Le competenze necessarie per accelerare l’innovazione delle assicurazioni

Fatto l’Insurtech, adesso bisogna fare gli “Insurtechiani”.  La citazione da Massimo D’Azeglio può aiutarci per mettere a fuoco una delle sfide che l’industria delle assicurazioni deve affrontare e vincere per poter entrare nel futuro: creare le competenze digitali per comprendere e gestire i cambiamenti del mercato e dei clienti e strutturare correttamente il dialogo con le startup.

La consapevolezza sulla necessità della trasformazione digitale è sempre più diffusa, come dimostrano diverse indagini. La pandemia ha evidentemente impresso una accelerazione in questo senso. La pressione delle startup sugli incumbent aumenta e i migliori sempre più spesso riescono a tradurla in nuove opportunità di business e di sviluppo. Ma la sensazione, anche all’interno delle aziende, è che ancora si faccia meno di quel che dovrebbe e potrebbe fare. E non certo per cattiva volontà.

Il recente Insurtech Innovation Index elaborato dall’Italian Insurtech Association con con l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano ci ricorda che nel 2020 ben il 63% delle compagnie assicurative ha avviato progetti interni di Insurtech. Meno è stato fatto aprendosi verso l’esterno (partnership e progetti con startup pesano per circa il 40%).

L’innovazione dell’industria assicurativa, quindi, è ancora prevalentemente interna. Ma il 71% degli operatori del settore assicurativo ritiene che ci sia un gap di competenze tecniche e digitali e addirittura l’82% chiede più formazione tecnica e digitale (questi dati provengono da un’altra indagine di Italian Insurtech association con EY).

Il problema appare a questo punto evidente. Da una parte le assicurazioni stanno lavorando per la loro trasformazione digitale contando prevalentemente su risorse e modelli interni (magari sostenute da supporti consulenziali esterni), dall’altra non si sentono adeguatamente attrezzati per farlo. Non è certamente la migliore condizione per affrontare la sfida della trasformazione digitale che diventerà sempre di più una sfida per la competitività.

Servono quindi nuove competenze digitali. Arriveranno dall’esterno, certamente. Ma dovranno soprattutto essere “generate” dalla riqualificazione di chi lavora già dentro le compagnie di assicurazione. Il binomio Skills e Reskill diventerà un’ossessione nell’insurance e non solo per gli HR manager. “Non basta più avere nuove idee, nel fintech come nell’insurtech, servono nuove persone”, sostiene con convinzione Laura Grassi, direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. Nuove persone che possono venire fuori anche dalle “vecchie”, se inserite in percorsi di formazione efficienti ed efficaci.

L’esigenza delle aziende è chiara, come anche la domanda del mercato: anche le startup stesse e le scaleup stanno diventando datori di lavoro alla ricerca dei “lavoratori della trasformazione digitale”. E poi ci sono le autorità regolatorie che hanno bisogno di figure capaci di comprendere e affrontare i cambiamenti della tecnologia e del business. Non a caso il MIP, la School of Management del Politecnico di Milano ha appena lanciato il primo programma online di formazione per i Fintech Professional

Quando anche nelle assicurazioni entreranno (o aumenteranno)  UX Designer o Data Scientist, Ethical Hacker o Blockchain Advisor certamente aumenterà la velocità di innovazione. Anche se fatta all’interno.

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Toothpic, una startup per l’autenticazione con lo smartphone: le applicazioni nell’insurance

Nata come spin-off del Politecnico di Torino e incubata in I3P, ToothPic è una startup innovativa che ha sviluppato una tecnologia di autenticazione MFA unica al mondo, utilizzando come chiave d’accesso le imperfezioni distintive nella fotocamera dello smartphone, impossibili da replicare.

Uno strumento semplice e user-friendly dalle grandi potenzialità, che potrebbe avere applicazioni interessanti anche nel mondo delle assicurazioni.

ToothPic, come è nata la startup

ToothPic nasce dal lavoro di un team di quattro ricercatori e professori del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino. Non comincia da subito come un progetto di startup: si tratta inizialmente di un progetto di ricerca ERC (European Research Council), finanziato dall’unione europea.

“Si trattava di un progetto molto prestigioso, per ricerca di frontiera” racconta il founder e CEO Giulio Coluccia, “Un progetto dove si sa insomma da dove si parte, ma non dove si arriva”.

Mentre lavora al progetto, il team assiste allo speech di un professore di New York, che spiega delle impronte uniche che esistono all’interno della fotocamera di ogni smartphone: un pattern invisibile di imperfezioni che caratterizza univocamente ogni sensore fotografico, e costituisce una sorta di firma del dispositivo. Da lì nasce l’idea per trasformare il progetto di ricerca in una proposta concreta.

Comincia così l’iter dei percorsi brevettuali della tecnologia: ToothPic ne registra ben 4. È il 2016 quando la startup viene ufficialmente fondata: Giulio Coluccia ha 35 anni, e tutto il team è tra i 30 e i 50. ToothPic comincia un percorso con l’incubatore I3P del Politecnico di Torino.

Nel 2018 arriva un finanziamento dal fondo Vertis VV3TT, dedicato al trasferimento tecnologico dalla ricerca pubblica. Non solo è il primo finanziamento di ToothPic, ma anche il primo in Italia proveniente dalla piattaforma d’investimento ITAtech di CDP Venture Capital – Fondo Nazionale innovazione. E nel 2020 arriva un secondo round da 810mila euro, da parte del Club degli Investitori e Vertis SGR, per consolidare il percorso di crescita della sua innovativa soluzione.

Nello stesso anno ToothPic ottiene la certificazione FIDO, rilasciata da FIDO Alliance (Fast IDentity Online), associazione industriale senza scopo di lucro che promuove standard di autenticazione diversi dalla classica password a favore di moderne soluzioni di autenticazione, e rappresenta il nuovo standard di sicurezza promosso in tutto il mondo da aziende come Facebook, Amazon e Google.

“Abbiamo preso questa certificazione perché volevamo dimostrare che la nostra tecnologia non stravolge i flussi di autenticazione” spiega Coletta, “Non fornisce infatti un diverso protocollo, ma un nuovo metodo per proteggere le credenziali, compatibile con lo standard già in uso.”

La startup ha infatti sviluppato un SDK (Software Development Kit) per Android e iOS, compatibile coi più recenti protocolli e standard di autenticazione, da integrare in applicazioni e sistemi di autenticazione di terze parti.

Il prodotto è ora in fase pilota, e si prevede il go-to-market per la prima metà dell’anno.

Come funziona la tecnologia di autenticazione di Toothpic

La tecnologia di ToothPic permette di identificare i difetti esistenti nella fotocamera dello smartphone e di trasformarli in una vera e propria impronta digitale unica. Si tratta di una caratteristica che non può essere controllata dal produttore e, essendo legata alle proprietà fisiche imprevedibili del wafer di silicio del sensore, è praticamente impossibile produrre due smartphone con la stessa impronta digitale della fotocamera.

“È un sistema a prova di utente “distratto” , spiega Coletta, “Essendo le credenziali legate ad un componente fisico ed irreplicabile del dispositivo, se anche l’utente installasse per errore un malaware che clona il telefono, il dispositivo clonato non avrebbe ugualmente le stesse imperfezioni di quello originale, e non passerebbe l’autenticazione”.

Quando si accede tramite smartphone ad un account (ad esempio quello bancario) o si finalizzano pagamenti, il sistema grazie a ToothPic acquisisce del tutto automaticamente delle immagini con la fotocamera e ne verifica l’impronta del sensore, che viene a sua volta utilizzata per ricavare una chiave crittografica privata. In questo modo viene verificato il reale possesso dello smartphone da parte dell’utente e si procede velocemente al login o al pagamento.

Le applicazioni per il settore assicurazioni

Il sistema di autenticazione di ToothPic apre una serie di possibilità per la trasformazione digitale dell’insurance.

“La prima applicazione è naturalmente quella di introdurre, al pari delle app di banking, un sistema di autenticazione forte in linea con le direttive PSD2” Ma si può pensare anche ad utilizzi più “avanzati”, che semplifichino il processo burocratico. “Una possibilità potrebbe essere quella di usare l’autenticazione di ToothPic per permettere di firmare documenti assicurativi con il proprio device, che diventa una firma digitale”.

E ancora, un esempio concreto di utilizzo nell’ambito delle perizie in caso di sinistri: “Immaginiamo che avvenga un incidente. Anziché la compilazione manuale del CID, si può pensare all’implementazione di un CID smaterializzato, con un sistema che permetta di trasmettere direttamente le foto all’assicurazione per la verifica dei danni. ToothPic può in quel caso utilizzare la “firma” della fotocamera per validare le foto fatte sul posto, e garantire che non ci siano stati rimaneggiamenti”.

“Questo sistema potrebbe portare poi a pensare a un canale preferenziale di liquidazione della pratica, dove non essendo necessario verificare la veridicità delle foto il processo potrebbe essere velocizzato”.

Non mancano infine ipotesi di applicazione più di frontiera, come il mondo blockchain: ToothPic potrebbe subentrare nel processo di validazione a garantire che una transazione sia effettivamente partita da un preciso device, lavorando in sinergia con altre applicazioni per garantire la sicurezza dell’utente.

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BNP Paribas Cardif, la nuova strategia “New health journey”: più prevenzione e digitalizzazione

In risposta alle nuove esigenze sanitarie della nuova normalità, BNP Paribas Cardif (tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia secondo ANIA 2019) consolida la propria strategia, orientandola sempre più su salute e prevenzione per i propri clienti e i loro familiari. Nasce così “New health journey”, l’evoluzione di un percorso iniziato nel 2018, che si rinnova per andare incontro ai nuovi bisogni di salute delle persone, mettendo al centro la prevenzione, ancora prima della cura, l’assistenza – anche a domicilio – e la digitalizzazione, su cui BNP Paribas Cardif continua a investire.

Coerente con questa strategia, la polizza “Unica BNL”, la soluzione modulare di protezione realizzata in sinergia con BNL, mette a disposizione qauutro aree di intervento specifiche nel campo socio-sanitario.

BNP Paribas Cardif, quattro aree di intervento per la salute

Con “Assistenza medico-sanitaria” sarà possibile ottenere una visita medica a domicilio, ricevere farmaci a casa, assistenza per minori e familiari, monitorare il ricovero ospedaliero.

Novità anche per l’assistenza domiciliare post-ricovero, grazie all’area “Temporary Medical Care”.

Per la parte di “Personal Care” si allargano i confini di intervento: sarà possibile sia ricevere un supporto qualificato a casa (anche a seguitodi un intervento chirurgico), sia un servizio di spesa a domicilio. Per le persone con invalidità permanente, invece, è prevista la copertura per le spese di adattamento della casa e dell’auto.

Infine, con l’area “Family Care”, la polizza “Unica BNL” prevede la possibilità di richiedere una visita pediatrica a domicilio, il servizio di baby-sitting e l’accompagnamento dei figli a scuola in caso di ricovero dell’assistito.

Inoltre, grazie alla nuova app dedicata e gratuita di “Unica BNL” che già offre vari servizi – informazioni sulle garanzie, richiesta di rimborsi, appuntamenti presso le strutture convenzionate – è ora possibile effettuare una video-consulenza medica e gestire i propri dati sanitari in modo sicuro all’interno del Libretto sanitario digitale, che potrà essere anche condiviso con il medico in sede di visita.

Il cambio di prospettiva nel settore assicurativo

“La salute, oggi più che mai, è un bene prezioso da tutelare, non solo in termini di cura ma anche attraverso la prevenzione e l’educazione al benessere.” commenta Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif. “Crediamo fortemente nel nostro ruolo sociale di impresa e vogliamo rappresentare un punto centrale nel benessere delle famiglie nel lungo periodo rendendo l’assicurazione, inclusa quella salute, sempre più accessibile”

“Nel settore assicurativo si sta assistendo ad un cambio di prospettiva, complice anche la Pandemia che ha trasformato in bisogno ciò che prima sembrava un plus: così un consulto medico a distanza o visualizzare in un’app la propria cartella clinica diventano oggi necessari e nel contempo distintivi, non più un’opzione. La creazione di ecosistemi salute, iniziata nel 2018 in collaborazione con le tech company, ci ha consentito di dare un focus maggiore proprio a questa componente di servizio, anche digitale, e di incentivare i comportamenti preventivi facilitando l’accesso ai prodotti e alle cure”.

Marco Tarantola, Vice Direttore Generale di BNL e Responsabile Divisione Commercial Banking e Reti Agenti della Banca, aggiunge: “Le sinergie tra BNL e BNP Paribas Cardif sono sempre più intense generando valore aggiunto nell’offerta di servizi e soluzioni innovativi ai clienti e ai loro familiari. Questo è uno dei tratti distintivi del modello di business del Gruppo BNP Paribas che in Italia è presente con società attive in diversi settori di attività. Nel campo dei servizi di protezione e assicurazione, in particolare, la tutela delle persone non è solo un modo per essere ulteriormente al fianco dei clienti, per di più in un momento ancora complesso a causa della Pandemia in corso, ma risponde anche alla nostra strategia di #PositiveBanking che coniuga il business con la sostenibilità, l’attenzione ai singoli e al loro benessere, nel rispetto di un ambiente più sano e di una Società migliore”.

BNP Paribas Cardif e BNL: azioni concrete in un momento difficile

Tutte queste novità hanno un elemento in comune: portare i servizi al cliente nei loro luoghi di vita e di cura. I clienti, infatti, possono usufruire dei nuovi servizi direttamente dove risiedono o dove sia più comodo; a ciò si aggiunge anche un servizio di prevenzione senza alcun limite di utilizzo, 24 ore al giorno 7 giorni su 7.

Il nuovo percorso salute testimonia il costante impegno di BNP Paribas Cardif e di BNL nel continuare a sostenere insieme i propri clienti in un momento in cui persistono le difficoltà legate all’emergenza sanitaria, sociale ed economica generata dal Covid-19. La compagnia e la banca sono infatti intervenute, già nella prima fase della Pandemia, con azioni concrete a favore di persone e delle famiglie, con l’ampliamento gratuito di alcune garanzie della polizza “Unica BNL” e favorendo servizi di Digital Care, campagne di screening per il Covid-19 e sconti su tamponi e test sierologici.

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Investimenti insurtech 2020 nel mondo, nuovo record a 7 miliardi: ecco i settori in crescita

Nonostante le difficoltà iniziali, il 2020 segna un nuovo record per il mondo insurtech: gli investimenti globali nel settore hanno toccato i 7,1 miliardi, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. In crescita anche gli accordi chiusi, che raggiungono quota 377 nei quattro trimestri (+20%).

Investimenti insurtech 2020, la svolta del Covid-19

Secondo l’ultimo report della società di consulenza Willis Tower Watson, che ha rilasciato i dati, dal punto di vista operativo la pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto eccezionale, portando a cambiamenti che sarebbero stati irraggiungibili attraverso iniziative individuali o anche settoriali.

L’industria assicurativa, infatti, ha dimostrato di poter funzionare in modo completamente digitale, e ha risposto in modo appropriato alle sfide che si sono presentate negli ultimi 12 mesi.

Le difficoltà non erano indifferenti. Nel 2020, gli assicuratori hanno pagato $55 miliardi in compensazioni ai propri clienti: l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del nuovo coronavirus si posiziona così al secondo posto tra gli eventi con maggiori esborsi per il mondo assicurativo, dopo l’uragano Katrina del 2005 ($82 miliardi).

Anche i ritorni sugli investimenti hanno subito i contraccolpi della pandemia, causando perdite per $150 miliardi, e si stima che in totale il settore abbia visto un calo nei profitti del 25,2% rispetto al 2019.

Dall’altro lato della medaglia, però, il mondo assicurativo può fare affidamento su un alleato destinato a diventare sempre più importante: la tecnologia, che si presenta già da ora come lo strumento chiave per superare il momento di incertezza attuale.

2020, l’inizio lento e poi la ripresa

In ambito insurtech, l’anno è iniziato in modo decisamente deludente: nel primo trimestre 2020 gli investimenti sono stati pari a $912 milioni, circa la metà dell’importo raccolto nel trimestre precedente.

I mesi di aprile, maggio e giugno hanno però invertito la tendenza, anche grazie a operazioni come l’entrata in borsa di Lemonade e le acquisizioni di Hippo (con Spinnaker) e Buckle (con Getaway).

La ripresa è proseguita anche nel terzo trimestre, quando gli investimenti hanno toccato i $2,4 miliardi, di cui il 70% attribuibili ai mega round di Bright Health e Ki ($500 milioni a testa), Next Insurance ($250 milioni), Waterdrop ($230 milioni), Hippo ($150 milioni) e PolicyBazaar ($130 milioni).

Infine, negli ultimi tre mesi dell’anno gli investimenti sono stati pari a $2,1 miliardi, divisi su 103 operazioni chiuse in 23 Paesi.

Investimenti insurtech 2020, i settori principali

Le compagnie specializzate in polizze contro danni e infortuni (P&C) continuano ad attrarre la maggior parte degli investimenti (il 67% del totale), ma risulta molto promettente anche l’ambito delle assicurazioni mediche e sulla vita (L&H).

Diverse startup nell’ultimo settore hanno già in programma di fare il proprio ingresso in Borsa nel 2021, tra cui Oscar Health e Waterdrop. Inoltre, il settore L&H ha visto crescere la propria diversificazione da un punto di vista geografico chiudendo investimenti in ben 13 Paesi nel quarto trimestre, dal Sudafrica alla Svizzera.

Altro ambito che si sta imponendo sulla scena insurtech internazionale è quello delle assicurazioni intelligenti per la casa offerte da compagnie come Hippo, che a novembre ha raccolto $350 milioni, e Luko, startup parigina che in dicembre ha raccolto $60 milioni.

Le previsioni per il 2021

In generale, il 2020 è stato l’anno in cui la tecnologia si è affermata definitivamente come strumento chiave per il settore assicurativo, e che ha visto emergere l’importanza di servizi flessibili e adatti anche ai lavoratori della gig economy o ai gestori di piccole attività.

Diverse compagnie insurtech hanno già in programma di entrare in Borsa nel 2021, approfittando del generale entusiasmo mostrato dai mercati per l’innovazione, anche se Willis Tower Watson mette in guardia rispetto ai potenziali rischi che il processo potrebbe portare con sé.

Inoltre, seguendo il trend di crescita che si è sempre riconfermato negli ultimi anni, nel 2021 il numero di operazioni chiuse nel mondo insurtech potrebbe salire ulteriormente, superando anche i 400 accordi.

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2 milioni per Crea Assicurazioni, la startup per la distribuzione digitale delle polizze

Ha completato un round di investimento da oltre 2 milioni di euro Crea Assicurazioni, startup di polizze assicurative interamente in digitale. Partecipano al round l’italiana Step, che offre soluzioni per l’efficientamento della gestione di reti di filiali e punti vendita dei maggiori gruppi bancari e assicurativi, CDP Venture Capital Sgr attraverso il Fondo Acceleratori, con un investimento di 300 mila euro, e gli investitori esistenti, Digital Magics, Velocity Technology EIS Fund, Metrica e Roberto Montandon.

Crea, la startup insurtech per digitalizzare le assicurazioni

Crea Assicurazioni è una startup insurtech che si propone di ridisegnare il processo di distribuzione delle polizze e della sottoscrizione dei rischi nel settore assicurativo attraverso una piattaforma/API rivolta a banche e intermediari assicurativi. Il business model adottato da Coverholder è B2B/B2B2C e si rivolge a qualsiasi player che desidera distribuire prodotti assicurativi in cross/up selling.

Nata nel 2018, ha creato una piattaforma tecnologica che consente ad intermediari professionisti – broker, agenti e banche – e player di qualsiasi settore, di distribuire prodotti assicurativi digitali, attraverso una soluzione interamente digitale ed immediatamente integrabile all’interno della propria offerta.

Crea, che opera attraverso le managing general agent Insurtech MGA S.r.l. ed Insurtech MGA LTD, si pone come punto di riferimento nel segmento insurtech italiano, con oltre 45.000 polizze e 20 milioni di euro di premi intermediati.

Una spinta alla trasformazione digitale dell’insurance

 Feliciano Lombardi, Amministratore Delegato di Crea ha commentato: “Siamo entusiasti dell’ingresso di Step e CDP Venture Capital in CREA. Con loro avremo l’opportunità di valorizzare ulteriormente il nostro progetto digitale che punta ad offrire soluzioni assicurative efficienti, in particolare con il supporto di Step per il segmento bancario. Grazie alla tecnologia, sviluppata internamente, faciliteremo l’integrazione tra Banche e Compagnie di Assicurazioni a beneficio dell’intera filiera distributiva”.

Fabrizio Crespi, Amministratore Delegato di Step ha commentato: “L’operazione oltre ad essere finalizzata a dare ulteriore impulso all’importante progetto di crescita che stiamo portando avanti in Step, e perfettamente coerente con la strategia di business che stiamo implementando: aiutare i nostri clienti a sviluppare il proprio business offrendo soluzioni sempre piu digitali – sia in termini di processo che di offerta di prodotti – in grado di semplificare l’operativita di tutti i giorni.”

Stefano Molino, Responsabile Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital SGR – Fondo Italiano Innovazione, ha commentato: “Siamo entusiasti di partecipare alla crescita di una startup come Crea, che opera con successo in un ambito, quello Insurtech, tra i piu strategici e in forte crescita sia in Italia che nel resto del mondo. Si tratta infatti di uno dei settori verticali a cui stiamo rivolgendo particolare attenzione, con l’obiettivo di stimolare una crescita sostenibile dell’ecosistema innovativo italiano e un incremento delle capacita competitive del nostro Paese a livello internazionale”.

Michele Novelli, Partner di Digital Magics ha commentato: “L’operazione conferma la posizione di leadership di Digital Magics nel segmento fintech e insurtech, con un portfolio di 22 investimenti che hanno totalizzato una raccolta di oltre 25 M€ ed alla cessione di Moneymour a Klarna ad inizio 2020. Abbiamo seguito Crea fin dalla partecipazione al nostro programma di accelerazione verticale sul fintech e insurtech nel 2018 e proseguito con due follow on in linea con la strategia di investire nelle societa del portfolio con maggiore potenzialita”.

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Competenze digitali, il gap che frena il mercato assicurativo in Italia

Competenze digitali, ecco la sfida per l’insurance. Se la domanda del potenziale cliente assicurativo è matura per un’interazione completamente digitale con la propria compagnia, l’offerta tarda ad essere sviluppata e proposta adeguatamente.

Appuntamenti virtuali, customer service automatizzati e in sintonia con le  esigenze del singolo cliente, acquisti attraverso social network come Tik Tok: questo è il panorama nel quale siamo sempre più immersi, ma il mercato assicurativo non si sta muovendo con la stessa velocità con cui cambia e soprattutto in linea con le aspettative del nuovo consumatore digitale.

La tecnologia ha profondamente trasformato l’economia, la società ed i modelli di erogazione dei servizi e le competenze digitali diventano fondamentali: questo è il vero gap da colmare ed uno dei principali limiti alla digital trasformation del nostro settore.

Le competenze tecnologiche e digitali nel settore assicurativo: una ricerca

Da una survey realizzata da Italian Insurtech Association a fine 2020 (analisi su base associati – Impiegati, Quadri, Agenti, Brokers) emergono dati che confermano una situazione sulla quale è necessario e urgente intervenire :

  • Il 71% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap di competenze tecniche e digitali nel proprio settore;
  • Il 39% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap di competenze digitali di base (alfabetizzazione digitale, come il corretto uso dell’email) nel proprio settore;
  • Il 65% degli operanti nel settore assicurativo non sa dare una definizione di 3 concetti quali BlockChain, IOT e Machine Learning;
  • Il 43% degli operanti nel settore assicurativo non sa cosa sono polizze on demand;
  • Al 58% degli operanti nel settore assicurativo non è mai stato proposto un corso di formazione Tecnico e/o Digitale;
  • Al 67% degli operanti nel settore assicurativo non è mai stato proposto un corso di formazione Tecnico e/o Digitale coordinato internamente dalla propria azienda;
  • Il 45% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap con i propri clienti in termini di competenze Tecniche e/o Digitali;
  • L’82% degli operanti nel settore assicurativo auspica di avere più formazione Tecnico e/o Digitale.
  • Il 54% di coloro che auspicano ci possa essere più formazione Tecnico e/o Digitale, pagherebbero di tasca propria tale formazione.

Competenze digitali, il rischio di un technology gap

Emerge quindi un quadro con una forte esigenza di creazione di nuove competenze all’interno del settore assicurativo, tramite sperimentazione, collaborazione con aziende native digitali, ma soprattutto percorsi di formazione ad hoc, che vanno sistematizzati, strutturati e resi disponibili all’intera filiera assicurativo. Il rischio è  – laddove questo non succeda –  veder crescere un gap di competenze che potrebbe presto trasformarsi in un gap di competitività professionale ed anche aziendale.

D’altro canto i dati parlano chiaro: il 2019 è stato un anno record per l’insurtech con 6,8 miliardi investiti nel mondo attraverso 250 operazioni (+62% rispetto ai 2,6 miliardi del 2018), tuttavia in Europa sono stati investiti solo 897 milioni e l’Italia, negli ultimi tre anni, ha assorbito meno del 5% del totale investito in Europa.

Investire in risorse umane per creare nuova offerta

Per questo, per scongiurare un Technology Gap del mercato dobbiamo creare le condizioni per cui si possa instaurare un sistema di rapido sviluppo tecnologico del settore assicurativo, un sistema nel quale gli investimenti – economici, di brain power, di risorse umane – portino a creare una nuova offerta, nuove tecnologie, nuove competenze e nuovi modelli operativi.

La risposta, celere e positiva, non può essere demandata ai singoli attori, ma richiesta al sistema Paese, all’interno del quale Compagnie, Intermediari e Fornitori operano: se il sistema non creerà il contesto favorevole, il settore assicurativo Italiano perderà di competitività.

In quest’ottica, all’interno del suo manifesto programmatico Italian Insurtech Association indica la creazione di nuove competenze digitali diffuse una delle direttive principali di investimento del comparto assicurativo, insieme allo stimolo agli Investimenti in Insurtech tramite incentivi e alla collaboratività di Assicurazioni e Banche con aziende tecnologiche e Start-up Insurtech.

In ambito formativo bisognerà favorire corsi di base gratuiti e un progetto di rinascimento digitale che sia inclusivo e diffuso su tutta la filiera, un rinascimento che sia veloce come i tempi e al contempo rassicurante, in modo tale che tutti i lavoratori abbiano fiducia nelle conseguenze positive che la tecnologia potrà apportare alla qualità del loro lavoro.

Se il 2021 dovrà essere l’anno della rinascita e dell’Insurtech – e noi ne siamo certi – bisognerà partire dalla creazione delle competenze.

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ICity Rank 2020, la classifica delle smart city in Italia

Quali sono le città italiane più digitali e sostenibili, le smart city del 2020? Firenze, Bologna, e a sorpresa al terzo posto Milano, che aveva mantenuto la prima posizione per 6 anni di fila.

Questo il podio della classifica secondo ICity Rank 2020, il report sulle smart city italiane realizzato ogni anno da FPA, società del gruppo Digital360, che è stata presentata in occasione dell’evento FORUM PA Città.

Completano la top ten Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari e Venezia.

Le graduatorie settoriali vedono distinguersi: Roma, per i servizi online; Trento (assieme a Bologna, Firenze e Modena) per le app municipali; Cremona (con Bologna e Milano) per le piattaforme digitali; Palermo (con Firenze e Milano) per l’open data; Bergamo e Venezia al secondo posto per wifi pubblico; Bolzano e Mantova per IoT e tecnologie di rete; e a parimerito nella graduatoria della trasparenza Bari, Benevento, Catanzaro, Latina, Novara, Padova e Trento, oltre che Milano e Firenze.

L’accelerazione alla trasformazione digitale delle città italiane non è stata uniforme. Il report rileva una profonda differenza tra Nord e Sud, con l’eccezione di Cagliari (al 9° posto), Palermo, Lecce e Bari tra i primi 20. Le città metropolitane dominano la classifica: sette tra le prime dieci e altre tre tra le prime venti.

Interessante come si distinguano anche le città più colpite dalla pandemia, che hanno avuto una forte “reazione digitale”: cinque tra le prime sette città per incremento di decessi si collocano nelle prime 30 posizioni della graduatoria.

Dal report emerge un buon livello di digitalizzazione delle attività amministrative e rapporto con i cittadini – per quanto si ponga ancora il problema della diffusione di una cultura digitale, sia all’interno delle amministrazioni che tra i cittadini.

Tuttavia, è ancora molto indietro l’implementazione e l’interconnessione delle reti intelligenti nelle città. È questa la grande sfida, necessaria a condurre le città verso i modelli più avanzati di smart city.

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

Per approfondire vai al report originale.

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ICity Rank 2020, la classifica delle smart city in Italia

Quali sono le città italiane più digitali e sostenibili, le smart city del 2020? Firenze, Bologna, e a sorpresa al terzo posto Milano, che aveva mantenuto la prima posizione per 6 anni di fila.

Questo il podio della classifica secondo ICity Rank 2020, il report sulle smart city italiane realizzato ogni anno da FPA, società del gruppo Digital360, che è stata presentata in occasione dell’evento FORUM PA Città.

Completano la top ten Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari e Venezia.

Le graduatorie settoriali vedono distinguersi: Roma, per i servizi online; Trento (assieme a Bologna, Firenze e Modena) per le app municipali; Cremona (con Bologna e Milano) per le piattaforme digitali; Palermo (con Firenze e Milano) per l’open data; Bergamo e Venezia al secondo posto per wifi pubblico; Bolzano e Mantova per IoT e tecnologie di rete; e a parimerito nella graduatoria della trasparenza Bari, Benevento, Catanzaro, Latina, Novara, Padova e Trento, oltre che Milano e Firenze.

L’accelerazione alla trasformazione digitale delle città italiane non è stata uniforme. Il report rileva una profonda differenza tra Nord e Sud, con l’eccezione di Cagliari (al 9° posto), Palermo, Lecce e Bari tra i primi 20. Le città metropolitane dominano la classifica: sette tra le prime dieci e altre tre tra le prime venti.

Interessante come si distinguano anche le città più colpite dalla pandemia, che hanno avuto una forte “reazione digitale”: cinque tra le prime sette città per incremento di decessi si collocano nelle prime 30 posizioni della graduatoria.

Dal report emerge un buon livello di digitalizzazione delle attività amministrative e rapporto con i cittadini – per quanto si ponga ancora il problema della diffusione di una cultura digitale, sia all’interno delle amministrazioni che tra i cittadini.

Tuttavia, è ancora molto indietro l’implementazione e l’interconnessione delle reti intelligenti nelle città. È questa la grande sfida, necessaria a condurre le città verso i modelli più avanzati di smart city.

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

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