Zego diventa unicorno: dai primi passi in UK all’espansione internazionale

La crescita dell’unicorno insurtech Zego non si ferma: la startup, basata a Londra, continua a espandere le proprie attività stringendo nuove partnership, e nel primo trimestre del 2021 ha chiuso un round di finanziamenti da 150 milioni di dollari.

L’azienda è specializzata in polizze assicurative per auto e scooter, disponibili sia per clienti individuali che realtà corporate. La flessibilità dei suoi servizi ha reso Zego particolarmente adatta alle necessità delle compagnie di delivery, da Uber Eats a Deliveroo, che possono in questo modo proteggere sia le flotte aziendali che i veicoli utilizzati dai singoli driver.

Zego, l’idea e le polizze

Zego nasce a Londra nel 2016 dall’idea di Sten Saar, attuale Ceo, Harry Franks (Chief Business Development Officer) e Stuart Kelly (Staff Engineer). Da subito, l’obiettivo dei tre imprenditori consisteva nel semplificare il mercato delle assicurazioni auto, tradizionalmente molto costoso e basato su procedure lente e obsolete. “Quando abbiamo lanciato Zego, la nostra priorità era assicurare i clienti e fare in modo che potessero guidare il prima possibile” si legge infatti sul sito della compagnia.

Presto, la startup ha avviato un processo di espansione a livello europeo che dal Regno Unito l’ha portata a operare in Spagna, Irlanda, Belgio e Francia. Nel 2019, poi, Zego è stata la prima compagnia insurtech a ottenere la licenza per operare e vendere le proprie polizze in autonomia nel Regno Unito, senza dover passare da altre agenzie.

Zego offre polizze digitalizzate pensate in modo specifico per soddisfare le esigenze della gig economy: autisti privati, driver che effettuano consegne a domicilio e grandi società di delivery e ride hailing. Tramite il sito della compagnia è possibile ricevere un preventivo in pochi minuti, e tutte le assicurazioni sono acquistabili e gestibili direttamente online. Anche le tempistiche si adattano alle necessità della gig economy: le polizze possono avere un periodo di validità compreso tra un’ora e un anno.

Tra le compagnie che attualmente si affidano a Zego per assicurare flotte o autisti troviamo molte tra le aziende più in vista nei settori delivery e mobilità, da Uber e Uber Eats a Just Eat, passando per Deliveroo e GoGetters.

Zego ha fino ad ora venduto più di 17 milioni di polizze, e assicurato 200,000 veicoli in cinque Paesi.

Zego, la tecnologia

La flessibilità del servizio è il punto di forza principale della startup: “Mentre gli assicuratori tradizionali impostano i prezzi dei propri prodotti basandosi soltanto su fattori come l’età dell’autista o il tipo di veicolo, Zego tiene in considerazione anche i dati relativi alle abitudini lavorative o i comportamenti alla guida” ha detto il Ceo Sten Saar a TechCrunch, aggiungendo: “Per ogni veicolo, Zego raccoglie cinque volte la quantità di informazioni generalmente processate dai competitor, analizzando fino a 50 data point al secondo”.

A dicembre 2020, inoltre, la compagnia ha acquisito la startup portoghese Drivit, specializzata in servizi telematici utili per raccogliere dati relativi all’uso dei veicoli e alle abitudini di guida degli utenti come posizione, accelerazioni o stop improvvisi, consumo di carburante, e tempo di sosta.

Gli investimenti

I round di investimento chiusi da Zego hanno accompagnato la rapida crescita della compagnia. Dopo un primo round da 6 milioni di sterline, a luglio 2019 l’insurtech ha raccolto 42 milioni di dollari in un round di Serie B guidato da Target Global, mentre lo scorso marzo ha più che triplicato raccogliendo 150 milioni di dollari: la terza operazione più corposa in campo insurtech del primo trimestre 2021, a livello mondiale.

I nuovi fondi hanno fatto salire la valutazione della compagnia a 1,1 miliardi di dollari, permettendo così a Zego di diventare il primo unicorno insurtech nato nel Regno Unito.

Nel prossimo futuro, la startup punta a proseguire il processo di espansione “in Europa e non solo”, raddoppiare lo staff in modo da impiegare più di 500 persone entro la fine del 2021, e continuare a investire in campo tecnologico.

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Keyless, 3 milioni per la startup che ha vinto Open-F@b Call4Ideas 2020

Keyless, piattaforma per il riconoscimento biometrico e la gestione delle identità vincitrice di Open-F@b Call4Ideas 2020, chiude un round di investimento da 3 milioni di dollari guidato dal gestore di Venture Capital P101 SGR, attraverso il suo secondo veicolo P102 e ITALIA 500 (fondo di venture capital istituito da Azimut Libera Impresa sgr e gestito in delega da P101). All’operazione hanno partecipato inoltre investitori italiani e internazionali quali Primomiglio SGRInventures Investment Partners e Gumi Cryptos Capital.

Il round porta il totale raccolto dalla startup in poco più di due anni a 9,2 milioni dollari.

Keyless, la startup che usa la fotocamera per l’autenticazione

Fondata a gennaio 2019 a Londra da Andrea CarmignaniFabian Eberle, Giuseppe Ateniese e Paolo Gasti, Keyless, di cui abbiamo parlato qui, è una società di cybersecurity che ha sviluppato una tecnologia unica per abilitare il riconoscimento biometrico dei dipendenti di banche e imprese, che potranno così accedere ai propri account in modalità passwordless, in tutta sicurezza, utilizzando qualsiasi device con una fotocamera.

“Se utilizzate correttamente, le soluzioni di autenticazione biometrica possono aiutare a semplificare l’esperienza di accesso, proteggendo allo stesso tempo milioni di utenti da frodi e furti di identità.” spiega Andrea Carmignani, CEO, “Abbiamo sviluppato una soluzione sofisticata che non solo può eliminare truffe, phishing e minacce di furto degli account, ma è in grado anche di garantire che le informazioni biometriche sensibili non vadano perse, vengano rubate o gestite in modo improprio”.

Le attuali soluzioni di mercato archiviano dati altamente sensibili direttamente sul dispositivo dell’utente. Keyless ha sviluppato una tecnologia che permette di archiviare in una rete di cloud distribuiti, anziché su singoli dispositivi o server centralizzati, i dati biometrici (fisionomia del volto e comportamento) di ogni utente, in totale sicurezza, perché crittografati tramite tecniche di “zero-knowledge” e “secure multi-party computation” – quindi non ricollegabili all’identità degli utenti e in linea con la normativa GDPR. La tecnologia brevettata dalla società permette quindi di offrire soluzioni senza password di multi-factor authentication per i dipendenti delle aziende, e di strong customer authentication per i clienti di banche e fintech.

Biometria per la cybersecurity, un mercato fiorente

Keyless ha registrato negli ultimi 12 mesi una forte crescita, con un fatturato di 250.000 dollari che ha permesso alla società di ampliare il proprio team e sviluppare nuove tecnologie avanzate che saranno implementate a quelle attuali. Uno sviluppo in linea con il trend di crescita del mercato della cybersecurity e in particolare della biometria applicata alla sicurezza informatica, che secondo le stime varrà a livello mondiale 59 miliardi di dollari entro il 2025 (dati CB Insights), con un tasso di crescita del +13,6% tra il 2020 e il 2027 (fonte Data Bridge).

A guidare il mercato è la crescente adozione di dispositivi mobili per l’esecuzione di transazioni finanziarie, che spingerà entro il 2022 il 60% delle multinazionali e il 90% delle medie imprese implementerà metodi di autenticazione passwordless (Gartner).

Non solo, secondo l’ultimo Data Breach Investigations Report di Verizon Business, nel 2020 a causare la maggior parte degli attacchi di hacking (circa l’80%) sono stati proprio episodi di furto di credenziali. In particolare, durante la pandemia, le segnalazioni di furto di identità sono raddoppiate, mentre per quanto riguarda l’attività di phising, Google ha segnalato un aumento del 27% dei siti noti e gli attacchi di questo tipo hanno rappresentato l’80% degli incidenti di sicurezza.

Keyless, come sarà usato il finanziamento

I fondi raccolti in questo nuovo round di finanziamento verranno destinati al potenziamento della ricerca e sviluppo legata al tema della privacy e di soluzioni di autenticazione biometrica, in particolare con l’introduzione della biometria comportamentale, che si affiancherà a quella facciale. Inoltre la startup intende accelerare la propria strategia go-to-market per puntare all’espansione internazionale, anche grazie all’introduzione di nuove partnership con i fornitori di IAM (Identity and Access Management) in Europa, come quelle già strette nel corso degli ultimi 12 mesi con Microsoft, OneLogin, Auth0 e FIDO Alliance.

In particolare, grazie all’accordo con Microsoft Azure AD B2C, i clienti B2C della piattaforma potranno usufruire della prima autenticazione senza password tramite biometria facciale, in conformità alle linee guida PSD2 e GDPR.

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BeSafe Rate, l’insurtech italiana per agevolare il turismo

Uno dei settori più colpiti dalla pandemia covid, il turismo ha perso solo in Italia miliardi di euro di profitti durante il 2020. L’attuale regime di stop & go non rende certo le cose facili, né per gli albergatori, che rischiano di perdere tutti i proventi se attuano politiche di rimborso, né per i clienti, che a loro volta non si sentono sicuri a prenotare con il timore di restare a casa dopo aver pagato.

In questo momento complesso, viene in aiuto al turismo BeSafe Rate, startup insurtech italiana che offre una soluzione win-win.

BeSafe Rate nasce nel 2018 per risolvere una problematica sempre più sentita nel settore turismo e hospitality: da un lato la minore disponibilità da parte dei viaggiatori nel prenotare con tariffe prepagate e, dall’altro, le difficoltà degli albergatori nel vendere i loro servizi con una tariffa “non rimborsabile”.

La startup ha ideato un servizio digitale che si integra con tutti i software di prenotazione delle strutture ricettive, abilitando una tariffa alberghiera prepagata con assicurazione di viaggio inclusa a favore del viaggiatore, che tutela il viaggiatore in caso di cancellazione, assicurando contemporaneamente il guadagno alla struttura ricettiva. In caso di un evento inaspettato che comprometta il soggiorno, inclusa l’impossibilità di viaggiare per alcune delle ragioni connesse agli sviluppi della pandemia come la contrazione del virus e la quarantena, sarà infatti l’assicurazione partner di BeSafe Rate a gestire la pratica e ad occuparsi di erogare il rimborso.

Accelerata nel 2020 da LUISS EnLabs, il Programma di Accelerazione di LVenture Group, BeSafe Rate ha oggi raggiunto oltre 550 strutture in tutta Italia, tra cui importanti catene alberghiere come VOIhotels del Gruppo Alpitour, JSH Hotels & Resorts, Club Esse Hotels & Resorts, Arbatax Park Resort e Felix Hotels. Dalla sua nascita, sono più di 35 mila i turisti che hanno usufruito della tariffa, con quasi 11 mila prenotazioni generate.

Ha ricevuto a febbraio 2021 il suo ultimo round di finanziamento, raccogliendo 485 milioni di euro.

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Smartworking, 7 startup italiane per il lavoro agile

L’esperienza forzata di smartworking durante il periodo della pandemia ha messo in luce come l’organizzazione tradizionale del lavoro sia basata su assunti oggi largamente superati.

E dove ci sono lacune, si fanno avanti gli innovatori: abbiamo parlato di Safetywing, l’insurtech nato per gestire i bisogni assicurativi dei digital nomad, ma sono tante le realtà che sono sorte ad offrire nuove soluzioni efficienti a vecchi processi che necessitano di aggiornamento, primo tra tutti lo smartworking.

L’Osservatorio Startup Intelligence, in collaborazione con l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, ha analizzato le startup che offrono servizi o strumenti che permettono alle persone di lavorare in modo più efficace sia all’esterno che all’interno degli spazi di lavoro: 371 startup internazionali, di cui 20 italiane, finanziate negli ultimi due anni (dal 2019) da investitori istituzionali.

Tra queste, 7 in particolare sono state selezionate per il loro apporto innovativo, e hanno avuto l’occasione di presentare un pitch durante il Workshop di Startup Intelligence, di fronte alla platea della community degli Innovation Manager italiani, tra cui Aci, Amadori, Axa Assicurazioni, BNP Paribas Leasing Solutions, Bper Banca, Bticino, Costacurta, Credem Banca, Edison, Enel, Eni, Ferrovie Dello Stato Italiane, Gruppo Enercom, Gruppo Tea, Mooney, Parmalat, Pirelli, Prysmian Group, Roche, Saipem, Siram Veolia, Sky, Smartpaper, Sparkasse, Steelcase, Terna, TIM, Unicoop Firenze, Unipolsai, Vivigas.

Le sette startup scelte sono state suddivise secondo le categorie Working Activity (supporto alle attività lavorative), Physical Workplace (iniziative riguardanti gli ambienti e gli spazi fisici) e Wellbeing (concentrato sulla sfera del benessere psico-fisico della persona nel contesto lavorativo). Ecco come agevolano lo smartworking.

Working Activity

Coderblock ha sviluppato una piattaforma digitale per Productivity & Planning, che ottimizza le collaborazioni a distanza attraverso un ufficio virtuale in 3D in grado di offrire un’esperienza lavorativa immersiva.

Mela Works, rivolta ai colletti blu, consente di seguire i lavori e controllare i costi di cantiere in maniera semplice, rapida ed innovativa.

Physical Workplace

Iooota ha presentato il progetto Jarvis: una soluzione software per il controllo e la gestione degli ambienti indoor, anche da remoto.

Up2You permette ai lavoratori di ridurre il proprio impatto sul pianeta e alle aziende di diventare più sostenibili, attraverso missioni green.

Work Your Way consente ai dipendenti di raccogliere punti attraverso una piattaforma personalizzata che premia i comportamenti green e virtuosi dei dipendenti.

Wellbeing

Supermood, operativa nella categoria Engagement, permette alle imprese di proporre quick poll via mail ai propri dipendenti, in base ai propri bisogni e ai temi da monitorare all’interno del personale.

Pavestep ha sviluppato una piattaforma personalizzabile per Behavior & Skill, che permettere ai manager che gestiscono persone da remoto di fornire feedback in real time, rendendo le persone più motivate e soddisfatte nel lavoro.

Jojob, che si occupa di Psychological and Physical Health, ha progettato un servizio per rispondere alle esigenze dei pendolari che quotidianamente percorrono la tratta casa – lavoro attraverso un sistema di carpooling.

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Circulo Health, l’insurtech che digitalizza le polizze Medicaid negli Usa

Fondata meno di un anno fa, nel 2020, l’insurtech Circulo Health si è già rivelata essere estremamente promettente. Nel suo primo round di investimenti, chiuso a metà febbraio, la startup ha infatti raccolto 50 milioni di dollari grazie anche al supporto ricevuto da compagnie di rilievo come Drive Capital e General Catalyst.

Circulo Health promette di rivoluzionare il mercato americano delle polizze sanitarie Medicaid grazie all’uso di tecnologie innovative: il Ceo Sean Lane, infatti, è anche alla guida della compagnia di intelligenza artificiale Olive.

Gli obiettivi di Circulo Health

Basata a Columbus, in Ohio, al momento Circulo Health si rivolge a un pubblico prettamente americano e, più nel dettaglio, ai clienti del programma Medicaid: un servizio assicurativo federale dedicato a individui e famiglie con difficoltà economiche e appartenenti a una fascia di reddito particolarmente bassa. Attualmente più di 77 milioni di persone fanno affidamento su Medicaid per avere accesso a una copertura sanitaria di base, non potendo accedere ad altre polizze private e spesso particolarmente costose.

Circulo Health lavora con le agenzie statali che erogano le polizze Medicaid – un ambito dall’alto potenziale, ma spesso trascurato dal mondo insurtech – mettendo a loro disposizione una piattaforma digitalizzata e intuitiva che renda più semplice la gestione del processo assicurativo.

La startup sta ancora muovendo i primi passi, ed è attualmente alla ricerca di personale.

Sean Lane e il legame con Olive

Circulo Health nasce da un’idea di Sean Lane, noto imprenditore e già Ceo della compagnia tech Olive, specializzata nei sistemi di intelligenza artificiale per il mondo della sanità. La startup, recentemente diventata unicorno, collabora con più di 600 ospedali e offre software per la gestione di pratiche tanto quotidiane quanto complesse dal punto di vista burocratico, come il controllo della posizione assicurativa dei pazienti o lo scambio di ricette mediche tra farmacie.

Circulo Health porterà quindi nel mondo insurtech l’ormai rodata tecnologia di Olive, in modo da automatizzare la gestione delle polizze Medicaid e semplificare il lavoro delle agenzie statali incaricate di monitorare il programma.

Il profilo del Ceo Sean Lane, d’altra parte, è ben noto nel panorama tech americano: prima di lanciarsi nel mondo dell’imprenditoria, Lane ha lavorato per i servizi di intelligence e ha servito per diversi anni nell’esercito, portando a termine spedizioni in Iraq e Afghanistan. Le difficoltà comunicative sperimentate sul campo hanno portato Lane a co-fondare la sua prima compagnia, Battlefield Telecommunications Solutions LLC (Bts), nel 2011.

Da allora, non si è mai fermato: oltre a Olive e Circulo Health, è anche co-founder della Digital Harbor Foundation, un’organizzazione non-profit che promuove programmi formativi in ambito digitale; e Betamore, co-working e hub di innovazione nei pressi di Baltimora.

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MIA 2021, al via la terza edizione del programma di accelerazione per l’imprenditoria femminile

Si è aperta la Call for Innovation della terza edizione di MIA – Miss In Action, il programma di accelerazione dedicato alle innovatrici, promosso da Digital Magics e dal Gruppo BNP Paribas in Italia con l’obiettivo di supportare, anno dopo anno, l’incremento e lo sviluppo dell’impresa al femminile.

La crisi del Covid-19 ha colpito duramente le imprese guidate da donne che, alla fine dello scorso anno, hanno registrato, in generale, un calo di 4mila attività rispetto al 20191. Se analizziamo in particolare l’ecosistema delle startup, ovvero le giovani imprese innovative, emerge un ulteriore dato negativo: in Italia al 30 dicembre 2020 risultavano iscritte alla sezione Speciale del Registro Imprese 11.899 startup innovative di cui 1.556 femminili, pari al 13,1% del totale, anche in questo caso in decremento rispetto agli anni precedenti che registravano un valore pari al 13,4%. I peggiori dati degli ultimi sei anni per l’imprenditoria femminile, finora cresciuta costantemente più di quella maschile. La battuta d’arresto, nel 2020, ha colpito soprattutto le imprenditrici giovani, sotto i 35 anni, le cui attività rappresentano l’11,52% del totale rispetto al 12,02% del 2019. L’effetto della crisi si è riversato in generale su tutte le donne lavoratrici, infatti facendo riferimento ai dati Istat che registrano per il 2020 una diminuzione degli occupati pari a meno 444.000 unità (-1,9%), 312.000 di questi appartengono al genere femminile e 132.000 al genere maschile.

È in questo nuovo scenario che MIA – Miss In Action rappresenta mai come oggi un’opportunità concreta per affiancare i talenti femminili incentivando la spinta all’innovazione e all’imprenditoria, con l’obiettivo di incidere positivamente anche sulla crisi sociale e occupazionale, con una particolare attenzione anche alle giovani donne.

La grande novità di quest’anno è, infatti, che MIA – Miss In Action 2021 non si rivolge più solo a startup costituite da founder donne o con una compagine a maggioranza femminile ma anche a team di studentesse, laureate e non, team universitari a prevalenza femminile e neo imprenditrici in un momento di svolta della loro vita professionale. Tutte le innovatrici avranno la possibilità di essere selezionate per un percorso di sviluppo completo che le sosterrà da un’idea “early stage” a un progetto di “go to market”.

I team e le startup hanno tempo fino al 27 aprile 2021 per inviare le loro candidature al sito missinaction.it.

Questo il link per partecipare

Obiettivo è selezionare idee, prodotti e/o servizi innovativi che si esprimano nei settori emergenti dell’innovazione come: Education, Digital Learning, New ways of Working, Fitness, Foodtech, Sustainability, Smart Home, Smart City, Smart Mobility, CSR, Health, Welfare, Well-being, Beauty, Fashion, Design, Insurtech, Digital Training, Proptech, Digital Marketing, Retail, Travel, New Space, Leisure&Entertainment.

Tra tutte le candidature ricevute verranno selezionate le più promettenti, fino a un massimo di 12 team/startup che avranno la possibilità di presentare le loro idee, prodotti e progetti durante la giornata dell’Innovation Day che si terrà nel mese di maggio. Una commissione composta da esperti di Digital Magics, del Gruppo BNP Paribas in Italia, di CRIF, unitamente a una Giuria di Eccellenza, selezionerà i quattro migliori team che intraprenderanno il percorso di coaching e mentorship di tre mesi organizzato da Digital Magics, accompagnandoli nella loro crescita e aiutandoli a perfezionare il loro business model.

Con l’intento comune di rafforzare il sostegno all’imprenditoria femminile e di ampliare il progetto MIA – Miss In Action, Digital Magics e BNP Paribas Italia hanno accolto con entusiasmo l’ingresso nell’iniziativa di una nuova realtà desiderosa di dare il proprio contributo alle donne in questo difficile momento storico: CRIF, azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information, sarà al fianco dei 2 founder del programma per rafforzare l’ecosistema delle startup femminili che prenderanno parte al programma di coaching, accompagnamento e crescita. Inoltre, quest’anno l’iniziativa vanta anche il patrocinio da parte di alcune importanti realtà come Assolombarda associazione delle imprese che operano nella città Metropolitana di Milano e nelle provincie di Lodi, Monza e Brianza, Pavia e Invitalia, agenzia nazionale per lo sviluppo.

“MIA – Miss In Action è nata ormai tre anni fa da una constatazione che mi ha particolarmente colpito: fra le startup registrate alle apposite sezioni delle Camere di commercio italiane, quelle fondate da donne sono meno del 15%” – ha dichiarato Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics.“Nell’ultimo anno la situazione è stata ulteriormente aggravata dalla pandemia e le donne si sono ritrovate a dover combattere su più fronti: sanitario, economico e sociale. Sono, infatti, le donne quelle maggiormente impiegate nel settore dei servizi, spesso con contratti precari e quindi meno tutelate, senza dimenticare che sono sempre loro a occuparsi più frequentemente della cura della propria famiglia unendo smartworking e attività domestiche. In questo contesto le iniziative come MIA sono ancora più importanti per dar voce alle idee delle donne e trasformare i loro progetti in realtà. Siamo una risorsa indispensabile dalla quale partire per costruire una nuova rinascita sociale ed economica del nostro Paese e sono sicura che le proposte che ci arriveranno riusciranno a stupirci ancora una volta”.

“C’è una grande aspettativa di ritorno alla normalità ma non siamo ancora ben consapevoli di come sarà vivere nella nuova realtà coniugando fisico e virtuale nel quotidiano” – ha affermato Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas IFS per l’Italia. “Abbiamo voluto estendere la partecipazione a MIA anche alle giovani studentesse sia perché appartengono a una generazione che ha innata questa predisposizione, e si proietta senza paura verso il futuro anche quando è difficile decifrarlo, sia per sostenerle in un momento delicato soprattutto per loro, come si evince dai dati sull’imprenditoria femminile delle under 35. Anche grazie al loro pensiero fresco e attuale, vogliamo che MIA generi un impatto positivo alle persone, alla società e all’economia, migliorando la vita delle famiglie, favorendo la ripresa delle aziende con soluzioni sempre più digitali e creando beneficio a territorio e comunità con contesti sostenibili. Un circolo virtuoso che si realizza grazie a una logica di ecosistema dove ogni attore mette a disposizione competenze ed esperienza facendo leva su questi grandi obiettivi comuni.”

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Zego, storia del primo unicorno insurtech inglese nato per la gig economy

Con la crescente popolarità (e ora necessità) del delivery, è esploso negli ultimi anni fenomeno della gig economy. Fenomeno che la (ex) startup insurtech Zego ha cavalcato, offrendo una copertura assicurativa a questa nicchia di mercato prima scoperta, con polizze flessibili applicabili alla new mobility.

Grazie alla sua intuizione, Zego ha raccolto ad appena un anno dalla sua nascita 6 milioni di sterline, ha chiuso nel 2019 un importante round di serie B da 42 milioni di dollari, e di recente uno di serie C da 150 milioni: dal suo lancio nel 2016 ha raccolto in totale 200 milioni di dollari, e l’ultimo round ha portato la sua valutazione a superare il miliardo, conferendogli lo status di unicorno.

Come funziona Zego

Fondato nel 2016 da Harry Franks, Sten Saar e Stuart Kelly, Zego nasce a Londra con l’idea di reinventare l’assicurazione commerciale per i lavoratori autonomi, con particolare attenzione alla gig economy, una nicchia prima totalmente priva di offerte di servizi assicurativi. Il suo primo prodotto è l’assicurazione scooter e auto dedicata ai lavoratori del food delivery.

Zego si rivolge ai nuovi servizi di mobilità, quali ride-hailing, ridesharing, noleggio auto e scooter sharing, e offre una gamma di polizze che vanno dall’assicurazione minuto per minuto alla copertura annuale, fornendo una maggiore flessibilità rispetto agli assicuratori tradizionali, con prezzi basati sui dati di utilizzo dei veicoli.

Ha ottenuto nel 2019 la licenza assicurativa, grazie alla quale, oltre a lavorare al fianco di altri assicuratori, costruisce e vende le proprie polizze.

La sua tecnologia si basa sull’integrazione di dati e tecnologie con diversi attori, da servizi di car sharing come Uber, Ola e Bolt, a servizi di delivery come Deliveroo, Uber Eats e Just Eat.

Recentemente, Zego è diventato un partner chiave nel mercato del noleggio di e-scooter nel Regno Unito, collaborando con aziende come Tier, Voi e Dott, e a fine 2020 ha acquisito la compagnia telematica Drivit.

Ad oggi, Zego ha fornito più di 17 milioni di polizze assicurative e coperto più di 200.000 veicoli in cinque paesi: UK, Spagna, Francia, Belgio e Irlanda.

Il nuovo round e i progetti futuri

Guidato da DST Global, il round di serie C da 150 milioni ha visto l’entrata nel capitale della società di nuovi investitori, tra cui General Catalyst, il cui founder e MD Joel Cutler è entrato nel board of directors, e il continuo sostegno di tutti gli investitori precedenti, tra cui Taavet Hinrikus di Wide, Target Global, Balderton Capital e Latitude.

Grazie a quest’ultimo round, Zego ha raggiunto la valutazione di 1,1 miliardi di dollari, acquisendo il titolo di unicorno.

Il finanziamento sarà utilizzato per “espandersi rapidamente in tutta Europa e oltre”, per continuare ad investire nella tecnologia, e per raddoppiare la forza lavoro, che attualmente è di 265 dipendenti, a oltre 500 dipendenti entro la fine del 2021.

Ora l’unicorno insurtech sta scommettendo sull’offerta assicurativa per le flotte aziendali: negli ultimi due anni, il suo focus si è ampliato per includere non solo driver e rider, ma anche intere flotte di veicoli, puntando sul fatto che l’80% dei nuovi veicoli sono ora venduti a clienti commerciali. Una progressione naturale per l’azienda, che continua a mirare a capitalizzare un mercato in crescita attualmente sottoservito dal settore assicurativo.

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L’automazione dei sinistri secondo Insoore: con l’AI faremo tutto in 24 ore

Ingegnerizzare un processo per dare un servizio più veloce e soddisfacente per il cliente e meno costoso per la compagnia di assicurazione. Sembra la quadratura del cerchio e invece è la mission (possible) di molte startup. Insoore lo sta facendo con la gestione dei sinistri, il claim management, attività core nell’industria assicurativa che con l’uso delle tecnologie digitali può diventare più efficiente ed efficace.

La gestione dei sinistri è una delle tre aree in cui sono pianificati la gran parte degli investimenti in tecnologia per l’automazione nel 2021 secondo l’Insurtech Innovation Index realizzato da Italian Insurtech Association con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

L’automazione di questi processi ha il potenziale di soddisfare quei desiderata che il consumatore ha a riguardo della compagnia del futuro, osserva Italian Insurtech association. E cosa chiedono i clienti? Maggior velocità e semplicità nelle operazioni. Che è quello che contribuisce a portare una soluzione come quella proposta da Insoore, che occupa già 50 persone e ha cominciato il 2021 con un investimento di 600mila euro del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital.

Insoore è il prodotto-evoluzione di Whoosnapp, startup fondata a Roma nel 2015 da Enrico Scianaro, Gerardo Gorga e Vito Arconzo per fare incontrare fotografi e videomaker con aziende editoriali e brand. Un modello di crowdsourcing delle immagini che nel 2019 si presenta sul mercato con una nuova proposta insurtech: Insoore, appunto. Un pivot intelligente, come spesso capita alle startup, che porta a una piattaforma al servizio delle assicurazioni per rilevare i danni subiti dopo un incidente. “Due anni dopo lavoriamo già con 16 compagnie”, racconta oggi Scianaro, che precisa: “Il modello è quello del crowsourcing ma i nostri 350 Insoorer attivi in tutta Italia sono formati e dotati dell’attrezzatura di base necessaria come lo spessimetro per valutare l’effetto di una collisione sulla vernice dell’auto. Inoltre non fanno alcuna valutazione, non quantificano i danni”.

Gli Insoorer però intervengono rapidamente, semplificano la constatazione dell’incidente, fanno uno scatto fotografico e quindi accelerano e semplificano la pratica di liquidazione del sinistro. “Dopo le assicurazioni si sono aperte nuove linee di business con le società di fleet management per la stima dello stato dei veicoli a fine noleggio e abbiamo anche cominciato a lavorare nel real estate per le ispezioni degli immobili necessarie per fare le valutazioni del prezzo a distanza”, spiega Scianaro.

Con il Covid la videoperizia è diventata quasi una necessità e Insoorer si è trovata nella giusta traiettoria di un mercato che può solo crescere. Nel 2020 ha gestito circa 25mila incarichi, la maggioranza incidenti d’auto, in un anno in cui i sinistri si sono praticamente dimezzati. “Ancora poca roba, se si tiene che in Italia ci sono 3,2 milioni di sinistri l’anno. Se poi aggiungiamo il milione di ispezioni immobiliari…”.

Insoore sta lavorando di fatto come abilitatore della trasformazione digitale dell’industria assicurativa. “Noi permettiamo di ottimizzare il processo di gestione dei sinistri. Le compagnie pagano per incarico eseguito così come gli Insoorer vengo retribuiti a incarico eseguito ma con un minimo garantito quotidiano. Da sei mesi siamo anche fornitori di tecnologia…”. Un esempio è il nuovo servizio messo a disposizione di compagnie e aziende da poche settimane: Insoore for Professionals.

Enrico Scianaro, cofounder e CEO di Insoore

“Non è una semplice app”, dice Scianaro. “È un nuovo servizio che Insoore dedica ai propri clienti che intendono utilizzare il proprio network convenzionato per effettuare rilevazioni e ottimizzare ulteriormente il processo di gestione dei sinistri”. Per esempio la rete di officine convenzionate con una compagnia di assicurazione. La trasformazione digitale viene così portata nella filiera dell’industria assicurativa. Come funziona Insoore for Professional? “Prendiamo il caso del carrozziere: appena avrà eseguito la rilevazione video-fotografica, otterrà in poco tempo un feedback da Insoore sulla qualità degli scatti”, racconta Scianaro. “A quel punto potrà procedere più velocemente alla riparazione e alla riconsegna del veicolo, mentre i periti di Insoore consegneranno a stretto giro la perizia sul danno. Le compagnie, oltre a ridurre la durata di gestione del sinistro, possono così offrire una migliore customer experience: l’assicurato riceverà assistenza già al momento della consegna del veicolo nel centro autorizzato e la procedura per la riparazione e la stima dei danni verrà avviata contestualmente alla consegna. Il tutto si tradurrà in una maggiore customer satisfaction, perché i tempi di ripristino e di eventuale risarcimento diminuiranno notevolmente”. Un servizio che si aggiunge e non sostituisce il modello standard con la rete di Insoorer presente in tutta Italia, tiene a precisare Scianaro.

“Nei prossimi due anni ci concentremo proprio sul nostro ruolo di abilitatori della trasformazione digitale dell’industria assicurativa”, spiega. “Vogliamo portare l’Intelligenza Artificiale e l’automazione in tutti i punti del processo, dall’apertura del sinistro alla sua liquidazione. E lo faremo con lo sviluppo di un algoritmo proprietario. L’obiettivo è arrivare a quantificare il danno in maniera automatica e a liquidarlo entro 24 ore dall’incidente”. Sarà un grande giorno per le compagnie e per i loro clienti.

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Car subscription: la startup su cui ha investito Toyota presto in Italia

Quello della car subscription è un mercato in forte crescita: secondo McKinsey, i business model basati sull’abbonamento hanno visto una crescita annuale di più del 100% negli ultimi cinque anni. Frost & Sullivan predicono che i modelli di abbonamento di auto rappresenteranno circa il 10% di tutte le vendite di autovetture entro il 2025.

La Spagna è il mercato che cresce più velocemente per le autovetture car-as-a-service in Europa, e non a caso è spagnola la startup Bipi, partecipata da Toyota, che a marzo 2021 ha ricevuto 6 milioni di euro di finanziamento, arrivando a raccoglierne 25 milioni in totale.

Bipi, nata a Madrid nel 2017, offre ai consumatori un’alternativa “senza pensieri” all’auto di proprietà, attraverso un abbonamento mensile all-inclusive e completamente flessibile a vetture di ogni categoria nuove ed usate. La sua missione è quella di trasformare questo servizio in un’esperienza totalmente digitale, in un mercato come quello europeo in cui questo tipo di transazioni avvengono per il 98% ancora offline.

Il modello car subscription permette ai consumatori di avere accesso ad un veicolo per un periodo compreso tra 1 e 36 mesi: la vettura viene spedita a casa con il pagamento di un unico canone di abbonamento mensile, che include i costi di spedizione, assicurazione, manutenzione, assistenza stradale e le quote di iscrizioni annuali. Il cliente ha inoltre il vantaggio di poter cambiare vettura in qualsiasi momento.

A dimostrazione del crescente interesse del settore automotive in questo settore di mercato, nel 2020 la startup ha ottenuto il sostegno di Toyota AI Ventures.

Già presente in Spagna e Francia, punta ora a espandersi su altri mercati, incluso quello Italiano: il lancio è previsto nel marzo 2021.

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Dacadoo, la scaleup svizzera che misura la salute in pochi click (e aiuta gli assicuratori)

In campo assicurativo i dati sono ormai diventati il nuovo petrolio, e la scaleup svizzera Dacadoo non si è lasciata sfuggire l’opportunità di rivoluzionare di conseguenza il mondo delle polizze su vita e salute.

Grazie alla sua Digital Health Engagement Platform (DHEP), la compagnia permette agli assicuratori di monitorare in tempo reale lo stato di salute generale dei propri clienti. Lo scopo è quello di promuovere uno stile di vita più sano, basato sull’attività fisica e la corretta alimentazione, in modo da ridurre i rischi e prevenire lo sviluppo di possibili patologie croniche.

Diverse compagnie in tutto il mondo hanno già scelto Dacadoo come partner principale nei propri programmi di sensibilizzazione e per tenere sotto controllo lo stato fisico dei detentori delle polizze: vediamo quindi come funziona la piattaforma, e quali sono i vantaggi per utenti e assicuratori.

Come funziona Dacadoo

Fondata a Zurigo, in Svizzera, nel 2010, la scaleup Dacadoo sfrutta l’intelligenza artificiale e l’analisi rapida dei dati per creare piattaforme digitali pensate per assicuratori e riassicuratori specializzati in ambito vita e salute. I prodotti principali sono due: la Digital Health Engagement Platform (DHEP) e il Risk Engine.

La piattaforma digitale di Decadoo

La DHEP di Dacadoo è una piattaforma digitale in grado di misurare in tempo reale lo stato fisico dei clienti. Dopo essersi registrato sul portale, ogni utente può inserire manualmente i propri parametri (come peso, altezza, abitudini alimentari, salute mentale e ore di sonno) e collegarsi via Bluetooth con i propri dispositivi di tracking, come i contapassi o le app che misurano le calorie spese in diverse attività.

All’interno della piattaforma, poi, gli utenti possono connettersi con amici e colleghi, scambiarsi messaggi, organizzare sfide e commentare le rispettive attività, tutte visualizzate in una dashboard.

Elaborando tutte le informazioni disponibili la piattaforma di Dacadoo fornisce un Indice di Salute: un punteggio dinamico da 0 a 1.000 che rappresenta lo stato di salute di un utente in modo rapido e immediato.

Il Risk Engine per gli assicuratori

Partendo dall’Indice di Salute e dai dati personali aggiunti manualmente, per ogni utente registrato il sistema di Risk Engine della startup calcola il rischio di mortalità e morbilità ed elabora un dataset con 100 variabili, completando automaticamente i dati mancanti sulla base di quelli inseriti.

Gli assicuratori possono utilizzare queste informazioni per migliorare le operazioni di sottoscrizione delle polizze su vita e salute, integrando il Risk Engine nelle loro analisi e proponendo quindi polizze e premi personalizzati.

Dacadoo, i vantaggi e i partner

Grazie alla piattaforma interattiva, gli utenti di Dacadoo tengono continuamente sotto controllo il loro stato di salute in modo olistico, e hanno sempre a disposizione una panoramica completa rispetto a diversi parametri che rimarrebbero altrimenti dimenticati. In base alle abitudini individuali, poi, il sistema permette agli utenti di accumulare punti sfruttabili su shop online o come sconti sul premio assicurativo.

Allo stesso tempo, gli assicuratori scelgono Dacadoo per migliorare i livelli di engagement e incentivare i clienti ad adottare uno stile di vita più salutare, riducendo così i rischi di malattie e complicazioni facilmente prevenibili. Inoltre, l’interfaccia della Digital Health Engagement Platform è completamente personalizzabile e integrabile con il branding della propria compagnia.

Diversi assicuratori in tutto il mondo hanno avviato partnership con Dacadoo per sfruttare la piattaforma interattiva e l’analisi dei dati del Risk Engine: tra le altre troviamo Foresters Financial (Canada), Irish Life (Irlanda), Seguros Unimed (Brasile) e Falck Healthcare (Danimarca).

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