Ruschlikon Italia: un ecosistema assicurativo interconnesso per guidare la digitalizzazione

Guidare la digitalizzazione, non subirla: questa la visione da cui nasce Ruschlikon Italia, progetto che vuole prendere le redini dell’inevitabile trasformazione digitale per plasmarla secondo le specifiche esigenze del mercato assicurativo italiano.

Ruschlikon Italia, anche denominato RIGI, sarà il primo progetto a livello mondiale ad implementare un ecosistema (ri) assicurativo digitale interconnesso per un intero mercato, al fine di inviare e ricevere dati e informazioni tecnico-contabili (inclusi i pagamenti) in riassicurazione. Utilizzerà una piattaforma, creata da ASG (ACORD) per garantire l’accesso a Compagnie di Assicurazioni, Brokers, Riassicuratori operanti nel mercato italiano.

Il modello sviluppato per il mercato italiano, parte del più ampio progetto Ruschlikon, farà da apripista per progetti simili in lavorazione in altri paesi.

Il progetto è stato presentato durante il webinar “Attori o spettatori di un mercato che cambia” organizzato da Italian Insurtech Association, con la partecipazione di rappresentati dei membri del suo Steering Committee.

Che cos’è il progetto Ruschlikon Italia (RIGI)

Ruschlikon è un’iniziativa nata nel 2008 con la partecipazione di assicuratori, broker e riassicuratori, finalizzato a rendere più efficienti i processi del mercato (ri)assicurativo tramite lo scambio digitale dei dati con adozione di Standard ACORD (già largamente adottata in USA e Regno Unito). Nell’ambito del progetto sono stati creati gruppi di lavoro regionali, tra cui quello italiano (RIGI).

RIGI nasce nel 2019 con il sostegno di Swiss Re, SCOR e C Consulting, la partecipazione di buona parte degli attori locali dell’ecosistema (assicuratori, riassicuratori, broker e IT provider), e di Ania, l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici.

Utilizzando una serie di strumenti basati su piattaforma ACORD, il progetto mira ad adottare uno standard globale per lo scambio delle informazioni, con diversi vantaggi che spaziano dall’aumento dell’efficienza tramite l’eliminazione di processi ridondanti, ad una maggiore garanzia di monitoraggio e controllo della gestione, alla condivisione di conoscenza a vantaggio di tutti i partecipanti, ed una maggiore flessibilità agli imprevisti, per modellare il mercato verso un miglioramento nel tempo.

Come afferma Raffaele Riva, Head of P&C Business Management Italy di Swiss Re Italy:

“Con RIGI vogliamo dettare le regole di come la quarta rivoluzione industriale deve avvenire, per diventare attori attivi anziché spettatori passivi”.

Come funziona la piattaforma digitale

La piattaforma su cui si basa il progetto è sviluppata come un hub centralizzato, per permettere l’interconnessione dei diversi attori in modo più gestibile a livello tecnico e più appetibile a tutte le realtà.

Il modello di interazione è infatti articolato su vari livelli, e consente ad ogni attore di partecipare secondo il proprio grado di maturità tecnologica e operativa, con modalità d’accesso che spaziano da gateway o API per chi ne sia fornito, all’upload e alla condivisione di semplici file excel o PDF. Sarà inoltre possibile convertire tali file in linguaggio ACORD, permettendo a chiunque salga a bordo di adeguare gradualmente i propri sistemi.

La piattaforma sarà inclusiva, ovvero aperta a tutti i player attivi nel mercato italiano, sia in regime di stabilimento che in libera prestazione di servizi.

Il sistema funzionerà nel pieno rispetto delle normative sulla privacy (GDPR) e delle best practice di cyber security: tutti i messaggi e i dati scambiati saranno criptati, e la piattaforma memorizzerà soltanto i log di transito dei messaggi, non i dati trasferiti.

La piattaforma è creata con la possibilità di una futura interconnessione anche a livello internazionale, una volta che verranno implementati gli analoghi progetti che si stanno sviluppando parallelamente in altri paesi.

Ruschlikon Italia, a che punto siamo

Il progetto Ruschlikon Italia è già in lavorazione da due anni, ed è ora nella sua fase implementativa: nonostante la pandemia, nel 2020 è stato concluso con successo il primo test di trasmissione di dati reali tra assicuratore e riassicuratore.

Nell’arco di quest’anno sarà effettuato un secondo test di trasmissione, l’implementazione degli standard ACORD da parte degli IT provider e della piattaforma digitale, e il test finale di trasmissione tra assicuratori, broker e riassicuratori, con il lancio ufficiale della piattaforma previsto per il 2022.

Quali sono i costi?

Il progetto sarà avviato con una sponsorship da parte di diversi membri dello Steering Committee di Ruschlikon e di ASG-ASCORD. Non ci sarà quindi nessun costo per la realizzazione ed implementazione della piattaforma, né alcun costo di membership per i partecipanti.

Inoltre, lo scambio di messaggi sulla piattaforma non avrà costi per i primi 2 milioni di messaggi (volume stimato per corprire in media tre anni di utilizzo sul mercato italiano).

All’esaurimento della sponsorship, è previsto un costo a consumo, è stimato tra 0,06 e 0,09 euro per messaggio.

RIGI non è il primo progetto di questo tipo, perché quindi dovrebbe avere successo dove altri, come RINET più di 20 anni fa, hanno fallito?

“Un vecchio adagio recita che ‘C’è un tempo per ogni cosa’” commenta Riva, “Il fatto che questo sia il giusto tempo è dato principalmente dal combinato disposto di due fattori: un mondo ed una industria che sono già prepotentemente sulla via del digitale e la chance di farlo stabilendo come Italia le regole del gioco”.

La digitalizzazione avverrà, e già sta avvenendo, che il mondo assicurativo lo voglia a meno. La domanda diventa quindi se subirla, o se guidarla.

“Partecipare a RIGI significa investire il minimo indispensabile e cavalcare immediatamente i nuovi paradigmi dei nostri tempi.”

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Assicurazioni 2021, 14 trend che cambieranno il business

Quali sono le tendenze che nel 2021 spingeranno le assicurazioni verso il cambiamento e l’innovazione? Sono numerose e hanno diversi impatti e si possono ricondurre a due categorie: tecnologie, ovviamente, ma anche ambiente.

Nella ricerca “L’impatto dell’innovazione sul modello organizzativo delle assicurazioni”, svolta da EY con l’Italian Insurtech Association, vengono individuate 14 tendenze destinate a dominare il presente e il futuro delle assicurazioni. Tendenze che porteranno a distinguere sempre meno fra insurance e insurtech. “Non tutte sono destinate ad avere la stessa potenzialità e non tutte faranno sentire subito i loro effetti”, spiega Carlo Alberto Minasi, Chief Innovation Officer di EY. “Per esempio l’approccio data-driven è attuale e fondamentale, così come la Connected Insurance. L’Embedded Insurance invece è qualcosa di la da venire”.

Assicurazioni 2021, le 14 tendenze che cambieranno il business.

Data-driven propositions

L’approccio data driven è un trend già dominante nel settore assicurativo, che continuerà a giocare un ruolo sostanziale nelle assicurazioni 2021. Da sempre l’asset più prezioso per le compagnie assicurative, i dati assumono sempre più importanza nel mercato di oggi, e diventa fondamentale saperne sfruttare il potenziale, trasformando l’enorme mole di dati raccolti in informazioni utili su cui basare decisioni.

Open insurance/Ecosystems

Ci troviamo in un momento di transizione in cui nuovi attori entrano nel mercato assicurativo, mettendo in discussione l’esclusività delle compagnie assicurative tradizionale ed il tipo di servizi da loro offerti. Il mercato diventa così più competitivo, ma per le assicurazioni 2021 c’è lapossibilità di sinergia con nuovi interlocutori (insurtech, altri operatori finanziari e player provenienti da altri settori) aprendo nuove possibilità di ecosistema.

Digital engagement platforms

La trasformazione digitale avanza, e neanche il settore assicurativo può sottrarsi se non vuole restare indietro. Modalità innovative di interazione non devono necessariamente sostituire i canali distributivi tradizionali, ma possono piuttosto andare ad integrarli a completamento dell’offerta. In particolare, c’è molta attenzione sulle prospettive future di chatbot e assistenti virtuali.

Behavioural insurance

La Behavioural insurance vuole portare sul mercato un cambio di paradigma: dal tradizionale modello assicurativo limitato al risarcimento danni ad un modello focalizzato sulla loro prevenzione. Nonostante il trend sia ancora piuttosto acerbo, già ci sono e si moltiplicano sul mercato player che applicano logiche di reward e gamification per incentivare l’utente a seguire comportamenti virtuosi.

IoT/Connected insurance

Si inserisce nel discorso del data-driven anche un secondo trend di grande attualità: l’utilizzo di dispositivi IoT per un modello di insurance connesso, capace di sfruttare informazioni ottenute in real-time. Grazie alla crescente pervasività ed evoluzione dei dispositivi IoT presenti nella vita quotidiana, sarà possibile utilizzare una nuova mole di dati sul comportamento degli utenti, ottenuti in real-time, per migliorare i servizi di protezione e prevenzione, identificare comportamenti fraudolenti e customizzare le offerte.

Embedded/Invisible insurance

Il modello di embedded o invisible insurance prevede la copertura assicurativa come elemento all’interno di un bundle di acquisto di un prodotto o servizio. Questo nuovo approccio, basato sulla collaborazione con player non assicurativi, punta su vantaggi economico e/o di customer experience per invogliare l’utente a dotarsi in uno strumento di protezione associato al prodotto/servizio che intende acquistare.

Automated underwriting

Tra i trend derivanti dal costante sviluppo di sistemi di automazione troviamo anche quello dell’automated underwriting, o sottoscrizione automatizzata. La gestione automatica di questo step permette di migliorare e velocizzare il flusso del processo di sottoscrizione, un monitoraggio più accurato delle pratiche sottoscritte, nonché un servizio clienti di livello più alto, con la possibilità di verificare lo stato della propria pratica in qualunque momento in pochi click.

On-demand/Instant insurance

Il 2020 è stato il primo anno in cui le polizze on-demand hanno iniziato a penetrare il mercato assicurativo italiano. La domanda del consumatore digitale per servizi più smart, veloci e personalizzati è alta, il potenziale è enorme, c’è un trend positivo, ma i numeri sono ancora bassi: una fetta di mercato su cui vale la pena di puntare.

Natural catastrophes

È ancora scarsa la cultura assicurativa per quanto riguarda i rischi legati alle condizioni meteorologiche, tuttavia nel 2020, i danni portati dal clima e dagli eventi naturali rappresentano il secondo timore a livello mondiale dopo la salute. Secondo un report di Axa, in Italia siamo i primi al mondo per percezione di vulnerabilità di fronte ai rischi emergenti, ed in linea con il resto del mondo le catastrofi naturali figurano al secondo posto dei rischi percepiti, dopo la salute.

Parametric insurance

Con la transizione della domanda dell’utente verso modelli di assicurazione più flessibili, mostra potenziale anche il trend della parametric insurance, prodotto assicurativo che si discosta dall’offerta tradizionale offrendo pagamenti predefiniti in base ad un certo un evento trigger (catastrofe naturale in una certa area, raggiungimento di un certo indice di mercato…) anziché all’effettivo danno che ha causato all’utente.

Mobility

Anche quest’anno la mobilità sarà un trend importante del settore: per quanto la pandemia abbia limitato gli spostamenti, si sono nel contempo diffusi nuovi player e nuovi modi di muoversi (una tra tutti la micromobilità), che aprono nuove sfide e potenzialità.

AI/ML/Predictive analytics

Tornando all’inevitabile trasformazione digitale del settore, sempre più importanza assumeranno le tecnologie di Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Predictive Analysis, strumenti sempre più raffinati di automazione, gestione dei dati e dei processi, personalizzazione e creazione di nuove offerte a misura di utente.

Cyber Security Risk

Resta un trend dominante anche quello della cyber security, per cui continua a crescere la consapevolezza di utente e aziende, quest’anno in particolare con la massiccia transizione a sistemi di smartworking che rischiano di aprire i sistemi informatici delle compagnie a nuove vulnerabilità.

Sustainability

La sostenibilità, ambientale e sociale, è un trend sempre più emergente in vari settori, e l’utente comincia a prendere in considerazione fattori di sostenibilità anche nella scelta dell’assicurazione, sarà quindi un fattore importante da tenere in considerazione per tutti i player. Tra i temi più sentiti in Italia: lotta alle attività illegali, sostegno alla salute pubblica, lotta al cambiamento climatico.

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Innovazione e assicurazioni: non bastano gli investimenti, servono poli insurtech di eccellenza

Innovazione e assicurazioni, alla ricerca di un equilibrio fra domanda e offerta. La percentuale di polizze digitali crescerà dall’attuale 1,5/2% a livello Europeo, ad un 30 / 40% in un decennio, coerentemente con lo sviluppo del consumatore digitale e con i cicli di trasformazione digitale che hanno riguardato già molte altre industrie. Ci aspettiamo quindi in poco tempo un mercato assicurativo diverso, più digitale, più tecnologico e sicuramente più grande.

Innovazione e assicurazioni, il rischio di un Technology Gap

Ma se la domanda di un’offerta digitale sembra essere già matura ed incalzante, la progettazione è l’adeguatezza dell’offerta assicurativa stenta ancora, soprattutto in Italia, dove gli investimenti risultano essere, soprattutto nell’ultimo biennio, sotto le medie Europee. Nel 2020, con investimenti Globali in Insurtech superiori ai 7 miliardi di dollari, l’Italia si attesta a meno dello 0,5%, un ordine di grandezza decisamente inferiore rispetto a Francia, Germania e UK.

La realtà è che l’Italia, negli ultimi cinque anni, ha assorbito meno del 5% del totale investito in Europa: è urgente colmare questo ritardo, che se confermato negli anni futuri, creerà anche nel settore assicurativo un Technology Gap che avrà come conseguenza un danno nel posizionamento competitivo dei nostri champion sia a livello europeo sia a livello nazionale.

Innovazione e assicurazioni, la necessità di un approccio di sistema

Al fine di evitare che un gap di innovazione oggi si trasformi presto in un gap di performance e quindi di quote di mercato, magari a beneficio di attori stranieri fortemente tecnologici ed orientati sul nuovo consumatore emergente, non è sufficiente aumentare gli investimenti ma è necessario che l’Industria Assicurativa Italiana abbia un approccio sistemico alla creazione di poli Insurtech che permettano di accelerare la raccolta di risorse tecnico-finanziarie, lo sviluppo di competenze, la sperimentazione e la creazione di nuovi ruoli occupazionali in ambito Insurtech e che stimolino il settore creando una nuova offerta e nuove metriche.

La creazione di poli insurtech di eccellenza

Questi poli insurtech di eccellenza dovrebbero essere finanziati non solo per eseguire piani ambiziosi ma per creare competenze, accelerazione tecnologica e sperimentazione, in una logica sistemica: il capitale di rischio messo a loro disposizione dovrebbe essere sia pubblico che privato, premiato con opportunità di ritorno degli investimenti superiore a qualsiasi media laddove l’iniziativa abbia successo – meglio se tramite il sistema borsistico – e comunque pari ad almeno 10 volte quello oggi disponibile per finanziare iniziative Insurtech. Ovvero non stanziato in una logica di breve o medio termine ma solo ed esclusivamente con approccio di lungo periodo, finalizzato al finanziamento dell’Innovazione Insurtech e intenzionato a raccoglierne i benefici economici di questo progresso.

Ad oggi purtroppo questo non sta accadendo, non per colpa di poca ambizione dei top manager assicurativi (molti dei quali invece direttamente impegnati nel soddisfare la nuova domanda digitale), ma per assenza di un ecosistema industriale che premi la creazione di tali poli, destinati ad investire (e quindi a perdere) molti denari nel breve ma a creare un vantaggio sostenibile nel lungo periodo che dia stimolo all’Industria tutta.

Il caso Lemonade: un polo insurtech sostenuto dalla finanza privata

Ma se in Italia tarda a succedere, altrove è realtà. In USA il modello di finanziamento dell’innovazione passa attraverso poli che aggregano start up ambiziose, molto ben finanziate, internazionali, che non si curano – così come i loro investitori – dei risultati di breve. Dopo gli innumerevoli casi degli OTT (Amazon, …) ma anche di decine di player minori ma pure sempre billion companies (come UBER, Tesla, Paypal, etc), l’onda lunga della Visione Strategica USA di finanziamento del digitale è arrivato sull’Insurtech: è il caso di Lemonade.

Lemonade è una compagnia di assicurazioni americana che offre polizze per affittuari, proprietari di case e animali domestici negli Stati Uniti, contenuti e polizze di responsabilità civile in Germania, Paesi Bassi e Francia. Lemonade fornisce polizze assicurative e gestisce i reclami tramite app desktop e mobile utilizzando i chatbot. Il suo modello di business include la concessione di profitti di sottoscrizione a organizzazioni non profit scelte dai clienti. Questo viene fatto ogni anno in un evento che Lemonade chiama “Giveback”.

La storia di Lemonade e la sua crescita è un classico esempio di progettazione ed implementazione di polo insurtech fortemente supportato da finanza privata, mercato dei capitali e supporto del sistema.

  • Lemonade è stata fondata da Daniel Schreiber (ex presidente di Powermat), Shai Wininger (co-fondatore di Fiverr) e Ty Sagalow, nell’aprile 2015.
  • Nel dicembre 2015, Lemonade Inc. ha annunciato di essersi assicurata 13 milioni di dollari di finanziamenti iniziali da Sequoia Capital e Aleph ad una valutazione (non confermata dalla società) di circa 50 milioni di dollari. Aveva appena venduto dall’inizio della sua storia circa 1.000 polizze.
  • Nel 2016, Lemonade Inc. ha raccolto 47 milioni di dollari di finanziamenti da XL Innovate, General Catalyst con la partecipazione di Thrive Capital, Tusk Ventures e GV (ex Google Ventures), il ramo VC della società madre di Google Alphabet Inc. Aveva appena completato le 10.000 polizze dall’inizio della sua storia per un totale di premi inferiore al milione di dollari.
  • Nell’aprile 2017, la società ha annunciato ulteriori investitori: Allianz SE e Sound Ventures di Ashton Kutcher. Nel dicembre 2017, Softbank ha investito altri 120 milioni di dollari in Lemonade in un round di serie C, aumentando il denaro totale raccolto dalla società a circa $ 180 milioni. Aveva appena completato le 60.000 polizze.
  • Nell’aprile 2019, Lemonade ha annunciato un ulteriore investimento di 300 milioni di dollari in un finanziamento di serie D guidato dal Gruppo SoftBank, con la partecipazione di Allianz, General Catalyst, GV, OurCrowd e Thrive Capital, aumentando il denaro totale raccolto dalla società a $ 480 milioni.
  • Il 1 ° luglio 2020, Lemonade Inc. è andata in IPO, valutando 11 milioni di azioni a 29,00 dollari per azione sul NYSE. Le azioni hanno iniziato la negoziazione il 2 luglio 2020 con il simbolo LMND. In tal data, si legge dai prospetti, Lemonade aveva appena completato le 500.000 polizze dall’inizio della sua storia.
  • Da tale data, Lemonade ha visto lievitare la propria valutazione a quasi 10 miliardi di dollari, crescendo nei mercati Europei (Germania, Francia e Paesi bassi) e raggiungendo 1 milione di polizze.

Dalla sua origine, Lemonade ha investito oltre 600 milioni di dollari in sviluppo, ha sempre presentato bilanci in perdita ed anche le sue stime sul 2021 sono negative. Ma è sempre cresciuta, assumendo centinaia di persone, sviluppando tecnologia di customer centricity e claims management uniche e creando una proposizione innovativa per il nuovo consumatore digitale. In tale scopo, Lemonade è stata sostenuta da un mercato dei capitali che ne ha fatto un “Polo Digitale Insurtech” forte di quasi 800 milioni di dollari di raccolta. Ed in soli 5 anni.

Lemonade, investire sull’innovazione e non sui profitti

  • Tutti coloro che hanno investito in Lemonade (investendo sull’innovazione e non sui profitti) stanno realizzando un importante ritorno sugli investimenti.
  • Il consumatore finale ha beneficiato di una nuova offerta, flessibile e dinamica, che ne soddisfa le nuove esigenze.
  • I mercati assicurativi sono stati scossi da un nuovo player, che vede nella customer satisfaction un obiettivo più importante del ritorno sugli investimenti. Che guarda al long term. Tale scossa ha un effetto benefico su competizione e filiera che devono evolvere al pari dello sviluppo di Lemonade.
  • Lemonade, a fronte di grandi capitali e conseguenti investimenti, ha migliorato le metriche, non solo il numero di polizze ma anche il valore medio per utente. Perché con 800 milioni di raccolta, è prevedibile che le cose migliorino.
  • A metà gennaio 2021, Lemonade ha annunciato il lancio dell’offerta Vita, che non solo gli permette di differenziare il portafoglio e portare Innovazione in un altro segmento ma anche, di accelerare il raggiungimento dei profitti.

È difficile non pensare che – seguendo la corsa di altri Giganti Tech – Lemonade non possa puntare un giorno non lontano a 50 miliardi di dollari valutazione (nota: il gruppo Generali vale 22 miliardi di euro) e 10 paesi di attività, fra cui l’Italia. E laddove necessiti di altre risorse la sua quotazione lo renderebbe facile. E in quel momento tutti, non solo gli investitori, si dimenticheranno delle ingenti perdite dal 2015 al 2021 che in realtà sono investimenti. Perché Amazon stesso ha perso miliardi di dollari per 11 anni di fila.

Tutto questo in Italia non potrebbe accadere. Non per assenza di capitali, ma per un modello sistemico che non premia la creazione di aziende tech e digitali, per le poche competenze e la scarsa lungimiranza che tende a distribuire opulenza ad aristocrazie industriali ormai sorpassate, ad accettare spesso in modo remissivo l’egemonia tecnologica straniera, ma a non mettersi seriamente in gioco per creare una propria elite tecno-digitale.

Le compagnie di assicurazione chiedono poli digitali insurtech

Se non creiamo dei poli digitali insurtech, dotati di una sufficiente massa critica di assets e risorse, non riusciremo a fare il salto: come emerge da ultima ricerca EY in collaborazione con IIA, solamente una compagnia su due è dotata di una struttura devota all’innovazione ma solamente 1 su 3 riesce a garantire sufficienti risorse all’Innovazione. Il 100% delle compagnie credono invece di poter “ottenere” innovazione da enti esterni (startup, università, abilitatori) con collaborazioni, osmosi e stimoli: è molto chiaro come l’industry chieda la nascita, la crescita e lo sviluppo di poli digitali insurtech che porterebbe benefici a tutti, agli investitori, a tutti i player della filiera ed al consumatore finale.

E questo non vale solo nel settore assicurativo: dobbiamo sfruttare al pieno l’economia della conoscenza che proviene dalla Digital Economy – la cui domanda è stata fortemente accelerata dalla pandemia – ma la cui offerta richiede investimenti ben maggiori. È necessario progettare ed implementare un modello di supporto alle iniziative tech & digital più meritevoli, favorendo massa critica e facendole crescere in modo più veloce, solido e sostenibile, tramite investimenti pubblici, privati ed un mercato della Borsa più flessibile che investa sul lungo periodo. Questo con la forte consapevolezza che saranno proprio queste Iniziative Tech & Digital a sostenere lo sviluppo economico dei prossimi anni, lquindi a creazione di posti di lavoro e le aspirazioni delle nuove generazioni.

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2020, la scommessa dell’Open Insurance

Open Insurance: è la scommessa su cui si gioca il futuro dell’industria assicurativa all’inizio del terzo decennio di questo secolo. L’Open Banking, che tanto ha segnato il 2019, è stato solo il volano normativo di una più grande trasformazione che porta verso l’Open Finance, come segnala il nuovo report dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano: cioè l’open innovation applicata a tutto il mondo dei servizi finanziari, fino a quelli assicurativi.

C’è una grafica che rappresenta efficacemente la ragione, e forse la necessità, dell’Open Insurance. Di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Detto in altri termini: ormai è chiaro che l’offerta di servizi finanziari non arriva più soltanto da operatori dell’industria, ma da altri settori. L’Osservatorio ne ha individuato addirittura 12 e analizzato in particolare quattro (Tech, Automotive, Utilities e Retail, compresi i pure player eCommerce), che hanno importanti basi di clienti, capacità di coinvolgerli e risorse finanziarie. Solo in Europa ne sono stati trovati 55, che offrono 256 servizi finanziari realizzati in proprio o con partner. E di che tipo sono prevalentemente questi servizi? Assicurativi nel 41% dei casi.

La tendenza è evidente. Il campo ormai è aperto a incursioni provenienti da ogni parte e non è possibile mantenere le posizioni se non ci si apre a contributi e stimoli esterni. L’Open Insurance è la via obbligata per mantenere il presidio delle compagnie di assicurazioni nell’industria dei servizi assicurativi.

“Stanno emergendo collaborazioni tra attori del mondo finanziario e attori non finanziari”, osserva Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio. E d’altro canto cambia il vissuto dei consumatori. “Iniziano a pensare ai servizi finanziari in maniera meno monolitica, identificando nei fornitori non più solo i player classici come le banche e le assicurazioni”. Insomma, ci si comincia a fidare anche di chi solitamente non era considerato un interlocutore per le proprie esigenze di sicurezza o di gestione del risparmio: è tutto spazio che si crea per i nuovi player insurtech.

Un altro dato su cui riflettere: il 54% delle piattaforme di open banking registrate in Europa arriva da nuovi attori. Solo il 23% è di un istituto finanziario e il rimanente 23% di un technology provider. L’industria finanziaria sta correndo il rischio di scivolare sulla buccia di banana delle tecnologie digitali.

La via dell’Open Insurance non è certo semplice. Perché bisogna imparare a dialogare con partner che hanno modelli organizzativi e di business completamente diversi. E perché il mercato va creato, stimolato e sostenuto. Non fermandosi di fronte ad apparenti paradossi come questo: tra i servizi meno utilizzati attualmente in Italia ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), che però ottengo il massimo gradimento fra chi utilizza i servizi Fintech & Insurtech.

È (anche) l’offerta a fare la domanda, soprattutto quando si aprono nuovi mercati. I player tradizionali dell’industria dei servizi finanziari, assicurazioni comprese, devono solo decidere se lasciare alle startup e ad altri attori questo ruolo. O giocare invece la propria partita per assicurarsi un futuro da leader.

L’articolo 2020, la scommessa dell’Open Insurance proviene da InsuranceUp.


2020, la scommessa dell’Open Insurance

Open Insurance: è la scommessa su cui si gioca il futuro dell’industria assicurativa all’inizio del terzo decennio di questo secolo. L’Open Banking, che tanto ha segnato il 2019, è stato solo il volano normativo di una più grande trasformazione che porta verso l’Open Finance, come segnala il nuovo report dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano: cioè l’open innovation applicata a tutto il mondo dei servizi finanziari, fino a quelli assicurativi.

C’è una grafica che rappresenta efficacemente la ragione, e forse la necessità, dell’Open Insurance. Di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Detto in altri termini: ormai è chiaro che l’offerta di servizi finanziari non arriva più soltanto da operatori dell’industria, ma da altri settori. L’Osservatorio ne ha individuato addirittura 12 e analizzato in particolare quattro (Tech, Automotive, Utilities e Retail, compresi i pure player eCommerce), che hanno importanti basi di clienti, capacità di coinvolgerli e risorse finanziarie. Solo in Europa ne sono stati trovati 55, che offrono 256 servizi finanziari realizzati in proprio o con partner. E di che tipo sono prevalentemente questi servizi? Assicurativi nel 41% dei casi.

La tendenza è evidente. Il campo ormai è aperto a incursioni provenienti da ogni parte e non è possibile mantenere le posizioni se non ci si apre a contributi e stimoli esterni. L’Open Insurance è la via obbligata per mantenere il presidio delle compagnie di assicurazioni nell’industria dei servizi assicurativi.

“Stanno emergendo collaborazioni tra attori del mondo finanziario e attori non finanziari”, osserva Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio. E d’altro canto cambia il vissuto dei consumatori. “Iniziano a pensare ai servizi finanziari in maniera meno monolitica, identificando nei fornitori non più solo i player classici come le banche e le assicurazioni”. Insomma, ci si comincia a fidare anche di chi solitamente non era considerato un interlocutore per le proprie esigenze di sicurezza o di gestione del risparmio: è tutto spazio che si crea per i nuovi player insurtech.

Un altro dato su cui riflettere: il 54% delle piattaforme di open banking registrate in Europa arriva da nuovi attori. Solo il 23% è di un istituto finanziario e il rimanente 23% di un technology provider. L’industria finanziaria sta correndo il rischio di scivolare sulla buccia di banana delle tecnologie digitali.

La via dell’Open Insurance non è certo semplice. Perché bisogna imparare a dialogare con partner che hanno modelli organizzativi e di business completamente diversi. E perché il mercato va creato, stimolato e sostenuto. Non fermandosi di fronte ad apparenti paradossi come questo: tra i servizi meno utilizzati attualmente in Italia ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), che però ottengo il massimo gradimento fra chi utilizza i servizi Fintech & Insurtech.

È (anche) l’offerta a fare la domanda, soprattutto quando si aprono nuovi mercati. I player tradizionali dell’industria dei servizi finanziari, assicurazioni comprese, devono solo decidere se lasciare alle startup e ad altri attori questo ruolo. O giocare invece la propria partita per assicurarsi un futuro da leader.

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