Healthtech, il nuovo report sul settore da 350 miliardi di dollari che continua a crescere

Quale sarà la prossima startup europea a diventare “decacorno”, raggiungendo una valutazione di oltre 10 miliardi di dollari? Secondo il nuovo report curato da Dealroom.com in collaborazione con il fondo VC Inkef Capital e la società di investimenti MTIP, è probabile che questa arrivi dal mondo dell’Healthtech, un settore incredibilmente promettente e in rapida crescita.

Vediamo cosa dicono i dati, e quali sono le proiezioni per un futuro segnato dalla digitalizzazione della sanità.

Healthtech: il valore attuale e proiezioni di crescita

Il settore sanitario a livello globale gestisce operazioni per un valore stimato di 8 trilioni di dollari, e potrebbe raggiungere i 10 trilioni entro il 2022 a causa del costante aumento del costo della ricerca, dell’accesso alle cure e ai farmaci.

In questo enorme universo, spesso ancora arretrato e restio al cambiamento, le compagnie innovative vedono oggi un enorme alleato per crescere e rivoluzionare modalità operative ormai diventate obsolete, in modo anche da abbassare i prezzi e rendere le cure mediche realmente accessibili per tutti.

Il mondo dell’Healthtech, la tecnologia applicata all’ambito medico, aveva nel 2019 un valore stimato di 350 miliardi di dollari, ma la cifra è destinata a crescere e potrebbe raggiungere i 600 miliardi entro il 2024.

Anche l’interesse degli investitori è aumentato in modo più o meno costante: se nel 2016 i fondi di venture capital avevano investito circa 1,9 miliardi di dollari in aziende healthtech europee, l’importo è salito fino a 4,1 miliardi nel 2019, per poi scendere leggermente a 4 miliardi l’anno successivo. Il numero di operazioni di valore pari o superiore a 2 milioni di dollari, invece, è aumentato costantemente passando da 171 nel 2016 a 289 nel 2020.

Spesso si dice che la pandemia di Covid-19, tutt’ora in corso, abbia causato “dieci anni di evoluzione nel mercato in dieci settimane”. Alla luce di questi dati però, appare chiaro come l’interesse verso le potenzialità dell’healthtech fosse consolidato anche negli anni precedenti.

Healthtech, le compagnie principali

A livello europeo, il valore combinato delle startup healthtech è cresciuto in modo costante negli ultimi cinque anni, passando da 8 a 41 miliardi di dollari tra il 2016 e il 2021. È quindi probabile che il prossimo decacorno europeo – un termine derivato da “unicorno” con cui ci si riferisce alle compagnie valutate per almeno 10 miliardi di dollari – arrivi proprio da questo settore.

Tra i player fondamentali nell’attuale scenario healthtech europeo troviamo Babylon, compagnia londinese valutata per 2 miliardi di dollari che offre consulti virtuali con medici specializzati e piattaforme per il monitoraggio dei sintomi e dello stato di salute generale degli utenti.

DocPlanner, invece, permette ai suoi utenti di prenotare dal proprio smartphone appuntamenti con professionisti privati e cliniche ospedaliere. La compagnia è nata a Varsavia, in Polonia, ma opera attualmente in 12 Paesi tra Europa e Sud America.

Servizi simili sono offerti anche da Doctolib, startup francese che offre la possibilità di prenotare visite mediche in modalità fisica o virtuale e avere sempre a portata di mano i propri documenti sanitari; e la svedese Kry.

In campo assicurativo si fanno notare invece la tedesca wefox, startup insurtech da 2 miliardi di dollari, e Alan, basata a Parigi, che ha recentemente raggiunto lo status di unicorno dopo aver raccolto 185 milioni di euro.

Lumeon e Aidence, invece, sono specializzate nel supportare in modo diretto gli ospedali, i professionisti e i provider di servizi medici, offrendo una piattaforma che permette di digitalizzare le operazioni e automatizzare l’organizzazione degli appuntamenti.

I nuovi trend e i problemi da risolvere

Come abbiamo visto, oggi il settore della telemedicina va ben oltre le visite virtuali: nel corso dei prossimi anni la tecnologia avrà un ruolo sempre più importante in diversi ambiti legati alla prevenzione, il monitoraggio, la ricerca e il mondo assicurativo.

Da tenere d’occhio sono ad esempio le startup tech che offrono gli strumenti necessari per svolgere test medici in autonomia e l’impatto dei dispositivi dispositivi wearable per il monitoraggio dei parametri fisici, come gli smartwatch. L’acquisto e la consegna a domicilio di farmaci e altri dispositivi medici, poi, è particolarmente promettente e ben si presta alla rivoluzione tecnologica.

Dall’altro lato della medaglia, il mondo dell’healthtech porta con sé anche diverse problematiche. Particolarmente delicato, ad esempio, è il tema della privacy: i dispositivi di monitoraggio, così come le app che permettono di prenotare consulti medici e le compagnie assicurative, gestiscono dati estremamente sensibili e personali. Come assicurarsi che la trasformazione digitale rispetti la confidenzialità che caratterizza il tradizionale rapporto tra medico e paziente?

“L’intelligenza artificiale è uno strumento utile e sicuro, ma il suo lato più problematico è relativo alla protezione dei dati” ha detto Derk Arts, founder della startup Castor che semplifica gli studi clinici aggregando dati provenienti da diverse fonti. Per assicurare il rispetto dell’anonimato, secondo Castor le compagnie healthtech dovrebbero “generare copie digitali, che riportino dati reali senza rivelare l’identità dei pazienti”.

Da non dimenticare, inoltre, è l’importanza dell’approccio umano nella gestione delle informazioni e, soprattutto, dei risultati. “Sostituire le interazioni umane o i processi manuali con alternative automatizzate potrebbe abbassare i livelli di soddisfazione dei clienti” ha spiegato Lars-Old Eriksson, Cso di Trialbee, startup che aiuta i ricercatori a trovare i giusti soggetti per i propri studi. “L’equilibrio tra tecnologia e servizi rimane la soluzione migliore in ambito healthcare”.

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Ruschlikon Italia: un ecosistema assicurativo interconnesso per guidare la digitalizzazione

Guidare la digitalizzazione, non subirla: questa la visione da cui nasce Ruschlikon Italia, progetto che vuole prendere le redini dell’inevitabile trasformazione digitale per plasmarla secondo le specifiche esigenze del mercato assicurativo italiano.

Ruschlikon Italia, anche denominato RIGI, sarà il primo progetto a livello mondiale ad implementare un ecosistema (ri) assicurativo digitale interconnesso per un intero mercato, al fine di inviare e ricevere dati e informazioni tecnico-contabili (inclusi i pagamenti) in riassicurazione. Utilizzerà una piattaforma, creata da ASG (ACORD) per garantire l’accesso a Compagnie di Assicurazioni, Brokers, Riassicuratori operanti nel mercato italiano.

Il modello sviluppato per il mercato italiano, parte del più ampio progetto Ruschlikon, farà da apripista per progetti simili in lavorazione in altri paesi.

Il progetto è stato presentato durante il webinar “Attori o spettatori di un mercato che cambia” organizzato da Italian Insurtech Association, con la partecipazione di rappresentati dei membri del suo Steering Committee.

Che cos’è il progetto Ruschlikon Italia (RIGI)

Ruschlikon è un’iniziativa nata nel 2008 con la partecipazione di assicuratori, broker e riassicuratori, finalizzato a rendere più efficienti i processi del mercato (ri)assicurativo tramite lo scambio digitale dei dati con adozione di Standard ACORD (già largamente adottata in USA e Regno Unito). Nell’ambito del progetto sono stati creati gruppi di lavoro regionali, tra cui quello italiano (RIGI).

RIGI nasce nel 2019 con il sostegno di Swiss Re, SCOR e C Consulting, la partecipazione di buona parte degli attori locali dell’ecosistema (assicuratori, riassicuratori, broker e IT provider), e di Ania, l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici.

Utilizzando una serie di strumenti basati su piattaforma ACORD, il progetto mira ad adottare uno standard globale per lo scambio delle informazioni, con diversi vantaggi che spaziano dall’aumento dell’efficienza tramite l’eliminazione di processi ridondanti, ad una maggiore garanzia di monitoraggio e controllo della gestione, alla condivisione di conoscenza a vantaggio di tutti i partecipanti, ed una maggiore flessibilità agli imprevisti, per modellare il mercato verso un miglioramento nel tempo.

Come afferma Raffaele Riva, Head of P&C Business Management Italy di Swiss Re Italy:

“Con RIGI vogliamo dettare le regole di come la quarta rivoluzione industriale deve avvenire, per diventare attori attivi anziché spettatori passivi”.

Come funziona la piattaforma digitale

La piattaforma su cui si basa il progetto è sviluppata come un hub centralizzato, per permettere l’interconnessione dei diversi attori in modo più gestibile a livello tecnico e più appetibile a tutte le realtà.

Il modello di interazione è infatti articolato su vari livelli, e consente ad ogni attore di partecipare secondo il proprio grado di maturità tecnologica e operativa, con modalità d’accesso che spaziano da gateway o API per chi ne sia fornito, all’upload e alla condivisione di semplici file excel o PDF. Sarà inoltre possibile convertire tali file in linguaggio ACORD, permettendo a chiunque salga a bordo di adeguare gradualmente i propri sistemi.

La piattaforma sarà inclusiva, ovvero aperta a tutti i player attivi nel mercato italiano, sia in regime di stabilimento che in libera prestazione di servizi.

Il sistema funzionerà nel pieno rispetto delle normative sulla privacy (GDPR) e delle best practice di cyber security: tutti i messaggi e i dati scambiati saranno criptati, e la piattaforma memorizzerà soltanto i log di transito dei messaggi, non i dati trasferiti.

La piattaforma è creata con la possibilità di una futura interconnessione anche a livello internazionale, una volta che verranno implementati gli analoghi progetti che si stanno sviluppando parallelamente in altri paesi.

Ruschlikon Italia, a che punto siamo

Il progetto Ruschlikon Italia è già in lavorazione da due anni, ed è ora nella sua fase implementativa: nonostante la pandemia, nel 2020 è stato concluso con successo il primo test di trasmissione di dati reali tra assicuratore e riassicuratore.

Nell’arco di quest’anno sarà effettuato un secondo test di trasmissione, l’implementazione degli standard ACORD da parte degli IT provider e della piattaforma digitale, e il test finale di trasmissione tra assicuratori, broker e riassicuratori, con il lancio ufficiale della piattaforma previsto per il 2022.

Quali sono i costi?

Il progetto sarà avviato con una sponsorship da parte di diversi membri dello Steering Committee di Ruschlikon e di ASG-ASCORD. Non ci sarà quindi nessun costo per la realizzazione ed implementazione della piattaforma, né alcun costo di membership per i partecipanti.

Inoltre, lo scambio di messaggi sulla piattaforma non avrà costi per i primi 2 milioni di messaggi (volume stimato per corprire in media tre anni di utilizzo sul mercato italiano).

All’esaurimento della sponsorship, è previsto un costo a consumo, è stimato tra 0,06 e 0,09 euro per messaggio.

RIGI non è il primo progetto di questo tipo, perché quindi dovrebbe avere successo dove altri, come RINET più di 20 anni fa, hanno fallito?

“Un vecchio adagio recita che ‘C’è un tempo per ogni cosa’” commenta Riva, “Il fatto che questo sia il giusto tempo è dato principalmente dal combinato disposto di due fattori: un mondo ed una industria che sono già prepotentemente sulla via del digitale e la chance di farlo stabilendo come Italia le regole del gioco”.

La digitalizzazione avverrà, e già sta avvenendo, che il mondo assicurativo lo voglia a meno. La domanda diventa quindi se subirla, o se guidarla.

“Partecipare a RIGI significa investire il minimo indispensabile e cavalcare immediatamente i nuovi paradigmi dei nostri tempi.”

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Auto e Sostenibilità, il futuro del settore automotive secondo BMW

L’industria automotive corre verso l’elettrico, inseguendo la parola chiave “sostenibilità”. Senz’altro c’è un grande futuro per l’industria dell’auto, ma sarà molto diverso dal suo passato. In confronto ai recenti sviluppi di altre grandi case, come per esempio Renault con la sua Renaulution, pareva che BMW fosse rimasta indietro con i tempi. Questo fino alla presentazione del bilancio 2020, con l’annuncio di due nuove vetture completamente elettriche, il primo SUV e la prima sportiva.

“Non una dichiarazione di intenti ma un risultato assolutamente concreto” precisa Massimiliano Di Silvestre, presidente e amministratore delegato di BMW Italia, che sottolinea come BMW lavori all’elettrificazione da ben 15 anni con un’idea molto chiara del futuro. Perché innovazione e sostenibilità sono percorsi che richiedono tempo.

La visione di sostenibilità di BMW ha infatti portato la casa automobilistica al primo posto nella categoria Automobiles del Dow Jones Sustainability Index. Non solo, BMW ha già raggiunto e superato l’obiettivo posto dalla UE, con una riduzione delle emissioni del 53% dal 1995.

Già nel 2021 progetta di avere la prima flotta di auto a idrogeno, alimentata attraverso la batteria elettrica. Il futuro di BMW prevede la riduzione delle emissioni C02 del 40% per chilometro percorso entro il 2030, di pari passo alla vendita del 50% di auto elettriche.

Grandi obiettivi, frutto di un percorso cominciato da oltre un decennio. Ma Di Silvestre sottolinea che non tutti gli sforzi dovrebbero venire esclusivamente dalle aziende.

“Ci aspettiamo che il Governo metta in atto un piano ambizioso” afferma, “Ci sono le competenze, adesso ci sono le risorse, quindi è il momento di fare la sintesi e mettersi all’opera.”

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Che cos’è la Diversity nell’Insurtech: gender, ecosistemi e tecnologie

Non esiste innovazione senza diversità, e l’Insurtech non fa eccezione: nel mondo della tecnologia applicata al settore assicurativo è importante guardare alla gender diversity, ovvero puntare sempre più sui talenti femminili, ma anche saper sfruttare le diversità degli ecosistemi che si vanno formando, composti da aziende provenienti da ambiti differenti, e quella delle tecnologie, dall’intelligenza artificiale ai big data, che immettono linfa innovativa in un mondo fino a poco tempo fa molto tradizionale.

Se ne è parlato alla Insurtech Week, un’iniziativa al suo debutto nel contesto della Milano Digital Week 2021 (17-19 marzo). Per la prima volta la manifestazione promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici – e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab, con il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo, ha ospitato un filone di eventi dedicati all’Insurtech: merito dell’impegno dell’Italian Insurtech Association (IIA) che si è fatta portavoce di questa necessità da parte di tutto il mercato assicurativo.

È stato proprio il Presidente di IIA, Simone Ranucci Brandimarte, ad aprire i lavori di uno dei panel, che si è svolto venerdì 19 marzo, dal titolo “Diversity in Insurtech – Diversity, Digitalizzazione e Sostenibilità: i pilastri della rivoluzione Insurtech”. Un argomento quanto mai attuale in un contesto nazionale e internazionale che si sta evolvendo con estrema rapidità grazie ai portatori di “diversità”.

“L’Insurtech, un neologismo che ha solo 3 anni di vita, poggia su 3 gambe: un nuovo consumatore digitale che preferisce acquistare servizi online e li vuole veloci ed efficienti; un nuovo ecosistema, perché dai bisogni del consumatore stanno nascendo esigenze che richiedono nuovi modelli assicurativi; nuovi modelli distributivi, perché si stanno sviluppando player che vengono da altri mondi quali mobility, telco, eCommerce, travel, e che hanno ampie customer base” ha spiegato Ranucci Brandimarte.

Il presidente di IIA ha ricordato come l’Italia sia maglia nera in Europa per gli investimenti Insurtech (su circa 7 miliardi di investimenti nel mondo, l’Europa investe complessivamente 260 milioni di dollari, ma la quota dell’Italia è pari a un decimo di quanto viene investito in UK e Germania). Eppure, nel nostro Paese, l’industria assicurativa vale il 7% del Pil. Perché dunque l’Insurtech non si sviluppa? “Ci sono almeno 4 vincoli: competenze non adeguate, bassa magnitudo degli investimenti, adeguamenti alle normative, carenza di cultura dell’innovazione e del rischio”. Come si possono superare gli ostacoli? Ranucci Brandimarte non ha dubbi: “Non c’è innovazione senza diversity, che non è solo di gender”.

Insurtech & Diversity: servono più donne al comando

Della gender diversity ha parlato Rossella Vignoletti, Chief Marketing Officer, Communication e Staff Coordinator di Net Insurance. “In generale nel mondo del lavoro c’è un gap culturale per le donne in Italia – ha detto –  e questo vale ancor più per il comparto assicurativo, che si porta dietro un divario storico. Eppure proprio l’Insurtech può essere un acceleratore, oltre che di competenze e di nuovi prodotti, anche per la diffusione di un nuovo atteggiamento mentale”.

A conferma di quanto affermato dalla manager, Michael Carbone, Research & Knowledge Specialist del Centro Studi Valore D, ha presentato un report su Diversity e Inclusion. I dati parlano chiaro: su un campione di 70 aziende prese in esame, le donne costituiscono quasi la metà della popolazione aziendale nelle aziende Insurtech, ma meno di un terzo della popolazione femminile rappresenta la prima linea aziendale. Poche società presentano policy dedicate per la successione dei ruoli apicali. Nonostante i contratti part-time siano meno diffusi nell’Insurtech, sono sempre le donne a richiederli di più. Il congedo parentale è utilizzato quasi sempre solo dalle donne. Il pay gap, il divario tra quanto guadagna un uomo rispetto a quello che prende una donna, è molto evidente, soprattutto ai livelli apicali.

Diversity nell’Insurtech

Insurtech & Ecosistemi

L’Insurtech è caratterizzato da ecosistemi che hanno nel loro Dna la diversità. Ne ha parlato Gabriele Benedetto, CEO di Telepass, sottolineando come la società nata per il pedaggio autostradale incarni esattamente quanto affermato da Ranucci Brandimarte a proposito delle caratteristiche dell’Insurtech. Benedetto è partito ricordando i macro-trend sui quali è basata l’attività di Telepass – digitalizzazione, smart city, cambiamento culturale – per poi rimarcare che il futuro è nella mobility as a service, i cui tre pillar sono: integrazione, coverage (copertura) e invisible payments. “In realtà Telepass è la più vecchia fintech italiana” ha affermato Benedetto. “Oggi c’è Satispay, l’app di instant payment che aggancia il conto corrente delle persone come noi facciamo da 30 anni. Per la mobilità è necessario un circuito di pagamento efficiente per le micro-transazioni, che noi abbiamo. C’è poi bisogno dei dati sul post-pagato: quando usiamo un servizio in sharing, per esempio un car sharing per muoverci in città. non possiamo sapere in anticipo quanto credito verrà consumato. Telepass ha creato un ecosistema solido, costruendo una serie di servizi intorno all’auto. Ad oggi la nostra è una piattaforma di servizi. Abbiamo messo insieme una gran quantità di dati, che non rivendiamo ma usiamo per creare servizi per il cliente”. Da qui la connessione con il mondo assicurativo: “Telepass – ha spiegato il CEO – non è un assicuratore, ma è in grado di offrire un servizio in questo ambito. Siamo infatti entrati nel mondo dell’RC auto con TCare”.

Nel corso della sua presentazione a Insurtech Week, Gabriele Benedetto ha approfondito come funziona TCare: “Se sei un cliente evoluto che ci ha riempito di dati, possiamo creare un modello solo per te. Polizze personalizzate che proponiamo da circa un anno. Dietro le centinaia di migliaia di polizze che siamo riusciti a convertire c’è solo l’abbonamento Telepass. Lavoriamo sui dati per mettere a disposizione il prezzo più conveniente in base alle logiche più convenienti. Siamo la Amazon della mobilità, che avvicina la domanda all’offerta. Cerchiamo di risolvere un problema. Con un circuito di pagamento così, è possibile anche rateizzare la polizza. Noi già gestiamo il rischio e abbiamo una relazione con il cliente lunga e stabile. Dall’essere la più vecchia fintech siamo diventati la più nuova”.

Insomma, un esempio della trasformazione che sta accadendo nel settore assicurativo: operatori non assicurativi, come appunto Telepass, che guardano a questo mondo in un ottica di servizio, ovvero per dare al cliente servizi migliori e personalizzati.

Diversity significa anche affrontare sfide nuove e diverse, come quella del climate change, di chi hanno parlato Filippo Sirotti, Senior Director – Offering Development CRIF, e Paolo Gambetti, Senior Data Scientist CRIF. I due hanno evidenziato come l’Italia sia uno dei Paesi con maggiori rischi per eventi naturali ma anche tra quelli meno assicurati. “Servono strumenti per leggere il rischio” hanno affermato.

Insurtech, diversity e nuove tecnologie

Diversity è anche l’arricchimento portato nel settore assicurativo dalle nuove tecnologie, quali per esempio l’intelligenza artificiale e i big data. Ne ha parlato Pamela Negosanti, Head of Sales and Sector Strategy, FSI at expert.ai “La diversità biologica è ricchezza, migliora la produttività degli ecosistemi” ha detto. “I cambiamenti in questo momento storico la fanno da padrone, gli ecosistemi basati sul cambiamento reggono meglio degli altri. La diversity attrae diversity, l’elemento fondamentale è la contaminazione. Tecnologia e assicurazioni sono concetti opposti, quindi sono un esempio perfetto di diversity”.

Sui big data al servizio dell’Insurtech è intervenuto Davide Cervellin, Chief Data & Insurance Officer di Telepass. “Il dato – ha affermato –  ci permette di correggere i nostri bias, perciò è essenziale. Purtroppo le pmi fanno ancora fatica a comprendere l’importanza di questo concetto e a dotarsi di una struttura per monitorare e analizzare i dati. I dati non sono un’opzione ma un must e bisogna includerli nella strategia aziendale”.

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Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

La connected insurance, o assicurazione connessa, è uno dei  trend del settore assicurativo legati all’avvento di nuove tecnologie e alla crescente domanda di flessibilità, personalizzazione e digitalizzazione nelle polizze.

Come funziona, quali sono i vantaggi, e qual è lo stato del mercato?

Che cos’è la connected insurance

La connected insurance, o usage-based insurance, è un trend del settore assicurativo che utilizza piattaforme IoT, sensori e dispositivi connessi per raccogliere dati utili a monitorare gli effettivi comportamenti dei clienti, sulla base dei quali vengono calcolati i prezzi del prodotto assicurativo in maniera dinamica.

L’utilizzo di tecnologia di monitoraggio, anche in real time, permette non solo una più accurata valutazione del rischio rispetto ad una stima tradizionale e una maggiore flessibilità e personalizzazione delle polizze, ma anche di condizionare il comportamento del cliente, promuovendo comportamenti virtuosi e diminuendo le probabilità di rischio.

Lo stato del mercato

Connected Insurance e Automotive

L’industria automobilistica è primo il settore in cui la connected insurance ha cominciato ad essere applicata, intorno a 40 anni fa nelle sue forme più primitive, e ha ad oggi fatto i maggiori progressi.

Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha almeno un prodotto connesso sul mercato: 10 punti percentuali in più rispetto ai settori vita / salute e casa e 28 in più rispetto allo sport.

Per quanto riguarda le dimensioni del proprio business di connected insurance, il 40% degli intervistati ha stimato un valore inferiore a 100 milioni, con solo il 9% superiore ai 500 milioni. Il 22% stima una dimensione relativa pari a oltre il 5% del proprio business totale, di cui per il 5% superiore al 20%.

Connected Insurance e Auto

Solo il 13% degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda deve ancora decidere se procedere con un progetto di connected insurance, mentre il 31% è in fase pilota, con un 25% in fase di transizione e un altro 31% pienamente operativo.

Trattandosi del settore in cui l’assicurazione connessa è più matura, i suoi attori considerano i rischi di restare indietro nella corsa al trend maggiori rispetto a quelli di prendervi parte. Inoltre, più le aziende si familiarizzano con soluzioni di open insurance, più le considerano un miglioramento della loro attività esistente piuttosto che la sua sostituzione.

Connected Insurance e Home

Il settore Home Insurance è attualmente in piena modalità di ricerca e sviluppo per l’applicazione della connected insurance, con qualche pioniere già arrivato a fasi più concrete.

Secondo i dati di Insurance Nexus, non meno del 58% degli intervistati è impegnato in un progetto pilota. Un 14% è già sul mercato, ma ancora in fase di test, e solo il 14% ha pienamente lanciato il prodotto.

Per quanto riguarda il mercato attuale, l’indagine rivela l’esistenza di un gruppo di aziende che ha anticipato il trend e già ha costruito un’attività sostanziale basata sull’assicurazione connessa. Come nel più avanzato settore motori, il 4% degli intervistati ha dichiarato di avere entrate superiori a 1 miliardo di dollari associati a un prodotto connesso, e il 14% ha affermato che tra il 5% e il 10% del loro fatturato totale era dovuto ad applicazioni IoT.

D’altra parte, la maggior parte delle aziende rimane leggermente: il 46% ha dichiarato di aver guadagnato meno dell’1% da un prodotto IoT.

Connected Insurance e Casa

Il settore vedrà nell’arco del prossimo anno l’entrata in massa di un’ondata di player per ora in fase di testing, e il risultato potrebbe essere un’improvvisa impennata dell’offerta: la domanda è quanto il mercato sia pronto ad assorbirla.

Connected Insurance e Life & Health

Il settore Life & Health è piuttosto particolare nel suo rapporto con la connected insurance, e mostra una certa divisione tra chi vede il trend come un’evoluzione necessaria e chi come una moda passeggera.

Da una parte, il 44% dei player dichiara di lavorare su prodotti connessi. Tuttavia, ben il 26% afferma di aver adottato una politica “wait-and-see” e non avere alcun progetto in attivo.

In generale, le aziende in questo settore hanno meno familiarità con l’assicurazione connessa: solo il 14% degli intervistati ha dichiarato che soluzioni basate sull’IoT rappresenta oltre il 5% della loro attività totale, rispetto al 22% dell’automotive.

Connected Insurance e Life & Health

Lato consumer, l’aumento della popolarità dei dispositivi wearable che tengono un registro dell’attività dell’utente e dei suoi segni vitali significa che è teoricamente possibile per gli assicuratori ottenere dati continui sullo stile di vita dei loro clienti, utilizzabili per incoraggiare e premiare il buon comportamento in modo non dissimile dalle pratiche applicate dal settore auto.

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Insurtech Innovation Index: nel 2020 una risicata sufficienza per l’Italia

Per poter influenzare un fenomeno bisogna prima misurarlo. Per questo l’Italian Insurtech Association ha elaborato assieme all’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano l’Insurtech Innovation Index, un indice che, a partire dal 2020, mappa e misura lo stato degli investimenti insurtech in Italia per tenere traccia della sua evoluzione.

Si tratta del primo indicatore italiano dedicato al settore insurtech, utile non solo di capirne l’andamento all’interno del Paese, ma anche di comparare le dinamiche italiane con quelle internazionali.

Venerdì 12 febbraio sono stati presentati nel corso dell’evento digitale dedicato i risultati del primo report.

Qui il link per rivedere la presentazione del report

Insurtech innovation Index, com’è calcolato

L’Insurtech Innovation Index è stato calcolato sui dati del campione delle prime 20 compagnie italiane per raccolta premi (riferite alle polizza di danni), quest’anno secondo la classifica del 2019, che hanno costituito il 73% del market share.

L’indice prende in considerazione tre diverse dimensioni:

  • Investimenti di capitale nelle startup insurtech e PMI innovative del settore assicurativo
  • Investimenti di innovazione interna nello sviluppo digitale compiuti da compagnie, intermediari professionali e fornitori dell’industria assicurativa
  • Investimenti nella collaborazione fra attori della filiera finalizzati a sviluppare soluzioni innovative

Le percentuali ottenute sono infine pesate in base al loro impatto e vanno a formare un indice espresso in trentesimi.

Insurtech innovation Index, il risultato del 2020

Secondo le rilevazioni, durante il 2020, solo il 19% delle compagnie assicurative analizzate ha effettuato almeno un investimento in una startup Insurtech. A queste compagnie sono riconducibili 13, con un controvalore totale di poco più di 5 milioni di euro, e un capitale medio investito a circa 0,4 milioni.

Per quanto riguarda l’innovazione interna, i risultati sono più rosei: il 63% delle compagnie assicurative ha avviato progetti sviluppati internamente in campo Insurtech, per un totale di 127 operazioni. Il controvalore totale supera i 31 milioni di €, ed il valore medio investito sul singolo progetto è di circa 0,3 milioni.

Buono anche il dato riferito alle partnership, che vede il 75% delle compagnie attive in collaborazioni con altri attori. In totale le partnership sono state 27, circa 2 per compagnia assicurativa.

Un dato interessante, che mostra un’apertura del settore a pensare ed agire come un ecosistema, per fornire al consumatore pacchetti che includano anche servizi non prettamente assicurativi, sempre più richiesti.

Nel complesso, l’indagine mostra un settore aperto alla collaborazione, ma che ancora predilige sviluppare internamente la maggior parte delle progettualità, con poca propensione all’investimento in startup.

Il voto complessivo per l’anno 2020 è 18/30: una sufficienza risicata. Un risultato comunque positivo, ma che lascia spazio a molto potenziale inespresso.

Naturalmente, bisogna tenere in considerazione come, essendo questo il primo anno in cui l’indice viene realizzato, manchi un framework di confronto in cui collocarlo. Servirà tuttavia da importante baseline per tenere traccia con più consapevolezza delle evoluzioni future.

Investimenti nelle startup insurtech in Italia, un problema culturale

Approfondendo i risultati raccolti sugli investimenti destinati a startup del settore insurtech, si può osservare un interessante distinzione: sebbene il grosso delle operazioni sia stato diretto a startup con base in Italia (83%), degli oltre 5 milioni complessivi ben il 73% è raccolto da quell’8% di startup con sede fuori dall’Europa, mentre le startup italiane raccolgono in totale solo il 25%.

L’investimento medio in startup italiane è insomma estremamente inferiore rispetto a quello in startup internazionali (0,1 milioni di euro contro i 3,7 delle extra europee), segnale di un mercato dei capitali italiano non ancora sviluppato rispetto ad altri Paesi.

“È interessante come il 73% degli investimenti siano andati a startup internazionali” commenta Gianluca De Cobelli, founder e CEO della startup insurtech YOLO, “C’è forse ancora un problema di cultura: gli stessi italiani non guardano all’Italia.”

Non solo: dall’indagine risulta che la maggioranza delle startup considera come competitor principali altre startup anziché gli incumbent – che pure destinano molti più investimenti in innovazione interna che in realtà innovative esterne.

“Ancora, un problema culturale” fa notare De Cobelli, “Gli incumbent non vedono nelle startup italiane possibilità di crescita”.

Investimenti insurtech, le proiezioni per il 2021

Cosa possiamo aspettarci per l’anno a venire?

In base alle risposte raccolte dall’indagine, le compagnie assicurative sembrano confermare una preferenza per i progetti Insurtech sviluppati internamente (per il 61% l’attività di maggior rilievo). Lieve aumento previsto per l’investimento in startup (priorità per il 25% delle compagnie), che resta però nettamente inferiore.

Secondaria anche l’attenzione che nel 2021 verrà data alla creazione di nuove partnership, prioritaria solo per il 14% delle compagnie assicurative.

Nonostante la diminuzione di attenzione verso le partnership, il quadro complessivo indica, almeno nelle intenzioni, un incremento generale.

Per quanto riguarda le tecnologie di destinazione degli investimenti, su un campione di 34 startup Insurtech italiane l’81% mostra di riconoscere l’importanza dell’utilizzo di Big Data Analytics, e il 75% di far uso di Artificial Intelligence.

Un segnale positivo anche il fatto che più della metà delle startup ha inoltre dichiarato di utilizzare API, tecnologia abilitante di una logica di ecosistema.

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Assicurazioni 2021, 14 trend che cambieranno il business

Quali sono le tendenze che nel 2021 spingeranno le assicurazioni verso il cambiamento e l’innovazione? Sono numerose e hanno diversi impatti e si possono ricondurre a due categorie: tecnologie, ovviamente, ma anche ambiente.

Nella ricerca “L’impatto dell’innovazione sul modello organizzativo delle assicurazioni”, svolta da EY con l’Italian Insurtech Association, vengono individuate 14 tendenze destinate a dominare il presente e il futuro delle assicurazioni. Tendenze che porteranno a distinguere sempre meno fra insurance e insurtech. “Non tutte sono destinate ad avere la stessa potenzialità e non tutte faranno sentire subito i loro effetti”, spiega Carlo Alberto Minasi, Chief Innovation Officer di EY. “Per esempio l’approccio data-driven è attuale e fondamentale, così come la Connected Insurance. L’Embedded Insurance invece è qualcosa di la da venire”.

Assicurazioni 2021, le 14 tendenze che cambieranno il business.

Data-driven propositions

L’approccio data driven è un trend già dominante nel settore assicurativo, che continuerà a giocare un ruolo sostanziale nelle assicurazioni 2021. Da sempre l’asset più prezioso per le compagnie assicurative, i dati assumono sempre più importanza nel mercato di oggi, e diventa fondamentale saperne sfruttare il potenziale, trasformando l’enorme mole di dati raccolti in informazioni utili su cui basare decisioni.

Open insurance/Ecosystems

Ci troviamo in un momento di transizione in cui nuovi attori entrano nel mercato assicurativo, mettendo in discussione l’esclusività delle compagnie assicurative tradizionale ed il tipo di servizi da loro offerti. Il mercato diventa così più competitivo, ma per le assicurazioni 2021 c’è lapossibilità di sinergia con nuovi interlocutori (insurtech, altri operatori finanziari e player provenienti da altri settori) aprendo nuove possibilità di ecosistema.

Digital engagement platforms

La trasformazione digitale avanza, e neanche il settore assicurativo può sottrarsi se non vuole restare indietro. Modalità innovative di interazione non devono necessariamente sostituire i canali distributivi tradizionali, ma possono piuttosto andare ad integrarli a completamento dell’offerta. In particolare, c’è molta attenzione sulle prospettive future di chatbot e assistenti virtuali.

Behavioural insurance

La Behavioural insurance vuole portare sul mercato un cambio di paradigma: dal tradizionale modello assicurativo limitato al risarcimento danni ad un modello focalizzato sulla loro prevenzione. Nonostante il trend sia ancora piuttosto acerbo, già ci sono e si moltiplicano sul mercato player che applicano logiche di reward e gamification per incentivare l’utente a seguire comportamenti virtuosi.

IoT/Connected insurance

Si inserisce nel discorso del data-driven anche un secondo trend di grande attualità: l’utilizzo di dispositivi IoT per un modello di insurance connesso, capace di sfruttare informazioni ottenute in real-time. Grazie alla crescente pervasività ed evoluzione dei dispositivi IoT presenti nella vita quotidiana, sarà possibile utilizzare una nuova mole di dati sul comportamento degli utenti, ottenuti in real-time, per migliorare i servizi di protezione e prevenzione, identificare comportamenti fraudolenti e customizzare le offerte.

Embedded/Invisible insurance

Il modello di embedded o invisible insurance prevede la copertura assicurativa come elemento all’interno di un bundle di acquisto di un prodotto o servizio. Questo nuovo approccio, basato sulla collaborazione con player non assicurativi, punta su vantaggi economico e/o di customer experience per invogliare l’utente a dotarsi in uno strumento di protezione associato al prodotto/servizio che intende acquistare.

Automated underwriting

Tra i trend derivanti dal costante sviluppo di sistemi di automazione troviamo anche quello dell’automated underwriting, o sottoscrizione automatizzata. La gestione automatica di questo step permette di migliorare e velocizzare il flusso del processo di sottoscrizione, un monitoraggio più accurato delle pratiche sottoscritte, nonché un servizio clienti di livello più alto, con la possibilità di verificare lo stato della propria pratica in qualunque momento in pochi click.

On-demand/Instant insurance

Il 2020 è stato il primo anno in cui le polizze on-demand hanno iniziato a penetrare il mercato assicurativo italiano. La domanda del consumatore digitale per servizi più smart, veloci e personalizzati è alta, il potenziale è enorme, c’è un trend positivo, ma i numeri sono ancora bassi: una fetta di mercato su cui vale la pena di puntare.

Natural catastrophes

È ancora scarsa la cultura assicurativa per quanto riguarda i rischi legati alle condizioni meteorologiche, tuttavia nel 2020, i danni portati dal clima e dagli eventi naturali rappresentano il secondo timore a livello mondiale dopo la salute. Secondo un report di Axa, in Italia siamo i primi al mondo per percezione di vulnerabilità di fronte ai rischi emergenti, ed in linea con il resto del mondo le catastrofi naturali figurano al secondo posto dei rischi percepiti, dopo la salute.

Parametric insurance

Con la transizione della domanda dell’utente verso modelli di assicurazione più flessibili, mostra potenziale anche il trend della parametric insurance, prodotto assicurativo che si discosta dall’offerta tradizionale offrendo pagamenti predefiniti in base ad un certo un evento trigger (catastrofe naturale in una certa area, raggiungimento di un certo indice di mercato…) anziché all’effettivo danno che ha causato all’utente.

Mobility

Anche quest’anno la mobilità sarà un trend importante del settore: per quanto la pandemia abbia limitato gli spostamenti, si sono nel contempo diffusi nuovi player e nuovi modi di muoversi (una tra tutti la micromobilità), che aprono nuove sfide e potenzialità.

AI/ML/Predictive analytics

Tornando all’inevitabile trasformazione digitale del settore, sempre più importanza assumeranno le tecnologie di Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Predictive Analysis, strumenti sempre più raffinati di automazione, gestione dei dati e dei processi, personalizzazione e creazione di nuove offerte a misura di utente.

Cyber Security Risk

Resta un trend dominante anche quello della cyber security, per cui continua a crescere la consapevolezza di utente e aziende, quest’anno in particolare con la massiccia transizione a sistemi di smartworking che rischiano di aprire i sistemi informatici delle compagnie a nuove vulnerabilità.

Sustainability

La sostenibilità, ambientale e sociale, è un trend sempre più emergente in vari settori, e l’utente comincia a prendere in considerazione fattori di sostenibilità anche nella scelta dell’assicurazione, sarà quindi un fattore importante da tenere in considerazione per tutti i player. Tra i temi più sentiti in Italia: lotta alle attività illegali, sostegno alla salute pubblica, lotta al cambiamento climatico.

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L’insurtech in Francia, primo mercato europeo: i trend e le sei startup da conoscere

Insurtech in Francia ormai significa l’innovazione nel primo mercato assicurativo d’Europa dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Il settore fintech francese non accenna a rallentare: anche nel 2020, nonostante le difficoltà iniziali, ha fatto registrare livelli di crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente, raccogliendo in totale quasi €830 milioni (+18,5%) in 63 operazioni del valore medio di €13 milioni (+20,6%).

Nell’universo di startup finanziarie in Francia spicca il settore insurtech, che nel 2020 ha visto crescere il proprio peso anche grazie a importanti round di finanziamenti e a un interesse sempre più netto verso la digitalizzazione delle operazioni, una pratica trasformata in necessità dalla pandemia di Covid-19.

Il panorama insurtech in Francia

Secondo uno studio di European Insurance relativo al 2018, a livello europeo la Francia rappresenta il secondo mercato principale per il settore assicurativo, posizionandosi subito dopo il Regno Unito (ora uscito ufficialmente dall’Unione): è quindi diventato il primo in Europa, seguito dalla Germania, sia per quanto riguarda l’ammontare dei premi sottoscritti che per il valore delle compensazioni pagate.

Non stupisce quindi che il mondo insurtech francese sia un settore in forte crescita: nel 2019 la società di consulenza Ailancy ha individuato ben 187 startup specializzate nelle assicurazioni digitali, contro le 106 del 2018 e le 47 del 2017.

Inoltre, se nel 2018 in Francia il settore insurtech ha raccolto il 13% degli investimenti totali in ambito fintech, un report di France FinTech afferma invece che la percentuale ha toccato il 21% nel 2020, soprattutto grazie allo sviluppo di nuove startup innovative che offrono polizze on-demand o parametriche, e ai passi avanti fatti in termini di gestione e analisi dei dati.

Insurtech in Francia, le startup più promettenti

Tra i 15 principali round di investimenti avviati da compagnie fintech francesi nel 2020, quattro sono stati chiusi da startup insurtech. La prima è Alan, che ha raccolto €50 milioni a fine aprile, il primo mese di ripresa dopo l’arrivo della pandemia e il conseguente crollo degli investimenti nel periodo di febbraio e marzo. A dicembre anche Luko ha raccolto la stessa cifra, approfittando però di un periodo di grande crescita negli investimenti.

La terza startup è Descartes, con circa €16 milioni ($18,5 milioni) raccolti in settembre, e infine Tinubu Square, che a febbraio ha raccolto €15 milioni.

Il 2021 è poi iniziato in maniera estremamente promettente: due startup, Lovys e LeoCare, hanno infatti raccolto rispettivamente €17 e €15 milioni in due round di investimenti chiusi di recente.

Guardiamo allora di cosa si occupano queste startup, le più promettenti nel panorama insurtech francese.

Alan, l’assicurazione per il wellnes

Fondata nel 2016 da Jean-Charles Samuelian e Charles Gorintin, Alan è stata la prima compagnia assicurativa indipendente nata in Francia dopo il 1986.

Il focus delle polizze di Alan non si ferma alla copertura di incidenti o operazioni mediche di routine, ma guarda anche alla sfera del wellness, offrendo sconti per strumenti di meditazione come Headspace e coprendo anche le cure omeopatiche o osteopatiche.

Grazie alla partnership con Livi, poi, Alan si è allargata nel campo della telemedicina, offrendo ai propri clienti la possibilità di ricevere consulti medici virtuali ovunque si trovino, nel giro di 30 minuti.

Oggi la startup offre assicurazioni sanitarie completamente digitalizzate a più di 76mila utenti, tra cittadini e aziende: una crescita netta rispetto ai 27mila clienti serviti nel 2018.

Luko, etica e assicurazioni per la casa

Dal 2018 la startup parigina Luko punta a rivoluzionare il campo delle assicurazioni per casa e affitto con una strategia basata sull’etica: con il programma Giveback, infatti, la compagnia devolve ogni anno ciò che rimane dei suoi incassi, al netto delle spese operative e delle compensazioni, ad associazioni di beneficenza scelte dai suoi 100mila clienti.

Oltre a polizze completamente digitalizzate e personalizzabili in base alle diverse esigenze di ogni utente, Luko ha implementato anche un servizio di tele-consultazioni con professionisti utili per risolvere i piccoli problemi domestici, dal lavandino che perde agli intoppi con la caldaia.

A differenza di Alan, però, Luko non ha ottenuto la licenza operativa e per sottoscrivere le proprie polizze si appoggia ad assicuratori esterni, come Munich Re e Swiss Re.

Descartes, la previsione del rischio per l’ambiente

Ambito ancora diverso per Descartes: la compagnia si muove infatti nel settore della previsione del rischio, soprattutto in campo ambientale, per aiutare gli assicuratori ad avere sotto controllo tutte le possibili implicazioni di una polizza.

Per operare, Descartes sfrutta l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things (IoT), ad esempio attraverso l’analisi di immagini satellitari o l’uso di sensori studiati appositamente per monitorare le condizioni climatiche di zone considerate particolarmente a rischio.

Di conseguenza, Descartes offre ai propri clienti assicurazioni parametriche estremamente precise, dove il premio viene calcolato in base alle probabilità che un evento ha di verificarsi. Nel 2020 ha avviato una partnership con l’unità Property and Casualty di Generali.

Lovys, la polizza online in due minuti

Lovys offre polizze assicurative per casa, auto, animali domestici e smartphones: un’offerta variegata, resa possibile anche dalla semplificazione delle pratiche e dalla completa digitalizzazione dei processi.

Le assicurazioni sono infatti attivabili online in meno di due minuti, e liberano gli utenti dalla marea di carte e documenti richieste dagli agenti tradizionali. Fondata nel 2017, la startup ha al momento 20mila clienti, ma ha intenzione di raggiungere i 100mila entro la fine dell’anno.

Tinubu Square, servizi digitali per le assicurazioni

Fondata nel 2000, la startup Tinubu Square opera nel settore SaaS (Software as a Service), fornendo servizi digitali alle compagnie che si occupano di assicurazione del credito o di fideiussioni bancarie.

I clienti di Tinubu Square hanno infatti accesso ad una suite di soluzioni cloud-based che semplificano la trasformazione digitale per tutti i processi operativi, riducendo i costi e migliorando, allo stesso tempo, l’esperienza del cliente e i livelli di compliance.

Con uffici a Parigi, Londra, New York, Montreal, Mumbai e Singapore, nel 2018 Tinubu Square era attiva in 20 Paesi. Nel 2020 ha poi acquisito la compagnia americana SuretyWave e l’insurtech eSURETY.

LeoCare, la polizza su misura

Infine, LeoCare offre assicurazioni digitali per casa, auto e dispositivi elettronici. Le polizze sono attivabili rapidamente tramite l’app della compagnia e personalizzabili anche in base ai cambiamenti imprevisti: secondo TechCrunch, ad esempio, durante il periodo di lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19 molti utenti di LeoCare hanno deciso di abbassare i premi delle loro assicurazioni auto.

LeoCare opera oggi come managing general agent (MGA) e, con i suoi 20mila clienti, gestisce circa €1 milione in premi mensili, la maggior parte dei quali provenienti da polizze auto.

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E-health, che cos’è la sanità digitale e quali tecnologie usa

Negli ultimi dieci anni l’e-health, o sanità digitale, ha visto una forte crescita, spinta soprattutto di recente dalla pandemia.  Le tecnologie dedicate si sono diversificate e specializzate: app per la salute, dispositivi smart indossabili o impiantabili, sistemi di diagnostica digitale, soluzioni data driven potenziati dall’Augmented Reality e dall’Intelligenza Artificiale.

La trasformazione digitale della sanità porta con sé diversi vantaggi e benefici, che toccano il paziente, il medico e l’intero sistema sanitario, ed è un’opportunità per promuovere un modello sostenibile di miglior accesso alle cure.

A livello globale, PWC prevede una crescita del mercato della sanità digitale da 147 miliardi di dollari stimati nel 2019 a 234,5 miliardi di dollari nel 2023.

Sanità digitale, la spinta della pandemia

Secondo gli analisti di Deloitte il 65% (in Italia 66%) dei medici europei ha dichiarato che la propria organizzazione ha incrementato l’impiego di tecnologie digitali per supportare il lavoro degli operatori sanitari.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo di tecnologie digitali per fornire supporto e modalità di ingaggio virtuali ai pazienti, il 64% dei rispondenti in Europa dichiara di aver assistito in generale a un incremento.

E-health, un approccio incentrato sul paziente

Rispetto alla sanità tradizionale, l’e-health si evolve in una direzione più integrata e disruptive, che mette al centro il paziente anziché il medico.

Il nuovo approccio digitale alla sanità vede il paziente non come destinatario passivo, ma come attore attivo, dandogli gli strumenti per accedere alle cure in modo più rapido e funzionale, potendo contare su consigli e informazioni affidabili. In parallelo, offre maggiori garanzie di trasparenza in merito ai dati sanitari, permettendo al paziente di mantenere il possesso per decidere con chi condividerli e per quali scopi. L’approccio paziente centrico permette inoltre di alimentare processi di prevenzione che si basano sull’identificare e riconoscere il paziente, così da seguirlo in maniera quanto più possibile personalizzata.

E-Health, le tecnologie

In Europa si sta registrando un frequente utilizzo delle tecnologie digitali per accedere all’assistenza sanitaria, compreso l’utilizzo di Internet per la ricerca delle informazioni, la prenotazione degli appuntamenti e le teleconsultazioni.

A favorire questo nuovo approccio alla sanità sono innanzitutto le le tecnologie di connessione di ultima generazione: il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale.

Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Anche l’IoT viene in aiuto al medico, soprattutto applicato alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso.

Scopri i progetti di e-Health in Italia e molto altro nell’articolo integrale su ZeroUno

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Blockchain 2021, a che punto siamo? Numeri e tendenze di un mercato più maturo

Il covid non ha fermato la blockchain, anzi, il mercato è maturato. Questa la sintesi dalla ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger sul 2020, che ha sì rilevato un rallentamento, ma perlopiù focalizzato sul fenomeno degli annunci di nuovi progetti, calati dell’80%, a favore della realizzazione di progetti concreti, che hanno invece registrato una crescita del 59%.

Come scrive blockchain4innovation, “l’hype sembra al termine e l’attenzione è tutta sul lavoro e sui risultati dei progetti. E sullo sviluppo di ecosistemi.”

Blockchain 2020, i numeri

Nel 2020 sono stati 267 i progetti di sviluppo di tecnologie blockchain avviati in tutto il mondo da aziende e pubbliche amministrazioni, che comprendono 70 annunci e 197 progetti concreti (di cui 83 operativi, il resto sperimentazioni o proof of concept). Rispetto al 2019, sono cresciuti del 59% i progetti concreti, mentre gli annunci sono calati dell’80%: è segnale di un mercato più maturo, che si concentra su iniziative più operative e sulla creazione di ecosistemi.

I paesi più attivi nella blockchain sono Stati Uniti, con 72 progetti avviati negli ultimi cinque anni, e Cina, con 35 casi, seguiti da Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19).

Nonostanta abbia subito un rallentamento, con investimenti che nel 2020 valgono 23 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al 2019, l’Italia resta nella top ten dei paesi con più iniziative: al sesto posto al mondo con 18 casi. Seguendo la tendenza generale, anche il mercato italiano è più maturo, con il 60% della spesa destinata a progetti operativi.

Il settore più rappresentato è la finanza, con il 58% della spesa, e l’unico ad aver aumentato gli investimenti (+6%), seguito da agroalimentare (11%), utility (7%) e PA (6%).

Blockchain 2020, le tendenze

Nell’ultimo anno, l’attenzione degli operatori si sta spostando sempre più verso lo sviluppo di applicazioni e meno sulla creazione di nuove piattaforme: il 47% dei casi mappati di progetti con tecnologia blockchain, infatti, utilizza piattaforme esistenti. A questo tema si collega anche la potenziale sfida legata a una “convergenza” o collaborazione sia tra piattaforme diverse sia tra mondo permissionless e permissioned.

Anche grazie allo sviluppo di ecosistemi, il 2020 ha visto una crescita di interesse nella finanza decentralizzata (DeFi), con un aumento di utenti e capitale investito.

Si è innescato un processo di cambiamento dello scenario normativo, a partire dalla Digital Finance Package della Commissione Europea  che punta a indirizzare una regolamentazione per il mondo dei crypto-asset e per la tutela dei consumatori, con la prospettiva di una armonizzazione rispetto alle legislazioni vigenti. Cambia così cambia lo scenario per lo sviluppo di progetti stablecoin, in crescita assieme all’utilizzo di criptovalute.

Il 2020 è stato inoltre l’anno dell’avvio delle valute digitali delle Banche Centrali, dalla sperimentazione della DCEP cinese all’annuncio della BCE di voler realizzare il Digital Euro.

L’emergenza sanitaria ha infine dato una spinta all’adozione di soluzioni Blockchain anche per la gestione dell’identità in ambito clinico/sanitario o economico.

Leggi qui il report dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger

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