SquareLife, l’insurtech nata in Liechtenstein per le assicurazioni digitali

Il panorama insurtech europeo è in costante crescita e in continua evoluzione. Un attore che sta raggiungendo risultati interessanti è SquareLife AG, compagnia innovativa per assicurazioni digitali basata in Liechtenstein, ma attiva in 12 Paesi in tutta Europa, tra cui l’Italia.

Ecco come funziona e quali i suoi traguardi.

SquareLife: dal Liechtenstein all’Europa

SquareLife AG nasce nel 2013 a Ruggell, uno dei comuni del principato del Liechtenstein, tra Austria e Svizzera. Le origini della startup però vanno ancora più indietro nel tempo: i suoi servizi sono infatti basati sulla piattaforma svizzera di Lifeware, che dal 1998 offre tecnologie e infrastrutture digitali pensate per il settore delle assicurazioni a vita, e anche oggi le attività di SquareLife sono strettamente legate a Lifeware.

In meno di dieci anni, SquareLife è cresciuta notevolmente: oggi offre 50 prodotti assicurativi in 12 Paesi, collabora con 15 partner indipendenti e i suoi sistemi sottoscrivono 100 polizze al giorno. Nel suo team internazionale, inoltre, spiccano anche due italiani: Alessandro Tulli, Chief Business Development Officer (CBDO) – che è anche Managing Director a Lifeware – e Marcello Arnoldi, Business Developer per le attività europee.

Le polizze sulla vita completamente digitali di SquareLife

La compagnia offre prodotti assicurativi completamente digitalizzati nel settore vita e ricchezza privata. Le assicurazioni sulla vita, pensate in particolare per individui e famiglie, sono basate su innovazione, trasparenza, semplicità ed empatia. SquareLife rimuove infatti tutti i documenti e i passaggi non necessari, in modo da rendere le operazioni di sottoscrizione e gestione delle polizze più rapidi e lineari, senza clausole nascoste, e offre servizi facilmente adattabili alle esigenze di ogni cliente.

Le coperture sulla vita “private wealth”, quindi focalizzate sulla ricchezza privata, sono studiate per clienti che intendono proteggere anche il patrimonio e gli assett finanziari. Questi prodotti puntano su un’impostazione tailor-made, quindi completamente personalizzabile e studiata su misura per ogni cliente. Grazie alle capacità assicurative e riassicurative consolidate negli anni, i servizi di SquareLife sono estremamente sicuri e adatti anche a clienti internazionali con situazioni e richieste fuori dagli schemi tradizionali.

Infine, i partner esterni interessati possono collaborare con SquareLife per sfruttare la sua piattaforma digitale e creare prodotti assicurativi digitali, anche in modalità white-label, pensati appositamente per le esigenze dei rispettivi clienti.

I risultati del 2021

Nonostante la pandemia di Covid-19, SquareLife ha chiuso il 2021 con profitti per 500 mila franchi svizzeri, che corrispondono a circa 480 mila euro, segnando così il terzo anno consecutivo chiuso con segno positivo.

Al 31 dicembre il portfolio segnava una crescita del 28,7% rispetto all’anno precedente, continuando quindi il trend positivo avviato dal 2015. Le richieste di compensazione sono state circa mille, un numero in linea con quanto registrato nel 2020.

La compagnia ha sottoscritto premi per 11,8 milio di franchi, tra cui 6 milioni in Germania, 2 milioni nel Regno Unito, e 1,6 milioni nei Paesi Bassi. In Italia la compagnia ha sottoscritto premi per circa 724 mila franchi.

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Insurello arriva in Italia: come funziona la startup che aiuta a ottenere risarcimenti

Dopo la nativa Svezia, la Danimarca e la Francia, la startup insurtech Insurello è pronta a fare il proprio ingresso anche sul mercato italiano. L’obiettivo è chiaro: semplificare i processi burocratici e aiutare tutti i clienti a ricevere il giusto risarcimento dopo aver subìto un danno.

La notizia arriva in seguito a un importante round di investimenti chiuso lo scorso luglio per 15 milioni di euro. Vediamo come funzionano i servizi della startup, e quali sono le prospettive che accompagnano il suo arrivo in Italia.

Dallo sport al mondo insurance: la storia di Insurello

Insurello nasce a Stoccolma nel 2016 come conseguenza naturale delle esperienze del suo fondatore, Marcus Janback. Atleta professionista, nel corso della sua carriera sportiva Janback ha subìto diversi infortuni e ha quindi toccato con mano le difficoltà nascoste nel labirinto burocratico che dall’invio della richiesta di compensazione arriva fino al ricevimento effettivo dell’indennizzo.

Conclusa la carriera sportiva, Janback ha approfittato delle conoscenze apprese per fondare Insurello, con l’obiettivo di semplificare le procedure e fare in modo che i clienti assicurati possano accedere rapidamente alle compensazioni che spettano loro.

Partendo dalla nativa Svezia, a fine 2020 Insurello ha avviato le operazioni in Danimarca, e l’anno successivo si è espansa anche in Francia. La crescita non accenna a fermarsi: lo scorso 9 luglio la startup ha chiuso un round di investimenti da 15 milioni di euro, che si sommano ai più di 7 milioni di euro ottenuti a giugno 2020.

Dal 2016, Insurello ha aiutato più di 250 mila persone a ottenere indennizzi assicurativi, in seguito a incidenti con lesioni, dal valore complessivo di oltre 30 milioni di euro.

Come funziona Insurello

Insurello si presenta come “il modo più semplice per ottenere un risarcimento”. Per usufruire dei suoi servizi, i clienti aprono la propria pratica direttamente dal sito, in modo completamente digitalizzato e in appena dieci minuti. Ogni richiesta viene poi affidata a uno specialista competente, che raccoglie tutta la documentazione necessaria e avvia il processo con l’ente assicurativo.

Da questo momento, l’intero processo passa nelle mani di Insurello, che gestisce le procedure per conto del cliente – il quale può comunque controllare in ogni momento l’avanzamento dei lavori tramite la sua area personale – e fa tutto il necessario per portare a termine la richiesta. Se la pratica viene accettata, la startup trattiene il 25% dell’indennizzo come compenso, mentre se la procedura non va a buon fine il cliente non deve pagare alcun costo aggiuntivo.

L’arrivo in Italia

Andrea Calicchio Insurello

Ora, Insurello è pronta ad avviare le operazioni anche sul mercato italiano, che si presenta come particolarmente promettente per il settore del claim management.

“Nel 2020 si sono verificati mezzo milione di infortuni sul lavoro, e 240 mila incidenti stradali con lesioni” ha infatti spiegato Andrea Calicchio, Country Operations Manager di Insurello per l’Italia (in foto).

Secondo Calicchio, ancora troppe persone in Italia non ricevono il giusto risarcimento: “In molti casi, chi subisce un infortunio non fa ricorso alla copertura assicurativa che gli spetterebbe di diritto, perché scoraggiato dalle lungaggini burocratiche o addirittura inconsapevole rispetto a ciò che la polizza prevede. In altri casi, la scarsa conoscenza in ambito assicurativo porta le persone a ottenere meno di quanto spetterebbe loro”.

Soddisfatto anche il Ceo, Marcus Janback, secondo cui l’arrivo in Italia rappresenta “una tappa importante nel nostro piano di espansione, non solo per il volume del mercato ma soprattutto perché vediamo un’opportunità concreta di poter portare un reale valore aggiunto all’utente, innovando la filiera assicurativa”.

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Startup insurtech, Italia e Svizzera a confronto: i numeri e le tendenze

Nel 2021 sono 128 le realtà insurtech con sede principale in Italia o founder italiano, di cui il 66% è attiva nel Nord, mentre le restanti si dividono fra il Centro (16%), Sud (12%) ed estero (6%).

Il mondo insurtech italiano risulta dinamico e in fermento, anche nel confronto con un ecosistema finanziariamente maturo come quello svizzero, dal quale emerge come le startup italiane siano più attente alla sostenibilità e più pronte alla collaborazione con centri di ricerca, istituti finanziari e altri attori, mentre le svizzere mostrano una maggiore proiezione internazionale.

Sono alcuni risultati dell’indagine “L’Ecosistema Insurtech tra Svizzera e Italia” dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano.

Insurtech, il quadro in Svizzera

L’Osservatorio ha raccolto informazioni sulle principali 17 compagnie assicurative “incumbent” svizzere (che coprono l’86% del mercato locale) per indagare sulle iniziative Insurtech in Svizzera.

L’82% ha avviato dei progetti nel 2021 per un totale di 36 iniziative, in media circa 2,7 per ogni compagnia attiva in progetti Insurtech. Nel 39% dei casi si è trattato di partnership, in particolare con startup (54% di questi), incumbent (8%) o altri attori (38%) in ambito domestico (54% di questi) o internazionale (46%). Il 12% ha sviluppato in-house mobile app o ha lanciato corporate startup. Quasi due terzi, il 64%, ha investito in startup (83% di questi) o in altri ambiti (17%).

Startup insurtech italiane e svizzere a confronto

“L’innovazione digitale in ambito assicurativo è un fenomeno di dimensioni ancora non particolarmente rilevanti, con poche startup rispetto a quanto registrato nel Fintech, ma dal grande potenziale, dimostrato dall’entità dei finanziamenti ricevuti a livello globale, in media 1,4 volte più elevati rispetto proprio alle Fintech” commenta Marco Giorgino, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. “La Svizzera è un mercato che sta dando segnali importanti, da cui possiamo imparare in termini di proiezione internazionale e con un’offerta variegata e presente in diversi stadi della value chain. D’altro canto, le startup italiane si dimostrano più attente alla sostenibilità e aperte alla collaborazione con attori terzi. Intensificare gli scambi e le collaborazioni fra questi due ecosistemi potrebbe creare sinergie e opportunità interessanti di sviluppo per l’intero settore”.

Dal confronto fra le startup svizzere e quelle italiane emergono similitudini e divergenze. Fra i due Paesi c’è uno scambio intenso, con il 46% delle startup svizzere che opera in Italia e il 29% delle italiane che è attivo in Svizzera.

Le startup Insurtech elvetiche hanno una maggior proiezione internazionale: il 49% opera nel resto dell’Europa (contro il 37% delle italiane), il 37% in Asia (solo il 7% fra le italiane), un altro 37% in Africa (nessuna italiana), il 34% nelle Americhe (il 7% delle italiane) e il 45% in Oceania (contro il 4% delle italiane).

In entrambi gli ecosistemi si osserva una marcata concentrazione in un’area del Paese, a Milano per startup italiane (il 40%) e a Zurigo per quelle svizzere (il 54%).

Le tecnologie più utilizzate, infine, sono le stesse: API (rispettivamente il 71% per le italiane e il 46% per le svizzere), Big Data Analytics (63% e 54%) e AI (56% e 54%).

Il target: in Italia gli individui, in Svizzera le istituzioni finanziarie

Ad oggi, una importante differenza tra le startup italiane e quelle svizzere è il target a cui si rivolgono. Le Insurtech italiane propongono le proprie soluzioni soprattutto ai singoli individui (85%) e agli attori non finanziari (76%), che sono entrambi serviti solo dal 43% delle startup elvetiche, più orientate invece verso gli attori finanziari (71%, contro il 63% delle italiane).

In Italia il quadro insurtech è più variegato, in Svizzera più verticale

In Italia, poi, il ramo assicurativo di riferimento è molto variegato, con una startup su due con orientamento trasversale a molti comparti (49%) e un sostanziale equilibrio fra i singoli settori (29% salute, 27% casa, 27% vita e 27% professionale). In Svizzera, invece, ci si concentra sui settori auto (40%) e casa (20%) o su soluzioni trasversali (37%). Se si guarda alle attività della value chain, le startup di entrambi i Paesi sono attive soprattutto nella vendita, gestione e sottoscrizione dei contratti (86% le svizzere, 76% le italiane).

Oltre una Insurtech elvetica su due si occupa anche di product development (54%) e gestione sinistri (54%), più di un terzo di attività di back-office (37%), mentre In Italia le altre attività sono secondarie: il 41% si focalizza sulla gestione sinistri, un quinto lavora a product development (20%), back office (22%) e asset management (20%).

Ancora poca attenzione alla sostenibilità (ma l’Italia va meglio)

Sia le startup italiane sia quelle svizzere appaiono poco attente alla sostenibilità, con il 66% delle prime e l’83% delle seconde che non sta lavorando a nessun obiettivo di sviluppo sostenibile.

Fra quelle interessate le italiane sono più attive: il 27% si impegna per una maggiore sostenibilità socio-economica (contro il 15% delle svizzere) e il 15% per quella ambientale (appena il 9% fra le elvetiche). Le Insurtech italiane sono anche più aperte rispetto alle svizzere alla collaborazione con altri attori come istituti finanziari (rispettivamente 49% e 37%), istituti non finanziari (37% e 31%), associazioni (15% e 9%), centri di ricerca (27% e 6%) e altre startup (10% e 3%).

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Digitalizzazione e personalizzazione, così l’insurtech Ladder si prepara a diventare unicorno

Con un nuovo round di investimenti di Serie D da 100 milioni di dollari, la startup insurtech Ladder ha raggiunto una valutazione da 900 milioni di dollari e si avvicina quindi allo status di unicorno, attribuito generalmente alle compagnie con una valutazione pari o superiore al miliardo.

Nata a Palo Alto, California, nel 2015, Ladder offre assicurazioni sulla vita flessibili e completamente digitalizzate. Ecco come funziona la startup e i traguardi raggiunti finora.

Le polizze sulla vita personalizzabili di Ladder

Ladder è stata fondata nel 2015 a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley californiana, da Jamie Hale, attuale Ceo, Jack Dubie (Chief Technology Officer), Laura Hale (Head of Product) e Jeff Merkel.

La startup offre polizze sulla vita pensate per utenti con un’età compresa tra i 20 e i 60 anni – l’età media dei clienti è di 37 anni – con coperture tra i 100 mila e gli 8 milioni di dollari.

Il punto di forza di Ladder sta nella flessibilità dei suoi prodotti: tutte le polizze sono infatti personalizzabili in base alle esigenze individuali e lasciano quindi agli utenti la possibilità di cambiare i livelli di copertura secondo le necessità del momento. “La tua vita è qualcosa di dinamico, e dovrebbe esserlo anche la tua assicurazione” ha infatti affermato il Ceo Jamie Hale.

Tutte le polizze di Ladder sono digitalizzate e gestibili in modo completamente virtuale grazie a un’interfaccia utente intuitiva e a una forte integrazione tra tutti i servizi offerti. Circa due terzi dei clienti della startup, infatti, sottoscrivono la propria assicurazione direttamente dallo smartphone.

La crescita e l’ultimo round da 100 milioni

Lo scorso 4 ottobre Ladder ha raccolto 100 milioni di dollari con un nuovo round di investimenti di Serie D guidato da Thomvest Ventures e OMERS Growth Equity.

Il totale dei fondi raccolti dalla compagnia sale così a 194 milioni di dollari, e la sua valutazione raggiunge i 900 milioni di dollari: un valore ormai prossimo alla soglia del miliardo che permetterebbe a Ladder di entrare nel gruppo di unicorni insurtech americani.

La startup, d’altra parte, sta attraversando un momento di forte crescita: secondo Crunchbase News entro la fine del 2021 sottoscriverà polizze dal valore complessivo di 30 miliardi di dollari, e le sue entrate sono cresciute di 4,5 volte nel corso dell’ultimo anno.

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Polizze integrate: il caso Cover Genius, l’insurtech australiana che vale un miliardo

Con un recente round di investimenti di Serie C da 100 milioni di dollari australiani – circa 73 milioni di dollari americani, o 63 milioni di euro – l’insurtech Cover Genius ha raggiunto una valutazione da un miliardo di dollari australiani.

Nata a Sydney, oggi Cover Genius ha uffici in dieci metropoli sparse su quattro continenti. Ecco come funziona la startup, i prodotti offerti e piani per il futuro.

Cover Genius e il mondo delle polizze integrate

Cover Genius è stata fondata a Sydney, in Australia, nel 2014 da Angus McDonald, attuale Ceo, e Chris Bailey, Chief Innovation Officer. In sette anni di attività la startup è diventata leader nel campo delle polizze assicurative integrate: i suoi servizi permettono infatti a compagnie terze, attive in diversi settori, di offrire coperture ai rispettivi clienti direttamente tramite il proprio sito o app mobile.

Il prodotto di punta di Cover Genius è infatti XCover, una piattaforma di distribuzione per servizi assicurativi personalizzabili in base a una serie di parametri come la lingua, il Paese o la valuta d’interesse. I clienti di XCover possono quindi creare polizze su misura, integrarle con le proprie piattaforme digitali e commercializzarle tramite un sistema di API dinamico che ottimizza prezzi e prodotti in tempo reale.

Grazie alla loro flessibilità, i servizi di Cover Genius si adattano alle necessità di  compagnie attive in una lunga lista di settori, dai viaggi alla casa, passando per il commercio al dettaglio, la gig economy, la logistica, i pagamenti e le operazioni in ambito fintech e neobanking.

Tra le compagnie che si affidano alle polizze integrate del neo-unicorno australiano troviamo nomi come Skyscanner, Descartes ShipRush, eBay e Shopee. Oggi la startup opera in tutti i 50 stati americani e in altri 60 Paesi a livello mondiale, con uffici a New York, San Francisco, Londra, Amsterdam, Tokyo, Singapore, Manila, Seoul, Kuala Lumpur e la nativa Sydney.

Gli investimenti e i progetti futuri

Con un nuovo round di investimenti di Serie C, chiuso a fine settembre, Cover Genius ha raggiunto la valutazione di un miliardo di dollari australiani, corrispondenti a circa 728 milioni di dollari americani.

Il round, dal valore di 100 milioni di dollari australiani – circa 72,6 milioni di dollari americani – è stato guidato da Sompo Holdings, che ha contribuito per circa 68 milioni di dollari australiani.

L’operazione arriva in un momento di intensa crescita per Cover Genius: negli ultimi sei mesi la compagnia ha triplicato il valore dei propri premi lordi e avviato 20 nuove partnership in diversi settori. Ora, la nuova liquidità sarà utilizzata per espandere la piattaforma di distribuzione globale e avviare ulteriori collaborazioni nei settori dell’e-commerce, auto e mobilità, viaggi, casa e servizi finanziari.

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Insurify, l’agente assicurativo virtuale spinoff del MIT

Un “agente assicurativo virtuale” in grado di assistere i clienti nelle operazioni di comparazione e acquisto di polizze assicurative: così si presenta l’insurtech americana Insurify, che a inizio settembre 2021 ha raccolto 100 milioni di dollari in un round di investimenti di Serie B guidato da Motive Partners.

Cosa ha catturato l’attenzione del mercato? Vediamo come funzionano i suoi servizi, e quali sono le prospettive per il futuro.

Insurify, l’“agente assicurativo virtuale”

Insurify è nata a Boston nel 2013 come spinoff del rinomato premio da 100 mila dollari attribuito dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) a idee imprenditoriali considerate particolarmente promettenti. CEO e co-fondatrice della startup (assieme a Tod Kiryazov) è Snejina Zacharia, che proprio alla Sloan School of Management del MIT ha conseguito il Master in Business Administration (MBA).

Il sito di Insurify è stato lanciato nel 2016, e da quel momento la compagnia è impegnata ad aiutare i consumatori americani a “riprendere il controllo sulle proprie necessità in ambito assicurativo”.

La startup opera come un marketplace virtuale dove gli utenti possono comparare diversi prodotti assicurativi, offerti da compagnie nazionali o regionali, scegliere il piano più adatto alle esigenze individuali e completare l’acquisto direttamente sul sito di Insurify. Il tutto, promette la compagnia, “in appena cinque minuti”.

Attualmente la piattaforma di Insurify aggrega polizze sulla vita, l’auto e la casa, e ha licenza per operare in tutti i 50 stati americani. Le varie offerte vengono proposte e visualizzate sulla piattaforma in modo personalizzato grazie all’uso dell’intelligenza artificiale e dello speciale algoritmo RateRank, che permette di abbinare le varie polizze alle richieste specifiche di ogni utente. Secondo la startup, i clienti che acquistano una polizza auto su di Insurify risparmiano in media 489 dollari all’anno.

Il megaround di investimenti e i progetti per il futuro

Il primo settembre Insurify ha chiuso un round di investimenti da 100 milioni di dollari: una cifra importante, che porta il totale dei fondi raccolti in otto anni di attività a quasi 130 milioni di dollari. Al round, guidato da Motive Partners, hanno partecipato, tra gli altri, Viola FinTech, MassMutual Ventures, Nationwide e Hearst Ventures. Al momento però la compagnia non ha voluto rivelare a quanto ammonta la sua valutazione.

In ogni caso, secondo TechCrunch Insurify sta seguendo un percorso di crescita costante: negli ultimi tre anni ha raggiunto un tasso annuale di crescita composto (CAGR) del 151%, e le entrate anno-su-anno continuano ad aumentare.

La nuova liquidità sarà utilizzata per espandersi, accelerare i piani di crescita e allargare il team, già ora composto da 125 persone. “Vogliamo costruire il nostro sistema di API, per offrire ai clienti la possibilità di ricevere preventivi personalizzati in modo istantaneo” ha detto a TechCrunch Tod Kiryazov, co-founder e Chief Product Officer. La compagnia punta inoltre a esplorare nuovi settori – tra cui le assicurazioni per gli animali domestici – e a rafforzare la propria brand awareness.

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Coincover, l’insurtech inglese che protegge dai rischi delle criptovalute

L’insurtech, in continua espansione, fa il suo ingresso anche nel settore all’avanguardia delle criptovalute, un universo dall’alto potenziale ma ancora largamente inesplorato dalle compagnie tradizionali. A inizio luglio infatti Coincover, startup insurtech britannica, ha raccolto 9,2 milioni di dollari con un round di investimenti di Serie A guidato da London’s Element Ventures. Hanno partecipato, tra gli altri, anche DRW Venture Capital, CMT Digital e Avon Ventures.

Basata a Cardiff, in Inghilterra, Coincover offre polizze innovative e al passo con i tempi, che proteggono i clienti dai rischi di frode o dai potenziali danni economici in cui è possibile incappare quando si lavora con le criptovalute. Vediamo come funzionano i servizi della startup e quali sono i progetti per il futuro.

Criptovalute, i rischi secondo Coincover

Gli attacchi informatici che prendono di mira il mondo delle criptovalute sono in grande crescita: 122 solo nel 2020, per un valore complessivo di 3,78 miliardi dollari. Allo stesso tempo anche gli errori umani possono causare perdite e danni non indifferenti. Le criptovalute infatti vengono generalmente gestite con “portafogli digitali”, accessibili con chiavi virtuali private, oppure tramite dispositivi hardware su cui salvare i propri dati. Se la chiave viene dimenticata o corrotta, oppure il dispositivo viene perso, risulta impossibile accedere al proprio portafoglio.

Secondo Coincover oggi sono più di 100 milioni gli utenti vulnerabili agli attacchi. “Tramite una combinazione unica di tecnologia sofisticata e polizze sottoscritte da Lloyd’s of London, forniamo ai nostri partner e ai loro clienti finali una protezione garantita contro la perdita delle credenziali di accesso o i furti che si possono verificare nei fondi crypto”, si legge sul sito della compagnia.

Un altro punto debole delle nuove valute digitali sta proprio nella loro intrinseca complessità. “Le criptovalute possono risultare confusionarie e molte persone hanno timori legittimi riguardo alla sicurezza dei loro fondi” ha affermato David Janczewski, co-founder e Ceo di Coincover. “Noi mettiamo a disposizione dei nostri clienti uno strumento fondamentale per un settore che sta maturando rapidamente, permettendo a tutti di essere coperti in caso di errori che altrimenti possono arrivare a costare anche migliaia di dollari”.

Secondo Janczewski, grazie ai nuovi fondi Coincover potrà scalare rapidamente la propria crescita per rispondere alle richieste del mercato e dei clienti, lasciando gli utenti liberi di investire nelle crypto in modo sicuro.

Una piattaforma per le polizze assicurative sulle criptovalute

Coincover collabora con importanti compagnie del settore, da BitGo a Fireblocks, per offrire prodotti e soluzioni innovative a una platea composta da milioni di potenziali utenti finali. I fornitori di servizi possono integrare rapidamente la piattaforma di Coincover nei loro sistemi, in modo da offrire ai clienti la possibilità di acquistare polizze assicurative e operare quindi con maggiore serenità.

Dalla sua fondazione, nel 2018, Coincover ha raccolto 11,6 milioni di dollari in tre round di investimenti. Ora, i nuovi fondi permetteranno alla startup di accelerare lo sviluppo di nuovi prodotti, supportare i propri partner nell’attivazione e l’adozione delle criptovalute e diffondere tra il pubblico maggiore consapevolezza riguardo a questa nuova modalità di investimento.

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