Unicorni insurtech, la lista completa: gli Stati Uniti guidano la rivoluzione nelle assicurazioni

Ecco gli unicorni insurtech: startup e scaleup che sono riuscite a raggiungere una valutazione pari o superiore a un miliardo di dollari ancora prima dell’entrata in Borsa. Un titolo, quello di unicorno, che è ormai sinonimo di successo ma anche di visione e strategie dirompenti.

In ambito insurtech sono 15 le startup, nate principalmente negli Stati Uniti o in Europa, che hanno visto lievitare la propria valutazione fino al miliardo. Vediamo che cosa propongono e in quali settori operano. Non è certamente una lista chiusa, perché altri unicorni arriveranno nelle praterie dell’insurtech.

Unicorni insurtech – assicurazioni mediche

Alan, Francia

Alan nasce in Francia nel 2016 da un’idea di Jean-Charles Samuelian, già co-founder dell’azienda di sedili per aviazione Expliseat, e Charles Gorintin, data analyst con esperienza in Twitter e Facebook. Negli anni la startup si è allargata ed è oggi attiva, oltre che nel suo Paese natale, anche in Belgio e in Spagna.

Nel portfolio della compagnia troviamo polizze mediche virtuali pensate per diverse tipologie di potenziali clienti: cittadini privati, startup e grandi aziende, ma anche hotel e ristoranti. Tutte le soluzioni sono semplici da sottoscrivere e intuitive da gestire, e offrono anche la possibilità di ricevere consulti medici virtuali direttamente tramite l’apposita app per mobile.

Alan è diventata unicorno nell’aprile 2021, dopo aver raccolto 185 milioni di euro in un round di investimenti di Serie D.

Bright HealthCare, Stati Uniti

Nata a Minneapolis, Minnesota (Usa) nel 2015, Bright HealthCare ha raccolto fino a oggi  1,6 miliardi di dollari in cinque round di investimenti. Nel corso degli anni ha portato a termine tre acquisizioni: la prima nel 2017 con Spyder Trap, startup specializzata nella progettazione di siti web, campagne social e app per mobile; seguita nel 2020 da Brand New Day, attiva in ambito Medicare e infine Zipnosis, che invece offre servizi di diagnosi e triage in modalità virtuale.

La startup opera in 14 stati americani e offre un’ampia gamma di polizze mediche pensate per imprese, famiglie, singoli individui e clienti del programma Medicare, finanziato dal governo americano e dedicato ai cittadini over 65 meno abbienti. Tutti i servizi di Bright Healthcare sono gestibili in modo completamente virtuale.

A giugno 2021 la compagnia ha debuttato sui mercati finanziari, vendendo 51 milioni di azioni per un totale complessivo di 924 milioni di dollari. La sua valutazione, da record, ha ormai superato i 10 miliardi di dollari.

Clover Health, Stati Uniti

Clover Health nasce in Tennessee, nel sud degli Stati Uniti, nel 2014. In sette anni di attività ha raccolto investimenti per più di 1 miliardo di dollari e nel 2017 ha raggiunto lo status di unicorno, dopo aver chiuso un round di Serie D da 130 milioni.

La startup offre polizze mediche pensate per i clienti del programma governativo Medicare. La sua piattaforma, chiamata Clover Assistant, è infatti in grado di raccogliere, strutturare e analizzare i dati sanitari e comportamentali degli utenti per migliorare i propri servizi e i programmi di cura.

Clover Health è entrata in Borsa nel 2020 tramite una fusione con la special acquisition company (SPAC) Social Capital Hedosophia Holding Corp. III.

Oscar Health, Stati Uniti

1,6 miliardi di dollari raccolti in 11 round di investimenti e una valutazione da 9,5 miliardi, aggiornata a marzo 2021: sono solo alcuni dei numeri di Oscar Health, startup insurtech nata a New York nel 2012. Tra i fondatori, oltre a Kevin Nazemi e Mario Schlosser, troviamo anche un nome particolarmente conosciuto: Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump Jared Kushner.

Oscar Health offre polizze mediche pensate per soddisfare diverse esigenze, dai programmi Medicare alle coperture per famiglie o singoli individui: anche grazie alla flessibilità della sua offerta, a gennaio 2021 la compagnia serviva 529mila clienti in 291 contee americane, sparse per 18 stati.

Valutata per 3,2 miliardi di dollari già nel 2018, a marzo 2021 ha fatto il suo ingresso a Wall Street raccogliendo 1,2 miliardi di dollari.

Unicorni insurtech – Assicurazioni auto

Zego, Gran Bretagna

Nata a Londra nel 2016, Zego offre polizze innovative per veicoli aziendali, con soluzioni adatte sia a intere flotte che a singole vetture e autisti privati. I prodotti assicurativi sono estremamente flessibili e permettono di acquistare coperture che durano da un’ora, per esigenze occasionali, fino a un anno.

A luglio 2021 Zego ha assicurato più di 200mila veicoli per migliaia di compagnie e collabora con Uber, UberEats, Deliveroo e JustEat.

La startup è entrata a far parte del club degli unicorni insurtech a marzo 2021, dopo aver raccolto 150 milioni di dollari in un round di investimenti di Serie C. Al momento non è ancora quotata in Borsa.

Metromile, Stati Uniti

Metromile offre polizze auto pay-per-mile, i cui i premi vengono calcolati in base ai chilometri effettivamente percorsi dai clienti. Si tratta di un modello innovativo che si inserisce nel più ampio universo delle assicurazioni connesse, in forte espansione e caratterizzato dall’uso di sensori e dispositivi di tracciamento Internet of Things (IoT).

Metromile è nata a San Francisco nel 2011 e in dieci anni di attività ha raccolto quasi mezzo miliardo di dollari in nove round di investimenti, l’ultimo dei quali, da 170 milioni di dollari, chiuso a febbraio 2021.

Poco dopo la compagnia è entrata nei mercati finanziari tramite la fusione con la SPAC Insu Acquisition Corp II.

Root Insurance, Stati Uniti

Pioniera dell’innovazione a tutti gli effetti, Root Insurance è stata la prima compagnia assicurative mobile-first autorizzata per operare negli Stati Uniti. Le sue polizze auto sono usage-based: i premi vengono stabiliti in base alle abitudini di guida degli utenti, monitorate grazie a un’app da installare sullo smartphone. In questo modo, i guidatori più prudenti hanno la possibilità di risparmiare fino a 900 dollari all’anno rispetto ai costi delle polizze tradizionali.

Tutte le soluzioni assicurative sono acquistabili e gestibili in modo completamente virtuale, tramite il sito e l’app della compagnia.

Basata a Columbus, in Ohio, Root Insurance è stata lanciata nel 2015 e in meno di sei anni di attività ha raccolto investimenti per più di mezzo miliardo di dollari. Con la sua entrata in Borsa, a ottobre 2020, ha venduto 26,8 milioni di azioni a 27 dollari l’una, raccogliendo 724 milioni di dollari.

Assicurazioni casa

 Hippo, Stati Uniti

Hippo ha rivoluzionato il settore delle assicurazioni sulla casa. Le sue polizze smart, flessibili e digitalizzate, mettono infatti a disposizione degli utenti dispositivi Internet of Things (Iot) interconnessi e speciali sensori per monitorare costantemente le condizioni dell’abitazione e prevenire eventuali danni.

Sul sito di Hippo è possibile ottenere un preventivo personalizzato in soli 60 secondi e le sue polizze, disponibili attualmente in 37 stati americani, permettono di risparmiare fino al 25% rispetto ai premi tradizionali.

Hippo è stata fondata nel 2015 in California da Assaf Wand ed Eyal Navon, e ha oggi raccolto investimenti per più di 700 milioni di dollari. Dopo la fusione con la SPAC Reinvent Technology Partners Z – un’operazione da 5 miliardi di dollari che ha dato a Hippo liquidità per 1,2 miliardi – l’insurtech è entrata in Borsa nel marzo 2021.

Assicurazioni miste, aggregatori e tecnologia 

Bolttech, Stati Uniti

Tempistiche da record per Bolttech che, fondata nel 2020, in meno di due anni ha raggiunto lo status di unicorno dopo aver raccolto 180 milioni di dollari nel suo primo round di investimenti, chiuso a luglio 2021.

Bolttech gestisce una piattaforma digitale che connette diverse compagnie assicurative permettendo loro di offrire ai clienti prodotti anche al di fuori delle rispettive aree di specializzazione. Allo stesso tempo, la piattaforma è accessibile anche da piccole attività commerciali o compagnie non direttamente attive nel settore insurance, che però vogliono comprare polizze oppure offrire il servizio ai propri clienti.

La startup collabora oggi con 150 assicuratori in 14 Paesi, e i suoi servizi hanno permesso di chiudere operazioni con premi dal valore complessivo di 5 miliardi di dollari.

Lemonade, Stati Uniti

Tra i colossi del mondo insurtech è impossibile non menzionare Lemonade, startup che nel 2020 era valutata per più di 4 miliardi di dollari e lo scorso luglio ha debuttato sui mercati finanziari raccogliendo 319 milioni di dollari.

Nata nel 2015, Lemonade offre polizze su vita, casa e animali domestici, un mercato quest’ultimo in rapida espansione. Presto, inoltre, saranno attivati prodotti assicurativi anche per il mondo dell’auto. Tutti i servizi di Lemonade sono completamente digitalizzati e le tecnologie all’avanguardia utilizzate permettono di chiudere un contratto in soli 90 secondi e ricevere una compensazione in caso di sinistri in 3 minuti.

Lemonade è attualmente attiva in tutti i 50 Stati americani e in Francia, Germania e Paesi Bassi.

Next Insurance, Stati Uniti

Next Insurance è nata nel 2016 a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley californiana. A fronte di investimenti per 880 milioni di dollari e più di 200 mila clienti serviti, la sua valutazione ha ormai superato i 4 miliardi di dollari.

La startup offre polizze digitalizzate per le piccole e medie imprese, studiate per cinque diverse categorie di rischio: responsabilità civile e professionale, auto aziendali, attrezzature tecniche e danni e infortuni.

Nella prima metà del 2021 ha avviato una partnership con Amazon per permettere ai membri del programma Business Prime di poter acquistare coperture assicurative flessibili in modo semplificato.

Next Insurance non è ancora quotata in Borsa, e rimane quindi  di diritto fra gli unicorni insurtech.

PolicyBazaar, India

PolicyBazaar è l’unico tra gli unicorni insurtech insurtech basato nel continente asiatico, in particolare nello stato indiano di Haryana. Essendo in attività dal 2008 si posiziona anche come il più longevo. 

La startup opera come un aggregatore per polizze di diverso tipo – dalla vita all’auto, passando anche per il settore sanitario – offerte da più di 50 compagnie assicurative. In questo modo i clienti possono comparare le offerte e trovare rapidamente le soluzioni che più rispecchiano le loro esigenze.

La startup ha raccolto quasi 800 milioni di dollari in 13 round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a marzo 2021 per 75 milioni di dollari. È diventata unicorno nel 2018, dieci anni dopo il lancio, e ha in programma di quotarsi in Borsa nei primi mesi del 2022.

Shift Technology, Francia

Startup all’avanguardia attiva in ambito Software as a Service (SaaS), Shift Technology sfrutta l’intelligenza artificiale per aiutare le compagnie assicurative a evitare possibili frodi nelle operazioni di sottoscrizione delle polizze, valutazione dei sinistri e gestione delle procedure finanziarie.

La compagnia è nata a Parigi nel 2014 e fino a oggi ha raccolto 320 milioni di dollari in 9 round di investimenti. L’ultimo, il più sostanzioso, è stato chiuso a maggio 2021 per ben 220 milioni di dollari e ha permesso a Shift Technology di entrare nell’universo degli unicorni insurtech francesi, al fianco di Alan.

La startup è già attiva in più di 25 Paesi e tra i suoi clienti troviamo nomi ben noti, da Generali France all’agenzia giapponese Mitsui Sumitomo.

Tractable, Gran Bretagna

Tractable nasce a Londra nel 2014 e, dopo aver chiuso un round di Serie D da 60 milioni di dollari, a giugno 2021 è entrata nel club degli unicorni insurtech.

La startup sfrutta le potenzialità di tecnologie all’avanguardia, come l’intelligenza artificiale e il machine learning, per analizzare rapidamente video o foto di veicoli o altre proprietà personali danneggiate e calcolare quindi l’ammontare della compensazione.

Nonostante le origini inglesi, Tractable ha ormai portata internazionale: fuori dal Regno Unito collabora con più di 20 agenzie assicurative attive negli Stati Uniti, in Giappone e in Francia, e conta attualmente 200 dipendenti.

Wefox Group, Germania

Dopo aver chiuso un megaround di investimenti da 650 milioni di dollari lo scorso giugno, la valutazione dell’insurtech tedesca Wefox ha raggiunto i 3 miliardi di dollari. La startup, basata a Berlino, è stata fondata nel 2015 e pur avendo raccolto quasi un miliardo di dolllari non ha ancora debuttato sui mercati finanziari.

Wefox si definisce come una “compagnia assicurativa digitale” e offre polizze virtuali per auto, casa e responsabilità personale. Il suo punto di forza sta nell’automatizzazione dei processi: tutte le operazioni sono gestibili completamente online, dalla propria abitazione, con in più la possibilità di poter sempre contare sui consigli e l’aiuto di un team di esperti.

 

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BNP Paribas Cardif, partnership con l’insurtech Qover per digitalizzare l’offerta

Co-innovazione è uno dei pilastri di BNP Paribas Cardif per sviluppare servizi più vicini ai bisogni dei consumatori, con un’attenzione particolare al nuovo consumatore digitale. Per dare una spinta al suo percorso di digitalizzazione, BNP Paribas Cardif Belgio ha stretto una partnership con l’insurtech Qover, con cui svilupperà una soluzione B2C per la sua Mortgage Payment Protection Insurance (MPPI), uno dei prodotti di punta della compagnia.

La nuova soluzione digitale può essere integrata da tutti i partner BNP Paripas Cardif grazie alla sua tecnologia basata su API. È già stata adottata dalla banca online Keytrade Bank.

Che cosa fa Qover

Qover nasce nel 2015 a Bruxelles, fondata da Quentin Colmant e Jean-Charles Velge. Pioniere nell’industria assicurativa digitale, offre prodotti assicurativi innovativi tramite API aperte e white label, progettate per una facile integrazione nelle piattaforme digitali dei suoi partner.

Presente in 32 paesi europei con 1 milioni di utenti, conta tra i suoi partner importanti nomi come Deliveroo, Revolut, Wolt, Decathlon, Cowboy e Immoweb.

“Siamo entusiasti di essere il partner prescelto per la digitalizzazione di uno dei prodotti di punta di BNP Paribas Cardif in Belgio,” ha commentato Quentin Colmant, Ceo e cofondatore di Qover. Una collaborazione come questa, tra uno scaleup e un importante player storico, è un passo nella giusta direzione in un mondo in piena trasformazione digitale. In Qover, aspiriamo a creare valore reale per i nostri partner. Velocità e flessibilità fanno parte del nostro DNA.”

Qover e BNP Paribas Cardif Belgio per la digitalizzazione dell’offerta

In un periodo critico di instabilità economica e precarietà lavorativa a causa della pandemia coronavirus, un’assicurazione come quella sul mutuo è un prodotto particolarmente vicino ai bisogni del consumatore. Scopo della partnership con l’insurtech Qover è lavorare in sinergia per la rivisitazione dell’offerta MPPI in chiave digitale, così da renderla più fruibile ad un target più ampio.

La soluzione, che copre il costo mensile del mutuo casa in caso di malattia o perdita del lavoro, richiede un processo di sottoscrizione che può diventare complesso, in particolare a causa dei necessari accertamenti a livello medico. La collaborazione tra le due compagnie ha permesso una completa revisione del processo, semplificandolo ed assicurando una customer experience più user-friendly ed efficiente per i suoi partner e consumatori finali.

La nuova soluzione può essere ora sottoscritta con facilità dal sito web di BNP Paribas Cardif, rispondendo ad alcune domande per ricevere un’offerta personalizzata e su misura delle proprie esigenze. Il processo di firma e sottoscrizione è completamente digitalizzato, e l’intera operazione può essere conclusa senza necessità di recarsi in filiale e senza intermediari o broker assicurativi.

“Collaborando con Qover, siamo stati in grado di beneficiare sia della loro conoscenza tecnica che dell’esperienza assicurativa digitale. Hanno sviluppato una soluzione per noi in tempi record e ci hanno anche aiutato a semplificare processi come la firma e l’accettazione medica. Non vediamo l’ora di esplorare altri progetti insieme” ha commentato Jean-Michel Hermange, Chief Strategy and Digital Officer di BNP Paribas Cardif in Belgio.

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Connected Insurance nel settore auto: la rivoluzione delle polizze usage-based

Il mondo della connected insurance – assicurazioni dinamiche e personalizzabili in base alle reali abitudini dei clienti – ha trovato nel settore automotive uno dei suoi principali ambiti di applicazione.

Le polizze auto infatti ben si prestano all’uso di dispositivi cloud intelligenti che permettono di tracciare le caratteristiche alla guida degli utenti, dalla velocità all’uso corretto delle cinture. In base a queste informazioni è quindi possibile modificare i premi, dando vita a un nuovo prodotto assicurativo: le polizze usage-based.

Vediamo quali sono i principali elementi del modello connected insurance applicato al settore auto, e come le compagnie più innovative ne stanno approfittando.

Come funziona la Connected Insurance per le auto

Le assicurazioni connesse hanno fin da subito trovato terreno fertile nel mondo delle polizze auto. Come detto, particolarmente interessante è la possibilità di creare prodotti assicurativi usage-based (anche detti pay-per-use), i cui premi non sono fissi ma vengono calcolati in modo flessibile sulla base di quanto e come realmente ogni cliente utilizza la propria vettura nella vita quotidiana.

Per tener traccia delle abitudini di guida i veicoli assicurati con una polizza usage-based vengono generalmente equipaggiati con dispositivi IoT (Internet of Things) telematici che registrano in tempo reale diversi parametri, tra cui velocità, distanza percorsa, frenate improvvise e anche l’uso del telefono al volante. In alcuni casi, i dati possono essere raccolti direttamente tramite un’apposita app installata sul telefono cellulare dell’utente.

Le assicurazioni connesse per auto tendono quindi a premiare i guidatori più cauti e rispettosi delle regole, mentre i costi per i viaggiatori spericolati risulteranno inevitabilmente più alti.

Un mercato da 125 miliardi di dollari

Secondo Global Markets Insights Inc., il mercato delle polizze auto connesse e usage-based potrebbe raggiungere i 125 miliardi di dollari entro il 2027, con un tasso annuo di crescita composto (CAGR) di più del 20% tra il 2021 e il 2027, sia a livello globale che nel solo mercato europeo. Una precedente analisi di Markets&Markets stimava che il settore avrebbe raggiunto i 96 miliardi di dollari entro il 2025.

Il segmento più promettente è quello della raccolta dati tramite smartphone, considerato come il metodo più veloce da inizializzare più semplice da utilizzare per gli utenti. La possibilità di tracciare le informazioni soltanto attraverso il proprio telefono, inoltre, ha reso le assicurazioni usage-based accessibili alla grande maggioranza degli utenti.

Promettente anche il settore dei dispositivi IoT per auto, considerati tra le altre cose un importante strumento per migliorare i livelli generali di sicurezza stradale e incentivare l’adozione di comportamenti responsabili alla guida.

Le compagnie chiave

Molte compagnie insurtech hanno già approfittato delle assicurazioni connesse per sviluppare polizze auto innovative e integrate. Tra queste troviamo Metromile, startup di San Francisco (California) fondata nel 2011 che offre polizze personalizzate e basate sui chilometri percorsi. In 10 anni di attività Metromile ha raccolto più di 460 milioni di dollari in nove round di investimenti. L’ultimo, da 170 milioni di dollari, è stato chiuso a febbraio 2021.

Di stampo simile anche l‘americana Root Insurance, che utilizza gli smartphone dei clienti per tracciare le loro abitudini alla guida e offrire polizze personalizzate e calcolate in base ai reali livelli di rischio.

Nel Regno Unito invece si fa notare By Miles, che offre polizze connesse studiate appositamente per i guidatori occasionali che raramente percorrono lunghe distanze: sul sito della compagnia si legge infatti lo slogan “meno guidi, meno paghi”. Le polizze di By Miles sono composte da un prezzo fisso che copre l’auto mentre questa è parcheggiata, e un premio variabile da determinare in base alle abitudini.

Sempre a Londra troviamo poi Carrot – Rewarding Insurance, che invece installa nei veicoli dei clienti una “scatola nera” telematica per raccogliere tutte le informazioni necessarie. Tramite una dashboard interattiva i clienti possono controllare le statistiche relative al comportamento alla guida e il “punteggio” loro attribuito, in base al quale vengono calcolati i premi.

Connected Insurance e auto, il mercato italiano

Le compagnie italiane non hanno intenzione di rimanere indietro: un report curato dalla società di consulenza PwC ha calcolato come già nel 2016 più del 50% delle aziende stessero offrendo soluzioni assicurative connesse per il settore auto.

Secondo l’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 erano attivi 17,3 milioni di veicoli connessi – il 45% di quelli in circolazione – e il mercato valeva quasi 1,2 miliardi di euro. Le soluzioni più diffuse erano i dispositivi Gps, capaci di localizzare il veicolo e tracciare le sue caratteristiche principali, ma stanno attraversando una forte crescita anche le auto connesse tramite SIM o con sistemi bluetooth.

Tra le diverse compagnie che offrono assicurazioni connesse per auto nel nostro Paese troviamo Allianz: la sua formula Sesto Senso installa un dispositivo GPS con speciali sensori in grado di localizzare l’auto e allertare i soccorsi in caso di emergenza o di furto.

Nel 2018 invece Generali Italia ha lanciato Jeniot, una società ad hoc dedicata allo sviluppo dell’Internet of Things e di dispositivi innovativi per la connected insurance in ambito auto, casa e salute.

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L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

“L’Open Insurance è un’onda che è già partita.” E sta arrivando anche in Italia. Questa la premessa di Andrea Lorenzoni, Accenture, alla presentazione dei risultati dell’indagine dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association.

Come spiega Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA, “L’insurtech è abilitato sostanzialmente da tre driver primari: la crescita del consumatore digitale, la crescita e lo sviluppo di nuovi ecosistemi che implicano nuove abitudini e bisogni, e l’avvento di nuovi operatori non assicurativi che distribuiscono prodotti assicurativi integrati nella propria offerta.” Il modello Open Insurance è dunque una componente fondante del futuro del settore assicurativo, che permetterà di cavalcare i tre driver della trasformazione delle assicurazioni e venire incontro alle esigenze del nuovo consumatore digitale.

L’Osservatorio Open Insurance nasce per riunire compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e gli attori dell’ecosistema, con lo scopo di monitorare, analizzare, discutere le applicazioni del modello di assicurazione aperta. Il 30 giugno 2021 ha presentato i risultati della sua prima ricerca, in collaborazione con Accenture, basandosi su un campione di 18 compagnie assicurative e 28 insurtech per tracciare un quadro del fenomeno in Italia.

Open Insurance, la situazione in Italia

Per Open Insurance si intende un modello aperto basato sulle sinergie che possono nascere tra diversi settori e quello assicurativo: si fonda sulla condivisione di dati tra assicuratori, banche, startup e compagnie tech, con lo scopo di creare nuovi prodotti integrati che spaziano in diversi ambiti. Oggi in Italia esistono più di 100 soggetti “non assicurativi” che distribuiscono o sono pronti a distribuire polizze digitali, numero che ha visto un aumento del 30% nell’ultimo anno, e si prevede che decuplicherà entro il 2025.

La prima fotografia scattata dalla ricerca dell’Osservatorio registra un discreto numero di collaborazioni da parte dei player assicurativi, la maggior parte delle quali, tuttavia, sono ancora sperimentali. Oltre il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver avviato sperimentazioni in campo Open Insurance, mentre il 5% si considera già in fase “matura”.

Si può notare inoltre una maggiore apertura da parte delle insurtech, che risultano aver avviato in media 5 progetti di collaborazione, contro i 3 delle compagnie d’assicurazioni tradizionali.

Focus sulle integrazioni API

Il 78% delle realtà intervistate, tra compagnie e insurtech, risulta avere già integrazioni API. I protocolli maggiormente utilizzati risultano essere, nell’ordine, customizzate (50%), secondo standard di mercato (28,6%) e con protocollo proprietario (21,4%) per le compagnie, mentre presentano un quadro quasi rovesciato le insurtech, con 68.8% di protocollo proprietario, 18,8 customizzate e 12,5% standard.

Per entrambe le categorie, la maggior parte dei dati trattati sono contrattuali, anagrafici e di gestione del servizio.

Open Insurance in Italia, tipologie di collaborazione e controparti

Analizzando più nel dettaglio le collaborazioni attive, vediamo come la maggioranza avviene per accordi commerciali o partnership, con alcuni casi di M&A e Joint Venture per le compagnie.

Sia compagnie assicurative che insurtech, inoltre, risultano avere revenue model concentrati principalmente su commissioni o quote di utilizzo del servizio. Nel caso delle compagnie, tuttavia, si riscontrano anche casi non finalizzati alla formazione dei ricavi.

Passando agli attori delle collaborazioni, si può notare come la maggioranza dei progetti avviati da compagnie assicurative siano in partnership con distributori di polizze (65%). Si rileva una tendenza da parte delle compagnie a considerare questo tipo di partner non solo come mezzo di distribuzione, ma anche come strumento per arricchire la propria offerta con servizi aggiuntivi.

Al secondo posto troviamo un 15% di collaborazioni con partner tecnologici, poco superiore a un 10% sia con altre compagnie assicurative che con data company.

Le aziende insurtech, invece, operano perlopiù in sinergia con compagnie assicurative (78,6%), con un 10,7% di partnership con distributori, un 7,1% e 3,6%, rispettivamente, con altre data company e tech company.

Open Insurance in Italia, Use Case

Per quanto riguarda gli use case, tornando alle compagnie assicurative vediamo, come si poteva evincere dai dati precedenti, una decisa maggioranza puntata alla distribuzioni dei prodotti, con lo scopo di raggiungere nuovi target e capillarizzare la propria presenza sul mercato. al 58%. Seguono tra il 16% e il 10%, di efficientamento della gestione dei claims, implementazione di algoritmi di pricing, ed erogazione di servizi accessori. Infine, solo un 5% è dedicato a servizi tecnici di API.

Un po’ più distribuito il lato insurtech, che si divide tra un 41% per la distribuzione dei prodotti assicurativi e un 30% per lo scambio dei dati. Un 11% è dedicati sia alla gestione dei claims, sia alla gestione dei servizi accessori, e in più risulta un 7% per il co-design di prodotto.

Complessivamente, il 44% delle collaborazioni attive di rivolge al settore B2B. Le compagnie assicurative sono equilibrate tra B2B e B2C, mentre c’è un grosso scarto tra i due target per le aziende insurtech.

Modello Open Insurance, quali sono le sfide?

Quali sono le sfide del modello Open Insurance in Italia?

Il 52,6 % delle insurtech rimarca come maggiore criticità nelle collaborazioni la resistenza al cambiamento da parte delle compagnie, mentre il 35, 3% delle compagnie ritiene che la principale criticità sia, invece, legata alla diversità di approccio all’open insurance da parte delle insurtech, per esempio a causa della loro struttura organizzativa più snella e meno burocratica.

“C’è una tematica culturale” commenta Lorenzoni, “che va letta assieme alla divergenza tra approccio d’integrazione tra gli attori”.

Altro fattore determinante, specialmente sentito dalle compagnie è l’attuale mancanza di regolamentazione, indicata come problematica dal 17,6% delle compagnie e e dal 15,8% degli attori insurtech.

“Sono tre le priorità per abbattere i maggiori ostacoli alla diffusione di un modello di innovazione aperta” spiega Lorenzoni, “Innanzitutto, definire regole e standard per la condivisione del dato: la regolamentazione del settore sarà un fattore determinante per disegnare un perimetro all’interno del quale può svilupparsi l’ecosistema open. Senza però ingessarlo, questa sarà la sfida. Essenziale poi avviare programmi di formazione in azienda, per promuovere la cultura dell’innovazione in chiave Open Insurance. Infine, dedicare spazio e risorse alla sperimentazione continua: bisogna che gli attori che partecipano all’Open Insurance si sentano liberi di sperimentare, con sandbox e team dedicati. Sarà importante la velocità di esecuzione e la capacità di saper cambiare in corsa”.

Come conclude Yuri Poletto, Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance, “Il mercato e i consumatori sono pronti per l’Open Insurance. Ora i player devono accelerare ed essere pronti a loro volta”.

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Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari

Un mercato dal grande potenziale e in netta crescita, ma ancora inesplorato da molte tra le principali compagnie assicurative: le polizze pensate appositamente per gli animali domestici si fanno strada nel mondo insurtech con prodotti innovativi che si adattano alle esigenze dei clienti.

Tra consulti veterinari virtuali e premi personalizzati in base all’età o alla razza dei clienti a quattro zampe, vediamo come funzionano i servizi offerti dal settore pet insurance e quali sono le principali compagnie attive in questo ambito.

I numeri della pet insurance

Secondo le ultime stime negli Stati Uniti il 67% dei cittadini possiede un animale domestico, il cui numero complessivo raggiunge gli 85 milioni. I più gettonati sono i pesci da acquario (139 milioni), seguiti da gatti (94 milioni) e cani (90 milioni). Nel Regno Unito invece gli animali domestici sono 34 milioni tra cani, gatti, rettili e piccoli mammiferi.

In Italia gli animali da compagnia erano 60,3 milioni già nel 2019, tanti quanti i cittadini, ma si stima che il loro numero sia aumentato nel corso della pandemia di Covid-19.

Spesso però i costi legati alla salute degli animali, come i consulti veterinari o le medicine, possono rappresentare spese notevoli e impreviste per le famiglie. I pacchetti assicurativi del settore pet insurance nascono proprio per garantire il benessere degli animali e la serenità dei proprietari, e fare in modo che le spese mediche non vengano rimandate comportando sofferenze altrimenti evitabili.

Le polizze per animali includono generalmente servizi veterinari – anche virtuali e accessibili 24 ore su 24 –, coprono le condizioni di salute croniche o pregresse e aiutano a diluire nel tempo le eventuali spese. Le compagnie più all’avanguardia permettono inoltre di personalizzare premi e prodotti in base alle necessità individuali tenendo conto per esempio di età, razza e abitudini dell’animale da assicurare.

 Il mercato globale relativo alle polizze assicurative per animali domestici valeva 6,9 miliardi di dollari nel 2020 e potrebbe raggiungere gli 11,7 miliardi entro il 2027, anche grazie all’aumentare del numero di adozioni e della maggiore sensibilità nei confronti della cura e della salute dei compagni a quattro zampe.

Pet Insurance, le startup

Dato che il settore è relativamente giovane molte tra le sue principali compagnie fanno parte dell’universo insurtech e puntano quindi sulla tecnologia per offrire prodotti innovativi e personalizzabili. Tra questi troviamo il colosso Lemonade, l’unicorno Bought By Many, Pets Best, Waggel e Figo Pet Insurance.

Lemonade

Con una valutazione da 4,3 miliardi di dollari nel 2020, Lemonade si posiziona a tutti gli effetti nella rosa delle principali compagnie insurtech a livello mondiale. Basata a New York, la startup opera come un vero e proprio assicuratore full-stack e, oltre a quelle per animali, offre polizze digitalizzate su vita, casa e affitto. La startup opera al momento negli Stati Uniti, in Francia, Germania e nei Paesi Bassi, ma ha in programma di espandersi presto in altri Paesi europei.

Lemonade ha lanciato le prime assicurazioni per animali domestici, dedicate a cani e gatti, nel luglio 2020 con l’obiettivo principale di offrire ai propri clienti un’ulteriore servizio da aggiungere alle altre polizze già sottoscritte. Lemonade ha infatti calcolato che il 70% dei suoi clienti è proprietario di un animale domestico.

Le polizze della compagnia coprono le procedure di diagnostica, le operazioni – comprese quelle per gli infortuni – e i medicinali di cui hanno bisogno gli animali assicurati. I premi partono da un minimo di 10 dollari al mese, e se si acquista o si possiede un’altra polizza Lemonade è possibile ottenere uno sconto del 10%.

Bought By Many

La startup insurtech britannica Bought By Many è stata fondata a Londra nel 2012, e dopo cinque anni di ricerche e studi sul campo ha deciso di specializzarsi esclusivamente in ambito pet insurance. Fino ad oggi ha raccolto quasi 500 milioni di dollari, ed è valutata per più di 2 miliardi.

 Le sue polizze sono pensate per cani e gatti e coprono le spese veterinarie fino a un massimo di 15 mila sterline all’anno. Bought By Many offre programmi particolari che aiutano i clienti a risparmiare: la polizza “MoneyBack”, per esempio, permette di ricevere un rimborso pari al 20% del premio annuale se la polizza non viene mai utilizzata, e se si assicura più di un animale è possibile ottenere fino al 15% di sconto.

Con l’innovativo servizio FirstVet i clienti di Bought By Many possono anche ricevere consulti virtuali con veterinari esperti, accessibili 24 ore al giorno da qualunque località.

Pets Best

L’insurtech americana Pets Best si occupa esclusivamente di polizze assicurative per cani e gatti. Tutti i suoi servizi sono gestibili direttamente online e offrono soluzioni flessibili che coprono, in base alle esigenze, sia le emergenze o gli eventi imprevisti che le visite veterinarie di routine.

L’obiettivo della compagnia è fare in modo che i proprietari di animali domestici siano “pronti finanziariamente” per rispondere a tutte le necessità legate alla cura di cani o gatti, garantendo anche maggiore serenità nella gestione delle procedure. Proprio per questo, Pets Best offre un servizio di supporto, detto “Pet Hotline”, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Dalla sua fondazione, nel 2005, la startup ha assicurato 125 mila animali e pagato indennizzi per un totale di 200 milioni di dollari. Le polizze offerte e gestite da Pets Best sono attualmente sottoscritte dalle compagnie assicurative American Pet Insurance Company (Apic) e Independence American Insurance Company (Iaic).

Waggel

Anche Waggel, come Bought By Many, è basata a Londra. L’insurtech ha iniziato a offrire assicurazioni digitalizzate per animali domestici nel dicembre 2018 con l’obiettivo di garantire polizze trasparenti, con costi e condizioni chiare e immediatamente consultabili.

Il sito della compagnia promette di generare preventivi personalizzati in meno di un minuto, calcolando i premi in base alle necessità degli utenti. Una volta sottoscritta la polizza, la piattaforma digitale di Waggel permette di gestire tutte le operazioni online, senza bisogno di dover stampare o compilare a mano alcun documento. Inoltre, così come Bought By Many, anche Waggel offre consulti veterinari virtuali in collaborazione con FirstVet.

La startup è impegnata nel sociale, e ogni anno fa una donazione a un’associazione per la protezione degli animali scelta dai suoi clienti.

Figo Pet Insurance

Nata a Chicago nel 2013, fino ad oggi Figo Pet Insurance ha raccolto un totale di 18 milioni di dollari in quattro round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a novembre 2019. La startup offre assicurazioni per cani e gatti sottoscritte dalla compagnia Independence American Insurance Company.

La piattaforma di Figo Pet Insurance opera con un sistema cloud che permette di caricare virtualmente tutti i documenti necessari per le procedure assicurative. I premi sono calcolati in base all’età dell’animale, la razza e la località in cui abita, e i piani proposti coprono le condizioni croniche ed ereditarie, gli esami e le emergenze mediche.

La startup ha inoltre sviluppato la piattaforma Figo Pet Cloud, che permette ai clienti di mettersi in contatto e creare una community con cui condividere foto, messaggi ed esperienze relative a ciò che li accomuna: la passione per gli animali.

L’articolo Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari proviene da InsuranceUp.


Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

L’articolo Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari

Un mercato dal grande potenziale e in netta crescita, ma ancora inesplorato da molte tra le principali compagnie assicurative: le polizze pensate appositamente per gli animali domestici si fanno strada nel mondo insurtech con prodotti innovativi che si adattano alle esigenze dei clienti.

Tra consulti veterinari virtuali e premi personalizzati in base all’età o alla razza dei clienti a quattro zampe, vediamo come funzionano i servizi offerti dal settore pet insurance e quali sono le principali compagnie attive in questo ambito.

I numeri della pet insurance

Secondo le ultime stime negli Stati Uniti il 67% dei cittadini possiede un animale domestico, il cui numero complessivo raggiunge gli 85 milioni. I più gettonati sono i pesci da acquario (139 milioni), seguiti da gatti (94 milioni) e cani (90 milioni). Nel Regno Unito invece gli animali domestici sono 34 milioni tra cani, gatti, rettili e piccoli mammiferi.

In Italia gli animali da compagnia erano 60,3 milioni già nel 2019, tanti quanti i cittadini, ma si stima che il loro numero sia aumentato nel corso della pandemia di Covid-19.

Spesso però i costi legati alla salute degli animali, come i consulti veterinari o le medicine, possono rappresentare spese notevoli e impreviste per le famiglie. I pacchetti assicurativi del settore pet insurance nascono proprio per garantire il benessere degli animali e la serenità dei proprietari, e fare in modo che le spese mediche non vengano rimandate comportando sofferenze altrimenti evitabili.

Le polizze per animali includono generalmente servizi veterinari – anche virtuali e accessibili 24 ore su 24 –, coprono le condizioni di salute croniche o pregresse e aiutano a diluire nel tempo le eventuali spese. Le compagnie più all’avanguardia permettono inoltre di personalizzare premi e prodotti in base alle necessità individuali tenendo conto per esempio di età, razza e abitudini dell’animale da assicurare.

 Il mercato globale relativo alle polizze assicurative per animali domestici valeva 6,9 miliardi di dollari nel 2020 e potrebbe raggiungere gli 11,7 miliardi entro il 2027, anche grazie all’aumentare del numero di adozioni e della maggiore sensibilità nei confronti della cura e della salute dei compagni a quattro zampe.

Pet Insurance, le startup

Dato che il settore è relativamente giovane molte tra le sue principali compagnie fanno parte dell’universo insurtech e puntano quindi sulla tecnologia per offrire prodotti innovativi e personalizzabili. Tra questi troviamo il colosso Lemonade, l’unicorno Bought By Many, Pets Best, Waggel e Figo Pet Insurance.

Lemonade

Con una valutazione da 4,3 miliardi di dollari nel 2020, Lemonade si posiziona a tutti gli effetti nella rosa delle principali compagnie insurtech a livello mondiale. Basata a New York, la startup opera come un vero e proprio assicuratore full-stack e, oltre a quelle per animali, offre polizze digitalizzate su vita, casa e affitto. La startup opera al momento negli Stati Uniti, in Francia, Germania e nei Paesi Bassi, ma ha in programma di espandersi presto in altri Paesi europei.

Lemonade ha lanciato le prime assicurazioni per animali domestici, dedicate a cani e gatti, nel luglio 2020 con l’obiettivo principale di offrire ai propri clienti un’ulteriore servizio da aggiungere alle altre polizze già sottoscritte. Lemonade ha infatti calcolato che il 70% dei suoi clienti è proprietario di un animale domestico.

Le polizze della compagnia coprono le procedure di diagnostica, le operazioni – comprese quelle per gli infortuni – e i medicinali di cui hanno bisogno gli animali assicurati. I premi partono da un minimo di 10 dollari al mese, e se si acquista o si possiede un’altra polizza Lemonade è possibile ottenere uno sconto del 10%.

Bought By Many

La startup insurtech britannica Bought By Many è stata fondata a Londra nel 2012, e dopo cinque anni di ricerche e studi sul campo ha deciso di specializzarsi esclusivamente in ambito pet insurance. Fino ad oggi ha raccolto quasi 500 milioni di dollari, ed è valutata per più di 2 miliardi.

 Le sue polizze sono pensate per cani e gatti e coprono le spese veterinarie fino a un massimo di 15 mila sterline all’anno. Bought By Many offre programmi particolari che aiutano i clienti a risparmiare: la polizza “MoneyBack”, per esempio, permette di ricevere un rimborso pari al 20% del premio annuale se la polizza non viene mai utilizzata, e se si assicura più di un animale è possibile ottenere fino al 15% di sconto.

Con l’innovativo servizio FirstVet i clienti di Bought By Many possono anche ricevere consulti virtuali con veterinari esperti, accessibili 24 ore al giorno da qualunque località.

Pets Best

L’insurtech americana Pets Best si occupa esclusivamente di polizze assicurative per cani e gatti. Tutti i suoi servizi sono gestibili direttamente online e offrono soluzioni flessibili che coprono, in base alle esigenze, sia le emergenze o gli eventi imprevisti che le visite veterinarie di routine.

L’obiettivo della compagnia è fare in modo che i proprietari di animali domestici siano “pronti finanziariamente” per rispondere a tutte le necessità legate alla cura di cani o gatti, garantendo anche maggiore serenità nella gestione delle procedure. Proprio per questo, Pets Best offre un servizio di supporto, detto “Pet Hotline”, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Dalla sua fondazione, nel 2005, la startup ha assicurato 125 mila animali e pagato indennizzi per un totale di 200 milioni di dollari. Le polizze offerte e gestite da Pets Best sono attualmente sottoscritte dalle compagnie assicurative American Pet Insurance Company (Apic) e Independence American Insurance Company (Iaic).

Waggel

Anche Waggel, come Bought By Many, è basata a Londra. L’insurtech ha iniziato a offrire assicurazioni digitalizzate per animali domestici nel dicembre 2018 con l’obiettivo di garantire polizze trasparenti, con costi e condizioni chiare e immediatamente consultabili.

Il sito della compagnia promette di generare preventivi personalizzati in meno di un minuto, calcolando i premi in base alle necessità degli utenti. Una volta sottoscritta la polizza, la piattaforma digitale di Waggel permette di gestire tutte le operazioni online, senza bisogno di dover stampare o compilare a mano alcun documento. Inoltre, così come Bought By Many, anche Waggel offre consulti veterinari virtuali in collaborazione con FirstVet.

La startup è impegnata nel sociale, e ogni anno fa una donazione a un’associazione per la protezione degli animali scelta dai suoi clienti.

Figo Pet Insurance

Nata a Chicago nel 2013, fino ad oggi Figo Pet Insurance ha raccolto un totale di 18 milioni di dollari in quattro round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a novembre 2019. La startup offre assicurazioni per cani e gatti sottoscritte dalla compagnia Independence American Insurance Company.

La piattaforma di Figo Pet Insurance opera con un sistema cloud che permette di caricare virtualmente tutti i documenti necessari per le procedure assicurative. I premi sono calcolati in base all’età dell’animale, la razza e la località in cui abita, e i piani proposti coprono le condizioni croniche ed ereditarie, gli esami e le emergenze mediche.

La startup ha inoltre sviluppato la piattaforma Figo Pet Cloud, che permette ai clienti di mettersi in contatto e creare una community con cui condividere foto, messaggi ed esperienze relative a ciò che li accomuna: la passione per gli animali.

L’articolo Pet Insurance, trend e startup di un mercato da 6,9 miliardi di dollari proviene da InsuranceUp.


Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

L’articolo Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


L’auto elettrica supera la pandemia: sarà il decennio della transizione elettrica

Nemmeno la pandemia può fermare l’auto elettrica.

Nonostante la battuta d’arresto che l’emergenza sanitaria ha provocato nel comparto automotive nel suo insieme, non solo le vendite di veicoli elettrici continuano a crescere, ma potrebbero raggiungere in piena emergenza sanitaria una quota record del mercato complessivo dei veicoli per il 2020, e dovrebbe raggiungere quasi 10 milioni quest’anno.

Si prevede che questo sarà il decennio della transizione elettrica nell’automotive: entro il 2025, tutti i nuovi veicoli dovrebbero essere connessi e, entro il 2030, il 30% di essi sarà probabilmente elettrico. Il 45% dei fornitori di car-sharing in Europa gestisce già una flotta elettrica al 100%.

I fattori chiave di questa transizione si possono individuare principalmente in due punti: i regolamenti e gli incentivi governativi, e lo sviluppo di infrastrutture/tecnologie e la crescente predisposizione del cliente non solo verso l’idea di possedere un mezzo elettrico, ma anche la maggiore consapevolezza sull’impatto ambientale delle proprie scelte.

La rivoluzione elettrica, naturalmente, è destinata a cambiare gli attuali equilibri del settore. Si stima che entro il 2040, il volume delle batterie per auto elettrica e altri veicoli metterà a rischio dal 10% al 15% dei ricavi post-vendita dell’attuale industria dell’automotive a causa della modifica delle attività di manutenzione. Verrà inoltre a crearsi un nuovo ecosistema in evoluzione che include utility, sviluppatori di infrastrutture di ricarica, nuovi fornitori di servizi di mobilità e produttori di batterie, solo per citare alcune tra le categorie più importanti.

Anche gli OEM dovranno stare al passo, ed entrare nell’ottica di lavorare con nuovi player e imparare ad orchestrare l’ecosistema per sviluppare un’offerta coerente di veicoli, servizi ed esperienze di ricarica. In particolare, dovranno mettere in conto le nuove esigenze di sostenibilità e modelli di economia circolare, la propensione del cliente di nuova mobilità all’utilizzo di soluzioni di trasporto urbano multimodale (e i canali digitali), e le nuove tendenze di Connectivity, Autonomous, Sharing ed Electrification (CASE).

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BNP Paribas Cardif Health Challenge 2021, l’iniziativa in collaborazione con Healthy Virtuoso per la salute dei dipendenti

Da sempre in prima linea sul tema della salute, BNP Paribas Cardif, ha deciso di coinvolgere i propri collaboratori nella prima BNP Paribas Cardif Health Challenge, la sfida digitale attivata grazie alla collaborazione con Healthy Virtuoso, startup dedicata alla salute vincitrice di Open-F@b Call4Ideas 2019. Un’iniziativa che fa leva sullo spirito competitivo per produrre effetti positivi per i collaboratori e per l’intera comunità grazie ad un meccanismo innovativo e originale.

In un’Italia più sedentaria, in cui, secondo le ultime stime dell’Istituto Superiore di Sanità, 4 persone su 10 combattono con la bilancia, e solo 1 su 10 consuma la corretta quantità di frutta e verdura, occorrono idee innovative in grado di generare il cambiamento anche in tema di benessere. E se queste riescono anche a coniugare i valori della prevenzione e della sostenibilità, a favore della salute e con un sguardo all’impatto sociale positivo, la svolta può essere radicale.

È questo l’obiettivo della BNP Paribas Cardif Health Challenge 2021, una competizione digitale della durata di due mesi che premia un corretto e sano stile di vita. Partecipando alla sfida tramite l’app Healthy Virtuoso, ogni dipendente guadagna dei crediti grazie alle attività salutari svolte ogni giorno: dai passi effettuati fino allo sport, dal riposo notturno alla meditazione e tanto altro. Tutti i collaboratori possono scegliere di far parte di uno dei 6 team (Milano, New York, Sidney, Buenos Aires, Città del Capo, Singapore) con il quale raggiungere gli obiettivi prefissati e sfidare i colleghi. Grazie all’integrazione con le App Salute e Fitness si possono inoltre monitorare i propri progressi. Sulla base dei crediti guadagnati da ogni collaboratore viene stilata la classifica della BNP Paribas Cardif Health Challenge con i collaboratori più virtuosi.

Ma a beneficiare dell’iniziativa non saranno solo i partecipanti. Al raggiungimento di traguardi predefiniti, dati dalla sommatoria delle attività effettuate da tutti i collaboratori iscritti e tramutate in passi totali, BNP Paribas Cardif effettuerà delle donazioni all’associazione PlayMore! per garantire l’accesso a corsi e fornire attrezzature sportive a persone con disabilità o con altre situazioni di difficoltà. Inoltre, per ogni partecipante che si iscrive Healthy Virtuoso pianterà un albero in giro per il mondo, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 nel pianeta.

In un periodo storico in cui, tra restrizioni e smart working, sono diminuite le opportunità sia di team building che di movimento, la BNP Paribas Cardif Health Challenge è quindi un modo innovativo e divertente per rafforzare lo spirito di squadra, migliorare il proprio benessere e generare valore per la società e l’ambiente che ci circonda. Un’idea, quella di Healthy Virtuoso di remunerare chi si impegna in challenge personali o di gruppo, in cui la Compagnia ha creduto da subito: nel 2019 gli esperti di BNP Paribas Cardif avevano premiato la startup all’interno del contest Open-F@b Call4Ideas, per aver saputo interpretare al meglio il concetto di Human Data Science, l’analisi dei dati e la tecnologia avanzata al servizio della persona.

L’iniziativa consolida ulteriormente l’impegno di BNP Paribas Cardif in materia di salute, che considera un valore sociale, anche nei confronti dei clienti. Oltre alle molte iniziative lanciate durante l’emergenza con focus sul Covid-19, la Compagnia ha recentemente rinnovato la sua strategia sulla salute con un “New Health journey”, che si è concretizzato con numerose iniziative sui prodotti tra cui: servizi di assistenza medica a domicilio, nuovi strumenti di Digital Care, scontistiche e promozioni, sostegno alla ricerca Telethon attraverso borse di studio, servizi ad hoc come “Assistenza Vaccini Covid-19”.

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