Connected Car, le prospettive per le assicurazioni in un mercato da oltre un miliardo

Quello della connected car è un settore particolarmente interessante per le assicurazioni per la sua stretta (e complessa) relazione con la sfera della sicurezza. In particolare, l’implementazione dei sistemi ADAS presenta notevoli opportunità per l’insurance.

Nonostante in Italia il mercato dell’auto nel suo complesso abbia subito un crollo del -27,9% nel 2020, quello della Connected Car ha registrato solo una lieve flessione del -2%. Secondo i dati della ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, sono 17,3 milioni i veicoli connessi a fine 2020, quasi il 45% del parco circolante in Italia.

Un target quindi molto interessante per il settore assicurazioni, specialmente considerando che la sicurezza rappresenta una delle motivazioni di acquisto più importanti per gli utenti finali, il che denota una tendenza di consapevolezza del rischio e desiderio di soluzioni mirate a minimizzarlo.

Sempre più integrati nei nuovi veicoli sono i sistemi di assistenza alla guida (ADAS), quali la frenata automatica di emergenza o la verifica della presenza di veicoli nell’angolo cieco. Questi sistemi fanno registrare a fine 2020 un valore di 600 milioni di euro.

Adas (guida assistita): a che punto siamo e quali effetti avrà sulle assicurazioni

Emerge quindi la possibilità di capitalizzare su questo trend, sviluppando l’offerta di polizze assicurative in cui il premio varia sulla base del numero e della tipologia di sistemi ADAS presenti a bordo veicolo.

Sono sempre più numerose le compagnie assicurative che lavorano a offerte di questo tipo, che tengano conto della presenza di tali sistemi, e quindi del ridotto rischio di incidente, per offrire uno sconto sul premio assicurativo. In particolare, secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

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Open Insurance, 7 ecosistemi ad alto potenziale per il futuro dell’assicurazione

Il futuro dell’ecosistema assicurativo è nell’open insurance. Come già avvenuto per l’open banking in relazione al mondo dei pagamenti digitali, anche il settore assicurativo si sta aprendo ad ecosistemi esterni, con la possibilità di proporre e fruire di polizze su piattaforme operanti in settori non assicurativi: un trend che rivoluzionerà il rapporto tra assicurazioni e clienti.

L’applicazione dell’open innovation al settore insurance è una grande scommessa per il futuro dell’ecosistema: un’opportunità di attirare sul mercato nuovi attori e creare, con le loro proposte, la nuova domanda per conquistare i clienti in cerca di innovazione.

“Per innovare realmente il settore assicurativo non basta proporre online quello che prima si vendeva in agenzia, ma serve un totale cambio di approccio” spiega Pietro Menghi, CEO di Neosurance, scaleup insurtech globale che ha sviluppato una Open Insurance Platform As A Service. “Se il cliente è prima di tutto un consumatore digitale, il dialogo deve iniziare dalle community digitali per lui più rilevanti nei vari momenti della sua giornata.”

Con l’open insurance, l’assicurazione “entra” nei contesti digitalizzati che frequentiamo ogni giorno, dall’app per fare sport a quella per noleggiare un monopattino elettrico e così via.

Ecco quali saranno i maggiori ambiti di applicazione.

Open insurance e Smart Home

Si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti raggiungeranno i 129 miliardi di dollari nel 2021. Tra questi sono inclusi anche prodotti smart home.

La possibilità di controllare le case attraverso la domotica sta aprendo diverse possibilità in materia di assicurazione contro furti, incendi e altri rischi domestici. L’integrazione fra sistemi assicurativi e dispositivi intelligenti consentirà ad esempio di attivare (e pagare) una polizza contro furto o incendio solo quando un sensore non rileva la nostra presenza in casa o se porte e finestre sono state chiuse con uno smart lock. L’impatto sarà notevole anche sul fronte riduzione delle frodi, grazie a un migliore controllo sui dati.

Open Insurance e Sport

Il settore sport & fitness sta subendo una grande trasformazione, con la sempre maggiore integrazione di servizi digitali. Solo Nel 2020, complice l’emergenza covid, nel mondo sono state lanciate 71.000 nuove app dedicate al fitness e alla salute: segno di un mercato in rapida espansione.

Le community digitali di sportivi, utenti molto attivi di app di prenotazioni, corsi online e fitness tracker, rappresentano inoltre una delle categorie più soggette a infortuni. La condizioni ricorrenti di rischio in quest’ambito cambiano sensibilmente in base a disciplina, età e molti altri aspetti che, analizzati in chiave big data, possono fornire informazioni preziose per la proposta di micro-polizze istantanee o prodotti più complessi, personalizzati in base alle reali esigenze dei singoli.

Open Insurance e Energia

Altro ambito di grande potenziale è il settore energia. L’integrazione con i sistemi di smart metering dei nuovi contatori connessi e le app con cui paghiamo le bollette consente di attivare coperture di vario tipo per garantire la continuità del servizio anche quando, ad esempio, una persona perde il lavoro o si trova ad affrontare spese inattese. Solo negli Stati Uniti, nell’ultimo anno, si è generato un debito di circa 40 miliardi di dollari di bollette non pagate, secondo i dati riportati dalla National Energy Assistance Directors’ Association.

Open Insurance e Micromobilità 

La micromobilità urbana sta vivendo un boom e con essa stanno crescendo i bisogni di copertura. Secondo recenti studi, ad oggi sarebbero circa 30mila i monopattini in sharing e circa 800mila quelli di proprietà. Se per i primi è già obbligatoria l’assicurazione per responsabilità civile verso terzi, resta il problema dei mezzi privati e comunque della copertura infortuni/danni subiti dal conducente.

Integrando su ogni mezzo un dispositivo connesso, è possibile identificare il monopattino/bici e, quindi, renderlo assicurabile attraverso una sorta di ”RCA” dedicata, che presto potrebbe essere obbligatoria. Grazie ai paradigmi dell’Open Insurance, gli assicuratori potranno interagire con app e community della micromobilità urbana, pubblica e privata, fornendo proposte assicurative più complete e soluzioni attivabili solo in base al reale utilizzo del mezzo.

Open Insurance e lavoro freelance e Gig economy 

Nel 2020 il 72% delle nuove P.IVA è stato aperto da una persona fisica. Anche se sempre più numerosi, i lavoratori autonomi godono ancora di scarse tutele in termini di salute, assistenza legale, infortuni, maternità e altri fattori che possono mettere seriamente a rischio la possibilità di lavorare e di avere un reddito continuativo.

Tramite piattaforme interconnesse, chi svolge un lavoro freelance – che si tratti di un consulente, di un rider o di un autista – sarà in grado di accedere più facilmente a polizze personalizzate in termini di costo, tempi e bisogni. Il canale digitale metterà a disposizione soluzioni molto più semplici e accessibili per queste categorie produttive, che si tratti di una protezione giornaliera sugli infortuni o di una annuale contro i rischi informatici in smart working.

Un esempio di successo in questo ambito è Zego, startup insurtech londinese dedicata proprio alla copertura dei nuovi servizi di mobilità, che ad aprile 2021ha raggiunto lo status di unicorno.

Open Insurance e Sanità digitale

Secondo Statista il mercato delle soluzioni di telemedicina, o eHealth, oggi vale 45 miliardi di dollari e potrebbe toccare i 175 miliardi entro il 2026.

La possibilità di accedere a parametri e indicatori sulla salute delle persone permette di elaborare profili di rischio sempre più precisi e suggerire strumenti di protezione e assistenza anche agli utenti meno consapevoli, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale. Non solo: è possibile valorizzare gli stili di vita più virtuosi, monitorando attività legate a sport e benessere. Una sempre maggiore integrazione tra ecosistemi di telehealth e wellness con quelli assicurativi faciliterà anche l’intero processo di gestione delle informazioni, rimborso delle cure, erogazione di indennizzi, riducendo sensibilmente il rischio di frodi e i tempi di istruttoria e burocrazia.

Open Insurance e Connected Car

Quella dell’auto connessa è uno dei maggiori settori trainanti della connected insurance. Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha già almeno un prodotto connesso sul mercato. ABI Research stima che saranno messe sul mercato oltre 115 milioni di auto connesse entro il 2025, e secondo una ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 sono 17,3 milioni i veicoli connessi solo in Italia, quasi il 45% del parco circolante.

Il settore assicurativo ha iniziato ad integrarsi con dispositivi e app collegati alle automobili, per offrire polizze digitali più flessibili, basate sui chilometri effettivamente percorsi o sullo stile di guida, premiando i soggetti più virtuosi. Analizzando velocità, frenate, sterzate e altri parametri, non solo è possibile elaborare assicurazioni profilate, ma anche prevenire i rischi attraverso suggerimenti personalizzati.

Secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

Allo stesso tempo, risulta più semplice ed efficace fornire assistenza in tempo reale in caso di incidente e aprire un sinistro.

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Tra 10 anni 3000 km di strade intelligenti in Italia: il progetto Smart Road di Anas

Entro i prossimi 10 anni 3000 km di strade italiane diventeranno smart road: è l’ambizioso progetto di Anas, che prevede un investimento di  1 miliardo di euro. Consentirà ai veicoli che percorrono le autostrade italiane di dialogare tra loro, in modo da scambiarsi dati che possano poi essere utilizzati in vari modi, in particolare per garantire maggiore sicurezza agli automobilisti.

 Il progetto si chiama Piano Smart Road ed è realizzato da Anas, dal 2018 parte del gruppo Ferrovie dello Stato, che gestire strade e autostrade di proprietà dello Stato.  Luigi Carrarini, Responsabile Unità Infrastrutturazione tecnologica della Direzione Operation e Coordinamento territoriale di Anas SpA, spiega: “Di fatto la strada è un grande network, una ragnatela che arriva nei posti più disparati, perciò abbiamo immaginato una grande rete di fibra ottica che collegasse le nostre strade, accompagnata da sistemi di comunicazione radio.”

Il programma Smart Road è in corso di attuazione ed è suddiviso in step, le prime tratte saranno attrezzate entro la fine del 2020. Il traguardo finale è dotare il Paese di una rete stradale efficiente e aperta alle nuove sfide del futuro, dall’alimentazione elettrica alla guida assistita e oltre, come nel caso dei veicoli senza conducente.

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In questo momento, sulla Roma-Fiumicino si sta sperimentando il progetto Wi-fi in motion attraverso un’app in beta test con comandi vocali. Il guidatore che usa l’app otterrà una serie di informazioni utili per il suo percorso come se avesse un’auto connessa, per esempio potrà essere avvertito se sta arrivando un’altra vettura da un’angolazione nascosta alla sua vista.

Il piano prevede diverse tecnologie all’avanguardia, sistemi di sicurezza ed automazione con connessioni di ultima generazione V2X (Vehicle To Everything).  C’è anche una particolare attenzione per la sostenibilità, con la realizzazione di apposite aree denominate Green Island in cui verrà prodotta energia elettrica rinnovabile.

Leggi tutti i dettagli del progetto spiegati da Carrarini nell’articolo integrale su Economyup.

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Smart mobility e smart car un tema che piace alle startup italiane

E’ un mercato che cresce quello della Smart Car & Smart Mobility e in cui le startup hanno un ruolo centrale, introducendo evoluzioni tecnologiche e nuovi modelli di business, in grado di stimolare un crescente interesse da parte di potenziali investitori, dai produttori di auto, passando per le compagnie assicurative fino alle telco.

Gli Osservatori Startup Intelligence e Smart & Connected Car del Politecnico di Milano hanno censito ben 174 startup, operanti proprio in questo campo, che complessivamente hanno raccolto 21 miliardi di dollari da gennaio 2016 a giugno 2019. 

Dalla ricerca emerge un sostanziale testa a testa tra le aree applicative Smart Car e Smart Mobility, con una leggera prevalenza di startup operanti in ambito Smart Car. Ecco quelle italiane.

Smart Car

Con i termini smart car ci si riferisce a una nuova generazione di veicoli più intelligenti, connessi, a minore impatto ambientale.

AIR – Connecting Things, Auting e TUC Technology,  Air si definisce come un “digital ecosystem orchestrator” e offre un prodotto che permette agli utenti di controllare la posizione della propria autovettura, gestire le proprie trasferte lavorative, verificare il livello di carburante, controllare che non vi siano guasti e anomalie.

TUC Technology,  permette agli utenti di controllare l’intera esperienza a bordo grazie a TUC, piattaforma di connessione e personalizzazione, che è stata definita uno “Smartphone per la mobilità”.

V2X Network, presentata dal CEO Ahsan Shamim, che incentiva i proprietari di automobili a condividere i dati raccolti tramite la propria auto connessa attraverso una piattaforma, offrendo l’accesso ad essa anche a sviluppatori e OEMs (original equipment manufacturers).

Smart Mobility

Con i termini smart mobility ci si riferisce alla nuova mobilità intelligente, abilitata dalla tecnologia, indirizzata alla soluzione di tutti quei problemi che hanno contraddistinto fino a oggi la mobilità, in particolare quella urbana: inquinamento, congestione del traffico, sicurezza, costi, efficienza. Dentro questo tema ci sono dunque tecnologie, infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli), soluzioni per la mobilità dei veicoli  (tra cui i modelli di new mobility e di pagamento in mobilità) e delle persone. La smart mobility coinvolge diverse industry differenti dall’automotive classico, come le tech company, le startup, banche e assicurazioni e ha tra i suoi piastri i servizi di sharing. Vediamo alcune startup italiane.

Sharge-Me,  mira a creare una nuova modalità di condivisione e ricarica delle batterie delle auto elettriche connettendo gli utenti tramite un’app e consentendo loro una gestione intelligente della carica residua in funzione delle proprie necessità.

E-GAP,  è uno dei primi operatori mobili di ricarica per veicoli elettrici a proporre una ricarica in mobilità e on demand, quindi ovunque si trovi il veicolo senza la necessità che sia presente anche il proprietario.

BicinCittà, cerca di soddisfare le richieste di utenti e municipalità per la condivisione di bici e scooter elettrici, fondendo il modello di business “free floating” con il tradizionale dock.

Dott, permette agli utenti di una community di condividere l’utilizzo di monopattini elettrici all’interno della propria città, senza dover fare ritorno a una stazione di deposito.

GaiaGo, piattaforma di mobilità multi-elettrica (scooter, ebike e automobili) per comunità residenziali, che mira a fornire mobilità gratuita attraverso un marketplace dove le ore di mobilità degli utenti sono sovvenzionate da advertiser.

Auting –  piattaforma di car sharing tra privati in Italia che collega da un lato i possessori di un’automobile che vogliono abbattere i costi di gestione e dall’altro chi cerca una soluzione di mobilità sicura, comoda e conveniente.

Park Smart, ha sviluppato un sistema basato su IoT e telecamere per riconoscere lo stato dei parcheggi (liberi o occupati) e trasmettere questa informazione agli utenti che si trovano nel traffico alla ricerca di un posto libero.

Sense Square, che sviluppa prodotti e servizi nell’ambito del monitoraggio della qualità dell’aria outdoor. In particolare, la startup ha avviato una sperimentazione a Milano in collaborazione con DHL che vede oltre cinquanta veicoli dell’operatore della logistica coinvolti in attività di monitoraggio sulla concentrazione di inquinanti grazie ai sensori di Sense Square a bordo.

Maggiori informazioni su AutomotiveUp

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Auto connessa, perché il mercato è destinato a crescere ancora

Nel 2018, il mercato Internet of Things (IoT) in Italia è arrivato a toccare i 5 miliardi di euro, con una crescita del +35% rispetto al 2017. Più della metà del fatturato IoT continua a essere generato dai contatori gas ed elettrici e dalle auto connesse. La Smart Car da soddisfazione, con un mercato che supera di poco il miliardo di euro (21%, +37% rispetto al 2017), e può contare su 14 milioni di veicoli connessi a fine 2018, oltre un terzo del parco circolante in Italia.

A prevalere in termini di di diffusione sono i box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con nalità assicurative (69%, +14% nel 2018), sul mercato ormai da molti anni, ma la crescita è trainata principalmente dalle auto nativamente connesse (31%, +69% nel 2018): il 70% dei veicoli immatricolati nel 2018 è dotato di sistema di connessione tramite SIM o bluetooth fin dalla fase di produzione. Dall’altro lato troviamo le soluzioni di Smart Logistics a supporto del trasporto (465 milioni di euro, +29%), utilizzate per la gestione delle otte aziendali e di antifurti satellitari (a ne 2018 si registrano 1,5 milioni di mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM).

Il trend e i fattori che influenza il mercato

L’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano sostiene che il mercato dell’auto connessa continuerà a crescere ed essere uno dei pilastri della crescita IoT in Italia, anche perché alcuni fattori giocano a suo favore. Per esempio,  l’entrata in vigore – a marzo 2018 – dell’obbligo normativo legato all’eCall farà vedere i suoi frutti nei prossimi anni, perché riguarda le nuove omologazioni e non le semplici immatricolazioni di veicoli già sul mercato. Inoltre, tutti i produttori di auto si sentono oramai più sicuri in questo mercato potendo contare sulla componente hardware già installata in fase di produzione e sono in grado di puntare sui servizi abilitati dalla connettività come differenziale competitivo, fattore importante in un mercato ormai molto maturo come quello dell’auto: manutenzione preventiva/predittiva basata sul monitoraggio dei componenti, fornitura di consigli per ridurre il consumo di carburante, possibilità di gestire l’apertura o la regolazione della temperatura dell’auto da remoto sono alcuni esempi dei servizi offerti.

Effettivamente, osservando dal punto di vista del consumatore la proposta di servizi innovativi, legati alla connettività, in ambito auto è molto più chiara da comprendere, contrariamente a quanto avviene in ambito smart home, dove ancora molti servizi non hanno, o non sono percepiti, come reale valore dalle persone.

Aggiungiamo, inoltre, che anche altre disposizioni di legge potrebbero influenzare il settore, come abbiamo raccontato in questo articolo, la stessa black box potrebbe diventare obbligatoria entro il 2022 in tutta Europa: obiettivo è rendere le strade più sicure, ma è chiaro che la scatola nera è un dispositivo che si presta a molteplici utilizzi.

Per l’Osservatorio, un ulteriore stimolo all’innovazione sarà dato nei prossimi mesi dalla crescente integrazione degli smart speaker nelle auto, consentendo agli utenti di interagire con l’auto tramite la voce. In questo ambito, determinante sarà (come successo anche nel mercato smart home) il ruolo delle big tech: Amazon sta puntando sull’utilizzo di un dispositivo fisico, Echo Auto, che può essere acquistato e installato sulle auto già in circolazione e che progressivamente sta iniziando a essere integrato in alcuni Paesi in diversi modelli di auto. Simile strategia per Google, che sta anche esplorando la strada dell’integrazione con dispositivi e asset con cui l’auto interagisce, come ad esempio le colonnine di ricarica per le auto elettriche. L’auto a guida autonoma per il momento può attendere: siamo ancora in fase sperimentale e in Italia solo Modena e Torino sono tra le prime città che, nel corso del 2018, hanno permesso alle aziende di iniziare a testare anche in Italia queste soluzioni.

L’opportunità ‘smart car’ per il mercato assicurativo

Per il settore assicurativo, la crescita del mercato smart car è una buona notizia, ed è arrivato il momento di pensare a nuovi servizi e nuovi modelli di polizza: auto connessa significa “dati” e i dati forniscono nuovi elementi per la definizione di rischio, prezzi, modelli di business. Non è un caso che alcune dei principali casi di startup insurtech di successo, come Metromile e Cuvva, siano proprio dei disruptor delle polizze auto.

Secondo McKinsey, l’aumento delle applicazioni per l’auto connessa sta creando un ecosistema digitale completamente nuovo intorno all’auto, che comprende non solo gli OEM automobilistici, ma gli operatori di telecomunicazioni, i produttori di sensori e chip, gli operatori di piattaforme digitali come Uber, gli istituti di ricerca, i centri di standardizzazione e, naturalmente, gli assicuratori.

Le auto connesse consentono alle Compagnie una determinazione dei rischi più precisa. Gli assicuratori del settore auto, ad esempio, hanno sempre fatto affidamento su indicatori indiretti, come l’età, l’indirizzo e la solvibilità di un conducente, per la determinazione dei premi. Ora sono disponibili dati sul comportamento del conducente e sull’utilizzo di un veicolo, come la velocità di guida e la frequenza di guida notturna.

Un altro aspetto positivo è che le auto connesse consentono agli assicuratori di interagire più frequentemente con i propri clienti e di offrire nuovi servizi sulla base dei dati raccolti. Attualmente, spesso nella relazione con l’assicurato l’unico touchpoint è rappresentato da agenti o broker e limitato ai momenti del rinnovo contrattuale e della gestione del sinistro.

Ma non solo. Sebbene molte funzionalità dell’auto connessa siano indirizzate a diminuire la frequenza dei sinistri, tutta la tecnologia a bordo del veicolo, come i sensori, farà lievitare l’importo medio dei sinistri, per gli elevati costi di riparazione, dice McKinsey. Un rischio che potrebbe indurre le Compagnie ad aumentare i premi: ma già qui, una più scrupolosa differenziazione tra clienti ad alto e basso rischio consentita dai dati aggiuntivi ottenuti dal nuovo ecosistema, permette una maggiore personalizzazione della polizza ‘meritocratica’ sulla base della profilazione senza ricorrere ad aumentare le tariffe per gli automobilisti ad alto rischio. Inoltre, le Compagnie possono individuare nuove strade per compensare la ‘perdita’ riducendo la spesa per i sinistri attraverso una selezione del rischio ottimizzata: con una lotta più efficace alle frodi, l’aumento dell’uso di officine di riparazione alleate e l’offerta di assistenza e servizi smart, come segnalare agli automobilisti gli interventi di manutenzione necessari o individuare soluzioni di parcheggio intelligenti. Gli assicuratori possono anche vendere i loro dati e le loro soluzioni di analisi a terzi, come le agenzie mediatiche che si concentrano sulla pubblicità basata sulla localizzazione.

Insomma, la tecnologia hardware c’è: la partita si sposta tutta su come utilizzarla creando valore e servizi smart.

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Auto elettrica, avanti tutta, ecco la guida per orientarsi

Gli incentivi sono arrivati, il 2019 si è aperto con l’introduzone dell’ecotassa per le auto più inquinanti e gli incentivi per le auto elettriche e ibride. L’auto elettrica non è più una scelta elitaria, ma sempre più comune, sono i dati a parlare: nel primo semestre del 2018 in Italia sono state immatricolate quasi tante auto elettriche quante se ne erano immatricolate nell’intero anno precedente, e lo stesso “raddoppio” si è misurato tra il 2017 ed il 2016. Attualmente in circolazione sono oltre 5mila veicoli elettrici. L’auto elettrica è uno dei mega trend del settore automotive che sarà ulteriormente incentivato dagli incentivi statali.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di queste auto ecologiche? E come sceglierla?

I VANTAGGI

Grazie alle auto elettriche è possibile non soltanto salvaguardare l’ambiente inquinando di meno, ma anche risparmiare notevolmente sui costi del carburante.

Alcuni comuni (tra cui Milano, Roma, Torino e Firenze) consentono ai vei­coli elettrici l’accesso gratuito alle ZTL e/o la possibilità di parcheg­giare gratuitamente nelle zone di sosta a pagamento o riservate ai re­sidenti.

Sono poi previsti sconti ed esenzioni dal bollo auto diversi da regione a regione e da comune a comune.

GLI SVANTAGGI

  • Il prezzo

Nel grafico tratto da e-mobility report 2018 viene rappresentata la dif­ferenza tra un veicolo elettrico e un veicolo tradizionale equivalente in termini di prezzo (riferito al modello base) nei primi 3 segmenti di mercato (quelli maggiormente rappresentativi delle immatricolazioni).

Le differenze tra i modelli analizza­ti sono evidenti e nell’ordine dei 10.000 euro. Sono inoltre ancor più marcate se confrontate con il prezzo medio del segmento. Guardando alla struttura del mercato, i prezzi dei vei­coli elettrici paiono ancora troppo alti per garantire la conquista di una «market share» importante.

Bisogna tuttavia considerare in primo luogo che i veicoli elettrici fornisco­no allestimenti superiori rispetto ai «modelli base» dei veicoli tradiziona­li. In secondo luogo che un veicolo elettrico sconta lungo la vita costi inferiori rispetto a un veicolo a com­bustione interna, legati ad una mino­re usura dei componenti (in quanto i pezzi fisicamente in movimento in un motore elettrico sono di gran lunga inferiori rispetto a uno a combustione interna), ad una spesa generalmente minore per il rifornimento e, ad oggi, riduzioni sulle imposte di possesso e circolazione.

L’unica soluzione competitiva ad oggi è l’acquisto tramite incentivo. Ecco gli incentivi previsti dal Mise.

  • Infrastruttura di ricarica ancora debole

In Italia si possono stimare a fine 2017 circa 2.750 punti di ricarica pubblici a norma (+750 sul 2016), dei quali il 16% (443) high power, distribuiti in circa 1.300 colonnine. Nonostante la crescita registrata nell’ultimo anno, l’attuale infrastruttura di ricarica non è diffusa in modo omogeneo sul territorio italiano, con un divario evidente fra il Sud e le altre aree del Paese e con differenze notevoli anche fra regione e regione. Una caratteristica che risulta ancora più significativa se si considera l’infrastruttura di ricarica in DC (corrente continua), che oggi rappresenta circa il 10% dei punti di ricarica complessivi, localizzati per quasi due terzi al Nord (63%), poco più di un quarto al Centro (28%) e meno di un decimo al Sud e Isole (9%).

La maggior parte delle installazioni è localizzata nei contesti urbani (50%) e nei punti di interesse (45%), mentre fuori dalle città ce ne sono ancora poche (5%), anche se la minore diffusione è compensata dalla maggiore velocità di ricarica.

  • Autonomia limitata della batteria

Tra le barriere all’acquisto dell’auto elettrica c’è l’autonomia limitata. Tuttavia, le batterie delle moderne autovetture elettriche, per la maggior parte al Litio (Li), sono piuttosto durature. Come riferiscono gli addetti ai lavori, c’è un decadimento delle batterie abbastanza marcato nei primi 30mila km, decadimento che poi si assesta su un tasso molto contenuto. In ogni caso la capacità della batteria resta  compresa mediamente tra il 90% e il 95%, anche una volta raggiunti (e superati) i 200mila km.

Scegliere in base alla ricarica

La ricarica da 3,7 kW viene fornita su tutti i veicoli attualmente in com­mercio, mentre per le altre tipologie dipende da gruppo a gruppo e da veicolo a veicolo. La quasi totalità dei veicoli  full electric offrono anche la ricarica veloce in DC, con l’eccezione del­la Renault Zoe e della Smart Fortwo, per le quali si è ipotizzato un utilizzo prettamente urbano e quindi senza necessità di ricarica ultra-rapida.

I veicoli ibridi invece non sempre offrono la possibilità di una ricarica veloce, in virtù delle dimensioni ridotte della batteria, che solitamente non supera i 15 kWh.

In questa slide una panoramica dei sistemi di ricarica installati sui veicoli delle 20 mag­giori case automobilistiche.

Le opzioni di ricarica che verranno implementate nel prossimo futuro sono sostanzialmente due: Ricarica in AC lenta (fino a 3,7 o 7,4 kW), affiancata dalla ricarica in DC; Ricarica in AC veloce (fino a 22 o 43 kW), senza ricarica in DC.

Ad oggi non è ancora chiaro quale direzione prenderà il mercato, essendovi discordanza non solo tra case automobilistiche ma anche tra diversi modelli della stessa casa; le due opzioni di ricarica hanno infatti caratteristiche diverse.

Da una parte l’utilizzo di una ricarica in DC permetterà di ricaricare in tempi molto più rapidi (le nuo­ve stazioni di Ionity arriveranno a 350 kW), oltre alla possibilità di integrare pienamente i veicoli con la rete elettrica (VGI = Vehicle Grid Integration), che invece sarebbe limitata in caso di sola ricarica in AC. Questa però usufruisce di un’infrastruttura molto più economica e capillare sul territorio, ed è quindi favorita sotto questo punto di vista. È probabile che le due tipologie continueranno a coesistere, visto che possono essere più o meno adeguate a una certa tipologia di veicolo: un’autovettura pensata per un utilizzo prettamente urbano probabilmente non necessita la ricarica ultra-veloce in DC.

Un altro parametro per scegliere l’auto elettrica è dare uno sguardo agli investimenti delle case automobilistiche. Perché? Tutte le maggiori case automobilistiche stanno annunciando nuovi investimenti e modelli elettrici, indice del fatto che la direzione presa dal mercato dell’auto è quella dell’elettrificazione.

Per questa ragione ci si aspetta una progressiva riduzione del costo di acquisto al crescere dei volumi di vendita e/o per effetto delle politiche commerciali che potrebbe favorire ancor di più lo sviluppo della mobilità elettrica. Ecco i principali investimenti di cui tener conto:

(articolo originariamente pubblicato su EconomyUp)

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