Tipi di moto: guida per scegliere quella giusta

La gamma di moto offerte sul mercato è molto vasta, cambiano i modelli, le caratteristiche e le modalità di guida. Vediamo una panoramica di quelle più note

Quanti tipi di moto ci sono? I produttori hanno realizzato numerosi modelli con caratteristiche differenti, per rispondere alle esigenze del mercato e soddisfare le richieste, spesso esigenti, di esperti motociclisti. Si è partiti dai modelli più classici e tradizionali, progettando delle evoluzioni o dei restyling, fino ad arrivare alla creazione di nuove categorie di motociclette. Vediamo alcune linee guida, come riconoscere le varie caratteristiche e quale scegliere a seconda delle vostre preferenze e stile.


Tipi di moto: i criteri per scegliere

Avete intenzione di comprare una moto ma prima volete capire quale può essere la più adatta alle vostre esigenze, e magari fare qualche test? Le categorie delle due ruote sono molto diverse e variano in base alle esigenze del loro pubblico, agli accessori e alla tecnologia, esattamente come succede per le auto.

Per scegliere la moto giusta, la prima cosa da domandarsi riguarda l’utilizzo che se ne farà. Per esempio se gran parte del vostro tempo lo trascorrerete nel traffico cittadino, è inutile acquistare moto sportive o moto da cross. Al contrario, una moto con i semimanubri sarà l’ideale per battere strade di montagna piene di curve e fare qualche bella accelerata in pista. Invece se siete amanti del fuoristrada la vostra scelta ricadrà tra una moto cross o enduro. Il motard è adatto per chi va in pista, ma per ogni altro utilizzo non è sicuramente una molto comoda, né adatta alle lunghe percorrenze o all’autostrada.

Se amate le gite fuori porta o addirittura le lunghe percorrenze, potete scegliere una Naked o una Sport Tourer.

Un altro criterio da valutare riguarda la cilindrata del motore. La differenza tra guidare una monocilindrica e una moto a 4 cilindri è notevole, le moto a uno e due cilindri hanno una guida più nervosa perché la potenza è disponibile in gran quantità, appena si gira la manopola dell’acceleratore. Le moto a tre e quattro cilindri invece hanno un’erogazione più morbida, progressiva, vibrano meno e sono più maneggevoli anche a causa del minor freno motore. Sono differenze importanti, scegliere il tipo di frazionamento del motore (ossia il numero di cilindri) riduce il campo di moto disponibili.

Fate sempre attenzione al peso della motocicletta. L’abilità di guida che maturerete con il tempo vi permetterà di guidare con disinvoltura anche moto da oltre 400 chili, ma nei primi tempi il peso può essere un ostacolo, soprattutto nelle manovre a bassa velocità.

Un altro parametro da tenere sott’occhio è l’altezza, sapendo che più il baricentro è basso, e più la moto sarà facile e intuitiva da guidare. Altrettanto importante è l’altezza della sella per riuscire ad appoggiare sempre saldamente i piedi a terra.

Infine se siete intenzionati ad acquistare una moto usata, sceglietene una dotata di frenata ABS (obbligatorio dal 2017 su tutte le moto nuove oltre i 125 cc).

Perciò non resta che dotarvi di patente, pronti per partire.

Scooter: a chi è più adatto

La parola “scooter” deriva dal verbo inglese “to scoot”, ovvero filar via di corsa. Consente una posizione di guida molto comoda e un’accelerazione fluida, è facile da guidare, maneggevole, perfetto per muoversi agevolmente nei centri abitati e nel traffico cittadino.

La caratteristica degli scooter è quella di essere mezzi su due, massimo tre ruote estremamente maneggevoli e ridotti nelle dimensioni e nei costi. In commercio ce ne sono di diverse cilindrate e potenze, con motori a due o quattro tempi, ruote alte o basse, diverse dotazioni di sicurezza attiva e passiva. Ideali per le prime esperienza alla guida delle due ruote, escono modelli molto moderni con grande frequenza. È  un mezzo di trasporto che non necessità di particolare manutenzione, oltre ai normali tagliandi.

Chopper e Cruiser: quando sceglierle

Il chopper è un marchio classico, un riferimento per l’esperto che ha grande passione per la storia delle due ruote. Il nome deriva dall’inglese “to chop” (mozzare, recidere) e si rifà al marchio cult della Harley-Davidson. Negli anni Cinquanta, i biker iniziarono a liberare le loro pesanti Harley dai parafanghi, valigie laterali, staffe di protezione, pezzi di telaio, per migliorare le prestazioni. I chopper sono il classico esempio di moto custom, non adatte ai motociclisti principianti o poco esperti.

Le moto chopper si possono dividere in due categorie: quelle derivate da un modello di serie (soprattutto Harley-Davidson) e quelle costruite da zero. In entrambi i casi le operazioni di personalizzazione includono tecniche per l’alleggerimento della carrozzeria e la rimozione di determinate parti meccaniche, ma anche modifiche al telaio originale, come ad esempio la forcella anteriore, lunghissima e con un angolo di inclinazione molto ampio.

Una cruiser è simile a un chopper e anch’essa è alleggerita di alcune componenti. Dato che il nome chopper rimanda al marchio Harley-Davidson, gli altri costruttori preferiscono il nome cruiser. Sono motoveicoli robusti e voluminosi, che offrono una guida tranquilla anche per lunghe percorrenze.

Non sono da confondere con le moto scrambler, con caratteristiche principalmente stradali, alle quali sono state apportate lievi modifiche per renderle adatte ai percorsi sterrati o brevi tratti fuoristrada. Il termine scrambler deriva dal verbo inglese “to scramble” che significa appunto mischiare.

Tourer, Enduro, Supersportive e Naked

Le moto Tourer sono progettate per lunghe tratte, hanno un buon equipaggiamento di serie, motori potenti e offrono un ottimo comfort delle sospensioni anche con un carico pesante. I cosiddetti tourer di lusso sono equipaggiati di serie, ad esempio, con ABS, sistema audio, retromarcia e un sistema di valigie che include il top case con schienale integrato per il passeggero.

Enduro nell’immaginario collettivo significa avventure e viaggi off-road, ma in realtà quelle in versione soft disponibili oggi sul mercato viaggiano senza alcun problema sia sulle strade normali, che sulle piste di ghiaia, mentre le enduro hard sono per lo più copie di puri motocross. Le caratteristiche di tutte le motociclette enduro sono la notevole altezza del sedile, la guida agile, grintosa, con sospensioni dotate di un’ampia escursione e una notevole resistenza. Da non confondere con le moto da trial, solitamente non concepite per la strada (sebbene si possano dotare di targa), leggerissime, senza una vera e propria sella, con rapporti molto corti per una scarica di potenza immediata e aggressiva, progettata per le competizioni fuoristrada su percorsi molto accidentati.

Le superbike sono veicoli da corsa di precisione, una specialità dei costruttori giapponesi e italiani. Possono raggiungere velocità elevate fino a 300 km/h, sono pensate per i motociclisti con esperienza e ambizioni sportive, e vengono impiegate anche nelle corse su strada. Non sono ovviamente mezzi adatti a tutti, per la scarsa comodità di guida e le elevate prestazioni.

Le naked, o le moto “nude”, non derivano dal segmento sportivo, ma hanno telai e motori progettati per rendere al meglio su strada. Sono meno performanti, ma al tempo stesso più adatte per le città. Bisogna fare attenzione a non confonderle con le crossover, molto simili alle naked, ma con una guida alta, tipica delle motociclette da fuoristrada. Si tratta di modelli di moto senza carenatura, che mettono in mostra i motori e che vanno particolarmente di moda, infatti quasi tutti i costruttori stanno lanciando questi tipi di roadster. Una naked è adattabile con i vari kit di borse laterali e può essere usata anche per lunghi viaggi, anche se non è comoda come una Tourer.

Quadster e Trike: caratteristiche e differenze

Se dovessimo descrivere un quad a una persona che non ne ha mai visto uno, potremmo dire che si tratta di una specie di moto con quattro ruote perfetta per i percorsi sterrati. Le quad a 4 ruote con grossi pneumatici sono perfette in montagna, confermandosi dei mezzi di trasporto affidabili e facili da utilizzare. Ottime anche per i percorsi sabbiosi, per esempio nelle spiagge. Sono mezzi che si stanno diffondendo, perfette soprattutto per i tragitti off road, definite con l’acronimo ATV, che significa “all terrains vehicle” ossia veicolo adatto a qualsiasi terreno.

Le trike, le cosiddette roadster a 3 ruote, sono un mix tra moto e auto. Sono veicoli aperti, con manubrio lungo, ideali per la guida in campagna. I maggiori vantaggi di una motocicletta a tre ruote si registrano dal punto di vista della sicurezza per il conducente: la terza ruota, infatti, assicura una maggiore stabilità in fase di marcia, in quanto aumenta la superficie di contatto con l’asfalto. Anche in curva, nonostante la capacità di piegare, le moto con tre ruote restano più stabili e il corpo del pilota resta sempre in posizione bilanciata. Con una ruota in più, questi veicoli offrono anche riscontri migliori per l’efficacia della frenata. Tuttavia la configurazione a tre ruote può inficiare parzialmente la qualità dell’esperienza di guida. Sono moto pesanti a causa delle componenti meccaniche, non molto agili in curva o nel traffico.

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Nuovo modulo CAI disponibile su Linear.it

Abbiamo rinnovato il modulo di constatazione amichevole da compilare in caso di incidente. È disponibile sul nostro sito insieme ad una semplice guida per gestire al meglio la situazione.  

Da questo mese nella sezione Guasti e Sinistri di Linear.it troverete una versione rinnovata e aggiornata del modulo di Constatazione Amichevole (o modulo CAI) che va compilato in caso di incidente; ricordate che all’interno del modulo stesso è disponibile una pratica guida per la sua compilazione insieme ad alcune semplici e dettagliate indicazioni sul comportamento da seguire in caso di sinistro stradale.

Stampatelo su carta e conservatelo assieme a tutte le indicazioni utili per compilarlo.

Non è necessario avere l’originale, per denunciare l’incidente sarà sufficiente una foto del modulo compilato correttamente.

Cosa fare in caso di incidente?

Ecco alcuni suggerimenti su come comportarsi in caso di incidente.
Una volta appurate le condizioni di salute delle persone presenti, segnalate il veicolo fermo con il triangolo di segnalazione indossando il giubbotto catarifrangente. Se necessario chiamate i soccorsi stradali.
Prima di spostare i veicoli, è bene scattare delle fotografie che possano aiutare a comprendere la dinamica dell’incidente e verificare sul posto la presenza di testimoni (anche eventuali passeggeri), chiedere le loro generalità e il numero di telefono per poterli contattare anche in seguito.

Ora potete procedere alla gestione degli aspetti più burocratici.

È sempre consigliato compilare e firmare il modulo CAI  seguendo le istruzioni di compilazione allegate al modulo stesso.
Per una gestione più veloce del sinistro è importante che il modulo venga firmato da entrambi i conducenti coinvolti; se questo non fosse possibile, per esempio in caso di disaccordo, è comunque utile compilare il modulo singolarmente per fornire la propria versione della dinamica del sinistro.

Scattate una foto del modulo CAI compilato e, affinché la copia sia valida, controllate che tutti i dati siano a fuoco e ben visibili, firme comprese, all’interno di un’unica immagine.

Denunciare il sinistro

 A questo punto non resta che denunciare tempestivamente il sinistro scegliendo uno delle seguenti modalità:

  • Caricare il modulo CAI online accedendo alla sezione Guasti e Sinistri del nostro sito.
  • Inviare il modulo CAI compilato all’indirizzo email sinistri@linear.it
  • Se preferite denunciare telefonicamente il sinistro, oppure se non avete ancora compilato il modulo o avete avuto un sinistro per il quale non è necessario, chiamate la nostra Centrale Operativa, al numero 051 7193456 nei seguenti orari lunedì-venerdì 8.30-20.00 e sabato 8.30-14.00.

Una volta aperto il sinistro è possibile verificarne lo stato di avanzamento in qualsiasi momento attraverso il servizio di traking sinistri accessibile dalla propria Area personale su Linear.it.

I servizi esclusivi delle nostre carrozzerie per riparare il veicolo

La nostra assistenza si estende anche alla riparazione dei veicoli rivolgendosi al nostro network di carrozzerie convenzionate. I centri UnipolService sono circa 3.000 su tutto il territorio nazionale ed operano in convenzione con il Gruppo Unipol.

Riparando tramite il network di carrozzerie convenzionate UnipolService è possibile usufruire di servizi esclusivi:

  • Riparazione del veicolo senza nessun anticipo
  • Garanzia sulle lavorazioni fino a 10 anni, finché si rimane assicurati con una compagnia del Gruppo Unipol
  • Gestione completa di tutte le pratiche necessarie alla riparazione

Come scaricare il nuovo modulo CAI

Speriamo non vi debba servire mai, ma nel momento del bisogno averlo a disposizione faciliterà la risoluzione del sinistro e velocizzerà i tempi per l’eventuale risarcimento.

 Cosa aspettate? Scaricate il modulo CAI, stampatelo e conservatelo in auto.

 

 

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Come affrontare un lungo viaggio in auto: i consigli per prepararsi al meglio

Suggerimenti utili per evitare il malfunzionamento del veicolo e organizzare un viaggio comodo e sicuro, adatto anche ai bambini, senza troppo stress

Con l’arrivo dell’estate milioni di italiani si mettono in viaggio in macchina, per raggiungere le mete delle vacanze, affrontando spesso una lunga distanza, di parecchi chilometri, su strade molto trafficate. Per evitare brutte sorprese è necessario fare un controllo dell’auto prima della partenza, riducendo così il rischio di malfunzionamenti. Oltre ai controlli dell’automobile, c’è una serie di accorgimenti da seguire per pianificare il viaggio, renderlo il più confortevole possibile, specialmente se ci sono bambini a bordo. Ecco i controlli principali da effettuare e alcuni suggerimenti per un viaggio comodo e sicuro, sia che partiate da soli, o insieme a dei compagni di viaggio.


I controlli da fare prima di un lungo viaggio in auto

Prima di mettervi al volante per lunghi viaggi verificate i liquidi del veicolo, in particolare effettuate un check up dell’olio del motore e del liquido di raffreddamento, dei tergicristalli, dei freni e del servosterzo. Un altro controllo fondamentale riguarda gli pneumatici, la cui integrità è indispensabile al fine di garantire la sicurezza di tutti i passeggeri. Oltre allo stato delle gomme è necessario verificare la loro pressione.

È molto importante la revisione dell’impianto frenante, che richiede l’intervento di un meccanico di fiducia. Anche in questo caso i freni sono legati alla sicurezza stradale, dunque non bisogna sottovalutare la manutenzione del sistema di bloccaggio delle ruote, per evitare di ritrovarsi in situazioni potenzialmente pericolose.

Effettuate un test sulle luci e i fari, ricordando che il Codice della Strada prevede l’obbligo di tenere accesi gli anabbaglianti anche di giorno, sulle strade extra urbane e in autostrada. Inoltre bisogna dare un’occhiata anche agli altri fari, tutti altrettanto utili durante la guida diurna e soprattutto notturna, come le luci di posizione e gli abbaglianti.

Prima di intraprendere un viaggio nella stagione estiva va eseguito un controllo dell’impianto di climatizzazione e condizionamento, per assicurare il comfort a tutti i passeggeri all’interno dell’abitacolo, con una temperatura fresca e gradevole, e la circolazione di aria senza umidità.

Non dimenticate di controllare la ruota di scorta e verificate che il kit di emergenza per il pronto soccorso sia in ordine. Tra gli oggetti essenziali ci sono il giacchetto catarifrangente, la torcia e il triangolo di segnalazione, obbligatori per legge. Inoltre provvedete a revisionare la batteria con un semplice test della carica.

Un ultimo controllo prima di partire riguarda i documenti del mezzo, le assicurazioni, e la patente di guida, per non rischiare di ritrovarsi davanti alla Polizia con la revisione del mezzo scaduta.

Sistemate i bagagli in modo ordinato e razionale nel bagagliaio, occupando i vani disponibili senza lasciare troppi spazi vuoti, in modo da evitare bruschi spostamenti delle valigie, causando disagi e distrazioni.

Come pianificare un lungo viaggio in auto

 Stabilite un programma di soste in Autogrill, almeno una ogni 3 ore di guida, di modo da essere sempre lucidi al volante. Sarebbe sempre meglio partire la mattina presto, idealmente fra le 6 e le 6.30, per approfittare delle favorevoli condizioni di traffico. Se il viaggio in auto prevede dei pernottamenti è essenziale prenotare in anticipo, per non essere costretti a riposare in macchina.

Evitate di abbuffarvi in ristoranti e fast food per non appesantirvi troppo e rischiare colpi di sonno. Meglio optare per panini e snack leggeri e sani come la frutta. Fate una scorta di acqua e bevande (possibilmente non troppo zuccherate) per idratarvi lungo il tragitto.

Le cose da portare per un lungo viaggio in auto

Se avete pianificato un lungo viaggio d’estate in uno dei periodi da “bollino nero”, c’è il rischio di rimanere incolonnati in lunghe code, anche per ore in autostrada. Perciò è consigliato portare in viaggio una scorta di acqua, liquidi e frutta fresca per idratarvi, e conservarla al fresco in una borsa termica.

Se invece state organizzando un viaggio in auto nel periodo invernale, controllate le temperature previste, le condizioni meteo e assicuratevi di avere a bordo tutto ciò che può servire per affrontare le strade ghiacciate. Oltre ai necessari pneumatici invernali e alle catene da neve, portate anche una coperta, dello spray antigelo, una raschietta per graffiare il ghiaccio dai vetri, e una torcia che consenta una potente illuminazione.

Portate un cuscino con supporto lombare da montare sul sedile di guida, consentendovi una posizione rilassata, senza affaticamenti muscolari.

Affrontare un lungo viaggio in auto con bambini

La pianificazione di un viaggio in auto con i bambini va fatta con molta cura: prima di tutto metteteli comodi sui sedili e togliete loro le scarpe per tutta la durata del viaggio; per far passare meglio il tempo evitando la noia potete alternare musica, favole, giochi e video su tablet o smartphone.

Se la strada è trafficata e si procede a rilento, potete proporre una gara dove vince chi conta il maggior numero di auto di colore diverso, promettendo un premio che verrà consegnato alla prima sosta possibile. Distraeteli dando loro la mappa del viaggio, illustrando e commentando il tragitto che avete pianificato.

Stabilite l’itinerario anche in funzione delle esigenze dei vostri bambini, con delle soste in luoghi attrezzati che potrebbero piacergli e distrarli. Ma soprattutto abbiate tanta pazienza senza far percepire tensione ai bambini.

Non dimenticate che fino ai 12 anni e con altezza inferiore ai 150 cm, il seggiolino auto è d’obbligo. Questo garantisce un viaggio sicuro per i bambini, non rischiando multe.

Consigli per viaggiare comodi e sicuri

Partite con calma dopo aver dormito a sufficienza, pianificando un viaggio sicuro, senza fretta, facendo pause regolari. Non superate mai i limiti di velocità e se possibile alternatevi alla guida con un altro guidatore, dopo turni di poche ore.

Esistono differenti accortezze per stare svegli alla guida senza compromettere i tempi di reazione: non sottovalutate il livello della vostra stanchezza, se prevedete di affrontare un lungo tragitto pianificate con cura tutto il viaggio, valutate orari e distanze; fate delle soste nelle aree di ristoro, compresa una notte in albergo se il tempo di viaggio supera le dieci ore.

Durante i viaggi lunghi la radio può farvi un’ottima compagnia, e vi terrà informati in tempo reale sul traffico, in ogni tratta.

Evitate cibi ipercalorici e restate leggeri nelle ore immediatamente precedenti alla guida. Assumete alimenti energetici per restare reattivi. Meglio non esagerare con la caffeina che, oltre ad aumentare irritabilità e stress, offre dei benefici molto circoscritti nel tempo. Sono preferibili bevande energetiche soft come il ginseng e guaranà.

Infine è importante evitare di assumere alcolici, cannabis e farmaci: guidare in stato psicofisico alterato, oltre che essere un comportamento punito dalla legge, è molto pericoloso.

Per evitare di addormentarsi può essere utile regolare la temperatura dell’abitacolo: l’aria calda, infatti, potrebbe produrre un eccessivo rilassamento, perciò durante il tragitto aprite il finestrino o accendete l’aria condizionata per rinfrescare l’ambiente. La sonnolenza è associata alla mancanza di luce durante i viaggi notturni, perciò potete tenere accesa l’illuminazione dentro dell’abitacolo.

Se avete un navigatore satellitare impostate le coordinate per arrivare alla meta, prima di mettervi in viaggio, a veicolo fermo; è una tecnologia molto utile per evitare di sbagliare strada.

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Auto in panne in città o in autostrada: ecco cosa fare

Un guasto meccanico improvviso dell’automobile durante un viaggio è una eventualità da prendere in considerazione. Vediamo come comportarsi per facilitare la circolazione, e mettersi in sicurezza in attesa dei soccorsi

Una delle situazioni più spiacevoli per un automobilista è ritrovarsi con l’auto in panne, ferma in strada per un malfunzionamento improvviso. Restare a piedi con un veicolo ad alimentazione tradizionale (benzina, gasolio, GPL) o con un modello di ultima generazione, come auto ibride o elettriche, senza la possibilità di ripartire, è più frequente di quanto si possa credere. Può succedere nelle situazioni più delicate: mentre vi recate ad un appuntamento importante, oppure in vacanza carichi di bagagli, o in mezzo ad una strada ricoperta di neve. Meglio pensarci prima e sapere come comportarsi senza perdere la calma, segnalare il problema al soccorso stradale rispettando le regole di sicurezza previste dal Codice della Strada, e risolvere la situazione il prima possibile.


Come rendersi visibili con l’auto in panne

Un mezzo fermo a causa di un incidente, di una rottura o una foratura degli pneumatici rappresenta un problema per la sicurezza stradale. Una possibilità abbastanza frequente specialmente per vetture con scarsa manutenzione, usate per anni e con tanti chilometri nel motore.

Le regole per questo tipo di emergenze sono valide sia sulle strade urbane, che in quelle extraurbane. In molti casi l’arresto del veicolo è causato da un guasto improvviso e non è possibile rimuoverlo autonomamente dalla carreggiata, compromettendo la mobilità. In tal caso accendete subito le frecce lampeggianti, ancora prima che possano sopraggiungere le forze dell’ordine o altri mezzi di soccorso, rendendo visibile l’auto ferma. Indossate il giubbotto catarifrangente che dovete sempre avere a bordo, e utilizzate il triangolo di emergenza per segnalare l’ostacolo lungo il percorso ai mezzi in arrivo.

A questo punto chiamate il soccorso stradale precisando la vostra posizione e le condizioni di traffico, per facilitare l’arrivo dei soccorsi e della Polizia, ed eventualmente dei Vigili del Fuoco nel caso in cui si accendano delle fiamme.

Se il problema si presenta in autostrada e il motore si spegne all’improvviso è necessaria molta prudenza: non frenate bruscamente e cercate di sfruttare l’inerzia residua della macchina per raggiungere la corsia di emergenza. A motore spento lo sterzo è molto più pesante da manovrare, perciò tenete entrambe le mani salde sul volante.

Una volta raggiunta la corsia di emergenza accendete le quattro frecce lampeggianti e azionate il freno a mano. Prima di scendere dal veicolo è necessario indossare il gilet arancione ad alta visibilità catarifrangente. Anche in questo caso usate il triangolo rosso appena le condizioni di traffico lo consentono e disponetelo lungo la corsia di emergenza, prestando attenzione alle vetture che stanno sopraggiungendo ad alta velocità nella vostra direzione.

Usate il telefono cellulare per segnalare l’auto in panne al soccorso stradale, richiedendo assistenza. In alternativa potete raggiungere a piedi la più vicina colonnina abilitata alle chiamate di emergenza.

Come usare il triangolo di emergenza con l’auto in panne

Il triangolo di emergenza è uno strumento che non deve mai mancare a bordo delle automobili, come prevede il Codice della Strada. Va utilizzato fuori dai centri abitati, in situazioni di scarsa visibilità, come ad esempio di notte quando le luci di emergenza non sono sufficienti, sulle strade extraurbane per segnalare la presenza di sostanza pericolose o di oggetti sulla carreggiata, e quando il veicolo in panne non è visibile da una distanza di almeno 100 metri.

Il segnale va posto ad almeno 50 metri dal veicolo fermo o da eventuali carichi dispersi sulla carreggiata, in modo che esso sia visibile ad almeno 100 metri, dagli automobilisti che sopraggiungono. Il triangolo va appoggiato stabilmente sulla strada ad un metro dal lato esterno della carreggiata.

Il pagamento della multa per mancato uso del triangolo, ovvero la sanzione prevista dall’art 162 comma 5 per la mancanza del segnale mobile di pericolo, va da un minimo di 41,00 a un massimo di 168,00 euro, e la perdita di 2 punti sulla patente (4 punti per i neopatentati).

Come comportarsi mentre si attendono i soccorsi

Durante l’attesa dei soccorsi stradali, in caso di sosta di emergenza, bisogna aspettare in condizione di sicurezza, fuori della carreggiata. Per segnalare l’ingombro dell’auto ferma è necessario utilizzare, di giorno, il triangolo, e di notte le luci di posizione o di emergenza.

In condizioni di scarsa visibilità, la sosta d’emergenza e l’esecuzione di operazioni quali la sostituzione di uno pneumatico possono esporre a gravi rischi. In questo caso è di fondamentale fermarsi il più lontano possibile dalle corsie di transito e rendere visibile con tutti i mezzi possibili il veicolo, accendendo anche le luci posteriori antinebbia e i fari anteriori, oltre che le luci di emergenza. Talvolta queste luci sono fissate sul portellone posteriore, che viene lasciato aperto in alto, ad esempio dopo l’estrazione della ruota di scorta dall’apposito vano, rendendole quindi invisibili; perciò una volta preso tutto il necessario dal baule, ricordate di richiudere il portellone in modo che le luci accese siano correttamente visibili a distanza dai veicoli in arrivo.

Anche chi esegue operazioni di emergenza deve rendersi il più possibile visibile, indossando, come prescritto dal Codice della Strada, il giubbotto o le bretelle ad alta visibilità; è importante tenere d’occhio anche i veicoli sopraggiungenti per evitare situazioni potenzialmente pericolose. In tutti i casi è opportuno che i passeggeri, adulti e i bambini, scendano dalla vettura recandosi il più possibile lontano, in zone protette e sicure, lontano dal traffico.

Auto in panne in città o in autostrada: cosa cambia

Sia in una strada urbana che in autostrada le procedure sono simili, cercando di mettere in sicurezza il prima possibile il veicolo e i suoi occupanti, posizionando il triangolo di segnalazione (in autostrada va posizionato a 100 metri dal veicolo in panne), e indossando l’indumento catarifrangente.

Un danno improvviso al veicolo in autostrada è un’eventualità che comporta maggiori rischi rispetto ai centri urbani a causa dell’elevata velocità dei veicoli in circolazione. In questi casi è sempre consigliabile mantenere la lucidità, non lasciarsi prendere dal panico ed evitare decisioni avventate che potrebbero mettere a rischio la vostra vita, e quella degli altri automobilisti.

Un’altra differenza riguarda la corsia di emergenza e le aree di sosta ai lati della carreggiata, appositamente previste in autostrada a poche centinaia di metri l’una dall’altra, con le colonnine telefoniche per avvisare i soccorsi stradali digitando il numero per le emergenze. Una comoda alternativa se non avete il cellulare, o se siete con la batteria dello smartphone scarica.

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Regole di comportamento dei pedoni

Chi cammina per strada deve rispettare delle regole, ci sono diritti ma anche doveri e sanzioni per i trasgressori, a tutela della sicurezza stradale

I pedoni rappresentano una delle categorie più deboli tra gli utenti della strada, per questo meritano particolari attenzioni e tutele. Il nuovo Codice della Strada ha appositamente introdotto la categoria di “utenza vulnerabile”, che comprende i pedoni e i ciclisti, oltre ai conducenti di ciclomotori, motocicli e le persone con disabilità. Tuttavia queste tutele non devono essere abusate da parte dei pedoni che devono comunque rispettare le regole di comportamento previste dall’art. 190 del Codice della Strada. Vediamo le disposizioni previste dalla legge a tutela della sicurezza dei pedoni e come evitare comportamenti scorretti e maldestri quando si è a piedi, per strada.


Comportamento dei pedoni: regole e norme di riferimento

Il comportamento dei pedoni è regolato dall’articolo 190 del Codice della Strada, che indica dove è consentita la loro circolazione dentro e fuori i centri abitati, e nelle ore di oscurità; come devono attraversare la strada per evitare un incidente, quali sono i divieti da rispettare e le sanzioni che scattano in caso di inosservanza. È importante anche l’articolo 191, che norma il comportamento dei conducenti dei veicoli nei confronti dei pedoni, la condotta da seguire quando il traffico non è regolato da polizia locale o da semafori, e su strade sprovviste di attraversamenti pedonali.

Dove possono circolare i pedoni

I pedoni non hanno piena libertà di spostamento su tutte le parti della strada. Il Codice della Strada prevede che debbano circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli, e causare il minimo intralcio alla circolazione.

Fuori dalle città i pedoni hanno l’obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulle carreggiate a due sensi di marcia, e sul margine destro della carreggiata rispetto alla direzione della marcia dei veicoli, quando si tratti di una strada a senso unico di circolazione.

Da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere, i pedoni che circolano sulla carreggiata di strade esterne ai centri abitati, prive di illuminazione pubblica, sono obbligati a camminare su un’unica fila, con tutta la prudenza necessaria in un contesto di scarsa luminosità.

Comportamento dei pedoni: cosa dice il Codice della Strada

Come abbiamo visto gli articoli 190 e 191 del Codice della Strada disciplinano il comportamento dei pedoni in strada, sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi predisposti.

Dal 1° gennaio 2021 è entrato in vigore il nuovo Codice della Strada con alcune importanti novità, introducendo la categoria degli “utenti vulnerabili” tra i quali figurano i pedoni.

La recente riforma ha aggiunto novità e tutele importanti: gli attraversamenti pedonali potranno essere rialzati al piano di marciapiede, e vengono previsti marciapiedi colorati con l’introduzione nel codice di “percorsi pedonali”. Gli amministratori locali potranno istituire stalli di sosta per i veicoli delle donne in stato di gravidanza o con un bimbo di età non superiore a due anni, munite con il nuovo “contrassegno rosa” e per i veicoli in condivisione. Nella segnaletica verticale potranno essere inseriti messaggi sociali e di sensibilizzazione, finalizzati alla tutela e alla sicurezza della circolazione e alla tutela della sosta delle persone con disabilità e delle donne munite del permesso rosa.

Sarà possibile dotare gli attraversamenti pedonali di sensori che attivano segnali luminosi di pericolo al passaggio di pedoni, e su tutte le strade per tutta la larghezza della carreggiata potranno essere adottati sistemi di rallentamento della velocità con elementi di moderazione del traffico, come bande trasversali ad effetto ottico, acustico o vibratorio, restringimenti e chicane.

Le macchine per l’uso di bambini o di persone invalide, anche se asservite da motore, possono circolare sulle parti della strada riservate ai pedoni, secondo le modalità stabilite dagli enti proprietari delle strade.

È vietato, sostando in gruppo sui marciapiedi, sulle banchine o presso gli attraversamenti pedonali, causare intralcio al transito normale degli altri pedoni.

Inoltre c’è il divieto di effettuare sulle carreggiate giochi, allenamenti e manifestazioni sportive non autorizzate. Sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavole, pattini per bambini o altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo.

Ricordatevi che bisogna sempre consentire l’attraversamento della strada ai pedoni qualora questi siano invalidi, bambini o anziani, anche in assenza delle strisce pedonali. Non dare la precedenza ai pedoni sulle strisce comporta la perdita di 8 punti dalla patente.

Hanno sempre ragione i pedoni facendo parte delle categorie vulnerabili? Certamente no, anche loro hanno precise responsabilità da osservare per evitare situazioni di pericolo. Se c’è un investimento sulle strisce o in prossimità di esse, nella stragrande maggioranza dei casi la responsabilità è del conducente del veicolo, ma se il pedone attraversa in maniera imprudente, gettandosi sulle strisce nel momento in cui le auto stanno transitando, si potrebbe ravvisare un concorso di colpa. Se invece il pedone attraversa la strada in assenza di strisce pedonali e viene investito, la responsabilità dev’essere valutata, caso per caso. Se l’urto si verifica in un punto di massima visibilità, è probabile che la colpa ricada comunque sul conducente del veicolo, altrimenti c’è il rischio che il pedone si veda accollare la colpa, come ha sentenziato di recente la Corte di Cassazione. Se il pedone viene investito sulle strisce pedonali in presenza del semaforo rosso, la colpa è sua e non dell’automobilista che sarà così sollevato dalla responsabilità del sinistro.

Come deve comportarsi il pedone quando attraversa la strada

I pedoni intenzionati ad attraversare la carreggiata devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi, dei sovrapassaggi. Quando questi non sono disponibili o sono ad una distanza superiore a cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, prestando tutta l’attenzione necessaria. È vietato ai pedoni attraversare diagonalmente le intersezioni e inoltre non si possono attraversare le piazze e i larghi al di fuori degli attraversamenti pedonali, qualora esistano.

È vietato ai pedoni sostare o indugiare sulla carreggiata, salvo i casi di necessità. I pedoni che si accingono ad attraversare la carreggiata in zona sprovvista di attraversamenti pedonali devono dare precedenza ai conducenti. È vietato effettuare l’attraversamento stradale passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate.

Se il traffico non è regolato da agenti o da semafori, i conducenti devono fermarsi ogni qual volta i pedoni transitano sugli attraversamenti pedonali, concedendo la precedenza non appena li vedono accingersi ad attraversare sulle strisce. Sulle strade prive di attraversamenti pedonali, i conducenti devono consentire al pedone che abbia già iniziato l’attraversamento impegnando la carreggiata, di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza.

I pedoni che non circolano in strada o non attraversano nei modi e negli spazi preposti, sono soggetti alla sanzione amministrativa del pagamento di una multa, la somma va da 26,00 a 102,00 euro. Perciò è sempre indispensabile, anche quando si è a piedi, adottare un comportamento corretto, con diligenza, per evitare danni.

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Come lavare la macchina a casa

Le prime cose da fare per ottenere un’auto pulita senza graffi, lavata comodamente senza lunghe file di attesa all’autolavaggio.

Lavare l’automobile a mano, in autonomia a casa, senza ricorrere ad un autolavaggio ha dei vantaggi. È un metodo pratico ed economico che vi permette un risparmio, consentendovi di mantenere il veicolo in perfetto stato. Infatti le spazzole utilizzate nelle strutture di lavaggio, soprattutto quelle automatiche, possono essere abrasive, col rischio di graffiare l’automobile. Vediamo i trucchi per lavare e asciugare l’auto e quali prodotti scegliere.


Lavare la macchina a casa: quando farlo

La frequenza del lavaggio dell’auto dipende dalla stagione, dai tipi di percorsi e strade che solitamente percorrete e dal tempo che avete a disposizione. Tuttavia è bene lavare l’auto periodicamente per evitare che lo sporco si incrosti sulla carrozzeria, sui tessuti e sulle superfici interne. Soprattutto durante l’estate, il caldo fissa in modo deciso le impurità sull’esterno della macchina, perciò meglio rimuoverle in anticipo.

Il sale e la sabbia sono i nemici più frequenti che le auto devono sopportare, sebbene quelle più moderne abbiano un resistente strato protettivo per la carrozzeria sotto la vernice, che la protegge dall’ossidazione. Se l’auto è stata riverniciata nel tempo è consigliabile lavarla più spesso per rimuovere lo sporco e i depositi di sale.

Come lavare la macchina a casa: tutto l’occorrente

I prodotti indispensabili per un lavaggio fai-da-te:

  • Sgrassatore per auto (da usare con molta cautela, essendo abrasivo)
  • Sapone o shampoo lucidante per auto
  • Spugne
  • Stracci, pelli o panni di microfibra per l’asciugatura
  • Un secchio di acqua pulita per il lavaggio e uno per il risciacquo
  • Un tubo di gomma collegato al rubinetto
  • Spazzole a setole rigide (di cui una per le gomme)
  • Guanti
  • Cera per auto
  • Lucidante per cerchioni

Prima regola: se l’auto è stata esposta al sole è sconsigliato procedere al lavaggio perché la superficie troppo calda farebbe evaporare la schiuma rapidamente, seccandola sulla carrozzeria. Mettetevi quindi all’ombra, all’interno della vostra proprietà. Lavare un’auto in strada, su suolo pubblico, è vietato dal Codice della Strada.

Ovviamente prima di iniziare è necessario chiudere completamente i finestrini e alzare i tergicristalli anteriore e posteriore. A questo punto procedete con il prelavaggio utilizzando lo sgrassante per rimuovere residui di catrame, resina, escrementi di volatili o sporco particolarmente resistenti. Bisognerà attendere pochi minuti affinché il prelavaggio agisca in profondità, poi si potrà procedere con il risciacquo.

Completata questa prima fase si può passare al lavaggio vero e proprio, iniziando dalle zone inferiori, perché di norma sono le parti dove la sporcizia tende ad accumularsi. È preferibile utilizzare una spugna esclusivamente per i cerchi e le ruote, vista la considerevole quantità di sporcizia che andrete a rimuovere. Utilizzate due secchi, uno per il sapone e l’altro per il risciacquo.

Immergete la spugna nel secchio con la schiuma e il sapone e passatela sulla carrozzeria, senza esercitare troppa pressione per non rovinare la vernice. Si può anche utilizzare un panno in microfibra, che è più delicato, per evitare ogni rischio di rovinare la vernice superficiale.

Ripetete questo passaggio fino a quando l’auto non sarà completamente pulita come desiderate, e risciacquate la schiuma e lo sporco con un getto d’acqua fredda non troppo forte.

Prestate attenzione ai dettagli e alle componenti che si tendono a dimenticare, come i tappetini, da pulire con un aspirapolvere, il parabrezza, da detergere dall’interno, la plastica del cruscotto, i pedali del freno, acceleratore e frizione, gli specchietti e il portabagagli.

Pulire l’interno dell’auto è importante come lavare l’esterno, un abitacolo igienizzato porta beneficio alla salute. Oltre ai residui organici, come il cibo, le briciole o gli acari, i sedili e l’abitacolo possono sporcarsi con diverse macchie; inoltre se si portano a bordo animali facilmente si possono percepire cattivi odori. Aspirate la polvere ed eventuali impurità dagli interni e pulite i sedili, rimuovendo le macchie con acqua e bicarbonato.

Se siete alle prese con tracce di grasso, olio, cibo o rossetto sulla tappezzeria, un buon rimedio può essere un panno di cotone imbevuto di solvente per vernici diluito con acqua. Quando il tessuto è bagnato, cospargete la zona con sale o amido di mais e lasciate agire per almeno otto ore.

Un’altra macchia insidiosa è provocata dal caffè: tamponate con della carta per assorbire il caffè in eccesso, poi versateci sopra dell’acqua fredda e spruzzate uno spray detergente per vetri. In alternativa potete mescolare un bicchiere di acqua a temperatura ambiente e mezzo bicchiere di aceto, poi tamponate più volte. Infine utilizzate spray disinfettanti per eliminare i batteri.

È bene precisare che in Italia le acque reflue sono considerate un rifiuto pericoloso per l’ambiente che deve essere filtrato e smaltito come le “acque nere”, prima di essere immesso nello scarico dell’acquedotto pubblico. A sancirlo è il decreto legge n. 152 del 3 aprile 2006. Per un lavaggio auto e norma di legge, quindi, bisognerebbe disporre di un impianto di trattamento delle acque nel proprio garage o nel giardino di casa, per evitare l’inquinamento.

Come lavare la macchina a casa: la scelta del detergente

È consigliabile utilizzare detergenti specifici e certificati per ottenere un risultato efficace evitando danneggiamenti. Scegliete prodotti professionali che non siano troppo aggressivi e abrasivi ed evitate il detersivo da cucina. Lo sgrassatore deve avere un pH alcalino medio (10-11), che possa agire senza strofinare la superficie, semplicemente da risciacquare dopo pochi minuti.

In generale sono preferibili prodotti emollienti monocomponenti particolarmente adatti alla rimozione del film statico, detergenti con schiuma profumata dosati a bassa pressione per l’eliminazione dei moscerini, detergenti concentrati e non aggressivi per cerchi in lega e cera auto-asciugante per carrozzeria e vetri.

In alternativa potete effettuare un lavaggio a secco che consiste nel pulire il veicolo totalmente senza acqua e detergenti liquidi, ma esclusivamente con prodotti che non hanno bisogno di risciacquo (chiamati “savewater”).

Come asciugare la macchina

Dopo aver pulito l’automobile si procede con l’asciugatura utilizzando preferibilmente panni puliti in microfibra. In commercio è possibile trovare dei prodotti specifici che aiutano nell’operazione di asciugare l’auto rapidamente e senza lasciare aloni sulla carrozzeria e sulle superfici vetrate.

Anche la pelle di daino è un materiale è molto valido per asciugare e lucidare la carrozzeria della vettura.

Infine potete completare il lavaggio e la pulizia con la stesura di una cera sulla carrozzeria da applicare con delicatezza, per renderla lucida e proteggerla dagli agenti esterni.

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L’omologazione del gancio di traino

Il gancio di traino è indispensabile quando si ha un rimorchio, ma bisogna conoscere le normative a riguardo e cosa prescrive il Codice della Strada. Vediamo di cosa si tratta e come sono cambiate le cose con il Decreto Semplificazioni

Il gancio da traino è un elemento meccanico che può essere installato sui veicoli a motore per consentire il trasporto di un rimorchio. Servono l’omologazione e il collaudo, ma recentemente i tempi sono stati accorciati grazie ad alcune importanti novità contenute nel Decreto Semplificazioni. Vediamo come installarlo, omologarlo e cosa prevede la nuova norma.


Gancio di traino: cos’è

Il gancio di traino è un “dispositivo a sfera per rimorchi leggeri”, con massa a carico non superiore a 750 kg oppure massa complessiva a pieno carico di motrice e rimorchio non oltre le 3,5 tonnellate di peso. È un accessorio metallico per veicoli, indispensabile per trasportare merci, trainare carrelli, roulotte e altri tipi di carrelli come quelli usati per trasportare ciclomotori, moto da cross, biciclette da downhill o classiche, o animali.

Il gancio di traino fisso rimane sempre visibile sul veicolo, mentre quello estraibile lo si può far rientrare quando non lo si utilizza. Deve essere dotato di un certificato di conformità e un manuale di istruzioni per l’installazione. Il telaio viene agganciato alla carrozzeria del veicolo trainante, solitamente è dotato di una presa per trasmettere al rimorchio i comandi elettrici del veicolo a motore. Perciò occorre acquistare un kit elettrico con la centralina, cablaggi, prese, fusibili e viti per l’assemblaggio, che permetta di trasmettere la corrente elettrica dal veicolo al rimorchiabile.

Il gancio deve essere omologato per poter circolare in sicurezza, perciò serve un collaudo che possa attestarne la robustezza e il corretto funzionamento. Nel momento in cui vengono superati i test, vengono rilasciati i documenti per la circolazione su strada, oltre al tagliando adesivo applicato sulla carta di circolazione.

Gancio traino: come installarlo

Prima di tutto assicuratevi che ci sia un gancio di traino adatto al modello della vostra macchina, non è scontato che la casa automobilistica costruttrice lo produca ancora, o che siano disponibili produttori per il vostro specifico modello. L’installazione a regola d’arte deve essere fatta da tecnici specializzati che certifichino l’idoneità e la compatibilità del gancio con la vettura.

Prima della recente entrata in vigore del Decreto Semplificazioni si procedeva al collaudo direttamente presso gli uffici della Motorizzazione Civile, allegando la folta documentazione necessaria e pagando gli oneri previsti. L’esito positivo del collaudo veniva certificato da un adesivo da applicare sulla Carta di Circolazione. Nel caso in cui tutto il processo di montaggio del gancio di traino e rilascio dei documenti richiedesse più tempo, la Motorizzazione provvedeva al rilascio di un permesso provvisorio.

Vi sono veicoli a motore omologati secondo la direttiva europea n. 2001/116/CE già dotati fin dall’assemblaggio in fabbrica della struttura di traino e della relativa licenza. In questi casi non si verrà sottoposti all’operazione di collaudo ma bisognerà, in ogni caso, recarsi alla Motorizzazione Civile per notificare la presenza del gancio installato sull’automobile.

Nel caso di alcune tipologie di veicoli, come i camper, questo optional già montato ne aumenta il valore sul mercato dell’usato.

La normativa per l’omologazione del gancio di traino

Per effettuare regolarmente l’omologazione sono necessari i seguenti documenti, da consegnare negli uffici della Motorizzazione Civile.

  • modello TT2119
  • dichiarazione di montaggio conforme alla normativa rilasciata dall’installatore
  • scheda tecnica del gancio fornita dall’azienda costruttrice
  • fotocopia della carta di circolazione
  • due versamenti rispettivamente ammontanti a 25,00 e 14,62 euro

Una volta omologato, comunicate l’installazione del gancio alla vostra compagnia di assicurazioni, alcune compagnie infatti prevedono una diversa tariffa per la polizza RCA in caso di installazione di gancio. Si tratta di una comunicazione obbligatoria, dato che anche il gancio è oggetto di assicurazione.

Le regole imposte sono piuttosto rigide e circolare con un gancio non a norma, non collaudato o non omologato, comporta una sanzione amministrativa che può superare i 400 euro con conseguente ritiro della carta di circolazione dell’auto. Se si superano i limiti di dimensione e di peso le sanzioni possono essere ancora più dure.

Omologazione gancio traino: cosa è cambiato con il Decreto Semplificazioni

Con il Decreto Semplificazioni pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel settembre del 2020, non è più obbligatorio provvedere al collaudo nelle sedi della Motorizzazione. Il provvedimento del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti cerca di alleggerire la burocrazia, e stabilisce che basterà una dichiarazione dei lavori a regola d’arte da parte di una delle officine accreditate dal Ministero dei Trasporti, quindi senza la formale “visita e prova” alla Motorizzazione.

È stato parzialmente così rivisto il comma 1 dell’articolo 78 del Codice della Strada, riguardante le modifiche delle caratteristiche costruttive funzionali dei veicoli in circolazione e l’aggiornamento della carta di circolazione.

Articolo che è stato modificato lo scorso settembre dalla Legge di conversione del Decreto Semplificazioni e dispone che per le modifiche ai veicoli per quanto riguarda sostituzione del serbatoio GPL, installazione del gancio traino, doppi comandi e adattamenti per la guida dei disabili, non servirà più il collaudo effettuato dalla Motorizzazione. La dichiarazione scritta dell’officina esecutrice dei lavori sarà sufficiente, e questo documento dovrà comunque essere inviato alla Motorizzazione per l’aggiornamento del libretto di circolazione.

Perciò non si dovrà più aspettare la “visita e prova” alla Motorizzazione. Entro 30 giorni dai lavori eseguiti sull’auto è necessario presentare la domanda di aggiornamento della Carta di Circolazione. Può inoltrare la richiesta il proprietario stesso del veicolo, o può incaricare un’agenzia di pratiche auto. Per farlo autonomamente bisogna sostenere dei costi: 10,20 euro di tariffa motorizzazione e 16,00 euro di imposta di bollo.

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È obbligatorio il casco in bicicletta?

Il Nuovo Codice della Strada non prevede l’obbligo di indossare dispositivi per la protezione della testa, nemmeno per i minori di 14 anni. Ma è meglio proteggersi per evitare infortuni, soprattutto nel post lockdown con la circolazione delle auto tornata a pieno regime. 

La sicurezza in bicicletta è un tema importantissimo e molto attuale a causa del numero di bici circolanti in città e nei percorsi fuoristrada dove solitamente si usa la mountain bike. In Italia indossare il casco protettivo per i ciclisti non è obbligatorio, sebbene sia un’abitudine di buon senso per evitare situazioni di pericolo e danni. Una caduta dalle due ruote, anche a basse velocità, può provocare conseguenze gravi. Vediamo quali sono le regole attualmente in vigore, e come scegliere un buon casco.


Il casco in bici è obbligatorio? Le norme in vigore

Secondo le disposizioni del Codice della Strada, fino ad oggi non c’è l’obbligo di indossare il casco in bicicletta né per gli adulti, né per i minorenni. La bozza del nuovo Codice della Strada inizialmente prevedeva l’obbligatorietà del caschetto protettivo per i bambini di età inferiore ai 14 anni, ma successivamente il legislatore ha preferito non fare rientrare la norma nel testo definitivo.

Sono sempre di più le persone che scelgono le due ruote per gli spostamenti, soprattutto nell’anno del Covid. Il post lockdown in Italia si caratterizza da un aumento degli spostamenti in bici e dalla maggiore attenzione alla mobilità sostenibile. Nel 2020 sono state vendute oltre 2 milioni di biciclette, circa il 20% in più rispetto al 2019, quando le vendite totali, compreso il segmento delle bici a pedalata assistita, avevano fatto registrare quota 1 milione e 700 mila. Tuttavia sono aumentati anche gli incidenti che coinvolgono i ciclisti (+3,3%), perciò la prudenza e l’abitudine di indossare il casco, per bambini e adulti, andrebbero incentivate per migliorare la prevenzione.

Molti conducenti ancora ignorano le regole e sottovalutano la sicurezza stradale nella falsa convinzione che si possa andare in bicicletta con disinvoltura e superficialità, magari distraendosi con frequenza guardando lo smartphone. È un errore grave e pericoloso, la bicicletta va condotta con la stessa attenzione e responsabilità con le quali si guidano i ciclomotori, prestando attenzione alla segnaletica, alle strisce pedonali e alle zone di divieto.

Casco in bici obbligatorio: cosa dice il nuovo Codice della Strada

Dal primo gennaio 2021 è entrato in vigore il nuovo Codice della Strada, approvato dopo diversi mesi di discussioni in Commissione Trasporti, per disciplinare la circolazione di tutti i veicoli, cicli e motocicli. Nella riforma si è data particolare rilevanza agli utenti della strada tipicamente più deboli o comunque esposti a maggiori rischi.

La riforma non prevede l’obbligo del casco per i ciclisti: sebbene resti un presidio consigliato, nessuna norma lo impone. Si è discusso anche della possibilità di estendere l’obbligo ai minori di 14 anni di età, ma alla fine il provvedimento approvato in Aula, non prevede questa imposizione.

Quindi niente casco in bici, ma è stato confermato l’obbligo di indossare giubbotto o bretelle riflettenti se si circola fuori dei centri abitati dopo il tramonto, fino all’alba, o in galleria.

Vi è un’eccezione per le biciclette a motore, senza l’uso dei pedali: in questo caso sono obbligatori il casco, l’assicurazione, la targa, il patentino o patente AM e il certificato di circolazione. Per le biciclette elettriche a pedalata assistita invece il casco non è richiesto perché vengono paragonate dalla normativa alle normalissime biciclette a pedali.

Casco in bici: come scegliere quello giusto

Come scegliere un casco sicuro di buona qualità? Scegliete una calotta esterna in policarbonato o carbonio, resistenti a vento e pioggia. La calotta interna in poliuretano espanso o in schiuma ha il compito di deformarsi durante una eventuale caduta assorbendo gli urti. Scegliete un casco omologato con sigla EN 1087, per essere sicuri che abbia superato i test di sicurezza previsti dall’Unione Europea.

Il casco della taglia giusta deve proteggere la testa ed essere in grado di assorbire gli urti in caso di incidente, ma non deve essere troppo pesante. Allacciatelo con attenzione e controllate che i cinturini siano in buone condizioni, senza strappi o lesioni. Una caduta può compromettere la stabilità del casco e la sua capacità di proteggere dagli urti, ragion per cui dopo un impatto va cambiato.

Per un ciclista è importante essere visto dagli automobilisti in strada, perciò gli accessori di visibilità, come le bande riflettenti intorno al casco e la luce a LED posteriore, sono fondamentali.

Anche se alcuni ciclisti hanno lo stesso casco sia per il ciclismo su strada, che per la mountain bike, esistono prodotti specifici per ogni tipo di bici e percorso. Un casco con una visiera sarà più utile sui terreni sterrati per proteggersi dagli schizzi, mentre i caschi con una ventilazione ottimale sono ideali per i ciclisti agonisti su strada o per il cross country.

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La sicurezza stradale tra i banchi di scuola

La pandemia non ha rallentato le iniziative rivolte alle giovani generazioni con iniziative ad hoc per le scuole primarie e secondarie, ma non solo: anche l’ONU ha un programma ambizioso per ridurre gli incidenti del 50%.

Si è conclusa da pochi giorni la sesta edizione della Settimana Mondiale della Sicurezza Stradale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di mettere in risalto i vantaggi che si traggono dall’avere strade a bassa velocità nei centri abitati e urbani. Uno stimolo per il legislatore a intraprendere azioni per limitare la velocità a 30km/h nelle strade dei centri cittadini di tutto il mondo, laddove le persone vivono, lavorano e giocano. Ma anche l’occasione per promuovere il lancio del Piano globale per il Decennio di Azione per la Sicurezza Stradale 2021-2030 della Nazioni Unite. Obiettivi raggiungibili attraverso un cambio di mentalità, con iniziative formative e didattiche rivolte alle giovani generazioni. In Italia, fortunatamente, proposte in tal senso non mancano, anche grazie al Ministero dell’Istruzione impegnato a promuovere tra i giovani la cultura della sicurezza in strada, il rispetto delle regole e l’educazione alla mobilità sostenibile. Vediamo le iniziative più recenti.

Le iniziative recenti per la sicurezza stradale, rivolte agli studenti

La mentalità si costruisce tra i banchi di scuola: disegnare strade sicure, e video sui monopattini

Il Piano globale per il Decennio di Azione per la Sicurezza Stradale 2021-2030

La sicurezza stradale è una priorità in tutto il mondo, e l’ONU vuole prevenire il 50% dei decessi

Le iniziative recenti per la sicurezza stradale, rivolte agli studenti

I giovani studenti di oggi saranno gli automobilisti di domani, perciò è fondamentale predisporre iniziative didattiche proponendo contenuti informativi sui temi della sicurezza stradale, e dei corretti comportamenti da adottare sulla strada. Idee, strumenti e linguaggi adatti alle nuove generazioni, facendo capire loro che strade a bassa velocità rendono le città non solo più sicure, ma anche più sane, verdi e vivibili.

Fondazione Unipolis, insieme a Sicurstrada e Cittadinanzattiva stanno portando a termine un’iniziativa, che ha coinvolto oltre 1.800 studenti di 57 scuole d’Italia, per realizzare il manifesto della mobilità consapevole, intelligente e sostenibile del futuro. Vi parleremo dei lavori del progetto O.R.A. in un prossimo articolo del blog.

A maggio è partita la campagna di sensibilizzazione “Disegna la tua strada sicura”, con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione, coinvolgendo i bambini delle scuole primarie su tutto il territorio nazionale, chiedendogli di realizzare dei disegni sulla base della loro idea di “strada sicura”. Un’opportunità per far riflettere i bambini sull’ importanza di vivere la strada in sicurezza, attraverso un’esperienza creativa, con disegni e immagini colorate. I disegni migliori sono pubblicati sul portale Edustrada.it

Sempre il Ministero dell’Istruzione, questa volta in collaborazione con il CNEL e la Polizia stradale hanno realizzato un progetto per educare i giovani all’uso in sicurezza del monopattino elettrico, sempre più diffuso nelle città italiane, spesso preferito ai mezzi pubblici e all’automobile soprattutto per brevi tragitti. Si tratta di video educational sul corretto uso del monopattino, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, principali utilizzatori di questo nuovo mezzo di trasporto. Il video, che verrà anche diffuso sui canali Rai grazie alla collaborazione di Rai per il Sociale, è accompagnato da una nota metodologica e dalle regole sul corretto utilizzo del monopattino, (uso del casco per i minorenni, giubbotto riflettente in determinate condizioni, limiti di velocità). Un utile spunto di riflessione per i ragazzi e supporto per l’insegnamento del corpo docente.

La pandemia non ha rallentato le attività educative, infatti particolare successo ha riscosso il Live streaming “L’educazione stradale a scuola” del novembre 2020 con la sessione didattica interattiva sul tema della distrazione e la percezione del rischio sulla strada, con esperti in materia di educazione stradale, per coinvolgere, formare e rispondere in diretta alle domande degli studenti che hanno partecipato da casa o da scuola, con desktop, tablet o smartphone.

Solo comprendendo che la strada, in quanto “pubblica”, è disciplinata da leggi e soprattutto impone prudenza e rispetto nei confronti di sé stessi, degli altri e dell’ambiente, si può sperare in una riduzione degli incidenti e in una mobilità più sostenibile.

Il Piano globale per il Decennio di Azione per la Sicurezza Stradale 2021-2030

Il problema degli incidenti e delle strade sicure non riguarda ovviamente solo l’Italia, ma è diffusissimo in tutto il mondo, una priorità delle comunità in ogni paese al quale dedicare la massima attenzione. Basti pensare che prima della pandemia che ha imposto restrizioni alla circolazione, nel mondo si contavano circa 1,2 milioni di morti sulle strade con 54 milioni di feriti. Il numero di incidenti stradali con feriti è aumentato mediamente del 15,7% fra il 1990 e il 2017.

Per cercare di affrontare il problema attraverso un forte impulso che vada oltre le singole iniziative nazionali, nell’agosto del 2020 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 74/299 “Migliorare la sicurezza stradale globale”, proclamando il Decennio di azione per la sicurezza stradale 2021-2030, con l’ambizioso obiettivo di prevenire almeno il 50% dei decessi e degli infortuni stradali entro il 2030.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha così chiesto all’OMS e alle Commissioni regionali delle Nazioni Unite, di preparare un piano d’azione concreto per il prossimo decennio. Inoltre la risoluzione incoraggia gli Stati membri a compiere sforzi per garantire la sicurezza e la protezione di tutti gli utenti della strada, attraverso infrastrutture stradali più sicure, tenendo conto delle esigenze del trasporto motorizzato e non, e soprattutto degli utenti della strada più vulnerabili.

In particolare l’attenzione si deve concentrare sulle strade a rischio con alti tassi di incidenti, attraverso la combinazione di un’adeguata pianificazione, progettazione, costruzione e manutenzione di strade, sistemi di segnaletica e altre infrastrutture, tenendo in considerazione la geografia di ogni singolo paese.

C’è molto lavoro da fare per migliorare il modo di utilizzare le strade, e ognuno di noi, al volante, è chiamato a fare la propria parte. Viaggiare in sicurezza è un diritto, ma non basta rispettare passivamente le regole, sforziamoci in prima persona per cambiare le cose e migliorare tutto ciò che si può. 

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La ricarica dell’aria condizionata in auto

Tra i normali lavori di manutenzione dell’automobile c’è la ricarica del climatizzatore dell’auto. Tempi, costi e modalità per mantenere efficiente l’impianto.

Il condizionatore auto è indispensabile per mantenere la temperatura che preferite, all’interno dell’abitacolo; va periodicamente ricaricato con l’apposito gas refrigerante, che è alla base del funzionamento dell’aria condizionata. Ma possono presentarsi problemi legati a delle perdite o al malfunzionamento di alcuni elementi dell’impianto, compromettendone l’efficienza. L’ aria condizionata A/C non è solo comoda, ma è una componente importante per mantenere l’auto in condizioni ottimali, impedendo la formazione dell’umidità all’interno del veicolo durante tutto l’anno. Vediamo come verificarne il corretto funzionamento, quando effettuare le revisioni e la ricarica.


Come funziona l’aria condizionata dell’auto

Il condizionatore delle autovetture è lo strumento più sfruttato d’estate, indispensabile per una refrigerazione rapida e durevole dell’abitacolo. Il principio elementare dal quale partire è il seguente: il condizionatore auto non produce aria fredda, ma sottrae aria calda dall’abitacolo. Il funzionamento è abbastanza semplice, l’aria calda all’interno dell’abitacolo viene raffreddata nel momento in cui fa ingresso nell’evaporatore, all’interno del quale circola un liquido freddo. Il compressore agisce come una pompa e mette in circolazione una miscela, con componenti gassose ma allo stato liquido, all’interno dell’impianto condizionante. Dall’azione del compressore il fluido passa al condensatore, dove si liquefà, prima di essere inviato in un serbatoio all’interno del quale vengono trattenute impurità e umidità. A questo punto il liquido viene vaporizzato, rinfrescando l’aria circostante.

Quando l’impianto di aria condizionata della macchina non funziona correttamente, o smette di funzionare del tutto, è probabile che il guasto dipenda dal compressore. È consigliato controllare le condizioni del radiatore del climatizzatore dell’auto, solitamente posto davanti a quello del motore. Potrebbe essere solamente sporco e parzialmente otturato, in tal caso sarà sufficiente un lavaggio con un getto d’acqua ad alta pressione.

Quando ricaricare l’aria condizionata dell’auto e perché

Il momento opportuno per effettuare la ricarica dell’aria condizionata dipende dalla frequenza con cui si utilizza il condizionatore. Basta fare attenzione ad alcuni segnali che potrebbero suggerire di effettuare una revisione e sanificazione per la pulizia delle impurità. La prima cosa che noterete è la minore capacità di raffreddare o riscaldare l’abitacolo e la fuoriuscita di cattivi odori, oltre al tempo necessario per raggiungere la temperatura impostata. Se dopo alcuni minuti ancora non percepite l’aria rinfrescata nell’abitacolo, c’è qualcosa che non sta funzionando correttamente.

In linea generale è consigliabile fare un check-up per ricaricare il climatizzatore ogni due anni, oppure ogni 60.000 Km. Con la stessa scadenza temporale occorre sostituire il filtro disidratatore, importante perché cattura le impurità in circolo e contribuisce all’assorbimento dell’umidità. Inoltre, è necessario, dopo circa 20mila Km la sostituzione il filtro antipolline.

Ricarica aria condizionata: dove farla

Se si avverte che la temperatura all’interno dell’auto non scende, oppure l’aria fresca impiega troppo tempo ad uscire dalle bocchette, è arrivato il momento di provvedere alla ricarica dell’impianto. È consigliabile rivolgersi all’elettrauto di un’officina professionale, e chiedere un appuntamento per effettuare un controllo del condizionatore, il servizio di ricarica dell’aria condizionata, ed eventualmente la riparazione.

In occasione dei tagliandi periodici del veicolo è consigliabile chiedere di dare un’occhiata alle tubature e ai raccordi dell’impianto di aria condizionata; infatti se la vettura viene utilizzata su strade sconnesse i tubi potrebbero allentarsi e provocare delle piccole perdite di gas. In generale tutti i componenti del sistema di condizionamento d’aria sono soggetti all’usura, in particolarmente il compressore. Per sostituirlo occorre aprire il sistema di raffreddamento, ma vi suggeriamo di non farlo nel vostro garage perché il liquido è una sostanza potenzialmente pericolosa, oltre ad essere un rifiuto chimico.

Filtri, guarnizioni, valvole, compressore, ricarica del gas refrigerante, igienizzazione dell’impianto contro i batteri e germi, sono tutti accessori che per essere controllati e sostituiti, richiedono l’assistenza di tecnici specializzati.

Ricarica aria condizionata fai-da-te: pro e contro

La ricarica del gas dell’impianto di climatizzazione può, in linea di massima, essere effettuata anche acquistando un kit di ricarica fai-da-te con bomboletta di gas refrigerante e manuale di istruzione, ma dovete fare attenzione al tipo di veicoli: nelle auto di ultima generazione viene utilizzato un particolare tipo di gas (R1234yf) che è infiammabile e presuppone il ricorso a specifiche attrezzature. Vanno indossati guanti e mascherina di protezione, e il lavoro va effettuato in locali ventilati.

I vantaggi del fai-da-te riguardano i costi più contenuti rispetto ad un’officina, dove per la ricarica e manutenzione si può spendere fino a 70,00 euro. Tuttavia potrebbe non essere un’operazione così semplice come sembra, se ci sono dei guasti meccanici alle componenti dell’impianto. Inoltre maneggiare gas potenzialmente infiammabili, potrebbe essere pericoloso.

 

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