Dal proptech all’insurtech: Puls Technologies, la startup per la manutenzione immobiliare

Forte di un nuovo round di investimenti da 15 milioni di dollari, la startup californiana Puls Technologies si allarga e dal mondo proptech fa il suo ingresso in ambito assicurativo.

Oltre alla possibilità di prenotare interventi di manutenzione in modo semplice e immediato, infatti, la compagnia offre ora gli utenti una serie di prodotti insurance con cui proteggere i propri elettrodomestici ed evitare di spendere cifre spesso insostenibili per gli interventi di riparazione.

Puls Technologies: i servizi di assistenza

Puls Technologies è stata fondata sei anni fa nella Bay Area californiana da Eyal Ronen e Itai Hirsch. Come ricostruito da TechCrunch, inizialmente la startup offriva un servizio di riparazione per telefoni cellulari, ma nel 2020 l’organizzazione aziendale è stata modificata e la compagnia ha adottato un modello operativo basato sulle memberships.

Oggi Puls Technologies offre un’app e una piattaforma online tramite le quali è possibile prenotare rapidamente interventi di manutenzione per problemi o inconvenienti in casa, da una lavastoviglie rotta all’installazione di una nuova tv o di dispositivi per smart home, fino alle perdite nei sistemi di tubature.

L’algoritmo di Puls associa i problemi riportati dagli utenti con i professionisti più qualificati per risolverli – facendo affidamento su un network con più di 7mila tecnici – e permette quindi di riparare i danni in un massimo di due giorni. I suoi servizi sono oggi disponibili in 20 città americane, da New York a Los Angeles.

L’entrata nel settore assicurativo

Di recente Puls Technologies ha fatto il suo ingresso nel mondo insurtech offrendo una serie di piani assicurativi pensati per evitare di incorrere in grosse spese associate alla riparazione degli elettrodomestici. Il pacchetto base, infatti, parte da 29 dollari al mese e garantisce l’accesso a riparazioni gratuite per il frigorifero, la lavastoviglie o il forno, tra le altre cose. Aumentando il premio mensile è possibile accrescere il livello della protezione e il numero di elettrodomestici coperti dalla polizza.

“Puls permette agli utenti di avere accesso a servizi riparazione per la maggior parte degli elettrodomestici a prezzi contenuti” ha affermato il Ceo Gabi Peles, aggiungendo: “Vogliamo anche migliorare l’esperienza dei professionisti, mettendo a loro disposizione una piattaforma che offre nuove possibilità di business e di guadagno”.

Fino ad ora la compagnia ha raccolto un totale di 108 milioni di dollari in sei round di investimenti. L’ultimo di questi, un venture round, è stato chiuso l’11 novembre per 15 milioni di dollari. I nuovi fondi saranno utilizzati per espandersi in oltre 40 città e raggiungere la soglia di 100 dipendenti, rispetto ai 60 attuali, entro la fine del 2022.

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Proptech360.it, un portale sull’innovazione e le tecnologie nel Real Estate

Il mercato immobiliare sta cambiando, dalle costruzioni ai servizi di vendita, dalla gestione degli asset alla loro valorizzazione. Per raccontare questo cambiamento e creare una mappa dei protagonisti, a partire dalle startup, nasce Proptech360.it, nuovo portale del Network Digital 360, di cui è parte anche InsuranceUp, dedicato all’innovazione del settore proptech e contech e diretto da Giovanni Iozzia.  “Proptech360.it risponde alla domanda di informazione sull’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale del Real Estate”, afferma Raffello Balocco, CEO di Digital 360.

L’ingresso di tecnologie come l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things sta abilitando innovazioni che rappresentano nuove opportunità per l’industria dei servizi assicurativi che può contare su dati più affidabili e sulla possibilità di sviluppare servizi più evoluti. Basti pensare al mercato della smart home. Il Proptech, crasi di property e technology, è quindi un fenomeno che coinvolgerà sempre di più i player del mercato assicurativo, che nel Real Estate hanno un asset di investimento ma anche un importante area di business.

Il portale, che nasce con la partnership scientifica dell’Italian Proptech Network – l’hub che dal 2018 studia e analizza il mercato del Proptech all’interno del Real Estate Center del Politecnico di Milano – sarà accompagnato da una newsletter mensile e da attività di comunicazione sui principali social network. Sono previsti una serie di podcast e di eventi digitali per la diffusione della cultura dell’innovazione digitale nel real estate italiano.

“La partnership scientifica tra Italian Proptech Network e Proptech360.it nasce dal comune obiettivo di rappresentare al meglio questo nuovo mercato, in particolar modo con riferimento a ciò che accade in Italia”, dice Stefano Bellintani, Responsabile Operativo dell’Italian Proptech Network (IPN) e del Joint Research Center Proptech (JRCP) del Politecnico di Milano. “Politecnico di Milano e DIGITAL360 uniscono le proprie forze per contribuire alla diffusione culturale di un settore innovativo e strategico che nei prossimi anni inciderà sempre più sulla nostra economia e sul nostro sistema-Paese”.

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Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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Luko raccoglie €50 milioni: come funziona l’insurtech che punta sull’etica

Avvicinare il mondo assicurativo a quello dell’impegno sociale: è questa l’idea vincente messa in pratica dalla startup parigina Luko, che punta a digitalizzare il mondo delle assicurazioni per la casa.

Pochi giorni fa Luko ha raccolto €50 milioni in un round di investimenti di Serie B chiuso in appena due settimane e guidato da EQT Ventures, a cui hanno partecipato anche Assaf Wand, Ceo e co-founder dell’unicorno Hippo Insurance, e il Ceo di Zalando Robert Gentz.

Un risultato estremamente positivo se consideriamo che nel round di Serie A, conclusosi a novembre 2019, la startup aveva raccolto €20 milioni.

L’innovazione nel mondo delle polizze casa

Fondata a Parigi nel 2018, Luko sfrutta la tecnologia per rivoluzionare il settore delle assicurazioni pensate per proprietari o affittuari di immobili residenziali. Per sottoscrivere le polizze, in particolare, l’insurtech ha attivato partnership con colossi come Munich Re e Swiss Re.

Le polizze di Luko possono essere attivate online in pochi minuti e si adattano alle necessità individuali degli utenti tramite diverse funzioni personalizzabili: accedendo alla piattaforma digitale è infatti possibile aggiungere un beneficiario, modificare i servizi o scaricare moduli e certificazioni in ogni momento.

Grazie all’intelligenza artificiale e alla tecnologia sviluppata, la compagnia è inoltre in grado di accorciare i tempi normalmente necessari per pagare le compensazioni e rispondere alle richieste degli utenti, rendendo il processo fino a due volte più rapido.

In più, Luko offre anche un servizio di riparazioni grazie al quale, in seguito a un problema nella propria abitazione, gli utenti possono contattare immediatamente un professionista che aiuti a riparare i danni subìti.

La startup – che al momento conta più di 100 mila utenti – sta anche lavorando a una serie di sensori e altri dispositivi fisici volti a proteggere le abitazioni dei clienti dal rischio di allagamento, incendio o furto, e ha intenzione di iniziare a distribuirli a partire dal prossimo anno.

Il programma Giveback

Il concept portante di Luko è però il suo programma Giveback. Sul totale dei premi incassati ogni anno, Luko utilizza il 30% per finanziare i costi operativi della compagnia e il restante 70% per pagare le compensazioni dei clienti. Se alla fine dell’anno rimangono fondi non utilizzati, questi verranno donati a organizzazioni di beneficenza scelte direttamente dagli utenti.

Nel 2020, ad esempio, Luko ha donato €4.000 a Terre & Humanisme e Emmaüs Défi, associazioni impegnate rispettivamente nel sostegno all’agricoltura ecosostenibile e ad aiutare i meno fortunati attraverso il riciclo di oggetti usati. La compagnia ha anche deciso di donare ulteriori €4.000 all’operazione “Tutti uniti contro il virus”, per aiutare gli ospedali e i centri di ricerca nella lotta contro la pandemia di Covid-19.

“Per noi, il programma Giveback è l’occasione per provare che un modello trasparente può funzionare anche nel nostro settore, il quale viene spesso criticato per l’opacità dei benefici che genera” ha detto il Ceo Raphaël Vullierme. “Fin dalla nostra fondazione vogliamo dimostrare che un altro modo di fare assicurazioni è possibile, e che questo può anche avere un impatto sociale positivo. Invitiamo i nostri colleghi a fare lo stesso”.

I programmi per il futuro

Nel prossimo futuro Luko punta a esportare i propri servizi al di fuori della Francia. Una prima fase di espansione a livello europeo era già prevista per il 2020, ma la pandemia di coronavirus ha costretto l’insurtech a posticipare tutto al prossimo anno.

Ora, i €50 milioni appena raccolti daranno un’ulteriore spinta ai progetti dell’azienda, che sul suo blog spiega: “Vogliamo offrire nuovi prodotti e servizi, sviluppare la nostra offerta per la cura della casa, e spostarci in un altro Paesi europeo”.

Altri elementi fondamentali per i prossimi passi della startup saranno il lancio dei sensori per la casa e l’ampliamento del team, attualmente composto da 85 persone.

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Cos’è la Smart Home: applicazioni e opportunità per le assicurazioni

Si definisce Smart Home l’insieme di applicazioni software e dispositivi connessi che rendono le abitazioni più sicure, sostenibili, confortevoli, sane. L’antenato di tutti i dispositivi Smart Home? Il telecomando della TV. Nei primi anni di esplosione della domotica erano molto in voga anche i telecomandi per le tapparelle delle finestre, ma era già ovvio che il potenziale di sviluppo fosse enorme. Bill Gates, la cui villa vicino a Seattle costruita circa 20 anni fa è ancora un ‘modello’, è un grande sostenitore della casa intelligente, in cui la tecnologia deve essere prima di tutto invisibile: per esempio, nella sua casa ogni ospite riceve una chiave elettronica che comunica costantemente la sua posizione al sistema, in modo che ogni ambiente reagisca in relazione alla sua presenza.
Oggi, nel post-Covid, la Smart Home può allargare il suo raggio d’azione e andare a occuparsi persino di salute: protagonisti in questa direzione saranno l’intelligenza artificiale, ma anche tutte quelle aziende di prodotti e servizi che sapranno integrarsi in un nuovo ecosistema, quello appunto della Smart Home.

Alcuni dati sul mercato Smart Home

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, la Smart Home vale in Italia 530 milioni di euro, con una crescita del 40% anno su anno. E’ un mercato in crescita, i cui albori si erano visti ai tempi della domotica, ma che negli ultimi anni ha ripreso grandissimo slancio grazie allo sviluppo della sensoristica, dell’internet delle cose e di un ecosistema di prodotti e servizi che permettono a questo settore di rispondere meglio a bisogni reali.
In tutto il mondo il mercato potenziale per le soluzioni Smart Home è enorme e anche in Italia c’è ancora strada da fare prima di parlare di vero boom, ma molti passi avanti si sono fatti negli ultimi due anni. Il 2018 è stato infatti l’anno di svolta per il settore Smart Home in Italia: non solo il mercato è cresciuto del 52% rispetto al 2017, ma sono finalmente arrivati i tanto attesi smart home speaker. Il 2019, con un ulteriore incremento del 40%, non ha fatto altro che confermare il fenomeno. Gli assistenti vocali intelligenti fungono anche da traino per l’intero settore, che ha visto un incremento nelle vendite di diversi oggetti smart per la casa.
L’Italia è comunque abbastanza indietro rispetto ad altri Paesi europei.

L’intelligenza artificiale  e le applicazioni per la casa intelligente

Come si vede in questo video che mostra il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg interagire nel quotidiano con il suo assistente personale Jarvis, che ha la voce di Morgan Freeman, la casa intelligente diventa quasi ‘viva’, ed è in grado di soddisfare e in alcuni casi prevedere i bisogni del suo proprietario.
Alla base di un’applicazione come quella di Facebook o degli Home speaker c’è l’intelligenza artificiale, la tecnologia determinante per lo sviluppo futuro della casa intelligente, un futuro in cui tale intelligenza sarà totalmente integrata nella casa stessa e la gestirà complessivamente. Gli home speaker saranno a quel punto superati, perché parleremo direttamente con l’appartamento.
Ma oggi, quali sono le applicazioni già disponibili?

Le soluzioni, prodotti e tecnologie, per la Smart Home sono sempre più numerosi e possono essere accorpati in alcune aree principali: comfort nelle abitazioni, salvaguardia dell’ambiente ed economia; sicurezza delle persone. In particolare nel mercato italiano si stanno diffondendo:

  • Climatizzazione/riscaldamento (condizionatori, termostati o caldaie regolabili a distanza o tramite App);
  • Elettrodomestici (accensione/spegnimento da remoto, tramite App o con la propria voce, di lavastoviglie, lavatrici, forni a microonde);
  • Illuminazione (accensione/spegnimento, regolazione del colore o dell’intensità tramite App o con la propria voce);
  • Sicurezza (impianti di videosorveglianza e videocitofonia con possibilità di accedere alle immagini a distanza e/o da Smart TV, serrature intelligenti che inviano allarmi in caso di intrusione);
  • Smart home speaker (dispositivi comandabili tramite voce che consentono di ricevere informazioni – es. sul meteo, sul traffico – e di impartire comando – es. regolare le luci o la temperatura).

Smart home speaker: il boom arriva con il coronavirus

Oltre alle mascherine e al distanziamento sociale, il Covid-19 ci ha regalato la paranoia da contatto. D’altro canto anche le raccomandazioni ufficiali suggerivano di lavare spesso le mani e pulire con maggiore accanimento del solito la casa e tutte le superfici. Improvvisamente, è stato subito evidente a chiunque l’utilità dei comandi vocali. Risultato?
Secondo ABI Research nei primi mesi del 2020, le vendite di dispositivi per il controllo vocale cresceranno a livello globale di quasi il 30% rispetto al 2019. Grazie agli home speaker potremo controllare Tv, interruttori della luce, termostati, maniglie delle porte e altro ancora. E magari potremo anche fare shopping online.

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Tutto ciò se, oltre all’home speaker, avremo la pazienza di connettere allo stesso tutti gli altri dispositivi della casa e magari modernizzarli. Google Home e Alexa o il maggiordono Jarvis di Facebook, non funzionano per magia, hanno bisogno di essere connessi al ‘resto della casa’.

Smart home, sicurezza e privacy

Qualunque dispositivo digitale è esposto ad attacchi informatici. Con la crescita dei dispositivi connessi stanno crescendo anche le minacce dei cyber attack, ma al tempo stesso aumenta la consapevolezza e l’attenzione a questo tema da parte dei produttori e dei consumatori. La stessa crescita del mercato è legata a una percezione di sicurezza informatica: chi vuole vivere in una casa dove ogni dispositivo elettronico si blocca, le porte non si aprono più e il riscaldamento impazzisce?

Ma il tema non è solo questo, c’è anche la privacy da considerare.

Le soluzioni Smart Home raccolgono un’ingente mole di dati spesso con lo scopo di assolvere la loro funzione, pensiamo ai dispositivi per l’efficienza energetico; oppure per poter imparare e regalarci una migliore esperienza; spesso raccolgono nella nostra totale inconsapevolezza: esistono già molte polemiche sul fatto che gli assistenti di Amazon e Google siano in grado di spiarci.

Il GDPR è nato proprio per preservare la privacy delle persone, e pertanto le aziende operanti in Europa nel settore Smart Home devono dimostrare di essere conformi al GDPR e i soggetti che in futuro vorranno entrare nel mercato europeo dovranno rispettarne gli standard di sicurezza per poter vendere prodotti smart, in modo da garantire la sicurezza dei dati raccolti e trasmessi.

Sotto questo aspetto, anche le Assicurazioni che entreranno nella Smrt Home con le loro offerte, sono chiamate non solo alla compliance, ma una cultura etica del dato in cui la crescita del volume di dati raccolti faccia crescere anche il valore del servizio offerto al cliente finale.

Smart Home e Assicurazioni

Le assicurazioni possono giocare un ruolo da protagonisti nell’ecosistema della Smart Home. Tradizionalmente le assicurazioni si sono sempre occupate delle nostre case, offrendo copertura per una serie di infausti eventi (danni, furti, ecc) secondo lo schema tipico del risarcimento a danno avvenuto e accertato. La trasformazione digitale ha abilitato le compagnie assicurative a fare un salto qualitativo molto importante della propria value proposition, passando dalla semplice copertura del danno alla prevenzione dello stesso e alcune compagnie si sono già avviate in questa direzione.
Ma in futuro, c’è molto altro che si può fare.
Le assicurazioni possono essere il canale per rendere le nostre case più smart ed essere pioniere di servizi evoluti per la casa intesa non più solo come una ‘proprietà’ ma come spazio che accoglie l’intero lifestyle della persona, il suo rifugio.
Smart working, attività fisica e intrattenimento, telemedicina, e-learning sono i nuovi temi legati alla casa nati dalla quarantena, ma che rimarranno nel post-Covid. Sono temi che offrono alle assicurazioni nuovi spunti per la creazione di servizi innovativi e anche una diversa modalità di relazione con il cliente, la ‘smart home’ può essere un nuovo touchpoint.

Smart Home

Secondo gli analisti di McKinsey, quello della Smart Home sarà uno dei 4 ecosistemi tecnologici più importanti in futuro per le assicurazioni, quello in cui si potranno sviluppare maggiormente servizi innovativi, ad esempio, con riferimento alle tecnologie di Ambient Assisted Living, un settore che si collega poi alla connected health, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione e ora anche dei rischi connessi alle pandemie.

Le startup internazionali della Smart Home

Per le compagnie assicurative che vogliano intercettare il mercato della casa intelligente la strada più veloce si chiama ‘startup’.
In un clima di open innovation, le startup possono portare alle compagnie non solo la loro tecnologia, ma anche la cultura lean, la creatività e le loro competenze, ed è da questa sinergia che possono svilupparsi nuovi modelli di business.

Prendiamo ad esempio Josh.ai, una startup di Denver che ha raccolto recentemente un investimento da 11 milioni di dollari. E’ un’intelligenza artificiale a comando vocale, che non solo non ha paura di Alexa e Google Home, ma per differenziarsi fa leva proprio sul sentimento di rifiuto (sempre più diffuso in una certa fascia della popolazione) che le BigTech possono generare. Ogni difetto di Alexa (es. il trattamento dati e la privacy) è il valore aggiunto di Josh, che si rivolge al cliente di alta fascia.

Questa intelligenza artificiale è potenzialmente in grado di controllare qualsiasi altro dispositivo della casa, basta connettere e programmare. In più Josh capisce il linguaggio naturale molto bene ed è in grado di imparare con facilità, dice la società. Anche le domande complicate possono essere programmate senza sforzo, come ad esempio: “All’alba, se sono a casa, accendi lentamente le luci della camera da letto, apri le tende, accendi la radio e prepara una caffettiera”.
Ora, se ci fosse un partner assicurativo in questa relazione, Josh potrebbe rispondere “Mr. Stark, il suo sonno è stato parecchio disturbato, questa mattina la sua temperatura è alterata e la sua pressione alta, sarebbe meglio che lei bevesse un tè verde e rimanesse a casa. La sua assicurazione le propone un video consulto medico per le 9, accettiamo?’

Secondo CBInsights le startup Smart Home sono davvero variegate, ma possono essere raccolte in queste categorie:

Energia & Utenze: Sono aziende che utilizzano sensori, tecnologia di monitoraggio e dati per risparmiare acqua ed energia. Tra queste vi sono aziende come Tado, che ha creato un prodotto che rileva automaticamente la vicinanza di un utente alla residenza e regola la temperatura di conseguenza, con un controllo aggiuntivo dalla loro applicazione per smartphone.
Serrature intelligenti: Startup come August forniscono soluzioni alternative alle chiavi tradizionali con chiavi virtuali e altre serrature elettroniche. Alcuni prodotti di queste aziende consentono inoltre agli utenti di vedere e parlare con i visitatori a distanza.
Soluzioni generali per la casa intelligente: Invece di produrre un unico gadget intelligente, queste aziende costruiscono o distribuiscono sistemi multi-device che automatizzano diverse parti della vostra casa, come le soluzioni di sicurezza, meteorologiche, per la cura dell’aria e dell’energia e il monitoraggio di Netatmo o gli appartamenti intelligenti di IOTAS.
Cucina e elettrodomestici: Questi includono prodotti per la casa che funzionano come un elettrodomestico o un dispositivo convenzionale, ma che offrono vantaggi attraverso la connettività, come Innit, che sta attualmente sviluppando un sistema di cottura basato sull’apprendimento automatico e sensori ad alta tecnologia in grado di rilevare ciò che viene prodotto e di regolare il tempo di riscaldamento e di cottura in modo appropriato durante l’intero processo.
Robot domestici: In questa categoria rientrano le aziende che producono robot specifici per la manutenzione e l’assistenza in ambiente domestico. Tra queste vi sono l’assistente sociale robotico Jibo, e Rokid, un dispositivo per la casa intelligente che utilizza l’intelligenza artificiale e il deep learning per fornire informazioni ed eseguire compiti tramite interazioni vocali e visive.
Monitoraggio e sicurezza: Sono aziende che offrono sicurezza e monitoraggio all’interno o all’esterno attraverso telecamere installate per tenere d’occhio le case, i bambini, gli anziani e gli animali domestici. Tra le aziende presenti nello spazio ci sono Smartfrog e Ring.
Wi-Fi e Cybersecurity: Queste startup forniscono soluzioni Wi-Fi e cybersecurity per collegare e proteggere i dispositivi intelligenti all’interno della casa. Come CUJO, un firewall intelligente che protegge la casa di un utente connesso da hacker criminali, ed Eero e Starry, altre due aziende che offrono sistemi Wi-Fi domestici, che hanno raccolto copiosi investimenti.
Salute e benessere: Sono prodotti che aiutano gli occupanti della casa a mantenere la loro salute e il loro stile di vita, come Sleepace, un dispositivo intelligente non indossabile che può monitorare e aiutare a migliorare la qualità del sonno, o Awair, che rileva le sostanze irritanti nell’aria e nell’ambiente.
Sistemi di allarme: Queste aziende forniscono sistemi di allarme tradizionali dotati di monitor e sensori avanzati per rilevare incendi, inondazioni o altri danni alla proprietà e contribuire a proteggere la vostra casa. Un’azienda, Cocoon Labs, ha sviluppato un dispositivo di sicurezza intelligente per la casa che utilizza onde sonore a basso livello per rilevare e avvertire il proprietario di eventuali disturbi all’interno della casa.
Audio e media: Queste aziende forniscono soluzioni multimediali che vanno da un computer appeso per esporre arte decorativa (Electric Objects) a sistemi musicali wireless per tutta la casa (Sonos).
Piattaforme: Le aziende di questa categoria non producono i propri prodotti di consumo, ma aiutano gli altri a integrare l’IA e la connettività nei propri prodotti per la casa intelligente. Un esempio potrebbe essere Arrayent, che aiuta i principali marchi di consumo a trasformare i prodotti tradizionali in dispositivi connessi.
Illuminazione: Queste aziende forniscono soluzioni di illuminazione domestica come gli interruttori intelligenti (Deako) e le lampadine intelligenti (LIFX).
Varie: Le startup di questa categoria hanno offerte particolarmente uniche, come Uzer, un’azienda che ha sviluppato uno scanner di codici a barre per la casa intelligente che rende il riciclaggio più divertente ed efficiente, o Nucleus, un sistema di interfono collegato a Internet che aiuta le persone a comunicare con gli altri sullo stesso sistema.

Conclusioni

Un fatto certo è che oggi stiamo ancora parlando di tante singole soluzioni per la Smart Home ideale; ma la Smart Home vera e propria sarà quella in cui tutto sarà connesso e tutta la tecnologia sarà invisibile, sarà quella in cui un’unica intelligenza artificiale, magari integrata by design nella costruzione o magari fornita insieme a una super polizza onnicomprensiva, si prenderà cura dello spazio abitativo e dei suoi abitanti. Per arrivare fino a questo punto però serve costruire l’ecosistema, nessuna azienda può lavorare nella casa intelligente da sola.

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Quali sono i diversi approcci al Design Thinking e quali benefici producono?
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[Photo credits: Designboom]

L’articolo Cos’è la Smart Home: applicazioni e opportunità per le assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

Le startup vincitrici di Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity

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CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
Marketing

AWorld: è una startup innovativa con uffici a Torino e a New York che investe nella sostenibilità e nel futuro del pianeta, con l’obiettivo di creare una cultura sostenibile attraverso il pubblico, le aziende e le istituzioni. AWorld ha creato una piattaforma social-gamified che premia gli utenti per azioni e comportamenti sostenibili, usando il sistema della gamification.

 

Affitto Certificato: è una startup innovativa che sta costruendo la prima banca dati che racchiude buoni affittuari. La startup si propone di prendere il concetto di feedback e di curriculum e di applicarli al mercato degli affitti, approfittando di prodotti bancari e assicurativi aperti, in modo da consentire ai proprietari di trovare buoni inquilini e agli inquilini di dimostrare di essere dei corretti e bravi affittuari. Sulla base di ciò, Affitto Certificato ha creato il Tenant Digital Curriculum, un report unico che permette agli inquilini di dimostrare di essere bravi inquilini. La mission della startup è quindi quella di creare uno standard per affittare una casa in modo rapido e sicuro. 

 

Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

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Data Strategy: quali sono le 3 fasi principali del processo di relazione con il cliente?
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Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

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Considerando questi numeri, ha senso che Lemonade si rivolga a quel segmento massiccio del suo pubblico con un nuovo prodotto.

E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

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Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

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Blockchain nel settore energetico: quali opportunità per lo scambio di energia P2P?
Blockchain
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AWorld: è una startup innovativa con uffici a Torino e a New York che investe nella sostenibilità e nel futuro del pianeta, con l’obiettivo di creare una cultura sostenibile attraverso il pubblico, le aziende e le istituzioni. AWorld ha creato una piattaforma social-gamified che premia gli utenti per azioni e comportamenti sostenibili, usando il sistema della gamification.

 

Affitto Certificato: è una startup innovativa che sta costruendo la prima banca dati che racchiude buoni affittuari. La startup si propone di prendere il concetto di feedback e di curriculum e di applicarli al mercato degli affitti, approfittando di prodotti bancari e assicurativi aperti, in modo da consentire ai proprietari di trovare buoni inquilini e agli inquilini di dimostrare di essere dei corretti e bravi affittuari. Sulla base di ciò, Affitto Certificato ha creato il Tenant Digital Curriculum, un report unico che permette agli inquilini di dimostrare di essere bravi inquilini. La mission della startup è quindi quella di creare uno standard per affittare una casa in modo rapido e sicuro. 

 

Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

Photo by Luca Florio on Unsplash

L’articolo Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics proviene da InsuranceUp.


Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

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Considerando questi numeri, ha senso che Lemonade si rivolga a quel segmento massiccio del suo pubblico con un nuovo prodotto.

E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

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Smart working, una buona pratica anche nelle imprese assicurative

Si fa presto a dire smart working, in Italia secondo le ultime stime prima del coronavirus (Osservatorio Smart Working Politecnico di Milano) poco più della metà delle aziende italiane erano organizzate in tale senso; e secondo ancora più recenti indagini di Unioncamere,  solo 3 aziende su 10 sono fornite di sistemi anti-hacker e solo 4 su 10 adotta tecnologie cloud, cosa che si traduce nella difficoltà a organizzarsi per lo smart working tempestivamente in questa fase di emergenza.

L’emergenza sanitaria Covid-19 sta cambiando il mondo del lavoro e la sua organizzazione per sempre, dimostrando che il lavoro agile è una scommessa vinta anche per il futuro: nessun calo nelle performance, anzi sembra che i dipendenti lavorino di più e meglio, e minore impatto ambientale.

Anche le imprese assicurative si sono dimostrate pronte ad abbracciare questa modalità di lavoro, molte di esse hanno cominciato a far lavorare da remoto i propri dipendenti prima ancora del lockdown, le stesse organizzazioni del settore ne hanno promosso l’adozione.

Ma cosa si intende esattamente per smart working?

Secondo la definizione dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di MilanoLo Smart Working, o Lavoro Agile, è una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Un nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda che si basa su quattro pilastri fondamentali: revisione della cultura organizzativa, flessibilità rispetto a orari e luoghi di lavoro, dotazione tecnologica e spazi fisici’. 

In realtà, non vuol dire semplicemente “lavorare da casa“. I manager devono gestire il lavoro delle proprie persone in modo diverso e sono chiamati a incentivare e facilitare quotidianamente l’adozione di comportamenti lavorativi smart da parte dei collaboratori.Questi ultimi devono ridefinire il rapporto con il proprio capo e i propri colleghi e ripensare le proprie giornate lavorative costruendosi una nuova “routine”.

Emanuela Madini e Giulia Dei Pieri , esperte in smart working di P4I – Partners4Innovation (società che accompagna le aziende nei percorsi verso la digital transformation e lo smart working) hanno realizzato una breve guida, pubblicata da Digital4, un decalogo di consigli utili per gestire al meglio e nel modo più corretto il lavoro da remoto, sia lato management, sia lato collaboratore.

Molto importanti risultano da parte sia del collaboratore che del management l’impegno affinchè il lavoro venga svolto senza rimanere però impegnati 24 ore al giorno, cioè trovare l’equilibrio.

5 suggerimenti per i collaboratori

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Molti dei collaboratori si trovano ad approcciare il lavoro da remoto per la prima volta o, semplicemente, si trovano oggi ad applicarlo in maniera più continuativa rispetto al passato. Ecco cosa dovrebbero fare per renderlo più efficace e produttivo:

1. OBIETTIVI E ASPETTATIVE

Chiarisci con il tuo responsabile gli obiettivi e le aspettative nel breve termine, in modo da pianificare le attività e definire le scadenze, senza perdere di vista le priorità.

2. COMUNICAZIONE E COLLABORAZIONE

Renditi contattabile attraverso gli strumenti digitali a disposizione, scegliendo le modalità di comunicazione più adeguate (mail, telefono, Skype, …).

3. “ROUTINE” LAVORATIVA

Definisci una “routine” di abitudini che scandisca l’inizio e la fine della tua giornata lavorativa, senza dimenticare i momenti di pausa per recuperare energie e di socialità con i tuoi colleghi anche in modo virtuale (es. pause caffè in video conference).

4. SICUREZZA

Scegli la postazione di lavoro che garantisca la sicurezza fisica e sia idonea a prevenire problemi fisici e salvaguarda la riservatezza e la confidenzialità delle informazioni aziendali scegliendo il luogo più idoneo per garantire adeguati livelli di privacy.

5. GESTIONE DEL TEMPO

Gestisci il tuo tempo con attenzione, evitando distrazioni extra lavorative che potrebbero creare troppa dispersione nelle attività lavorative e il conseguente allungamento dei tempi di lavoro.

5 suggerimenti per i manager

Ed ecco le buon pratiche per i manager che devono lavorare a distanza con le loro persone ricercando nuove forme efficaci di collaborazione:

1. SOCIALITÀ E SENSO DI APPARTENENZA

Organizza dei momenti di socialità all’interno del team per favorire l’interazione positiva e creare coesione e senso di appartenenza (es. “caffè virtuali”)

2. STRUMENTI DIGITALI

Sperimenta diversi strumenti digitali e incentivane l’utilizzo da parte del tuo team

3. COMUNICAZIONE E ALLINEAMENTO

Tieni le persone costantemente allineate rispetto alle priorità di lavoro all’interno dell’area o a eventuali novità

4. OBIETTIVI E RISULTATI

All’inizio della settimana definisci gli obiettivi di team e il contributo atteso da ciascuna persona attraverso un team meeting virtuale; ricordati di non controllare il singolo task, ma valuta il risultato complessivo del lavoro

5. DISPONIBILITÀ

Ricordati che la tua disponibilità e quella delle tue persone non è H24.

Questi sono solo alcuni accorgimenti che vi raccomandiamo. Imparare a lavorare e a collaborare a distanza richiede tempo e impegno: continuando a sperimentare giorno dopo giorno, riuscirete a definire le modalità più adatte a ciascuno di voi.

Digital event, 29 aprile

Data Scientist: quali sono le competenze giuste? E quali gli attuali ambiti di applicazione?
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