Sostenibilità, la fintech italiana eKuota al lavoro su un rating per criteri ESG

Quello della sostenibilità è ormai un vero e proprio business, non solo per il suo impatto sull’ambiente e sul sociale, ma anche sulla crescita delle aziende. Per questo la fintech eKuota, che fornisce strumenti di gestione dei rischi finanziari per le aziende, sta lavorando su un rating di sostenibilità, basato sui criteri ESG (Environmental, Social, Governance), in linea con la politica di trasparenza sui rischi non solo finanziari ma anche ambientali e sociali dell’Unione Europea.

eKuota, la fintech italiana di rating guidata da una donna

eKuota nasce nel 2013 a Milano. Tra i suoi fondatori c’è Laura Oliva, una delle rare donne del fintech italiano e CEO della compagnia. La fintech, che offre servizi di rating, si basa sul concetto di “openness”, e ha come obiettivo quello di contribuire a costruire un ambiente finanziario sostenibile. La sua mission è “democratizzare la finanza di impresa, rendendo disponibili a tutte le aziende e in modo immediato una serie di informazioni ricavate dall’utilizzo di strumenti complessi, disponibili in precedenza solo a grandi organizzazioni finanziarie come banche e assicurazioni.”

eKuota ha creato una piattaforma accessibile tramite registrazione, che permette di inserire i propri flussi di cassa o altri dati pertinenti e misurare il rischio. Il risultato è poi utile per le aziende in ambito assicurativo, poiché offre la possibilità di copertura per le voci ad alto rischio, e aiuta nella scelta misurando il rapporto tra costi della copertura e vantaggi.

Il rating per la sostenibilità

L’acronimo ESG, che sta per Environmental, Social e Governance, rappresenta una serie di criteri di misurazione delle attività ambientali, sociali e della governance di una organizzazione, criteri che si concretizzano in un insieme di standard operativi a cui si devono ispirare le operations di un’azienda. Soprattutto nel 2020, anche a causa della pandemia e delle conseguenze sul piano economico e sociale, si è diffusa la convinzione che l’utilizzo di criteri ESG tra i parametri di misurazione del risultato permetta di migliorare le performance delle aziende, e per certi aspetti consenta di avere un maggior controllo sulle performance dei portafogli finanziari.

In linea con questo trend, eKuota ha deciso di lanciarsi nella sfida della sostenibilità e aggiungere al suo pacchetto originario (costituito da informazioni sulle fluttuazioni dei cambi valutari, sul costo delle materie prime e sui tassi di interesse) una seconda soluzione focalizzata sui criteri ESG. Il nuovo pacchetto permetterà di monitorare in tempo reale la propria posizione nello scenario della sostenibilità sulla base di criteri misurabili, facendo anche un raffronto, quando possibile, con eventuali competitor.

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Buy Now Pay Later, l’unicorno Klarna è la prima fintech in Europa

L’unicorno svedese Klarna è stata una delle prime aziende nel settore buy now pay later (compra ora paga dopo), che spinto dalla pandemia è esploso nel 2020.

Questo settore nascente, basato sul concetto di new convenience, risponde alla domanda per una esperienza di acquisto più facilmente adattabile ai propri scopi, desideri e situazioni, senza il vincolo del pagamento immediato, che si sta affermando nel mondo dei pagamenti nel 2021.

In questo stesso ambito sono attive altre startup come l’australiana Afterpay o l’italiana Scalapay: consentono di pagare a rate un prodotto, o di testarlo per poi decidere quando pagare. Ci sono anche applicazioni di questo settore ai servizi, come nel caso della londinese Fly Now Pay Later, che consente il pagamento dilazionato per l’acquisto di un biglietto aereo.

Klarna, oltre che pioniera, è la punta di diamante del buy-now-pay-later: grazie al suo ultimo finanziamento da 1 miliardo di dollari, è ora il primo unicorno europeo per valutazione e il secondo al mondo nel fintech, con una valutazione di 31 miliardi di dollari.

Klarna, fondata nel 2005 a Stoccolma da Sebastian Siemiatkowski, Niklas Adalberth e Victor Jacobsson, nasce con l’obiettivo di rivoluzionare l’esperienza di pagamento sia per gli acquirenti sia per i commercianti, offrendo ai consumatori online l’opzione di pagare subito, o di posticipare il pagamento nel tempo.

Dopo una partenza faticosa, la startup cresce rapidamente e nel 2011 è già definita dal Telegraph come una delle aziende tecnologiche più promettenti.

Klarna è ora un unicorno fintech attivo in 17 paesi e ha oltre 250mila partner al dettaglio, tra cui Macys, Etsy, Sephora, Ralph Lauren e Urban Outfitters. Dal suo precedente round di settembre 2020, il suo valore si è praticamente triplicato.

Pare che Klarna sia ora tra le aziende tecnologiche europee pronte a lanciare un’IPO per quotarsi in borsa.

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La forza (e la lezione) delle startup

Da settembre 2019 a ottobre 2020 negli Stati Uniti le startup sono crescite del 40%. Un dato che all’Economist ha fatto titolare così: “The number of new businesses in America is booming”.

In Italia non possiamo certo parlare di boom ma, se andiamo a guardare i numeri dei report che il Ministero dello Sviluppo Economico pubblica ogni tre mesi, troviamo dati che forse molti non si aspetterebbero in un anno terribile come il 2020, segnato dalla pandemia e dalla conseguente crisi economica.

Le startup innovative erano 10.610 a fine settembre 2019. Sono diventate 12.068 al 30 settembre 2020. Oltre 1.400 in più con un incremento di circa il 14%, che non è poca roba in un esercizio in cui l’ISTAT prevede un calo del PIL di quasi il 9%.

E c’è di più. Se andiamo a scorporare i numeri del Registro delle imprese per trimestri, scopriamo che oltre la metà (862) delle nuove imprese innovative sono nate da aprile 2020, quindi in pieno lock down. Gli Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation Academy del Politecnico di Milano l’hanno definito “effetto startup” nel loro nuovo report. E non solo per il costante tasso di natalità ma anche per la reattività (ben il 63% ha lanciato iniziative e soluzioni gratuite per fronteggiare l’emergenza sanitaria) e l’adattabilità (il 30% ha modificato il proprio modello di business).

In una parola: la resilienza dimostrata dalle startup è stata esemplare e in qualche modo il mercato le ha premiate, visto che l’ecosistema ha retto all’impatto della pandemia: nel 2020 gli investimenti sono scesi solo del 2%, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Startup Hi-Tech del Polimi e in totale sono stati raccolti 683milioni di euro. Un rallentamento inevitabile ma contenuto.

Certamente anche le startup, specie in alcuni settori particolarmente colpiti dal lockdown come il turismo ad esempio, hanno sofferto. Ma in questo anno orribile hanno tratto vantaggio dello stress digitale a cui tutti siamo stati sottoposti, nel lavoro come nello studio e nel tempo libero: quando abbiamo cercato un servizio digitale con una customer experience amichevole spesso abbiamo trovato più pronte le startup o le aziende che hanno sviluppato progetti con le startup.

La forza delle startup è stata evidente anche in occasione della settima edizione di Open-F@b Call for Ideas, il contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp. Non è mancata la partecipazione, non sono mancati i progetti di valore, non poteva mancare la digital battle per arrivare ai 10 finalisti. E i tre vincitori segnalano aree sensibili del Next Normal: la sicurezza personale nell’infosfera, la cybersecurity, la digital health.

Per l’industria assicurativa la pandemia è un momento di svolta che ha impresso accelerazione a cambiamenti in corso da tempo. I dati dicono che le Compagnie restano ancora la principale fonte di protezione (vedi il Report 2020 dell’Osservatorio Fintech & Insurtech), ma si fa largo una nuova disponibilità a prendere in considerazione altri interlocutori. Sta già accadendo, succederà sempre di più. Per i leader sarà possibile comprendere i cambiamenti e mantenere le posizioni solo con un’attenta osservazione delle startup, della loro intraprendenza e creatività. Per investire, collaborare, sperimentare. Comunque per attrezzarsi ad affrontare il Next Normal.

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Tink, storia della piattaforma open banking partner di BNL ed Enel X

Fondata nel 2012 a Stoccolma da Daniel Kjellén e Fredrik Hedberg, Tink è una delle maggiori piattaforme di open banking in Europa. È nata con l’obiettivo di “costruire il futuro dei servizi finanziari” e offre una vasta gamma di dati finanziari da una rete integrata di banche in tutta Europa attraverso un’unica API.

La fintech ha una rete di oltre 2.500 banche e istituzione integrate, più di 250 milioni di clienti bancari raggiunti in tutta Europa e oltre 10 miliardi di transazioni processati ogni anno. La sua piattaforma basata su cloud serve 14 mercati europei con 10 sedi e oltre 270 dipendenti.

Tra i suoi partner figurano importanti nomi quali ABN-AMRO, PayPal, BNP Paribas Fortis, Nordea e Klarna, e in Italia ha partnership, tra gli altri, con Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Milano e BNL.

Tink ha sviluppato una piattaforma di open banking offre una gamma di servizi finanziari innovativi, che consente ai clienti di gestire i propri conti da un’unica app, effettuare pagamenti, trasformare i dati grezzi in informazioni tangibili e controllare meglio la propria vita finanziaria.

Sbarcata a Milano a fine 2019, nel gennaio 2020 ha raccolto un megaround da 90 milioni di euro, a cui ha partecipato Poste Italiane, stretto una partnership strategica con BNL,e a settembre ha continuato a rafforzare il suo segmento italiano con una partnership con Enel X.

Tink ha raccolto finora un finanziamento totale di oltre 205 milioni di dollari, con una valutazione post-money di 415 milioni di euro.

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La corsa dell’insurtech, una necessità per la stabilità del sistema

“Ora dobbiamo correre”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte subito dopo aver manifestato la sua soddisfazione per l’accordo raggiunto sul Recovery Fund, 750 miliardi di euro a sostegno dell’economia europea stressata dalla pandemia da coronavirus.

L’invito del premier andrebbe ripetuto nelle sedi istituzionali, associative e aziendali della Financial Services Industry. Dovrebbe diventare il mantra nelle compagnie di assicurazione e in tutta la filiera dell’insurance. Si è aperta una finestra di opportunità, spinta anche drammaticamente dall’emergenza sanitaria. A livello di sistema Paese va colta con lungimiranza, capacità di pianificazione e pragmatismo. Allo stesso modo nelle aziende, soprattutto in quelle che operano in settori dove il business è basato su servizi che per definizione sono immateriali e si prestano di più alla digitalizzazione.

In tutte le opportunità c’è una quota di rischio ed è quella che le aziende assicurative devono e possono evitare. Il Covid-19 e il lockdown hanno imposto uno stress test digitale a tutti i mercati, creando nuovi comportamenti e nuove  abitudini di consumo: dal lavoro agli acquisti, dalla formazione all’intrattenimento le tecnologie sono diventate vicine a fasce di popolazione che prima le frequentavano poco o nulla. Non si tornerà più allo status ante pandemia, anche quando ricominceremo a frequentare gli uffici, le scuole, gli stadi. E comunque resterà l’esperienza di una relazione digitale possibile con le aziende, soprattutto quando non è necessario lo scambio di oggetti o la presenza fisica (per il momento un idraulico o un elettricista devono ancora entrare in casa per fare una riparazione, solo per il momento però…).

Nel fintech l’innovazione è un ingrediente necessario per la stabilità del sistema del credito, sostiene Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano. “Il Covid-19 è stata una necessità, un dato contingente, ma serve un’accelerazione per trasformare rapidamente le aziende del credito e per mantenerne la competitività rispetto a nuovi e aggressivi competitor”, che sono poi le tech company digitali e globali. Non a caso è cresciuta l’attenzione e la moral suasion di Banca d’Italia sul fintech.

C’è la consapevolezza di un rischio che è un pericolo per tutto il sistema del credito che, tradizionalmente, ha una rilevante funzione di stabilità sociale. Quali sarebbe gli effetti di una perdita di efficacia e ed efficienza rispetto a operatori che arrivano sul mercato con un superiore livello di maturità e offerta digitale? Finita la stagione della resistenza al fintech, adesso è il momento delle alleanze ma resta il tema del ruolo e del peso delle aziende che, seppur blasonate, non riusciranno a tenere il passo della domanda e, soprattutto, dell’offerta.

E pensare che le banche sono avanti rispetto alle compagnie di assicurazione! fa notare Simone Ranucci, presidente di Italian Insurtech Association. Hanno cominciato prima il confronto con le tecnologie, da tempo hanno aperto agenzie online e stanno lavorando per innovare i processi e i prodotti. Quanto sta rischiando quindi la filiera italiana dell’insurance? Molto. Perché lo spazio di digitalizzazione è enorme (solo l’1% delle polizze viene venduto attraverso canali digitali) e il fatto che l’Italia sia sempre in fondo alla classifica del DESI, l’indice di digitalizzazione dei Paesi europei,  non può essere un alibi per non fare o aspettare a fare. Perché quello spazio sarà presto occupato da altri.

A inizio luglio si è quotata al NYSE Lemonade, la startup definita la Facebook dell’insurance: ha raccolto oltre 300milioni di dollari con una valutazione che ha superato il miliardo e mezzo. Lemonade è già operativa in Germania. Quanto tempo passerà prima che arrivi in Italia? Come risponderanno le compagnie ricche di tradizione, competenze e clienti di fronte a un competitor che liquida un sinistro in pochi secondi? E dopo Lemonade, quanto tempo passerà prima che Amazon o Google entrino nel mercato delle coperture assicurativo? Le opportunità, e i rischi, ormai sono dietro l’angolo. Per questo ora dobbiamo correre.

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Fly Now Pay Later, la fintech per pagare i voli a rate

Pagare i voli aerei a rate: questa l’idea alla base di Fly Now Pay Later, la startup fintech ha mostrato al settore viaggi una via per risollevarsi.

Fondata da Jasper Dykes nel 2015, la startup ha avuto un’intuizione molto interessante: rendere più flessibile il pagamento dei viaggi. Anzichè investire in anticipo nell’acquisto dei biglietti a prezzo pieno, gli utenti di FlyNowPayLater possono ripartire il costo su 1-12 mesi, partendo da un minimo di 0% come tasso percentuale annuale. Dopo una rapida verifica del credito, la piattaforma suggerisce opzioni di pagamento, offrendo prestiti che vanno da 100 a 3.000 dollari.

La startup si propone come un intermediario che offre vantaggi sia all’utente che al fornitore: dal lato dei provider di viaggi, la possibilità di iscriversi per essere presenti sulla piattaforma diventa opportunità per attirare nuovi segmenti di pubblico.

Attualmente Fly Now Pay Later impiega 70 dipendenti nel Regno Unito. Nel corso di questi anni la società ha costruito una forte attività B2B, ma amplierà il lato B2C lanciando presto un’app per i pagamenti al consumo.

Si tratta di una soluzione particolarmente interessante nell’ottica della fase 2 della pandemia, con una maggiore possibilità di situazioni straordinarie che interferiscano con i programmi di viaggio, rendendo inutilizzabili biglietti già comprati. Inoltre, Dykes prevede che, man mano che le restrizioni di viaggio si allenteranno e le compagnie aeree cercheranno di recuperare le entrate perse, il costo dei voli aumenterà e più persone dovranno ricorrere a prestiti per finanziare i propri biglietti.

In virtù delle sue potenzialità in questo scenario, la startup ha ricevuto un importante finanziamento: 35 milioni di sterline (ovvero 39,2 milioni di euro o 42,6 milioni di dollari circa) in un round di serie A guidato da Revenio Capital, con la partecipazione di Shawbrook Bank e BCI Finance, due debt providers istituzionali in finanza specializzata. I fondi saranno utilizzati per potenziare l’offerta di prodotti, e supporteranno il lancio di una nuova app.

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La collaborazione tra Banche e FinTech non può più aspettare

“Il mondo è cambiato radicalmente negli ultimi due mesi. Le imprese si evolveranno e usciranno dalla crisi di COVID-19 in modi diversi e profondi. Per le banche tradizionali, ciò si tradurrà in un bisogno ancora maggiore di esperienza digitale attraverso un’ulteriore collaborazione con le FinTech. Da quando abbiamo iniziato questo rapporto, tre anni fa, le società FinTech si sono trasformate da disruptor in player maturi, ed è ora essenziale per le banche storiche considerarle non solo come formidabili concorrenti, ma come partner di prima scelta necessari per soddisfare le mutevoli aspettative dei consumatori.”

Così commenta  Monia Ferrari, Financial Services Director di Capgemini Business Italy in una nota stampa che presenta la nuova edizione del World FinTech Report 2020 di CapGemini ed Efma, caduto quest’anno in un momento così particolare come l’emergenza Covid-19, in grado di mettere sotto il massimo stress tutto il tessuto economico, banche comprese.

Il punto dolente che il rapporto mette in luce è soprattutto la distanza tra ciò che i clienti si aspettano e ciò che le banche tradizionali attualmente offrono, in uno scenatio che vede avanzare l’offerta di servizi innovativi e la customer experience delle Big Tech che si stanno posizionando nel settore (Amazon, Ant Financial, Apple, Facebook, Google, and Tencent) e le challenger Bank (quelle mobile only come N26, Revolut, Qonto, per citare quelle europee).

Il gap non è mai stato così ampio, registra il report, ma ora, forse ancor più a seguito dell’emergenza Covid-19, è il momento giusto per le banche di evolvere e recuperare il ritardo per offrire una migliore esperienza e dei migliori servizi ai clienti. Una delle strade percorribili per accelerare questo processo, di cui si parla a dire il vero da diverso tempo, è la collaborazione tra Banche e FinTech, volta a una reciproca contaminazione in ottica customer centric.

Le banche tradizionali hanno investito molto negli ultimi anni nell’infrastruttura IT di front-end per migliorare l’esperienza dei clienti, ma gli sforzi finora non si sono dimostrati all’altezza di quanto i clienti possono oggi sperimentare con altri fornitori di servizi finanziari. Le Big Tech  e le challenger bank  sono maestre nell’utilizzo di dati, nell’offerta di servizi innovativi, nell’usabilità e hanno dimostrato la loro capacità di conquistare i clienti. Ritorna con prepotenza l’importanza della customer experience, in questo rapporto, che è il risultato non solo di un bel design, ma del ripensamento delle operazioni di middle e back-office.

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Se le banche vogliono rimanere attraenti e competitive in questo panorama mutevole, anche per clienti Millennial, il rapporto dice che devono trasformarsi in Inventive Bank, cioè banche agili e incentrate sul cliente, abbracciando Open X e assumendo un ruolo specializzato, piuttosto che universale, come fornitore o aggregatore all’interno del nuovo ecosistema aperto.

Cos’è Open X

L’open banking è stato solo l’inizio, dicono CapGemini ed Efma. Sebbene sia stato un catalizzatore di trasformazione, esso non è un punto di arrivo ma un un trampolino di lancio verso un’informazione a flusso libero, la sharing economy in ambito FinTech. Open X fa un balzo in avanti rispetto all’approccio basato sulla conformità dell’open banking e passa a un continuo eXchange di dati e risorse, che ainnesca un ciclo di innovazione di prodotto potenziato  (eXpedited), che migliora continuamente la customer eXperience.

Quindi, le banche devono valutare dove possono giocare nel modo più efficiente e redditizio all’interno di questo processo di creazione di valore aperto  e di condivisione. Il processo inizia con la collaborazione, ma questo è solo il primo passo rispetto a tutto il potenziale di un ecosistema aperto. Quando i dati e le risorse sono condivisi, l’ambiente è maturo per l’innovazione, i prodotti, i servizi, l’esperienza del cliente possono essere esponenzialmente migliori.

“Le banche tradizionali si trovano in un momento critico. Devono abbracciare Open X o rischiano di diventare irrilevanti”, ha dichiarato John Berry, CEO di Efma. “Per stare al passo con le aspettative dei clienti in continua evoluzione nel mercato odierno, le banche storiche devono trasformarsi in Inventive Banks con il supporto collaborativo di partner qualificati di FinTech”.

Qui è possibile scaricare il report completo.

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Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

Le startup vincitrici di Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity

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CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
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AWorld: è una startup innovativa con uffici a Torino e a New York che investe nella sostenibilità e nel futuro del pianeta, con l’obiettivo di creare una cultura sostenibile attraverso il pubblico, le aziende e le istituzioni. AWorld ha creato una piattaforma social-gamified che premia gli utenti per azioni e comportamenti sostenibili, usando il sistema della gamification.

 

Affitto Certificato: è una startup innovativa che sta costruendo la prima banca dati che racchiude buoni affittuari. La startup si propone di prendere il concetto di feedback e di curriculum e di applicarli al mercato degli affitti, approfittando di prodotti bancari e assicurativi aperti, in modo da consentire ai proprietari di trovare buoni inquilini e agli inquilini di dimostrare di essere dei corretti e bravi affittuari. Sulla base di ciò, Affitto Certificato ha creato il Tenant Digital Curriculum, un report unico che permette agli inquilini di dimostrare di essere bravi inquilini. La mission della startup è quindi quella di creare uno standard per affittare una casa in modo rapido e sicuro. 

 

Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

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Data Strategy: quali sono le 3 fasi principali del processo di relazione con il cliente?
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Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

Le startup vincitrici di Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity

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Blockchain nel settore energetico: quali opportunità per lo scambio di energia P2P?
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AWorld: è una startup innovativa con uffici a Torino e a New York che investe nella sostenibilità e nel futuro del pianeta, con l’obiettivo di creare una cultura sostenibile attraverso il pubblico, le aziende e le istituzioni. AWorld ha creato una piattaforma social-gamified che premia gli utenti per azioni e comportamenti sostenibili, usando il sistema della gamification.

 

Affitto Certificato: è una startup innovativa che sta costruendo la prima banca dati che racchiude buoni affittuari. La startup si propone di prendere il concetto di feedback e di curriculum e di applicarli al mercato degli affitti, approfittando di prodotti bancari e assicurativi aperti, in modo da consentire ai proprietari di trovare buoni inquilini e agli inquilini di dimostrare di essere dei corretti e bravi affittuari. Sulla base di ciò, Affitto Certificato ha creato il Tenant Digital Curriculum, un report unico che permette agli inquilini di dimostrare di essere bravi inquilini. La mission della startup è quindi quella di creare uno standard per affittare una casa in modo rapido e sicuro. 

 

Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

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Per il mondo assicurativo il dopo Covid-19 è già iniziato

I dati, come spesso accade, aiutano a capire. La ricerca on line di prodotti assicurativi per la salute è cresciuta nelle ultime settimane dell’800%. In forte aumento anche la ricerca di coperture per annullamento eventi da rischi da contagio virale nelle attività di servizio (retail, turismo, trasporti) cresciuta di oltre il 650%.

Il traffico digitale sulle offerte di alcuni prodotti per la persona e la famiglia (casa, Vita, salute, animali domestici) e le richieste d’informazione (via mail telefono, chatbot) su questi prodotti sono aumentate del 30%. Un interesse di analoga entità si è registrato, da parte delle imprese, per le coperture dei rischi da business interruption.

Le tendenze sono state rilevate nelle ultime tre settimane dalla piattaforma di YOLO. Prevedibili, data l’eccezionalità dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ma forse anche anticipatorie di quanto vedremo nel prossimo futuro. Per una semplice ragione: la sensibilità di persone e imprese per la protezione dai rischi sarà molto più forte, e per lungo tempo, di quella che abbiamo conosciuto fin qui. Sta quindi per aprirsi una fase che richiederà all’industria assicurativa nuove risposte, in termini di prodotti e servizi di supporto, verosimilmente caratterizzate dall’impiego delle tecnologie digitali.

L’accelerazione delle innovazioni tecnologiche segue le crisi

E’ interessante notare che le due grandi crisi degli anni duemila (lo scoppio della bolla internet e il terrorismo globale nel 2000 e 2001; la crisi scatenata dai subprime nel 2008) hanno determinato un’accelerazione nella digitalizzazione delle abitudini di vita e consumo. Google, Amazon, Ebay e Paypal nacquero all’inizio degli anni duemila mentre la crisi del 2008 ha preparato il terreno allo sviluppo del fintech e alla diffusione globale di servizi di diversa natura (Uber e Airbnb per citarne qualcuno).

La crisi di questi giorni ha origini diverse (pur rispettando la periodicità decennale) ma lo schema potrebbe ripetersi: repentini cambiamenti nel mindset del consumatore determinati dalla profondità dell’impatto emotivo, emergere di una nuova domanda e nascita di servizi, (abilitati dall’innovazione tecnologica digitale) capaci di rispondere alle mutate condizioni.

Sarà così anche questa volta? E’ possibile. Le parole chiave del nuovo paradigma saranno disintermediazione, e-commerce, AI, teleworking, digital health e c’è da aspettarsi:

· una maggiore domanda di protezione legata alla percepita imprevedibilità e intensità degli eventi rischiosi (gli effetti del Covid-19 lasceranno prevedibilmente un segno indelebile);

· un uso più intenso dei canali digitali per individuare e acquistare i prodotti più adeguati ai nuovi bisogni.

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E’ evidente che questo scenario metterà seriamente alla prova l’intera industria dei servizi alla persone alle imprese e che gli operatori fintech e insurtech assumeranno un ruolo centrale.

A che punto è l’industria assicurativa

Per affrontare con successo queste nuova fase l’industria assicurativa italiana dovrà lavorare su due fronti: l’offerta, in termini di estensione delle coperture e personalizzazione (se n’è avuta una prova di fronte alle richieste di questi giorni); l’organizzazione distributiva, per renderla più adatta al contesto socio-economico.

L’approssimarsi di un ciclo come quello appena descritto apre spazi inattesi. La penetrazione relativamente minore delle assicurazioni in Italia è stata a lungo motivata con una cultura italiana poco incline alla gestione preventiva dei rischi. Può essere. Certo, il mindset di famiglie, imprese e professionisti è destinato a cambiare: per rispondere a questa evoluzione servirà riformare l’industria.

Di qui l’urgenza, per compagnie e intermediari, di destinare risorse agli investimenti in tecnologia e capitale umano (funzionali all’innovazione dell’offerta e dei modelli operativi e di distribuzione) e di costruire alleanze strategiche per affrontare il mercato, più grande dell’attuale, che prenderà forma dopo la crisi.

Velocità d’intervento e capacità d’investimento, dunque: saranno questi due fattori, più che l’attuale posizione competitiva, a determinare la gerarchia nell’industria assicurativa come è già avvenuto in altri settori (banking, distribuzione retail, informazione).

L’agenda delle priorità per il prossimo futuro

In sintesi: stiamo per entrare in una nuova fase del mercato dei servizi; l’industria assicurativa italiana ha un’opportunità di sviluppo che potrà cogliere accelerando l’innovazione. L’agenda, per gli operatori della filiera, è fatta di cinque priorità.

1. Progettare strategie di business fondate sull’integrazione tra insurtech e modelli tradizionali.

2. Pianificare gli investimenti della propria impresa in capitale tecnologico e umano ma costruire alleanze anche per investimenti di sistema (nell’area della formazione, per esempio).

3. Dotarsi rapidamente di nuove competenze professionali e tecnologiche.

4. Progettare un’offerta customer centric e mobile centric.

5. Fare sistema per promuovere una normativa funzionale alla distribuzione della nuova offerta.

Se rispetteremo quest’agenda, daremo una risposta efficace alle nuove domande di protezione e sicurezza di cittadini e imprese, l’industria continuerà a contribuire alla crescita economica e, forse, non parleremo più di un Paese sotto assicurato.

Simone Ranucci Brandimarte, Presidente e Co-fondatore YOLO Group

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L’articolo Per il mondo assicurativo il dopo Covid-19 è già iniziato proviene da InsuranceUp.