Kettle, la startup californiana che usa l’AI per riassicurare contro gli incendi

Nel corso degli ultimi anni gli incendi sono diventati un problema sempre più importante per la costa ovest degli Stati Uniti. In California, in particolare, dall’inizio del 2021 a oggi sono bruciati più di 12 mila chilometri quadrati di terra, causando danni a quasi 4mila strutture.

Il settore assicurativo si sta quindi rapidamente adattando per rispondere alle nuove esigenze degli abitanti locali, preoccupati per il destino della propria abitazione, degli oggetti personali e delle attività commerciali. Dall’altro lato della medaglia, un contesto tanto imprevedibile rappresenta una sfida per le compagnie tradizionali, che non sempre riescono a calcolare correttamente i rischi.

La startup insurtech Kettle è specializzata proprio in questo ambito: i suoi prodotti, estremamente specializzati, sono pensati per ri-assicurare le compagnie assicurative contro i rischi degli incendi in California.

L’idea funziona, e a novembre la startup ha chiuso un round di investimenti da 25 milioni di dollari. Ecco come funzionano i suoi servizi.

Cosa fa Kettle Insurance

Kettle è nata nel 2019 a Berkeley, nei pressi di San Francisco, da un’idea di Andrew Engler e Nathaniel Manning. La startup offre prodotti insurance pensati per riassicurare le compagnie che operano in California e hanno a che fare con i rischi causati dagli incendi, che nella zona sono sempre più frequenti e intensi.

Secondo Manning, attuale Chief Operating Officer (Coo), gli incendi hanno causato un vuoto nell’offerta del mondo insurance, al punto che molte compagnie non sono in grado di offrire polizze in linea con le esigenze della zona oppure sono costrette a imporre premi eccessivamente alti.

Parlando con TechCrunch il Coo ha spiegato che un problema fondamentale sta nel fatto che oggi molte compagnie assicurative non sfruttano al massimo le potenzialità della tecnologia e di conseguenza non riescono a determinare correttamente i rischi legati a fenomeni naturali di tale portata.

È qui che entra in gioco Kettle: la startup utilizza infatti l’analisi avanzata dei dati, l’intelligenza artificiale e il machine learning per interpretare enormi quantità di informazioni, tra cui anche le immagini satellitari, in modo da differenziarsi e offrire servizi efficienti e innovativi.

“Generalmente un assicuratore tradizionale effettua tra le 10mila e le 100mila simulazioni prima di prevedere un risultato, noi ne facciamo oltre 500 miliardi” ha spiegato Manning. La compagnia sostiene di calcolare i rischi con un livello di accuratezza pari all’89%, e nel 2020 ha previsto correttamente lo sviluppo dei 14 incendi più importanti in California.

Il nuovo round di investimenti e i piani per il futuro

Il 19 novembre Kettle ha chiuso un round di investimenti di Serie A da 25 milioni di dollari a cui hanno partecipato, tra gli altri, Acrew Capital, Homebrew, True Bentures, Anthemis, Valor, DCVC e LowerCarbon Capital.

I nuovi fondi saranno utilizzati principalmente per migliorare i servizi di riassicurazione dedicati agli incendi in California. Sul lungo termine, però, la compagnia ha intenzione di allargare la propria offerta per coprire diversi tipi di catastrofi naturali, come gli allagamenti o le inondazioni, ed espandersi in altri stati americani.

D’altra parte, la domanda di servizi assicurativi pensati per i fenomeni naturali è purtroppo destinata a crescere. Sul sito di Kettle si legge infatti che negli ultimi dieci anni incendi, uragani e temperature estreme hanno causato perdite a livello globale per quasi tre trilioni di dollari, e questi fenomeni sono in continua crescita.

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Apre la sandbox insurtech: che cos’è e quali i vantaggi?

Novembre 2021 è il mese della prima svolta per la regolamentazione dell’ecosistema insurtech: si aprono lunedì 15 le candidature per partecipare alla sandbox regolamentare promossa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con l’Ivass, la Banca d’Italia e la CONSOB.

Un progetto essenziale per abilitare la trasformazione digitale del settore assicurativo, che si scontra oggi con lo scoglio della mancanza di una normativa adeguata.

Ma cos’è esattamente una sandbox?

Letteralmente la sabbiera, il recinto di sabbia che usano i bambini per giocare, una sandbox è un ambiente controllato con regole semplificate e costi contenuti per testare nuovi prodotti o servizi innovativi, su scala ridotta e per un tempo limitato.

Già largamente usata all’estero, si tratta di uno strumento facilitatore dell’innovazione all’interno di contesti con normative complesse come, appunto, fintech e insurtech.

I benefici di una sandbox regolamentari non si limitano alla maggiore libertà di sperimentazione per le startup, ma coinvolgono anche gli investitori, che saranno incoraggiati a finanziare progetti in Italia grazie alla presenza di un quadro normativo semplificato e al tempo stesso regolamentato, quindi a contenuto rischio.

E non solo: l’Ivass – l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni – utilizzarà la sandbox insurtech come banco di prova per valutare i progetti innovativi e attuare gli interventi normativi necessari per agevolare lo sviluppo tecnologico e digitale del settore assicurativo, riducendo i potenziali rischi.

Scopri di più sul progetto sandbox insurtech

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Dal proptech all’insurtech: Puls Technologies, la startup per la manutenzione immobiliare

Forte di un nuovo round di investimenti da 15 milioni di dollari, la startup californiana Puls Technologies si allarga e dal mondo proptech fa il suo ingresso in ambito assicurativo.

Oltre alla possibilità di prenotare interventi di manutenzione in modo semplice e immediato, infatti, la compagnia offre ora gli utenti una serie di prodotti insurance con cui proteggere i propri elettrodomestici ed evitare di spendere cifre spesso insostenibili per gli interventi di riparazione.

Puls Technologies: i servizi di assistenza

Puls Technologies è stata fondata sei anni fa nella Bay Area californiana da Eyal Ronen e Itai Hirsch. Come ricostruito da TechCrunch, inizialmente la startup offriva un servizio di riparazione per telefoni cellulari, ma nel 2020 l’organizzazione aziendale è stata modificata e la compagnia ha adottato un modello operativo basato sulle memberships.

Oggi Puls Technologies offre un’app e una piattaforma online tramite le quali è possibile prenotare rapidamente interventi di manutenzione per problemi o inconvenienti in casa, da una lavastoviglie rotta all’installazione di una nuova tv o di dispositivi per smart home, fino alle perdite nei sistemi di tubature.

L’algoritmo di Puls associa i problemi riportati dagli utenti con i professionisti più qualificati per risolverli – facendo affidamento su un network con più di 7mila tecnici – e permette quindi di riparare i danni in un massimo di due giorni. I suoi servizi sono oggi disponibili in 20 città americane, da New York a Los Angeles.

L’entrata nel settore assicurativo

Di recente Puls Technologies ha fatto il suo ingresso nel mondo insurtech offrendo una serie di piani assicurativi pensati per evitare di incorrere in grosse spese associate alla riparazione degli elettrodomestici. Il pacchetto base, infatti, parte da 29 dollari al mese e garantisce l’accesso a riparazioni gratuite per il frigorifero, la lavastoviglie o il forno, tra le altre cose. Aumentando il premio mensile è possibile accrescere il livello della protezione e il numero di elettrodomestici coperti dalla polizza.

“Puls permette agli utenti di avere accesso a servizi riparazione per la maggior parte degli elettrodomestici a prezzi contenuti” ha affermato il Ceo Gabi Peles, aggiungendo: “Vogliamo anche migliorare l’esperienza dei professionisti, mettendo a loro disposizione una piattaforma che offre nuove possibilità di business e di guadagno”.

Fino ad ora la compagnia ha raccolto un totale di 108 milioni di dollari in sei round di investimenti. L’ultimo di questi, un venture round, è stato chiuso l’11 novembre per 15 milioni di dollari. I nuovi fondi saranno utilizzati per espandersi in oltre 40 città e raggiungere la soglia di 100 dipendenti, rispetto ai 60 attuali, entro la fine del 2022.

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Humn, storia dell’insurtech che rivoluziona con i dati le polizze per flotte di veicoli commerciali

Tecnologie all’avanguardia per usare i dati e calcolare i rischi, così da offrire preventivi personalizzati e minimizzare le perdite per tutte le parti coinvolte: è il modello di Humn, startup insurtech britannica specializzata nelle polizze per flotte di veicoli commerciali, che ha raccolto 10,1 milioni di sterline – pari a circa 12 milioni di euro – con un nuovo, fortunato round di investimenti di Serie A guidato da BXR Group e Shell Ventures.

Vediamo come funzionano, quindi, i servizi di Humn e quali sono i suoi punti di forza.

Flotte di veicoli commerciali: tra assicurazioni e calcolo del rischio

Humn.ai è stata fondata nel 2017 a Londra da Alberto Romero, Chris Clarke, Mark Musson e Peter Bousquet. La startup sfrutta la tecnologia per combinare i servizi assicurativi con quelli di calcolo del rischio, offrendo così prodotti personalizzati e minimizzando le perdite per tutte le parti coinvolte.

RiskOS, la piattaforma di controllo del rischio sviluppata da Humn, è infatti in grado di analizzare migliaia di data points in tempo reale e fornire quindi una valutazione contestualizzata del rischio alla guida. Le previsioni vengono poi ingerite da Rideshur, il servizio di assicurazione dinamica della startup, che modifica continuamente i premi proprio in base all’esposizione in tempo reale a potenziali ostacoli o pericoli.

I servizi sono pensati per le flotte di veicoli commerciali, che grazie ai servizi di Humn possono ridurre gli incidenti del 65% e risparmiare fino al 20% sui premi rispetto alle polizze tradizionali.

Durante la pandemia di Covid-19 Humn ha ottenuto la licenza assicurativa rilasciata dalla Financial Conduct Authority britannica, e può quindi sottoscrivere autonomamente le proprie polizze.

Gli investimenti e i progetti di Humn

Dalla sua fondazione Humn ha raccolto più di 23 milioni di dollari – circa 17 milioni di sterline – in cinque round di investimenti. L’ultimo, in particolare, è stato chiuso lo scorso 13 ottobre per 10,1 milioni di sterline.

Secondo il CEO Mark Musson la nuova liquidità permetterà di “accelerare la nostra fase di scaleup”. L’obiettivo, infatti, è “crescere in modo esponenziale nel Regno Unito e in alcune aree europee”, con un focus iniziale su Spagna e Francia. Allo stesso tempo, la compagnia intende allargare il team – attualmente composto da circa 40 dipendenti –tramite l’assunzione di nuove figure professionali nei settori vendite, marketing e customer success. In futuro, poi, Humn punta a “realizzare la prima polizza assicurativa per veicoli a guida autonoma”.

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Cyberangels, una startup per la cybersecurity delle piccole e medie imprese

La protezione informatica alla portata di tutti: è la missione di Cyberangels, startup cyber-insurtech nata per fornire a PMI, micro imprese e liberi professionisti gli strumenti necessari a proteggersi dagli attacchi informatici.

Nominata “Best Insurtech” agli Italian Insurtech Awards 2021, Cyberangels adotta un approccio a tutto tondo, a partire da awareness e formazione fino a soluzioni di cyber protection create per i bisogni delle piccole imprese.

Cybersecurity, un mercato in rapida crescita

Oggi il mercato della cybersecurity è stimato intorno ai 170 miliardi, con un tasso di crescita annuo del 12%, ma è popolato quasi esclusivamente da grandi aziende.

Sono infatti molte le offerte di cybersecurity pensate per aziende già consolidate ma spesso inadatte alle PMI, sia per questioni di budget sia per la mancanza di personale specializzato in grado di gestirne gli aspetti più tecnici. Ma con la crescita del digitale, anche le PMI sono sempre più soggette ad attacchi informatici: prima della pandemia, erano soggette in media a 1 attacco ogni 5 ore, oggi la frequenza è aumentata del 600%.

Che cos’è Cyberangels

“L’idea di Cyberangels nasce da un episodio piuttosto ironico”, racconta Andrea Toponi, CEO e Co-founder della startup con un passato di consulenza per grandi aziende. “Nel 2019, un broker voleva propormi una polizza di protezione degli attacchi informatici. Durante l’incontro, era evidente che si stesse arrampicando sugli specchi: lui stesso non la capiva a fondo e non sapeva come venderla. È stato in quel momento che mi sono reso conto che, in Italia, c’era un mercato ancora verde da esplorare sul tema cybersecurity”.

È per rispondere a questo mercato “ancora un po’ sommerso” che, nel 2020, fonda assieme a Fabrizio Cardinali la startup Cyberangels.

Come funziona la piattaforma

La piattaforma di Cyberangels non si limita ad offrire copertura assicurativa, ma tratta il rischio informatico come una “malattia” che si può prevenire. La sua soluzione opera in tre fasi:

  1. Misurazione: una fase di rilevamento dei parametri di “salute” dell’azienda e della traccia digitale che lascia sul web, per elaborare il livello di vulnerabilità ad un potenziale attacco informatico
  2. Prevenzione: la proposta di step e percorsi da adottare per incrementare la protezione dell’azienda, “una dieta sana ed equilibrata”. Questi step sono automaticamente suggeriti dall’AI della piattaforma, ma è possibile in più richiedere dal marketplace speciali “challenge” consigliate direttamente dai Cyber Angels.
  3. Protezione: un’assicurazione cyber risk che protegga l’azienda in caso di attacchi, coprendo i danni e supportando la veloce ripresa del business.

Il tutto si concretizza in un’applicazione che comincia da risk assessment gratuito sul sito, con suggerimenti per coprire eventuali buchi di protezione, e dà la possibilità a chi non voglia proseguire nel percorso di utilizzare i risultati ottenuti per adottare in autonomia step per proteggersi. L’utente che sceglie di registrarsi alla piattaforma, invece, entra in un programma di continuo monitoraggio e prevenzione.

“Crediamo che sia fondamentale prima di tutto creare consapevolezza dei rischi informatici” spiega Toponi, “Vogliamo garantire a tutti il diritto alla protezione informatica, per evitare di “entrare nella giungla con bermuda e infradito.” Il nostro mercato non è solo cyber security, ma quello nascente della cyber protection: prevenzione e protezione a 360 gradi”.

Cyberangels oggi e i progetti per il futuro

Oltre ad offrire servizi per le PMI, Cyberangels si pone come abilitatore per l’intero ecosistema, offrendo l’utilizzo dei suoi report a intermediari in ottica B2B2C, con la possibilità di proporre soluzioni as-a-service. Da fine ottobre, la startup implema un modello freemium con nuove feature disponibili con la sottoscrizione a pagamento.

Si è chiusa intanto la campagna di crowdfunding su Backtowork, con un totale raccolto di 205mila euro, il doppio del target.

“Ora stiamo finalizzando gli altri accordi di investimento fuori crowd, come da strategia iniziale, per chiudere questa prima fase a 500mila euro con un obiettivo intermedio per la chiusura del seed a 1 milioni di euro tra 10 mesi” racconta Toponi.

Tra i progetti per il futuro, uno dei temi è la creazione di un network di Cyber Angels per fornire manodopera qualificata per le PMI.

“Riteniamo importante sensibilizzare sui rischi informatici, non semplicemente lanciando messaggi terroristici ma creando una consapevolezza virtuosa” sottolinea Toponi, “L’ambizione è quella di aiutare a colmare il gap di personale qualificato, anche fornendo formazione per preparare nuovi Cyber Angels. Siamo alla ricerca di accordi con enti e community che possano portare valore a questa mission. Crediamo molto nelle iniziative a livello di sistema: la torta è ampia, e collaborazione è la chiave”.

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Digitalizzazione e personalizzazione, così l’insurtech Ladder si prepara a diventare unicorno

Con un nuovo round di investimenti di Serie D da 100 milioni di dollari, la startup insurtech Ladder ha raggiunto una valutazione da 900 milioni di dollari e si avvicina quindi allo status di unicorno, attribuito generalmente alle compagnie con una valutazione pari o superiore al miliardo.

Nata a Palo Alto, California, nel 2015, Ladder offre assicurazioni sulla vita flessibili e completamente digitalizzate. Ecco come funziona la startup e i traguardi raggiunti finora.

Le polizze sulla vita personalizzabili di Ladder

Ladder è stata fondata nel 2015 a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley californiana, da Jamie Hale, attuale Ceo, Jack Dubie (Chief Technology Officer), Laura Hale (Head of Product) e Jeff Merkel.

La startup offre polizze sulla vita pensate per utenti con un’età compresa tra i 20 e i 60 anni – l’età media dei clienti è di 37 anni – con coperture tra i 100 mila e gli 8 milioni di dollari.

Il punto di forza di Ladder sta nella flessibilità dei suoi prodotti: tutte le polizze sono infatti personalizzabili in base alle esigenze individuali e lasciano quindi agli utenti la possibilità di cambiare i livelli di copertura secondo le necessità del momento. “La tua vita è qualcosa di dinamico, e dovrebbe esserlo anche la tua assicurazione” ha infatti affermato il Ceo Jamie Hale.

Tutte le polizze di Ladder sono digitalizzate e gestibili in modo completamente virtuale grazie a un’interfaccia utente intuitiva e a una forte integrazione tra tutti i servizi offerti. Circa due terzi dei clienti della startup, infatti, sottoscrivono la propria assicurazione direttamente dallo smartphone.

La crescita e l’ultimo round da 100 milioni

Lo scorso 4 ottobre Ladder ha raccolto 100 milioni di dollari con un nuovo round di investimenti di Serie D guidato da Thomvest Ventures e OMERS Growth Equity.

Il totale dei fondi raccolti dalla compagnia sale così a 194 milioni di dollari, e la sua valutazione raggiunge i 900 milioni di dollari: un valore ormai prossimo alla soglia del miliardo che permetterebbe a Ladder di entrare nel gruppo di unicorni insurtech americani.

La startup, d’altra parte, sta attraversando un momento di forte crescita: secondo Crunchbase News entro la fine del 2021 sottoscriverà polizze dal valore complessivo di 30 miliardi di dollari, e le sue entrate sono cresciute di 4,5 volte nel corso dell’ultimo anno.

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Assibro, la startup italiana per colmare il gap digitale degli intermediari assicurativi

Una storia di trasformazione digitale del mondo assicurativo, per una volta tutta italiana: è quella di Assibro, startup innovativa e broker insurtech basata in Pordenone (Friuli-Venezia Giulia), che digitalizza la catena del valore del brokeraggio assicurativo, proponendosi di colmare il grave ritardo digitale degli intermediari assicurativi nel mercato italiano.

La sua soluzione è l’Augmented Broker, un nuovo approccio di intermediazione che attraverso gli strumenti digitali risponde alle nuove esigenze del consumatore.

Come nasce Assibro

La storia di Assibro comincia da un’intuizione di Enrico, che dopo oltre 10 anni di carriera nel mondo delle assicurazioni – cominciata a 19 anni – nota l’inadeguatezza del settore rispetto alla crescente domanda digitale: da 50 anni il 90% degli intermediari assicurativi vende le polizze nello stesso modo.

“Ero arrivato a un punto di crescita professionale in cui volevo andare oltre al ruolo di intermediario tradizionale” racconta Enrico, “Mi sono reso conto che il mondo assicurativo mondiale aveva iniziato a muoversi molte velocemente in termini digitalizzazione e di tecnologia, ma le agenzie di assicurazioni tradizionali erano “imbalsamate” sotto questi punti di vista”.

“Ho investito tutte le sere, il sabato e la domenica di 6 mesi della mia vita per studiare oltre 360 startup insurtech provenienti da tutti i paesi del mondo. Ero affascinato dai loro risultati straordinari.”

Così, nel 2019 Enrico fonda Assibro, insurtech che digitalizza la catena del valore del brokeraggio assicurativo, per dare agli intermediari tradizionali la possibilità di comunicare digitalmente con i clienti.

Il progetto colpisce subito l’attenzione di Giancarlo Broggian, fondatore del Gruppo Servizi CGN, e Luca Bearzi, fondatore di Forgia Assicurazioni, che si uniscono alla startup: nasce così il funding team di Assibro.

Assibro, che cos’è l’”augmented broker”

Assibro si fonda sulla consapevolezza che il mondo assicurativo sta cambiando molto velocemente. Il consumatore digitale cerca polizze acquistabili online, sempre più tramite smartphone, e il mercato italiano fatica a stare al passo con le sue nuove esigenze.

“Analizzata la situazione italiana ho trovato davvero poche startup insurtech, e la maggior parte erano concentrate sulla creazione di piattaforme web per la distribuzione di prodotti assicurativi, ponendosi come fornitori per agenti e broker tradizionali” spiega Enrico, “Ma il problema era, ed è, che i broker e gli agenti tradizionali stavano e stanno perdendo la connessione con i nuovi clienti digitali, perchè continuano ad utilizzare strumenti tradizionali per l’assistenza, la consulenza e la vendita.”

Qui entra in campo Assibro, che nasce per connettere i due mondi attraverso il concetto di “augmented broker”. La sua è una piattaforma progettata per permettere una customer journey 100% digitale ma con l’ausilio, in caso di necessità, del consulente assicurativo personale. Clienti e intermediari possono così accedere ai propri account da web o da app mobili (iOS e Android), il tutto in cloud.

Assibro, come funziona la piattaforma

Assibro è la definizione di Augmented Broker: gestisce sia il cliente totalmente digitale che vuole far tutto da solo, sia chi preferisce farsi guidare dal proprio l’intermediario personale, assegnato appositamente per avere sempre lo storico del cliente e creare un rapporto di fiducia e fidelizzazione.

Ha sviluppato una piattaforma web (e web app fruibile da iOS e Android) che lavora su tre fronti: l’account fornitore, per la gestione dei prodotti assicurativi, l’account intermediario per consulenza, assistenza e vendita, e l’account cliente.

Lato intermediario, mette a disposizione tutti gli strumenti digitali necessari ad essere più competitivo dell’agente tradizionale.

Per i clienti, la piattaforma fornisce un servizio di “Home Brokerage”.

Il servizio comprende innanzitutto un portafoglio univoco che raccoglie tutte le polizze assicurative, sia acquistate in Assibro che importate dall’esterno se acquistate da altri intermediari, così da avere una visione d’insieme delle proprie spese e coperture.

Ad ogni cliente viene assegnato alla registrazione un intermediario, che agisce da consulente personale a tutto tondo, contattabile tramite classica chiamata telefonica o appuntamento, o attraverso la chat integrata nel sito, che permette di lasciare dubbi o domande a qualsiasi ora.

Tramite la piattaforma è possibile acquistare polizze assicurative “semplici”, pacchetti standard riepilogati in poche righe e facilmente fruibili, scegliendo tra circa 110 prodotti con oltre 30 compagnie, oppure richiedere in pochi step preventivi personalizzati, adeguati ai propri bisogni specifici.

Un servizio completo e fruibile sia in modo completamente digitale che in modalità ibrida, per accompagnare alla transizione digitale il cliente più tradizionale.

In più, ogni cliente ha una funzione salvadanaio, con la possibilità di ottenere tramite referral crediti da riscuotere o da devolvere in beneficienza alle associazioni no profit accreditate.

Le prospettive future

Assibro ha lanciato sul mercato i suoi primi applicativi a settembre 2020, e chiuso il primo anno con un bilancio di oltre 250.000 euro. Durante i primi 5 mesi del 2021 ha già superato i 180.000, generando ipotesi di fatturato a fine anno di più di 400.000 euro.

Ad oggi il suo marketplace dispone di 108 prodotti assicurativi di 35 compagnie di assicurazione, più di 15 intermediari indipendenti associati. Contando i clienti provenienti da una recente acquisizione, ha oltre 4.600 clienti registrati con una media di 1,5 polizze ciascuno, per un totale di oltre 7.500 polizze.

“Attualmente stiamo lavorando all’integrazione dei database tra le compagnie e il gestionale di Assibro, così da ridurre la registrazione manuale dei dati delle polizze vendute” anticipa Enrico.

“È inoltre in lavorazione una collaborazione con EdenRed così da permettere di riscuotere i crediti accumulati nel salvadanaio tramite buoni spesa, utilizzabili in tutte le attività convenzionate.”

Tra gli oggetti dei prossimi investimenti, l’implementazione di sistemi di intelligenza artificiale, la creazione del “Robo-Advisor” in grado di consigliare polizze ai clienti in base alle risposte fornite durante il “check-up” assicurativo gratuito, e l’inserimento di chatbot per l’assistenza alle domande più semplici e ripetitive.

Infine, uno dei progetti futuri è quello di “condire” il business assicurativo con utili extra collaterali, come per esempio la consultazione periti di parte sulle polizze sinistri, così da fornire un servizio sempre più integrato, in linea con i nuovi trend del mercato assicurativo.

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Devoted Health, l’insurtech da record che digitalizza le polizze Medicare

L’insurtech americana Devoted Health si appresta a ricevere una nuova valutazione da record: dopo aver raccolto 1,2 miliardi di dollari con il suo ultimo round di investimenti, di Serie D, il valore della compagnia potrebbe infatti raggiungere la cifra di 11,5 miliardi di dollari. A riportarlo è il sito di informazione americano Axios, ma i numeri non sono ancora stati confermati.

Attiva da appena quattro anni, Devoted Health opera in ambito medico e offre polizze pensate per i clienti di Medicare, il programma finanziato dal governo statunitense per aiutare i cittadini più anziani che non possono permettersi altre forme di copertura sanitaria.

Ecco come funzionano i servizi di Devoted Health, a tutti gli effetti una delle startup di punta del mondo insurtech.

Le polizze mediche di Devoted Health

Devoted Health è stata fondata a Waltham, in Massachusetts (Stati Uniti) nel 2017 da Ed Park, Jeremy Delinsky e Todd Park. Fin da subito la compagnia si è specializzata nel campo delle polizze sanitarie pensate in modo specifico per i clienti di Medicare, un programma di aiuti finanziato dal governo americano per aiutare i cittadini con più di 65 anni in difficoltà economica ad acquistare una copertura sanitaria.

Con i suoi programmi, completamente digitalizzati, Devoted Health punta a semplificare il mondo delle polizze Medicare, creando un’esperienza utente intuitiva, rapida e immediata in un settore noto per le sue complessità burocratiche. “Vogliamo servire i clienti di Medicare con servizi sanitari ben coordinati e più attenti alle loro esigenze, proprio come vorremmo fosse fatto per i nostri famigliari” si legge infatti sul sito della compagnia.

Oggi Devoted Health serve più di 40,000 clienti in quattro stati americani – Arizona, Florida, Texas e Ohio – ma sul lungo termine punta a operare a livello nazionale.

Un insurtech da record – ma ancora niente profitti

In circa quattro anni di attività Devoted Health ha raccolto più di 800 milioni di dollari – 812 milioni, per essere precisi – in quattro round di investimenti. Secondo Axios a questi si aggiungeranno presto ulteriori 1,2 miliardi di dollari in arrivo con l’ultimo round, di Serie D.

La startup era già diventata unicorno nel 2018 quando, dopo appena un anno di attività, aveva raccolto 300 milioni di dollari con un round di Serie B raggiungendo una valutazione da 1,8 miliardi di dollari. Ad aprile 2020, poi, la compagnia ha chiuso nuovo round di Serie C per 450 milioni di dollari. Ora, con una potenziale valutazione da 11,5 miliardi di dollari – ancora da confermare – Devoted Health si posiziona senza dubbio tra le startup insurtech più prestigiose a livello globale.

Dall’altro lato della medaglia, la compagnia non sta generando profitti: nella prima metà del 2021 ha riportato perdite nette per 27,2 milioni di dollari, a fronte di entrate per 247,3 milioni.

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Devoted Health, l’insurtech da record che digitalizza le polizze Medicare

L’insurtech americana Devoted Health si appresta a ricevere una nuova valutazione da record: dopo aver raccolto 1,2 miliardi di dollari con il suo ultimo round di investimenti, di Serie D, il valore della compagnia potrebbe infatti raggiungere la cifra di 11,5 miliardi di dollari. A riportarlo è il sito di informazione americano Axios, ma i numeri non sono ancora stati confermati.

Attiva da appena quattro anni, Devoted Health opera in ambito medico e offre polizze pensate per i clienti di Medicare, il programma finanziato dal governo statunitense per aiutare i cittadini più anziani che non possono permettersi altre forme di copertura sanitaria.

Ecco come funzionano i servizi di Devoted Health, a tutti gli effetti una delle startup di punta del mondo insurtech.

Le polizze mediche di Devoted Health

Devoted Health è stata fondata a Waltham, in Massachusetts (Stati Uniti) nel 2017 da Ed Park, Jeremy Delinsky e Todd Park. Fin da subito la compagnia si è specializzata nel campo delle polizze sanitarie pensate in modo specifico per i clienti di Medicare, un programma di aiuti finanziato dal governo americano per aiutare i cittadini con più di 65 anni in difficoltà economica ad acquistare una copertura sanitaria.

Con i suoi programmi, completamente digitalizzati, Devoted Health punta a semplificare il mondo delle polizze Medicare, creando un’esperienza utente intuitiva, rapida e immediata in un settore noto per le sue complessità burocratiche. “Vogliamo servire i clienti di Medicare con servizi sanitari ben coordinati e più attenti alle loro esigenze, proprio come vorremmo fosse fatto per i nostri famigliari” si legge infatti sul sito della compagnia.

Oggi Devoted Health serve più di 40,000 clienti in quattro stati americani – Arizona, Florida, Texas e Ohio – ma sul lungo termine punta a operare a livello nazionale.

Un insurtech da record – ma ancora niente profitti

In circa quattro anni di attività Devoted Health ha raccolto più di 800 milioni di dollari – 812 milioni, per essere precisi – in quattro round di investimenti. Secondo Axios a questi si aggiungeranno presto ulteriori 1,2 miliardi di dollari in arrivo con l’ultimo round, di Serie D.

La startup era già diventata unicorno nel 2018 quando, dopo appena un anno di attività, aveva raccolto 300 milioni di dollari con un round di Serie B raggiungendo una valutazione da 1,8 miliardi di dollari. Ad aprile 2020, poi, la compagnia ha chiuso nuovo round di Serie C per 450 milioni di dollari. Ora, con una potenziale valutazione da 11,5 miliardi di dollari – ancora da confermare – Devoted Health si posiziona senza dubbio tra le startup insurtech più prestigiose a livello globale.

Dall’altro lato della medaglia, la compagnia non sta generando profitti: nella prima metà del 2021 ha riportato perdite nette per 27,2 milioni di dollari, a fronte di entrate per 247,3 milioni.

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Insurify, l’agente assicurativo virtuale spinoff del MIT

Un “agente assicurativo virtuale” in grado di assistere i clienti nelle operazioni di comparazione e acquisto di polizze assicurative: così si presenta l’insurtech americana Insurify, che a inizio settembre 2021 ha raccolto 100 milioni di dollari in un round di investimenti di Serie B guidato da Motive Partners.

Cosa ha catturato l’attenzione del mercato? Vediamo come funzionano i suoi servizi, e quali sono le prospettive per il futuro.

Insurify, l’“agente assicurativo virtuale”

Insurify è nata a Boston nel 2013 come spinoff del rinomato premio da 100 mila dollari attribuito dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) a idee imprenditoriali considerate particolarmente promettenti. CEO e co-fondatrice della startup (assieme a Tod Kiryazov) è Snejina Zacharia, che proprio alla Sloan School of Management del MIT ha conseguito il Master in Business Administration (MBA).

Il sito di Insurify è stato lanciato nel 2016, e da quel momento la compagnia è impegnata ad aiutare i consumatori americani a “riprendere il controllo sulle proprie necessità in ambito assicurativo”.

La startup opera come un marketplace virtuale dove gli utenti possono comparare diversi prodotti assicurativi, offerti da compagnie nazionali o regionali, scegliere il piano più adatto alle esigenze individuali e completare l’acquisto direttamente sul sito di Insurify. Il tutto, promette la compagnia, “in appena cinque minuti”.

Attualmente la piattaforma di Insurify aggrega polizze sulla vita, l’auto e la casa, e ha licenza per operare in tutti i 50 stati americani. Le varie offerte vengono proposte e visualizzate sulla piattaforma in modo personalizzato grazie all’uso dell’intelligenza artificiale e dello speciale algoritmo RateRank, che permette di abbinare le varie polizze alle richieste specifiche di ogni utente. Secondo la startup, i clienti che acquistano una polizza auto su di Insurify risparmiano in media 489 dollari all’anno.

Il megaround di investimenti e i progetti per il futuro

Il primo settembre Insurify ha chiuso un round di investimenti da 100 milioni di dollari: una cifra importante, che porta il totale dei fondi raccolti in otto anni di attività a quasi 130 milioni di dollari. Al round, guidato da Motive Partners, hanno partecipato, tra gli altri, Viola FinTech, MassMutual Ventures, Nationwide e Hearst Ventures. Al momento però la compagnia non ha voluto rivelare a quanto ammonta la sua valutazione.

In ogni caso, secondo TechCrunch Insurify sta seguendo un percorso di crescita costante: negli ultimi tre anni ha raggiunto un tasso annuale di crescita composto (CAGR) del 151%, e le entrate anno-su-anno continuano ad aumentare.

La nuova liquidità sarà utilizzata per espandersi, accelerare i piani di crescita e allargare il team, già ora composto da 125 persone. “Vogliamo costruire il nostro sistema di API, per offrire ai clienti la possibilità di ricevere preventivi personalizzati in modo istantaneo” ha detto a TechCrunch Tod Kiryazov, co-founder e Chief Product Officer. La compagnia punta inoltre a esplorare nuovi settori – tra cui le assicurazioni per gli animali domestici – e a rafforzare la propria brand awareness.

L’articolo Insurify, l’agente assicurativo virtuale spinoff del MIT proviene da InsuranceUp.