Inquinamento da plastica: a rischio Barbie e Lego?

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Il movimento zero-waste, nato negli Stati Uniti, sta promuovendo  la lotta contro l’inquinamento da plastica a favore di uno stile di vita improntato alle buone pratiche ecologiste e verso l’azzeramento dei rifiuti.

No dunque a tutti i giocattoli in plastica della grande produzione, e a rischiare grosso sono persino le mitiche Barbie e gli intramontabili Lego. Ma forse non andrà così.

Barbie, Lego e Hasbro corrono ai ripari

Per venire incontro alla maggiore sensibilità sostenibile dei genitori, la casa produttrice di Barbie, il gigante Mattel, ha inserito nelle confezioni della sua bambola più celebre  le istruzioni su come riciclare le componenti una volta che non viene più utilizzata.

Lego, dal canto suo, aveva già annunciato che inizierà a produrre i suoi mattoncini in materiale sostenibile, imballaggi compresi, anche se bisognerà aspettare il 2030.

Anche Hasbro, l’altro colosso americano del giocattolo secondo solo a Mattel e produttore, tra l’altro, del Monopoli, ha dichiarato l’intenzione di produrre i suoi giochi solo con plastica di origine vegetale.

Direttiva dell’Unione Europea: addio alla plastica monouso

Mentre il movimento zero-waste mobilita negli Stati Uniti anche i grandi della produzione dei giocattoli, l’Europa non sta a guardare.

Secondo la direttiva dell’Unione Europea di recente approvata i Paesi membri diranno addio all’utilizzo di plastica monouso a partire dal 2021.

Non faremo più le feste di compleanno con piatti e bicchieri di plastica, ma in cambio avremo, forse, un mondo un po’ meno inquinato.

Inquinamento da plastica, non c’è scampo

La questione è molto seria e l’inquinamento da plastica ha effetti molto più diretti sulla tua vita di quello che potresti immaginare.

Pensa che ogni settimana – mentre pranzi in casa o ti godi un’ottima cena nel tuo ristorante preferito – potresti  ingerire fino a 5 grammi di micro-particelle plastiche disperse nel cibo e nell’acqua con cui ti nutri, praticamente è come se ingerissi una carta di credito.

A dirlo è  lo studio “No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People” dell’Università australiana di Newcastle e commissionata dal WWF che mette tutti in guardia.

A essere inquinata con la plastica sono i cibi – quello con più microparticelle risultano essere i frutti di mare, il sale e la birra – ma anche l’acqua, praticamente in tutto il mondo.

Non ti salvi se bevi acqua in bottiglia e nemmeno se respiri, perché la plastica si dissolve anche nell’aria.

E, ovviamente, non si salva il mare. Anche in questo caso i numeri sono impressionanti e parlano di circa 46mila micro-particelle in sospensione nell’acqua di mare per ogni chilometro quadrato.

Dove finisce la plastica?

Secondo i dati diffusi da Science Advances nel 2015 sono stati prodotti nel mondo 380 milioni di tonnellate di plastica, mentre nel 1950 erano soltanto 2 milioni.

Ti stai chiedendo dove finiscono?

Considera che materiali plastici si trovano oggi praticamente in ogni oggetto di uso quotidiano, ma il vero problema è che solo il 20% di quella prodotta viene riciclata o incenerita.

Questo significa che il restante 80% resta nell’ambiente e ci metterà centinaia di anni a degradarsi completamente, inquinando, come abbiamo visto l’aria, l’acqua e il nostro cibo.

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