Oscar Health: l’insurtech da 7,7 miliardi di dollari che non genera profitti

L’insurtech americana Oscar Health ha ormai raggiunto traguardi e numeri da capogiro: una valutazione da quasi otto miliardi di dollari, il debutto sulla Borsa di New York per 1,2 miliardi e 530 mila clienti in 18 Stati americani. Secondo gli esperti, però, il suo futuro finanziario continua a rimanere incerto.

Nonostante le entrate per 370 milioni di dollari, nei primi tre mesi del 2021 la compagnia ha comunque registrato perdite per 87,4 miliardi. La strada per avere un bilancio in positivo e generare profitti è ancora lunga, e gli ingenti investimenti effettuati per migliorare la tecnologia o mantenere di tariffe vantaggiose potrebbero non bastare.

Cosa fa Oscar Health

La startup è stata fondata a New York quasi 10 anni fa, nel 2012, da Kevin Nazemi, Mario Schlosser e Joshua Kushner, il fratello del genero di Donald Trump Jared Kushner. Oscar Health è attiva nel campo delle polizze mediche: “Crediamo che i cittadini americani meritino coperture assicurative convenienti e di alta qualità che si adattino allo stile di vita di tutti, dalle famiglie che cercano un’assicurazione per i bambini appena nati o i genitori più anziani agli gli adulti con condizioni croniche che conoscono bene il proprio medico, passando per coloro che cercano un pacchetto assicurativo adatto alla pensione” si legge sul sito della compagnia.

La piattaforma digitale sviluppata da Oscar Health permette di gestire le polizze completamente online e analizza i dati dei clienti per proporre a ognuno soluzioni personalizzate. I piani disponibili sono tre: il primo è rivolto ai clienti del programma Medicare, gestito dal governo e dedicato agli americani meno abbienti, il secondo è pensato per singoli individui o famiglie e il terzo, infine, si rivolge alle imprese. Tra i servizi offerti dall’insurtech troviamo anche la possibilità di ricevere visite o consulti medici in modalità virtuale, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, prenotabili attraverso l’app della compagnia.

A maggio 2021 Oscar Health opera in 18 stati americani e conta più di 540 mila clienti, ma ha in programma di continuare a espandersi nel corso dei prossimi anni. Nel 2020 gestiva premi per 1,67 miliardi di dollari.

Dai primi investimenti all’entrata in Borsa

Dalla sua fondazione Oscar Health ha raccolto 1,6 miliardi di dollari in 10 round di investimenti. Il 2020 è stato particolarmente fortunato da questo punto di vista: a giugno la compagnia ha ottenuto 225 milioni di dollari, e pochi mesi dopo, a dicembre, ne sono arrivati altri 140 in un round guidato da Tiger Global Management: un totale di 365 milioni di dollari raccolti lo scorso anno, uno al giorno.

Il grande salto qualitativo è arrivato a inizio marzo 2021, quando Oscar Health si è quotata sulla Borsa di New York. L’operazione ha permesso di raccogliere 1,2 miliardi di dollari, vendendo 31 milioni di azioni a 39 dollari l’una. La compagnia ha così raggiunto una valutazione invidiabile: 7,7 miliardi di dollari. Subito dopo il debutto sui mercati, però, il prezzo delle azioni di Oscar Health è sceso dell’11 per cento, passando dai 39 dollari iniziali a 34,80, ed è poi diminuito del 50% nei successivi due mesi.

Oscar Health, un futuro incerto

Nei primi tre mesi del 2021 – durante i quali ha avuto luogo anche l’entrata sui mercati – i clienti della compagnia sono aumentati quasi del 30 per cento rispetto all’anno precedente, passando da 420 mila iscritti a 542 mila. In crescita anche le entrate, che sono passate da 88 milioni di dollari a quasi 370 milioni.

Allo stesso tempo, però, Oscar Health continua a non registrare profitti: nel primo trimestre del 2021 ha registrato perdite per 88 milioni di dollari, un dato in leggero miglioramento rispetto ai 97 milioni dello scorso anno.

Secondo Forbes, per imporsi sui mercati Oscar Health utilizza un modello basato sull’innovazione tecnologica e il mantenimento di prezzi vantaggiosi per i suoi prodotti. Questo, però, potrebbe non bastare dato che, nei suoi nove anni di attività, la compagnia ha già investito somme ingenti senza però mai riuscire a generare profitti. Fino a oggi Oscar Health ha registrato perdite per un totale complessivo di 1,5 miliardi di dollari.

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Shift Technology, il nuovo unicorno francese che protegge dalle frodi

Nel ricco panorama insurtech francese si fa strada un nuovo unicorno: Shift Technology, che poche settimane fa ha chiuso un round di investimenti di Serie D da 220 milioni di dollari (circa 183 milioni di euro). La sua valutazione ha così raggiunto e superato il miliardo di dollari.

Shift Technology si muove in campo Software as a Service (SaaS) e sfrutta l’intelligenza artificiale per salvaguardare le compagnie assicurative dal rischio di possibili frodi, con un’attenzione particolare per i processi automatizzati di sottoscrizione e gestione delle polizze.

Ecco come funziona Shift Technology, la tecnologia utilizzata e le prospettive per il futuro.

I servizi di Shift Technology

Shift Technology nasce a Parigi, in Francia, nel 2014 dall’idea di David Durrleman (attuale Cto), Eric Sibony (Cso, Chief Services Officer) e Jeremy Jawish (Ceo). Attraverso la sua suite di programmi SaaS la startup sfrutta le potenzialità dell’intelligenza artificiale per aiutare le compagnie assicurative a evitare possibili frodi nei processi di sottoscrizione delle polizze, valutazione e compensazione dei sinistri, e gestione delle procedure finanziarie.

Secondo la non-profit americana Coalition Against Insurance Fraud, ogni anno negli Stati Uniti le frodi in campo assicurativo causano danni per 80 miliardi di dollari, e la crescente digitalizzazione dei processi potrebbe far lievitare i numeri. Allo stesso tempo, il settore basato sull’individuazione delle frodi in ambito assicurativo valeva 2,5 miliardi di dollari nel 2019, e potrebbe arrivare a 8 miliardi entro il 2024.

Dalla sua fondazione Shift Technology ha analizzato quasi 2 miliardi di polizze, rilevando potenziali frodi – come falsi incidenti, danni denunciati come nuovi ma in realtà già presenti, e documenti non più validi – con un livello di accuratezza del 75%. Per farlo la startup combina dati storici, immagini aeree e satellitari, scenari di possibile rischio e informazioni ottenute da partner esterni.

Oltre alla protezione contro le truffe, Shift Technology offre anche un servizio chatbot che permette di automatizzare la gestione dei sinistri in modo semplice e rapido, migliorando allo stesso tempo la customer experience.

Al momento la compagnia opera principalmente in campo danni e infortuni – ma ha in programma di espandersi presto nel mondo delle assicurazioni mediche – ed è attiva in 25 Paesi a livello globale. Tra i suoi clienti troviamo colossi come Generali France e la giapponese Mitsui Sumitomo.

Il futuro: l’hub francese per l’IA

Dalla sua fondazione, nel 2014, Shift Technology ha raccolto un totale di 320 milioni di dollari. Gli ultimi round hanno seguito un netto trend di crescita: dai 10 milioni di dollari raccolti nel 2016 ai 28 del 2017, fino ai 60 del 2019. L’ultimo round, di Serie D, è stato chiuso il 6 maggio scorso e ha permesso di raccogliere un totale di 220 milioni di dollari (183 milioni di euro) grazie anche alla partecipazione di investitori come Advent International, Accel, Iris Capital e General Catalyst.

La valutazione della compagnia ha così raggiunto il miliardo di dollari, permettendo a Shift Technology di affiancarsi ad Alan nel mondo degli unicorni insurtech francesi. Il Ceo Jeremy Jawish ha commentato la notizia usando toni che aprono a un futuro promettente: “Abbiamo appena iniziato a scoprire le potenzialità dell’IA e dell’automatizzazione applicate ai processi che guidano tutto il ciclo assicurativo” ha detto In un comunicato stampa rilasciato dall’azienda.

La startup impiega al momento 350 persone, e intende utilizzare i nuovi fondi per allargare il team: “Faremo molte assunzioni in Francia e alcune anche negli Stati Uniti” ha detto il Ceo. Lo scopo ultimo, poi, è creare il “più importante hub francese dedicato all’intelligenza artificiale nel settore assicurativo”, che impiegherà 300 persone entro il 2023.

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Waterdrop, una insurtech cinese a Wall Street: che cosa fa

A Wall Street c’è un nuovo unicorno insurtech ed è cinese. Il 7 maggio ha infatti debuttato Waterdrop, scaleup fondata nel 2016 e che ha fra i suoi investitori anche Tencent: finora ha ottenuto 631 milioni di dollari di finanziamenti. Nel giorno del collocamento ha raccolto 360 milioni (30milioni di azioni vendute a 12 dollari l’una), raggiungendo una valutazione di 4,7 miliardi

Waterdrop è tra le poche aziende fintech cinesi ad aver finalizzato l’entrata sui mercati americani, nonostante la crescente regolamentazione di un settore già delicato come quello delle polizze mediche.

Vediamo allora come funziona Waterdrop, le tipologie di servizi offerti e le sfide che dovrà affrontare nel prossimo futuro.

Waterdrop, crowdfunding e polizze sanitarie

Waterdrop si compone attualmente di due unità operative fondamentali: la piattaforma di crowdfunding e il programma Waterdrop Insurance Mall, attraverso il quale vende polizze assicurative in campo medico.

Per quanto riguarda la prima, l’insurtech aiuta gli utenti con problemi di salute a organizzare e gestire campagne di raccolta fondi, sfruttando anche la popolarità dei suoi canali di comunicazione. Questa modalità è ancora poco esplorata dal settore insurtech europeo, ma decisamente promettente: a luglio 2020 le campagne organizzate da Waterdrop avevano raccolto un totale di 4,6 miliardi di dollari tramite più di un miliardo donazioni effettuate da 320 milioni di utenti.

Le campagne di raccolta fondi vengono organizzate e diffuse tramite i social network, primo tra tutti il colosso cinese WeChat.

Waterdrop Insurance Mall è invece la sezione dedicata alla sottoscrizione di polizze sanitarie. Nella prima metà del 2020 questa contava 120 milioni di clienti e un premio complessivo di 865 milioni di dollari, in continua crescita. La compagnia punta a offrire prodotti assicurativi economici e accessibili a tutti: le polizze a lungo termine partono da 4 yuan (0,58 dollari) al mese.

In passato Waterdrop vantava anche una terza unità operativa tramite la quale gestiva un programma di aiuto reciproco (mutual aid): gli utenti interessati versavano una qualsiasi cifra su un fondo comune, e la compagnia provvedeva poi a pagare fino a 43 mila dollari nel caso in cui i contribuenti fossero andati incontri a problemi di salute. Il programma aveva più di 70 milioni di utenti e nel 2019 aveva rimborsato spese per 2 miliardi di yuan, che equivalgono a più di 300 milioni di dollari.

Il fondo di mutual aid è stato chiuso lo scorso marzo, a causa della crescente complessità delle norme che regolano il settore.

Secondo Bloomberg, i prodotti offerti da Waterdrop si rivolgono principalmente ai residenti delle città cinesi meno in vista e ai giovani utenti esperti nella navigazione in internet. In Cina, le stime sostengono che entro i prossimi di anni il mercato delle assicurazioni digitalizzate potrebbe crescere di 2.5 trilioni di yuan (387 miliardi di dollari).

L’ingresso in Borsa tra investimenti, perdite e problemi normativi

Waterdrop è stata fondata nel 2016 da Shen Peng, che attualmente ricopre il ruolo di Ceo. In cinque anni di attività la compagnia ha raccolto investimenti per 631 milioni di dollari, divisi in nove diversi round. L’ultimo, di Serie E, ha visto il colosso Tencent – lo sviluppatore di WeChat – investire 150 milioni di dollari. In precedenza, ad agosto 2020, la compagnia aveva raccolto 230 milioni di dollari in un round di Serie D guidato da Swiss Re e Tencent.

La compagnia ha acquisito lo status di unicorno nell’aprile 2019, e a maggio 2021 si è quotata con successo sulla Borsa di New York raccogliendo 360 milioni di dollari.

Ancora oggi, però, Waterdrop non ha mai generato profitti e si è detta dubbiosa riguardo alla possibilità di ribaltare la situazione nel breve termine. Nel 2020, ad esempio, ha generato entrate per 464 milioni di dollari, ma ha comunque chiuso l’anno in negativo con perdite per 101 milioni.

Nel prossimo futuro, inoltre, l’insurtech dovrà affrontare una serie di ostacoli normativi: il settore delle polizze mediche – specialmente se offerte tramite metodi non convenzionali come il crowdfunding – è infatti particolarmente complesso e le regolamentazioni in vigore stanno diventando via via più serrate. Importanti cambiamenti potrebbero quindi minacciare il futuro di Waterdrop.

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Zego diventa unicorno: dai primi passi in UK all’espansione internazionale

La crescita dell’unicorno insurtech Zego non si ferma: la startup, basata a Londra, continua a espandere le proprie attività stringendo nuove partnership, e nel primo trimestre del 2021 ha chiuso un round di finanziamenti da 150 milioni di dollari.

L’azienda è specializzata in polizze assicurative per auto e scooter, disponibili sia per clienti individuali che realtà corporate. La flessibilità dei suoi servizi ha reso Zego particolarmente adatta alle necessità delle compagnie di delivery, da Uber Eats a Deliveroo, che possono in questo modo proteggere sia le flotte aziendali che i veicoli utilizzati dai singoli driver.

Zego, l’idea e le polizze

Zego nasce a Londra nel 2016 dall’idea di Sten Saar, attuale Ceo, Harry Franks (Chief Business Development Officer) e Stuart Kelly (Staff Engineer). Da subito, l’obiettivo dei tre imprenditori consisteva nel semplificare il mercato delle assicurazioni auto, tradizionalmente molto costoso e basato su procedure lente e obsolete. “Quando abbiamo lanciato Zego, la nostra priorità era assicurare i clienti e fare in modo che potessero guidare il prima possibile” si legge infatti sul sito della compagnia.

Presto, la startup ha avviato un processo di espansione a livello europeo che dal Regno Unito l’ha portata a operare in Spagna, Irlanda, Belgio e Francia. Nel 2019, poi, Zego è stata la prima compagnia insurtech a ottenere la licenza per operare e vendere le proprie polizze in autonomia nel Regno Unito, senza dover passare da altre agenzie.

Zego offre polizze digitalizzate pensate in modo specifico per soddisfare le esigenze della gig economy: autisti privati, driver che effettuano consegne a domicilio e grandi società di delivery e ride hailing. Tramite il sito della compagnia è possibile ricevere un preventivo in pochi minuti, e tutte le assicurazioni sono acquistabili e gestibili direttamente online. Anche le tempistiche si adattano alle necessità della gig economy: le polizze possono avere un periodo di validità compreso tra un’ora e un anno.

Tra le compagnie che attualmente si affidano a Zego per assicurare flotte o autisti troviamo molte tra le aziende più in vista nei settori delivery e mobilità, da Uber e Uber Eats a Just Eat, passando per Deliveroo e GoGetters.

Zego ha fino ad ora venduto più di 17 milioni di polizze, e assicurato 200,000 veicoli in cinque Paesi.

Zego, la tecnologia

La flessibilità del servizio è il punto di forza principale della startup: “Mentre gli assicuratori tradizionali impostano i prezzi dei propri prodotti basandosi soltanto su fattori come l’età dell’autista o il tipo di veicolo, Zego tiene in considerazione anche i dati relativi alle abitudini lavorative o i comportamenti alla guida” ha detto il Ceo Sten Saar a TechCrunch, aggiungendo: “Per ogni veicolo, Zego raccoglie cinque volte la quantità di informazioni generalmente processate dai competitor, analizzando fino a 50 data point al secondo”.

A dicembre 2020, inoltre, la compagnia ha acquisito la startup portoghese Drivit, specializzata in servizi telematici utili per raccogliere dati relativi all’uso dei veicoli e alle abitudini di guida degli utenti come posizione, accelerazioni o stop improvvisi, consumo di carburante, e tempo di sosta.

Gli investimenti

I round di investimento chiusi da Zego hanno accompagnato la rapida crescita della compagnia. Dopo un primo round da 6 milioni di sterline, a luglio 2019 l’insurtech ha raccolto 42 milioni di dollari in un round di Serie B guidato da Target Global, mentre lo scorso marzo ha più che triplicato raccogliendo 150 milioni di dollari: la terza operazione più corposa in campo insurtech del primo trimestre 2021, a livello mondiale.

I nuovi fondi hanno fatto salire la valutazione della compagnia a 1,1 miliardi di dollari, permettendo così a Zego di diventare il primo unicorno insurtech nato nel Regno Unito.

Nel prossimo futuro, la startup punta a proseguire il processo di espansione “in Europa e non solo”, raddoppiare lo staff in modo da impiegare più di 500 persone entro la fine del 2021, e continuare a investire in campo tecnologico.

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2021, insurtech in ripresa: ecco i maggiori round del primo trimestre

Insurtech in ripresa: secono i dati di Crunchbase, il primo trimestre del 2021 ha visto il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019, con lo stesso numero di round oltre i 10 milioni di dollari del primo trimestre 2019.

Ecco alcuni dei round insurtech più importanti del 2021, tra USA, Canada ed Europa.

1. Next Insurance

Il primo posto va al round di serie E per Next Insurance: guidato da FinTLV Ventures e Battery Ventures, ha raccolto ben 250 milioni.

Next Insurance, di cui abbiamo parlato qui, si concentra su polizze assicurative per piccole e medie imprese e vale attualmente 4 miliardi di dollari.

2. Coalition

Con 175 milioni di dollari segue Coalition, che grazia al round di serie D chiuso a marzo ha raggiunto una valutazione di 1,75 miliardi di dollari, con un finanziamento totale di 315 milioni.

Fondata nel 2017 e sostenuta da Swiss Re e Arch Insurance, Coalition strumenti di cybersecurity insieme alla copertura assicurativa informatica, e serve oltre 42.000 clienti.

3. Zego

Il gradino finale del podio se lo aggiudica Zego, con un round da 150 milioni di dollari.

Zego è stata la prima insurtech britannica a ottenere la licenza assicurativa. Nata nel 2016, ha saputo intercettare un nuovo bisogno assicurativo rimasto scoperto: si concentra sull’offerta di polizze assicurative flessibili e on-demand per i lavoratori della gig economy, in segmenti come il ride-hailing, ride sharing, noleggio auto e scooter sharing.

4. Pie Insurance

Ha raccolto 118 milioni Pie Insurance, in un round di serie C guidato da Allianz X e Acrew Capital.

Nata nel 2017, Pie Insurance offre polizze per la copertura retributiva dei lavoratori in piccoli business e PMI, per ora sul mercato americano.

5. Corvus Insurance

Insight Partners ha guidato un round da 100 milioni di dollari per Corvus Insurance, fornitore di prodotti assicurativi aziendali basati sull’intelligenza artificiale, portando la sua valutazione a 750 milioni di dollari.

Corvus fornisce assicurazioni cyber e trasporto merci tramite intelligenza artificiale e machine learning applicati ai data analytics.

6. TypTap Insurance

Ha ottenuto 100 milioni anche TypTap Insurance, sussidiaria di HCI Group che si occupa di assicurazioni casa e disastri naturali.

Il round, in questo caso di private equity, è stato guidato da un fondo affiliate a Centerbridge Partners.

7. Rhino Insurance

Un round di private equity anche quello da 95 milioni per Rhino Insurance, guidato da Tiger Global, che ha portato la compagnia a quasi 500 milioni di dollari di valutazione.

Nata nel 2017, Rhino è un insurtech che fornisce alle società immobiliari un prodotto assicurativo che funge da alternativa alle tradizionali cauzioni degli inquilini in affitto. La società offre anche agli affittuari un simile prodotto assicurativo di deposito cauzionale.

Scopri qui gli altri grandi round insurtech del primo trimestre 2021

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Next Insurance: l’unicorno insurtech da 4 miliardi di dollari che aiuta le piccole e medie imprese

Una valutazione da 4 miliardi di dollari, più di 880 milioni raccolti e 200 mila clienti: sono i numeri di Next Insurance, unicorno insurtech americano che non smette di sorprendere i mercati.

Next Insurance offre polizze assicurative per piccole e medie imprese, un settore spesso dimenticato dalle grandi aziende che preferiscono tradizionalmente concentrarsi sui grossi clienti commerciali o sulle polizze individuali, come quelle mediche o sulla vita.

In molti ora vociferano di una possibile entrata in Borsa per la startup, ma per il momento il Ceo Guy Goldstein preferisce continuare a puntare sulla “crescita della compagnia”.

Come funziona Next Insurance

La startup è stata fondata nel 2016 a San Francisco, nell’area della Silicon Valley, da tre imprenditori di origini israeliane: Guy Goldstein (attuale CEO), Alon Huri (CTO) e Nissim Tapiro.

Next Insurance offre polizze completamente digitalizzate pensate per soddisfare le esigenze delle piccole e medie imprese. Le coperture offerte riguardano cinque diverse categorie di rischio: danni e infortuni, responsabilità civile e professionale, auto aziendali e attrezzature o strumenti tecnici. Grazie anche all’uso della tecnologia e dell’intelligenza artificiale in tutti i suoi processi, i prodotti assicurativi di Next Insurance permettono di risparmiare fino al 30% rispetto alle polizze tradizionali.

La startup vanta al momento un tasso di gradimento da parte degli utenti pari a 4,7 su 5. Tutte le assicurazioni sono personalizzabili e acquistabili direttamente online e, sempre attraverso il sito della startup, è possibile ricevere un preventivo in meno di cinque minuti.

Un modello vincente

Il modello operativo di Next Insurance si è rivelato vincente. A fine marzo la startup ha chiuso un round di investimenti di serie E dal valore di 250 milioni di dollari, raddoppiando la propria valutazione dai 2 miliardi iniziali a 4 miliardi di dollari.

A dicembre 2020, inoltre, Next Insurance ha acquisito Juniper Labs, compagnia specializzata in analisi predittiva dei dati e machine learning applicati al settore assicurativo. Lo scorso marzo, poi, ha concluso la sua seconda acquisizione con AP Intego, agenzia assicurativa digitalizzata con un focus sulle piccole attività commerciali che serve più di 75 mila clienti in tutti i 50 stati americani.

Nel corso del 2020 l’ammontare dei premi lordi sottoscritti da Next Insurance è raddoppiato, passando da 100 a 200 milioni di dollari tra febbraio 2020 e febbraio 2021. Come fa notare TechCrunch, però, queste stime sono precedenti all’acquisizione di AP Intego, che al momento dell’operazione gestiva all’incirca 185 milioni di dollari in premi attivi.

Da pochi mesi, inoltre, Next Insurance ha avviato una partnership con Amazon grazie alla quale i membri del programma Business Prime possono ottenere facilmente una copertura assicurativa per le loro operazioni, a prezzi vantaggiosi.

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Zego, storia del primo unicorno insurtech inglese nato per la gig economy

Con la crescente popolarità (e ora necessità) del delivery, è esploso negli ultimi anni fenomeno della gig economy. Fenomeno che la (ex) startup insurtech Zego ha cavalcato, offrendo una copertura assicurativa a questa nicchia di mercato prima scoperta, con polizze flessibili applicabili alla new mobility.

Grazie alla sua intuizione, Zego ha raccolto ad appena un anno dalla sua nascita 6 milioni di sterline, ha chiuso nel 2019 un importante round di serie B da 42 milioni di dollari, e di recente uno di serie C da 150 milioni: dal suo lancio nel 2016 ha raccolto in totale 200 milioni di dollari, e l’ultimo round ha portato la sua valutazione a superare il miliardo, conferendogli lo status di unicorno.

Come funziona Zego

Fondato nel 2016 da Harry Franks, Sten Saar e Stuart Kelly, Zego nasce a Londra con l’idea di reinventare l’assicurazione commerciale per i lavoratori autonomi, con particolare attenzione alla gig economy, una nicchia prima totalmente priva di offerte di servizi assicurativi. Il suo primo prodotto è l’assicurazione scooter e auto dedicata ai lavoratori del food delivery.

Zego si rivolge ai nuovi servizi di mobilità, quali ride-hailing, ridesharing, noleggio auto e scooter sharing, e offre una gamma di polizze che vanno dall’assicurazione minuto per minuto alla copertura annuale, fornendo una maggiore flessibilità rispetto agli assicuratori tradizionali, con prezzi basati sui dati di utilizzo dei veicoli.

Ha ottenuto nel 2019 la licenza assicurativa, grazie alla quale, oltre a lavorare al fianco di altri assicuratori, costruisce e vende le proprie polizze.

La sua tecnologia si basa sull’integrazione di dati e tecnologie con diversi attori, da servizi di car sharing come Uber, Ola e Bolt, a servizi di delivery come Deliveroo, Uber Eats e Just Eat.

Recentemente, Zego è diventato un partner chiave nel mercato del noleggio di e-scooter nel Regno Unito, collaborando con aziende come Tier, Voi e Dott, e a fine 2020 ha acquisito la compagnia telematica Drivit.

Ad oggi, Zego ha fornito più di 17 milioni di polizze assicurative e coperto più di 200.000 veicoli in cinque paesi: UK, Spagna, Francia, Belgio e Irlanda.

Il nuovo round e i progetti futuri

Guidato da DST Global, il round di serie C da 150 milioni ha visto l’entrata nel capitale della società di nuovi investitori, tra cui General Catalyst, il cui founder e MD Joel Cutler è entrato nel board of directors, e il continuo sostegno di tutti gli investitori precedenti, tra cui Taavet Hinrikus di Wide, Target Global, Balderton Capital e Latitude.

Grazie a quest’ultimo round, Zego ha raggiunto la valutazione di 1,1 miliardi di dollari, acquisendo il titolo di unicorno.

Il finanziamento sarà utilizzato per “espandersi rapidamente in tutta Europa e oltre”, per continuare ad investire nella tecnologia, e per raddoppiare la forza lavoro, che attualmente è di 265 dipendenti, a oltre 500 dipendenti entro la fine del 2021.

Ora l’unicorno insurtech sta scommettendo sull’offerta assicurativa per le flotte aziendali: negli ultimi due anni, il suo focus si è ampliato per includere non solo driver e rider, ma anche intere flotte di veicoli, puntando sul fatto che l’80% dei nuovi veicoli sono ora venduti a clienti commerciali. Una progressione naturale per l’azienda, che continua a mirare a capitalizzare un mercato in crescita attualmente sottoservito dal settore assicurativo.

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Unicorni insurtech, le polizze sanitarie personalizzate di Sidecar Health

La startup insurtech americana Sidecar Health, fondata nel 2018,  è stata valutata per 1 miliardo di dollari, raggiungendo così lo status di unicorno, dopo aver chiuso un round di investimenti di Serie C da 125 milioni di dollari: un enorme passo avanti rispetto ai 20 milioni raccolti lo scorso luglio.

Come funziona Sidecar Health

Oggi negli Stati Uniti i processi assicurativi in campo sanitario sono generalmente associati a un labirinto burocratico o a costi insostenibili, tanto che nel 2019 più di 33 milioni di persone non avevano un’assicurazione. Sidecar Health punta a semplificare il settore offrendo polizze flessibili e digitalizzate, gestibili completamente online.

Il punto di forza principale della startup è la possibilità di personalizzare la copertura sanitaria in base alle esigenze individuali: i clienti possono infatti scegliere i servizi che desiderano includere nel proprio pacchetto assicurativo, visitare ogni medico disponibile (negli Stati Uniti spesso le assicurazioni sono vincolate a un singolo network di istituti ospedalieri), e comparare i prezzi offerti dai vari professionisti nella propria zona prima di effettuare una visita.

Inoltre, Sidecar Health mette a disposizione una carta di debito con la quale è possibile pagare l’importo dovuto immediatamente dopo aver ricevuto la prestazione richiesta: una novità negli Usa, dove generalmente le agenzie assicurative rimborsano i medici soltanto dopo aver completato una visita.

Secondo la compagnia, questa formula assicurativa permette di risparmiare fino al 40% rispetto al prezzo mensile delle polizze tradizionali.

Anche grazie al nuovo round di investimenti Sidecar Health intende raggiungere i 30mila utenti entro il 2021, e allargarsi rispetto ai 16 stati americani attualmente serviti arrivando a coprire l’intero territorio nazionale.

Gli unicorni insurtech

Nel corso degli ultimi anni diverse startup insurtech sono diventate “unicorni”: hanno quindi raggiunto una valutazione pari o superiore a $1 miliardo, pur non essendo ancora quotate in Borsa.

Oltre alla nuova arrivata Sidecar Health, l’ambito medico e sanitario presenta una serie di (ex)unicorni insurtech, tutti americani: Bright Health, Oscar Health, che ha appena avviato le operazioni per quotarsi in Borsa, e Clover Health, che è diventata pubblica lo scorso gennaio.

L’entrata nei mercati finanziari è infatti considerata da sempre più unicorni insurtech, in tutti i settori, come il naturale proseguimento della propria crescita. Già a luglio 2020 Lemonade, forte di una valutazione da $2 miliardi, è entrata in Borsa raccogliendo $319 milioni. La compagnia offre assicurazioni digitalizzate che coprono proprietari di immobili, affittuari, e anche animali domestici. A novembre, poi, è stato il turno di Root Insurance, insurtech specializzata nelle polizze auto, che con la quotazione ha raccolto più di $700 milioni.

Altri unicorni sono invece intenzionati a esordire sui mercati nel prossimo futuro. A fine luglio il colosso delle assicurazioni casa Hippo ha raccolto $150 milioni, facendo salire la propria valutazione a $1,5 miliardi, e potrebbe entrare in Borsa nel 2021. Interessata a fare il salto è anche l’insurtech Metromile, che offre assicurazioni auto in formula pay-per-mile e lo scorso novembre è stata valutata per $1,3 miliardi.

Infine, altre startup insurtech promettenti sono Next Insurance, specializzata nelle assicurazioni per le piccole imprese e valutata per $2 miliardi; e wefox, che offre invece piattaforme digitali pensate per connettere assicuratori, clienti e distributori.

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Lemonade, l’unicorno Usa insurtech arriva in Francia

L’unicorno insurtech newyorkese Lemonade sbarca nel suo terzo paese europeo con il lancio in Francia, dopo essere entrata sul mercato olandese nei primi mesi di quest’anno e in quello tedesco a giugno 2019.

Si tratta di un mercato ad alta concorrenza, poiché in Francia l’assicurazione sulla casa è spesso richiesta per legge, ma questo non ha spaventato i fondatori. “Riusciremo a distinguerci grazie al nostro mix unico di valori e tecnologia. Daremo la possibilità ai consumatori francesi di ottenere coperture rapide, personalizzate, mission-oriented e acquistabili da qualsiasi smartphone attraverso la nostra app” ha dichiarato il CEO e fondatore Daniel Schreiber.

Lemonade, di cui abbiamo seguito l’evoluzione, è la prima insurtech certificata come B Corp e si è quotata al NYSE questo luglio raccogliendo tre volte i capitali che si era posta come obiettivo, con alle spalle colossi come SoftBank, Sequoia Capital, GV, Aleph. A luglio 2020 aveva raccolto 480 milioni di dollari in capitale di rischio, tra cui circa 300 milioni investiti dal colosso giapponese SoftBank, che detiene circa il 21,8% delle azioni.

La principale particolarità di Lemonade è il suo modello assicurativo basato sul business etico, che mette in pratica le teorie dell’economia comportamentale: Lemonade trattiene per sé una cifra fissa per le operazioni svolte, e devolve a fine anno il profitto di sottoscrizione non utilizzato a coprire i sinistri ad enti di beneficienza scelti dal cliente.

Costruita con tecnologie di intelligenza artificiale, machine learning e chatbot, Lemonade si distingue anche per essere tra le applicazioni più veloci nella gestione di un processo di sottoscrizione, che dura al massimo un paio di minuti, ed è arrivata a gestire un claim in soli 3 secondi. È probabilmente anche la prima assicurazione ad aver aperto al mondo degli sviluppatori le proprie API, permettendo ad operatori esterni quali ecommerce, servizi finanziari, sicurezza domestica e non solo di integrare le sue proposte assicurative nel proprio servizio, offrendo una copertura al cliente senza bisogno di passaggi successivi.

Veloce, open e customer centric, Lemonade progetta di continuare a crescere in Europa, e tra i suoi obiettivi c’è anche l’Italia. In un panorama insurtech che vede la crescita della propensione dei clienti a sperimentare attori non tradizionali, la società potrebbe trovare terreno fertile – e magari dare una scossa ad un settore dove l’offerta di digitalizzazione ancora fatica ad incontrare la crescente domanda.

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Next Insurance, l’insurtech vale due miliardi di dollari

La startup insurtech Next Insurance ha raccolto $250 milioni in un round di investimenti guidato da Capital G, il fondo di investimento di Alphabet (Google). La valutazione della società sale così a circa 2 miliardi do dollari, dato che la inserisce nell’Olimpo degli unicorni insurtech.

Fondata nel 2016, la compagnia offre polizze assicurative flessibili e digitalizzate per piccole e micro imprese in settori come edilizia, sport, intrattenimento e istruzione . “È difficile credere che siano già passati quattro anni da quando abbiamo avviato Next Insurance. – ha detto il Ceo Guy Goldstein nel blog aziendale –  Pensiamo costantemente a come possiamo servire meglio i nostri clienti delle piccole imprese, migliorare i nostri prodotti, risolvere nuovi punti dolenti e offrire un’esperienza fenomenale. Crediamo che l’assicurazione sia un bene sociale e che ponendo l’attenzione sul cliente, facendo leva sulle tecnologie emergenti e ricordando ai consumatori che l’assicurazione è un prodotto progettato per aiutare, le compagnie assicurative possano modernizzare un settore vecchio di secoli.

Anche se questo è stato un anno difficile per il mondo, per noi questo finanziamento è anche il momento per ringraziare le persone che ci hanno aiutato ad arrivare qui. I nostri clienti sono in cima alla lista. Molte piccole imprese stanno oggi lottando in mezzo a una pandemia globale e a una crisi economica. Dobbiamo continuare a fare tutto il possibile per aiutarli in questo momento difficile, in modo che la nostra economia possa rialzarsi e diventare ancora più forte di prima”. I nuovi fondi saranno utilizzati per sviluppare nuovi prodotti e lavorare sulla customer experience: “Se continuiamo a concentrarci sui clienti, questo [il round di investimenti appena concluso] non sarà l’ultimo traguardo che la compagnia festeggerà”.

Da alcune settimane Next Insurance ha anche annunciato la partnership con Intuit, storica società statunitense quotata al Nasdaq che vende software per ogni genere di esigenza a circa 50 milioni di attività commerciali.

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