Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

La connected insurance, o assicurazione connessa, è uno dei  trend del settore assicurativo legati all’avvento di nuove tecnologie e alla crescente domanda di flessibilità, personalizzazione e digitalizzazione nelle polizze.

Come funziona, quali sono i vantaggi, e qual è lo stato del mercato?

Che cos’è la connected insurance

La connected insurance, o usage-based insurance, è un trend del settore assicurativo che utilizza piattaforme IoT, sensori e dispositivi connessi per raccogliere dati utili a monitorare gli effettivi comportamenti dei clienti, sulla base dei quali vengono calcolati i prezzi del prodotto assicurativo in maniera dinamica.

L’utilizzo di tecnologia di monitoraggio, anche in real time, permette non solo una più accurata valutazione del rischio rispetto ad una stima tradizionale e una maggiore flessibilità e personalizzazione delle polizze, ma anche di condizionare il comportamento del cliente, promuovendo comportamenti virtuosi e diminuendo le probabilità di rischio.

Lo stato del mercato

Connected Insurance e Automotive

L’industria automobilistica è primo il settore in cui la connected insurance ha cominciato ad essere applicata, intorno a 40 anni fa nelle sue forme più primitive, e ha ad oggi fatto i maggiori progressi.

Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha almeno un prodotto connesso sul mercato: 10 punti percentuali in più rispetto ai settori vita / salute e casa e 28 in più rispetto allo sport.

Per quanto riguarda le dimensioni del proprio business di connected insurance, il 40% degli intervistati ha stimato un valore inferiore a 100 milioni, con solo il 9% superiore ai 500 milioni. Il 22% stima una dimensione relativa pari a oltre il 5% del proprio business totale, di cui per il 5% superiore al 20%.

Connected Insurance e Auto

Solo il 13% degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda deve ancora decidere se procedere con un progetto di connected insurance, mentre il 31% è in fase pilota, con un 25% in fase di transizione e un altro 31% pienamente operativo.

Trattandosi del settore in cui l’assicurazione connessa è più matura, i suoi attori considerano i rischi di restare indietro nella corsa al trend maggiori rispetto a quelli di prendervi parte. Inoltre, più le aziende si familiarizzano con soluzioni di open insurance, più le considerano un miglioramento della loro attività esistente piuttosto che la sua sostituzione.

Connected Insurance e Home

Il settore Home Insurance è attualmente in piena modalità di ricerca e sviluppo per l’applicazione della connected insurance, con qualche pioniere già arrivato a fasi più concrete.

Secondo i dati di Insurance Nexus, non meno del 58% degli intervistati è impegnato in un progetto pilota. Un 14% è già sul mercato, ma ancora in fase di test, e solo il 14% ha pienamente lanciato il prodotto.

Per quanto riguarda il mercato attuale, l’indagine rivela l’esistenza di un gruppo di aziende che ha anticipato il trend e già ha costruito un’attività sostanziale basata sull’assicurazione connessa. Come nel più avanzato settore motori, il 4% degli intervistati ha dichiarato di avere entrate superiori a 1 miliardo di dollari associati a un prodotto connesso, e il 14% ha affermato che tra il 5% e il 10% del loro fatturato totale era dovuto ad applicazioni IoT.

D’altra parte, la maggior parte delle aziende rimane leggermente: il 46% ha dichiarato di aver guadagnato meno dell’1% da un prodotto IoT.

Connected Insurance e Casa

Il settore vedrà nell’arco del prossimo anno l’entrata in massa di un’ondata di player per ora in fase di testing, e il risultato potrebbe essere un’improvvisa impennata dell’offerta: la domanda è quanto il mercato sia pronto ad assorbirla.

Connected Insurance e Life & Health

Il settore Life & Health è piuttosto particolare nel suo rapporto con la connected insurance, e mostra una certa divisione tra chi vede il trend come un’evoluzione necessaria e chi come una moda passeggera.

Da una parte, il 44% dei player dichiara di lavorare su prodotti connessi. Tuttavia, ben il 26% afferma di aver adottato una politica “wait-and-see” e non avere alcun progetto in attivo.

In generale, le aziende in questo settore hanno meno familiarità con l’assicurazione connessa: solo il 14% degli intervistati ha dichiarato che soluzioni basate sull’IoT rappresenta oltre il 5% della loro attività totale, rispetto al 22% dell’automotive.

Connected Insurance e Life & Health

Lato consumer, l’aumento della popolarità dei dispositivi wearable che tengono un registro dell’attività dell’utente e dei suoi segni vitali significa che è teoricamente possibile per gli assicuratori ottenere dati continui sullo stile di vita dei loro clienti, utilizzabili per incoraggiare e premiare il buon comportamento in modo non dissimile dalle pratiche applicate dal settore auto.

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Assicurazioni Online, Digital Magics entra nel capitale di viteSicure

L’incubatore di startup Digital Magics entra come azionista nel capitale del broker assicurativo Bridge Insurance Services Srl, per accelerare la crescita della startup viteSicure, il primo esempio in Italia di insurtech dedicato alla distribuzione B2C e B2B2C di assicurazioni vita e protezione che si rivolge primariamente a un segmento di mercato trascurato dei canali assicurativi tradizionali: le giovani famiglie con bassa capacità di risparmio.

“Abbiamo trovato viteSicure molto interessante fin dai primi incontri e la decisione di investire è perfettamente in linea con la nostra visione, in particolare in un comparto, il fintech, a elevata crescita nel nostro paese” ha dichiarato Gabriele Ronchini, CEO di Digital Magics “Sono sicuro che tra le nostre e le loro competenze si svilupperanno grandi sinergie”.

Digital Magics contribuirà agli sviluppi tecnologici e di business di viteSicure, sia direttamente, che attraverso la propria rete di partner, e costituirà un supporto fondamentale per l’aumento di capitale che viteSicure prevede nel corso del 2021.

viteSicure, l’insurtech per l’assicurazione vita dedicato alle giovani famiglie

Lanciato nel 2019 dai due Founder Eleonora del Vento e Alessandro Turra, viteSicure è una piattaforma digitale che permette di scegliere i propri servizi assicurativi direttamente sul web, costruendo il proprio preventivo ed acquistando la polizza on-line in totale autonomia. Si caratterizza per una user experience innovativa che, attraverso la piattaforma proprietaria, permette l’acquisto istantaneo di una polizza vita caso morte. La coniugazione di una polizza semplice e di qualità con la modalità di vendita immediata e completamente online hanno incontrato i favori del mercato e nel 2020 le vendite delle polizze viteSicure sono cresciute esponenzialmente.

“Siamo felici di iniziare il 2021 con un nuovo azionista come Digital Magics” ha commentato Eleonora Del Vento, CEO di viteSicure, “Se il 2020 è stato un buon anno per noi, la nostra intenzione per i prossimi 12 mesi è confermare viteSicure come il player vita con il tasso di crescita più veloce del mercato e grazie all’apporto di Digital Magics, acquisiamo know-how ed esperienze importanti, che ci permetteranno di raggiungere i nostri obiettivi”.

Il progetto 2021 di viteSicure è di attrarre capitali per continuare ad aumentare i tassi di crescita, potenziare gli sviluppi tecnologici ed essere fra i protagonisti dell’open innovation.

Digital Magic, l’incubatore per il digital made in Italy

Digital Magics, è un business incubator che supporta le startup del mondo digital e tech con servizi per il potenziamento e l’accelerazione del business. Digital Magics, Talent Garden e Tamburi Investment Partners hanno creato un hub nazionale di innovazione per il Digital Made in Italy, offrendo alle startup innovative il supporto per creare progetti di successo, dall’ideazione fino all’IPO. Digital Magics è partner di imprese innovative con i propri servizi di Open Innovation, creando un ponte sinergico fra le aziende e le startup digitali.

Tra le varie iniziative, è promotore di MIA – Miss In Action, la call per l’imprenditorialità femminile, e del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

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Assicurazioni Online, Digital Magics entra nel capitale di viteSicure

L’incubatore di startup Digital Magics entra come azionista nel capitale del broker assicurativo Bridge Insurance Services Srl, per accelerare la crescita della startup viteSicure, il primo esempio in Italia di insurtech dedicato alla distribuzione B2C e B2B2C di assicurazioni vita e protezione che si rivolge primariamente a un segmento di mercato trascurato dei canali assicurativi tradizionali: le giovani famiglie con bassa capacità di risparmio.

“Abbiamo trovato viteSicure molto interessante fin dai primi incontri e la decisione di investire è perfettamente in linea con la nostra visione, in particolare in un comparto, il fintech, a elevata crescita nel nostro paese” ha dichiarato Gabriele Ronchini, CEO di Digital Magics “Sono sicuro che tra le nostre e le loro competenze si svilupperanno grandi sinergie”.

Digital Magics contribuirà agli sviluppi tecnologici e di business di viteSicure, sia direttamente, che attraverso la propria rete di partner, e costituirà un supporto fondamentale per l’aumento di capitale che viteSicure prevede nel corso del 2021.

viteSicure, l’insurtech per l’assicurazione vita dedicato alle giovani famiglie

Lanciato nel 2019 dai due Founder Eleonora del Vento e Alessandro Turra, viteSicure è una piattaforma digitale che permette di scegliere i propri servizi assicurativi direttamente sul web, costruendo il proprio preventivo ed acquistando la polizza on-line in totale autonomia. Si caratterizza per una user experience innovativa che, attraverso la piattaforma proprietaria, permette l’acquisto istantaneo di una polizza vita caso morte. La coniugazione di una polizza semplice e di qualità con la modalità di vendita immediata e completamente online hanno incontrato i favori del mercato e nel 2020 le vendite delle polizze viteSicure sono cresciute esponenzialmente.

“Siamo felici di iniziare il 2021 con un nuovo azionista come Digital Magics” ha commentato Eleonora Del Vento, CEO di viteSicure, “Se il 2020 è stato un buon anno per noi, la nostra intenzione per i prossimi 12 mesi è confermare viteSicure come il player vita con il tasso di crescita più veloce del mercato e grazie all’apporto di Digital Magics, acquisiamo know-how ed esperienze importanti, che ci permetteranno di raggiungere i nostri obiettivi”.

Il progetto 2021 di viteSicure è di attrarre capitali per continuare ad aumentare i tassi di crescita, potenziare gli sviluppi tecnologici ed essere fra i protagonisti dell’open innovation.

Digital Magic, l’incubatore per il digital made in Italy

Digital Magics, è un business incubator che supporta le startup del mondo digital e tech con servizi per il potenziamento e l’accelerazione del business. Digital Magics, Talent Garden e Tamburi Investment Partners hanno creato un hub nazionale di innovazione per il Digital Made in Italy, offrendo alle startup innovative il supporto per creare progetti di successo, dall’ideazione fino all’IPO. Digital Magics è partner di imprese innovative con i propri servizi di Open Innovation, creando un ponte sinergico fra le aziende e le startup digitali.

Tra le varie iniziative, è promotore di MIA – Miss In Action, la call per l’imprenditorialità femminile, e del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

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On-demand insurance, la strada è lunga

‘Il ragazzo è intelligente, ma un po’ svogliato’, quante volte i genitori se lo sentono dire dai professori.

E’ una buona metafora per descrivere quello che sta succedendo nel settore delle assicurazioni on-demand, dove il potenziale è enorme, c’è un trend positivo, ma i numeri sono ancora bassi.

A fare il punto della situazioni una ricerca dell’Italian Insurtech Association (IIA), l’associazione senza scopo di lucro costituita da tutte le componenti della filiera del mercato assicurativo (compagnie e broker; banche e intermediari finanziari; società specializzate in tecnologie abilitanti e marketing digitale assicurativo, nata in Italia da circa un anno, con l’obiettivo di accelerare l’innovazione dell’industria assicurativa.

Secondo i principali dati di questa ricerca, nel 2020 c’è stato un incremento del transato (+250%) delle polizze on-demand e una maggiore conoscenza dell’offerta prodotti (+310%).

Guardando al bicchiere mezzo pieno, il 2020 è stato in effetti il primo vero anno in cui le polizze on-demand hanno iniziato a penetrare il mercato assicurativo italiano: sono state 385.000 le persone che hanno acquistato queste soluzioni, pari all’1,2% della popolazione digitale. La crescita, rispetto ai dodici mesi precedenti, è stata sia nel transato (250%) sia nella maggiore conoscenza del prodotto (+310%).

Gli incrementi sono a tre cifre, ma i numeri sono ancora lontani dalle medie europee: l’1,2% di penetrazione nel target digitale italiano – ovvero di coloro che hanno effettuato almeno 1 acquisto di beni e servizi on line negli ultimi 12 mesi – è limitato rispetto al 3,3% del Centro Europa e, soprattutto al 6,1% del Regno Unito.

Simone Ranucci, Presidente dell’Italian Insurtech Association, ha dichiarato: “Le polizze on-demand rappresentano una grande opportunità di crescita per l’intera filiera del mercato assicurativo. Le caratteristiche di flessibilità, personalizzazione e trasparenza che qualificano l’offerta on demand sono la risposta potenzialmente più efficace per rispondere ai bisogni emergenti di protezione, alle nuove abitudini di consumo e per raggiungere segmenti di mercato fin qui non raggiunti dall’offerta. Presenteremo a breve i risultati di uno studio sul potenziale di crescita delle polizze on-demand: stanno emergendo indicazioni che daranno certamente impulso agli investimenti delle compagnie assicurative”.

Quali sono le polizze on-demand?

Sul mercato sono attualmente presenti quattro tipologie di polizze on-demandinstant, cioè che si attivano al momento dell’acquisto; micro, ovvero con un prezzo molto conveniente, in quando ristrette ad un periodo temporale ristretto o ad un singolo evento; pay-per-use, cioè pagabili sulla base del reale utilizzo; inclusive, ovvero offerte in bundling ad un prodotto o servizio venduto in modalità digitale.

Gli italiani conoscono le polizze on-demand?

Secondo lo studio, l’11% della popolazione digitale italiana è consapevole dell’esistenza delle polizze on-demand. Tra le 385.000 persone che hanno acquistato una delle quattro tipologie negli ultimi 12 mesi, ai primi posti troviamo le soluzioni inclusive (55%) e quelle pay-per-use (33%, in particolare per la casa o gli animali domestici). Mentre instant e micro (specie per coperture infortunio giornaliere e coperture viaggi giornaliere) pesano rispettivamente per il 32 e il 23%.

La quasi totalità (97%) si è mostrata soddisfatta sia dell’esperienza di acquisto che del prodotto, nonché disponibile al riacquisto.

Solo il 24% di coloro che hanno acquistato un prodotto assicurativo on-demand non aveva mai acquistato una polizza assicurativa, mentre quasi uno su tre (32%) ha utilizzato più di un prodotto on-demand nel corso del periodo in oggetto. Circa due terzi degli acquisti (65%) avviene in concomitanza con l’acquisto di un altro bene o servizio digitale.

Quali sono i canali di acquisto?

Interessanti anche i dati che riguardano il canale: il 60% ha affermato di aver acquistato tali polizze da un distributore non assicurativo (es. banca, utility, e-commerce), il 35% da un broker digitale e solo il 5% da una compagnia.

Anche in relazione ai futuri acquisti, i clienti preferiscono (41%) il canale banca; al secondo posto (21%) brand riconosciuti del mondo telco, utility ed e-commerce; al terzo (18%) Amazon ed Apple.

Photo by Jacek Dylag on Unsplash

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Chi sono le 13 startup finaliste di MIA – Miss in Action 2020

Si è chiusa la prima fase di Miss in Action, costituita da periodo di apertura delle candidature e selezione delle startupper e imprenditrici digitali che parteciperanno quali finaliste  all’Innovation Day che si svolgerà a Milano il prossimo 25 maggio.

Tra le oltre 100 startup che si sono candidate sono entrate nella shortlist: The Thinking Clouds, Coder Kids, StageAir, Doctorium, E24Woman, eFrame, Joinyourbit, WellF, Smartthink, FindMyLost, Ghostwriter.AI, Diamante e Needo.

The Thinking Clouds: è una start up innovativa esperta in interfacce emozionali, gamification e creazione di contenuti. The Thinking Clouds, grazie a contenuti multimediali originali, crea esperienze conversazionali basate su un’interazione esperienziale, coinvolgente ed empatica, su misura delle necessità del cliente, sfruttando al massimo l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning.

Coder Kids: si occupa di avviare bambini e ragazzi al coding e alla robotica educativa, tramite l’aiuto di un gruppo di insegnanti e tutor qualificati, al fine di coltivare e sviluppare un nuovo modo di pensare, affrontare e risolvere i problemi, secondo la logica e il pensiero computazionale.

StageAir: è una startup innovativa volta a creare il primo marketplace di stage per utenti di tutte le età, a partire dai 16 anni, con il supporto di una piattaforma online che abbina il profilo dei potenziali stagisti alle necessità delle imprese. Tramite l’Intelligenza Artificiale e l’impiego di giochi interattivi, gli utenti potranno ricercare e trovare stage in tutto il mondo.

Doctorium: è una startup che si pone l’obiettivo di risolvere le difficoltà comunicative tra medico e paziente, offrendo due servizi integrati: uno che prevede dei Video-Consulti in grado di mettere in contatto in qualsiasi luogo e momento un paziente con uno specialista, riducendo tempi, costi e distanze e uno che include un Servizio di Telemedicina, attraverso cui il paziente può monitorare a domicilio i propri parametri vitali.

E24Woman: è una startup innovativa che ha l’obiettivo di sviluppare prodotti e/o servizi per l’aiuto alla persona, consentendole di monitorare il suo stato di salute, di richiedere aiuto in situazioni di emergenza ad una centrale operativa h24 e di essere soccorsa nel minor tempo possibile.

eFrame: è una startup innovativa che opera nel settore ambientale, energetico e dell’euro progettazione ed è insediata in TechoSeed, un incubatore certificato del Parco Scientifico e Tecnologico di Udine. eFrame srl si occupa di contabilità ambientale, analisi dei costi benefici, analisi delle ricadute socio-economiche degli investimenti, bilanci energetici, impronte carboniche territoriali, life cycle assessment, pagamenti per i servizi ecosistemici, dichiarazioni di carattere non finanziario, bilancio ambientale e di molto altro.

Joinyourbit: è un Digital Service Provider che abilita l’accesso dei propri clienti al Digital Single Market attraverso un nuovo modello di business, basato sulla transazione elettronica dei documenti come nuova “currency”. Ha sviluppato J-Suite, una piattaforma di “Digital Transaction Management” che consente di velocizzare i processi di business, completare i workflow approvativi con firme elettroniche in ottica di user collaboration e di scambiare documenti in sicurezza con le controparti di business, garantendo il trust su reti aperte.

WellF: è una startup innovativa che ha sviluppato una soluzione intelligente in grado di aiutare le aziende a migliorare il benessere dei dipendenti sul posto di lavoro e, di conseguenza, di aumentare la loro produttività e il loro engagement, consentendo alle imprese di acquisire un notevole vantaggio competitivo. In particolare, WellF offre: coach virtuali, in grado di dispensare consigli alle persone su come migliorare il loro benessere sul posto di lavoro; un servizio personalizzato per i CEO delle aziende per migliorare il loro well-being; supporto per la selezione dell’offerta di cibi disponibili in azienda; e seminari in azienda sull’alimentazione, il riposo e il movimento.

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Secondo Gartner le aziende che non adotteranno l’AI entro il 2022 non saranno competitive
Intelligenza Artificiale

Smarthink: è una startup innovativa che ha lo scopo di creare tecnologie per la formazione che consentano di rendere l’apprendimento online più equo ed efficace. Smarthink offre servizi di formazione online e consulenza alla formazione sia alle università che alle aziende e accompagna anche la clientela all’introduzione di sistemi innovativi. Ha sviluppato Edulai, un software che attraverso l’intelligenza artificiale è in grado di analizzare elaborati scritti, indicando alle persone la modalità attraverso cui sono più brave a pensare, ad analizzare e a comunicare.

FindMyLost: è il primo strumento digitale per la gestione del Lost Property, offrendo a diversi operatori la possibilità di implementare il proprio database per gli oggetti rinvenuti e ai consumatori di ritrovare oggetti persi. Il progetto prevede lo sviluppo e l’implementazione di una sezione che permetterà all’utente di acquistare una polizza assicurativa per smarrimento sui propri oggetti.

Ghostwriter.AI: è una piattaforma di content marketing con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla clientela, mostrando alle aziende come e di cosa parlare con essa al fine di aumentare le vendite, i profitti e l’engagement.

Diamante: è una startup che ha l’obiettivo di usare le piante come bioreattori per la produzione sostenibile di nanoparticelle basate su virus vegetali modificati, i quali a loro volta vengono adoperati per lo sviluppo di nuovi strumenti di diagnosi di malattie autoimmuni, al fine di migliorare la vita delle donne.

Needo: è sia una startup innovativa che una cooperativa sociale. Needo è il primo nido on demand pensato per conciliare lavoro e famiglia e migliorare il welfare aziendale e cittadino. È una soluzione ai problemi delle famiglie, delle aziende private, delle pubbliche amministrazioni e dei piccoli comuni.

Cos’è MIA – Miss in Action

MIA è il programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile, promosso da Digital Magics, il più importante business incubator italiano, e dal Gruppo BNP Paribas in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano. Il programma, unico in Italia, intende supportare le donne che vogliono fare impresa con il contributo delle tecnologie in settori che spaziano dal welfare alla cultura, dalla salute ai viaggi, dalla moda alla mobilità, dalla sicurezza ai servizi per la famiglia, dal turismo al food, fino ai servizi per le imprese. Un’iniziativa che trova ancora più riscontro in un momento di emergenza come quello attuale, in cui favorire l’ampliamento dell’ecosistema dell’innovazione italiano valorizzando anche i talenti femminili, oggi più accessibili, è una scelta sostenibile per il Paese, non solo in termini di diversity.

Durante l’Innovation Day la giuria di MIA – Miss In Action, composta dal management delle Società del Gruppo BNP Paribas, dagli esperti di Digital Magics e da donne top manager, imprenditrici, business angels e rappresentanti delle istituzioni, selezionerà le 3 startup vincitrici che avranno accesso al Programma di Accelerazione dove saranno affiancate da mentor e advisor durante tutto il loro percorso di crescita che consisterà in:

 

·         tre mesi di formazione e di sviluppo del prodotto e/o servizio

·         tre mesi dedicati alla creazione di un POC (Proof Of Concept)

·         partecipazione all’evento finale con gli investitori

 

L’edizione 2019

La prima edizione di Mia  – Miss in Action è stata realizzata a cavallo tra il 2018 e il 2019, primo progetto di questo genere in Italia, nasce con un duplice obiettivo, dare supporto all’imprenditoria femminile e dare supporto all’innovazione italiana.

In particolare MIA è stato promosso da Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics, e Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas IFS per l’Italia. “L’acceleratore al femminile ‘MIA’ nasce circa un anno fa da un’idea che ho proposto durante un momento di networking all’interno di un importante evento nazionale con diverse top manager e imprenditrici, fra cui Isabella Fumagalli, che l’ha subito accolta con entusiasmo. Da donna e da professionista, credo davvero molto in questo progetto su cui stiamo lavorando da mesi e che ho fortemente voluto” racconta Layla Pavone, come riportava EconomyUp.

Isabella Fumagalli spiegava così il motivo dell’adesione all’iniziativa: “Realizzando per primi questo progetto vogliamo dare un forte messaggio al mercato, ai consumatori e a tutte le donne. MIA è uno strumento efficacissimo per sostenere nuove professionalità promuovendo l’imprenditoria al femminile, a sostegno della competitività del paese. Ci auguriamo anche che alimenti le ambizioni delle giovani donne e che le sproni a credere di più in loro stesse, sviluppando competenze e abilità che saranno centrali nel futuro”.

Nella prima edizione dell’iniziativa, erano stati selezionati 10 progetti per l’evento finale su un totale di 163 candidature, a vincere il programma di accelerazione erano state le startup Bestest, InTribe, Transactionale, WorkWideWomen.

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Cos’è cos’è l’imaging multiview e in quali ambiti può trovare applicazione?
Intelligenza Artificiale
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L’articolo Chi sono le 13 startup finaliste di MIA – Miss in Action 2020 proviene da InsuranceUp.


Droni, per le assicurazioni sono un doppio affare

Tra il 2015 e il 2019 le prime 20 università di ingegneria al mondo hanno prodotto 700 pubblicazioni scientifiche relative ai droni, che si sono concentrate in particolare su sistemi di guida, navigazione e controllo (27%), applicazioni (25%) e telecomunicazioni (19%). Da un punto di vista tecnologico l’innovazione galoppa rapidamente, permettendo a nuove soluzioni alternative di superare i limiti dei multirotori classici: ci sono i convertiplani (droni con un sistema propulsivo capace di variare la configurazione come un multirotore per il volo verticale e come un velivolo ad ala fissa per il volo avanzato), i tail sitter (capaci di atterraggio e decollo verticale e grandi variazioni di assetto) e le macchine a propulsione duale (con rotori per la propulsione verticale e di eliche per la propulsione longitudinale).

I droni sono un fenomeno affascinante sotto molti punti di vista e per diverse industrie, tra cui quella assicurativa, come in precedenti articoli abbiamo già accennato, per la quale rappresenta un tema d’interesse da un duplice punto di vista: un nuovo mercato assicurativo, ma anche un innovativo strumento a disposizione delle Compagnie per realizzare ispezioni, verifiche, sopralluoghi, perizie.

Un vero matrimonio, però, tra il mondo assicurativo e quello dei droni ancora non c’è stato, almeno in Italia, per quanto i segnali ci siano tutti.

Per esempio, sotto l’aspetto del nuovo mercato assicurativo, c’è da sapere che dallo scorso 15 dicembre è in Italia obbligatorio per tutti gli operatori dei droni stipulare una polizza assicurativa per responsabilità civile, anche per chi vola per scopi ricreativi.

E c’è da sapere anche che, secondo un recente report dell’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano, il settore dei droni italiano (tra i più regolamentati al mondo e per alcuni esperti con una certa confusione)  sta crescendo: sono già 700 le imprese della filiera civile dei droni, principalmente piccoli operatori, ma  ci sono anche 650 aziende utilizzatrici hanno chiesto l’autorizzazione ENAC. Dal 2016 al 2019 sono stati registrati 13.479 droni in Italia, in media +13% l’anno.

“Il settore civile dei droni sembra avere tutte le caratteristiche per potersi sviluppare in Italia nei prossimi anni – affermano Alessandro Perego e Giuseppe Sala, rispettivamente Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali -. Stiamo parlando di un mercato emergente, anche se ancora economicamente modesto e con aziende prevalentemente piccole, ma con un grande potenziale di crescita nei prossimi 3 anni. A livello applicativo i droni sono già impiegati in numerosi settori, come ad esempio l’agricoltura, la gestione di emergenze, il monitoraggio di territori a seguito di catastrofi naturali e nel settore delle utility per lo svolgimento di ispezioni e sopralluoghi. Sono invece ancora poche le applicazioni nei trasporti di merci e persone, soprattutto in ambito urbano”.

Le applicazioni potenziali dei droni sono svariate, si va dalle consegne a domicilio alle ispezioni in ambito industriale, dal soccorso al trasporto di persone.

In ambito assicurativo, gli analisti sottolineano che vi sono parecchi motivi per cui una Compagnia potrebbe giovarsi dell’aiuto dei droni in tutte le fase del ciclo di vita di una polizza, dal recupero di informazioni in fase di sottoscrizione (pensiamo alle immagini di un immobile da assicurare ottenute prima di fornire la copertura); durante tutto il periodo di copertura assicurativa grazie a un più agevole e meno costoso sistema di ispezione per aiutare nella manutenzione preventiva; per valutare i danni dopo un evento, pensiamo alle ispezioni anche in casi estremi come disastri e catastrofi, quando sarebbe impossibile per un essere umano intervenire mentre un drone può fornire un feedback sull’entità del danno molto prima che il sito sia sicuro o accessibile. Questo renderebbe i tempi di risposta in caso di sinistro decisamente ridotti.

Eppure, come mostra la mappatura delle applicazioni realizzata dall’Osservatorio, su una base internazionale di 258 progetti, le assicurazioni non spiccano ancora per grande operatività.

“Gli ambiti di applicazione più maturi sono costituiti da ispezioni e sopralluoghi, che coprono la metà dei progetti operativi e il 39% delle sperimentazioni, e dal trasporto, in grande fermento ma ancora poca concreto – dice Cristina Rossi Lamastra, Responsabile Scientifica dell’Osservatorio Droni –. Poiché la tecnologia è ancora poco matura è difficile parlare di benefici e soprattutto quantificarli, ma coloro che hanno iniziato le sperimentazioni sottolineano un aumento della sicurezza, una riduzione dei tempi per svolgere le operazioni e una riduzione dei costi”.

Certamente si tratta di un terreno in cui le startup si stanno già muovendo più velocemente delle Compagnie e con maggiore dose di innovatività. Per fare un esempio fra tanti, una startup insurtech nata per il mondo droni è la statunitense SkyWatch.ai che ha progettato, ingegnerizzato, una polizza on-demand che fa leva su una piattaforma digitale basata su AI per fornire un’analisi del rischio in tempo reale, e permette ai piloti di ridurre i loro costi man mano che diventano più affidabili e stabiliscono record di sicurezza. Inoltre con SkyWatch i piloti possono ricevere una copertura di responsabilità civile oraria, direttamente dal cellulare, oppure per mese o anno – e avere a disposizione gli strumenti necessari per analizzare pianificare i propri voli e verificare le proprie prestazioni di volo.

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2020, la scommessa dell’Open Insurance

Open Insurance: è la scommessa su cui si gioca il futuro dell’industria assicurativa all’inizio del terzo decennio di questo secolo. L’Open Banking, che tanto ha segnato il 2019, è stato solo il volano normativo di una più grande trasformazione che porta verso l’Open Finance, come segnala il nuovo report dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano: cioè l’open innovation applicata a tutto il mondo dei servizi finanziari, fino a quelli assicurativi.

C’è una grafica che rappresenta efficacemente la ragione, e forse la necessità, dell’Open Insurance. Di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Detto in altri termini: ormai è chiaro che l’offerta di servizi finanziari non arriva più soltanto da operatori dell’industria, ma da altri settori. L’Osservatorio ne ha individuato addirittura 12 e analizzato in particolare quattro (Tech, Automotive, Utilities e Retail, compresi i pure player eCommerce), che hanno importanti basi di clienti, capacità di coinvolgerli e risorse finanziarie. Solo in Europa ne sono stati trovati 55, che offrono 256 servizi finanziari realizzati in proprio o con partner. E di che tipo sono prevalentemente questi servizi? Assicurativi nel 41% dei casi.

La tendenza è evidente. Il campo ormai è aperto a incursioni provenienti da ogni parte e non è possibile mantenere le posizioni se non ci si apre a contributi e stimoli esterni. L’Open Insurance è la via obbligata per mantenere il presidio delle compagnie di assicurazioni nell’industria dei servizi assicurativi.

“Stanno emergendo collaborazioni tra attori del mondo finanziario e attori non finanziari”, osserva Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio. E d’altro canto cambia il vissuto dei consumatori. “Iniziano a pensare ai servizi finanziari in maniera meno monolitica, identificando nei fornitori non più solo i player classici come le banche e le assicurazioni”. Insomma, ci si comincia a fidare anche di chi solitamente non era considerato un interlocutore per le proprie esigenze di sicurezza o di gestione del risparmio: è tutto spazio che si crea per i nuovi player insurtech.

Un altro dato su cui riflettere: il 54% delle piattaforme di open banking registrate in Europa arriva da nuovi attori. Solo il 23% è di un istituto finanziario e il rimanente 23% di un technology provider. L’industria finanziaria sta correndo il rischio di scivolare sulla buccia di banana delle tecnologie digitali.

La via dell’Open Insurance non è certo semplice. Perché bisogna imparare a dialogare con partner che hanno modelli organizzativi e di business completamente diversi. E perché il mercato va creato, stimolato e sostenuto. Non fermandosi di fronte ad apparenti paradossi come questo: tra i servizi meno utilizzati attualmente in Italia ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), che però ottengo il massimo gradimento fra chi utilizza i servizi Fintech & Insurtech.

È (anche) l’offerta a fare la domanda, soprattutto quando si aprono nuovi mercati. I player tradizionali dell’industria dei servizi finanziari, assicurazioni comprese, devono solo decidere se lasciare alle startup e ad altri attori questo ruolo. O giocare invece la propria partita per assicurarsi un futuro da leader.

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I clienti italiani fedeli ai canali tradizionali: solo il 14% compra la polizza online

L’innovazione digitale del settore bancario, finanziario e assicurativo inizia ad avere un impatto finalmente visibile, con effetti che diventeranno via via più marcati. Non v’è dubbio che assisteremo ad una profonda trasformazione dell’industria, con una forte ridefinizione dei confini della competizione. Tre le direttrici su cui agire, innanzitutto, gli operatori devono saper definire strategie di open innovation e collaborare con attori anche diversi, in primis fintech e insurtech, per sviluppare il cambiamento. Inoltre, le fintech e le insurtech devono saper dialogare con gli incumbent per ‘scalare’ più velocemente e ottimizzare il rapporto tra i costi e i benefici della crescita. Infine, sarà necessario pensare ad operazioni straordinarie per raggiungere quelle dimensioni coerenti con gli investimenti necessari alle economie di scala e di scopo del mercato digitale“.

Così Marco Giorgino, Direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech, incornicia in una nota stampa, gli ultimi dati dell’Osservatorio relativi al mercato italiano.

Il digitale in Italia è un processo di tranquilla metabolizzazione che conduce a progressi visibili e solidi di anno in anno, ma senza exploit. Questa lettura vale sia lato aziende che lato clienti.

Sono 12,7 milioni di italiani utilizzano servizi Fintech & Insurtech con alto livello di soddisfazione.

Lo scorso anno, lo stesso report ne aveva contati 11 milioni, quindi non si può parlare di grande entusiasmo degli italiani per i servizi finanziari e assicurativi erogati via internet.

C’è da sottolineare che il dato cambia notevolmente se si guarda alla fascia d’età:  i giovani tra i 18 e 24 anni usano nettamente di più i canali digitali nella loro relazione con banche e assicurazioni, infatti, dice il report, l’89% conosce bene almeno un servizio finanziario digitale e il 72% ne usa almeno uno. I servizi più utilizzati sono il Mobile Payment (14%) e i Chatbot per comunicare con la banca (10%), mentre tra i meno utilizzati ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), la gestione dei sinistri da mobile (2%) e le assicurazioni con premi basati sul comportamento (1%). Tutti servizi, questi ultimi, che però riscuotono il maggior grado di soddisfazione.

Riguardo alle assicurazioni, solo il 14% degli utenti ha già acquistato una polizza completamente online (l’86% di questi una polizza auto, poche coperture per la casa e prodotti vita). La maggioranza (66%) dei consumatori non ha mai acquistato polizze in forma digitale e non intende farlo nel prossimo futuro, principalmente per mancanza di fiducia e perché soddisfatto del canale tradizionale. La condivisione dei dati è sempre più rilevante: già oggi il 12% della popolazione italiana condivide informazioni sullo stile di guida tramite black box e a le preclusioni sono limitate, con il 65% che condividerebbe informazioni sullo stile di guida, il 66% sulla sicurezza della casa, il 62% sulla salute fisica.

Il comportamento delle PMI

Nella scelta delle assicurazioni, le PMI si rivolgono principalmente ad attori tradizionali, come compagnie assicurative (90%) e banche (36%), acquistando soprattutto con modalità tradizionali (il 78% delle PMI opta per un canale completamente fisico), ma il 18% che si affida a soluzioni ibride, dove il digitale supporta il processo.

Questo dato è rimasto praticamente invariato rispetto allo scorso anno, anche allora infatti, le PMI risultavano poco propense ad allontanarsi dal classico rapporto con l’agente assicurativo.

Servizi online e offline in concorrenza

Alla luce di tali dati è d’obbligo domandarsi quale fattore freni ancora un pieno slancio in Italia da parte dei consumatori verso i servizi finanziari e assicurativi digitali.

Certamente un ruolo decisivo è giocato in ambito assicurativo dal rapporto di fiducia che lega consumatori e agenti assicurativi che, anche se non sono a disposizione H24 e sempre connessi, hanno però la capacità di umanizzare la relazione, di dare suggerimenti, consigli, accompagnare all’interno di processi che ancora oggi risultano complessi per la maggior parte delle persone. Inoltre, bisogna ricordare che la digital transformation riguarda moltissimo  i processi interni e gli strumenti messi a disposizione degli agenti, il che conduce al fatto che oggi l’agente può spesso offrire anche un prezzo migliore di quello che trova online.

In definitiva, i clienti non cercano il servizio digitale a tutti i costi, cercano il servizio migliore e che li fa sentire tranquilli.

La chiave è quindi, per le Compagnie, mettere l’innovazione digitale al servizio del cliente e farlo bene, un percorso in cui possono aiutare le startup e la open innovation.

Startup fintech e insurtech

Sono 326 le startup Fintech & Insurtech censite in Italia, per un volume di finanziamenti complessivo di 654 milioni di euro. In media 2,6 milioni per azienda, non ancora capitali consistenti (con l’eccezione alcuni di casi limitatissimi come i 100 milioni di Prima Assicurazioni e gli oltre 70 di MoneyFarm). I settori in cui operano sono eterogenei: dai servizi bancari (42%) ai servizi tecnologici orientati al mondo finanziario e assicurativo (25%).

Il 44% delle startup fintech & insurtech ritiene che sarebbe utile creare un Sandbox Italiano, la sperimentazione di un’attività disciplinata dalla normativa del settore bancario, finanziario, assicurativo, previsto dal legislatore a giugno 2019, a prescindere dal rientrare o meno nel perimetro regolamentato di Banca d’Italia – evidenzia Laura Grassi, co-Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech -. Le ragioni principali sono poter crescere di più riducendo i costi, potendo sperimentare nuove soluzioni, creando fiducia negli stakeholder, e adempiere più efficientemente alla regolamentazione“.

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2020, la scommessa dell’Open Insurance

Open Insurance: è la scommessa su cui si gioca il futuro dell’industria assicurativa all’inizio del terzo decennio di questo secolo. L’Open Banking, che tanto ha segnato il 2019, è stato solo il volano normativo di una più grande trasformazione che porta verso l’Open Finance, come segnala il nuovo report dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano: cioè l’open innovation applicata a tutto il mondo dei servizi finanziari, fino a quelli assicurativi.

C’è una grafica che rappresenta efficacemente la ragione, e forse la necessità, dell’Open Insurance. Di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Detto in altri termini: ormai è chiaro che l’offerta di servizi finanziari non arriva più soltanto da operatori dell’industria, ma da altri settori. L’Osservatorio ne ha individuato addirittura 12 e analizzato in particolare quattro (Tech, Automotive, Utilities e Retail, compresi i pure player eCommerce), che hanno importanti basi di clienti, capacità di coinvolgerli e risorse finanziarie. Solo in Europa ne sono stati trovati 55, che offrono 256 servizi finanziari realizzati in proprio o con partner. E di che tipo sono prevalentemente questi servizi? Assicurativi nel 41% dei casi.

La tendenza è evidente. Il campo ormai è aperto a incursioni provenienti da ogni parte e non è possibile mantenere le posizioni se non ci si apre a contributi e stimoli esterni. L’Open Insurance è la via obbligata per mantenere il presidio delle compagnie di assicurazioni nell’industria dei servizi assicurativi.

“Stanno emergendo collaborazioni tra attori del mondo finanziario e attori non finanziari”, osserva Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio. E d’altro canto cambia il vissuto dei consumatori. “Iniziano a pensare ai servizi finanziari in maniera meno monolitica, identificando nei fornitori non più solo i player classici come le banche e le assicurazioni”. Insomma, ci si comincia a fidare anche di chi solitamente non era considerato un interlocutore per le proprie esigenze di sicurezza o di gestione del risparmio: è tutto spazio che si crea per i nuovi player insurtech.

Un altro dato su cui riflettere: il 54% delle piattaforme di open banking registrate in Europa arriva da nuovi attori. Solo il 23% è di un istituto finanziario e il rimanente 23% di un technology provider. L’industria finanziaria sta correndo il rischio di scivolare sulla buccia di banana delle tecnologie digitali.

La via dell’Open Insurance non è certo semplice. Perché bisogna imparare a dialogare con partner che hanno modelli organizzativi e di business completamente diversi. E perché il mercato va creato, stimolato e sostenuto. Non fermandosi di fronte ad apparenti paradossi come questo: tra i servizi meno utilizzati attualmente in Italia ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), che però ottengo il massimo gradimento fra chi utilizza i servizi Fintech & Insurtech.

È (anche) l’offerta a fare la domanda, soprattutto quando si aprono nuovi mercati. I player tradizionali dell’industria dei servizi finanziari, assicurazioni comprese, devono solo decidere se lasciare alle startup e ad altri attori questo ruolo. O giocare invece la propria partita per assicurarsi un futuro da leader.

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