiana di donatori di sangue. Un’impresa di positive impact innovation, dunque. Non a caso la startup siciliana è stata selezionata tra i finalisti dell’edizione 2018 di Open F@b Call4Ideas, il contest lanciato da BNP Paribas Cardif e dedicato, lo scorso anno, proprio a questo tema.

La storia della startup

“La startup nasce come tutte le imprese a vocazione sociale: si individua un problema o un’emergenza sociale e si cerca una soluzione” racconta Miraglia. Ingegnere gestionale, 42 anni, originario della provincia di Caltanissetta, Miraglia conosce il presidente della sede locale di Fidas, associazioni per i donatori volontari di sangue. È lui che racconta ai due amici (oggi fondatori della startup) i problemi che riscontrano associazioni come Fidas: “Il sistema trasfusionale nazionale si scontra con problemi quali il progressivo invecchiamento della popolazione, la diminuzione dell’offerta e l’aumento della domanda di sangue, lo scarso coinvolgimento dei giovani che impedisce il ricambio generazionale dei donatori, il contrasto tra la cultura della spontaneità, alla base della donazione volontaria di sangue e la programmazione territoriale” racconta l’ingegnere imprenditore. I due ragazzi iniziano così a pensare a come la tecnologia possa contribuire alla soluzione di questi problemi e, nel 2014, fondano in Sicilia Moodìka. L’idea progettuale, dunque, nasce da un’esigenza sentita a Caltanissetta (come nel resto del Sud Italia): la necessità di incrementare le donazioni volontarie di sangue, attualmente insufficienti, al fine di gestire al meglio le richieste provenienti dai servizi ospedalieri.

“Il nome della startup viene da ‘muddrica’, termine che nel dialetto siciliano significa ‘mollica’ o, meglio, ‘briciola di pane’” continua il co-founder. Il messaggio della startup, infatti, è che tutti possiamo – e dobbiamo – fare la nostra parte con un piccolo gesto e una donazione.

Per centrare l’obiettivo, la startup ha ideato SmartDonor, piattaforma che mette in contatto donatori e associazioni per la donazione del sangue. Con benefici e vantaggi per entrambi.

Come funziona SmartDonor

Attraverso la piattaforma web e un’app per tablet e smartphone, SmartDonor offre ai donatori di sangue e alle associazioni dei donatori un set gratuito e completo di funzioni in grado di unire gli aspetti dell’informazione e della socializzazione con le dinamiche della promozione, della programmazione e della razionalizzazione della raccolta del sangue. La piattaforma creata da Moodìka, infatti, contribuisce a garantire un maggiore coinvolgimento e la fidelizzazione dei più giovani per innescare il ricambio generazionale dei donatori. Non solo. SmartDonor contribuisce anche alla diffusione della cultura della donazione programmata e razionale per ottenere una migliore gestione del flusso delle donazioni e il rispetto della pianificazione sulla base delle reali esigenze territoriali.

I vantaggi, dunque, sono per entrambe le realtà che la piattaforma mette in collegamento: associazioni e volontari. Nel primo caso, l’operatore delle associazioni può gestire le attività in maniera immediata ed efficiente e, al tempo stesso, accrescere e fidelizzare la propria community. SmartDonor permette, infatti, di caricare e gestire i propri punti di raccolta presenti nella mappa (orari di apertura, capacità di ricezione, reale fabbisogno di sangue, ecc.), ricevere e gestire le programmazioni di donazioni da parte dei donatori (confermare, suggerire altra data, ecc.) relative ai propri punti di raccolta, inviare a gruppi selezionati di donatori comunicazioni relative alle associazioni e alert per emergenze di sangue, inviare in automatico messaggi di aggiornamento e ringraziamento ai singoli donatori per le donazioni effettuate, inviare le analisi in formato digitale.

Per quanto riguarda invece il donatore, tramite SmartDonor può gestire le attività in autonomia ed efficienza, essere sempre informato e consapevole, sentirsi costantemente membro di una community e agire come efficace strumento di promozione e sensibilizzazione. Come? In pratica, il donatore può visualizzare nella mappa le sedi e i punti di raccolta delle Associazioni e i relativi reali fabbisogni di sangue del territorio, visualizzare come raggiungere i punti di raccolta evidenziati sulla mappa, programmare le proprie donazioni sulla base dei reali fabbisogni e del proprio storico, collegare le proprie programmazioni con il calendario smartphone, salvare il proprio storico di donazioni, ricevere le analisi, ricevere news, alert per le emergenze di sangue, aggiornamenti, ringraziamenti per le donazioni effettuate e per l’impegno profuso come donatore, condividere sui social network le proprie attività e tutte le comunicazioni ricevute dalle associazioni, ricevere la tessera digitale dell’associazione.

Premi e riconoscimenti

Moodìka è una startup che non è passata inosservata nell’ecosistema italiano. Oltre ad essere uno dei finalisti dell’edizione 2018 di Open F@b Call for Ideas, infatti, dal 2014 ha ricevuto diversi grant e riconoscimenti. Nel 2015, la startup è stata selezionata per la categoria Incubazione del Premio Marzotto, nel 2016 è la volta di Welfare Che Impresa! per la categoria Sud Italia, seguono i programmi di accelerazione Innolabs e Social Challenges nel 2017 e 2018 e poi il Proof of exellence nel 2019.

Il modello di business

“Proprio perché siamo una startup a vocazione sociale, il modello di business non si basa sul pagamento di app e piattaforma: per associazioni e volontari, queste, nelle versioni base, sono gratuite” spiega il founder. Che anticipa: “Stiamo lavorando a versioni avanzate con servizi basati su data analytics e machine learning: è su questi che vogliamo costruire un vero modello di business” conclude il Ceo di Moodìka, Fulvio Miraglia.

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Coyzy, l’app antiviolenza ideata dalla Start Up Well-Fare

Si stima che il 2% del PIL Mondiale sia speso per spese sanitarie per la cura post evento di violenze. Senza considerare l’impatto su persone e famiglie. Un dato allarmante, che va unito all’aumentare della sensazione di mancata sicurezza delle persone. A volte, dietro la nascita di una Start Up, non c’è una tecnologia disruptive ma un bisogno sociale. È il caso di Well-Fare, startup innovativa toscana che si presenta come una “piattaforma digitale di welfare sociale” e che ha ideato Coyzy, un’app per la violenza interpersonale (dalla violenza sulle donne, al bullismo, al mobbing). “La Start Up – racconta il co-founder Luca Piras – intende sviluppare ‘sinergic solutions’, ossia soluzioni non core per banche e assicurazioni, ma che danno un alto valore aggiunto ai clienti. Coyzy ha lo scopo di dare utili strumenti di prevenzione e di mitigazione dell’impatto di un atto di violenza interpersonale”. Dunque una Start Up dall’impatto sociale. Non a caso Well-Fare è tra i finalisti dell’ edizione 2018 di Open-F@b Call4Ideas lanciata da BNP Paribas Cardif e dedicata, l’anno scorso, proprio alla positive impact innovation.

Come nasce Well-Fare

Dietro il progetto di Well-Fare ci sono Luca Piras e Marco Nari, trentenni toscani che insieme hanno in totale 15 anni di esperienza in aziende assicurative italiane e 5 anni in ambito digitale. Ai founder si è unito Alessio Balsini, altro giovane con in tasca un dottorato al Sant’Anna di Pisa ed esperienza come ingegnere informatico in Google a Londra.

L’idea nasce nel 2017 proprio grazie al lavoro in ambito assicurativo: “Ci siamo resi conto che non c’erano soluzioni per prevenire la violenza” racconta Piras. I due co-founder parlano del progetto a Pontedera, in provincia di Pisa, ma la Start Up nel dicembre 2018 è incubata presso il MIP Murate Idea Park di Firenze, che sta aiutando i giovani imprenditori nella validazione della soluzione e nel lancio sul mercato.

“La violenza può colpire chiunque purtroppo, e non ci sono abbastanza strumenti e formazione per prevenire tali eventi. Ecco perché abbiamo pensato a Coyzy. Uno strumento accessibile a tutti e utilizzabile in qualsiasi momento, per prevenire atti di violenza in ambito domestico, lavorativo, scolastico e nel tempo libero. Quindi non solo violenza sessuale, ma anche domestica, bullismo, mobbing” continua Piras. Spiegando come funziona Coyzy, l’app che la Start Up intende lanciare sul mercato entro la fine del 2019. “Saremo pronti a breve per il primo test. Abbiamo incontrato molti professionisti, realtà bancarie, assicurative e del welfare. Tra questi anche BNP Paribas Cardif, che ha selezionato la nostra soluzione per la finale di Open-F@b Call4Ideas 2018 tra oltre 129 progetti, pervenuti dall’Italia e dall’estero, a testimonianza che il tema è molto sentito”.

“Coyzy è una soluzione rivolta a tutte le persone – continua Luca Piras – che vogliono approfondire la tematica e essere utili a sé stessi e alle persone care. Immaginiamo che i principali nostri utenti saranno donne e genitori, in quanto soggetti più sensibili al tema. Ma più persone riusciremo a coinvolgere, più il nostro obiettivo di prevenzione e creazione di una rete di sicurezza con una community che condivide gli stessi valori sarà raggiunto”.

Come funziona Coyzy, l’app antiviolenza ideata da Well-Fare

“Informazione, prevenzione, assistenza e fondo mutualistico. Queste le parole chiave dell’app Coyzy” dice Piras. “Accadono, frequentemente, eventi che hanno un grande impatto sulla quotidianità di persone e famiglie, senza però una idonea copertura assicurativa. Ecco che la soluzione può giungere non dal sistema costituito, ma dalla collettività. Crediamo molto in questo progetto che innova la mutualità sociale, fungendo da aggregatore di servizi utili a persone e famiglie. Vogliamo generare un modello che sia accessibile a tutti, e con un metodo di cultura e intervento che fondi le sue radici nella comunità” puntualizza il founder.

L’app avrà al suo interno 4 aspetti principali:
Video informativi su prevenzione e supporto in caso di violenza interpersonale, effettuati con professionisti del settore: “La cultura e, in particolare, la cultura della prevenzione può aiutare a prevenire tanti casi di violenza. Dalle nostre interviste risulta infatti che le persone hanno bisogno di informazione perché non conoscono le varie casistiche di violenza, come difendersi o comportarsi nei vari casi, come essere consapevoli di essere a rischio, come rendersi conto se una persona vicina è vittima di violenza, a chi, quando e come rivolgersi in caso di bisogno” continua Piras;
Strumenti di prevenzione: ossia una serie di funzioni dell’app che aiuteranno a prevenire, documentare, avvisare in caso di violenza (Posizionamento, Alert, Fake Call, Live/Video/audio register, “Defender Button”, Avvisi, ecc.). “In questo modo la tecnologia aiuta le persone ad essere più sicure”;

Guida e assistenza: dare accesso diretto a servizi di assistenza qualificata (psicologica, legale, sanitaria). “Abbiamo inserito questa funzionalità perché tutte le vittime testimoniano che non ricevono un’adeguata assistenza rivolgendosi ai comuni professionisti” aggiunge l’imprenditore;
Community, che condividerà i valori della piattaforma; costituirà una “rete di sicurezza” e sarà incentivata a donare sostegno alle vittime di violenza. “Spesso le vittime tendono a isolarsi; con Coyzy possono trovare una community a loro sostegno. Inoltre, aiutandosi fra di loro, gli utenti possono prevenire tali eventi, perché una ‘community di difensori’ può essere utile ad allontanare violenti o a intervenire prontamente”.

Il target di riferimento sono soprattutto madri e figlie di diverse età, dall’adolescente alla figlia che studia fuori sede. Il business model prevede un’iscrizione free e personal, con una fee minima mensile di 2 euro per avere accesso a contenuti e servizi esclusivi.
Dopo una serie di indagini e interviste, la Start Up ha potuto studiare le varie alternative, dando l’attuale forma alla soluzione, definendo anche la Vision di collegare l’app a strumenti di Home Device e Wearable in futuro. “Attualmente – spiega Alessio Balsini – stiamo sviluppando la soluzione con tecnologia Cloud per la piattaforma web e parallelamente l’app con le attuali prassi a disposizione. L’intento è lasciare in mano di chiunque abbia uno smartphone uno strumento non solo informativo, ma che funga da guida alle best practices in un’ottica di prevenzione e supporto”.

Del resto, la sola informazione non basta. Servono anche strumenti utili. E Coyzy può essere uno di questi.

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Intelligenza artificiale contro il rischio sismico, ecco cosa fa ProntoSisma

In Italia solo l’1%, al massimo il 2%, delle abitazioni ha copertura assicurativa nel caso di terremoto. Il 98% delle costruzioni edilizie nel nostro Paese non sono assicurate per danni sismici. Eppure la situazione attuale italiana è quella di un patrimonio edilizio sostanzialmente fragile e generalmente inadeguato a sopportare terremoti di magnitudo importanti. Adeguare il patrimonio edilizio per portarlo in sicurezza è un’operazione possibile ma richiede un investimento economico consistente.
Negli ultimi anni sono state fatte alcune stime in merito: vanno dalle più ottimistiche redatte dall’Oice (Associazione che rappresenta le organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica) che parla di 36 miliardi di euro per mettere in sicurezza le abitazioni private con un costo variabile tra i 100 e i 300 euro al metro quadro, a quelle più pessimistiche (e forse realistiche) del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, che parla addirittura di oltre 93 miliardi di euro con un costo variabile tra i 300 e gli 800 euro al metro quadrato.

Ma quanto è sicura la nostra casa in caso di scosse sismiche? La verità è che ci poniamo questa domanda solo subito dopo un terremoto: solo in quel momento vorremmo risposte certe e immediate sulla sicurezza della nostra abitazione e su cosa fare per renderla più sicura. La Start Up ProntoSisma nasce da questa consapevolezza. Finalista dell’edizione 2018 di Open-F@b Call4Ideas lanciata da BNP Paribas Cardif e dedicata, l’anno scorso, proprio alla positive impact innovation. ProntoSisma è il primo portale online che permette di verificare la sicurezza sismica del proprio immobile. “La mission della Start Up è quella di aiutare le persone ad essere consapevoli del rischio sismico della propria abitazione e delle opportunità di miglioramento” spiega Paolo Mottura, founder della Start Up.

La storia della Start Up

Ingegnere, torinese, 34 anni, Paolo Mottura, founder di ProntoSisma, ha la passione per i cantieri e l’edilizia. Ma anche per l’imprenditoria. Perché prima di dare vita a questa startup fonda, con un team di ingegneri liberi professionisti, Greenovation, altra startup torinese che si occupa dell’aspetto energetico degli edifici. ProntosiSma nasce come spinoff di Greenovation. “Ci siamo accorti la gente non era informata e formata sulla sicurezza sismica” racconta il founder.
Prima di ProntoSisma, per avere una risposta certa sulla sicurezza di un edificio in caso di terremoto, bisognava rivolgersi a un tecnico o un ingegnere, che, una volta effettuato il sopralluogo e gli opportuni rilievi, fosse in grado di valutare quanto richiesto. Il tutto con tempi lunghi e costi notevoli. “Dopo il terremoto del 2012 che ha colpito l’Emilia Romagna, abbiamo ricevuto diverse richieste da parte di aziende che volevano valutare la sicurezza dei propri immobili” racconta il giovane imprenditore che, allora, aveva già iniziato a lavorare sul progetto senza fondare la Start Up. “Quando un’azienda con molti immobili ci ha chiesto una valutazione certa e immediata abbiamo capito che era il momento di dar vita a una società”. Nel gennaio 2018 nasce ProntoSisma.

Come funziona ProntoSisma

Grazie a un sistema di intelligenza artificiale, ProntoSisma sensibilizza e informa l’utente, indipendentemente dalle sue conoscenze, anche chi non è esperto della materia, sulla sicurezza della propria abitazione, proponendo anche degli interventi personalizzati volti a renderla sicura.
L’algoritmo di calcolo proprietario basato sulla modellazione strutturale degli edifici è in grado di restituire in maniera immediata un audit sismico completo e affidabile a partire da pochi semplici dati sull’immobile inseriti dall’utente su un form online, frutto di un’analisi di user experience.
L’analisi, in relazione alla tipologia di pacchetto acquistato, fornisce un’indicazione sulla classe di rischio sismico del territorio italiano e dell’abitazione, elenco degli interventi migliorativi e dei rispettivi costi, detrazione fiscale grazie al Sisma Bonus e validazione dell’analisi.

Usare ProntoSisma è semplice: basta andare sul sito prontosisma.it e inserire i dati sull’immobile da valutare, specificando il luogo (provincia e comune), tipologia di terreno (pianeggiante o collinare), anno di costruzione e materiale (legno, cemento, acciaio). Con questi dati l’utente ottiene il progetto, disponibile in tre versioni: la versione free, gratuita, volta a informare gli utenti sulla classe di rischio sismico della propria abitazione; la versione base, a pagamento (199 euro), con indicazione degli interventi migliorativi da realizzare, i rispettivi costi e detrazioni fiscali, la versione pro (999 euro) che aggiunge alle precedenti la validazione e certificazione del progetto da parte di un tecnico.

“Il progetto non solo fornisce informazioni su come l’immobile si comporta dal punto di vista sismico ma definisce anche la classe di rischio che, simile alla classe energetica, ci fa capire quanto un edificio è sicuro in una scala dalla A alla G. Vengono fornite, poi, le soluzioni migliorative, cioè i consigli da attuare sull’edificio per aumentarne la sicurezza. Per ogni soluzione viene spiegato a cosa serve l’intervento e il grado di invasività dei lavori. Inoltre vi è una stima dei costi per rendere l’edificio più sicuro. Infine ci sono le analisi del sisma bonus: come esistono le detrazioni fiscali per l’efficienza energetica allo stesso modo esistono sgravi fiscali per il miglioramento del rischio simico che arrivano addirittura all’85% dell’importo dei lavori” continua Mottura.

ProntoSisma e l’open innovation

Prontosisma nasce dalla richiesta di un’azienda per colpare un gap e non sorprende, quindi, che la Start Up abbia già intrapreso un percorso di open innovation: “eViso, utility nel cuneese che vende energia elettrica, utilizza e promuove il nostro sistema tra le pmi che sono suoi clienti” continua il giovane imprenditore. Che spiega anche quale sia la chiave di successo di questa startup: “Un linguaggio semplice e comprensibile da chiunque. Voglio mettere sullo stesso piano il tecnico e l’ingegnere con chi la casa la vive” puntualizza.

Il team e il mercato di riferimento

Oltre al founder Paolo Mottura, nel team di ProntoSisma ci sono il CTO&Developer Diego Banovaz (laureato in Informatica ed Ingegneria Informatica all’Università degli Studi di Trieste e diverse esperienze come consulente per soluzioni Microsoft Enterprise presso grandi realtà italiane ed internazionali, lavora anche come sviluppatore e architect di soluzioni SharePoint, Mobile e Web), l’RDT Davide Ponzone (geometra con circa 40 anni di esperienza nei cantieri, ha supportato il team nella realizzazione dell’algoritmo di calcolo) e il Social Media Strategist Christian Zegna.

Il mercato di riferimento è quello degli interventi di ristrutturazione edilizia preposti a migliorare la stabilità di un edificio, in risposta a scosse di terremoto. In particolare, ProntoSisma, si basa sulla legislazione antisismica nel 2003 che ha emanato i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, distinguendo quattro zone in base all’intensità e alla magnitudo del terremoto: zona 1 (la zona più pericolosa, si possono verificare fortissimi terremoti), zona 2 (possono verificarsi forti terremoti), zona 3 (possono verificarsi forti terremoti ma rari) e zona 4 (la zona meno pericolosa perché i terremoti sono rari). La zona 1 è storicamente assoggettata a fenomeni sismici di alta intensità, pertanto gli immobili nella maggior parte dei casi sono già edificati con presidi antisismici, diversamente, le zona 2, 3 e 4 che sono meno o completamente impreparata a fenomeni sismici. Ed è a queste aree, con un totale di circa 12 milioni di edifici che equivalgono ad altrettanti progetti di ristrutturazione preventiva, che si rivolge il servizio di ProntoSisma.

Il modello di business e gli obiettivi futuri

Il modello di business è B2B2C. Il servizio è fruibile non solo dall’utente online ma “vogliamo venderlo in modalità custom a assicurazioni, banche e aziende specializzate in sistemi antisismici che potranno utilizzare il sistema come strumento per offrire ai clienti, insieme ai loro prodotti, una cura e attenzione a 360 gradi”, spiega il founder.

La Start Up conta di chiudere il 2021 con 3 milioni di persone messe in sicurezza e un beneficio sull’economia nazionale di 110 miliardi di euro (frutto del differenziale tra il costo di messa in sicurezza di 500 euro al metro quadrato contro i 1600 euro al metro quadro per ricostruzione).

Il fatturato previsto al terzo anno ammonta a circa 2 Ml di euro, realizzato anche grazie allo sviluppo di soluzioni custom B2B.

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Uyolo, il social network a impatto sociale che ha conquistato BNP Paribas Cardif

Passare dallo status di social network per singoli utenti a uno strumento usato nelle aziende. Per Uyolo la vittoria di Open-F@b Call4Ideas 2018, la call promossa da BNP Paribas Cardif, non è solo fonte di soddisfazione e motivo di orgoglio. Ma una tappa per far crescere il business: “BNP Paribas Cardif testerà il prodotto in azienda” dice Alessandra Gargiulo, co-founder della startup che si è aggiudicata il terzo posto nella call lanciata dalla compagnia assicurativa dedicata alla positive impact innovation.

E il settore non potrebbe essere più indicato: perché Uyolo è una community dedicata a chi desidera cambiare il mondo. Facile a dirsi, difficile a farsi. Ma non per Alessandra Gargiulo e il suo team: “Parlare di collaborazione, accoglienza e cooperazione in un contesto sociale come il nostro non è certo semplice. Ma forse proprio per questo ne abbiamo bisogno” dice la giovane imprenditrice. Per capire però perché una startup così giovane (fondata nell’aprile del 2018, nello stesso anno, dopo pochi mesi vince il contest internazionale Open-F@b) ha suscitato l’interesse di un player come BNP Paribas Cardif con il quale sta per avviare un percorso di open innovation, bisogna partire dall’inizio. Ecco come è nata Uyolo e che cosa ha in mente.

Uyolo, l’Instagram per l’impatto sociale

Uyolo è un Instagram per l’impatto sociale, un social network che ha l’obiettivo di ispirare i giovani a diventare attori del cambiamento. Si tratta di “una piattaforma digitale innovativa per promuovere la filantropia strategica e la cittadinanza attiva. La Uyolo App combina le logiche tipiche del social networking con una piattaforma per micro-donazioni e consente agli utenti di interagire e donare alle cause che più interessano attraverso un semplice like” dice la founder Alessandra Gargiulo.
“Uyolo fornisce un modo facile, divertente e appagante per sensibilizzare i giovani sulle questioni sociali e ambientali importanti e attuali, come la crisi migratoria globale e il cambiamento climatico. Fornisce non solo una finestra sul mondo, ma anche un’opportunità per impegnarsi e fare la differenza nella quotidianità”, continua la giovane imprenditrice che punta sulla generazione dei Millennials per dare il via al cambiamento. Poche piattaforme di raccolta fondi hanno la capacità di coinvolgere i giovani ogni giorno. Invece, Uyolo mira ad affrontare il crescente appello del Millennials all’impatto e alla giustizia sociale, grazie alla sua interfaccia semplice e attraente, e a un approccio basato sulla piena trasparenza e fiducia. Le associazioni no-profit a cui possono donare gli utenti, infatti, sono tutte certificate da Uyolo dopo un processo di selezione volto a garantirne trasparenza e affidabilità.
Creata con l’obiettivo di democratizzare la filantropia e renderla più raggiungibile, innovativa, e coinvolgente, la piattaforma ospita già oltre 300 utenti e 15 organizzazioni no-profit di diversi Paesi, tra cui Tanzania, India, Lituania, Ucraina, Francia, Italia e Stati Uniti.

La visione di Uyolo è quella di promuovere la filantropia e il volontariato tra i giovani sostenendo nel contempo i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dalle Nazioni Unite nel 2015 per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare prosperità entro il 2030” puntualizza la founder. Milanese, 27 anni, dopo una laurea in affari internazionali all’università americana di Roma frequenta un master in cooperazione e sviluppo a Parigi. Durante il master frequenta nel 2014 uno stage di sei mesi in Sudafrica. “Facevo consulenza di management ad alcune associazioni no-profit e collaboravo con alcune aziende locali per aiutarle a trovare i progetti su cui investire” racconta. È durante questa esperienza che Alessandra nota qualcosa di particolare del mondo delle associazioni no-profit: “Siamo disposti a donare alle associazioni che hanno più visibilità e non conosciamo le piccole realtà locali che spesso, pur se sconosciute, sono più efficaci perché a contatto con la gente del luogo. La mancanza di trasparenza e fiducia influenza anche le donazioni delle aziende” spiega. Così decide di realizzare un questionario per analizzare l’atteggiamento delle persone di fronte alle donazioni: “Molte persone hanno confermato che, quando vengono a conoscenza tramite i media, di situazioni di disagio e bisogno, vorrebbero dare una mano ma non sanno come fare perché non sanno da dove iniziare e di chi fidarsi. Tutti, poi, hanno detto che se si fidassero delle associazioni no-profit e sapessero a chi donare donerebbero il doppio. Da qui è nata idea di creare una piattaforma che mettesse in relazione associazioni certificate di cui fidarsi con utenti e aziende” racconta ancora la giovane milanese.
Nell’aprile del 2018 viene fondata la startup Uyolo con sede a Milano e uffici anche a Parigi. Il nome deriva dal termine “Xhosa” che significa felicità. Ad Alessandra Gargiulo si uniscono Yetoe Menye Akakpo Guetou (originario del Togo ma in Italia da sedici anni, esperto di social network) e Audrey Solène Touboulic (francese, lavora a Singapore con un network di filantropi asiatici). Obiettivo: contribuire allo sviluppo di un’economia etica e sostenibile. Un obiettivo che non passa inosservato a BNP Paribas Cardif.

Il percorso di Open Innovation con BNP Paribas Cardif

La vittoria di Open-Fa@b Call4Ideas è decisiva nel percorso di crescita di Uyolo. “Grazie al supporto di BNP Paribas Cardif stiamo progettando per giugno 2019, in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, un evento di lancio per promuovere il progetto” continua Alessandra Gargiulo. Non solo. BNP Paribas Cardif si è offerta di testare il prodotto a livello aziendale: “Stiamo sviluppando insieme alla Compagnia l’offerta che andremo a proporre alle aziende. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di aiutare le aziende a promuovere le proprie iniziative di responsabilità sociale d’impresa” continua la founder. Finora, infatti, la app di Uyolo è stata utilizzata da singoli individui. Ma le cose che si possono fare con Uyolo a livello aziendale sono diverse: “Organizzare eventi di volontariato aziendale, possibilità per i dipendenti di donare una parte dello stipendio o dei benefit oppure dedicare le proprie competenze a supporto di un’associazione no-profit. Nello specifico con BNP Paribas Cardif stiamo pensando a un prodotto basato sulla possibilità di regalare un’assicurazione a chi ne ha bisogno” puntualizza l’imprenditrice. E conclude: “Questo non è solo un modo di fare business in maniera solidale ma anche un un’opportunità per consolidare il rapporto tra azienda e dipendenti o clienti quando decidono di condividere gli stessi ideali”.

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Uyolo, il social network a impatto sociale che ha conquistato BNP Paribas Cardif

Passare dallo status di social network per singoli utenti a uno strumento usato nelle aziende. Per Uyolo la vittoria di Open-F@b Call4Ideas 2018, la call promossa da BNP Paribas Cardif, non è solo fonte di soddisfazione e motivo di orgoglio. Ma una tappa per far crescere il business: “BNP Paribas Cardif testerà il prodotto in azienda” dice Alessandra Gargiulo, co-founder della startup che si è aggiudicata il terzo posto nella call lanciata dalla compagnia assicurativa dedicata alla positive impact innovation.

E il settore non potrebbe essere più indicato: perché Uyolo è una community dedicata a chi desidera cambiare il mondo. Facile a dirsi, difficile a farsi. Ma non per Alessandra Gargiulo e il suo team: “Parlare di collaborazione, accoglienza e cooperazione in un contesto sociale come il nostro non è certo semplice. Ma forse proprio per questo ne abbiamo bisogno” dice la giovane imprenditrice. Per capire però perché una startup così giovane (fondata nell’aprile del 2018, nello stesso anno, dopo pochi mesi vince il contest internazionale Open-F@b) ha suscitato l’interesse di un player come BNP Paribas Cardif con il quale sta per avviare un percorso di open innovation, bisogna partire dall’inizio. Ecco come è nata Uyolo e che cosa ha in mente.

Uyolo, l’Instagram per l’impatto sociale

Uyolo è un Instagram per l’impatto sociale, un social network che ha l’obiettivo di ispirare i giovani a diventare attori del cambiamento. Si tratta di “una piattaforma digitale innovativa per promuovere la filantropia strategica e la cittadinanza attiva. La Uyolo App combina le logiche tipiche del social networking con una piattaforma per micro-donazioni e consente agli utenti di interagire e donare alle cause che più interessano attraverso un semplice like” dice la founder Alessandra Gargiulo.
“Uyolo fornisce un modo facile, divertente e appagante per sensibilizzare i giovani sulle questioni sociali e ambientali importanti e attuali, come la crisi migratoria globale e il cambiamento climatico. Fornisce non solo una finestra sul mondo, ma anche un’opportunità per impegnarsi e fare la differenza nella quotidianità”, continua la giovane imprenditrice che punta sulla generazione dei Millennials per dare il via al cambiamento. Poche piattaforme di raccolta fondi hanno la capacità di coinvolgere i giovani ogni giorno. Invece, Uyolo mira ad affrontare il crescente appello del Millennials all’impatto e alla giustizia sociale, grazie alla sua interfaccia semplice e attraente, e a un approccio basato sulla piena trasparenza e fiducia. Le associazioni no-profit a cui possono donare gli utenti, infatti, sono tutte certificate da Uyolo dopo un processo di selezione volto a garantirne trasparenza e affidabilità.
Creata con l’obiettivo di democratizzare la filantropia e renderla più raggiungibile, innovativa, e coinvolgente, la piattaforma ospita già oltre 300 utenti e 15 organizzazioni no-profit di diversi Paesi, tra cui Tanzania, India, Lituania, Ucraina, Francia, Italia e Stati Uniti.

La visione di Uyolo è quella di promuovere la filantropia e il volontariato tra i giovani sostenendo nel contempo i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dalle Nazioni Unite nel 2015 per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare prosperità entro il 2030” puntualizza la founder. Milanese, 27 anni, dopo una laurea in affari internazionali all’università americana di Roma frequenta un master in cooperazione e sviluppo a Parigi. Durante il master frequenta nel 2014 uno stage di sei mesi in Sudafrica. “Facevo consulenza di management ad alcune associazioni no-profit e collaboravo con alcune aziende locali per aiutarle a trovare i progetti su cui investire” racconta. È durante questa esperienza che Alessandra nota qualcosa di particolare del mondo delle associazioni no-profit: “Siamo disposti a donare alle associazioni che hanno più visibilità e non conosciamo le piccole realtà locali che spesso, pur se sconosciute, sono più efficaci perché a contatto con la gente del luogo. La mancanza di trasparenza e fiducia influenza anche le donazioni delle aziende” spiega. Così decide di realizzare un questionario per analizzare l’atteggiamento delle persone di fronte alle donazioni: “Molte persone hanno confermato che, quando vengono a conoscenza tramite i media, di situazioni di disagio e bisogno, vorrebbero dare una mano ma non sanno come fare perché non sanno da dove iniziare e di chi fidarsi. Tutti, poi, hanno detto che se si fidassero delle associazioni no-profit e sapessero a chi donare donerebbero il doppio. Da qui è nata idea di creare una piattaforma che mettesse in relazione associazioni certificate di cui fidarsi con utenti e aziende” racconta ancora la giovane milanese.
Nell’aprile del 2018 viene fondata la startup Uyolo con sede a Milano e uffici anche a Parigi. Il nome deriva dal termine “Xhosa” che significa felicità. Ad Alessandra Gargiulo si uniscono Yetoe Menye Akakpo Guetou (originario del Togo ma in Italia da sedici anni, esperto di social network) e Audrey Solène Touboulic (francese, lavora a Singapore con un network di filantropi asiatici). Obiettivo: contribuire allo sviluppo di un’economia etica e sostenibile. Un obiettivo che non passa inosservato a BNP Paribas Cardif.

Il percorso di Open Innovation con BNP Paribas Cardif

La vittoria di Open-Fa@b Call4Ideas è decisiva nel percorso di crescita di Uyolo. “Grazie al supporto di BNP Paribas Cardif stiamo progettando per giugno 2019, in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, un evento di lancio per promuovere il progetto” continua Alessandra Gargiulo. Non solo. BNP Paribas Cardif si è offerta di testare il prodotto a livello aziendale: “Stiamo sviluppando insieme alla Compagnia l’offerta che andremo a proporre alle aziende. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di aiutare le aziende a promuovere le proprie iniziative di responsabilità sociale d’impresa” continua la founder. Finora, infatti, la app di Uyolo è stata utilizzata da singoli individui. Ma le cose che si possono fare con Uyolo a livello aziendale sono diverse: “Organizzare eventi di volontariato aziendale, possibilità per i dipendenti di donare una parte dello stipendio o dei benefit oppure dedicare le proprie competenze a supporto di un’associazione no-profit. Nello specifico con BNP Paribas Cardif stiamo pensando a un prodotto basato sulla possibilità di regalare un’assicurazione a chi ne ha bisogno” puntualizza l’imprenditrice. E conclude: “Questo non è solo un modo di fare business in maniera solidale ma anche un un’opportunità per consolidare il rapporto tra azienda e dipendenti o clienti quando decidono di condividere gli stessi ideali”.

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