Zego diventa unicorno: dai primi passi in UK all’espansione internazionale

La crescita dell’unicorno insurtech Zego non si ferma: la startup, basata a Londra, continua a espandere le proprie attività stringendo nuove partnership, e nel primo trimestre del 2021 ha chiuso un round di finanziamenti da 150 milioni di dollari.

L’azienda è specializzata in polizze assicurative per auto e scooter, disponibili sia per clienti individuali che realtà corporate. La flessibilità dei suoi servizi ha reso Zego particolarmente adatta alle necessità delle compagnie di delivery, da Uber Eats a Deliveroo, che possono in questo modo proteggere sia le flotte aziendali che i veicoli utilizzati dai singoli driver.

Zego, l’idea e le polizze

Zego nasce a Londra nel 2016 dall’idea di Sten Saar, attuale Ceo, Harry Franks (Chief Business Development Officer) e Stuart Kelly (Staff Engineer). Da subito, l’obiettivo dei tre imprenditori consisteva nel semplificare il mercato delle assicurazioni auto, tradizionalmente molto costoso e basato su procedure lente e obsolete. “Quando abbiamo lanciato Zego, la nostra priorità era assicurare i clienti e fare in modo che potessero guidare il prima possibile” si legge infatti sul sito della compagnia.

Presto, la startup ha avviato un processo di espansione a livello europeo che dal Regno Unito l’ha portata a operare in Spagna, Irlanda, Belgio e Francia. Nel 2019, poi, Zego è stata la prima compagnia insurtech a ottenere la licenza per operare e vendere le proprie polizze in autonomia nel Regno Unito, senza dover passare da altre agenzie.

Zego offre polizze digitalizzate pensate in modo specifico per soddisfare le esigenze della gig economy: autisti privati, driver che effettuano consegne a domicilio e grandi società di delivery e ride hailing. Tramite il sito della compagnia è possibile ricevere un preventivo in pochi minuti, e tutte le assicurazioni sono acquistabili e gestibili direttamente online. Anche le tempistiche si adattano alle necessità della gig economy: le polizze possono avere un periodo di validità compreso tra un’ora e un anno.

Tra le compagnie che attualmente si affidano a Zego per assicurare flotte o autisti troviamo molte tra le aziende più in vista nei settori delivery e mobilità, da Uber e Uber Eats a Just Eat, passando per Deliveroo e GoGetters.

Zego ha fino ad ora venduto più di 17 milioni di polizze, e assicurato 200,000 veicoli in cinque Paesi.

Zego, la tecnologia

La flessibilità del servizio è il punto di forza principale della startup: “Mentre gli assicuratori tradizionali impostano i prezzi dei propri prodotti basandosi soltanto su fattori come l’età dell’autista o il tipo di veicolo, Zego tiene in considerazione anche i dati relativi alle abitudini lavorative o i comportamenti alla guida” ha detto il Ceo Sten Saar a TechCrunch, aggiungendo: “Per ogni veicolo, Zego raccoglie cinque volte la quantità di informazioni generalmente processate dai competitor, analizzando fino a 50 data point al secondo”.

A dicembre 2020, inoltre, la compagnia ha acquisito la startup portoghese Drivit, specializzata in servizi telematici utili per raccogliere dati relativi all’uso dei veicoli e alle abitudini di guida degli utenti come posizione, accelerazioni o stop improvvisi, consumo di carburante, e tempo di sosta.

Gli investimenti

I round di investimento chiusi da Zego hanno accompagnato la rapida crescita della compagnia. Dopo un primo round da 6 milioni di sterline, a luglio 2019 l’insurtech ha raccolto 42 milioni di dollari in un round di Serie B guidato da Target Global, mentre lo scorso marzo ha più che triplicato raccogliendo 150 milioni di dollari: la terza operazione più corposa in campo insurtech del primo trimestre 2021, a livello mondiale.

I nuovi fondi hanno fatto salire la valutazione della compagnia a 1,1 miliardi di dollari, permettendo così a Zego di diventare il primo unicorno insurtech nato nel Regno Unito.

Nel prossimo futuro, la startup punta a proseguire il processo di espansione “in Europa e non solo”, raddoppiare lo staff in modo da impiegare più di 500 persone entro la fine del 2021, e continuare a investire in campo tecnologico.

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2021, insurtech in ripresa: ecco i maggiori round del primo trimestre

Insurtech in ripresa: secono i dati di Crunchbase, il primo trimestre del 2021 ha visto il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019, con lo stesso numero di round oltre i 10 milioni di dollari del primo trimestre 2019.

Ecco alcuni dei round insurtech più importanti del 2021, tra USA, Canada ed Europa.

1. Next Insurance

Il primo posto va al round di serie E per Next Insurance: guidato da FinTLV Ventures e Battery Ventures, ha raccolto ben 250 milioni.

Next Insurance, di cui abbiamo parlato qui, si concentra su polizze assicurative per piccole e medie imprese e vale attualmente 4 miliardi di dollari.

2. Coalition

Con 175 milioni di dollari segue Coalition, che grazia al round di serie D chiuso a marzo ha raggiunto una valutazione di 1,75 miliardi di dollari, con un finanziamento totale di 315 milioni.

Fondata nel 2017 e sostenuta da Swiss Re e Arch Insurance, Coalition strumenti di cybersecurity insieme alla copertura assicurativa informatica, e serve oltre 42.000 clienti.

3. Zego

Il gradino finale del podio se lo aggiudica Zego, con un round da 150 milioni di dollari.

Zego è stata la prima insurtech britannica a ottenere la licenza assicurativa. Nata nel 2016, ha saputo intercettare un nuovo bisogno assicurativo rimasto scoperto: si concentra sull’offerta di polizze assicurative flessibili e on-demand per i lavoratori della gig economy, in segmenti come il ride-hailing, ride sharing, noleggio auto e scooter sharing.

4. Pie Insurance

Ha raccolto 118 milioni Pie Insurance, in un round di serie C guidato da Allianz X e Acrew Capital.

Nata nel 2017, Pie Insurance offre polizze per la copertura retributiva dei lavoratori in piccoli business e PMI, per ora sul mercato americano.

5. Corvus Insurance

Insight Partners ha guidato un round da 100 milioni di dollari per Corvus Insurance, fornitore di prodotti assicurativi aziendali basati sull’intelligenza artificiale, portando la sua valutazione a 750 milioni di dollari.

Corvus fornisce assicurazioni cyber e trasporto merci tramite intelligenza artificiale e machine learning applicati ai data analytics.

6. TypTap Insurance

Ha ottenuto 100 milioni anche TypTap Insurance, sussidiaria di HCI Group che si occupa di assicurazioni casa e disastri naturali.

Il round, in questo caso di private equity, è stato guidato da un fondo affiliate a Centerbridge Partners.

7. Rhino Insurance

Un round di private equity anche quello da 95 milioni per Rhino Insurance, guidato da Tiger Global, che ha portato la compagnia a quasi 500 milioni di dollari di valutazione.

Nata nel 2017, Rhino è un insurtech che fornisce alle società immobiliari un prodotto assicurativo che funge da alternativa alle tradizionali cauzioni degli inquilini in affitto. La società offre anche agli affittuari un simile prodotto assicurativo di deposito cauzionale.

Scopri qui gli altri grandi round insurtech del primo trimestre 2021

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Next Insurance: l’unicorno insurtech da 4 miliardi di dollari che aiuta le piccole e medie imprese

Una valutazione da 4 miliardi di dollari, più di 880 milioni raccolti e 200 mila clienti: sono i numeri di Next Insurance, unicorno insurtech americano che non smette di sorprendere i mercati.

Next Insurance offre polizze assicurative per piccole e medie imprese, un settore spesso dimenticato dalle grandi aziende che preferiscono tradizionalmente concentrarsi sui grossi clienti commerciali o sulle polizze individuali, come quelle mediche o sulla vita.

In molti ora vociferano di una possibile entrata in Borsa per la startup, ma per il momento il Ceo Guy Goldstein preferisce continuare a puntare sulla “crescita della compagnia”.

Come funziona Next Insurance

La startup è stata fondata nel 2016 a San Francisco, nell’area della Silicon Valley, da tre imprenditori di origini israeliane: Guy Goldstein (attuale CEO), Alon Huri (CTO) e Nissim Tapiro.

Next Insurance offre polizze completamente digitalizzate pensate per soddisfare le esigenze delle piccole e medie imprese. Le coperture offerte riguardano cinque diverse categorie di rischio: danni e infortuni, responsabilità civile e professionale, auto aziendali e attrezzature o strumenti tecnici. Grazie anche all’uso della tecnologia e dell’intelligenza artificiale in tutti i suoi processi, i prodotti assicurativi di Next Insurance permettono di risparmiare fino al 30% rispetto alle polizze tradizionali.

La startup vanta al momento un tasso di gradimento da parte degli utenti pari a 4,7 su 5. Tutte le assicurazioni sono personalizzabili e acquistabili direttamente online e, sempre attraverso il sito della startup, è possibile ricevere un preventivo in meno di cinque minuti.

Un modello vincente

Il modello operativo di Next Insurance si è rivelato vincente. A fine marzo la startup ha chiuso un round di investimenti di serie E dal valore di 250 milioni di dollari, raddoppiando la propria valutazione dai 2 miliardi iniziali a 4 miliardi di dollari.

A dicembre 2020, inoltre, Next Insurance ha acquisito Juniper Labs, compagnia specializzata in analisi predittiva dei dati e machine learning applicati al settore assicurativo. Lo scorso marzo, poi, ha concluso la sua seconda acquisizione con AP Intego, agenzia assicurativa digitalizzata con un focus sulle piccole attività commerciali che serve più di 75 mila clienti in tutti i 50 stati americani.

Nel corso del 2020 l’ammontare dei premi lordi sottoscritti da Next Insurance è raddoppiato, passando da 100 a 200 milioni di dollari tra febbraio 2020 e febbraio 2021. Come fa notare TechCrunch, però, queste stime sono precedenti all’acquisizione di AP Intego, che al momento dell’operazione gestiva all’incirca 185 milioni di dollari in premi attivi.

Da pochi mesi, inoltre, Next Insurance ha avviato una partnership con Amazon grazie alla quale i membri del programma Business Prime possono ottenere facilmente una copertura assicurativa per le loro operazioni, a prezzi vantaggiosi.

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Che cos’è la Diversity nell’Insurtech: gender, ecosistemi e tecnologie

Non esiste innovazione senza diversità, e l’Insurtech non fa eccezione: nel mondo della tecnologia applicata al settore assicurativo è importante guardare alla gender diversity, ovvero puntare sempre più sui talenti femminili, ma anche saper sfruttare le diversità degli ecosistemi che si vanno formando, composti da aziende provenienti da ambiti differenti, e quella delle tecnologie, dall’intelligenza artificiale ai big data, che immettono linfa innovativa in un mondo fino a poco tempo fa molto tradizionale.

Se ne è parlato alla Insurtech Week, un’iniziativa al suo debutto nel contesto della Milano Digital Week 2021 (17-19 marzo). Per la prima volta la manifestazione promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici – e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab, con il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo, ha ospitato un filone di eventi dedicati all’Insurtech: merito dell’impegno dell’Italian Insurtech Association (IIA) che si è fatta portavoce di questa necessità da parte di tutto il mercato assicurativo.

È stato proprio il Presidente di IIA, Simone Ranucci Brandimarte, ad aprire i lavori di uno dei panel, che si è svolto venerdì 19 marzo, dal titolo “Diversity in Insurtech – Diversity, Digitalizzazione e Sostenibilità: i pilastri della rivoluzione Insurtech”. Un argomento quanto mai attuale in un contesto nazionale e internazionale che si sta evolvendo con estrema rapidità grazie ai portatori di “diversità”.

“L’Insurtech, un neologismo che ha solo 3 anni di vita, poggia su 3 gambe: un nuovo consumatore digitale che preferisce acquistare servizi online e li vuole veloci ed efficienti; un nuovo ecosistema, perché dai bisogni del consumatore stanno nascendo esigenze che richiedono nuovi modelli assicurativi; nuovi modelli distributivi, perché si stanno sviluppando player che vengono da altri mondi quali mobility, telco, eCommerce, travel, e che hanno ampie customer base” ha spiegato Ranucci Brandimarte.

Il presidente di IIA ha ricordato come l’Italia sia maglia nera in Europa per gli investimenti Insurtech (su circa 7 miliardi di investimenti nel mondo, l’Europa investe complessivamente 260 milioni di dollari, ma la quota dell’Italia è pari a un decimo di quanto viene investito in UK e Germania). Eppure, nel nostro Paese, l’industria assicurativa vale il 7% del Pil. Perché dunque l’Insurtech non si sviluppa? “Ci sono almeno 4 vincoli: competenze non adeguate, bassa magnitudo degli investimenti, adeguamenti alle normative, carenza di cultura dell’innovazione e del rischio”. Come si possono superare gli ostacoli? Ranucci Brandimarte non ha dubbi: “Non c’è innovazione senza diversity, che non è solo di gender”.

Insurtech & Diversity: servono più donne al comando

Della gender diversity ha parlato Rossella Vignoletti, Chief Marketing Officer, Communication e Staff Coordinator di Net Insurance. “In generale nel mondo del lavoro c’è un gap culturale per le donne in Italia – ha detto –  e questo vale ancor più per il comparto assicurativo, che si porta dietro un divario storico. Eppure proprio l’Insurtech può essere un acceleratore, oltre che di competenze e di nuovi prodotti, anche per la diffusione di un nuovo atteggiamento mentale”.

A conferma di quanto affermato dalla manager, Michael Carbone, Research & Knowledge Specialist del Centro Studi Valore D, ha presentato un report su Diversity e Inclusion. I dati parlano chiaro: su un campione di 70 aziende prese in esame, le donne costituiscono quasi la metà della popolazione aziendale nelle aziende Insurtech, ma meno di un terzo della popolazione femminile rappresenta la prima linea aziendale. Poche società presentano policy dedicate per la successione dei ruoli apicali. Nonostante i contratti part-time siano meno diffusi nell’Insurtech, sono sempre le donne a richiederli di più. Il congedo parentale è utilizzato quasi sempre solo dalle donne. Il pay gap, il divario tra quanto guadagna un uomo rispetto a quello che prende una donna, è molto evidente, soprattutto ai livelli apicali.

Diversity nell’Insurtech

Insurtech & Ecosistemi

L’Insurtech è caratterizzato da ecosistemi che hanno nel loro Dna la diversità. Ne ha parlato Gabriele Benedetto, CEO di Telepass, sottolineando come la società nata per il pedaggio autostradale incarni esattamente quanto affermato da Ranucci Brandimarte a proposito delle caratteristiche dell’Insurtech. Benedetto è partito ricordando i macro-trend sui quali è basata l’attività di Telepass – digitalizzazione, smart city, cambiamento culturale – per poi rimarcare che il futuro è nella mobility as a service, i cui tre pillar sono: integrazione, coverage (copertura) e invisible payments. “In realtà Telepass è la più vecchia fintech italiana” ha affermato Benedetto. “Oggi c’è Satispay, l’app di instant payment che aggancia il conto corrente delle persone come noi facciamo da 30 anni. Per la mobilità è necessario un circuito di pagamento efficiente per le micro-transazioni, che noi abbiamo. C’è poi bisogno dei dati sul post-pagato: quando usiamo un servizio in sharing, per esempio un car sharing per muoverci in città. non possiamo sapere in anticipo quanto credito verrà consumato. Telepass ha creato un ecosistema solido, costruendo una serie di servizi intorno all’auto. Ad oggi la nostra è una piattaforma di servizi. Abbiamo messo insieme una gran quantità di dati, che non rivendiamo ma usiamo per creare servizi per il cliente”. Da qui la connessione con il mondo assicurativo: “Telepass – ha spiegato il CEO – non è un assicuratore, ma è in grado di offrire un servizio in questo ambito. Siamo infatti entrati nel mondo dell’RC auto con TCare”.

Nel corso della sua presentazione a Insurtech Week, Gabriele Benedetto ha approfondito come funziona TCare: “Se sei un cliente evoluto che ci ha riempito di dati, possiamo creare un modello solo per te. Polizze personalizzate che proponiamo da circa un anno. Dietro le centinaia di migliaia di polizze che siamo riusciti a convertire c’è solo l’abbonamento Telepass. Lavoriamo sui dati per mettere a disposizione il prezzo più conveniente in base alle logiche più convenienti. Siamo la Amazon della mobilità, che avvicina la domanda all’offerta. Cerchiamo di risolvere un problema. Con un circuito di pagamento così, è possibile anche rateizzare la polizza. Noi già gestiamo il rischio e abbiamo una relazione con il cliente lunga e stabile. Dall’essere la più vecchia fintech siamo diventati la più nuova”.

Insomma, un esempio della trasformazione che sta accadendo nel settore assicurativo: operatori non assicurativi, come appunto Telepass, che guardano a questo mondo in un ottica di servizio, ovvero per dare al cliente servizi migliori e personalizzati.

Diversity significa anche affrontare sfide nuove e diverse, come quella del climate change, di chi hanno parlato Filippo Sirotti, Senior Director – Offering Development CRIF, e Paolo Gambetti, Senior Data Scientist CRIF. I due hanno evidenziato come l’Italia sia uno dei Paesi con maggiori rischi per eventi naturali ma anche tra quelli meno assicurati. “Servono strumenti per leggere il rischio” hanno affermato.

Insurtech, diversity e nuove tecnologie

Diversity è anche l’arricchimento portato nel settore assicurativo dalle nuove tecnologie, quali per esempio l’intelligenza artificiale e i big data. Ne ha parlato Pamela Negosanti, Head of Sales and Sector Strategy, FSI at expert.ai “La diversità biologica è ricchezza, migliora la produttività degli ecosistemi” ha detto. “I cambiamenti in questo momento storico la fanno da padrone, gli ecosistemi basati sul cambiamento reggono meglio degli altri. La diversity attrae diversity, l’elemento fondamentale è la contaminazione. Tecnologia e assicurazioni sono concetti opposti, quindi sono un esempio perfetto di diversity”.

Sui big data al servizio dell’Insurtech è intervenuto Davide Cervellin, Chief Data & Insurance Officer di Telepass. “Il dato – ha affermato –  ci permette di correggere i nostri bias, perciò è essenziale. Purtroppo le pmi fanno ancora fatica a comprendere l’importanza di questo concetto e a dotarsi di una struttura per monitorare e analizzare i dati. I dati non sono un’opzione ma un must e bisogna includerli nella strategia aziendale”.

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Insurtech Week, per la prima volta alla Milano Digital Week dal 16 al 19 Marzo

Per la prima volta arriva in Italia l’Insurtech Week: un filone di eventi dedicati all’insurtech organizzata grazie all’impegno dell’Italian Insurtech Association nel farsi portavoce di questa necessità che è di tutto il mercato assicurativo. Grazie al sostegno di Telepass, expert.ai e Net Insurance, IIA ha pianificato L’Insurtech Week all’interno della Milano Digital Week, manifestazione promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici – e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab, con il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo.

L’Insurtech Week prevede un programma di sei eventi coerenti con il focus principale della manifestazione, “Città Equa e Sostenibile”, che toccano temi come digital transformation, investimenti, sostenibilità, competenze, diversity.

Gli eventi, dal 16 al 19 marzo, saranno tutti completamente online, eccetto il main event, incentrato su un tema di prioritaria importanza, ovvero la diversity. L’evento si terrà presso Fabbrica di Lampadine, a Milano, e verrà trasmesso in streaming.

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Simone Ranucci Brandimarte: il 2021 sarà l’anno dell’insurtech

“L’Insurtech Week” afferma Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di Italian Insurtech Association “è un altro segnale del fatto che il 2021 sarà l’anno dell’Insurtech. Solo attraverso l’accelerazione dell’innovazione, della tecnologia e dell’evoluzione delle competenze digitali di tutta la filiera, riusciremo a mantenere alto il livello di competitività della nostra industria e rispondere alla crescente domanda di prodotti digitali. Eventi come l’Insurtech Week, in linea con le linee programmatiche del nostro Manifesto, supportano questo processo e danno una spinta fondamentale”. 

Insurtech Week, il programma degli eventi online

 17 Marzo 2021 | 10.00 – 11.00 Digital Transformation ed efficientamento delle operations

A cura di IIA & MICRODATA GROUP

La Digital Transformation oggi ricopre un ruolo strategico per il business delle aziende.
Efficientamento delle operations e digitalizzazione dei processi sono il punto d’attenzione sul quale concentrarsi per una customer journey positiva.

17 Marzo 2021 | 17.00 – 18.00 HR Tech – le nuove frontiere delle competenze

A cura di IIA & FTJ e Simbiosity

Vogliamo aiutare l’insurtech e il fintech italiano attraverso le persone. Stiamo creando un ponte digitale per aiutare le persone locali altamente qualificate a trovare un lavoro significativo e sostenere i crescenti ecosistemi Insurtech e fintech di Milano.

18 Marzo 2021 | 10.00 – 11.00 #IoScelgoAFIESCA: la nuova frontiera delle polizze vita

A cura di IIA & AFIESCA

Presentiamo la sua nuova web application per la vendita online delle polizze sulla vita #IoScelgoAfiEsca. I partner illustrano le caratteristiche distintive delle loro piattaforme digitali, evidenziando i benefici ottenuti dall’integrazione di #IoScelgoAfiEsca su ognuna di esse.

18 Marzo 2021 | 17.00 – 18.00 ESG Tech – Una nuova frontiera di sostenibilità

A cura di IIA & Ecomate

L’esigenza degli enti assicurativi è quella di mappare il rischio delle imprese a 360 gradi. L’introduzione del concetto di Risk Assessment deve essere inteso come valutazione del rischio non solo economico e/o di settore ma anche legato ai temi della sostenibilità ivi compresi quelli ambientali.

19 Marzo 2021 | 10.00 – 11.00 Investimenti in Insurtech

A cura di IIA & FINTECH DISTRICT

La crescita dell’ecosistema insurtech passa per la promozione dell’innovazione tecnologica e l’evoluzione dell’offerta digitale in ambito assicurativo. In questo processo, la velocità di sviluppo e la massa critica delle iniziative, sia startup che favorite da player tradizionali, sono dipendenti dalla qualità e quantità degli investimenti resi disponibili. Quali le iniziative a supporto di tali investimenti? Come favorire la collaborazione di Start up, Compagnie e Istituzioni?

Insurtech Week, il main event a tema diversity

In chiusura della settimana, il 19 Marzo dalle 16.00 alle 18.30, l’evento Diversity in Insurtech a cura di IIA si terrà presso Fabbrica di Lampadine, a Milano, e verrà trasmesso in streaming: un momento live di confronto sulla diversity nell’Insurtech, un panel di relatori di alto livello che porteranno il loro contributo su un tema dai risvolti preoccupanti.

Il tema Diversity verrà affrontato a partire dai dati di una ricerca realizzata recentemente da IIA insieme a ValoreD: visti i dati, piuttosto critici, IIA ha scelto di incentrare l’evento di punta all’interno della digital week su questo tema, quanto mai urgente e di valore.

Partendo dall’assunto che non esiste “innovazione” senza “diversità”, che non si può innovare senza cogliere le opportunità che le differenze ci mettono davanti, abbiamo la necessità di avere più talenti femminili nel settore assicurativo, abbiamo la necessità di migliorare l’equilibrio di genere per clienti, filiera e sistema. In questo senso, la digitalizzazione del settore e la crescita dell’Insurtech rappresentano una grande opportunità. Inoltre, agevolare la creazione di professionalità più diversificate e inclusive rispecchierà in modo più puntuale le esigenze di un mercato che cambia, evolve e, appunto, si innova.

Qui i link per iscriversi agli eventi in programma

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Insurtech Hub Munich, l’acceleratore nel cuore di Monaco supportato dal governo tedesco

Istutuito nel 2016, InsurTech Hub Munich (ITHM) è una piattaforma di innovazione senza scopo di lucro che unisce partner assicurativi e cross-industry internazionali, startup, investitori, università ed enti governativi per trasformare il futuro del settore insurance.

Lancerà il 12 aprile il suo settimo Innovation Programme: NTX: Enterprise, che si concentrerà sulle Smart Enterprise.

Si trova a Werksviertel, il cuore creativo di Monaco, considerata la capitale europea del settore assicurativo. Tra i suoi fondatori raccoglie professionisti provenienti non solo dalla Germania, ma anche da India, Regno Unito, Austria, Australia, Paesi Bassi, Spagna, Francia e Thailandia.

“La visione fondante dell’acceleratore è quella di fornire accesso all’innovazione a un pubblico di aziende più ampio attraverso un approccio comunitario.” spiega Corine Ackermann, Community Manager di InsurTech Hub Munich, in questa intervista, “Stiamo cercando di costruire insieme un futuro più sicuro, in cui quelli che sono tradizionalmente concorrenti si siedano allo stesso tavolo per scambiare idee e sviluppi su innovazione, agilità e digitalizzazione.”

InsurTech Hub Munich è uno dei 12 digital hub supportati dal governo tedesco, parte di The Digital Hub Initiative (DE:Hub), ed è finanziato dal Ministero Bavarese dell’Economia, dello Sviluppo Regionale e dell’Energia.

Tra i suoi partner figurano anche la Città di Monaco, Università quali la Ludwig Maximilian di Monaco (LMU), Hochschule Coburg e l’Universität der Bundeswehr München, e grandi corporate come Allianz, ADAC, ARAG, Generali, Munich RE, Kasko, Roche e Dai-Ichi Life e dal 2020 lo storico gruppo software SAP, fondato negli anni ’70 da 5 ex-IBM.

Ogni anno, il team di InsurTech Hub Munich guida i fondatori delle startup attraverso una varietà di programmi, collegandoli con decision maker del settore, esperti sul campo e mentori e investitori di livello mondiale. Gestisce due programmi acceleratori: W1 Forward InsurTech, un programma di due mesi con WERK1 Hub, per startup in early stage, e InsurTechEurope PWD, programma dell’acceleratore californiano Plug and Play, per startup later stage.

Dall’inizio della sua attività ha già guidato sei gruppi di startup, con ben due batch nel 2020, tra cui lo speciale H+ Digital Health Innovation Programme dedicato a soluzioni di salute digitale per il new normal.

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Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

La connected insurance, o assicurazione connessa, è uno dei  trend del settore assicurativo legati all’avvento di nuove tecnologie e alla crescente domanda di flessibilità, personalizzazione e digitalizzazione nelle polizze.

Come funziona, quali sono i vantaggi, e qual è lo stato del mercato?

Che cos’è la connected insurance

La connected insurance, o usage-based insurance, è un trend del settore assicurativo che utilizza piattaforme IoT, sensori e dispositivi connessi per raccogliere dati utili a monitorare gli effettivi comportamenti dei clienti, sulla base dei quali vengono calcolati i prezzi del prodotto assicurativo in maniera dinamica.

L’utilizzo di tecnologia di monitoraggio, anche in real time, permette non solo una più accurata valutazione del rischio rispetto ad una stima tradizionale e una maggiore flessibilità e personalizzazione delle polizze, ma anche di condizionare il comportamento del cliente, promuovendo comportamenti virtuosi e diminuendo le probabilità di rischio.

Lo stato del mercato

Connected Insurance e Automotive

L’industria automobilistica è primo il settore in cui la connected insurance ha cominciato ad essere applicata, intorno a 40 anni fa nelle sue forme più primitive, e ha ad oggi fatto i maggiori progressi.

Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha almeno un prodotto connesso sul mercato: 10 punti percentuali in più rispetto ai settori vita / salute e casa e 28 in più rispetto allo sport.

Per quanto riguarda le dimensioni del proprio business di connected insurance, il 40% degli intervistati ha stimato un valore inferiore a 100 milioni, con solo il 9% superiore ai 500 milioni. Il 22% stima una dimensione relativa pari a oltre il 5% del proprio business totale, di cui per il 5% superiore al 20%.

Connected Insurance e Auto

Solo il 13% degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda deve ancora decidere se procedere con un progetto di connected insurance, mentre il 31% è in fase pilota, con un 25% in fase di transizione e un altro 31% pienamente operativo.

Trattandosi del settore in cui l’assicurazione connessa è più matura, i suoi attori considerano i rischi di restare indietro nella corsa al trend maggiori rispetto a quelli di prendervi parte. Inoltre, più le aziende si familiarizzano con soluzioni di open insurance, più le considerano un miglioramento della loro attività esistente piuttosto che la sua sostituzione.

Connected Insurance e Home

Il settore Home Insurance è attualmente in piena modalità di ricerca e sviluppo per l’applicazione della connected insurance, con qualche pioniere già arrivato a fasi più concrete.

Secondo i dati di Insurance Nexus, non meno del 58% degli intervistati è impegnato in un progetto pilota. Un 14% è già sul mercato, ma ancora in fase di test, e solo il 14% ha pienamente lanciato il prodotto.

Per quanto riguarda il mercato attuale, l’indagine rivela l’esistenza di un gruppo di aziende che ha anticipato il trend e già ha costruito un’attività sostanziale basata sull’assicurazione connessa. Come nel più avanzato settore motori, il 4% degli intervistati ha dichiarato di avere entrate superiori a 1 miliardo di dollari associati a un prodotto connesso, e il 14% ha affermato che tra il 5% e il 10% del loro fatturato totale era dovuto ad applicazioni IoT.

D’altra parte, la maggior parte delle aziende rimane leggermente: il 46% ha dichiarato di aver guadagnato meno dell’1% da un prodotto IoT.

Connected Insurance e Casa

Il settore vedrà nell’arco del prossimo anno l’entrata in massa di un’ondata di player per ora in fase di testing, e il risultato potrebbe essere un’improvvisa impennata dell’offerta: la domanda è quanto il mercato sia pronto ad assorbirla.

Connected Insurance e Life & Health

Il settore Life & Health è piuttosto particolare nel suo rapporto con la connected insurance, e mostra una certa divisione tra chi vede il trend come un’evoluzione necessaria e chi come una moda passeggera.

Da una parte, il 44% dei player dichiara di lavorare su prodotti connessi. Tuttavia, ben il 26% afferma di aver adottato una politica “wait-and-see” e non avere alcun progetto in attivo.

In generale, le aziende in questo settore hanno meno familiarità con l’assicurazione connessa: solo il 14% degli intervistati ha dichiarato che soluzioni basate sull’IoT rappresenta oltre il 5% della loro attività totale, rispetto al 22% dell’automotive.

Connected Insurance e Life & Health

Lato consumer, l’aumento della popolarità dei dispositivi wearable che tengono un registro dell’attività dell’utente e dei suoi segni vitali significa che è teoricamente possibile per gli assicuratori ottenere dati continui sullo stile di vita dei loro clienti, utilizzabili per incoraggiare e premiare il buon comportamento in modo non dissimile dalle pratiche applicate dal settore auto.

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Insurtech Innovation Index: nel 2020 una risicata sufficienza per l’Italia

Per poter influenzare un fenomeno bisogna prima misurarlo. Per questo l’Italian Insurtech Association ha elaborato assieme all’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano l’Insurtech Innovation Index, un indice che, a partire dal 2020, mappa e misura lo stato degli investimenti insurtech in Italia per tenere traccia della sua evoluzione.

Si tratta del primo indicatore italiano dedicato al settore insurtech, utile non solo di capirne l’andamento all’interno del Paese, ma anche di comparare le dinamiche italiane con quelle internazionali.

Venerdì 12 febbraio sono stati presentati nel corso dell’evento digitale dedicato i risultati del primo report.

Qui il link per rivedere la presentazione del report

Insurtech innovation Index, com’è calcolato

L’Insurtech Innovation Index è stato calcolato sui dati del campione delle prime 20 compagnie italiane per raccolta premi (riferite alle polizza di danni), quest’anno secondo la classifica del 2019, che hanno costituito il 73% del market share.

L’indice prende in considerazione tre diverse dimensioni:

  • Investimenti di capitale nelle startup insurtech e PMI innovative del settore assicurativo
  • Investimenti di innovazione interna nello sviluppo digitale compiuti da compagnie, intermediari professionali e fornitori dell’industria assicurativa
  • Investimenti nella collaborazione fra attori della filiera finalizzati a sviluppare soluzioni innovative

Le percentuali ottenute sono infine pesate in base al loro impatto e vanno a formare un indice espresso in trentesimi.

Insurtech innovation Index, il risultato del 2020

Secondo le rilevazioni, durante il 2020, solo il 19% delle compagnie assicurative analizzate ha effettuato almeno un investimento in una startup Insurtech. A queste compagnie sono riconducibili 13, con un controvalore totale di poco più di 5 milioni di euro, e un capitale medio investito a circa 0,4 milioni.

Per quanto riguarda l’innovazione interna, i risultati sono più rosei: il 63% delle compagnie assicurative ha avviato progetti sviluppati internamente in campo Insurtech, per un totale di 127 operazioni. Il controvalore totale supera i 31 milioni di €, ed il valore medio investito sul singolo progetto è di circa 0,3 milioni.

Buono anche il dato riferito alle partnership, che vede il 75% delle compagnie attive in collaborazioni con altri attori. In totale le partnership sono state 27, circa 2 per compagnia assicurativa.

Un dato interessante, che mostra un’apertura del settore a pensare ed agire come un ecosistema, per fornire al consumatore pacchetti che includano anche servizi non prettamente assicurativi, sempre più richiesti.

Nel complesso, l’indagine mostra un settore aperto alla collaborazione, ma che ancora predilige sviluppare internamente la maggior parte delle progettualità, con poca propensione all’investimento in startup.

Il voto complessivo per l’anno 2020 è 18/30: una sufficienza risicata. Un risultato comunque positivo, ma che lascia spazio a molto potenziale inespresso.

Naturalmente, bisogna tenere in considerazione come, essendo questo il primo anno in cui l’indice viene realizzato, manchi un framework di confronto in cui collocarlo. Servirà tuttavia da importante baseline per tenere traccia con più consapevolezza delle evoluzioni future.

Investimenti nelle startup insurtech in Italia, un problema culturale

Approfondendo i risultati raccolti sugli investimenti destinati a startup del settore insurtech, si può osservare un interessante distinzione: sebbene il grosso delle operazioni sia stato diretto a startup con base in Italia (83%), degli oltre 5 milioni complessivi ben il 73% è raccolto da quell’8% di startup con sede fuori dall’Europa, mentre le startup italiane raccolgono in totale solo il 25%.

L’investimento medio in startup italiane è insomma estremamente inferiore rispetto a quello in startup internazionali (0,1 milioni di euro contro i 3,7 delle extra europee), segnale di un mercato dei capitali italiano non ancora sviluppato rispetto ad altri Paesi.

“È interessante come il 73% degli investimenti siano andati a startup internazionali” commenta Gianluca De Cobelli, founder e CEO della startup insurtech YOLO, “C’è forse ancora un problema di cultura: gli stessi italiani non guardano all’Italia.”

Non solo: dall’indagine risulta che la maggioranza delle startup considera come competitor principali altre startup anziché gli incumbent – che pure destinano molti più investimenti in innovazione interna che in realtà innovative esterne.

“Ancora, un problema culturale” fa notare De Cobelli, “Gli incumbent non vedono nelle startup italiane possibilità di crescita”.

Investimenti insurtech, le proiezioni per il 2021

Cosa possiamo aspettarci per l’anno a venire?

In base alle risposte raccolte dall’indagine, le compagnie assicurative sembrano confermare una preferenza per i progetti Insurtech sviluppati internamente (per il 61% l’attività di maggior rilievo). Lieve aumento previsto per l’investimento in startup (priorità per il 25% delle compagnie), che resta però nettamente inferiore.

Secondaria anche l’attenzione che nel 2021 verrà data alla creazione di nuove partnership, prioritaria solo per il 14% delle compagnie assicurative.

Nonostante la diminuzione di attenzione verso le partnership, il quadro complessivo indica, almeno nelle intenzioni, un incremento generale.

Per quanto riguarda le tecnologie di destinazione degli investimenti, su un campione di 34 startup Insurtech italiane l’81% mostra di riconoscere l’importanza dell’utilizzo di Big Data Analytics, e il 75% di far uso di Artificial Intelligence.

Un segnale positivo anche il fatto che più della metà delle startup ha inoltre dichiarato di utilizzare API, tecnologia abilitante di una logica di ecosistema.

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Investimenti insurtech 2020 nel mondo, nuovo record a 7 miliardi: ecco i settori in crescita

Nonostante le difficoltà iniziali, il 2020 segna un nuovo record per il mondo insurtech: gli investimenti globali nel settore hanno toccato i 7,1 miliardi, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. In crescita anche gli accordi chiusi, che raggiungono quota 377 nei quattro trimestri (+20%).

Investimenti insurtech 2020, la svolta del Covid-19

Secondo l’ultimo report della società di consulenza Willis Tower Watson, che ha rilasciato i dati, dal punto di vista operativo la pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto eccezionale, portando a cambiamenti che sarebbero stati irraggiungibili attraverso iniziative individuali o anche settoriali.

L’industria assicurativa, infatti, ha dimostrato di poter funzionare in modo completamente digitale, e ha risposto in modo appropriato alle sfide che si sono presentate negli ultimi 12 mesi.

Le difficoltà non erano indifferenti. Nel 2020, gli assicuratori hanno pagato $55 miliardi in compensazioni ai propri clienti: l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del nuovo coronavirus si posiziona così al secondo posto tra gli eventi con maggiori esborsi per il mondo assicurativo, dopo l’uragano Katrina del 2005 ($82 miliardi).

Anche i ritorni sugli investimenti hanno subito i contraccolpi della pandemia, causando perdite per $150 miliardi, e si stima che in totale il settore abbia visto un calo nei profitti del 25,2% rispetto al 2019.

Dall’altro lato della medaglia, però, il mondo assicurativo può fare affidamento su un alleato destinato a diventare sempre più importante: la tecnologia, che si presenta già da ora come lo strumento chiave per superare il momento di incertezza attuale.

2020, l’inizio lento e poi la ripresa

In ambito insurtech, l’anno è iniziato in modo decisamente deludente: nel primo trimestre 2020 gli investimenti sono stati pari a $912 milioni, circa la metà dell’importo raccolto nel trimestre precedente.

I mesi di aprile, maggio e giugno hanno però invertito la tendenza, anche grazie a operazioni come l’entrata in borsa di Lemonade e le acquisizioni di Hippo (con Spinnaker) e Buckle (con Getaway).

La ripresa è proseguita anche nel terzo trimestre, quando gli investimenti hanno toccato i $2,4 miliardi, di cui il 70% attribuibili ai mega round di Bright Health e Ki ($500 milioni a testa), Next Insurance ($250 milioni), Waterdrop ($230 milioni), Hippo ($150 milioni) e PolicyBazaar ($130 milioni).

Infine, negli ultimi tre mesi dell’anno gli investimenti sono stati pari a $2,1 miliardi, divisi su 103 operazioni chiuse in 23 Paesi.

Investimenti insurtech 2020, i settori principali

Le compagnie specializzate in polizze contro danni e infortuni (P&C) continuano ad attrarre la maggior parte degli investimenti (il 67% del totale), ma risulta molto promettente anche l’ambito delle assicurazioni mediche e sulla vita (L&H).

Diverse startup nell’ultimo settore hanno già in programma di fare il proprio ingresso in Borsa nel 2021, tra cui Oscar Health e Waterdrop. Inoltre, il settore L&H ha visto crescere la propria diversificazione da un punto di vista geografico chiudendo investimenti in ben 13 Paesi nel quarto trimestre, dal Sudafrica alla Svizzera.

Altro ambito che si sta imponendo sulla scena insurtech internazionale è quello delle assicurazioni intelligenti per la casa offerte da compagnie come Hippo, che a novembre ha raccolto $350 milioni, e Luko, startup parigina che in dicembre ha raccolto $60 milioni.

Le previsioni per il 2021

In generale, il 2020 è stato l’anno in cui la tecnologia si è affermata definitivamente come strumento chiave per il settore assicurativo, e che ha visto emergere l’importanza di servizi flessibili e adatti anche ai lavoratori della gig economy o ai gestori di piccole attività.

Diverse compagnie insurtech hanno già in programma di entrare in Borsa nel 2021, approfittando del generale entusiasmo mostrato dai mercati per l’innovazione, anche se Willis Tower Watson mette in guardia rispetto ai potenziali rischi che il processo potrebbe portare con sé.

Inoltre, seguendo il trend di crescita che si è sempre riconfermato negli ultimi anni, nel 2021 il numero di operazioni chiuse nel mondo insurtech potrebbe salire ulteriormente, superando anche i 400 accordi.

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L’insurtech in Francia, primo mercato europeo: i trend e le sei startup da conoscere

Insurtech in Francia ormai significa l’innovazione nel primo mercato assicurativo d’Europa dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Il settore fintech francese non accenna a rallentare: anche nel 2020, nonostante le difficoltà iniziali, ha fatto registrare livelli di crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente, raccogliendo in totale quasi €830 milioni (+18,5%) in 63 operazioni del valore medio di €13 milioni (+20,6%).

Nell’universo di startup finanziarie in Francia spicca il settore insurtech, che nel 2020 ha visto crescere il proprio peso anche grazie a importanti round di finanziamenti e a un interesse sempre più netto verso la digitalizzazione delle operazioni, una pratica trasformata in necessità dalla pandemia di Covid-19.

Il panorama insurtech in Francia

Secondo uno studio di European Insurance relativo al 2018, a livello europeo la Francia rappresenta il secondo mercato principale per il settore assicurativo, posizionandosi subito dopo il Regno Unito (ora uscito ufficialmente dall’Unione): è quindi diventato il primo in Europa, seguito dalla Germania, sia per quanto riguarda l’ammontare dei premi sottoscritti che per il valore delle compensazioni pagate.

Non stupisce quindi che il mondo insurtech francese sia un settore in forte crescita: nel 2019 la società di consulenza Ailancy ha individuato ben 187 startup specializzate nelle assicurazioni digitali, contro le 106 del 2018 e le 47 del 2017.

Inoltre, se nel 2018 in Francia il settore insurtech ha raccolto il 13% degli investimenti totali in ambito fintech, un report di France FinTech afferma invece che la percentuale ha toccato il 21% nel 2020, soprattutto grazie allo sviluppo di nuove startup innovative che offrono polizze on-demand o parametriche, e ai passi avanti fatti in termini di gestione e analisi dei dati.

Insurtech in Francia, le startup più promettenti

Tra i 15 principali round di investimenti avviati da compagnie fintech francesi nel 2020, quattro sono stati chiusi da startup insurtech. La prima è Alan, che ha raccolto €50 milioni a fine aprile, il primo mese di ripresa dopo l’arrivo della pandemia e il conseguente crollo degli investimenti nel periodo di febbraio e marzo. A dicembre anche Luko ha raccolto la stessa cifra, approfittando però di un periodo di grande crescita negli investimenti.

La terza startup è Descartes, con circa €16 milioni ($18,5 milioni) raccolti in settembre, e infine Tinubu Square, che a febbraio ha raccolto €15 milioni.

Il 2021 è poi iniziato in maniera estremamente promettente: due startup, Lovys e LeoCare, hanno infatti raccolto rispettivamente €17 e €15 milioni in due round di investimenti chiusi di recente.

Guardiamo allora di cosa si occupano queste startup, le più promettenti nel panorama insurtech francese.

Alan, l’assicurazione per il wellnes

Fondata nel 2016 da Jean-Charles Samuelian e Charles Gorintin, Alan è stata la prima compagnia assicurativa indipendente nata in Francia dopo il 1986.

Il focus delle polizze di Alan non si ferma alla copertura di incidenti o operazioni mediche di routine, ma guarda anche alla sfera del wellness, offrendo sconti per strumenti di meditazione come Headspace e coprendo anche le cure omeopatiche o osteopatiche.

Grazie alla partnership con Livi, poi, Alan si è allargata nel campo della telemedicina, offrendo ai propri clienti la possibilità di ricevere consulti medici virtuali ovunque si trovino, nel giro di 30 minuti.

Oggi la startup offre assicurazioni sanitarie completamente digitalizzate a più di 76mila utenti, tra cittadini e aziende: una crescita netta rispetto ai 27mila clienti serviti nel 2018.

Luko, etica e assicurazioni per la casa

Dal 2018 la startup parigina Luko punta a rivoluzionare il campo delle assicurazioni per casa e affitto con una strategia basata sull’etica: con il programma Giveback, infatti, la compagnia devolve ogni anno ciò che rimane dei suoi incassi, al netto delle spese operative e delle compensazioni, ad associazioni di beneficenza scelte dai suoi 100mila clienti.

Oltre a polizze completamente digitalizzate e personalizzabili in base alle diverse esigenze di ogni utente, Luko ha implementato anche un servizio di tele-consultazioni con professionisti utili per risolvere i piccoli problemi domestici, dal lavandino che perde agli intoppi con la caldaia.

A differenza di Alan, però, Luko non ha ottenuto la licenza operativa e per sottoscrivere le proprie polizze si appoggia ad assicuratori esterni, come Munich Re e Swiss Re.

Descartes, la previsione del rischio per l’ambiente

Ambito ancora diverso per Descartes: la compagnia si muove infatti nel settore della previsione del rischio, soprattutto in campo ambientale, per aiutare gli assicuratori ad avere sotto controllo tutte le possibili implicazioni di una polizza.

Per operare, Descartes sfrutta l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things (IoT), ad esempio attraverso l’analisi di immagini satellitari o l’uso di sensori studiati appositamente per monitorare le condizioni climatiche di zone considerate particolarmente a rischio.

Di conseguenza, Descartes offre ai propri clienti assicurazioni parametriche estremamente precise, dove il premio viene calcolato in base alle probabilità che un evento ha di verificarsi. Nel 2020 ha avviato una partnership con l’unità Property and Casualty di Generali.

Lovys, la polizza online in due minuti

Lovys offre polizze assicurative per casa, auto, animali domestici e smartphones: un’offerta variegata, resa possibile anche dalla semplificazione delle pratiche e dalla completa digitalizzazione dei processi.

Le assicurazioni sono infatti attivabili online in meno di due minuti, e liberano gli utenti dalla marea di carte e documenti richieste dagli agenti tradizionali. Fondata nel 2017, la startup ha al momento 20mila clienti, ma ha intenzione di raggiungere i 100mila entro la fine dell’anno.

Tinubu Square, servizi digitali per le assicurazioni

Fondata nel 2000, la startup Tinubu Square opera nel settore SaaS (Software as a Service), fornendo servizi digitali alle compagnie che si occupano di assicurazione del credito o di fideiussioni bancarie.

I clienti di Tinubu Square hanno infatti accesso ad una suite di soluzioni cloud-based che semplificano la trasformazione digitale per tutti i processi operativi, riducendo i costi e migliorando, allo stesso tempo, l’esperienza del cliente e i livelli di compliance.

Con uffici a Parigi, Londra, New York, Montreal, Mumbai e Singapore, nel 2018 Tinubu Square era attiva in 20 Paesi. Nel 2020 ha poi acquisito la compagnia americana SuretyWave e l’insurtech eSURETY.

LeoCare, la polizza su misura

Infine, LeoCare offre assicurazioni digitali per casa, auto e dispositivi elettronici. Le polizze sono attivabili rapidamente tramite l’app della compagnia e personalizzabili anche in base ai cambiamenti imprevisti: secondo TechCrunch, ad esempio, durante il periodo di lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19 molti utenti di LeoCare hanno deciso di abbassare i premi delle loro assicurazioni auto.

LeoCare opera oggi come managing general agent (MGA) e, con i suoi 20mila clienti, gestisce circa €1 milione in premi mensili, la maggior parte dei quali provenienti da polizze auto.

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