BNP Paribas Cardif: nel 2021 gli italiani sono più preoccupati e pessimisti, ma cresce la consapevolezza del rischio

Dopo un anno di pandemia, gli italiani sono più preoccupati per salute e lavoro e più pessimisti sul tempo necessario per tornare ad una normalità. Ma c’è anche qualcos’altro, che va considerato positivamente: aumenta la consapevolezza del rischio e il desiderio di protezione.

Sono i risultati della ricerca internazionale sulle preoccupazioni, le aspettative e le esigenze delle persone realizzata da BNP Paribas Cardif in collaborazione con Ipsos: uno studio eseguito su un campione di 21.000 persone, in 21 paesi e 3 continenti (Europa, America Latina e Asia).

Due anni dopo la sua prima edizione del 2019, la ricerca mostra il quadro di un’Italia più preoccupata e più pessimista, sia rispetto al 2019 sia alla media europea. Aumentano in particolare la paura di perdere il lavoro e di finire in ospedale, cresce il desiderio di maggior protezione della propria salute, della famiglia e della propria situazione economica.

“L’indagine fotografa un’Italia tra le nazioni più pessimiste d’Europa, con meno capacità di proiettarsi nel futuro ma con più consapevolezza sui rischi da cui proteggersi”, commenta Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif. “La pandemia, infatti, da un lato ha impoverito le imprese e le famiglie con particolare impatto sui lavoratori precari, sui giovani e sulle donne, dall’altro ha inibito ogni progettualità a fronte dell’incertezza nel futuro. Le persone si sono rese conto dell’’importanza della protezione e della prevenzione, in particolare nella sfera della salute e dell’occupazione anche grazie alle nuove soluzioni di prossimità adottate tempestivamente dalle compagnie di assicurazione durante l’emergenza. Un’opportunità che non ci dobbiamo lasciar sfuggire per scrivere un nuovo patto coi nostri clienti basato su un dialogo continuativo che permetta di intercettare meglio insieme i bisogni emergenti dalla nuova normalità offrendo esperienze di protezione innovative.”

Le maggiori preoccupazioni sono salute e lavoro

Secondo l’indagine, il livello di preoccupazione è in generale alto, con le percentuali più elevate concentrate sui temi della salute e del lavoro.

“È interessante notare come in Italia gli aspetti reddituali e la preoccupazione finanziaria siano addirittura superiori a quelli legati alla salute, con 75% (+2% sul 2019) del campione che dichiara di temere una perdita di reddito contro il 71% (+1%) una malattia grave” sottolinea Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation di BNP Paribas Cardif, “In generale, tutte le voci più alte sono un’alternanza tra questioni di salute e lavoro: sono aumentati di ben 4 punti percentuali rispetto al 2019 sia il timore di perdere il lavoro (65%, 58% in Europa), sia quello dell’ospedalizzazione (65%).”

Se nel 2019 la paura di un disastro naturale, proprio come una pandemia, colpiva il 49% della popolazione, ora la percentuale sale al 56% (+ 7%). In compenso, le nuove abitudini hanno contribuito ad abbattere i timori relativi a furto o danneggiamento d’auto (53%, -4%), aggressione (49%, -4%), e attentato terroristico, (34%, -7%, inferiore alla media europea).

In Italia, donne e giovani i più preoccupati

Entrando più in profondità nei dati, si rileva in generale una maggiore preoccupazione nel campione femminile rispetto a quello maschile.

Per quanto riguarda i cluster di età, è emerso che gli over 55 risultano in media meno preoccupati: la preoccupazione più alta per i rischi di salute è infatti largamente compensata da una minore sensibilità per i rischi legati a reddito e stabilità economica.

Coerentemente, la fascia più preoccupata in assoluto è quella dei giovani tra i 25 e i 34 anni, specialmente per quanto riguarda lavoro e situazione economica: ben il 78% si dichiara preoccupato di perdere il reddito. Balza all’occhio anche un secondo dato: il 64% dei giovani segnala tra le proprie preoccupazioni il rischio di depressione, ben al di sopra dalla media del 51%.

Relativamente tranquilli invece i giovanissimi (18-24), che risultano più sensibili a voci quali “furto dell’auto” rispetto alle preoccupazioni economiche o sanitarie.

Gli effetti della crisi economica

A causa della crisi, il 64% degli intervistati ha subito o pensa che subirà una riduzione delle entrate: una percentuale ben superiore rispetto alla media europea (58%) e a paesi come Germania (45%) e Francia (48%).

A determinarla è per il 35% degli intervistati una temporanea riduzione del salario, per il 24% l’abbassamento delle ore di lavoro e per il 21% la perdita del lavoro. Proprio a causa dell’emergenza, inoltre, più della metà degli italiani (il 56%, contro il 53% a livello europeo) ha dovuto o dovrà posticipare o rinunciare del tutto ad un acquisto importante. Solo il 16%, invece, ha avuto o si aspetta di avere difficoltà nel saldare le bollette: un dato che sorprende se confrontato con la media europea (20%).

Ritorno alla normalità: gli italiani tra i più pessimisti

Ma quanto ci vorrà per ripristinare il tasso di disoccupazione ai livelli pre-Covid? Su questo gli italiani sono più pessimisti rispetto agli altri europei. Solo per il 3% (il 7% in Europa) bisognerà attendere fine anno, mentre il 59% (contro il 48% europeo) crede che ci vorranno 3 anni o più. A livello mondiale, invece, il 13% degli intervistati crede che servirà meno di un anno per tornare ai livelli pre-pandemia, il 50% da 1 a 3 anni e per il 38% più di tre anni.

Crescono consapevolezza del rischio e desiderio di protezione

L’emergenza sanitaria ha sicuramente aumentato la consapevolezza del rischio, e sottolineato l’importanza del tutelarsi da eventi imprevisti. Il 62% degli italiani ritiene positivo il fatto di poter disporre della protezione di una polizza, contro il 55% del 2019.

È comunque solo il 7% (contro l’11% europeo) a definirsi “molto ben protetto” (+1% sul 2019) anche se aumenta però la percentuale di chi si sente “abbastanza protetto” (55%, +6%) e diminuisce chi si sente “non molto protetto” (30%, -7%).

La pandemia ha, quindi, accentuato il desiderio di protezione degli italiani in particolari su alcuni ambiti ritenuti più rilevanti. Al primo posto la malattia grave (40%, +7%; in Germania è solo il 26%), seguita dalla perdita del lavoro (36%, +7%; il 19% in Germania) e dalle perdite finanziarie/riduzioni delle entrate (35%, +6%). In forte aumento anche le risposte relative alla malattia cronica (32%, +8%), alla perdita di indipendenza (31%, +7%), all’incidente (26%, +6%), e alla morte (23%, +7%).

consapevolezza rischio

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Ricorso al credito: si punta su salute e preparazione del futuro

La crisi ha avuto un forte impatto anche sulla propensione a fare ricorso al credito. Il nuovo contesto reindirizza i progetti soprattutto verso la salute o la preparazione del futuro.

Gli italiani sono propensi a ricorrere al credito per accedere a cure mediche (54%, + 2%) molto più che in altri paesi europei (35%) e per finanziare gli studi dei figli (47%, +5%, contro il 34% europeo), mentre cala la richiesta di prestiti per acquisto di immobili, ristrutturazioni o auto, soprattutto per paura di non poterli ripagare a causa delle instabili condizioni economiche.

Cresce la popolarità delle polizze di assicurazione del credito

Se cala la propensione all’indebitamento, aumenta quella per la protezione del credito. Il 69% degli italiani ha dichiarato di essere a conoscenza delle polizze di assicurazione del credito (+10% sul 2019), con il 16% (+2%) che ne ha già attivato una. Gli intervistati hanno un’opinione positiva di questo tipo di prodotto, e lo vedono come un modo intelligente per proteggere il proprio patrimonio (77%, +3%), i propri cari (76%, +3%) e per “dormire sonni tranquilli” (74%,+2%).

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