Open Insurance: definizione, breve storia e casi dell’assicurazione aperta

Non solo polizze: il futuro dell’industria assicurativa guarda oggi a un modello open, basato sulla sinergia e le connessioni che possono nascere tra diversi settori fino a poco fa impermeabili. È questo modello a essere definito Open Insurance: si basa sulla condivisione di dati tra assicuratori, banche, startup e compagnie tech, con lo scopo di creare nuovi prodotti integrati che spaziano in diversi ambiti, dalla mobilità agli affitti e i rischi informatici. I ruoli tradizionali e i campi di azione e conoscenza diventano quindi concetti obsoleti, a favore di un flusso che collega molteplici tipologie di servizi per migliorare, infine, l’esperienza utente.

Mercoledì 30 giugno viene presentato il report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association. L’Osservatorio Open Insurance riunisce compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e gli attori dell’ecosistema Open Insurance per monitorare, analizzare, discutere le applicazioni dell’Open Insurance, e costruire il know-how per consentire ai nostri associati di essere posizionati al meglio per sfruttare l’enorme potenziale dell’Open Insurance (qui puoi leggere l’agenda del webinar).

Vediamo allora cos’è l’Open Insurance, come funziona, e quali sono le sue implicazioni più importanti. Primo fra tutti la trasformazione del quadro competitivo:  di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Open Insurance, la definizione

Essendo un fenomeno estremamente innovativo e ancora in costruzione, definire in modo univoco il concetto di Open Insurance non è facile. In generale, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) identifica il fenomeno come “la possibilità di accedere e condividere informazioni, sia personali che di carattere generale, relativi al mondo delle assicurazioni tramite le Application programming Interfaces [la tecnologia API]”.

Open Insurance, breve storia

L’Open Insurance è di certo un fenomeno nuovo e ancora da plasmare, ma tutti gli esperti sono concordi nel sostenere che questo è destinato a cambiare radicalmente il mondo assicurativo, integrandolo con i servizi bancari e con piattaforme di più ampio respiro. In ambito Open Insurance, quindi, è più appropriato parlare di futuro invece che guardare al passato.

Così come l’Open Banking, comunque, il fenomeno ha le sue radici nella direttiva PDS2 dell’Unione Europea, entrata in vigore nel 2019. Questa chiede alle banche di aprire i propri API alle compagnie fintech e ad altre società terze, in modo che queste possano creare programmi e servizi personalizzati capaci di rispondere realmente alle nuove necessità degli utenti.

La direttiva sta già mostrando i propri effetti e sta contribuendo a rinnovare gli ecosistemi del mondo bancario, finanziario, e anche assicurativo.

Gli ingredienti dell’Open Insurance

Il punto fondamentale dell’infrastruttura alla base dell’Open Insurance sono i sistemi di Application Programming Interface (API), che permettono di condividere le informazioni e far comunicare i dati, facilitando quindi la creazione di servizi integrati per diverse piattaforme.

Gli API sono alla base della programmazione di app e programmi e vengono spesso utilizzati dalle compagnie per integrare widget o vetrine digitali sul proprio sito, migliorando quindi l’esperienza di acquisto. Nel mondo bancario, per esempio, è proprio grazie agli API che gli utenti possono svolgere transazioni direttamente sui siti di e-commerce in modo sicuro e tracciabile.

Basandosi sui dati veri e propri degli utenti, i programmi e i servizi costruiti a partire dagli API riescono a rispecchiare le loro necessità e le abitudini di acquisto e utilizzo: una rivoluzione che nel mondo assicurativo, dominato generalmente da compagnie ormai considerate obsolete, si propone di mettere a disposizione dei clienti un nuovo universo di polizze e prodotti flessibili e personalizzabili.

La condivisione dei dati, ovviamente, avviene con il consenso degli utenti e con tutte le attenzioni del caso necessarie per tutelare la privacy e, se necessario, l’anonimato degli utenti coinvolti.

Come accennato l’Open Insurance fa a sua volta parte del più grande universo dell’Open Banking, che connette tra loro tutti i soggetti all’avanguardia operanti nell’ecosistema bancario e finanziario, in modo anche da permettere la creazione di servizi sempre più innovativi.

Lo sviluppo degli ecosistemi

Il meccanismo dell’Open Insurance permette di allargare l’ecosistema assicurativo ad altri attori. Le conseguenze sono evidenti: basta compartimenti stagni, ora i servizi collegano settori anche molto distinti, come lo sport, la mobilità e l’energia.

Un esempio sono i sistemi di smart home: grazie alla condivisione dei dati tra dispositivi di domotica intelligenti e mondo assicurativo è possibile creare polizze personalizzate che tengono conto dei rischi specifici di ogni zona e anche della situazione propria di ogni abitazione assicurata o controllata digitalmente.

Altro settore dal grande potenziale è quello della mobilità sostenibile, occupato soprattutto dalle compagnie di car, bike o scooter sharing. Grazie alla comunicazione dei dati tra aziende che forniscono i servizi e rispettivi partner assicurativi sarà possibile creare prodotti ad hoc studiati appositamente per questo nuovo settore.

Anche il mondo del wellness può beneficiare dell’Open Insurance: i dispositivi wearable, come smartwatch o altri sensori indossabili, permettono di immagazzinare importanti parametri relativi allo stato di salute degli utenti, da utilizzare per plasmare e proporre polizze appropriate.

Il risultato, in generale, consiste in servizi assicurativi al passo con i tempi e costruiti proprio a partire dalle necessità dei clienti, in tutti gli ambiti.

La crescita dell’Insurtech

Il settore delle assicurazioni digitali sta attraversando un momento di enorme crescita: nel 2020 il mondo insurtech ha toccato un nuovo record con 7,1 miliardi di dollari in investimenti a livello globale, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda l’Open Banking – che come abbiamo detto include anche l’Open Insurance – Accenture stima che il solo comparto europeo nel 2020 abbia mosso capitali per 61 miliardi di euro, il 7% di tutte le entrate generate dal mondo bancario. Il 99% delle compagnie ha infatti in programma di investire nelle nuove tecnologie.

L’Open Insurance, di per sé, è ancora agli albori, ma il trend è decisamente positivo e sta convincendo molti a lasciare da parte le operazioni tradizionali per creare un ecosistema sempre più integrato e aperto anche a settori legati solo in modo collaterale al mondo assicurativo. Secondo un sondaggio di Accenture, già oggi il 63% degli assicuratori si sono mobilitati per adottare sistemi che favoriscano un ambiente interconnesso.

Casi di Open Insurance

Sono tante le startup che hanno fatto proprio il modello dell’Open Insurance. Tra le prime ad approfittare delle sue potenzialità troviamo TrueLayer, scaleup fondata a Londra nel 2016 da due imprenditori italiani – Francesco Simoneschi e Luca Martinetti – con lo scopo aprire il mondo bancario tramite la condivisione di informazioni tramite API.

Nel 2018 TrueLayer ha avviato una collaborazione con la startup assicurativa Anorak per offrire polizze sulla vita grazie proprio alla direttiva PSD2 e ai sistemi di API, tramite i quali la compagnia è in grado di predire la copertura più adatta alle necessità dei clienti. Si tratta di una delle prime applicazioni della direttiva nell’ecosistema assicurativo.

Rimanendo in Europa altro esempio virtuoso è Wakam, compagnia francese attiva ormai in 13 Paesi, che offre servizi digitali per il mondo delle polizze su danni e infortuni. Tutti i suoi prodotti sono personalizzabili e immediatamente integrabili con le piattaforme di assicurati, broker e intermediari proprio grazie ai sistemi API

Altro attore di spicco è Arity, costola dell’americana Allstate Insurance Company che sta rivoluzionando il settore della mobilità e delle assicurazioni auto. Arity analizza le abitudini di guida dei clienti per offrire polizze personalizzate e premi o ricompense per coloro con un livello rischio particolarmente basso.

Anche il colosso insurtech Lemonade, valutato per più di 4 miliardi di dollari, ha lanciato il suo sistema di API nel 2017. Questo permette alle compagnie interessate, in tutti gli ambiti, di incorporare i servizi assicurativi offerti da Lemonade direttamente all’interno delle loro piattaforme, unendo così le polizze agli altri servizi offerti. Il sistema di API permette di accedere a preventivi rapidi, strutturare pacchetti personalizzati ed effettuare pagamenti in modo rapido e immediato, senza dover passare attraverso il sito di Lemonade.

La crescente interconnessione di diversi settori, inoltre, sta spingendo i colossi del tech – pensiamo ad Amazon, Google, Facebook e Apple ­– ad avvicinarsi sempre di più all’universo assicurativo. Per continuare a essere competitive su un mercato in profonda trasformazione le compagnie tradizionali non possono più ignorare la presenza di nuovi attori, ma anzi dovrebbero abbracciare il processo di trasformazione digitale e rinnovare i propri modelli operativi.

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ANIA, Maria Bianca Farina: “Bisogna modernizzare il Paese”

La relazione annuale dell’Ania agli Stati Generali non poteva non riguardare quest’anno il dopo Covid. La Presidente Ania chiosa e risponde alla chiamata del Presidente Mattarella, sottolineando come il momento sia delicato e decisivo per affrontare la recessione e impostare un rilancio all’insegna dell’innovazione, del digitale, del green. E sottolinea anche l’importante ruolo del capitale privato per la ripresa.

“Nell’attuale scenario di crisi economica generata dalla pandemia di Covid19 – ha dichiarato Farina – credo sia decisivo avere chiaro il contributo che può arrivare dai capitali privati nazionali. La gestione del rischio pandemico impone scelte importanti e profonde, veri e propri cambiamenti in assetti regolatori e procedurali”.

“La partecipazione degli investitori privati – ha aggiunto la Presidente dell’ANIA – potrebbe essere favorita dalla istituzione di un Fondo Sovrano italiano in grado di raccogliere capitale privato nazionale destinato al finanziamento di investimenti in infrastrutture o nel capitale delle imprese più fragili e/o più strategiche in affiancamento alle risorse pubbliche”.

Qui di seguito la sintesi della relazione di Farina, a questo link il documento integrale.

“Superata la fase acuta della pandemia, siamo alle prese con la non meno difficile crisi economica. Riteniamo che proprio una crisi di così forte impatto possa essere anche l’occasione per impostare un nuovo corso dei rapporti tra Stato, sistema produttivo, famiglie.
  • Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha parlato di un “nuovo inizio”e Lei, Presidente, ha insistito ripetutamente sulla necessità di un confronto con tutte le classi dirigenti del Paese. Lo ha fatto richiamando – anche nel suo Piano di Rilancio – l’improcrastinabile bisogno di modernizzare il Paese anche sul fronte della digitalizzazione, il che comporta sostenere la capitalizzazione delle imprese, rendere strutturali misure come Ace e Industria 4.0 e rilanciare gli investimenti pubblici e privati, puntando innanzitutto sulle reti telematiche, idriche ed energetiche. Ma occorre anche ridurre i tempi della giustizia penale e civile e riformare il Codice civile. Come pure il Fisco, per rendere il nostro sistema più equo ed efficiente.
  • Questa mi sembra la via maestra di uno Stato moderno. Mai come in questi ultimi anni, l’apporto dei capitali privati– penso in modo particolare al settore che rappresento, quello delle assicurazioni –è stato sinergico per tutti i temi di welfare, per l’equilibrio del debito pubblico, ha allocato capitali per investimenti nell’economia reale.
  • In queste settimane di acceso dibattito sulle reali consistenze e sulle modalità di accesso agli interventi di sostegno messi in campo dall’Ue, credo si possa finalmente affermare che, per la prima volta, l’Europa sembra voler reagire come collettività. L’Unione Europea, dopo anni di tentativi falliti e, in realtà, intrapresi senza particolare convinzione, può, attraverso una profonda revisione dei regolamenti e un approccio più sinergico, provare veramente a ricavarsi un ruolo centrale nel nuovo equilibrio mondiale che, inevitabilmente, si verrà a creare.
  • In questo scenario, credo sia decisivo avere chiaro il contributo che può arrivare dai capitali privati nazionali. La gestione del rischio pandemico impone scelte importanti e profonde, veri e propri cambiamenti in assetti regolatori e procedurali. Il primo nemico da battere è la burocrazia. Ai molti annunci che si sono susseguiti negli anni di voler semplificare, fluidificare, velocizzare, non hanno corrisposto altrettanti interventi significativi. Anche per questo il Paese ha bisogno di un rilancio forte dell’iniziativa privata. Nell’attuale contesto, è necessario contare su un settore pubblico riqualificato nelle competenze, capace di svolgere le funzioni fondamentali di elaborazione delle politiche e di regolazione nei diversi settori. Uno Stato regolatore, insomma, affiancato da un settore privato messo nelle migliori condizioni di operare al suo fianco con trasparenza.
  • In quest’ottica di partnership pubblico-privato organizzata e strutturata dallo Stato, tutte le risorse dovranno essere indirizzate verso interventi strategici per sfruttare al meglio gli asset in grado di guidare e definire le filiere produttive e sostenere la domanda aggregata del Paese, consentire investimenti e crescita della produttività. A tal fine riteniamo essenziale seguire un percorso chiaro, omogeneo e veloce. Il Piano di Rilancio da Lei messo a punto, signor Presidente, individua in modo articolato e ambizioso le linee strategiche sulla quali il Paese dovrà muoversi. Occorre però fare in modo che questo piano abbia delle precise priorità, una tempistica regolata e concordata, con interventi operativi veloci e liberi dalla ben note strettoie burocratiche.
  • Tra i primi obiettivi va posto quello di riassorbire la caduta degli investimenti osservata a partire dal 2007 e, tra questi, sviluppare al più presto quelli destinati alle infrastrutture del Paese finalizzate alla transizione digitale e green. La partecipazione degli investitori privati potrebbe essere favorita dalla istituzione di un Fondo Sovrano italiano in grado di raccogliere capitale privato nazionale destinato al finanziamento di investimenti in infrastrutture o nel capitale delle imprese più fragili e/o più strategiche in affiancamento alle risorse pubbliche. Si potrebbe pensare anche all’offerta di garanzia sui progetti a più alto rischio o ad altri strumenti che permettano di conseguire condizioni e rendimenti di mercato. Bisogna altresì valutare se disegnare nuovi PIR dedicati a tale tipologia di investimenti e agli investitori istituzionali, ampliando alle imprese di assicurazione le agevolazioni già previste per gli investimenti di enti previdenziali e fondi pensione.
  • Il sistema assicurativo svolge un ruolo centrale nella raccolta del risparmio. La quota del risparmio degli italiani investita in forme di assicurazione vita è in crescita ormai da anni: nel 2019, secondo i dati recentemente pubblicati dalla Banca d’Italia, ha raggiunto il 18,2% della complessiva ricchezza finanziaria.Gli investimenti degli assicuratori italiani, alla fine del 2019, erano pari a circa 950 miliardidi euro, corrispondenti al 53% del PIL. Le imprese assicuratrici hanno seguito nel corso degli anni un’asset allocationche ha visto prevalere gli investimenti in titoli a reddito fisso, in particolare quelli emessi dallo Stato, pari, nel 2019, a 335 miliardi.
  • Lo scenario prolungato di bassi tassi di interesse, peraltro, sta spingendo le imprese verso una maggiore diversificazione degli investimenti. In questa prospettiva, ANIA stessa si è fatta promotrice di un progetto innovativo di investimento in infrastrutture che, con il coinvolgimento di tutti gli attori chiave, intende facilitare l’intervento dell’industria assicurativa in un settore di vitale importanza per il Paese.
  • Un’altra area in cui occorre velocemente intervenire nel post-pandemia è quella della protezione di famiglie e imprese e della gestione e prevenzione dei rischi. L’emergenza Covid ha acuito il sensibile gap di protezione assicurativa che già caratterizzava il nostro Paese, rendendolo ancora più fragile e, quindi, meno competitivo.
  • Serve rilanciare la previdenza integrativa, che ha bisogno di raggiungere una platea più ampia di cittadini, soprattutto quelli più giovani, attraverso strumenti che li rendano consapevoli dei bisogni e, ad esempio, incentivi i più anziani a iniziare piani previdenziali per figli e nipoti, così da promuovere un passaggio generazionale, virtuoso del risparmio.
  • Sul fronte della Sanità, altro tema al quale è dedicato un capitolo del suo Piano, bisogna compiere un percorso simile in tema di salute e assistenzadi lungo termine, privo di una disciplina organica. Occorre rendere più efficiente e più equa la spesa sanitaria privata delle famiglie. In questo momento di ripensamento della Sanità italiana post Covid-19, è importante un’analisi razionale della attuale situazione per identificare le principali aree di azione. Il settore assicurativo potrebbe supportare la Sanità italiana con l’iniezione di risorse incrementali. A tal fine abbiamo elaborato analisi e proposteche sono a disposizione del Governo. Alcune di queste proposte sono semplici e veloci da realizzare. Ne cito una che riguarda la Long Term Care. La principale limitazione attuale è la scarsa consapevolezza dei cittadini, che li porta ad interessarsi a questo tipo di prodotto intorno ai 45/50 anni, quando il rischio attuariale è già troppo alto (da cui derivano prezzi delle polizze elevati). Una possibile soluzione potrebbe essere la creazione di un fondo di avviamento strutturale che aiuti gli assicuratori a fornire polizze accessibili a una popolazione più giovane e che sussidi le fasce economiche più deboli.
  • In termini di interventi prioritari, è inoltre necessaria una revisione organica della normativa RC auto, oggetto fin qui di troppe e non sempre coordinate modifiche, che valorizzi i principi fondanti della funzione svolta dalla copertura obbligatoria e tenga conto dei cambiamenti del nuovo ecosistema della mobilità. Attraverso la avviata costituzione dell’Osservatorio Antifrode intendiamo rafforzare, in cooperazione con le forze dell’ordine e la magistratura, il nostro impegno contro le frodi sia nel ramo r.c. auto sia negli altri rami di protezione.
  • Altrettanto rilevante è l’esigenza di sviluppare la protezione dai rischi cyber, nel nuovo contesto post-Covid che ha spinto, anche in modo forzato, individui e aziende verso l’utilizzo di soluzioni digitali.
  • Occorre poi realizzare una partnership pubblico-privata in tema di catastrofi naturali: si tratta di un terreno in cui l’Italia accusa un grave, storico ritardo rispetto ai principali Paesi europei. È da inserire in questo contesto il tema della manutenzione pianificata di strutture obsolete, che richiede capitali ma anche procedure snelle che aiutino a utilizzare le risorse nei giusti tempi.
  • Infine, comunico che è appena stato costituito in ANIA un Comitato di eminenti esperti con l’obiettivo di individuare possibilità e modalità, sempre in un’ottica di partnership pubblico-privato, di coprire anche con strumenti assicurativi alcuni effetti cheeventuali future pandemiepotrebbero produrre, in termini di danni o di nuovi servizi necessari, a persone, famiglie e imprese. L’esito di questo lavoro sarà presentato al Governo perché valuti, con le eventuali variazioni e/o integrazioni, la validità del modello proposto per il nostro Paese per poi eventualmente presentarlo in Europa, dove questo tema è di grande attualità e prioritario nell’agenda dei policymaker e degli assicuratori europei.”

L’articolo ANIA, Maria Bianca Farina: “Bisogna modernizzare il Paese” proviene da InsuranceUp.