Insurtech Italia, perché ora o mai più

A fine 2020 la capitalizzazione delle Insurtech quotate ha superato i 22 miliardi di dollari, dice il World Insurtech Report 2021 di Capgemini con Efma. Tra Europa e Stati Uniti nel 2021 ci sono state nove IPO e altre 10 sono in preparazione nei prossimi 10 mesi, secondo le previsione di Italian Insurtech Association. Perché gli investitori affidano i loro capitali a queste scaleup? E a che cosa serviranno questi soldi? Ad accelerare la crescita, a sviluppare nuovi servizi per conquistare nuovi mercati e nuovi clienti.

Ricorda ancora il World Insurtech Report che per la prima volta la metà dei clienti assicurativi è disposta a prendere in considerazione la sottoscrizione di polizze digitali con un nuovo player diverso da una compagnia di assicurazione.

Sintesi: si stanno creando le condizioni per un profondo cambiamento del quadro competitivo e gli incumbent, le tradizionali compagnie di assicurazione, vedranno sempre di più rosicato il loro vantaggio se non si adegueranno velocemente alle nuove condizioni. Ecco perché il momento è adesso o, come avverte il titolo della seconda edizione dell’Insurtech Summit (in programma il 20 e 21 settembre), “Ora o mai più” per evitare che accada quello che abbiamo già visto in altre Industry investite prima dagli effetti della trasformazione digitale, dal Retail ai Media.

Servono altre prove? Eccone una, gigantesca, portata dal World Insurtech Report: tra il 2018 e il 2020 le cinque maggiori aziende tecnologiche e una famosa casa automobilistica che offre servizi assicurativi hanno superato di quasi 2,5 volte la capitalizzazione delle 30 maggiori compagnie assicurative a livello globale nel 2020. Amazon, per fare solo un nome a tutti noto, sta testando una sua offerta assicurativa in 10 Paesi e ha già lanciato polizze per imprese negli Stati e polizze auto in India. Pensate che si fermerà lì?

Questo è l’anno zero: i prossimi 12 mesi saranno decisivi per poter esprimere la capacità di scaricare a terra sperimentazioni, progetti, innovazioni”, dice Simone Ranucci Brandimarte, presidente di Italian Insurtech Association che organizza il Summit. “Serve maggiore ambizione per poter approfittare delle opportunità che potranno arrivare da un mercato più giovane e più grande in cui però stanno entrando nuovi player, innovativi e determinati”.

CARE è la parola magica della nuova ondata digitale. L’acronimo sta per Convenience, Advice, Reach : convenienza, consulenza e prossimità. Un modello di customer journey culturalmente lontano dall’industry assicurativa che deve recuperare in semplicità, velocità e vicinanza con il cliente nel momento in cui emerge il bisogno di protezione. La pandemia è stato un passaggio cruciale, perché è cresciuta la propensione a sottoscrivere una polizza assicurativa (+7%) ma secondo modalità che sono proprie dei newcomer. Sta emergendo una nuova domanda di protezione che non trova soddisfazione nell’offerta tradizionale.

Le compagnie assicurativa sono consapevoli della trasformazione in atto. E un dato lo conferma: negli ultimi cinque anni hanno investito quasi 9 miliardi di dollari sull’Insurtech, secondo solo dopo i fondi americani di venture capital. L’Italia, però, è ancora fuori da questa onda: 110 milioni nel primo semestre 2021, che significa più del doppio rispetto al 2020 quando, però, la Francia ha raggiunto quota 1 miliardo. Bisogna, quindi, correre con gli investimenti in tecnologia, competenze digitali e startup per recuperare un ritardo che in prospettiva comporta un doppio rischio per la Industry e per il Sistema Paese: perdere competitività e diventare terreno di conquista dei nuovi player internazionali nativi digitali. È già accaduto in altri settori, si può ancora evitare nell’insurance.

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Insurtech, investimenti da record: nella prima metà del 2021 superata la cifra complessiva raccolta nel 2020

Non si arresta la crescita del mondo insurtech, in tutti i continenti. Secondo l’ultimo report rilasciato dalla società di consulenza Willis Tower Watson, i fondi raccolti dalle startup del settore nella prima metà del 2021 superano già il valore complessivo degli investimenti raggiunto nell’intero 2020.

Insurtech, investimenti record

Nei primi sei mesi del 2021 il mondo insurtech ha raccolto investimenti dal valore complessivo di 7,4 miliardi di dollari, superando nella prima metà dell’anno i 7,1 miliardi totali raccolti lo scorso anno.

Nel secondo trimestre, da aprile a giugno, è stata inoltre raggiunta la cifra record di 4,8 miliardi di dollari: il 210% in più rispetto allo stesso periodo nel 2020, che però è stato fortemente segnato dalla pandemia di Covid-19. L’aumento è comunque notevole anche se comparato al primo trimestre del 2021: +89%.

Grande spinta è stata data agli investimenti early-stage, cresciuti del 9% rispetto al trimestre precedente e del 200% rispetto al periodo aprile-giugno 2020. In crescita anche gli investimenti mid-stage, di Serie B o C, il cui peso sul totale è salito dal 6% al 23%.

Il 55% delle operazioni del secondo trimestre 2021 ha interessato startup attive nella distribuzione dei prodotti assicurativi. Se l’obiettivo principale in questo caso è quello di allentare il rapporto di dipendenza creatosi con gli agenti assicurativi, un’eccezione alla regola è rappresentata da Wefox, che punta invece a mantenere vivo il ruolo degli agenti nella sua strategia di distribuzione.

Notevole, poi, la geografia degli investimenti: nel secondo trimestre 2021 questi hanno coinvolto startup insurtech provenienti da 35 Paesi, nove in più rispetto ai primi mesi dell’anno. Per la prima volta, inoltre, hanno partecipato anche compagnie provenienti da Paesi relativamente nuovi al mondo delle assicurazioni digitali, come Botswana, Mali, Romania e Turchia.

I mega-round

Nel corso dei primi sei mesi dell’anno sono stati conclusi 162 accordi – l’11% in più rispetto al periodo precedente – di cui 15 mega-round da più di 100 milioni di dollari. Il loro valore complessivo, da 3,3 miliardi di dollari, ha rappresentato il 67% del totale dei fondi raccolti.

Protagonista degli ultimi mesi è stata la startup tedesca Wefox, che a giugno ha raccolto 650 milioni di dollari, raggiungendo una valutazione di 3 miliardi. Wefox offre polizze per auto, casa e responsabilità personale, puntando sull’automatizzazione dei processi e la gestione digitalizzata di tutte le procedure.

Notevoli anche i risultati della startup britannica Bought By Many – specializzata in polizze assicurative per animali domestici – che ha incassato 350 milioni di dollari, e di Collective Health (280 milioni), Alan (223 milioni) e Shift Technology (220 milioni).

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Siamo pronti per l’onda insurtech?

Se si guarda dall’alto l’Insurtech, si vede un gran movimento. Anche in Europa. Ma l’Italia non sembra ancora in posizione per cogliere l’onda e trarre beneficio dell’inevitabile accelerazione nella trasformazione digitale dell’insurance. Il rischio? Diventare una colonia tecnologica e finanziaria.

Gli investimenti in fintech in Europa hanno già superato il record del 2019

Nei primi sei mei del 2021, secondo i dati di Dealroom, siamo già arrivati a 10.4 miliardi con round clamorosi come quello di Klarna (639).

Il 2020 ci ha fatto vedere e capire quanto siano importanti le relazioni digital nel mondo dei servizi finanziari e i capitali corrono dietro le imprese che le stanno curando, gestendo e valorizzando. Siamo di fronte a un’accelerazione importante che dovrebbe vincere le residue resistenze degli incumbent e convincerli a mettersi in gioco, andando oltre lo scouting e i POC: non c’è tempo da perdere. Per diverse ragioni.

L’insurance è un’industria globale di 6 trilioni di dollari, finora poco toccata dalla trasformazione digitale

Costituisce quindi una grande opportunità per le tech company, soprattutto startup che stanno lavorando sui suoi punti di debolezza: una catena del valore complicata e frammentata, la crescita dei costi operativi che hanno ridotto i margini, una sensazione rassicurante di protezione ispirata dalla quantità di capitale necessario e da apparati normativi stringenti.

La disruption può ridurre i costi, estrarre nuovo valore senza fermarsi certo davanti alle barriere burocratiche. Soprattutto quando cominciano ad affluire ingenti risorse finanziarie come sta accadendo sempre di più , anno dopo anno. Se il fintech ha fatto boom non è solo grazie a diversi mega round abilitati soprattutto dall’open banking, ma anche a una nuova ondata insurtech che in Italia facciamo fatica a vedere.

Il fintech resta il settore dell’innovazione dove si concentrano gran parte degli investimenti, con i fondi americani e cinesi in prima fila

In Europa finora lo scenario è stato dominato dalla Gran Bretagna, secondo mercato dopo gli Stati Uniti. Finora, perché la quota di UK nel Vecchio Continente per la prima volta è sotto il 50%. Avanzano Francia, Germania, Svezia con masse investite fra 1,5 e 2 miliardi. Promemoria: stiamo parlando solo di fintech, in Italia il totale degli investimenti in startup è ancora abbondantemente sotto il miliardo.

L’insurtech è stato finora “sottoinvestito”, sottolinea un report del fondo di venture capital Mundi Ventures con Dealroom, e forse anche per questa ragione gli investimenti hanno un tasso di crescita superiore ad altri settori: dal 2016 sono aumentati di oltre quattro volte contro le 2.6 di Health e l’1.4 dell’intero comparto fintech: 7.3 miliardi dollari a livello globale contro l’1.8 del 2016, appunto.

Nei primi mesi del 2021 sull’Insurtech europeo si sono già riversati 1,8 miliardi con 34 round superiori ai 2 milioni

dicono ancora le analisi di Dealroom, che prevedono una chiusura d’anno a 4,2 miliardi con 78 round. Stiamo parlando di un mercato valutato 23 miliardi, valore che al 2024 dovrebbe arrivare a 1.6 trilioni.

Insomma, il gioco comincia a farsi duro. E l’Europa diventa attraente. Anche nell’insurtech ci sono i megaround (come quelli della tedesca Wefox che presto arriverà in Italia – 650 milioni, valutazione 3 miliardi – o l’inglese Bought by Many – 350 milioni, valutazione oltre 2 miliardi). Per la prima volta quest’anno un fondo come Sequoia ha investito nel Vecchio Continente, in Germania e in Francia.

Sono lontani i tempi in cui Peter Thiel, founder di PayPal ma anche di Palantir, definiva l’Europa “un fannullone da cui aspettarsi poco”

Il suo fondo Mthral Capital ha guidato a metà giugno un round da 30 milioni sulla fintech inglese Generation Home. Sarà perché UK è adesso fuori dall’Europa? È molto più probabile che Thiel abbia cambiato idea, come molti altri investitori nordamericani e del Far East che adesso vedono nell’Europa un potenziale di crescita e di cambiamento ancora tutto da cavalcare. Ma dove stanno guardando? Nella solita Gran Bretagna, certo, ma anche in Germania e in Francia.

Dove vanno i capitali? Gran Bretagna, Germania, Francia. E l’Italia?

I capitali stanno andando verso quegli ecosistemi più maturi e dove l’innovazione è meglio accolta e considerata. Il vantaggio non è solo per le startup finanziate, che così hanno più probabilità di diventare vere aziende, ma per tutto il sistema economico e delle imprese di quei Paesi. Non mancherà molto che gli unicorni tedeschi o francesi si muoveranno alla conquista dell’Italia, mangiando quote di mercato agli incumbent e alle startup. L’onda sta salendo: l’Italia è pronta a cavalcarla? Se non lo farà, qualcuno in un futuro prossimo probabilmente dirà non tanto che siamo fannulloni ma bamboccioni si.

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Siamo pronti per l’onda insurtech?

Se si guarda dall’alto l’Insurtech, si vede un gran movimento. Anche in Europa. Ma l’Italia non sembra ancora in posizione per cogliere l’onda e trarre beneficio dell’inevitabile accelerazione nella trasformazione digitale dell’insurance. Il rischio? Diventare una colonia tecnologica e finanziaria.

Gli investimenti in fintech in Europa hanno già superato il record del 2019

Nei primi sei mei del 2021, secondo i dati di Dealroom, siamo già arrivati a 10.4 miliardi con round clamorosi come quello di Klarna (639).

Il 2020 ci ha fatto vedere e capire quanto siano importanti le relazioni digital nel mondo dei servizi finanziari e i capitali corrono dietro le imprese che le stanno curando, gestendo e valorizzando. Siamo di fronte a un’accelerazione importante che dovrebbe vincere le residue resistenze degli incumbent e convincerli a mettersi in gioco, andando oltre lo scouting e i POC: non c’è tempo da perdere. Per diverse ragioni.

L’insurance è un’industria globale di 6 trilioni di dollari, finora poco toccata dalla trasformazione digitale

Costituisce quindi una grande opportunità per le tech company, soprattutto startup che stanno lavorando sui suoi punti di debolezza: una catena del valore complicata e frammentata, la crescita dei costi operativi che hanno ridotto i margini, una sensazione rassicurante di protezione ispirata dalla quantità di capitale necessario e da apparati normativi stringenti.

La disruption può ridurre i costi, estrarre nuovo valore senza fermarsi certo davanti alle barriere burocratiche. Soprattutto quando cominciano ad affluire ingenti risorse finanziarie come sta accadendo sempre di più , anno dopo anno. Se il fintech ha fatto boom non è solo grazie a diversi mega round abilitati soprattutto dall’open banking, ma anche a una nuova ondata insurtech che in Italia facciamo fatica a vedere.

Il fintech resta il settore dell’innovazione dove si concentrano gran parte degli investimenti, con i fondi americani e cinesi in prima fila

In Europa finora lo scenario è stato dominato dalla Gran Bretagna, secondo mercato dopo gli Stati Uniti. Finora, perché la quota di UK nel Vecchio Continente per la prima volta è sotto il 50%. Avanzano Francia, Germania, Svezia con masse investite fra 1,5 e 2 miliardi. Promemoria: stiamo parlando solo di fintech, in Italia il totale degli investimenti in startup è ancora abbondantemente sotto il miliardo.

L’insurtech è stato finora “sottoinvestito”, sottolinea un report del fondo di venture capital Mundi Ventures con Dealroom, e forse anche per questa ragione gli investimenti hanno un tasso di crescita superiore ad altri settori: dal 2016 sono aumentati di oltre quattro volte contro le 2.6 di Health e l’1.4 dell’intero comparto fintech: 7.3 miliardi dollari a livello globale contro l’1.8 del 2016, appunto.

Nei primi mesi del 2021 sull’Insurtech europeo si sono già riversati 1,8 miliardi con 34 round superiori ai 2 milioni

dicono ancora le analisi di Dealroom, che prevedono una chiusura d’anno a 4,2 miliardi con 78 round. Stiamo parlando di un mercato valutato 23 miliardi, valore che al 2024 dovrebbe arrivare a 1.6 trilioni.

Insomma, il gioco comincia a farsi duro. E l’Europa diventa attraente. Anche nell’insurtech ci sono i megaround (come quelli della tedesca Wefox che presto arriverà in Italia – 650 milioni, valutazione 3 miliardi – o l’inglese Bought by Many – 350 milioni, valutazione oltre 2 miliardi). Per la prima volta quest’anno un fondo come Sequoia ha investito nel Vecchio Continente, in Germania e in Francia.

Sono lontani i tempi in cui Peter Thiel, founder di PayPal ma anche di Palantir, definiva l’Europa “un fannullone da cui aspettarsi poco”

Il suo fondo Mthral Capital ha guidato a metà giugno un round da 30 milioni sulla fintech inglese Generation Home. Sarà perché UK è adesso fuori dall’Europa? È molto più probabile che Thiel abbia cambiato idea, come molti altri investitori nordamericani e del Far East che adesso vedono nell’Europa un potenziale di crescita e di cambiamento ancora tutto da cavalcare. Ma dove stanno guardando? Nella solita Gran Bretagna, certo, ma anche in Germania e in Francia.

Dove vanno i capitali? Gran Bretagna, Germania, Francia. E l’Italia?

I capitali stanno andando verso quegli ecosistemi più maturi e dove l’innovazione è meglio accolta e considerata. Il vantaggio non è solo per le startup finanziate, che così hanno più probabilità di diventare vere aziende, ma per tutto il sistema economico e delle imprese di quei Paesi. Non mancherà molto che gli unicorni tedeschi o francesi si muoveranno alla conquista dell’Italia, mangiando quote di mercato agli incumbent e alle startup. L’onda sta salendo: l’Italia è pronta a cavalcarla? Se non lo farà, qualcuno in un futuro prossimo probabilmente dirà non tanto che siamo fannulloni ma bamboccioni si.

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Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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Investimenti insurtech 2020 nel mondo, nuovo record a 7 miliardi: ecco i settori in crescita

Nonostante le difficoltà iniziali, il 2020 segna un nuovo record per il mondo insurtech: gli investimenti globali nel settore hanno toccato i 7,1 miliardi, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. In crescita anche gli accordi chiusi, che raggiungono quota 377 nei quattro trimestri (+20%).

Investimenti insurtech 2020, la svolta del Covid-19

Secondo l’ultimo report della società di consulenza Willis Tower Watson, che ha rilasciato i dati, dal punto di vista operativo la pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto eccezionale, portando a cambiamenti che sarebbero stati irraggiungibili attraverso iniziative individuali o anche settoriali.

L’industria assicurativa, infatti, ha dimostrato di poter funzionare in modo completamente digitale, e ha risposto in modo appropriato alle sfide che si sono presentate negli ultimi 12 mesi.

Le difficoltà non erano indifferenti. Nel 2020, gli assicuratori hanno pagato $55 miliardi in compensazioni ai propri clienti: l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del nuovo coronavirus si posiziona così al secondo posto tra gli eventi con maggiori esborsi per il mondo assicurativo, dopo l’uragano Katrina del 2005 ($82 miliardi).

Anche i ritorni sugli investimenti hanno subito i contraccolpi della pandemia, causando perdite per $150 miliardi, e si stima che in totale il settore abbia visto un calo nei profitti del 25,2% rispetto al 2019.

Dall’altro lato della medaglia, però, il mondo assicurativo può fare affidamento su un alleato destinato a diventare sempre più importante: la tecnologia, che si presenta già da ora come lo strumento chiave per superare il momento di incertezza attuale.

2020, l’inizio lento e poi la ripresa

In ambito insurtech, l’anno è iniziato in modo decisamente deludente: nel primo trimestre 2020 gli investimenti sono stati pari a $912 milioni, circa la metà dell’importo raccolto nel trimestre precedente.

I mesi di aprile, maggio e giugno hanno però invertito la tendenza, anche grazie a operazioni come l’entrata in borsa di Lemonade e le acquisizioni di Hippo (con Spinnaker) e Buckle (con Getaway).

La ripresa è proseguita anche nel terzo trimestre, quando gli investimenti hanno toccato i $2,4 miliardi, di cui il 70% attribuibili ai mega round di Bright Health e Ki ($500 milioni a testa), Next Insurance ($250 milioni), Waterdrop ($230 milioni), Hippo ($150 milioni) e PolicyBazaar ($130 milioni).

Infine, negli ultimi tre mesi dell’anno gli investimenti sono stati pari a $2,1 miliardi, divisi su 103 operazioni chiuse in 23 Paesi.

Investimenti insurtech 2020, i settori principali

Le compagnie specializzate in polizze contro danni e infortuni (P&C) continuano ad attrarre la maggior parte degli investimenti (il 67% del totale), ma risulta molto promettente anche l’ambito delle assicurazioni mediche e sulla vita (L&H).

Diverse startup nell’ultimo settore hanno già in programma di fare il proprio ingresso in Borsa nel 2021, tra cui Oscar Health e Waterdrop. Inoltre, il settore L&H ha visto crescere la propria diversificazione da un punto di vista geografico chiudendo investimenti in ben 13 Paesi nel quarto trimestre, dal Sudafrica alla Svizzera.

Altro ambito che si sta imponendo sulla scena insurtech internazionale è quello delle assicurazioni intelligenti per la casa offerte da compagnie come Hippo, che a novembre ha raccolto $350 milioni, e Luko, startup parigina che in dicembre ha raccolto $60 milioni.

Le previsioni per il 2021

In generale, il 2020 è stato l’anno in cui la tecnologia si è affermata definitivamente come strumento chiave per il settore assicurativo, e che ha visto emergere l’importanza di servizi flessibili e adatti anche ai lavoratori della gig economy o ai gestori di piccole attività.

Diverse compagnie insurtech hanno già in programma di entrare in Borsa nel 2021, approfittando del generale entusiasmo mostrato dai mercati per l’innovazione, anche se Willis Tower Watson mette in guardia rispetto ai potenziali rischi che il processo potrebbe portare con sé.

Inoltre, seguendo il trend di crescita che si è sempre riconfermato negli ultimi anni, nel 2021 il numero di operazioni chiuse nel mondo insurtech potrebbe salire ulteriormente, superando anche i 400 accordi.

L’articolo Investimenti insurtech 2020 nel mondo, nuovo record a 7 miliardi: ecco i settori in crescita proviene da InsuranceUp.


Insurtech Q3, nuovo record, 2,5 miliardi di dollari

Un livello di investimenti senza precedenti. Così Willis Towers Watson introduce il suo report periodico degli investimenti insurtech a livello globale. Un anno tutto particolare, come sappiamo, ma che sta comunque riservando sorprese in determinati settori, ad esempio gli investimenti in startup dell’insurance technology, quanto meno oltreoceano. Le operazioni hanno riguardato sia nuovi round, anche molto elevati (ad esempio, Bright Health ha raccolto 500 milioni di dollari americani in questo trimestre), in società già finanziate e questo ha rappresentato per molti investitori una sorta di ‘messa in sicurezza’ del proprio investimento, o comunque un finanziamento a basso rischio.

Il Covid-19 ci ha messo lo zampino, la prospettiva di una recessione economica all’orizzonte ovviamente rende gli investitori più cauti nella scelta di cosa andare a finanziare: le startup insurtech anche acerbe, senza alcuna metrica, al primo investimento sono attraenti, sono una novità, magari riguardano qualche tecnologia emersa con la pandemia, e in ogni caso rappresentano investimenti (ed eventuali perdite) contenuti; non c’è rischio, o quasi, a finanziare realtà insurtech oramai solide, come Bright Health, che magari si stanno preparando alla quotazione in Borsa.

Chi ci rimette in questo contesto polarizzato sono tutte quelle società che stanno nel mezzo, una vera terra di nessuno, dicono gli analisti di Willis Towers Watson: le insurtech che in questo momento avrebbero bisogno di un round B o C, lottano per sopravvivere. E il ‘funding gap’ si allarga.

“La sfida più difficile che le Insurtech meno consolidate dovranno affrontare in relazione a questo rallentamento dell’attività di investimento (e, molto probabilmente, delle partnership) è la sua durata. Se da un lato questo “gap” è indubbiamente una caratteristica naturale dell’investimento, dall’altro è anche un sintomo dell’attuale recessione indotta dalla COVID-19. Questa imminente recessione potrebbe durare per un bel po’ di tempo. Le strategie tecnologiche in atto saranno chiare: sopravvivere a questo nuovo mondo impetuoso. L’impatto di un rallentamento economico, unito a un’impennata delle attività da remoto, pone le Insurtech meno forti di fronte a una crudele ironia: proprio nel momento in cui il vero valore della tecnologia è così reale e manifesto nel nostro settore, la linfa vitale delle insurtech emergenti, che hanno bisogno di round di serie B e C per crescere, si è inaridita”.

Gli investimenti insurtech del Q3

Sei mega-round di 100 milioni di dollari o più hanno rappresentato più di due terzi dei finanziamenti totali del Q3, tra cui Bright Health, Ki, Next Insurance, Waterdrop, Hippo e PolicyBazaar. La percentuale delle operazioni early-stage è cresciuta al 57%, con un incremento di 15 punti rispetto ai livelli pre-COVID-19, sostenuta in particolare dalle start-up P&C. Più della metà delle insurtech con un round di Serie A raccoglieva capitale per la prima volta e ha ottenuto in media 10,9 milioni di dollari. Le società insurtech che cercano investimenti di fascia media della Serie B e C, tuttavia, hanno visto ridursi le deal share di quasi 9 punti percentuali. Gli investitori non industriali, compresi il venture capital e il private equity, hanno predominato nei round più piccoli e i riassicuratori in quelli più grandi.

Gli investimenti nel settore P&C (Danni) hanno predominato, ma la quota degli investimenti nel settore L&H (Vita-Salute) è aumentata, con un incremento di 3 punti nel 3° trimestre 2020 fino al 30%. Ciò è stato determinato da una quantità sproporzionata di finanziamenti L&H nei mega-round che hanno ricevuto un vero capitale di “crescita”, con L&H che ha rappresentato tre delle sei operazioni, e il 49% del totale dei finanziamenti dei mega-round del terzo trimestre.

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Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

Le startup vincitrici di Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity

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CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
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AWorld: è una startup innovativa con uffici a Torino e a New York che investe nella sostenibilità e nel futuro del pianeta, con l’obiettivo di creare una cultura sostenibile attraverso il pubblico, le aziende e le istituzioni. AWorld ha creato una piattaforma social-gamified che premia gli utenti per azioni e comportamenti sostenibili, usando il sistema della gamification.

 

Affitto Certificato: è una startup innovativa che sta costruendo la prima banca dati che racchiude buoni affittuari. La startup si propone di prendere il concetto di feedback e di curriculum e di applicarli al mercato degli affitti, approfittando di prodotti bancari e assicurativi aperti, in modo da consentire ai proprietari di trovare buoni inquilini e agli inquilini di dimostrare di essere dei corretti e bravi affittuari. Sulla base di ciò, Affitto Certificato ha creato il Tenant Digital Curriculum, un report unico che permette agli inquilini di dimostrare di essere bravi inquilini. La mission della startup è quindi quella di creare uno standard per affittare una casa in modo rapido e sicuro. 

 

Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

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Data Strategy: quali sono le 3 fasi principali del processo di relazione con il cliente?
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Per il mondo assicurativo il dopo Covid-19 è già iniziato

I dati, come spesso accade, aiutano a capire. La ricerca on line di prodotti assicurativi per la salute è cresciuta nelle ultime settimane dell’800%. In forte aumento anche la ricerca di coperture per annullamento eventi da rischi da contagio virale nelle attività di servizio (retail, turismo, trasporti) cresciuta di oltre il 650%.

Il traffico digitale sulle offerte di alcuni prodotti per la persona e la famiglia (casa, Vita, salute, animali domestici) e le richieste d’informazione (via mail telefono, chatbot) su questi prodotti sono aumentate del 30%. Un interesse di analoga entità si è registrato, da parte delle imprese, per le coperture dei rischi da business interruption.

Le tendenze sono state rilevate nelle ultime tre settimane dalla piattaforma di YOLO. Prevedibili, data l’eccezionalità dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ma forse anche anticipatorie di quanto vedremo nel prossimo futuro. Per una semplice ragione: la sensibilità di persone e imprese per la protezione dai rischi sarà molto più forte, e per lungo tempo, di quella che abbiamo conosciuto fin qui. Sta quindi per aprirsi una fase che richiederà all’industria assicurativa nuove risposte, in termini di prodotti e servizi di supporto, verosimilmente caratterizzate dall’impiego delle tecnologie digitali.

L’accelerazione delle innovazioni tecnologiche segue le crisi

E’ interessante notare che le due grandi crisi degli anni duemila (lo scoppio della bolla internet e il terrorismo globale nel 2000 e 2001; la crisi scatenata dai subprime nel 2008) hanno determinato un’accelerazione nella digitalizzazione delle abitudini di vita e consumo. Google, Amazon, Ebay e Paypal nacquero all’inizio degli anni duemila mentre la crisi del 2008 ha preparato il terreno allo sviluppo del fintech e alla diffusione globale di servizi di diversa natura (Uber e Airbnb per citarne qualcuno).

La crisi di questi giorni ha origini diverse (pur rispettando la periodicità decennale) ma lo schema potrebbe ripetersi: repentini cambiamenti nel mindset del consumatore determinati dalla profondità dell’impatto emotivo, emergere di una nuova domanda e nascita di servizi, (abilitati dall’innovazione tecnologica digitale) capaci di rispondere alle mutate condizioni.

Sarà così anche questa volta? E’ possibile. Le parole chiave del nuovo paradigma saranno disintermediazione, e-commerce, AI, teleworking, digital health e c’è da aspettarsi:

· una maggiore domanda di protezione legata alla percepita imprevedibilità e intensità degli eventi rischiosi (gli effetti del Covid-19 lasceranno prevedibilmente un segno indelebile);

· un uso più intenso dei canali digitali per individuare e acquistare i prodotti più adeguati ai nuovi bisogni.

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E’ evidente che questo scenario metterà seriamente alla prova l’intera industria dei servizi alla persone alle imprese e che gli operatori fintech e insurtech assumeranno un ruolo centrale.

A che punto è l’industria assicurativa

Per affrontare con successo queste nuova fase l’industria assicurativa italiana dovrà lavorare su due fronti: l’offerta, in termini di estensione delle coperture e personalizzazione (se n’è avuta una prova di fronte alle richieste di questi giorni); l’organizzazione distributiva, per renderla più adatta al contesto socio-economico.

L’approssimarsi di un ciclo come quello appena descritto apre spazi inattesi. La penetrazione relativamente minore delle assicurazioni in Italia è stata a lungo motivata con una cultura italiana poco incline alla gestione preventiva dei rischi. Può essere. Certo, il mindset di famiglie, imprese e professionisti è destinato a cambiare: per rispondere a questa evoluzione servirà riformare l’industria.

Di qui l’urgenza, per compagnie e intermediari, di destinare risorse agli investimenti in tecnologia e capitale umano (funzionali all’innovazione dell’offerta e dei modelli operativi e di distribuzione) e di costruire alleanze strategiche per affrontare il mercato, più grande dell’attuale, che prenderà forma dopo la crisi.

Velocità d’intervento e capacità d’investimento, dunque: saranno questi due fattori, più che l’attuale posizione competitiva, a determinare la gerarchia nell’industria assicurativa come è già avvenuto in altri settori (banking, distribuzione retail, informazione).

L’agenda delle priorità per il prossimo futuro

In sintesi: stiamo per entrare in una nuova fase del mercato dei servizi; l’industria assicurativa italiana ha un’opportunità di sviluppo che potrà cogliere accelerando l’innovazione. L’agenda, per gli operatori della filiera, è fatta di cinque priorità.

1. Progettare strategie di business fondate sull’integrazione tra insurtech e modelli tradizionali.

2. Pianificare gli investimenti della propria impresa in capitale tecnologico e umano ma costruire alleanze anche per investimenti di sistema (nell’area della formazione, per esempio).

3. Dotarsi rapidamente di nuove competenze professionali e tecnologiche.

4. Progettare un’offerta customer centric e mobile centric.

5. Fare sistema per promuovere una normativa funzionale alla distribuzione della nuova offerta.

Se rispetteremo quest’agenda, daremo una risposta efficace alle nuove domande di protezione e sicurezza di cittadini e imprese, l’industria continuerà a contribuire alla crescita economica e, forse, non parleremo più di un Paese sotto assicurato.

Simone Ranucci Brandimarte, Presidente e Co-fondatore YOLO Group

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Secondo Gartner le aziende che non adotteranno l’AI entro il 2022 non saranno competitive
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Gianluca De Cobelli, CEO e Co-fondatore YOLO Group

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