Pronta la sandbox insurtech per sperimentare i progetti di innovazione nelle assicurazioni

C’è una bella notizia per insurtech e compagnie d’assicurazioni in tutta Italia: nasce una sandbox regolamentare per il settore, un progetto realizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con l’Ivass, la Banca d’Italia e la CONSOB.

Come si legge sul sito ufficiale dell’Ivass, si tratta di “un ambiente controllato nel quale operatori tradizionali e del fintech / insurtech potranno testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi beneficiando di un regime semplificato transitorio, in costante dialogo e confronto con le Autorità di vigilanza.”

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022 sarà possibile presentare all’Ivass le richieste di ammissione.

Perché una sandbox regolamentare?

Quello della mancanza di regolamentazione adeguata è uno dei più grossi ostacoli per lo sviluppo del modello open insurance, e per la trasformazione digitale del settore assicurativo in generale. È per questo che l’iniziativa rappresenta un importante passo avanti per la digitalizzazione del settore in Italia.

Commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA e Founder di YOLO: “Secondo l’Italian Insurtech Association è una iniziativa UNICA per creare sperimentazione, metriche e nuove iniziative. Speriamo vivamente i progetti siano numerosi e di qualità”.

Come funziona la sandbox regolamentare per l’insurtech

La sandbox agisce come un ambiente controllato all’interno del quale sarà possibile testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi in ambito insurtech e fintech, beneficiando di un regime semplificato e transitorio.

L’Ivass utilizzarà la sandbox come banco di prova, per valutare i progetti insurtech e attuare gli interventi normativi necessari per agevolare lo sviluppo tecnologico e digitale del settore assicurativo riducendo i potenziali rischi.

Come sperimentare nella sandbox

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022, e in seguito in altre finestre temporali determinate dalle autorità, sarà possibile presentare richiesta d’ammissione tramite il modulo scaricabile in questa pagina.

Potranno partecipare attività “significativamente innovative”, in uno stato sufficientemente avanzato per la sperimentazione e sostenibili da un punto di vista economico e finanziario.

Qui i criteri per la valutazione stabiliti dall’Ivass.

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Italian Insurtech Summit 2021, i numeri della seconda edizione

Grande successo per Italian Insurtech Summit 2021: l’evento ha totalizzato numeri da record con oltre 34mila visitatori unici nel corso delle 36 ore di interventi.

Organizzato da Italian Insurtech Association, l’evento si è tenuto in forma ibrida, sia in streaming sia live, per una due giorni completamente dedicati all’innovazione digitale del settore e agli scenari che l’ecosistema Insurtech ha davanti, anche alla luce delle conseguenze della pandemia.

Già durante la sua prima edizione l’evento aveva raccolto più di 100 speaker provenienti da 24 paesi, per oltre 20 ore di interventi, ed attirato 20mila visitatori.

Quest’anno il Summit dedicato all’insurtech si è superato con 167 speaker, di cui 30 internazionali, che si sono avvicendati nel corso di 36 ore di diretta. 34.200 i visitatori unici registrati sul sito, con picchi di connessione fino a 9.000 contemporanei. Su LinkedIn oltre 50.000 impression in 48 ore.

Durante il pomeriggio del secondo giorno, l’evento ha ospitato l’annuncio dei vincitori degli Italian Insurtech Awards 2021.

Scopri qui i vincitori

“Cresce sempre più la community dell’Insurtech in Italia e la grande partecipazione alla seconda edizione del Summit, con il 15% di accessi dall’estero lo dimostra” commenta Simone Ranucci Brandimarte Presidente di IIA.  “In questi due giorni abbiamo parlato dell’urgenza di attuare un cambiamento importante e strutturale all’interno della filiera assicurativa. Una rivoluzione che auspichiamo venga attuata attraverso una serie d’azioni: formazione digitale per allineare le competenze degli addetti nel settore assicurativo a quelle dei colleghi europei, aumento delle sperimentazioni tecnologiche e maggiore collaborazione tra compagnie e startup.”

“L’appuntamento con l’Italian Insurtech Summit è per l’anno prossimo” continua Ranucci, “dove la manifestazione sempre in formato phygital avrà una connotazione ancora più internazionale con speaker di alto profilo e il supporto di strumenti e contributi video interattivi per coinvolgere sempre di più il pubblico su temi così importanti per il settore”.

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Italian Insurtech Summit 2021, i numeri della seconda edizione

Grande successo per Italian Insurtech Summit 2021: l’evento ha totalizzato numeri da record con oltre 34mila visitatori unici nel corso delle 36 ore di interventi.

Organizzato da Italian Insurtech Association, l’evento si è tenuto in forma ibrida, sia in streaming sia live, per una due giorni completamente dedicati all’innovazione digitale del settore e agli scenari che l’ecosistema Insurtech ha davanti, anche alla luce delle conseguenze della pandemia.

Già durante la sua prima edizione l’evento aveva raccolto più di 100 speaker provenienti da 24 paesi, per oltre 20 ore di interventi, ed attirato 20mila visitatori.

Quest’anno il Summit dedicato all’insurtech si è superato con 167 speaker, di cui 30 internazionali, che si sono avvicendati nel corso di 36 ore di diretta. 34.200 i visitatori unici registrati sul sito, con picchi di connessione fino a 9.000 contemporanei. Su LinkedIn oltre 50.000 impression in 48 ore.

Durante il pomeriggio del secondo giorno, l’evento ha ospitato l’annuncio dei vincitori degli Italian Insurtech Awards 2021.

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“Cresce sempre più la community dell’Insurtech in Italia e la grande partecipazione alla seconda edizione del Summit, con il 15% di accessi dall’estero lo dimostra” commenta Simone Ranucci Brandimarte Presidente di IIA.  “In questi due giorni abbiamo parlato dell’urgenza di attuare un cambiamento importante e strutturale all’interno della filiera assicurativa. Una rivoluzione che auspichiamo venga attuata attraverso una serie d’azioni: formazione digitale per allineare le competenze degli addetti nel settore assicurativo a quelle dei colleghi europei, aumento delle sperimentazioni tecnologiche e maggiore collaborazione tra compagnie e startup.”

“L’appuntamento con l’Italian Insurtech Summit è per l’anno prossimo” continua Ranucci, “dove la manifestazione sempre in formato phygital avrà una connotazione ancora più internazionale con speaker di alto profilo e il supporto di strumenti e contributi video interattivi per coinvolgere sempre di più il pubblico su temi così importanti per il settore”.

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Insurtech, come il mercato raggiungerà i 159 miliardi entro il 2030

Il mercato insurtech globale, attualmente valutato per 9,4 miliardi di dollari, potrebbe generare quasi 160 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso annuale di crescita composto pari al 32,7%. Sono i risultati del nuovo report rilasciato a luglio 2021 da Allied Market Research, società specializzata in consulenza aziendale e ricerche di mercato.

Il momento di forte crescita che sta coinvolgendo il mondo assicurativo è in gran parte attribuibile all’arrivo della tecnologia e all’avvio di un processo di trasformazione digitale da parte di numerose aziende, dalle più affermate e di stampo tipicamente tradizionale alle startup fondate di recente.

Tra i motivi principali di preoccupazione, invece, troviamo problemi legati alla privacy dei clienti alla trasparenza delle operazioni, uniti a un quadro legale che rischia di bloccare le idee più innovative.

Mercato insurtech, innovazione e tecnologia alla base della crescita

L’industria assicurativa è unanimemente conosciuta come una tra le più conservatrici, legata a modalità operative ormai obsolete. Da qualche anno però – e in modo particolarmente marcato in seguito alla pandemia di coronavirus – la situazione sta cambiando.

Secondo la società di consulenza Accenture, per esempio, oggi quasi l’86% degli assicuratori punta a modificare i propri modelli di business puntando sull’innovazione e sulla tecnologia, in modo da far salire la domanda per i loro prodotti e mantenere un profilo competitivo.

L’adozione di soluzioni digitali permette inoltre di scalare le proprie attività, offrire servizi altamente personalizzati e concentrarsi sulla customer experience offerta ai clienti, migliorando di conseguenza anche la situazione economica della propria compagnia.

L’importanza delle economie emergenti

Secondo Allied Market Research, le economie in via di sviluppo saranno fondamentali per il futuro del mondo insurtech: i principali player del settore, infatti, hanno la possibilità di espandere le proprie attività in mercati ancora largamente inesplorati, in cui milioni di persone non possono permettersi le polizze costose e rigide offerte dalle compagnie tradizionali.

Un esempio è la regione dell’Asia-Pacifico: secondo Allied Market Research investire nella trasformazione digitale e nell’adozione di nuove tecnologie – come l’intelligenza artificiale, il machine learning o i chatbot – e allargarsi in aree geografiche come la Cina, l’India, Singapore o la Corea del Sud potrebbe portare a grandi risultati nel corso dei prossimi anni.

Inoltre, anche se nel 2020 il nordamerica è rimasta l’area geografica principale per il mondo insurtech, rappresentando tre quinti del mercato, il report prevede che da qui al 2030 la regione con il CAGR più alto – pari al 36,7% – sarà proprio quella dell’Asia-Pacifico.

L’impatto della pandemia di Covid-19 sul mercato insurtech

L’emergenza sanitaria portata dalla pandemia di nuovo coronavirus, che continua ormai da più di un anno, ha modificato positivamente le dinamiche del mondo insurance favorendone la digitalizzazione e la crescita.

In una situazione di generale incertezza infatti molti clienti hanno deciso di sottoscrivere più polizze, acquistando per esempio servizi pensati per la salute o la casa. La crescita della domanda e le soluzioni innovative messe in campo per gestire le nuove richieste hanno dato al mondo insurtech la spinta necessaria per crescere anche durante la pandemia.

Gli ostacoli: le complicazioni legali

I principali problemi evidenziati dal report sono relativi al complesso e ormai superato framework legale che regolamenta il settore assicurativo. Le compagnie innovative si trovano infatti a dover fare i conti con un labirinto di norme in continuo aggiornamento, e spesso queste cambiano di giurisdizione in giurisdizione complicando l’avvio di operazioni internazionali o la creazione di prodotti assicurativi validi su scala globale.

Secondo Allied Market Research, l’eterogeneità delle norme e la presenza di numerosi organismi regolatori è “uno dei principali fattori che ostacolano la crescita del settore”.

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Digital Health 2020, la crescita e le startup

La digital health, o salute digitale è il punto d’incontro tra tecnologie digitali e il settore della salute personale, del benessere, dell’assistenza sanitaria. La digital health è telemedicina, ma è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

E’ un settore piuttosto ampio, che cerca di rispondere fondamentalmente a una mission: una sanità migliore, più accessibile per tutti, più efficiente, più intelligente.

La digital health e la sanità territoriale

La salute digitale fa rima con prevenzione, personalizzazione, sanità di prossimità, sanità territoriale.

Quest’ultima è quella che ha fatto acqua in Italia nell’emergenza Covid e che ci ha distinto per numero di morti da Paesi come la Germania, dove il supporto sanitario a domicilio è molto più diffuso, come dice l’Osservatorio delle Malattie Rare, che sottolinea: ‘Tra gli addetti ai lavori, ma anche nella consapevolezza collettiva, è ormai piuttosto chiaro che il problema di gestione sanitaria dell’emergenza COVID-19 non fosse tanto, o anzitutto, nella quantità di posti letto, quanto nella facoltà di ‘arrivare prima’ del ricovero, e semmai evitarlo. Facoltà che da anni si invoca con la formula della “sanità territoriale”, che altro non è che la possibilità di dialogo tempestivo e assistenza diretta. Semplice, a casa, addirittura a portata di smartphone o PC. Basta chiedere a Paesi europei come la Germania, dove il ‘mistero dei pochi morti’, a fronte di contagi vicini ai nostri, in realtà non c’è, perché trova risposta in un sistema personalizzato di supporto sanitario, anzitutto a domicilio“.

Sono anni che la digital health si va sviluppando in tutto il mondo e che molti esperti ci dicono che è il futuro della medicina e della sanità, ne avevamo parlato con Roberto Ascione fondatore di Healthware, ma con la pandemia ogni possibile remora culturale, comportamentale, organizzativa ha ceduto di fronte alla necessità di farvi ricorso, mostrando palesemente quanto gli strumenti tecnologici possano fare la differenza nella gestione sanitaria. Lo hanno capito i medici in primis.

Secondo un report di CompuGroup Medical (CGM) sulla risposta digitale in Italia all’emergenza Covid-19, oltre 4mila medici, farmacisti, dentisti, psicologi e altri operatori hanno utilizzato la piattaforma di teleconsulto Clickdoc, fornita gratuitamente durante l’emergenza per alimentare la relazione medico-paziente, salvaguardare la continuità assistenziale, con particolare riferimento alla cronicità. Quasi 5.300 farmacie hanno già aderito a ricettainfarmacia.it, sistema che, fornito anch’esso gratuitamente, permette al paziente l’invio della ricetta elettronica (NRE) direttamente alla sua farmacia, così da ridurre spostamenti e file e ricevere i medicinali anche a domicilio.

Questi sono solo una parte dello scenario ‘competitor’ tra le applicazioni di telemedicina che hanno registrato una straordinaria crescita nei mesi scorsi o che sono nate sull’onda dell’emergenza: l’ Instant Report COVID-19 n. 8 di ALTEMS (Università Cattolica) pubblicato lo scorso maggio, ha censito quasi 140 soluzioni di telemedicina, avviate dalla singole aziende sanitarie a partire dall’inizio di marzo, oltre i due terzi delle quali dedicate all’assistenza dei pazienti “non covid”. Vi sono poi diverse piattaforme ‘private’: PagineMediche.it (che a marzo in 10 giorni ha visto l’iscrizione di oltre mille medici alla piattaforma di videovisita), Miodottore.it, DaVinci Salute, Telemedicina del Centro medico Santagostino, Topdoctors, LiviConnect, Ultraspecialisti, ecc.

Come riporta la tabella precedente, l’universo digital health, comprende altro oltre alla telemedicina: è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

L’ecosistema digital health

A livello di player l’ecosistema comprende grandi aziende, start-up, istituzioni, investitori, il mondo dei medici, degli operatori sanitari e dei farmacisti, le strutture ospedaliere pubbliche e private, le RSA, i pazienti stessi e i caregiver, il mondo della formazione, delle università, della ricerca, ma anche quello delle assicurazioni. Il successo della digital health dipende da tutti questi elementi ed è un processo anche culturale, che mette la persona al centro e ha come obiettivo il miglioramento della salute individuale e del sistema sanitario.

Sul fronte del venture capital e delle startup, che tendono a dettare le tendenze di quello che chiamiamo ‘futuro’ , è opinioni degli esperti che nonostante un rallentamento generale degli investimenti dall’inizio dell’anno, causa coronavirus, nei prossimi mesi il settore sarà probabilmente più vivace proprio nei settori direttamente coinvolti nella lotta alla pandemia (i.e., settore dei dispositivi medici e biotecnologie) o in quelli che prevediamo possano influenzare la ripresa dell’economia mondiale nella fase post-Covid-19 , in primis la digital health.

Le startup in primo piano

Rock Health

Negli Stati Uniti, un nuovo report di Rock Health, ha evidenziato un’esplosione degli investimenti in digital health, dall’inizio della pandemia, con una raccolta di capitali che ha raggiunto i 5,4 miliardi di dollari (4,79 miliardi di euro) nei primi sei mesi del 2020 e i tagli delle operazioni aumentano. E’ recentissima la notizia dell’investimento pari a 200 milioni di dollari nella startup RO, una piattaforma digitale per la salute che si prende cura del paziente dalla diagnosi alla delivery della cura e all’assistenza. Il suo Ceo CEO Zachariah Reitano ha espresso un concetto molto importante a Crunchbase.

“Pensiamo che l’assistenza sanitaria digitale sia qui per restare”, ha detto Reitano. “Anche se non tutte le problematiche sanitarie sono adatte per l’assistenza a distanza, pensiamo di essere nel bel mezzo di un massiccio cambiamento paradigmatico verso una mentalità digitale, dove i pazienti penseranno prima di tutto se possono ricevere un’assistenza sicura e di alta qualità online, e poi cercheranno un’assistenza di persona, se può servire meglio le circostanze specifiche”.

1000Farmacie

Un esempio italiano recente è invece 1000Farmacie, che ha chiuso un round di investimento da 1,5 milioni di euro, sottoscritto da gruppi industriali, investitori, come Fin Posillipo Spa ed Healthware Ventures.

La società è nata nel 2019 con lo scopo di unire le migliori farmacie italiane, con i rispettivi magazzini, per mettere a disposizione degli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti al prezzo migliore e riceverli direttamente a casa tramite il servizio di consegna, ma, complice il Covid, ha già ampliato la sua missione.

“L’attuale esperienza sanitaria è estremamente frammentata comportando disagi per il cliente finale. 1000Farmacie punta ad unificare l’esperienza sanitaria digitale: dall’acquisizione di informazioni attendibili online alla consegnadi farmaci a domicilio in poche ore, passando per teleconsulto e test diagnostici. La nostra piattaforma riunisce in modo sinergico circa 1000Farmacie autorizzate, con l’obiettivo di offrire ai consumatori il più grande assortimento disponibile e la possibilità̀ di acquistare in sicurezza online direttamente dalle farmacie di fiducia”, ha affermato il CEO e cofondatore Nicolò Petrone.

DaVinci Healthcare

Un altro esempio, sempre italiano, è DaVinci Healthcare, che ha sta vivendo una grandissima crescita, ‘del 70% al mese negli ultimi 12 mesi e con questo passo li triplicheremo ancora nei prossimi mesi. Entro il 2020 prevediamo una crescita del 300%”, dice in questa intervista Stefano Casagrande CEO della società –  commentando la chiusura della loro campagna di equity crowdfunding in overfunding prima del termine.

DaVinci è una startup innovativa che fa telemedicina, in particolare teleconsulti e telemonitoraggi, facendo leva sulle più avanzate tecnologie, offrendo servizi medici e psicologici a distanza in video o chat. Il servizio è offerto tramite app o webapp e garantisce un tempo di attesa massimo di 20 minuti.

Le piattaforme di telemedicina stanno facendo un grande lavoro di supporto all’assistenza territoriale, DaVinci Healthcare, per esempio, sta collaborando con la più grande cooperativa di medici di medicina generale che copre tutto il territorio lombardo e vede 750 medici di famiglia coinvolti.

Anche l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano ha registrato un’evoluzione nel comportamento sia dei professionisti sanitari che dei pazienti negli ultimi mesi. Secondo i dati, “oltre al 13% dei medici di medicina generale e al 23% di medici specialisti che utilizzavano già questi strumenti e vorranno farlo anche in futuro, rispettivamente ben il 56% e il 37% dei medici che non avevano mai usato questi strumenti si è convertito e intende farlo in futuro”.

Metawellness

Altra startup italiana che possiamo inserire nell’universo digital health, ma è diverso dalla telemedicina, è Metawellness, che ha ideato un braccialetto sinteticamente definito anti-Covid: si chiama Labby Light e ha due funzioni, una per il distanziamento sociale, l’altra per il tracciamento dei contagi. Recentemente la società ha avviato una campagna di crowdfunding per realizzare  il primo bracciale al mondo in grado di rilevare congiuntamente battito cardiaco, temperatura corporea ed ossigenazione del sangue, che troverà applicazione sia in ambito sportivo sia nel campo della telemedicina essendo certificato come dispositivo medico.

Il Next Normal è della Digital Health

La prova provata che il boom della salute digitale non si sgonfierà ci arriva da un’altra startup italiane di teleassistenza infermieristica specializzata fornita da ParkinsonCare. Il servizio, ideato da Careapt – startup del gruppo Zambon – e reso gratuito fin dalle primissime fasi dell’emergenza grazie alla collaborazione con Confederazione Parkinson Italia Onlus, che ha registrato negli ultimi tre mesi (a lockdown concluso)  4.500 chiamate, 3.389 interventi di teleassistenza, 235 video-consulti con neurologi e altri professionisti del team multidisciplinare, e riducendo a 7 accessi al MMG (medici di medicina generale) e 2 soli accessi al Pronto Soccorso.

Di questo esempio italiano hanno parlato anche pubblicazioni scientifiche internazionali,  come il  Journal of Parkinsonisms and Related Disorders o su The Lancet, per sottolineare l’importanza della telemedicina per l’assistenza ai malati di particolari patologie, in particolare di quelle neurodegenerative, che possono essere costantemente monitorate da una rete di figure altamente specializzate all’interno del proprio ambiente domestico, in grado di restituire una prospettiva più realistica delle loro condizioni.
Si tratta del cosiddetto modello “home-hub-and-spoke”.

Quello della salute digitale (Digital Health) è stato uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. E appartiene a questa categoria uno dei tre vincitori: Morphogram, piattaforma innovativa dedicata ai professionisti del mondo della nutrizione.

Morphogram®, la piattaforma innovativa per il mondo della nutrizione

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Italian Insurtech Summit 2021, ecco di che cosa si parlerà

Il più grande evento innovativo del settore assicurativo italiano torna a settembre con la sua seconda edizione. Si terrà il prossimo 20 e 21 settembre con il sottotitolo “Ora o mai più” Italian Insurtech Summit 2021, organizzato da IIA – Italian Insurtech Association.

L’evento, rivolto ad assicurazioni, broker, agenti tecnologici, all’industria e ai liberi professionisti, si articolerà in due giorni completamente dedicati all’innovazione digitale del settore, e agli scenari che l’ecosistema Insurtech ha davanti, anche alla luce delle conseguenze della pandemia.

Italian Insurtech Summit 2021, due giornate all’insegna dell’insurtech

Come nell’edizione precendente a partecipazione gratuita, l’evento si terrà in forma ibrida, sia in streaming sia live, nel rispetto delle normative Covid-19: una vera e propria maratona in due giorni con circa 30 ore di interventi di oltre 150 speaker, italiani ed esteri, provenienti dal mondo dei servizi finanziari, dell’innovazione, della tecnologia e della creatività, che porteranno la loro esperienza per creare contaminazione e sperimentazione, le chiavi per aiutare a evolvere e crescere il mercato assicurativo italiano.

Durante il pomeriggio del secondo giorno avrà luogo la seconda edizione degli Insurtech Awards: verranno premiate le migliori realtà che nel 2020/2021 si sono distinte per capacità innovativa e di eccellenza in 16 categorie che meglio rappresentano il concetto di Insurtech.

italian insurtech summit

Insurtech, investimenti da record: nella prima metà del 2021 superata la cifra complessiva raccolta nel 2020

Non si arresta la crescita del mondo insurtech, in tutti i continenti. Secondo l’ultimo report rilasciato dalla società di consulenza Willis Tower Watson, i fondi raccolti dalle startup del settore nella prima metà del 2021 superano già il valore complessivo degli investimenti raggiunto nell’intero 2020.

Insurtech, investimenti record

Nei primi sei mesi del 2021 il mondo insurtech ha raccolto investimenti dal valore complessivo di 7,4 miliardi di dollari, superando nella prima metà dell’anno i 7,1 miliardi totali raccolti lo scorso anno.

Nel secondo trimestre, da aprile a giugno, è stata inoltre raggiunta la cifra record di 4,8 miliardi di dollari: il 210% in più rispetto allo stesso periodo nel 2020, che però è stato fortemente segnato dalla pandemia di Covid-19. L’aumento è comunque notevole anche se comparato al primo trimestre del 2021: +89%.

Grande spinta è stata data agli investimenti early-stage, cresciuti del 9% rispetto al trimestre precedente e del 200% rispetto al periodo aprile-giugno 2020. In crescita anche gli investimenti mid-stage, di Serie B o C, il cui peso sul totale è salito dal 6% al 23%.

Il 55% delle operazioni del secondo trimestre 2021 ha interessato startup attive nella distribuzione dei prodotti assicurativi. Se l’obiettivo principale in questo caso è quello di allentare il rapporto di dipendenza creatosi con gli agenti assicurativi, un’eccezione alla regola è rappresentata da Wefox, che punta invece a mantenere vivo il ruolo degli agenti nella sua strategia di distribuzione.

Notevole, poi, la geografia degli investimenti: nel secondo trimestre 2021 questi hanno coinvolto startup insurtech provenienti da 35 Paesi, nove in più rispetto ai primi mesi dell’anno. Per la prima volta, inoltre, hanno partecipato anche compagnie provenienti da Paesi relativamente nuovi al mondo delle assicurazioni digitali, come Botswana, Mali, Romania e Turchia.

I mega-round

Nel corso dei primi sei mesi dell’anno sono stati conclusi 162 accordi – l’11% in più rispetto al periodo precedente – di cui 15 mega-round da più di 100 milioni di dollari. Il loro valore complessivo, da 3,3 miliardi di dollari, ha rappresentato il 67% del totale dei fondi raccolti.

Protagonista degli ultimi mesi è stata la startup tedesca Wefox, che a giugno ha raccolto 650 milioni di dollari, raggiungendo una valutazione di 3 miliardi. Wefox offre polizze per auto, casa e responsabilità personale, puntando sull’automatizzazione dei processi e la gestione digitalizzata di tutte le procedure.

Notevoli anche i risultati della startup britannica Bought By Many – specializzata in polizze assicurative per animali domestici – che ha incassato 350 milioni di dollari, e di Collective Health (280 milioni), Alan (223 milioni) e Shift Technology (220 milioni).

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Open Insurance, le prospettive per un (corretto) approccio normativo

Per crescere e diffondersi, il modello Open Insurance ha bisogno di un quadro normativo. È un concetto riconosciuto dalla maggioranza dei suoi promotori, ma un’operazione più facile a dirsi che a farsi.

Così come con l’Open Banking, l’assicurazione aperta tocca temi estremamente sensibili come la privacy e l’utilizzo e la condivisione dei dati del consumatore. Tuttavia, il suo ambito applicativo è più esteso e complesso rispetto a quello che regolamenta il mondo delle banche e del fintech, e richiede particolare attenzione per trovare un giusto equilibrio tra apertura e sicurezza.

L’approccio normativo applicato all’Open Insurance è stato il tema di una delle tavole rotonde che hanno accompagnato la presentazione del report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association, una finestra sullo stato attuale del modello di assicurazione aperta in Italia e delle sue prospettive.

Il confronto ha portato a galla gli ostacoli principali e i necessari fattori da tenere in considerazione nella stesura di una regolamentazione del modello aperto applicato alle assicurazioni. Ecco cosa è emerso.

Il primo passo: definire cos’è Open Insurance

Il primo scoglio che si pone alla creazione di una normativa per il modello di Open Insurance sta proprio nel concetto stesso di assicurazione aperta: non esiste ad oggi una chiara definizione di Open Insurance e dei suoi esatti ambiti di applicazione.

Su questo tema EIOPA (European Insurance and Occupational Pensions Authority), l’istituzione per la regolamentazione finanziaria dell’Unione Europea, ha pubblicato un discussion paper basato sulle sue indagini: “Open Insurance: Accessing And Sharing Insurance-Related Data.”

“Le recenti iniziative dell’Unione Europea riconoscono l’importanza dell’innovazione data-driven e dello scambio dei dati nel mercato interno EU” spiega Andres Lehmets, Insurtech Expert del Consumer Protection Department EIOPA. “Il GDPR è nato per la protezione delle persone rispetto all’utilizzo dei loro dati personali, ed è stato consolidato per l’industria finanziaria con la PSD2, che ha segnato un passo importante verso la condivisione dei dati, con il consenso del consumatore, tra istituzioni bancarie e terze parti per creare nuovi servizi.”

“Tuttavia” continua Andres, “L’ambito applicativo della PSD2 è limitato ai pagamenti. L’Open Insurance non ha una chiara definizione. Oggi esistono sia una sua interpretazione in senso stretto sia un’applicazione più ampia. E non esiste una legislazione analoga alla PSD2 per alcuni suoi ambiti d’interesse, come i fondi pensione e i prodotti assicurativi. Per questo abbiamo messo insieme questo discussion paper per analizzare il tema e decidere i prossimi passi”.

Il primo sarà, necessariamente, definire cosa si intenda esattamente per assicurazione aperta.

“Non ci aspettiamo che una regolamentazione per l’Open Insurance sia un copia incolla della PSD2 usata per l’Open Banking” afferma Dario Focarelli, Direttore Generale ANIA. “I dati gestiti dalle compagnie assicurative sono molto più complessi e sensibili rispetto a quelli di cui si occupa la PSD2. Sarà necessario una regolamentazione ad hoc, e naturalmente una chiara definizione di cosa vogliamo regolamentare”.

Mettere in conto i nuovi player nella normativa

La regolamentazione per l’utilizzo dei dati nel modello di assicurazione aperta dovrà inoltre confrontarsi con l’entrata nel settore di nuovi attori cross industry, per loro natura meno regolamentati rispetto alle assicurazioni, e garantire una competizione leale.

“Sono due i temi di cui tenere conto” spiega Andres Lehmets, “La distribuzione, e la competizione. L’Open Insurance abilita nuovi canali di distribuzione tramite la collaborazione con attori esterni al settore assicurativo. Tuttavia, l’entrata nel settore di questi nuovi player porterà a una maggiore competizione. La regolamentazione giocherà un ruolo molto importante per assicurare che tutti i player seguano le stesse regole e si confrontino con gli stessi rischi”.

“Sono due i topic da tenere in considerazione” aggiunge Dario Focarelli, “Uno, il consumatore deve avere lo stesso livello di protezione dei dati a prescindere dal tipo di compagnia con cui si interfacci. Due, è necessaria un’equa distribuzione dei costi tra tutti gli attore, specialmente per la creazione della nuova infrastruttura.”

La competizione con i nuovi player sarà senza dubbio ardua per le compagnie assicurative, che si troveranno a confrontarsi, per esempio, con grandi aziende del big tech, telecomunicazioni ed energia. Per le quali, al momento, la regolamentazione per l’uso dei dati è molto più blanda, e permette la monetizzazione dei dati comportamentali raccolti – il che mette in una posizione di svantaggio le assicurazioni, a cui questo non è concesso.

“La parola chiave è reciprocità” conclude Focarelli, “Sarà importante costituire una base legale perché, oltre a permettere ad attori esterni l’accesso dei dati delle compagnie assicurative, anche le compagnie assicurative abbiano accesso ai dati disponibili al loro concorrenti. Creare un sistema di Open Insurance efficace significa creare un intero ecosistema dove tutti gli attori hanno gli stessi strumenti. Si potrebbe pensare di permettere l’accesso anche ai dati del settore pubblico, per migliorare prodotti e servizi assicurativi per i cittadini”.

Perché l’Open Insurance è importante in Italia

Nonostante gli scogli normativi, l’acquisizione di un modello di assicurazione aperta porterebbe grandi vantaggi, specialmente qui in Italia.

Non solo spingerebbe la digitalizzazione di un settore ancora molto indietro rispetto alla domanda del nuovo – ma ormai predominante – consumatore digitale. “L’Open Insurance permetterebbe di mettere a disposizione prodotti e servizi assicurativi all’interno di servizi terzi, aumentando l’accessibilità e l’attrattività per il consumatore” spiega Andrea Lorenzoni di Accenture.

Questo darebbe una decisiva spinta al mercato, proponendo coperture assicurative in parallelo ad un servizio/prodotto “concreto”, come ad esempio l’acquisto di un’auto o di un viaggio. In altre parole, porterebbe la copertura assicurativa dove e quando sorge un bisogno puntuale, incentivando il consumatore ad usufruirne.

“Ci aspettiamo che questa spinta aiuti a colmare il “protection gap” italiano, e sollevare l’italia dalla posizione di uno dei Paesi del mondo occidentali più sotto-assicurati” conclude Lorenzoni.

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Il cliente al centro: come l’open insurance abilita un approccio customer centric

Può il modello Open Insurance abilitare un approccio customer centric nella trasformazione dell’assicurazione? Mettere il cliente al centro è una strategia essenziale per il mondo assicurativo, e continuerà ad esserlo anche con la sua trasformazione. Tuttavia, a differenza di altri comparti, sono ancora pochi i casi di utilizzo dei dati a sostegno di un approccio customer centric nel settore insurtech.

Questa questione è stata uno dei maggiori topic di interesse esplorati in occasione del webinar di Presentazione del report 2021 Osservatorio Open Insurance a cura di Italian Insurtech Association in collaborazione con Accenture.

L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

Nel corso del keynote speech “Ripensare l’approccio customer centric per cogliere le opportunità dell’Open Insurance: una nuova strategia di crescita per le compagnie tradizionali”, Stefano Maggioni e Alena Tsishchanka di SAS hanno portato ad esempio il caso d’uso del progetto vincitore del Celent model insurer award 2020, per esplorare le potenzialità dell’Open Insurance in rapporto ad una strategia customer centric, e la sua compatibilità con l’approccio tradizionale.

In particolare, due le domande affrontate: Possono innovazione e Open Insurance migliorare il rapporto con la rete di vendita tradizionale? E come può l’accesso a nuovi dati contribuire a personalizzare i prodotti tradizionali?

Open Insurance, le opportunità per la customer satisfaction

“Il progetto parte dalla collezione di dati sul cliente: normali dati di anagrafica, dati specifici all’attuale momento della sua vita, dati comportamentali sulla sua quotidianità” spiega Stefano Maggioni, Presales Manager Advanced Analytics & AI di SAS, “Raccogliere queste informazioni ha lo scopo di far emergere le necessità reali della persona, così da indirizzare la copertura assicurativa ai suoi bisogni.”

L’acquisizione dei dati comportamentali può essere una patata bollente, poiché va a interferire nella sfera della privacy e delle sue normative. Tuttavia, si tratta un di un problema che grazie alle nuove tecnologie può essere superato.

Innanzitutto, buona parte di questi dati possono in realtà essere ottenuti analizzando accuratamente dati già interni alla compagnia, come mail e interazioni con customer service. Inoltre, possono venire in aiuto sistemi di intelligenza artificiale e machine learning.

“Queste tecniche permettono di costruire una micro-segmentazione, in modo da trovare clienti simili tra di loro senza la necessità di tutte le informazioni di profilazione per tutti i clienti, in una logica peer-to-peer” precisa Maggioni.

Quali sono le potenzialità di questa iper-profilazione?

Da una parte, permettere di trovare i gap di protezione di ogni cliente, così da offrire servizi personalizzati in base alle esigenze percepite – un sistema di raccomandazione che, grazie al modello di assicurazione aperta, è accessibile e semplice da utilizzare anche per attori cross-industry come telco o mobilità.

Dall’altro lato, l’iper-profilazione consente di capire “quali sono i clienti più recettivi a determinate sollecitazioni di prodotto, aumentando la retention delle campagne e proponendo offerte più personalizzate, con l’effetto di aumentare la customer satisfaction”. Una skill, ricorda Maggioni, essenziale all’interno di un mercato che sarà sempre più competitivo.

Open Insurance per il modello customer centric, quali le sfide?

“Sono tre le sfide principali del modello customer centric, che l’open insurance può aiutare a superare attraverso l’utilizzo dati” afferma Alena Tsishchanka, Insurance Leader EMEA di SAS. “Prima di tutto, sfruttare appieno il potenziale dei clienti esistenti. Poi, essere riconosciuti dal cliente come una compagnia in grado di capire e soddisfare i suoi bisogni nei momenti giusti. Infine, ottenere la fiducia della rete di vendita nell’efficacia di una collaborazione e nelle informazioni fornite dalla direzione di marketing e vendite”.

La coesistenza tra assicurazione tradizionale e innovazione è quindi non solo possibile, ma facilitata dall’Open Insurance. Il modello aperto apre la strada alla possibilità di avere più informazioni e combinare la (tradizionale) empatia umana con la (innovativa) capacità elaborativa e analitica dell’intelligenza artificiale applicata ai dati.

I dati diventano così uno strumento per conoscere meglio il cliente, fermo restando la necessità di saper leggere tra le righe e capire i bisogni del cliente meglio di lui. Perché, come disse Ford, “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa avessero voluto, la loro risposta sarebbe stata: cavalli più veloci.”

“Fondamentale ora è convergere” conclude Tsishchanka, “Combinare l’innovazione e il focus sul cliente con quello che la compagnia può offrire. Oggi abbiamo tutti gli strumenti necessari per farlo accadere.”

L’articolo Il cliente al centro: come l’open insurance abilita un approccio customer centric proviene da InsuranceUp.


Ecosistema Open Insurance in Italia: a che punto siamo e quali sono gli ostacoli?

Parlare di Open Insurance significa parlare di Ecosistema Open Insurance. Così come è successo con l’Open Banking, il modello di assicurazione aperta sposta il focus dalla singola compagnia a una rete aperta e collaborativa di attori, legati tra loro dalla condivisione dei dati, per la creazione sinergica di nuove offerte e servizi sempre più vicini ai nuovi bisogni del consumatore digitale.

L’ecosistema Open Insurance in Italia è stato il tema di una delle tavole rotonde che hanno accompagnato la presentazione del report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association, che scatta una fotografia dello stato attuale del modello di assicurazione aperta in Italia e delle sue prospettive.

Dal dibattito è emerso il quadro di un ecosistema ancora agli albori, in fase fortemente sperimentale, ma spinto dall’accelerazione digitale portata dalla pandemia e dalla nascita di nuovi bisogni e abitudini di un cliente sempre più disposto a concedere i propri dati per avere servizi più vantaggiosi e personalizzati.

Il dato è la questione centrale attorno a cui ruota il futuro dell’Open Insurance: quanto il cliente assicurativo è disposto a condividere?  Che cosa chiede in cambi? Come garantire la sicurezza di questo scambio?

Ecosistema Open Insurance in Italia, il quadro attuale

Esattamente come è accaduto per l’Open Banking, la pandemia è stato un fondamentale acceleratore del processo di trasformazione digitale. Come sottolinea Michele Serra (Generali Jeniot), l’emergenza sanitaria ha determinato un’evoluzione dei processi operativi core delle aziende assicurative, come sottoscrizione e post vendita, incoraggiando in molti player anche tradizionali un modello ibrido, dove il contributo umano si focalizza perlopiù su consulenza e processi a maggior valore, lasciando le attività più meccaniche agli strumenti digitali.

Parallelamente nel settore assicurativo comincia a svilupparsi un’ottica di ecosistema, con la creazione di offerte in partnership tra diversi player (anche non assicurativi) per offrire ai clienti servizi sempre più completi.

L’Italia si trova ancora in una fase di sperimentazione, sia in termine di prodotto sia di processo” fa notare Francesco Dal Piaz, Country Manager Italy & Spain di WAKAM. “Rispetto ad altri Paesi, come Francia e Spagna, sono ancora timide le spinte da parte del Governo, le politiche di R&D e i conseguenti livelli di investimento generati”

È, tuttavia, sempre più forte una spinta a soddisfare le nuove esigenze del consumatore digitale attraverso un nuovo modello di prodotti e servizi assicurativi, appunto, digitali, e sempre più integrati.

Un esempio è la collaborazione tra la mobile challenger bank Hype e la piattaforma Fabrick, come spiega Fabio Simonutti (Fabrick): “Grazie all’Open Insurance, Hype incorpora tra i suoi servizi una serie di prodotti assicurativi attivabili in app. Questo genera un valore sinergico tra challenger bank, che rafforza la sua offerta, e la piattaforma, che ha così la possibilità di accedere un bacino clienti già selezionato e verificato, interessante target per le sue offerte.”

Condivisione dei dati: qual è il livello di disponibilità del cliente?

La prontezza alla condivisione dei propri dati è un tema su cui il consumatore italiano rappresenta un’eccellenza internazionale: già da oltre 10 anni in Italia il cliente condivide dati personali sensibili e sofisticati (quelli della geolocalizzazione, ad esempio) con la compagnia assicurativa tramite le scatole nere, per usufruire di servizi di connected insurance e usage based insurance applicati alle auto.

Naturalmente, il consumatore si aspetta un ritorno in cambio della condivisione di informazioni personali. Nel caso della usage based insurance, questo ritorno si concretizza soprattutto in un sistema di pricing e gestione del prodotto assicutativo più sofisticato, a misura dello stile di guida del cliente , ma anche in una serie di servizi aggiuntivi, come l’invio di mezzi di soccorso (ambulanze, polizia) in caso d’incidente.

Senz’altro, esattamente come è già avvenuto per l’Open Banking, per avere successo la condivisione del dato in un contesto di assicurazione aperta dovrò essere ricambiato da un beneficio reale e percepito dal cliente, o di costo – specialmente nella fase iniziale della transizione – o di efficienza ed efficacia del servizio a partire dalla facilità di attivazione e di gestione.

“Gamification e reward possono essere buoni incentivi” precisa Del Piaz, “ma il futuro sarà degli operatori che sapranno raccogliere i dati e usarli per un’esperienza di fruizione seamless, senza soluzione di continuità, realizzata attraverso l’API e con un’evoluzione sulla prevenzione e mitigazione del rischio”.

Gestione del dato, la questione sicurezza

Uno dei grandi ostacoli che il modello di Open Insurance dovrò superare è quello del difficile equilibrio tra condivisione aperta del dato e sicurezza nella gestione del processo, in tutte le sue fasi di passaggio tra i diversi attori.

L’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) ha espresso preoccupazioni riguardo alla riservatezza dei dati, particolarmente sensibili nel settore assicurativo in quanto, come ricorda il Segretario Generale Stefano De Polis, “si tratta anche di informazioni relative ad esempio alla salute del cliente, al suo comportamento o alla sua mobilità, controllata da black box o altri device personali e domestici”.

È necessario quindi un approccio che si concentri sulla garanzia di riservatezza per il cliente. Per questo, spiega Serra, in un sistema che implementi correttamente il modello Open Insurance, “lo scambio dei dati è gestito tramite presidi operativi e di processo (preudonimizzazione e anonimizzazione dei dati) e presidi organizzativi (best practice internazionali e segregazione tra compagnie e società di servizio)”.

La chiave è e dovrà sempre essere sempre la trasparenza: permettere al cliente di capire come vengono gestiti i suoi dati e poter dare un consenso informato su quali condividere e con quali attori. Il tutto proposto chiaramente e gestibile con la massima facilità possibile.

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