Ethos, l’insurtech che semplifica le polizze sulla vita (e vale 3 miliardi di dollari)

La valutazione dell’unicorno insurtech americano Ethos sfiora i 3 miliardi di dollari: dopo la chiusura di un round di investimenti da 100 milioni di dollari lo scorso 21 luglio, il valore della startup è infatti stato stimato in 2,7 miliardi.

Nata a San Francisco (California) nel 2016, la startup insurtech vuole semplificare i tanti processi legati alle polizze sulla vita, note proprio per la loro complessità dietro cui spesso si celano costi nascosti per i clienti.

Il punto di forza di Ethos sta nella sostituzione dei documenti e degli esami medici preventivi, necessari per sottoscrivere le polizze tradizionali, con questionari compilabili rapidamente online. Vediamo meglio come funzionano i servizi della startup.

Ethos: procedure snellite e polizze più intuitive

Ethos nasce a San Francisco, uno dei principali centri di innovazione della California e di tutti gli Stati Uniti, nel 2016. È stata fondata da Lingke Wang, oggi responsabile della tecnologia (CTO) e l’attuale CEO Peter Collis.

L’obiettivo di base è chiaro e immediato: eliminare tutte le procedure inutili che caratterizzano l’attivazione e la gestione delle polizze sulla vita negli Stati Uniti, snellire i processi e assicurare trasparenza e semplicità d’uso per gli utenti.

Ethos infatti sostituisce gli impegnativi esami preliminari normalmente richiesti con questionari e autocertificazioni. Sul sito della startup è possibile ottenere preventivi personalizzati in pochi secondi e sottoscrivere una copertura assicurativa nel giro di un solo giorno.

Le polizze di Ethos – completamente digitalizzate e disponibili in 49 Stati americani su 50 – sono nate per adattarsi alle necessità individuali di ogni cliente: per questo coprono diverse evenienze, dal mutuo alle rate dell’università, fino anche alle difficoltà derivanti dalla perdita del posto di lavoro.

Con i suoi servizi flessibili e innovativi l’insurtech punta ad allargare la platea di potenziali clienti per il settore delle polizze sulla vita, ampliando il mercato a famiglie e individui in tutte le fasce di reddito. Secondo TechCrunch nella prima metà del 2021 il 40% dei clienti di Ethos aveva meno di 40 anni, e sempre il 40% riportava entrate lorde per meno di 60,000 dollari. Le cinque occupazioni più gettonate erano casalinga, agente assicurativo, imprenditore, professore e infermiere.

Ethos non sottoscrive personalmente le proprie polizze ma si affida a colossi del settore, come Legal & General America, AAA Life, TruStage e Ameritas Life Insurance Corp.

400 milioni raccolti, ancora nessun profitto

Nei suoi sei anni di attività la startup californiana ha raccolto più di 400 milioni di dollari in sei round di investimenti. L’ultimo, di Serie D, è stato chiuso lo scorso 21 luglio per 100 milioni di dollari, ma il più ingente rimane quello da 200 milioni chiuso pochi mesi prima, a maggio.

Il CEO Peter Collis ha chiarito che la startup non ha ancora generato profitti.

Eppure la crescita della startup, già oggi valutata per quasi 3 miliardi di dollari, non accenna a rallentare. Secondo TechCrunch nel corso degli ultimi 12 mesi Ethos ha visto crescere del 500% sia le sue entrate che il numero di clienti, e nel 2021 punta a erogare assicurazioni sulla vita per un valore complessivo di 20 miliardi di dollari.

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YuLife, la storia di successo dell’insurtech per le polizze vita aziendali che vale 350 milioni

Non si ferma l’ondata di investimenti che sta travolgendo il mondo insurtech. Il 14 luglio la startup britannica YuLife, attiva nel mondo delle polizze aziendali sulla vita, ha incassato 70 milioni di dollari in un round di Serie B guidato dal fondo Target Global.

Secondo il Ceo Sammy Rubin, la valutazione della compagnia sfiora adesso i 350 milioni di dollari (250 milioni di sterline).

Le polizze digitali di YuLife

La storia di YuLife comincia a Londra nell’agosto 2016, da un’idea di cinque imprenditori: Jaco Oosthuizen, oggi a capo dei servizi assicurativi; Jonathan Roomer, Head of Client Success; Josh Hart, responsabile dei prodotti e della tecnologia; Sam Fromson, Chief Operations Officer e infine Sammy Rubin, l’attuale Ceo.

Le sue polizze, completamente digitalizzate, sono pensate per le grandi aziende che intendono offrire ai propri dipendenti coperture assicurative sulla vita. La startup è rimasta al passo con i tempi: il programma Smart Health ­­– accessibile sia dai dipendenti delle aziende assicurate tramite YuLife che dai loro familiari – offre infatti la possibilità di ottenere programmi di dimagrimento o piani fitness personalizzati, e include servizi dedicati alla salute mentale.

Un altro punto di forza di YuLife sta nel suo programma di reward, il quale ricompensa gli utenti che adottano stili e abitudini di vita salutari attribuendo loro punti virtuali, chiamati YuCoin, spendibili su una serie di piattaforme e brand come Amazon, Asos e FitBit. Il tutto grazie all’uso dell’intelligenza artificiale.

Non mancano poi le visite in telemedicina, tramite le quali è possibile ricevere consulti virtuali da medici di base, regolarmente abilitati all’esercizio della professione nel Regno Unito, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo ci si trovi. La popolarità della telemedicina è cresciuta esponenzialmente durante la pandemia di Covid-19, che ha aumentato il bisogno di supporto medico imponendo allo stesso tempo forti limitazioni sui contatti sociali non necessari.

L’emergenza sanitaria ha infatti accelerato la crescita di YuLife: “Sia le aziende che i privati cittadini sono diventati molto più coscienti riguardo al tema della mortalità, ed è aumentata l’attenzione sulle polizze vita” ha detto a Reuters il Ceo Sammy Rubin. Nel 2020 il valore dei premi lordi sottoscritti dalla startup è più che decuplicato, raggiungendo complessivamente i 15 miliardi di dollari.

Nuovi prodotti, nuovi mercati

Oggi tra le aziende che si appoggiano alle assicurazioni di YuLife troviamo nomi ben noti, tra cui anche i colossi francesi Havas Media Group, specializzata in servizi di marketing, e Sodexo, attiva invece nel mondo della ristorazione e dei servizi per le imprese.

Fino ad oggi la startup ha raccolto quasi 90 milioni di dollari in quattro round di investimenti, l’ultimo dei quali, come detto, chiuso a luglio 2021 per 70 milioni. Con una valutazione aggiornata a quasi 350 milioni di dollari, la nuova iniezione di liquidità permetterà a YuLife di espandersi nel settore delle polizze individuali e di entrare in nuovi mercati, anche a livello internazionale.

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Andrea Veltri (BNP Paribas Cardif): cerchiamo idee innovative per un’assicurazione più accessibile e più inclusiva

Ascolto, coinvolgimento, apertura. Sono i passi necessari per l’innovazione aperta ma anche per l’inclusione sociale. “Possiamo e dobbiamo lavorare per avere aziende e prodotti più accessibili e più inclusivi. La tecnologia e l’innovazione ci permettono di farlo meglio, coniugando responsabilità sociale e business”. Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation, sintetizza così lo spirito e di Open-F@b Call4 Ideas 2021, il contest internazionale promosso con InsuranceUp giunto all’ottava edizione. Il tema quest’anno è “L’Assicurazione + Accessibile”. Fino al 26 settembre si cercano idee e soluzioni per una comunicazione più semplice, un’esperienza più fluida, risposte più veloci. Con un obiettivo ambizioso: essere sempre più vicini ai clienti e favorire l’inclusione sociale offrendo la possibilità di proteggersi a più persone possibili.

Andrea, che cosa vuol dire assicurazione + accessibile?

Rendere l’assicurazione più accessibile, che è la mission di BNP Paribas Cardif, significa definire un percorso che garantisca maggiore accessibilità alla Protezione con un duplice approccio, da un lato la semplicità e la personalizzazione e dall’altro l’inclusione di nuove fasce di popolazione. Concretamente significa far sì che anche clienti di solito non assicurabili possano diventarlo. L’assicurazione non può essere un lusso, non può, ad esempio, escludere aprioristicamente chi ha determinate patologie o trascurare chi ha oggettive difficoltà a comprendere le condizioni di polizza.

Questo significa che oggi le assicurazioni non sono ancora per tutti?

E’ un dato di fatto, anche se è legittimo che si trovino dei mitigatori per i profili considerati ad alto rischio. Questo non significa però doverli escludere. Faccio un paio di esempi banali. Molte polizze collettive hanno parametri che escludono chi ha un rapporto peso-altezza-circonferenza vita fuori dalla norma. Non è neanche previsto un premio più alto. Non si fa proprio la polizza. Provate a cercare una polizza contro la perdita di impiego, tema molto di attualità. E’ facile se siete impiegati di una grande azienda, ma se invece siete un badante e il rischio è il decesso del datore di lavoro che è anche il destinatario delle vostre cure e quindi non proprio in ottima forma?

Questa è una questione di regole assicurative. Che cosa c’entra la tecnologia?

C’entra e anche molto. Faccio un altro esempio: il diabete è una malattia di cui è difficile prevedere le complicanze. Quindi i diabetici di solito non li vuole assicurare nessuno. Negli Usa hanno sviluppato app certificate come fossero farmaci che ti seguono nel tuo stile di vita e nelle cure. Io compagnia ti garantisco la copertura, se tu segui le indicazioni dell’app. In questo modo la tracciabilità dei comportamenti resa possibile dalla tecnologia mi permette di portarti sotto l’ombrello assicurativo.

Quindi con Open-F@b Call4Ideas quest’anno cercate idee hi-tech per portare sotto l’ombrello assicurativo chi attualmente fa fatica a ottenere questa protezione?

Certo ma cerchiamo anche soluzioni che rendano l’assicurazione più semplice, trasparente, veloce. E quindi più inclusiva. È un obiettivo ambizioso perché questo è un mondo tutto da esplorare per le compagnie: oggi rappresenta ancora un’area con piccoli numeri e rischio elevato. Siamo però convinti che con le tecnologie digitali, la tracciabilità prima fra tutte, si possa contenere il rischio e dare quindi un servizio anche a chi oggi non può averlo.

Open-F@b è un progetto di open innovation longevo. Che cosa è cambiato in otto anni? Che cosa avete appreso da questo lavoro continuo con le startup?

Noi abbiamo imparato a lavorare con gli MVP (Minimum Viable Product, ndr.) e i proof of concept e le startup a confrontarsi con le dinamiche complesse di un incumbent. Ma non puoi chiedere a un’impresa neonata, con poche persone, di parlare con tutte le funzioni di una grande azienda. Così abbiamo cominciato a creare piccoli team focalizzati. Il lavoro del nostro R&D in questo senso è stato fondamentale: è stato l’orchestratore della complessità necessario per fare open innovation. E poi, lavorando con le startup, abbiamo ritrovato il gusto di sentirsi coinvolti in un progetto, la soddisfazione di arrivare al rilascio. Insomma, abbiamo sperimentato lo spirito imprenditoriale in azienda.

Avete anche sviluppato nuovi prodotti e servizi con le startup…

Sì e lo abbiamo fatto andando alla radice dell’open innovation. Quando decidi di fare qualcosa di nuovo o ti affidi al consulente generalista, che ti offre soluzioni solide ma standardizzate o riesci a trovare il migliore specialista. È quello che è accaduto ad esempio con D-Heart, startup vincitrice dell’Open-F@b 2016 con il suo elettrocardiografo portatile: l’abbiamo vista crescere e messa al centro dei nostri Healthy Corners. Quest’anno torniamo a cercare anche business idea, come all’inizio, da accompagnare dai primi passi verso la crescita.

Lavorare con BNP Paribas Cardif non è però l’unico vantaggio per chi partecipa al contest…

No, con tutte le startup che nel corso degli anni hanno partecipato alla call, e sono tante (500 candidature e 80 idee selezionate dal 2014, ndr.), si è creato un network prezioso per tutti. E poi in otto anni una cosa non è cambiata: questa non è una call per cercare il più bravo o per dare un premio ma per trovare un compagno di viaggio, un partner con cui fare qualcosa insieme. Nel corso del tempo è cambiata la dimensione. Siamo partiti dall’Italia, poi abbiamo ampliato il progetto a livello internazionale per portare in Italia idee innovative dovunque fossero, quest’anno torniamo a concentrarci sull’Italia.

Perché il focus torna sull’Italia?

Vogliamo individuare idee e talenti italiani da portare verso l’Europa. E per farlo abbiamo stretto una partnership con PNI Cube, l’associazione che riunisce gli incubatori e le business plan competition accademiche italiane. Un potente serbatoio di creatività imprenditoriale quello delle università, a cui pensiamo di poter offrire un’opportunità di visibilità internazionale.

Come sarà data questa visibilità internazionale?

In diversi modi. Intanto tutti i progetti selezionati entreranno in Scoop, la piattaforma di Open Innovation di BNP  , utilizzata all’interno del Gruppo per condividere, gestire e promuovere la cooperazione con le startup e vista in tutto il mondo. C’è poi un’altra opportunità: i tre team vincitori saranno accompagnati in BivwAk!, l’acceleratore di BNP Paribas, una boutique dell’innovazione in pieno centro a Parigi. Le startup ospitate hanno il vantaggio di una relazione diretta e semplificata con tutte le società del gruppo. Quindi chi arriverà in fondo a Open-F@b Call4Ideas entrerà nell’ecosistema dell’innovazione di BNP Paribas…

Noi vogliamo offrire opportunità concrete di crescita e di investimento. BNP Paribas è l’unico Gruppo Finanziario a rappresentare le tematiche fintech e insurtech a Station F, una delle maggiori piattaforme di innovazione al mondo, dove proponiamo con Plug n Play un programma di accelerazione esclusivo. I vincitori potranno, quindi, entrare nei batch di Plug and Play, che gestisce lì l’acceleratore fintech, e saranno presentati al C. Entrepreneurs Fund, il fondo venture capital di BNP Paribas Cardif gestito da Cathay Innovation, un fondo francese di respiro globale che ha risorse per oltre 1,5 miliardi di dollari.

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Unicorni insurtech, la lista completa: gli Stati Uniti guidano la rivoluzione nelle assicurazioni

Ecco gli unicorni insurtech: startup e scaleup che sono riuscite a raggiungere una valutazione pari o superiore a un miliardo di dollari ancora prima dell’entrata in Borsa. Un titolo, quello di unicorno, che è ormai sinonimo di successo ma anche di visione e strategie dirompenti.

In ambito insurtech sono 15 le startup, nate principalmente negli Stati Uniti o in Europa, che hanno visto lievitare la propria valutazione fino al miliardo. Vediamo che cosa propongono e in quali settori operano. Non è certamente una lista chiusa, perché altri unicorni arriveranno nelle praterie dell’insurtech.

Unicorni insurtech – assicurazioni mediche

Alan, Francia

Alan nasce in Francia nel 2016 da un’idea di Jean-Charles Samuelian, già co-founder dell’azienda di sedili per aviazione Expliseat, e Charles Gorintin, data analyst con esperienza in Twitter e Facebook. Negli anni la startup si è allargata ed è oggi attiva, oltre che nel suo Paese natale, anche in Belgio e in Spagna.

Nel portfolio della compagnia troviamo polizze mediche virtuali pensate per diverse tipologie di potenziali clienti: cittadini privati, startup e grandi aziende, ma anche hotel e ristoranti. Tutte le soluzioni sono semplici da sottoscrivere e intuitive da gestire, e offrono anche la possibilità di ricevere consulti medici virtuali direttamente tramite l’apposita app per mobile.

Alan è diventata unicorno nell’aprile 2021, dopo aver raccolto 185 milioni di euro in un round di investimenti di Serie D.

Bright HealthCare, Stati Uniti

Nata a Minneapolis, Minnesota (Usa) nel 2015, Bright HealthCare ha raccolto fino a oggi  1,6 miliardi di dollari in cinque round di investimenti. Nel corso degli anni ha portato a termine tre acquisizioni: la prima nel 2017 con Spyder Trap, startup specializzata nella progettazione di siti web, campagne social e app per mobile; seguita nel 2020 da Brand New Day, attiva in ambito Medicare e infine Zipnosis, che invece offre servizi di diagnosi e triage in modalità virtuale.

La startup opera in 14 stati americani e offre un’ampia gamma di polizze mediche pensate per imprese, famiglie, singoli individui e clienti del programma Medicare, finanziato dal governo americano e dedicato ai cittadini over 65 meno abbienti. Tutti i servizi di Bright Healthcare sono gestibili in modo completamente virtuale.

A giugno 2021 la compagnia ha debuttato sui mercati finanziari, vendendo 51 milioni di azioni per un totale complessivo di 924 milioni di dollari. La sua valutazione, da record, ha ormai superato i 10 miliardi di dollari.

Clover Health, Stati Uniti

Clover Health nasce in Tennessee, nel sud degli Stati Uniti, nel 2014. In sette anni di attività ha raccolto investimenti per più di 1 miliardo di dollari e nel 2017 ha raggiunto lo status di unicorno, dopo aver chiuso un round di Serie D da 130 milioni.

La startup offre polizze mediche pensate per i clienti del programma governativo Medicare. La sua piattaforma, chiamata Clover Assistant, è infatti in grado di raccogliere, strutturare e analizzare i dati sanitari e comportamentali degli utenti per migliorare i propri servizi e i programmi di cura.

Clover Health è entrata in Borsa nel 2020 tramite una fusione con la special acquisition company (SPAC) Social Capital Hedosophia Holding Corp. III.

Oscar Health, Stati Uniti

1,6 miliardi di dollari raccolti in 11 round di investimenti e una valutazione da 9,5 miliardi, aggiornata a marzo 2021: sono solo alcuni dei numeri di Oscar Health, startup insurtech nata a New York nel 2012. Tra i fondatori, oltre a Kevin Nazemi e Mario Schlosser, troviamo anche un nome particolarmente conosciuto: Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump Jared Kushner.

Oscar Health offre polizze mediche pensate per soddisfare diverse esigenze, dai programmi Medicare alle coperture per famiglie o singoli individui: anche grazie alla flessibilità della sua offerta, a gennaio 2021 la compagnia serviva 529mila clienti in 291 contee americane, sparse per 18 stati.

Valutata per 3,2 miliardi di dollari già nel 2018, a marzo 2021 ha fatto il suo ingresso a Wall Street raccogliendo 1,2 miliardi di dollari.

Unicorni insurtech – Assicurazioni auto

Zego, Gran Bretagna

Nata a Londra nel 2016, Zego offre polizze innovative per veicoli aziendali, con soluzioni adatte sia a intere flotte che a singole vetture e autisti privati. I prodotti assicurativi sono estremamente flessibili e permettono di acquistare coperture che durano da un’ora, per esigenze occasionali, fino a un anno.

A luglio 2021 Zego ha assicurato più di 200mila veicoli per migliaia di compagnie e collabora con Uber, UberEats, Deliveroo e JustEat.

La startup è entrata a far parte del club degli unicorni insurtech a marzo 2021, dopo aver raccolto 150 milioni di dollari in un round di investimenti di Serie C. Al momento non è ancora quotata in Borsa.

Metromile, Stati Uniti

Metromile offre polizze auto pay-per-mile, i cui i premi vengono calcolati in base ai chilometri effettivamente percorsi dai clienti. Si tratta di un modello innovativo che si inserisce nel più ampio universo delle assicurazioni connesse, in forte espansione e caratterizzato dall’uso di sensori e dispositivi di tracciamento Internet of Things (IoT).

Metromile è nata a San Francisco nel 2011 e in dieci anni di attività ha raccolto quasi mezzo miliardo di dollari in nove round di investimenti, l’ultimo dei quali, da 170 milioni di dollari, chiuso a febbraio 2021.

Poco dopo la compagnia è entrata nei mercati finanziari tramite la fusione con la SPAC Insu Acquisition Corp II.

Root Insurance, Stati Uniti

Pioniera dell’innovazione a tutti gli effetti, Root Insurance è stata la prima compagnia assicurative mobile-first autorizzata per operare negli Stati Uniti. Le sue polizze auto sono usage-based: i premi vengono stabiliti in base alle abitudini di guida degli utenti, monitorate grazie a un’app da installare sullo smartphone. In questo modo, i guidatori più prudenti hanno la possibilità di risparmiare fino a 900 dollari all’anno rispetto ai costi delle polizze tradizionali.

Tutte le soluzioni assicurative sono acquistabili e gestibili in modo completamente virtuale, tramite il sito e l’app della compagnia.

Basata a Columbus, in Ohio, Root Insurance è stata lanciata nel 2015 e in meno di sei anni di attività ha raccolto investimenti per più di mezzo miliardo di dollari. Con la sua entrata in Borsa, a ottobre 2020, ha venduto 26,8 milioni di azioni a 27 dollari l’una, raccogliendo 724 milioni di dollari.

Assicurazioni casa

 Hippo, Stati Uniti

Hippo ha rivoluzionato il settore delle assicurazioni sulla casa. Le sue polizze smart, flessibili e digitalizzate, mettono infatti a disposizione degli utenti dispositivi Internet of Things (Iot) interconnessi e speciali sensori per monitorare costantemente le condizioni dell’abitazione e prevenire eventuali danni.

Sul sito di Hippo è possibile ottenere un preventivo personalizzato in soli 60 secondi e le sue polizze, disponibili attualmente in 37 stati americani, permettono di risparmiare fino al 25% rispetto ai premi tradizionali.

Hippo è stata fondata nel 2015 in California da Assaf Wand ed Eyal Navon, e ha oggi raccolto investimenti per più di 700 milioni di dollari. Dopo la fusione con la SPAC Reinvent Technology Partners Z – un’operazione da 5 miliardi di dollari che ha dato a Hippo liquidità per 1,2 miliardi – l’insurtech è entrata in Borsa nel marzo 2021.

Assicurazioni miste, aggregatori e tecnologia 

Bolttech, Stati Uniti

Tempistiche da record per Bolttech che, fondata nel 2020, in meno di due anni ha raggiunto lo status di unicorno dopo aver raccolto 180 milioni di dollari nel suo primo round di investimenti, chiuso a luglio 2021.

Bolttech gestisce una piattaforma digitale che connette diverse compagnie assicurative permettendo loro di offrire ai clienti prodotti anche al di fuori delle rispettive aree di specializzazione. Allo stesso tempo, la piattaforma è accessibile anche da piccole attività commerciali o compagnie non direttamente attive nel settore insurance, che però vogliono comprare polizze oppure offrire il servizio ai propri clienti.

La startup collabora oggi con 150 assicuratori in 14 Paesi, e i suoi servizi hanno permesso di chiudere operazioni con premi dal valore complessivo di 5 miliardi di dollari.

Lemonade, Stati Uniti

Tra i colossi del mondo insurtech è impossibile non menzionare Lemonade, startup che nel 2020 era valutata per più di 4 miliardi di dollari e lo scorso luglio ha debuttato sui mercati finanziari raccogliendo 319 milioni di dollari.

Nata nel 2015, Lemonade offre polizze su vita, casa e animali domestici, un mercato quest’ultimo in rapida espansione. Presto, inoltre, saranno attivati prodotti assicurativi anche per il mondo dell’auto. Tutti i servizi di Lemonade sono completamente digitalizzati e le tecnologie all’avanguardia utilizzate permettono di chiudere un contratto in soli 90 secondi e ricevere una compensazione in caso di sinistri in 3 minuti.

Lemonade è attualmente attiva in tutti i 50 Stati americani e in Francia, Germania e Paesi Bassi.

Next Insurance, Stati Uniti

Next Insurance è nata nel 2016 a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley californiana. A fronte di investimenti per 880 milioni di dollari e più di 200 mila clienti serviti, la sua valutazione ha ormai superato i 4 miliardi di dollari.

La startup offre polizze digitalizzate per le piccole e medie imprese, studiate per cinque diverse categorie di rischio: responsabilità civile e professionale, auto aziendali, attrezzature tecniche e danni e infortuni.

Nella prima metà del 2021 ha avviato una partnership con Amazon per permettere ai membri del programma Business Prime di poter acquistare coperture assicurative flessibili in modo semplificato.

Next Insurance non è ancora quotata in Borsa, e rimane quindi  di diritto fra gli unicorni insurtech.

PolicyBazaar, India

PolicyBazaar è l’unico tra gli unicorni insurtech insurtech basato nel continente asiatico, in particolare nello stato indiano di Haryana. Essendo in attività dal 2008 si posiziona anche come il più longevo. 

La startup opera come un aggregatore per polizze di diverso tipo – dalla vita all’auto, passando anche per il settore sanitario – offerte da più di 50 compagnie assicurative. In questo modo i clienti possono comparare le offerte e trovare rapidamente le soluzioni che più rispecchiano le loro esigenze.

La startup ha raccolto quasi 800 milioni di dollari in 13 round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a marzo 2021 per 75 milioni di dollari. È diventata unicorno nel 2018, dieci anni dopo il lancio, e ha in programma di quotarsi in Borsa nei primi mesi del 2022.

Shift Technology, Francia

Startup all’avanguardia attiva in ambito Software as a Service (SaaS), Shift Technology sfrutta l’intelligenza artificiale per aiutare le compagnie assicurative a evitare possibili frodi nelle operazioni di sottoscrizione delle polizze, valutazione dei sinistri e gestione delle procedure finanziarie.

La compagnia è nata a Parigi nel 2014 e fino a oggi ha raccolto 320 milioni di dollari in 9 round di investimenti. L’ultimo, il più sostanzioso, è stato chiuso a maggio 2021 per ben 220 milioni di dollari e ha permesso a Shift Technology di entrare nell’universo degli unicorni insurtech francesi, al fianco di Alan.

La startup è già attiva in più di 25 Paesi e tra i suoi clienti troviamo nomi ben noti, da Generali France all’agenzia giapponese Mitsui Sumitomo.

Tractable, Gran Bretagna

Tractable nasce a Londra nel 2014 e, dopo aver chiuso un round di Serie D da 60 milioni di dollari, a giugno 2021 è entrata nel club degli unicorni insurtech.

La startup sfrutta le potenzialità di tecnologie all’avanguardia, come l’intelligenza artificiale e il machine learning, per analizzare rapidamente video o foto di veicoli o altre proprietà personali danneggiate e calcolare quindi l’ammontare della compensazione.

Nonostante le origini inglesi, Tractable ha ormai portata internazionale: fuori dal Regno Unito collabora con più di 20 agenzie assicurative attive negli Stati Uniti, in Giappone e in Francia, e conta attualmente 200 dipendenti.

Wefox Group, Germania

Dopo aver chiuso un megaround di investimenti da 650 milioni di dollari lo scorso giugno, la valutazione dell’insurtech tedesca Wefox ha raggiunto i 3 miliardi di dollari. La startup, basata a Berlino, è stata fondata nel 2015 e pur avendo raccolto quasi un miliardo di dolllari non ha ancora debuttato sui mercati finanziari.

Wefox si definisce come una “compagnia assicurativa digitale” e offre polizze virtuali per auto, casa e responsabilità personale. Il suo punto di forza sta nell’automatizzazione dei processi: tutte le operazioni sono gestibili completamente online, dalla propria abitazione, con in più la possibilità di poter sempre contare sui consigli e l’aiuto di un team di esperti.

 

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Coincover, l’insurtech inglese che protegge dai rischi delle criptovalute

L’insurtech, in continua espansione, fa il suo ingresso anche nel settore all’avanguardia delle criptovalute, un universo dall’alto potenziale ma ancora largamente inesplorato dalle compagnie tradizionali. A inizio luglio infatti Coincover, startup insurtech britannica, ha raccolto 9,2 milioni di dollari con un round di investimenti di Serie A guidato da London’s Element Ventures. Hanno partecipato, tra gli altri, anche DRW Venture Capital, CMT Digital e Avon Ventures.

Basata a Cardiff, in Inghilterra, Coincover offre polizze innovative e al passo con i tempi, che proteggono i clienti dai rischi di frode o dai potenziali danni economici in cui è possibile incappare quando si lavora con le criptovalute. Vediamo come funzionano i servizi della startup e quali sono i progetti per il futuro.

Criptovalute, i rischi secondo Coincover

Gli attacchi informatici che prendono di mira il mondo delle criptovalute sono in grande crescita: 122 solo nel 2020, per un valore complessivo di 3,78 miliardi dollari. Allo stesso tempo anche gli errori umani possono causare perdite e danni non indifferenti. Le criptovalute infatti vengono generalmente gestite con “portafogli digitali”, accessibili con chiavi virtuali private, oppure tramite dispositivi hardware su cui salvare i propri dati. Se la chiave viene dimenticata o corrotta, oppure il dispositivo viene perso, risulta impossibile accedere al proprio portafoglio.

Secondo Coincover oggi sono più di 100 milioni gli utenti vulnerabili agli attacchi. “Tramite una combinazione unica di tecnologia sofisticata e polizze sottoscritte da Lloyd’s of London, forniamo ai nostri partner e ai loro clienti finali una protezione garantita contro la perdita delle credenziali di accesso o i furti che si possono verificare nei fondi crypto”, si legge sul sito della compagnia.

Un altro punto debole delle nuove valute digitali sta proprio nella loro intrinseca complessità. “Le criptovalute possono risultare confusionarie e molte persone hanno timori legittimi riguardo alla sicurezza dei loro fondi” ha affermato David Janczewski, co-founder e Ceo di Coincover. “Noi mettiamo a disposizione dei nostri clienti uno strumento fondamentale per un settore che sta maturando rapidamente, permettendo a tutti di essere coperti in caso di errori che altrimenti possono arrivare a costare anche migliaia di dollari”.

Secondo Janczewski, grazie ai nuovi fondi Coincover potrà scalare rapidamente la propria crescita per rispondere alle richieste del mercato e dei clienti, lasciando gli utenti liberi di investire nelle crypto in modo sicuro.

Una piattaforma per le polizze assicurative sulle criptovalute

Coincover collabora con importanti compagnie del settore, da BitGo a Fireblocks, per offrire prodotti e soluzioni innovative a una platea composta da milioni di potenziali utenti finali. I fornitori di servizi possono integrare rapidamente la piattaforma di Coincover nei loro sistemi, in modo da offrire ai clienti la possibilità di acquistare polizze assicurative e operare quindi con maggiore serenità.

Dalla sua fondazione, nel 2018, Coincover ha raccolto 11,6 milioni di dollari in tre round di investimenti. Ora, i nuovi fondi permetteranno alla startup di accelerare lo sviluppo di nuovi prodotti, supportare i propri partner nell’attivazione e l’adozione delle criptovalute e diffondere tra il pubblico maggiore consapevolezza riguardo a questa nuova modalità di investimento.

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C’è un nuovo unicorno insurtech: la startup americana Bolttech valutata più di 1 miliardo di dollari

C’è un nuovo unicorno insurtech. A inizio luglio la startup americana Bolttech ha chiuso un round di investimenti da 180 milioni di dollari guidato da Activant Capital Group, raggiungendo così una valutazione da più di un miliardo di dollari a un solo anno dal suo lancio nel 2020.

Al round, il più grande finora ottenuto da una startup insurtech, hanno partecipato Tony Fadell – inventore dell’iPod e Presidente di Future Shape; Alpha Leonis Partners, Dowling Capital Partners, B. Riley Venture Capital e Tarsadia Investments.

Basata tra New York e Singapore, Bolttech gestisce una piattaforma digitale che connette diverse compagnie assicurative permettendo loro di offrire ai clienti prodotti anche al di fuori delle rispettive aree di specializzazione. Allo stesso tempo, la piattaforma è accessibile anche da piccole attività commerciali o compagnie non direttamente attive nel settore insurance, che però vogliono comprare polizze oppure offrire il servizio ai propri clienti.

Nell’arco del 2020, Bolttech ha triplicato i suoi clienti aziendali e moltiplicato di nove vollte le partnership di distribuzione negli Stati Uniti. Secondo Reuters, oggi Bolttech collabora con 150 assicuratori in 14 Paesi e i suoi servizi hanno permesso di chiudere operazoni con premi complessivi da 5 miliardi di dollari. Raggiunge oltre 7,7 milioni di clienti in 14 mercati in Nord America,  Asia ed  Europa, con licenze in 50 Stati negli USA e in diversi mercati chiave in Asia e in Europa.

“Siamo lieti di dare il benvenuto ai nostri nuovi investitori e, insieme al loro supporto e alla loro partnership, non vediamo l’ora di continuare la nostra missione di diventare l’ecosistema leader mondiale abilitato alla tecnologia per la protezione e le assicurazioni” ha commentato Rob Schimek, ex Presidente e CEO di AIG e EMEA, e oggi alla guida di Bolttech, “Questo investimento ci aiuterà a connettere ancora più assicuratori, distributori e clienti sulla nostra piattaforma, plasmando il futuro della distribuzione assicurativa.”

I nuovi fondi saranno utilizzati per migliorare la tecnologia ed espandere la presenza di Bolttech su scala globale.

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1Control, IoT per la Smart Home: trasformare lo smartphone in un apri-cancello

Semplificare il mondo dei prodotti IoT per SmarHome, fornendo uno strumento accessibile che coniughi tecnologia e facilità d’uso. Questo l’obiettivo di 1Control, PMI innovativa italiana che trasforma lo smartphone (e lo smartwatch) in un apri-cancello universale.

IoT per Smart Home, un mercato che supera la prova del coronavirus

La crescita mercato delle soluzioni Internet of Things per Smart Home ha subito una flessione nel 2020, passando da un +40% del 2019 a un -5%, Secondo un’indagine dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Nel suo complesso, il mercato ha comunque retto, facendo registrare un valore superiore al mezzo miliardo di euro.

Tra i mesi di marzo e di maggio, durante il primo lockdown, le vendite nel settore sono drasticamente crollate, con perdite registrate tra il -60% e il -100% rispetto allo stesso trimestre del 2019. Tuttavia, nel corso dell’anno ci sono stati forti segnali di ripresa, con buoni tassi di crescita tra settembre e novembre.

1Control, l’italiana della Smart Home

1Control nasce a Brescia dall’idea di Francesco Sarasini, nei laboratori dell’acceleratore Superpartes. L’idea è quella di realizzare prodotti innovativi, altamente tecnologici e facili da installare, per offrire un nuovo modo di vivere la casa.

La società è formata da un team con forti competenze ed esperienze manageriali, tecniche e commerciali, corrispondenti a 115 anni uomo complessivi. Sviluppa prodotti Smart Home per la digitalizzazione degli accessi alla casa e all’azienda. Si rivolge sia a privati che clienti B2B, per la gestione dell’accesso di flotte in azienda o per hotel e B&B.

1Control ha realizzato un dispositivo universale per aprire cancelli, garage e portoni, che copia e replica il tradizionale radiocomando di qualsiasi marca. Basato su tecnologia IoT, il dispositivo è collegato a una app gratuita per smartphone, e gestibile anche fuori casa, da qualsiasi dispositivo connesso e smartwatch. L’apparecchio funziona in un raggio di 15-20 metri e permette l’utilizzo fino a 10 utenti, per azionare da uno a quattro cancelli o garage.

Dopo aver raccolto più di 800mila euro da investitori professionali privati, imprenditori e manager che vantano esperienze industriali nei settori dell’elettronica, dell’informatica e della robotica, la PMI ha lanciato nel 2018 una campagna di crowdfunding su Mamacrowd, raccogliendo oltre 270mila euro.

Oggi è disponibile in 17 paesi europei: Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Austria, Croazia, Irlanda, Danimarca, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia.

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Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

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Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

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Bought By Many: l’unicorno insurtech che assicura gli animali domestici

I prodotti assicurativi per animali domestici si fanno strada nei già affollati mercati europei e americani, e i risultati raggiunti dalla startup britannica Bought By Many ne sono la prova. A inizio giugno la compagnia ha infatti raccolto 350 milioni di dollari (286 milioni di euro), raggiungendo una valutazione da 2 miliardi di dollari.

Vediamo come funziona Bought By Many e quali sono i punti di forza principali dell’unicorno insurtech.

Bought By Many e le polizze digitalizzate per animali

La compagnia è stata fondata a Londra nel 2012 da Steven Mendel, attuale Ceo, e Guy Farley, Chief Technology Officer. Dopo cinque anni di studio e analisi del settore, nel 2017 Bought By Many ha deciso di specializzarsi nell’ambito delle assicurazioni per animali domestici creando polizze ad hoc attualmente sottoscritte da Great Lakes Insurance, di Munich Re.

I servizi offerti da Bought By Many si rivolgono principalmente ai proprietari di cani e gatti, sono completamente digitalizzati e includono coperture per le condizioni di salute preesistenti o gli interventi veterinari. I diversi piani permettono anche di ricevere un rimborso del 20% del premio se la copertura non viene mai utilizzata durante l’anno, e danno diritto a sconti se si assicura più di un animale.

Con l’app FirstVet, inoltre, Bought By Many offre la possibilità agli utenti di accedere a consulti veterinari virtuali, a qualsiasi ora e ovunque ci si trovi. Le visite effettuate con questa modalità sono gratuite per i clienti assicurati. Il servizio si è rivelato estremamente utile soprattutto durante la pandemia di nuovo coronavirus, che ha ridotto drasticamente le possibilità di libero movimento e i contatti umani non essenziali.

Oltre al Regno Unito la compagnia opera sotto il nome di ManyPets in Svezia e, a partire dal 2021, anche negli Stati Uniti.

I progetti per il futuro

A partire dal 2017 Bought By Many ha chiuso sei round di investimenti raccogliendo cifre sempre più ingenti, dai 7,5 milioni di sterline del 2017 (circa 10,6 milioni di dollari) fino ad arrivare ai 350 milioni di dollari del round di Serie D chiuso a giugno 2021 e guidato da EQT Growth. Il totale dei fondi raccolti è pari a 483 milioni di dollari.

Il 2020 è stato un anno fortunato per gli affari di Bought By Many. Complice il tanto tempo passato in casa, la pandemia di nuovo coronavirus ha fatto aumentare considerevolmente il numero di persone che hanno deciso di assicurare i loro animali domestici: secondo l’Associazione britannica dei produttori di alimenti per animali da compagnia (Pfma), nel Regno Unito a partire dall’inizio dell’emergenza sanitaria ben 3,2 milioni di famiglie hanno assicurato i propri cani o gatti. Questo porta il numero di animali assicurati nel Paese a 34 milioni.

Nel corso degli ultimi 12 mesi Bought By Many ha raddoppiato il suo staff, attualmente composto da 265 dipendenti, e ha in programma di continuare a crescere. “La nostra missione consiste nel rendere il mondo un posto migliore per i proprietari di animali domestici” ha detto il Ceo Steven Mendel. ”Tramite la creazione di polizze uniche, il miglioramento della customer experience e il lavoro a stretto contratto con i veterinari aiutiamo gli animali a mantenersi sani e a vivere più a lungo e serenamente con i propri custodi”.

I nuovi fondi saranno utilizzati per potenziare la crescita della startup, favorire l’espansione internazionale e sviluppare nuovi prodotti assicurativi.

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