Che cos’è la Diversity nell’Insurtech: gender, ecosistemi e tecnologie

Non esiste innovazione senza diversità, e l’Insurtech non fa eccezione: nel mondo della tecnologia applicata al settore assicurativo è importante guardare alla gender diversity, ovvero puntare sempre più sui talenti femminili, ma anche saper sfruttare le diversità degli ecosistemi che si vanno formando, composti da aziende provenienti da ambiti differenti, e quella delle tecnologie, dall’intelligenza artificiale ai big data, che immettono linfa innovativa in un mondo fino a poco tempo fa molto tradizionale.

Se ne è parlato alla Insurtech Week, un’iniziativa al suo debutto nel contesto della Milano Digital Week 2021 (17-19 marzo). Per la prima volta la manifestazione promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici – e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab, con il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo, ha ospitato un filone di eventi dedicati all’Insurtech: merito dell’impegno dell’Italian Insurtech Association (IIA) che si è fatta portavoce di questa necessità da parte di tutto il mercato assicurativo.

È stato proprio il Presidente di IIA, Simone Ranucci Brandimarte, ad aprire i lavori di uno dei panel, che si è svolto venerdì 19 marzo, dal titolo “Diversity in Insurtech – Diversity, Digitalizzazione e Sostenibilità: i pilastri della rivoluzione Insurtech”. Un argomento quanto mai attuale in un contesto nazionale e internazionale che si sta evolvendo con estrema rapidità grazie ai portatori di “diversità”.

“L’Insurtech, un neologismo che ha solo 3 anni di vita, poggia su 3 gambe: un nuovo consumatore digitale che preferisce acquistare servizi online e li vuole veloci ed efficienti; un nuovo ecosistema, perché dai bisogni del consumatore stanno nascendo esigenze che richiedono nuovi modelli assicurativi; nuovi modelli distributivi, perché si stanno sviluppando player che vengono da altri mondi quali mobility, telco, eCommerce, travel, e che hanno ampie customer base” ha spiegato Ranucci Brandimarte.

Il presidente di IIA ha ricordato come l’Italia sia maglia nera in Europa per gli investimenti Insurtech (su circa 7 miliardi di investimenti nel mondo, l’Europa investe complessivamente 260 milioni di dollari, ma la quota dell’Italia è pari a un decimo di quanto viene investito in UK e Germania). Eppure, nel nostro Paese, l’industria assicurativa vale il 7% del Pil. Perché dunque l’Insurtech non si sviluppa? “Ci sono almeno 4 vincoli: competenze non adeguate, bassa magnitudo degli investimenti, adeguamenti alle normative, carenza di cultura dell’innovazione e del rischio”. Come si possono superare gli ostacoli? Ranucci Brandimarte non ha dubbi: “Non c’è innovazione senza diversity, che non è solo di gender”.

Insurtech & Diversity: servono più donne al comando

Della gender diversity ha parlato Rossella Vignoletti, Chief Marketing Officer, Communication e Staff Coordinator di Net Insurance. “In generale nel mondo del lavoro c’è un gap culturale per le donne in Italia – ha detto –  e questo vale ancor più per il comparto assicurativo, che si porta dietro un divario storico. Eppure proprio l’Insurtech può essere un acceleratore, oltre che di competenze e di nuovi prodotti, anche per la diffusione di un nuovo atteggiamento mentale”.

A conferma di quanto affermato dalla manager, Michael Carbone, Research & Knowledge Specialist del Centro Studi Valore D, ha presentato un report su Diversity e Inclusion. I dati parlano chiaro: su un campione di 70 aziende prese in esame, le donne costituiscono quasi la metà della popolazione aziendale nelle aziende Insurtech, ma meno di un terzo della popolazione femminile rappresenta la prima linea aziendale. Poche società presentano policy dedicate per la successione dei ruoli apicali. Nonostante i contratti part-time siano meno diffusi nell’Insurtech, sono sempre le donne a richiederli di più. Il congedo parentale è utilizzato quasi sempre solo dalle donne. Il pay gap, il divario tra quanto guadagna un uomo rispetto a quello che prende una donna, è molto evidente, soprattutto ai livelli apicali.

Diversity nell’Insurtech

Insurtech & Ecosistemi

L’Insurtech è caratterizzato da ecosistemi che hanno nel loro Dna la diversità. Ne ha parlato Gabriele Benedetto, CEO di Telepass, sottolineando come la società nata per il pedaggio autostradale incarni esattamente quanto affermato da Ranucci Brandimarte a proposito delle caratteristiche dell’Insurtech. Benedetto è partito ricordando i macro-trend sui quali è basata l’attività di Telepass – digitalizzazione, smart city, cambiamento culturale – per poi rimarcare che il futuro è nella mobility as a service, i cui tre pillar sono: integrazione, coverage (copertura) e invisible payments. “In realtà Telepass è la più vecchia fintech italiana” ha affermato Benedetto. “Oggi c’è Satispay, l’app di instant payment che aggancia il conto corrente delle persone come noi facciamo da 30 anni. Per la mobilità è necessario un circuito di pagamento efficiente per le micro-transazioni, che noi abbiamo. C’è poi bisogno dei dati sul post-pagato: quando usiamo un servizio in sharing, per esempio un car sharing per muoverci in città. non possiamo sapere in anticipo quanto credito verrà consumato. Telepass ha creato un ecosistema solido, costruendo una serie di servizi intorno all’auto. Ad oggi la nostra è una piattaforma di servizi. Abbiamo messo insieme una gran quantità di dati, che non rivendiamo ma usiamo per creare servizi per il cliente”. Da qui la connessione con il mondo assicurativo: “Telepass – ha spiegato il CEO – non è un assicuratore, ma è in grado di offrire un servizio in questo ambito. Siamo infatti entrati nel mondo dell’RC auto con TCare”.

Nel corso della sua presentazione a Insurtech Week, Gabriele Benedetto ha approfondito come funziona TCare: “Se sei un cliente evoluto che ci ha riempito di dati, possiamo creare un modello solo per te. Polizze personalizzate che proponiamo da circa un anno. Dietro le centinaia di migliaia di polizze che siamo riusciti a convertire c’è solo l’abbonamento Telepass. Lavoriamo sui dati per mettere a disposizione il prezzo più conveniente in base alle logiche più convenienti. Siamo la Amazon della mobilità, che avvicina la domanda all’offerta. Cerchiamo di risolvere un problema. Con un circuito di pagamento così, è possibile anche rateizzare la polizza. Noi già gestiamo il rischio e abbiamo una relazione con il cliente lunga e stabile. Dall’essere la più vecchia fintech siamo diventati la più nuova”.

Insomma, un esempio della trasformazione che sta accadendo nel settore assicurativo: operatori non assicurativi, come appunto Telepass, che guardano a questo mondo in un ottica di servizio, ovvero per dare al cliente servizi migliori e personalizzati.

Diversity significa anche affrontare sfide nuove e diverse, come quella del climate change, di chi hanno parlato Filippo Sirotti, Senior Director – Offering Development CRIF, e Paolo Gambetti, Senior Data Scientist CRIF. I due hanno evidenziato come l’Italia sia uno dei Paesi con maggiori rischi per eventi naturali ma anche tra quelli meno assicurati. “Servono strumenti per leggere il rischio” hanno affermato.

Insurtech, diversity e nuove tecnologie

Diversity è anche l’arricchimento portato nel settore assicurativo dalle nuove tecnologie, quali per esempio l’intelligenza artificiale e i big data. Ne ha parlato Pamela Negosanti, Head of Sales and Sector Strategy, FSI at expert.ai “La diversità biologica è ricchezza, migliora la produttività degli ecosistemi” ha detto. “I cambiamenti in questo momento storico la fanno da padrone, gli ecosistemi basati sul cambiamento reggono meglio degli altri. La diversity attrae diversity, l’elemento fondamentale è la contaminazione. Tecnologia e assicurazioni sono concetti opposti, quindi sono un esempio perfetto di diversity”.

Sui big data al servizio dell’Insurtech è intervenuto Davide Cervellin, Chief Data & Insurance Officer di Telepass. “Il dato – ha affermato –  ci permette di correggere i nostri bias, perciò è essenziale. Purtroppo le pmi fanno ancora fatica a comprendere l’importanza di questo concetto e a dotarsi di una struttura per monitorare e analizzare i dati. I dati non sono un’opzione ma un must e bisogna includerli nella strategia aziendale”.

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L’automazione dei sinistri secondo Insoore: con l’AI faremo tutto in 24 ore

Ingegnerizzare un processo per dare un servizio più veloce e soddisfacente per il cliente e meno costoso per la compagnia di assicurazione. Sembra la quadratura del cerchio e invece è la mission (possible) di molte startup. Insoore lo sta facendo con la gestione dei sinistri, il claim management, attività core nell’industria assicurativa che con l’uso delle tecnologie digitali può diventare più efficiente ed efficace.

La gestione dei sinistri è una delle tre aree in cui sono pianificati la gran parte degli investimenti in tecnologia per l’automazione nel 2021 secondo l’Insurtech Innovation Index realizzato da Italian Insurtech Association con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

L’automazione di questi processi ha il potenziale di soddisfare quei desiderata che il consumatore ha a riguardo della compagnia del futuro, osserva Italian Insurtech association. E cosa chiedono i clienti? Maggior velocità e semplicità nelle operazioni. Che è quello che contribuisce a portare una soluzione come quella proposta da Insoore, che occupa già 50 persone e ha cominciato il 2021 con un investimento di 600mila euro del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital.

Insoore è il prodotto-evoluzione di Whoosnapp, startup fondata a Roma nel 2015 da Enrico Scianaro, Gerardo Gorga e Vito Arconzo per fare incontrare fotografi e videomaker con aziende editoriali e brand. Un modello di crowdsourcing delle immagini che nel 2019 si presenta sul mercato con una nuova proposta insurtech: Insoore, appunto. Un pivot intelligente, come spesso capita alle startup, che porta a una piattaforma al servizio delle assicurazioni per rilevare i danni subiti dopo un incidente. “Due anni dopo lavoriamo già con 16 compagnie”, racconta oggi Scianaro, che precisa: “Il modello è quello del crowsourcing ma i nostri 350 Insoorer attivi in tutta Italia sono formati e dotati dell’attrezzatura di base necessaria come lo spessimetro per valutare l’effetto di una collisione sulla vernice dell’auto. Inoltre non fanno alcuna valutazione, non quantificano i danni”.

Gli Insoorer però intervengono rapidamente, semplificano la constatazione dell’incidente, fanno uno scatto fotografico e quindi accelerano e semplificano la pratica di liquidazione del sinistro. “Dopo le assicurazioni si sono aperte nuove linee di business con le società di fleet management per la stima dello stato dei veicoli a fine noleggio e abbiamo anche cominciato a lavorare nel real estate per le ispezioni degli immobili necessarie per fare le valutazioni del prezzo a distanza”, spiega Scianaro.

Con il Covid la videoperizia è diventata quasi una necessità e Insoorer si è trovata nella giusta traiettoria di un mercato che può solo crescere. Nel 2020 ha gestito circa 25mila incarichi, la maggioranza incidenti d’auto, in un anno in cui i sinistri si sono praticamente dimezzati. “Ancora poca roba, se si tiene che in Italia ci sono 3,2 milioni di sinistri l’anno. Se poi aggiungiamo il milione di ispezioni immobiliari…”.

Insoore sta lavorando di fatto come abilitatore della trasformazione digitale dell’industria assicurativa. “Noi permettiamo di ottimizzare il processo di gestione dei sinistri. Le compagnie pagano per incarico eseguito così come gli Insoorer vengo retribuiti a incarico eseguito ma con un minimo garantito quotidiano. Da sei mesi siamo anche fornitori di tecnologia…”. Un esempio è il nuovo servizio messo a disposizione di compagnie e aziende da poche settimane: Insoore for Professionals.

Enrico Scianaro, cofounder e CEO di Insoore

“Non è una semplice app”, dice Scianaro. “È un nuovo servizio che Insoore dedica ai propri clienti che intendono utilizzare il proprio network convenzionato per effettuare rilevazioni e ottimizzare ulteriormente il processo di gestione dei sinistri”. Per esempio la rete di officine convenzionate con una compagnia di assicurazione. La trasformazione digitale viene così portata nella filiera dell’industria assicurativa. Come funziona Insoore for Professional? “Prendiamo il caso del carrozziere: appena avrà eseguito la rilevazione video-fotografica, otterrà in poco tempo un feedback da Insoore sulla qualità degli scatti”, racconta Scianaro. “A quel punto potrà procedere più velocemente alla riparazione e alla riconsegna del veicolo, mentre i periti di Insoore consegneranno a stretto giro la perizia sul danno. Le compagnie, oltre a ridurre la durata di gestione del sinistro, possono così offrire una migliore customer experience: l’assicurato riceverà assistenza già al momento della consegna del veicolo nel centro autorizzato e la procedura per la riparazione e la stima dei danni verrà avviata contestualmente alla consegna. Il tutto si tradurrà in una maggiore customer satisfaction, perché i tempi di ripristino e di eventuale risarcimento diminuiranno notevolmente”. Un servizio che si aggiunge e non sostituisce il modello standard con la rete di Insoorer presente in tutta Italia, tiene a precisare Scianaro.

“Nei prossimi due anni ci concentremo proprio sul nostro ruolo di abilitatori della trasformazione digitale dell’industria assicurativa”, spiega. “Vogliamo portare l’Intelligenza Artificiale e l’automazione in tutti i punti del processo, dall’apertura del sinistro alla sua liquidazione. E lo faremo con lo sviluppo di un algoritmo proprietario. L’obiettivo è arrivare a quantificare il danno in maniera automatica e a liquidarlo entro 24 ore dall’incidente”. Sarà un grande giorno per le compagnie e per i loro clienti.

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E-health, che cos’è la sanità digitale e quali tecnologie usa

Negli ultimi dieci anni l’e-health, o sanità digitale, ha visto una forte crescita, spinta soprattutto di recente dalla pandemia.  Le tecnologie dedicate si sono diversificate e specializzate: app per la salute, dispositivi smart indossabili o impiantabili, sistemi di diagnostica digitale, soluzioni data driven potenziati dall’Augmented Reality e dall’Intelligenza Artificiale.

La trasformazione digitale della sanità porta con sé diversi vantaggi e benefici, che toccano il paziente, il medico e l’intero sistema sanitario, ed è un’opportunità per promuovere un modello sostenibile di miglior accesso alle cure.

A livello globale, PWC prevede una crescita del mercato della sanità digitale da 147 miliardi di dollari stimati nel 2019 a 234,5 miliardi di dollari nel 2023.

Sanità digitale, la spinta della pandemia

Secondo gli analisti di Deloitte il 65% (in Italia 66%) dei medici europei ha dichiarato che la propria organizzazione ha incrementato l’impiego di tecnologie digitali per supportare il lavoro degli operatori sanitari.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo di tecnologie digitali per fornire supporto e modalità di ingaggio virtuali ai pazienti, il 64% dei rispondenti in Europa dichiara di aver assistito in generale a un incremento.

E-health, un approccio incentrato sul paziente

Rispetto alla sanità tradizionale, l’e-health si evolve in una direzione più integrata e disruptive, che mette al centro il paziente anziché il medico.

Il nuovo approccio digitale alla sanità vede il paziente non come destinatario passivo, ma come attore attivo, dandogli gli strumenti per accedere alle cure in modo più rapido e funzionale, potendo contare su consigli e informazioni affidabili. In parallelo, offre maggiori garanzie di trasparenza in merito ai dati sanitari, permettendo al paziente di mantenere il possesso per decidere con chi condividerli e per quali scopi. L’approccio paziente centrico permette inoltre di alimentare processi di prevenzione che si basano sull’identificare e riconoscere il paziente, così da seguirlo in maniera quanto più possibile personalizzata.

E-Health, le tecnologie

In Europa si sta registrando un frequente utilizzo delle tecnologie digitali per accedere all’assistenza sanitaria, compreso l’utilizzo di Internet per la ricerca delle informazioni, la prenotazione degli appuntamenti e le teleconsultazioni.

A favorire questo nuovo approccio alla sanità sono innanzitutto le le tecnologie di connessione di ultima generazione: il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale.

Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Anche l’IoT viene in aiuto al medico, soprattutto applicato alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso.

Scopri i progetti di e-Health in Italia e molto altro nell’articolo integrale su ZeroUno

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Lemonade, l’unicorno Usa insurtech arriva in Francia

L’unicorno insurtech newyorkese Lemonade sbarca nel suo terzo paese europeo con il lancio in Francia, dopo essere entrata sul mercato olandese nei primi mesi di quest’anno e in quello tedesco a giugno 2019.

Si tratta di un mercato ad alta concorrenza, poiché in Francia l’assicurazione sulla casa è spesso richiesta per legge, ma questo non ha spaventato i fondatori. “Riusciremo a distinguerci grazie al nostro mix unico di valori e tecnologia. Daremo la possibilità ai consumatori francesi di ottenere coperture rapide, personalizzate, mission-oriented e acquistabili da qualsiasi smartphone attraverso la nostra app” ha dichiarato il CEO e fondatore Daniel Schreiber.

Lemonade, di cui abbiamo seguito l’evoluzione, è la prima insurtech certificata come B Corp e si è quotata al NYSE questo luglio raccogliendo tre volte i capitali che si era posta come obiettivo, con alle spalle colossi come SoftBank, Sequoia Capital, GV, Aleph. A luglio 2020 aveva raccolto 480 milioni di dollari in capitale di rischio, tra cui circa 300 milioni investiti dal colosso giapponese SoftBank, che detiene circa il 21,8% delle azioni.

La principale particolarità di Lemonade è il suo modello assicurativo basato sul business etico, che mette in pratica le teorie dell’economia comportamentale: Lemonade trattiene per sé una cifra fissa per le operazioni svolte, e devolve a fine anno il profitto di sottoscrizione non utilizzato a coprire i sinistri ad enti di beneficienza scelti dal cliente.

Costruita con tecnologie di intelligenza artificiale, machine learning e chatbot, Lemonade si distingue anche per essere tra le applicazioni più veloci nella gestione di un processo di sottoscrizione, che dura al massimo un paio di minuti, ed è arrivata a gestire un claim in soli 3 secondi. È probabilmente anche la prima assicurazione ad aver aperto al mondo degli sviluppatori le proprie API, permettendo ad operatori esterni quali ecommerce, servizi finanziari, sicurezza domestica e non solo di integrare le sue proposte assicurative nel proprio servizio, offrendo una copertura al cliente senza bisogno di passaggi successivi.

Veloce, open e customer centric, Lemonade progetta di continuare a crescere in Europa, e tra i suoi obiettivi c’è anche l’Italia. In un panorama insurtech che vede la crescita della propensione dei clienti a sperimentare attori non tradizionali, la società potrebbe trovare terreno fertile – e magari dare una scossa ad un settore dove l’offerta di digitalizzazione ancora fatica ad incontrare la crescente domanda.

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Assistenti vocali, le opportunità per l’insurance

“Anna, penso sia meglio non partire finché non hai attivato una nuova assicurazione. Vuoi che ti mostri le più convenienti per la tua carcassa in questo momento?”. L’assistente vocale sulla nostra auto potrebbe parlarci con questa disinvoltura, non in chissà quale futuro, ma entro pochi anni. La tecnologia oramai è pronta e il suo evolversi è legato anche al suo utilizzo (tecnologie di AI e Machine Learning che imparano e migliorano); da parte delle persone sembra esserci notevole apertura verso questo tipo di tecnologie, piace l’interazione vocale, e i dati di mercato lo dimostrano.

Un nuovo rapporto di Juniper Research,  Voice Assistant Market: Player Strategies, Monetisation & Market Size 2020-2024, prevede che gli assistenti vocali superanno la popolazione mondiale entro il 2024, crescendo del 113% rispetto ai 4,2 miliardi di dispositivi che si prevede saranno in uso entro la fine del 2020.

Gli assistenti vocali automobilistici e quelli collegati ai televisori avranno il più alto tasso di crescita, in gran parte grazie alla possibilità di utilizzare gli assistenti vocali attraverso le periferiche già in nostro possesso, piuttosto che nuovo hardware.
Nonostante la proliferazione di diversi dispositivi di assistenza vocale, Juniper Research si aspetta che gli smartphone continueranno a dominare il mercato, per lo meno prendendo come riferimento un mercato globale. E dice anche che in questo ambito è, in pratica, ancora tutto da fare, e nonostante il trend del mercato punti decisamente in su, la monetizzazione degli stessi assistenti vocali rimane ancora una sfida.

In pratica, al momento mancano i modelli di business, perché è evidente che la parte più interessante degli assistenti vocali sia la gamma di servizi che può veicolare, o per dirla in altri termini: di cosa parleremo con loro? cosa ci suggeriranno?

Facciamo un passo indietro.

Cos’è un assistente vocale?

L’assistente vocale, o Voice Assistant, è un software. E’ un software evoluto basato su tecnologie di intelligenza artificiale che è capace di riconoscere e rispondere a una voce che gli parla in linguaggio naturale, elaborando il contenuto per proseguire il discorso. Siri, Alexa, Google Assistant, e Cortana sono esempi di questo e i loro miglioramenti sono continui.

Spesso si confonde l’assistente vocale con lo smart speaker, che è invece la parte hardware, cioè all’altoparlante intelligente, come Google Home, Amazon Echo, Apple HomePod. Ovviamente software e hardware viaggiano insieme, ma fondamentalmente il software Google Assistant che c’è dentro Google Home è lo stesso che troviamo negli smartphone Android e con cui parliamo. Di base, perché certamente in base al dispositivo in cui viene montato, tale software si potrà arricchire di certe applicazioni piuttosto che di altre.

Cosa si può fare con uno smart speaker?

Attualmente, in Italia (lo sviluppo varia da paese a paese), possiamo ascoltare musica, anche Spotify e Youtube Music chiedere il meteo, il traffico e altre informazioni per rispondere alle quali il dispositivo attinge al web; possiamo chiedere ricette e informazioni nutrizionali; gestire il calendario o la lista della spesa; esiste una gamma di prodotti per la smart home a cui è possibile collegarlo per gestire termostati, serrature, luci e telecamere.

Ciò che dobbiamo notare è che al momento si tratta di un sistema ai suoi albori che grazie al machine learning imparerà sempre più a capire il nostro linguaggio naturale, che si svilupperà nelle sue funzionalità in una logica di app e di ecosistema, cioè grazie al contributo della community degli sviluppatori e delle aziende che creeranno soluzioni utili in questo ambiente e sostenibili economicamente; che è la chiave per lo sviluppo della Smart Home.

Infine, l’ultima cosa importante da notare è che come utenti, per usufruire al massimo di questi sistemi, dovremo fare delle scelte, cioè chiederci se vogliamo abbracciare per esempio il mondo Apple o Google o Amazon (Alexa), poichè questi sistemi ‘parleranno’ anche con gli altri nostri dispositivi, lo smartphone, la TV, magari l’auto.

Il futuro degli assistenti virtuali nell’insurance

Cosa può fare un’assicurazione con i Voice Assistant?

Un primo importante settore potrebbe essere quello delle polizze sanitarie. Il settore delle video – visite, che proprio in questo momento di emergenza Covid-19 ha mostrato tutto il suo potenziale, insegna: un primo presidio medico anche per le persone anziane, inferme, i caregiver, potrebbe essere rappresentato da un’assistente virtuale dentro uno smart speaker.

Pionieri in questa direzione sono la startup UK Babylon Health, che già lavora con il sistema sanitario nazionale, e ha ideato un’app, disponibile anche su Alexa, che è capace di condurre una visita medica molto accurata.

Secondo quanto dichiarato dalla stessa società,  studi condotti  nel Regno Unito e altri Paesi in cui è presente hanno mostrato che dopo aver interagito con il chatbot solo 1 paziente su 10 ha avuto bisogno di vedere un medico di persona, togliendo pressione ai medici e al sistema sanitario. Babylon Health ha un impressionante 95% Net Promoter Score (NPS) in Gran Bretagna. Inoltre in Ruanda, con il sostegno del governo e della fondazione Bill & Melinda Gates, la gente si è iscritta a milioni: il 70% della popolazione per l’esattezza.

Gli assistenti vocali sono più vicini al nostro naturale sistema di interazione con l’ambiente, cioè la voce, rispetto a una tastiera, ciò significa che non ci saranno barriere all’uso di questa tecnologia, a prova di nonno e bambino, non dobbiamo fare nulla, solo parlare e chiedere.

Secondo la startup Spixii, che crea chatbot per l’insurance, così come Babylon Health ha addestrato la sua intelligenza artificiale a ‘fare il dottore’, dandogli una notevole quantità di conoscenze sulla medicina, al fine di creare una base di partenza, lo stesso approccio  può essere applicato in ambito assicurativo, formando un agente artificiale con set di dati sul profilo di rischio o sulle polizze assicurative. Un agente artificiale che comunica vocalmente, integrabile nello smart speaker così come nella smart car.

Un potenziale della voce è quello di ripensare il rapporto tra gli assicuratori e i loro clienti, dice Spixii (che nel 2016 ha vinto Open-F@b ). Potrebbe aiutare gli assicuratori, i broker, gli agenti e i riassicuratori ad avere conversazioni a due vie con i loro clienti, utilizzando script progettati con empatia e compassione.

Attualmente, l’assicurazione ha due punti di contatto altamente emotivi: in primo luogo quando si acquista un prodotto assicurativo, e in secondo luogo quando si presenta un sinistro. La voce e la chat potrebbero aiutare a riempire il mezzo e a sviluppare relazioni più durature tra gli assicuratori e i loro clienti.

In sostanza, gli assistenti virtuali sono una nuova piattaforma per raggiungere potenziali clienti e soprattutto raggiungerli nel momento in cui percepiscono il valore di una proposta commerciale.

Il mondo del benessere è già sugli smart speaker, per esempio, con meditazione, diete, workout, e ben si lega al concetto di preventive insurance; per non parlare del mondo retail.

Si stima che nel 2022 il mercato dello shopping vocale crescerà notevolmente, passando dai 2 miliardi attuali a 40 miliardi di dollari. A dirlo sono i risultati di una ricerca che ha interessato ben 1.500 proprietari di Smart Speaker, come Google Home e Amazon Echo, già molto diffusi nel mercato americano.

Nei giorni scorsi, Alibaba ha annunciato che investirà altri 1,41 miliardi di dollari in Tmall Genie, il suo smart speaker (l’unico in Cina) per potenziare la sua tecnologia e le sue funzioni, l’ultimo modello è stato anche dotato di schermo.

Il futuro è ‘parlare alle macchine’ e tutti i servizi si stanno trasferendo su questa nuova piattaforma/interfaccia costituita da dispositivi dotati di intelligenza artificiale e comandi vocali.

Le assicurazioni devono capire se vogliono arrivarci per ultime, come già successo con altre tecnologie, o cavalcare immediatamente le opportunità che offre.

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Cos’è la Smart Home: applicazioni e opportunità per le assicurazioni

Si definisce Smart Home l’insieme di applicazioni software e dispositivi connessi che rendono le abitazioni più sicure, sostenibili, confortevoli, sane. L’antenato di tutti i dispositivi Smart Home? Il telecomando della TV. Nei primi anni di esplosione della domotica erano molto in voga anche i telecomandi per le tapparelle delle finestre, ma era già ovvio che il potenziale di sviluppo fosse enorme. Bill Gates, la cui villa vicino a Seattle costruita circa 20 anni fa è ancora un ‘modello’, è un grande sostenitore della casa intelligente, in cui la tecnologia deve essere prima di tutto invisibile: per esempio, nella sua casa ogni ospite riceve una chiave elettronica che comunica costantemente la sua posizione al sistema, in modo che ogni ambiente reagisca in relazione alla sua presenza.
Oggi, nel post-Covid, la Smart Home può allargare il suo raggio d’azione e andare a occuparsi persino di salute: protagonisti in questa direzione saranno l’intelligenza artificiale, ma anche tutte quelle aziende di prodotti e servizi che sapranno integrarsi in un nuovo ecosistema, quello appunto della Smart Home.

Alcuni dati sul mercato Smart Home

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, la Smart Home vale in Italia 530 milioni di euro, con una crescita del 40% anno su anno. E’ un mercato in crescita, i cui albori si erano visti ai tempi della domotica, ma che negli ultimi anni ha ripreso grandissimo slancio grazie allo sviluppo della sensoristica, dell’internet delle cose e di un ecosistema di prodotti e servizi che permettono a questo settore di rispondere meglio a bisogni reali.
In tutto il mondo il mercato potenziale per le soluzioni Smart Home è enorme e anche in Italia c’è ancora strada da fare prima di parlare di vero boom, ma molti passi avanti si sono fatti negli ultimi due anni. Il 2018 è stato infatti l’anno di svolta per il settore Smart Home in Italia: non solo il mercato è cresciuto del 52% rispetto al 2017, ma sono finalmente arrivati i tanto attesi smart home speaker. Il 2019, con un ulteriore incremento del 40%, non ha fatto altro che confermare il fenomeno. Gli assistenti vocali intelligenti fungono anche da traino per l’intero settore, che ha visto un incremento nelle vendite di diversi oggetti smart per la casa.
L’Italia è comunque abbastanza indietro rispetto ad altri Paesi europei.

L’intelligenza artificiale  e le applicazioni per la casa intelligente

Come si vede in questo video che mostra il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg interagire nel quotidiano con il suo assistente personale Jarvis, che ha la voce di Morgan Freeman, la casa intelligente diventa quasi ‘viva’, ed è in grado di soddisfare e in alcuni casi prevedere i bisogni del suo proprietario.
Alla base di un’applicazione come quella di Facebook o degli Home speaker c’è l’intelligenza artificiale, la tecnologia determinante per lo sviluppo futuro della casa intelligente, un futuro in cui tale intelligenza sarà totalmente integrata nella casa stessa e la gestirà complessivamente. Gli home speaker saranno a quel punto superati, perché parleremo direttamente con l’appartamento.
Ma oggi, quali sono le applicazioni già disponibili?

Le soluzioni, prodotti e tecnologie, per la Smart Home sono sempre più numerosi e possono essere accorpati in alcune aree principali: comfort nelle abitazioni, salvaguardia dell’ambiente ed economia; sicurezza delle persone. In particolare nel mercato italiano si stanno diffondendo:

  • Climatizzazione/riscaldamento (condizionatori, termostati o caldaie regolabili a distanza o tramite App);
  • Elettrodomestici (accensione/spegnimento da remoto, tramite App o con la propria voce, di lavastoviglie, lavatrici, forni a microonde);
  • Illuminazione (accensione/spegnimento, regolazione del colore o dell’intensità tramite App o con la propria voce);
  • Sicurezza (impianti di videosorveglianza e videocitofonia con possibilità di accedere alle immagini a distanza e/o da Smart TV, serrature intelligenti che inviano allarmi in caso di intrusione);
  • Smart home speaker (dispositivi comandabili tramite voce che consentono di ricevere informazioni – es. sul meteo, sul traffico – e di impartire comando – es. regolare le luci o la temperatura).

Smart home speaker: il boom arriva con il coronavirus

Oltre alle mascherine e al distanziamento sociale, il Covid-19 ci ha regalato la paranoia da contatto. D’altro canto anche le raccomandazioni ufficiali suggerivano di lavare spesso le mani e pulire con maggiore accanimento del solito la casa e tutte le superfici. Improvvisamente, è stato subito evidente a chiunque l’utilità dei comandi vocali. Risultato?
Secondo ABI Research nei primi mesi del 2020, le vendite di dispositivi per il controllo vocale cresceranno a livello globale di quasi il 30% rispetto al 2019. Grazie agli home speaker potremo controllare Tv, interruttori della luce, termostati, maniglie delle porte e altro ancora. E magari potremo anche fare shopping online.

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AI e Data Analytics per aziende 4.0 a prova di attacco
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Intelligenza Artificiale

Tutto ciò se, oltre all’home speaker, avremo la pazienza di connettere allo stesso tutti gli altri dispositivi della casa e magari modernizzarli. Google Home e Alexa o il maggiordono Jarvis di Facebook, non funzionano per magia, hanno bisogno di essere connessi al ‘resto della casa’.

Smart home, sicurezza e privacy

Qualunque dispositivo digitale è esposto ad attacchi informatici. Con la crescita dei dispositivi connessi stanno crescendo anche le minacce dei cyber attack, ma al tempo stesso aumenta la consapevolezza e l’attenzione a questo tema da parte dei produttori e dei consumatori. La stessa crescita del mercato è legata a una percezione di sicurezza informatica: chi vuole vivere in una casa dove ogni dispositivo elettronico si blocca, le porte non si aprono più e il riscaldamento impazzisce?

Ma il tema non è solo questo, c’è anche la privacy da considerare.

Le soluzioni Smart Home raccolgono un’ingente mole di dati spesso con lo scopo di assolvere la loro funzione, pensiamo ai dispositivi per l’efficienza energetico; oppure per poter imparare e regalarci una migliore esperienza; spesso raccolgono nella nostra totale inconsapevolezza: esistono già molte polemiche sul fatto che gli assistenti di Amazon e Google siano in grado di spiarci.

Il GDPR è nato proprio per preservare la privacy delle persone, e pertanto le aziende operanti in Europa nel settore Smart Home devono dimostrare di essere conformi al GDPR e i soggetti che in futuro vorranno entrare nel mercato europeo dovranno rispettarne gli standard di sicurezza per poter vendere prodotti smart, in modo da garantire la sicurezza dei dati raccolti e trasmessi.

Sotto questo aspetto, anche le Assicurazioni che entreranno nella Smrt Home con le loro offerte, sono chiamate non solo alla compliance, ma una cultura etica del dato in cui la crescita del volume di dati raccolti faccia crescere anche il valore del servizio offerto al cliente finale.

Smart Home e Assicurazioni

Le assicurazioni possono giocare un ruolo da protagonisti nell’ecosistema della Smart Home. Tradizionalmente le assicurazioni si sono sempre occupate delle nostre case, offrendo copertura per una serie di infausti eventi (danni, furti, ecc) secondo lo schema tipico del risarcimento a danno avvenuto e accertato. La trasformazione digitale ha abilitato le compagnie assicurative a fare un salto qualitativo molto importante della propria value proposition, passando dalla semplice copertura del danno alla prevenzione dello stesso e alcune compagnie si sono già avviate in questa direzione.
Ma in futuro, c’è molto altro che si può fare.
Le assicurazioni possono essere il canale per rendere le nostre case più smart ed essere pioniere di servizi evoluti per la casa intesa non più solo come una ‘proprietà’ ma come spazio che accoglie l’intero lifestyle della persona, il suo rifugio.
Smart working, attività fisica e intrattenimento, telemedicina, e-learning sono i nuovi temi legati alla casa nati dalla quarantena, ma che rimarranno nel post-Covid. Sono temi che offrono alle assicurazioni nuovi spunti per la creazione di servizi innovativi e anche una diversa modalità di relazione con il cliente, la ‘smart home’ può essere un nuovo touchpoint.

Smart Home

Secondo gli analisti di McKinsey, quello della Smart Home sarà uno dei 4 ecosistemi tecnologici più importanti in futuro per le assicurazioni, quello in cui si potranno sviluppare maggiormente servizi innovativi, ad esempio, con riferimento alle tecnologie di Ambient Assisted Living, un settore che si collega poi alla connected health, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione e ora anche dei rischi connessi alle pandemie.

Le startup internazionali della Smart Home

Per le compagnie assicurative che vogliano intercettare il mercato della casa intelligente la strada più veloce si chiama ‘startup’.
In un clima di open innovation, le startup possono portare alle compagnie non solo la loro tecnologia, ma anche la cultura lean, la creatività e le loro competenze, ed è da questa sinergia che possono svilupparsi nuovi modelli di business.

Prendiamo ad esempio Josh.ai, una startup di Denver che ha raccolto recentemente un investimento da 11 milioni di dollari. E’ un’intelligenza artificiale a comando vocale, che non solo non ha paura di Alexa e Google Home, ma per differenziarsi fa leva proprio sul sentimento di rifiuto (sempre più diffuso in una certa fascia della popolazione) che le BigTech possono generare. Ogni difetto di Alexa (es. il trattamento dati e la privacy) è il valore aggiunto di Josh, che si rivolge al cliente di alta fascia.

Questa intelligenza artificiale è potenzialmente in grado di controllare qualsiasi altro dispositivo della casa, basta connettere e programmare. In più Josh capisce il linguaggio naturale molto bene ed è in grado di imparare con facilità, dice la società. Anche le domande complicate possono essere programmate senza sforzo, come ad esempio: “All’alba, se sono a casa, accendi lentamente le luci della camera da letto, apri le tende, accendi la radio e prepara una caffettiera”.
Ora, se ci fosse un partner assicurativo in questa relazione, Josh potrebbe rispondere “Mr. Stark, il suo sonno è stato parecchio disturbato, questa mattina la sua temperatura è alterata e la sua pressione alta, sarebbe meglio che lei bevesse un tè verde e rimanesse a casa. La sua assicurazione le propone un video consulto medico per le 9, accettiamo?’

Secondo CBInsights le startup Smart Home sono davvero variegate, ma possono essere raccolte in queste categorie:

Energia & Utenze: Sono aziende che utilizzano sensori, tecnologia di monitoraggio e dati per risparmiare acqua ed energia. Tra queste vi sono aziende come Tado, che ha creato un prodotto che rileva automaticamente la vicinanza di un utente alla residenza e regola la temperatura di conseguenza, con un controllo aggiuntivo dalla loro applicazione per smartphone.
Serrature intelligenti: Startup come August forniscono soluzioni alternative alle chiavi tradizionali con chiavi virtuali e altre serrature elettroniche. Alcuni prodotti di queste aziende consentono inoltre agli utenti di vedere e parlare con i visitatori a distanza.
Soluzioni generali per la casa intelligente: Invece di produrre un unico gadget intelligente, queste aziende costruiscono o distribuiscono sistemi multi-device che automatizzano diverse parti della vostra casa, come le soluzioni di sicurezza, meteorologiche, per la cura dell’aria e dell’energia e il monitoraggio di Netatmo o gli appartamenti intelligenti di IOTAS.
Cucina e elettrodomestici: Questi includono prodotti per la casa che funzionano come un elettrodomestico o un dispositivo convenzionale, ma che offrono vantaggi attraverso la connettività, come Innit, che sta attualmente sviluppando un sistema di cottura basato sull’apprendimento automatico e sensori ad alta tecnologia in grado di rilevare ciò che viene prodotto e di regolare il tempo di riscaldamento e di cottura in modo appropriato durante l’intero processo.
Robot domestici: In questa categoria rientrano le aziende che producono robot specifici per la manutenzione e l’assistenza in ambiente domestico. Tra queste vi sono l’assistente sociale robotico Jibo, e Rokid, un dispositivo per la casa intelligente che utilizza l’intelligenza artificiale e il deep learning per fornire informazioni ed eseguire compiti tramite interazioni vocali e visive.
Monitoraggio e sicurezza: Sono aziende che offrono sicurezza e monitoraggio all’interno o all’esterno attraverso telecamere installate per tenere d’occhio le case, i bambini, gli anziani e gli animali domestici. Tra le aziende presenti nello spazio ci sono Smartfrog e Ring.
Wi-Fi e Cybersecurity: Queste startup forniscono soluzioni Wi-Fi e cybersecurity per collegare e proteggere i dispositivi intelligenti all’interno della casa. Come CUJO, un firewall intelligente che protegge la casa di un utente connesso da hacker criminali, ed Eero e Starry, altre due aziende che offrono sistemi Wi-Fi domestici, che hanno raccolto copiosi investimenti.
Salute e benessere: Sono prodotti che aiutano gli occupanti della casa a mantenere la loro salute e il loro stile di vita, come Sleepace, un dispositivo intelligente non indossabile che può monitorare e aiutare a migliorare la qualità del sonno, o Awair, che rileva le sostanze irritanti nell’aria e nell’ambiente.
Sistemi di allarme: Queste aziende forniscono sistemi di allarme tradizionali dotati di monitor e sensori avanzati per rilevare incendi, inondazioni o altri danni alla proprietà e contribuire a proteggere la vostra casa. Un’azienda, Cocoon Labs, ha sviluppato un dispositivo di sicurezza intelligente per la casa che utilizza onde sonore a basso livello per rilevare e avvertire il proprietario di eventuali disturbi all’interno della casa.
Audio e media: Queste aziende forniscono soluzioni multimediali che vanno da un computer appeso per esporre arte decorativa (Electric Objects) a sistemi musicali wireless per tutta la casa (Sonos).
Piattaforme: Le aziende di questa categoria non producono i propri prodotti di consumo, ma aiutano gli altri a integrare l’IA e la connettività nei propri prodotti per la casa intelligente. Un esempio potrebbe essere Arrayent, che aiuta i principali marchi di consumo a trasformare i prodotti tradizionali in dispositivi connessi.
Illuminazione: Queste aziende forniscono soluzioni di illuminazione domestica come gli interruttori intelligenti (Deako) e le lampadine intelligenti (LIFX).
Varie: Le startup di questa categoria hanno offerte particolarmente uniche, come Uzer, un’azienda che ha sviluppato uno scanner di codici a barre per la casa intelligente che rende il riciclaggio più divertente ed efficiente, o Nucleus, un sistema di interfono collegato a Internet che aiuta le persone a comunicare con gli altri sullo stesso sistema.

Conclusioni

Un fatto certo è che oggi stiamo ancora parlando di tante singole soluzioni per la Smart Home ideale; ma la Smart Home vera e propria sarà quella in cui tutto sarà connesso e tutta la tecnologia sarà invisibile, sarà quella in cui un’unica intelligenza artificiale, magari integrata by design nella costruzione o magari fornita insieme a una super polizza onnicomprensiva, si prenderà cura dello spazio abitativo e dei suoi abitanti. Per arrivare fino a questo punto però serve costruire l’ecosistema, nessuna azienda può lavorare nella casa intelligente da sola.

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[Photo credits: Designboom]

L’articolo Cos’è la Smart Home: applicazioni e opportunità per le assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Neosurance, l’insurtech italiana delle polizze istantanee, ha nuovi soci e capitali

Complessivamente ha raccolto in questi anni capitali per circa 3 milioni di euro. E’ una delle pochissime startup italiane che hanno avuto la possibilità di accedere a un percorso di accelerazione al Plug and Play Tech Center, Silicon Valley.

La società insurtech Neosurance, fondata a Milano da Neosperience e Digitaltech International, ovvero Andrea Silvello e Dario Melpignano, è giunta a un nuovo punto di spinta grazie  a una nuova iniezione di capitali per un valore di 1,1 milioni di euro, investimento che ha coinvolto nuovi soci tra cui Luiss Alumni 4 Growth, Net Insurance e un gruppo di investitori guidato da Mezzetti Advisory Group.

Gli investitori hanno complessivamente finanziato la scaleup per 1,1 milioni di euro, a una valutazione pre-money di 10 milioni.

“Sono orgoglioso che nonostante questo periodo così difficile sia stata conclusa questa operazione. Da un lato questa è un’ulteriore conferma del valore della nostra soluzione e dall’altro una testimonianza della fiducia e determinazione dei nostri nuovi investitori.” – ha commentato Andrea Silvello, Presidente di Neosurance.

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Le professionalità dei dati: quali competenze per i Data Science?
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“Sono molto soddisfatto di accogliere nella compagine di Neosurance soci di questa levatura, che sono certo contribuiranno con la loro esperienza e sistema di relazioni a sviluppare ancor più velocemente questa nostra scale-up verticale, dedicata al mondo insurtech, già così apprezzata in Italia e all’estero.” ha dichiarato Dario Melpignano, CEO di Neosperience e Consigliere di Neosurance.

Cosa fa Neosurance

Neosurance ha sviluppato una soluzione evoluta, basata sul Machine Learning e la Digital Customer Experience, in grado di raccogliere ed elaborare i dati contestuali con un approccio di auto-apprendimento. Compagnie assicurative e community possono utilizzare la soluzione per offrire la polizza assicurativa più adatta, quando e dove serve: una notifica personalizzata sullo smartphone permette di acquistare una copertura specifica con pochi clic e a un costo minimo. L’offerta di Neosurance è stata recentemente ampliata per offrire digitalmente anche polizze innovative “a consumo” e di lunga durata, anche attraverso altri intermediari assicurativi.

“Connettiamo le assicurazioni (anche riassicuratori e broker) – ci aveva detto in questa intervista Pietro Menghi – con community digitali di utenti, costituite da app e siti web, interessate a veicolare proposte assicurative che siano interessanti per il cliente finale perché tagliate su misura sulle sue specifiche esigenze contingenti: un’assicurazione, tipicamente temporanea, utile proprio per quel momento e luogo in cui si trova l’utente; un’assicurazione le cui condizioni sono per tutti chiare e trasparenti; un’assicurazione che si può comprare semplicemente con qualche click sul proprio smartphone, e immediatamente attiva.”

Photo by Luca Bravo on Unsplash

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Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

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Considerando questi numeri, ha senso che Lemonade si rivolga a quel segmento massiccio del suo pubblico con un nuovo prodotto.

E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

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Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

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E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

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Chi sono le 13 startup finaliste di MIA – Miss in Action 2020

Si è chiusa la prima fase di Miss in Action, costituita da periodo di apertura delle candidature e selezione delle startupper e imprenditrici digitali che parteciperanno quali finaliste  all’Innovation Day che si svolgerà a Milano il prossimo 25 maggio.

Tra le oltre 100 startup che si sono candidate sono entrate nella shortlist: The Thinking Clouds, Coder Kids, StageAir, Doctorium, E24Woman, eFrame, Joinyourbit, WellF, Smartthink, FindMyLost, Ghostwriter.AI, Diamante e Needo.

The Thinking Clouds: è una start up innovativa esperta in interfacce emozionali, gamification e creazione di contenuti. The Thinking Clouds, grazie a contenuti multimediali originali, crea esperienze conversazionali basate su un’interazione esperienziale, coinvolgente ed empatica, su misura delle necessità del cliente, sfruttando al massimo l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning.

Coder Kids: si occupa di avviare bambini e ragazzi al coding e alla robotica educativa, tramite l’aiuto di un gruppo di insegnanti e tutor qualificati, al fine di coltivare e sviluppare un nuovo modo di pensare, affrontare e risolvere i problemi, secondo la logica e il pensiero computazionale.

StageAir: è una startup innovativa volta a creare il primo marketplace di stage per utenti di tutte le età, a partire dai 16 anni, con il supporto di una piattaforma online che abbina il profilo dei potenziali stagisti alle necessità delle imprese. Tramite l’Intelligenza Artificiale e l’impiego di giochi interattivi, gli utenti potranno ricercare e trovare stage in tutto il mondo.

Doctorium: è una startup che si pone l’obiettivo di risolvere le difficoltà comunicative tra medico e paziente, offrendo due servizi integrati: uno che prevede dei Video-Consulti in grado di mettere in contatto in qualsiasi luogo e momento un paziente con uno specialista, riducendo tempi, costi e distanze e uno che include un Servizio di Telemedicina, attraverso cui il paziente può monitorare a domicilio i propri parametri vitali.

E24Woman: è una startup innovativa che ha l’obiettivo di sviluppare prodotti e/o servizi per l’aiuto alla persona, consentendole di monitorare il suo stato di salute, di richiedere aiuto in situazioni di emergenza ad una centrale operativa h24 e di essere soccorsa nel minor tempo possibile.

eFrame: è una startup innovativa che opera nel settore ambientale, energetico e dell’euro progettazione ed è insediata in TechoSeed, un incubatore certificato del Parco Scientifico e Tecnologico di Udine. eFrame srl si occupa di contabilità ambientale, analisi dei costi benefici, analisi delle ricadute socio-economiche degli investimenti, bilanci energetici, impronte carboniche territoriali, life cycle assessment, pagamenti per i servizi ecosistemici, dichiarazioni di carattere non finanziario, bilancio ambientale e di molto altro.

Joinyourbit: è un Digital Service Provider che abilita l’accesso dei propri clienti al Digital Single Market attraverso un nuovo modello di business, basato sulla transazione elettronica dei documenti come nuova “currency”. Ha sviluppato J-Suite, una piattaforma di “Digital Transaction Management” che consente di velocizzare i processi di business, completare i workflow approvativi con firme elettroniche in ottica di user collaboration e di scambiare documenti in sicurezza con le controparti di business, garantendo il trust su reti aperte.

WellF: è una startup innovativa che ha sviluppato una soluzione intelligente in grado di aiutare le aziende a migliorare il benessere dei dipendenti sul posto di lavoro e, di conseguenza, di aumentare la loro produttività e il loro engagement, consentendo alle imprese di acquisire un notevole vantaggio competitivo. In particolare, WellF offre: coach virtuali, in grado di dispensare consigli alle persone su come migliorare il loro benessere sul posto di lavoro; un servizio personalizzato per i CEO delle aziende per migliorare il loro well-being; supporto per la selezione dell’offerta di cibi disponibili in azienda; e seminari in azienda sull’alimentazione, il riposo e il movimento.

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Secondo Gartner le aziende che non adotteranno l’AI entro il 2022 non saranno competitive
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Smarthink: è una startup innovativa che ha lo scopo di creare tecnologie per la formazione che consentano di rendere l’apprendimento online più equo ed efficace. Smarthink offre servizi di formazione online e consulenza alla formazione sia alle università che alle aziende e accompagna anche la clientela all’introduzione di sistemi innovativi. Ha sviluppato Edulai, un software che attraverso l’intelligenza artificiale è in grado di analizzare elaborati scritti, indicando alle persone la modalità attraverso cui sono più brave a pensare, ad analizzare e a comunicare.

FindMyLost: è il primo strumento digitale per la gestione del Lost Property, offrendo a diversi operatori la possibilità di implementare il proprio database per gli oggetti rinvenuti e ai consumatori di ritrovare oggetti persi. Il progetto prevede lo sviluppo e l’implementazione di una sezione che permetterà all’utente di acquistare una polizza assicurativa per smarrimento sui propri oggetti.

Ghostwriter.AI: è una piattaforma di content marketing con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla clientela, mostrando alle aziende come e di cosa parlare con essa al fine di aumentare le vendite, i profitti e l’engagement.

Diamante: è una startup che ha l’obiettivo di usare le piante come bioreattori per la produzione sostenibile di nanoparticelle basate su virus vegetali modificati, i quali a loro volta vengono adoperati per lo sviluppo di nuovi strumenti di diagnosi di malattie autoimmuni, al fine di migliorare la vita delle donne.

Needo: è sia una startup innovativa che una cooperativa sociale. Needo è il primo nido on demand pensato per conciliare lavoro e famiglia e migliorare il welfare aziendale e cittadino. È una soluzione ai problemi delle famiglie, delle aziende private, delle pubbliche amministrazioni e dei piccoli comuni.

Cos’è MIA – Miss in Action

MIA è il programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile, promosso da Digital Magics, il più importante business incubator italiano, e dal Gruppo BNP Paribas in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano. Il programma, unico in Italia, intende supportare le donne che vogliono fare impresa con il contributo delle tecnologie in settori che spaziano dal welfare alla cultura, dalla salute ai viaggi, dalla moda alla mobilità, dalla sicurezza ai servizi per la famiglia, dal turismo al food, fino ai servizi per le imprese. Un’iniziativa che trova ancora più riscontro in un momento di emergenza come quello attuale, in cui favorire l’ampliamento dell’ecosistema dell’innovazione italiano valorizzando anche i talenti femminili, oggi più accessibili, è una scelta sostenibile per il Paese, non solo in termini di diversity.

Durante l’Innovation Day la giuria di MIA – Miss In Action, composta dal management delle Società del Gruppo BNP Paribas, dagli esperti di Digital Magics e da donne top manager, imprenditrici, business angels e rappresentanti delle istituzioni, selezionerà le 3 startup vincitrici che avranno accesso al Programma di Accelerazione dove saranno affiancate da mentor e advisor durante tutto il loro percorso di crescita che consisterà in:

 

·         tre mesi di formazione e di sviluppo del prodotto e/o servizio

·         tre mesi dedicati alla creazione di un POC (Proof Of Concept)

·         partecipazione all’evento finale con gli investitori

 

L’edizione 2019

La prima edizione di Mia  – Miss in Action è stata realizzata a cavallo tra il 2018 e il 2019, primo progetto di questo genere in Italia, nasce con un duplice obiettivo, dare supporto all’imprenditoria femminile e dare supporto all’innovazione italiana.

In particolare MIA è stato promosso da Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics, e Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas IFS per l’Italia. “L’acceleratore al femminile ‘MIA’ nasce circa un anno fa da un’idea che ho proposto durante un momento di networking all’interno di un importante evento nazionale con diverse top manager e imprenditrici, fra cui Isabella Fumagalli, che l’ha subito accolta con entusiasmo. Da donna e da professionista, credo davvero molto in questo progetto su cui stiamo lavorando da mesi e che ho fortemente voluto” racconta Layla Pavone, come riportava EconomyUp.

Isabella Fumagalli spiegava così il motivo dell’adesione all’iniziativa: “Realizzando per primi questo progetto vogliamo dare un forte messaggio al mercato, ai consumatori e a tutte le donne. MIA è uno strumento efficacissimo per sostenere nuove professionalità promuovendo l’imprenditoria al femminile, a sostegno della competitività del paese. Ci auguriamo anche che alimenti le ambizioni delle giovani donne e che le sproni a credere di più in loro stesse, sviluppando competenze e abilità che saranno centrali nel futuro”.

Nella prima edizione dell’iniziativa, erano stati selezionati 10 progetti per l’evento finale su un totale di 163 candidature, a vincere il programma di accelerazione erano state le startup Bestest, InTribe, Transactionale, WorkWideWomen.

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Cos’è cos’è l’imaging multiview e in quali ambiti può trovare applicazione?
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