Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

L’articolo Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

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Open Insurance, 7 ecosistemi ad alto potenziale per il futuro dell’assicurazione

Il futuro dell’ecosistema assicurativo è nell’open insurance. Come già avvenuto per l’open banking in relazione al mondo dei pagamenti digitali, anche il settore assicurativo si sta aprendo ad ecosistemi esterni, con la possibilità di proporre e fruire di polizze su piattaforme operanti in settori non assicurativi: un trend che rivoluzionerà il rapporto tra assicurazioni e clienti.

L’applicazione dell’open innovation al settore insurance è una grande scommessa per il futuro dell’ecosistema: un’opportunità di attirare sul mercato nuovi attori e creare, con le loro proposte, la nuova domanda per conquistare i clienti in cerca di innovazione.

“Per innovare realmente il settore assicurativo non basta proporre online quello che prima si vendeva in agenzia, ma serve un totale cambio di approccio” spiega Pietro Menghi, CEO di Neosurance, scaleup insurtech globale che ha sviluppato una Open Insurance Platform As A Service. “Se il cliente è prima di tutto un consumatore digitale, il dialogo deve iniziare dalle community digitali per lui più rilevanti nei vari momenti della sua giornata.”

Con l’open insurance, l’assicurazione “entra” nei contesti digitalizzati che frequentiamo ogni giorno, dall’app per fare sport a quella per noleggiare un monopattino elettrico e così via.

Ecco quali saranno i maggiori ambiti di applicazione.

Open insurance e Smart Home

Si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti raggiungeranno i 129 miliardi di dollari nel 2021. Tra questi sono inclusi anche prodotti smart home.

La possibilità di controllare le case attraverso la domotica sta aprendo diverse possibilità in materia di assicurazione contro furti, incendi e altri rischi domestici. L’integrazione fra sistemi assicurativi e dispositivi intelligenti consentirà ad esempio di attivare (e pagare) una polizza contro furto o incendio solo quando un sensore non rileva la nostra presenza in casa o se porte e finestre sono state chiuse con uno smart lock. L’impatto sarà notevole anche sul fronte riduzione delle frodi, grazie a un migliore controllo sui dati.

Open Insurance e Sport

Il settore sport & fitness sta subendo una grande trasformazione, con la sempre maggiore integrazione di servizi digitali. Solo Nel 2020, complice l’emergenza covid, nel mondo sono state lanciate 71.000 nuove app dedicate al fitness e alla salute: segno di un mercato in rapida espansione.

Le community digitali di sportivi, utenti molto attivi di app di prenotazioni, corsi online e fitness tracker, rappresentano inoltre una delle categorie più soggette a infortuni. La condizioni ricorrenti di rischio in quest’ambito cambiano sensibilmente in base a disciplina, età e molti altri aspetti che, analizzati in chiave big data, possono fornire informazioni preziose per la proposta di micro-polizze istantanee o prodotti più complessi, personalizzati in base alle reali esigenze dei singoli.

Open Insurance e Energia

Altro ambito di grande potenziale è il settore energia. L’integrazione con i sistemi di smart metering dei nuovi contatori connessi e le app con cui paghiamo le bollette consente di attivare coperture di vario tipo per garantire la continuità del servizio anche quando, ad esempio, una persona perde il lavoro o si trova ad affrontare spese inattese. Solo negli Stati Uniti, nell’ultimo anno, si è generato un debito di circa 40 miliardi di dollari di bollette non pagate, secondo i dati riportati dalla National Energy Assistance Directors’ Association.

Open Insurance e Micromobilità 

La micromobilità urbana sta vivendo un boom e con essa stanno crescendo i bisogni di copertura. Secondo recenti studi, ad oggi sarebbero circa 30mila i monopattini in sharing e circa 800mila quelli di proprietà. Se per i primi è già obbligatoria l’assicurazione per responsabilità civile verso terzi, resta il problema dei mezzi privati e comunque della copertura infortuni/danni subiti dal conducente.

Integrando su ogni mezzo un dispositivo connesso, è possibile identificare il monopattino/bici e, quindi, renderlo assicurabile attraverso una sorta di ”RCA” dedicata, che presto potrebbe essere obbligatoria. Grazie ai paradigmi dell’Open Insurance, gli assicuratori potranno interagire con app e community della micromobilità urbana, pubblica e privata, fornendo proposte assicurative più complete e soluzioni attivabili solo in base al reale utilizzo del mezzo.

Open Insurance e lavoro freelance e Gig economy 

Nel 2020 il 72% delle nuove P.IVA è stato aperto da una persona fisica. Anche se sempre più numerosi, i lavoratori autonomi godono ancora di scarse tutele in termini di salute, assistenza legale, infortuni, maternità e altri fattori che possono mettere seriamente a rischio la possibilità di lavorare e di avere un reddito continuativo.

Tramite piattaforme interconnesse, chi svolge un lavoro freelance – che si tratti di un consulente, di un rider o di un autista – sarà in grado di accedere più facilmente a polizze personalizzate in termini di costo, tempi e bisogni. Il canale digitale metterà a disposizione soluzioni molto più semplici e accessibili per queste categorie produttive, che si tratti di una protezione giornaliera sugli infortuni o di una annuale contro i rischi informatici in smart working.

Un esempio di successo in questo ambito è Zego, startup insurtech londinese dedicata proprio alla copertura dei nuovi servizi di mobilità, che ad aprile 2021ha raggiunto lo status di unicorno.

Open Insurance e Sanità digitale

Secondo Statista il mercato delle soluzioni di telemedicina, o eHealth, oggi vale 45 miliardi di dollari e potrebbe toccare i 175 miliardi entro il 2026.

La possibilità di accedere a parametri e indicatori sulla salute delle persone permette di elaborare profili di rischio sempre più precisi e suggerire strumenti di protezione e assistenza anche agli utenti meno consapevoli, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale. Non solo: è possibile valorizzare gli stili di vita più virtuosi, monitorando attività legate a sport e benessere. Una sempre maggiore integrazione tra ecosistemi di telehealth e wellness con quelli assicurativi faciliterà anche l’intero processo di gestione delle informazioni, rimborso delle cure, erogazione di indennizzi, riducendo sensibilmente il rischio di frodi e i tempi di istruttoria e burocrazia.

Open Insurance e Connected Car

Quella dell’auto connessa è uno dei maggiori settori trainanti della connected insurance. Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha già almeno un prodotto connesso sul mercato. ABI Research stima che saranno messe sul mercato oltre 115 milioni di auto connesse entro il 2025, e secondo una ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 sono 17,3 milioni i veicoli connessi solo in Italia, quasi il 45% del parco circolante.

Il settore assicurativo ha iniziato ad integrarsi con dispositivi e app collegati alle automobili, per offrire polizze digitali più flessibili, basate sui chilometri effettivamente percorsi o sullo stile di guida, premiando i soggetti più virtuosi. Analizzando velocità, frenate, sterzate e altri parametri, non solo è possibile elaborare assicurazioni profilate, ma anche prevenire i rischi attraverso suggerimenti personalizzati.

Secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

Allo stesso tempo, risulta più semplice ed efficace fornire assistenza in tempo reale in caso di incidente e aprire un sinistro.

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Famiglia, salute, tecnologia: le assicurazioni nell’Italia del Covid-19

Famiglia, salute, tecnologia. Sono i valori fondanti della “nuova normalità” italiana, secondo la ricerca “Fiducia, relazioni e comunicazione: la società italiana nell’era del Covid-19” condotta da BNP Paribas Cardif, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eumetra MR.

Secondo il quadro tracciato dall’indagine, gli italiani si fidano più della famiglia che di loro stessi, hanno riscoperto l’importanza della salute e della prevenzione e desiderano tornare alla socialità, ma senza rinunciare agli aspetti positivi della tecnologia. Una fotografia che mette a fuoco un indice di fiducia medio che tocca il 65%, con un alto grado di affidamento su famiglia e amici, ma anche fiducia nei colleghi, nel capo diretto e nel capo azienda, e verso il sistema sanitario, pubblico e privato.

Più della metà degli italiani si fida delle assicurazioni, di cui apprezzano i servizi digitali offerti e la chiarezza del linguaggio utilizzato nonostante le difficoltà del periodo. Nel rapporto con i brand, anche nel comparto bancassurance, sono più che mai fondamentali serietà, trasparenza e attenzione al cliente.

“Queste nuove relazioni basate sulla fiducia ci impongono come persone e come azienda di mantenerla e meritarla, di rinnovare il patto tanto con i nostri clienti quanto con i partner” commenta Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif. “Diventa fondamentale costruire e rafforzare le relazioni basate su valori più forti e unificanti, e questa è la sfida che vogliamo accettare per rinnovare il dialogo con le persone. Lavoreremo anche di più sulla qualità dei contenuti per dare una risposta di valore alle istanze dell’ecosistema di riferimento nella sua interezza.”

“In ultima analisi” continua Fumagalli, “i messaggi che emergono dalla ricerca vertono sulla volontà di rafforzare le relazioni private e pubbliche, per esempio sul lavoro, per dare più importanza alle persone e superare le sfide e anche le paure insieme. E questa maggiore coesione rende più personale il rapporto che si è creato all’interno dei gruppi di lavoro, nei rapporti con i partner e nella relazione con i clienti. La grande occasione della pandemia è che ha messo al centro del dialogo delle persone il concetto di fiducia e quindi obbliga a intrattenere un’interazione più umana e che si affida al contributo, ai talenti e alle necessità di ogni individuo. Ed è un’occasione importante perché serve per impostare un futuro basato su un dialogo immediato, competente e perfettamente miscelato sulla fisicità e sul digital”.

L’Italia nell’era del Covid-19, la classifica della fiducia

Il primo dato che emerge dall’indagine è che gli italiani hanno molta fiducia in loro stessi: otto italiani su dieci (86%) ne hanno molta o abbastanza. La fiducia nei famigliari (95% molto o abbastanza) è superiore anche rispetto a quella in se stessi, con il 71% che si fida molto. Al secondo posto gli amici (86%), anche se solo il 45% sostiene di fidarsi molto o moltissimo. La crisi Covid, tra paura di contagio e di comportamenti individuali poco responsabili, sembra però aver peggiorato la fiducia verso il prossimo, sia tra i conoscenti, le persone del proprio ambiente sociale, sia nella propria comunità o città (si fida molto o moltissimo il 16%), una percentuale molto vicina a quella degli sconosciuti (indice di fiducia forte 8%).

Anche la fiducia nella propria azienda è altissima (84%), appena sotto quella negli amici. La fiducia si distribuisce in modo abbastanza regolare fra le diverse figure in azienda: i colleghi (77%), il proprio capo (75%), lo stesso capoazienda (72%), ottengono indici abbastanza omogenei.

Per quanto riguarda la fiducia nelle istituzioni invece, le più credibili risultano quelle no profit (70%), scientifiche o sovranazionali (66%). Tutte le altre hanno indici piuttosto bassi, con una preferenza per le figure elettive locali, come i sindaci (59%) e i Presidenti di Regione (50%). Lo stato italiano (49%) e il Governo (36%) si posizionano invece più giù.

Discorso inverso per la fiducia nel sistema sanitario, con la sanità pubblica che tocca quota 81% (in aumento nell’ultimo anno per il 38% degli italiani) e quella privata il 78% (in aumento per il 23%). Oltre al medico di famiglia, esiste un significativo sentimento sociale di riconoscenza e fiducia nei medici ospedalieri, negli infermieri e nel personale sanitario, ma anche nei farmacisti e nella medicina digitale.

Il quadro torna nel complesso positivo per quanto riguarda il mondo finance: la fiducia verso assicurazioni, banche e credito al consumo si posiziona attorno a metà classifica. Nel dettaglio, il 53% ha un livello elevato la fiducia nelle assicurazioni, di cui apprezzano soprattutto serietà e trasparenza (45%), attenzione ai clienti (40%) e il rapporto qualità-prezzo (37%). La fiducia nelle banche si attesta al 48%, mentre quella nelle società di credito al consumo al 40%.

“È interessante notare come, a livello mondiale, al top della classifica ci sia la tecnologia, considerata come entità neutra e slegata dalla mano umana che la utilizza, mentre da noi in Italia il primo posto è occupato dalla famiglia” nota Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation di BNP Paribas Cardif, “Mentre nel resto del mondo finanza, banche e assicurazioni tendono a trovarsi in fondo alla classifica, inoltre, vediamo che in Italia sono circa a metà. uestQuesto è segno di un lavoro ben svolto da parte degli attori assicurativi, che hanno saputo mostrarsi al fianco delle persone e sensibili ai loro bisogni.”

Nuova normalità, nuove forme di comunicazione: il focus sulle assicurazioni

In questo “new normal”, è la tecnologia che ci aiuta con i suoi mezzi a mantenere i contatti. Tra gli strumenti di comunicazione più diffusi spiccano soprattutto le videochiamate: il 43% degli italiani dichiara di usarle molto più di prima, con il 41% che esprime il desiderio di continuare a farlo. Rispetto all’era pre-Covid è cresciuto anche il numero di persone che hanno utilizzato di più messaggi (37%; con il 62% che intende continuare), telefonate (27%; 55%), email (24%; 36%) e social media (21%; 35%).

Nel comparto banche e assicurazioni, telefonate (29%) e email (26%) sono diventate essenziali, anche se il 24% ha comunque preferito gli incontri di persona in ufficio/sportello. Quando si parla di assicurazioni e banche, emerge proprio una certa voglia di relazionalità da parte degli italiani, con il 40% che per il futuro vorrebbe più incontri dal vivo. Ad aver soddisfatto i clienti in questi mesi di cambiamenti nel modo di usufruire dei servizi finanziari sono stati soprattutto la chiarezza nel linguaggio utilizzato (91%), i servizi digitali messi a disposizione e l’assistenza ricevuta (entrambi all’89%) e la velocità di risposta (84%). Tra tutte le misure messe in campo dal settore in questo periodo storico, il supporto e la solidarietà ai clienti attraverso bonus, sconti, sospensioni e rinvii dei pagamenti è stata quella che ha raccolto i consensi maggiori (34%).

“Sono molto interessanti due cose, soprattutto in prospettiva”, commenta Veltri, “Primo, vediamo come la chiamata per telefono continua ad essere considerata importante, ma il rapporto agile e veloce (ma al tempo stesso più formale) permesso dalle mail e dalla messaggistica arriverà in tendenza al primo posto: concilia l’agilità della telefonata con un po’ di formalismo e il necessario supporto documentale. Altra cosa che resta importantissima è il contatto di persona: nonostante tutte le soluzioni alternative della tecnologia, rimane essenziale rapportarsi con il cliente faccia a faccia, per guardarsi negli occhi e parlarsi con empatia.”

Covid-19, secondo 4 italiani su 10 banche e assicurazioni hanno aiutato

Risultati misti sulla percezione degli sforzi di banche e compagnie assicurative per venire incontro al cliente nel contesto della pandemia: sono 4 su 10 gli intervistati (1 su 2 escludendo quelli che non hanno un’opinione) che hanno notato “vicinanza o solidarietà” o aiuti indirizzati alla propria comunità o ai propri dipendenti.

“Nonostante siano state messe in atto grandi azioni di semplificazione dei processi ed agevolazioni per venire incontro al cliente, pare che questo impegno non sia stato molto percepito” spiega Veltri, “Ci sono una serie di azioni, implementate per rendere i processi più snelli, che magari possono apparire arbitrarie; per esempio chiedere documentazione per effettuare uno screening preventivo ed evitare di dover fare la richiesta più avanti, complicando il processo. È probabilmente necessario un maggiore sforzo di comunicazione, perché il cliente capisca il perché di certe procedure”.

Le azioni più apprezzate sono state innanzitutto quelle di supporto economico, come sconti o sospensione o rinvio dei pagamenti, o supporto ai lavoratori. Seguono misure per la comunicazione e la sicurezza di clienti e dipendenti.

“Guardando questa classifica, si può notare un’alternanza tra forma e sostanza” sottolinea Veltri, “come si vede dai punti 6 e 7, non importa soltanto cosa facciamo, ma anche il come”.

Assicurazioni e digitalizzazione, resta la centralità della persona

Durante la pandemia, tra le azioni intraprese dalle assicurazioni sono stati particolarmente apprezzati chiarezza nel linguaggio (91%), servizi digitali (89%) e assistenza ricevuta (89%).

Tuttavia, prendendo in considerazione la precedente immagine si può notare come, nella scala di importanza, le nuove tecnologie implementate da banche e assicurazioni per garantire la continuità dei servizi siano relativamente in basso: un punto che sembrerebbe contraddire il trend di crescente digitalizzazione.

“È un fattore che abbiamo avuto modo di notare nel nostro rapporto con il cliente” spiega Veltri, “Quando abbiamo fatto un focus group per definire quali servizi mettere a disposizione nella nostra polizza UNICA BNL, la richiesta di gran lunga preponderante era ‘digitalizzate il medico di base’. Non automatizzazioni o servizi più snelli, ma la possibilità di comunicazione con l’essere umano. Il cliente non vuole chiedere a un robot, vuole interfacciarsi con la persona”.

Resta quindi centrale agli occhi del cliente la possibilità di interfacciarsi di persona con il proprio contatto di fiducia, che la tecnologia non deve andare a sostituire, ma integrare e supportare per garantirne l’accessibilità nel rispetto della sicurezza.

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Insurtech, il ritardo digitale degli intermediari assicurativi

La penetrazione della digitalizzazione all’interno del comparto assicurativo sembra essere arrivata ad un punto cruciale: entro 10 anni l’82% dei consumatori di prodotti assicurativi sarà digitale, ma l’80% degli intermediari assicurativi non vende ancora servizi online.

È quanto emerge dall’indagine, supportata da elipsLife, prodotta da IIA – Italian Insurtech Associtation, in collaborazione con EMF Group, che ha interpellato gli intermediari, coinvolgendo sia broker che agenti di assicurazione mono e plurimandatari, sul livello di digitalizzazione del loro business.

Intermediari assicurativi: il 76% non teme la digitalizzazione

Secondo l’indagine, la maggior parte degli addetti che operano come intermediati, un ruolo centrale all’interno della catena del settore perché permette di comprendere meglio le esigenze del cliente e proporgli il prodotto assicurativo più adatto, non temono la disintermediazione dall’utilizzo di strumenti online. Se il 50% dei broker non ha paura dell’avvento del digitale nel rapporto con il cliente, la percentuale sale al 59% nel caso degli agenti monomandatari e al 63% per quelli plurimandatari.

Il 76% del campione ritiene infatti che la digitalizzazione sia un fattore molto importante per rimanere competitivi, consapevoli che l’utilizzo di servizi e soluzioni digitali quali Big Data (per il 36%), Web services (il 35%), Intelligenza artificiale (il 30%), blockchain (il 23%), ecc. possono avere un impatto positivo sul loro lavoro. Utilizzare questo genere di innovazioni non solo consentirebbe di avere una conoscenza più puntuale dei comportamenti e dei bisogni dell’utente, grazie all’analisi dei dati, ma anche di effettuare analisi predittive o di automatizzare alcune attività a basso valore aggiunto sfruttando le potenzialità degli algoritmi di AI e machine learning, migliorando in produttività ed efficienza.

Intermediari assicurativi: la digitalizzazione è cominciata, ma manca visione strategica

Se il 73% degli intermediari dichiara di aver già avviato in maniera significativa prima del 2020 un processo di digitalizzazione per automatizzare i processi, questi riguardano prevalentemente la gestione di attività quotidiane come emissioni di polizze, richieste di quotazione, gestione di pagamenti. Manca ancora una visione più strategica del processo di digitalizzazione nell’ottica di rispondere con nuovi servizi e proposte on line o via app a un consumatore sempre più digitale. L’80% degli intervistati dichiara infatti di non disporre di un sito o di un’applicazione per vendere online i propri prodotti e servizi.

Il gap tra consumatore digitale e offerta assicurativa

Dall’indagine emerge un evidente gap tra il nuovo consumatore digitale e l’offerta assicurativa tradizionale, reso ancora più complesso dal contesto di bassa retention dell’Industria Assicurativa specialmente tra i segmenti più giovani: l’85% dei giovani ritiene che l’offerta assicurativa non sia in linea con le proprie esigenze. Il cliente digitale richiede un approccio e un linguaggio nuovo, che si allinei alle esigenze dei più giovani (56% dei millennials) e prodotti che abbiano una migliore usabilità online (72%) e integrazione con lo smartphone (81%).

“In questa corsa alla digitalizzazione il fattore tempo è determinante. La sfida è evitare che in Italia si perda l’opportunità di creare un mercato assicurativo innovativo che sappia rispondere, con nuovi servizi e prodotti, a un nuovo tipo di domanda da parte di un consumatore sempre più digitale, che oggi rappresenta il 32% del target assicurativo: era al 10% nel 2010 e sarà all’82% del 2030.” spiega Simone Ranucci Brandimarte Presidente di IIA.

“Parliamo di una filiera strategica fondamentale per il nostro Paese, che vale il 7% del prodotto interno lordo italiano e che impiega quasi 400.000 addetti sul territorio nazionale, di cui quasi la metà nel solo ramo distributivo.”

Le sfide della digitalizzazione nelle assicurazioni

Sebbene confrontando i dati di quest’ultima indagine con quelli prodotti nel 2020, si possano registrare evidenti margini di miglioramento, molte sono ancora le sfide da vincere secondo gli intervistati, per arrivare a una transizione digitale adeguata di tutta la filiera.

Il 40% dichiara che la sfida più grande da vincere resta quella delle barriere culturali, erano il 60% nel 2020. La seconda sfida da affrontare riguarda la poca o non adeguata integrazione della tecnologia con i sistemi della compagnia assicurativa (per il 37% degli agenti, contro 60% dello scorso anno).
Infine, il tema della formazione, che rappresenta un fattore chiave, giudicata insufficiente e da migliorare per il 32% degli intervistati.

“Proprio su questi aspetti l’Italian Insurtech Association (IIA) è impegnata nel promuovere il progresso dell’innovazione assicurativo attraverso la formazione tecnica e la condivisione di best practice tecnologiche. Il nostro obiettivo è incentivare gli investimenti e creare valore per tutta la filiera, accelerandone le competenze tramite sinergie e favorendo la creazione di competenze digitali attraverso corsi di base gratuiti e realizzando un progetto di rinascimento digitale che sia inclusivo e diffuso su tutta la filiera.” conclude Simone Ranucci Brandimarte.

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Ruschlikon Italia: un ecosistema assicurativo interconnesso per guidare la digitalizzazione

Guidare la digitalizzazione, non subirla: questa la visione da cui nasce Ruschlikon Italia, progetto che vuole prendere le redini dell’inevitabile trasformazione digitale per plasmarla secondo le specifiche esigenze del mercato assicurativo italiano.

Ruschlikon Italia, anche denominato RIGI, sarà il primo progetto a livello mondiale ad implementare un ecosistema (ri) assicurativo digitale interconnesso per un intero mercato, al fine di inviare e ricevere dati e informazioni tecnico-contabili (inclusi i pagamenti) in riassicurazione. Utilizzerà una piattaforma, creata da ASG (ACORD) per garantire l’accesso a Compagnie di Assicurazioni, Brokers, Riassicuratori operanti nel mercato italiano.

Il modello sviluppato per il mercato italiano, parte del più ampio progetto Ruschlikon, farà da apripista per progetti simili in lavorazione in altri paesi.

Il progetto è stato presentato durante il webinar “Attori o spettatori di un mercato che cambia” organizzato da Italian Insurtech Association, con la partecipazione di rappresentati dei membri del suo Steering Committee.

Che cos’è il progetto Ruschlikon Italia (RIGI)

Ruschlikon è un’iniziativa nata nel 2008 con la partecipazione di assicuratori, broker e riassicuratori, finalizzato a rendere più efficienti i processi del mercato (ri)assicurativo tramite lo scambio digitale dei dati con adozione di Standard ACORD (già largamente adottata in USA e Regno Unito). Nell’ambito del progetto sono stati creati gruppi di lavoro regionali, tra cui quello italiano (RIGI).

RIGI nasce nel 2019 con il sostegno di Swiss Re, SCOR e C Consulting, la partecipazione di buona parte degli attori locali dell’ecosistema (assicuratori, riassicuratori, broker e IT provider), e di Ania, l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici.

Utilizzando una serie di strumenti basati su piattaforma ACORD, il progetto mira ad adottare uno standard globale per lo scambio delle informazioni, con diversi vantaggi che spaziano dall’aumento dell’efficienza tramite l’eliminazione di processi ridondanti, ad una maggiore garanzia di monitoraggio e controllo della gestione, alla condivisione di conoscenza a vantaggio di tutti i partecipanti, ed una maggiore flessibilità agli imprevisti, per modellare il mercato verso un miglioramento nel tempo.

Come afferma Raffaele Riva, Head of P&C Business Management Italy di Swiss Re Italy:

“Con RIGI vogliamo dettare le regole di come la quarta rivoluzione industriale deve avvenire, per diventare attori attivi anziché spettatori passivi”.

Come funziona la piattaforma digitale

La piattaforma su cui si basa il progetto è sviluppata come un hub centralizzato, per permettere l’interconnessione dei diversi attori in modo più gestibile a livello tecnico e più appetibile a tutte le realtà.

Il modello di interazione è infatti articolato su vari livelli, e consente ad ogni attore di partecipare secondo il proprio grado di maturità tecnologica e operativa, con modalità d’accesso che spaziano da gateway o API per chi ne sia fornito, all’upload e alla condivisione di semplici file excel o PDF. Sarà inoltre possibile convertire tali file in linguaggio ACORD, permettendo a chiunque salga a bordo di adeguare gradualmente i propri sistemi.

La piattaforma sarà inclusiva, ovvero aperta a tutti i player attivi nel mercato italiano, sia in regime di stabilimento che in libera prestazione di servizi.

Il sistema funzionerà nel pieno rispetto delle normative sulla privacy (GDPR) e delle best practice di cyber security: tutti i messaggi e i dati scambiati saranno criptati, e la piattaforma memorizzerà soltanto i log di transito dei messaggi, non i dati trasferiti.

La piattaforma è creata con la possibilità di una futura interconnessione anche a livello internazionale, una volta che verranno implementati gli analoghi progetti che si stanno sviluppando parallelamente in altri paesi.

Ruschlikon Italia, a che punto siamo

Il progetto Ruschlikon Italia è già in lavorazione da due anni, ed è ora nella sua fase implementativa: nonostante la pandemia, nel 2020 è stato concluso con successo il primo test di trasmissione di dati reali tra assicuratore e riassicuratore.

Nell’arco di quest’anno sarà effettuato un secondo test di trasmissione, l’implementazione degli standard ACORD da parte degli IT provider e della piattaforma digitale, e il test finale di trasmissione tra assicuratori, broker e riassicuratori, con il lancio ufficiale della piattaforma previsto per il 2022.

Quali sono i costi?

Il progetto sarà avviato con una sponsorship da parte di diversi membri dello Steering Committee di Ruschlikon e di ASG-ASCORD. Non ci sarà quindi nessun costo per la realizzazione ed implementazione della piattaforma, né alcun costo di membership per i partecipanti.

Inoltre, lo scambio di messaggi sulla piattaforma non avrà costi per i primi 2 milioni di messaggi (volume stimato per corprire in media tre anni di utilizzo sul mercato italiano).

All’esaurimento della sponsorship, è previsto un costo a consumo, è stimato tra 0,06 e 0,09 euro per messaggio.

RIGI non è il primo progetto di questo tipo, perché quindi dovrebbe avere successo dove altri, come RINET più di 20 anni fa, hanno fallito?

“Un vecchio adagio recita che ‘C’è un tempo per ogni cosa’” commenta Riva, “Il fatto che questo sia il giusto tempo è dato principalmente dal combinato disposto di due fattori: un mondo ed una industria che sono già prepotentemente sulla via del digitale e la chance di farlo stabilendo come Italia le regole del gioco”.

La digitalizzazione avverrà, e già sta avvenendo, che il mondo assicurativo lo voglia a meno. La domanda diventa quindi se subirla, o se guidarla.

“Partecipare a RIGI significa investire il minimo indispensabile e cavalcare immediatamente i nuovi paradigmi dei nostri tempi.”

L’articolo Ruschlikon Italia: un ecosistema assicurativo interconnesso per guidare la digitalizzazione proviene da InsuranceUp.