Ethos, l’insurtech che semplifica le polizze sulla vita (e vale 3 miliardi di dollari)

La valutazione dell’unicorno insurtech americano Ethos sfiora i 3 miliardi di dollari: dopo la chiusura di un round di investimenti da 100 milioni di dollari lo scorso 21 luglio, il valore della startup è infatti stato stimato in 2,7 miliardi.

Nata a San Francisco (California) nel 2016, la startup insurtech vuole semplificare i tanti processi legati alle polizze sulla vita, note proprio per la loro complessità dietro cui spesso si celano costi nascosti per i clienti.

Il punto di forza di Ethos sta nella sostituzione dei documenti e degli esami medici preventivi, necessari per sottoscrivere le polizze tradizionali, con questionari compilabili rapidamente online. Vediamo meglio come funzionano i servizi della startup.

Ethos: procedure snellite e polizze più intuitive

Ethos nasce a San Francisco, uno dei principali centri di innovazione della California e di tutti gli Stati Uniti, nel 2016. È stata fondata da Lingke Wang, oggi responsabile della tecnologia (CTO) e l’attuale CEO Peter Collis.

L’obiettivo di base è chiaro e immediato: eliminare tutte le procedure inutili che caratterizzano l’attivazione e la gestione delle polizze sulla vita negli Stati Uniti, snellire i processi e assicurare trasparenza e semplicità d’uso per gli utenti.

Ethos infatti sostituisce gli impegnativi esami preliminari normalmente richiesti con questionari e autocertificazioni. Sul sito della startup è possibile ottenere preventivi personalizzati in pochi secondi e sottoscrivere una copertura assicurativa nel giro di un solo giorno.

Le polizze di Ethos – completamente digitalizzate e disponibili in 49 Stati americani su 50 – sono nate per adattarsi alle necessità individuali di ogni cliente: per questo coprono diverse evenienze, dal mutuo alle rate dell’università, fino anche alle difficoltà derivanti dalla perdita del posto di lavoro.

Con i suoi servizi flessibili e innovativi l’insurtech punta ad allargare la platea di potenziali clienti per il settore delle polizze sulla vita, ampliando il mercato a famiglie e individui in tutte le fasce di reddito. Secondo TechCrunch nella prima metà del 2021 il 40% dei clienti di Ethos aveva meno di 40 anni, e sempre il 40% riportava entrate lorde per meno di 60,000 dollari. Le cinque occupazioni più gettonate erano casalinga, agente assicurativo, imprenditore, professore e infermiere.

Ethos non sottoscrive personalmente le proprie polizze ma si affida a colossi del settore, come Legal & General America, AAA Life, TruStage e Ameritas Life Insurance Corp.

400 milioni raccolti, ancora nessun profitto

Nei suoi sei anni di attività la startup californiana ha raccolto più di 400 milioni di dollari in sei round di investimenti. L’ultimo, di Serie D, è stato chiuso lo scorso 21 luglio per 100 milioni di dollari, ma il più ingente rimane quello da 200 milioni chiuso pochi mesi prima, a maggio.

Il CEO Peter Collis ha chiarito che la startup non ha ancora generato profitti.

Eppure la crescita della startup, già oggi valutata per quasi 3 miliardi di dollari, non accenna a rallentare. Secondo TechCrunch nel corso degli ultimi 12 mesi Ethos ha visto crescere del 500% sia le sue entrate che il numero di clienti, e nel 2021 punta a erogare assicurazioni sulla vita per un valore complessivo di 20 miliardi di dollari.

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Unicorni insurtech, la lista completa: gli Stati Uniti guidano la rivoluzione nelle assicurazioni

Ecco gli unicorni insurtech: startup e scaleup che sono riuscite a raggiungere una valutazione pari o superiore a un miliardo di dollari ancora prima dell’entrata in Borsa. Un titolo, quello di unicorno, che è ormai sinonimo di successo ma anche di visione e strategie dirompenti.

In ambito insurtech sono 15 le startup, nate principalmente negli Stati Uniti o in Europa, che hanno visto lievitare la propria valutazione fino al miliardo. Vediamo che cosa propongono e in quali settori operano. Non è certamente una lista chiusa, perché altri unicorni arriveranno nelle praterie dell’insurtech.

Unicorni insurtech – assicurazioni mediche

Alan, Francia

Alan nasce in Francia nel 2016 da un’idea di Jean-Charles Samuelian, già co-founder dell’azienda di sedili per aviazione Expliseat, e Charles Gorintin, data analyst con esperienza in Twitter e Facebook. Negli anni la startup si è allargata ed è oggi attiva, oltre che nel suo Paese natale, anche in Belgio e in Spagna.

Nel portfolio della compagnia troviamo polizze mediche virtuali pensate per diverse tipologie di potenziali clienti: cittadini privati, startup e grandi aziende, ma anche hotel e ristoranti. Tutte le soluzioni sono semplici da sottoscrivere e intuitive da gestire, e offrono anche la possibilità di ricevere consulti medici virtuali direttamente tramite l’apposita app per mobile.

Alan è diventata unicorno nell’aprile 2021, dopo aver raccolto 185 milioni di euro in un round di investimenti di Serie D.

Bright HealthCare, Stati Uniti

Nata a Minneapolis, Minnesota (Usa) nel 2015, Bright HealthCare ha raccolto fino a oggi  1,6 miliardi di dollari in cinque round di investimenti. Nel corso degli anni ha portato a termine tre acquisizioni: la prima nel 2017 con Spyder Trap, startup specializzata nella progettazione di siti web, campagne social e app per mobile; seguita nel 2020 da Brand New Day, attiva in ambito Medicare e infine Zipnosis, che invece offre servizi di diagnosi e triage in modalità virtuale.

La startup opera in 14 stati americani e offre un’ampia gamma di polizze mediche pensate per imprese, famiglie, singoli individui e clienti del programma Medicare, finanziato dal governo americano e dedicato ai cittadini over 65 meno abbienti. Tutti i servizi di Bright Healthcare sono gestibili in modo completamente virtuale.

A giugno 2021 la compagnia ha debuttato sui mercati finanziari, vendendo 51 milioni di azioni per un totale complessivo di 924 milioni di dollari. La sua valutazione, da record, ha ormai superato i 10 miliardi di dollari.

Clover Health, Stati Uniti

Clover Health nasce in Tennessee, nel sud degli Stati Uniti, nel 2014. In sette anni di attività ha raccolto investimenti per più di 1 miliardo di dollari e nel 2017 ha raggiunto lo status di unicorno, dopo aver chiuso un round di Serie D da 130 milioni.

La startup offre polizze mediche pensate per i clienti del programma governativo Medicare. La sua piattaforma, chiamata Clover Assistant, è infatti in grado di raccogliere, strutturare e analizzare i dati sanitari e comportamentali degli utenti per migliorare i propri servizi e i programmi di cura.

Clover Health è entrata in Borsa nel 2020 tramite una fusione con la special acquisition company (SPAC) Social Capital Hedosophia Holding Corp. III.

Oscar Health, Stati Uniti

1,6 miliardi di dollari raccolti in 11 round di investimenti e una valutazione da 9,5 miliardi, aggiornata a marzo 2021: sono solo alcuni dei numeri di Oscar Health, startup insurtech nata a New York nel 2012. Tra i fondatori, oltre a Kevin Nazemi e Mario Schlosser, troviamo anche un nome particolarmente conosciuto: Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump Jared Kushner.

Oscar Health offre polizze mediche pensate per soddisfare diverse esigenze, dai programmi Medicare alle coperture per famiglie o singoli individui: anche grazie alla flessibilità della sua offerta, a gennaio 2021 la compagnia serviva 529mila clienti in 291 contee americane, sparse per 18 stati.

Valutata per 3,2 miliardi di dollari già nel 2018, a marzo 2021 ha fatto il suo ingresso a Wall Street raccogliendo 1,2 miliardi di dollari.

Unicorni insurtech – Assicurazioni auto

Zego, Gran Bretagna

Nata a Londra nel 2016, Zego offre polizze innovative per veicoli aziendali, con soluzioni adatte sia a intere flotte che a singole vetture e autisti privati. I prodotti assicurativi sono estremamente flessibili e permettono di acquistare coperture che durano da un’ora, per esigenze occasionali, fino a un anno.

A luglio 2021 Zego ha assicurato più di 200mila veicoli per migliaia di compagnie e collabora con Uber, UberEats, Deliveroo e JustEat.

La startup è entrata a far parte del club degli unicorni insurtech a marzo 2021, dopo aver raccolto 150 milioni di dollari in un round di investimenti di Serie C. Al momento non è ancora quotata in Borsa.

Metromile, Stati Uniti

Metromile offre polizze auto pay-per-mile, i cui i premi vengono calcolati in base ai chilometri effettivamente percorsi dai clienti. Si tratta di un modello innovativo che si inserisce nel più ampio universo delle assicurazioni connesse, in forte espansione e caratterizzato dall’uso di sensori e dispositivi di tracciamento Internet of Things (IoT).

Metromile è nata a San Francisco nel 2011 e in dieci anni di attività ha raccolto quasi mezzo miliardo di dollari in nove round di investimenti, l’ultimo dei quali, da 170 milioni di dollari, chiuso a febbraio 2021.

Poco dopo la compagnia è entrata nei mercati finanziari tramite la fusione con la SPAC Insu Acquisition Corp II.

Root Insurance, Stati Uniti

Pioniera dell’innovazione a tutti gli effetti, Root Insurance è stata la prima compagnia assicurative mobile-first autorizzata per operare negli Stati Uniti. Le sue polizze auto sono usage-based: i premi vengono stabiliti in base alle abitudini di guida degli utenti, monitorate grazie a un’app da installare sullo smartphone. In questo modo, i guidatori più prudenti hanno la possibilità di risparmiare fino a 900 dollari all’anno rispetto ai costi delle polizze tradizionali.

Tutte le soluzioni assicurative sono acquistabili e gestibili in modo completamente virtuale, tramite il sito e l’app della compagnia.

Basata a Columbus, in Ohio, Root Insurance è stata lanciata nel 2015 e in meno di sei anni di attività ha raccolto investimenti per più di mezzo miliardo di dollari. Con la sua entrata in Borsa, a ottobre 2020, ha venduto 26,8 milioni di azioni a 27 dollari l’una, raccogliendo 724 milioni di dollari.

Assicurazioni casa

 Hippo, Stati Uniti

Hippo ha rivoluzionato il settore delle assicurazioni sulla casa. Le sue polizze smart, flessibili e digitalizzate, mettono infatti a disposizione degli utenti dispositivi Internet of Things (Iot) interconnessi e speciali sensori per monitorare costantemente le condizioni dell’abitazione e prevenire eventuali danni.

Sul sito di Hippo è possibile ottenere un preventivo personalizzato in soli 60 secondi e le sue polizze, disponibili attualmente in 37 stati americani, permettono di risparmiare fino al 25% rispetto ai premi tradizionali.

Hippo è stata fondata nel 2015 in California da Assaf Wand ed Eyal Navon, e ha oggi raccolto investimenti per più di 700 milioni di dollari. Dopo la fusione con la SPAC Reinvent Technology Partners Z – un’operazione da 5 miliardi di dollari che ha dato a Hippo liquidità per 1,2 miliardi – l’insurtech è entrata in Borsa nel marzo 2021.

Assicurazioni miste, aggregatori e tecnologia 

Bolttech, Stati Uniti

Tempistiche da record per Bolttech che, fondata nel 2020, in meno di due anni ha raggiunto lo status di unicorno dopo aver raccolto 180 milioni di dollari nel suo primo round di investimenti, chiuso a luglio 2021.

Bolttech gestisce una piattaforma digitale che connette diverse compagnie assicurative permettendo loro di offrire ai clienti prodotti anche al di fuori delle rispettive aree di specializzazione. Allo stesso tempo, la piattaforma è accessibile anche da piccole attività commerciali o compagnie non direttamente attive nel settore insurance, che però vogliono comprare polizze oppure offrire il servizio ai propri clienti.

La startup collabora oggi con 150 assicuratori in 14 Paesi, e i suoi servizi hanno permesso di chiudere operazioni con premi dal valore complessivo di 5 miliardi di dollari.

Lemonade, Stati Uniti

Tra i colossi del mondo insurtech è impossibile non menzionare Lemonade, startup che nel 2020 era valutata per più di 4 miliardi di dollari e lo scorso luglio ha debuttato sui mercati finanziari raccogliendo 319 milioni di dollari.

Nata nel 2015, Lemonade offre polizze su vita, casa e animali domestici, un mercato quest’ultimo in rapida espansione. Presto, inoltre, saranno attivati prodotti assicurativi anche per il mondo dell’auto. Tutti i servizi di Lemonade sono completamente digitalizzati e le tecnologie all’avanguardia utilizzate permettono di chiudere un contratto in soli 90 secondi e ricevere una compensazione in caso di sinistri in 3 minuti.

Lemonade è attualmente attiva in tutti i 50 Stati americani e in Francia, Germania e Paesi Bassi.

Next Insurance, Stati Uniti

Next Insurance è nata nel 2016 a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley californiana. A fronte di investimenti per 880 milioni di dollari e più di 200 mila clienti serviti, la sua valutazione ha ormai superato i 4 miliardi di dollari.

La startup offre polizze digitalizzate per le piccole e medie imprese, studiate per cinque diverse categorie di rischio: responsabilità civile e professionale, auto aziendali, attrezzature tecniche e danni e infortuni.

Nella prima metà del 2021 ha avviato una partnership con Amazon per permettere ai membri del programma Business Prime di poter acquistare coperture assicurative flessibili in modo semplificato.

Next Insurance non è ancora quotata in Borsa, e rimane quindi  di diritto fra gli unicorni insurtech.

PolicyBazaar, India

PolicyBazaar è l’unico tra gli unicorni insurtech insurtech basato nel continente asiatico, in particolare nello stato indiano di Haryana. Essendo in attività dal 2008 si posiziona anche come il più longevo. 

La startup opera come un aggregatore per polizze di diverso tipo – dalla vita all’auto, passando anche per il settore sanitario – offerte da più di 50 compagnie assicurative. In questo modo i clienti possono comparare le offerte e trovare rapidamente le soluzioni che più rispecchiano le loro esigenze.

La startup ha raccolto quasi 800 milioni di dollari in 13 round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a marzo 2021 per 75 milioni di dollari. È diventata unicorno nel 2018, dieci anni dopo il lancio, e ha in programma di quotarsi in Borsa nei primi mesi del 2022.

Shift Technology, Francia

Startup all’avanguardia attiva in ambito Software as a Service (SaaS), Shift Technology sfrutta l’intelligenza artificiale per aiutare le compagnie assicurative a evitare possibili frodi nelle operazioni di sottoscrizione delle polizze, valutazione dei sinistri e gestione delle procedure finanziarie.

La compagnia è nata a Parigi nel 2014 e fino a oggi ha raccolto 320 milioni di dollari in 9 round di investimenti. L’ultimo, il più sostanzioso, è stato chiuso a maggio 2021 per ben 220 milioni di dollari e ha permesso a Shift Technology di entrare nell’universo degli unicorni insurtech francesi, al fianco di Alan.

La startup è già attiva in più di 25 Paesi e tra i suoi clienti troviamo nomi ben noti, da Generali France all’agenzia giapponese Mitsui Sumitomo.

Tractable, Gran Bretagna

Tractable nasce a Londra nel 2014 e, dopo aver chiuso un round di Serie D da 60 milioni di dollari, a giugno 2021 è entrata nel club degli unicorni insurtech.

La startup sfrutta le potenzialità di tecnologie all’avanguardia, come l’intelligenza artificiale e il machine learning, per analizzare rapidamente video o foto di veicoli o altre proprietà personali danneggiate e calcolare quindi l’ammontare della compensazione.

Nonostante le origini inglesi, Tractable ha ormai portata internazionale: fuori dal Regno Unito collabora con più di 20 agenzie assicurative attive negli Stati Uniti, in Giappone e in Francia, e conta attualmente 200 dipendenti.

Wefox Group, Germania

Dopo aver chiuso un megaround di investimenti da 650 milioni di dollari lo scorso giugno, la valutazione dell’insurtech tedesca Wefox ha raggiunto i 3 miliardi di dollari. La startup, basata a Berlino, è stata fondata nel 2015 e pur avendo raccolto quasi un miliardo di dolllari non ha ancora debuttato sui mercati finanziari.

Wefox si definisce come una “compagnia assicurativa digitale” e offre polizze virtuali per auto, casa e responsabilità personale. Il suo punto di forza sta nell’automatizzazione dei processi: tutte le operazioni sono gestibili completamente online, dalla propria abitazione, con in più la possibilità di poter sempre contare sui consigli e l’aiuto di un team di esperti.

 

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C’è un nuovo unicorno insurtech: la startup americana Bolttech valutata più di 1 miliardo di dollari

C’è un nuovo unicorno insurtech. A inizio luglio la startup americana Bolttech ha chiuso un round di investimenti da 180 milioni di dollari guidato da Activant Capital Group, raggiungendo così una valutazione da più di un miliardo di dollari a un solo anno dal suo lancio nel 2020.

Al round, il più grande finora ottenuto da una startup insurtech, hanno partecipato Tony Fadell – inventore dell’iPod e Presidente di Future Shape; Alpha Leonis Partners, Dowling Capital Partners, B. Riley Venture Capital e Tarsadia Investments.

Basata tra New York e Singapore, Bolttech gestisce una piattaforma digitale che connette diverse compagnie assicurative permettendo loro di offrire ai clienti prodotti anche al di fuori delle rispettive aree di specializzazione. Allo stesso tempo, la piattaforma è accessibile anche da piccole attività commerciali o compagnie non direttamente attive nel settore insurance, che però vogliono comprare polizze oppure offrire il servizio ai propri clienti.

Nell’arco del 2020, Bolttech ha triplicato i suoi clienti aziendali e moltiplicato di nove vollte le partnership di distribuzione negli Stati Uniti. Secondo Reuters, oggi Bolttech collabora con 150 assicuratori in 14 Paesi e i suoi servizi hanno permesso di chiudere operazoni con premi complessivi da 5 miliardi di dollari. Raggiunge oltre 7,7 milioni di clienti in 14 mercati in Nord America,  Asia ed  Europa, con licenze in 50 Stati negli USA e in diversi mercati chiave in Asia e in Europa.

“Siamo lieti di dare il benvenuto ai nostri nuovi investitori e, insieme al loro supporto e alla loro partnership, non vediamo l’ora di continuare la nostra missione di diventare l’ecosistema leader mondiale abilitato alla tecnologia per la protezione e le assicurazioni” ha commentato Rob Schimek, ex Presidente e CEO di AIG e EMEA, e oggi alla guida di Bolttech, “Questo investimento ci aiuterà a connettere ancora più assicuratori, distributori e clienti sulla nostra piattaforma, plasmando il futuro della distribuzione assicurativa.”

I nuovi fondi saranno utilizzati per migliorare la tecnologia ed espandere la presenza di Bolttech su scala globale.

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Bought By Many: l’unicorno insurtech che assicura gli animali domestici

I prodotti assicurativi per animali domestici si fanno strada nei già affollati mercati europei e americani, e i risultati raggiunti dalla startup britannica Bought By Many ne sono la prova. A inizio giugno la compagnia ha infatti raccolto 350 milioni di dollari (286 milioni di euro), raggiungendo una valutazione da 2 miliardi di dollari.

Vediamo come funziona Bought By Many e quali sono i punti di forza principali dell’unicorno insurtech.

Bought By Many e le polizze digitalizzate per animali

La compagnia è stata fondata a Londra nel 2012 da Steven Mendel, attuale Ceo, e Guy Farley, Chief Technology Officer. Dopo cinque anni di studio e analisi del settore, nel 2017 Bought By Many ha deciso di specializzarsi nell’ambito delle assicurazioni per animali domestici creando polizze ad hoc attualmente sottoscritte da Great Lakes Insurance, di Munich Re.

I servizi offerti da Bought By Many si rivolgono principalmente ai proprietari di cani e gatti, sono completamente digitalizzati e includono coperture per le condizioni di salute preesistenti o gli interventi veterinari. I diversi piani permettono anche di ricevere un rimborso del 20% del premio se la copertura non viene mai utilizzata durante l’anno, e danno diritto a sconti se si assicura più di un animale.

Con l’app FirstVet, inoltre, Bought By Many offre la possibilità agli utenti di accedere a consulti veterinari virtuali, a qualsiasi ora e ovunque ci si trovi. Le visite effettuate con questa modalità sono gratuite per i clienti assicurati. Il servizio si è rivelato estremamente utile soprattutto durante la pandemia di nuovo coronavirus, che ha ridotto drasticamente le possibilità di libero movimento e i contatti umani non essenziali.

Oltre al Regno Unito la compagnia opera sotto il nome di ManyPets in Svezia e, a partire dal 2021, anche negli Stati Uniti.

I progetti per il futuro

A partire dal 2017 Bought By Many ha chiuso sei round di investimenti raccogliendo cifre sempre più ingenti, dai 7,5 milioni di sterline del 2017 (circa 10,6 milioni di dollari) fino ad arrivare ai 350 milioni di dollari del round di Serie D chiuso a giugno 2021 e guidato da EQT Growth. Il totale dei fondi raccolti è pari a 483 milioni di dollari.

Il 2020 è stato un anno fortunato per gli affari di Bought By Many. Complice il tanto tempo passato in casa, la pandemia di nuovo coronavirus ha fatto aumentare considerevolmente il numero di persone che hanno deciso di assicurare i loro animali domestici: secondo l’Associazione britannica dei produttori di alimenti per animali da compagnia (Pfma), nel Regno Unito a partire dall’inizio dell’emergenza sanitaria ben 3,2 milioni di famiglie hanno assicurato i propri cani o gatti. Questo porta il numero di animali assicurati nel Paese a 34 milioni.

Nel corso degli ultimi 12 mesi Bought By Many ha raddoppiato il suo staff, attualmente composto da 265 dipendenti, e ha in programma di continuare a crescere. “La nostra missione consiste nel rendere il mondo un posto migliore per i proprietari di animali domestici” ha detto il Ceo Steven Mendel. ”Tramite la creazione di polizze uniche, il miglioramento della customer experience e il lavoro a stretto contratto con i veterinari aiutiamo gli animali a mantenersi sani e a vivere più a lungo e serenamente con i propri custodi”.

I nuovi fondi saranno utilizzati per potenziare la crescita della startup, favorire l’espansione internazionale e sviluppare nuovi prodotti assicurativi.

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Oscar Health: l’insurtech da 7,7 miliardi di dollari che non genera profitti

L’insurtech americana Oscar Health ha ormai raggiunto traguardi e numeri da capogiro: una valutazione da quasi otto miliardi di dollari, il debutto sulla Borsa di New York per 1,2 miliardi e 530 mila clienti in 18 Stati americani. Secondo gli esperti, però, il suo futuro finanziario continua a rimanere incerto.

Nonostante le entrate per 370 milioni di dollari, nei primi tre mesi del 2021 la compagnia ha comunque registrato perdite per 87,4 miliardi. La strada per avere un bilancio in positivo e generare profitti è ancora lunga, e gli ingenti investimenti effettuati per migliorare la tecnologia o mantenere di tariffe vantaggiose potrebbero non bastare.

Cosa fa Oscar Health

La startup è stata fondata a New York quasi 10 anni fa, nel 2012, da Kevin Nazemi, Mario Schlosser e Joshua Kushner, il fratello del genero di Donald Trump Jared Kushner. Oscar Health è attiva nel campo delle polizze mediche: “Crediamo che i cittadini americani meritino coperture assicurative convenienti e di alta qualità che si adattino allo stile di vita di tutti, dalle famiglie che cercano un’assicurazione per i bambini appena nati o i genitori più anziani agli gli adulti con condizioni croniche che conoscono bene il proprio medico, passando per coloro che cercano un pacchetto assicurativo adatto alla pensione” si legge sul sito della compagnia.

La piattaforma digitale sviluppata da Oscar Health permette di gestire le polizze completamente online e analizza i dati dei clienti per proporre a ognuno soluzioni personalizzate. I piani disponibili sono tre: il primo è rivolto ai clienti del programma Medicare, gestito dal governo e dedicato agli americani meno abbienti, il secondo è pensato per singoli individui o famiglie e il terzo, infine, si rivolge alle imprese. Tra i servizi offerti dall’insurtech troviamo anche la possibilità di ricevere visite o consulti medici in modalità virtuale, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, prenotabili attraverso l’app della compagnia.

A maggio 2021 Oscar Health opera in 18 stati americani e conta più di 540 mila clienti, ma ha in programma di continuare a espandersi nel corso dei prossimi anni. Nel 2020 gestiva premi per 1,67 miliardi di dollari.

Dai primi investimenti all’entrata in Borsa

Dalla sua fondazione Oscar Health ha raccolto 1,6 miliardi di dollari in 10 round di investimenti. Il 2020 è stato particolarmente fortunato da questo punto di vista: a giugno la compagnia ha ottenuto 225 milioni di dollari, e pochi mesi dopo, a dicembre, ne sono arrivati altri 140 in un round guidato da Tiger Global Management: un totale di 365 milioni di dollari raccolti lo scorso anno, uno al giorno.

Il grande salto qualitativo è arrivato a inizio marzo 2021, quando Oscar Health si è quotata sulla Borsa di New York. L’operazione ha permesso di raccogliere 1,2 miliardi di dollari, vendendo 31 milioni di azioni a 39 dollari l’una. La compagnia ha così raggiunto una valutazione invidiabile: 7,7 miliardi di dollari. Subito dopo il debutto sui mercati, però, il prezzo delle azioni di Oscar Health è sceso dell’11 per cento, passando dai 39 dollari iniziali a 34,80, ed è poi diminuito del 50% nei successivi due mesi.

Oscar Health, un futuro incerto

Nei primi tre mesi del 2021 – durante i quali ha avuto luogo anche l’entrata sui mercati – i clienti della compagnia sono aumentati quasi del 30 per cento rispetto all’anno precedente, passando da 420 mila iscritti a 542 mila. In crescita anche le entrate, che sono passate da 88 milioni di dollari a quasi 370 milioni.

Allo stesso tempo, però, Oscar Health continua a non registrare profitti: nel primo trimestre del 2021 ha registrato perdite per 88 milioni di dollari, un dato in leggero miglioramento rispetto ai 97 milioni dello scorso anno.

Secondo Forbes, per imporsi sui mercati Oscar Health utilizza un modello basato sull’innovazione tecnologica e il mantenimento di prezzi vantaggiosi per i suoi prodotti. Questo, però, potrebbe non bastare dato che, nei suoi nove anni di attività, la compagnia ha già investito somme ingenti senza però mai riuscire a generare profitti. Fino a oggi Oscar Health ha registrato perdite per un totale complessivo di 1,5 miliardi di dollari.

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Shift Technology, il nuovo unicorno francese che protegge dalle frodi

Nel ricco panorama insurtech francese si fa strada un nuovo unicorno: Shift Technology, che poche settimane fa ha chiuso un round di investimenti di Serie D da 220 milioni di dollari (circa 183 milioni di euro). La sua valutazione ha così raggiunto e superato il miliardo di dollari.

Shift Technology si muove in campo Software as a Service (SaaS) e sfrutta l’intelligenza artificiale per salvaguardare le compagnie assicurative dal rischio di possibili frodi, con un’attenzione particolare per i processi automatizzati di sottoscrizione e gestione delle polizze.

Ecco come funziona Shift Technology, la tecnologia utilizzata e le prospettive per il futuro.

I servizi di Shift Technology

Shift Technology nasce a Parigi, in Francia, nel 2014 dall’idea di David Durrleman (attuale Cto), Eric Sibony (Cso, Chief Services Officer) e Jeremy Jawish (Ceo). Attraverso la sua suite di programmi SaaS la startup sfrutta le potenzialità dell’intelligenza artificiale per aiutare le compagnie assicurative a evitare possibili frodi nei processi di sottoscrizione delle polizze, valutazione e compensazione dei sinistri, e gestione delle procedure finanziarie.

Secondo la non-profit americana Coalition Against Insurance Fraud, ogni anno negli Stati Uniti le frodi in campo assicurativo causano danni per 80 miliardi di dollari, e la crescente digitalizzazione dei processi potrebbe far lievitare i numeri. Allo stesso tempo, il settore basato sull’individuazione delle frodi in ambito assicurativo valeva 2,5 miliardi di dollari nel 2019, e potrebbe arrivare a 8 miliardi entro il 2024.

Dalla sua fondazione Shift Technology ha analizzato quasi 2 miliardi di polizze, rilevando potenziali frodi – come falsi incidenti, danni denunciati come nuovi ma in realtà già presenti, e documenti non più validi – con un livello di accuratezza del 75%. Per farlo la startup combina dati storici, immagini aeree e satellitari, scenari di possibile rischio e informazioni ottenute da partner esterni.

Oltre alla protezione contro le truffe, Shift Technology offre anche un servizio chatbot che permette di automatizzare la gestione dei sinistri in modo semplice e rapido, migliorando allo stesso tempo la customer experience.

Al momento la compagnia opera principalmente in campo danni e infortuni – ma ha in programma di espandersi presto nel mondo delle assicurazioni mediche – ed è attiva in 25 Paesi a livello globale. Tra i suoi clienti troviamo colossi come Generali France e la giapponese Mitsui Sumitomo.

Il futuro: l’hub francese per l’IA

Dalla sua fondazione, nel 2014, Shift Technology ha raccolto un totale di 320 milioni di dollari. Gli ultimi round hanno seguito un netto trend di crescita: dai 10 milioni di dollari raccolti nel 2016 ai 28 del 2017, fino ai 60 del 2019. L’ultimo round, di Serie D, è stato chiuso il 6 maggio scorso e ha permesso di raccogliere un totale di 220 milioni di dollari (183 milioni di euro) grazie anche alla partecipazione di investitori come Advent International, Accel, Iris Capital e General Catalyst.

La valutazione della compagnia ha così raggiunto il miliardo di dollari, permettendo a Shift Technology di affiancarsi ad Alan nel mondo degli unicorni insurtech francesi. Il Ceo Jeremy Jawish ha commentato la notizia usando toni che aprono a un futuro promettente: “Abbiamo appena iniziato a scoprire le potenzialità dell’IA e dell’automatizzazione applicate ai processi che guidano tutto il ciclo assicurativo” ha detto In un comunicato stampa rilasciato dall’azienda.

La startup impiega al momento 350 persone, e intende utilizzare i nuovi fondi per allargare il team: “Faremo molte assunzioni in Francia e alcune anche negli Stati Uniti” ha detto il Ceo. Lo scopo ultimo, poi, è creare il “più importante hub francese dedicato all’intelligenza artificiale nel settore assicurativo”, che impiegherà 300 persone entro il 2023.

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Waterdrop, una insurtech cinese a Wall Street: che cosa fa

A Wall Street c’è un nuovo unicorno insurtech ed è cinese. Il 7 maggio ha infatti debuttato Waterdrop, scaleup fondata nel 2016 e che ha fra i suoi investitori anche Tencent: finora ha ottenuto 631 milioni di dollari di finanziamenti. Nel giorno del collocamento ha raccolto 360 milioni (30milioni di azioni vendute a 12 dollari l’una), raggiungendo una valutazione di 4,7 miliardi

Waterdrop è tra le poche aziende fintech cinesi ad aver finalizzato l’entrata sui mercati americani, nonostante la crescente regolamentazione di un settore già delicato come quello delle polizze mediche.

Vediamo allora come funziona Waterdrop, le tipologie di servizi offerti e le sfide che dovrà affrontare nel prossimo futuro.

Waterdrop, crowdfunding e polizze sanitarie

Waterdrop si compone attualmente di due unità operative fondamentali: la piattaforma di crowdfunding e il programma Waterdrop Insurance Mall, attraverso il quale vende polizze assicurative in campo medico.

Per quanto riguarda la prima, l’insurtech aiuta gli utenti con problemi di salute a organizzare e gestire campagne di raccolta fondi, sfruttando anche la popolarità dei suoi canali di comunicazione. Questa modalità è ancora poco esplorata dal settore insurtech europeo, ma decisamente promettente: a luglio 2020 le campagne organizzate da Waterdrop avevano raccolto un totale di 4,6 miliardi di dollari tramite più di un miliardo donazioni effettuate da 320 milioni di utenti.

Le campagne di raccolta fondi vengono organizzate e diffuse tramite i social network, primo tra tutti il colosso cinese WeChat.

Waterdrop Insurance Mall è invece la sezione dedicata alla sottoscrizione di polizze sanitarie. Nella prima metà del 2020 questa contava 120 milioni di clienti e un premio complessivo di 865 milioni di dollari, in continua crescita. La compagnia punta a offrire prodotti assicurativi economici e accessibili a tutti: le polizze a lungo termine partono da 4 yuan (0,58 dollari) al mese.

In passato Waterdrop vantava anche una terza unità operativa tramite la quale gestiva un programma di aiuto reciproco (mutual aid): gli utenti interessati versavano una qualsiasi cifra su un fondo comune, e la compagnia provvedeva poi a pagare fino a 43 mila dollari nel caso in cui i contribuenti fossero andati incontri a problemi di salute. Il programma aveva più di 70 milioni di utenti e nel 2019 aveva rimborsato spese per 2 miliardi di yuan, che equivalgono a più di 300 milioni di dollari.

Il fondo di mutual aid è stato chiuso lo scorso marzo, a causa della crescente complessità delle norme che regolano il settore.

Secondo Bloomberg, i prodotti offerti da Waterdrop si rivolgono principalmente ai residenti delle città cinesi meno in vista e ai giovani utenti esperti nella navigazione in internet. In Cina, le stime sostengono che entro i prossimi di anni il mercato delle assicurazioni digitalizzate potrebbe crescere di 2.5 trilioni di yuan (387 miliardi di dollari).

L’ingresso in Borsa tra investimenti, perdite e problemi normativi

Waterdrop è stata fondata nel 2016 da Shen Peng, che attualmente ricopre il ruolo di Ceo. In cinque anni di attività la compagnia ha raccolto investimenti per 631 milioni di dollari, divisi in nove diversi round. L’ultimo, di Serie E, ha visto il colosso Tencent – lo sviluppatore di WeChat – investire 150 milioni di dollari. In precedenza, ad agosto 2020, la compagnia aveva raccolto 230 milioni di dollari in un round di Serie D guidato da Swiss Re e Tencent.

La compagnia ha acquisito lo status di unicorno nell’aprile 2019, e a maggio 2021 si è quotata con successo sulla Borsa di New York raccogliendo 360 milioni di dollari.

Ancora oggi, però, Waterdrop non ha mai generato profitti e si è detta dubbiosa riguardo alla possibilità di ribaltare la situazione nel breve termine. Nel 2020, ad esempio, ha generato entrate per 464 milioni di dollari, ma ha comunque chiuso l’anno in negativo con perdite per 101 milioni.

Nel prossimo futuro, inoltre, l’insurtech dovrà affrontare una serie di ostacoli normativi: il settore delle polizze mediche – specialmente se offerte tramite metodi non convenzionali come il crowdfunding – è infatti particolarmente complesso e le regolamentazioni in vigore stanno diventando via via più serrate. Importanti cambiamenti potrebbero quindi minacciare il futuro di Waterdrop.

L’articolo Waterdrop, una insurtech cinese a Wall Street: che cosa fa proviene da InsuranceUp.


Zego diventa unicorno: dai primi passi in UK all’espansione internazionale

La crescita dell’unicorno insurtech Zego non si ferma: la startup, basata a Londra, continua a espandere le proprie attività stringendo nuove partnership, e nel primo trimestre del 2021 ha chiuso un round di finanziamenti da 150 milioni di dollari.

L’azienda è specializzata in polizze assicurative per auto e scooter, disponibili sia per clienti individuali che realtà corporate. La flessibilità dei suoi servizi ha reso Zego particolarmente adatta alle necessità delle compagnie di delivery, da Uber Eats a Deliveroo, che possono in questo modo proteggere sia le flotte aziendali che i veicoli utilizzati dai singoli driver.

Zego, l’idea e le polizze

Zego nasce a Londra nel 2016 dall’idea di Sten Saar, attuale Ceo, Harry Franks (Chief Business Development Officer) e Stuart Kelly (Staff Engineer). Da subito, l’obiettivo dei tre imprenditori consisteva nel semplificare il mercato delle assicurazioni auto, tradizionalmente molto costoso e basato su procedure lente e obsolete. “Quando abbiamo lanciato Zego, la nostra priorità era assicurare i clienti e fare in modo che potessero guidare il prima possibile” si legge infatti sul sito della compagnia.

Presto, la startup ha avviato un processo di espansione a livello europeo che dal Regno Unito l’ha portata a operare in Spagna, Irlanda, Belgio e Francia. Nel 2019, poi, Zego è stata la prima compagnia insurtech a ottenere la licenza per operare e vendere le proprie polizze in autonomia nel Regno Unito, senza dover passare da altre agenzie.

Zego offre polizze digitalizzate pensate in modo specifico per soddisfare le esigenze della gig economy: autisti privati, driver che effettuano consegne a domicilio e grandi società di delivery e ride hailing. Tramite il sito della compagnia è possibile ricevere un preventivo in pochi minuti, e tutte le assicurazioni sono acquistabili e gestibili direttamente online. Anche le tempistiche si adattano alle necessità della gig economy: le polizze possono avere un periodo di validità compreso tra un’ora e un anno.

Tra le compagnie che attualmente si affidano a Zego per assicurare flotte o autisti troviamo molte tra le aziende più in vista nei settori delivery e mobilità, da Uber e Uber Eats a Just Eat, passando per Deliveroo e GoGetters.

Zego ha fino ad ora venduto più di 17 milioni di polizze, e assicurato 200,000 veicoli in cinque Paesi.

Zego, la tecnologia

La flessibilità del servizio è il punto di forza principale della startup: “Mentre gli assicuratori tradizionali impostano i prezzi dei propri prodotti basandosi soltanto su fattori come l’età dell’autista o il tipo di veicolo, Zego tiene in considerazione anche i dati relativi alle abitudini lavorative o i comportamenti alla guida” ha detto il Ceo Sten Saar a TechCrunch, aggiungendo: “Per ogni veicolo, Zego raccoglie cinque volte la quantità di informazioni generalmente processate dai competitor, analizzando fino a 50 data point al secondo”.

A dicembre 2020, inoltre, la compagnia ha acquisito la startup portoghese Drivit, specializzata in servizi telematici utili per raccogliere dati relativi all’uso dei veicoli e alle abitudini di guida degli utenti come posizione, accelerazioni o stop improvvisi, consumo di carburante, e tempo di sosta.

Gli investimenti

I round di investimento chiusi da Zego hanno accompagnato la rapida crescita della compagnia. Dopo un primo round da 6 milioni di sterline, a luglio 2019 l’insurtech ha raccolto 42 milioni di dollari in un round di Serie B guidato da Target Global, mentre lo scorso marzo ha più che triplicato raccogliendo 150 milioni di dollari: la terza operazione più corposa in campo insurtech del primo trimestre 2021, a livello mondiale.

I nuovi fondi hanno fatto salire la valutazione della compagnia a 1,1 miliardi di dollari, permettendo così a Zego di diventare il primo unicorno insurtech nato nel Regno Unito.

Nel prossimo futuro, la startup punta a proseguire il processo di espansione “in Europa e non solo”, raddoppiare lo staff in modo da impiegare più di 500 persone entro la fine del 2021, e continuare a investire in campo tecnologico.

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2021, insurtech in ripresa: ecco i maggiori round del primo trimestre

Insurtech in ripresa: secono i dati di Crunchbase, il primo trimestre del 2021 ha visto il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019, con lo stesso numero di round oltre i 10 milioni di dollari del primo trimestre 2019.

Ecco alcuni dei round insurtech più importanti del 2021, tra USA, Canada ed Europa.

1. Next Insurance

Il primo posto va al round di serie E per Next Insurance: guidato da FinTLV Ventures e Battery Ventures, ha raccolto ben 250 milioni.

Next Insurance, di cui abbiamo parlato qui, si concentra su polizze assicurative per piccole e medie imprese e vale attualmente 4 miliardi di dollari.

2. Coalition

Con 175 milioni di dollari segue Coalition, che grazia al round di serie D chiuso a marzo ha raggiunto una valutazione di 1,75 miliardi di dollari, con un finanziamento totale di 315 milioni.

Fondata nel 2017 e sostenuta da Swiss Re e Arch Insurance, Coalition strumenti di cybersecurity insieme alla copertura assicurativa informatica, e serve oltre 42.000 clienti.

3. Zego

Il gradino finale del podio se lo aggiudica Zego, con un round da 150 milioni di dollari.

Zego è stata la prima insurtech britannica a ottenere la licenza assicurativa. Nata nel 2016, ha saputo intercettare un nuovo bisogno assicurativo rimasto scoperto: si concentra sull’offerta di polizze assicurative flessibili e on-demand per i lavoratori della gig economy, in segmenti come il ride-hailing, ride sharing, noleggio auto e scooter sharing.

4. Pie Insurance

Ha raccolto 118 milioni Pie Insurance, in un round di serie C guidato da Allianz X e Acrew Capital.

Nata nel 2017, Pie Insurance offre polizze per la copertura retributiva dei lavoratori in piccoli business e PMI, per ora sul mercato americano.

5. Corvus Insurance

Insight Partners ha guidato un round da 100 milioni di dollari per Corvus Insurance, fornitore di prodotti assicurativi aziendali basati sull’intelligenza artificiale, portando la sua valutazione a 750 milioni di dollari.

Corvus fornisce assicurazioni cyber e trasporto merci tramite intelligenza artificiale e machine learning applicati ai data analytics.

6. TypTap Insurance

Ha ottenuto 100 milioni anche TypTap Insurance, sussidiaria di HCI Group che si occupa di assicurazioni casa e disastri naturali.

Il round, in questo caso di private equity, è stato guidato da un fondo affiliate a Centerbridge Partners.

7. Rhino Insurance

Un round di private equity anche quello da 95 milioni per Rhino Insurance, guidato da Tiger Global, che ha portato la compagnia a quasi 500 milioni di dollari di valutazione.

Nata nel 2017, Rhino è un insurtech che fornisce alle società immobiliari un prodotto assicurativo che funge da alternativa alle tradizionali cauzioni degli inquilini in affitto. La società offre anche agli affittuari un simile prodotto assicurativo di deposito cauzionale.

Scopri qui gli altri grandi round insurtech del primo trimestre 2021

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Next Insurance: l’unicorno insurtech da 4 miliardi di dollari che aiuta le piccole e medie imprese

Una valutazione da 4 miliardi di dollari, più di 880 milioni raccolti e 200 mila clienti: sono i numeri di Next Insurance, unicorno insurtech americano che non smette di sorprendere i mercati.

Next Insurance offre polizze assicurative per piccole e medie imprese, un settore spesso dimenticato dalle grandi aziende che preferiscono tradizionalmente concentrarsi sui grossi clienti commerciali o sulle polizze individuali, come quelle mediche o sulla vita.

In molti ora vociferano di una possibile entrata in Borsa per la startup, ma per il momento il Ceo Guy Goldstein preferisce continuare a puntare sulla “crescita della compagnia”.

Come funziona Next Insurance

La startup è stata fondata nel 2016 a San Francisco, nell’area della Silicon Valley, da tre imprenditori di origini israeliane: Guy Goldstein (attuale CEO), Alon Huri (CTO) e Nissim Tapiro.

Next Insurance offre polizze completamente digitalizzate pensate per soddisfare le esigenze delle piccole e medie imprese. Le coperture offerte riguardano cinque diverse categorie di rischio: danni e infortuni, responsabilità civile e professionale, auto aziendali e attrezzature o strumenti tecnici. Grazie anche all’uso della tecnologia e dell’intelligenza artificiale in tutti i suoi processi, i prodotti assicurativi di Next Insurance permettono di risparmiare fino al 30% rispetto alle polizze tradizionali.

La startup vanta al momento un tasso di gradimento da parte degli utenti pari a 4,7 su 5. Tutte le assicurazioni sono personalizzabili e acquistabili direttamente online e, sempre attraverso il sito della startup, è possibile ricevere un preventivo in meno di cinque minuti.

Un modello vincente

Il modello operativo di Next Insurance si è rivelato vincente. A fine marzo la startup ha chiuso un round di investimenti di serie E dal valore di 250 milioni di dollari, raddoppiando la propria valutazione dai 2 miliardi iniziali a 4 miliardi di dollari.

A dicembre 2020, inoltre, Next Insurance ha acquisito Juniper Labs, compagnia specializzata in analisi predittiva dei dati e machine learning applicati al settore assicurativo. Lo scorso marzo, poi, ha concluso la sua seconda acquisizione con AP Intego, agenzia assicurativa digitalizzata con un focus sulle piccole attività commerciali che serve più di 75 mila clienti in tutti i 50 stati americani.

Nel corso del 2020 l’ammontare dei premi lordi sottoscritti da Next Insurance è raddoppiato, passando da 100 a 200 milioni di dollari tra febbraio 2020 e febbraio 2021. Come fa notare TechCrunch, però, queste stime sono precedenti all’acquisizione di AP Intego, che al momento dell’operazione gestiva all’incirca 185 milioni di dollari in premi attivi.

Da pochi mesi, inoltre, Next Insurance ha avviato una partnership con Amazon grazie alla quale i membri del programma Business Prime possono ottenere facilmente una copertura assicurativa per le loro operazioni, a prezzi vantaggiosi.

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