Luko acquisisce la tedesca Coya: così l’insurtech fracese continua la crescita in Europa

Un accordo tutto europeo: dopo essere approdata in Spagna nel 2021, la startup francese Luko ha avviato le operazioni di acquisizione per la l’insurtech tedesca Coya, con l’obiettivo di rafforzare la presenza nel continente e ottenere licenza assicurativa valida anche in Germania.

Luko non ha reso pubblici i dettagli della transazione, ma questa permetterà agli investitori di Coya – tra cui Valar Ventures, Headline e roland Berger – di diventare a tutti gli effetti investitori di Luko. Inoltre, quando l’operazione sarà conclusa Coya sarà rinominata “Luko Insurance AG”.

Come funziona Luko

Nata a Parigi nel 2018, Luko opera nel settore delle assicurazioni per la casa e offre prodotti pensati in modo specifico per affittuari, proprietari, seconde case e immobili in co-proprietà.

La startup sfrutta la tecnologia per semplificare tutte le fasi del processo assicurativo: le sue polizze possono essere sottoscritte in pochi minuti, e gestite completamente online. Inoltre, l’uso dell’intelligenza artificiale permette di dimezzare i tempi tradizionalmente necessari per il pagamento delle compensazioni.

Sul sito la startup si definisce come “la neo-assicurazione casa numero uno in Francia” e caratterizza i propri servizi come “trasparenti, semplici e reattivi”. Luko infatti offre anche un servizio di assistenza attivo 7 giorni su 7, con un tempo di risposta di appena due minuti.

Altro punto di forza sta nel programma Giveback, dedicato alla beneficienza. Luko infatti ogni anno utilizza il 30% delle entrate per pagare le spese di gestione, e il 70% per le compensazioni. Se avanza del denaro, questo viene versato a un’associazione benefica scelta dai clienti: “Non finisce tra i nostri profitti”, afferma la compagnia.

Luko raccoglie €50 milioni: come funziona l’insurtech che punta sull’etica

Ad oggi Luko conta più di 300 mila clienti e assicura beni dal valore complessivo di 30 milioni di euro. Dalla fondazione ha raccolto investimenti per più di 76 milioni di euro (85 milioni di dollari).

L’acquisizione di Coya

Basata a Berlino, Coya ha una platea composta da 80 mila clienti, opera sul mercato tedesco e offre vari prodotti insurance, dai beni alla responsabilità civile, passando per le assicurazioni per biciclette e animali domestici.

L’acquisizione permetterà a Luko di sfruttare la licenza assicurativa di Coya e le sue conoscenze del mercato tedesco, favorendo quindi l’espansione europea. Al momento la startup opera nella nativa Francia e, dal 2021, in Spagna.

Le ambizioni di Luko non si fermano qui: la startup punta infatti a diventare un vero e proprio leader nell’universo insurtech europeo. Anche per questo la compagnia ha intenzione di assumere presto 100 nuovi dipendenti e raggiungere la soglia di un milione di clienti entro il 2023.

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Mobilità del futuro: come cambierà l’assicurazione auto nel 2031

Assicurazioni e mobilità sono due settori che si trovano oggi a un punto di svolta. Cosa possiamo aspettarci dalle assicurazioni auto (e non solo) per i prossimi anni?

Si propone di rispondere a questa ambiziosa domanda il rapporto Move to the future: la mobilità del 2031, una collaborazione tra la società di consulenza EY e l’Italian Insurtech Association (IIA), l’associazione italiana per gli attori della filiera assicurativa, con l’obiettivo di guardare all’evoluzione dei prodotti assicurativi e dei trend nel mondo della mobilità per anticipare le caratteristiche che rivoluzioneranno il settore nei prossimi dieci anni.

Per quando riguarda il mondo insurance, molte delle novità citate dallo studio si possono intravedere già oggi: secondo il rapporto infatti “la pandemia da Covid-19 ha accelerato il processo di trasformazione digitale in atto nel settore assicurativo”, e per adattarsi al nuovo scenario le compagnie “stanno sviluppando nuove tipologie di prodotti abilitati dalle nuove tecnologie e in linea con i nuovi trend della mobilità”. Vediamo quali sono i meccanismi da tenere d’occhio.

Le assicurazioni auto del futuro: dal plug and play al Mobility as a Service

Il primo elemento rilevante consiste nelle polizze assicurative istantanee, on-demand o “Plug and Play”: coperture completamente personalizzabili e attivabili anche all’ultimo minuto, pensate per coprire periodi di breve durata o addirittura un singolo evento.

Continueranno a imporsi anche le soluzioni usage-based, come le polizze pay per mile o pay when you drive. Queste permettono ai clienti di personalizzare il premio in base ai chilometri effettivamente percorsi, calcolati tramite dispositivi interconnessi Internet of Things (IoT) da installare sulla propria auto o sullo smartphone. Già oggi questa tipologia di polizze sta ricevendo grande successo, come dimostrato dalle esperienze fortunate di startup insurtech come la britannica By Miles o l’americana Root Insurance.

Fondamentale anche il concetto di data-driven insurance, o “assicurazione comportamentale”: un modello, come spiegato da EY e IIA, che passa dal risarcimento dei danni alla loro prevenzione, incentivando i clienti ad adottare abitudini sicure tramite una logica di reward. Oltre che al settore automotive, dove le assicurazioni comportamentali possono spronare gli utenti a migliorare il proprio stile di guida – un esempio è la startup insurtech Carrot Insurance – questo modello può essere applicato anche al settore delle polizze mediche, offrendo sconti o rimborsi ai clienti che mostrano di seguire uno stile di vita salutare.

Altro trend da tenere d’occhio è quello delle assicurazioni embedded, quindi polizze integrate in modo quasi automatico con l’acquisto di un prodotto o un servizio offerto magari da partner esterni. Secondo il rapporto, si tratta di un cambiamento che “punta a trasformare il modello di distribuzione e che invoglia gli utenti a dotarsi di uno strumento di protezione grazie ai vantaggi in termini economici e di customer experience”. Le assicurazioni integrate semplificano infatti le procedure di acquisto delle polizze, e in questo modo attirano anche gli utenti non particolarmente interessati ad acquistarle.

C’è poi l’ampio settore dei prodotti assicurativi pensati per la micro-mobilità – pattini, biciclette, e-bike – e al Mobility as a Service, polizze legate non tanto a uno specifico mezzo di trasporto quanto a un singolo individuo che utilizza mezzi diversi, sia privati che pubblici o in sharing. Questi pacchetti, sicuramente innovativi, offrono generalmente polizze di breve durata attivabili all’occorrenza direttamente dallo smartphone: una vera e propria rivoluzione rispetto ai processi di sottoscrizione tradizionali, che possono richiedere mesi e coprono un arco di tempo ben più impegnativo.

Infine, elementi importanti per le assicurazioni auto del 2031 saranno anche i servizi di “valore aggiunto” offerti da terze parti, importanti soprattutto per garantire la soddisfazione e fidelizzazione dei clienti; e l’assistenza stradale attivata in modalità digitale, sfruttando per esempio il gps dello smartphone.

Assicurazioni per la mobilità: la situazione attuale

Secondo il sondaggio di EY e IIA, oggi i trend più diffusi sono proprio quelli del valore aggiunto e dell’assistenza stradale digitale, già presenti nel portfolio di prodotti offerti da circa il 70% degli assicuratori intervistati.

La metà delle compagnie che hanno partecipato allo studio sta inoltre puntando su prodotti per la micro-mobilità, sui pacchetti comportamentali o data driven e sulle assicurazioni integrate. Risultano ancora poco diffusi invece i prodotti on-demand, pay per mile o dedicati al Mobility as a Service, attualmente offerti soltanto dal 30% degli intervistati.

Il 78% dei partecipanti ha intenzione di investire su prodotti assicurativi specifici per i veicoli elettrici, e il 52% è convinto che le assicurazioni contro i rischi cyber dei dispositivi interconnessi – per fare un esempio, possibili violazioni della privacy legate ai gps installati a bordo dei veicoli – diventeranno un elemento cruciale entro i prossimi cinque anni.

Assicurazioni auto, la prospettiva delle digital claims

Altro elemento innovativo evidenziato dal rapporto consiste nelle digital claims, la gestione digitalizzata delle pratiche e delle richieste di compensazione avanzate dai clienti. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, le nuove tecnologie IoT e l’analisi dei dati aumentata permetteranno infatti di “ottimizzare l’ecosistema dei sinistri”, gestendo in modo automatizzato le pratiche e riducendo le necessità di intervento umano.

Da questo punto di vista sarà fondamentale, per esempio, la possibilità di effettuare perizie tramite video per valutare automaticamente i danni, riducendo i tempi e rendendo quindi più rapida l’erogazione delle liquidazioni. Anche i sensori e i dispositivi interconnessi installati a bordo dei veicoli permetteranno di conoscere nel dettaglio la dinamica degli incidenti, eliminando il rischio di frodi o incomprensioni.

Secondo il sondaggio di EY e IIA, l’83% degli assicuratori intervistati ha intenzione di adottare le tecnologie necessarie per digitalizzare la gestione dei sinistri, il 61% intende investire su servizi di assistenza innovativi e il 44% su dispositivi IoT per la prevenzione delle frodi.

Il nuovo modello porterà benefici economici?

Secondo molti la tecnologia ridurrà le perdite per gli assicuratori: più della metà degli intervistati sostiene infatti che la progressiva digitalizzazione dei veicoli porterà a una riduzione del numero dei sinistri e quindi a un calo tra il 2% e il 10% del loss ratio, il rapporto tra sinistri avvenuti e premi incassati da un assicuratore.

Non tutti però concordano su questo punto, sicuramente invitante per le compagnie: un terzo degli intervistati crede che la digitalizzazione non porterà benefici significativi sul loss ratio perché, seppure il numero di sinistri dovesse diminuire, quelli che continueranno a verificarsi saranno più dispendiosi. L’11% degli intervistati crede invece che nel 2031 i costi per gli assicuratori, alla fine, aumenteranno.

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Klondike, la piattaforma per l’Intelligenza Artificiale alla portata di tutti

Fornire soluzioni per automatizzare i processi con il potere dell’AI, in modo semplice e integrato per aziende di tutte le dimensioni: è la mission di Klondike, uno dei tre vincitori dell’ottava edizione di Open-F@b Call4Ideas 2021, – l’open innovation contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con Insuranceup – dedicata al tema “L’Assicurazione + Accessibile”.

Klondike lavora per consentire a tutte le imprese, piccole e grandi, di utilizzare l’Intelligenza Artificiale nei loro processi aziendali in maniera semplice, veloce ed economica. Si propone come alternativa all’offerta di AI oggi più diffuse sul mercato, che tendono ad essere costose, richiedono sviluppatori interni e hanno lunghi tempi di realizzazione. Eliminando queste barriere all’entrata, Klondike punta a democratizzare e industrializzare l’utilizzo degli algoritmi di intelligenza artificiale.

Come nasce Klondike

“Klondike nasce tra fine 2020 e inizio 2021, dall’idea di offrire soluzioni di utilizzo concreto dell’intelligenza artificiale a misura di azienda, dando anche a piccole e medie imprese la possibilità di toccare con mano le sue potenzialità,” racconta Alex Roggero, CEO e Co-founder. “La sua concezione risale a qualche anno prima, dall’incontro tra l’esperienza dei suoi founder e il know how della ricerca universitaria in un progetto con l’Università di Verona per agevolare l’implementazione di AI in azienda.”

Il team dei founder è composto da Alex Roggero e Lorenzo Tiberi, entrambi con un background in posizioni di sales e sviluppo di business Software as a Service nel mercato B2B italiano e internazionale, Davide Giarolo e Davide Bonamini, già founder del tool di CRM open source italiano vtenext, Denis Dal Maso e Manuele Maporti. Ad affiancarli, un team di tecnici, sviluppatori e data scientist.

“La tematica Intelligenza Artificiale è oggi molto attuale, un po’ una buzzword sulla bocca di tutti” spiega Roggero, “La nostra declinazione è un modo nuovo di presentarla, prima di tutto molto concreto”.

Quella di Klondike si è rivelata una proposta vincente: la startup incontra subito l’interesse del mercato ottenendo nel giro di poco tempo diversi riconoscimenti – a partire dalla vittoria di contest come Open-F@b Call4ideas 2021 e il premio 2031, il concorso della Camera di Commercio Italiana a Barcellona Mt Start BCN, e l’opportunità di percorsi di incubazione in I3P del Politecnico di Torino e The Net Value di Mario Mariani.

Klondike, come funziona la piattaforma

Un’importante particolarità della piattaforma cloud di Klondike è che i suoi strumenti sono sviluppati per essere integrabili ai software di CRM, ERP, o e-Commerce più comunemente utilizzati dalle aziende, permettendo un’implementazione immediata che non richiede di imparare l’utilizzo di nuovi tool.

Klondike offre diversi tipi di algoritmi, da chatbot a uso sia esterno che interno all’organizzazione, a classificatori che permettono di automatizzare processi come lo smistamento di mail e ticket ai team di competenza, fino a strumenti di computer vision con riconoscimento ottico dei caratteri, per la digitalizzazione di immagini con testo e documenti.

La piattaforma si basa su tre componenti:

-Connettori, che permettono lo scambio di dati tra i tool di CRM, ERP etc dell’azienda con la piattaforma

-Un motore BPM (Business Process Management), che permette all’azienda di disegnare i processi aziendali e inserire gli algoritmi che preferisce senza la necessità di scrivere codici

-Gli algoritmi AI, sviluppati dal team di Klondike o in collaborazione con spinoff o startup terze.

Questo sistema permette di avere un’ampia scelta di algoritmi, sempre rinnovati e facilmente implementabili perché già connessi all’ambiente di lavoro “solito” dell’azienda.

Le prospettive future

“Finora ci siamo autofinanziati, e già il progetto potrebbe sopravvivere con le sue gambe: nel primo anno di vita abbiamo raccolto diversi clienti B2B, con importanti obiettivi di fatturato per il 2022” spiega Roggero. “Penso che oggi abbiamo il grande vantaggio competitivo di essere unici sul mercato tra proposition, target di riferimento e posizionamento trasversale. Per questo puntiamo a raccogliere un round seed entro la fine del primo trimestre dell’anno”.

Tra i progetti di crescita per il 2022 c’è la prospettiva di lanciare nuove collaborazioni con startup nazionali e internazionali per ampliare il catalogo dei suoi algoritmi, nonché creare combo sempre più articolate da offrire come pacchetti per le aziende. In più, Klondike punta a creare una rete di partner per vendere le sue soluzioni più capillarmente, anche sul mercato europeo.

Infine, potenzierà il proprio team interno per lavorare sul miglioramento della piattaforma, con l’obiettivo di renderla sempre più automatizzata e il più possibile self-service.

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Nel 2021 sono tornate le distrazioni e gli incidenti

La Polizia Stradale conferma la ripresa delle cattive abitudini al volante. A dicembre il 15% delle infrazioni riguarda l’uso scorretto dello smartphone

Incidenti e distrazioni alla guida sono tornati a crescere, superando abbondantemente i numeri registrati durante il 2020, in calo unicamente a causa delle restrizioni alla circolazione imposte durante i lockdown. Appena gli autoveicoli sono tornati in strada, puntualmente sono cresciuti tutti gli indicatori inerenti le infrazioni, gli incidenti e i comportamenti che mettono a rischio la sicurezza stradale. Il rapporto annuale della Polizia Stradale conferma che la distrazione alla guida resta il pericolo più insidioso per chi si mette in strada.

Nel 2021 più incidenti e morti sulle strade

Terminato l’effetto del lockdown sui sinistri stradali, tornano le cattive abitudini

La distrazione alla guida è il pericolo principale

Tra i comportamenti più rischiosi, c’è l’uso irresponsabile dello smartphone

Nel 2021 più incidenti e morti sulle strade     

Un anno purtroppo negativo, nessuno si era illuso che gli automobilisti avessero in massa deciso di adottare comportamenti più responsabili al volante, ma i dati confermano quanto la sicurezza stradale in Italia sia un tema ampiamente sottovalutato e di proporzioni preoccupanti. Non si registra nessun miglioramento consistente.

Nel 2021 infatti si sono registrati 43.143 incidenti stradali a fronte dei 35.326 del 2020 (+22%). Purtroppo 520 di questi sono sinistri mortali, mentre nel 2020 il dato si è attestato a 471 incidenti con vittime (+10%).

Un bilancio purtroppo molto pesante al quale aggiungere l’aumento complessivo delle infrazioni (+4%) all’interno delle quali troviamo un dato impressionante, ossia le infrazioni per gare di velocità, aumentate del 250%.

Il 2020, quindi, non è realmente rappresentativo del trend dell’incidentalità stradale in Italia. Tuttavia va segnalato che i numeri degli incidenti e infrazioni del 2021, in generale, sono più bassi rispetto a quelli monitorati nel 2019 e 2018; ma dopo anni così particolari come quelli caratterizzati dal covid, è troppo presto per essere soddisfatti e ottimisti.

La distrazione alla guida è il pericolo principale

Indagando tra le cause principali degli incidenti e delle infrazioni troviamo, come al solito, la distrazione al volante e l’eccesso di velocità, oltre alla guida sotto l’effetto di alcool.

Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale, sono ancora in tanti a pensare di poter guidare facendo contemporaneamente altro, soprattutto usare lo smartphone senza auricolari e vivavoce, oppure per inviare messaggi e chattare.

Se confrontiamo i dati totali annuali osserviamo che l’incremento delle infrazioni accertate e commesse da persone che hanno utilizzato il telefonino irresponsabilmente, è stato del 5,8%.

Ma c’è un altro dato che conferma la gravità e diffusione del fenomeno, ossia la percentuale del mancato uso di auricolari e vivavoce, sul totale delle infrazioni, che nel solo mese di dicembre 2021 è arrivato al 15%.

Per capire il rischio che si corre, basti pensare che per inviare un messaggio col cellulare mentre si guida, solitamente ci si distrae per ben 10 secondi, il tempo necessario per percorrere 140 metri a 50 km/h. Si stima che una persona controlli lo smartphone almeno 2 volte in 60 minuti.

Anche la velocità rimane un grosso fattore di rischio, con le infrazioni cresciute su base annuale del 7%, così come la guida in stato di ebrezza, aumentate del 9%.

Almeno un dato positivo il rapporto della Polizia Stradale lo offre: sono diminuite le persone sorprese a guidare sotto l’influenza di sostanze stupefacenti (-3,5%), così come il numero di patenti sospese o revocate (- 5,8%).

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Chiara Maiorino (EIT Health Italia): il settore Health in Italia ha un grande potenziale, serve coesione

Ha inaugurato a novembre 2021 la sua prima sede in Italia, presso l’Università di Napoli Federico II, EIT Health: una partnership pubblica-privata dell’Istituto Europeo di innovazione e tecnologia (EIT) che agisce come incubatore di startup impegnate nell’innovazione del settore sanitario.

Come nasce l’iniziativa, come opera e come può spingere l’innovazione in Italia? Ne abbiamo parlato con Chiara Maiorino, Ecosystem Lead for Italy.

Che cos’è EIT Health

EIT Health è una Knowledge Innovation Community per promuovere l’innovazione nella sanità.

Nasce come verticale di EIT, l’European Instutute of Technology, istituzione ideata nel 2005 da Jose Barroso -al tempo alla guida della Commissone Europea – per riprodurre il modello virtuoso del MIT di Boston,  con l’obiettivo di supportare l’innovazione dei settori industriali europei. EIT Health è il terzo di questi verticali, oggi otto, con un nono per arte e creatività in lavorazione.

“EIT Health lavora su tutto il territorio europeo organizzando un partenariato di circa 150 membri, pubblici e privati, tra università, centri di ricerca, ospedali, grandi e medie aziende e alcune municipalità, divisi in 6 Regional Innovation Hubs (Spagna, Francia, Irlanda-UK, Scandinavia, Germania, Benelux) più il cluster geografico InnoStars di cui fa parte l’Italia assieme a Portogallo, Polonia e Ungheria” spiega Chiara.

EIT Health si pone come interlocutore per tutti gli enti che vogliono collaborare a creare un vero ecosistema coeso all’interno del settore industriale health, dove funge da acceleratore delle opportunità italiane verso l’Europa e dall’Europa all’Italia.

Le attività di EIT Health in Italia

EIT Health Italia lavora su tre fronti: Education, Acceleration e Innovation Projects.

“I 7 partner italiani di EIT Health lavorano in un’ottica di creazione e consolidamento di programmi di education (alta formazione e specializzazione dei professionisti salute, formazione dei cittadini/pazienti) volti a promuovere l’imprenditoria in ambito accademico. Si tratta in pratica di training all’imprenditoria per il ricercatore, per insegnare loro le soft skill necessarie a portare le loro idee e competenze scientifiche, nuove scoperte tecnologiche e brevetti, dal laboratorio al mercato, in modo che il mondo del lavoro e la società tutta ne possa usufruire.”

EIT Health svolge questa funzione anche attraverso annuali Innovation Days, con l’obiettivo di presentare l’iniziativa e lanciare challenge ai partecipanti, che possono spaziare tra studenti, imprenditori e liberi professionisti.

Partirà presto un nuovo progetto con un nuovo partner industriale: un laboratorio che sarà di riferimento per tutta Europa.

EIT Health, i focus di innovazione

In Italia i focus di innovazione riguardano principalmente l’adozione del digitale nel mondo della salute. Da un lato per quanto riguarda contatti e scambi clinici tra medici, e dall’altro a favore del paziente e del servizio sanitario nazionale.

Un ambito in cui si sta sviluppando un forte interesse è quello di collaborazioni con aziende e attori esterni che si riferiscono all’Italia per il suo network di ospedali e l’accesso a comunità di pazienti e cittadini con cui lavorare per lo sviluppo prodotti.

“Questi network, che comprendono anche diversi ospedali europei, sono una grande ricchezza poco valorizzata” sottolinea Chiara, “Il nostro paese è uno dei più impegnati negli studi clinici di farmaci e dispositivi medici, ma facciamo ancora fatica ad avere una discussione tra partner accademici e non accademici, al fine di incentivare l’innovazione in ambito sanitario. EIT Health si pone come ponte necessario per far parlare questi attori e fornire loro uno spazio per collaborare, in linea con le traiettorie strategiche europee.”

La tecnologia per il settore salute: un’opportunità che dobbiamo sfruttare

L’introduzione della tecnologia nel sistema salute rappresenta una grande opportunità. Il suo impatto disruptive può essere difficile da assorbire e comprendere, ma permette dall’altro lato di porre di nuovo l’individuo al centro dell’ecosistema.

“È importante capire che l’innovazione tecnologica è uno strumento per la crescita del nostro paese, che abbiamo la responsabilità di guidare per il bene del nostro ecosistema innovazione” sostiene Chiara.

“Se i nostri governi riuscissero a ritagliarsi uno spazio per prendere delle decisioni a supporto del cambiamento, ne beneficeremmo tutti: le nuove tecnologie non solo creeranno nuove opportunità e posti di lavoro, ma diminuiranno il costo del servizio sanitario nazionale per paziente. Perché questo avvenga sarà però necessario il supporto di politiche giuste.”

Oggi, infatti, l’innovazione tecnologica incontra ancora un grande attrito.

“Un problema che si trovano ad affrontare quasi tutte le startup è che hanno tecnologie disruptive ad alto contenuto innovativo, che però non trovano spazio per essere implementate nel servizio sanitario nazionale perché, ad esempio, stando alla normativa attuale, il loro utilizzo non può essere finanziariamente sostenuto, e quindi queste saranno adottate con difficoltà dai dirigenti d’ospedale”.

Quale ruolo possono avere le assicurazioni?

Per quanto riguarda il ruolo delle assicurazioni in questo scenario, Chiara sottolinea come sarà essenziale proteggere i principi dell’attuale sistema sanitario nazionale, e non cadere nella trappola di un modello dove le assicurazioni vivano sulla pelle del cittadino.

“Una strada che posso immaginare per le assicurazioni in un quadro che non infici l’attuale optimum della sanità pubblica italiana è quella di coprire il rischio della valorizzazione dell’innovazione. Per fare un esempio, tornando al precedente problema dell’acquisizione di nuove tecnologie da parte degli ospedali, potrebbero essere le assicurazioni a stipulare accordi finanziari per fornire parte del rimborso che non è offerto dallo stato. Politiche quindi a favore degli ospedali, ma non a scapito del cittadino”.

Health in Italia: le prospettive

“Il covid ci ha dimostrato che abbiamo delle eccellenze e delle infrastrutture che in realtà devono e possono essere valorizzate” conclude Chiara, “Il male italiano è la frammentazione: troppi enti che si accavallano o creano gap. Dobbiamo lavorare sul creare un ecosistema univoco, collettore e promotore, basato sullo scambio reciproco con l’Europa. Non è più il tempo di regionalismi: abbiamo bisogno dell’Europa, e abbiamo tutte le carte in regola per fare il salto. C’è bisogno solo di una struttura che armonizzi l’ecosistema a tutti i livelli, e questa è la nostra missione e il nostro mantra.”

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Insurtech, in Italia solo 8 investimenti su startup nel 2021: come arrivare a 1 miliardo nel 2023?

Nonostante i numeri in chiusura del 2021 siano stati incoraggianti e gli investimenti in Insurtech in Italia siano cresciuti del +460%, con 280 milioni di euro investiti contro i soli 50 milioni del 2020, secondo un’analisi di Italian Insurtech Association c’è ancora tanta strada da fare per raggiungere l’obiettivo di un miliardo di euro di investimenti al 2023, specialmente per quanto riguarda le startup.

L’obiettivo del miliardo di euro di investimenti al 2023 è importantissimo, da un lato per aumentare la competitività del settore, che rischia di rimanere indietro e schiacciato rispetto ad altri player maggiormente digitalizzati e al passo coi tempi, dall’altro perché la domanda è completamente diversa oggi, e l’industry deve attrezzarsi per fornire risposte, servizi e prodotti adeguati. In quest’ottica, le start up sono fondamentali, ma in Italia sono pochissime quelle che sono riuscite ad ottenere investimenti lo scorso anno.

Insurtech, gli investimenti in startup nel 2021

Nel 2021 infatti, sono state solamente 8 (Yolo Group, Mio Assicuratore e Insoore le prime tre) le startup insurtech che hanno chiuso round di investimento: un numero irrisorio se si pensa che in Inghilterra, Francia e Germania hanno ottenuto investimenti rispettivamente 30, 18 e 16 Start up. Se poi si guarda alle cifre, il dato è ancora più discordante. In Francia, nel 2021, sono stati investiti in startup Insurtech 601 milioni di euro, in Germania 749 e in Inghilterra 882; in Italia , la cifra investita in startup Insurtech nel 2021 ammonta solo a 17 milioni di euro.

Nei 17 milioni di investimenti in startup Insurtech italiane sono anche compresi gli investimenti di fondi VC stranieri (ammontare purtroppo pari a zero) a differenza della Francia, dove il 20% dei 600 milioni circa è di fondi stranieri e della Germania, dove il 25% dei 750 milioni circa è di fondi stranieri. La poca offerta italiana e un mercato poco dinamico, soprattutto in considerazione della rilevante concentrazione degli investimenti nelle mani di pochi attori, sono un contesto poco attrattivo per gli investimenti stranieri e rappresentano un limite ulteriore allo sviluppo di questi numeri.

 Per quanto rispetto al 2020 ci siano stati ampi miglioramenti, per il nostro Paese la strada è ancora in salita. Se volgiamo che l’economia cresca, se vogliamo essere un mercato interessante per gli investitori stranieri, se vogliamo che il PIL aumenti, gli investimenti Venture Capital in startup dovranno aumentare e di conseguenza aumenteranno il numero di nuovi profili e di risorse assunte. C è una fortissima correlazione tra questi tre fattori, e non ci sarà crescita del Paese senza crescita delle startup.

Insurtech, perche gli investimenti in startup fanno fatica a decollare

Vediamo quindi perché in Italia gli investimenti in startup fanno fatica a decollare. L’arretratezza in questo ambito è dovuta sostanzialmente a tre barriere all’ingresso su cui dobbiamo lavorare. La prima barriera sono i limiti del sistema di finanziamento delle start up, che rende complesso l’accesso ai round; in secondo luogo c’è un tema legato alla disponibilità di capitali e di investitori; infine, una parte del problema di ambizione ed esperienza che risiede negli imprenditori stessi.

10 fattori che frenano lo sviluppo delle startup in Italia

Queste tre barriere all’ingresso si intersecano e si mescolano, generando dieci fattori che limitano lo sviluppo delle startup non solo in ambito Insurtech ma nell’intero sistema tech Italia:

  1. Poca ambizione da parte degli imprenditori, che tendono a darsi obiettivi minimi, di sopravvivenza delle società, mentre dovrebbero alzare l’asticella e puntare a traguardi alti, di crescita e sviluppo importanti;
  2. Paura di fallire, in quanto il fallimento viene visto in maniera negativa e tendenzialmente condannato, anziché essere percepito semplicemente come qualcosa che può accadere lungo il percorso di crescita di un’azienda;
  3. Il modello di accesso degli investitori è lungo e complicato, e tende a far diventare l’investitore un capo e non un socio, rendendo di fatto meno attraente la prospettiva di far crescere una società che diverrebbe di qualcun altro;
  4. La scarsità delle exit di start up o di PMI innovative, a causa della poca dinamicità delle aziende maggiori ad acquisire assets tecnologiche e un mercato borsistico non ricettivo nei confronti delle aziende ad EBITDA negativo, rende il ritorno sugli investimenti in start up lontano e rischioso, limitandone ulteriormente la disponibilità all’origine;
  5. Approccio generalmente short term che impedisce, alle grandi aziende in particolare, di guardare a 5 anni: questa visione a breve termine, concentrata su risultati immediati, va a scapito di una lungimiranza che potrebbe far decollare l’azienda;
  6. Il Corporate Venture Capital è ancora sottosviluppato, a causa di un gap di attitude e mentalità tra Start up (dinamiche, in continua evoluzione, altamente digitalizzate) e grandi aziende (tendenzialmente lente, restie al cambiamento);
  7. Il mercato borsistico non è in grado di valutare le startup (contrariamente a Francia e Inghilterra dove la borsa le fa decollare) per una sostanziale incapacità di valutare modelli di business e bid done negative, che sono invece parte del rischio di crescita;
  8. Il nostro mercato interno è limitato e piccolo: di fatto, considerando le differenze tra nord e sud, siamo più simili alla Spagna che alla Francia. Questo impedisce di generare massa critica velocemente, bloccando di fatto lo sviluppo del mercato;
  9. Lo status dello startupper e dell’imprenditore digitale tecnologico è ancora marginalizzato dal sistema – inclusi i media prevalenti – rispetto ai percorsi di carriera tradizionali che appaiono maggiormente solidi e incasellabili;
  10. Nonostante la comparsa di acceleratori e hub c’è carenza di informazione non solo legata alla progettazione, lancio e gestione di Start up innovative, ma anche sul reperimento di capitale e sull’accesso agli investimenti.

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Insurtech, 10 previsioni per il mercato 2022

Insurtech, quali evoluzioni possiamo aspettarci per 2022? Turismo spaziale, micro-mobilità urbana, health tech ed entrata in campo dei giovani sono alcune delle esigenze emergenti individuate da IIA – Italian Insurtech Association per il 2022.

Dopo un 2021 che ha visto un incremento del +460% gli investimenti per il settore in Insurtech, con 280 milioni di euro investiti contro i soli 50 milioni del 2020, la crescita sarà ancora più significativa per l’anno appena iniziato, permettendo all’Italia di recuperare il gap oggi esistente con gli altri Paesi europei.

“Siamo soddisfatti dell’aumento degli investimenti in Insurtech in Italia e il traguardo di oltre 1 miliardo di Euro per il 2023 che come associazione avevamo indicato sembra finalmente raggiungibile. Già per il 2022 stimiamo di toccare la cifra di 500 milioni di euro, grazie soprattutto agli investimenti dei grandi player stranieri”, ha spiegato Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA. “Sulla base dei dati raccolti dal nostro Osservatorio possiamo prevedere quelle che saranno le direzioni future del settore: da un lato, ci sarà il rafforzamento degli ecosistemi esistenti, dall’altro la crescita e lo sviluppo di nuovi ecosistemi legati all’Insurtech, con maggior focus sul cliente e proposte assicurative personalizzate”.

Ecco gli ambiti, i relativi trend e gli investimenti che secondo le proiezioni di IIA caratterizzeranno il settore insurtech nel 2022.

Insurtech, le previsioni per il 2022

  1. Aumento degli investimenti in Insurtech, anche sull’onda dell’ingresso in Italia di nuovi operatori Internazionali

Continuerà la crescita del volume degli investimenti in Insurtech, per la quale si stima di passare da 280 milioni di euro del 2021 ad oltre 500 milioni, trainati da fondi di investimento stranieri, sviluppo di progetti Insurtech da parte di compagnie, intermediari tech e digital player, progetti di collaborazione su crossover digitali.

  1. Aumento degli investimenti in startup Insurtech, verso i 100 milioni

Si stima che gli investimenti in startup insurtech supereranno di 5 volte quelli dell’anno appena trascorso, sfiorando i 100 milioni di euro nel 2022. Sono stati appena 20 milioni di euro nel 2021 contro i 650 milioni in Francia e gli 800 in Gran Bretagna.

Questa crescita sarà possibile grazie agli investimenti in innovazione che potranno aumentare ulteriormente sotto la spinta di incentivi fiscali per creare un circolo virtuoso all’interno dell’ecosistema assicurativo e del mondo digitale.

  1. La cooperazione fra startup e compagnie assicurative arriverà al 90%

Per rimanere competitivi sul mercato sarà fondamentale promuovere il processo di cooperazione tra assicurazioni, aziende tecnologiche e start up. Dall’Insurtech investment Index del 2021 era emerso che solo il 65% delle compagnie aveva collaborato con startup; si prevede che tale valore supererà il 90% nel 2022, superando in questo modo il gap con gli altri europei.

  1. I nuovi ecosistemi acquisteranno massa critica raddoppiando le polizze

Turismo spaziale, identità digitali, eSport, realtà virtuale, criptovalute e nuovi modi di socializzare online, come promesso da Facebook con il Metaverso, saranno i nuovi settori per i quali già dal 2022 l’offerta assicurativa classica non sarà più sufficiente.

Da una stima di IIA, l’assicurazione del futuro varrà 10 milioni di euro di premi solo in Italia entro il 2030, ma per far fronte a questi nuovi bisogni sarà necessario innovarsi con nuovi prodotti e soluzioni. Nel 2022 IIA stima che le polizze digitali provenienti da nuovi ecosistemi raddoppieranno rispetto al 2021 con l’ingresso di offerte specializzate.

  1. Health tech: ingresso di nuovi operatori specializzati italiani ed esteri

Un discorso a parte va fatto sicuramente per tutto il ramo salute, anche alla luce del perdurare dell’emergenza sanitaria, che avrà un impatto consistente sulle polizze del futuro. Ad oggi nel mondo i principali investimenti in insurtech sono stati fatti in ambito healthtech, con cifre superiori ai 2 miliardi di dollari.

Per quanto concerne il mercato italiano si stima che la penetrazione di polizze digitali nel segmento salute possa arrivare al 2030 al 7% del mercato per un totale di 1.8 milioni di soggetti assicurati. Nel 2022 si prevede inoltre l’ingresso di nuovi operatori specializzati nell’offerta Assicurativa Healthtech.

  1. Mobilità: previsto il raddoppiando delle polizze digitali

Le nuove tendenze legate al mondo degli spostamenti alternativi, come la micro-mobilità urbana e la sharing economy influenzeranno fortemente anche l’offerta delle compagnie assicurative, che saranno sempre più legate all’analisi comportamentale e dei dati di guida del consumatore (behavioural/data driven insurance per il 74% del campione) o calcolate in base ai km percorsi (pay per mile/pay as you drive per 59%).

IIA stima, inoltre, che nel 2022 raddoppieranno rispetto al 2021 le polizze on demand legate a questo settore.

  1. Embedded Insurance volaneranno per l’Insurtech

IIA ha valutato che il mercato dell’embendded insurance, ovvero le coperture assicurative offerte come servizio aggiuntivo assieme all’acquisto di un prodotto o servizio – come la polizza venduta con lo skipass – varrà nei prossimi 10 anni fino al 20% del valore del mercato assicurativo totale. Come avvenuto nel 2021, assisteremo anche quest’anno a un incremento di player non assicurativi che distribuiranno polizze in ottica open insurance; non solo gli Over The Top, ma anche catene retail, operatori TLC, player dell’elettronica di consumo, brand di sport, etc.

Si tratta di un’importante leva per allargare il numero di utenti che attualmente non vengono intercettati dall’offerta assicurativa e di conseguenza aumentare il valore complessivo dei premi. Nel 2022 raddoppieranno gli operatori non assicurativi che venderanno prodotti assicurativi.

  1. Digital Bancassurance: triplicheranno le banche coinvolte nella distribuzione di polizze digitali

Un altro numero che salirà inevitabilmente nel 2022 è quello legato al Digital bancassurance, perché i prodotti assicurativi saranno sempre più integrati nell’offerta online delle banche.

In Italia, nel 2021, sono state circa 10 le banche che hanno offerto polizze assicurative digitali e ci si aspetta che a dicembre 2022 si arrivi a quota 30. La distribuzione delle polizze assicurative nelle banche non seguirà la semplice digitalizzazione dei prodotti tradizionali, ma richiede la creazione di un’offerta nuova che possa essere distribuita via web e mobile.

  1. Triplicheranno gli investimenti in Data Analytics e IA da parte del comparto assicurativo

L’analisi di dati, l’integrazione IoT, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale avranno un ruolo cruciale nel 2022 per aiutare gli operatori a costruire prodotti e polizze sempre più personalizzate sul singolo cliente, come polizze sportive limitate alla durata di una partita di calcetto o di un’arrampicata in montagna, oppure polizze salute in linea con le condizioni dell’utente in un preciso momento della sua vita.

Nel 2022 gli investimenti in Data Analytics e IA aumenteranno del 200% rispetto allo scorso anno.

  1. Nuove competenze ed opportunità professionali nell’Insurtech renderanno il settore attrattivo per i giovani

Il settore assicurativo conta un grave gap in termini di competenze tecnologiche e digitali, come rilevano il 71% degli impiegati in ambito assicurativo, secondo una ricerca di EY in collaborazione con IIA. Il 53% si dice molto preoccupato per questo divario che rischia di limitare la capacità del settore di sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze di un consumatore sempre più digitale.

Tra le nuove sfide per il mercato assicurativo, emerge quindi la nuova figura dell’assicuratore che deve avere competenze in grado di coniugare data science, intelligenza artificiale, ingegneria matematica. Il settore insurtech e le crescenti attività di formazione promosse consentiranno di superare questo divario e portare l’industria assicurativa tra i 5 settori su cui i giovani potranno puntare nei prossimi anni per trovare lavoro.

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Fintech 2022: 5 tendenze di un mercato sempre più aperto

Nel 2022, il fintech continuerà il suo percorso di crescita entrando in una fase di consolidamento. La collaborazione fra startup e incumbent è la chiave di questo processo, che sarà sempre più open all’insegna di open finance, open bankingopen innovation.

Ecco i 5 trend che possiamo aspettarci per il fintech quest’anno

  1. La crescita dell’open banking

Dal 2019 in Europa numero di terze parti che offrono servizi di Account Information e Payment Initiation è cresciuto del 300%, con acquisizioni in ambito Open Banking per un valore totale di circa 2 miliardi di euro nell’ultimo anno.

L’Italia su questo fronte è ancora indietro, con appena 13 Third Party Providers attivi nel settore.

  1. la Spid per nuovi servizi abilitati dall’identità digitale

In Italia il 40% della popolazione che ne ha diritto utilizza già la Spid, e il mercato è pronto per espandere l’identità digitale ai servizi finanziari.

Secondo il Report di CBI, Digital ID & Onboarding è con il 64% il principale servizio sul quale le banche italiane intendono puntare nel 2022.

  1. la crescita del BNPL (Buy Now Pay Later)

I pagamenti rateali digitali sono destinati a crescere soprattutto in considerazione delle stime e della penetrazione che hanno sul retail: il fenomeno ha superato quota 90 miliardi di dollari nel 2020 e si prevede raggiungerà i 3mila miliardi di dollari entro il 2030.

In Italia ci si aspetta un incremento del 28,6% tra il 2021 e il 2028, nonché lo svilupparsi di servizi “complementari” come, ad esempio, lo sviluppo di forme di finanziamento che sostengano la spesa.

  1. Il vertical banking

Di fronte ai nuovi strumenti a disposizione, sono molte le nuove prospettive che si aprono. Grazie al Banking as a Service, le nuove banche digitali potranno sviluppare nuovi servizi per nicchie che sono poco considerate, come ad esempio il teenage banking.

  1. Intelligenza artificiale contro le frodi online

La cybersecurity è oggi un tema molto caldo: solo durante la prima metà del 2021, i tentativi di frode digitale sono aumentati del 150% a livello globale.

L’intelligenza artificiale giocherà un ruolo fondamentale nel ridurre l’incidenza delle frodi e nel mantenere i dettagli finanziari dei clienti al sicuro.

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Dossi artificiali: cosa dice la normativa

I dissuasori di velocità inducono una guida prudente, rallentando i veicoli in particolari condizioni stradali e zone urbane.

I dossi artificiali sono dei piccoli rialzi montati sulle strade per indurre a ridurre la velocità dei veicoli, nelle aree urbane ad alta intensità di traffico, e nei punti di transito come zone di scarico, uscite o attraversamenti pedonali. L’utilizzo dei dossi anti-velocità è ampiamente diffuso nel mondo, sono disciplinati da un’apposita normativa e devono rispondere a determinati requisiti tecnici di progettazione e installazione. Vediamo in dettaglio le loro caratteristiche, la collocazione e come vengono segnalati.

A cosa servono i dossi artificiali

Una serie di rallentatori che inducono le auto e le moto a rallentare in determinate aree urbane

Le tipologie di dossi previste dal codice della strada

Per la larghezza della carreggiata si possono adottare sistemi a effetto ottico, acustico o vibratorio

Requisiti e caratteristiche dei dossi artificiali

Elementi in rilievo ondulatori prefabbricati, con specifiche dimensioni previste dalla normativa

Dove posizionare o dove sono vietati i dossi artificiali

Non possono essere installati negli itinerari preferenziali dei veicoli di pronto soccorso e intervento


A cosa servono i dossi artificiali

I dossi artificiali, o dissuasori di velocità, sono dei rialzi collocati sulla careggiata per indurre gli automobilisti e i motociclisti a rallentare. Sono installati principalmente nelle aree urbane e nelle zone con intenso traffico pedonale, e sono molto importanti per la sicurezza stradale. L’articolo 42 del Codice della Strada ne regolamenta l’utilizzo: secondo il comma 1 i dossi servono a evidenziare il tracciato stradale, curve e punti critici, oppure la presenza di ostacoli sulla carreggiata o nelle immediate vicinanze della stessa. Il comma 2 del medesimo articolo precisa che “sono, altresì, segnali complementari i dispositivi destinati ad impedire la sosta o a rallentare la velocità”.

Il Regolamento di attuazione del Codice della Strada (articolo 179) disciplina in maniera dettagliata l’allestimento dei dispositivi per la limitazione della velocità di marcia. “Su tutte le strade, per tutta la larghezza della carreggiata, ovvero per una o più corsie nel senso di marcia interessato si possono adottare sistemi di rallentamento della velocità”.

Possono essere costituiti da dispositivi ad effetto ottico, acustico o vibratorio; l’effetto può essere ottenuto “con opportuni mezzi di segnalamento orizzontale o trattamento della superficie della pavimentazione”.

I dossi rallentatori sono ancorati al manto stradale dei centri abitati, per indurre i conducenti a rallentare ed evitare incidenti, a protezione dei pedoni.

Le tipologie di dossi previste dal Codice della Strada

Il Codice della Strada e un apposito decreto del 2011, disciplinano l’utilizzo e l’eventuale rimozione dei dissuasori di velocità, e stabiliscono le regole alle quali le amministrazioni comunali devono attenersi. Vi sono diverse categorie di sistemi di rallentamento, all’interno delle quali ci sono anche i dossi artificiali, ossia i rialzi verticali che inducono a moderare la velocità.

Per tutta la larghezza della carreggiata, ovvero per una o più corsie nel senso di marcia interessato, si possono adottare sistemi di rallentamento della velocità costituiti da bande trasversali ad effetto ottico, acustico o vibratorio, ottenibili con opportuni mezzi di segnalamento orizzontale o trattamento della superficie della pavimentazione.

I sistemi di rallentamento ad effetto ottico sono realizzati mediante applicazione in serie di almeno 4 strisce bianche rifrangenti con larghezza crescente nel senso di marcia, e distanziamento decrescente.

I sistemi di rallentamento ad effetto acustico sono realizzati mediante irruvidimento della pavimentazione stradale ottenuta con la scarificazione o l’incisione superficiale della stessa, oppure applicando strati sottili di materiale in rilievo in aderenza, eventualmente integrato con dispositivi rifrangenti. Questi dispositivi possono anche determinare effetti vibratori di limitata intensità.

Poi ci sono i dossi artificiali, molto comuni, costituiti da mezzi-cilindri in asfalto, cemento o gomma, disposti perpendicolarmente al senso di circolazione e con la parte superiore arrotondata e spesso smussata, molto spesso contenente riflettori di tipo catadiottrico.

La “speed table” o “tabella di velocità” è una specie di largo dosso o piatta collinetta allungata. Può includere le righe zebrate di un attraversamento pedonale. Questo tipo di attraversamento viene disposto lungo itinerari pedonali preferenziali, che portano agli ingressi della metropolitana, a scuole, ospedali o a centri commerciali. Spesso viene illuminato da un’insegna pedonale con una lampada diretta verso il basso.

I cuscini di velocità, invece, sono una porzione rialzata della strada con la sommità piatta che si estende su una parte della carreggiata. Possono essere usati singolarmente, oppure in coppie, per delimitare un segmento di strada, come di fronte a una scuola o un ospedale.

Le bande sonore sono strisce di rollio con rilievi smussi, quando la ruota del mezzo ci passa sopra emette un rollio. Vengono impiegate per esempio prima e dopo l’imbocco delle rampe di ascesa e discesa alle autostrade, prima delle aree dove bisogna decelerare fortemente, ai bordi delle curve nelle zone di campagna oppure nei parcheggi dei centri commerciali.

Requisiti e caratteristiche dei dossi artificiali

Sulle strade e nel circuito urbano dove vige un limite di velocità inferiore o uguale ai 50 km/h si possono adottare dossi artificiali a effetto vibratorio, costituiti da elementi in rilievo prefabbricati o da ondulazioni della pavimentazione a profilo convesso, evidenziati da zebrature gialle e nere parallele alla direzione di marcia, di larghezza uguale sia per i segni che per gli intervalli, visibili sia di giorno che di notte.

In base alla normativa sui dossi artificiali, i dissuasori costituiti da elementi in rilievo prefabbricati devono rispettare determinati requisiti, in particolare riguardo le dimensioni, il materiale di costruzione e l’ancoraggio alla pavimentazione stradale.

– per limiti di velocità pari od inferiori a 50 km/h larghezza non inferiore a 60 cm e altezza non superiore a 3 cm;

– per limiti di velocità pari o inferiori a 40 km/h larghezza non inferiore a 90 cm e altezza non superiore a 5 cm;

In entrambi i casi devono essere realizzati in elementi modulari in gomma o materiali plastici.

Invece per limiti di velocità pari o inferiori a 30 km/h larghezza non deve essere inferiore a 120 cm e l’altezza non superiore a 7 cm. Questo tipo di dosso può essere realizzato anche in conglomerato.

Nella zona interessata dai dossi devono essere adottate idonee misure per l’allontanamento delle acque. Nelle installazioni in serie la distanza tra i rallentatori deve essere compresa tra 20 e 100 m a seconda della sezione adottata.

I dossi prefabbricati devono essere fortemente ancorati alla pavimentazione, onde evitare spostamenti o distacchi dei singoli elementi o parte di essi, e devono essere facilmente rimovibili; la superficie deve essere antisdrucciolevole.

Tutti i dispositivi rallentatori di velocità prefabbricati devono essere approvati dal Ministero delle Infrastrutture e sono posti in opera nei tratti di strada interessati, previa ordinanza dell’ente proprietario della strada che ne determina il tipo e l’ubicazione.

Dove posizionare o dove sono vietati i dossi artificiali

Come previsto dalla legge i dossi artificiali possono essere collocati su strada residenziale, nei parchi pubblici e privati, nei residence e altri luoghi simili.

Sono quindi vietati sulle strade con limite di velocità superiore a 50 km/h, su tutte le altre strade non comprese nella definizione di strade residenziali, parchi pubblici e privati, residence e altri luoghi simili, e anche sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei mezzi di soccorso o di pronto intervento. Escluse quindi le grandi arterie di scorrimento e i viali principali delle città.

Può capitare che i dossi artificiali causino danni alle ruote delle vetture, perciò vi sono disposizioni a tutela dei conducenti. Se i limiti di velocità vigenti in strada sono stati rispettati, ma ugualmente è stato riportato un danno all’automobile, si può richiedere un risarcimento al Comune per i danni subìti.

Al riguardo la direttiva ministeriale del 24 ottobre 2000, sulla “Corretta ed uniforme applicazione delle norme del Codice della Strada in materia di segnaletica e criteri per l’installazione e la manutenzione”, impone agli Enti proprietari di evitare che tali manufatti costituiscano pericolo per la circolazione. Il loro permanere in luoghi non consentiti, in caso di incidenti riconducibili alla loro collocazione, può dar luogo a responsabilità civile e penale in capo agli enti di proprietà che ne ha disposto la collocazione, o a chi non ne ha disposto il controllo e la rimozione, in esecuzione e attuazione del Codice della Strada.

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Lucidatura auto a mano o con lucidatrice: consigli

Come mantenere la carrozzeria lucida, rimuovendo impurità e imperfezioni con i prodotti giusti

Una lucidatura professionale dell’auto ne migliora l’aspetto generale, corregge piccoli danni e aumenta il livello di protezione della carrozzeria dagli agenti aggressivi. La lucidatura elimina difetti e imperfezioni, restituisce brillantezza al colore della carrozzeria e fa parte a pieno titolo della manutenzione del veicolo, contribuendone a mantenere il valore di mercato. Servono gli strumenti giusti e alcune tecniche di base per eliminare lo sporco, e per garantire un risultato estetico realmente protettivo della verniciatura. Vediamo come procedere in modalità “fai da te”, senza necessariamente ricorre ad un’officina.

Cos’è la lucidatura auto e a cosa serve
Un servizio per ripristinare la brillantezza della carrozzeria, su una superficie liscia e omogenea

Ogni quanto fare la lucidatura dell’auto

Ogni sei mesi bisognerebbe provvedere a lucidare e proteggere la carrozzeria

Consigli sulla lucidatura auto a mano

Servono almeno tre ore di lavoro, pazienza e i prodotti giusti

Consigli sulla lucidatura auto con lucidatrice

Le lucidatrici distribuiscono omogeneamente il polish, risparmiando tempo e fatica


<Cos’è la lucidatura auto e a cosa serve

La lucidatura dell’auto serve a ripristinare la brillantezza della carrozzeria e a proteggere la vernice che ricopre i fogli di lamiera di cui è fatta la parte esterna della vettura. I vari strati di colore sono a loro volta protetti da un sottile film trasparente che protegge la vernice dall’azione degli agenti atmosferici, mantenendone la lucentezza. L’obiettivo della lucidatura è di rimuovere anche eventuali imperfezioni che sono causa di opacità e perdita di brillantezza, ottenendo la rigenerazione dell’esterno delle automobili.

La auto nuove che si vedono nelle concessionarie sono state lucidate dalla casa costruttrice, un lavoro fatto da professionisti con macchinari dedicati. Ma anche una lucidatura effettuata da un privato, con i prodotti adeguati e non troppo aggressivi, può restituire splendore e brillantezza alla vernice della macchina.

La vernice e composta da due diversi strati: la base e il trasparente, quest’ultima è la parte più superficiale sulla quale si interviene.

Ogni quanto fare la lucidatura dell’auto

Lavare l’automobile almeno una volta ogni 30-40 giorni è utile per eliminare i danni causati dagli agenti atmosferici, dalle resine degli alberi o altri elementi corrosivi, oppure per controllare graffi accidentali e segni sulla carrozzeria. La pulitura però non è sufficiente, e ogni 4-6 mesi sarebbe opportuna una lucidatura dell’auto per assicurare un aspetto lucido e brillante, ma soprattutto per proteggere la carrozzeria.

Graffi, aloni, incisioni, piccoli difetti di produzione, ossidazione causano la frammentazione della luce anziché lasciarla passare direttamente attraverso lo strato di trasparente, causando la perdita della lucentezza e dell’intensità. Bisogna prestare attenzione anche ai swirls, graffi molto sottili e superficiali sulla vernice, che solitamente vengono causata dal lavaggio d’auto nelle aree di servizio, con setole e prodotti troppo abrasivi. Cere, sigillanti e molti glaze non rimuovono permanentemente queste imperfezioni di superficie, ma solo temporaneamente, perciò per eliminarle in modo sicuro e definitivo, bisogna lucidare la superficie.

Consigli sulla lucidatura auto a mano

La lucidatura auto manuale assicura un buon risultato ma bisogna pianificare dei trattamenti professionali. Il prelavaggio con acqua calda è sempre consigliato per eliminare lo sporco più visibile, residui di animali come insetti e moscherini sul parabrezza o sui fari dell’auto. E’ opportuno lavorare su piccole superfici, procedendo dalle parti alte dell’autovettura verso il basso, a partire da quelle più danneggiate. Un trattamento completo di pulitura e lucidatura dell’auto professionale richiede almeno 3-4 ore di lavoro.

I passaggi fondamentali per garantire una buona lucidatura sono la pulizia, decontaminazione, applicazione compound/polish, finitura con sigillante/cera.

Sono necessari alcuni accessori come il sapone per auto, una spugna morbida, un panno in microfibra per l’asciugatura e uno per la finitura, diversi tamponi di taglio diverso, panni di cotone morbido per evitare la lanugine, prodotti per lucidare l’auto. Dopo avere steso sull’applicatore una piccola quantità di prodotto, va distribuito velocemente con movimenti circolari e poi, lavorando da destra a sinistra e dall’alto verso il basso, va distribuito in modo uniforme con lentezza e pressione moderata, fino al completo assorbimento. Bisogna rimuovere eventuali residui con un panno in microfibra. In controluce, aiutandosi con una torcia, verificare eventuali aloni e ripassate il panno.

Parcheggiate il veicolo all’ombra per evitare macchie e aloni che derivano dal metallo caldo quando asciuga troppo in fretta. Prima di lucidare l’auto è sempre necessario pulirla accuratamente. Residui di polvere o granelli, infatti, possono danneggiare la carrozzeria, ma anche detergenti troppo aggressivi o spugne eccessivamente dure. L’autovettura va poi asciugata con cura e passata con la clay bar che rimuove tutte le impurità presenti sulla vernice non visibili, a occhio nudo. La decontaminazione può essere effettuata ogni qual volta passando la mano sulla carrozzeria, la superficie risulti irregolare.

Alcune parti del veicolo non devono essere trattate, ad esempio i fari e le guarnizioni. L’ultimo passaggio è la vera e propria lucidatura che può avvenire in due fasi: prima l’applicazione di prodotti chimici abrasivi per la riparazione di segni di ossidazione, aloni e swirls, poi un prodotto cerante di finitura o sigillante.

I prodotti per lucidare l’auto in commercio sono diversi e di marche disparate e non è facile orientarsi sul mercato. Un buon automobilista avrà a disposizione almeno tre prodotti: un buon polish, leggermente abrasivo; un compound, più aggressivo; infine un polish a base di cera o un sigillante di finitura. Ogni vernice è diversa e le condizioni ambientali influiscono pesantemente sullo stato dell’autovettura, per cui la conoscenza del mezzo e l’esperienza accumulata, sono i primi fattori da tenere in considerazione nella scelta dei prodotti.

Sono in commercio kit completi per la lucidatura e la protezione della carrozzeria dell’automobile oppure prodotti singoli: polish per la finitura dei trasparenti, paste di lieve o medio potere abrasivo per rimuovere graffi, segni del carteggio, polish a base di cera per fare piccoli ritocchi e far risplendere la carrozzeria. Il consiglio è di partire da un polish poco aggressivo, aumentandone la forza, gradualmente, se necessario. Le sostanze chimiche o le particelle del polish rimuoveranno in maniera sicura le sottili imperfezioni.

Consigli sulla lucidatura auto con lucidatrice

Se la vernice è molto rovinata, se l’autovettura è lavata raramente o si viaggia in ambienti contaminati, ad esempio da smog, sale marino, polveri inquinanti, conviene utilizzare una lucidatrice elettrica. In questo caso la lucidatura rotativa automatica è simile a quella manuale, bisogna solo scegliere il tampone che abbia la stessa abrasività del polish utilizzato.

I vantaggi di una lucidatrice sono numerosi, grazie all’azione meccanica ed elettrica, le particelle di polish vengono applicate in maniera più uniforme per tutta la durata delle operazioni. La lucidatrice è in grado di assicurare una corretta stesura del polish, perché lavorando ad alta velocità la pasta viene scaldata con maggiore efficacia ed è più semplice distribuirla con uniformità. Utilizzate poco prodotto, perché una quantità eccessiva di polish causa opacizzazione.

Evitando di procedere manualmente, sicuramente impiegherete meno tempo e fatica, potete trattare superfici molto ampie e particolarmente deteriorate, ottenendo un risultato durevole nel tempo.

Anche in questo caso prima di lucidare la carrozzeria dell’auto con la lucidatrice è importante che questa venga accuratamente lavata e asciugata. La lucidatrice va assecondata nel suo movimento oscillatorio sulla carrozzeria.

Un altro aspetto favorevole della lucidatura professionale con la lucidatrice è la pressione che viene applicata costantemente, in base alla velocità e alla potenza del dispositivo. Con la lucidatura manuale è impossibile applicare con costanza la pressione nella stesura su tutta la superficie della vettura.

Anche in questo caso, dopo aver passato il polish in maniera meccanica, è consigliabile terminare il tutto con la cera protettiva.

Fate attenzione a lavorare in sicurezza perché le lucidatrici rotative abbinate ad un tampone in microfibra o in lana, agiscono con efficacia nella rimozione di difetti medi e medio-gravi, ma richiedono manualità ed esperienza. La forza di taglio e la tendenza a scaldare molto il supporto trattato, possono produrre con facilità ologrammi, swirls, e la scopertura della base verniciante, il cui unico rimedio è la riverniciatura del pezzo danneggiato.

Se vi rivolgete a un’officina attrezzata per un lavaggio professionale, dovete mettere a preventivo costi che possono superare i 100,00 euro.

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