Investimenti fintech, i megaround figli del Covid

Sono 9,3 i miliardi di dollari investiti in startup fintech globalmente nel secodno trimestre 2020, con un aumento del 17% rispetto al trimestre precedente, riporta Business Insider. Il numero di operazioni è sceso da 452 nel primo trimestre a 397, tuttavia vi sono stati ben 28 megaround (colpi da oltre 100 milioni di dollari) destinati a fintech affermate, che si sono fatte notare in particolare durante la pandemia di Covid-19, che come è noto, ha spinto la digitalizzazione.

I megaround figli del Covid

Tra gli investimenti di maggior spicco (quasi tutti in US), si segnala quello nel gigante dei pagamenti Stripe (600 milioni di dollari); l’applicazione di trading Robinhood (280 milioni di dollari, anche se ha già raccolto altri 320 milioni di dollari nel terzo trimestre); la neobank Nubank con sede in Brasile (300 milioni di dollari); la neobank Varo (241 milioni di dollari) e  l’insurtech Duck Creek (230 milioni di dollari).

Duck Creek non è stata l’unica insurtech: Oscar Health  ha raccolto 225 milioni di dollari, Pie Insurance 127 milioni di dollari, States Title 123 milioni di dollari,  sfiora il titolo di megaround BoughtByMany con 98 milioni di dollari e Coalition con 90 milioni di dollari.

Gli investitori hanno cercato di capitalizzare su società tech che soddisfano la crescente domanda di digitalizzazione. Ad esempio, i timori di essere sostituiti da player più sofisticati dal punto di vista tecnologico stanno spingendo gli assicuratori tradizionali a migliorare la loro offerta digitale, aumentando il valore dei fornitori di software specializzati come Duck Creek. E la conseguente volatilità del mercato che ne è derivata ha incoraggiato un maggior numero di consumatori a cercare piattaforme di investimento, guidando la crescita degli utenti e dei ricavi per il trading di applicazioni come Robinhood.

 

Cosa fa Duck Creek, che ha lanciato IPO

Duck Creek opera nel settore Software as a Service (Saas) e offre programmi specifici pensati per assicuratori e agenzie interessate ad avviare un processo di trasformazione digitale.

La suite di soluzioni SaaS Duck Creek Suite fornisce alle compagnie applicazioni aperte e altamente configurabili in tutte le aree principali delle loro attività, come l’amministrazione delle polizze, la fatturazione, i sinistri, l’analisi, i contenuti del settore, la gestione della distribuzione e la gestione della riassicurazione, tutte fondamentali per le loro trasformazioni digitali. Duck Creek OnDemand è la principale soluzione di sistema SaaS per il settore P&C.

Nelle prime settimane di agosto Duck Creek si è resa protagonista anche di un entusiasmante lancio in Borsa, al Nasdaq, che ha fatto balzare la sua valutazione a circa 3 miliardi di dollari e la raccolta di capitali a oltre 450 milioni di dollari. Il che, dice Techcrunch, per una società che negli ulti tre trimestri ha fatturato poco più di 150 milioni, è un grande successo.

Duck Creek è il prossimo colosso insurtech.

Photo by Elena G on Unsplash

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Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

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Considerando questi numeri, ha senso che Lemonade si rivolga a quel segmento massiccio del suo pubblico con un nuovo prodotto.

E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

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Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

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E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

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Jarvis, l’assistente virtuale per lo smart building che migliora sicurezza, efficienza, comfort

Le startup migliori, a volte, nascono quasi per caso, da un’esigenza riscontrata nella vita quotidiana o da un gap sul mercato. E a fondarle, spesso, sono persone che mai avrebbero pensato di reinventarsi imprenditori. È il caso di Iooota, startup innovativa fondata a Bologna nel 2015.

Finalista dell’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif, dedicata alla Human Data Science, Iooota ha lanciato Jarvis, una sorta di maggiordomo virtuale per gli smart building. Una soluzione che potrebbe essere appetibile per le compagnie assicurative.

Iooota, come è nata la startup

Dietro la fondazione della startup c’è Luca Degli Esposti, 36 anni, bolognese. Laureato in marketing e comunicazione, esperto di interfacce e interazione uomo-macchina, Luca lavora negli anni per Yoox, La Perla, Max Mara, grandi brand per i quali cura la divisione digitale acquisendo una grande esperienza professionale nell’analisi di piattaforme online dedicate al marketing e all’ecommerce.

Alla fondazione di una startup che si occupa di smart building, però, Luca degli Esposti ci arriva a causa di un piccolo incidente: “Si è rotta la lavatrice e si è allagato l’appartamento” racconta il giovane imprenditore. “Avevo appena comprato casa, avevo tantissime spese e il mutuo, ci mancava solo la lavatrice” ricorda. Così per ridurre le spese e ottimizzare i tempi, decide di chiedere a un amico esperto di web se era possibile trovare una soluzione digitale in grado di controllare in tempo reale diverse componenti della casa, dagli elettrodomestici all’illuminazione. La risposta? Sul mercato non c’è nulla di simile e lui decide di lanciare una startup, Iooota, che viene fondata nel 2015 grazie a un investimento di DPixel, società di venture capital di Gianluca Dettori.

Jarvis, il maggiordomo virtuale per gli smart building

L’obiettivo di Iooota è rendere efficiente un edificio. Obiettivo raggiunto grazie alla realizzazione di Jarvis, piattaforma che “mette in relazione mondi diversi delle abitazioni, dal consumo energetico di diversi prodotti alla sicurezza degli ambienti al comfort” spiega Degli Esposti. Si tratta quindi di una soluzione IoT per lo smart building che abilita efficienza energetica, comfort, sicurezza e automazione con un solo punto di controllo e gestione, anche da remoto. E il nome della piattaforma non è casuale: “Jarvis è l’assistente virtuale di Iron Man, il suo maggiordomo in versione intelligenza artificiale. Il nome suggerisce proprio ciò che può fare la piattaforma, cioè un controllo puntuale su tutto ciò che sta accadendo nei propri ambienti, con diverse verticalizzazioni, dalla sicurezza, al comfort e al risparmio” continua il founder.

Il mercato di riferimento

Il mercato di riferimento di Jarvis è tra quelli con il più elevato potenziale di crescita prospettato dagli analisti: l’Internet of Things. Secondo l’Annual Internet Report di Cisco, entro il 2023 saranno 511 milioni i dispositivi connessi nel territorio nazionale, circa 8,5 per ogni abitante.
“Abbiamo scelto di entrare e percorrere il settore con il più alto potenziale, quello della Casa Intelligente che nel 2019 ha raggiunto solo in Italia un valore di 530 milioni di euro, con una crescita, secondo i dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, del 40% rispetto al 2018. Anche il settore dello Smart Building e dell’efficientamento energetico sono target facilmente aggredibili con la nostra soluzione” assicura Luca Degli Esposti.

Il modello di business

Nato come servizio rivolto all’utente finale, “alla fine dell’anno scorso abbiamo deciso di puntare su un modello business oriented, non più rivolto solo al singolo consumatore ma a chi gestisce o ha in proprietà un building, dalla scuola al palazzo o al condominio, e che è sensibile all’efficientamento energetico” spiega l’imprenditore. “Se parliamo di B2B2C il modello di business prevede una piccola fee iniziale di one off più una fee mensile per ogni soluzione Jarvis attiva e funzionante: questo per il nostro partner rende il costo d’investimento iniziale molto limitato. Se invece parliamo di B2B, il modello di business è quello di una fee per l’analisi, l’installazione e il setup del progetto, oltre a una fee annuale, già comprensiva di manutenzione, aggiornamenti periodici, evoluzione e assistenza”.

La partecipazione a Open-F@b Call4Ideas 2019 e l’impatto di Iooota sulle assicurazioni

Come abbiamo già detto, Iooota è tra i finalisti di Open-F@b Call4Ideas 2019, call dedicata alla Human Data Science. “Un tema in linea con quello che fa Iooota: una sorta di scatola nera che tiene in considerazione tutti i dati che vengono generati dagli utenti nel loro quotidiano e negli edifici frequentati; questi vengono messi in comunicazione con l’assicurazione per valutare una polizza e il premio assicurativo” continua Degli Esposti.  Il founder sottolinea anche la componente human e l’impatto che un prodotto come Jarvis può avere sulle compagnie: “Ad oggi le compagnie si occupano più di risarcire il danno che di predire o evitare un problema. Con questa soluzione, l’assicurazione potrebbe prevedere le possibilità di rischio, riducendo la possibilità del danno e l’importo del premio assicurativo. In sostanza, Jarvis permetterebbe di ridurre i costi dell’assicurazione” specifica. C’è poi da tenere in considerazione l’effetto sul comportamento dell’utente: “Conoscendo i consumi del proprio ambiente, l’utente può migliorare le proprie abitudini riducendo gli sprechi, con un impatto positivo sull’ambiente e sulla vita di tutti” conclude il founder di Iooota.

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Bright Health, l’insurtech che ha raccolto più di un miliardo di dollari

Che fosse una delle startup destinate a lasciare il segno nella storia dell’insurtech era chiaro già qualche anno fa. Nel 2018 Bright Health, insurtech per la salute, era stata valutata quasi un miliardo di dollari. Era una delle realtà del settore più finanziate di sempre, faceva gola ai finanziatori e, a distanza di due anni, la startup continua a crescere. Con un nuovo finanziamento di 635 milioni di dollari che portano il totale del capitale raccolto a più di un miliardo di dollari.

Insurtech, la vera gara è scoprire il “valore intrappolato”

Bright Health, l’insurtech per la salute

Bright Health, startup insurtech che ha sede a Minneapolis, offre polizze sanitarie accessibili (anche come costi) a singoli e famiglie ed è autorizzata dallo Stato per i Medicare Advantage healthcare plans (assicurazioni sanitarie particolari per gli over 65) in diversi stati, Alabama, Arizona, Colorado, New York City, Ohio e Tennessee.

La storia della startup, una delle più finanziate

Co-fondata a Minneapolis da un veterano del settore assicurativo, l’ex amministratore delegato di una compagnia piuttosto grande come United Healthcare, e altri due manager del settore sanitario, Bright Health si impone nel panorama US delle insurtech già nel 2016, quando ottiene un primo finanziamento di 80 milioni. La società nasce customer centric, grazie all’uso dei big data. E fa leva sull’esperienza del cliente, offrendogli servizi sanitari attraverso un’app. Ecco la sua storia.

80 milioni di dollari per Bright Health, la startup che vende polizze personalizzate

I numeri della crescita di Bright Health

Prima dell’ultimo finanziamento da 635 milioni di dollari, nel 2018 Bright Health ha chiuso un round di investimento proveniente dal mondo del venture capital americano da 200 milioni di dollari. Che segue altri 160 milioni raccolti nel 2017 e 80 nel 2016. Il finanziamento di 200 milioni, quello del 2018, portava la valutazione della startup a 950 milioni di dollari (quasi un unicorno), più del doppio rispetto alla valutazione di 400 milioni di dollari relativa al precedente round d’investimento da 160 milioni di dollari. Valutazione che ora è destinata a salire.

Più di 1 miliardo di dollari di finanziamenti

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Di recente, infatti, ai corposi investimenti già ottenuti, si è aggiunto il round di serie D da 635 milioni di dollari che portano gli investimenti complessivi a oltre un miliardo di dollari. Il round è stato condotto dalla società di venture capital NEA (New Enterprise Associates), insieme a Bessemer Venture Partners, Cross Creek Advisors, Declaration Partners, Flare Capital Partners, Greenspring Associates, Meritech Capital, Redpoint Ventures e Town Hall Ventures.

I nuovi fondi saranno utilizzati per l’espansione internazionale e diversificare l’offerta dei prodotti.

Bright Health, i punti di forza che piacciono agli investitori

Ma come ha fatto una insurtech del settore health a crescere in così poco tempo? Bright Health ha almeno 5 punti di forza che fanno gola agli investitori:

  1. IL TEAM: l’azienda è stata fondata da tre non più giovanissimi signori con alcuni decenni di esperienza manageriale di vertice in ambito assicurativo;
  2. LA TECNOLOGIA: Bright Health è data-driven, la sua missione è migliorare la customer experience delle persone rispetto all’intera esperienza sanitaria, facendo leva sui dati e sul digitale nel suo complesso;
  3. IL MODELLO DI BUSINESS: la startup non si sostituisce ai broker ma collabora con loro;
  4. LA CRESCITA: continua sovraperformance dell’azienda, elevati tassi di rinnovo nei mercati esistenti, significativa pipeline di partner;
  5. I PIANI DI SVILUPPO: secondo i cofounder, esiste una straordinaria prospettiva di crescita e un enorme desiderio dei provider sanitari di avvicinarsi al consumatore attraverso Bright

Leggi tutti i dettagli

L’insurtech per la salute Bright Health valutata quasi un miliardo di dollari

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Virtuoso, l’app che ti paga per stare bene

Fatturato e internazionalizzazione: sono le due parole d’ordine per il 2020 di Healthy Virtuoso, la startup fondata a Cagliari da Andrea Severino e Nicola Tardelli (figlio del noto campione calcistico) che in un anno e mezzo circa di attività ha raccolto riconoscimenti e premi, tra i quali il più recente è stato Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, che giunto alla sua sesta edizione ha premiato le soluzioni più innovative sul tema dell’Human Data Science.

“Virtuoso è un nuovo modello di business assicurativo che ruota intorno a un’app che aiuta e premia gli utenti a mantenere uno stile di vita salutare. – spiega Andrea Severino, fondatore e Ceo – Il primo step è stato proprio costruire l’app gratuita, un’app costruita non intorno all’assicurazione, ma alla persona. Dietro Virtuoso c’è ricerca e sviluppo, ci sono studi di psicologia clinica e comportamentale, il lavoro di un’equipe di ricercatori dell’Università Cattolica; dopo c’è la tecnologia, che fa leva su gamification, user experience e dati. La nostra app non vuole essere ‘bella’, vuole essere stimolante e motivante, spingere le persone a darsi ogni giorno degli obiettivi per la propria salute”.

Le app per la salute e il benessere, che possiamo inquadrare nel più ampio settore della digital health,  sono un fenomeno del momento e si stanno dimostrando estremamente efficaci nell’aiutare le persone a mantenere uno stile di vita più sano. Rappresentano un valido aiuto nella prevenzione ed è anche per questo che sono diventate interessanti sia per tutte le aziende in relazione ai programmi di welfare aziendale; sia per le compagnie assicurative, la cui ambizione è oggi proprio quella di offrire non solo una copertura ‘a danno fatto’, ma piuttosto un servizio che prevenga il verificarsi del danno.

Come funziona Healthy Virtuoso

Virtuoso è nato con l’obiettivo di incentivare le persone ad adottare uno stile di vita meno pigro e sedentario, invogliandole a fare maggiore attività fisica. Al contrario di molte altre app per il fitness e lo sport, Virtuoso non utilizza il GPS e non traccia direttamente nessuna attività fisica. Si basa unicamente sui dati che arrivano da Google Fit (Android) e app Salute (iOS) e altre app compatibili con questi sistemi. Lo svolgimento di attività fisica giornaliera e la partecipazione a ‘sfide’ permette di accumulare crediti che possono essere convertiti in sconti e premi. Nello sviluppo prossimo dell’applicazione saranno inseriti altri ‘indicatori’ di benessere, come il monitoraggio del sonno o la meditazione.
In un anno e mezzo, da quando è stata lanciata, Virtuoso ha registrato oltre 120 mila download, in 113 Paesi. Piace, ha un alto numero di utenti attivi e ogni utente ha coinvolto in media almeno un’altra persona. L’applicazione è già stata utilizzata da diverse aziende, tra le prime KPMG, per realizzare delle sfide tra dipendenti, con l’obiettivo ultimo di aiutare le aziende stesse a migliorare il benessere dei dipendenti e spingere questi ultimi ad adottare comportamenti salutari.
Virtuoso si è dimostrata un’app particolarmente ingaggiante. – continua Severino – Cosa succede se si implementa una soluzione così sulla base clienti di un’assicurazione o di una banca? Succede che sarà la banca o l’assicurazione a creare questo tipo di coinvolgimento (l’applicazione può in teoria essere anche personalizzata). L’app, proprio per le sue caratteristiche, rappresenta quindi un’opportunità interessante anche per banche e assicurazioni, che per esempio possono utilizzarla anche nello sviluppo della fase della client acquisition.”.

Healthy Virtuoso, un nuovo touchpoint con il cliente

“Per le assicurazioni rappresentiamo un nuovo touchpoint con il cliente: sappiamo che fino a oggi i punti di contatto sono stati due, la sottoscrizione e il sinistro, momenti delicati in cui è difficile costruire una fidelizzazione del cliente. Virtuoso permette una relazione diversa, quotidiana, basata su nuovi elementi, ingaggianti, premianti. – continua Severino – Inoltre, permette all’assicurazione di conoscere meglio le abitudini e le reali necessità dei suoi clienti e da qui riuscire a proporre il prodotto giusto, al momento giusto, alla persona giusta. Così può restituire reale valore al cliente. Cambia completamente la value proposition, si passa dalla copertura di un generico rischio alla copertura del rischio specifico di quella certa persona: questo è certamente molto più ingaggiante per un cliente.”

Healthy Virtuoso e welfare aziendale

Incentivare stili di vita salutari sul posto di lavoro rappresenta per le aziende un’importante opportunità per migliorare la produttività e il coinvolgimento dei propri dipendenti.
“I risultati che abbiamo raggiunto con Virtuoso ci dimostrano che è in grado di coinvolgere e di modificare i comportamenti delle persone. Perciò lo abbiamo proposto alle aziende come strumento di welfare aziendale, dimostrando che anche sul posto di lavoro, dove le persone passano la maggior parte della loro vita, si può fare prevenzione, engagement, si può creare salute. La nostra proposta per le aziende, la Corporate Health Challenge, permette ad esempio di creare dei contest tra dipendenti attraverso i quali si possono vincere viaggi, voucher, ecc, e il risultato è stato ottimo, per i dipendenti è molto coinvolgente. Siamo molto soddisfatti dei primi progetti realizzati e dell’eco che ciò ha evidentemente avuto, perché molte aziende ci stanno chiamando. Ora il prossimo passo è costruire con assicurazioni e banche un prodotto, per il b2b principalmente, che sia anche un programma di prevenzione.”

Healthy Virtuoso e la collaborazione con BNP Paribas Cardif

Fino a oggi Healthy Virtuoso ha raccolto circa 700mila euro, da amici, familiari e qualche investitore privato, non ha ancora coinvolto nessun fondo di venture capital vero e proprio. Anche perché, spiega Severino, sia in ambito assicurativo così come nella salute, i tempi per far decollare le cose sono più lunghi rispetto ad altri settori e questo non si concilia con tutti gli investitori early stage. “Noi ci siamo attrezzati per camminare sulle nostre gambe e indirizzare le nostre energie in questo momento non al fund raising ma al mercato, a trovare clienti, a fatturare.”

Anche la partecipazione a Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif 2019 è stata per la startup un passo nella direzione ‘mercato’ poiché le ha permesso di sviluppare un rapporto diretto con la Compagnia.

“Siamo contenti di aver avviato la collaborazione con BNP Paribas Cardif, avendo esperienza di altri contest non ci aspettavamo nemmeno la tempestività con cui fin da subito il team R&D ci ha affiancato per mandare avanti i nostri progetti – conclude il Ceo della startup – Dopo aver vinto il contest, nei giorni successivi ci siamo subito incontrati per definire una roadmap dei passi da fare insieme, con l’obiettivo di individuare in quale direzione concentrare gli sforzi per realizzare un prodotto assicurativo innovativo. Siamo proprio felici di constatare una precisa volontà di andare avanti da parte della Compagnia, una concretezza che apprezziamo molto, e che siamo certi potrà dare i suoi frutti”.

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Ascione (Healthware): la salute del futuro è digitale, ma più umana (video)

Tra i player più rilevanti dello scenario digital health internazionale c’è Healthware, società nata in Italia dall’iniziativa di Roberto Ascione, basata a Salerno e con uffici principali a Milano, Londra e New York, che opera nella consulenza strategica, dei progetti, applicazioni e servizi innovativi per il settore della salute e sta espandendo già da alcuni anni la sua offerta nell’ambito della digital health e, più recentemente, dei digital therapeutics. Lo scorso gennaio ha raccolto 10 milioni di euro di investimenti venture capital da FII Tech Growth (Fondo italiano d’investimento) proprio per finanziare i suoi sviluppi e la sua crescita.

In questa video intervista, Roberto Ascione spiega in che cosa consiste la digital health, quali benefici porterà alle persone e ai sistemi sanitari.

E sottolinea che, nonostante la salute digitale sia basata sulle tecnologie, in realtà porterà a umanizzare la medicina stessa, grazie a percorsi di cura personalizzati, molta prevenzione e una maggiore disponibilità dei medici a sviluppare la relazione con i pazienti, perché avranno più tempo.

“Io credo che la digital health cambierà profondamente la gestione della salute. Siamo abituati a una medicina uguale per tutti, o che ragiona per grandi gruppi di individui. L’avvento del digitale nella salute offre una grande opportunità di personalizzazione. Poiché la nostra salute è molto variabile individualmente, questa personalizzazione della medicina, dei trattamenti, delle cure ci aspettiamo che darà grandi risultati.”

“Nel mio recente libro ‘Il futuro della salute’ parlo di come la tecnologia porterà a umanizzare le cure, non avremo una fredda tecno-medicina, ma un aumento di empatia, di umanizzazione, grazie alla maggiore personalizzazione e anche al maggior tempo che i medici avranno a disposizione per dedicarsi ai pazienti”.

Puoi leggere l’intervista integrale anche in questo articolo.

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Ascione (Healthware): la salute del futuro è digitale, ma più umana (video)

Tra i player più rilevanti dello scenario digital health internazionale c’è Healthware, società nata in Italia dall’iniziativa di Roberto Ascione, basata a Salerno e con uffici principali a Milano, Londra e New York, che opera nella consulenza strategica, dei progetti, applicazioni e servizi innovativi per il settore della salute e sta espandendo già da alcuni anni la sua offerta nell’ambito della digital health e, più recentemente, dei digital therapeutics. Lo scorso gennaio ha raccolto 10 milioni di euro di investimenti venture capital da FII Tech Growth (Fondo italiano d’investimento) proprio per finanziare i suoi sviluppi e la sua crescita.

In questa video intervista, Roberto Ascione spiega in che cosa consiste la digital health, quali benefici porterà alle persone e ai sistemi sanitari.

E sottolinea che, nonostante la salute digitale sia basata sulle tecnologie, in realtà porterà a umanizzare la medicina stessa, grazie a percorsi di cura personalizzati, molta prevenzione e una maggiore disponibilità dei medici a sviluppare la relazione con i pazienti, perché avranno più tempo.

“Io credo che la digital health cambierà profondamente la gestione della salute. Siamo abituati a una medicina uguale per tutti, o che ragiona per grandi gruppi di individui. L’avvento del digitale nella salute offre una grande opportunità di personalizzazione. Poiché la nostra salute è molto variabile individualmente, questa personalizzazione della medicina, dei trattamenti, delle cure ci aspettiamo che darà grandi risultati.”

“Nel mio recente libro ‘Il futuro della salute’ parlo di come la tecnologia porterà a umanizzare le cure, non avremo una fredda tecno-medicina, ma un aumento di empatia, di umanizzazione, grazie alla maggiore personalizzazione e anche al maggior tempo che i medici avranno a disposizione per dedicarsi ai pazienti”.

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Midori e Healthy Virtuoso vincono la 6a edizione di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif

Midori e Healthy Virtuoso, che si è aggiudicato anche il premio social, sono i vincitori della 6a edizione di Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest internazionale lanciato per la prima volta nel 2014 da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia, in collaborazione con InsuranceUp.it (Gruppo Digital360).

L’evento di premiazione che si è tenuto ieri 21 novembre a Milano ha visto, tra gli altri, l’intervento di Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif, Andrea Rangone, CEO di Digital360 e la testimonianza di realtà importanti come quella guidata da Roberto Ascione, CEO di Healthware Group. L’evento si è concluso con la premiazione dei progetti vincitori a cura di Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif, Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation di BNP Paribas Cardif e Giovanni Iozzia, Direttore, EconomyUp e InsuranceUp.

“Fin dalla prima edizione di Open-F@b Call4Ideas abbiamo cercato, e trovato, compagni di viaggio con cui creare nuovi prodotti e servizi innovativi per i nostri clienti” – ha commentato Andrea Veltri, Deputy CEO di BNP Paribas Cardif. “Un rapporto di reciproca collaborazione che ci ha consentito nelle scorse edizioni di avviare progetti importanti come nel caso di D-Heart che è parte del nostro ecosistema Salute o Amodo con cui stiamo innovando la protezione in mobilità o il più recente MABASTA con cui vi stupiremo a breve. Quest’anno abbiamo voluto valorizzare un tema, l’Human Data Science, che rispecchia l’essenza di BNP Paribas Cardif fatta di innovazione e centralità delle persone. Un approccio che unisce all’analisi dei dati la capacità di valorizzarli attraverso le cosiddette scienze della vita, considerando quindi tutti gli aspetti che hanno al centro le persone e il loro benessere, anche psicofisico. Le startup vincitrici hanno saputo interpretare al meglio questo obiettivo proponendo progetti che ci consentiranno di restituire valore reale ai clienti in termini qualitativi, aprendo nuovi scenari finora inesplorati.”

Le startup vincitrici verranno ora affiancate dal team R&D di BNP Paribas Cardif che li seguirà nello sviluppo e nella concretizzazione del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze del mercato e della Compagnia.

Open-F@b Call4Ideas 2019: i progetti vincitori

MIDORI

Midori ha realizzato NED, un vero assistente energetico di casa in grado di riconoscere quanta energia consumano gli elettrodomestici di casa usando un solo semplice strumento di misura a batteria connesso al quadro elettrico. NED da subito impara le abitudini di consumo delle persone che abitano l’appartamento e propone, su un’app per smartphone, giorno dopo giorno. indicazioni personalizzate su come ridurre inutili sprechi di energia ed essere più consapevoli nell’uso di un bene tanto importante come l’energia.

Progetto – Innovazione, Semplicità, Consapevolezza

NED è un sistema di monitoraggio dei consumi elettrici domestici in grado di riconoscere l’utilizzo e l’attività dei principali elettrodomestici di casa usando un solo strumento di misura: un misuratore di corrente a batteria da installare al quadro elettrico in totale sicurezza e semplicità.

Human Data Science factor

NED è la scatola nera di casa. Attraverso l’intelligenza del suo cervello IA è in grado di ottenere dati sul consumo energetico degli elettrodomestici, il loro stato di salute e molto altro, fino ad ora inaccessibili. L’analisi di questi dati, ed i servizi digitali ad essi connessi, consentono all’utente di NED di essere consapevole di come usa l’energia di casa e di accrescere la propria cultura al risparmio energetico attraverso continui riscontri oggettivi e stimoli positivi. La sostenibilità è un valore e va perseguita con un approccio data-driven.

Team

Christian Camarda, Davide Comba, Awet Abraha Girmay, Virginia Vassallo, Francesca De Santis

HEALTHY VIRTUOSO (VINCITORE ANCHE DEL PREMIO SOCIAL)

Virtuoso incentiva, remunera e premia le persone che si impegnano a mantenere uno stile di vita salutare.

Grazie ad un forte connubio tra psicologia comportamentale, gamification e big data e alla connessione con più di 20.000 applicazioni per la salute, ogni giorno gli utenti hanno la possibilità di ottenere dei crediti utili per sbloccare voucher, sconti e premi messi in palio da Virtuoso o dai propri partner commerciali. Attivo in 115 paesi, Virtuoso ha ottenuto più di 120.000 download con meno di 15.000€ investiti in marketing dimostrando un fortissimo tasso di engagement e miglioramento da parte degli utilizzatori.

Progetto – Engagement, scalabilità, prevenzione della salute

Virtuoso è un’innovativa applicazione che, attraverso un profondo connubio tra psicologia comportamentale, gamification e big data provenienti da oltre 20.000 applicazioni connesse all’app (per fitness, benessere e per salute), incentiva e remunera le persone che si impegnano ad adottare e mantenere uno stile di vita salutare.

Human Data Science factor

Attraverso la psicologia comportamentale, Healthy Virtuoso è in grado non solo di coinvolgere e motivare le persone, ma anche di raccogliere in real time i dati comportamentali dei suoi utilizzatori, da oltre 20.000 sorgenti dati per la salute, per il fitness o per il lifestyle, aiutando così le aziende a conoscere meglio le abitudini dei propri clienti e abilitandole ad offrire in maniera del tutto automatizzata il miglior servizio, per la miglior persona nel miglior momento (sia esso assicurativo, di salute o comportamentale).

Team

Andre Severino, Lorenzo Asuni, Carlo Buccoli, Flavio Filoni, Nicola Tardelli, Claudio Sabia.

Final Challenge: un evento anche social

Svoltasi negli spazi della Fondazione Feltrinelli di Milano, la Final Challenge ha visto confrontarsi i 12 finalisti con i loro progetti sul tema dell’Human Data Science. I loro pitch sono stati votati in tempo reale da una giuria di esperti e il pubblico in sala attraverso un’app. In linea con il carattere innovativo di BNP Paribas Cardif, il format rinnovato di quest’anno di Open-F@b Call4Ideas 2019 ha previsto anche la scelta di un vincitore Social votato, per il progetto più apprezzato, tramite la piattaforma Facebook. Per la prima volta, infatti, gli utenti del web hanno potuto seguire tutta l’avvincente battle con una diretta live sulla pagina corporate Facebook della Compagnia. Chiunque ha, così, potuto utilizzare il canale social per esprimere con un “like” la propria preferenza, collaborando in modo diretto a individuare le idee maggiormente innovative e utili.

Open-F@b Call4Ideas, un percorso duraturo di open innovation

Open-F@b Call4Ideas si conferma un appuntamento importante e atteso per tutti gli innovatori di realtà italiane ed estere. Dal 2014 sono state proposte in totale oltre 350 candidature – la metà provenienti dall’estero -, selezionate più di 70 idee innovative, che hanno portato a diverse collaborazioni industriali con un investimento di circa un milione di euro in totale.

Un caso unico in Italia per longevità dell’iniziativa, per efficacia e concretezza, come è stato anche sottolineato nel corso dell’evento di ieri da Isabella Fumagalli, che ha evidenziato anche il lavoro interno all’organizzazione per concepire nuovi temi come la ‘human data science’ (temi che devono tradursi poi in soluzioni per i clienti); e da Andrea Rangone, che ha sottolineato la serietà con la quale BNP Paribas Cardif l’iniziativa, che si è espressa anche nella call di quest’anno dedicata a un tema estremamente importante oggi come i dati.

Anche per il 2019 il contest vede la collaborazione di Medici powered by Let’s Talk Payments LCC, società di advisory e scouting di startup insurtech e fintech a livello globale. Tutti i finalisti verranno inseriti nel database di Medici e riceveranno un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati. Inoltre, le startup finaliste in cerca di fondi fino a un round di Serie A+ saranno presentate a C Entrepreneurs Fund, il fondo venture capital di BNP Paribas Cardif che con Cathay Innovation ha l’obiettivo di accelerare l’innovazione della Compagnia attraverso investimenti in start-up.

L’articolo Midori e Healthy Virtuoso vincono la 6a edizione di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif proviene da InsuranceUp.


Roberto Ascione (Healthware) “La digital health è il futuro della salute”

Un recente report di Acumen Research and Consulting stima il valore del mercato globale della digital health in circa 511 miliardi di dollari entro il 2026, con una crescita esponenziale nei prossimi anni. L’industria include tecnologie di mobile health, telemedicina, soluzioni per migliorare l’efficienza delle organizzazioni sanitari, tecnologie cloud.

La percezione di tutto questo, per i non addetti ai lavori, è spesso molto sfumata e la crescita esponenziale di cui si parla è determinata dal fatto che la strada della digital health fino all’ultimo ‘paziente’ del pianeta è ancora lunga.

Tuttavia, la digital health è già entrata nelle nostre vite più di quanto si pensi: le cartelle sanitarie digitali, lo smartwatch che monitora il nostro cuore, il video-consulto medico, l’app che ci aiuta a mangiare più sano, a fare sport, a dormire meglio, per elencare alcune delle cose più comuni.

Non vi è dubbio che la sanità e la salute personale siano settori in cui l’arrivo delle nuove tecnologie, software e hardware, stanno contribuendo a realizzare un cambio di paradigma, un salto epocale, possiamo ben dire. Che non è limitato agli avanzamenti nella medicina, anch’essi molto legati al digitale, ai dati, a internet e via dicendo; si tratta proprio di nuove opportunità di assistenza e cura delle persone, che rendono il sistema salute più efficace, accessibile, umano, sostenibile.

Il sistema sanitario (pubblico e privato) si è sempre destreggiato tra due, fino a oggi, opposte esigenze: dare il servizio e far quadrare i conti. Conti che nel sistema sanitario sono enormi. La digital health può riuscire a far trovare la quadra, facendo tornare i conti e migliorando il servizio sanitario. E può riuscirci perché nel digital health, come in altri settori ‘digital’, alla fine la tecnologia è solo uno strumento, potente, ma uno strumento, che abilita anche nuovi modelli di business, nuovi player, nuovi ecosistemi.

Tra i player più rilevanti dello scenario digital health internazionale c’è Healthware, società nata in Italia dall’iniziativa di Roberto Ascione, basata a Salerno e con uffici principali a Milano, Londra e New York, che opera nella consulenza strategica, dei progetti, applicazioni e servizi innovativi per il settore della salute e sta espandendo già da alcuni anni la sua offerta nell’ambito della digital health e, più recentemente, dei digital therapeutics. Lo scorso gennaio ha raccolto 10 milioni di euro di investimenti venture capital da FII Tech Growth (Fondo italiano d’investimento) proprio per finanziare i suoi sviluppi e la sua crescita.

Cosa fa Healthware

“Healthware si occupa di digital health da molto tempo, siamo nati in Italia oltre 20 anni fa, ora siamo presenti in diversi paesi in Europa e negli Stati Uniti. – ci racconta Ascione – In sintesi, l’idea di Healthware è quella di applicare tecnologia, data science, innovazione, al miglioramento della salute delle persone, quindi noi supportiamo medici, aziende del settore life science, startup, consumatori di salute, cioè pazienti, e più recentemente il mondo dell’health insurance, aiutandoli a utilizzare queste tecnologie per creare soluzioni, esperienze, in generale risolvere problemi che la salute delle persone ha e che le tecnologie possono sicuramente migliorare”.

Da circa un anno Healthware è entrato anche a far parte dell’ecosistema salute BNP Paribas Cardif, con cui sta collaborando per lo sviluppo di nuove soluzioni in ambito digital health.

“Noi di Healthware pensiamo che il mondo assicurativo possa avere un grande ruolo nello sviluppo della salute digitale, anche in Paesi che hanno una struttura sanitaria di stampo sociale come l’Italia o la Francia, per esempio. – spiega Ascione – Perciò siamo molto contenti della partnership con BNP Paribas Cardif che ha iniziato un percorso nel settore della digital health e dell’health insurance e con cui stiamo sviluppando una serie di concept innovativi rispetto all’utilizzo delle tecnologie sia da un punto di vista della gestione di alcune patologie, sia da un punto di vista della gestione di quella che noi chiamiamo ‘consumer health’, ovvero la gestione preventiva della salute in persone che non hanno ancora patologie e che, appunto con il supporto di soluzioni digital health, possono evitare di averne”.

Come cambierà il sistema salute con la digital health? Quali saranno i vantaggi?

“Io credo che la digital health cambierà profondamente la gestione della salute. Siamo abituati a una medicina uguale per tutti, o che ragiona per grandi gruppi di individui. L’avvento del digitale nella salute offre una grande opportunità di personalizzazione: la grande disponibilità di dati offre la possibilità di adattamento di una serie di soluzioni al bisogno del singolo individuo. Poiché la nostra salute è molto variabile individualmente, questa personalizzazione della medicina, dei trattamenti, delle cure ci aspettiamo che darà grandi risultati.

Sotto un altro punto di vista, con la digital health ci sarà una maggiore sostenibilità dei sistemi sanitari, in questo momento particolarmente gravati da un accesso indiscriminato ai sistemi stessi e da processi poco efficienti: se da un lato il nuovo approccio alla salute promosso dalla digital health ci aiuterà a essere più sani e quindi dover ricorrere meno al sistema sanitario, dall’altro il paziente troverà un sistema più efficiente, perché i sistemi sanitari potranno utilizzare meglio i dati, le informazioni di cui dispongono, per snellire i processi, permettere al paziente un accesso ‘più rapido, nel posto giusto, al momento giusto’.

Ci sono, dunque, due piani di vantaggi, quelli da un punto di vista individuale e quelli da un punto di vista ‘economico’ più generale, di sostenibilità dei sistemi sanitari”.

Quando si parla di dati, non si può tralasciare quanto riguarda gli aspetti etici. Il vostro partner BNP Paribas Cardif è molto sensibile su questo argomento, ha abbracciato un approccio etico all’uso dei dati che mira soprattutto a utilizzare i dati stessi per ‘restituire valore’ al cliente. La sua call di open innovation Open-F@b Call4Ideas 2019 è stata dedicata alla Human Data Science.

“Il concetto che BNP Paribas Cardif sta portando avanti con la Human Data Science è molto interessante e molto vicino anche al nostro pensiero, al nostro background in Healthware. Non a caso nel mio recente libro ‘Il futuro della salute’ parlo di come la tecnologia porterà a umanizzare le cure, non avremo una fredda tecno-medicina, ma un aumento di empatia, di umanizzazione, grazie alla maggiore personalizzazione e anche al maggior tempo che i medici avranno a disposizione per dedicarsi ai pazienti. Il tema della Human Data Science è centrale, è un pilastro su cui si costruisce la promessa della digital health, quella di migliorare l’accesso e la personalizzazione delle cure, anche di patologie croniche; i dati sono parte del motore che renderà questo possibile.

I temi dell’etica e della privacy sono l’altro pilastro: la data ethics è molto importante in ogni settore, ma forse ancora di più in ambito salute, la salute è quanto di più personale possiamo avere e i dati sono particolarmente sensibili.

Da questo punto di vista in Europa siamo fortunati, un passo avanti rispetto ad altre parti del mondo, perché il GDPR ha fornito un framework di riferimento utile non solo ai singoli individui, ma anche per gli operatori che fanno innovazione, perché ha chiarito quali sono i procedimenti da seguire per rispettare degli standard di sicurezza piuttosto elevati.

Eppur vero, che tutti noi abbiamo in qualche modo imparato a trovare un compromesso tra l’utilizzo dei nostri dati da parte di terzi e il valore che ne ricaviamo in cambio: credo che l’ambito salute sia quello in cui possiamo ricavare maggior valore e in cui come individui dovremo accettare qualche compromesso, se dall’altra parte c’è un’azienda che rispetta le normative vigenti e restituisce valore.

Io sono positivo da questo punto di vista, è chiaro che ci saranno delle problematiche durante il percorso ma abbiamo la cornice normativa, un grande livello di sensibilità, una condivisione della dimensione ‘etica’ dell’utilizzo dei dati. La digital health è il futuro della salute”.

Roberto Ascione interverrà con la presentazione “Data-driven medicine will humanize healthcare” all’evento ‘Final Challenge’  di BNP Paribas Cardif, in cui saranno premiati i vincitori dell’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas,  dedicata alla Human Data Science. Appuntamento a Milano il prossimo 21 novembre, qui la pagina con l’agenda e il form di registrazione.

L’articolo Roberto Ascione (Healthware) “La digital health è il futuro della salute” proviene da InsuranceUp.