Keyless, 3 milioni per la startup che ha vinto Open-F@b Call4Ideas 2020

Keyless, piattaforma per il riconoscimento biometrico e la gestione delle identità vincitrice di Open-F@b Call4Ideas 2020, chiude un round di investimento da 3 milioni di dollari guidato dal gestore di Venture Capital P101 SGR, attraverso il suo secondo veicolo P102 e ITALIA 500 (fondo di venture capital istituito da Azimut Libera Impresa sgr e gestito in delega da P101). All’operazione hanno partecipato inoltre investitori italiani e internazionali quali Primomiglio SGRInventures Investment Partners e Gumi Cryptos Capital.

Il round porta il totale raccolto dalla startup in poco più di due anni a 9,2 milioni dollari.

Keyless, la startup che usa la fotocamera per l’autenticazione

Fondata a gennaio 2019 a Londra da Andrea CarmignaniFabian Eberle, Giuseppe Ateniese e Paolo Gasti, Keyless, di cui abbiamo parlato qui, è una società di cybersecurity che ha sviluppato una tecnologia unica per abilitare il riconoscimento biometrico dei dipendenti di banche e imprese, che potranno così accedere ai propri account in modalità passwordless, in tutta sicurezza, utilizzando qualsiasi device con una fotocamera.

“Se utilizzate correttamente, le soluzioni di autenticazione biometrica possono aiutare a semplificare l’esperienza di accesso, proteggendo allo stesso tempo milioni di utenti da frodi e furti di identità.” spiega Andrea Carmignani, CEO, “Abbiamo sviluppato una soluzione sofisticata che non solo può eliminare truffe, phishing e minacce di furto degli account, ma è in grado anche di garantire che le informazioni biometriche sensibili non vadano perse, vengano rubate o gestite in modo improprio”.

Le attuali soluzioni di mercato archiviano dati altamente sensibili direttamente sul dispositivo dell’utente. Keyless ha sviluppato una tecnologia che permette di archiviare in una rete di cloud distribuiti, anziché su singoli dispositivi o server centralizzati, i dati biometrici (fisionomia del volto e comportamento) di ogni utente, in totale sicurezza, perché crittografati tramite tecniche di “zero-knowledge” e “secure multi-party computation” – quindi non ricollegabili all’identità degli utenti e in linea con la normativa GDPR. La tecnologia brevettata dalla società permette quindi di offrire soluzioni senza password di multi-factor authentication per i dipendenti delle aziende, e di strong customer authentication per i clienti di banche e fintech.

Biometria per la cybersecurity, un mercato fiorente

Keyless ha registrato negli ultimi 12 mesi una forte crescita, con un fatturato di 250.000 dollari che ha permesso alla società di ampliare il proprio team e sviluppare nuove tecnologie avanzate che saranno implementate a quelle attuali. Uno sviluppo in linea con il trend di crescita del mercato della cybersecurity e in particolare della biometria applicata alla sicurezza informatica, che secondo le stime varrà a livello mondiale 59 miliardi di dollari entro il 2025 (dati CB Insights), con un tasso di crescita del +13,6% tra il 2020 e il 2027 (fonte Data Bridge).

A guidare il mercato è la crescente adozione di dispositivi mobili per l’esecuzione di transazioni finanziarie, che spingerà entro il 2022 il 60% delle multinazionali e il 90% delle medie imprese implementerà metodi di autenticazione passwordless (Gartner).

Non solo, secondo l’ultimo Data Breach Investigations Report di Verizon Business, nel 2020 a causare la maggior parte degli attacchi di hacking (circa l’80%) sono stati proprio episodi di furto di credenziali. In particolare, durante la pandemia, le segnalazioni di furto di identità sono raddoppiate, mentre per quanto riguarda l’attività di phising, Google ha segnalato un aumento del 27% dei siti noti e gli attacchi di questo tipo hanno rappresentato l’80% degli incidenti di sicurezza.

Keyless, come sarà usato il finanziamento

I fondi raccolti in questo nuovo round di finanziamento verranno destinati al potenziamento della ricerca e sviluppo legata al tema della privacy e di soluzioni di autenticazione biometrica, in particolare con l’introduzione della biometria comportamentale, che si affiancherà a quella facciale. Inoltre la startup intende accelerare la propria strategia go-to-market per puntare all’espansione internazionale, anche grazie all’introduzione di nuove partnership con i fornitori di IAM (Identity and Access Management) in Europa, come quelle già strette nel corso degli ultimi 12 mesi con Microsoft, OneLogin, Auth0 e FIDO Alliance.

In particolare, grazie all’accordo con Microsoft Azure AD B2C, i clienti B2C della piattaforma potranno usufruire della prima autenticazione senza password tramite biometria facciale, in conformità alle linee guida PSD2 e GDPR.

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Toothpic, una startup per l’autenticazione con lo smartphone: le applicazioni nell’insurance

Nata come spin-off del Politecnico di Torino e incubata in I3P, ToothPic è una startup innovativa che ha sviluppato una tecnologia di autenticazione MFA unica al mondo, utilizzando come chiave d’accesso le imperfezioni distintive nella fotocamera dello smartphone, impossibili da replicare.

Uno strumento semplice e user-friendly dalle grandi potenzialità, che potrebbe avere applicazioni interessanti anche nel mondo delle assicurazioni.

ToothPic, come è nata la startup

ToothPic nasce dal lavoro di un team di quattro ricercatori e professori del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino. Non comincia da subito come un progetto di startup: si tratta inizialmente di un progetto di ricerca ERC (European Research Council), finanziato dall’unione europea.

“Si trattava di un progetto molto prestigioso, per ricerca di frontiera” racconta il founder e CEO Giulio Coluccia, “Un progetto dove si sa insomma da dove si parte, ma non dove si arriva”.

Mentre lavora al progetto, il team assiste allo speech di un professore di New York, che spiega delle impronte uniche che esistono all’interno della fotocamera di ogni smartphone: un pattern invisibile di imperfezioni che caratterizza univocamente ogni sensore fotografico, e costituisce una sorta di firma del dispositivo. Da lì nasce l’idea per trasformare il progetto di ricerca in una proposta concreta.

Comincia così l’iter dei percorsi brevettuali della tecnologia: ToothPic ne registra ben 4. È il 2016 quando la startup viene ufficialmente fondata: Giulio Coluccia ha 35 anni, e tutto il team è tra i 30 e i 50. ToothPic comincia un percorso con l’incubatore I3P del Politecnico di Torino.

Nel 2018 arriva un finanziamento dal fondo Vertis VV3TT, dedicato al trasferimento tecnologico dalla ricerca pubblica. Non solo è il primo finanziamento di ToothPic, ma anche il primo in Italia proveniente dalla piattaforma d’investimento ITAtech di CDP Venture Capital – Fondo Nazionale innovazione. E nel 2020 arriva un secondo round da 810mila euro, da parte del Club degli Investitori e Vertis SGR, per consolidare il percorso di crescita della sua innovativa soluzione.

Nello stesso anno ToothPic ottiene la certificazione FIDO, rilasciata da FIDO Alliance (Fast IDentity Online), associazione industriale senza scopo di lucro che promuove standard di autenticazione diversi dalla classica password a favore di moderne soluzioni di autenticazione, e rappresenta il nuovo standard di sicurezza promosso in tutto il mondo da aziende come Facebook, Amazon e Google.

“Abbiamo preso questa certificazione perché volevamo dimostrare che la nostra tecnologia non stravolge i flussi di autenticazione” spiega Coletta, “Non fornisce infatti un diverso protocollo, ma un nuovo metodo per proteggere le credenziali, compatibile con lo standard già in uso.”

La startup ha infatti sviluppato un SDK (Software Development Kit) per Android e iOS, compatibile coi più recenti protocolli e standard di autenticazione, da integrare in applicazioni e sistemi di autenticazione di terze parti.

Il prodotto è ora in fase pilota, e si prevede il go-to-market per la prima metà dell’anno.

Come funziona la tecnologia di autenticazione di Toothpic

La tecnologia di ToothPic permette di identificare i difetti esistenti nella fotocamera dello smartphone e di trasformarli in una vera e propria impronta digitale unica. Si tratta di una caratteristica che non può essere controllata dal produttore e, essendo legata alle proprietà fisiche imprevedibili del wafer di silicio del sensore, è praticamente impossibile produrre due smartphone con la stessa impronta digitale della fotocamera.

“È un sistema a prova di utente “distratto” , spiega Coletta, “Essendo le credenziali legate ad un componente fisico ed irreplicabile del dispositivo, se anche l’utente installasse per errore un malaware che clona il telefono, il dispositivo clonato non avrebbe ugualmente le stesse imperfezioni di quello originale, e non passerebbe l’autenticazione”.

Quando si accede tramite smartphone ad un account (ad esempio quello bancario) o si finalizzano pagamenti, il sistema grazie a ToothPic acquisisce del tutto automaticamente delle immagini con la fotocamera e ne verifica l’impronta del sensore, che viene a sua volta utilizzata per ricavare una chiave crittografica privata. In questo modo viene verificato il reale possesso dello smartphone da parte dell’utente e si procede velocemente al login o al pagamento.

Le applicazioni per il settore assicurazioni

Il sistema di autenticazione di ToothPic apre una serie di possibilità per la trasformazione digitale dell’insurance.

“La prima applicazione è naturalmente quella di introdurre, al pari delle app di banking, un sistema di autenticazione forte in linea con le direttive PSD2” Ma si può pensare anche ad utilizzi più “avanzati”, che semplifichino il processo burocratico. “Una possibilità potrebbe essere quella di usare l’autenticazione di ToothPic per permettere di firmare documenti assicurativi con il proprio device, che diventa una firma digitale”.

E ancora, un esempio concreto di utilizzo nell’ambito delle perizie in caso di sinistri: “Immaginiamo che avvenga un incidente. Anziché la compilazione manuale del CID, si può pensare all’implementazione di un CID smaterializzato, con un sistema che permetta di trasmettere direttamente le foto all’assicurazione per la verifica dei danni. ToothPic può in quel caso utilizzare la “firma” della fotocamera per validare le foto fatte sul posto, e garantire che non ci siano stati rimaneggiamenti”.

“Questo sistema potrebbe portare poi a pensare a un canale preferenziale di liquidazione della pratica, dove non essendo necessario verificare la veridicità delle foto il processo potrebbe essere velocizzato”.

Non mancano infine ipotesi di applicazione più di frontiera, come il mondo blockchain: ToothPic potrebbe subentrare nel processo di validazione a garantire che una transazione sia effettivamente partita da un preciso device, lavorando in sinergia con altre applicazioni per garantire la sicurezza dell’utente.

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Keyless, un sistema universale per l’identità online

Un sistema di autenticazione biometrica universale, assicurata dalla crittografia ed utilizzabile in tutte le piattaforme e su tutti i dispositivi. È questa la scommessa di Keyless, startup innovativa co-fondata da Andrea Carmignani e Fabian Eberle, selezionata tra i tre vincitori del contest Open-F@b Call4Ideas 2020 promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp.

Come nasce Keyless

Keyless nasce da un’idea di Andrea Carmignani, mentre conseguiva un MBA alla business school internazionale INSEAD (Institut Européen d’Administration des Affaires). Assieme al compagno di studi e co-founder Fabian Eberle, realizza le potenzialità di un sistema identificativo universale che possa dare agli utenti un maggior controllo delle proprie informazioni e della propria identità in rete.

Carmignani ed Eberle si impegnano così a realizzare una soluzione universale capace di unificare il processo di autenticazione attraverso l’intera rete Internet e per tutti i servizi digitali. Unendo le forze con Paolo Gasti e Giuseppe Antinesse, esperti di privacy e security, danno vita a Keyless, una soluzione di autenticazione biometrica avanzata che permette all’utente di usare il proprio corpo per autenticarsi con facilità ovunque nel mondo digitale, a prescindere da device, piattaforma o sistema operativo, e senza mettere a rischio la propria privacy e la sicurezza dei propri dati.

Come funziona il sistema di Keyless

“Keyless offre soluzioni di autenticazione senza l’uso di password, basate sui più recenti progressi nella tecnologia biometrica e nella crittografia”, spiega Eberle. “Il nostro sistema sfrutta la tecnologia privacy-first, per garantire che i dati biometrici non siano mai soggetti a rischi di compromissione, persi o rubati”.

Il sistema funziona acquisendo e crittografando sul dispositivo dell’utente modelli biometrici, che poi vengono frammentati e distribuiti sulla sua rete cloud proprietaria per l’archiviazione, ed utilizzati nell’autenticazione su tutti i dispositivi. Basandosi su un unico modello biometrico di partenza, il sistema garantisce che ogni utente sia effettivamente chi dichiara di essere.

“Le soluzioni Keyless sono inoltre progettate per integrarsi negli attuali sistemi di gestione delle identità e degli accessi e con le applicazioni rivolte ai consumatori”, sottolinea Eberle. “In questo modo, Keyless può essere integrato e distribuito anche senza particolari competenze tecniche”.

Cosa distingue Keyless da altre forme di autenticazione biometrica

La particolarità principale di Keyless è il suo Keyless Network: “una serie di server cloud che non si appoggiano ad alcun device fisico e sono utilizzati esclusivamente per l’archiviazione e l’elaborazione dei modelli biometrici per l’autenticazione”, spiega Eberle.

La sua tecnologia privacy-first, oltre a proteggere i dati biometrici dal rischio di compromissione, consente anche un’ampia gamma di funzionalità esclusive basate sull’autenticazione locale per la memorizzazione e l’elaborazione della biometria. Queste funzionalità includono l’identificazione univoca dell’utente e il backup, il ripristino e la revoca dei dispositivi in modalità self-service.

La sfida di Open-F@b Call4Ideas e i progetti per il futuro

Keyless è stato uno dei tre progetti innovativi vincitori della settima edizione di Open-F@b Call4Ideas, la call internazionale promossa da BNP Paribas Cardif, in collaborazione con InsuranceUp, che quest’anno ha rivolto l’attenzione alla ricerca di soluzioni per il Next Normal, la normalità del futuro.

“Questa particolare sfida è stata interessante in quanto non solo dovevamo convincere i giudici, ma anche il pubblico” ha commentato il co-founder Fabian Eberle. È stato infatti il pubblico a votare per far avanzare i progetti fino alla finale. “La sfida stava nel fatto che ogni pitch aveva un limite massimo di un minuto per presentare la soluzione. Sebbene la nostra soluzione sia semplice, le sue applicazioni sono sfaccettate e si basano su tecnologie complesse come la biometria avanzata e la crittografia, per risolvere un problema complicato. Quindi avere solo un minuto per approfondire il problema e spiegare i vantaggi della nostra particolare soluzione è stato impegnativo.” Questo non ha fermato il team, che è riuscito a sfruttare il tempo concesso ed aggiudicarsi la vittoria.

Nonostante l’anno difficile, Keyless ha fatto molti progressi nel 2020, raddoppiando il suo team e riuscendo a lanciare soluzioni di autenticazione senza password a supporto di un largo bacino di workforce e consumer use-cases. Nel 2021, l’obiettivo è di accelerare la strategia go-to-market in tutta Europa ed estendere il portafoglio prodotti, con particolare focus su nuove feature per l’autenticazione senza password.

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Keyless, un sistema universale per l’identità online

Un sistema di autenticazione biometrica universale, assicurata dalla crittografia ed utilizzabile in tutte le piattaforme e su tutti i dispositivi. È questa la scommessa di Keyless, startup innovativa co-fondata da Andrea Carmignani e Fabian Eberle, selezionata tra i tre vincitori del contest Open-F@b Call4Ideas 2020 promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp.

Come nasce Keyless

Keyless nasce da un’idea di Andrea Carmignani, mentre conseguiva un MBA alla business school internazionale INSEAD (Institut Européen d’Administration des Affaires). Assieme al compagno di studi e co-founder Fabian Eberle, realizza le potenzialità di un sistema identificativo universale che possa dare agli utenti un maggior controllo delle proprie informazioni e della propria identità in rete.

Carmignani ed Eberle si impegnano così a realizzare una soluzione universale capace di unificare il processo di autenticazione attraverso l’intera rete Internet e per tutti i servizi digitali. Unendo le forze con Paolo Gasti e Giuseppe Antinesse, esperti di privacy e security, danno vita a Keyless, una soluzione di autenticazione biometrica avanzata che permette all’utente di usare il proprio corpo per autenticarsi con facilità ovunque nel mondo digitale, a prescindere da device, piattaforma o sistema operativo, e senza mettere a rischio la propria privacy e la sicurezza dei propri dati.

Come funziona il sistema di Keyless

“Keyless offre soluzioni di autenticazione senza l’uso di password, basate sui più recenti progressi nella tecnologia biometrica e nella crittografia”, spiega Eberle. “Il nostro sistema sfrutta la tecnologia privacy-first, per garantire che i dati biometrici non siano mai soggetti a rischi di compromissione, persi o rubati”.

Il sistema funziona acquisendo e crittografando sul dispositivo dell’utente modelli biometrici, che poi vengono frammentati e distribuiti sulla sua rete cloud proprietaria per l’archiviazione, ed utilizzati nell’autenticazione su tutti i dispositivi. Basandosi su un unico modello biometrico di partenza, il sistema garantisce che ogni utente sia effettivamente chi dichiara di essere.

“Le soluzioni Keyless sono inoltre progettate per integrarsi negli attuali sistemi di gestione delle identità e degli accessi e con le applicazioni rivolte ai consumatori”, sottolinea Eberle. “In questo modo, Keyless può essere integrato e distribuito anche senza particolari competenze tecniche”.

Cosa distingue Keyless da altre forme di autenticazione biometrica

La particolarità principale di Keyless è il suo Keyless Network: “una serie di server cloud che non si appoggiano ad alcun device fisico e sono utilizzati esclusivamente per l’archiviazione e l’elaborazione dei modelli biometrici per l’autenticazione”, spiega Eberle.

La sua tecnologia privacy-first, oltre a proteggere i dati biometrici dal rischio di compromissione, consente anche un’ampia gamma di funzionalità esclusive basate sull’autenticazione locale per la memorizzazione e l’elaborazione della biometria. Queste funzionalità includono l’identificazione univoca dell’utente e il backup, il ripristino e la revoca dei dispositivi in modalità self-service.

La sfida di Open-F@b Call4Ideas e i progetti per il futuro

Keyless è stato uno dei tre progetti innovativi vincitori della settima edizione di Open-F@b Call4Ideas, la call internazionale promossa da BNP Paribas Cardif, in collaborazione con InsuranceUp, che quest’anno ha rivolto l’attenzione alla ricerca di soluzioni per il Next Normal, la normalità del futuro.

“Questa particolare sfida è stata interessante in quanto non solo dovevamo convincere i giudici, ma anche il pubblico” ha commentato il co-founder Fabian Eberle. È stato infatti il pubblico a votare per far avanzare i progetti fino alla finale. “La sfida stava nel fatto che ogni pitch aveva un limite massimo di un minuto per presentare la soluzione. Sebbene la nostra soluzione sia semplice, le sue applicazioni sono sfaccettate e si basano su tecnologie complesse come la biometria avanzata e la crittografia, per risolvere un problema complicato. Quindi avere solo un minuto per approfondire il problema e spiegare i vantaggi della nostra particolare soluzione è stato impegnativo.” Questo non ha fermato il team, che è riuscito a sfruttare il tempo concesso ed aggiudicarsi la vittoria.

Nonostante l’anno difficile, Keyless ha fatto molti progressi nel 2020, raddoppiando il suo team e riuscendo a lanciare soluzioni di autenticazione senza password a supporto di un largo bacino di workforce e consumer use-cases. Nel 2021, l’obiettivo è di accelerare la strategia go-to-market in tutta Europa ed estendere il portafoglio prodotti, con particolare focus su nuove feature per l’autenticazione senza password.

L’articolo Keyless, un sistema universale per l’identità online proviene da InsuranceUp.


I rischi della vita online, come aumentare la sicurezza

Dal lockdown in avanti, si sono di fatto ‘imposti’ la scuola a distanza, lo smart working, l’ecommerce, gli eventi virtuali, le conference call, la telemedicina, l’intrattenimento e tutta una serie di attività si sono trasformate in qualcosa di digitale, persino gli ‘aperitivi’.

Secondo la società Sandvine (fonte: The Global Internet Phenomena Report ), che dal 2011 pubblica un’analisi semestrale del traffico, la crescita del traffico globale è stata del 40% durante il Covid. E bisogna tener conto che tutte le principali piattaforme di streaming hanno adottato (volontariamente) politiche di riduzione della qualità, senza le quali il traffico sarebbe stato ancora maggiore.

Internet ha salvato il salvabile, in questo drammatico momento mondiale, che non è ancora finito, durerà come emergenza probabilmente per tutto il 2020, e forse si trascinerà nel 2021.

In ogni caso la nostra vita è diventata decisamente molto più digitale e conseguentemente si è molto più esposti ai rischi cibernetici.

Dall’inizio dell’anno gli attacchi si sono moltiplicati. A lanciare l’ultimo allarme è niente meno che Interpol, che ha registrato un aumento delle offensive informatiche in 50 Paesi, che hanno preso di mira soprattutto governi e istituzioni sanitarie, attaccato persino il sito dell’OMS lo scorso marzo.
Tra gli attacchi più diffusi l’Interpol segnala le frodi o il phishing per recuperare dati personali o credenziali d’accesso ai servizi online, con i criminali informatici che utilizzano account costruiti in modo da simulare comunicazioni che arrivano da autorità sanitarie o da istituzioni pubbliche. A seguire i malware con la richiesta di riscatto per sbloccare i dispositivi e la registrazione di domini “malevoli” che utilizzano parole chiave come “Coronavirus” o “Covid”. In questi casi, spiega l’Interpol, si assiste a un’evoluzione nella scelta degli obiettivi per “massimizzare il danno e il guadagno finanziario”.  I siti pirata, spiega l’agenzia, attirano gli utenti alla ricerca di apparecchiature mediche o informazioni sul Coronavirus” per ottenere informazioni personali e credenziali, o per diffondere informazioni false.

Il Rapporto sulle minacce informatiche nel 2020 in Italia elaborato dall’Osservatorio sulla Cybersecurity di Exprivia, segnala che giugno è stato il mese in cui dall’inizio dell’anno si sono verificati la maggior parte di attacchi, incidenti e violazioni della privacy a danno di aziende, privati e pubblica amministrazione.
Analizzando 40 fonti di informazione pubbliche è risultato che tra il primo trimestre dell’anno (quando gli attacchi erano stati 47) e il secondo (ben 171) l’incremento è stato superiore al 250% con un picco nel mese di giugno (ben 86 attacchi); complici l’incremento dello smart working, una maggiore connessione ai social network durante l’emergenza e la riapertura delle industrie subito dopo il lockdown.
La maggior parte degli attacchi sono da mettere in relazione all’emergenza Coronavirus e oltre il 60% degli episodi ha provocato come danno il furto dei dati con una crescita a tripla cifra rispetto al primo trimestre (+ 361%), superando di gran lunga sia le violazioni della privacy (11% dei casi) che le perdite di denaro (7%).
Quadruplicano, inoltre, le truffe tramite tecniche di phishing e social engineering (+307% rispetto al primo trimestre, oltre il 37% dei casi), che ingannano l’utente facendo leva su messaggi “esca” via e-mail o su tecniche subdole tramite social network per carpire dati finanziari (il numero di conto corrente o della carta di credito) oppure rubare i codici di accesso ai servizi a cui la persona è abbonata.

C’è modo di aumentare la sicurezza online?

Ovviamente sì, sia a livello aziendale che personale.

A livello aziendale, un recente studio condotto da Proofpoint,  ha rivelato che l’85% dei CISO italiani riconosce nei dipendenti la principale causa di vulnerabilità agli attacchi informatici, serve un cambio culturale e molta formazione. Le aziende devono fare in modo di prevenire gli attacchi, e ciò si fa sia attraverso l’utilizzo di particolari infrastrutture e sistemi informatici, sia una maggiore responsabilizzazione dei dipendenti sui rischi della cybersecurity e sull’uso appropriato dei diversi canali di comunicazione.

Per esempio, secondo lo studio, tra i 7 tipi di minacce principali dirette alle aziende, 5 sono riconducibili alle email. Il phishing (39%) è stato l’attacco più registrato, seguito dal business email compromise – BEC – (28%), dalle minacce interne (22%) e credential phishing (22%). Gli attacchi BEC insieme alla compromissione degli account cloud (15%) sono le minacce più costose per le aziende e incidono sulla reputazione, la perdita di dati, la business interruption. Eppure basta poco per essere in grado di riconoscere questo tipo di minacce e renderle inoffensive.

Ma naturalmente, in un futuro di smart working, vi sono anche particolari procedure informatiche che le aziende devono adottare per mettere in sicurezza i terminali e i flussi di dati, documenti, ecc che viaggiano digitalmente partendo dalla casa del dipendente e non dall’ufficio. E’ necessario rendere sicura la connessione del dipendente, la sue rete e wi-fi, dare indicazioni e magari software adeguati per connettersi in sicurezza da qualsiasi luogo, prevedere settaggi, antivirus e quant’altro dei dispositivi forniti.

L’utente privato, invece come deve difendersi?

Molto similmente, in una lista di do’s and don’ts potremmo inserire tra i primi informarsi costantemente e diffidare; tra i secondi, essere pigri, trascurati e automatizzare comportamenti (think before clicking!).

Le regole di sempre non vengono meno neanche in epoca Covid: usare connessioni sicure (non quelle pubbliche), usare password complesse e cambuiarle spesso, fare acquisti da siti sicuri, verificare le impostazioni privacy dei siti e social che usiamo e settiamoli nel modo che riteniamo più sicuro per noi, non scarichiamo file inviati da mail sconosciute e non apriamo file .exe se non siamo assolutamente sicuri della provenienza, non condividiamo informazioni personali e dati sensibili, di lavoro o personali, sui social. Se non avete mai usato antivirus, questo è il momento di cominciare.
Forse lo avrete già sentito, ma repetita iuvant: guardate con sospetto qualunque mail che citi o faccia riferimento al Covid, coronavirus, ecc; è certamente un cyber attack una mail che vi chieda dati sensibili, password, numeri di conto, ecc.

La sicurezza informatica è tema ‘caldo’ anche per l’Unione europea.

A fine luglio la Commissione europea ha presentato la nuova strategia per la sicurezza 2020-2025, che ha la caratteristica di superare la separazione tra sicurezza online e offline e trattare l’argomento nel suo complesso, perché, come sottolinea la Commissione, siamo orami davanti al ‘cybercrime-as-a-service’.

‘I sempre maggiori vantaggi che le tecnologie digitali apportano alla nostra vita hanno reso la sicurezza informatica  una questione di importanza strategica. Le case, le banche, i servizi finanziari e le imprese (in particolare le piccole e medie imprese) sono pesantemente colpite dai cyber-attacchi. Il danno potenziale è ulteriormente moltiplicato dall’interdipendenza tra sistemi fisici e digitali: qualsiasi impatto fisico è destinato ad influenzare i sistemi digitali, mentre i cyber-attacchi ai sistemi informatici e alle infrastrutture digitali possono arrestare i servizi essenziali.

L’ascesa di Internet delle cose e il maggiore uso dell’intelligenza artificiale porterà nuovi benefici e una nuova serie di rischi. Il nostro mondo si affida alle infrastrutture, alle tecnologie e ai sistemi online digitali, che ci permettono di creare business, consumare prodotti e godere di servizi. Tutti contano sulla comunicazione e sull’interazione. La dipendenza online ha aperto le porte a un’ondata di criminalità informatica.

‘Cybercrime-as-a-service’ e l’economia sotterranea della criminalità informatica consentono un facile accesso ai prodotti e ai servizi online della criminalità informatica. I criminali si adattano rapidamente a utilizzare le nuove tecnologie per i propri scopi. Ad esempio, i medicinali contraffatti e falsificati si sono infiltrati nella legittima catena di fornitura di prodotti farmaceutici.La crescita esponenziale del materiale pedopornografico online ha dimostrato le conseguenze sociali del cambiamento dei modelli di criminalità. Un recente sondaggio ha mostrato che la maggior parte delle persone nell’UE (55%) è preoccupata per l’accesso ai propri dati da parte di criminali e truffatori”.

Secondo la Commissione è necessario una delle più importanti esigenze a lungo termine è quella di sviluppare una cultura della sicurezza informatica integrata sin dalla progettazione nei prodotti e nei servizi (cybersecurity by design). Un importante contributo in tal senso sarà il nuovo quadro di certificazione della sicurezza informatica nell’ambito del Cybersecurity Act,  che già prevede due schemi di certificazione e altri ne definirà nel corso di quest’anno. Tra le altre misure in preparazione, la creazione di una Joint Cyber Unit per fornire una cooperazione operativa strutturata e coordinata agli Stati membri.

Quello della Cybersecurity è uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, quest’anno dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Si cercano, quindi, idee, soluzioni e prodotti innovativi in tutti gli ambiti della vita delle persone.  Candidature aperte fino al 30 settembre, questo il sito dedicato dove si può fare application.

Photo by hj barraza on Unsplash

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AppQuality, dal leader del crowdtesting italiano servizi bug free per le aziende

Fondata nel 2015 presso il Campus di Cremona del Politecnico di Milano e cresciuta in PoliHub, incubatore certificato del Politecnico di Milano, AppQuality è una startup di crowdtesting che aiuta le aziende a realizzare servizi Bug Free e a ottimizzare la User Experience di app, siti web, chatbot, dispositivi Internet of Things, e-commerce.

Tramite la tecnica del crowdtesting è in grado di portare gli utenti finali e i cercatori di bug direttamente nel design, nello sviluppo e nell’evoluzione di un prodotto digitale. La società ad oggi conta una community mondiale di 14.000 tester qualificati e certificati.

AppQuality è cresciuta a ritmi sostenuti negli ultimi anni, arrivando ad affermarsi il leader in Italia del crowdtesting. Dal 2017 ad oggi ha triplicato il fatturato e il personale, ampliando il mercato e portafoglio di prodotti, creando partnership con professionisti qualificati, e muove ora i primi passi nel mercato internazionale. AppQuality conta tra i propri clienti oltre 100 aziende corporate del calibro di Pirelli, BMW, Bending Spoons, Unicredit, Moncler, Allianz, Enel, Vodafone, Dyson.

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CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
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Ha di recente chiuso un nuovo round di finanziamenti da 3,5 milioni di euro guidato dal gestore di Venture Capital P101, con la partecipazione di IAG, Club degli Investitori e Club Italia Investimenti 2, già nel capitale della società insieme a Digital360.

I fondi raccolti verranno destinati, tra le altre cose, allo sviluppo di strumenti e tecnologie proprietarie in grado di rendere i servizi offerti ancora più rapidi, meno costosi e più efficaci rispetto ai metodi di testing tradizionali. Per AppQuality il focus continuerà ad essere quello di creare strumenti di Defect Detection e servizi per l’ottimizzazione della Customer Experience, creando un crowd di competenze sempre più profonde e aumentando il potenziale dell’intelligenza collettiva grazie a strumenti di collaboration sempre più efficaci, che si sono dimostrati particolarmente utili in questo periodo di emergenza dettata dal Coronavirus. Inoltre, aumenteranno gli investimenti per potenziare l’espansione internazionale sui mercati europei.

Leggi l’articolo integrale su Economyup

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Identità digitale: le soluzioni più innovative delle startup italiane

Dimostrare la propria identità digitale è diventato cruciale, con l’avvento dei nuovi sistemi di sicurezza per proteggere l’utente da frodi e furti d’identità o informazioni. Allo scopo di salvaguardare dati e transazioni, è stata sviluppata una pletora di soluzioni di riconoscimento e autenticazione, tramite credenziali di accesso o dati biometrici, come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale.

Si stanno ora diffondendo sistemi ancora più avanzati, anche grazie agli innovativi contributi delle startup dell’identità digitale, su cui sono stati investiti 1,27 miliardi a livello globale.

Con l’obiettivo di capire quante sono le nuove imprese che hanno costruito la propria offerta in questo ambito e come è possibile classificarle, l’Osservatorio Startup Intelligence ha censito 173 startup internazionali operanti nell’ambito dell’identità digitale, concentrandosi su quelle nate a partire dal 2015 e che hanno ricevuto il loro ultimo finanziamento dal 2018. Sull’ammontare complessivo dei finanziamenti pari a circa 1,27 miliardi di dollari, la media è di poco meno di 10 milioni di dollari per startup, segno di un buon interesse da parte degli investitori.

Le startup censite sono state analizzate secondo diverse dimensioni di analisi, in alcuni casi scomposte in sottocategorie, al fine di descrivere in modo più preciso il panorama di riferimento. Le categorie più significative sono due: la Value proposition e l’Ambito applicativo in cui può essere valorizzata l’offerta della startup. I risultati della Ricerca sono stati presentati all’interno del Workshop di Startup Intelligence dedicato a questa tematica, che ha spitato il pitch di 9 startup di fronte alla platea della community degli Innovation Manager italiani.

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Blockchain nel settore energetico: quali opportunità per lo scambio di energia P2P?
Blockchain
Utility/Energy

Tra le startup attive nell’ambito dell’Identità digitale rientrano le seguenti startup ospitate al Workshop: Biowetrics, Elysium, Floux, iProov, Keyless, Monokee e Vibre, selezionate per le loro soluzioni innovative.

Tra biometria, intelligenza artificiale e blockchain, ecco quali sono le loro proposte.

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Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

Le startup vincitrici di Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity

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CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
Marketing

AWorld: è una startup innovativa con uffici a Torino e a New York che investe nella sostenibilità e nel futuro del pianeta, con l’obiettivo di creare una cultura sostenibile attraverso il pubblico, le aziende e le istituzioni. AWorld ha creato una piattaforma social-gamified che premia gli utenti per azioni e comportamenti sostenibili, usando il sistema della gamification.

 

Affitto Certificato: è una startup innovativa che sta costruendo la prima banca dati che racchiude buoni affittuari. La startup si propone di prendere il concetto di feedback e di curriculum e di applicarli al mercato degli affitti, approfittando di prodotti bancari e assicurativi aperti, in modo da consentire ai proprietari di trovare buoni inquilini e agli inquilini di dimostrare di essere dei corretti e bravi affittuari. Sulla base di ciò, Affitto Certificato ha creato il Tenant Digital Curriculum, un report unico che permette agli inquilini di dimostrare di essere bravi inquilini. La mission della startup è quindi quella di creare uno standard per affittare una casa in modo rapido e sicuro. 

 

Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

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Data Strategy: quali sono le 3 fasi principali del processo di relazione con il cliente?
Big Data
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Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

Le startup vincitrici di Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity

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Blockchain nel settore energetico: quali opportunità per lo scambio di energia P2P?
Blockchain
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AWorld: è una startup innovativa con uffici a Torino e a New York che investe nella sostenibilità e nel futuro del pianeta, con l’obiettivo di creare una cultura sostenibile attraverso il pubblico, le aziende e le istituzioni. AWorld ha creato una piattaforma social-gamified che premia gli utenti per azioni e comportamenti sostenibili, usando il sistema della gamification.

 

Affitto Certificato: è una startup innovativa che sta costruendo la prima banca dati che racchiude buoni affittuari. La startup si propone di prendere il concetto di feedback e di curriculum e di applicarli al mercato degli affitti, approfittando di prodotti bancari e assicurativi aperti, in modo da consentire ai proprietari di trovare buoni inquilini e agli inquilini di dimostrare di essere dei corretti e bravi affittuari. Sulla base di ciò, Affitto Certificato ha creato il Tenant Digital Curriculum, un report unico che permette agli inquilini di dimostrare di essere bravi inquilini. La mission della startup è quindi quella di creare uno standard per affittare una casa in modo rapido e sicuro. 

 

Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

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Smart working, una buona pratica anche nelle imprese assicurative

Si fa presto a dire smart working, in Italia secondo le ultime stime prima del coronavirus (Osservatorio Smart Working Politecnico di Milano) poco più della metà delle aziende italiane erano organizzate in tale senso; e secondo ancora più recenti indagini di Unioncamere,  solo 3 aziende su 10 sono fornite di sistemi anti-hacker e solo 4 su 10 adotta tecnologie cloud, cosa che si traduce nella difficoltà a organizzarsi per lo smart working tempestivamente in questa fase di emergenza.

L’emergenza sanitaria Covid-19 sta cambiando il mondo del lavoro e la sua organizzazione per sempre, dimostrando che il lavoro agile è una scommessa vinta anche per il futuro: nessun calo nelle performance, anzi sembra che i dipendenti lavorino di più e meglio, e minore impatto ambientale.

Anche le imprese assicurative si sono dimostrate pronte ad abbracciare questa modalità di lavoro, molte di esse hanno cominciato a far lavorare da remoto i propri dipendenti prima ancora del lockdown, le stesse organizzazioni del settore ne hanno promosso l’adozione.

Ma cosa si intende esattamente per smart working?

Secondo la definizione dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di MilanoLo Smart Working, o Lavoro Agile, è una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Un nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda che si basa su quattro pilastri fondamentali: revisione della cultura organizzativa, flessibilità rispetto a orari e luoghi di lavoro, dotazione tecnologica e spazi fisici’. 

In realtà, non vuol dire semplicemente “lavorare da casa“. I manager devono gestire il lavoro delle proprie persone in modo diverso e sono chiamati a incentivare e facilitare quotidianamente l’adozione di comportamenti lavorativi smart da parte dei collaboratori.Questi ultimi devono ridefinire il rapporto con il proprio capo e i propri colleghi e ripensare le proprie giornate lavorative costruendosi una nuova “routine”.

Emanuela Madini e Giulia Dei Pieri , esperte in smart working di P4I – Partners4Innovation (società che accompagna le aziende nei percorsi verso la digital transformation e lo smart working) hanno realizzato una breve guida, pubblicata da Digital4, un decalogo di consigli utili per gestire al meglio e nel modo più corretto il lavoro da remoto, sia lato management, sia lato collaboratore.

Molto importanti risultano da parte sia del collaboratore che del management l’impegno affinchè il lavoro venga svolto senza rimanere però impegnati 24 ore al giorno, cioè trovare l’equilibrio.

5 suggerimenti per i collaboratori

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Molti dei collaboratori si trovano ad approcciare il lavoro da remoto per la prima volta o, semplicemente, si trovano oggi ad applicarlo in maniera più continuativa rispetto al passato. Ecco cosa dovrebbero fare per renderlo più efficace e produttivo:

1. OBIETTIVI E ASPETTATIVE

Chiarisci con il tuo responsabile gli obiettivi e le aspettative nel breve termine, in modo da pianificare le attività e definire le scadenze, senza perdere di vista le priorità.

2. COMUNICAZIONE E COLLABORAZIONE

Renditi contattabile attraverso gli strumenti digitali a disposizione, scegliendo le modalità di comunicazione più adeguate (mail, telefono, Skype, …).

3. “ROUTINE” LAVORATIVA

Definisci una “routine” di abitudini che scandisca l’inizio e la fine della tua giornata lavorativa, senza dimenticare i momenti di pausa per recuperare energie e di socialità con i tuoi colleghi anche in modo virtuale (es. pause caffè in video conference).

4. SICUREZZA

Scegli la postazione di lavoro che garantisca la sicurezza fisica e sia idonea a prevenire problemi fisici e salvaguarda la riservatezza e la confidenzialità delle informazioni aziendali scegliendo il luogo più idoneo per garantire adeguati livelli di privacy.

5. GESTIONE DEL TEMPO

Gestisci il tuo tempo con attenzione, evitando distrazioni extra lavorative che potrebbero creare troppa dispersione nelle attività lavorative e il conseguente allungamento dei tempi di lavoro.

5 suggerimenti per i manager

Ed ecco le buon pratiche per i manager che devono lavorare a distanza con le loro persone ricercando nuove forme efficaci di collaborazione:

1. SOCIALITÀ E SENSO DI APPARTENENZA

Organizza dei momenti di socialità all’interno del team per favorire l’interazione positiva e creare coesione e senso di appartenenza (es. “caffè virtuali”)

2. STRUMENTI DIGITALI

Sperimenta diversi strumenti digitali e incentivane l’utilizzo da parte del tuo team

3. COMUNICAZIONE E ALLINEAMENTO

Tieni le persone costantemente allineate rispetto alle priorità di lavoro all’interno dell’area o a eventuali novità

4. OBIETTIVI E RISULTATI

All’inizio della settimana definisci gli obiettivi di team e il contributo atteso da ciascuna persona attraverso un team meeting virtuale; ricordati di non controllare il singolo task, ma valuta il risultato complessivo del lavoro

5. DISPONIBILITÀ

Ricordati che la tua disponibilità e quella delle tue persone non è H24.

Questi sono solo alcuni accorgimenti che vi raccomandiamo. Imparare a lavorare e a collaborare a distanza richiede tempo e impegno: continuando a sperimentare giorno dopo giorno, riuscirete a definire le modalità più adatte a ciascuno di voi.

Digital event, 29 aprile

Data Scientist: quali sono le competenze giuste? E quali gli attuali ambiti di applicazione?
Big Data
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Photo by Luke Peters on Unsplash

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