Reddito di cittadinanza e lavori socialmente utili: obblighi ed esoneri

Il reddito di cittadinanza con il 2020 entra nella cosiddetta fase 2, quella che prevede che chi percepisce questa misura di sostegno al reddito, entrata in vigore il 6 marzo 2019, debba dare il proprio sostegno alla collettività con dei lavori socialmente utili, detti anche di pubblicità utilità. In “cambio” di quanto percepito, dunque si chiede di svolgere delle attività che possano essere utili a tutti e in vari ambiti.

Vediamo in questo articolo chi è obbligato a farlo, chi è esonerato, chi gestirà questa fase, che tipo di lavori vengono richiesti e cosa succede a chi si rifiuta di farli.

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Cosa sono i lavori socialmente utili

Prima di vedere cosa succede per il reddito di cittadinanza, ricordiamo che con lavori socialmente utili (LSU) o di pubblica utilità, si intendono in generale le attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi svolte mediante l’utilizzo dei soggetti percettori di sostegni al reddito. Questi sono coloro che si trovano in una situazione di svantaggio nel mercato del lavoro: disoccupazione, mobilità, cassa integrazione guadagni straordinaria, reddito di cittadinanza che, in questo modo, sono impiegati a beneficio di tutta la collettività.

Lavori socialmente utili e reddito di cittadinanza: cosa dice il decreto

Chi percepisce il reddito di cittadinanza sarà dunque, a stretto giro, convocato dai Centri dell’Impiego per per svolgere lavori socialmente utili nel proprio comune di residenza.

Cosa che non è proprio una novità perché la formulazione di questo nuovo ammortizzatore sociale prevedeva proprio lo svolgimento di attività “sociali”. Solo che questa fase è stata di recente messa nero su bianco dal decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 gennaio 2020 che fa riferimento al documento del 22 ottobre 2019 firmato dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo.

Cosa è previsto nel dettaglio? Come dice il comma 2, chi percepisce il reddito di cittadinanza verrà convocato dal Centro dell’Impiego per la sottoscrizione dei Patti per il lavoro e dai servizi dei comuni competenti in materia di contrasto alla povertà per i Patti per l’inclusione. Il decreto dice inoltre che:

“è tenuto a offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti a titolarità dei comuni, utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela ai beni comuni da svolgere presso il medesimo comune di residenza”.

Le ore previste

Il decreto precisa anche le ore previste che, compatibilmente con le altre attività, devono essere minimo  8 alla settimana, ma potranno arrivare a massimo a 16 purché ci sia il consenso sia di chi presta il lavoro socialmente utile che dell’ente.

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Cosa succede a chi rifiuta i lavori socialmente utili

E chi non accetta? Va da sé che perde il sussidio e che questo decade immediatamente. Tranne chi è esonerato, come vedremo tra poco, tutti coloro che percepiscono questa misura e fino al momento in cui la percepiscono, sono tenuti a fare lavori socialmente utili.

Chi è esonerato dai lavori socialmente utili

Non saranno invece convocati dai Centri dell’Impiego le persone che percepiscono il sussidio ma non sono tenute agli obblighi, ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del DL 4/2019:

  • le persone occupate, con reddito da lavoro dipendente o autonomo corrispondente ad un’imposta lorda superiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. (€. 8.145 per lavoro dipendente ed €. 4.800 per lavoro autonomo);
  • le persone con più di 65 anni d’età,
  • chi sta comunque frequentando un regolare corso di studi
  • chi frequenta corsi di formazione per il raggiungimento della qualifica o del diploma professionale
  • chi è beneficiario della Pensione di cittadinanza;
  • i beneficiari del RdC (Reddito di cittadinanza) titolari di pensione diretta o comunque di età pari o superiore a 65 anni;
  • i componenti con disabilità, definita ai sensi della legge 68/1999, fatta salva ogni iniziativa di collocamento mirato e i conseguenti obblighi previsti, e/o la loro volontaria adesione a percorsi personalizzati di inserimento sociale o lavorativo
  • coloro che hanno incarichi di cura ossia si occupano di bambini con età inferiore ai 3 anni o di familiari con disabilità grave o non autosufficienza, come definiti a fini ISEE e questo ai sensi dell’articolo 4, comma 3, ultimo periodo, sono comunque esclusi dall’obbligo di partecipazione ai progetti di pubblica utilità

Si è esonerati dai lavori socialmente utili anche quando il tempo impiegato nell’attività lavorativa sia superiore alle 20 ore settimanali e quando il tempo di lavoro, addizionato al tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro, sia superiore alle 25 ore settimanali.

Quali sono i lavori socialmente utili previsti

Come previsto dal decreto, anche se a titolo esemplificativo (ogni Comune, poi capirà quali sono i propri bisogni), ecco quali sono alcuni lavori socialmente utili che dovrà svolgere chi percepisce il reddito di cittadinanza:

  • Ambito culturale: supporto nella organizzazione e gestione di manifestazioni ed eventi come predisposizione e distribuzione materiale, supporto segreteria organizzativa, pulizia ambienti, collaborazione nella rendicontazione, supporto nelle biblioteche, centri di cultura con attività varie come controllo sale, assistenza informativa, custodia e vigilanza ecc…
  • Ambito sociale: attività di supporto domiciliare alle persone anziane e/o con disabilità con il trasporto o l’accompagnamento a servizi sanitari (prelievi, visite mediche), per la spesa e l’attività di relazione, ma anche il recapito della spesa e la consegna di medicine; piccole manutenzioni domestiche, supporto nella gestione di centri diurni per persone con disabilità e per persone anziane, attività di controllo all’uscita delle scuole, accompagnamento sullo scuolabus degli alunni della scuola infanzia e della scuola primaria ecc…
  • Ambito artistico: supporto nella organizzazione di mostre o nella gestione di strutture
    museali, segreteria organizzativa, presenza attiva nelle giornate di apertura, con il supporto, previa formazione, al personale dell’Ente o della struttura; catalogazione di patrimonio artistico locale; supporto nella costruzione di piattaforme per la messa in rete di documentazione relativa al patrimonio artistico; accompagnamento nelle visite guidate di monumenti e musei ecc…
  • Ambiente: riqualificazione di percorsi paesaggistici, supporto nella organizzazione e gestione di giornate per la sensibilizzazione dei temi ambientali, riqualificazione di aree mediante la raccolta di
    rifiuti abbandonati, ecc…
  • Ambito formativo: supporto nella organizzazione e gestione di corsi; supporto nella gestione dei doposcuola per tutti gli ordini di istruzione, nella gestione di laboratori professionali in base alle competenze,
  • Ambito tutela dei beni comuni: manutenzione giochi per bambini nei parchi e nelle aree attrezzate (riparazione, verniciatura), pulizia dei cortili scolastici ecc…

Sono possibili anche altri tipi di progetto purché appunto abbiano finalità sociali, civiche o solidaristiche e anche il coinvolgimento di altri enti pubblici oltre ai Comuni che comunque dovranno coordinarsi con i Centri per l’Impiego.

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