Mobility as a service, tutto sul nuovo sistema di mobilità che sta impattando sulle assicurazioni

L’evoluzione del trasporto, dalla smart mobility alla MaaS (mobility as a service), rappresenta una grande sfida non solo per i produttori di automobili ma anche per il mercato assicurativo. Da un lato perché con l’incremento dei servizi di mobilità in bundle e in sharing il numero di polizze auto individuali è destinato a calare. Dall’altro perché proprio la crescita dei nuovi servizi costituisce un’opportunità per entrare in nuovi segmenti di mercato. Da parte dei player del mondo assicurativo, però, sarà necessario studiare nuovi modelli di business per poter riuscire a cogliere appieno queste occasioni. E capire bene che cosa si intende per mobility as a service, come funziona, quali sono i vantaggi. Ecco una guida di EconomyUp con tutte le risposte. 

Mobility as a service, che cos’è

La MaaS – Mobility as a Service è mobilità come servizio. Si basa sul concetto di abbonamento, oppure sulla formula del pay per use (pagamento  in base al concreto utilizzo), e si sta diffondendo in modo particolare nelle grandi città.

Come funziona

Una volta corrisposto un forfait mensile al service provider, l’utente può pianificare il proprio viaggio su una piattaforma software che in automatico propone e permette di prenotare tutti i mezzi necessari, sia pubblici sia privati (treni, bus, taxi, car e bike sharing) per compiere il percorso. Oltre naturalmente alla propria destinazione, a seconda delle opzioni proposte dalla applicazione, ogni persona può indicare preferenze sul mezzo da utilizzare e così via; sarà poi il tool a suggerire la combinazione più efficace e conveniente, integrando le diverse opportunità di movimento che un agglomerato urbano può offrire, dal sistema di trasporti pubblici a tutti i vari servizi che possono trovarsi nelle città (bike sharing, car sharing eccetera).

Queste piattaforme – riporta ancora EconomyUp – lavorano con l’obiettivo di ottimizzare i tempi, ma anche di paragonare i costi e tengono addirittura conto delle condizioni meteo. A questo punto, una volta individuato ciò che si preferisce fare, mediante lo stesso sistema si potrà prenotare e pagare per la soluzione prescelta.

EVENTO

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Automotive

In pratica, mobility as a service si caratterizza per tre aspetti principali: per il fatto di poter fruire di tutti i servizi di mobilità a consumo; in quanto è un servizio utilizzabile ovunque e perché rende semplice e immediato il pagamento.

Cloud, IoT -Internet of Things, Intelligenza artificiale e machine learning sono le principali tecnologie su cui si basa la possibilità di proporre un servizio di mobility as a service.

Mobility as a service, quali sono i vantaggi

Premesso che l’obiettivo delle pubbliche amministrazioni che promuovono questa modalità di spostamento è quello di fare in modo che si vada abbandonando l’utilizzo dell’auto privata, sono molteplici i vantaggi determinati dal MaaS per i privati, per le aziende che offrono servizi di trasporto e per la collettività. Prima fra tutti, la riduzione del traffico e dell’inquinamento (sia atmosferico sia acustico).

Inoltre, gli utenti del servizio potranno spendere meno per i loro spostamenti, diminuirne i tempi,  muoversi in maniera più sicura, grazie al fatto, tra l’altro, che potranno sempre avere informazioni aggiornate in tempo reale sulla situazione del percorso che stanno compiendo.

D’altra parte, gli operatori del mondo del trasporto, avendo una vasta mole di dati su cui costruire le proprie strategie, potranno ottimizzare i loro servizi rispondendo in maniera puntuale alle necessità dei propri interlocutori. A questo proposito anche i gestori del traffico, così come le autostrade potranno optare per soluzioni e prezzi modulari in base all’utilizzo, agli orari, alla situazione della strada eccetera.

Un giro d’affari miliardario

Nel KPMG Global Automotive Executive Survey 2019  la metà degli intervistati con una macchina di proprietà hanno detto di aspettarsi di non averla più entro il 2025. Lo stesso trend, si legge nel medesimo studio, andrà affermandosi nelle aziende dove si procederà a una ottimizzazione del parco auto. Sono le conseguenze della rapida diffusione di servizi di mobilità alternativi.

Secondo i dati di una ricerca BIS Research dell’anno scorso, negli anni che trascorreranno tra il 2018 e il 2028 il concetto di trasporto come servizio a livello globale genererà un giro di affari in incremento anno su anno di quasi il 50%, le revenue derivate da questo mercato dagli oltre 31 miliardi di dollari dei 12 mesi scorsi passeranno a quasi 1.760 miliardi.

Osservando questo fenomeno da un altro punto di vista, e ciò è stato fatto in uno studio recente di McKinsey sulla mobilità integrata, gli analisti si aspettano un aumento degli spostamenti, ossia della volontà di muoversi da parte delle persone, grazie al fatto di poter fruire di soluzioni di viaggio più convenienti. E’ previsto un incremento tra il 20 e il 50%, il che innesca un circolo virtuoso, anche in termini economici, che può avere un impatto importante su tutta la collettività.

Gli analisti si aspettano, in generale, che con l’affermazione del 5G si assista a una accelerazione dell’utilizzo di queste piattaforme applicative. Poter contare su connettività più efficace significa infatti inviare comunicazioni in tempo reale per rispondere in maniera precisa alle esigenze dei viaggiatori.

Mobility as a service, case study italiani e internazionali

I primi a sperimentare questa tipologia di servizi sono stati i finlandesi e, nello specifico, gli abitanti di Helsinki che già dal 2016 hanno la possibilità di fruire della Whim app che si occupa proprio di identificare per loro la modalità migliore per raggiungere una località.

In uno studio Deloitte di qualche tempo fa sono riportati diversi esempi di applicazioni e progetti pilota di Mobility as a service. Tra questi il progetto Communauto/Bixi avviato nel Quebec in Canada dove alcune aziende municipalizzate di trasporti hanno deciso di proporre pacchetti che includessero nella propria offerta di mezzi pubblici la possibilità di usare sia il servizio di bikesharing (di Bixi) sia quello di carsharing (dell’altro fornitore).

A Gothenburg, in Germania, UbiGo alle precedenti tipologie di mezzi di trasporto aggiunge la possibilità di affittare la macchina, di utilizzare taxi, il tutto sfruttabile mediante una sola applicazione che, tra l’altro, ha l’interessante possibilità di assegnare bonus agli utenti nel caso facciano scelte di spostamento sostenibili. Ma ci sono molti altri esempi di app di questo tipo in tutto il mondo, inclusa l’Italia.

In particolare – puntualizza EconomyUp – proprio alla fine di marzo di quest’anno, lgiunta comunale di Torino ha approvato un progetto MaaS teso a disincentivare l’uso dei veicoli privati che prevede buoni di mobilità da utilizzare per spostarsi in città sfruttando servizi di trasporto a basso impatto ambientale, sostenibili e in condivisione, così come bike sharing, corse di taxi e sempre più le opportunità si apriranno ad altri servizi di sharing.

Anche a Milano, tra le città italiane che si caratterizzano per il proprio modello di mobilità evolute, si sta riflettendo su mobility as a service per proseguire nell’impegno sulla mobility di nuova generazione.

L’importanza del pagamento mobile

Per poter diffondere questi servizi di MaaS rendendoli sempre più appetibili per gli utilizzatori, come abbiamo visto negli esempi precedenti, è fondamentale costruire un ecosistema di provider coinvolgendo vari attori e tipologie di proposte. Ugualmente essenziale è garantire soluzioni di pagamento mobile che rendano immediato e agevole l’utilizzo dei servizi.

A tal proposito, Telepass ha lanciato “Telepass Pay X” in collaborazione con BNL-Bnp Paribas che consiste in un conto corrente e una carta prepagata per servizi di mobilità, ma anche per pagamenti quotidiani . Questo servizio garantisce transazioni veloci e sicure sempre e ovunque, è aperto a terze parti e quindi vi si possono costruire intorno soluzioni che man mano si possono arricchire coinvolgendo più aziende, non necessariamente legate alla mobilità in senso stretto. Un esempio concreto in questo senso è WashOut,  la startup milanese che ha presentato l’app per lavare auto e moto ovunque siano parcheggiati. Il limite dell’offerta di servizi è dunque davvero solo quello rappresentato dalla fantasia.

L’articolo Mobility as a service, tutto sul nuovo sistema di mobilità che sta impattando sulle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

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Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

L’articolo Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020 proviene da InsuranceUp.


Luciano Floridi, per avere successo con i dati ci vuole etica

I dati in mano alle aziende non sono un giacimento petrolifero da sfruttare per il proprio tornaconto, ma un’opportunità per offrire un servizio migliore al cliente o per mantenere la fedeltà dei propri dipendenti.

“Devono essere utilizzati dalle imprese in modo altruistico, perché l’etica fa bene all’economia” dice Luciano Floridi, filosofo e massimo esperto di Etica digitale, in un’intervista esclusiva a EconomyUp incentrata sulla Human Data Science. Un tema a cui BNP Paribas Cardif, per esempio, ha dedicato la sesta edizione del contest Open-F@b Call4Ideas, in collaborazione con InsuranceUp,  scaduto il 28 ottobre 2019.

Che cos’è la Human Data Science

Con Human Data Science si intende un modello multidisciplinare che vuole offrire una nuova chiave di lettura dei big data, mantenendo le persone al centro per capire i loro bisogni e verificare come soddisfarli.  Ogni giorno le persone producono una quantità di dati infinita: si parla di 2,5 x 1018 Terabyte, e il trend è destinato ad aumentare esponenzialmente. Come interpretarli e valorizzarli? Un aiuto arriva dalla tecnologia attraverso i big data e l’Intelligenza artificiale, ma per gestire questo prezioso patrimonio nel modo più opportuno stanno entrando in gioco nuovi modelli. Modelli che, appunto, devono riuscire a comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati utilizzando un approccio umano-centrico.

Luciano Floridi, professore ordinario di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford, direttore del Digital Ethics Lab e chairman del Data Ethics Group dell’Alan Turing Institute, condivide questa tesi. “Ormai qualsiasi azienda – dice – deve avere una cultura del dato che vada a cogliere gli aspetti umano centrici e customer-oriented”.

“I dati NON sono il nuovo petrolio”

“Si dice che i dati sono il nuovo petrolio – prosegue Floridi intervistato da EconomyUp – ma io non la penso così. È una pessima idea, per un’impresa, considerare i dati come un giacimento petrolifero. Secondo me oggi il business non lo fa abbastanza ed è un’enorme opportunità mancata”.
“Le aziende devono essere più altruiste”
Cosa dovrebbero dunque fare le aziende per sfruttare le opportunità offerte dai dati? “Essere altruiste in maniera intelligente. Vincono quelle che hanno capito che la maggior parte del valore aggiunto è intangibile: know how, reputazione, forza lavoro”.

Human Data Science e Insurance

Floridi passa poi a elencare alcuni esempi concreti di come la Human Data Science può essere applicata nei diversi settori di mercato. Per esempio nell’insurance. “Immagino un’assicurazione che, in cambio dei dati, offra ai clienti un servizio di prevenzione gratuito oppure di supporto, per esempio quando si accorge che l’utente è bloccato con l’auto in mezzo alla campagna. Grazie alla disponibilità e alla gestione dei dati, la compagnia assicurativa sa che il cliente è fermo in quel punto, perciò lo può contattare in automatico e chiedergli se va tutto bene. Se poi quella compagnia ha un controllo sull’auto e si rende conto che sta funzionando male, potrebbe far arrivare sul posto il carroattrezzi. Il cliente gliene sarebbe infinitamente grato”.

Human Data Science e Banking

Possono essere molteplici anche le applicazioni della Human Data Science nel banking. E altrettanti possono essere gli esempi. Al filosofo originario di Roma e trapiantato ad Oxford ne viene in mente uno: “Una banca che non mi fa riempire i bollettini perché già conosce tutti i miei dati”.

Human Data Science per il welfare aziendale

“Se in una fabbrica 4.0 – ipotizza il docente – i sensori realizzano che, nell’uso di alcuni macchinari da parte di un operaio, c’è qualcosa che non va, l’azienda dovrebbe usare questi dati per prevenzione, cura e supporto della persona, non per licenziarlo. Oppure immaginiamo che un altro dipendente faccia molte assenze. Con i big data oggi in possesso delle imprese, l’assenteismo è immediatamente identificabile. Il passo successivo dovrebbe essere quello di chiedersi perché la persona in questione sta facendo tante assenze e se l’impresa può darle una mano. È insomma necessario un utilizzo umano-centrico e altruista dei dati”.

La tecnologia non è neutrale: va usata a favore di clienti e forza lavoro, non solo delle aziende.
In conclusione, sintetizza Floridi, non è vero, come qualcuno dice, che la tecnologia di per sé non è né un bene né un male, ma dipende da come viene usata. “La tecnologia è come un coltello: non si può dire che taglia o non taglia a seconda di come viene usato, un coltello taglia sempre. Diciamo piuttosto che è un coltello bilama, ovvero ha doppia valenza. La richiesta che deve arrivare dal mondo del lavoro, e anche da quella parte di sindacato più collaborativo, deve essere: facciamo in modo che almeno questo coltello tagli da entrambe le parti. Cioè che la bivalenza della tecnologia sia o a favore della forza lavorativa, o anche a favore della forza lavorativa. Non può e non deve essere soltanto a favore della produzione dell’azienda”.

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10 startup italiane dei big data

Wecash è una piattaforma cinese per la valutazione dei big data in ambito creditizio che fornisce soluzioni per le aziende tecnologiche. Utilizza algoritmi di apprendimento automatico per fornire valutazioni del credito in meno di 15 minuti. Grazie all’estrazione di dati pubblici su mobili da circa 600 milioni di utenti, Wecash è in grado di fornire rapidamente valutazioni di credito estese e costruire modelli predittivi per valutare il livello di rischio dei clienti. Ha ottenuto investimenti per oltre 327 milioni di dollari.

Secondo una ricerca degli Osservatori del Polimi che ha preso in esame 790 startup internazionali del settore Big Data è tra le aziende più finanziate al mondo in ambito big data, insieme a Helix e Confluent. Gli investimenti globali in società di questo settore hanno toccato i 6,4 miliardi di dollari di finanziamento.

Per quanto riguarda il mercato, sempre secondo gli Osservatori, quello italiano ha raggiunto nel 2018 un valore complessivo di 1,393 miliardi di euro, in crescita del 26% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma il trend positivo degli ultimi tre anni, in cui il settore è cresciuto in media del 21% ogni dodici mesi.

Il 45% della spesa in Analytics è dedicata ai software (database e strumenti per acquisire, elaborare, visualizzare e analizzare i dati, applicativi per specifici processi aziendali), il 34% ai servizi (personalizzazione dei software, integrazione con i sistemi informativi aziendali, consulenza di riprogettazione dei processi) e il 21% alle risorse infrastrutturali (capacità di calcolo, server e storage da impiegare nella creazione di servizi di Analytics). I software sono anche l’ambito con la crescita più elevata (+37%), seguito dai servizi (+23%) e risorse infrastrutturali (+9%). Tra i comparti merceologici, invece, i primi per quota di mercato sono le banche (28% della spesa), manifatturiero (25%) e telco – media (14%), seguiti da servizi (8%), GDO/Retail (7%), assicurazioni (6%), utility (6%) e PA e sanità (6%).

Un mercato che è dunque pronto ad assorbire le proposte anche delle startup italiane che l’Osservatorio Startup Intelligence, ha ricondotto a quattro categorie principali:

le Technology, si occupano della raccolta, elaborazione, immagazzinamento e integrazione dei dati, in questa categoria rientra:

  • Bottega52, startup mette a disposizione know how e consulenza strategica nell’implementazione e manutenzione di sistemi e servizi in ambito Internet delle Cose, Fast Data Engineering, e Cloud Computing Scalabile;

i Data Enricher, si occupano di raccogliere e mettere direttamente a disposizione i dati (Data Provider) o di offrire sistemi che ne favoriscano lo scambio tra privati o tra aziende (Data Marketplace);

  • Hoda ha creato la piattaforma Weople-Lifekosmos che mette a disposizione un database raccolto in maniera non solo conforme alla normativa, ma anche eticamente utilizzabile; inoltre tutte le informazioni raccolte sono certificate dalle stesse persone, permettendo di comunicare con i consumatori in logica altamente personalizzata;

gli Analytics System, ovvero piattaforme di Analytics orientate a supportare specifiche tipologie di analisi non riconducibili univocamente a un ambito di utilizzo, in questa categoria rientrano:

  • AirHive, focalizzata sull’identificazione della posizione migliore in cui installare i sensori, utilizzando tecniche di machine learning per prevedere la diffusione degli inquinanti nell’aria e allertare le autorità in caso di potenziali fattori di rischio per la salute (ma fornisce anche strumenti al grande pubblico per conoscere il livello di inquinamento degli ambienti);
  • Arbitryum, soluzione che abilita le aziende ad offrire servizi di comparazione (principalmente pensati per i settori telco, energy e insurance) con time-to-market e prezzi competitivi;
  • ARGO Vision, startup innovativa che progetta soluzioni basate su intelligenza artificiale, specializzata nello sviluppo di algoritmi di Computer Vision e Machine Learning e operativa su molteplici mercati quali: Realtà Aumentata / Virtuale, Smart Manufacturing e Industria 4.0, Analisi Video e Biometrica, Big Data e molti altri;
  • ElifLab, una data science boutique che offre progettazione di algoritmi, sviluppo di diverse tipologie di analisi (behavioural analytics, text analytics, network analytics, image analytics)e di prototipi e software per l’analisi e la visualizzazione dei dati;
  • Studiomapp che è specializzata in Sistemi informativi territoriali, analisi di dati satellitari, Open data, Software Analysis and Development; è stata premiata dalla NATO in un progetto per il monitoraggio marittimo e dal Pentagono in un concorso orientato a trovare soluzioni innovative per la sicurezza nazionale e le operazioni di soccorso in caso di calamità;

le Application, in cui sono contenute tutte quelle startup che hanno sviluppato un’offerta specializzata per una particolare Industry (Healthcare, Finance, Agriculture…) o per un’area aziendale, le Department Oriented (Marketing, HR, Finance & Controlling, etc.):

  • Axyon, è specializzata nello sviluppo di software basati su algoritmi di deep learning; integrando dati ottenuti tramite partnership con i principali data provider del settore e dati forniti dalla stessa azienda cliente, offre modelli predittivi che forniscono una maggiore accuratezza rispetto ai modelli tradizionali;
  • GenomeUp, una startup che offre una soluzione in Cloud di supporto clinico alla decisione medica; la soluzione applica gli algoritmi di apprendimento automatico sui dati di sequenziamento del DNA, al fine di accelerare la diagnosi di malattie rare;
  • Zeotap, propone una soluzione che abilita il “People Based Marketing”: grazie ad accordi con data partner internazionali e locali, la startup è in grado di identificare e produrre profilazioni di clienti basati su dati deterministici, sociodemografici, di purchase intent e legati agli interessi.

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Luciano Floridi, per avere successo con i dati ci vuole etica

I dati in mano alle aziende non sono un giacimento petrolifero da sfruttare per il proprio tornaconto, ma un’opportunità per offrire un servizio migliore al cliente o per mantenere la fedeltà dei propri dipendenti.

“Devono essere utilizzati dalle imprese in modo altruistico, perché l’etica fa bene all’economia” dice Luciano Floridi, filosofo e massimo esperto di Etica digitale, in un’intervista esclusiva a EconomyUp incentrata sulla Human Data Science. Un tema a cui BNP Paribas Cardif, per esempio, ha dedicato la sesta edizione del contest Open-F@b Call4Ideas, in collaborazione con InsuranceUp (qui la pagina dedicata) che scade il 28 ottobre 2019.

Che cos’è la Human Data Science

Con Human Data Science si intende un modello multidisciplinare che vuole offrire una nuova chiave di lettura dei big data, mantenendo le persone al centro per capire i loro bisogni e verificare come soddisfarli.  Ogni giorno le persone producono una quantità di dati infinita: si parla di 2,5 x 1018 Terabyte, e il trend è destinato ad aumentare esponenzialmente. Come interpretarli e valorizzarli? Un aiuto arriva dalla tecnologia attraverso i big data e l’Intelligenza artificiale, ma per gestire questo prezioso patrimonio nel modo più opportuno stanno entrando in gioco nuovi modelli. Modelli che, appunto, devono riuscire a comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati utilizzando un approccio umano-centrico.

Luciano Floridi, professore ordinario di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford, direttore del Digital Ethics Lab e chairman del Data Ethics Group dell’Alan Turing Institute, condivide questa tesi. “Ormai qualsiasi azienda – dice – deve avere una cultura del dato che vada a cogliere gli aspetti umano centrici e customer-oriented”.

“I dati NON sono il nuovo petrolio”

“Si dice che i dati sono il nuovo petrolio – prosegue Floridi intervistato da EconomyUp – ma io non la penso così. È una pessima idea, per un’impresa, considerare i dati come un giacimento petrolifero. Secondo me oggi il business non lo fa abbastanza ed è un’enorme opportunità mancata”.
“Le aziende devono essere più altruiste”
Cosa dovrebbero dunque fare le aziende per sfruttare le opportunità offerte dai dati? “Essere altruiste in maniera intelligente. Vincono quelle che hanno capito che la maggior parte del valore aggiunto è intangibile: know how, reputazione, forza lavoro”.

Human Data Science e Insurance

Floridi passa poi a elencare alcuni esempi concreti di come la Human Data Science può essere applicata nei diversi settori di mercato. Per esempio nell’insurance. “Immagino un’assicurazione che, in cambio dei dati, offra ai clienti un servizio di prevenzione gratuito oppure di supporto, per esempio quando si accorge che l’utente è bloccato con l’auto in mezzo alla campagna. Grazie alla disponibilità e alla gestione dei dati, la compagnia assicurativa sa che il cliente è fermo in quel punto, perciò lo può contattare in automatico e chiedergli se va tutto bene. Se poi quella compagnia ha un controllo sull’auto e si rende conto che sta funzionando male, potrebbe far arrivare sul posto il carroattrezzi. Il cliente gliene sarebbe infinitamente grato”.

Human Data Science e Banking

Possono essere molteplici anche le applicazioni della Human Data Science nel banking. E altrettanti possono essere gli esempi. Al filosofo originario di Roma e trapiantato ad Oxford ne viene in mente uno: “Una banca che non mi fa riempire i bollettini perché già conosce tutti i miei dati”.

Human Data Science per il welfare aziendale

“Se in una fabbrica 4.0 – ipotizza il docente – i sensori realizzano che, nell’uso di alcuni macchinari da parte di un operaio, c’è qualcosa che non va, l’azienda dovrebbe usare questi dati per prevenzione, cura e supporto della persona, non per licenziarlo. Oppure immaginiamo che un altro dipendente faccia molte assenze. Con i big data oggi in possesso delle imprese, l’assenteismo è immediatamente identificabile. Il passo successivo dovrebbe essere quello di chiedersi perché la persona in questione sta facendo tante assenze e se l’impresa può darle una mano. È insomma necessario un utilizzo umano-centrico e altruista dei dati”.

La tecnologia non è neutrale: va usata a favore di clienti e forza lavoro, non solo delle aziende.
In conclusione, sintetizza Floridi, non è vero, come qualcuno dice, che la tecnologia di per sé non è né un bene né un male, ma dipende da come viene usata. “La tecnologia è come un coltello: non si può dire che taglia o non taglia a seconda di come viene usato, un coltello taglia sempre. Diciamo piuttosto che è un coltello bilama, ovvero ha doppia valenza. La richiesta che deve arrivare dal mondo del lavoro, e anche da quella parte di sindacato più collaborativo, deve essere: facciamo in modo che almeno questo coltello tagli da entrambe le parti. Cioè che la bivalenza della tecnologia sia o a favore della forza lavorativa, o anche a favore della forza lavorativa. Non può e non deve essere soltanto a favore della produzione dell’azienda”.

Open-F@b Call4Ideas 2019, come funziona

BNP Paribas Cardif cerca startup, scaleup, imprese innovative e giovani studenti che propongano soluzioni in grado di arricchire la catena del valore alimentata dai dati in tanti ambiti di applicazione. Tra questi i servizi innovativi di micro-assicurazione grazie all’estrapolazione di valore aggiunto partendo dalle informazioni già in possesso, tool per la personalizzazione della relazione con il cliente, soluzioni per migliorare la customer journey e il customer well-being, nuovi prodotti assicurativi custom-designed, idee per il posizionamento nell’ecosistema Health, inclusi servizi in ambito nutrizionale e psicologico.
I finalisti di Open-F@b Call4Ideas 2019 saranno selezionati da un Comitato costituito da executive del Gruppo BNP Paribas e di BNP Paribas Cardif, da professionisti universitari nell’ambito delle tecnologie digitali e da esperti, e presenteranno le proprie idee innovative all’evento finale che si terrà a Milano a fine novembre. I tre vincitori avranno la possibilità di essere affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione della loro idea o del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze di business e del mercato.

Qui la pagina con l’application.

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10 startup italiane dei big data

Wecash è una piattaforma cinese per la valutazione dei big data in ambito creditizio che fornisce soluzioni per le aziende tecnologiche. Utilizza algoritmi di apprendimento automatico per fornire valutazioni del credito in meno di 15 minuti. Grazie all’estrazione di dati pubblici su mobili da circa 600 milioni di utenti, Wecash è in grado di fornire rapidamente valutazioni di credito estese e costruire modelli predittivi per valutare il livello di rischio dei clienti. Ha ottenuto investimenti per oltre 327 milioni di dollari.

Secondo una ricerca degli Osservatori del Polimi che ha preso in esame 790 startup internazionali del settore Big Data è tra le aziende più finanziate al mondo in ambito big data, insieme a Helix e Confluent. Gli investimenti globali in società di questo settore hanno toccato i 6,4 miliardi di dollari di finanziamento.

Per quanto riguarda il mercato, sempre secondo gli Osservatori, quello italiano ha raggiunto nel 2018 un valore complessivo di 1,393 miliardi di euro, in crescita del 26% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma il trend positivo degli ultimi tre anni, in cui il settore è cresciuto in media del 21% ogni dodici mesi.

Il 45% della spesa in Analytics è dedicata ai software (database e strumenti per acquisire, elaborare, visualizzare e analizzare i dati, applicativi per specifici processi aziendali), il 34% ai servizi (personalizzazione dei software, integrazione con i sistemi informativi aziendali, consulenza di riprogettazione dei processi) e il 21% alle risorse infrastrutturali (capacità di calcolo, server e storage da impiegare nella creazione di servizi di Analytics). I software sono anche l’ambito con la crescita più elevata (+37%), seguito dai servizi (+23%) e risorse infrastrutturali (+9%). Tra i comparti merceologici, invece, i primi per quota di mercato sono le banche (28% della spesa), manifatturiero (25%) e telco – media (14%), seguiti da servizi (8%), GDO/Retail (7%), assicurazioni (6%), utility (6%) e PA e sanità (6%).

Un mercato che è dunque pronto ad assorbire le proposte anche delle startup italiane che l’Osservatorio Startup Intelligence, ha ricondotto a quattro categorie principali:

le Technology, si occupano della raccolta, elaborazione, immagazzinamento e integrazione dei dati, in questa categoria rientra:

  • Bottega52, startup mette a disposizione know how e consulenza strategica nell’implementazione e manutenzione di sistemi e servizi in ambito Internet delle Cose, Fast Data Engineering, e Cloud Computing Scalabile;

i Data Enricher, si occupano di raccogliere e mettere direttamente a disposizione i dati (Data Provider) o di offrire sistemi che ne favoriscano lo scambio tra privati o tra aziende (Data Marketplace);

  • Hoda ha creato la piattaforma Weople-Lifekosmos che mette a disposizione un database raccolto in maniera non solo conforme alla normativa, ma anche eticamente utilizzabile; inoltre tutte le informazioni raccolte sono certificate dalle stesse persone, permettendo di comunicare con i consumatori in logica altamente personalizzata;

gli Analytics System, ovvero piattaforme di Analytics orientate a supportare specifiche tipologie di analisi non riconducibili univocamente a un ambito di utilizzo, in questa categoria rientrano:

  • AirHive, focalizzata sull’identificazione della posizione migliore in cui installare i sensori, utilizzando tecniche di machine learning per prevedere la diffusione degli inquinanti nell’aria e allertare le autorità in caso di potenziali fattori di rischio per la salute (ma fornisce anche strumenti al grande pubblico per conoscere il livello di inquinamento degli ambienti);
  • Arbitryum, soluzione che abilita le aziende ad offrire servizi di comparazione (principalmente pensati per i settori telco, energy e insurance) con time-to-market e prezzi competitivi;
  • ARGO Vision, startup innovativa che progetta soluzioni basate su intelligenza artificiale, specializzata nello sviluppo di algoritmi di Computer Vision e Machine Learning e operativa su molteplici mercati quali: Realtà Aumentata / Virtuale, Smart Manufacturing e Industria 4.0, Analisi Video e Biometrica, Big Data e molti altri;
  • ElifLab, una data science boutique che offre progettazione di algoritmi, sviluppo di diverse tipologie di analisi (behavioural analytics, text analytics, network analytics, image analytics)e di prototipi e software per l’analisi e la visualizzazione dei dati;
  • Studiomapp che è specializzata in Sistemi informativi territoriali, analisi di dati satellitari, Open data, Software Analysis and Development; è stata premiata dalla NATO in un progetto per il monitoraggio marittimo e dal Pentagono in un concorso orientato a trovare soluzioni innovative per la sicurezza nazionale e le operazioni di soccorso in caso di calamità;

le Application, in cui sono contenute tutte quelle startup che hanno sviluppato un’offerta specializzata per una particolare Industry (Healthcare, Finance, Agriculture…) o per un’area aziendale, le Department Oriented (Marketing, HR, Finance & Controlling, etc.):

  • Axyon, è specializzata nello sviluppo di software basati su algoritmi di deep learning; integrando dati ottenuti tramite partnership con i principali data provider del settore e dati forniti dalla stessa azienda cliente, offre modelli predittivi che forniscono una maggiore accuratezza rispetto ai modelli tradizionali;
  • GenomeUp, una startup che offre una soluzione in Cloud di supporto clinico alla decisione medica; la soluzione applica gli algoritmi di apprendimento automatico sui dati di sequenziamento del DNA, al fine di accelerare la diagnosi di malattie rare;
  • Zeotap, propone una soluzione che abilita il “People Based Marketing”: grazie ad accordi con data partner internazionali e locali, la startup è in grado di identificare e produrre profilazioni di clienti basati su dati deterministici, sociodemografici, di purchase intent e legati agli interessi.

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Gli uomini preferiscono la digital health

La salute è un tema che certamente interessa tutti ed è anche un settore in cui la trasformazione digitale sta incidendo sempre di più, contribuendo alla ricerca medica da un lato e rendendola più accessibile dall’altra. La digital health rende anche più semplice alle persone fare una cosa molto importante per mantenersi in buona salute, ma difficile da mettere in pratica, cioè la prevenzione. Oggi grazie a tanti tipi di dispositivi e un numero eccezionale di app sul proprio telefonino, ciascuno può riuscire a prendersi cura quotidianamente del proprio benessere monitorando la propria alimentazione, facendo più attività fisica, controllare i parametri vitali, curare la propria insonnia, il mal di schiena, per citare le funzionalità più comuni.  MioDottore, piattaforma leader in Italia e nel mondo specializzata nella prenotazione online di visite mediche e parte del gruppo DocPlanner, ha realizzato un’indagine a livello nazionale per comprendere trend emergenti e svelare le abitudini delle persone sulla salute.

L’indagine ha rivelato innanzitutto che il 94% degli italiani si prende cura abitualmente del proprio benessere ed è molto sensibile al tema della prevenzione.

Oltre un quarto degli italiani (26%) usa la tecnologia per accertare il proprio stato fisico:  l’8% sceglie applicazioni specializzate, mentre il 7% indossa apparecchi health e l’11% consulta il web.

Un altro dato interessante emerso dall’indagine è che in Italia, gli uomini temono le visite con il medico e preferisco anche per questo motivo le health app.

Nella nostra penisola, anche quando si parla di salute, i comportamenti di uomini e donne sono molto differenti. I primi, invece di recarsi dal medico, preferiscono informarsi sul proprio stato fisico tramite oggetti tecnologici, app ad hoc e check in rete (33%) soprattutto nella fascia d’età dai 18 ai 45 anni. Le donne invece prediligono prenotare visite mediche specialistiche (82%), per confrontarsi direttamente con un esperto e sondare di persona gli step necessari a indagare la propria salute.

Il trend digital health

Secondo Frost & Sullivan il mercato globale della sanità digitale dovrebbe raggiungere una valutazione di oltre 234 miliardi di dollari nel 2023, in crescita rispetto ai 147 miliardi di dollari stimati nel 2019. Si tratta di un mercato complesso in cui giocano un ruolo rilevante l’innovazione tecnologica portata avanti da aziende tech, il time to market, l’accettazione da parte degli utenti e l’integrazione nei servizi sanitari pubblici e privati.

Frost & Sullivan ritiene anche che sul fronte degli investimenti in questo settore nel 2020 si assisterà a un rallentamento della spesa in Intelligenza Artificiale del 50% , perché la priorità si rivolgerà alle applicazioni reali della tecnologia; aumenteranno invece gli investimenti nella Cyber Security e nei Big Data, così come nei settore dei Digital Therapeutics e del cosiddetto femtech (tecnologie per la salute digitale rivolta alle donne), nella telemedicina e nei servizi rivolti al welfare aziendale.

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Perché la più grande compagnia vita americana investe più di 2 miliardi su una startup

La trasformazione digitale che interessa il mondo dell’insurance sta cambiano non solo i prodotti e i servizi offerti dalle Compagnie, ma anche il cliente finale, che diventa sempre più digitale e aperto a soluzioni tecnologiche. L’accoppiata trend tecnologici e nuovi comportamenti è la direttrice per la trasformazione in ambito assicurativo. Una trasformazione necessaria per le Compagnie, che è già avviata, e comincia ad avere una sua dimensione economica quantificabile. Una ricerca Accenture dimostra che il potenziale di mercato per coloro che investono nell’innovazione digitale è pari a circa 375 miliardi di dollari a livello globale, di cui 18 miliardi di dollari in Italia. Le Compagnie, dunque, devono capire i trend tecnologici in atto, ma anche gli stili di vita dei consumatori, dice Accenture. È il momento di immaginare nuove soluzioni per il cliente finale.

Ma come possono le Compagnie avvicinarsi ai clienti digitali? Una delle strade percorribili è l’open innovation, cioè l’apertura a soluzioni proposte da giovani società innovative. Un esempio arriva dall’americana Prudential Financial. La più grande Compagnia per assicurazioni sulla vita USA ha siglato un accordo per l’acquisizione della startup Assurance IQ, piattaforma di vendita di polizze assicurative online.

Come riporta EconomyUp, l’intesa prevede un corrispettivo anticipato di 2,35 miliardi di dollari oltre a un premio aggiuntivo di 1,15 miliardi (in liquidità e azioni) subordinato al raggiungimento degli obiettivi di crescita pluriennali stabiliti per Assurance.

Assurance IQ, la startup insurtech che offre soluzioni per clienti digitali

Assurance IQ fornisce una piattaforma che, utilizzando una combinazione di algoritmi, software e competenza umana, abbina gli acquirenti a soluzioni personalizzate relative a diversi tipi di offerte assicurative (vita, salute, auto). Anche l’acquisto è offerto, in base alle caratteristiche e alle esigenze del singolo cliente, interamente online oppure con l’intervento di un consulente, con un miglioramento del coinvolgimento e un maggiore tasso di conversione. La startup ha sede a Bellevue (Washington).

Che cosa farà Pudential con Assurance IQ

Le caratteristiche dell’insurtech che hanno fatto gola a Prudential Financial, società di assicurazione e servizi finanziari inserita nella Fortune 500, sono elencate in una nota pubblicata dalla società stessa: “eliminando le inefficienze dei modelli convenzionali riduce, grazie al servizio tecnologico on-demand, i costi di acquisizione dei clienti, consentendo una più profonda penetrazione nel mercato, mantenendo al tempo stesso un alto livello di servizio e selezione dei prodotti. Il suo modello in rapida crescita offre avvincenti vantaggi economici con bassi costi fissi e bassi requisiti di capitale che producono margini elevati e un alto grado di scalabilità”.

E secondo Charles Lowrey, Presidente e CEO di Prudential, “Assurance accelera la strategia e il potenziale di crescita delle attività finanziarie di Prudential, avvicinandoci a un maggior numero di persone nell’intero spettro socio-economico per rispondere meglio alle loro esigenze. Non vediamo l’ora di lavorare con il team di Assurance per far crescere il business negli Stati Uniti e, nel tempo, estendere il suo approccio unico ai clienti di tutto il mondo”.

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Kpmg e ZhongAn: l’insurtech è il nuovo modello industriale assicurativo

“L’insurtech ha forgiato un nuovo modello industriale in ambito assicurativo. Le nuove tecnologie hanno potenziato il settore assicurativo tradizionale, guidando al contempo lo sviluppo di un nuovo ecosistema. Con il supporto di tecnologie all’avanguardia, il settore assicurativo si è ampliato, è diventato più aperto e integrato. Questo nuovo modello organizzativo si concentra sui servizi di gestione del rischio e ha al suo centro le istituzioni assicurative”. Sono parole di Jin Chen, CEO of ZhongAn Insurance, la più grande startup insurtech al mondo, (se startup ancora si può chiamare): una tech company prima di tutto, con centinaia di prodotti assicurativi, milioni di clienti in pochissimi anni, sostenuta da alcuni dei più grandi nomi della tecnologia cinese, come Alibaba,  quotata alla borsa di Hong Kong, con un market cap di circa 25 miliardi di HKD (USD 3,2 miliardi di dollari). ZhongAn è anche una delle poche aziende ad aver ottenuto, da qualche mese, anche una licenza di banca virtuale a Hong Kong.

Ovviamente il Ceo di una società di questo tipo non può che credere fermamente nel digitale e nel modello insurtech, un modello di assicurazione in cui la leva tecnologica è alla base di tutto: gestione del rischio, organizzazione aziendale, distribuzione, modello di business, servizi, claim, marketing, relazione con il cliente.

Il digitale porta tanti e tali benefici al mondo assicurativo che l’insurtech è l’unico modello possibile per il futuro dell’industria, è il modello che permette a questa industria di crescere e prosperare, cogliendo rapidamente anche tutte le opportunità che arrivano da un mercato influenzato da mega-trend come la longevità e la crescita della popolazione e della middle class.

Si trova d’accordo con questa linea KPMG China che insieme a ZhongAn Fintech Institute ha pubblicato un rapporto molto interessante: Insurtech: Infrastructure for New Insurance. 

Il rapporto, che muove le sue riflessioni da dati del mercato cinese e una serie di interviste ai manager del settore, rileva che negli ultimi anni il business insurance cinese è cresciuto drasticamente e sebbene siano gli operatori e i canali tradizionali ad essere in vantaggio in termini di quote di mercato, la velocità e il ritmo con cui crescono le assicurazioni digitali è molto più elevato, come succede anche in altri Paesi.

Dalle interviste emerge come il tema ‘insurtech’ sia all’attenzione dei professionisti del settore, che per tutti è chiaro che avrà un grande impatto, e i tempi con cui i cambiamenti arriveranno sono valutati mediamente in un quinquennio.

La trasformazione digitale è appena cominciata

Tecnologie come i Big Data, Intelligenza Artificiale, IoT, Cloud, Blockchain, 5G, possono avere un impatto enorme sul mondo assicurativo e sebbene siano già utilizzate dalle Compagnie, questa digitalizzazione è appena agli inizi. E’ necessario un uso più maturo di tali tecnologie, la loro padronanza, poichè saranno la base fondamentale per plasmare la nuova catena del valore dell’assicurazione e sviluppare nuovi metodi di ‘produzione’.

Il documento analizza l’impatto delle principali tecnologie in ambito assicurativo e in che modo possono ancora essere sfruttate per migliorare l’industria, portando efficienza, stabilità, umanità, diversità.

In passato, dice il report, abbiamo passato molto tempo a imparare ad utilizzare le nuove tecnologie, ma con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, le macchine hanno iniziato ad adattarsi alle abitudini umane e a soddisfare i bisogni degli esseri umani. Nel nuovo sistema assicurativo insurtech, le compagnie di assicurazione possono utilizzare la tecnologia per ottenere un’interazione più umanizzata con i clienti e passare da un modello “after compensation” a un modello di “prevenzione e partecipazione”. A tal fine, gli assicuratori dovrebbero mirare ad offrire prodotti umanizzati che consentano loro di lavorare insieme ai clienti per ridurre le perdite.

‘L’insurtech contribuirà a rendere l’assicurazione accessibile a tutti,  a migliorare l’efficienza e ridurre i costi. In futuro, queste tecnologie permetteranno di offrire prodotti e servizi assicurativi diversificati e ad alta frequenzialità a prezzi più bassi. In ultima analisi, l’insurtech renderà i servizi finanziari più inclusivi’ afferma Walkman Lee, Head of Insurance, KPMG China.

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