Open Insurance, 7 ecosistemi ad alto potenziale per il futuro dell’assicurazione

Il futuro dell’ecosistema assicurativo è nell’open insurance. Come già avvenuto per l’open banking in relazione al mondo dei pagamenti digitali, anche il settore assicurativo si sta aprendo ad ecosistemi esterni, con la possibilità di proporre e fruire di polizze su piattaforme operanti in settori non assicurativi: un trend che rivoluzionerà il rapporto tra assicurazioni e clienti.

L’applicazione dell’open innovation al settore insurance è una grande scommessa per il futuro dell’ecosistema: un’opportunità di attirare sul mercato nuovi attori e creare, con le loro proposte, la nuova domanda per conquistare i clienti in cerca di innovazione.

“Per innovare realmente il settore assicurativo non basta proporre online quello che prima si vendeva in agenzia, ma serve un totale cambio di approccio” spiega Pietro Menghi, CEO di Neosurance, scaleup insurtech globale che ha sviluppato una Open Insurance Platform As A Service. “Se il cliente è prima di tutto un consumatore digitale, il dialogo deve iniziare dalle community digitali per lui più rilevanti nei vari momenti della sua giornata.”

Con l’open insurance, l’assicurazione “entra” nei contesti digitalizzati che frequentiamo ogni giorno, dall’app per fare sport a quella per noleggiare un monopattino elettrico e così via.

Ecco quali saranno i maggiori ambiti di applicazione.

Open insurance e Smart Home

Si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti raggiungeranno i 129 miliardi di dollari nel 2021. Tra questi sono inclusi anche prodotti smart home.

La possibilità di controllare le case attraverso la domotica sta aprendo diverse possibilità in materia di assicurazione contro furti, incendi e altri rischi domestici. L’integrazione fra sistemi assicurativi e dispositivi intelligenti consentirà ad esempio di attivare (e pagare) una polizza contro furto o incendio solo quando un sensore non rileva la nostra presenza in casa o se porte e finestre sono state chiuse con uno smart lock. L’impatto sarà notevole anche sul fronte riduzione delle frodi, grazie a un migliore controllo sui dati.

Open Insurance e Sport

Il settore sport & fitness sta subendo una grande trasformazione, con la sempre maggiore integrazione di servizi digitali. Solo Nel 2020, complice l’emergenza covid, nel mondo sono state lanciate 71.000 nuove app dedicate al fitness e alla salute: segno di un mercato in rapida espansione.

Le community digitali di sportivi, utenti molto attivi di app di prenotazioni, corsi online e fitness tracker, rappresentano inoltre una delle categorie più soggette a infortuni. La condizioni ricorrenti di rischio in quest’ambito cambiano sensibilmente in base a disciplina, età e molti altri aspetti che, analizzati in chiave big data, possono fornire informazioni preziose per la proposta di micro-polizze istantanee o prodotti più complessi, personalizzati in base alle reali esigenze dei singoli.

Open Insurance e Energia

Altro ambito di grande potenziale è il settore energia. L’integrazione con i sistemi di smart metering dei nuovi contatori connessi e le app con cui paghiamo le bollette consente di attivare coperture di vario tipo per garantire la continuità del servizio anche quando, ad esempio, una persona perde il lavoro o si trova ad affrontare spese inattese. Solo negli Stati Uniti, nell’ultimo anno, si è generato un debito di circa 40 miliardi di dollari di bollette non pagate, secondo i dati riportati dalla National Energy Assistance Directors’ Association.

Open Insurance e Micromobilità 

La micromobilità urbana sta vivendo un boom e con essa stanno crescendo i bisogni di copertura. Secondo recenti studi, ad oggi sarebbero circa 30mila i monopattini in sharing e circa 800mila quelli di proprietà. Se per i primi è già obbligatoria l’assicurazione per responsabilità civile verso terzi, resta il problema dei mezzi privati e comunque della copertura infortuni/danni subiti dal conducente.

Integrando su ogni mezzo un dispositivo connesso, è possibile identificare il monopattino/bici e, quindi, renderlo assicurabile attraverso una sorta di ”RCA” dedicata, che presto potrebbe essere obbligatoria. Grazie ai paradigmi dell’Open Insurance, gli assicuratori potranno interagire con app e community della micromobilità urbana, pubblica e privata, fornendo proposte assicurative più complete e soluzioni attivabili solo in base al reale utilizzo del mezzo.

Open Insurance e lavoro freelance e Gig economy 

Nel 2020 il 72% delle nuove P.IVA è stato aperto da una persona fisica. Anche se sempre più numerosi, i lavoratori autonomi godono ancora di scarse tutele in termini di salute, assistenza legale, infortuni, maternità e altri fattori che possono mettere seriamente a rischio la possibilità di lavorare e di avere un reddito continuativo.

Tramite piattaforme interconnesse, chi svolge un lavoro freelance – che si tratti di un consulente, di un rider o di un autista – sarà in grado di accedere più facilmente a polizze personalizzate in termini di costo, tempi e bisogni. Il canale digitale metterà a disposizione soluzioni molto più semplici e accessibili per queste categorie produttive, che si tratti di una protezione giornaliera sugli infortuni o di una annuale contro i rischi informatici in smart working.

Un esempio di successo in questo ambito è Zego, startup insurtech londinese dedicata proprio alla copertura dei nuovi servizi di mobilità, che ad aprile 2021ha raggiunto lo status di unicorno.

Open Insurance e Sanità digitale

Secondo Statista il mercato delle soluzioni di telemedicina, o eHealth, oggi vale 45 miliardi di dollari e potrebbe toccare i 175 miliardi entro il 2026.

La possibilità di accedere a parametri e indicatori sulla salute delle persone permette di elaborare profili di rischio sempre più precisi e suggerire strumenti di protezione e assistenza anche agli utenti meno consapevoli, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale. Non solo: è possibile valorizzare gli stili di vita più virtuosi, monitorando attività legate a sport e benessere. Una sempre maggiore integrazione tra ecosistemi di telehealth e wellness con quelli assicurativi faciliterà anche l’intero processo di gestione delle informazioni, rimborso delle cure, erogazione di indennizzi, riducendo sensibilmente il rischio di frodi e i tempi di istruttoria e burocrazia.

Open Insurance e Connected Car

Quella dell’auto connessa è uno dei maggiori settori trainanti della connected insurance. Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha già almeno un prodotto connesso sul mercato. ABI Research stima che saranno messe sul mercato oltre 115 milioni di auto connesse entro il 2025, e secondo una ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 sono 17,3 milioni i veicoli connessi solo in Italia, quasi il 45% del parco circolante.

Il settore assicurativo ha iniziato ad integrarsi con dispositivi e app collegati alle automobili, per offrire polizze digitali più flessibili, basate sui chilometri effettivamente percorsi o sullo stile di guida, premiando i soggetti più virtuosi. Analizzando velocità, frenate, sterzate e altri parametri, non solo è possibile elaborare assicurazioni profilate, ma anche prevenire i rischi attraverso suggerimenti personalizzati.

Secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

Allo stesso tempo, risulta più semplice ed efficace fornire assistenza in tempo reale in caso di incidente e aprire un sinistro.

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Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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On-demand insurance, la strada è lunga

‘Il ragazzo è intelligente, ma un po’ svogliato’, quante volte i genitori se lo sentono dire dai professori.

E’ una buona metafora per descrivere quello che sta succedendo nel settore delle assicurazioni on-demand, dove il potenziale è enorme, c’è un trend positivo, ma i numeri sono ancora bassi.

A fare il punto della situazioni una ricerca dell’Italian Insurtech Association (IIA), l’associazione senza scopo di lucro costituita da tutte le componenti della filiera del mercato assicurativo (compagnie e broker; banche e intermediari finanziari; società specializzate in tecnologie abilitanti e marketing digitale assicurativo, nata in Italia da circa un anno, con l’obiettivo di accelerare l’innovazione dell’industria assicurativa.

Secondo i principali dati di questa ricerca, nel 2020 c’è stato un incremento del transato (+250%) delle polizze on-demand e una maggiore conoscenza dell’offerta prodotti (+310%).

Guardando al bicchiere mezzo pieno, il 2020 è stato in effetti il primo vero anno in cui le polizze on-demand hanno iniziato a penetrare il mercato assicurativo italiano: sono state 385.000 le persone che hanno acquistato queste soluzioni, pari all’1,2% della popolazione digitale. La crescita, rispetto ai dodici mesi precedenti, è stata sia nel transato (250%) sia nella maggiore conoscenza del prodotto (+310%).

Gli incrementi sono a tre cifre, ma i numeri sono ancora lontani dalle medie europee: l’1,2% di penetrazione nel target digitale italiano – ovvero di coloro che hanno effettuato almeno 1 acquisto di beni e servizi on line negli ultimi 12 mesi – è limitato rispetto al 3,3% del Centro Europa e, soprattutto al 6,1% del Regno Unito.

Simone Ranucci, Presidente dell’Italian Insurtech Association, ha dichiarato: “Le polizze on-demand rappresentano una grande opportunità di crescita per l’intera filiera del mercato assicurativo. Le caratteristiche di flessibilità, personalizzazione e trasparenza che qualificano l’offerta on demand sono la risposta potenzialmente più efficace per rispondere ai bisogni emergenti di protezione, alle nuove abitudini di consumo e per raggiungere segmenti di mercato fin qui non raggiunti dall’offerta. Presenteremo a breve i risultati di uno studio sul potenziale di crescita delle polizze on-demand: stanno emergendo indicazioni che daranno certamente impulso agli investimenti delle compagnie assicurative”.

Quali sono le polizze on-demand?

Sul mercato sono attualmente presenti quattro tipologie di polizze on-demandinstant, cioè che si attivano al momento dell’acquisto; micro, ovvero con un prezzo molto conveniente, in quando ristrette ad un periodo temporale ristretto o ad un singolo evento; pay-per-use, cioè pagabili sulla base del reale utilizzo; inclusive, ovvero offerte in bundling ad un prodotto o servizio venduto in modalità digitale.

Gli italiani conoscono le polizze on-demand?

Secondo lo studio, l’11% della popolazione digitale italiana è consapevole dell’esistenza delle polizze on-demand. Tra le 385.000 persone che hanno acquistato una delle quattro tipologie negli ultimi 12 mesi, ai primi posti troviamo le soluzioni inclusive (55%) e quelle pay-per-use (33%, in particolare per la casa o gli animali domestici). Mentre instant e micro (specie per coperture infortunio giornaliere e coperture viaggi giornaliere) pesano rispettivamente per il 32 e il 23%.

La quasi totalità (97%) si è mostrata soddisfatta sia dell’esperienza di acquisto che del prodotto, nonché disponibile al riacquisto.

Solo il 24% di coloro che hanno acquistato un prodotto assicurativo on-demand non aveva mai acquistato una polizza assicurativa, mentre quasi uno su tre (32%) ha utilizzato più di un prodotto on-demand nel corso del periodo in oggetto. Circa due terzi degli acquisti (65%) avviene in concomitanza con l’acquisto di un altro bene o servizio digitale.

Quali sono i canali di acquisto?

Interessanti anche i dati che riguardano il canale: il 60% ha affermato di aver acquistato tali polizze da un distributore non assicurativo (es. banca, utility, e-commerce), il 35% da un broker digitale e solo il 5% da una compagnia.

Anche in relazione ai futuri acquisti, i clienti preferiscono (41%) il canale banca; al secondo posto (21%) brand riconosciuti del mondo telco, utility ed e-commerce; al terzo (18%) Amazon ed Apple.

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Micropolizza full digital per lo sport, Neosurance fa partnership con Sportclubby

Lo sport ha bisogno di ripartire, anche quello praticato a livello individuale.

La sicurezza nella pratica dello sport è sempre stata un po’ sottovalutata in ambito amatoriale, eppure vi sono tanti infortuni che avvengono nella partita a calcetto tra amici, sulle piste da sci, a cavallo, durante un allenamento di kickboking, ma persino facendo pilates…

Secondo gli ultimi dati dell’Istat (purtroppo del 2015) nel nostro Paese sono circa 20 milioni le persone impegnate a vario titolo in una attività sportiva e mediamente si registrano circa 300 mila infortuni all’anno, sebbene una percentuale molto alta di questi infortuni (circa il 70%) non necessiti di cure ospedaliere. Tuttavia, anche nei casi meno gravi, è una situazione spiacevole, che può generare spese impreviste, richiedere assenze dal lavoro, ecc.

Una microassicurazione può farci sentire più sereni nell’affrontare lo sport, ed è proprio il nuovo servizio offerto da Sportclubby –  l’app più scaricata in Italia per prenotare corsi, campi e servizi dedicati a qualsiasi sport  – che grazie alla partnership con l’insurtech Neosurance, permette ora agli iscritti di acquistare una microassicurazione per ogni tipo di infortunio che possa capitare durante l’attività fisica.

La proposta di protezione studiata e diffusa assieme a Neosurance per la community di utenti dell’app si chiama SportCare by Sportclubby. La protezione prodotta da Net Insurance – che si occupa anche della liquidazione dei sinistri – protegge istantaneamente tutti gli utenti per allenamenti, lezioni o eventi sportivi amatoriali prenotati con Sportclubby, garantendo indennizzi economici prestabiliti in caso di infortunio, senza dover dimostrare le eventuali spese mediche sostenute.

La polizza, che ogni utente potrà acquistare tramite l’app durante la prenotazione di un corso o di un evento sportivo, è valida 24 ore su 24, si potrà acquistare per un giorno, una settimana, 30 giorni o un anno, attivabile istantaneamente e con la possibilità, in caso di infortunio, di denunciare il sinistro direttamente dall’app. Inoltre, per tutta la durata della polizza, questa microassicurazione protegge sempre l’utente, anche al di fuori dell’ attività sportiva, per esempio nel tragitto per recarsi in palestra.

La piattaforma di Sportclubby è usata da oltre 650 centri e trainer e 250 mila utenti, per più di 100 discipline differenti.

“Ospitare servizi di protezione all’interno della nostra app è un passaggio fondamentale per Sportclubby,annuncia Biagio Bartoli, CEO di Sportclubbyvisto che questo permetterà all’utente di aumentare ulteriormente l’attenzione verso il proprio benessere fisico e sviluppare non solo uno stile di vita più sano ma anche più sicuro e protetto”.

Neosurance è la realtà tutta italiana, una insurtech che si è specializza proprio in tecnologie che abilitano le micropolizze. La collaborazione con Sportclubby dimostra come la strada maestra per la crescita delle microassicurazioni passi da partenership  tra differenti player del mercato, in particolare tra chi ha una community di utenti/clienti ai quali offrire un nuovo servizio sinergico con i propri e l’insurtech.

“Fare innovazione nel mercato assicurativo – spiega Pietro Menghi, CEO di Neosurance – non significa soltanto riformulare le caratteristiche di una polizza ma vuol dire rivoluzionare l’approccio e la relazione con il cliente finale in maniera personalizzata, rapida e full digital”.

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Microassicurazioni e telemedicina, l’insurtech Bima raccoglie altri 30 milioni

A cominciare dal 2016 BIMA ha fatto molto parlare di sè. Svedese, guidata da due giovani manager, Gustavf Agartson (un talento della sostenibilità) e la sua vice Mathilda Strom, la società ha raccolto fino a oggi oltre 200 milioni di dollari, tra cui un recente investimento da 30 milioni che coinvolge Allianz X e Leapfrog, che avevano già partecipazioni e il fondo cinese  CreditEase Fintech Investment Fund (CEFIF).  E’ nata proponendo microassicurazioni mobile-first nei Paesi emergenti attraverso un modello di business molto particolare: Bima stringe partnership con operatori di telefonia mobile e compagnie di assicurazione, in sostanza fa da ponte tra questi due provider per fornire polizze vita, salute e infortuni tramite telefono cellulare. I vantaggi emergono per tutti: i provider di servizi mobile rafforzano la propria relazione con i clienti e le assicurazioni aumentano la base clienti in mercati difficili da raggiungere, inoltre la società offre loro la collaborazione sul fronte dello sviluppo del prodotto e della distribuzione attraverso una propria rete di agenti locali “formati”: nei mercati di riferimento per BIMA è infatti molto importante creare la “cultura” sull’importanza dell’assicurazione e il contatto umano è sotto questo profilo insostituibile.

Questo modello è attecchito e ha cominciato a crescere come un veloce rampicante, sostenuto da investimenti.

Con lo scoppio della pandemia, Bima oltre alle polizze di assicurazione vita e sanitaria, a cominciato a offrire servizi di telemedicina e ha fatto boom di richieste del servizio, e anche di  ampliamento dello stesso per includere programmi sanitari per la gestione delle malattie e l’offerta di sconti per le farmacie.

Gustaf Agartson, fondatore e CEO della BIMA, ha dichiarato in una nota stampa: “L’inizio di COVID-19 ha reso evidente il valore della telemedicina, per aiutare a prevenire la diffusione delle malattie, e l’importanza dell’assicurazione, per la pace della mente. Attraverso soluzioni digitali, e un tocco umano, siamo stati in grado di servire le comunità difficili da raggiungere con strumenti e servizi che portano loro sicurezza in un momento così difficile. I fondi che abbiamo raccolto ci permetteranno di espandere le nostre attività e di investire ulteriormente nella nostra offerta di prodotti che ci aiuteranno a crescere rapidamente per soddisfare la domanda senza precedenti dei nostri servizi”.

BIMA ha ora registrato 2 milioni di consulenze di teleassicurazioni e ha in portafoglio circa 35 milioni di polizze assicurative e sanitarie, facendo crescere la sua base di clienti di circa 11 milioni di persone negli ultimi due anni. Attualmente è attiva in 10 Paesi – Ghana, Tanzania e Senegal in Africa; e in Bangladesh, Cambogia, Indonesia, Malesia, Malesia, Pakistan, Filippine e Sri Lanka in tutta l’Asia.

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Una startup svedese fa le polizze per l’economia circolare, ecco come funziona

Oggetti, spazio immobili e veicoli: sono tutte le categorie di beni che assicura Omocom, startup insurtech svedese, che distribuisce microassicurazioni on-demand per la sharing e circular economy. E che ha appena concluso un importante investimento pari a 3,7 milioni di euro che si aggiunge a un altro già ottenuto nel 2019 da 1,1 milioni di euro, volti a finanziare lo sviluppo tutta la sua tecnologia per la valutazione del rischio, l’individuazione delle frodi, la sottoscrizione, la reportistica, i pagamenti e la gestione dei sinistri.

Cosa fa esattamente? Abbatte una barriera e con questo fa del business e lo fa fare alle compagnie con le quali lavora, visto che è un distributore.

L’economia circolare incoraggia la condivisione di prodotti sotto-utilizzati o che verrebbero gettati via. E’ da qui che sono nati nuovi modelli di business come la condivisione peer-to-peer, il noleggio business to consumer e i mercati di rivendita. Ma a volte c’è un freno,che è la paura dei proprietari di vedersi danneggiate le proprie cose, paura che può essere certamente colmata da una polizza. “Vogliamo utilizzare le assicurazioni come strumento per incentivare gli scambi su queste piattaforme circolari, creando così le condizioni per un utilizzo più ampio e prolungato dei prodotti”, afferma il CEO Ola Lowden.

Orson Stadler di Mustard Seed MAZE, uno degli investitori, spiega ulteriormente: “Riducendo il rischio sulle transazioni, omocom aumenta la probabilità di modificare efficacemente i modelli di consumo e contribuisce a spezzare il ciclo di acquisto di articoli per il non utilizzo”.

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La startup insurtech è stata fondata da Lowden, Emanuel Badehi Kullander e Tobias Mård nel 2017. Lavorando con i ricercatori delle università svedesi, hanno sviluppato algoritmi che per la valutazione del rischio in tempo reale sulle piattaforme e marketplace. L’azienda è stata infine lanciata a ottobre 2019 e conta circa 15.000 clienti.

Il nuovo finanziamento aiuterà l’azienda a crescere in diversi modi: sviluppare il prodotto, espandersi in nuovi mercati verticali ed entrare in nuovi mercati al di fuori dei paesi nordici.

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Neosurance, l’insurtech italiana delle polizze istantanee, ha nuovi soci e capitali

Complessivamente ha raccolto in questi anni capitali per circa 3 milioni di euro. E’ una delle pochissime startup italiane che hanno avuto la possibilità di accedere a un percorso di accelerazione al Plug and Play Tech Center, Silicon Valley.

La società insurtech Neosurance, fondata a Milano da Neosperience e Digitaltech International, ovvero Andrea Silvello e Dario Melpignano, è giunta a un nuovo punto di spinta grazie  a una nuova iniezione di capitali per un valore di 1,1 milioni di euro, investimento che ha coinvolto nuovi soci tra cui Luiss Alumni 4 Growth, Net Insurance e un gruppo di investitori guidato da Mezzetti Advisory Group.

Gli investitori hanno complessivamente finanziato la scaleup per 1,1 milioni di euro, a una valutazione pre-money di 10 milioni.

“Sono orgoglioso che nonostante questo periodo così difficile sia stata conclusa questa operazione. Da un lato questa è un’ulteriore conferma del valore della nostra soluzione e dall’altro una testimonianza della fiducia e determinazione dei nostri nuovi investitori.” – ha commentato Andrea Silvello, Presidente di Neosurance.

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“Sono molto soddisfatto di accogliere nella compagine di Neosurance soci di questa levatura, che sono certo contribuiranno con la loro esperienza e sistema di relazioni a sviluppare ancor più velocemente questa nostra scale-up verticale, dedicata al mondo insurtech, già così apprezzata in Italia e all’estero.” ha dichiarato Dario Melpignano, CEO di Neosperience e Consigliere di Neosurance.

Cosa fa Neosurance

Neosurance ha sviluppato una soluzione evoluta, basata sul Machine Learning e la Digital Customer Experience, in grado di raccogliere ed elaborare i dati contestuali con un approccio di auto-apprendimento. Compagnie assicurative e community possono utilizzare la soluzione per offrire la polizza assicurativa più adatta, quando e dove serve: una notifica personalizzata sullo smartphone permette di acquistare una copertura specifica con pochi clic e a un costo minimo. L’offerta di Neosurance è stata recentemente ampliata per offrire digitalmente anche polizze innovative “a consumo” e di lunga durata, anche attraverso altri intermediari assicurativi.

“Connettiamo le assicurazioni (anche riassicuratori e broker) – ci aveva detto in questa intervista Pietro Menghi – con community digitali di utenti, costituite da app e siti web, interessate a veicolare proposte assicurative che siano interessanti per il cliente finale perché tagliate su misura sulle sue specifiche esigenze contingenti: un’assicurazione, tipicamente temporanea, utile proprio per quel momento e luogo in cui si trova l’utente; un’assicurazione le cui condizioni sono per tutti chiare e trasparenti; un’assicurazione che si può comprare semplicemente con qualche click sul proprio smartphone, e immediatamente attiva.”

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