Fase 2, spostamenti seconde case: come orientarsi su residenza, dimora e domicilio

Abitazione, residenza, domicilio o dimora (questa anche temporanea). Sono termini diversi e conoscerne il significato è fondamentale per non rischiare con improvvidi spostamenti verso le seconde case.

Comprendere bene i diversi significati a livello legale, infatti, potrebbe segnare la differenza tra quelle che genericamente vengono definite seconde case, che è possibile raggiungere oppure no. In attesa che il Governo fornisca ulteriori chiarimenti (o eventuali aperture) in merito.

Spostamenti seconde case: residenza

Per venire incontro a chi, durante il lockdown, è rimasto bloccato in località in cui studia o lavora e distante dalle proprie famiglia, il DPCM 26 aprile prevede che dal 4 maggio è possibile spostarsi verso domicilio, abitazione o residenza. Termini diversi fra loro e che sono supportati da documenti differenti.

La residenza è un luogo in cui si vive abitualmente, in maniera duratura nel tempo, facendo di quel luogo la propria abitazione principale.

La residenza è facile da documentare: è sufficiente un certificato anagrafico del Comune di residenza, appunto.

Il Comune di residenza è quello in cui:

  • si esercita il diritto di voto;
  • si sceglie il medico curante;
  • si accede ai servizi anagrafici.

La residenza, inoltre, garantisce delle tariffe agevolate sulle utenze luce e gas.

Abitazione

L’abitazione è il luogo in cui, appunto si abita. Basti pensare che ai fini delle imposte esiste il concetto di abitazione principale che dà diritto ad una serie di agevolazioni fiscali, anche molto importanti. Dalle imposte ridotte in fase di acquisto a quelle azzerate, rispetto alle seconde case, se parliamo ad esempio di IMU.

L’abitazione viene dunque individuata in quell’immobile ad uso abitativo in cui un soggetto soddisfa abitualmente i propri bisogni personali e famigliari.

Di fatto abitazione e residenza sono concetti che si sovrappongono.

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Domicilio

Il concetto di domicilio è legato invece agli affari e agli interessi di un soggetto. Si pensi ad un soggetto che per questioni di lavoro, si stabilisce in affitto presso una città diversa da quella in cui ha residenza ed abitazione principale.

In questo caso saranno appunto documenti come contratto di lavoro, contratto di locazione o documenti di proprietà di un immobile, bollette relative alle utenze, a provare che un soggetto è domiciliato in un determinato luogo e lì opera.

Dimora

La dimora può essere di due tipi:

  • abituale, e in questo caso si tratta di residenza (come definita dall’art. 43 del Codice Civile);
  • temporanea.

Il DPCM 26 aprile non menziona la parola dimora proprio per escludere le dimore temporanee, quelle cioè in cui un soggetto si stabilisce temporaneamente e non abitualmente, per vari motivi inclusi quelli legati allo svago e alle vacanze.

Ed è in questa definizione che ricadono o dovrebbero ricadere le seconde case, non trattandosi di abitazioni principali, luoghi di residenza o di domicilio.

Insomma, se stai pensando di raggiungere la seconda casa documentando la tua presenza lì con le sole bollette a te intestate, purtroppo potresti incorrere in sanzioni.

Approfondisci le regole sugli spostamenti con il nostro articolo Fase 2: autocertificazione e spostamenti tra comuni e regioni dal 4 maggio

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