Insurtech, la vera gara è scoprire il “valore intrappolato”

Tesla, adesso, parla. Elon Musk ha postato sui social un video della Model S che chiacchiera con i pedoni. Una delle tante stravaganze del vulcanico imprenditore? Non proprio. Più che altro sembra essere la prova generale di una nuova funzionalità che potrebbe essere utilizzata nella prossima flotta di robot-taxi che l’azienda americana presto lancerà. Infatti l’auto invita i pedoni a salire a bordo.

È il momento di fare pivot verso il futuro

Oggi Tesla, secondo alcuni calcoli fatti da analisti di oltreoceano, è la casa automobilistica che vale di più nella storia americana: a inizio 2020 la sua capitalizzazione di Borsa raggiunge quasi quella di Ford e General Motors messe insieme. Perché Tesla sta immaginando (e costruendo) il futuro dell’auto con più agilità e disinvoltura di tanti storici marchi. Il decennio che si apre vedrà quella che certamente è la più grande trasformazione dell’auto dalla sua creazione. E dei business collegati, ovviamente. “Per quella che è la nostra esperienza, poche imprese sono pronte ad abbracciare il nuovo, anche quando è ormai evidente che il core busi­ness si sta sgonfiando”, scrivono Omar Abbosh, Paul Nunes e Larry Downes nel libro Pivot verso il futuro appena pubblicato in Italia da Egea. Tre uomini Accenture che mettono a frutto l’esperienza fatta proprio nella “riconversione” della società di consulenza. Nunes e Downes sono anche gli autori di Big Bang Disruption, uno dei testi di riferimento per comprendere “l’innovazione devastante”.

Il “valore intrappolato” nel Now

Torniamo all’auto. Man mano che i veicoli diventeranno sempre più autonomi, si ricorda nel volume, le compagnie di assicurazione dovranno trovare altri beni da assicurare o altre proposte per i loro clienti. “Ogni im­presa deve individuare la propria strada verso il nuovo, preservando quegli aspetti centrali (come la cultura) che a suo tempo ne hanno decretato il successo”, scrivono Nunes & Co, che insistono molto sul “Now”. Prodotti e servizi vecchi (Old) vanno abbandonati. Il presente che ancora funziona non può e non deve essere cancellato ma va “interpretato” alla luce delle tecnologie digitali per fare emergere il “valore intrappolato” tra le pieghe di organizzazioni, processi e visioni superate per poi impiegare le risorse ricavate nel “New”, nella innovazione vera che porta verso il futuro.

Un approccio moderato che, mentre riduce l’impatto disruptive dell’innovazione, segnala l’importanza e l’urgenza di lavorare per individuare e portare sul mercato quel “valore intrappolato” che, se non utilizzato, prima o poi diventerà l’elemento competitivo di un concorrente o un new comer. Ecco un bell’esempio che arriva proprio dal settore assicurativo.

Il caso della compagnia sudafricana AllLife

La compagnia sudafricana AllLife è stata prima al mondo a offrire una copertura completa a persone sieropositive. “In un Paese in cui quasi il 20% della popolazione adulta convive con il virus dell’AIDS, la compagnia ha già attivato circa centomila polizze di questo tipo”, viene ricordato nel libro. Come ha fatto AllLife ad assicurare quel che veniva considerato «non assicurabile»? “La compagnia raccoglie i profili dettagliati dei clienti e utilizza i dati in combinazione con quelli ricavati da altre persone che assicura, e questo le permette di personalizzare i suggerimenti da offrire a ciascun cliente affinché gestisca al meglio la propria condizione. Dopo aver raccolto i dati necessari, AllLife impiega algoritmi proprietari per fornire un prodotto di assicurazione sulla vita economicamente vantaggioso”. «Quella che ormai definiamo robo-sottoscrizione si avvale di una tecnologia in grado di estrarre una grande quantità di informazioni mediche e di sottoporle a un processo decisionale che ci consente di automatizzare il trattamento della maggior parte delle informazioni che le compagnie di assicurazione sulla vita processano invece manualmente», spiegava nel 2019 a Business Insider il CEO e fondatore Ross Beerman, che aggiungeva: «Ci occupiamo attivamente della salute delle persone. Diciamo alla gente: non dimenticarti di fare questa o quell’altra cosa. Lo facciamo tramite messaggi, email, a volte anche attraverso chiamate telefoniche. Interveniamo, insomma»

Il vantaggio delle imprese data driven

Il caso AllLife dimostra che ad avere le maggiori probabilità di riuscire a liberare il “valore intrappolato” sono le aziende data driven, quelle in grado di raccogliere, gestire, interpretare e usare bene i dati. E possono farlo su livelli diversi:la stessa impresa, il settore di attività, i propri clienti. AllLife ha aperto una nuova linea di business con un prodotto che non c’era, ha migliorato le condizioni di salute e abbassato i tassi di mortalità dei suoi clienti ottenendo anche un indubbio effetto sociale positivo.

Fare innovazione, quindi, non significa sempre e necessariamente cambiare tutto, inventarsi cose straordinarie o fare altro. I risultati si possono ottenere anche guardando con occhi nuovi al core business e soprattutto sviluppando la capacità di “rivisitarlo” con iniezioni di tecnologia e di innovazione. Una grande opportunità per le compagnie di assicurazione che hanno un patrimonio di fiducia da capitalizzare e una mission immutata: vendere protezione e serenità ai loro clienti. Quante nuove opportunità stanno preparando fenomeni come Tesla? Quali nuovi servizi sono già possibili migliorando la conoscenza e i comportamenti dei clienti-guidatori? Sono stati davvero tutti esplorati e testati?

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Sharing economy, una sfida aperta per le Compagnie assicurative

Che il successo e la crescita della sharing economy abbiano aperto nuove prospettive nei settori direttamente coinvolti dal nuovo modello di attività economiche (dal car sharing al coworking, dal food delivery all’housing, solo per citare le più note) è ormai palese. Meno evidente, ma altrettanto profondo, è invece l’impatto su settori trasversali che costituiscono l’infrastruttura abilitante della sharing economy: uno su tutti, quello assicurativo. E proprio nel settore insurance la sharing economy apre grandi opportunità, dato che attualmente le polizze sono nella maggior parte dei casi studiati per attività tradizionali e non per coprire i rischi riferibili al nuovo ecosistema.

Sharing economy e polizze: l’expectation gap

Per quanto riguarda le piattaforme p2p, ad esempio, il Lloyds’ Innovation Report 2018 sulla gestione dei rischi da parte di imprese e utenti della sharing economy ha messo in luce quello che viene definito “expectation gap”: il 53% delle piattaforme di sharing ritiene che la responsabilità ultima dell’utilizzo del servizio debba essere del consumatore, mentre il 53% dei consumatori è convinta che debba essere delle piattaforme. È chiaro quindi che in scenari come questo, dove domina l’incertezza relativa alla copertura dei rischi, le compagnie assicurative potrebbero trovare terreno fertile per proporre prodotti ad hoc, ritagliandosi una nuova fetta di mercato e, al tempo stesso, determinando uno standard in un mercato che, al momento, soffre ancora dei problemi di gioventù (e di una certa anarchia che certamente non aiuta né le imprese né i consumatori in quanto a fiducia nel sistema).

Sharing economy e polizze: che cosa manca

Lo stesso rapporto dei Lloyds mette infatti in luce che il 71% degli utenti sarebbe più propenso a utilizzare i servizi della sharing economy se questi fossero coperti da una polizza assicurativa, il 70% di coloro che non condividono i propri beni (che siano auto, case o qualunque altro oggetto dell’economia condivisa) sarebbe più propenso a farlo se una polizza assicurativa li tutelasse, e il 78% dei fornitori di servizi potrebbe attrarre più utenti se a fornire la copertura assicurativa fosse nativamente la piattaforma. Le compagnie assicurative potrebbero quindi avere un ruolo fondamentale nello sviluppo, fornendo quelle certezze al momento assenti.

Sharing economy e polizze: pochi investimenti

Ciononostante, il settore assicurativo sembra ancora restio a investire: stando al 2018 Technology Vision Report di Accenture solo il 2% dei manager delle compagnie assicurative crede che la sharing economy abbia “un buon potenziale” e per questo ha già lanciato prodotti dedicati a questo mercato, mentre il 44% indica genericamente di essere pronto a entrarvi “presto”, e il 27% sta valutando l’opportunità. Il 6%, infine, crede che qualche potenzialità ci sia ma non sta considerando di investire con nuovi prodotti dedicati al settore, e l’1% è convinto che la sharing economy non abbia alcuna potenzialità per il mondo assicurativo.

Sharing economy e polizze: un business senza precedenti

Eppure i numeri sembrano far intravedere una possibilità di business senza precedenti: secondo eMarketer la sharing economy crescerà a livello globale dai 15 miliardi di dollari di fatturato del 2014 a 335 miliardi di dollari nel 2025, e nel 2021, solo negli Stati Uniti, ben 86 milioni e mezzo di persone parteciperà in qualche misura come p2p alla sharing economy. Il rischio per le compagnie assicurative, che in molti casi sono state alla finestra a guardare, è dunque ora quello di non riuscire a stare al passo: nelle scorse settimane Tesla ha lanciato la propria polizza assicurativa per i possessori delle sue auto in California, annunciando già di avere in programma una polizza ad hoc anche per supportare il network di Tesla ride sharing. E già nel 2016 il CEO della francese Axa (tra le prime, nel 2015, a testare il settore con una partnership con BlaBlaCar), Thomas Buberl, aveva spiegato al Financial Times che “oggi i nostri competitor sono Allianz e Generali, ma domani potrebbero essere Google e Facebook”. Per i grandi gruppi assicurativi, ma anche per le snelle startup del mondo insurance, dunque, la sfida della sharing economy è aperta. Ma va presa al volo, prima che ad approfittarne siano i colossi della Silicon Valley.

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Tesla Insurance è arrivata e userà i dati per concorrere sui prezzi

Non più solo auto elettriche e infrastrutture di ricarica: l’ecosistema Tesla cresce e arriva anche nel ramo assicurativo, come lo stesso fondatore e ceo aveva preannunciato alcuni mesi fa. L’azienda di Elon Musk ha infatti lanciato la scorsa settimana (per ora solo per gli utenti californiani) Tesla Insurance, un’offerta assicurativa “a prezzi competitivi – sottolinea una nota – progettata per offrire ai proprietari di Tesla tariffe inferiori fino al 20% e in alcuni casi fino al 30%”.

La polizza offerta ai proprietari delle elettriche della casa californiana, prosegue la nota, “è in grado di sfruttare la tecnologia avanzata, la sicurezza e la manutenzione delle nostre auto per fornire un’assicurazione a un costo inferiore”, che tiene conto anche dei sistemi di sicurezza attiva e delle funzionalità di assistenza alla guida montati a bordo dei veicoli.

Proprio Musk è da sempre tra i principali sostenitori della filosofia secondo la quale i costi assicurativi debbano essere sempre più ridotti man mano che la tecnologia di assistenza alla guida e di guida autonoma aumenta la sicurezza dei veicoli. E poiché le grandi compagnie americane hanno sempre risposto che per ora non ci sono dati a sufficienza per verificare e convalidare le promesse dell’industria automobilistica sui vantaggi, in termini di sicurezza, dell’innovazione tecnologica, rifiutando così di abbassare i prezzi, il patron di Tesla ha deciso di fare da sé.

Alla base del calcolo del premio assicurativo di Tesla Insurance (il cui tariffario per il momento non è noto), infatti, sembra esserci una mole di dati ottenuti proprio dalle vetture: dai tracciati gps alle immagini delle telecamere di bordo, dalla telemetria sui sistemi di bordo all’utilizzo della guida autonoma. Dati che, ha garantito il capo del settore assicurativo dell’azienda di Musk, Matthew Edmonds, saranno utilizzati solo dietro esplicita autorizzazione del conducente per ottenere un premio personalizzato e solo in base alle leggi dei singoli Stati nei quali il prodotto assicurativo verrà venduto. Per il resto, assicura Tesla, il calcolo dei tassi assicurativi si basa sulle caratteristiche delle auto e su un’enorme mole di dati aggregati anonimi, oltre che sui soliti parametri standard utilizzati da qualunque compagnia assicurativa come età del conducente, anni di esperienza alla guida, incidenti pregressi e chilometraggio annuale.

Per quanto riguarda invece il partner assicurativo al quale la casa californiana si appoggia, il nome non è stato ufficialmente reso noto. Ma sul sito web del Dipartimento delle Assicurazioni della California Tesla risulta autorizzata ad agire come mediatore per conto di State National Insurance Company Inc, divisione della multinazionale assicurativa Markel.

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Tesla, in arrivo la sua polizza assicurativa

Entro un mese Tesla potrebbe lanciare un prodotto assicurativo legato al mondo automotive: l’annuncio è stato dato direttamente dal CEO dell’azienda, Elon Musk, durante una conferenza con gli analisti per la presentazione dei risultati del primo trimestre. E secondo il fondatore di Tesla l’assicurazione auto che è in fase di sviluppo sarà “più avvincente di qualsiasi altro prodotto” già esistente nel settore.

Musk non ha fornito ulteriori dettagli, anche se tutto lascia pensare che l’assicurazione preveda sconti e agevolazioni per i veicoli che montano Autopilot, il sistema di guida automatica di Tesla la cui presenza viene già condivisa dall’azienda con i network assicurativi americani, che possono quindi già conseguentemente adattare i premi. E anche Musk ha garantito che la stessa informazione (cioè la presenza o meno di Autopilot) “sarà incorporata nei premi del nostro prodotto assicurativo che sarà lanciato il mese prossimo”.

Tesla, del resto, ha una possibilità unica sul mercato, che è quella di rilevare e analizzare i dati di guida grazie ai quali creare un profilo di rischio del conducente molto più aderente alla realtà di quelli generati dagli attuali algoritmi delle compagnie di assicurazione. Potrebbe però aprirsi un problema relativo alla privacy: il CEO di Tesla ha infatti detto apertamente che, per accedere a premi inferiori, i clienti che scelgono l’assicurazione di Tesla potrebbero doversi impegnare “a non guidare l’auto come pazzi” (e se lo facessero sarebbero comunque immediatamente scoperti).

Per essere veramente “dirompente” come annunciato da Musk, però, il nuovo prodotto assicurativo dovrà avere anche altre caratteristiche: polizze che consentono l’accesso a scontistiche in caso di presenza di Autopilot sono infatti già presenti sul mercato (ad esempio propone un prodotto simile la startup Root). E dovrebbe essere diverso anche da una semplice assicurazione “casco” che copra le riparazioni dei proprietari di una Tesla in caso di incidente: un prodotto del genere è stato infatti già lanciato nel 2017 proprio da Tesla in collaborazione con la compagnia Liberty Mutual.

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