BNP Paribas Cardif insieme al FAI per premiare la sostenibilità

Sviluppare investimenti a impatto positivo e coinvolgere le persone nella tutela dell’ambiente e nella cura dell’identità, della storia e dei valori del nostro territorio. È questo il principio che ha dato vita alla partnership tra BNP Paribas Cardif e il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano.

Protagonisti di quest’iniziativa saranno i clienti che sottoscriveranno le Linee Protette ESG di BNP Paribas Cardif, coniugando sostenibilità e protezione, ai quali verrà data la possibilità di ottenere gratuitamente la tessera FAI per un anno, in considerazione della loro sensibilità e condivisione verso le tematiche di responsabilità sociale e salvaguardia dell’ambiente, diventando così parte attiva nella tutela del nostro patrimonio naturale e artistico.

La sostenibilità è, infatti, un valore centrale e trasversale che BNP Paribas Cardif vuole promuovere anche nell’accezione più ampia di empowerment di ciascuna persona.

Cosa fa il Fondo per l’Ambiente Italiano?

Dal 1975 il FAI si dedica alla cura, alla promozione e alla tutela delle ricchezze artistiche e ambientali del nostro Paese, e lo fa credendo sempre che non basti solo occuparsi dei luoghi, ma anche di come le persone li vivono.

Con questa iniziativa BNP Paribas Cardif vuole donare ai propri clienti anche la possibilità di vivere giornate all’insegna della natura e della cultura nei tanti tesori disseminati sul territorio italiano, a volte poco conosciuti, che meritano una riscoperta.

BNP Paribas Cardif, l’impegno nella sostenibilità

Il sostegno al FAI si inserisce nella cornice delle azioni e degli impegni di responsabilità sociale intraprese da BNP Paribas Cardif sulle tematiche ESG. In particolare, nella propria strategia di investimento, la Compagnia si impegna a:

  • sviluppare investimenti a impatto positivo con riguardo alla selezione degli attivi finanziari che compongono le Gestioni Separate. Promuovere, inoltre, gli investimenti a impatto positivo nella nostra gamma di “Unit-Linked”;
  • agire contro il riscaldamento climatico, tenendo in considerazione la dimensione delle emissioni di carbonio degli attivi finanziari nel quadro dei processi d’investimento delle Gestioni Separate;
  • consolidare l’analisi ESG e la politica d’impegno degli azionisti nell’ambito delle strategie e dei processi d’investimento.

 Nel settembre 2021 BNP Paribas Cardif ha aderito alla Net-Zero Asset Owner Alliance e, più recentemente, ha rafforzato il suo impegno per combattere il cambiamento climatico aderendo all’iniziativa Climate Action 100+.

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L’onda insurtech 2021 non si ferma: siamo a 10,5 miliardi

Nonostante il periodo di stop dovuto alla pandemia di nuovo coronavirus, il mondo insurtech continua ad attrarre l’attenzione degli investitori e fa registrare numeri da record. A dirlo è l’ultimo rapporto rilasciato dalla società di consulenza Willis Tower Watson, che analizza la performance complessiva del settore durante i primi tre trimestri dell’anno in corso.

insurtech 2021, i numeri dei primi tre trimestri

A livello globale, da gennaio a settembre 2021 le compagnie insurtech hanno raccolto fondi per 10,5 miliardi di dollari in 421 round di investimenti, un numero ben superiore rispetto ai 377 chiusi nell’intero 2020. Mancano inoltre appena 12 milioni di dollari per raggiungere la cifra totale incassata dal settore nel 2018 e nel 2019 combinati.

In particolare, nel trimestre appena conclusosi sono stati raccolti 3,1 miliardi di dollari: il 23% in più rispetto allo stesso periodo nel 2020, ma il 35% in meno rispetto al trimestre precedente. Inoltre, su 113 round totali – di cui più del 30% di Serie A – 11 sono stati “mega-round” da più di 100 milioni di dollari, i quali hanno rappresentato più della metà del totale dei fondi raccolti.

Due dei tre round più corposi sono stati chiusi da compagnie attive in ambito cyber: Coalition, che a fine settembre ha raccolto 205 milioni di dollari e raggiunto una valutazione da 3,5 miliardi; e At-Bay, che a luglio ha raccolto 185 milioni di dollari con un round di Serie D.

Il 46% delle compagnie che hanno potuto contare su nuova liquidità sono americane, ma l’onda insurtech sta rapidamente raggiungendo anche Paesi collocati in altre aree geografiche, come la Svezia, il Sudafrica, gli Emirati Arabi Uniti o il sud-est asiatico.

Investimenti non per tutti: il 50% sono megaround

Come sottolineato da Andrew Johnston, Global Head of InsurTech per Willis Re, “la continua crescita del settore non significa che i fondi dei venture capital siano disponibili per la maggior parte, o anche solo per molte, delle compagnie attive nel campo”. La tendenza principale, infatti, si muove verso una sempre maggiore concentrazione degli investimenti a favore di un circolo ristretto di compagnie con un posizionamento ormai consolidato.

Nel secondo trimestre del 2021, per esempio, più di due terzi dei fondi raccolti sono stati concentrati in 15 accordi. Di conseguenza, lo 0,5% delle compagnie insurtech attive a livello mondiale si sono spartite 3,3 miliardi di dollari, ulteriori 1,5 miliardi di dollari sono stati distribuiti ad altre 147 aziende, ma il 95% delle startup insurtech in attività non ha ricevuto alcun finanziamento.

Inoltre, analizzando i dati degli ultimi anni Willis Tower Watson ha calcolato che, in media, il 50% dei fondi ricevuti dal settore insurtech è parte di mega-round. Questo è parzialmente legato all’abitudine, sempre più comune per le grandi aziende, di lanciare importanti round di investimenti poco prima di entrare sui mercati finanziari, con lo scopo di migliorare la propria valutazione e raggiungere lo status di unicorno.

Il numero di nuovi unicorni sta infatti progressivamente aumentando: nel 2018 le startup che hanno raggiunto una valutazione pari o superiore al miliardo di dollari sono state quattro, cinque nel 2019 e nel 2020 e ben otto nel 2021. Willis Tower Watson ha stimato che oggi sono attivi all’incirca 24 unicorni insurtech.

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Pronta la sandbox insurtech per sperimentare i progetti di innovazione nelle assicurazioni

C’è una bella notizia per insurtech e compagnie d’assicurazioni in tutta Italia: nasce una sandbox regolamentare per il settore, un progetto realizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con l’Ivass, la Banca d’Italia e la CONSOB.

Come si legge sul sito ufficiale dell’Ivass, si tratta di “un ambiente controllato nel quale operatori tradizionali e del fintech / insurtech potranno testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi beneficiando di un regime semplificato transitorio, in costante dialogo e confronto con le Autorità di vigilanza.”

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022 sarà possibile presentare all’Ivass le richieste di ammissione.

Perché una sandbox regolamentare?

Quello della mancanza di regolamentazione adeguata è uno dei più grossi ostacoli per lo sviluppo del modello open insurance, e per la trasformazione digitale del settore assicurativo in generale. È per questo che l’iniziativa rappresenta un importante passo avanti per la digitalizzazione del settore in Italia.

Commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA e Founder di YOLO: “Secondo l’Italian Insurtech Association è una iniziativa UNICA per creare sperimentazione, metriche e nuove iniziative. Speriamo vivamente i progetti siano numerosi e di qualità”.

Come funziona la sandbox regolamentare per l’insurtech

La sandbox agisce come un ambiente controllato all’interno del quale sarà possibile testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi in ambito insurtech e fintech, beneficiando di un regime semplificato e transitorio.

L’Ivass utilizzarà la sandbox come banco di prova, per valutare i progetti insurtech e attuare gli interventi normativi necessari per agevolare lo sviluppo tecnologico e digitale del settore assicurativo riducendo i potenziali rischi.

Come sperimentare nella sandbox

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022, e in seguito in altre finestre temporali determinate dalle autorità, sarà possibile presentare richiesta d’ammissione tramite il modulo scaricabile in questa pagina.

Potranno partecipare attività “significativamente innovative”, in uno stato sufficientemente avanzato per la sperimentazione e sostenibili da un punto di vista economico e finanziario.

Qui i criteri per la valutazione stabiliti dall’Ivass.

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Competenze digitali nelle assicurazioni: due corsi dell’Italian Insurtech Association

Due percorsi formativi per sostenere le competenze digitali nel mondo delle assicurazioni: è la risposta di IIA – Italian Insurtech Associtation, al forte ritardo digitale che penalizza il settore.

Oggi, infatti, in Italia solo il 34% delle compagnie ha una struttura dedicata all’innovazione, contro il 77% in Europa e solo il 24% intermediari assicurativi (indagine IIA, EMF Group elipsLife) ritengono di avere un livello di business molto digitalizzato, mentre per il 52% il processo si trova in uno stato di avanzamento e per il 24% è solo alle fasi iniziali.

“Il Gap di competenze tecniche e digitali rappresenta uno dei principali limiti dell’Insurtech italiano – commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA “Per superarlo prevediamo per i prossimi 5 anni un fortissimo sforzo in termini di formazione, transfer di competenze tramite collaboratività e rinnovamento delle compagnie attraverso l’apertura alle nuove discipline del digitale. Il nostro impegno formativo è proprio quello di incoraggiare i professionisti a guidare l’evoluzione digitale nell’industria assicurativa. Per questo auspichiamo inoltre che gli investimenti in formazione per la digital transformation diventino massivi e invitiamo gli Amministratori Delegati, i CDA e i management ad affrontare questa esigenza nel più breve tempo possibile. Non basterà l’open innovation a creare un humus su cui far germogliare l’insurtech”.

Assicurazioni, il ritardo digitale in Italia

Secondo una survey realizzata da IIA, il grave gap in termini di competenze tecnologiche e digitali nel comparto assicurazioni è percepito dal 71% degli impiegati del settore, di cui il 53% che si dice molto preoccupato per questo divario che rischia di limitare la capacità del settore di sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze di un consumatore sempre più digitale.

Il 39% ritiene di non essere in grado di usare al meglio strumenti tecnologici di base come la mail o strumenti operativi e il 65% non conosce il significato di tecnologie e soluzioni alla base della rivoluzione digitale in atto in qualsiasi settore: IoT, Blockchain, Machine learning.

Competenze digitali, il gap che frena il mercato assicurativo in Italia

Non solo: dalla ricerca EY realizzata in collaborazione con IIA sull’impatto dell’innovazione sull’organizzazione delle aziende assicurative emerge inoltre che il 43% dei professionisti del settore non sappia cosa siano le polizze on demand. Di fronte a questa consapevolezza di un mismatch di competenze rispetto alle esigenze del mercato, l’82% degli intervistati dall’indagine richiede nei prossimi 12 mesi più formazione e training proprio in ambito tecnologico e digitale.

Due iniziative per la formazione in competenze digitali per le assicurazioni

Per rispondere a questa esigenza, IIA, da sempre impegnata nel promuovere la formazione tecnica e la condivisione di best practice tecnologiche degli operatori del settore, ha aperto le iscrizioni per due nuovi percorsi formativi: il Master in Insurtech e il corso The Digital Reinvention of Insurance – The Future of Insurance Technology. Le due iniziative hanno l’obbiettivo di amplificare le competenze dei futuri professionisti del mondo assicurativo.

Il Master in Insurtech

In partenza il 1 novembre la seconda edizione del Master in Insurtech, organizzato da IIA con fintechjobs.today, la community che offre servizi di recruitment e formazione innovativi  e focalizzati sul mercato finanziario italiano.

Il Master ha l’obiettivo di fornire gli strumenti per comprendere e gestire le innovazioni digitali che stanno trasformando l’industria assicurativa. Il percorso avrà la durata di 6 settimane e sarà articolato in 5 moduli di studio. Per chi avrà superato l’80% della frequenza, verrà rilasciato un Executive Master Certificate.

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The Digital Reinvention of Insurance

Il corso The Digital Reinvention of Insurance si rivolge agli executive, ai quali è stata affidata la responsabilità di guidare l’innovazione e la digital trasformation della propria azienda. Si tratta di 5 giornate, dal 18 al 22 ottobre, svolte in modalità live streaming, in lingua inglese e con la presenza di speaker delle principali compagnie assicurative, dell’ecosistema insurtech e di aziende tecnologiche della Silicon Valley, che porteranno la loro visione innovative del settore.

Al termine del corso verrà rilasciata una certificazione.

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Mercato assicurativo, le nuove sfide

Tra le nuove sfide per il mercato assicurativo, emerge sempre più la nuova figura dell’assicuratore che deve avere competenze che sappiano fondere data science, intelligenza artificiale, ingegneria matematica. Nei prossimi 10 anni tutte le compagnie dovranno assumere e formare personale sulla base delle nuove professionalità emergenti, quali: Digital Trasformation Managers, IG Data Scientist; & Business Analyst, IA and Machine Learning Expert, Digital Project Manager, Cloud Architect, Growth Hacker, Scrum Master, UX Designer, Digital Marketing & Performance Leader, Digital Strategy Leaders, Business Process Automation Leaders, Cybersecurity Leaders, Robotics Engineers, Fintech Engineers e Digital Underwriters.

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Digital Health 2020, la crescita e le startup

La digital health, o salute digitale è il punto d’incontro tra tecnologie digitali e il settore della salute personale, del benessere, dell’assistenza sanitaria. La digital health è telemedicina, ma è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

E’ un settore piuttosto ampio, che cerca di rispondere fondamentalmente a una mission: una sanità migliore, più accessibile per tutti, più efficiente, più intelligente.

La digital health e la sanità territoriale

La salute digitale fa rima con prevenzione, personalizzazione, sanità di prossimità, sanità territoriale.

Quest’ultima è quella che ha fatto acqua in Italia nell’emergenza Covid e che ci ha distinto per numero di morti da Paesi come la Germania, dove il supporto sanitario a domicilio è molto più diffuso, come dice l’Osservatorio delle Malattie Rare, che sottolinea: ‘Tra gli addetti ai lavori, ma anche nella consapevolezza collettiva, è ormai piuttosto chiaro che il problema di gestione sanitaria dell’emergenza COVID-19 non fosse tanto, o anzitutto, nella quantità di posti letto, quanto nella facoltà di ‘arrivare prima’ del ricovero, e semmai evitarlo. Facoltà che da anni si invoca con la formula della “sanità territoriale”, che altro non è che la possibilità di dialogo tempestivo e assistenza diretta. Semplice, a casa, addirittura a portata di smartphone o PC. Basta chiedere a Paesi europei come la Germania, dove il ‘mistero dei pochi morti’, a fronte di contagi vicini ai nostri, in realtà non c’è, perché trova risposta in un sistema personalizzato di supporto sanitario, anzitutto a domicilio“.

Sono anni che la digital health si va sviluppando in tutto il mondo e che molti esperti ci dicono che è il futuro della medicina e della sanità, ne avevamo parlato con Roberto Ascione fondatore di Healthware, ma con la pandemia ogni possibile remora culturale, comportamentale, organizzativa ha ceduto di fronte alla necessità di farvi ricorso, mostrando palesemente quanto gli strumenti tecnologici possano fare la differenza nella gestione sanitaria. Lo hanno capito i medici in primis.

Secondo un report di CompuGroup Medical (CGM) sulla risposta digitale in Italia all’emergenza Covid-19, oltre 4mila medici, farmacisti, dentisti, psicologi e altri operatori hanno utilizzato la piattaforma di teleconsulto Clickdoc, fornita gratuitamente durante l’emergenza per alimentare la relazione medico-paziente, salvaguardare la continuità assistenziale, con particolare riferimento alla cronicità. Quasi 5.300 farmacie hanno già aderito a ricettainfarmacia.it, sistema che, fornito anch’esso gratuitamente, permette al paziente l’invio della ricetta elettronica (NRE) direttamente alla sua farmacia, così da ridurre spostamenti e file e ricevere i medicinali anche a domicilio.

Questi sono solo una parte dello scenario ‘competitor’ tra le applicazioni di telemedicina che hanno registrato una straordinaria crescita nei mesi scorsi o che sono nate sull’onda dell’emergenza: l’ Instant Report COVID-19 n. 8 di ALTEMS (Università Cattolica) pubblicato lo scorso maggio, ha censito quasi 140 soluzioni di telemedicina, avviate dalla singole aziende sanitarie a partire dall’inizio di marzo, oltre i due terzi delle quali dedicate all’assistenza dei pazienti “non covid”. Vi sono poi diverse piattaforme ‘private’: PagineMediche.it (che a marzo in 10 giorni ha visto l’iscrizione di oltre mille medici alla piattaforma di videovisita), Miodottore.it, DaVinci Salute, Telemedicina del Centro medico Santagostino, Topdoctors, LiviConnect, Ultraspecialisti, ecc.

Come riporta la tabella precedente, l’universo digital health, comprende altro oltre alla telemedicina: è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

L’ecosistema digital health

A livello di player l’ecosistema comprende grandi aziende, start-up, istituzioni, investitori, il mondo dei medici, degli operatori sanitari e dei farmacisti, le strutture ospedaliere pubbliche e private, le RSA, i pazienti stessi e i caregiver, il mondo della formazione, delle università, della ricerca, ma anche quello delle assicurazioni. Il successo della digital health dipende da tutti questi elementi ed è un processo anche culturale, che mette la persona al centro e ha come obiettivo il miglioramento della salute individuale e del sistema sanitario.

Sul fronte del venture capital e delle startup, che tendono a dettare le tendenze di quello che chiamiamo ‘futuro’ , è opinioni degli esperti che nonostante un rallentamento generale degli investimenti dall’inizio dell’anno, causa coronavirus, nei prossimi mesi il settore sarà probabilmente più vivace proprio nei settori direttamente coinvolti nella lotta alla pandemia (i.e., settore dei dispositivi medici e biotecnologie) o in quelli che prevediamo possano influenzare la ripresa dell’economia mondiale nella fase post-Covid-19 , in primis la digital health.

Le startup in primo piano

Rock Health

Negli Stati Uniti, un nuovo report di Rock Health, ha evidenziato un’esplosione degli investimenti in digital health, dall’inizio della pandemia, con una raccolta di capitali che ha raggiunto i 5,4 miliardi di dollari (4,79 miliardi di euro) nei primi sei mesi del 2020 e i tagli delle operazioni aumentano. E’ recentissima la notizia dell’investimento pari a 200 milioni di dollari nella startup RO, una piattaforma digitale per la salute che si prende cura del paziente dalla diagnosi alla delivery della cura e all’assistenza. Il suo Ceo CEO Zachariah Reitano ha espresso un concetto molto importante a Crunchbase.

“Pensiamo che l’assistenza sanitaria digitale sia qui per restare”, ha detto Reitano. “Anche se non tutte le problematiche sanitarie sono adatte per l’assistenza a distanza, pensiamo di essere nel bel mezzo di un massiccio cambiamento paradigmatico verso una mentalità digitale, dove i pazienti penseranno prima di tutto se possono ricevere un’assistenza sicura e di alta qualità online, e poi cercheranno un’assistenza di persona, se può servire meglio le circostanze specifiche”.

1000Farmacie

Un esempio italiano recente è invece 1000Farmacie, che ha chiuso un round di investimento da 1,5 milioni di euro, sottoscritto da gruppi industriali, investitori, come Fin Posillipo Spa ed Healthware Ventures.

La società è nata nel 2019 con lo scopo di unire le migliori farmacie italiane, con i rispettivi magazzini, per mettere a disposizione degli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti al prezzo migliore e riceverli direttamente a casa tramite il servizio di consegna, ma, complice il Covid, ha già ampliato la sua missione.

“L’attuale esperienza sanitaria è estremamente frammentata comportando disagi per il cliente finale. 1000Farmacie punta ad unificare l’esperienza sanitaria digitale: dall’acquisizione di informazioni attendibili online alla consegnadi farmaci a domicilio in poche ore, passando per teleconsulto e test diagnostici. La nostra piattaforma riunisce in modo sinergico circa 1000Farmacie autorizzate, con l’obiettivo di offrire ai consumatori il più grande assortimento disponibile e la possibilità̀ di acquistare in sicurezza online direttamente dalle farmacie di fiducia”, ha affermato il CEO e cofondatore Nicolò Petrone.

DaVinci Healthcare

Un altro esempio, sempre italiano, è DaVinci Healthcare, che ha sta vivendo una grandissima crescita, ‘del 70% al mese negli ultimi 12 mesi e con questo passo li triplicheremo ancora nei prossimi mesi. Entro il 2020 prevediamo una crescita del 300%”, dice in questa intervista Stefano Casagrande CEO della società –  commentando la chiusura della loro campagna di equity crowdfunding in overfunding prima del termine.

DaVinci è una startup innovativa che fa telemedicina, in particolare teleconsulti e telemonitoraggi, facendo leva sulle più avanzate tecnologie, offrendo servizi medici e psicologici a distanza in video o chat. Il servizio è offerto tramite app o webapp e garantisce un tempo di attesa massimo di 20 minuti.

Le piattaforme di telemedicina stanno facendo un grande lavoro di supporto all’assistenza territoriale, DaVinci Healthcare, per esempio, sta collaborando con la più grande cooperativa di medici di medicina generale che copre tutto il territorio lombardo e vede 750 medici di famiglia coinvolti.

Anche l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano ha registrato un’evoluzione nel comportamento sia dei professionisti sanitari che dei pazienti negli ultimi mesi. Secondo i dati, “oltre al 13% dei medici di medicina generale e al 23% di medici specialisti che utilizzavano già questi strumenti e vorranno farlo anche in futuro, rispettivamente ben il 56% e il 37% dei medici che non avevano mai usato questi strumenti si è convertito e intende farlo in futuro”.

Metawellness

Altra startup italiana che possiamo inserire nell’universo digital health, ma è diverso dalla telemedicina, è Metawellness, che ha ideato un braccialetto sinteticamente definito anti-Covid: si chiama Labby Light e ha due funzioni, una per il distanziamento sociale, l’altra per il tracciamento dei contagi. Recentemente la società ha avviato una campagna di crowdfunding per realizzare  il primo bracciale al mondo in grado di rilevare congiuntamente battito cardiaco, temperatura corporea ed ossigenazione del sangue, che troverà applicazione sia in ambito sportivo sia nel campo della telemedicina essendo certificato come dispositivo medico.

Il Next Normal è della Digital Health

La prova provata che il boom della salute digitale non si sgonfierà ci arriva da un’altra startup italiane di teleassistenza infermieristica specializzata fornita da ParkinsonCare. Il servizio, ideato da Careapt – startup del gruppo Zambon – e reso gratuito fin dalle primissime fasi dell’emergenza grazie alla collaborazione con Confederazione Parkinson Italia Onlus, che ha registrato negli ultimi tre mesi (a lockdown concluso)  4.500 chiamate, 3.389 interventi di teleassistenza, 235 video-consulti con neurologi e altri professionisti del team multidisciplinare, e riducendo a 7 accessi al MMG (medici di medicina generale) e 2 soli accessi al Pronto Soccorso.

Di questo esempio italiano hanno parlato anche pubblicazioni scientifiche internazionali,  come il  Journal of Parkinsonisms and Related Disorders o su The Lancet, per sottolineare l’importanza della telemedicina per l’assistenza ai malati di particolari patologie, in particolare di quelle neurodegenerative, che possono essere costantemente monitorate da una rete di figure altamente specializzate all’interno del proprio ambiente domestico, in grado di restituire una prospettiva più realistica delle loro condizioni.
Si tratta del cosiddetto modello “home-hub-and-spoke”.

Quello della salute digitale (Digital Health) è stato uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. E appartiene a questa categoria uno dei tre vincitori: Morphogram, piattaforma innovativa dedicata ai professionisti del mondo della nutrizione.

Morphogram®, la piattaforma innovativa per il mondo della nutrizione

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+Simple, in Italia la piattaforma per abilitare il cross-industry per gli intermediari assicurativi

Approda in Italia +Simple, la società francese che offre agli intermediari assicurativi la possibilità di arricchire il portafoglio d’offerta con i prodotti di primarie compagnie per diverse categorie professionali (come dottori commercialisti, avvocati, commercianti, artigiani) e piccole imprese.

Tramite +Simple, gli intermediari hanno la possibilità di offrire ai propri clienti un’ampia gamma di prodotti in modo immediato e semplificando i processi amministrativi.

Interamente digitale, la sua proposta è un esempio di strumenti utili per colmare il gap del mercato degli intermediari assicurativi in Italia, un comparto che in quanto a digitalizzazione ancora lascia desiderare.

Insurtech, il ritardo digitale degli intermediari assicurativi

La versione italiana della piattaforma sarà disponibile entro la fine del 2021.

Cosa fa +Simple

Fondata nel 2015 in Francia, l’insurtech +Simple propone una gamma di prodotti che includono le polizze per RC Professionale, D&O, MedMal, Tutela Legale, Vita e Salute, Auto e Mobilità, Casa e Tempo Libero.

La proposta di +Simple, interamente digitale, è rivolta agli intermediari indipendenti e agli agenti mandatari di compagnie che non hanno in portafoglio prodotti in grado di rispondere ai bisogni assicurativi di categorie professionali (avvocati, dottori commercialisti, ecc.) e imprenditoriali (piccole e medie imprese, artigiani, ecc.).

Come funziona la tecnologia

L’attività di +Simple è supportata dalla tecnologia robo broker che incrementa l’efficienza dell’attività d’intermediazione semplificando operatività e processi di sottoscrizione, senza trascurare l’importanza della consulenza assicurativa. Facilita inoltre la gestione della relazione con i clienti e il cross-selling aumentando il tasso di fidelizzazione.

+Simple, un modello di successo

Il modello di servizio di +Simple ha dimostrato di essere efficace in Francia, mercato assicurativo con una distribuzione analoga all’italiana. Nel 2020 la società ha raggiunto un fatturato di 10 milioni di euro con 55.000 assicurati raggiunti grazie a una rete distributiva di 6.000 collaboratori e prevede di generare nel 2021 20 milioni di commissioni, grazie anche alle diverse acquisizioni effettuate a livello europeo.

“Gli intermediari professionali esercitano un ruolo centrale nel mercato assicurativo italiano, accentuato dalla crescente domanda di consulenza da parte di imprese e professionisti”, dichiara Fabrice Kron, CEO di +Simple Italia Agency “Questa funzione essenziale può essere esercitata con maggiore efficacia estendendo ed affinando l’offerta di soluzioni assicurative e migliorando l’efficienza della gestione. Il modello di +Simple è stato sperimentato in Francia con successo. Riteniamo che nel mercato italiano ci siano oggi le condizioni adatte per ottenere risultati analoghi”.

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Italian Insurtech Summit 2021, ecco di che cosa si parlerà

Il più grande evento innovativo del settore assicurativo italiano torna a settembre con la sua seconda edizione. Si terrà il prossimo 20 e 21 settembre con il sottotitolo “Ora o mai più” Italian Insurtech Summit 2021, organizzato da IIA – Italian Insurtech Association.

L’evento, rivolto ad assicurazioni, broker, agenti tecnologici, all’industria e ai liberi professionisti, si articolerà in due giorni completamente dedicati all’innovazione digitale del settore, e agli scenari che l’ecosistema Insurtech ha davanti, anche alla luce delle conseguenze della pandemia.

Italian Insurtech Summit 2021, due giornate all’insegna dell’insurtech

Come nell’edizione precendente a partecipazione gratuita, l’evento si terrà in forma ibrida, sia in streaming sia live, nel rispetto delle normative Covid-19: una vera e propria maratona in due giorni con circa 30 ore di interventi di oltre 150 speaker, italiani ed esteri, provenienti dal mondo dei servizi finanziari, dell’innovazione, della tecnologia e della creatività, che porteranno la loro esperienza per creare contaminazione e sperimentazione, le chiavi per aiutare a evolvere e crescere il mercato assicurativo italiano.

Durante il pomeriggio del secondo giorno avrà luogo la seconda edizione degli Insurtech Awards: verranno premiate le migliori realtà che nel 2020/2021 si sono distinte per capacità innovativa e di eccellenza in 16 categorie che meglio rappresentano il concetto di Insurtech.

italian insurtech summit

Amazon spinge sulle assicurazioni: cos’è Amazon Insurance Accelerator

Negli ultimi anni, tra le sue varie “esplorazioni” in settori complementari, Amazon si è gradualmente affacciato anche nel mondo assicurativo. Dopo la collaborazione siglata con l’unicorno insurtech Next Insurance, il gigante e-commerce i compie un nuovo passo con il lancio del suo Amazon Insurance Accelerator: un servizio per supportare i venditori nella scelta e adozione di coperture assicurative a buon prezzo e da provider affidabili da affiancare ai propri prodotti.

Scrive Amazon nel suo blog:

“A lungo i nostri venditori sono stati tenuti a ottenere un’assicurazione sulla responsabilità per danni causati dai propri prodotti, e vogliamo renderlo più facile e conveniente. Abbiamo lavorato con un broker assicurativo per creare Amazon Insurance Accelerator, un network di fornitori di assicurazioni controllati che valuterà e, in caso sia necessario, offrirà un’assicurazione di responsabilità civile a tariffe competitive ai venditori idonei. I venditori pagheranno solo il costo dell’assicurazione stessa.”

Un nuovo strumento che non sarà obbligatorio utilizzare, precisa Amazon: i venditori potranno continuare a ottenere coperture assicurazione da qualsiasi provider autorizzato. Il servizio Amazon Insurance Accelerator viene incontro a tutti quei business, specialmente di piccole e medie dimensioni, che trovino difficoltà nel compiere questa scelta da soli, o siano interessati a tariffe agevolate.

“Amazon ha lanciato questo nuovo servizio in concomitanza con l’abbassamento a $10K della soglia di fatturato mensile oltre la quale Amazon richiede ad un venditore di dotarsi di una polizza RC Prodotti” scrive Yuri Poletto, Insurance Open Innovation Consultant e Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association. “Un ulteriore passo di Amazon nel mercato assicurativo, un’ottima notizia per il mercato che non potrà che beneficiare della maggiore concorrenza esercitata da questa mossa di Amazon.”

Il network, per la creazione del quale Amazon si è avvalsa della collaborazione del broker assicurativo Marsh, includ e Chubb, Harborway Insurance underwritten by Spinnaker Insurance Company, Hiscox, Liberty Mutual Insurance, Markel, e Travelers. Per la digitalizzazione delle polizze e dei processi il network si avvale invece dei servizi offerti dalle insurtech BOLD PENGUIN e Simply Business.

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Cross industry, l’assicurazione integrata per la smart home secondo Enel X

Continua l’onda delle alleanze cross-settore per le assicurazioni. Enel X, in collaborazione con il broker digitale Neosurance e la compagnia assicurativa Net Insurance, ha lanciato a fine luglio la sua prima assicurazione on-demand e pay-per-use per la casa: Homix Smart Protection, assicurazione flessibile che protegge l’abitazione dai furti, attivabile contestualmente all’acquisto del Multisensore della gamma Homix, la smart home di Enel X.

Il prodotto coniuga i servizi della smart home con quelli assicurativi di ultima generazione, andando a parare su un mercato consistente: secondo una ricerca di febbraio 2021 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, soltanto in Italia il mercato della smart home attualmente vale già 500 milioni di Euro e la sicurezza occupa il primo posto tra le motivazioni di acquisto.

Grazie a questa operazione, d’ora in poi i clienti Homix che acquisteranno Homix Multisensore, il sensore di movimento, temperatura e luminosità dell’ecosistema smart home di Enel X, potranno attivare la polizza Homix Smart Protection e riceveranno in regalo 5 giorni di assicurazione contro i danni da furto per la propria casa.

Enel X, Neosurance e Net Insurance per l’assicurazione Smart Home integrata

“Quando progettiamo un nuovo prodotto o servizio mettiamo sempre al centro le esigenze dei nostri clienti, che chiedono convenienza, semplicità di utilizzo e sicurezza. Homix Smart Protection in questo senso è a misura di cliente perché offre un servizio attivabile solo quando serve, che consente di pagare solo ciò che si consuma, gestibile con un semplice click dallo smartphone, integrato con la nostra smart home Homix e in grado di garantire un ulteriore livello di protezione delle case. È con soluzioni innovative come queste che rendiamo i nostri prodotti davvero accessibili a tutti” ha dichiarato Andrea Scognamiglio, Responsabile Global e-Home di Enel X.

“Da sempre lavoriamo per un’industria assicurativa sempre più aperta a nuovi ecosistemi, che parta dai reali bisogni delle persone. Siamo entusiasti di aver contribuito ad un progetto così pionieristico, perché è la dimostrazione che il cambio di prospettiva è già in atto: questo mercato può fare un salto in avanti di anni se usiamo la tecnologia per abilitare una rete di alleanze con soggetti tradizionalmente lontani dal mondo delle assicurazioni, ma molto vicini ai nostri nuovi stili di vita. A beneficiarne saranno non solo gli assicurati, ma anche l’intero ecosistema”, ha commentato Pietro Menghi, CEO di Neosurance.

“La nuova polizza casa è un esempio di innovazione digitale customer centric, dove la tecnologia consente di confezionare un prodotto disegnato sullo stile di vita dei consumatori” ha spiegato Andrea Battista, Amministratore Delegato di Net Insurance. “Credo che questo possa essere un modello paradigmatico per evoluzione dei cosiddetti “incidental channels”, sempre più attori della nuova offerta assicurativa. Questi canali contribuiscono infatti a rendere le coperture più accessibili e a ridurre lo strutturale gap del nostro Paese in termini di Protezione” ha concluso Battista.

Come funziona la polizza

A differenza di una polizza assicurativa tradizionale, quella di Enel X non prevede il pagamento di un canone annuale ma solo di una tariffa a consumo. Così il cliente può decidere la durata della copertura assicurativa in base alle proprie esigenze e allo stesso tempo monitorare la spesa direttamente dal proprio smartphone tramite l’App Homix. Esauriti i primi giorni di copertura in regalo, attraverso un wallet ricaricabile, sarà possibile pagare solo il tempo reale di utilizzo e ricevere una notifica quando il credito sta per esaurirsi.

La soluzione – al momento disponibile sul mercato italiano per i clienti che possiedono o acquisteranno la smart home Homix di Enel X – consente una scalabilità futura a livello globale, grazie all’architettura garantita dal supporto tecnico riassicurativo di AXA XL, alla modularità della piattaforma di Neosurance oltreché alla piena conformità alle normative assicurative internazionali.

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Insurtech, investimenti da record: nella prima metà del 2021 superata la cifra complessiva raccolta nel 2020

Non si arresta la crescita del mondo insurtech, in tutti i continenti. Secondo l’ultimo report rilasciato dalla società di consulenza Willis Tower Watson, i fondi raccolti dalle startup del settore nella prima metà del 2021 superano già il valore complessivo degli investimenti raggiunto nell’intero 2020.

Insurtech, investimenti record

Nei primi sei mesi del 2021 il mondo insurtech ha raccolto investimenti dal valore complessivo di 7,4 miliardi di dollari, superando nella prima metà dell’anno i 7,1 miliardi totali raccolti lo scorso anno.

Nel secondo trimestre, da aprile a giugno, è stata inoltre raggiunta la cifra record di 4,8 miliardi di dollari: il 210% in più rispetto allo stesso periodo nel 2020, che però è stato fortemente segnato dalla pandemia di Covid-19. L’aumento è comunque notevole anche se comparato al primo trimestre del 2021: +89%.

Grande spinta è stata data agli investimenti early-stage, cresciuti del 9% rispetto al trimestre precedente e del 200% rispetto al periodo aprile-giugno 2020. In crescita anche gli investimenti mid-stage, di Serie B o C, il cui peso sul totale è salito dal 6% al 23%.

Il 55% delle operazioni del secondo trimestre 2021 ha interessato startup attive nella distribuzione dei prodotti assicurativi. Se l’obiettivo principale in questo caso è quello di allentare il rapporto di dipendenza creatosi con gli agenti assicurativi, un’eccezione alla regola è rappresentata da Wefox, che punta invece a mantenere vivo il ruolo degli agenti nella sua strategia di distribuzione.

Notevole, poi, la geografia degli investimenti: nel secondo trimestre 2021 questi hanno coinvolto startup insurtech provenienti da 35 Paesi, nove in più rispetto ai primi mesi dell’anno. Per la prima volta, inoltre, hanno partecipato anche compagnie provenienti da Paesi relativamente nuovi al mondo delle assicurazioni digitali, come Botswana, Mali, Romania e Turchia.

I mega-round

Nel corso dei primi sei mesi dell’anno sono stati conclusi 162 accordi – l’11% in più rispetto al periodo precedente – di cui 15 mega-round da più di 100 milioni di dollari. Il loro valore complessivo, da 3,3 miliardi di dollari, ha rappresentato il 67% del totale dei fondi raccolti.

Protagonista degli ultimi mesi è stata la startup tedesca Wefox, che a giugno ha raccolto 650 milioni di dollari, raggiungendo una valutazione di 3 miliardi. Wefox offre polizze per auto, casa e responsabilità personale, puntando sull’automatizzazione dei processi e la gestione digitalizzata di tutte le procedure.

Notevoli anche i risultati della startup britannica Bought By Many – specializzata in polizze assicurative per animali domestici – che ha incassato 350 milioni di dollari, e di Collective Health (280 milioni), Alan (223 milioni) e Shift Technology (220 milioni).

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