Digital health, la startup della salute mentale Ginger che ha raccolto 120 Mln $

Salute mentale on-demand, questo è Ginger, startup fondata nel 2011 a San Francisco che ha in questi anni progressivamente convinto sempre più gli investitori e raccolto parecchi finanziamenti, fino ad arrivare al round chiuso proprio ai primi di agosto 2020 pari a 50 milioni di dollari, che le permetteranno una forte crescita in uno scenario di maggiore richiesta del mercato dovuto alla pandemia. Il round d’investimento è stato guidato da Advance Venture Partners e Bessemer Venture Partners, tra gli altri partecipanti vi sono Cigna Ventures e investitori esistenti come Jeff Weiner, presidente esecutivo di LinkedIn, e Kaiser Permanente Ventures. Quest’ultimo round di investimenti porta il finanziamento totale della società a oltre 120 milioni di dollari.

Ginger riunisce educatori comportamentali, terapisti e psichiatri, che forniscono cure personalizzate attraverso il proprio smartphone. Questi includono il coaching comportamentale, la video terapia e le attività autoguidate – tutte attività che vengono misurate e personalizzate utilizzando la piattaforma dati proprietaria dell’azienda.

Il suo modello di business è attualmente rivolto soprattutto al welfare: milioni di persone  usano Ginger attraverso le partnership dell’azienda con i datori di lavoro, i piani sanitari e i partner strategici, e oggi più di 200 società, dalle startup alle Fortune 100, collaborano con l’azienda.

La società ha sottolineato che negli ultimi mesi ha registrato “una domanda alle stelle” per la cura dell’ansia e della depressione tra i lavoratori statunitensi. A luglio, ad esempio, i suoi tassi di utilizzo settimanale per il coaching e la terapia/psichiatria erano rispettivamente del 125% e del 265% superiori ai tassi pre-COVID-19.

“Il nostro sistema di salute mentale è stato a lungo inadeguato. Ma nel bel mezzo di una pandemia mondiale e di un clima sociopolitico tumultuoso, ci troviamo di fronte a un territorio inesplorato, la gente chiede cure migliori e i maggiori finanziatori dell’assistenza sanitaria riconoscono la necessità di rispondere. Ginger è l’unico in grado di invertire il corso di questa crisi su vasta scala. Con questo investimento, possiamo accelerare il nostro lavoro per fornire un’incredibile assistenza sanitaria mentale a una frazione del costo per le centinaia di milioni di persone in tutto il mondo che la meritano”. – ha affermato Russell Glass, CEO di Ginger.

Quello della salute digitale (Digital Health) è uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, quest’anno dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Si cercano, quindi, idee, soluzioni e prodotti innovativi in tutti gli ambiti della vita delle persone.  Candidature aperte fino al 30 settembre, questo il sito dedicato dove si può fare application.

Photo by Anete Lūsiņa on Unsplash

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Il nuovo welfare che nascerà dal coronavirus

Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ce l’ha ricordato: dobbiamo imparare a convivere con il virus. La nostra percezione del rischio, il bisogno di protezione non potranno quindi che cambiare. Anzi, stanno già cambiando.
Il Covid-19 è un punto di svolta storica, per i suoi effetti sanitari, sociali ed economici a livello globale. Ci sarà un prima e dopo e nell’era A.C. (After Covid-19) la nuova Grande Minaccia sarà virale e inevitabilmente modificherà comportamenti, modelli economici, relazioni industriali con impatti rilevanti sul business delle assicurazioni e sul welfare aziendale.

Il Nuovo Grande Rischio Globale: i virus

L’ormai celebre intervento di Bill Gates al Ted di Vancouver, anno 2015, non è la previsione di una Cassandra ma un allarme molto più importante: dopo la minaccia nucleare, eredità della Seconda Guerra Mondiale, il Nuovo Grande Rischio Globale è il virus, anzi i virus. Contro la bomba atomica si sono mobilitate energie finanziarie, politiche, militari: le azioni di deterrenza sono state enormi, l’ossessione di intere generazioni. Nulla di simile è ancora stato fatto per e contro i virus. E anche il Covid-19 lo ha drammaticamente confermato: non esistono truppe sanitarie e scientifiche pronte a intervenire immediatamente lì dove si manifesta la minaccia. Anche i protocolli di emergenza sono incerti , locali. Di fronte ai quotidiani bollettini sanitari, che ricordano purtroppo quelli di guerra, servono e serviranno risposte nuove.

Perché e come cambia la percezione del rischio

Nei giorni della pandemia ci siamo ritrovati a provare emozioni, esperienze, paure che non conoscevamo o che ritenevamo distanti dalla nostra normalità. Stiamo facendo uno stress test collettivo, sentiamo ripetere spesso, perché ci siamo ritrovati a vivere, improvvisamente e senza volerlo, in un mondo che pensavamo potesse essere solo la scena di un film, dove la malattia (e la morte) è sempre in agguato.

Il Covid-19 è un rischio emergente, un rischio che affrontiamo per la prima volta. Questo genera maggiore incertezza, preoccupazione, persino paura. E aggrava la percezione del rischio, spiega Giancarlo Sturloni, autore libro “La comunicazione del rischio per la salute e per l’ambiente”, che commenta: “Spesso ci lamentiamo per le cose sbagliate, indipendentemente dalla dalla loro evidenza statistica. La famigliarità spiega perché, nonostante l’elevato numero di vittime, quasi non facciamo più caso a rischi importanti ma a cui siamo ormai assuefatti, come gli incidenti automobilistici o l’inquinamento dell’aria” . Il Covid-19 ci fa paura anche e soprattutto perse è uno sconosciuto che sta sconvolgendo la nostra normalità, a cui difficilmente potremo tornare.

La risposta delle aziende: polizze sanitarie per tutti

Nell’emergenza le aziende stanno rispondendo con un ricorso massiccio a polizze sanitarie: Enel lo ha fatto per i suoi 68mila dipendenti in tutto il mondo così come FS o il Gruppo Atlantia (Autostrade, Aeroporti di Roma). Nel settore alimentare, poi, molte aziende, da Barilla a Granaralo, stanno integrando le coperture offerte dai Fondi Sanitari di categoria. Insomma, sta esplodendo una nuova domanda di protezione che passa anche dalle necessità ed esigenza delle imprese. Ed è solo l’inizio.

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L’emergenza finirà ma tutto dovrà essere organizzato attorno alla presenza della minaccia virale nelle nostre vite, nel lavoro, nella formazione, nelle attività commerciali. Molti business dovranno ripensare i loro modelli, moltissime imprese dovranno accelerare sull’adozione di tecnologie digitali ma per tutti resterà la necessità di una massiccia e inedita “sorveglianza” sanitaria.

I test seriologici e lo screening di massa

Da qualche giorno si parla sempre di più di test seriologici in grado di stabilire chi è immune o chi si è auto immunizzato: una sorta di lasciapassare sanitario che potrebbe permettere di uscire, lavorare, divertirsi senza alcun pericolo per sé e per gli altri. Sembra che questi test ancora non siano affidabili ma prima o poi lo saranno. Chi si farà promotore di questo screening di massa? Chi sosterrà le spese? Come saranno raccolti e gestite le informazioni in grado di superare le barriere elettroniche già introdotte in alcuni Paesi del Far East? Le aziende avranno un ruolo e una responsabilità in questa nuova situazione e le assicurazioni si troveranno a gestire una domanda imprevista di tutela sanitaria e soluzioni per un welfare di nuova generazione.

La pandemia e la privacy: che cosa cambierà

La pandemia sta stressando tutti i temi relativi alla privacy. Nell’emergenza evidentemente alcuni nostri diritti sono stati compressi (a partire dal più semplice: la libertà di movimento), ma non tutto è possibile. Per esempio una grande azienda non può oggi costringere i dipendenti a effettuare un esame medico e tantomeno a valutarli in base ai risultati. Ma che cosa succede se le condizioni di salute di un solo dipendente possono mettere a rischio il benessere di tutti gli altri e l’operatività stessa dell’azienda. Un tema questo che non va letto solo in termini di business e di profitto: che cosa accadrebbe se si ammalassero tutte le persone di un team di una compagnia telefonica necessario per garantirci la connettività? E se tutti i tecnici di una squadra di emergenza di una società dell’energia venissero contagiati da un virus, come potrebbero intervenire in caso di guasto in una centrale che alimenta un ospedale e i respiratori che tengono in vita altri contagiati?

Nuovo welfare: più protezione e più controllo

Nella nuova epoca dei virus dovremo probabilmente modificare velocemente la nostra cultura (e norme) sulla privacy e abilitare nuovi strumenti per tenere in equilibrio la tutela personale e quella collettiva. Sarà possibile farlo solo in un nuovo welfare aziendale che preveda uno scambio ragionevole fra esigenza di controllo e protezione vera della salute degli individui. Le aziende dovranno credere e far credere di preoccuparsi della salute dei loro collaboratori per poter pretendere di gestire le informazioni. Sarà un processo complesso, con accelerazioni e frenate, a tratti aspro, in cui le compagnie di assicurazioni potranno giocare un ruolo centrale se sapranno passare dalla vendite di polizze alla proposta di progetti integrati di protezione.

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Il nuovo welfare che nascerà dal coronavirus

Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ce l’ha ricordato: dobbiamo imparare a convivere con il virus. La nostra percezione del rischio, il bisogno di protezione non potranno quindi che cambiare. Anzi, stanno già cambiando.
Il Covid-19 è un punto di svolta storica, per i suoi effetti sanitari, sociali ed economici a livello globale. Ci sarà un prima e dopo e nell’era A.C. (After Covid-19) la nuova Grande Minaccia sarà virale e inevitabilmente modificherà comportamenti, modelli economici, relazioni industriali con impatti rilevanti sul business delle assicurazioni e sul welfare aziendale.

Il Nuovo Grande Rischio Globale: i virus

L’ormai celebre intervento di Bill Gates al Ted di Vancouver, anno 2015, non è la previsione di una Cassandra ma un allarme molto più importante: dopo la minaccia nucleare, eredità della Seconda Guerra Mondiale, il Nuovo Grande Rischio Globale è il virus, anzi i virus. Contro la bomba atomica si sono mobilitate energie finanziarie, politiche, militari: le azioni di deterrenza sono state enormi, l’ossessione di intere generazioni. Nulla di simile è ancora stato fatto per e contro i virus. E anche il Covid-19 lo ha drammaticamente confermato: non esistono truppe sanitarie e scientifiche pronte a intervenire immediatamente lì dove si manifesta la minaccia. Anche i protocolli di emergenza sono incerti , locali. Di fronte ai quotidiani bollettini sanitari, che ricordano purtroppo quelli di guerra, servono e serviranno risposte nuove.

Perché e come cambia la percezione del rischio

Nei giorni della pandemia ci siamo ritrovati a provare emozioni, esperienze, paure che non conoscevamo o che ritenevamo distanti dalla nostra normalità. Stiamo facendo uno stress test collettivo, sentiamo ripetere spesso, perché ci siamo ritrovati a vivere, improvvisamente e senza volerlo, in un mondo che pensavamo potesse essere solo la scena di un film, dove la malattia (e la morte) è sempre in agguato.

Il Covid-19 è un rischio emergente, un rischio che affrontiamo per la prima volta. Questo genera maggiore incertezza, preoccupazione, persino paura. E aggrava la percezione del rischio, spiega Giancarlo Sturloni, autore libro “La comunicazione del rischio per la salute e per l’ambiente”, che commenta: “Spesso ci lamentiamo per le cose sbagliate, indipendentemente dalla dalla loro evidenza statistica. La famigliarità spiega perché, nonostante l’elevato numero di vittime, quasi non facciamo più caso a rischi importanti ma a cui siamo ormai assuefatti, come gli incidenti automobilistici o l’inquinamento dell’aria” . Il Covid-19 ci fa paura anche e soprattutto perse è uno sconosciuto che sta sconvolgendo la nostra normalità, a cui difficilmente potremo tornare.

La risposta delle aziende: polizze sanitarie per tutti

Nell’emergenza le aziende stanno rispondendo con un ricorso massiccio a polizze sanitarie: Enel lo ha fatto per i suoi 68mila dipendenti in tutto il mondo così come FS o il Gruppo Atlantia (Autostrade, Aeroporti di Roma). Nel settore alimentare, poi, molte aziende, da Barilla a Granaralo, stanno integrando le coperture offerte dai Fondi Sanitari di categoria. Insomma, sta esplodendo una nuova domanda di protezione che passa anche dalle necessità ed esigenza delle imprese. Ed è solo l’inizio.

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I test seriologici e lo screening di massa

Da qualche giorno si parla sempre di più di test seriologici in grado di stabilire chi è immune o chi si è auto immunizzato: una sorta di lasciapassare sanitario che potrebbe permettere di uscire, lavorare, divertirsi senza alcun pericolo per sé e per gli altri. Sembra che questi test ancora non siano affidabili ma prima o poi lo saranno. Chi si farà promotore di questo screening di massa? Chi sosterrà le spese? Come saranno raccolti e gestite le informazioni in grado di superare le barriere elettroniche già introdotte in alcuni Paesi del Far East? Le aziende avranno un ruolo e una responsabilità in questa nuova situazione e le assicurazioni si troveranno a gestire una domanda imprevista di tutela sanitaria e soluzioni per un welfare di nuova generazione.

La pandemia e la privacy: che cosa cambierà

La pandemia sta stressando tutti i temi relativi alla privacy. Nell’emergenza evidentemente alcuni nostri diritti sono stati compressi (a partire dal più semplice: la libertà di movimento), ma non tutto è possibile. Per esempio una grande azienda non può oggi costringere i dipendenti a effettuare un esame medico e tantomeno a valutarli in base ai risultati. Ma che cosa succede se le condizioni di salute di un solo dipendente possono mettere a rischio il benessere di tutti gli altri e l’operatività stessa dell’azienda. Un tema questo che non va letto solo in termini di business e di profitto: che cosa accadrebbe se si ammalassero tutte le persone di un team di una compagnia telefonica necessario per garantirci la connettività? E se tutti i tecnici di una squadra di emergenza di una società dell’energia venissero contagiati da un virus, come potrebbero intervenire in caso di guasto in una centrale che alimenta un ospedale e i respiratori che tengono in vita altri contagiati?

Nuovo welfare: più protezione e più controllo

Nella nuova epoca dei virus dovremo probabilmente modificare velocemente la nostra cultura (e norme) sulla privacy e abilitare nuovi strumenti per tenere in equilibrio la tutela personale e quella collettiva. Sarà possibile farlo solo in un nuovo welfare aziendale che preveda uno scambio ragionevole fra esigenza di controllo e protezione vera della salute degli individui. Le aziende dovranno credere e far credere di preoccuparsi della salute dei loro collaboratori per poter pretendere di gestire le informazioni. Sarà un processo complesso, con accelerazioni e frenate, a tratti aspro, in cui le compagnie di assicurazioni potranno giocare un ruolo centrale se sapranno passare dalla vendite di polizze alla proposta di progetti integrati di protezione.

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Smart working, una buona pratica anche nelle imprese assicurative

Si fa presto a dire smart working, in Italia secondo le ultime stime prima del coronavirus (Osservatorio Smart Working Politecnico di Milano) poco più della metà delle aziende italiane erano organizzate in tale senso; e secondo ancora più recenti indagini di Unioncamere,  solo 3 aziende su 10 sono fornite di sistemi anti-hacker e solo 4 su 10 adotta tecnologie cloud, cosa che si traduce nella difficoltà a organizzarsi per lo smart working tempestivamente in questa fase di emergenza.

L’emergenza sanitaria Covid-19 sta cambiando il mondo del lavoro e la sua organizzazione per sempre, dimostrando che il lavoro agile è una scommessa vinta anche per il futuro: nessun calo nelle performance, anzi sembra che i dipendenti lavorino di più e meglio, e minore impatto ambientale.

Anche le imprese assicurative si sono dimostrate pronte ad abbracciare questa modalità di lavoro, molte di esse hanno cominciato a far lavorare da remoto i propri dipendenti prima ancora del lockdown, le stesse organizzazioni del settore ne hanno promosso l’adozione.

Ma cosa si intende esattamente per smart working?

Secondo la definizione dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di MilanoLo Smart Working, o Lavoro Agile, è una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Un nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda che si basa su quattro pilastri fondamentali: revisione della cultura organizzativa, flessibilità rispetto a orari e luoghi di lavoro, dotazione tecnologica e spazi fisici’. 

In realtà, non vuol dire semplicemente “lavorare da casa“. I manager devono gestire il lavoro delle proprie persone in modo diverso e sono chiamati a incentivare e facilitare quotidianamente l’adozione di comportamenti lavorativi smart da parte dei collaboratori.Questi ultimi devono ridefinire il rapporto con il proprio capo e i propri colleghi e ripensare le proprie giornate lavorative costruendosi una nuova “routine”.

Emanuela Madini e Giulia Dei Pieri , esperte in smart working di P4I – Partners4Innovation (società che accompagna le aziende nei percorsi verso la digital transformation e lo smart working) hanno realizzato una breve guida, pubblicata da Digital4, un decalogo di consigli utili per gestire al meglio e nel modo più corretto il lavoro da remoto, sia lato management, sia lato collaboratore.

Molto importanti risultano da parte sia del collaboratore che del management l’impegno affinchè il lavoro venga svolto senza rimanere però impegnati 24 ore al giorno, cioè trovare l’equilibrio.

5 suggerimenti per i collaboratori

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Molti dei collaboratori si trovano ad approcciare il lavoro da remoto per la prima volta o, semplicemente, si trovano oggi ad applicarlo in maniera più continuativa rispetto al passato. Ecco cosa dovrebbero fare per renderlo più efficace e produttivo:

1. OBIETTIVI E ASPETTATIVE

Chiarisci con il tuo responsabile gli obiettivi e le aspettative nel breve termine, in modo da pianificare le attività e definire le scadenze, senza perdere di vista le priorità.

2. COMUNICAZIONE E COLLABORAZIONE

Renditi contattabile attraverso gli strumenti digitali a disposizione, scegliendo le modalità di comunicazione più adeguate (mail, telefono, Skype, …).

3. “ROUTINE” LAVORATIVA

Definisci una “routine” di abitudini che scandisca l’inizio e la fine della tua giornata lavorativa, senza dimenticare i momenti di pausa per recuperare energie e di socialità con i tuoi colleghi anche in modo virtuale (es. pause caffè in video conference).

4. SICUREZZA

Scegli la postazione di lavoro che garantisca la sicurezza fisica e sia idonea a prevenire problemi fisici e salvaguarda la riservatezza e la confidenzialità delle informazioni aziendali scegliendo il luogo più idoneo per garantire adeguati livelli di privacy.

5. GESTIONE DEL TEMPO

Gestisci il tuo tempo con attenzione, evitando distrazioni extra lavorative che potrebbero creare troppa dispersione nelle attività lavorative e il conseguente allungamento dei tempi di lavoro.

5 suggerimenti per i manager

Ed ecco le buon pratiche per i manager che devono lavorare a distanza con le loro persone ricercando nuove forme efficaci di collaborazione:

1. SOCIALITÀ E SENSO DI APPARTENENZA

Organizza dei momenti di socialità all’interno del team per favorire l’interazione positiva e creare coesione e senso di appartenenza (es. “caffè virtuali”)

2. STRUMENTI DIGITALI

Sperimenta diversi strumenti digitali e incentivane l’utilizzo da parte del tuo team

3. COMUNICAZIONE E ALLINEAMENTO

Tieni le persone costantemente allineate rispetto alle priorità di lavoro all’interno dell’area o a eventuali novità

4. OBIETTIVI E RISULTATI

All’inizio della settimana definisci gli obiettivi di team e il contributo atteso da ciascuna persona attraverso un team meeting virtuale; ricordati di non controllare il singolo task, ma valuta il risultato complessivo del lavoro

5. DISPONIBILITÀ

Ricordati che la tua disponibilità e quella delle tue persone non è H24.

Questi sono solo alcuni accorgimenti che vi raccomandiamo. Imparare a lavorare e a collaborare a distanza richiede tempo e impegno: continuando a sperimentare giorno dopo giorno, riuscirete a definire le modalità più adatte a ciascuno di voi.

Digital event, 29 aprile

Data Scientist: quali sono le competenze giuste? E quali gli attuali ambiti di applicazione?
Big Data
Intelligenza Artificiale

Photo by Luke Peters on Unsplash

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