Usa, Amazon vende polizze ai suoi clienti in partnership con l’unicorno Next Insurance

Amazon entra nel business dell’insurance, e lo fa in collaborazione con un unicorno insurtech.

Next Insurance, insurtech con sede in California, ha stipulato una partnership con Amazon Business per offrire soluzioni assicurative digitali convenienti alle piccole imprese. L’accordo consentirà ai membri di Business Prime di ottenere facilmente un preventivo e acquistare una copertura assicurativa per responsabilità generica, responsabilità professionale, workers’ compensation, RC Auto e strumenti e attrezzature.

“Crediamo che il futuro dell’esperienza di acquisto di assicurazioni implichi incontrare i clienti dove si trovano già, e rendere facile l’acquisto di polizze personalizzate e convenienti”, ha affermato Guy Goldstein, Ceo di Next Insurance. “Siamo orgogliosi di essere scelti da grandi aziende come Amazon, che capiscono che il modo migliore per servire le piccole imprese è attraverso soluzioni digitali”.

Next Insurance, l’insurtech americana scelta da Amazon

Nata nel 2016, Next Insurance è una società fondata ad Israele, ma con sede in California, che utilizza l’intelligenza artificiale per offrire una copertura assicurativa su misure per le piccole e micro imprese.

Nel 2020, con l’ultimo round di finanziamento di novembre, ha raggiunto la valutazione di 2 miliardi di dollari.

Nel corso dell’anno ha inoltre visto i suoi premi lordi raddoppiare, raggiungendo il valore di 200 milioni di dollari, grazie a costi del 30% inferiori alle polizze tradizionali e preventivi personalizzati online in soli 10 minuti.

Next Insurance collabora attivamente con piattaforme di terze parti per raggiungere le piccole imprese in modo sempre più capillare e mantenere la sua traiettoria di crescita: già a ottobre ha collaborato con la fintech Quickbook specializzata in accounting. Ora, grazie alla partnership con Amazon, Next insurance ha la possibilità di raggiungere i milioni di PMI che utilizzano Amazon Business Prime.

Perché Amazon entra nel mondo delle assicurazioni?

L’entrata di Amazon nel business dei servizi assicurativi mira a ridurre l’attrito acquisto / vendita ed eliminare la necessità di lasciare la sua piattaforma per servizi di terze parti.

“Sappiamo che i proprietari di piccole imprese sono alla ricerca di modi innovativi ed economici per semplificare le loro attività e risparmiare tempo” spiega Todd Heimes, direttore di Amazon Business Prime, “la partnership con Next Insurance mira a questo”

Amazon già richiede ad alcuni venditori di avere un’assicurazione per vendere sulla sua piattaforma, ma solo il 28% delle piccole imprese americane ha una polizza di questo tipo, creando un divario di copertura che potrebbe penalizzare le PMI facendogli perdere opportunità di vendita. Con Next Insurance, i membri Business Prime possono accedere ad una copertura assicurativa senza soluzione di continuità, aumentando la comodità di utilizzare Amazon per vendere i loro prodotti.

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Zego, storia del primo unicorno insurtech inglese nato per la gig economy

Con la crescente popolarità (e ora necessità) del delivery, è esploso negli ultimi anni fenomeno della gig economy. Fenomeno che la (ex) startup insurtech Zego ha cavalcato, offrendo una copertura assicurativa a questa nicchia di mercato prima scoperta, con polizze flessibili applicabili alla new mobility.

Grazie alla sua intuizione, Zego ha raccolto ad appena un anno dalla sua nascita 6 milioni di sterline, ha chiuso nel 2019 un importante round di serie B da 42 milioni di dollari, e di recente uno di serie C da 150 milioni: dal suo lancio nel 2016 ha raccolto in totale 200 milioni di dollari, e l’ultimo round ha portato la sua valutazione a superare il miliardo, conferendogli lo status di unicorno.

Come funziona Zego

Fondato nel 2016 da Harry Franks, Sten Saar e Stuart Kelly, Zego nasce a Londra con l’idea di reinventare l’assicurazione commerciale per i lavoratori autonomi, con particolare attenzione alla gig economy, una nicchia prima totalmente priva di offerte di servizi assicurativi. Il suo primo prodotto è l’assicurazione scooter e auto dedicata ai lavoratori del food delivery.

Zego si rivolge ai nuovi servizi di mobilità, quali ride-hailing, ridesharing, noleggio auto e scooter sharing, e offre una gamma di polizze che vanno dall’assicurazione minuto per minuto alla copertura annuale, fornendo una maggiore flessibilità rispetto agli assicuratori tradizionali, con prezzi basati sui dati di utilizzo dei veicoli.

Ha ottenuto nel 2019 la licenza assicurativa, grazie alla quale, oltre a lavorare al fianco di altri assicuratori, costruisce e vende le proprie polizze.

La sua tecnologia si basa sull’integrazione di dati e tecnologie con diversi attori, da servizi di car sharing come Uber, Ola e Bolt, a servizi di delivery come Deliveroo, Uber Eats e Just Eat.

Recentemente, Zego è diventato un partner chiave nel mercato del noleggio di e-scooter nel Regno Unito, collaborando con aziende come Tier, Voi e Dott, e a fine 2020 ha acquisito la compagnia telematica Drivit.

Ad oggi, Zego ha fornito più di 17 milioni di polizze assicurative e coperto più di 200.000 veicoli in cinque paesi: UK, Spagna, Francia, Belgio e Irlanda.

Il nuovo round e i progetti futuri

Guidato da DST Global, il round di serie C da 150 milioni ha visto l’entrata nel capitale della società di nuovi investitori, tra cui General Catalyst, il cui founder e MD Joel Cutler è entrato nel board of directors, e il continuo sostegno di tutti gli investitori precedenti, tra cui Taavet Hinrikus di Wide, Target Global, Balderton Capital e Latitude.

Grazie a quest’ultimo round, Zego ha raggiunto la valutazione di 1,1 miliardi di dollari, acquisendo il titolo di unicorno.

Il finanziamento sarà utilizzato per “espandersi rapidamente in tutta Europa e oltre”, per continuare ad investire nella tecnologia, e per raddoppiare la forza lavoro, che attualmente è di 265 dipendenti, a oltre 500 dipendenti entro la fine del 2021.

Ora l’unicorno insurtech sta scommettendo sull’offerta assicurativa per le flotte aziendali: negli ultimi due anni, il suo focus si è ampliato per includere non solo driver e rider, ma anche intere flotte di veicoli, puntando sul fatto che l’80% dei nuovi veicoli sono ora venduti a clienti commerciali. Una progressione naturale per l’azienda, che continua a mirare a capitalizzare un mercato in crescita attualmente sottoservito dal settore assicurativo.

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Che cos’è la Diversity nell’Insurtech: gender, ecosistemi e tecnologie

Non esiste innovazione senza diversità, e l’Insurtech non fa eccezione: nel mondo della tecnologia applicata al settore assicurativo è importante guardare alla gender diversity, ovvero puntare sempre più sui talenti femminili, ma anche saper sfruttare le diversità degli ecosistemi che si vanno formando, composti da aziende provenienti da ambiti differenti, e quella delle tecnologie, dall’intelligenza artificiale ai big data, che immettono linfa innovativa in un mondo fino a poco tempo fa molto tradizionale.

Se ne è parlato alla Insurtech Week, un’iniziativa al suo debutto nel contesto della Milano Digital Week 2021 (17-19 marzo). Per la prima volta la manifestazione promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici – e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab, con il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo, ha ospitato un filone di eventi dedicati all’Insurtech: merito dell’impegno dell’Italian Insurtech Association (IIA) che si è fatta portavoce di questa necessità da parte di tutto il mercato assicurativo.

È stato proprio il Presidente di IIA, Simone Ranucci Brandimarte, ad aprire i lavori di uno dei panel, che si è svolto venerdì 19 marzo, dal titolo “Diversity in Insurtech – Diversity, Digitalizzazione e Sostenibilità: i pilastri della rivoluzione Insurtech”. Un argomento quanto mai attuale in un contesto nazionale e internazionale che si sta evolvendo con estrema rapidità grazie ai portatori di “diversità”.

“L’Insurtech, un neologismo che ha solo 3 anni di vita, poggia su 3 gambe: un nuovo consumatore digitale che preferisce acquistare servizi online e li vuole veloci ed efficienti; un nuovo ecosistema, perché dai bisogni del consumatore stanno nascendo esigenze che richiedono nuovi modelli assicurativi; nuovi modelli distributivi, perché si stanno sviluppando player che vengono da altri mondi quali mobility, telco, eCommerce, travel, e che hanno ampie customer base” ha spiegato Ranucci Brandimarte.

Il presidente di IIA ha ricordato come l’Italia sia maglia nera in Europa per gli investimenti Insurtech (su circa 7 miliardi di investimenti nel mondo, l’Europa investe complessivamente 260 milioni di dollari, ma la quota dell’Italia è pari a un decimo di quanto viene investito in UK e Germania). Eppure, nel nostro Paese, l’industria assicurativa vale il 7% del Pil. Perché dunque l’Insurtech non si sviluppa? “Ci sono almeno 4 vincoli: competenze non adeguate, bassa magnitudo degli investimenti, adeguamenti alle normative, carenza di cultura dell’innovazione e del rischio”. Come si possono superare gli ostacoli? Ranucci Brandimarte non ha dubbi: “Non c’è innovazione senza diversity, che non è solo di gender”.

Insurtech & Diversity: servono più donne al comando

Della gender diversity ha parlato Rossella Vignoletti, Chief Marketing Officer, Communication e Staff Coordinator di Net Insurance. “In generale nel mondo del lavoro c’è un gap culturale per le donne in Italia – ha detto –  e questo vale ancor più per il comparto assicurativo, che si porta dietro un divario storico. Eppure proprio l’Insurtech può essere un acceleratore, oltre che di competenze e di nuovi prodotti, anche per la diffusione di un nuovo atteggiamento mentale”.

A conferma di quanto affermato dalla manager, Michael Carbone, Research & Knowledge Specialist del Centro Studi Valore D, ha presentato un report su Diversity e Inclusion. I dati parlano chiaro: su un campione di 70 aziende prese in esame, le donne costituiscono quasi la metà della popolazione aziendale nelle aziende Insurtech, ma meno di un terzo della popolazione femminile rappresenta la prima linea aziendale. Poche società presentano policy dedicate per la successione dei ruoli apicali. Nonostante i contratti part-time siano meno diffusi nell’Insurtech, sono sempre le donne a richiederli di più. Il congedo parentale è utilizzato quasi sempre solo dalle donne. Il pay gap, il divario tra quanto guadagna un uomo rispetto a quello che prende una donna, è molto evidente, soprattutto ai livelli apicali.

Diversity nell’Insurtech

Insurtech & Ecosistemi

L’Insurtech è caratterizzato da ecosistemi che hanno nel loro Dna la diversità. Ne ha parlato Gabriele Benedetto, CEO di Telepass, sottolineando come la società nata per il pedaggio autostradale incarni esattamente quanto affermato da Ranucci Brandimarte a proposito delle caratteristiche dell’Insurtech. Benedetto è partito ricordando i macro-trend sui quali è basata l’attività di Telepass – digitalizzazione, smart city, cambiamento culturale – per poi rimarcare che il futuro è nella mobility as a service, i cui tre pillar sono: integrazione, coverage (copertura) e invisible payments. “In realtà Telepass è la più vecchia fintech italiana” ha affermato Benedetto. “Oggi c’è Satispay, l’app di instant payment che aggancia il conto corrente delle persone come noi facciamo da 30 anni. Per la mobilità è necessario un circuito di pagamento efficiente per le micro-transazioni, che noi abbiamo. C’è poi bisogno dei dati sul post-pagato: quando usiamo un servizio in sharing, per esempio un car sharing per muoverci in città. non possiamo sapere in anticipo quanto credito verrà consumato. Telepass ha creato un ecosistema solido, costruendo una serie di servizi intorno all’auto. Ad oggi la nostra è una piattaforma di servizi. Abbiamo messo insieme una gran quantità di dati, che non rivendiamo ma usiamo per creare servizi per il cliente”. Da qui la connessione con il mondo assicurativo: “Telepass – ha spiegato il CEO – non è un assicuratore, ma è in grado di offrire un servizio in questo ambito. Siamo infatti entrati nel mondo dell’RC auto con TCare”.

Nel corso della sua presentazione a Insurtech Week, Gabriele Benedetto ha approfondito come funziona TCare: “Se sei un cliente evoluto che ci ha riempito di dati, possiamo creare un modello solo per te. Polizze personalizzate che proponiamo da circa un anno. Dietro le centinaia di migliaia di polizze che siamo riusciti a convertire c’è solo l’abbonamento Telepass. Lavoriamo sui dati per mettere a disposizione il prezzo più conveniente in base alle logiche più convenienti. Siamo la Amazon della mobilità, che avvicina la domanda all’offerta. Cerchiamo di risolvere un problema. Con un circuito di pagamento così, è possibile anche rateizzare la polizza. Noi già gestiamo il rischio e abbiamo una relazione con il cliente lunga e stabile. Dall’essere la più vecchia fintech siamo diventati la più nuova”.

Insomma, un esempio della trasformazione che sta accadendo nel settore assicurativo: operatori non assicurativi, come appunto Telepass, che guardano a questo mondo in un ottica di servizio, ovvero per dare al cliente servizi migliori e personalizzati.

Diversity significa anche affrontare sfide nuove e diverse, come quella del climate change, di chi hanno parlato Filippo Sirotti, Senior Director – Offering Development CRIF, e Paolo Gambetti, Senior Data Scientist CRIF. I due hanno evidenziato come l’Italia sia uno dei Paesi con maggiori rischi per eventi naturali ma anche tra quelli meno assicurati. “Servono strumenti per leggere il rischio” hanno affermato.

Insurtech, diversity e nuove tecnologie

Diversity è anche l’arricchimento portato nel settore assicurativo dalle nuove tecnologie, quali per esempio l’intelligenza artificiale e i big data. Ne ha parlato Pamela Negosanti, Head of Sales and Sector Strategy, FSI at expert.ai “La diversità biologica è ricchezza, migliora la produttività degli ecosistemi” ha detto. “I cambiamenti in questo momento storico la fanno da padrone, gli ecosistemi basati sul cambiamento reggono meglio degli altri. La diversity attrae diversity, l’elemento fondamentale è la contaminazione. Tecnologia e assicurazioni sono concetti opposti, quindi sono un esempio perfetto di diversity”.

Sui big data al servizio dell’Insurtech è intervenuto Davide Cervellin, Chief Data & Insurance Officer di Telepass. “Il dato – ha affermato –  ci permette di correggere i nostri bias, perciò è essenziale. Purtroppo le pmi fanno ancora fatica a comprendere l’importanza di questo concetto e a dotarsi di una struttura per monitorare e analizzare i dati. I dati non sono un’opzione ma un must e bisogna includerli nella strategia aziendale”.

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Le competenze necessarie per accelerare l’innovazione delle assicurazioni

Fatto l’Insurtech, adesso bisogna fare gli “Insurtechiani”.  La citazione da Massimo D’Azeglio può aiutarci per mettere a fuoco una delle sfide che l’industria delle assicurazioni deve affrontare e vincere per poter entrare nel futuro: creare le competenze digitali per comprendere e gestire i cambiamenti del mercato e dei clienti e strutturare correttamente il dialogo con le startup.

La consapevolezza sulla necessità della trasformazione digitale è sempre più diffusa, come dimostrano diverse indagini. La pandemia ha evidentemente impresso una accelerazione in questo senso. La pressione delle startup sugli incumbent aumenta e i migliori sempre più spesso riescono a tradurla in nuove opportunità di business e di sviluppo. Ma la sensazione, anche all’interno delle aziende, è che ancora si faccia meno di quel che dovrebbe e potrebbe fare. E non certo per cattiva volontà.

Il recente Insurtech Innovation Index elaborato dall’Italian Insurtech Association con con l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano ci ricorda che nel 2020 ben il 63% delle compagnie assicurative ha avviato progetti interni di Insurtech. Meno è stato fatto aprendosi verso l’esterno (partnership e progetti con startup pesano per circa il 40%).

L’innovazione dell’industria assicurativa, quindi, è ancora prevalentemente interna. Ma il 71% degli operatori del settore assicurativo ritiene che ci sia un gap di competenze tecniche e digitali e addirittura l’82% chiede più formazione tecnica e digitale (questi dati provengono da un’altra indagine di Italian Insurtech association con EY).

Il problema appare a questo punto evidente. Da una parte le assicurazioni stanno lavorando per la loro trasformazione digitale contando prevalentemente su risorse e modelli interni (magari sostenute da supporti consulenziali esterni), dall’altra non si sentono adeguatamente attrezzati per farlo. Non è certamente la migliore condizione per affrontare la sfida della trasformazione digitale che diventerà sempre di più una sfida per la competitività.

Servono quindi nuove competenze digitali. Arriveranno dall’esterno, certamente. Ma dovranno soprattutto essere “generate” dalla riqualificazione di chi lavora già dentro le compagnie di assicurazione. Il binomio Skills e Reskill diventerà un’ossessione nell’insurance e non solo per gli HR manager. “Non basta più avere nuove idee, nel fintech come nell’insurtech, servono nuove persone”, sostiene con convinzione Laura Grassi, direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. Nuove persone che possono venire fuori anche dalle “vecchie”, se inserite in percorsi di formazione efficienti ed efficaci.

L’esigenza delle aziende è chiara, come anche la domanda del mercato: anche le startup stesse e le scaleup stanno diventando datori di lavoro alla ricerca dei “lavoratori della trasformazione digitale”. E poi ci sono le autorità regolatorie che hanno bisogno di figure capaci di comprendere e affrontare i cambiamenti della tecnologia e del business. Non a caso il MIP, la School of Management del Politecnico di Milano ha appena lanciato il primo programma online di formazione per i Fintech Professional

Quando anche nelle assicurazioni entreranno (o aumenteranno)  UX Designer o Data Scientist, Ethical Hacker o Blockchain Advisor certamente aumenterà la velocità di innovazione. Anche se fatta all’interno.

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L’automazione dei sinistri secondo Insoore: con l’AI faremo tutto in 24 ore

Ingegnerizzare un processo per dare un servizio più veloce e soddisfacente per il cliente e meno costoso per la compagnia di assicurazione. Sembra la quadratura del cerchio e invece è la mission (possible) di molte startup. Insoore lo sta facendo con la gestione dei sinistri, il claim management, attività core nell’industria assicurativa che con l’uso delle tecnologie digitali può diventare più efficiente ed efficace.

La gestione dei sinistri è una delle tre aree in cui sono pianificati la gran parte degli investimenti in tecnologia per l’automazione nel 2021 secondo l’Insurtech Innovation Index realizzato da Italian Insurtech Association con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

L’automazione di questi processi ha il potenziale di soddisfare quei desiderata che il consumatore ha a riguardo della compagnia del futuro, osserva Italian Insurtech association. E cosa chiedono i clienti? Maggior velocità e semplicità nelle operazioni. Che è quello che contribuisce a portare una soluzione come quella proposta da Insoore, che occupa già 50 persone e ha cominciato il 2021 con un investimento di 600mila euro del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital.

Insoore è il prodotto-evoluzione di Whoosnapp, startup fondata a Roma nel 2015 da Enrico Scianaro, Gerardo Gorga e Vito Arconzo per fare incontrare fotografi e videomaker con aziende editoriali e brand. Un modello di crowdsourcing delle immagini che nel 2019 si presenta sul mercato con una nuova proposta insurtech: Insoore, appunto. Un pivot intelligente, come spesso capita alle startup, che porta a una piattaforma al servizio delle assicurazioni per rilevare i danni subiti dopo un incidente. “Due anni dopo lavoriamo già con 16 compagnie”, racconta oggi Scianaro, che precisa: “Il modello è quello del crowsourcing ma i nostri 350 Insoorer attivi in tutta Italia sono formati e dotati dell’attrezzatura di base necessaria come lo spessimetro per valutare l’effetto di una collisione sulla vernice dell’auto. Inoltre non fanno alcuna valutazione, non quantificano i danni”.

Gli Insoorer però intervengono rapidamente, semplificano la constatazione dell’incidente, fanno uno scatto fotografico e quindi accelerano e semplificano la pratica di liquidazione del sinistro. “Dopo le assicurazioni si sono aperte nuove linee di business con le società di fleet management per la stima dello stato dei veicoli a fine noleggio e abbiamo anche cominciato a lavorare nel real estate per le ispezioni degli immobili necessarie per fare le valutazioni del prezzo a distanza”, spiega Scianaro.

Con il Covid la videoperizia è diventata quasi una necessità e Insoorer si è trovata nella giusta traiettoria di un mercato che può solo crescere. Nel 2020 ha gestito circa 25mila incarichi, la maggioranza incidenti d’auto, in un anno in cui i sinistri si sono praticamente dimezzati. “Ancora poca roba, se si tiene che in Italia ci sono 3,2 milioni di sinistri l’anno. Se poi aggiungiamo il milione di ispezioni immobiliari…”.

Insoore sta lavorando di fatto come abilitatore della trasformazione digitale dell’industria assicurativa. “Noi permettiamo di ottimizzare il processo di gestione dei sinistri. Le compagnie pagano per incarico eseguito così come gli Insoorer vengo retribuiti a incarico eseguito ma con un minimo garantito quotidiano. Da sei mesi siamo anche fornitori di tecnologia…”. Un esempio è il nuovo servizio messo a disposizione di compagnie e aziende da poche settimane: Insoore for Professionals.

Enrico Scianaro, cofounder e CEO di Insoore

“Non è una semplice app”, dice Scianaro. “È un nuovo servizio che Insoore dedica ai propri clienti che intendono utilizzare il proprio network convenzionato per effettuare rilevazioni e ottimizzare ulteriormente il processo di gestione dei sinistri”. Per esempio la rete di officine convenzionate con una compagnia di assicurazione. La trasformazione digitale viene così portata nella filiera dell’industria assicurativa. Come funziona Insoore for Professional? “Prendiamo il caso del carrozziere: appena avrà eseguito la rilevazione video-fotografica, otterrà in poco tempo un feedback da Insoore sulla qualità degli scatti”, racconta Scianaro. “A quel punto potrà procedere più velocemente alla riparazione e alla riconsegna del veicolo, mentre i periti di Insoore consegneranno a stretto giro la perizia sul danno. Le compagnie, oltre a ridurre la durata di gestione del sinistro, possono così offrire una migliore customer experience: l’assicurato riceverà assistenza già al momento della consegna del veicolo nel centro autorizzato e la procedura per la riparazione e la stima dei danni verrà avviata contestualmente alla consegna. Il tutto si tradurrà in una maggiore customer satisfaction, perché i tempi di ripristino e di eventuale risarcimento diminuiranno notevolmente”. Un servizio che si aggiunge e non sostituisce il modello standard con la rete di Insoorer presente in tutta Italia, tiene a precisare Scianaro.

“Nei prossimi due anni ci concentremo proprio sul nostro ruolo di abilitatori della trasformazione digitale dell’industria assicurativa”, spiega. “Vogliamo portare l’Intelligenza Artificiale e l’automazione in tutti i punti del processo, dall’apertura del sinistro alla sua liquidazione. E lo faremo con lo sviluppo di un algoritmo proprietario. L’obiettivo è arrivare a quantificare il danno in maniera automatica e a liquidarlo entro 24 ore dall’incidente”. Sarà un grande giorno per le compagnie e per i loro clienti.

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Car subscription: la startup su cui ha investito Toyota presto in Italia

Quello della car subscription è un mercato in forte crescita: secondo McKinsey, i business model basati sull’abbonamento hanno visto una crescita annuale di più del 100% negli ultimi cinque anni. Frost & Sullivan predicono che i modelli di abbonamento di auto rappresenteranno circa il 10% di tutte le vendite di autovetture entro il 2025.

La Spagna è il mercato che cresce più velocemente per le autovetture car-as-a-service in Europa, e non a caso è spagnola la startup Bipi, partecipata da Toyota, che a marzo 2021 ha ricevuto 6 milioni di euro di finanziamento, arrivando a raccoglierne 25 milioni in totale.

Bipi, nata a Madrid nel 2017, offre ai consumatori un’alternativa “senza pensieri” all’auto di proprietà, attraverso un abbonamento mensile all-inclusive e completamente flessibile a vetture di ogni categoria nuove ed usate. La sua missione è quella di trasformare questo servizio in un’esperienza totalmente digitale, in un mercato come quello europeo in cui questo tipo di transazioni avvengono per il 98% ancora offline.

Il modello car subscription permette ai consumatori di avere accesso ad un veicolo per un periodo compreso tra 1 e 36 mesi: la vettura viene spedita a casa con il pagamento di un unico canone di abbonamento mensile, che include i costi di spedizione, assicurazione, manutenzione, assistenza stradale e le quote di iscrizioni annuali. Il cliente ha inoltre il vantaggio di poter cambiare vettura in qualsiasi momento.

A dimostrazione del crescente interesse del settore automotive in questo settore di mercato, nel 2020 la startup ha ottenuto il sostegno di Toyota AI Ventures.

Già presente in Spagna e Francia, punta ora a espandersi su altri mercati, incluso quello Italiano: il lancio è previsto nel marzo 2021.

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Insurtech Week, per la prima volta alla Milano Digital Week dal 16 al 19 Marzo

Per la prima volta arriva in Italia l’Insurtech Week: un filone di eventi dedicati all’insurtech organizzata grazie all’impegno dell’Italian Insurtech Association nel farsi portavoce di questa necessità che è di tutto il mercato assicurativo. Grazie al sostegno di Telepass, expert.ai e Net Insurance, IIA ha pianificato L’Insurtech Week all’interno della Milano Digital Week, manifestazione promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici – e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab, con il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo.

L’Insurtech Week prevede un programma di sei eventi coerenti con il focus principale della manifestazione, “Città Equa e Sostenibile”, che toccano temi come digital transformation, investimenti, sostenibilità, competenze, diversity.

Gli eventi, dal 16 al 19 marzo, saranno tutti completamente online, eccetto il main event, incentrato su un tema di prioritaria importanza, ovvero la diversity. L’evento si terrà presso Fabbrica di Lampadine, a Milano, e verrà trasmesso in streaming.

CLICCA QUI PER ISCRIVERTI ALLA INSURTECH WEEK

Simone Ranucci Brandimarte: il 2021 sarà l’anno dell’insurtech

“L’Insurtech Week” afferma Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di Italian Insurtech Association “è un altro segnale del fatto che il 2021 sarà l’anno dell’Insurtech. Solo attraverso l’accelerazione dell’innovazione, della tecnologia e dell’evoluzione delle competenze digitali di tutta la filiera, riusciremo a mantenere alto il livello di competitività della nostra industria e rispondere alla crescente domanda di prodotti digitali. Eventi come l’Insurtech Week, in linea con le linee programmatiche del nostro Manifesto, supportano questo processo e danno una spinta fondamentale”. 

Insurtech Week, il programma degli eventi online

 17 Marzo 2021 | 10.00 – 11.00 Digital Transformation ed efficientamento delle operations

A cura di IIA & MICRODATA GROUP

La Digital Transformation oggi ricopre un ruolo strategico per il business delle aziende.
Efficientamento delle operations e digitalizzazione dei processi sono il punto d’attenzione sul quale concentrarsi per una customer journey positiva.

17 Marzo 2021 | 17.00 – 18.00 HR Tech – le nuove frontiere delle competenze

A cura di IIA & FTJ e Simbiosity

Vogliamo aiutare l’insurtech e il fintech italiano attraverso le persone. Stiamo creando un ponte digitale per aiutare le persone locali altamente qualificate a trovare un lavoro significativo e sostenere i crescenti ecosistemi Insurtech e fintech di Milano.

18 Marzo 2021 | 10.00 – 11.00 #IoScelgoAFIESCA: la nuova frontiera delle polizze vita

A cura di IIA & AFIESCA

Presentiamo la sua nuova web application per la vendita online delle polizze sulla vita #IoScelgoAfiEsca. I partner illustrano le caratteristiche distintive delle loro piattaforme digitali, evidenziando i benefici ottenuti dall’integrazione di #IoScelgoAfiEsca su ognuna di esse.

18 Marzo 2021 | 17.00 – 18.00 ESG Tech – Una nuova frontiera di sostenibilità

A cura di IIA & Ecomate

L’esigenza degli enti assicurativi è quella di mappare il rischio delle imprese a 360 gradi. L’introduzione del concetto di Risk Assessment deve essere inteso come valutazione del rischio non solo economico e/o di settore ma anche legato ai temi della sostenibilità ivi compresi quelli ambientali.

19 Marzo 2021 | 10.00 – 11.00 Investimenti in Insurtech

A cura di IIA & FINTECH DISTRICT

La crescita dell’ecosistema insurtech passa per la promozione dell’innovazione tecnologica e l’evoluzione dell’offerta digitale in ambito assicurativo. In questo processo, la velocità di sviluppo e la massa critica delle iniziative, sia startup che favorite da player tradizionali, sono dipendenti dalla qualità e quantità degli investimenti resi disponibili. Quali le iniziative a supporto di tali investimenti? Come favorire la collaborazione di Start up, Compagnie e Istituzioni?

Insurtech Week, il main event a tema diversity

In chiusura della settimana, il 19 Marzo dalle 16.00 alle 18.30, l’evento Diversity in Insurtech a cura di IIA si terrà presso Fabbrica di Lampadine, a Milano, e verrà trasmesso in streaming: un momento live di confronto sulla diversity nell’Insurtech, un panel di relatori di alto livello che porteranno il loro contributo su un tema dai risvolti preoccupanti.

Il tema Diversity verrà affrontato a partire dai dati di una ricerca realizzata recentemente da IIA insieme a ValoreD: visti i dati, piuttosto critici, IIA ha scelto di incentrare l’evento di punta all’interno della digital week su questo tema, quanto mai urgente e di valore.

Partendo dall’assunto che non esiste “innovazione” senza “diversità”, che non si può innovare senza cogliere le opportunità che le differenze ci mettono davanti, abbiamo la necessità di avere più talenti femminili nel settore assicurativo, abbiamo la necessità di migliorare l’equilibrio di genere per clienti, filiera e sistema. In questo senso, la digitalizzazione del settore e la crescita dell’Insurtech rappresentano una grande opportunità. Inoltre, agevolare la creazione di professionalità più diversificate e inclusive rispecchierà in modo più puntuale le esigenze di un mercato che cambia, evolve e, appunto, si innova.

Qui i link per iscriversi agli eventi in programma

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Dacadoo, la scaleup svizzera che misura la salute in pochi click (e aiuta gli assicuratori)

In campo assicurativo i dati sono ormai diventati il nuovo petrolio, e la scaleup svizzera Dacadoo non si è lasciata sfuggire l’opportunità di rivoluzionare di conseguenza il mondo delle polizze su vita e salute.

Grazie alla sua Digital Health Engagement Platform (DHEP), la compagnia permette agli assicuratori di monitorare in tempo reale lo stato di salute generale dei propri clienti. Lo scopo è quello di promuovere uno stile di vita più sano, basato sull’attività fisica e la corretta alimentazione, in modo da ridurre i rischi e prevenire lo sviluppo di possibili patologie croniche.

Diverse compagnie in tutto il mondo hanno già scelto Dacadoo come partner principale nei propri programmi di sensibilizzazione e per tenere sotto controllo lo stato fisico dei detentori delle polizze: vediamo quindi come funziona la piattaforma, e quali sono i vantaggi per utenti e assicuratori.

Come funziona Dacadoo

Fondata a Zurigo, in Svizzera, nel 2010, la scaleup Dacadoo sfrutta l’intelligenza artificiale e l’analisi rapida dei dati per creare piattaforme digitali pensate per assicuratori e riassicuratori specializzati in ambito vita e salute. I prodotti principali sono due: la Digital Health Engagement Platform (DHEP) e il Risk Engine.

La piattaforma digitale di Decadoo

La DHEP di Dacadoo è una piattaforma digitale in grado di misurare in tempo reale lo stato fisico dei clienti. Dopo essersi registrato sul portale, ogni utente può inserire manualmente i propri parametri (come peso, altezza, abitudini alimentari, salute mentale e ore di sonno) e collegarsi via Bluetooth con i propri dispositivi di tracking, come i contapassi o le app che misurano le calorie spese in diverse attività.

All’interno della piattaforma, poi, gli utenti possono connettersi con amici e colleghi, scambiarsi messaggi, organizzare sfide e commentare le rispettive attività, tutte visualizzate in una dashboard.

Elaborando tutte le informazioni disponibili la piattaforma di Dacadoo fornisce un Indice di Salute: un punteggio dinamico da 0 a 1.000 che rappresenta lo stato di salute di un utente in modo rapido e immediato.

Il Risk Engine per gli assicuratori

Partendo dall’Indice di Salute e dai dati personali aggiunti manualmente, per ogni utente registrato il sistema di Risk Engine della startup calcola il rischio di mortalità e morbilità ed elabora un dataset con 100 variabili, completando automaticamente i dati mancanti sulla base di quelli inseriti.

Gli assicuratori possono utilizzare queste informazioni per migliorare le operazioni di sottoscrizione delle polizze su vita e salute, integrando il Risk Engine nelle loro analisi e proponendo quindi polizze e premi personalizzati.

Dacadoo, i vantaggi e i partner

Grazie alla piattaforma interattiva, gli utenti di Dacadoo tengono continuamente sotto controllo il loro stato di salute in modo olistico, e hanno sempre a disposizione una panoramica completa rispetto a diversi parametri che rimarrebbero altrimenti dimenticati. In base alle abitudini individuali, poi, il sistema permette agli utenti di accumulare punti sfruttabili su shop online o come sconti sul premio assicurativo.

Allo stesso tempo, gli assicuratori scelgono Dacadoo per migliorare i livelli di engagement e incentivare i clienti ad adottare uno stile di vita più salutare, riducendo così i rischi di malattie e complicazioni facilmente prevenibili. Inoltre, l’interfaccia della Digital Health Engagement Platform è completamente personalizzabile e integrabile con il branding della propria compagnia.

Diversi assicuratori in tutto il mondo hanno avviato partnership con Dacadoo per sfruttare la piattaforma interattiva e l’analisi dei dati del Risk Engine: tra le altre troviamo Foresters Financial (Canada), Irish Life (Irlanda), Seguros Unimed (Brasile) e Falck Healthcare (Danimarca).

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Insurtech Hub Munich, l’acceleratore nel cuore di Monaco supportato dal governo tedesco

Istutuito nel 2016, InsurTech Hub Munich (ITHM) è una piattaforma di innovazione senza scopo di lucro che unisce partner assicurativi e cross-industry internazionali, startup, investitori, università ed enti governativi per trasformare il futuro del settore insurance.

Lancerà il 12 aprile il suo settimo Innovation Programme: NTX: Enterprise, che si concentrerà sulle Smart Enterprise.

Si trova a Werksviertel, il cuore creativo di Monaco, considerata la capitale europea del settore assicurativo. Tra i suoi fondatori raccoglie professionisti provenienti non solo dalla Germania, ma anche da India, Regno Unito, Austria, Australia, Paesi Bassi, Spagna, Francia e Thailandia.

“La visione fondante dell’acceleratore è quella di fornire accesso all’innovazione a un pubblico di aziende più ampio attraverso un approccio comunitario.” spiega Corine Ackermann, Community Manager di InsurTech Hub Munich, in questa intervista, “Stiamo cercando di costruire insieme un futuro più sicuro, in cui quelli che sono tradizionalmente concorrenti si siedano allo stesso tavolo per scambiare idee e sviluppi su innovazione, agilità e digitalizzazione.”

InsurTech Hub Munich è uno dei 12 digital hub supportati dal governo tedesco, parte di The Digital Hub Initiative (DE:Hub), ed è finanziato dal Ministero Bavarese dell’Economia, dello Sviluppo Regionale e dell’Energia.

Tra i suoi partner figurano anche la Città di Monaco, Università quali la Ludwig Maximilian di Monaco (LMU), Hochschule Coburg e l’Universität der Bundeswehr München, e grandi corporate come Allianz, ADAC, ARAG, Generali, Munich RE, Kasko, Roche e Dai-Ichi Life e dal 2020 lo storico gruppo software SAP, fondato negli anni ’70 da 5 ex-IBM.

Ogni anno, il team di InsurTech Hub Munich guida i fondatori delle startup attraverso una varietà di programmi, collegandoli con decision maker del settore, esperti sul campo e mentori e investitori di livello mondiale. Gestisce due programmi acceleratori: W1 Forward InsurTech, un programma di due mesi con WERK1 Hub, per startup in early stage, e InsurTechEurope PWD, programma dell’acceleratore californiano Plug and Play, per startup later stage.

Dall’inizio della sua attività ha già guidato sei gruppi di startup, con ben due batch nel 2020, tra cui lo speciale H+ Digital Health Innovation Programme dedicato a soluzioni di salute digitale per il new normal.

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Buy Now Pay Later, l’unicorno Klarna è la prima fintech in Europa

L’unicorno svedese Klarna è stata una delle prime aziende nel settore buy now pay later (compra ora paga dopo), che spinto dalla pandemia è esploso nel 2020.

Questo settore nascente, basato sul concetto di new convenience, risponde alla domanda per una esperienza di acquisto più facilmente adattabile ai propri scopi, desideri e situazioni, senza il vincolo del pagamento immediato, che si sta affermando nel mondo dei pagamenti nel 2021.

In questo stesso ambito sono attive altre startup come l’australiana Afterpay o l’italiana Scalapay: consentono di pagare a rate un prodotto, o di testarlo per poi decidere quando pagare. Ci sono anche applicazioni di questo settore ai servizi, come nel caso della londinese Fly Now Pay Later, che consente il pagamento dilazionato per l’acquisto di un biglietto aereo.

Klarna, oltre che pioniera, è la punta di diamante del buy-now-pay-later: grazie al suo ultimo finanziamento da 1 miliardo di dollari, è ora il primo unicorno europeo per valutazione e il secondo al mondo nel fintech, con una valutazione di 31 miliardi di dollari.

Klarna, fondata nel 2005 a Stoccolma da Sebastian Siemiatkowski, Niklas Adalberth e Victor Jacobsson, nasce con l’obiettivo di rivoluzionare l’esperienza di pagamento sia per gli acquirenti sia per i commercianti, offrendo ai consumatori online l’opzione di pagare subito, o di posticipare il pagamento nel tempo.

Dopo una partenza faticosa, la startup cresce rapidamente e nel 2011 è già definita dal Telegraph come una delle aziende tecnologiche più promettenti.

Klarna è ora un unicorno fintech attivo in 17 paesi e ha oltre 250mila partner al dettaglio, tra cui Macys, Etsy, Sephora, Ralph Lauren e Urban Outfitters. Dal suo precedente round di settembre 2020, il suo valore si è praticamente triplicato.

Pare che Klarna sia ora tra le aziende tecnologiche europee pronte a lanciare un’IPO per quotarsi in borsa.

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