Digitalizzazione e personalizzazione, così l’insurtech Ladder si prepara a diventare unicorno

Con un nuovo round di investimenti di Serie D da 100 milioni di dollari, la startup insurtech Ladder ha raggiunto una valutazione da 900 milioni di dollari e si avvicina quindi allo status di unicorno, attribuito generalmente alle compagnie con una valutazione pari o superiore al miliardo.

Nata a Palo Alto, California, nel 2015, Ladder offre assicurazioni sulla vita flessibili e completamente digitalizzate. Ecco come funziona la startup e i traguardi raggiunti finora.

Le polizze sulla vita personalizzabili di Ladder

Ladder è stata fondata nel 2015 a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley californiana, da Jamie Hale, attuale Ceo, Jack Dubie (Chief Technology Officer), Laura Hale (Head of Product) e Jeff Merkel.

La startup offre polizze sulla vita pensate per utenti con un’età compresa tra i 20 e i 60 anni – l’età media dei clienti è di 37 anni – con coperture tra i 100 mila e gli 8 milioni di dollari.

Il punto di forza di Ladder sta nella flessibilità dei suoi prodotti: tutte le polizze sono infatti personalizzabili in base alle esigenze individuali e lasciano quindi agli utenti la possibilità di cambiare i livelli di copertura secondo le necessità del momento. “La tua vita è qualcosa di dinamico, e dovrebbe esserlo anche la tua assicurazione” ha infatti affermato il Ceo Jamie Hale.

Tutte le polizze di Ladder sono digitalizzate e gestibili in modo completamente virtuale grazie a un’interfaccia utente intuitiva e a una forte integrazione tra tutti i servizi offerti. Circa due terzi dei clienti della startup, infatti, sottoscrivono la propria assicurazione direttamente dallo smartphone.

La crescita e l’ultimo round da 100 milioni

Lo scorso 4 ottobre Ladder ha raccolto 100 milioni di dollari con un nuovo round di investimenti di Serie D guidato da Thomvest Ventures e OMERS Growth Equity.

Il totale dei fondi raccolti dalla compagnia sale così a 194 milioni di dollari, e la sua valutazione raggiunge i 900 milioni di dollari: un valore ormai prossimo alla soglia del miliardo che permetterebbe a Ladder di entrare nel gruppo di unicorni insurtech americani.

La startup, d’altra parte, sta attraversando un momento di forte crescita: secondo Crunchbase News entro la fine del 2021 sottoscriverà polizze dal valore complessivo di 30 miliardi di dollari, e le sue entrate sono cresciute di 4,5 volte nel corso dell’ultimo anno.

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Assibro, la startup italiana per colmare il gap digitale degli intermediari assicurativi

Una storia di trasformazione digitale del mondo assicurativo, per una volta tutta italiana: è quella di Assibro, startup innovativa e broker insurtech basata in Pordenone (Friuli-Venezia Giulia), che digitalizza la catena del valore del brokeraggio assicurativo, proponendosi di colmare il grave ritardo digitale degli intermediari assicurativi nel mercato italiano.

La sua soluzione è l’Augmented Broker, un nuovo approccio di intermediazione che attraverso gli strumenti digitali risponde alle nuove esigenze del consumatore.

Come nasce Assibro

La storia di Assibro comincia da un’intuizione di Enrico, che dopo oltre 10 anni di carriera nel mondo delle assicurazioni – cominciata a 19 anni – nota l’inadeguatezza del settore rispetto alla crescente domanda digitale: da 50 anni il 90% degli intermediari assicurativi vende le polizze nello stesso modo.

“Ero arrivato a un punto di crescita professionale in cui volevo andare oltre al ruolo di intermediario tradizionale” racconta Enrico, “Mi sono reso conto che il mondo assicurativo mondiale aveva iniziato a muoversi molte velocemente in termini digitalizzazione e di tecnologia, ma le agenzie di assicurazioni tradizionali erano “imbalsamate” sotto questi punti di vista”.

“Ho investito tutte le sere, il sabato e la domenica di 6 mesi della mia vita per studiare oltre 360 startup insurtech provenienti da tutti i paesi del mondo. Ero affascinato dai loro risultati straordinari.”

Così, nel 2019 Enrico fonda Assibro, insurtech che digitalizza la catena del valore del brokeraggio assicurativo, per dare agli intermediari tradizionali la possibilità di comunicare digitalmente con i clienti.

Il progetto colpisce subito l’attenzione di Giancarlo Broggian, fondatore del Gruppo Servizi CGN, e Luca Bearzi, fondatore di Forgia Assicurazioni, che si uniscono alla startup: nasce così il funding team di Assibro.

Assibro, che cos’è l’”augmented broker”

Assibro si fonda sulla consapevolezza che il mondo assicurativo sta cambiando molto velocemente. Il consumatore digitale cerca polizze acquistabili online, sempre più tramite smartphone, e il mercato italiano fatica a stare al passo con le sue nuove esigenze.

“Analizzata la situazione italiana ho trovato davvero poche startup insurtech, e la maggior parte erano concentrate sulla creazione di piattaforme web per la distribuzione di prodotti assicurativi, ponendosi come fornitori per agenti e broker tradizionali” spiega Enrico, “Ma il problema era, ed è, che i broker e gli agenti tradizionali stavano e stanno perdendo la connessione con i nuovi clienti digitali, perchè continuano ad utilizzare strumenti tradizionali per l’assistenza, la consulenza e la vendita.”

Qui entra in campo Assibro, che nasce per connettere i due mondi attraverso il concetto di “augmented broker”. La sua è una piattaforma progettata per permettere una customer journey 100% digitale ma con l’ausilio, in caso di necessità, del consulente assicurativo personale. Clienti e intermediari possono così accedere ai propri account da web o da app mobili (iOS e Android), il tutto in cloud.

Assibro, come funziona la piattaforma

Assibro è la definizione di Augmented Broker: gestisce sia il cliente totalmente digitale che vuole far tutto da solo, sia chi preferisce farsi guidare dal proprio l’intermediario personale, assegnato appositamente per avere sempre lo storico del cliente e creare un rapporto di fiducia e fidelizzazione.

Ha sviluppato una piattaforma web (e web app fruibile da iOS e Android) che lavora su tre fronti: l’account fornitore, per la gestione dei prodotti assicurativi, l’account intermediario per consulenza, assistenza e vendita, e l’account cliente.

Lato intermediario, mette a disposizione tutti gli strumenti digitali necessari ad essere più competitivo dell’agente tradizionale.

Per i clienti, la piattaforma fornisce un servizio di “Home Brokerage”.

Il servizio comprende innanzitutto un portafoglio univoco che raccoglie tutte le polizze assicurative, sia acquistate in Assibro che importate dall’esterno se acquistate da altri intermediari, così da avere una visione d’insieme delle proprie spese e coperture.

Ad ogni cliente viene assegnato alla registrazione un intermediario, che agisce da consulente personale a tutto tondo, contattabile tramite classica chiamata telefonica o appuntamento, o attraverso la chat integrata nel sito, che permette di lasciare dubbi o domande a qualsiasi ora.

Tramite la piattaforma è possibile acquistare polizze assicurative “semplici”, pacchetti standard riepilogati in poche righe e facilmente fruibili, scegliendo tra circa 110 prodotti con oltre 30 compagnie, oppure richiedere in pochi step preventivi personalizzati, adeguati ai propri bisogni specifici.

Un servizio completo e fruibile sia in modo completamente digitale che in modalità ibrida, per accompagnare alla transizione digitale il cliente più tradizionale.

In più, ogni cliente ha una funzione salvadanaio, con la possibilità di ottenere tramite referral crediti da riscuotere o da devolvere in beneficienza alle associazioni no profit accreditate.

Le prospettive future

Assibro ha lanciato sul mercato i suoi primi applicativi a settembre 2020, e chiuso il primo anno con un bilancio di oltre 250.000 euro. Durante i primi 5 mesi del 2021 ha già superato i 180.000, generando ipotesi di fatturato a fine anno di più di 400.000 euro.

Ad oggi il suo marketplace dispone di 108 prodotti assicurativi di 35 compagnie di assicurazione, più di 15 intermediari indipendenti associati. Contando i clienti provenienti da una recente acquisizione, ha oltre 4.600 clienti registrati con una media di 1,5 polizze ciascuno, per un totale di oltre 7.500 polizze.

“Attualmente stiamo lavorando all’integrazione dei database tra le compagnie e il gestionale di Assibro, così da ridurre la registrazione manuale dei dati delle polizze vendute” anticipa Enrico.

“È inoltre in lavorazione una collaborazione con EdenRed così da permettere di riscuotere i crediti accumulati nel salvadanaio tramite buoni spesa, utilizzabili in tutte le attività convenzionate.”

Tra gli oggetti dei prossimi investimenti, l’implementazione di sistemi di intelligenza artificiale, la creazione del “Robo-Advisor” in grado di consigliare polizze ai clienti in base alle risposte fornite durante il “check-up” assicurativo gratuito, e l’inserimento di chatbot per l’assistenza alle domande più semplici e ripetitive.

Infine, uno dei progetti futuri è quello di “condire” il business assicurativo con utili extra collaterali, come per esempio la consultazione periti di parte sulle polizze sinistri, così da fornire un servizio sempre più integrato, in linea con i nuovi trend del mercato assicurativo.

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Devoted Health, l’insurtech da record che digitalizza le polizze Medicare

L’insurtech americana Devoted Health si appresta a ricevere una nuova valutazione da record: dopo aver raccolto 1,2 miliardi di dollari con il suo ultimo round di investimenti, di Serie D, il valore della compagnia potrebbe infatti raggiungere la cifra di 11,5 miliardi di dollari. A riportarlo è il sito di informazione americano Axios, ma i numeri non sono ancora stati confermati.

Attiva da appena quattro anni, Devoted Health opera in ambito medico e offre polizze pensate per i clienti di Medicare, il programma finanziato dal governo statunitense per aiutare i cittadini più anziani che non possono permettersi altre forme di copertura sanitaria.

Ecco come funzionano i servizi di Devoted Health, a tutti gli effetti una delle startup di punta del mondo insurtech.

Le polizze mediche di Devoted Health

Devoted Health è stata fondata a Waltham, in Massachusetts (Stati Uniti) nel 2017 da Ed Park, Jeremy Delinsky e Todd Park. Fin da subito la compagnia si è specializzata nel campo delle polizze sanitarie pensate in modo specifico per i clienti di Medicare, un programma di aiuti finanziato dal governo americano per aiutare i cittadini con più di 65 anni in difficoltà economica ad acquistare una copertura sanitaria.

Con i suoi programmi, completamente digitalizzati, Devoted Health punta a semplificare il mondo delle polizze Medicare, creando un’esperienza utente intuitiva, rapida e immediata in un settore noto per le sue complessità burocratiche. “Vogliamo servire i clienti di Medicare con servizi sanitari ben coordinati e più attenti alle loro esigenze, proprio come vorremmo fosse fatto per i nostri famigliari” si legge infatti sul sito della compagnia.

Oggi Devoted Health serve più di 40,000 clienti in quattro stati americani – Arizona, Florida, Texas e Ohio – ma sul lungo termine punta a operare a livello nazionale.

Un insurtech da record – ma ancora niente profitti

In circa quattro anni di attività Devoted Health ha raccolto più di 800 milioni di dollari – 812 milioni, per essere precisi – in quattro round di investimenti. Secondo Axios a questi si aggiungeranno presto ulteriori 1,2 miliardi di dollari in arrivo con l’ultimo round, di Serie D.

La startup era già diventata unicorno nel 2018 quando, dopo appena un anno di attività, aveva raccolto 300 milioni di dollari con un round di Serie B raggiungendo una valutazione da 1,8 miliardi di dollari. Ad aprile 2020, poi, la compagnia ha chiuso nuovo round di Serie C per 450 milioni di dollari. Ora, con una potenziale valutazione da 11,5 miliardi di dollari – ancora da confermare – Devoted Health si posiziona senza dubbio tra le startup insurtech più prestigiose a livello globale.

Dall’altro lato della medaglia, la compagnia non sta generando profitti: nella prima metà del 2021 ha riportato perdite nette per 27,2 milioni di dollari, a fronte di entrate per 247,3 milioni.

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Polizze integrate: il caso Cover Genius, l’insurtech australiana che vale un miliardo

Con un recente round di investimenti di Serie C da 100 milioni di dollari australiani – circa 73 milioni di dollari americani, o 63 milioni di euro – l’insurtech Cover Genius ha raggiunto una valutazione da un miliardo di dollari australiani.

Nata a Sydney, oggi Cover Genius ha uffici in dieci metropoli sparse su quattro continenti. Ecco come funziona la startup, i prodotti offerti e piani per il futuro.

Cover Genius e il mondo delle polizze integrate

Cover Genius è stata fondata a Sydney, in Australia, nel 2014 da Angus McDonald, attuale Ceo, e Chris Bailey, Chief Innovation Officer. In sette anni di attività la startup è diventata leader nel campo delle polizze assicurative integrate: i suoi servizi permettono infatti a compagnie terze, attive in diversi settori, di offrire coperture ai rispettivi clienti direttamente tramite il proprio sito o app mobile.

Il prodotto di punta di Cover Genius è infatti XCover, una piattaforma di distribuzione per servizi assicurativi personalizzabili in base a una serie di parametri come la lingua, il Paese o la valuta d’interesse. I clienti di XCover possono quindi creare polizze su misura, integrarle con le proprie piattaforme digitali e commercializzarle tramite un sistema di API dinamico che ottimizza prezzi e prodotti in tempo reale.

Grazie alla loro flessibilità, i servizi di Cover Genius si adattano alle necessità di  compagnie attive in una lunga lista di settori, dai viaggi alla casa, passando per il commercio al dettaglio, la gig economy, la logistica, i pagamenti e le operazioni in ambito fintech e neobanking.

Tra le compagnie che si affidano alle polizze integrate del neo-unicorno australiano troviamo nomi come Skyscanner, Descartes ShipRush, eBay e Shopee. Oggi la startup opera in tutti i 50 stati americani e in altri 60 Paesi a livello mondiale, con uffici a New York, San Francisco, Londra, Amsterdam, Tokyo, Singapore, Manila, Seoul, Kuala Lumpur e la nativa Sydney.

Gli investimenti e i progetti futuri

Con un nuovo round di investimenti di Serie C, chiuso a fine settembre, Cover Genius ha raggiunto la valutazione di un miliardo di dollari australiani, corrispondenti a circa 728 milioni di dollari americani.

Il round, dal valore di 100 milioni di dollari australiani – circa 72,6 milioni di dollari americani – è stato guidato da Sompo Holdings, che ha contribuito per circa 68 milioni di dollari australiani.

L’operazione arriva in un momento di intensa crescita per Cover Genius: negli ultimi sei mesi la compagnia ha triplicato il valore dei propri premi lordi e avviato 20 nuove partnership in diversi settori. Ora, la nuova liquidità sarà utilizzata per espandere la piattaforma di distribuzione globale e avviare ulteriori collaborazioni nei settori dell’e-commerce, auto e mobilità, viaggi, casa e servizi finanziari.

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Devoted Health, l’insurtech da record che digitalizza le polizze Medicare

L’insurtech americana Devoted Health si appresta a ricevere una nuova valutazione da record: dopo aver raccolto 1,2 miliardi di dollari con il suo ultimo round di investimenti, di Serie D, il valore della compagnia potrebbe infatti raggiungere la cifra di 11,5 miliardi di dollari. A riportarlo è il sito di informazione americano Axios, ma i numeri non sono ancora stati confermati.

Attiva da appena quattro anni, Devoted Health opera in ambito medico e offre polizze pensate per i clienti di Medicare, il programma finanziato dal governo statunitense per aiutare i cittadini più anziani che non possono permettersi altre forme di copertura sanitaria.

Ecco come funzionano i servizi di Devoted Health, a tutti gli effetti una delle startup di punta del mondo insurtech.

Le polizze mediche di Devoted Health

Devoted Health è stata fondata a Waltham, in Massachusetts (Stati Uniti) nel 2017 da Ed Park, Jeremy Delinsky e Todd Park. Fin da subito la compagnia si è specializzata nel campo delle polizze sanitarie pensate in modo specifico per i clienti di Medicare, un programma di aiuti finanziato dal governo americano per aiutare i cittadini con più di 65 anni in difficoltà economica ad acquistare una copertura sanitaria.

Con i suoi programmi, completamente digitalizzati, Devoted Health punta a semplificare il mondo delle polizze Medicare, creando un’esperienza utente intuitiva, rapida e immediata in un settore noto per le sue complessità burocratiche. “Vogliamo servire i clienti di Medicare con servizi sanitari ben coordinati e più attenti alle loro esigenze, proprio come vorremmo fosse fatto per i nostri famigliari” si legge infatti sul sito della compagnia.

Oggi Devoted Health serve più di 40,000 clienti in quattro stati americani – Arizona, Florida, Texas e Ohio – ma sul lungo termine punta a operare a livello nazionale.

Un insurtech da record – ma ancora niente profitti

In circa quattro anni di attività Devoted Health ha raccolto più di 800 milioni di dollari – 812 milioni, per essere precisi – in quattro round di investimenti. Secondo Axios a questi si aggiungeranno presto ulteriori 1,2 miliardi di dollari in arrivo con l’ultimo round, di Serie D.

La startup era già diventata unicorno nel 2018 quando, dopo appena un anno di attività, aveva raccolto 300 milioni di dollari con un round di Serie B raggiungendo una valutazione da 1,8 miliardi di dollari. Ad aprile 2020, poi, la compagnia ha chiuso nuovo round di Serie C per 450 milioni di dollari. Ora, con una potenziale valutazione da 11,5 miliardi di dollari – ancora da confermare – Devoted Health si posiziona senza dubbio tra le startup insurtech più prestigiose a livello globale.

Dall’altro lato della medaglia, la compagnia non sta generando profitti: nella prima metà del 2021 ha riportato perdite nette per 27,2 milioni di dollari, a fronte di entrate per 247,3 milioni.

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Assicurazioni e cybersecurity, 130 milioni di dollari per la startup inglese Envelop Risk

Il settore delle assicurazioni cyber, legati ai rischi di attacchi digitali e ransomware, continua a crescere e ad attrarre l’attenzione degli investitori. Ne è prova lampante ­il successo di Envelop Risk, startup britannica fondata nel 2016 che lo scorso 14 settembre ha raccolto 130 milioni di dollari – circa 110 milioni di euro – con un round di Serie B guidato dal Vision Fund 2 di SoftBank.

Envelop Risk si muove proprio in ambito cyber, sottoscrivendo polizze ad hoc con un’attenzione particolare all’analisi del rischio.  Ecco come funzionano i suoi servizi all’avanguardia.

Envelop Risk e il mondo delle (ri)assicurazioni cyber

La startup è stata fondata a Bristol, nel Regno Unito, cinque anni fa da Jonathan Spry, attuale Ceo, e Paul Guthrie, responsabile Prodotti e Tecnologia. Envelop Risk è specializzata nel settore delle assicurazioni contro i rischi cyber, e punta a “combinare l’esperienza nel mondo insurance con modelli per il calcolo del rischio guidati dall’intelligenza artificiale”.

“Envelop, insieme ai suoi partner e clienti, sta costruendo un nuovo ecosistema per assicurazioni cyber che sia funzionale, sostenibile e scalabile” si legge infatti sul sito della startup, che promette di offrire prodotti di “ri-assicurazione basati su capacità di modelling senza pari”.

Nel portfolio di prodotti offerti da Envelop Risk spiccano quindi i servizi di re-assicurazione, disponibili anche in modalità white-label, pensati per grosse compagnie che vogliono trasferire i rischi. “Le compagnie assicurative hanno bisogno di soluzioni che rispondano alle necessità dei loro clienti e costruiscano un ambiente lavorativo sicuro e strategico” afferma la startup, che con la sua suite di prodotti risponde proprio a questa esigenza.

I servizi sviluppati da Envelop Risk si distinguono per la loro flessibilità e permettono ai clienti di creare nuovi prodotti per assicurazioni cyber, modificare e migliorare quelli già esistenti, formarsi riguardo alle possibilità offerte da questo settore oppure progettare strategie utili per differenziarsi dai competitor già affermati.

Inoltre, la startup di Bristol offre anche soluzioni per il calcolo e la modellazione del rischio in settori complessi come la sicurezza, l’aerospazio, l’aeronautica o l’industria petrolifera.

In particolare il suo sistema di machine learning, chiamato Cyber-Tooth, monitora più di un milione di compagnie per definire i livelli di protezione necessari e tenere traccia degli attacchi in corso per elaborare trend storici. Ogni singola compagnia viene inoltre valutata in base alle proprie particolarità e asset finanziari, in modo da delineare con precisione la vulnerabilità a diverse tipologie di rischio.

130 milioni di dollari: i piani per il futuro

Il 14 settembre Envelop Risk ha raccolto 130 milioni di dollari con un round di investimenti di Serie B guidato dal colosso SoftBank. Secondo gli accordi Neil Cunha-Gomes, di SoftBank Investiment Advisers, entrerà a far parte del consiglio di amministrazione di Envelop Risk.

“In meno di cinque anni Envelop Risk si è imposta nel mondo delle ri-assicurazioni cyber, conquistando importanti quote di mercato e ponendosi in diretta competizione con i colossi del settore” si legge nel comunicato stampa rilasciato per annunciare la transazione. Oltre a Bristol (UK), al momento la compagnia ha uffici a Londra, San Francisco e alle Bermuda.

Ora, la startup intende utilizzare i nuovi fondi per allargare le proprie partnership e migliorare i sistemi di analisi predittiva, con un’attenzione particolare per il calcolo delle conseguenze economiche dei rischi cyber.

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C’è tempo fino al 30 settembre per candidarsi a Open-F@b Call4Ideas 2021

C’è qualche giorno in più per candidarsi a Open-F@b Call4Ideas 2021, l’ottava edizione del contest BNP Paribas Cardif promosso in collaborazione con InsuranceUp.it, dedicata al tema “L’Assicurazione Accessibile” per ampliare le possibilità di servizi, clienti, experience, dialogo e inclusività legati al mondo assicurativo di oggi e soprattutto per disegnare quello di domani.

Slitta dal 26 al 30 settembre il termine entro il quale startup, scaleup, giovani studenti e imprese innovative con sede in Italia hanno la possibilità di iscriversi al contest e proporre le proprie idee. Dopo una prima selezione online da parte di un Comitato costituito da executive del Gruppo BNP Paribas e di BNP Paribas Cardif in Italia, da professionisti universitari nell’ambito delle tecnologie digitali e da esperti, le startup selezionate presenteranno le loro proposte in una digital battle che si terrà a ottobre 2021. Le dieci startup finaliste saranno poi protagoniste dell’evento conclusivo di novembre. I vincitori avranno la possibilità di visitare i centri dell’innovazione del Gruppo BNP a Parigi e di affiancare il team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze del mercato e della Compagnia.

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Open-F@b Call4Ideas, il progetto di BNP Paribas Cardif

Open-F@b Call4Ideas è un progetto di Open Innovation lanciato per la prima volta nel 2014 da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp.it.

Dopo aver trattato nelle scorse edizioni temi come la Customer Acquisition, l’Internet of Things e i Big Data, la Customer Experience e la Preventive Insurancel’Innovazione a impatto sociale positivo, la Human Data Science e il Next Normal, il 2021 sarà dedicato alla ricerca delle soluzioni più innovative per rendere “L’Assicurazione + Accessibile”.

Nelle sette edizioni passate Open-F@b Call4Ideas ha ottenuto un grande successo: sono state proposte circa 500 candidature – molte provenienti dall’estero – selezionate circa 80 idee innovative, che hanno portato a diverse collaborazioni e alla realizzazione di almeno un progetto l’anno, e investiti circa un milione di euro in totale. Un risultato che rispecchia l’impegno di BNP Paribas Cardif nel ricercare un’innovazione che metta al centro la persona e che restituisca valore reale all’intera comunità, dai clienti ai dipendenti fino agli altri stakeholder. Un’innovazione fondata sull’inclusione, sulla condivisione, sulla concretezza e sulla contaminazione dei saperi, in grado di rivoluzionare anche il modo di fare assicurazione.

Open-f@b Call4Ideas 2021, le novità

I progetti finalisti dell’edizione 2021 saranno introdotti a C. Entrepreneurs Fund, il fondo venture capital di BNP Paribas Cardif con Cathay Innovation, che ha l’obiettivo di accelerare l’innovazione della Compagnia attraverso investimenti in startup early stage, e inclusi nella piattaforma SCOOP impiegata nell’ecosistema di Open Innovation di BNP Paribas per condividere, gestire e promuovere la cooperazione con le startup.

Tra le novità di quest’anno anche la possibilità per due membri di ogni team vincente di presentare il progetto e confrontarsi con altre start up ospitate a BivwAk! l’incubatore interno del Gruppo BNP Paribas con sede a Parigi. Quest’anno, inoltre, grazie alla partnership con PNICube – associazione con 50 associate tra Università incubatori accademici che riunisce gli incubatori e le business plan competition accademiche italiane, nata con l’obiettivo di stimolare la nascita e accompagnare al mercato nuove imprese ad alto contenuto di conoscenza di provenienza universitaria – la call sarà estesa anche ai più giovani in maniera più capillare sul territorio. PNICube parteciperà alla selezione di alcune startup protagoniste della digital battle e sarà presente con un membro nella giuria della finale.

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Marshmallow, il nuovo unicorno insurtech britannico che punta sulla diversity

Dopo aver chiuso un round di investimenti di Serie B da 85 milioni di dollari (61 milioni di sterline), la startup insurtech londinese Marshmallow ha raggiunto una valutazione da 1,25 miliardi di dollari. Va così ad affiancare Zepz nel ristretto circolo di unicorni tech britannici fondati da persone di colore.

Una delle particolarità dei prodotti assicurativi offerti da Marshmallow è che sono pensati anche per clienti che non rientrano nelle categorie normalmente servite dal mondo insurance. Vediamo come funzionano e quali sono i suoi progetti per il futuro.

Diversity: le polizze innovative di Marshmallow

La startup insurtech Marshmallow nasce a Londra nel 2017 da un’idea di Oliver e Alexander Kent-Braham, fratelli gemelli, e di David Goaté. L’obiettivo principale della compagnia è quello di modernizzare il mondo assicurativo e offrire polizze vantaggiose anche ai clienti che generalmente non rientrano nei canoni tradizionali del settore, come gli immigrati, gli expat o coloro che per diversi motivi viaggiano spesso nel Regno Unito.

“Siamo fieri di sostenere una base clienti diversificata, e spesso assicuriamo clienti che altre compagnie non accettano” si legge infatti sul sito della startup.

Attualmente Marshmallow è attiva nel settore delle polizze auto e sfrutta la tecnologia, l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale per offrire polizze flessibili e completamente digitalizzate.

La startup pone un’attenzione particolare anche al tema della sostenibilità, e promette di azzerare le emissioni dei primi 800 chilometri (500 miglia) percorsi da tutti i clienti che acquistano una polizza nel 2021. Ad aprile 2021 Marshmallow aveva cancellato gli effetti inquinanti generati da più di 20 milioni di chilometri percorsi in auto, compensando l’emissione nell’atmosfera di quasi 3 milioni di chili di anidride carbonica.

La crescita, gli investimenti e i piani futuri

L’8 settembre Marshmallow ha annunciato la chiusura di un fortunato round di investimenti di Serie B dal valore di 85 milioni di dollari (pari a circa 61 milioni di sterline), a cui hanno partecipato compagnie come Passion Capital, Invested e Scor. Dal lancio, la startup ha raccolto complessivamente più di 116 milioni di dollari.

Il round ha portato la valutazione della startup a 1,25 miliardi di dollari, assicurandole così un posto tra gli unicorni insurtech britannici insieme a compagnie quali Zego e Bought By Many. Marshmallow è inoltre il secondo unicorno tech britannico fondato da persone di colore.

Lo scorso anno Marshmallow ha allargato lo staff del 200%, arrivando a impiegare circa 170 persone, e ha in programma di assumerne altre 400 nel corso dei prossimi 24 mesi. Attualmente la compagnia serve più di 100 mila clienti, e la nuova liquidità sarà utilizzata per espandersi a livello internazionale ed entrare in nuovi settori.

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Insurify, l’agente assicurativo virtuale spinoff del MIT

Un “agente assicurativo virtuale” in grado di assistere i clienti nelle operazioni di comparazione e acquisto di polizze assicurative: così si presenta l’insurtech americana Insurify, che a inizio settembre 2021 ha raccolto 100 milioni di dollari in un round di investimenti di Serie B guidato da Motive Partners.

Cosa ha catturato l’attenzione del mercato? Vediamo come funzionano i suoi servizi, e quali sono le prospettive per il futuro.

Insurify, l’“agente assicurativo virtuale”

Insurify è nata a Boston nel 2013 come spinoff del rinomato premio da 100 mila dollari attribuito dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) a idee imprenditoriali considerate particolarmente promettenti. CEO e co-fondatrice della startup (assieme a Tod Kiryazov) è Snejina Zacharia, che proprio alla Sloan School of Management del MIT ha conseguito il Master in Business Administration (MBA).

Il sito di Insurify è stato lanciato nel 2016, e da quel momento la compagnia è impegnata ad aiutare i consumatori americani a “riprendere il controllo sulle proprie necessità in ambito assicurativo”.

La startup opera come un marketplace virtuale dove gli utenti possono comparare diversi prodotti assicurativi, offerti da compagnie nazionali o regionali, scegliere il piano più adatto alle esigenze individuali e completare l’acquisto direttamente sul sito di Insurify. Il tutto, promette la compagnia, “in appena cinque minuti”.

Attualmente la piattaforma di Insurify aggrega polizze sulla vita, l’auto e la casa, e ha licenza per operare in tutti i 50 stati americani. Le varie offerte vengono proposte e visualizzate sulla piattaforma in modo personalizzato grazie all’uso dell’intelligenza artificiale e dello speciale algoritmo RateRank, che permette di abbinare le varie polizze alle richieste specifiche di ogni utente. Secondo la startup, i clienti che acquistano una polizza auto su di Insurify risparmiano in media 489 dollari all’anno.

Il megaround di investimenti e i progetti per il futuro

Il primo settembre Insurify ha chiuso un round di investimenti da 100 milioni di dollari: una cifra importante, che porta il totale dei fondi raccolti in otto anni di attività a quasi 130 milioni di dollari. Al round, guidato da Motive Partners, hanno partecipato, tra gli altri, Viola FinTech, MassMutual Ventures, Nationwide e Hearst Ventures. Al momento però la compagnia non ha voluto rivelare a quanto ammonta la sua valutazione.

In ogni caso, secondo TechCrunch Insurify sta seguendo un percorso di crescita costante: negli ultimi tre anni ha raggiunto un tasso annuale di crescita composto (CAGR) del 151%, e le entrate anno-su-anno continuano ad aumentare.

La nuova liquidità sarà utilizzata per espandersi, accelerare i piani di crescita e allargare il team, già ora composto da 125 persone. “Vogliamo costruire il nostro sistema di API, per offrire ai clienti la possibilità di ricevere preventivi personalizzati in modo istantaneo” ha detto a TechCrunch Tod Kiryazov, co-founder e Chief Product Officer. La compagnia punta inoltre a esplorare nuovi settori – tra cui le assicurazioni per gli animali domestici – e a rafforzare la propria brand awareness.

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Elab, parte a settembre il percorso del Polihub per diventare Startup Expert

Non si può più parlare di innovazione senza parlare di startup. Dagli exploit di giovani unicorni, alle iniziative di open innovation di grandi e piccole aziende, al ruolo di venture capital e business angel all’interno dell’ecosistema, le startup sono uno degli indiscussi protagonisti del mondo dell’innovazione. Nasce in questo contesto la figura dello “startup expert”: un professionista senior in grado di formare e accompagnare i più giovani startupper nel loro percorso imprenditoriale. Ma chi forma gli esperti di startup?

È questo lo scopo della quinta edizione di Elab: un percorso organizzato dall’Innovation Park & Startup Accelerator del Politecnico di Milano, pensato per executive e senior manager d’azienda, professionisti e imprenditori interessati a capire i meccanismi del mondo delle startup, dotandosi degli strumenti per affrontare nuove sfide legate all’innovazione e alla nascita di nuove imprese.

Il programma, che parte il 14 settembre 2021, si basa sul metodo “learning by doing” e si articola in due giornate di formazione ed esercitazioni in PoliHub, seguite da nove settimane di attività che prevedono:

  • 3 ore a settimana oltre a sessioni di lavoro in autonomia, durante le quali i partecipanti, con il supporto di un Senior Expert PoliHub, seguiranno un percorso strutturato di Customer Development, approfondendo sul campo, insieme al team della startup designata, le metodologie della Lean Startup
  • un team composto da 2 partecipanti, da una startup selezionata da PoliHub e dal Senior Expert
  • un pitch finale, a conclusione del percorso, che startup e partecipanti coinvolti presenteranno a un panel di mentor PoliHub

“Io amo definirlo uno Stargate” spiega Stefano Mizio, Head of Startup Acceleration Programs & International Projects di PoliHub, e uno dei mentor che si occuperà di formare i futuri startup expert.

Come lo Stargate, dispositivo immaginario presente nell’universo fantascientifico nato dal film Stargate di Roland Emmerich (1994) che permette di collegare in maniera quasi istantanea due punti dello spazio, ELab si propone infatti di collegare mondi diversi – senior e junior – portando vantaggi a entrambi.

Il percorso è rivolto in particolare a partecipanti desiderosi di entrare a far parte di una community composta da imprenditori, mentor, advisor, business angel, investitori e ricercatori, accomunati dalla passione per l’innovazione, la scienza e la tecnologia e dal desiderio di poter contribuire alla creazione di nuova crescita economica verso un modello di sviluppo sostenibile.

Le iscrizioni sono aperte fino al 8 settembre, è possibile iscriversi come Early bird entro il primo settembre.

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