Open Insurance: definizione, breve storia e casi dell’assicurazione aperta

Non solo polizze: il futuro dell’industria assicurativa guarda oggi a un modello open, basato sulla sinergia e le connessioni che possono nascere tra diversi settori fino a poco fa impermeabili. È questo modello a essere definito Open Insurance: si basa sulla condivisione di dati tra assicuratori, banche, startup e compagnie tech, con lo scopo di creare nuovi prodotti integrati che spaziano in diversi ambiti, dalla mobilità agli affitti e i rischi informatici. I ruoli tradizionali e i campi di azione e conoscenza diventano quindi concetti obsoleti, a favore di un flusso che collega molteplici tipologie di servizi per migliorare, infine, l’esperienza utente.

Mercoledì 30 giugno viene presentato il report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association. L’Osservatorio Open Insurance riunisce compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e gli attori dell’ecosistema Open Insurance per monitorare, analizzare, discutere le applicazioni dell’Open Insurance, e costruire il know-how per consentire ai nostri associati di essere posizionati al meglio per sfruttare l’enorme potenziale dell’Open Insurance (qui puoi leggere l’agenda del webinar).

Vediamo allora cos’è l’Open Insurance, come funziona, e quali sono le sue implicazioni più importanti. Primo fra tutti la trasformazione del quadro competitivo:  di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Open Insurance, la definizione

Essendo un fenomeno estremamente innovativo e ancora in costruzione, definire in modo univoco il concetto di Open Insurance non è facile. In generale, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) identifica il fenomeno come “la possibilità di accedere e condividere informazioni, sia personali che di carattere generale, relativi al mondo delle assicurazioni tramite le Application programming Interfaces [la tecnologia API]”.

Open Insurance, breve storia

L’Open Insurance è di certo un fenomeno nuovo e ancora da plasmare, ma tutti gli esperti sono concordi nel sostenere che questo è destinato a cambiare radicalmente il mondo assicurativo, integrandolo con i servizi bancari e con piattaforme di più ampio respiro. In ambito Open Insurance, quindi, è più appropriato parlare di futuro invece che guardare al passato.

Così come l’Open Banking, comunque, il fenomeno ha le sue radici nella direttiva PDS2 dell’Unione Europea, entrata in vigore nel 2019. Questa chiede alle banche di aprire i propri API alle compagnie fintech e ad altre società terze, in modo che queste possano creare programmi e servizi personalizzati capaci di rispondere realmente alle nuove necessità degli utenti.

La direttiva sta già mostrando i propri effetti e sta contribuendo a rinnovare gli ecosistemi del mondo bancario, finanziario, e anche assicurativo.

Gli ingredienti dell’Open Insurance

Il punto fondamentale dell’infrastruttura alla base dell’Open Insurance sono i sistemi di Application Programming Interface (API), che permettono di condividere le informazioni e far comunicare i dati, facilitando quindi la creazione di servizi integrati per diverse piattaforme.

Gli API sono alla base della programmazione di app e programmi e vengono spesso utilizzati dalle compagnie per integrare widget o vetrine digitali sul proprio sito, migliorando quindi l’esperienza di acquisto. Nel mondo bancario, per esempio, è proprio grazie agli API che gli utenti possono svolgere transazioni direttamente sui siti di e-commerce in modo sicuro e tracciabile.

Basandosi sui dati veri e propri degli utenti, i programmi e i servizi costruiti a partire dagli API riescono a rispecchiare le loro necessità e le abitudini di acquisto e utilizzo: una rivoluzione che nel mondo assicurativo, dominato generalmente da compagnie ormai considerate obsolete, si propone di mettere a disposizione dei clienti un nuovo universo di polizze e prodotti flessibili e personalizzabili.

La condivisione dei dati, ovviamente, avviene con il consenso degli utenti e con tutte le attenzioni del caso necessarie per tutelare la privacy e, se necessario, l’anonimato degli utenti coinvolti.

Come accennato l’Open Insurance fa a sua volta parte del più grande universo dell’Open Banking, che connette tra loro tutti i soggetti all’avanguardia operanti nell’ecosistema bancario e finanziario, in modo anche da permettere la creazione di servizi sempre più innovativi.

Lo sviluppo degli ecosistemi

Il meccanismo dell’Open Insurance permette di allargare l’ecosistema assicurativo ad altri attori. Le conseguenze sono evidenti: basta compartimenti stagni, ora i servizi collegano settori anche molto distinti, come lo sport, la mobilità e l’energia.

Un esempio sono i sistemi di smart home: grazie alla condivisione dei dati tra dispositivi di domotica intelligenti e mondo assicurativo è possibile creare polizze personalizzate che tengono conto dei rischi specifici di ogni zona e anche della situazione propria di ogni abitazione assicurata o controllata digitalmente.

Altro settore dal grande potenziale è quello della mobilità sostenibile, occupato soprattutto dalle compagnie di car, bike o scooter sharing. Grazie alla comunicazione dei dati tra aziende che forniscono i servizi e rispettivi partner assicurativi sarà possibile creare prodotti ad hoc studiati appositamente per questo nuovo settore.

Anche il mondo del wellness può beneficiare dell’Open Insurance: i dispositivi wearable, come smartwatch o altri sensori indossabili, permettono di immagazzinare importanti parametri relativi allo stato di salute degli utenti, da utilizzare per plasmare e proporre polizze appropriate.

Il risultato, in generale, consiste in servizi assicurativi al passo con i tempi e costruiti proprio a partire dalle necessità dei clienti, in tutti gli ambiti.

La crescita dell’Insurtech

Il settore delle assicurazioni digitali sta attraversando un momento di enorme crescita: nel 2020 il mondo insurtech ha toccato un nuovo record con 7,1 miliardi di dollari in investimenti a livello globale, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda l’Open Banking – che come abbiamo detto include anche l’Open Insurance – Accenture stima che il solo comparto europeo nel 2020 abbia mosso capitali per 61 miliardi di euro, il 7% di tutte le entrate generate dal mondo bancario. Il 99% delle compagnie ha infatti in programma di investire nelle nuove tecnologie.

L’Open Insurance, di per sé, è ancora agli albori, ma il trend è decisamente positivo e sta convincendo molti a lasciare da parte le operazioni tradizionali per creare un ecosistema sempre più integrato e aperto anche a settori legati solo in modo collaterale al mondo assicurativo. Secondo un sondaggio di Accenture, già oggi il 63% degli assicuratori si sono mobilitati per adottare sistemi che favoriscano un ambiente interconnesso.

Casi di Open Insurance

Sono tante le startup che hanno fatto proprio il modello dell’Open Insurance. Tra le prime ad approfittare delle sue potenzialità troviamo TrueLayer, scaleup fondata a Londra nel 2016 da due imprenditori italiani – Francesco Simoneschi e Luca Martinetti – con lo scopo aprire il mondo bancario tramite la condivisione di informazioni tramite API.

Nel 2018 TrueLayer ha avviato una collaborazione con la startup assicurativa Anorak per offrire polizze sulla vita grazie proprio alla direttiva PSD2 e ai sistemi di API, tramite i quali la compagnia è in grado di predire la copertura più adatta alle necessità dei clienti. Si tratta di una delle prime applicazioni della direttiva nell’ecosistema assicurativo.

Rimanendo in Europa altro esempio virtuoso è Wakam, compagnia francese attiva ormai in 13 Paesi, che offre servizi digitali per il mondo delle polizze su danni e infortuni. Tutti i suoi prodotti sono personalizzabili e immediatamente integrabili con le piattaforme di assicurati, broker e intermediari proprio grazie ai sistemi API

Altro attore di spicco è Arity, costola dell’americana Allstate Insurance Company che sta rivoluzionando il settore della mobilità e delle assicurazioni auto. Arity analizza le abitudini di guida dei clienti per offrire polizze personalizzate e premi o ricompense per coloro con un livello rischio particolarmente basso.

Anche il colosso insurtech Lemonade, valutato per più di 4 miliardi di dollari, ha lanciato il suo sistema di API nel 2017. Questo permette alle compagnie interessate, in tutti gli ambiti, di incorporare i servizi assicurativi offerti da Lemonade direttamente all’interno delle loro piattaforme, unendo così le polizze agli altri servizi offerti. Il sistema di API permette di accedere a preventivi rapidi, strutturare pacchetti personalizzati ed effettuare pagamenti in modo rapido e immediato, senza dover passare attraverso il sito di Lemonade.

La crescente interconnessione di diversi settori, inoltre, sta spingendo i colossi del tech – pensiamo ad Amazon, Google, Facebook e Apple ­– ad avvicinarsi sempre di più all’universo assicurativo. Per continuare a essere competitive su un mercato in profonda trasformazione le compagnie tradizionali non possono più ignorare la presenza di nuovi attori, ma anzi dovrebbero abbracciare il processo di trasformazione digitale e rinnovare i propri modelli operativi.

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Guida autonoma in Europa, i primi passi sulle normative

Il settore della guida autonoma è in fermento. Dopo tante attese, finalmente qualcosa si sta muovendo in Europa sul piano della regolamentazione: a fine aprile il Regno Unito ha annunciato di voler procedere con l’inquadramento a livello normativo della guida autonoma, e a giugno è stato approvato da una delle due Camere in Germania un provvedimento che autorizza la guida autonoma su strade pubbliche.

Ora UK e Germania si sfidano in un vero testa a testa su chi sarà il primo a permettere la circolazione su strade pubbliche vetture a guida autonoma. Per ora in vantaggio sembra il Regno Unito, che conta di vedere le prime vetture con sistemi ALKS circolare “da sole” entro la fine del 2021, mentre in Germania si parla di guida autonoma a livello 4 nel 2022.

Se da un lato l’UK ha compiuto il primo passo ufficiale, dall’altra la Germania aveva impostato già nel 2017 un disegno di legge per disciplinare la circolazione delle auto driverless. A detta del governo tedesco, una volta passata l’approvazione del Bundestat (la Camera delle Regioni), sarebbe il primo quadro giuridico al mondo per l’integrazione dei veicoli autonomi nel traffico regolare, da bus navetta a veicoli privati.

La sua soluzione, secondo il ministero dei Trasporti, è stata ideata per essere il più flessibile possibile, eliminando la necessità di un autista umano in stand-by: molta più libertà rispetto alla soluzione del governo britannico, che permetterebbe al guidatore di staccare le mani dal volante solo sotto condizioni specifiche, in autostrada, e con la postilla di rimanere sempre pronto a riprendere il controllo del veicolo.

Ma nulla è ancora scolpito nella pietra, e la gara è ancora aperta. Nel frattempo, il mondo delle assicurazioni farà meglio a prepararsi: la transizione a guida autonoma potrebbe sconvolgere gli equilibri del settore car insurance. Saranno inoltre non poche le patate bollenti da affrontare a livello di responsabilità e copertura in caso di sinistri – ma altrettante le opportunità per chi saprà venire incontro alla nuova domanda.

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Siamo pronti per l’onda insurtech?

Se si guarda dall’alto l’Insurtech, si vede un gran movimento. Anche in Europa. Ma l’Italia non sembra ancora in posizione per cogliere l’onda e trarre beneficio dell’inevitabile accelerazione nella trasformazione digitale dell’insurance. Il rischio? Diventare una colonia tecnologica e finanziaria.

Gli investimenti in fintech in Europa hanno già superato il record del 2019

Nei primi sei mei del 2021, secondo i dati di Dealroom, siamo già arrivati a 10.4 miliardi con round clamorosi come quello di Klarna (639).

Il 2020 ci ha fatto vedere e capire quanto siano importanti le relazioni digital nel mondo dei servizi finanziari e i capitali corrono dietro le imprese che le stanno curando, gestendo e valorizzando. Siamo di fronte a un’accelerazione importante che dovrebbe vincere le residue resistenze degli incumbent e convincerli a mettersi in gioco, andando oltre lo scouting e i POC: non c’è tempo da perdere. Per diverse ragioni.

L’insurance è un’industria globale di 6 trilioni di dollari, finora poco toccata dalla trasformazione digitale

Costituisce quindi una grande opportunità per le tech company, soprattutto startup che stanno lavorando sui suoi punti di debolezza: una catena del valore complicata e frammentata, la crescita dei costi operativi che hanno ridotto i margini, una sensazione rassicurante di protezione ispirata dalla quantità di capitale necessario e da apparati normativi stringenti.

La disruption può ridurre i costi, estrarre nuovo valore senza fermarsi certo davanti alle barriere burocratiche. Soprattutto quando cominciano ad affluire ingenti risorse finanziarie come sta accadendo sempre di più , anno dopo anno. Se il fintech ha fatto boom non è solo grazie a diversi mega round abilitati soprattutto dall’open banking, ma anche a una nuova ondata insurtech che in Italia facciamo fatica a vedere.

Il fintech resta il settore dell’innovazione dove si concentrano gran parte degli investimenti, con i fondi americani e cinesi in prima fila

In Europa finora lo scenario è stato dominato dalla Gran Bretagna, secondo mercato dopo gli Stati Uniti. Finora, perché la quota di UK nel Vecchio Continente per la prima volta è sotto il 50%. Avanzano Francia, Germania, Svezia con masse investite fra 1,5 e 2 miliardi. Promemoria: stiamo parlando solo di fintech, in Italia il totale degli investimenti in startup è ancora abbondantemente sotto il miliardo.

L’insurtech è stato finora “sottoinvestito”, sottolinea un report del fondo di venture capital Mundi Ventures con Dealroom, e forse anche per questa ragione gli investimenti hanno un tasso di crescita superiore ad altri settori: dal 2016 sono aumentati di oltre quattro volte contro le 2.6 di Health e l’1.4 dell’intero comparto fintech: 7.3 miliardi dollari a livello globale contro l’1.8 del 2016, appunto.

Nei primi mesi del 2021 sull’Insurtech europeo si sono già riversati 1,8 miliardi con 34 round superiori ai 2 milioni

dicono ancora le analisi di Dealroom, che prevedono una chiusura d’anno a 4,2 miliardi con 78 round. Stiamo parlando di un mercato valutato 23 miliardi, valore che al 2024 dovrebbe arrivare a 1.6 trilioni.

Insomma, il gioco comincia a farsi duro. E l’Europa diventa attraente. Anche nell’insurtech ci sono i megaround (come quelli della tedesca Wefox che presto arriverà in Italia – 650 milioni, valutazione 3 miliardi – o l’inglese Bought by Many – 350 milioni, valutazione oltre 2 miliardi). Per la prima volta quest’anno un fondo come Sequoia ha investito nel Vecchio Continente, in Germania e in Francia.

Sono lontani i tempi in cui Peter Thiel, founder di PayPal ma anche di Palantir, definiva l’Europa “un fannullone da cui aspettarsi poco”

Il suo fondo Mthral Capital ha guidato a metà giugno un round da 30 milioni sulla fintech inglese Generation Home. Sarà perché UK è adesso fuori dall’Europa? È molto più probabile che Thiel abbia cambiato idea, come molti altri investitori nordamericani e del Far East che adesso vedono nell’Europa un potenziale di crescita e di cambiamento ancora tutto da cavalcare. Ma dove stanno guardando? Nella solita Gran Bretagna, certo, ma anche in Germania e in Francia.

Dove vanno i capitali? Gran Bretagna, Germania, Francia. E l’Italia?

I capitali stanno andando verso quegli ecosistemi più maturi e dove l’innovazione è meglio accolta e considerata. Il vantaggio non è solo per le startup finanziate, che così hanno più probabilità di diventare vere aziende, ma per tutto il sistema economico e delle imprese di quei Paesi. Non mancherà molto che gli unicorni tedeschi o francesi si muoveranno alla conquista dell’Italia, mangiando quote di mercato agli incumbent e alle startup. L’onda sta salendo: l’Italia è pronta a cavalcarla? Se non lo farà, qualcuno in un futuro prossimo probabilmente dirà non tanto che siamo fannulloni ma bamboccioni si.

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Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari

Un mercato dal grande potenziale e in netta crescita, ma ancora inesplorato da molte tra le principali compagnie assicurative: le polizze pensate appositamente per gli animali domestici si fanno strada nel mondo insurtech con prodotti innovativi che si adattano alle esigenze dei clienti.

Tra consulti veterinari virtuali e premi personalizzati in base all’età o alla razza dei clienti a quattro zampe, vediamo come funzionano i servizi offerti dal settore pet insurance e quali sono le principali compagnie attive in questo ambito.

I numeri della pet insurance

Secondo le ultime stime negli Stati Uniti il 67% dei cittadini possiede un animale domestico, il cui numero complessivo raggiunge gli 85 milioni. I più gettonati sono i pesci da acquario (139 milioni), seguiti da gatti (94 milioni) e cani (90 milioni). Nel Regno Unito invece gli animali domestici sono 34 milioni tra cani, gatti, rettili e piccoli mammiferi.

In Italia gli animali da compagnia erano 60,3 milioni già nel 2019, tanti quanti i cittadini, ma si stima che il loro numero sia aumentato nel corso della pandemia di Covid-19.

Spesso però i costi legati alla salute degli animali, come i consulti veterinari o le medicine, possono rappresentare spese notevoli e impreviste per le famiglie. I pacchetti assicurativi del settore pet insurance nascono proprio per garantire il benessere degli animali e la serenità dei proprietari, e fare in modo che le spese mediche non vengano rimandate comportando sofferenze altrimenti evitabili.

Le polizze per animali includono generalmente servizi veterinari – anche virtuali e accessibili 24 ore su 24 –, coprono le condizioni di salute croniche o pregresse e aiutano a diluire nel tempo le eventuali spese. Le compagnie più all’avanguardia permettono inoltre di personalizzare premi e prodotti in base alle necessità individuali tenendo conto per esempio di età, razza e abitudini dell’animale da assicurare.

 Il mercato globale relativo alle polizze assicurative per animali domestici valeva 6,9 miliardi di dollari nel 2020 e potrebbe raggiungere gli 11,7 miliardi entro il 2027, anche grazie all’aumentare del numero di adozioni e della maggiore sensibilità nei confronti della cura e della salute dei compagni a quattro zampe.

Pet Insurance, le startup

Dato che il settore è relativamente giovane molte tra le sue principali compagnie fanno parte dell’universo insurtech e puntano quindi sulla tecnologia per offrire prodotti innovativi e personalizzabili. Tra questi troviamo il colosso Lemonade, l’unicorno Bought By Many, Pets Best, Waggel e Figo Pet Insurance.

Lemonade

Con una valutazione da 4,3 miliardi di dollari nel 2020, Lemonade si posiziona a tutti gli effetti nella rosa delle principali compagnie insurtech a livello mondiale. Basata a New York, la startup opera come un vero e proprio assicuratore full-stack e, oltre a quelle per animali, offre polizze digitalizzate su vita, casa e affitto. La startup opera al momento negli Stati Uniti, in Francia, Germania e nei Paesi Bassi, ma ha in programma di espandersi presto in altri Paesi europei.

Lemonade ha lanciato le prime assicurazioni per animali domestici, dedicate a cani e gatti, nel luglio 2020 con l’obiettivo principale di offrire ai propri clienti un’ulteriore servizio da aggiungere alle altre polizze già sottoscritte. Lemonade ha infatti calcolato che il 70% dei suoi clienti è proprietario di un animale domestico.

Le polizze della compagnia coprono le procedure di diagnostica, le operazioni – comprese quelle per gli infortuni – e i medicinali di cui hanno bisogno gli animali assicurati. I premi partono da un minimo di 10 dollari al mese, e se si acquista o si possiede un’altra polizza Lemonade è possibile ottenere uno sconto del 10%.

Bought By Many

La startup insurtech britannica Bought By Many è stata fondata a Londra nel 2012, e dopo cinque anni di ricerche e studi sul campo ha deciso di specializzarsi esclusivamente in ambito pet insurance. Fino ad oggi ha raccolto quasi 500 milioni di dollari, ed è valutata per più di 2 miliardi.

 Le sue polizze sono pensate per cani e gatti e coprono le spese veterinarie fino a un massimo di 15 mila sterline all’anno. Bought By Many offre programmi particolari che aiutano i clienti a risparmiare: la polizza “MoneyBack”, per esempio, permette di ricevere un rimborso pari al 20% del premio annuale se la polizza non viene mai utilizzata, e se si assicura più di un animale è possibile ottenere fino al 15% di sconto.

Con l’innovativo servizio FirstVet i clienti di Bought By Many possono anche ricevere consulti virtuali con veterinari esperti, accessibili 24 ore al giorno da qualunque località.

Pets Best

L’insurtech americana Pets Best si occupa esclusivamente di polizze assicurative per cani e gatti. Tutti i suoi servizi sono gestibili direttamente online e offrono soluzioni flessibili che coprono, in base alle esigenze, sia le emergenze o gli eventi imprevisti che le visite veterinarie di routine.

L’obiettivo della compagnia è fare in modo che i proprietari di animali domestici siano “pronti finanziariamente” per rispondere a tutte le necessità legate alla cura di cani o gatti, garantendo anche maggiore serenità nella gestione delle procedure. Proprio per questo, Pets Best offre un servizio di supporto, detto “Pet Hotline”, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Dalla sua fondazione, nel 2005, la startup ha assicurato 125 mila animali e pagato indennizzi per un totale di 200 milioni di dollari. Le polizze offerte e gestite da Pets Best sono attualmente sottoscritte dalle compagnie assicurative American Pet Insurance Company (Apic) e Independence American Insurance Company (Iaic).

Waggel

Anche Waggel, come Bought By Many, è basata a Londra. L’insurtech ha iniziato a offrire assicurazioni digitalizzate per animali domestici nel dicembre 2018 con l’obiettivo di garantire polizze trasparenti, con costi e condizioni chiare e immediatamente consultabili.

Il sito della compagnia promette di generare preventivi personalizzati in meno di un minuto, calcolando i premi in base alle necessità degli utenti. Una volta sottoscritta la polizza, la piattaforma digitale di Waggel permette di gestire tutte le operazioni online, senza bisogno di dover stampare o compilare a mano alcun documento. Inoltre, così come Bought By Many, anche Waggel offre consulti veterinari virtuali in collaborazione con FirstVet.

La startup è impegnata nel sociale, e ogni anno fa una donazione a un’associazione per la protezione degli animali scelta dai suoi clienti.

Figo Pet Insurance

Nata a Chicago nel 2013, fino ad oggi Figo Pet Insurance ha raccolto un totale di 18 milioni di dollari in quattro round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a novembre 2019. La startup offre assicurazioni per cani e gatti sottoscritte dalla compagnia Independence American Insurance Company.

La piattaforma di Figo Pet Insurance opera con un sistema cloud che permette di caricare virtualmente tutti i documenti necessari per le procedure assicurative. I premi sono calcolati in base all’età dell’animale, la razza e la località in cui abita, e i piani proposti coprono le condizioni croniche ed ereditarie, gli esami e le emergenze mediche.

La startup ha inoltre sviluppato la piattaforma Figo Pet Cloud, che permette ai clienti di mettersi in contatto e creare una community con cui condividere foto, messaggi ed esperienze relative a ciò che li accomuna: la passione per gli animali.

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Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

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Siamo pronti per l’onda insurtech?

Se si guarda dall’alto l’Insurtech, si vede un gran movimento. Anche in Europa. Ma l’Italia non sembra ancora in posizione per cogliere l’onda e trarre beneficio dell’inevitabile accelerazione nella trasformazione digitale dell’insurance. Il rischio? Diventare una colonia tecnologica e finanziaria.

Gli investimenti in fintech in Europa hanno già superato il record del 2019

Nei primi sei mei del 2021, secondo i dati di Dealroom, siamo già arrivati a 10.4 miliardi con round clamorosi come quello di Klarna (639).

Il 2020 ci ha fatto vedere e capire quanto siano importanti le relazioni digital nel mondo dei servizi finanziari e i capitali corrono dietro le imprese che le stanno curando, gestendo e valorizzando. Siamo di fronte a un’accelerazione importante che dovrebbe vincere le residue resistenze degli incumbent e convincerli a mettersi in gioco, andando oltre lo scouting e i POC: non c’è tempo da perdere. Per diverse ragioni.

L’insurance è un’industria globale di 6 trilioni di dollari, finora poco toccata dalla trasformazione digitale

Costituisce quindi una grande opportunità per le tech company, soprattutto startup che stanno lavorando sui suoi punti di debolezza: una catena del valore complicata e frammentata, la crescita dei costi operativi che hanno ridotto i margini, una sensazione rassicurante di protezione ispirata dalla quantità di capitale necessario e da apparati normativi stringenti.

La disruption può ridurre i costi, estrarre nuovo valore senza fermarsi certo davanti alle barriere burocratiche. Soprattutto quando cominciano ad affluire ingenti risorse finanziarie come sta accadendo sempre di più , anno dopo anno. Se il fintech ha fatto boom non è solo grazie a diversi mega round abilitati soprattutto dall’open banking, ma anche a una nuova ondata insurtech che in Italia facciamo fatica a vedere.

Il fintech resta il settore dell’innovazione dove si concentrano gran parte degli investimenti, con i fondi americani e cinesi in prima fila

In Europa finora lo scenario è stato dominato dalla Gran Bretagna, secondo mercato dopo gli Stati Uniti. Finora, perché la quota di UK nel Vecchio Continente per la prima volta è sotto il 50%. Avanzano Francia, Germania, Svezia con masse investite fra 1,5 e 2 miliardi. Promemoria: stiamo parlando solo di fintech, in Italia il totale degli investimenti in startup è ancora abbondantemente sotto il miliardo.

L’insurtech è stato finora “sottoinvestito”, sottolinea un report del fondo di venture capital Mundi Ventures con Dealroom, e forse anche per questa ragione gli investimenti hanno un tasso di crescita superiore ad altri settori: dal 2016 sono aumentati di oltre quattro volte contro le 2.6 di Health e l’1.4 dell’intero comparto fintech: 7.3 miliardi dollari a livello globale contro l’1.8 del 2016, appunto.

Nei primi mesi del 2021 sull’Insurtech europeo si sono già riversati 1,8 miliardi con 34 round superiori ai 2 milioni

dicono ancora le analisi di Dealroom, che prevedono una chiusura d’anno a 4,2 miliardi con 78 round. Stiamo parlando di un mercato valutato 23 miliardi, valore che al 2024 dovrebbe arrivare a 1.6 trilioni.

Insomma, il gioco comincia a farsi duro. E l’Europa diventa attraente. Anche nell’insurtech ci sono i megaround (come quelli della tedesca Wefox che presto arriverà in Italia – 650 milioni, valutazione 3 miliardi – o l’inglese Bought by Many – 350 milioni, valutazione oltre 2 miliardi). Per la prima volta quest’anno un fondo come Sequoia ha investito nel Vecchio Continente, in Germania e in Francia.

Sono lontani i tempi in cui Peter Thiel, founder di PayPal ma anche di Palantir, definiva l’Europa “un fannullone da cui aspettarsi poco”

Il suo fondo Mthral Capital ha guidato a metà giugno un round da 30 milioni sulla fintech inglese Generation Home. Sarà perché UK è adesso fuori dall’Europa? È molto più probabile che Thiel abbia cambiato idea, come molti altri investitori nordamericani e del Far East che adesso vedono nell’Europa un potenziale di crescita e di cambiamento ancora tutto da cavalcare. Ma dove stanno guardando? Nella solita Gran Bretagna, certo, ma anche in Germania e in Francia.

Dove vanno i capitali? Gran Bretagna, Germania, Francia. E l’Italia?

I capitali stanno andando verso quegli ecosistemi più maturi e dove l’innovazione è meglio accolta e considerata. Il vantaggio non è solo per le startup finanziate, che così hanno più probabilità di diventare vere aziende, ma per tutto il sistema economico e delle imprese di quei Paesi. Non mancherà molto che gli unicorni tedeschi o francesi si muoveranno alla conquista dell’Italia, mangiando quote di mercato agli incumbent e alle startup. L’onda sta salendo: l’Italia è pronta a cavalcarla? Se non lo farà, qualcuno in un futuro prossimo probabilmente dirà non tanto che siamo fannulloni ma bamboccioni si.

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Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari

Un mercato dal grande potenziale e in netta crescita, ma ancora inesplorato da molte tra le principali compagnie assicurative: le polizze pensate appositamente per gli animali domestici si fanno strada nel mondo insurtech con prodotti innovativi che si adattano alle esigenze dei clienti.

Tra consulti veterinari virtuali e premi personalizzati in base all’età o alla razza dei clienti a quattro zampe, vediamo come funzionano i servizi offerti dal settore pet insurance e quali sono le principali compagnie attive in questo ambito.

I numeri della pet insurance

Secondo le ultime stime negli Stati Uniti il 67% dei cittadini possiede un animale domestico, il cui numero complessivo raggiunge gli 85 milioni. I più gettonati sono i pesci da acquario (139 milioni), seguiti da gatti (94 milioni) e cani (90 milioni). Nel Regno Unito invece gli animali domestici sono 34 milioni tra cani, gatti, rettili e piccoli mammiferi.

In Italia gli animali da compagnia erano 60,3 milioni già nel 2019, tanti quanti i cittadini, ma si stima che il loro numero sia aumentato nel corso della pandemia di Covid-19.

Spesso però i costi legati alla salute degli animali, come i consulti veterinari o le medicine, possono rappresentare spese notevoli e impreviste per le famiglie. I pacchetti assicurativi del settore pet insurance nascono proprio per garantire il benessere degli animali e la serenità dei proprietari, e fare in modo che le spese mediche non vengano rimandate comportando sofferenze altrimenti evitabili.

Le polizze per animali includono generalmente servizi veterinari – anche virtuali e accessibili 24 ore su 24 –, coprono le condizioni di salute croniche o pregresse e aiutano a diluire nel tempo le eventuali spese. Le compagnie più all’avanguardia permettono inoltre di personalizzare premi e prodotti in base alle necessità individuali tenendo conto per esempio di età, razza e abitudini dell’animale da assicurare.

 Il mercato globale relativo alle polizze assicurative per animali domestici valeva 6,9 miliardi di dollari nel 2020 e potrebbe raggiungere gli 11,7 miliardi entro il 2027, anche grazie all’aumentare del numero di adozioni e della maggiore sensibilità nei confronti della cura e della salute dei compagni a quattro zampe.

Pet Insurance, le startup

Dato che il settore è relativamente giovane molte tra le sue principali compagnie fanno parte dell’universo insurtech e puntano quindi sulla tecnologia per offrire prodotti innovativi e personalizzabili. Tra questi troviamo il colosso Lemonade, l’unicorno Bought By Many, Pets Best, Waggel e Figo Pet Insurance.

Lemonade

Con una valutazione da 4,3 miliardi di dollari nel 2020, Lemonade si posiziona a tutti gli effetti nella rosa delle principali compagnie insurtech a livello mondiale. Basata a New York, la startup opera come un vero e proprio assicuratore full-stack e, oltre a quelle per animali, offre polizze digitalizzate su vita, casa e affitto. La startup opera al momento negli Stati Uniti, in Francia, Germania e nei Paesi Bassi, ma ha in programma di espandersi presto in altri Paesi europei.

Lemonade ha lanciato le prime assicurazioni per animali domestici, dedicate a cani e gatti, nel luglio 2020 con l’obiettivo principale di offrire ai propri clienti un’ulteriore servizio da aggiungere alle altre polizze già sottoscritte. Lemonade ha infatti calcolato che il 70% dei suoi clienti è proprietario di un animale domestico.

Le polizze della compagnia coprono le procedure di diagnostica, le operazioni – comprese quelle per gli infortuni – e i medicinali di cui hanno bisogno gli animali assicurati. I premi partono da un minimo di 10 dollari al mese, e se si acquista o si possiede un’altra polizza Lemonade è possibile ottenere uno sconto del 10%.

Bought By Many

La startup insurtech britannica Bought By Many è stata fondata a Londra nel 2012, e dopo cinque anni di ricerche e studi sul campo ha deciso di specializzarsi esclusivamente in ambito pet insurance. Fino ad oggi ha raccolto quasi 500 milioni di dollari, ed è valutata per più di 2 miliardi.

 Le sue polizze sono pensate per cani e gatti e coprono le spese veterinarie fino a un massimo di 15 mila sterline all’anno. Bought By Many offre programmi particolari che aiutano i clienti a risparmiare: la polizza “MoneyBack”, per esempio, permette di ricevere un rimborso pari al 20% del premio annuale se la polizza non viene mai utilizzata, e se si assicura più di un animale è possibile ottenere fino al 15% di sconto.

Con l’innovativo servizio FirstVet i clienti di Bought By Many possono anche ricevere consulti virtuali con veterinari esperti, accessibili 24 ore al giorno da qualunque località.

Pets Best

L’insurtech americana Pets Best si occupa esclusivamente di polizze assicurative per cani e gatti. Tutti i suoi servizi sono gestibili direttamente online e offrono soluzioni flessibili che coprono, in base alle esigenze, sia le emergenze o gli eventi imprevisti che le visite veterinarie di routine.

L’obiettivo della compagnia è fare in modo che i proprietari di animali domestici siano “pronti finanziariamente” per rispondere a tutte le necessità legate alla cura di cani o gatti, garantendo anche maggiore serenità nella gestione delle procedure. Proprio per questo, Pets Best offre un servizio di supporto, detto “Pet Hotline”, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Dalla sua fondazione, nel 2005, la startup ha assicurato 125 mila animali e pagato indennizzi per un totale di 200 milioni di dollari. Le polizze offerte e gestite da Pets Best sono attualmente sottoscritte dalle compagnie assicurative American Pet Insurance Company (Apic) e Independence American Insurance Company (Iaic).

Waggel

Anche Waggel, come Bought By Many, è basata a Londra. L’insurtech ha iniziato a offrire assicurazioni digitalizzate per animali domestici nel dicembre 2018 con l’obiettivo di garantire polizze trasparenti, con costi e condizioni chiare e immediatamente consultabili.

Il sito della compagnia promette di generare preventivi personalizzati in meno di un minuto, calcolando i premi in base alle necessità degli utenti. Una volta sottoscritta la polizza, la piattaforma digitale di Waggel permette di gestire tutte le operazioni online, senza bisogno di dover stampare o compilare a mano alcun documento. Inoltre, così come Bought By Many, anche Waggel offre consulti veterinari virtuali in collaborazione con FirstVet.

La startup è impegnata nel sociale, e ogni anno fa una donazione a un’associazione per la protezione degli animali scelta dai suoi clienti.

Figo Pet Insurance

Nata a Chicago nel 2013, fino ad oggi Figo Pet Insurance ha raccolto un totale di 18 milioni di dollari in quattro round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a novembre 2019. La startup offre assicurazioni per cani e gatti sottoscritte dalla compagnia Independence American Insurance Company.

La piattaforma di Figo Pet Insurance opera con un sistema cloud che permette di caricare virtualmente tutti i documenti necessari per le procedure assicurative. I premi sono calcolati in base all’età dell’animale, la razza e la località in cui abita, e i piani proposti coprono le condizioni croniche ed ereditarie, gli esami e le emergenze mediche.

La startup ha inoltre sviluppato la piattaforma Figo Pet Cloud, che permette ai clienti di mettersi in contatto e creare una community con cui condividere foto, messaggi ed esperienze relative a ciò che li accomuna: la passione per gli animali.

L’articolo Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari proviene da InsuranceUp.


Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

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L’auto elettrica supera la pandemia: sarà il decennio della transizione elettrica

Nemmeno la pandemia può fermare l’auto elettrica.

Nonostante la battuta d’arresto che l’emergenza sanitaria ha provocato nel comparto automotive nel suo insieme, non solo le vendite di veicoli elettrici continuano a crescere, ma potrebbero raggiungere in piena emergenza sanitaria una quota record del mercato complessivo dei veicoli per il 2020, e dovrebbe raggiungere quasi 10 milioni quest’anno.

Si prevede che questo sarà il decennio della transizione elettrica nell’automotive: entro il 2025, tutti i nuovi veicoli dovrebbero essere connessi e, entro il 2030, il 30% di essi sarà probabilmente elettrico. Il 45% dei fornitori di car-sharing in Europa gestisce già una flotta elettrica al 100%.

I fattori chiave di questa transizione si possono individuare principalmente in due punti: i regolamenti e gli incentivi governativi, e lo sviluppo di infrastrutture/tecnologie e la crescente predisposizione del cliente non solo verso l’idea di possedere un mezzo elettrico, ma anche la maggiore consapevolezza sull’impatto ambientale delle proprie scelte.

La rivoluzione elettrica, naturalmente, è destinata a cambiare gli attuali equilibri del settore. Si stima che entro il 2040, il volume delle batterie per auto elettrica e altri veicoli metterà a rischio dal 10% al 15% dei ricavi post-vendita dell’attuale industria dell’automotive a causa della modifica delle attività di manutenzione. Verrà inoltre a crearsi un nuovo ecosistema in evoluzione che include utility, sviluppatori di infrastrutture di ricarica, nuovi fornitori di servizi di mobilità e produttori di batterie, solo per citare alcune tra le categorie più importanti.

Anche gli OEM dovranno stare al passo, ed entrare nell’ottica di lavorare con nuovi player e imparare ad orchestrare l’ecosistema per sviluppare un’offerta coerente di veicoli, servizi ed esperienze di ricarica. In particolare, dovranno mettere in conto le nuove esigenze di sostenibilità e modelli di economia circolare, la propensione del cliente di nuova mobilità all’utilizzo di soluzioni di trasporto urbano multimodale (e i canali digitali), e le nuove tendenze di Connectivity, Autonomous, Sharing ed Electrification (CASE).

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Bought By Many: l’unicorno insurtech che assicura gli animali domestici

I prodotti assicurativi per animali domestici si fanno strada nei già affollati mercati europei e americani, e i risultati raggiunti dalla startup britannica Bought By Many ne sono la prova. A inizio giugno la compagnia ha infatti raccolto 350 milioni di dollari (286 milioni di euro), raggiungendo una valutazione da 2 miliardi di dollari.

Vediamo come funziona Bought By Many e quali sono i punti di forza principali dell’unicorno insurtech.

Bought By Many e le polizze digitalizzate per animali

La compagnia è stata fondata a Londra nel 2012 da Steven Mendel, attuale Ceo, e Guy Farley, Chief Technology Officer. Dopo cinque anni di studio e analisi del settore, nel 2017 Bought By Many ha deciso di specializzarsi nell’ambito delle assicurazioni per animali domestici creando polizze ad hoc attualmente sottoscritte da Great Lakes Insurance, di Munich Re.

I servizi offerti da Bought By Many si rivolgono principalmente ai proprietari di cani e gatti, sono completamente digitalizzati e includono coperture per le condizioni di salute preesistenti o gli interventi veterinari. I diversi piani permettono anche di ricevere un rimborso del 20% del premio se la copertura non viene mai utilizzata durante l’anno, e danno diritto a sconti se si assicura più di un animale.

Con l’app FirstVet, inoltre, Bought By Many offre la possibilità agli utenti di accedere a consulti veterinari virtuali, a qualsiasi ora e ovunque ci si trovi. Le visite effettuate con questa modalità sono gratuite per i clienti assicurati. Il servizio si è rivelato estremamente utile soprattutto durante la pandemia di nuovo coronavirus, che ha ridotto drasticamente le possibilità di libero movimento e i contatti umani non essenziali.

Oltre al Regno Unito la compagnia opera sotto il nome di ManyPets in Svezia e, a partire dal 2021, anche negli Stati Uniti.

I progetti per il futuro

A partire dal 2017 Bought By Many ha chiuso sei round di investimenti raccogliendo cifre sempre più ingenti, dai 7,5 milioni di sterline del 2017 (circa 10,6 milioni di dollari) fino ad arrivare ai 350 milioni di dollari del round di Serie D chiuso a giugno 2021 e guidato da EQT Growth. Il totale dei fondi raccolti è pari a 483 milioni di dollari.

Il 2020 è stato un anno fortunato per gli affari di Bought By Many. Complice il tanto tempo passato in casa, la pandemia di nuovo coronavirus ha fatto aumentare considerevolmente il numero di persone che hanno deciso di assicurare i loro animali domestici: secondo l’Associazione britannica dei produttori di alimenti per animali da compagnia (Pfma), nel Regno Unito a partire dall’inizio dell’emergenza sanitaria ben 3,2 milioni di famiglie hanno assicurato i propri cani o gatti. Questo porta il numero di animali assicurati nel Paese a 34 milioni.

Nel corso degli ultimi 12 mesi Bought By Many ha raddoppiato il suo staff, attualmente composto da 265 dipendenti, e ha in programma di continuare a crescere. “La nostra missione consiste nel rendere il mondo un posto migliore per i proprietari di animali domestici” ha detto il Ceo Steven Mendel. ”Tramite la creazione di polizze uniche, il miglioramento della customer experience e il lavoro a stretto contratto con i veterinari aiutiamo gli animali a mantenersi sani e a vivere più a lungo e serenamente con i propri custodi”.

I nuovi fondi saranno utilizzati per potenziare la crescita della startup, favorire l’espansione internazionale e sviluppare nuovi prodotti assicurativi.

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