Sostituzione specchietto retrovisore esterno e interno: quando e come farlo

È fondamentale per la sicurezza stradale, ma è soggetto a frequenti danneggiamenti e usura. Vediamo come mantenere gli specchietti perfettamente funzionanti

Gli specchietti retrovisori esterni durante la guida permettono di conoscere l’ambiente esterno, lateralmente e posteriormente, senza doversi voltare. Sono essenziali per la sicurezza stradale, e a seconda dell’anno di messa su strada del veicolo, si possono regolare manualmente o con un pulsante elettrico. Nel corso del tempo sono diventati oggetti di design che contribuiscono a rendere le linee delle vetture belle e aereodinamiche. Lo specchietto esterno non va confuso con quello interno, installato sulla porzione centrale alta del parabrezza anteriore. Gli specchietti retrovisori esterni svolgono diverse funzioni, includendo altre componenti come l’indicatore di direzione e il riscaldamento per mantenere una visuale perfetta in ogni condizione climatica, senza condense, ghiaccio e appannamenti. Sono sofisticati, spesso costosi e richiedono manutenzione periodica. Vediamo quando vanno sostituiti in caso di danneggiamento, e alcuni consigli per la loro rimozione e sostituzione, senza recarsi dal meccanico.


Danneggiamento specchietto retrovisore: come può accadere

Le cause che possono danneggiare lo specchio retrovisore esterno sono numerose, dal sinistro stradale agli atti di vandalismo.

Una manovra maldestra di un automobilista che accidentalmente lo colpisce e nel peggiore dei casi potrebbe persino staccarlo interamente dall’autovettura, rendendone necessaria la completa sostituzione. All’interno di questa casistica rientrano anche le manovre nelle zone di sosta: ad esempio può capitare di parcheggiare l’auto in perfette condizioni, e al ritorno trovare lo specchietto rotto o addirittura divelto.

Può succedere quando si posteggia il veicolo in una zona non custodita, ma può anche avvenire sotto casa. Qualche bambino giocando potrebbe colpire l’auto parcheggiata, danneggiando uno degli specchietti. Purtroppo non si può escludere nemmeno un atto di vandalismo di qualche malintenzionato.

Il contatto può avvenire con un altro veicolo in fase di sorpasso o contro lo specchietto di un’altra auto che viaggia in senso di marcia contrario.

Anche il proprietario del veicolo può essere responsabile del danneggiamento, ad esempio strisciando lo specchietto contro un muro durante le manovre nel parcheggio.

Sostituzione dello specchietto retrovisore: quando e perché farla

Lo specchietto va sostituito quando impedisce, anche parzialmente, la piena visibilità degli altri veicoli che sopraggiungono posteriormente. È  un componente fondamentale per la sicurezza stradale ed è obbligatorio su qualsiasi veicolo omologato. Dopo un urto o danneggiamento, anche solo una piccola scalfittura del rivestimento, vanno verificate le condizioni dello specchietto affinché sia perfettamente agganciato alla vettura, e lo si possa posizionare con l’angolazione più funzionale alla piena visuale del conducente.

La maggior parte degli specchietti laterali sono provvisti di una leva per la regolazione manuale; altri modelli più moderni, invece, utilizzano un tipo di regolazione elettrica in cui il posizionamento dello specchietto è garantito dall’ausilio di un motorino azionato da pulsanti all’interno dell’abitacolo.

Sostituzione specchietto retrovisore esterno e interno: come fare

Gli interventi si differenziano in modo sostanziale a seconda che lo specchietto sia dotato di un comando di regolazione manuale, a levetta, o sia collegato al sistema di regolazione elettrico.

Se il danneggiamento riguarda la calotta, gli attacchi o il vetro, si può procedere alla riparazione. Il modo più rapido è di recarsi dalla concessionaria o in officina, ma la sostituzione dello specchio si può eseguire anche “fai da te”, acquistando un modello compatibile, fabbricato con materiali resistenti. È  preferibile acquistare un ricambio originale garantito dalla casa automobilistica produttrice.

Nel caso di specchietti a comando manuale, bisogna sollevare con un cacciavite la placchetta interna dove si trovano le viti che bloccano il braccio fisso dello specchietto. Allentatele e sfilate il cappuccio dell’astina di comando, estraete lo specchietto con il suo braccio, e la calotta. In alcuni modelli per lavorare e riparare lo snodo bisogna anche rimuovere lo specchio che solitamente è inserito a pressione, facendo leva cautamente per sfilarlo dalle clip che lo tengono agganciato.

Nel caso di specchietti con regolazione elettrica centralizzata, lo smontaggio si esegue nello stesso modo descritto per lo specchietto manuale, ma bisogna scollegare i cavi elettrici che entrano nel braccio e vanno verso i motorini. In genere vi è un connettore a incastro che va sconnesso. In questi specchietti, inoltre, è spesso presente una resistenza elettrica di deghiacciamento collegata a un sensore, posizionato sulla calotta dello specchietto.

Per prima cosa va smontato lo specchietto danneggiato: la calotta esterna presenta dei bordi in plastica e delle apposite fessure per il corretto inserimento a incastro della sagoma dello specchietto nell’automobile. Il vetro è collegato alla piastra interna a pressione. Dopo averlo montato, il vetro del retrovisore va pulito con un liquido sgrassante e anti opacizzante.

Va regolata l’angolazione del visore in funzione del nostro fabbisogno, oltre a verificare la connessione di tutti cavi (indicatore di direzione, regolazione di inclinazione elettronica, riscaldamento).

Può capitare di trovare calotte non verniciate, pertanto è necessario acquistare un barattolo di vernice del colore adatto al vostro veicolo, e un pennello di medie dimensioni.

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Luci anabbaglianti: tutto quello che c’è da sapere

Quando si parla di luci anabbaglianti intendiamo dispositivi utilizzati in caso di scarsa visibilità, per rendere il proprio veicolo visibile. Vediamo le differenze con gli altri tipi di fari e quando vanno accesi obbligatoriamente.

Tutti i modelli di automobili omologate sono dotati di luci obbligatorie: proiettori anabbaglianti, proiettori abbaglianti, luci di posizione, luci di stop, proiettori di retromarcia, indicatore luminoso di direzione a luci intermittenti, luci posteriori per la nebbia, luci della targa. Vi possono anche essere fari per la sosta di colore bianco, ma non sono obbligatori. Tra le luci abbaglianti e anabbaglianti spesso si genera confusione sul loro corretto utilizzo, e soprattutto per le luci anabbaglianti ci si domanda quando è obbligatorio accenderle per viaggiare in sicurezza. Vi sono regole molto precise che ne disciplinano l’utilizzo: vediamo cosa prevede il Codice della Strada e quali sono le differenze delle illuminazioni disponibili sui veicoli a motore.


Luci anabbaglianti: il corretto utilizzo

Le luci di posizione si trovano sul lato anteriore della vettura, su quello posteriore e sui fianchi. Gli anabbaglianti li troviamo sulla parte delle lampade poste nella parte anteriore dell’auto. I proiettori di profondità li troviamo sulla parte anteriore dell’automobile all’interno delle lampade poste in basso.

I fari anabbaglianti proiettano un fascio luminoso tenue, per illuminare le immediate vicinanze del veicolo e renderlo più visibile senza causare disturbo ai conducenti che viaggiano in senso contrario di marcia.

Alle tradizionali lampadine con filamento ad attivazione manuale, si sono aggiunti modelli che si accendono in automatico, realizzati con diverse tecnologie e con lampadine Xeno o a LED.

Bisognerebbe controllare i supporti delle luci anabbaglianti, per scongiurare eventuali difetti di costruzione che potrebbero abbagliare o ridurre la visibilità del conducente. Controllate che le lampade siano montate correttamente e l’inclinazione dei proiettori, che non devono mai essere troppo alti.

Quando è obbligatorio usare le luci anabbaglianti

L’articolo 153 del Codice della Strada disciplina il corretto uso dei dispositivi d’illuminazione auto durante la marcia diurna e notturna. Per quanto riguarda l’accensione delle luci anabbaglianti, è obbligatoria da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima dell’alba. Nello specifico gli anabbaglianti vanno azionati:

  • nei centri abitati, a partire da mezz’ora prima del tramonto fino a mezz’ora prima del suo sorgere;
  • sulle strade extraurbane, anche di giorno;
  • a qualsiasi orario, ovunque, in caso di scarsa visibilità in presenza di condizioni atmosferiche avverse, come nebbia o pioggia;
  • durante gli attraversamenti in galleria, anche se sono bene illuminate;
  • in caso di emergenza, per il trasporto di persone ferite o malate gravi;
  • quando l’illuminazione pubblica è insufficiente, in sostituzione degli abbaglianti.

Il Codice della Strada prevede che i conducenti devono spegnere i proiettori di profondità e passare a quelli anabbaglianti nei seguenti casi:

  • quando stanno per incrociare altri veicoli, effettuando la commutazione delle luci alla distanza necessaria affinché i conducenti dei veicoli incrociati possano continuare la loro marcia agevolmente, senza pericolo;
  • quando seguono un altro veicolo a breve distanza, salvo che l’uso dei proiettori di profondità avvenga brevemente, in modo intermittente, per segnalare al veicolo che precede l’intenzione di sorpassare;
  • gli abbaglianti vanno spenti in qualsiasi altra circostanza se vi sia pericolo di abbagliare gli altri utenti della strada.

I conducenti di ciclomotori e motocicli, che circolano su strade sia urbane che extraurbane, hanno l’obbligo di tenere sempre accese le luci di posizione e gli anabbaglianti.

Differenze tra luci anabbaglianti e abbaglianti

La differenza tra abbaglianti e anabbaglianti è molto importante, poiché il loro utilizzo risponde a situazioni di visibilità molto differenti nelle quali gli automobilisti possono trovarsi.

È  vietato l’uso dei proiettori abbaglianti della vettura nel traffico quando si incrociano veicoli in senso di marcia opposta, a causa della forte intensità della loro luminosità; in tal caso si rischia di abbagliare il conducente, compromettendo la sicurezza stradale col rischio di incidenti. In genere sono obbligatori se in autostrada non vi è illuminazione, se ci sono condizioni di scarsa visibilità e particolari fattori climatici come la nebbia.

Abbaglianti e anabbaglianti possono essere sostituiti dai proiettori fendinebbia anteriori, ma questa possibilità è consentita solo di giorno se c’è presenza di nebbia, foschia, fumo, caduta di neve ma anche pioggia intensa.

Gli abbaglianti accesi sono utili per segnalare la volontà di effettuare un sorpasso: in questo caso basta lampeggiare rapidamente per comunicare l’intenzione di superare l’auto posta dinnanzi alla propria, e attivare l’indicatore di direzione. Si può ricorrere a questo tipo di lampeggiamento se si vuole segnalare una qualsiasi situazione di pericolo.

La spia di segnalazione degli anabbaglianti è di colore verde e indica che le luci sono accese, mentre quella degli abbaglianti è blu.

Cosa si rischia se non si usano le luci anabbaglianti

In tutti i casi in cui non è rispettato l’obbligo dei proiettori anabbaglianti, il conducente è passibile di una multa che va da 42,00 a 173,00 euro. In caso di una o più luci anabbaglianti non funzionanti invece si incorre in sanzioni che vanno da 87,00 a 344,00 euro come stabilito dall’articolo 79 del Codice della Strada.

I veicoli a motore, infatti, e i loro rimorchi, durante la circolazione devono essere tenuti in condizioni di massima efficienza: pneumatici, freni, dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione, così come tutti gli accessori indispensabili alla sicurezza stradale, devono essere perfettamente funzionanti e sottoposti a manutenzione, così come bisogna prestare attenzione alla limitazione della rumorosità e alle emissioni inquinanti.

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Benzina nel diesel: cosa fare quando si sbaglia

Basta una piccola distrazione durante il self service per il carburante e si rischiano danni seri al motore dell’auto. Vediamo come accorgerci dell’errore, e come rimediare.

Basta un attimo di distrazione durante la sosta per riempire il serbatoio di carburante con il self service alla stazione di servizio, e si rischia un grosso guaio. Effettuare il rifornimento sbagliando erogatore, introducendo benzina in una macchina con un motore diesel alimentato con gasolio, può avere conseguenze molto gravi per l’automobile. Purtroppo è molto facile inserire una pistola di una pompa più piccola (benzina) dentro il bocchettone di una vettura diesel, e siccome la benzina non è adeguatamente lubrificante può essere particolarmente dannosa per le componenti meccaniche. Un problema che fortunatamente non riguarda le auto elettriche e quelle alimentate a gas. Vediamo cosa fare in caso di errore e come evitare di sbagliare.


Benzina nel diesel: quali danni può causare

Nel caso abbiate fatto il rifornimento alla vostra automobile con benzina al posto del diesel, bisogna fermarsi immediatamente appena vi accorgete dell’errore. Infatti tutte le componenti meccaniche del motore sono a rischio a causa della lubrificazione che viene a mancare.

I motori a gasolio richiedono lubrificazione da parte del carburante e il diesel contiene una percentuale di olio di gran lunga maggiore rispetto alla benzina. Una differenza fondamentale perché mettendo benzina al posto del gasolio, la scarsa quantità di olio lubrificante nel motore porterà al blocco della pompa di iniezione e all’arresto di tutto l’impianto, fino a danneggiare pistoni e valvole. Inoltre possono generarsi shock termici a causa dell’altissima temperatura, col pericolo di incendio.

Il rischio d’incendio è provocato anche dalla presenza del filtro antiparticolato, ormai presente in tutti i motori diesel. Un dispositivo che ha il compito di eliminare le polveri sottili con le alte temperature, ma non le sostanze incombuste provenienti dalla benzina, che arrivando dal catalizzatore sul filtro caldo generano le fiamme.

Benzina nel diesel: campanelli d’allarme

Ci potrebbero essere alcuni segnali ai quali prestare attenzione quando siete alla guida, che se colti in tempo potrebbero aiutarvi a limitare i danni: se notate un brusco calo di prestazioni generali e un andamento irregolare della vettura, fermatevi subito e ripensate al momento della sosta per il carburante, cercando di ricordare che erogatore avete usato per riempire il serbatoio.

Si potrebbero anche sentire strani rumori e ticchettii provenienti dal sistema d’iniezione, mentre dallo scarico uscirà del fumo nero. In questo caso il problema è inequivocabile e la vettura va immediatamente fermata, messa in sicurezza in un’area di sosta. Chiamate i soccorsi stradali e recatevi in un’officina per la riparazione.

Benzina nel diesel: cosa fare in caso di errore

Una volta accertata la distrazione che ha causato l’errato rifornimento, bisogna verificare quanta benzina è stata versata nel serbatoio destinato al diesel: se si tratta di pochi litri, basterà diluire con due pieni di gasolio consecutivi, da effettuare senza arrivare in riserva. Questa operazione va ripetuta per una decina di volte per risolvere i problemi.

Se invece avete fatto il pieno di benzina e il serbatoio è completamente colmo, ma fortunatamente il motore è ancora spento, allora si può procedere a svuotare completamente il serbatoio e l’impianto di alimentazione in un’officina professionale per l’assistenza.

La situazione peggiore si verifica quando si gira la chiave nel quadro strumenti, per l’accensione della macchina; in quel preciso istante si attiva la pompa di iniezione che mette in circolo la benzina. Anche in questo caso dovete far trasportare con il carro attrezzi il vostro mezzo da un meccanico professionista per verificare l’entità del danno, valutare se si possono ripristinare il sistema di iniezione, le valvole e i pistoni. Purtroppo c’è il concreto rischio di dover provvedere alla sostituzione del motore.

In tutti i casi va evitato di mettere acqua nel serbatoio, pensando di facilitarne la pulizia. L’acqua fa arrugginire le componenti di acciaio e ferro, con il rischio di ostruire i filtri del carburante.

Se lo sbaglio non lo avete commesso voi, ma l’addetto al rifornimento del distributore di carburante, potete chiedere il risarcimento per l’ammontare del danneggiamento subìto.

Benzina nel diesel: come evitare di far confusione

Alcuni consigli per evitare distrazioni che potrebbero provocare conseguenze gravi e la rottura del motore: prima di tutto potete apporre un adesivo sullo sportellino del serbatoio, un elemento grafico, un simbolo che indichi chiaramente il tipo di carburante da utilizzare. Inoltre sono in commercio dei tappi speciali che impediscono il passaggio della pistola della pompa se non è compatibile con il veicolo, evitando di usare il carburante sbagliato.

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Trasporto sostenibile: presente e futuro di un nuovo modo di viaggiare

Un cambio culturale che riguarda cittadini e Pubblica Amministrazione, incentivando la mobilità sostenibile per tutelare l’ambiente e la società.

Per trasporto sostenibile, conosciuto anche come mobilità sostenibile, si intende un sistema di trasporti che riduca al minimo l’impatto ambientale e le emissioni nocive di CO2, massimizzando l’efficienza, l’intelligenza e la rapidità degli spostamenti. I programmi della Commissione Europea puntano al contenimento delle emissioni di CO2 per un’economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050, con progetti e infrastrutture da realizzare in tutti gli Stati membri. Vediamo di cosa si tratta e quali sono le proposte per affrontare il problema dei cambiamenti climatici causati dall’inquinamento.


Cosa si intende per trasporto sostenibile: caratteristiche principali

Per parlare di mobilità sostenibile è utile conoscere la gestione del sistema dei trasporti che consuma un quinto dell’energia primaria prodotta nel mondo. Il 40% di questa energia alimenta il traffico urbano, con una ripercussione importante sui rischi per la salute. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 92% della popolazione mondiale vive in luoghi dove la qualità dell’aria è oltre i limiti di sicurezza, per la concentrazione di polveri sottili, biossido di azoto e l’ozono nei bassi strati dell’atmosfera.

Secondo il World Business Council for Sustainable Development grazie alla mobilità sostenibile le persone hanno la possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale.

La mobilità urbana sostenibile è direttamente collegata alla crescita economica e alla riduzione dell’inquinamento ambientale, ed è una delle principali sfide che le città di tutto il mondo si trovano ad affrontare.

Gli strumenti per raggiungere risultati concreti nello sviluppo della mobilità sostenibile sono la tecnologia, l’innovazione e soprattutto i comportamenti delle persone.

Vi sono diverse tipologie di mobilità sostenibile:

  • Mobilità pedonale, nella quale rientrano le biciclette che non emettono gas nocivi e non alimentano il traffico urbano;
  • Il trasporto pubblico come treni, autobus, tram, metropolitana e tutti i mezzi utilizzati per spostarsi soprattutto a livello urbano, ma anche regionale e sul territorio nazionale. Sono mezzi che raggruppano più persone per ogni viaggio, implicando un utilizzo largamente minore delle auto private con conseguente impatto ambientale ridotto, e decongestionamento del traffico in strada;
  • Auto elettriche o ibride: sono l’alternativa sostenibile alla mobilità in auto privata e rappresentano la vera rivoluzione del concetto di spostamento stradale con un motore a impatto zero, sia a livello ambientale che acustico, in grado di garantire “zero emissioni” di CO2, abbandonando il carburante inquinante;
  • Il car sharing si basa sulla condivisione del mezzo di trasporto, consente di noleggiare un’auto a livello individuale per spostarsi autonomamente. Permette al viaggiatore di pagare esclusivamente in base ai km percorsi. A livello ambientale si stima che una sola auto in car sharing possa sostituirne ben nove di proprietà, in circolazione durante la giornata. Meno traffico e riduzione dell’inquinamento;
  • Il car pooling riguarda l’utilizzo di un’auto privata da parte di più passeggeri, spesso colleghi di lavoro o conoscenti, per compiere tragitti simili e spostamenti quotidiani casa-lavoro. Un’opzione che permette a più persone di utilizzare un’unica vettura, riducendo la percentuale di emissioni dannose per l’ambiente.

Trasporto sostenibile: la situazione attuale

In Europa i trasporti sono causa di circa un terzo del consumo totale di energia e di un quinto delle emissioni di gas serra, a cui si aggiungono altre tipologie di emissioni responsabili dell’inquinamento atmosferico urbano. La Commissione Europea ha avviato un importantissimo progetto per il contenimento dei livelli delle emissioni di CO2 che si basa su una visione strategica di lungo periodo per un’economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050.

Una strategia di ampio respiro per sostenere la transizione ecologica che include un capitolo di grande rilievo sul sistema di trasporti concorrenziale, in grado di incrementare la mobilità sostenibile e ridurre sensibilmente la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di petrolio, e di conseguenza le emissioni di anidride carbonica.

Per la realizzazione di questo risultato sarà necessaria una trasformazione dell’attuale sistema dei trasporti europeo. Da qui al 2050, gli obiettivi essenziali saranno:

  • Esclusione delle auto ad alimentazione tradizionale nelle città;
  • Uso pari al 40% di carburanti sostenibili a bassa emissione di anidride carbonica nel settore aeronautico, riduzione di almeno il 40% delle emissioni del trasporto marittimo;
  • Trasferimento del 50% dei viaggi intercity di medio raggio di passeggeri e merci, dal trasporto su gomma a quello su rotaia e per via fluviale.

In Italia si stima che ci siano circa 62 automobili per ogni 100 abitanti, uno dei valori più alti d’Europa. Questo implica che 3 italiani su 5 possiedono un’auto di proprietà per circolare regolarmente in strada.

Solo negli ultimi anni nel nostro paese si sono diffusi metodi di trasporto come le piste ciclabili e il car sharing. I risultati migliori arrivano dal mondo della mobilità a due ruote: il numero di percorsi in costruzione è aumentato notevolmente, mentre per quanto riguarda la mobilità a quattro ruote, i nuovi servizi alternativi stanno iniziando a riscontrare risultati positivi specialmente nelle grandi città. Risorse e incentivi per nuove opportunità e per cambiare il nostro modo di spostarci, sensibilizzando le persone ai temi ambientali.

Perché è importante promuovere il trasporto sostenibile

L’attenzione sui cambiamenti climatici del pianeta è decisamene cresciuta. Raggiungere la sostenibilità ambientale attraverso il trasporto sostenibile, con motori meno inquinanti, porta numerosi vantaggi, in un quadro di sviluppo e benessere. I trasporti sono tra i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico, perciò la promozione degli spostamenti sostenibili potrebbe contribuire in modo significativo a diminuire le emissioni di CO2 e sostanze inquinanti.

I trasporti sostenibili sono economicamente vantaggiosi: la mobilità pedonale e gli spostamenti a due ruote non implicano alcun costo, la sharing mobility permette di evitare tutti i costi legati all’utilizzo di una vettura privata, mentre la mobilità elettrica risulta molto più economica perché prevede meno manutenzione rispetto ai veicoli tradizionali alimentati con benzina o gasolio.

A livello sociale la mobilità sostenibile consente di migliorare la qualità della vita, soprattutto all’interno delle aree urbane. Meno traffico, aria pulita e meno incidenti stradali, prediligendo spostamenti con la biciletta e i monopattini per i brevi tragitti.

Il futuro del trasporto sostenibile

La mobilità eco-friendly si basa su smart city, veicoli elettrici, vetture connesse, sharing economy ma soprattutto su un diffuso e partecipato cambiamento culturale che conduca a modificare le abitudini quotidiane di ciascuno. Le azioni legislative non bastano, la consapevolezza e il ruolo dei cittadini sono fondamentali per la tutela dell’ambiente.

Secondo diverse stime il trasporto sostenibile supererà quello via auto entro il 2030 nelle più grandi città del mondo provocando un cambiamento significativo delle nostre abitudini. I trasporti sui mezzi pubblici, bici e gli spostamenti a piedi tra circa dieci anni potrebbero raggiungere il 49% della totalità nei centri urbani, mentre l’uso delle automobili scenderà dal 51% attuale al 46%.

La scelta di muoversi a piedi crescerà del 15%. Ci sarà un’evidente preferenza per mezzi più green della propria automobile e la tecnologia sarà determinante per progettare un futuro sostenibile. Entro il 2032 la metà delle auto vendute nel mondo sarà elettrica.

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Sanzioni per chi usa il cellulare in sosta ai semafori

La sentenza dalla Corte di Cassazione conferma il divieto in qualsiasi circostanza alla guida, anche durante le attese semaforiche in attesa della luce verde.

Sai che l’uso del telefono cellulare è vietato e sanzionabile anche a veicolo fermo, durante le attese al semaforo? Lo ha stabilito la sentenza della Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 23331 del 23 ottobre 2020, per rispondere all’opposizione di un utente, multato perché teneva il cellulare con la mano destra, allo scopo di inviare un messaggio vocale, mentre era fermo al semaforo.
Vediamo i dettagli della sentenza.

Il cellulare è sempre vietato, anche in sosta ai semafori

La Corte di Cassazione conferma il divieto, anche durante le attese della luce verde

I dati Istat sull’uso del cellulare

Il 96% dei guidatori ammette di usare il telefono mentre è alla guida

Il cellulare è sempre vietato, anche in sosta ai semafori

Non ci sono dubbi, durante la guida, in qualsiasi contesto, l’uso del telefonino è sempre vietato per chi guida, anche a veicolo fermo in attesa del semaforo verde. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 23331/2020, pubblicata il 23 ottobre 2020. Perciò è legittima la multa irrogata all’automobilista che durante la guida, mentre si trova ad un semaforo con luce rossa in attesa che scatti il verde, usa il cellulare, senza auricolare né vivavoce.

La vicenda nasce dall’opposizione ad un’ordinanza di ingiunzione di pagamento proposta da un’automobilista al quale era stato contestato l’uso del telefono cellulare mentre era fermo ad un semaforo.

Secondo i giudici della Corte sarebbe del tutto irragionevole immaginare che, al momento di impegnare un incrocio in attesa del passaggio delle vetture con precedenza e con l’obbligo di sgomberare l’area il prima possibile, l’automobilista possa utilizzare un apparecchio radiomobile proprio nel momento di maggior pericolo, per il solo fatto che il veicolo è momentaneamente fermo. L’indicazione deve sempre essere quella di impedire comportamenti che siano in grado di provocare una situazione di pericolosità nella circolazione stradale, inducendo il guidatore a distrarsi e non avere il completo controllo del veicolo.

I dati Istat sull’uso del cellulare

Purtroppo i dati Istat confermano un quadro molto preoccupante: il 96% dei guidatori ammette di usare il telefono mentre è alla guida, anche quando si è al volante, oltre che per telefonare, per controllare i social, chattare e inviare sms.

Telefonare alla guida è una pessima abitudine, i rischi di causare un incidente sono troppo alti perciò è obbligatorio dotarsi di apparecchi vivavoce e bluetooth in automobile, in modo da tenere sempre salde le mani sul volante e non distrarsi.

L’articolo 173, secondo comma, del Codice della Strada (Dlgs 285/1992) vieta al conducente di fare uso del cellulare durante la circolazione, a meno che non utilizzi il viva voce o gli auricolari, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’art. 138, comma 11, e di Polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolari purché il conducente abbia adeguata capacità uditive ad entrambe le orecchie e che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani.

Con la recente riforma del Codice della Strada sono state inasprite le sanzioni amministrative previste per chi viene sorpreso ad usare il cellulare alla guida, arrivando a pagare da 422,00 a 1.697,00 euro per la prima sanzione (prima della riforma la sanzione massima ammontava a 646,00 euro), a conferma di quanto sia diffuso il problema. Inoltre si rischia la sospensione della patente da 7 giorni a due mesi e la decurtazione di 5 punti.

Se nei due anni dopo la prima infrazione, l’automobilista venisse nuovamente colto sul fatto usando il telefonino, allora la seconda sanzione passa da 644,00 a 2.588 euro, con sospensione della patente fino a 3 mesi e decurtazione di 10 punti. Le stesse norme e sanzioni valgono anche per chi usa qualsiasi altro dispositivo mentre si trova al volante della sua auto, come notebook, tablet e altri strumenti che distraggono il guidatore.

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Cinghia di distribuzione: cos’è e quando cambiarla

Componente fondamentale per il funzionamento del motore, va controllata periodicamente. Vediamo come funziona e quando sostituirla.

La cinghia di distribuzione dell’auto, della moto e dei veicoli commerciali è fondamentale perché regola il corretto funzionamento del motore. È composta da materiali plastici, flessibili e molto resistenti, ma è soggetta ad usura e la sua rottura può provocare seri danni alle valvole e alla pompa dell’acqua. La manutenzione accurata, e il tagliando fatto a intervalli regolari, mettono al riparo da brutti inconvenienti, consentendo la sostituzione con appositi ricambi al momento opportuno. Vediamo come funziona la cinghia, quando va cambiata e quali sono i segnali di allarme durante la guida.


Cinghia di distribuzione: cos’è e a cosa serve

L’albero motore, e gli assi a camme che regolano valvole e pistoni, si attivano in sincronia grazie alla cinghia dentata di distribuzione. A volte sincronizza anche la pompa dell’acqua che insieme al radiatore formano il sistema di raffreddamento del motore. È un nastro chiuso, che agisce scorrendo dentro apposite ruote come una sorta di catena a trazione, composta da materiali plastici elastici e resistenti per sopportare le continue sollecitazioni, le tensioni e i forti sbalzi di temperatura prodotte dal motore acceso.

La cinghia di distribuzione si trova all’interno del motore, collocata solitamente sul lato destro, ma la sua posizione, dimensione e formato possono variare in base al modello dell’auto e alle case automobilistiche.

Cinghia di distribuzione: cause di deterioramento

La cinghia va sottoposta a manutenzione periodica perché l’usura della gomma della quale è composta, dopo un certo numero di chilometri e anni di anzianità del veicolo, può provocare gravi danni al motore.

Ci sono varie ragioni, abbastanza frequenti, che possono provocare il deterioramento, a volte prematuro, della cinghia del motore:

  • cuscinetti tendicinghia usurati o che non funzionano bene;
  • motore che raggiunge costantemente una temperatura eccessiva;
  • pulegge non perfettamente allineate;
  • presenza di corpi estranei che aumentano la tensione durante il movimento del veicolo, danneggiando i tenditori;
  • mancato rispetto delle indicazioni fornite dalle case costruttrici, presenti nel libretto di manutenzione;
  • scorretto uso della frizione.

Ma soprattutto la cinghia distribuzione si deteriora a causa della percorrenza e del chilometraggio eccessivo, senza effettuare controlli periodici regolari.

In alcuni casi è possibile sentire un cigolio proveniente dalla cinghia di distribuzione fin quando il motore non raggiunge la corretta temperatura di esercizio. Non bisogna allarmarsi in questo caso: il rumore potrebbe essere causato, nei mesi freddi e umidi, dalle basse temperature sui cuscinetti che tengono in tensione la cinghia.

In ogni caso è sempre bene recarsi in un’officina specializzata per un controllo, verificare il livello di usura dei cuscinetti e della cinghia stessa.

Quando e perché cambiare la cinghia di distribuzione

Le sollecitazioni sugli ammortizzatori e i continui sbalzi di temperatura a cui è sottoposta possono usurare la cinghia. Queste condizioni, se trascurate, portano alla sua lacerazione.

Per cambiare la cinghia di distribuzione è opportuno consultare attentamente il libretto di uso e manutenzione del veicolo, dove saranno indicati gli intervalli chilometrici, a garanzia della sua efficienza. Come regola generale, in caso di utilizzo frequente dell’auto è opportuno effettuare la sostituzione tra i 60.000 ed i 120.000 chilometri, mentre se l’utilizzo è sporadico si potrà provvedere alla sostituzione ogni cinque anni circa.

La sostituzione della cinghia è un’operazione fondamentale per evitare danni molto importanti al motore; la sua lacerazione può infatti provocare la rottura dei pistoni e delle valvole, dell’albero motore e della pompa dell’acqua. Il costo delle cinghie in gomma è inferiore rispetto a quelle di vecchia concezione, che erano delle fasce in acciaio.

Vi sono alcuni rumori da riconoscere che dovrebbero mettervi in allarme, come lo stridio acuto durante le accelerazioni e il rumore di sferragliamento proveniente dal motore: sono tutti segnali che potrebbero indicare l’usura o l’allentamento della cinghia di distribuzione. In questo caso, indipendentemente dal numero di chilometri percorsi su strada, fissate un appuntamento in officina per l’assistenza e la diagnostica dell’eventuale danno.

Come avviene il cambio della cinghia di distribuzione

Cambiare la cinghia distribuzione è complesso, servono esperienza, accorgimenti tecnici e attrezzi specifici per la riparazione o per regolare la chiusura delle valvole, perciò recatevi da un meccanico professionista di fiducia, evitando tentativi maldestri.

Tuttavia, se volete provvedere autonomamente è importante seguire le istruzioni indicate per il modello e l’anno di costruzione della vettura. La trasmissione sul motore deve essere calibrata perfettamente, altrimenti le valvole e i pistoni entreranno in collisione, inoltre se la cinghia si è rotta, bisogna verificare che le valvole non abbiano subìto danni, prima della sostituzione.

In genere si tratta di un processo che avviene per fasi: il meccanico procede a staccare la batteria, smontare la testata del motore, rimuovere tutti gli accessori che impediscono l’accesso al carter della cinghia (come la pompa del servosterzo, l’alternatore e il compressore dell’aria condizionata), rimuovere la calotta dello spinterogeno, bloccare le pulegge dell’albero motore e dell’albero a camme, togliere le candelette, verificare il corretto allineamento fra l’albero motore e a camme e le tacche di fasatura, e tante altre operazioni che vanno verificate di volta in volta.

È evidente che sono tutte operazioni di manodopera complicate per una persona senza esperienza di riparazioni. Una cinghia montata male incide sulla potenza del motore, che potrebbe andare fuori fase. Tentare la sostituzione da soli rischia, quindi, di compromettere la sicurezza e il funzionamento del mezzo, facendovi spendere molti più soldi in interventi di manutenzione successivi.

Se state per partire per le vacanze, magari con l’auto a pieno carico, il suggerimento è di fare un tagliando per controllare cinghia, pneumatici, sospensioni, freni, spazzole dei tergicristalli, e fare il pieno di benzina per godervi il viaggio in serenità.

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Peso auto: come influisce sul consumo di carburante

I consumi delle vetture sono collegati principalmente al loro peso e dimensioni. Vediamo come ottimizzare i costi e quanti chilogrammi caricare, oltre ai passeggeri.

Ogni automobilista cerca il miglior compromesso tra le prestazioni della vettura e la riduzione dei consumi del carburante. Secondo un principio fisico molto semplice e valido per tutte le automobili, maggiore è il peso e più carburante verrà consumato. Il peso dipende dalle dimensioni, perciò prima di comprare una nuova macchina bisogna considerarne il volume e le sue componenti. Le cose cambiano in base ai modelli, ad esempio una normale utilitaria consente di abbattere i costi, rispetto a un SUV. Inoltre, tra auto nuove e usate possono esserci differenze di peso, a parità di modello, a seconda delle eventuali modifiche apportate dal precedente proprietario. Vediamo come calcolare i consumi in relazione al peso del veicolo, e alcune curiosità per alleggerire il carico e di conseguenza anche i costi.


Peso auto: come è cambiato nel tempo

Come sono cambiati dimensioni, prezzi e consumi delle auto negli ultimi anni? Oggi le automobili presentano molte differenze e vantaggi interessanti in confronto al passato: sono voluminose, con più tecnologia e assemblate con materiali più resistenti. Sono molto performanti, sicure e anche più contenute nei consumi, nonostante si caratterizzino per un peso superiore.

L’utilizzo di motori più potenti ha portato all’aumento della velocità massima potenziale, mentre i consumi sono diminuiti a seguito dell’introduzione di nuove tecnologie che migliorano la combustione e il rendimento termico del propulsore.

Tuttavia è importante fare chiarezza su cosa intendiamo quando parliamo del peso della vettura:

  • il peso in ordine di marcia si riferisce al reale peso dell’automobile, inclusi tutti gli equipaggiamenti con cui esce dalla casa, le strutture che lo compongono e il 90% di serbatoio pieno. Si tratta del peso di una macchina ferma dal concessionario, cioè quello indicato dall’azienda che lo ha prodotto.
  • la massa a pieno carico indica, invece, il peso dell’automobile con passeggeri e merci. Si tratta, quindi, del peso effettivo di un veicolo, che include tutti i suoi equipaggiamenti. È indicata nel libretto di circolazione ed è data dalla somma della tara del veicolo più la portata.
  • l’indice di massa a pieno carico del veicolo, invece, indica il massimo carico che un’auto può trasportare in mobilità. Questo valore viene assegnato dal produttore e resta invariato in qualsiasi circostanza. È un indicatore molto importante, e non va mai superato perché un sovraccarico potrebbe rendere inefficaci i freni, danneggiare le sospensioni e surriscaldare le gomme.

Perciò il carico non deve eccedere quanto indicato dal libretto di circolazione dell’automobile, per ragioni di sicurezza; il peso va distribuito ed equilibrato per non rischiare di sbandare lateralmente durante la guida o allungare lo spazio di arresto in caso di frenata.

Il conducente deve sapere che il peso è molto importante anche in relazione all’indice di carico massimo degli pneumatici. La normativa permette di scegliere uno pneumatico con un valore uguale o superiore, rispetto al valore indicato sul libretto di circolazione.

Una precisazione importante va fatta per i neopatentati: anche per loro il peso dell’automobile è un elemento rilevante. La legge fissa i parametri e i limiti per le macchine che possono essere guidate dai neopatentati all’interno dell’articolo n.117 del Codice della Strada, stabilendo un limite di 55 kW per tonnellata, valore ottenuto dalla relazione tra il peso del veicolo e la potenza del motore. In alternativa è possibile guidare auto con una potenza massima di 70 kW o 95 cavalli.

Come sapere quanto pesa la tua auto e calcolare il peso auto trasportabile

Il peso delle vetture e dei veicoli commerciali è ufficialmente dichiarato dalle case costruttrici, l’indice di massa a pieno carico è indicato sul libretto di circolazione. Com’è possibile stimare indicativamente quanti chilogrammi si possono caricare in auto, oltre ai passeggeri? Come si calcola il carico supplementare consentito su un’automobile?

Tecnicamente si chiama peso auto trasportabile e per definirlo con precisione dovete sottrarre il peso a vuoto effettivo (che sul libretto include in media 75 kg per il guidatore) dal peso massimo totale. Dato che molte automobili sono effettivamente più pesanti di quanto indicato, il carico supplementare si riduce di conseguenza, poiché il valore del carico massimo totale rimane invariato. La differenza tra peso a vuoto effettivo e peso totale va suddivisa tra i posti disponibili nella vettura. A questo punto saprete con esattezza il peso per persona che si può trasportare su un’automobile completamente piena.

Come influisce il peso dell’auto sul consumo di carburante?

I consumi e il peso sono elementi molto importanti per la scelta di un’auto, e lo stesso discorso vale per le moderne auto elettriche, sulle quali incidono notevolmente le batterie. In generale per ogni versione di auto si stima che il 75% circa del consumo di carburante sia determinato dal peso del veicolo. Anche solo 20 kg determinano un consumo di carburante aggiuntivo dello 0,5%. Ecco perché quando si deciderà di acquistare un’automobile dal peso e dal volume contenuti, come ad esempio nel caso di un’utilitaria, si riducono in modo considerevole i costi.

La transizione ecologica prevede la necessità di ridurre le emissioni di CO2 inquinanti: basti pensare che anche una riduzione di soli 100 kg ci permetterà di diminuire sensibilmente il consumo di CO2 al km e ottemperare a tutti i parametri green. In alcuni paesi europei si sta esaminando la possibilità di aggiungere una tassazione automobilistica in base al peso dei veicoli, e dare un segnale forte ai cittadini per tenere maggiormente conto dell’impronta ecologica dei veicoli pesanti.

Ricordate, inoltre, che un’auto più pesante oltre a consumare più carburante, ha bisogno anche di più spazio per fermarsi.

Peso auto: alcuni consigli per alleggerire la tua auto

Accessori come il tettuccio, sedili elettrici, ruote più grandi, ruota di scorta integrale al posto di quella sostitutiva, o il sistema Hi-Fi fanno aumentare il peso in modo rilevante. Vi sono alcuni semplici accorgimenti per alleggerire le autovetture, ridurre i consumi e recuperare potenza: controllate il bagagliaio e togliete gli oggetti non essenziali accumulati nel tempo, specialmente se avete famiglie numerose; aumentano il carico e quindi il peso della vettura, rimanendo tra l’altro inutilizzati spesso per mesi.

Eliminate o almeno riducete i pesi superflui a bordo della macchina, specialmente durante l’utilizzo quotidiano per andare al lavoro.

Se avete installato un portapacchi ma vi sono periodi nei quali non lo utilizzate, e non avete in programma dei viaggi, potete smontarlo alleggerendo la vettura.

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Dormire in macchina è legale?

Se volete intraprendere un viaggio con un budget limitato, o avete bisogno di riposare in assenza di un alloggio, potete decidere di dormire nella vostra automobile. Vediamo dove sostare e quali sono le regole da rispettare

In Italia si può dormire in macchina, nessuna legge lo vieta, ma ci sono alcune regole da rispettare. Si potrebbe scegliere di dormire in macchina per riposarsi dopo lunghi spostamenti, prima di riprendere un viaggio o per risparmiare il costo dell’hotel. Bisogna fare attenzione a non fermarsi in punti dove vige il divieto di sosta o di parcheggio e non bisogna creare intralcio o pericolo per la circolazione stradale. I singoli Comuni, con un’apposita ordinanza per prevenire fenomeni di bivacco in città, potrebbero disporre il divieto del pernottamento in auto, perciò meglio informarsi preventivamente. Vediamo dove parcheggiare nei luoghi all’aperto, e come attrezzarsi.


Dormire in macchina: si può?

Guidare è faticoso, siete stanchi e avete bisogno di riposare ma non avete a disposizione un letto pronto? In Italia ogni persona può dormire all’interno di un’automobile, non esiste alcuna norma di legge che lo vieta. Pertanto se vi trovate momentaneamente senza un alloggio o un albergo, oppure se durante le vacanze volete fare una sosta e riposare in macchina, non commettete alcun illecito.

Si tratta di una pratica non molto diffusa, soprattutto se siete in viaggio con famiglie e bambini, ma è comunque una buona idea per non rischiare di addormentarsi al volante.

Dormire in macchina: quando è vietato

Se reputate il vostro veicolo abbastanza comodo per riposare, non rischiate alcuna multa, ma dovete rispettare alcune semplici regole. Sebbene non esista alcuna legge in Italia che vieti di dormire in auto, va detto che può diventare illegale in presenza di alcune specifiche circostanze.

In alcuni comuni potrebbe essere valida un’ordinanza che vieta di dormire in macchina prevendendo una sanzione amministrativa. Ma anche il Codice della Strada prevede delle eccezioni: è vietato dormire in macchina nel caso in cui l’auto venga parcheggiata in luoghi non idonei, come un posto riservato agli invalidi, nella corsia di emergenza dell’autostrada, in un parcheggio riservato al carico e scarico delle merci. Ovviamente non si può sostare e riposare in auto in prossimità di una curva e sulle strisce pedonali.

L’inosservanza delle ordinanze comunali e del Codice della Strada comporta delle sanzioni. L’articolo 650 del Codice penale prevede che chiunque non osservi un provvedimento dell’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d’igiene, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206,00 euro.

Se le autorità competenti riscontrano lo stato di ubriachezza del conducente che dorme in auto possono inoltre contestargli il reato di guida in stato di ebrezza.

Dormire in macchina: dove parcheggiare

Per trascorrere la notte in auto basta parcheggiare dove è consentito, in assenza di un divieto specifico. Campeggio, aree di servizio o aree di sosta autorizzate sono tutti luoghi dove potete tranquillamente parcheggiare e riposarvi. Non dovete nemmeno osservare un limite di tempo definito per sostare, a meno che quella zona specifica non sia soggetta ai consueti turni di pulizia delle strade.

In autostrada e sulle strade extraurbane principali non è consentito utilizzare le piazzole di sosta (e men che meno quelle di emergenza), su cui bisogna fermarsi solo in caso di reale necessità. Per schiacciare un semplice pisolino sono molto più indicate le aree di sosta all’interno delle stazioni di servizio.

Scegliete un ambiente comodo in cui parcheggiare l’automobile per passare la notte, possibilmente lontani dal traffico e dall’ingresso dei negozi, ma nemmeno troppo isolati.

Dormire in macchina: qualche consiglio

Se decidete di dormire in macchina in una zona consentita alla sosta in estate, tenete i vetri leggermente abbassati per consentire la circolazione dell’aria e magari ogni tanto accendete il condizionatore per rinfrescare l’abitacolo. Se invece siete intenzionati a riposarvi in zone con basse temperature, ogni tanto accendete il riscaldamento, restando sempre svegli mentre il motore è acceso.

Togliete le chiavi dal blocchetto di accensione durante la sosta: se vi addormentate con le chiavi inserite nel cruscotto c’è la possibilità che la vettura venga considerata accesa, con un conducente addormentato. Non lasciate le luci accese per evitare il rischio di scaricare la batteria, bloccate le portiere e tenete le chiavi in tasca.

Probabilmente sfrutterete il sedile anteriore del passeggero per riposarvi, opportunamente reclinato per poter distendere il corpo il più possibile; perciò rivestitelo con una coperta e ponete sul poggiatesta un cuscino, in modo da rendere un po’ più comoda la posizione del collo durante la notte. In alternativa potete utilizzare i sedili posteriori per distendere meglio la schiena, sebbene sia più difficile distendere le gambe. Portate un sacco a pelo, utilissimo soprattutto di notte nel caso in cui le temperature scendano eccessivamente.

Tra gli altri strumenti consigliati non possono mancare una bottiglia d’acqua, una torcia elettrica, il telefono cellulare da utilizzare per chiedere assistenza e puntare la sveglia. Una sorta di kit per le emergenze che ogni viaggiatore dovrebbe sempre portare con sé.

Parcheggiate il vostro mezzo in una zona ragionevolmente ben illuminata; sebbene possa sembrare un controsenso quando si ha sonno, è meglio fermarsi in un punto non completamente buio, per questioni di sicurezza.

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Come scegliere il casco per la moto: i consigli per la scelta giusta

Il casco è il dispositivo di sicurezza per eccellenza. Vediamo com’è fatto, quali sono i modelli disponibili e come scegliere il più adatto per il vostro stile di guida

Indossare il casco è estremamente importante per i viaggi, in sicurezza, con la moto. Non si tratta solamente di un obbligo di legge, ma di un’abitudine salvavita che ogni motociclista dovrebbe osservare. L’uso del casco è obbligatorio per i conducenti e i passeggeri di ciclomotori a due ruote, senza limiti di età. Ci sono tantissimi tipi di caschi disponibili sul mercato, che si possono scegliere a seconda della moto e dello stile di guida. Viaggiare in sicurezza è un fattore che non può essere assolutamente preso alla leggera, perciò un casco va scelto con molta attenzione. Vediamo quali criteri considerare nel momento dell’acquisto e quante tipologie sono disponibili.


Tipologie di casco loro utilizzo

In commercio si trovano numerosi tipi di caschi adatti alle diverse circonferenze del cranio, ma devono essere tutti omologati con la certificazione del Ministero dei Trasporti. Vengono sottoposti a specifici test per verificare l’assorbimento dell’impatto e l’effettiva sicurezza.

Tutti i caschi sono dotati di una robusta imbottitura di tessuto traspirante e avvolgono completamente la testa e la nuca: il casco, una volta indossato, non deve essere largo o stretto, ma deve essere aderente senza esercitare troppa pressione sulle tempie e le orecchie. Vi sono delle differenze importanti tra i vari tipi di caschi disponibili sul mercato, a seconda delle specifiche esigenze:

  • Casco Integrale: il classico casco chiuso usato dalla maggior parte dei motociclisti. Garantisce la massima sicurezza in caso di impatto. Perfetto per chi preferisce usare la moto in pista, è comunque un’ottima scelta per tutti i tipi di motociclista.
  • Casco Jet: a differenza del casco integrale, questo modello permette di godere della massima libertà e ventilazione, soprattutto in estate, lasciando scoperte la fronte e il viso. È molto comodo ed è privo di mentoniera, non è consigliato agli amanti delle moto potenti perché quando si raggiungono velocità elevate è rumoroso. Un’ottima scelta per chi guida lo scooter o le tipologie di moto Costum, Café racer o enduro.
  • Casco Modulare: l’ideale per gli amanti del moto Turismo, può essere usato sia aperto che chiuso, unendo i pregi dei caschi integrali e Jet. Non è un casco leggero, è più rumoroso rispetto a un classico casco chiuso.
  • Casco Fuoristrada: si tratta di un modello molto leggero e performante, sebbene la comodità non sia il suo punto di forza. È importante dotarsi di visiera anti sole superiore, utile contro il fango e la polvere. Questi caschi sono più spartani rispetto ai modelli da strada, adatti per il cross in condizioni di guida estreme su percorsi difficili.

Ovviamente, più il casco è aperto e più sarà confortevole per il motociclista: i modelli Jet e Demi-Jet consentono un maggiore afflusso di aria e risultano quindi meno ingombranti; d’altro canto la protezione offerta da un casco integrale è impareggiabile.

La struttura dei caschi moto si compone di due parti fondamentali: la calotta interna e quella esterna. In seguito all’urto quella esterna distribuisce gran parte dell’energia dell’impatto, mentre quella interna è finalizzata ad assorbire l’urto residuale, ed è molto probabile che si deformi in seguito ad una caduta, rendendo così necessario cambiare il casco. Altri elementi della struttura sono poi la visiera, il cinturino e l’anello di chiusura, e il sistema di areazione.

La calotta: la sicurezza prima di tutto

La calotta esterna è lo scudo del casco che serve come prima barriera contro gli urti, per proteggere le altre componenti del casco. È fondamentale per la sicurezza perché distribuisce l’energia dell’eventuale impatto su tutta la sua superficie, mentre la calotta interna serve ad assorbire l’energia dell’urto e ammortizzarlo in modo da limitare il più possibile eventuali danni.

Le calotte esterne sono realizzate in termoplastica o in materiali compositi come carbonio, kevlar, fibra aramidica, vetroresina, e sono tutte sicure se il casco ha superato i test di omologazione per rispondere agli standard di resistenza, spessore e sicurezza.

Le calotte in materiale di fibra di vetro e le calotte in plastica sono entrambe valide, ma hanno caratteristiche diverse.

Le fibre composite non risentono degli sbalzi di temperatura, mentre le materie plastiche sono più sensibili. Le calotte in fibra di vetro mantengono inalterate le loro caratteristiche originarie, mentre i polimeri che compongono il policarbonato tendono a dilatarsi con l’aumentare della temperatura e a restringersi con il freddo. Inoltre le materie plastiche risentono degli effetti dei raggi del sole (raggi UV), anche se le moderne vernici che ricoprono la plastica, proteggono in parte dall’effetto dei raggi e dalle alte temperature.

Le materie plastiche sono aggredibili e danneggiabili da alcuni prodotti chimici, come oli, benzine, alcool e anche dalla colla degli adesivi. Il casco con calotta in materiali compositi ha solitamente un prezzo maggiore rispetto a quelli con calotta in plastica, in quanto la realizzazione è più complessa e le materie prime sono costose, ma è ugualmente resistente e sicuro.

La parte interna: l’importanza del comfort

Quasi tutti i caschi moderni hanno interni rimovibili e lavabili, che possono essere molto differenti gli uni dagli altri. I materiali e le tecnologie impiegate per la progettazione degli interni andranno a determinare il comfort, la longevità, la rumorosità avvertita e la calzata del casco.

Perciò fate attenzione alla qualità degli interni in base all’utilizzo che ne farete: ad esempio se userete il casco tante volte durante l’anno, a diverse temperature, è preferibile un modello con interni ben imbottiti. Se invece il casco verrà usato solo nel periodo estivo vanno benissimo interni anche meno consistenti e curati.

La visiera: visibilità e ventilazione

La visiera è la parte trasparente del casco che protegge dal sole, attraverso la quale poter guardare la strada. Anche se alcuni caschi ne sono sprovvisti, la visiera svolge un ruolo importante di protezione per gli occhi dagli agenti esterni dannosi e pericolosi per la sicurezza, come insetti, sassi, polveri e le forti correnti d’aria che, costringendoci a chiudere gli occhi, rischierebbero di farci finire fuori strada.

Filtro per il sole, scudo contro la pioggia e protezione generica per gli occhi, la visiera del casco è molto più di un semplice accessorio per il motociclista: se associata a degli occhiali da sole per un secondo livello di schermatura, la visiera è un filtro che consente di conservare la massima visibilità di strada in tutti i frangenti e condizioni atmosferiche.

La visiera deve garantire la perfetta visione con qualunque condizione di luce o illuminazione e va sostituita se rigata o danneggiata. Il sistema di aerazione del casco consente di limitare il pericolo di appannamento.

 

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In Australia “tolleranza zero” per chi guida con lo smartphone

Strategie per migliorare la sicurezza stradale: nuove tecnologie di video sorveglianza nel Queensland, mentre in Emilia-Romagna Andrea Dovizioso spiega la “Guida sicura e consapevole”. 

Non possiamo permetterci compromessi sulla sicurezza stradale, l’utilizzo dello smartphone mentre si è al volante, nonostante sia vietato e sanzionato severamente, continua ad essere una pessima abitudine molto diffusa tra gli automobilisti. Non bisogna illudersi dei dati positivi registrati negli ultimi mesi sugli incidenti, le limitazioni agli spostamenti imposti dal Covid hanno contribuito a migliorare la situazione solo temporaneamente. La strategia per cambiare la mentalità degli automobilisti deve poter contare su diverse leve normative, sanzionatorie e culturali. Un buon esempio arriva dallo stato australiano del Queensland che ha reso definitive le misure di controllo sperimentate per limitare i comportamenti pericolosi alla guida. Mentre in Emilia-Romagna il pilota Andrea Dovizioso, spiega come guidare in sicurezza e consapevolmente.

Sicurezza stradale: i numeri

Nonostante il lockdown si contano 100mila incidenti e i costi sociali sono pari allo 0,7% del PIL

L’esempi australiano

Video sorveglianza stradale con tecnologie per individuare chi usa lo smartphone e non indossa le cinture

Andrea Dovizioso per una “Guida sicura e consapevole”

Non solo sanzioni e telecamere, ma anche campagne di sensibilizzazione con testimonial credibili

Sicurezza stradale: i numeri

Secondo il rapporto ACI-Istat, nel 2020 sono stati registrati in Italia 118.298 incidenti stradali con almeno un ferito, in calo del 31,3% rispetto al 2020. Un dato che non deve illudere perché i dati parziali del 2021, ossia nel periodo senza limitazioni alla circolazione dovuti al lockdown, purtroppo confermano una ripresa degli incidenti, in linea con il periodo precedente alle restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19.

A perdere la vita nel 2020 sono state 2.395 persone e i feriti 159.249: numeri comunque altissimi, spesso causati da banali distrazioni e comportamenti scorretti, nonostante le numerose campagne di comunicazione e i costanti controlli delle forze dell’ordine.

La guida distratta provocata dall’utilizzo degli smartphone, ha un peso rilevantissimo ed è la prima causa di scontro con feriti o morti: 23.802 eventi, ovvero il 15,7% totale. Va considerato anche il forte impatto del costo sociale dovuto agli incidenti stradali, che per quanto riguarda lo scorso anno rappresenta lo 0,7% del PIL, pari a 11,6 miliardi di euro.

L’esempio australiano 

Un buon esempio arriva dallo stato australiano del Queensland che ha reso definitive le misure di controllo sperimentate nei mesi precedenti in altre zone dell’Australia con l’obiettivo di limitare i comportamenti pericolosi quando si guida. Visto l’aumento dei decessi a causa di gravi incidenti, provocati da comportamenti scorretti o distrazioni del conducente, le autorità australiane hanno deciso di rendere l’esperimento una misura definitiva: sono infatti state messe in funzione nuove telecamere progettate con una tecnologia specifica, in grado di individuare chi è inadempiente alle regole e guida con lo smartphone o non indossa correttamente le cinture di sicurezza, e di conseguenza per multare severamente i trasgressori.

Dall’attivazione dei controlli, dopo un primo periodo di avvertimento agli automobilisti, partiranno sanzioni particolarmente costose, che superano i 1.000,00 dollari australiani (oltre 620,00 euro) e comportano la decurtazione di 4 punti dalla patente per ogni infrazione fotografata. Già nella prima fase sperimentale dei controlli sono stati individuati oltre 3.300 conducenti commettere diverse infrazioni, tra cui la guida senza mani mentre si usa lo smartphone per chattare o mandare messaggi. Tutto questo malgrado esistano valide alternative come il Bluetooth, supportato da quasi ogni vettura oppure installabile anche sulle auto che ne sono sprovviste.

Andrea Dovizioso per una “Guida sicura e consapevole”

In Emilia-Romagna tra le preziose iniziative di comunicazione meritevoli di attenzione, dal mese di giugno fino a dicembre 2021 sarà on air la campagna “Guida sicura e consapevole”, con il campione di motociclismo Andrea Dovizioso come testimonial, coinvolto per sensibilizzare le persone al rispetto delle norme del Codice della Strada, realizzata dall’Osservatorio regionale per l’educazione alla sicurezza stradale. Tre video nei quali il pilota romagnolo si racconta, spiegando i rischi legati alla distrazione al volante e invita gli utenti a un comportamento sicuro, consapevole e più rispettoso. Denominatore comune dei video lo slogan: “Usiamo la testa, usiamola sempre”, premessa indispensabile per adottare convintamente comportamenti di guida corretti.

L’iniziativa è stata realizzata seguendo gli obiettivi del Programma 2021-2030 sulla sicurezza stradale della Commissione europea, del Piano nazionale della sicurezza stradale 2030 e del Piano regionale integrato dei trasporti.

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