Digital health: cos’è, vantaggi e mondo insurance

L’impatto della trasformazione digitale ha rivoluzionato in modo irreversibile anche il settore della sanità, con l’ascesa del settore digital health, o e-health. Complice la pandemia di Covid-19, infatti, la sanità digitale sta rivoluzionando gli schemi tradizionali dell’ambito medico: dal rapporto tra medico e paziente all’archiviazione dei dati sensibili, passando per le modalità con cui effettuare le visite, le attività di screening e di monitoraggio.

Che cos’è la digital health

La digital health, o salute digitale,  è il punto d’incontro tra tecnologie digitali e il settore della salute personale, del benessere, dell’assistenza sanitaria. La digital health è telemedicina, ma è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics, IoT e dispositivi indossabili, robotica, e via dicendo.

E’ un settore piuttosto ampio, che cerca di rispondere fondamentalmente a una mission: una sanità migliore, più accessibile per tutti, più efficiente, più intelligente.

I vantaggi della e-health

L’e-health abbandona l’approccio tradizionale in cui l’attenzione è posta principalmente sul ruolo del medico per adottare una visione nuova e integrata, che mette il paziente al centro di ogni processo. Nella sanità digitale infatti il paziente non è più un destinatario passivo, ma diventa attore attivo che ha a disposizione tutti gli strumenti necessari per accedere alle cure in modo rapido ed efficiente, contando su consigli e informazioni affidabili e comunicate in modo tempestivo, non appena ne sorge la necessità. Di conseguenza, ogni paziente viene immediatamente identificato dai medici con cui si confronta, che possono così seguirlo in maniera efficace e, soprattutto, personalizzata.

Altro importante vantaggio dell’e-health sta nelle procedure di trattamento dei dati: la sanità digitale infatti offre maggiori garanzie riguardo alla trasparenza dei dati sanitari, permettendo ai pazienti di mantenere il controllo per decidere con chi condividerli e per quali scopi.

Infine, l’e-health porta i benefici della medicina a portata di tutti, in ogni luogo e in ogni momento, grazie alla possibilità di organizzare visite anche in modalità virtuale e ricevere quindi un parere medico a distanza, evitando contatti non necessari.

La digital health e la sanità territoriale

La salute digitale fa rima con prevenzione, personalizzazione, sanità di prossimità, sanità territoriale.

Quest’ultima è quella che ha fatto acqua in Italia nell’emergenza Covid e che ci ha distinto per numero di morti da Paesi come la Germania, dove il supporto sanitario a domicilio è molto più diffuso, come dice l’Osservatorio delle Malattie Rare, che sottolinea: ‘Tra gli addetti ai lavori, ma anche nella consapevolezza collettiva, è ormai piuttosto chiaro che il problema di gestione sanitaria dell’emergenza COVID-19 non fosse tanto, o anzitutto, nella quantità di posti letto, quanto nella facoltà di ‘arrivare prima’ del ricovero, e semmai evitarlo. Facoltà che da anni si invoca con la formula della “sanità territoriale”, che altro non è che la possibilità di dialogo tempestivo e assistenza diretta. Semplice, a casa, addirittura a portata di smartphone o PC. Basta chiedere a Paesi europei come la Germania, dove il ‘mistero dei pochi morti’, a fronte di contagi vicini ai nostri, in realtà non c’è, perché trova risposta in un sistema personalizzato di supporto sanitario, anzitutto a domicilio”.

Sono anni che la digital health si va sviluppando in tutto il mondo e che molti esperti ci dicono che è il futuro della medicina e della sanità, ne avevamo parlato con Roberto Ascione fondatore di Healthware, ma con la pandemia ogni possibile remora culturale, comportamentale, organizzativa ha ceduto di fronte alla necessità di farvi ricorso, mostrando palesemente quanto gli strumenti tecnologici possano fare la differenza nella gestione sanitaria. Lo hanno capito i medici in primis.

Per esempio, secondo un report di CompuGroup Medical (CGM) sulla risposta digitale in Italia all’emergenza Covid-19, durante la pandemia oltre 4mila medici, farmacisti, dentisti, psicologi e altri operatori hanno utilizzato la piattaforma di teleconsulto Clickdoc, fornita gratuitamente durante l’emergenza per alimentare la relazione medico-paziente, salvaguardare la continuità assistenziale, con particolare riferimento alla cronicità. Migliaia di farmacie in tutta Italia hanno inoltre aderito a ricettainfarmacia.it, sistema che, fornito anch’esso gratuitamente, permette al paziente l’invio della ricetta elettronica (NRE) direttamente alla sua farmacia, così da ridurre spostamenti e file e ricevere i medicinali anche a domicilio.

Questa è solo una parte dello scenario “competitor” che si è creato tra le applicazioni di telemedicina nate o cresciute sull’onda dell’emergenza: l’ Instant Report COVID-19 n. 8 di ALTEMS del maggio 2020, evidenziava infatti come molte aziende sanitarie avessero attivato servizi di telemedicina, dedicati sia ai pazienti Covid che non-Covid, già nelle prime fasi dell’emergenza. In generale, secondo la società di consulenza Deloitte, l’emergenza COVID-19 ha complessivamente accelerato l’utilizzo del digitale, sia per i pazienti che per gli operatori sanitari.

Vi sono poi diverse piattaforme “private”: PagineMediche.it – che a marzo 2021 in 10 giorni ha visto l’iscrizione di oltre mille medici alla sua piattaforma di videovisita –, Miodottore.it, DaVinci Salute, Telemedicina del Centro medico Santagostino, Topdoctors, LiviConnect, Ultraspecialisti, ecc. Come riporta la tabella precedente, infatti, l’universo digital health comprende altro oltre alla telemedicina: è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, etc.

L’ecosistema digital health

A livello di player l’ecosistema comprende grandi aziende, startup, istituzioni, investitori, il mondo dei medici, degli operatori sanitari e dei farmacisti, le strutture ospedaliere pubbliche e private, le RSA, i pazienti stessi e i caregiver, il mondo della formazione, delle università, della ricerca, ma anche quello delle assicurazioni. Il successo della digital health dipende da tutti questi elementi ed è un processo anche culturale, che mette la persona al centro e ha come obiettivo il miglioramento della salute individuale e del sistema sanitario.

Sul fronte del venture capital e delle startup, che tendono a dettare le tendenze di quello che chiamiamo “futuro”, è opinione degli esperti che nonostante un rallentamento generale degli investimenti registrato negli ultimi due anni, causa coronavirus, nel prossimo futuro il settore sarà probabilmente più vivace proprio negli ambiti direttamente coinvolti nella lotta alla pandemia (i.e., settore dei dispositivi medici e biotecnologie) o in quelli che prevediamo possano influenzare la ripresa dell’economia mondiale nella fase post-Covid-19, in primis la digital health.

Chiara Maiorino (EIT Health Italia): il settore Health in Italia ha un grande potenziale, serve coesione

Esempi e applicazioni della digital health

L’e-health fa affidamento sulle tecnologie di connessione di ultima generazione, come il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale. Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Fondamentali anche i dispositivi interconnessi Internet of Things (IoT), che possono rappresentare un valido aiuto per i medici quando applicati alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso. Un esempio pratico sono gli smartwatch o gli altri dispositivi wearables che permettono di tenere sempre sotto controllo il battito cardiaco, l’ossigenazione e altri parametri vitali. Questo a sua volta aiuta il campo della medicina preventiva, basata proprio sulle attività di screening precoce.

Come accennato, tra gli esempi di applicazione della digital health troviamo anche la possibilità di svolgere visite mediche a distanza, tramite la telemedicina, e poter quindi ricevere consulti in ogni luogo e in ogni momento. L’e-health permette anche di conservare i dati dei pazienti in modo semplice e sicuro, e di analizzarli con tecnologie all’avanguardia, come l’intelligenza artificiale, per definire terapie ad hoc, affidabili e personalizzate.

Infine, la medicina virtuale semplifica le comunicazioni tra medico e paziente e facilita anche il monitoraggio dell’aderenza terapeutica, per esempio tramite app per smartphone che collegano in video farmacista, medico e paziente per garantire che quest’ultimo assuma il dosaggio di farmaco prescritto nel momento giusto e secondo le modalità indicate.

Il futuro è nella Digital Health

Altro esempio di successo nel campo dell’e-health è il servizio di teleassistenza infermieristica specializzata fornito da ParkinsonCare. Ideato da Careapt – startup del gruppo Zambon – e reso gratuito fin dalle primissime fasi dell’emergenza Covid-19 grazie alla collaborazione con Confederazione Parkinson Italia Onlus, nei primi mesi della pandemia ha contribuito a realizzare 4.500 interventi di supporto a persone con malattia di Parkinson e ai loro familiari, di cui 3.389 in teleassistenza infermieristica, 235 video-consulti con neurologi e altri professionisti del team multidisciplinare, 7 accessi al MMG e 2 soli accessi al pronto soccorso.

Di questo esempio italiano hanno parlato anche pubblicazioni scientifiche internazionali,  come il  Journal of Parkinsonisms and Related Disorders o The Lancet, per sottolineare l’importanza della telemedicina nell’assistenza ai malati di diverse patologie, in particolare di quelle neurodegenerative, che possono essere costantemente monitorate da una rete di figure altamente specializzate all’interno del proprio ambiente domestico, da cui è possibile restituire una prospettiva più realistica delle condizioni del paziente. Si tratta del cosiddetto modello “home-hub-and-spoke”, che mette in comunicazione l’ambito domestico, i professionisti sanitari e il personal care manager, una figura che affianca il paziente nella vita quotidiana, organizzando l’intervento di tutti gli attori coinvolti.

Quello della salute digitale (Digital Health) è stato anche uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, organizzata nel 2020 e dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Appartiene a questa categoria anche una delle tre startup vincitrici: Morphogram, piattaforma innovativa dedicata ai professionisti del mondo della nutrizione.

Morphogram®, la piattaforma innovativa per il mondo della nutrizione

Digital health e assicurazioni

Il mondo assicurativo si è adeguato rapidamente alle nuove richieste e alle possibilità offerte dalla sanità digitale. Molte startup attive in ambito medico, per esempio, da anni offrono la possibilità di ricevere consulti in modalità virtuale, approfittando quindi della telemedicina.

Altra potenzialità dell’e-health sfruttata dal mondo insurance è quella della cartella clinica elettronica, quindi l’archiviazione digitale dei dati sanitari di un paziente, che in questo modo diventano sicuri, facilmente condivisibili e sempre consultabili.

Inoltre alcuni dispositivi Internet of Things (IoT) collegati all’e-health, come gli smartwatch o altri strumenti in grado di misurare i parametri vitali, possono aiutare le compagnie assicurative a tenere sotto controllo il livello di salute dei propri pazienti, promuovendo se necessario l’adozione di comportamenti salutari.

La grossa mole di dati raccolti e immagazzinati tramite l’e-health può poi essere analizzata tramite l’intelligenza artificiale, che permette di rielaborarli rapidamente per adattarli alle esigenze specifiche del mondo assicurativo.

Le startup in primo piano

Ro

Tra le principali startup attive nel mondo e-health troviamo l’americana Ro, una piattaforma digitale per la salute che si prende cura del paziente dalla diagnosi alla delivery della cura e all’assistenza. Nata a New York nel 2017, fino ad oggi ha raccolto investimenti per un miliardo di dollari.

Il suo Ceo CEO Zachariah Reitano ha espresso un concetto molto importante a Crunchbase. “Pensiamo che l’assistenza sanitaria digitale sia qui per restare”, ha detto Reitano. “Anche se non tutte le problematiche sanitarie sono adatte per l’assistenza a distanza, pensiamo di essere nel bel mezzo di un massiccio cambiamento paradigmatico verso una mentalità digitale, dove i pazienti penseranno prima di tutto se possono ricevere un’assistenza sicura e di alta qualità online, e poi cercheranno un’assistenza di persona, se può servire meglio le circostanze specifiche”.

1000Farmacie

Un esempio italiano recente è invece 1000Farmacie, che a febbraio 2022 ha raccolto 15 milioni di dollari in un round di investimenti guidato da P101 SGR e HBM Healthcare Investments.

La società è nata nel 2019 con lo scopo di unire le migliori farmacie italiane, con i rispettivi magazzini, per mettere a disposizione degli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti al prezzo migliore e riceverli direttamente a casa tramite il servizio di consegna, ma, complice il Covid, ha già ampliato la sua missione.

“L’attuale esperienza sanitaria è estremamente frammentata comportando disagi per il cliente finale. 1000Farmacie punta a unificare l’esperienza sanitaria digitale: dall’acquisizione di informazioni attendibili online alla consegna di farmaci a domicilio in poche ore, passando per il teleconsulto e i test diagnostici. La nostra piattaforma riunisce in modo sinergico circa 1000Farmacie autorizzate, con l’obiettivo di offrire ai consumatori il più grande assortimento disponibile e la possibilità̀ di acquistare in sicurezza online direttamente dalle farmacie di fiducia”, ha affermato il CEO e cofondatore Nicolò Petrone.

DaVinci Healthcare

Un altro esempio, sempre italiano, è DaVinci Healthcare, che sta vivendo una grandissima crescita. Nel 2020, per esempio, la startup ha lanciato una campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma BacktoWork che ha raggiunto l’obiettivo minimo di 50 mila euro già 29 giorni prima della chiusura programmata.

DaVinci è una startup innovativa che fa telemedicina, in particolare teleconsulti e telemonitoraggi, facendo leva sulle più avanzate tecnologie, offrendo servizi medici e psicologici a distanza in video o chat. Il servizio è offerto tramite app o webapp e garantisce un tempo di attesa massimo di 20 minuti.

A maggio 2022 il sito di DaVinci Healthcare conta 650 mila visite all’anno, e i suoi sistemi organizzano 35 mila appuntamenti medici.

AllWell

Nata a Milano nel 2021, AllWell è una startup insurtech italiana per il segmento salute che punta a rendere più semplice e fruibile la copertura sanitaria, così da prevenire piuttosto che curare. Si tratta di un modello di copertura assicurativa interamente tecnologico e digitale per prestazioni sanitarie, con soluzioni parametriche basate su abbonamento mensile.

“L’idea deriva da un’intuizione: quelli che sono gli elementi alla base della trasformazione digitale del settore assicurativo, ovvero una fiducia limitata da parte della clientela e l’importanza del networking, una complessità dei processi e un’attivazione del servizio in momenti difficili, entrano in sinergia con il settore health” ha spiegato a InsuranceUp il founder Gerardo di Francesco.

Qui un approfondimento

A settembre 2021 AllWell ha lanciato una versione beta, e una volta terminata la fase di testing la piattaforma sarà aperta al mercato. “Tra i nostri progetti futuri prevediamo servizi di mappatura genetica, sistemi di gestione del rischio legati ai parametri vitali rilevati da wearable, attività di donazione del sangue” ha spiegato Di Francesco.

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Chiara Maiorino (EIT Health Italia): il settore Health in Italia ha un grande potenziale, serve coesione

Ha inaugurato a novembre 2021 la sua prima sede in Italia, presso l’Università di Napoli Federico II, EIT Health: una partnership pubblica-privata dell’Istituto Europeo di innovazione e tecnologia (EIT) che agisce come incubatore di startup impegnate nell’innovazione del settore sanitario.

Come nasce l’iniziativa, come opera e come può spingere l’innovazione in Italia? Ne abbiamo parlato con Chiara Maiorino, Ecosystem Lead for Italy.

Che cos’è EIT Health

EIT Health è una Knowledge Innovation Community per promuovere l’innovazione nella sanità.

Nasce come verticale di EIT, l’European Instutute of Technology, istituzione ideata nel 2005 da Jose Barroso -al tempo alla guida della Commissone Europea – per riprodurre il modello virtuoso del MIT di Boston,  con l’obiettivo di supportare l’innovazione dei settori industriali europei. EIT Health è il terzo di questi verticali, oggi otto, con un nono per arte e creatività in lavorazione.

“EIT Health lavora su tutto il territorio europeo organizzando un partenariato di circa 150 membri, pubblici e privati, tra università, centri di ricerca, ospedali, grandi e medie aziende e alcune municipalità, divisi in 6 Regional Innovation Hubs (Spagna, Francia, Irlanda-UK, Scandinavia, Germania, Benelux) più il cluster geografico InnoStars di cui fa parte l’Italia assieme a Portogallo, Polonia e Ungheria” spiega Chiara.

EIT Health si pone come interlocutore per tutti gli enti che vogliono collaborare a creare un vero ecosistema coeso all’interno del settore industriale health, dove funge da acceleratore delle opportunità italiane verso l’Europa e dall’Europa all’Italia.

Le attività di EIT Health in Italia

EIT Health Italia lavora su tre fronti: Education, Acceleration e Innovation Projects.

“I 7 partner italiani di EIT Health lavorano in un’ottica di creazione e consolidamento di programmi di education (alta formazione e specializzazione dei professionisti salute, formazione dei cittadini/pazienti) volti a promuovere l’imprenditoria in ambito accademico. Si tratta in pratica di training all’imprenditoria per il ricercatore, per insegnare loro le soft skill necessarie a portare le loro idee e competenze scientifiche, nuove scoperte tecnologiche e brevetti, dal laboratorio al mercato, in modo che il mondo del lavoro e la società tutta ne possa usufruire.”

EIT Health svolge questa funzione anche attraverso annuali Innovation Days, con l’obiettivo di presentare l’iniziativa e lanciare challenge ai partecipanti, che possono spaziare tra studenti, imprenditori e liberi professionisti.

Partirà presto un nuovo progetto con un nuovo partner industriale: un laboratorio che sarà di riferimento per tutta Europa.

EIT Health, i focus di innovazione

In Italia i focus di innovazione riguardano principalmente l’adozione del digitale nel mondo della salute. Da un lato per quanto riguarda contatti e scambi clinici tra medici, e dall’altro a favore del paziente e del servizio sanitario nazionale.

Un ambito in cui si sta sviluppando un forte interesse è quello di collaborazioni con aziende e attori esterni che si riferiscono all’Italia per il suo network di ospedali e l’accesso a comunità di pazienti e cittadini con cui lavorare per lo sviluppo prodotti.

“Questi network, che comprendono anche diversi ospedali europei, sono una grande ricchezza poco valorizzata” sottolinea Chiara, “Il nostro paese è uno dei più impegnati negli studi clinici di farmaci e dispositivi medici, ma facciamo ancora fatica ad avere una discussione tra partner accademici e non accademici, al fine di incentivare l’innovazione in ambito sanitario. EIT Health si pone come ponte necessario per far parlare questi attori e fornire loro uno spazio per collaborare, in linea con le traiettorie strategiche europee.”

La tecnologia per il settore salute: un’opportunità che dobbiamo sfruttare

L’introduzione della tecnologia nel sistema salute rappresenta una grande opportunità. Il suo impatto disruptive può essere difficile da assorbire e comprendere, ma permette dall’altro lato di porre di nuovo l’individuo al centro dell’ecosistema.

“È importante capire che l’innovazione tecnologica è uno strumento per la crescita del nostro paese, che abbiamo la responsabilità di guidare per il bene del nostro ecosistema innovazione” sostiene Chiara.

“Se i nostri governi riuscissero a ritagliarsi uno spazio per prendere delle decisioni a supporto del cambiamento, ne beneficeremmo tutti: le nuove tecnologie non solo creeranno nuove opportunità e posti di lavoro, ma diminuiranno il costo del servizio sanitario nazionale per paziente. Perché questo avvenga sarà però necessario il supporto di politiche giuste.”

Oggi, infatti, l’innovazione tecnologica incontra ancora un grande attrito.

“Un problema che si trovano ad affrontare quasi tutte le startup è che hanno tecnologie disruptive ad alto contenuto innovativo, che però non trovano spazio per essere implementate nel servizio sanitario nazionale perché, ad esempio, stando alla normativa attuale, il loro utilizzo non può essere finanziariamente sostenuto, e quindi queste saranno adottate con difficoltà dai dirigenti d’ospedale”.

Quale ruolo possono avere le assicurazioni?

Per quanto riguarda il ruolo delle assicurazioni in questo scenario, Chiara sottolinea come sarà essenziale proteggere i principi dell’attuale sistema sanitario nazionale, e non cadere nella trappola di un modello dove le assicurazioni vivano sulla pelle del cittadino.

“Una strada che posso immaginare per le assicurazioni in un quadro che non infici l’attuale optimum della sanità pubblica italiana è quella di coprire il rischio della valorizzazione dell’innovazione. Per fare un esempio, tornando al precedente problema dell’acquisizione di nuove tecnologie da parte degli ospedali, potrebbero essere le assicurazioni a stipulare accordi finanziari per fornire parte del rimborso che non è offerto dallo stato. Politiche quindi a favore degli ospedali, ma non a scapito del cittadino”.

Health in Italia: le prospettive

“Il covid ci ha dimostrato che abbiamo delle eccellenze e delle infrastrutture che in realtà devono e possono essere valorizzate” conclude Chiara, “Il male italiano è la frammentazione: troppi enti che si accavallano o creano gap. Dobbiamo lavorare sul creare un ecosistema univoco, collettore e promotore, basato sullo scambio reciproco con l’Europa. Non è più il tempo di regionalismi: abbiamo bisogno dell’Europa, e abbiamo tutte le carte in regola per fare il salto. C’è bisogno solo di una struttura che armonizzi l’ecosistema a tutti i livelli, e questa è la nostra missione e il nostro mantra.”

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Insurtech, 10 previsioni per il mercato 2022

Insurtech, quali evoluzioni possiamo aspettarci per 2022? Turismo spaziale, micro-mobilità urbana, health tech ed entrata in campo dei giovani sono alcune delle esigenze emergenti individuate da IIA – Italian Insurtech Association per il 2022.

Dopo un 2021 che ha visto un incremento del +460% gli investimenti per il settore in Insurtech, con 280 milioni di euro investiti contro i soli 50 milioni del 2020, la crescita sarà ancora più significativa per l’anno appena iniziato, permettendo all’Italia di recuperare il gap oggi esistente con gli altri Paesi europei.

“Siamo soddisfatti dell’aumento degli investimenti in Insurtech in Italia e il traguardo di oltre 1 miliardo di Euro per il 2023 che come associazione avevamo indicato sembra finalmente raggiungibile. Già per il 2022 stimiamo di toccare la cifra di 500 milioni di euro, grazie soprattutto agli investimenti dei grandi player stranieri”, ha spiegato Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA. “Sulla base dei dati raccolti dal nostro Osservatorio possiamo prevedere quelle che saranno le direzioni future del settore: da un lato, ci sarà il rafforzamento degli ecosistemi esistenti, dall’altro la crescita e lo sviluppo di nuovi ecosistemi legati all’Insurtech, con maggior focus sul cliente e proposte assicurative personalizzate”.

Ecco gli ambiti, i relativi trend e gli investimenti che secondo le proiezioni di IIA caratterizzeranno il settore insurtech nel 2022.

Insurtech, le previsioni per il 2022

  1. Aumento degli investimenti in Insurtech, anche sull’onda dell’ingresso in Italia di nuovi operatori Internazionali

Continuerà la crescita del volume degli investimenti in Insurtech, per la quale si stima di passare da 280 milioni di euro del 2021 ad oltre 500 milioni, trainati da fondi di investimento stranieri, sviluppo di progetti Insurtech da parte di compagnie, intermediari tech e digital player, progetti di collaborazione su crossover digitali.

  1. Aumento degli investimenti in startup Insurtech, verso i 100 milioni

Si stima che gli investimenti in startup insurtech supereranno di 5 volte quelli dell’anno appena trascorso, sfiorando i 100 milioni di euro nel 2022. Sono stati appena 20 milioni di euro nel 2021 contro i 650 milioni in Francia e gli 800 in Gran Bretagna.

Questa crescita sarà possibile grazie agli investimenti in innovazione che potranno aumentare ulteriormente sotto la spinta di incentivi fiscali per creare un circolo virtuoso all’interno dell’ecosistema assicurativo e del mondo digitale.

  1. La cooperazione fra startup e compagnie assicurative arriverà al 90%

Per rimanere competitivi sul mercato sarà fondamentale promuovere il processo di cooperazione tra assicurazioni, aziende tecnologiche e start up. Dall’Insurtech investment Index del 2021 era emerso che solo il 65% delle compagnie aveva collaborato con startup; si prevede che tale valore supererà il 90% nel 2022, superando in questo modo il gap con gli altri europei.

  1. I nuovi ecosistemi acquisteranno massa critica raddoppiando le polizze

Turismo spaziale, identità digitali, eSport, realtà virtuale, criptovalute e nuovi modi di socializzare online, come promesso da Facebook con il Metaverso, saranno i nuovi settori per i quali già dal 2022 l’offerta assicurativa classica non sarà più sufficiente.

Da una stima di IIA, l’assicurazione del futuro varrà 10 milioni di euro di premi solo in Italia entro il 2030, ma per far fronte a questi nuovi bisogni sarà necessario innovarsi con nuovi prodotti e soluzioni. Nel 2022 IIA stima che le polizze digitali provenienti da nuovi ecosistemi raddoppieranno rispetto al 2021 con l’ingresso di offerte specializzate.

  1. Health tech: ingresso di nuovi operatori specializzati italiani ed esteri

Un discorso a parte va fatto sicuramente per tutto il ramo salute, anche alla luce del perdurare dell’emergenza sanitaria, che avrà un impatto consistente sulle polizze del futuro. Ad oggi nel mondo i principali investimenti in insurtech sono stati fatti in ambito healthtech, con cifre superiori ai 2 miliardi di dollari.

Per quanto concerne il mercato italiano si stima che la penetrazione di polizze digitali nel segmento salute possa arrivare al 2030 al 7% del mercato per un totale di 1.8 milioni di soggetti assicurati. Nel 2022 si prevede inoltre l’ingresso di nuovi operatori specializzati nell’offerta Assicurativa Healthtech.

  1. Mobilità: previsto il raddoppiando delle polizze digitali

Le nuove tendenze legate al mondo degli spostamenti alternativi, come la micro-mobilità urbana e la sharing economy influenzeranno fortemente anche l’offerta delle compagnie assicurative, che saranno sempre più legate all’analisi comportamentale e dei dati di guida del consumatore (behavioural/data driven insurance per il 74% del campione) o calcolate in base ai km percorsi (pay per mile/pay as you drive per 59%).

IIA stima, inoltre, che nel 2022 raddoppieranno rispetto al 2021 le polizze on demand legate a questo settore.

  1. Embedded Insurance volaneranno per l’Insurtech

IIA ha valutato che il mercato dell’embendded insurance, ovvero le coperture assicurative offerte come servizio aggiuntivo assieme all’acquisto di un prodotto o servizio – come la polizza venduta con lo skipass – varrà nei prossimi 10 anni fino al 20% del valore del mercato assicurativo totale. Come avvenuto nel 2021, assisteremo anche quest’anno a un incremento di player non assicurativi che distribuiranno polizze in ottica open insurance; non solo gli Over The Top, ma anche catene retail, operatori TLC, player dell’elettronica di consumo, brand di sport, etc.

Si tratta di un’importante leva per allargare il numero di utenti che attualmente non vengono intercettati dall’offerta assicurativa e di conseguenza aumentare il valore complessivo dei premi. Nel 2022 raddoppieranno gli operatori non assicurativi che venderanno prodotti assicurativi.

  1. Digital Bancassurance: triplicheranno le banche coinvolte nella distribuzione di polizze digitali

Un altro numero che salirà inevitabilmente nel 2022 è quello legato al Digital bancassurance, perché i prodotti assicurativi saranno sempre più integrati nell’offerta online delle banche.

In Italia, nel 2021, sono state circa 10 le banche che hanno offerto polizze assicurative digitali e ci si aspetta che a dicembre 2022 si arrivi a quota 30. La distribuzione delle polizze assicurative nelle banche non seguirà la semplice digitalizzazione dei prodotti tradizionali, ma richiede la creazione di un’offerta nuova che possa essere distribuita via web e mobile.

  1. Triplicheranno gli investimenti in Data Analytics e IA da parte del comparto assicurativo

L’analisi di dati, l’integrazione IoT, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale avranno un ruolo cruciale nel 2022 per aiutare gli operatori a costruire prodotti e polizze sempre più personalizzate sul singolo cliente, come polizze sportive limitate alla durata di una partita di calcetto o di un’arrampicata in montagna, oppure polizze salute in linea con le condizioni dell’utente in un preciso momento della sua vita.

Nel 2022 gli investimenti in Data Analytics e IA aumenteranno del 200% rispetto allo scorso anno.

  1. Nuove competenze ed opportunità professionali nell’Insurtech renderanno il settore attrattivo per i giovani

Il settore assicurativo conta un grave gap in termini di competenze tecnologiche e digitali, come rilevano il 71% degli impiegati in ambito assicurativo, secondo una ricerca di EY in collaborazione con IIA. Il 53% si dice molto preoccupato per questo divario che rischia di limitare la capacità del settore di sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze di un consumatore sempre più digitale.

Tra le nuove sfide per il mercato assicurativo, emerge quindi la nuova figura dell’assicuratore che deve avere competenze in grado di coniugare data science, intelligenza artificiale, ingegneria matematica. Il settore insurtech e le crescenti attività di formazione promosse consentiranno di superare questo divario e portare l’industria assicurativa tra i 5 settori su cui i giovani potranno puntare nei prossimi anni per trovare lavoro.

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eHealth, 180 milioni di dollari per l’insurtech HealthCare.com: come funziona il suo marketplace virtuale

180 milioni di dollari: è questa la cifra complessiva raccolta dalla startup insurtech americana HealthCare.com con una nuova operazione di finanziamento chiusa lo scorso 13 dicembre.

La compagnia cura un marketplace virtuale tramite il quale i clienti possono acquistare polizze mediche personalizzate scegliendo sia tra quelle sviluppate direttamente da HealthCare.com che tra prodotti offerti da una lunga lista di partner esterni. Vediamo comune funzionano i suoi servizi e quali sono i piani per il futuro.

Il marketplace di HealthCare.com

Attiva dal 2006, HealthCare.com è stata fondata da un gruppo di sei imprenditori: Glenn Luk, Howard Yeh, Jeff Smedsrud, Jose Vargas, Julio Gonzalez Arrivillaga e Matias de Tezanos.

Il sito originario di HealthCare.com si presentava principalmente come un aggregatore di informazioni mediche e un database utile per cercare dottori o fornitori di servizi medici specifici. Il marketplace virtuale per le polizze sanitarie è stato lanciato nel 2014, e da quel momento in poi la compagnia ha sempre lavorato per migliorarne la tecnologia e l’esperienza utente.

Oggi la startup permette ai clienti trovare il piano assicurativo migliore in base alle loro esigenze individuali, analizzate a partire dalla compilazione di un rapido questionario online. Il database di HealthCare.com include sia polizze offerte da partner esterni che prodotti insurance sviluppati direttamente dalla startup tramite il marchio Pivot Health.

Nel corso dell’ultimo anno HealthCare.com ha aiutato milioni di utenti a trovare una polizza sanitaria, e i miglioramenti nell’esperienza utente hanno portato a un aumento delle sottoscrizioni del 97% nel 2021.

Il round di investimenti

Lo scorso 13 dicembre HealthCare.com ha raccolto 180 milioni di dollari, suddivisi in 130 milioni di dollari in azioni Senior Non-Convertible Preferred e 50 milioni di dollari in Preferred Equity tramite un round di Serie C guidato da Oaktree Capital Management.  Hanno partecipato alle operazioni, tra gli altri, Axis Capital, Second Alpha e Link Ventures.

“Siamo contenti di collaborare con investitori di primo livello che riconoscono come HealthCare.com sia ormai pronta per la prossima fase di crescita esplosiva” ha affermato Don Loonam, Ceo della compagnia.

“Oggi i settori della sanità e delle assicurazioni mediche stanno attraversando un periodo di crisi per quanto riguarda i costi, la trasparenza e le difficoltà di accesso, causato soprattutto dalla complessità e da una generale lentezza nei processi di cambiamento. I clienti sono al centro della nostra proposta, e il nostro prodotto finale consiste nella loro esperienza assicurativa end-to-end. Puntiamo a creare rapporti duraturi con i clienti, che possano continuare per decenni”.

I nuovi fondi saranno utilizzati per allargare il team – attualmente composto da 370 dipendenti, il 130% in più rispetto all’inizio del 2021 – migliorare le capacità di data science, lo sviluppo dei prodotti e il dipartimento di ingegneria.

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Lami, la startup eHealth italiana che porta in casa l’assistenza medica

L’emergenza pandemica ha rivoluzionato il nostro modo di vivere e posto un forte stress sui sistemi sanitari di tutto il mondo, portandone a galla le criticità. La risposta è stata un rapido sviluppo del settore health tech ed eHealth, con diversi progetti nati per colmare i gap dei sistemi sanitari tradizionali. Nasce in questo contesto Lami, startup innovativa tutta italiana che rivoluziona il mondo della salute.

Lami nasce per fornire una soluzione a uno dei grandi problemi emersi durante la pandemia, cioè la grande difficoltà del principale presidio intorno a cui è costruito il nostro sistema sanitario: il medico di base, messo a dura prova dallo squilibrio tra il numero di pazienti e il numero di medici a disposizione.

La sua proposta? Una piattaforma per rispondere rapidamente a tutti i bisogni del paziente, a domicilio o in telemedicina.

Lami, la startup italiana che porta in casa l’assistenza medica

Lami è nata durante il lockdown da un’intuizione dei suoi fondatori Davide Barenghi, Chiara Frigerio e Tommaso de Mojana. Un’intuizione tanto semplice quanto efficace: assistere i malati di covid al proprio domicilio in modo efficiente e veloce, in un momento in cui in Italia -e non solo- anche le informazioni arrivavano a fatica, soprattutto dai medici di base travolti dal sovraccarico di lavoro, e i luoghi solitamente deputati alla cura, come gli ospedali e i Pronto Soccorso, erano luoghi da evitare, oltre che allo stremo.

L’efficacia del servizio offerto da Lami in quelle settimane ha fatto il resto: Lami è cresciuta rapidamente, ampliando i servizi e accompagnando le persone in tante e diverse necessità. Dalla diagnostica per immagini all’infermieristica, dai servizi per bambini e ragazzi – pediatra, psicologo, logopedista – ad ambiti medici specifici, tutto sempre con visite domiciliari e, quando possibile, in telemedicina.

Ad oggi ci sono 5mila pazienti iscritti alla piattaforma, a fronte di oltre 20mila prestazioni effettuate. Per ora Lami è presente in diverse città lombarde, a Torino e a Roma, ma sta crescendo velocemente ed entro il 2022 conta di raggiungere tutta l’Italia.

Una piattaforma eHealth per aiutare i pazienti a capire i propri bisogni (e non chiedere a Google)

“La principale differenza tra le piattaforme esistenti e Lami è il punto di partenza: noi non presumiamo che i pazienti sappiano sempre di cosa hanno bisogno. Il nostro lavoro, quindi, non è solo offrire servizi medici, ma anche e soprattutto aiutare le persone a mettere a fuoco il proprio bisogno e a definire il percorso di salute più adeguato” spiega Davide Barenghi, CEO di Lami. “Per farlo, ricorriamo a strumenti tecnologici che permettono, assieme al personale medico che lavora con noi e alla loro esperienza clinica, di erogare servizi di qualità per rendere più efficiente possibile la relazione medico-paziente, così che sia favorevole per entrambi.”

Lami è una piattaforma in cui il paziente può trovare una prima risposta ai propri quesiti di salute in tempi brevi, ed essere accompagnato in qualunque percorso diagnostico o terapeutico si riveli necessario.

“Sappiamo che le persone cercano di fugare i propri dubbi, anche in fatto di salute, cercando su Google e affidandosi all’auto-diagnosi, ottenendo risposte spesso inesatte, parziali o fuorvianti. Tutti aspetti da non sottovalutare, quando si parla di salute. L’Italia è uno dei paesi in Europa in cui si fa più ricorso a internet per questioni legate alla salute, con circa 4 miliardi di ricerche l’anno.” spiega Chiara Frigerio, CMO. “Noi rispondiamo alle domande delle persone che arrivano sulla nostra piattaforma con velocità e autorevolezza, cercando di prenderli per mano e rendere più semplice possibile l’accesso alle prestazioni. Spesso le persone hanno dubbi semplici, non sanno dove andare, chi sentire, e noi siamo pronti a supportarli in modo rapido.”

Come funziona Lami

Rendere semplice qualsiasi azione e servizio è l’obiettivo su cui lavora Lami: dalla prenotazione di un appuntamento, alla user experience facile e intuitiva del sito, all’assistenza ai pazienti che sfrutta tutte le potenzialità che oggi la tecnologia offre.

Entrato in Lami, il paziente hanno la possibilità di affidarsi a un team qualificato di professionisti che li guida e supporta velocemente nel percorso di scelta del servizio. Stabilito il percorso, il paziente può facilmente prenotare, sulla piattaforma, i servizi necessari che vengono resi online o al domicilio.

Oltre ai tre fondatori, Lami ha un comitato scientifico composto da un’equipe multidisciplinare che guida nella scelta dei professionisti, nella selezione dei servizi e delle soluzioni più innovative. È composta da figure chiave che garantiscono la scientificità e l’affidabilità del servizio che viene prestato ogni giorno.

“Il nostro direttore medico e i membri del comitato scientifico controllano e supervisionano lo sviluppo dei servizi e delle attività” racconta Tommaso de Mojana COO. “L’operatività e le richieste dei pazienti sono gestite da un team di infermieri esperti e dal nostro customer care, che guidano passo passo gli utenti attraverso un sistema integrato di presa in carico e assistenza clienti, evitando così inutili attese con sottofondi musicali snervanti”.

Lami, uno sguardo al futuro della sanità

Secondo l’Istat (marzo 2021), ci sono in Italia 42.200 medici di base. Entro il 2028, 33 mila di loro saranno andati in pensione, lasciando scoperto un servizio sul territorio essenziale.

I Pronto Soccorso sono intasati da persone in codice bianco, che stazionano in ospedale per ore e ore, talvolta senza venire curati, perché i medici sono oberati di lavoro. Sempre per mancanza di medici ci sono ospedali in cui le prime visite, di alcune specialità, non possono essere effettuate, o sono sospese a tempo indeterminato.

Secondo il report di The Economist Intelligence Unit – The future of Healthcare, in Europa nel 2023 si spenderà mediamente il 14% del PIL per la Sanità. Le ragioni dell’aumento dei costi sono l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche, lo sviluppo delle tecnologie sanitarie, le richieste dei pazienti legate all’aumento delle conoscenze e agli stili di vita e un’organizzazione sanitaria focalizzata sui problemi sanitari del passato.

Le strutture sanitarie e il vissuto sociale sono costruiti per vecchi problemi e non per i nuovi (come le malattie croniche), che richiedono organizzazioni snelle, flessibili e diffuse.

Alla luce di questi dati si muove Lami, per offrire un servizio che certo non sostituisce quello del Servizio Sanitatio Nazionale, ma lo può accompagnare e sollevare rispetto a tante necessità.

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Lydia AI: dal Canada a Taiwan, la startup insurtech che digitalizza le polizze mediche

Ha chiuso a fine ottobre un nuovo round di investimenti di Serie A+ la startup insurtech canadese Lydia AI, raccogliendo 8 milioni di dollari grazie alla partecipazione di fondi e compagnie come, tra gli altri, Information Venture Partners e 500 Global.

Lydia AI opera in ambito medico e fornisce agli assicuratori gli strumenti tecnologici necessari per automatizzare i propri processi e migliorare l’esperienza dei clienti. Basata a Toronto, la compagnia pensa ora all’espansione sui mercati asiatici. Ecco come  funzionano i suoi servizi.

Infrastruttura digitale per le polizze mediche

Lydia AI – precedentemente conosciuta come Knowtions Research ­­– è nata a Toronto, Canada, nel 2013 da un’idea di Anthony Lee (attuale Ceo), Christina Cai (Chief Marketing Officer), Fedor Suprychev (Chief of UI/UX) e Kesmir Bojcic.

La startup ha le idee chiare: come si legge sull’homepage del sito, questa punta ad “assicurare il prossimo miliardo di persone”, sfruttando soprattutto le potenzialità della tecnologia. La startup infatti collabora con gli assicuratori per fornire l’infrastruttura digitale necessaria per gestire in modo più efficiente il calcolo del rischio, personalizzare l’esperienza degli utenti, accelerare i processi di sottoscrizione delle polizze e sviluppare nuovi prodotti inclusivi e automatizzati.

In particolare, la piattaforma sviluppata da Lydia AI permette di assegnare a ogni cliente un punteggio che, tramite l’analisi approfondita di una serie di parametri, misura i livelli individuali di salute e permette quindi di offrire prodotti che rispecchiano le esigenze specifiche di ogni utente.

“Crediamo che l’intelligenza artificiale e l’accesso a fonti di dati alternative ci permetteranno di creare prodotti assicurativi più semplici da acquistare e in grado di coprire più persone, tra cui anche e soprattutto coloro che ancora non sono serviti correttamente dal mondo insurance” ha affermato il Ceo.

Gli investimenti e l’espansione in Asia

Lo scorso 19 ottobre Lydia AI ha chiuso un round di investimenti di Serie A+ da 8 milioni di dollari (circa 10 milioni di dollari canadesi), raggiungendo così un totale di 14 milioni di dollari raccolti a partire dalla sua fondazione.

I nuovi fondi saranno utilizzati per assumere 25 nuovi dipendenti, che andranno ad aggiungersi al team attualmente composto da 42 persone. Lydia AI ha scelto il Taiwan, il quarto mercato assicurativo più grande al mondo, come area pilota per lanciare i propri prodotti, e ha intenzione di espandersi presto in Giappone, Corea del Sud e nel sud-est del continente.

La scelta dell’Asia come area geografica di riferimento per le operazioni di Lydia AI non è causale: secondo il Ceo Anthony Lee, infatti, nel continente “gli interventi medici non effettuati a causa della mancanza di risorse economiche ammontano a 92 miliardi di dollari”.

Sul lungo termine la compagnia intende posizionare il proprio sistema di punteggi come nuovo standard per il settore delle polizze mediche ed espanderne il campo di applicazione ad altri ambiti assicurativi. “Crediamo che Lydia AI sia in grado di diventare la nuova spina dorsale per le assicurazioni sanitarie digitalizzate” ha infatti affermato David Unsworth, investitore chiave per il nuovo round di Serie A+ e General Partner a Information Venture Partners.

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E-health, così Top doctors abilita la telemedicina

Nasce a Barcellona nel 2013 Top Doctors, startup della digital health che ha creato una piattaforma online che permette di trovare e contattare i migliori specialisti medici della sanità privata.

Con una forte presenza internazionale, ha ottenuto a ottobre 2021 un aumento di capitale di 13 milioni di dollari da parte di Impact Partners e ICF Venture Tech II, diventati nuovi azionisti. Ecco cosa offre e quali sono i suoi progetti futuri.

Top Doctors, come funziona la piattaforma di e-health

Top Doctors lavora su due fronti, offrendo strumenti sia per i pazienti che per i medici specialisti.

Grazie alla sua piattaforma tecnologica, offre ai pazienti l’accesso ad un panel medico con più di 90.000 esperti di oltre 50 specialità controllati e certificati da un rigoroso processo di selezione.

Tramite il sito, il paziente ha facile accesso agli studi medici degli specialisti e ai centri medici di maggior livello, consentendo al tempo stesso un sistema di selezione che garantisce al paziente di raggiungere l’esperto nella patologia di interesse, aiutando così i medici a ottimizzare il loro flusso di pazienti.

La sua soluzione Saas per i professionisti del settore medico, inoltre, consiste in una serie di strumenti di digitalizzazione che comprendono servizi di gestione di presenza online e brand image, assistenza per prenotazioni di visite mediche, servizi di teleconsulto e soluzioni di pagamento.

Il modello Saas di Top Doctors supporta anche Ospedali, Cliniche e Centri Diagnostici o di Analisi Cliniche nella loro trasformazione digitale, integrandosi con i loro HIS in modo che possano offrire ai loro pazienti strumenti digitali come la telemedicina o l’agenda online e completare le informazioni dei loro medici attingendo dai dati verificati pubblicati su Top Doctors.

I progetti futuri

Nel 2020 e 2021 Top Doctors ha scelto di migliorare e ampliare i servizi di digitalizzazione medica, lanciando un gran numero di iniziative volte a sostenere il sistema sanitario durante la pandemia.

Il nuovo capitale ottenuto è destinato a rafforzare la leadership di Top Doctors nelle principali aree geografiche di riferimento e in quelle con maggiore difficoltà di accesso agli specialisti, continuando a sostenere i medici nel loro processo di digitalizzazione.

La società prevede di superare nel 2021 i 16 milioni di dollari di fatturato.

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Digital Health 2020, la crescita e le startup

La digital health, o salute digitale è il punto d’incontro tra tecnologie digitali e il settore della salute personale, del benessere, dell’assistenza sanitaria. La digital health è telemedicina, ma è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

E’ un settore piuttosto ampio, che cerca di rispondere fondamentalmente a una mission: una sanità migliore, più accessibile per tutti, più efficiente, più intelligente.

La digital health e la sanità territoriale

La salute digitale fa rima con prevenzione, personalizzazione, sanità di prossimità, sanità territoriale.

Quest’ultima è quella che ha fatto acqua in Italia nell’emergenza Covid e che ci ha distinto per numero di morti da Paesi come la Germania, dove il supporto sanitario a domicilio è molto più diffuso, come dice l’Osservatorio delle Malattie Rare, che sottolinea: ‘Tra gli addetti ai lavori, ma anche nella consapevolezza collettiva, è ormai piuttosto chiaro che il problema di gestione sanitaria dell’emergenza COVID-19 non fosse tanto, o anzitutto, nella quantità di posti letto, quanto nella facoltà di ‘arrivare prima’ del ricovero, e semmai evitarlo. Facoltà che da anni si invoca con la formula della “sanità territoriale”, che altro non è che la possibilità di dialogo tempestivo e assistenza diretta. Semplice, a casa, addirittura a portata di smartphone o PC. Basta chiedere a Paesi europei come la Germania, dove il ‘mistero dei pochi morti’, a fronte di contagi vicini ai nostri, in realtà non c’è, perché trova risposta in un sistema personalizzato di supporto sanitario, anzitutto a domicilio“.

Sono anni che la digital health si va sviluppando in tutto il mondo e che molti esperti ci dicono che è il futuro della medicina e della sanità, ne avevamo parlato con Roberto Ascione fondatore di Healthware, ma con la pandemia ogni possibile remora culturale, comportamentale, organizzativa ha ceduto di fronte alla necessità di farvi ricorso, mostrando palesemente quanto gli strumenti tecnologici possano fare la differenza nella gestione sanitaria. Lo hanno capito i medici in primis.

Secondo un report di CompuGroup Medical (CGM) sulla risposta digitale in Italia all’emergenza Covid-19, oltre 4mila medici, farmacisti, dentisti, psicologi e altri operatori hanno utilizzato la piattaforma di teleconsulto Clickdoc, fornita gratuitamente durante l’emergenza per alimentare la relazione medico-paziente, salvaguardare la continuità assistenziale, con particolare riferimento alla cronicità. Quasi 5.300 farmacie hanno già aderito a ricettainfarmacia.it, sistema che, fornito anch’esso gratuitamente, permette al paziente l’invio della ricetta elettronica (NRE) direttamente alla sua farmacia, così da ridurre spostamenti e file e ricevere i medicinali anche a domicilio.

Questi sono solo una parte dello scenario ‘competitor’ tra le applicazioni di telemedicina che hanno registrato una straordinaria crescita nei mesi scorsi o che sono nate sull’onda dell’emergenza: l’ Instant Report COVID-19 n. 8 di ALTEMS (Università Cattolica) pubblicato lo scorso maggio, ha censito quasi 140 soluzioni di telemedicina, avviate dalla singole aziende sanitarie a partire dall’inizio di marzo, oltre i due terzi delle quali dedicate all’assistenza dei pazienti “non covid”. Vi sono poi diverse piattaforme ‘private’: PagineMediche.it (che a marzo in 10 giorni ha visto l’iscrizione di oltre mille medici alla piattaforma di videovisita), Miodottore.it, DaVinci Salute, Telemedicina del Centro medico Santagostino, Topdoctors, LiviConnect, Ultraspecialisti, ecc.

Come riporta la tabella precedente, l’universo digital health, comprende altro oltre alla telemedicina: è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

L’ecosistema digital health

A livello di player l’ecosistema comprende grandi aziende, start-up, istituzioni, investitori, il mondo dei medici, degli operatori sanitari e dei farmacisti, le strutture ospedaliere pubbliche e private, le RSA, i pazienti stessi e i caregiver, il mondo della formazione, delle università, della ricerca, ma anche quello delle assicurazioni. Il successo della digital health dipende da tutti questi elementi ed è un processo anche culturale, che mette la persona al centro e ha come obiettivo il miglioramento della salute individuale e del sistema sanitario.

Sul fronte del venture capital e delle startup, che tendono a dettare le tendenze di quello che chiamiamo ‘futuro’ , è opinioni degli esperti che nonostante un rallentamento generale degli investimenti dall’inizio dell’anno, causa coronavirus, nei prossimi mesi il settore sarà probabilmente più vivace proprio nei settori direttamente coinvolti nella lotta alla pandemia (i.e., settore dei dispositivi medici e biotecnologie) o in quelli che prevediamo possano influenzare la ripresa dell’economia mondiale nella fase post-Covid-19 , in primis la digital health.

Le startup in primo piano

Rock Health

Negli Stati Uniti, un nuovo report di Rock Health, ha evidenziato un’esplosione degli investimenti in digital health, dall’inizio della pandemia, con una raccolta di capitali che ha raggiunto i 5,4 miliardi di dollari (4,79 miliardi di euro) nei primi sei mesi del 2020 e i tagli delle operazioni aumentano. E’ recentissima la notizia dell’investimento pari a 200 milioni di dollari nella startup RO, una piattaforma digitale per la salute che si prende cura del paziente dalla diagnosi alla delivery della cura e all’assistenza. Il suo Ceo CEO Zachariah Reitano ha espresso un concetto molto importante a Crunchbase.

“Pensiamo che l’assistenza sanitaria digitale sia qui per restare”, ha detto Reitano. “Anche se non tutte le problematiche sanitarie sono adatte per l’assistenza a distanza, pensiamo di essere nel bel mezzo di un massiccio cambiamento paradigmatico verso una mentalità digitale, dove i pazienti penseranno prima di tutto se possono ricevere un’assistenza sicura e di alta qualità online, e poi cercheranno un’assistenza di persona, se può servire meglio le circostanze specifiche”.

1000Farmacie

Un esempio italiano recente è invece 1000Farmacie, che ha chiuso un round di investimento da 1,5 milioni di euro, sottoscritto da gruppi industriali, investitori, come Fin Posillipo Spa ed Healthware Ventures.

La società è nata nel 2019 con lo scopo di unire le migliori farmacie italiane, con i rispettivi magazzini, per mettere a disposizione degli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti al prezzo migliore e riceverli direttamente a casa tramite il servizio di consegna, ma, complice il Covid, ha già ampliato la sua missione.

“L’attuale esperienza sanitaria è estremamente frammentata comportando disagi per il cliente finale. 1000Farmacie punta ad unificare l’esperienza sanitaria digitale: dall’acquisizione di informazioni attendibili online alla consegnadi farmaci a domicilio in poche ore, passando per teleconsulto e test diagnostici. La nostra piattaforma riunisce in modo sinergico circa 1000Farmacie autorizzate, con l’obiettivo di offrire ai consumatori il più grande assortimento disponibile e la possibilità̀ di acquistare in sicurezza online direttamente dalle farmacie di fiducia”, ha affermato il CEO e cofondatore Nicolò Petrone.

DaVinci Healthcare

Un altro esempio, sempre italiano, è DaVinci Healthcare, che ha sta vivendo una grandissima crescita, ‘del 70% al mese negli ultimi 12 mesi e con questo passo li triplicheremo ancora nei prossimi mesi. Entro il 2020 prevediamo una crescita del 300%”, dice in questa intervista Stefano Casagrande CEO della società –  commentando la chiusura della loro campagna di equity crowdfunding in overfunding prima del termine.

DaVinci è una startup innovativa che fa telemedicina, in particolare teleconsulti e telemonitoraggi, facendo leva sulle più avanzate tecnologie, offrendo servizi medici e psicologici a distanza in video o chat. Il servizio è offerto tramite app o webapp e garantisce un tempo di attesa massimo di 20 minuti.

Le piattaforme di telemedicina stanno facendo un grande lavoro di supporto all’assistenza territoriale, DaVinci Healthcare, per esempio, sta collaborando con la più grande cooperativa di medici di medicina generale che copre tutto il territorio lombardo e vede 750 medici di famiglia coinvolti.

Anche l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano ha registrato un’evoluzione nel comportamento sia dei professionisti sanitari che dei pazienti negli ultimi mesi. Secondo i dati, “oltre al 13% dei medici di medicina generale e al 23% di medici specialisti che utilizzavano già questi strumenti e vorranno farlo anche in futuro, rispettivamente ben il 56% e il 37% dei medici che non avevano mai usato questi strumenti si è convertito e intende farlo in futuro”.

Metawellness

Altra startup italiana che possiamo inserire nell’universo digital health, ma è diverso dalla telemedicina, è Metawellness, che ha ideato un braccialetto sinteticamente definito anti-Covid: si chiama Labby Light e ha due funzioni, una per il distanziamento sociale, l’altra per il tracciamento dei contagi. Recentemente la società ha avviato una campagna di crowdfunding per realizzare  il primo bracciale al mondo in grado di rilevare congiuntamente battito cardiaco, temperatura corporea ed ossigenazione del sangue, che troverà applicazione sia in ambito sportivo sia nel campo della telemedicina essendo certificato come dispositivo medico.

Il Next Normal è della Digital Health

La prova provata che il boom della salute digitale non si sgonfierà ci arriva da un’altra startup italiane di teleassistenza infermieristica specializzata fornita da ParkinsonCare. Il servizio, ideato da Careapt – startup del gruppo Zambon – e reso gratuito fin dalle primissime fasi dell’emergenza grazie alla collaborazione con Confederazione Parkinson Italia Onlus, che ha registrato negli ultimi tre mesi (a lockdown concluso)  4.500 chiamate, 3.389 interventi di teleassistenza, 235 video-consulti con neurologi e altri professionisti del team multidisciplinare, e riducendo a 7 accessi al MMG (medici di medicina generale) e 2 soli accessi al Pronto Soccorso.

Di questo esempio italiano hanno parlato anche pubblicazioni scientifiche internazionali,  come il  Journal of Parkinsonisms and Related Disorders o su The Lancet, per sottolineare l’importanza della telemedicina per l’assistenza ai malati di particolari patologie, in particolare di quelle neurodegenerative, che possono essere costantemente monitorate da una rete di figure altamente specializzate all’interno del proprio ambiente domestico, in grado di restituire una prospettiva più realistica delle loro condizioni.
Si tratta del cosiddetto modello “home-hub-and-spoke”.

Quello della salute digitale (Digital Health) è stato uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. E appartiene a questa categoria uno dei tre vincitori: Morphogram, piattaforma innovativa dedicata ai professionisti del mondo della nutrizione.

Morphogram®, la piattaforma innovativa per il mondo della nutrizione

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YuLife, la storia di successo dell’insurtech per le polizze vita aziendali che vale 350 milioni

Non si ferma l’ondata di investimenti che sta travolgendo il mondo insurtech. Il 14 luglio la startup britannica YuLife, attiva nel mondo delle polizze aziendali sulla vita, ha incassato 70 milioni di dollari in un round di Serie B guidato dal fondo Target Global.

Secondo il Ceo Sammy Rubin, la valutazione della compagnia sfiora adesso i 350 milioni di dollari (250 milioni di sterline).

Le polizze digitali di YuLife

La storia di YuLife comincia a Londra nell’agosto 2016, da un’idea di cinque imprenditori: Jaco Oosthuizen, oggi a capo dei servizi assicurativi; Jonathan Roomer, Head of Client Success; Josh Hart, responsabile dei prodotti e della tecnologia; Sam Fromson, Chief Operations Officer e infine Sammy Rubin, l’attuale Ceo.

Le sue polizze, completamente digitalizzate, sono pensate per le grandi aziende che intendono offrire ai propri dipendenti coperture assicurative sulla vita. La startup è rimasta al passo con i tempi: il programma Smart Health ­­– accessibile sia dai dipendenti delle aziende assicurate tramite YuLife che dai loro familiari – offre infatti la possibilità di ottenere programmi di dimagrimento o piani fitness personalizzati, e include servizi dedicati alla salute mentale.

Un altro punto di forza di YuLife sta nel suo programma di reward, il quale ricompensa gli utenti che adottano stili e abitudini di vita salutari attribuendo loro punti virtuali, chiamati YuCoin, spendibili su una serie di piattaforme e brand come Amazon, Asos e FitBit. Il tutto grazie all’uso dell’intelligenza artificiale.

Non mancano poi le visite in telemedicina, tramite le quali è possibile ricevere consulti virtuali da medici di base, regolarmente abilitati all’esercizio della professione nel Regno Unito, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo ci si trovi. La popolarità della telemedicina è cresciuta esponenzialmente durante la pandemia di Covid-19, che ha aumentato il bisogno di supporto medico imponendo allo stesso tempo forti limitazioni sui contatti sociali non necessari.

L’emergenza sanitaria ha infatti accelerato la crescita di YuLife: “Sia le aziende che i privati cittadini sono diventati molto più coscienti riguardo al tema della mortalità, ed è aumentata l’attenzione sulle polizze vita” ha detto a Reuters il Ceo Sammy Rubin. Nel 2020 il valore dei premi lordi sottoscritti dalla startup è più che decuplicato, raggiungendo complessivamente i 15 miliardi di dollari.

Nuovi prodotti, nuovi mercati

Oggi tra le aziende che si appoggiano alle assicurazioni di YuLife troviamo nomi ben noti, tra cui anche i colossi francesi Havas Media Group, specializzata in servizi di marketing, e Sodexo, attiva invece nel mondo della ristorazione e dei servizi per le imprese.

Fino ad oggi la startup ha raccolto quasi 90 milioni di dollari in quattro round di investimenti, l’ultimo dei quali, come detto, chiuso a luglio 2021 per 70 milioni. Con una valutazione aggiornata a quasi 350 milioni di dollari, la nuova iniezione di liquidità permetterà a YuLife di espandersi nel settore delle polizze individuali e di entrare in nuovi mercati, anche a livello internazionale.

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BNP Paribas Cardif Health Challenge 2021, l’iniziativa in collaborazione con Healthy Virtuoso per la salute dei dipendenti

Da sempre in prima linea sul tema della salute, BNP Paribas Cardif, ha deciso di coinvolgere i propri collaboratori nella prima BNP Paribas Cardif Health Challenge, la sfida digitale attivata grazie alla collaborazione con Healthy Virtuoso, startup dedicata alla salute vincitrice di Open-F@b Call4Ideas 2019. Un’iniziativa che fa leva sullo spirito competitivo per produrre effetti positivi per i collaboratori e per l’intera comunità grazie ad un meccanismo innovativo e originale.

In un’Italia più sedentaria, in cui, secondo le ultime stime dell’Istituto Superiore di Sanità, 4 persone su 10 combattono con la bilancia, e solo 1 su 10 consuma la corretta quantità di frutta e verdura, occorrono idee innovative in grado di generare il cambiamento anche in tema di benessere. E se queste riescono anche a coniugare i valori della prevenzione e della sostenibilità, a favore della salute e con un sguardo all’impatto sociale positivo, la svolta può essere radicale.

È questo l’obiettivo della BNP Paribas Cardif Health Challenge 2021, una competizione digitale della durata di due mesi che premia un corretto e sano stile di vita. Partecipando alla sfida tramite l’app Healthy Virtuoso, ogni dipendente guadagna dei crediti grazie alle attività salutari svolte ogni giorno: dai passi effettuati fino allo sport, dal riposo notturno alla meditazione e tanto altro. Tutti i collaboratori possono scegliere di far parte di uno dei 6 team (Milano, New York, Sidney, Buenos Aires, Città del Capo, Singapore) con il quale raggiungere gli obiettivi prefissati e sfidare i colleghi. Grazie all’integrazione con le App Salute e Fitness si possono inoltre monitorare i propri progressi. Sulla base dei crediti guadagnati da ogni collaboratore viene stilata la classifica della BNP Paribas Cardif Health Challenge con i collaboratori più virtuosi.

Ma a beneficiare dell’iniziativa non saranno solo i partecipanti. Al raggiungimento di traguardi predefiniti, dati dalla sommatoria delle attività effettuate da tutti i collaboratori iscritti e tramutate in passi totali, BNP Paribas Cardif effettuerà delle donazioni all’associazione PlayMore! per garantire l’accesso a corsi e fornire attrezzature sportive a persone con disabilità o con altre situazioni di difficoltà. Inoltre, per ogni partecipante che si iscrive Healthy Virtuoso pianterà un albero in giro per il mondo, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 nel pianeta.

In un periodo storico in cui, tra restrizioni e smart working, sono diminuite le opportunità sia di team building che di movimento, la BNP Paribas Cardif Health Challenge è quindi un modo innovativo e divertente per rafforzare lo spirito di squadra, migliorare il proprio benessere e generare valore per la società e l’ambiente che ci circonda. Un’idea, quella di Healthy Virtuoso di remunerare chi si impegna in challenge personali o di gruppo, in cui la Compagnia ha creduto da subito: nel 2019 gli esperti di BNP Paribas Cardif avevano premiato la startup all’interno del contest Open-F@b Call4Ideas, per aver saputo interpretare al meglio il concetto di Human Data Science, l’analisi dei dati e la tecnologia avanzata al servizio della persona.

L’iniziativa consolida ulteriormente l’impegno di BNP Paribas Cardif in materia di salute, che considera un valore sociale, anche nei confronti dei clienti. Oltre alle molte iniziative lanciate durante l’emergenza con focus sul Covid-19, la Compagnia ha recentemente rinnovato la sua strategia sulla salute con un “New Health journey”, che si è concretizzato con numerose iniziative sui prodotti tra cui: servizi di assistenza medica a domicilio, nuovi strumenti di Digital Care, scontistiche e promozioni, sostegno alla ricerca Telethon attraverso borse di studio, servizi ad hoc come “Assistenza Vaccini Covid-19”.

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