Nutri-score e made in Italy: continua la guerra delle etichette alimentari

Una lattina di Coca Cola Zero fa meglio alla salute di una fetta di prosciutto di Parma o di parmigiano reggiano: ecco che impazza la polemica sulle etichette nutri-score e il made in Italy, specificatamente per alcuni prodotti alimentari che ne rappresentano l’eccellenza.

Sì, perché il sistema di etichette alimentari a semaforo nato in Francia e oggi adottato da alcuni Paesi europei qui in Italia non si riesce proprio a digerire.

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L’ultima bocciatura per il nutri-score è arrivata dal ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova che, in un’intervista a La Stampa del 6 gennaio, ha dichiarato di volere rimandare al mittente le etichette a semaforo perché non forniscono un’informazione compiuta al consumatore e costituiscono una semplificazione.

“Se la adottassimo, rischieremmo di avere l’olio d’oliva, il parmigiano e altri prodotti tipici della dieta mediterranea con semaforo arancione o rosso, indicazione fuorviante per chi acquista” ha dichiarato il ministro.

In effetti, secondo i parametri delle etichette nutri-score alcuni dei prodotti-simbolo del made in Italy gastronomico in tutto il mondo possono essere classificati con un punteggio scarso. Bocciati dunque prosciutto di Parma, parmigiano reggiano, olio d’oliva, ma anche mozzarella, gorgonzola e salami, tra gli altri.

Ma al di là delle accuse scagliate da Matteo Salvini, che ha gridato al complotto colpevolizzando l’Unione Europea di volere boicottare i prodotti simbolo della dieta mediterranea, e delle ultime polemiche, come stanno le cose? Cerchiamo di capire un po’ meglio in cosa consiste il nutri-score.

Cosa è l’etichetta nutri-score e come si calcola

L’etichetta nutri-score viene chiamata anche etichetta a semaforo perché funziona più o meno allo stesso modo di un semaforo: si tratta di un logo di facile lettura che presenta 5 gradazioni di colore dal verde al rosso, corrispondente ognuna a una lettera: dalla A sul verde che indica il punteggio massimo alla E del rosso, una bocciatura per l’alimento in questione.

A sviluppare le etichette a punteggio è stato un gruppo di ricercatori universitari in Francia con l’obiettivo di rendere la lettura della tabella nutrizionale più semplice così che i consumatori possano scegliere più facilmente alimenti sani.

Il punteggio indicato sul bollino va in base al tipo di nutrienti contenuti nell’alimento: fibre, proteine, frutta e verdure sono ingredienti che possono fare alzare la qualità del prodotto secondo questo criterio, mentre zuccheri, grassi saturi e sodio sono considerati ingredienti ‘cattivi’.

Le etichette nutri-score sono state già adottate in Francia e in alcuni Paesi europei, tra cui Francia, Belgio, Spagna, Germania e Olanda, e lo hanno fatto anche alcune grandi big come Nesté che lo ha introdotto in Europa. Da sottolineare anche che il punteggio è attribuito a ogni singolo prodotto di una specifica marca.

Nutri-score in Italia? La controproposta è l’etichetta a batteria

Dopo le polemiche al nutri-score dall’Italia arriva una controproposta: l’etichetta a batteria.

Si chiama così il nuovo modello di etichetta nutrizionale che, in contrapposizione a quella ‘a semaforo’, esclude la valutazione degli alimenti per come sono composti, ma ne fa una sulla base delle porzioni di consumo indicandola graficamente proprio come la carica di una batteria.

In pratica, secondo Federalimentare che ne è stato promotore, l’etichetta parte dal presupposto che la dieta mediterranea non esclude nessun cibo, ma ne indica le quantità consigliate.

L’etichetta a batteria indicherebbe dunque le informazioni relative alla percentuale di energia, grassi, grassi saturi e zuccheri e sale apportati da una porzione dell’alimento, rispetto ai consumi medi. (non quindi su 100 g, come invece accade per il nutri-score).

Ivano Vacondio, presidente Federalimenti, spiega così la differenza: “Il meccanismo del nutri-score  metterebbe sullo stesso piano alimenti molto diversi, a discapito delle eccellenze della dieta mediterranea, celebrata in tutto il mondo come la più sana. Ne farebbero le spese prodotti determinanti quali l’olio extravergine di oliva, il parmigiano e il prosciutto crudo, solo per fare degli esempi. La batteria è il frutto di due anni di lavoro e del contributo di quattro ministeri: quello della Salute, degli Esteri, dell’Agricoltura e dello Sviluppo economico. E questo nonostante i cambiamenti governativi. Alla base scientifica di questo sistema di etichette hanno lavorato l’Istituto superiore di Sanità, il Consiglio superiore dell’Agricoltura e il Crea”.

Ma anche per questo tipo di etichettatura alimentare non mancano le critiche, tra cui la poca chiarezza con la quale le aziende determinano le porzioni e la scarsa leggibilità dell’etichetta stessa, molto meno immediata della sua rivale colorata.

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