Sanatoria colf e badanti 2020: emersione lavoro irregolare

Tra le novità del Decreto Rilancio ce n’è una importante che riguarda la regolarizzazione di colf e badanti e che consentirà, come si usa dire in gergo, la sanatoria per il lavoro domestico. C’è tempo infatti fino al 15 luglio per regolarizzare chi si occupa dei lavori domestici all’interno delle varie case, ma anche in conventi, seminari, caserme, orfanotrofi ecc..

Vediamo cosa prevede la sanatoria per questo 2020, chi interessa, quali requisiti bisogna avere sia come datore di lavoro che appunto come lavoratore. Attenzione perché la sanatoria non riguarda solamente gli immigrati e chi non ha un permesso di soggiorno ma anche gli italiani.

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Quali sono i soggetti interessati dalla sanatoria

I soggetti interessati da questa regolarizzazione ed emersione dal lavoro nero sono essenzialmente di 3 tipologie:

  • Datori di lavoro, italiani e stranieri, che vorranno sottoscrivere un nuovo rapporto di lavoro, ovviamente subordinato quindi con contratto o inserire un lavoratore che lo faceva in maniera irregolare – sia italiano che straniero – purché il rapporto di lavoro sia iniziato prima dell’8 marzo 2020.
  • Lavoratori stranieri completamente sprovvisti di permesso di soggiorno, ossia i cosiddetti clandestini che hanno già un lavoro, in nero, o un datore di lavoro che possa assumerli. Anche in questo caso è fondamentale la data dell’8 marzo 2020 e che appunto la persona straniera possa dimostrare di essere arrivato prima di quella data che è di fatto il giorno in cui il Governo ha varato il decreto che di fatto apriva all’emergenza Covid.
  • Stranieri che erano già in Italia e il cui permesso è scaduto prima del 31 ottobre 2019, che possono chiedere un rinnovo del permesso di altri 6 mesi.

Come fa lo straniero a dimostrare di essere arrivato in Italia prima dell’8 marzo? Possono esserci diversi modi come la dichiarazione di presenza resa in base alla legge 66/2007 o le  attestazioni rilasciate da organismi pubblici. Così come un certificato medico da parte di una struttura pubblica, vedi ospedale, così come l’iscrizione dei figli a scuola, l’abbonamento ai mezzi pubblici, un contratto telefonico ecc… Inoltre vengono considerate come prove anche i documenti che provengono dai centri di accoglienza e di ricovero, compresi quelli religiosi e le attestazioni da parte di consolati o rappresentanze diplomatiche.

Sanatoria lavoro domestico: come funziona per datori di lavoro e stranieriClick To Tweet

Datori di lavoro e sanatoria: i requisiti previsti

Per potere richiedere la sanatoria, è necessario che il datore di lavoro – persona fisica come spesso accade per il lavoro domestico, ma anche ente o società – abbia i seguenti requisiti:

  • Reddito imponibile o fatturato da dichiarazione dei reddito o da bilancio di esercizio che non siano meno di 30.000 annui. Questo nel caso di una nuova assunzione.
  • Nel caso di una regolarizzazione del lavoro nero domestico per la famiglia o come assistenza alla persona per se stessi o familiari, anche se non conviventi, il reddito imponibile deve essere di 20mila euro annui se il nucleo familiare prevede una sola persona che percepisce il reddito, di 27mila sempre annui, nel caso il nucleo familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi.

Per quanto riguarda il reddito bisogna sapere che il coniuge e i parenti entro il secondo grado possono concorrere alla sua determinazione e questo anche se non sono conviventi, come dicevamo prima.

Inoltre, la capacità di un datore di lavoro può essere data anche da un reddito che non deve essere dichiarato come per esempio un assegno di invalidità. I requisiti di redditi invece non vengono applicati al datore di lavoro che è affetto da patologie o disabilità. Nel suo caso, vista la necessità di assistenza e la mancata autosufficienza, non vengono appunto considerati.

Da sapere: per quanto riguarda l’assunzione, un datore di lavoro può decidere indifferentemente se assumere a tempo determinato o indeterminato. Per quanto riguarda la retribuzione, stando a quanto dice la circolare del Ministero dell’Interno del 30 maggio, non deve essere inferiore all’assegno sociale che per quest’anno è di 459.83 per un minimo di orario di lavoro di 20 ore settimanali.

Come funziona la sanatoria e come avviene la regolarizzazione

Cosa deve fare il datore di lavoro interessato? Deve presentare istanza in favore di cittadini extracomunitari entro le 22 del 15 luglio 2020 sul sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it utilizzando il sistema di identificazione digitale SPID.

Quando la domanda sarà generata, otterrà una ricevuta che dovrà consegnare in copia anche al lavoratore. Una volta che sarà verificato che ci sono tutti i requisiti, lo Sportello unico per l’immigrazione convocherà entrambi per i documenti e per il contratto di soggiorno con l’invio della comunicazione obbligatoria di assunzione e la consegna al lavoratore del modello per la richiesta di permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

Come chiarito dal messaggio Inps del 4 giugno 2020, il datore di lavoro dovrà pagare tramite il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” un contributo di 500 euro con il codice tributo “REDT”, denominato “Datori di lavoro – contributo forfettario 500 euro – art. 103, comma 1, D.L. n. 34/2020”.
Il contributo che, come si legge sul Sole 24Ore, in caso la domanda non venisse ammessa non saranno restituite. Ecco perché conviene guardare bene i requisiti di entrambe le parti che, peraltro, il messaggio di cui sopra dell’Inps ha contribuito a chiarire.

Per avere il permesso di soggiorno di altri 6 mesi

C’è anche un’altra procedura che invece vede protagonisti coloro che devono chiedere il permesso di soggiorno per altri 6 mesi.

In questo caso è lo straniero che deve presentare la domanda in questura compilando presso l’ufficio postale abilitato, del modulo di domanda. Con la domanda lo straniero deve allegare: ricevuta di versamento F24 di 130 euro, passaporto o documento di identità rilasciata dalla rappresentanza consolare del proprio paese di origine.

Inoltre deve allegare documenti che provino la sua presenza in Italia prima dell’8 marzo 2020 e che attestino che aveva lavorato in precedenza nel settore del lavoro domestico. Successivamente la persona in questione sarà convocato in Questura per terminare la procedura, se appunto ha tutti i requisiti richiesti, e per ottenere il permesso di soggiorno.

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